La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì...

Frasi e aforismi sulla consapevolezza

"I metodi generano innumerevoli frustrazioni e non danno alcuna soddisfazione reale. La Realtà è senza metodo. L'illusione ha molti metodi, molti problemi, e molti concetti. Per sconfiggere l'illusione, o i concetti, bisogna chiedersi da dove provengono tutti questi pensieri. Pensare riguarda sempre gli oggetti. Per conoscere la Realtà priva di oggetto, non c'è bisogno di pensare.
Il risveglio non è altro che una profonda e totale comprensione. La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì. Nulla è necessario al di là di questa comprensione totale.
Finché il corpo del risvegliato è lì, egli si comporta normalmente. Chiama sua madre "madre" e sua moglie "moglie". Eppure lo sa. Se qualcuno gli chiede: "Come ti chiami? "risponde, ma sa che "io non sono questo". Tale comprensione senza ambiguità è necessaria. La comprensione perfetta è chiamata 'Quello'. Siate in 'Quello'. Siate come la foglia di loto che cresce nell'acqua e vive nell'acqua, ma non è raggiunta dall'acqua. Rimanete così. Non c'è altro modo.
Quello che vedete e percepite è dentro di voi e non all'esterno. Voi non siete il corpo. Se la mente afferra un pensiero e vi si attacca, allora tutto sarà visto come 'altro' che essa [la Realtà].
La paura è sempre presente nella natura umana. Tutti hanno paura, perché ognuno crede di essere il corpo. La mente crea questo tipo di paura che è solo un vostro concetto. La paura sorge nella mente a causa dell'instabilità del mondo. Ogni minuto vede dei cambiamenti. Se andate oltre l'ossessione e la conoscenza, la paura non esisterà più. Per esempio, uno schermo non ha paura del film proiettato perché uno schermo è stabile. Così, ciò che è instabile avverte sempre paura. La vostra mente cambia costantemente e non può stabilizzarsi. Non può essere felice se non conoscendo la sua sorgente o il suo inizio. La Realtà ultima non ha né fine né inizio; è illimitata. È così sottile che tutti i concetti e i pensieri scompaiono. La dualità contiene la paura; l'unità è priva di paura.
Rimuovi la spina dell'ego. Rimuovi il nome e la forma e non c'è niente. Vedi con la tua comprensione che tutto è illusione. Vivilo! Non volete vedere perché la mente non vi permette di vedere. La mente è l'unico ostacolo che vi allontana da 'voi stessi'. La mente dice: " è vero ". Dite alla mente: " non è vero ". Capite la mente ed allora sparirà.
Chi cerca può chiedere I metodi generano innumerevoli frustrazioni e non danno alcuna soddisfazione reale. La Realtà è senza metodo. L'illusione ha molti metodi, molti problemi, e molti concetti. Per sconfiggere l'illusione, o i concetti, bisogna chiedersi da dove provengono tutti questi pensieri. Pensare riguarda sempre gli oggetti. Per conoscere la Realtà priva di pensiero, non c'è bisogno di pensare.
Il risveglio non è altro che una profonda e totale comprensione. La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì. Nulla è necessario al di là di questa comprensione totale.
Finché il corpo del risvegliato è lì, egli si comporta normalmente. Chiama sua madre "madre" e sua moglie "moglie". Eppure lo sa. Se qualcuno gli chiede: "Come ti chiami? "risponde, ma sa che "io non sono questo". Tale comprensione senza ambiguità è necessaria. La comprensione perfetta è chiamata 'Quello'. Siate in 'Quello'. Siate come la foglia di loto che cresce nell'acqua e vive nell'acqua, ma non è raggiunta dall'acqua. Rimanete così. Non c'è altro modo.
Quello che vedete e percepite è dentro di voi e non all'esterno. Voi non siete il corpo. Se la mente afferra un pensiero e vi si attacca, allora tutto sarà visto come 'altro' che essa [la Realtà].
La paura è sempre presente nella natura umana. Tutti hanno paura, perché ognuno crede di essere il corpo. La mente crea questo tipo di paura che è solo un vostro concetto. La paura sorge nella mente a causa dell'instabilità del mondo. Ogni minuto vede dei cambiamenti. Se andate oltre l'ossessione e la conoscenza, la paura non esisterà più. Per esempio, uno schermo non ha paura del film proiettato perché uno schermo è stabile. Così, ciò che è instabile avverte sempre paura. La vostra mente cambia costantemente e non può stabilizzarsi. Non può essere felice se non conoscendo la sua sorgente o il suo inizio. La Realtà ultima non ha né fine né inizio; è illimitata. È così sottile che tutti i concetti e i pensieri scompaiono. La dualità contiene la paura; l'unità è priva di paura.
Rimuovi la spina dell'ego. Rimuovi il nome e la forma e non c'è niente. Vedi con la tua comprensione che tutto è illusione. Vivilo! Non volete vedere perché la mente non vi permette di vedere. La mente è l'unico ostacolo che vi allontana da 'voi stessi'. La mente dice " è vero ". Dite alla mente " non è vero ". Capite la mente ed allora sparirà.
Chi cerca può chiedere " Cosa devo fare? " Non fate nulla! Le parole non fanno che raggiungere lo spazio. Il signore Krishna dice nella Bhagavad Gita: "Da dove provengono le parole, Questo è il mio Sé ".Non fate nulla! Le parole non fanno che raggiungere lo spazio. Il signore Krishna dice nella Bhagavad Gita: "Da dove provengono le parole, Questo è il mio Sé".

