Il passaggio del Testimone - Ovvero il riciclaggio della memoria (karmica) fra una incarnazione ed un'altra... (la ruota del samsara continua a girare)


Opera simbolica  di Elsie  Russel


Ognuno di noi ha creato un mucchio di karma nelle proprie vite precedenti. Di norma, tutto questo karma è accumulato tramite il nostro corpo grossolano (fisico). Tuttavia, il corpo grossolano essendo inerte non può funzionare da sé. Perciò, le Scritture propongono una serie di forze all'interno del corpo, ma differenti da esso, che sono responsabili per le attività del corpo grossolano. 

Ci sono tre serie di tali forze all'interno del corpo:  

1). Energie corrispondenti alle funzioni motorie del corpo: Lingua (parola), mani, piedi, genitali ed ano, note come le cinque Karma-indriyas. 

2). La Mente: Che comprende i cinque organi di conoscenza (Jnana-indriyas), e cioè: vista, udito, gusto, tatto e olfatto. 

3). I cinque aspetti della Respirazione (respiro vitale), vale a dire, Prana, Apana, Samana, Udana e Vyana.Questi tre gruppi insieme sono conosciuti come il corpo sottile (Sukshma Sharira). 

Così il corpo sottile è responsabile per le attività del corpo grossolano. Ed allorché questo corpo sottile arriva a causare l’azione, vi è una continua reazione in se stesso - proprio come un motore, che provocando il ruotare di una ventola, genera quindi il caldo come reazione. Queste reazioni avvengono per ogni singola azione, piccola o grande, utile o banale, buona, cattiva o neutra, e queste reazioni vanno avanti accumulandosi ad ogni momento. La stessa cosa è per il karma quando una persona è attiva. Alla fine, poi, quando il momento della morte si avvicina, la persona si distende giù e tutte le sue attività cessano. Il primo sintomo di cessazione di attività è quello dei karma-indriya, come per esempio la parola. Vediamo così che per una persona che è in punto di morte, la prima facoltà ad andarsene è la parola. 

A questo punto, le reazioni accumulate a causa del nostro karma prendono una certa forma e vengono congelate in quelle date forme. Tali forme sono chiamati vrittis; per cui, ad esempio, la forma finale assunta dalla facoltà della parola è conosciuta come vak-vritti (facoltà-voce). Non appena la vak-vritti viene congelata, la persona non può più parlare. Essa non sarà perciò in grado di dire quello che le succede. Questa vak-vritti poi si fonde con la mente. Per questo, le persone che stanno intorno al moribondo dicono: 'Il suo parlare si è fermato, tuttavia, egli capisce ancora le cose. 

Ci può ancora riconoscere'. Questo implica che la sua mente sta ancora funzionando, e che si esprime attraverso il jnana-indriya. Dopo un certo tempo, la mente, che tuttora contiene lavak-vritti, prende anch’essa la forma finale, insieme ai suoi Jnana-indriyas. Anche questa forma dipende dalle reazioni precedentemente accumulate. Dopodiché, la mente (insieme alla vak-vritti), viene congelata in questa forma. 

Questa finale forma congelata della mente è chiamato manovritti. Dopo ancora qualche tempo, questa manovritti si immerge nel prana. Allora, la gente intorno al moribondo dice che egli ha smesso anche di riconoscerli, purtuttavia respira ancora. Quindi, essi portano dell'acqua sacra del fiume Gange e ne versano un pò in bocca al morente. Egli è ancora in grado di deglutire, perché la deglutizione è un atto del prana (respiro vitale), che è ancora funzionale. Più tardi, a tempo debito, anche il prana, che contiene già la vak-vritti e la manovritti, prende una sua forma definitiva e viene congelato in essa. 

Questo è chiamato prana-vritti. Questo prana-vritti alla fine penetra nel jiva-atman (anima individuale), e quindi poi le persone intorno al moribondo dicono: 'Egli è ancora vivo, c'è ancora il calore del suo corpo'. Dopodiché, il jiva-atman, che ha al suo interno il prana-vritti, il manovritti ed il vak-vritti, si ricopre con questo calore e fuoriesce dal corpo attraverso una delle nove aperture. Dopodiché, il corpo muore e diventa freddo. 

Queste tre ‘modificazioni’, o vritti, formano il progetto per il nostro prossimo e futuro corpo. Per esempio, a seconda del tipo di vritti, ci potrebbe essere un vario spettro di stati nella prossima rinascita: Vak-vritti decide se saremo del tutto muti, o balbettanti  se avremo una voce normale, oppure se saremo un oratore o una persona silenziosa. 

A seconda dellamanovritti, si potrà essere schizofrenici, oppure ottusi, o normalmente intelligenti, o capaci di alta concentrazione, ed anche felici o infelici. Allo stesso modo, a seconda della propriaprana-vritti, si potrà essere donna, o un uomo, o un eunuco, o anche malato, sano, grasso, magro, e così via. Per quanto riguarda il jiva-atman che si porta dietro questi vrittis, se durante la sua vita  l'individuo defunto aveva eseguito alcune particolari azioni piene di meriti (punya) o demeriti (papas), allora il jiva-atman proseguirà verso il paradiso o l'inferno. 

E, dopo aver trascorso ivi il suo speciale karma-phala (frutto, o ricompensa), egli ritornerà sulla terra. Tuttavia, se il jiva-atman non ha eseguito alcun karma eccezionale, allora ritornerà dritto su questa terra e per il momento non andrà né in un interposto paradiso e/o inferno. In alcuni casi, la sua energia, venendo sulla terra, penetrerà nella pioggia e attraverso di essa nei chicchi di grano, e quindi nel cibo. Qui si vede il ruolo di Dio. 

Le circostanze devono essere ben impostate per il jiva, 
affinché esso possa essere in grado di entrare dentro l’appropriato seme del padre. Le condizioni tuttavia possono non ancora essere adatte affinché un genitore possa averlo subito. Nel frattempo, può così accadere quindi che un animale consumi il particolare cibo di grano contenente il jiva. Ma dopo la digestione, il jiva sarà di nuovo libero di uscire dal corpo dell'animale attraverso lo scarico dei rifiuti e quindi reinserirsi nel cibo attraverso la pioggia ed i chicchi di grano. Questa manovra andrà avanti finché il padre casuale non sia pronto a ricevere il jiva. Quando quel cibo di grano viene consumato dal padre e quindi digerito, il jiva non sarà buttato fuori di nuovo. Piuttosto, sarà entrato nel seme del padre e da lì entrerà nel grembo della madre, per rinascere presto di nuovo. 


di  Nitin Kumar


   Dipartita dell'anima

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Questo articolo è basato quasi interamente sugli insegnamenti di Swami Param Pujya Paramanand Bharati Ji. Tuttavia, gli eventuali errori sono tutti da addebitare all'autore.
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Bibliografia e ulteriori informazioni: Bharati, Swami Paramananda. Foundations of Dharma (Fondamenti del Dharma): Bangalore, 2008.
Shankaracharya, Shri. Commentary on the Brahma Sutras. (Commento al Brahma Sutra).

Traduzione italiana di Aliberth

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