“Risiera di San Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria.
Dove sono i giovani, dove sono le scuole?", chiede il rabbino Meloni. E accusa: "L'ebreo che piace è quello morto, non quello che si difende" - "Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico, molto meno di un decimo della capienza del monumento che può contenere in sicurezza 2200 persone.” (Rai News del 27.01.26)
Per capire meglio la notizia è opportuno un ripasso della storia.
La Risiera di San Sabba è l’unico campo di sterminio nazifascista in Italia. Anzi, in Germania, poiché i “patrioti” repubblichini avevano dato Trieste al Terzo Reich, assieme dell’ Adriatisches Küstenland, (Litorale Adriatico), governata da un Gauleiter, come Danzica e i territori annessi da Berlino.
Nella Risiera migliaia di esseri umani, antifascisti sloveni, croati, italiani, vennero inceneriti nel forno crematorio. Gli ebrei uccisi qualche decina, essendo la Risiera luogo di transito per il loro invio in altri campi di sterminio (nel dispaccio RAI News, il rabbino Meloni però si riferisce solo agli ebrei).
Dalla Liberazione ci vollero 20 anni per dare riconoscimento ufficiale all’orrore e solo nel 1965 la Risiera di San Sabba divenne Monumento nazionale. Per il processo ai responsabili si dovette attendere il 1976. A 31 anni dalla Liberazione il solo ad essere condannato fu il comandante del campo, Oberhauser. In contumacia perché la Germania Occidentale non aveva obbligo di estradare quelli come lui.
Oberhauser visse da uomo libero, trovò lavoro in una birreria di Monaco e morì sereno nel suo letto.
Dalla Liberazione, e fino al 1964, i militanti comunisti e socialisti di ogni nazionalità furono i soli a ricordare, sostando presso o dentro l’edificio in rovina, ciò che era avvenuto. Talvolta la polizia chiedeva i documenti, annotava le generalità e prendeva nota delle targhe auto.
Dopo il 1965, ogni 25 aprile e, con l’avvento del Giorno della Memoria, varato addirittura ben sessant’anni dopo la Liberazione, pure il 27 gennaio la folla stipava il cortile della Risiera ascoltando ciò che autorità e invitati ricordavano. Si portavano le bandiere palestinesi a ricordare l’olocausto dei nostri giorni.
Poi i discorsi ufficiali divennero sempre più ufficiali.
Troppo ufficiali da sembrare irriconoscibili per l’occasione. Pervase un progressivo senso di nausea tale da indurre il pubblico a fischiarne alcuni. Guarda caso, fu creato un regolamento che contingentava l’afflusso, poi l’afflusso venne controllato dalla polizia e le bandiere palestinesi vietate. Poi la polizia cominciò presidiare l’ingresso e frugare nelle borse. La memoria divenne narrazione revisionista, alle vittime non corrispondevano più colpevoli; ricordare i nuovi genocidi divenne reato o quasi. La deriva storica praticata da istituzioni, partiti di governo ed ecclesiasti aveva preso il sopravvento. Le autorità civili e religiose ammesse risultarono un insieme di pochi intimi, quasi sotto scorta, poiché centinaia di cittadini si videro bloccare l’ingresso.
Ora i pochi intimi ammettono di sentirsi soli, curioso, vero?
La notizia “Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico”, assieme alle lacrime di coccodrillo dei pochi intimi, certifica il disegno di mummificazione, di questo luogo terribilmente segnato dalla storia. La cancellazione della memoria in atto.
Al posto della Risiera faranno un resort?
Giorgio Stern
La Risiera di San Sabba è l’unico campo di sterminio nazifascista in Italia. Anzi, in Germania, poiché i “patrioti” repubblichini avevano dato Trieste al Terzo Reich, assieme dell’ Adriatisches Küstenland, (Litorale Adriatico), governata da un Gauleiter, come Danzica e i territori annessi da Berlino.
Nella Risiera migliaia di esseri umani, antifascisti sloveni, croati, italiani, vennero inceneriti nel forno crematorio. Gli ebrei uccisi qualche decina, essendo la Risiera luogo di transito per il loro invio in altri campi di sterminio (nel dispaccio RAI News, il rabbino Meloni però si riferisce solo agli ebrei).
Dalla Liberazione ci vollero 20 anni per dare riconoscimento ufficiale all’orrore e solo nel 1965 la Risiera di San Sabba divenne Monumento nazionale. Per il processo ai responsabili si dovette attendere il 1976. A 31 anni dalla Liberazione il solo ad essere condannato fu il comandante del campo, Oberhauser. In contumacia perché la Germania Occidentale non aveva obbligo di estradare quelli come lui.
Oberhauser visse da uomo libero, trovò lavoro in una birreria di Monaco e morì sereno nel suo letto.
Dalla Liberazione, e fino al 1964, i militanti comunisti e socialisti di ogni nazionalità furono i soli a ricordare, sostando presso o dentro l’edificio in rovina, ciò che era avvenuto. Talvolta la polizia chiedeva i documenti, annotava le generalità e prendeva nota delle targhe auto.
Dopo il 1965, ogni 25 aprile e, con l’avvento del Giorno della Memoria, varato addirittura ben sessant’anni dopo la Liberazione, pure il 27 gennaio la folla stipava il cortile della Risiera ascoltando ciò che autorità e invitati ricordavano. Si portavano le bandiere palestinesi a ricordare l’olocausto dei nostri giorni.
Poi i discorsi ufficiali divennero sempre più ufficiali.
Troppo ufficiali da sembrare irriconoscibili per l’occasione. Pervase un progressivo senso di nausea tale da indurre il pubblico a fischiarne alcuni. Guarda caso, fu creato un regolamento che contingentava l’afflusso, poi l’afflusso venne controllato dalla polizia e le bandiere palestinesi vietate. Poi la polizia cominciò presidiare l’ingresso e frugare nelle borse. La memoria divenne narrazione revisionista, alle vittime non corrispondevano più colpevoli; ricordare i nuovi genocidi divenne reato o quasi. La deriva storica praticata da istituzioni, partiti di governo ed ecclesiasti aveva preso il sopravvento. Le autorità civili e religiose ammesse risultarono un insieme di pochi intimi, quasi sotto scorta, poiché centinaia di cittadini si videro bloccare l’ingresso.
Ora i pochi intimi ammettono di sentirsi soli, curioso, vero?
La notizia “Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico”, assieme alle lacrime di coccodrillo dei pochi intimi, certifica il disegno di mummificazione, di questo luogo terribilmente segnato dalla storia. La cancellazione della memoria in atto.
Al posto della Risiera faranno un resort?
Giorgio Stern