Nisargadatta Maharaj 
 
Sri Nisargadatta Maharaj – Il Conscio Unico

Anche il corpo fisico è una espressione del Sé

Come influiscono le emozioni sul nostro corpo?
Quando hai una coscienza centrale, una consapevolezza centrale dentro di te, essa inizia a raggiungere ogni poro, ogni angolo e anfratto; penetra in ogni cellula. E hai molte, molte cellule: settanta milioni di cellule nel tuo corpo. Sei una grande città, una grande nazione. Settanta milioni di cellule e adesso sono tutte incoscienti: la tua coscienza non le ha mai raggiunte.
Cresci nella coscienza e ogni cellula sarà penetrata. E nel momento in cui la tua coscienza tocca le cellule, è tutto diverso, cambia la qualità. 
Un uomo sta dormendo; il Sole sorge e l’uomo si sveglia. È lo stesso uomo che stava dormendo? Il suo sonno e il suo risveglio sono uguali? 
C’era un germoglio chiuso, morto, poi sorge il Sole e il germoglio si apre e diventa un fiore. Questo fiore è lo stesso? 
Qualcosa di nuovo è penetrato. È apparsa una vitalità, una capacità di crescere e fiorire. 
Un uccello stava dormendo, come se fosse morto, come se fosse solo materia morta, ma il Sole sorge e l’uccello vola. È lo stesso uccello? 
È un fenomeno diverso. Qualcosa l’ha toccato e l’uccello è diventato vivo. Era tutto silenzioso e ora ogni cosa canta: il mattino è una canzone.
Lo stesso fenomeno si verifica all’interno delle cellule del corpo di un Buddha. È noto come buddha-kaya, il corpo di un illuminato, il corpo del Buddha. È un corpo diverso. Non è lo stesso corpo che hai tu, non è nemmeno lo stesso corpo di Gautama prima di diventare il Buddha.
Buddha è in punto di morte e qualcuno gli chiede: “Stai morendo? Allora dove sarai?”. 
Buddha dice: “Il corpo che è nato morirà. Ma c’è un altro corpo, il buddha-kaya, il corpo del Buddha, che non è mai nato né può morire. Ho lasciato quel corpo che mi è stato dato, quello che mi è arrivato dai miei genitori. L’ho lasciato come un serpente lascia la vecchia pelle ogni anno. Ora c’è il buddha-kaya, il corpo del Buddha”.
Cosa significa? Il tuo corpo può diventare un corpo del Buddha. Quando la tua coscienza raggiunge ogni cellula, la qualità del tuo essere cambia, si trasmuta, perché a quel punto ogni cellula è viva, cosciente, illuminata. E allora non c’è schiavitù, sei diventato il maestro. Solo diventando un centro consapevole, diventi un maestro.
Accendi la luce interiore! Diventa un corpo del Buddha! Lascia che ogni tua cellula diventi conscia e non permettere a nessuna parte del tuo essere di rimanere nell’incoscienza. 1
La dottrina buddhista parla dei tre corpi del Buddha. Vanno compresi.
Il primo corpo è chiamato il corpo della verità, il corpo universale, il corpo divino. Puoi chiamarlo dio.
Il secondo corpo è chiamato il corpo della beatitudine, il ponte tra il primo e il terzo. Puoi chiamarlo l’anima. E il terzo corpo è il corpo fisico.
Tu conosci solo il tuo corpo fisico e non hai conosciuto il tuo secondo corpo, il corpo della beatitudine. E se non conosci il secondo corpo, non sarai in grado di conoscere l’ultimo, il più profondo: il tuo corpo universale, il tuo corpo cosmico, il tuo corpo del Buddha.
Questa è la trinità buddhista: il padre, il figlio e lo spirito santo. Oppure, è la trimurti buddhista, i tre volti di dio. 
Buddha dice che tutti hanno questi tre corpi. Il primo, il corpo fisico, è molto congelato. Il secondo è in uno stato di liquidità. E il terzo è vaporoso. Prima il ghiaccio deve sciogliersi in acqua e poi l’acqua deve evaporare. 
Hai notato? Il ghiaccio ha una definizione, dei confini; l’acqua non ha definizione né confini. Versa l’acqua in qualsiasi brocca, in qualsiasi pentola, e prenderà la forma del contenitore. Non è resistente, non è aggressiva, non lotta. È liquida e si adatta.
Un uomo di compassione e amore è come l’acqua, si adatta. Non oppone resistenza, non impone la sua forma a nessuno. Si adatta, è accomodante, ha spazio.
E poi l’ultimo: quando l’acqua è evaporata, è scomparsa ed è diventata invisibile. Ora non puoi nemmeno versarla in una brocca. È diventata parte del cielo, si è unita all’eterno, all’infinito.
Questi sono i tre stati dell’acqua e sono anche i tre stati della coscienza. 
Sei diventato troppo grossolano, perché ti sei identificato troppo con il corpo fisico. È come se avessi confuso le pareti con la casa. I muri della casa non sono la casa, devi entrare. Devi trovare il nucleo più intimo del tuo essere e quel nucleo, più interno, è invisibile. Quel nucleo più interno è quasi come il vuoto.
Il primo corpo è essenza, il secondo corpo è forma, il terzo corpo è azione. Le persone che vivono solo nel corpo fisico vivono solo di azioni: cosa fare, cosa non fare. Tutta la loro vita è un continuo sbandare, oscillare, tra questo e quello. La loro vita consiste nel fare, non conoscono nient’altro.
Il secondo corpo è forma: inizi a intravedere degli scorci di non azione. È ciò che accade in meditazione: quando stai seduto in silenzio senza fare nulla, sorge una grande gioia. Dal nulla, senza una causa. Non sai da dove provenga, ma nasce una grande gioia, come dal nulla. Miracolosamente, magicamente. Questo è il secondo corpo, la forma: la gioia prende forma.
E poi c’è l’ultimo. Se continui a seguire e a procedere verso l’interiorità, un giorno raggiungi l’essenza. Buddha la chiama il corpo della verità. Là non c’è azione né non-azione. 
Tutto è scomparso, ogni dualità è scomparsa, hai raggiunto l’essenza dell’esistenza. Quell’essenza è liberatoria. Quell’essenza è il nirvana. E non devi andare da nessuna parte per trovarlo, lo hai sempre portato con te.
E se continui a cercare lontano ciò che è vicino, ti sfuggirà. Non è colpa di nessuno. Prima di andare a cercarlo ai quattro angoli del mondo, entra in te stesso. Se non lo trovi lì, puoi andare dove vuoi... 
Ma le persone non entrano dentro, iniziano all’esterno. E l’esterno è vasto: puoi andare avanti in eterno, puoi cercare in tutta la Terra. 
E le persone stanno cercando. Le persone vengono da me e dicono: “Cerchiamo da tutta la vita. Siamo stati qui e là, siamo stati in Giappone, a Ceylon, in Birmania e in Tailandia, abbiamo viaggiato in tutto l’Oriente! E non l’abbiamo ancora trovato”.
L’Oriente è dentro di te! Non è in Tailandia, non è in India. E non lo troverai da nessuna parte. Al massimo, se ti imbatti accidentalmente in un uomo illuminato, ti ributterà verso te stesso. Non ti darà l’Oriente, nessuno può dartelo. È già presente, non è necessario darlo.
E dal momento che nel mondo moderno la comunicazione è diventata facile, viaggiare è diventato facile, le persone stanno diventando sempre più frenetiche. Saltano da una città all’altra, da un aeroporto all’altro. Stanno trascinando se stesse sull’orlo della follia. E per arrivare a casa non è necessario prendere un aereo, un treno, la macchina. Hai solo bisogno di entrare in te stesso. E senza biglietto: non è necessario alcun biglietto. Nessuno può impedirtelo: è il tuo territorio.
Osserva il corpo fisico e sorgerà il secondo corpo. C’è già, ma inizierai a sentirlo. Inizierai a riconoscerlo, inizierà a penetrarti. 
Questo è il primo passo della meditazione: osserva il corpo fisico. Poi il secondo passo, e l’ultimo è: osserva il corpo della beatitudine. Guarda la tua estasi. E poi ti accorgerai improvvisamente che l’osservatore non può essere osservato: “L’estasi è presente, ma io sono lontano da essa. La beatitudine è presente, ma io sono colui che la conosce.
E quindi inizi a entrare nell’ultimo corpo, il corpo della verità. Allora diventi un puro testimone, sakshin. E questa è liberazione.
Inizia a meditare. Prima sul corpo, poi sui tuoi sentimenti interiori di beatitudine e gioia. E vai verso l’interno. Fiorirai. E se non fiorirai non avrai vissuto, o avrai vissuto invano. Sei qui per sbocciare. E se non darai molti frutti e molti fiori, il significato della vita ti sfuggirà.
Le persone vengono da me e mi chiedono: “Qual è il significato della vita?”, come se il significato fosse in vendita da qualche parte al mercato. Come se il significato fosse un bene di consumo. Il significato deve essere CREATO! Non esiste un significato nella vita. Il significato non è una cosa data, deve essere creato; deve diventare il tuo lavoro interiore. E allora c’è un significato, un GRANDE significato.
Ama e medita e raggiungerai il significato. E raggiungerai la vita, una vita abbondante. 
Questi sono i tre aspetti del tuo essere: il corpo fisico, il corpo della beatitudine e il corpo del Buddha. E non sono contro nessuno dei tre, non sto dicendo di scegliere il corpo del Buddha contro il corpo fisico. Se scegli il corpo del Buddha contro il corpo fisico, alla tua buddhità mancherà qualcosa, sfuggirà qualcosa. Non sarà perfetta, non sarà la fioritura totale.
Quando non rifiuti nulla, quando la tua accettazione è totale, fiorisci. Fiorisci nel loto dai mille petali, sahasrar...
 
