Gli enotri, il re Italo e l'origine dei "sissizi" (pranzi collettivi conviviali)



LA CULLA DELLA  CULTURA PACIFISTA NEL MEDITERRANEO TRAE LE SUE ORGINI DAI SISSIZI DI RE ITALO DA CUI PARTE LA SCELTA DI UNA DIETA PARCA E
VEGETARIANA EREDITATA POI DA PITAGORA DAL QUALE TRAGGONO ISPIRAZIONE GLI ESSENI CHE A LORO VOLTA PROBABILMENTE  ISPIRARONO  IL PENSIERO DI GESU’


I Sissizi  erano i pasti in comune, in genere di comunità di 15
membri, che si riunivano giornalmente per consumare il pasto. Le spese
erano ripartite in parti uguali tra i partecipanti, che
corrispondevano mensilmente la propria quota in natura e, in parte, in
danaro. Chi non era in grado di contribuire veniva retrocesso nella
categoria degli (inferiori), perdendo anche i diritti politici. La
quota che bisogna fornire era circa:  3 kg di formaggio, 1,5 kg di
fichi, 35 litri di vino.

A dire di Aristotele l’ideatore dei Sissizi fu Re Italo, nel
territorio dell'attuale Calabria, e che poi tali Sissizi si diffusero
in tutta l'area del Mediterraneo, compresa Sparta, Creta ed Egitto,
dove con la partecipazione si acquisiva il pieno diritto di
cittadinanza. Ai Sissizi era obbligatorio partecipassero anche i re.

Il cibo e le bevande erano uguali per tutti i partecipanti, ma ai
cittadini più ragguardevoli (ai re, agli efori, ai membri della
gerusia, ma anche a chiunque avesse reso particolari servigi alla
comunità) erano riservati posti d'onore, precedenze e porzioni
particolari. Il menu era sobrio ed era basato su:  pane d'orzo, brodo
nero, formaggio, fichi e a raramente cacciagione.

I sissizi caddero in disuso alla fine del 4° secolo a.C., ma furono
ripristinati, intorno al 240 a.C., dal re Agide IV, che trasformò le
ristrette comunità conviviali della tradizione in gruppi che
contenevano tra 200 e 400 membri.

In sostanza, si può far risalire al re Italo (vissuto, secondo il
mito, 3500 anni fa e fondatore dell’Italia nella terra compresa tra i
golfi di Squillace e Lamezia) la nascita della democrazia nel
Mediterraneo, cioè il primo Stato e la prima Nazione denominata
“Italia” , con l’istituzione dei “Sissizi”: pasti comuni vere e
proprie assemblee sociali e politiche.

Dice Salvatore Mongiardo, scrittore calabrese: “Il re Italo aveva
convertito il popolo degli Enotri da allevatori di animali in
agricoltori e aveva dato a quel popolo il nome di Itali (Politica VII,
10). Aristotele con quella frase certifica la nascita, assieme
all’Italia, della dieta mediterranea, perché quella terra produceva
frutta, verdure, cerali, castagne e ulive dalla primavera fino
all’inverno inoltrato. Pitagora, in ringraziamento per la scoperta del
suo famoso teorema, offrì agli dei un Bue di Pane. Nelle fiere della
costa ionica si vendono ancora oggi i mostaccioli di Soriano Calabro,
fatti a forma di animali con farina e miele: bue, capra, cavallo,
pesce. I mostacciolari di Soriano sono gli inconsci continuatori di
una tradizione che risale a Pitagora, il quale usava quelle forme
sostitutive per non uccidere l’animale, che considerava un fratello
minore al quale l’uomo doveva aiuto e protezione. Il Sissizio fu la
culla dell’eucaristia, come ho dimostrato nel mio ultimo libro “Cristo
ritorna da Crotone”. Il convivio comunitario diventò Sissizio
Pitagorico a Crotone; trasmesso poi agli Esseni, fu l’Ultima Cena di
Gesù, come ormai alcuni teologi ammettono e scrivono”.

Pitagora, che prima a Crotone e poi a Taranto fondò le sue scuole (che
anche Platone venne a visitare), assorbì gli usi ed i costumi di
questo popolo pacifico e fondamentalmente vegetariano facendo di tale
stili di vita il cardine della sua filosofia che influenzò molti
filosofi e la stessa cultura mediterranea.

Gli Enotri erano un'antica popolazione stanziata attorno al 15° secolo
a.C., in un territorio di grandi dimensioni, che da questi prese il
nome di Enotria (da Enotro figlio di Licaone), comprendente le attuali
Campania meridionale, parte della Basilicata e la Calabria.

            Gli Enotri, capeggiati dal re Italo, giunsero nell’area
catanzarese intorno al 15° sec. a.C. a causa della sconfitta subita da
parte dei Lucani, in Puglia, Basilicata e Calabria settentrionale che
spinsero questo popolo a scendere fino ad occupare parte della
Calabria centro-meridionale fino all'attuale zona della piana di Gioia
Tauro.

L'integrazione con le popolazioni locali fu pacifica e consentì un
ulteriore aumento della popolazione soprattutto sulla costa.

            L'organizzazione politica degli Enotri fu prevalentemente
di tipo federativo. Più villaggi, correlati tra loro da vitali
interessi, costituirono e fondarono le “città”, nelle quali
risiedevano le più alte istituzioni politiche e religiose.

Gli Enotri seppero sfruttare le possibilità offerte da un ambiente
naturale quanto mai fertile e fecondo e presto furono maestri
nell'agricoltura e nell'artigianato, grazie anche alla ricchezza delle
cave di argilla, degli scambi commerciali, delle prime leggi
improntate ad una cultura sempre più tipicamente urbana.

Dionigi di Alicarnasso dice che gli Enotri erano i più antichi
colonizzatori provenienti dalla Grecia, dai quali si sarebbero poi
distinte le popolazione degli Itali, Morgeti e Siculi.

Ecateo da Mileto li descrive come un popolo di montanari, dedito alla
pastorizia, che rese abitata ogni contrada della fertile terra di
Ausonia. In antichità un popolo di pastori godeva di grande stima e
rispetto, perché portatore di straordinaria potenza e saggezza.

Polibio parla degli Enotri come di un popolo in possesso di “ogni
virtù, per onestà di costumi, benignità della natura, ospitalità verso
tutti, e diverso dagli altri greci per colpe e crudeltà; notevole per
religioso rispetto verso gli dei”.

Virgilio declama l'Enotria “terra antica, potente in armi e feconda,
che gli Enotri coltivarono, e i posteri la chiamarono Italia, dal nome
del loro signore”.

Omero descrive gli Enotri come un popolo in uno stadio di civiltà
avanzato, che il re Italo aveva convertito all'agricoltura favorendo i
traffici tra Asia, Africa ed Europa, immergendoli in un fermento di
idee e ricchezze.

E il popolo dei Feaci descrisse gli Enotri come un popolo quanto mai
felice, perché vicino al regno degli dei,  le cime dei monti dove
risiedevano le divinità celesti.

Secondo Antioco di Siracusa, il successore di Italo, fu Re Morgete che
governò l'odierna Calabria sino a quando questa non fu invasa dai
Bruzi, un popolo dalle ignote origini che si stabili nella parte
centro-settentrionale della regione, ed elesse come capitale Cosenza.

Franco Libero Manco


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