Swami Rama Tirtha ed il suo messaggio...

 


Il libro "Heart of Rama" di Swami Rama Tirtha (spesso sottotitolato  A Collection of the Instructive Teachings of Swami Rama Tirtha) è una raccolta degli insegnamenti filosofici e spirituali del noto mistico indiano, che spazia tra Vedanta pratico, Jnana, Bhakti e Karma yoga.

Contenuti del libro:
 Il libro offre guida per la vita quotidiana, la crescita interiore e l'auto-realizzazione attraverso la filosofia Vedanta. Include insegnamenti pratici sul superamento del "sé locale" (local self), la ricerca della felicità interiore, la gioia divina e la comprensione di sé come Atman/Brahman.

Biografia dell'autore:
Swami Rama Tirtha (1873–1906) è stato un influente maestro indiano, noto come propugnatore dell'Advaita Vedanta e figura chiave nel portare la spiritualità orientale in Occidente. Professore di matematica, rinunciò alla vita accademica per dedicarsi alla diffusione dell'illuminazione, vivendo una vita breve ma intensa, spesso paragonata a un lampo di luce, incentrata sulla gioia interiore e l'unità di tutte le esistenze.

Vita e Formazione: 
Nato in una famiglia bramina nel Punjab, ha studiato a Lahore, diventando un professore di matematica prima di votarsi alla vita monastica.

Filosofia: Insegnante  del Vedanta, proponeva una visione della vita basata sulla felicità, sulla realizzazione del Sé e sull'amore universale.

Diffusione: Ha viaggiato e tenuto conferenze sia in India che in Giappone e Stati Uniti, promuovendo il Vedanta pratico.

Ultimi anni: Visse un periodo di ritiro in India, prima di morire nel fiume Gange all'età di 33 anni, lasciando un impatto significativo sulla comprensione moderna dell'Advaita Vedanta.




“Sono uscito a fare una passeggiata,
vestito con il mantello delle nubi,
camminando sulle montagne,
sulle ali del vento.
Sto vagando qui e là,
sospinto dalla gioia.
I torrenti ed i fiumi
mi hanno riconosciuto
e mi chiamano.
Un maha-mantra vedico
traspira dalla natura:
“Tat Tvam Asi…”
Tu sei Quello, Tu sei Quello…
Tu sei l’anima del mondo,
questo gioioso spettacolo
è la proiezione del tuo Sé,
tutte le forme sono tue.
Osservo le cascate e lo scorrere dell’acqua,
i fiori, le foglie, gli strani odori,
lo spettacolo brillante e variopinto,
e scorgo me stesso in ogni sfumatura,
sono presente in ogni sasso.
La sposa, dimenticando l’affetto verso i genitori,
offre se stessa, anima e corpo, al suo sposo.
Un bambino, a lungo separato dalla madre,
alfine la ritrova.
Il mio cuore straripa, si scioglie,
in un dolce tormento.
Sono avido di Pace,
incantato nel pensiero di Pace.
Ogni desiderio è svanito dai confini del mio cuore
trasformandosi in “unione permanente”.
Lacrime di gioia cadono a terra,
da una nuvola piovono perle…”
(Swami Rama Tirtha)

Come avvenne la "scissione" del 2010 nella Rete Bioregionale Italiana?

 


Una memoria su: “Questa è una rapina”...

 

Calcata vista da Via della Lira - Foto di Debora Attanasio

Calcata. La mattina, arrivato come al solito al bivio della chiesetta, dove lateralmente inizia la stradina di Capomandro oppure si riprende la salita per via della Lira, mi sono soffermato a riprender fiato proprio davanti alla lapide che ricorda la nostra gloriosa moneta: “17 marzo 1861 – 28 febbraio 2002″, nascita e morte. Da una parte l’inizio dell’unità d’Italia e dall’altra l’entrata politica nella comunità europea… ben 141 anni di storia patria! Una veneranda età per davvero…

Mentre osservavo pensoso la lapide già scalfita -non dal tempo ma dallo sfregio incivile del solito sderenato- mi sono ricordato di quel fatidico 28 febbraio 2002. Quello era il giorno in cui bisognava cambiare la valuta ed avevo raccolto tutte le lire lasciate in giro nei vari cassetti e nascondigli (per la mia inveterata abitudine di conservare qualcosa per i tempi peggiori) avevo perciò raggranellato una bella cifretta di un centinaio di mila lire: carte da 20, da 10, da 5, da due, da mille, da cinquecento, monete da 200, da 100, da 50 ed altri spiccetti… carico così del mio tesoretto ero andato all’ufficio postale, armato della macchinetta convertitrice, che il Berlusconi aveva regalato a tutti gli italiani, per fare i conti giusti sul cambio.

Ricordo l’impiegata postale tutta presa dalla sua funzione di cambiavalute che contava le lire, faceva i conti mi chiedeva di controllare e poi mi metteva davanti agli occhi alcune cartine piccole piccole, sembravano i soldi del monopoli, ed una manciatina di monetine minuscole… Rimasi di sasso… e capii subito che ero stato fregato! Io avevo dato un mucchio abnorme di lire, sufficienti per vari giorni di sopravvivenza e lei mi restituiva i soldini per il caffè…

Infatti di lì a poco scoprii che il cambio ufficiale non significava un fico secco, la macchinetta di Berlusconi era una specie di “giochetto” per ragazzini scemi, in realtà i cinque euro erano diventati come le cinquecento lire di qualche anno prima…

Poi nel corso degli anni continuai a scovare in varie saccocce di vestiti vecchi od in libri o in mezzo alle carte delle fatture pagate (o da pagare) diversi biglietti da mille dimenticati, ma che potevo farci ormai? Sarei dovuto andare alla sede della Banca d’Italia e costava più l’impresa che la resa…

Con questi pensieri che mi frullavano in testa, la mattina di fine febbraio 2009, (un anno prima della mia dipartita da Calcata) sono salito al solito baretto del paese nuovo e mi sono fatto il conto di quanto andavo spendendo… (facendo il conto in vecchie lire)  duemila qua, tremila là, e poi al supermercatino: duemila e ottocento per 120 grammi di orzo in polvere, duemilaquattrocento per 2 paninetti all’olio, etc. etc. debbo dire che sono rimasto un po’ scocciato e mi son detto “ma chi ce l’ha fatto fare di diventare ricchi con l’Euro (come aveva annunciato Prodi)  se la ricchezza  serve ad essere più poveri?”
*
Paolo D’Arpini - Il primo riabitante (dal 1975) di Calcata vecchia, fuggito nel 2010 nel suo nuovo rifugio di Treia...


Calcata - L'autore pensieroso nella sua ultima  casarsa sulla fogna 


L'autore, a Treia,  con la sua salvatrice Caterina Regazzi