Osho
Osho Rajneesh - Wikipedia
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La ricerca dell'Unità nella diversità nel pensiero vedico upanishadico dell'India


La terra Promessa!

La tradizione indù dei Veda e delle Upanishad è antichissima, si tratta di una filosofia che si è sviluppata a partire da migliaia di anni fa. Nel corso dei secoli la sua visione dell'esistenza ha attraversato delle mutazioni.

In origine l'universo era descritto come retto e governato da una enorme molteplicità di dèi, uno diverso dall'altro, ognuno caratterizzato dalle proprie specifiche funzioni. Di ciò rimane traccia nel pantheon delle divinità raffigurate in numerosi templi.


Tuttavia il pensiero della tradizione cominciò a rifiutare che tale politeismo fosse reale, ed a formare l'idea di un dio unico che sovrintendeva a tutto l'universo, dio del quale le immagini dell'antico pantheon erano da considerarsi solo come manifestazioni parziali.


Successivamente però subentrò un'altro cambiamento: il dio pensato come essere personale si trasformò in un essere stratto impersonale, un principio presente in ogni essere ed ente dell'universo.


Uno dei motivi principali di questo cambiamento fu il fatto che "persona" è un concetto dualistico, che separerebbe dio da ciò che non è dio, rendendolo un dio minore, mentre l'impersonale permea tutto, anzi, è tutto.


Tat Tvam Asi, tu sei quello, poichè ogni cosa è manifestazione del dio impersonale, dal quale non è in alcun modo separata ("Io sono nel cuore dell'atomo", recita la Bhagavad Gita).


Si vede dunque l'azione di un lungo percorso di pensiero che va dalla descrizione di una molteplicità a quella di una totale unitarietà.


E' interessante osservare che esiste almeno un percorso nella cultura occidentale che ha seguito la stessa logica nel corso del tempo.


La fisica ha mosso i suoi primi passi studiando separatamente l'azione di molte forze diverse. Col tempo queste forze sono state riunite in quattro gruppi fondamentali, ciascuno dei quali ha una unica origine (gravità, elettromagnetismo, nucleari forti e deboli).


Ma alla fine del secolo XX è iniziata una grande opera di studio per la unificazione delle quattro forze fondamentali, ed anche se questa opera non è conclusa rimane solo da risolvere il problema di unificare alle altre la gravità, che espressa relativisticamente non è quantizzata.
Dunque il processo di unificazione non è del tutto completo, ma è a buon punto.

Le forze, agendo, compiono lavoro, cioè trasferiscono energia.

Fino a poco più di un secolo fa materia ed energia erano considerati due enti distinti, ma con la relatività speciale questa distinzione è caduta tramite la formula di equivalenza E = mc^2.


Dunque vediamo che anche lo studio dei fenomeni materiali osservabili, apparentemente così lontano dalla metafisica, ha compiuto un percorso simile a quello della filosofia indù: dalla variegata molteplicità alla unitarietà della fonte di tutto ciò che esiste.


La tendenza del pensiero umano a cercare e scorgere l'unità dietro e alla base della molteplicità è evidentemente molto forte, e risponde ad un nostro profondo impulso, capace di impegnare a fondo gli intelletti.


Quanto più si riesce a scorgere l'unità dal reale dietro la apparente molteplicità delle sue manifestazioni fenomeniche, tanto più si è felici. 


Vincenzo Zamboni 

Altra Calcata… altro mondo: Geopolitica. Non tutti i "Trump ...

Sessualità ecologica, amore e spiritualità...



Osservando ciò che avviene in natura e fra gli animali e osservando le pulsioni naturali dell’uomo non possiamo far a meno di trovare similitudini comportamentali, soprattutto nella sfera sessuale.
La sessualità nell’uomo è un potente motore che ci spinge verso una specifica direzione… Ma la sessualità è anche cultura, è anche fonte di ricerca spirituale. Infatti la sessualità è un mezzo attraverso cui compiere il percorso di risalita verso la coscienza unitaria. Anche nel misticismo devozionale l’estasi è la risultanza di una forte concentrazione “sessuale”. Cercando di trovare una sintesi fra ciò che è spontaneo e naturale e ciò che fa parte delle aspettative o consuetudini sociali è necessario andare alla scoperta di una “sessualità ecologica o laica” nella quale riconoscerci.
Per ottenere un risultato soddisfacente nella nostra ricerca dobbiamo innanzi tutto compiere una operazione di distacco e discernimento. Osservando le pulsioni primordiali senza cadere nella trappola identificativa con esse. Malgrado appaia che l’uomo abbia ogni cosa nelle sue mani in effetti non è così. Il fatto è che se non sentissimo che stiamo compiendo qualcosa di nostro non avremmo soddisfazione nell’agire. Così pensiamo di essere noi a decidere.
Ma la forza che ci spinge all’azione, chiamatela natura, mente, Dio, energia vitale o qualsiasi nome, ci fa muovere a nostra insaputa. Possiamo indicare l’azione compiuta come “nostra” solo dopo che essa è avvenuta. Ma se così non fosse, ovvero se non sentissimo di essere noi gli artefici, non vorremmo portare nulla a compimento.

Ed allora come essere liberi dal senso dell’io e del mio?

E qui riportiamo l’attenzione al desiderio più impellente quello che spinge l’uomo e la donna a congiungersi carnalmente per soddisfare un bisogno fisiologico e mentale, con lo scopo di perdere almeno per un momento la coscienza di sé, in quanto agente, e fondersi nell’altro. L’osservazione di questo processo è l’unica strada che ci resta aperta per individuare il confine tra libera scelta ed istinto. Per questo è importante che l’atto sessuale si svolga come dono d’amore e non come arida auto-gratificazione.
Possiamo così toccare la meraviglia dell’incontro sessuale in chiave naturalistica e spirituale e giungere alla riscoperta consapevole della sacralità della natura!
Correttamente parlando questa “coscienza” non è il risultato di una religione ma un moto spontaneo interiore dell’uomo per integrarsi nella natura e con se stessi.
Paolo D’Arpini
retebioregionale | Il Cannocchiale blog

Gli Esseni al tempo di Gesù...


Gli Esseni e le Donne – Conoscenze al Confine

Al tempo di Gesù la Palestina pullulava di movimenti e sette religiose. Tra queste gli Esseni,  un movimento spirituale di derivazione ebraica tra i più conformi ai dettami della legge dei grandi profeti. La loro presenza storica va dal 2° sec. a.C. al 1° secolo d.C. La loro scomparsa resta un mistero, probabilmente perché transitarono nel cristianesimo e divennero cristiani col nome di Ebioniti e Nazorei. 

S. Epifanio dice che gli Esseni erano vegetariani ed Egisippo dice che Pietro essendo Nazireo era di conseguenza vegetariano come Giovanni, Giacomo e Stefano. Filone scrive: “Sono votati interamente al servizio di Dio e non sacrificano animali”.  Simone, prima di essere discepolo di Gesù, era discepolo di un certo Dositeo che era Esseno. Pare che Giovanni Battista abbia avuto contatti con gli Esseni e che lo stesso Giovanni evangelista prima di essere discepolo di Gesù sia stato discepolo di Giovanni Battista. Plinio il Vecchio chiama questo popolo silenzioso e mirabile.

Si presume che gli Esseni fossero circa 4000. La loro filosofia è riportata oltre che da molti cronisti del tempo anche nei famosi manoscritti, in paleoebraico ed aramaico, composti da 800 rotoli e 15.000 frammenti, prodotti tra il 170 a.C. ed il 60 d.C. trovati nel 1947 in 30 grotte a Qumran nei pressi del Mar Morto, quartiere esseno sul Sion dove Gesù celebrò l’Ultima Cena.

Gli Esseni vivevano, pensavano, pregavano ed operavano allo stesso modo di Gesù per questo è plausibile pensare che Gesù abbia seguito o abbia risentito di questo movimento. Alcuni Padri della Chiesa Latina e Greca affermavano che Gesù, come tutti gli uomini spirituali del tempo, si astenevano dal mangiare carne.

C’è una profonda analogia tra il pensiero di Gesù con quello degli Esseni, e se questi erano vegetariani è ragionevole supporre che anche Gesù lo fosse, anche perché diversamente gli Esseni incarnerebbero un  sentimento di rispetto, carità e compassione più elevato di quello di Gesù che limita tale sentimento ai soli membri della specie umana.

Esseni e il Vangelo Esseno - Cerchio della Luna - Libro

Nel “Vangelo degli Esseni” vi sono  molte similitudini con i Vangeli canonici: “L’amore è paziente, gentile, tutto sopporta, l’amore è più forte della morte…” Le tre grandi virtù dell’uomo: la fede, la speranza e l’amore, ma l’amore è la più grande di tutte. “Se uno dice “amo il Padre Celeste ma odio mio fratello” è un bugiardo: se non ama suo fratello che vede  come potrà amare il Padre Celeste che non vede”?  Altre analogie con lo spirito dei Vangeli: la santificazione dei pensieri, la povertà, l’abbandono in Dio.

Per gli Esseni essere benevoli verso gli animali era una regola di vita. Significativo era il giuramento che l’adepto doveva pronunciare: “Giuro di adorare ed onorare Iddio, di serbare giustizia e carità alle sue creature, di non nuocere a nessuno…” Furono il primo popolo che condannò la schiavitù. Non mangiavano carne né bevevano liquidi fermentati. Suonavano vari strumenti musicali. Giuseppe Flavio dice che erano longevi, che i più di essi superava i 100 anni e che  a motivo della loro semplicità di vita godevano di ottima forza ed una notevole resistenza alle fatiche.

Professavano la carità verso gli indigenti. Erano guaritori, esorcisti per imposizione delle mani. Si chiamavano i poveri in spirito, misericordiosi. La loro casa era aperta a tutti.

Edmond Bordeaux Szekerly, professore di filosofia e Psicologia Sperimentale in Francia, sosteneva che Gesù fosse un membro della setta essena. Fondatore nel 1928 della Società Biogenica Internazionale, con l’aiuto di Monsignor Mercati ebbe accesso agli archivi segreti del Vaticano, nonché agli archivi del monastero benedettino di Montecassino, dove scoprì antichi manoscritti originali ed inalterati che traduce dall’aramaico e assembla in “Il vangelo di pace di Gesù”, “I libri esseni sconosciuti”, “I  rotoli dispersi della comunità essena”, “L’insegnamento degli eletti”.

Gli esseni venivano chiamati neopitagorici e incarnavano le regole del grande filosofo. In sostanza si può dire che pitagorismo, essenismo e cristianesimo costituiscano diverse fasi di un unico movimento.

Franco Libero Manco

Franco Libero Manco

Storie zen tra il sonno e la veglia


10 regole zen per vivere come un gatto
Un maestro Zen, Fui Hai, aveva un grande monastero. Il monastero aveva due ali, destra e sinistra, e nel mezzo c’era la sua casetta. Aveva un bellissimo gatto e tutti i monaci del monastero lo adoravano. C’erano quasi mille monaci, cinquecento da una parte e cinquecento dall’altra. E litigavano, in particolare quando il maestro non era in casa. Il problema era il gatto: chi doveva tenerlo?
L’ala destra diceva: “Appartiene a noi, siamo i più anziani”. Era vero; l’ala destra era stata instituita per prima e l’ala sinistra fu aggiunta in seguito. Ma l’ala sinistra diceva: “È vero che l’ala destra è stata costruita per prima, ma il gatto non c’era, è arrivato quando è stata costruita l’ala sinistra. Appartiene a noi”. Era una lotta costante e il gatto era sballottato da una parte all’altra. 
Il maestro si stufò di tutta questa faccenda e delle lamentele quotidiane. Un giorno radunò tutti i monaci, tranne uno che era andato in città per acquistare alcune cose per il monastero, e disse: “Oggi metterò fine a questa lite costante tra le due ali”. Prese un coltello e aggiunse: “O decidete che questo gatto appartiene a un’ala e allora la sua vita può essere risparmiata; altrimenti lo taglierò in due e darò metà del gatto a ciascuna ala. Pare che non ci sia un altro modo: deve essere diviso”.
Tutti amavano il gatto e volevano che vivesse nella loro ala, ma rimasero in silenzio.
Il maestro disse: “Se qualcuno può fare qualcosa per dimostrare la sua comprensione e la sua meditazione profonda, a qualunque ala appartenga, sarà il proprietario del gatto insieme a quell’ala. Si faccia avanti e salvi la vita del gatto; altrimenti il gatto è finito”.
Ma i monaci sapevano di non poter ingannare il maestro. Aveva una visione così chiara che non potevano far finta di essere dei grandi meditatori, quindi nessuno si fece avanti. 
Il maestro tagliò il gatto in due e ne diede metà a ciascuna ala. 
Tutti erano tristi, perché cosa puoi fare con metà gatto? E anche il maestro era triste, perché su mille monaci nessuno era riuscito a fare qualcosa per salvare il gatto.
In quel preciso momento, mentre il maestro era seduto tristemente insieme a tutti i monaci, l’unico che non si trovava nel monastero tornò dalla città e udì tutta la storia di quello che era successo. C’era sangue, il gatto era morto e ogni ala ne aveva metà.
I monaci dissero: “Non ci saremmo mai aspettati che il maestro fosse così crudele, così duro; è una persona così amorevole e compassionevole. Ma non possiamo biasimarlo; ci ha dato una possibilità”.
L’uomo si avvicinò al maestro e gli diede un bel pugno in faccia.
Il maestro rise e disse: “Se tu fossi stato qui, il povero gatto sarebbe stato salvato. Hai dimostrato la tua meditazione: senza la meditazione non avresti colpito il tuo maestro; per colpire il maestro devi sapere che non sei il corpo e che, quindi, anche il corpo del maestro non è il maestro. Non hai colpito il maestro, ma solo il corpo! Ed è quello che ho fatto anche io: ho tagliato solo il corpo, non il gatto. Il gatto è ancora vivo, rinascerà altrove. Ma sei arrivato un po’ in ritardo”.

Zen e bugia: fra arte e religione - Pagine Zen

C’è un’altra storia su Lin Chi, un maestro Zen giapponese. 
Aveva un discepolo al quale aveva dato il tradizionale koan Zen su cui meditare: “Medita sul suono di una sola mano”. 
Questo è assurdo. Una mano sola non può applaudire e non può emettere alcun suono. Senza battere le due mani non c’è possibilità di produrre alcun suono. 
“Meditaci su e quando avrai trovato il suono di una sola mano, vieni a riferire”.
Il giovane monaco uscì in giardino, si sedette sotto un albero e provò in molti modi a pensare a cosa potesse essere il suono di una sola mano. All’improvviso, udì un cuculo tra i bambù e disse: “Deve essere questo!”. 
Si precipitò dal maestro e disse: “L’ho trovato. È il cuculo tra i bambù”.
Il maestro lo colpì duramente sul viso e disse: “Non essere sciocco; la prossima volta sii un po’ più intelligente. Vai e medita ancora!”.
Tornava ogni giorno e, a poco a poco, diventò una tale situazione… A volte arrivava con il vento che soffia attraverso i pini e crea un certo suono... A volte era l’acqua che scorre producendo suoni... A volte era il fulmine tra le nuvole. Lentamente diventò una specie di routine. Il maestro non lo lasciava nemmeno parlare: appena entrato lo schiaffeggiava e gli diceva: “Torna indietro e medita”.
Il monaco diceva: “Ma non te l’ho ancora detto...” e il maestro rispondeva: “So cosa dirai. Vai e basta. Medita di più!”.
Il monaco di lamentò con gli altri monaci: “Mi sembra troppo. Prima almeno ascoltava la mia risposta; ora presume che sarà sbagliata!”.
Ma un giorno non arrivò. Trascorsero due giorni e poi sette giorni... Il maestro andò all’albero dove era solito sedersi a meditare e il monaco era lì, completamente silenzioso.
Il maestro lo scosse e gli disse: “Quindi alla fine l’hai udito. Questo è il suono di una sola mano che applaude, questo silenzio... Ma perché non sei venuto a riferire?”.
Disse: “Ho dimenticato tutto; il silenzio era così dolce, così beato. Ti sono grato di non avere mai ascoltato le mie risposte e di aver continuato a darmi duri colpi. La tua compassione è al di là della portata della gente comune”.
Osho  
iOsho.co.in » Osho Zen Tarot : FLOWERING…. » iOsho.co.in

Dattatreya, il guru senza un guru...



Datta Jayanti 2020 date - Mantra - Guru Dattatreya Jayanti in 2020 ...

La leggenda vuole che i genitori di Dattatreya fossero una coppia molto pia e che praticassero delle austerità per lungo tempo al fine di ottenere un figlio tanto atteso. La madre Atreya voleva intensamente che suo figlio fosse incarnazione del Nirguna Parabrahman (il Brahman Supremo privo di forma). Nonostante l'impossibilità che il senza-forma prendesse una forma, Brahma, Vishnu e Shiva le accordarono il figlio così desiderato. Dattatreya era un Avadhuta, uno "aldilà di ogni convenzione", che sarebbe stato percepito dagli uomini come un asceta nudo.

Dattatreya non dichiarò mai di avere ricevuto l'istruzione da un Guru tradizionale, dichiarò invece di avere avuto ventiquattro Guru: l'acqua, il mare, vari animali, un fabbricante di frecce, ecc. Apprese così le varie tipologie di virtù: "La Pazienza dalla Terra, la Luminosità dal Fuoco, l'Imperscrutabilità dall'Oceano, la Solitudine dalla Foresta e così via, fino a sintetizzare tutte queste diverse virtù nella sua straordinaria vita", trovando l'istruzione spirituale attraverso questi e altri fenomeni naturali.

L'Avadhuta Gita, l'opera che gli viene attribuita, è una delle più chiare esposizioni della verità Non-duale. Nel Capitolo II, Dattatreya afferma "Non credere che coloro che sembrano immaturi, creduli, sciocchi, lenti, profani o falliti non abbiano nulla da insegnarti. Tutti loro insegnano qualcosa, impara dunque da essi." Nell'uso che Dattatreya fa di tutti i possibili Guru, troviamo che tutto ciò che normalmente è considerato un elemento dispregiativo, si applica come una categoria cui è tributato valore e deferenza. Questo tema prosegue nel Capitolo II "Non sottovalutare il tuo Guru se dovesse essere carente di lettere e di erudizione. Prendi la Verità che ti sta insegnando e ignora tutto il resto. Ricorda bene che un'imbarcazione dipinta e decorata ti farà certamente attraversare il fiume, ma altrettanto farà una barca semplice e disadorna." Né il Guru né il discepolo necessitano di erudizione. Devono soltanto essere saldamente nella verità.


 ARTICOLI
       (Testo puranico riproposto da Beatrice Polidori)  


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Articolo in sintonia: http://www.fiorigialli.it/dossier/view/6_i-sentieri-dell-essere/2102_il-simbolismo-di-dattatreya

La pratica spirituale "possibile"

Il discorso è "esiste il libero arbitrio od esiste solo un destino ...

Ogni giorno con regolarità compio dei piccoli riti, tipo cantare l'Arati verso l'ora di pranzo, oppure cantare mentalmente lo Shiva Manasa Puja la sera, questo oltre ad alcuni momenti tranquilli di consapevole assorbimento interiore (chiamiamola meditazione) e a momenti di lettura e di riflessione sulle verità del Nondualismo. 

Diverse volte,  nell'arco della giornata,  le mie emozioni si sciolgono nella rimembranza del coraggio e della forza spirituale dimostrata da alcuni saggi e santi che io in particolare amo, e scopro nei miei occhi lacrime di devozione e amore. Oppure osservo  il mio  agire senza sapere a chi giovi quell'azione ed a chi o cosa  sia diretta. Le azioni si compiono come un corollario della vita. 

Tutte queste piccole cose avvengono spontaneamente, non ci penso nemmeno, non ho una vera e propria scaletta, succedono come succede che a certe ore mangio o svolgo funzioni corporali. Potrei dire che la mia pratica spirituale è inconscia, non posso definire ciò che è spirituale o ciò che è mondano. 

Persino passare il tempo a parlare di I Ching e zodiaco cinese od a scrivere qui al computer é una forma di contemplazione di come le cose succedano per conto proprio senza intenzione da parte nostra... Perché vi dico tutto questo?

Un'amica mi scriveva: “...Stasera è stata una gran "faticaccia". Abbiamo finito quasi alle 11 e mi sono pure addormentata, è veramente eccessivo! Comunque per me è anche un esercizio, devo starmene lì, scomoda, ferma (per quello che posso), cercando di non divagare pensando alle mie cose... cercando di non pensare male di questo o di quello e scambiando pure qualche parola gentile con qualcuno... meglio che starmene a casa a rimuginare o a litigare con chi mi sta vicino. Caro, ho visto che hai pubblicato il resoconto di Renata, ma quelle non sono cose che si possono leggere su un computer, perché non le raccogli, dal primo incontro in poi e me le mandi così provo a stamparle? Chissà che non mi venga voglia di leggerle!
(scherzo, in teoria la voglia c'é, ma in pratica...)” -

 Al che le ho risposto: “...la pratica dovrebbe essere anche una gioia.. altrimenti a cosa serve? Per questo é importante che ognuno trovi il suo modo di praticare, che sia in armonia con il suo essere... La disciplina formale collettiva va bene quando si vive in comunità e conviene apprendere forme di convivenza finalizzata nella stessa direzione, come in un ashram o monastero. Eppure va bene anche praticare collettivamente di tanto in tanto, come stai facendo tu, accettando la disciplina come una forma di "offerta" in attesa di trovare la propria disciplina... beh, sono parole... tu sai già tutto questo. Per lo zodiaco cinese già qualcuno mi aveva chiesto di scrivere un libro sull'argomento... forse potrebbe anche essere utile.. ma lo sai come la penso al riguardo...” 

 E lei: “Non ho detto di scrivere un libro, ma solo di raccogliere gli appunti che le tue allieve prendono per eventuali altre allieve che desiderano avvicinarsi all'argomento ed avere qualcosa di scritto perché "verba volant e scripta manent", lo sai che ho cattiva memoria ed ultimamente anche cattiva capacità di concentrazione e applicazione mentale, a volte mi pare di essere un po' autistica e non è per copiarti, a volte lo penso davvero, per esempio prima mentre guidavo guardavo il marciapiedi e mi pareva di vedere tutte le foglie una per una...”  

Paolo D'Arpini

Riciclaggio della memoria: Una memoria su Calcata Calcutta Kolkota

Articolo collegato: 
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/shiva-manasa-puja-adorazione-mentale-di.html



  

Fantaecologia -  "L'astronave degli Dei"   di Renata Rusca Zargar  -  Segnalazione  


L'astronave degli Dei”, il nuovo libro distopico di fantaecologia ...

La fantaecologia, attraverso situazioni distopiche, catastrofi portate all'eccesso e soluzioni non ancora possibili per la tecnologia contemporanea, sviluppa e propone all’essere umano cieco e sordo messaggi positivi in favore della salvezza del nostro Pianeta.
Diversamente, la fantascienza può diventare realtà.
  
La trama 
La Terra è stata devastata da un virus che ha ucciso milioni di persone. Gli Umani, però, non hanno capito la lezione e, infine, la Terra esploderà e precipiterà per sempre nel Buco Nero. La razza umana sparirebbe allora completamente ma alcune persone meritevoli saranno salvate dagli Dei, Mahākāla e Vetali, e trasferite con una potente astronave su un altro Pianeta, lontano ben 110 anni luce. La nascita degli uccelli, che saranno  musica per sempre, conclude la vicenda ed è ispirata al maestro Ezio Bosso recentemente scomparso.  

Un estratto
“La Terra si era allontanata solo di poco, quando avevano sentito uno scoppio, un fragore orrendo che aveva scosso persino l'astronave. Quel loro Pianeta che girava da tempo immemorabile intorno al Sole era scoppiato come un'enorme bomba. Fuoco, magma e ammassi di materia disintegrata avevano immediatamente iniziato a precipitare verso un enorme Buco Nero. Tutto era finito in pochi minuti inghiottito là dentro e nessuno ne avrebbe mai più saputo niente.”

Renata Rusca Zargar

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e spazio al chiuso

renataruscazargar@hotmail.it

Viaggi ai confini della vita ed esperienze fuori dal corpo


Le enigmatiche esperienze di pre-morte – Fisica Quantistica e ...


Per millenni le culture orientali hanno cercato di raggiungere esperienze fuori-dal-corpo attraverso stati di meditazione (Becker 1993). Interessata al fenomeno nel 2004, mentre facevo ricerca al 21 century Centre of Exellence on Death and Life Studies dell’Università di Tokyo, sono stata invitata ad una tavola rotonda con Hiroshi Motoyama, sacerdote Shinto noto in Giappone come visionario e guaritore nel suo tempio nella periferia di Tokyo. (…) Rimasi molto sorpresa nell’apprendere che Motoyama pratica regolarmente la meditazione dalle tre del mattino fino alle dieci o a mezzogiorno, e qualche volta addirittura per tutta la giornata, senza mai saltare un giorno. Questo esercizio quotidiano lo ha portato a capire come “uscire dal suo corpo a volontà”, ma ovviamente non senza sforzo. Secondo quanto dichiara:

Ciascuna sessione di meditazione è paragonabile ad una situazione in cui un guerriero samurai mette a repentaglio la sua vita in un duello alla spada. E’ un compito estremamente difficile vincere il proprio Io, resistendo alla sensazione di dolore e di disagio.

Questo stato di dolore può essere legato al lungo digiuno e ad altre pratiche rituali che possono aver alterato in qualche modo le sue funzioni cerebrali. Per esempio abbiamo una quantità crescente di dati che dicono che persone sottoposte a deprivazione sensoriale per un lungo periodo di tempo hanno immagini visive simili a esperienze fuori-dal-corpo. Tuttavia solo quando questo senso di dolore e di disagio è scomparso la sua coscienza è diventata gradualmente chiara e trasparente, consentendogli di fare la sua prima esperienza fuori-dal-corpo. Ha detto:

Una mattina durante un esercizio iniziale, ho cominciato a sentire che il dolore e il disagio stavano gradualmente svanendo e questa sensazione era accompagnata dalla mia coscienza che diventava gradualmente chiara e trasparente. Era uno stato di calma. Poi nel momento in cui ho cominciato a sentirmi calmo, la mia anima improvvisamente è uscita dal mio corpo e mi sono trovato a guardare giù verso il mio corpo, seduto in meditazione, avevo gli occhi chiusi, potevo vedere chiaramente, per esempio, i gradini di fronte all’altare, le finestre, il soffitto e il cuscino su cui ero seduto. Mi sentivo molto strano e confuso, mi chiedevo che cosa fosse successo, ma al tempo stesso avevo la sensazione che non fosse nulla di straordinario. Nel giro di una decina di minuti, sono tornato nel mio corpo. Poi ricordo di essere rimasto in una sorta di stato di beatitudine per varie ore. Meno di un mese dopo, ho avuto un’altra esperienza della Kundalini che saliva attraverso il tubo centrale del midollo spinale. Questa esperienza mi ha consentito di uscire dal mio corpo quando volevo. (Motoyama 2009)

Hiroshi Motoyama ritiene di essere riuscito, grazie alle pratiche di meditazione, a risvegliare una dimensione di coscienza più elevata. Ho colto l’occasione di discutere con lui alcune caratteristiche dell’esperienza perimortale, come l’incontro con altri esseri e con Dio. Motoyama crede che esistano molte dimensioni ontologiche degli esseri, le cui interazioni possono verificarsi a livello sia verticale che orizzontale. Queste ultime avvengono nella stessa dimensione o “luoghi di coscienza” (per esempio: incontriamo altre persone e comunichiamo con loro. Una comunicazione analoga avviene anche nel resto dei mondi animale e vegetale. In questo senso una pianta comunica con una pianta, un coniglio con un coniglio, e così via). Secondo Motoyama, diversa è la natura di una “relazione verticale”, che si verifica fra esseri che appartengono a dimensioni o “luoghi” diversi. Un esempio è l’incontro con “Esseri di Luce” o con parenti scomparsi durante una esperienza di pre-morte. Motoyama ipotizza che una tale interazione sia possibile perché esiste un Basho (un “luogo” o “campo” che appartiene simultaneamente a più esseri. In una delle sue molte pubblicazioni ha scritto:

Perché gli esseri possano esistere, deve esserci un basho della stessa dimensione in cui sono collocati, dove ciascuno riconosce gli altri come omogenei al suo stesso essere, e insieme riconosce il proprio essere come eterogeneo rispetto agli altri esseri. (Motoyama 2009)


Cosa interessante, Motoyama ha definito l’espressioni Basho in termine di “Mondo dei Luoghi”, per descrivere lo stato mistico di Samadhi. Ha osservato come in tali situazioni si manifesti una disintegrazione completa dell’ego, dove non esiste più alcuna distinzione tra il soggetto meditante e il Luogo (Basho) circostante. In tema di Esperienze di pre-morte, Motoyama crede esse siano una manifestazione del “Mondo dei Luoghi”, accessibile solo in momenti particolari come ad esempio stati di meditazione molto profondi. Altre tradizioni orientali hanno colto questo concetto in vari modi. Per esempio si trova l’idea di Purusa nello yoga, di Atman nel Vedanta, del Tao nel taoismo, che fanno tutte riferimento a quella che Nishida definiva la sfera del “sé autentico” (Nishida 1990) ossia la parte più profonda di noi che spesso dimentichiamo.


Viaggi ai confini della vita. Esperienze di pre-morte ed extra ...


Brani tratti dal libro di Ornella Corazza *: “Viaggi ai confini della vita (Esperienze di pre-morte ed extra corporee in Oriente ed Occidente: un’indagine scientifica) 


 
* Ornella Corazza è docente e ricercatrice nel campo delle dipendenze, della salute mentale e degli stili di vita all’Università dell’Hertfordshire, in Inghilterra.


Ornella Corazza