L'importanza della coesione nel movimento bioregionale ed eco-spiritualista-pacifista...
La prostituzione secondo Sant'Agostino e la liberazione sessuale secondo Paolo D'Arpini...
Il pensiero di Sant'Agostino: La "cloaca" della società: Nel De ordine, Agostino sostiene che se si togliessero le prostitute dalla società, il disordine delle passioni e i vizi peggiori rovinerebbero ogni cosa. Per il santo, la lussuria incontrollata degli uomini causerebbe stupri e perversioni ben più gravi se non trovasse sfogo in questo mercato. Dal punto di vista morale l'atto è peccaminoso ma sul piano pratico viene tollerato dai governanti umani per evitare mali maggiori alla comunità.
Il punto di vista di Paolo D'Arpini: La critica ecologista e spirituale di Paolo D'Arpini, animatore del Comitato per la Spiritualità Laica e della Rete Bioregionale Italiana, riprende spesso una visione critica della morale storica e dei compromessi utilitaristici della società. Nelle sue riflessioni e lettere, prevale il rigetto dell'ipocrisia di istituzioni che giustificano la prostituzione, considerandola come il sintomo di un'economia e di un sistema sociale malati che monetizzano ogni aspetto della vita umana e del degrado materiale. Egli in una nota scrive: "strano che il vaticano che solitamente mette bocca su tutte le iniziative sociali non si sia mai pronunciato sulla “regolamentazione della prostituzione”… Ma a pensarci bene strano non è poiché sin dai tempi del papa re le imposte sulle “puttane” contribuirono grandemente all’edificazione della chiesa. Ed ora ci riprovano pure in nome di San'Agostino. Ad esempio G.D.B., devoto della Madonna dei debitori, propone di ristrutturare borghi abbandonati trasformandoli in luoghi dove la prostituzione sia tollerata nel rispetto delle indicazioni di Sant’Agostino, che sosteneva che per salvare una famiglia che mostra qualche crepa è meglio che l’uomo ‘compia peccato’ con una qualsiasi Maria Maddalena. Ovvero, una prostituta da strada. La trasgressione è meno pericolosa perché una ‘lucciola’ a ore vende frettolosi piaceri ed è preferibile a un triangolo di sentimenti. Il verdetto, resistente ai secoli, consiglia senza dubbio il ricorso alle ‘donne pubbliche’ piuttosto che la caduta nell’adulterio. Questo il dettame ecclesiastico, ovvero se si ricorre ad una donna di strada si fa meno peccato che farsi un'amante fissa. Povere puttane, vilipese, offese e sfruttate in tutti i modi e persino sottostimate in quanto donne!"
Eva offre la mela della conoscenza... - Religioni patriarcali astratte e Saggezza matristica concreta...
Insistere troppo su valori astratti "teisti" non aiuta la mente umana al superamento del pensiero patriarcale. Dobbiamo -secondo me- abbandonare la speculazione religiosa e ritornare ad una spiritualità priva di dogmi e non specificatamente legata al genere (il sacerdozio nelle religioni monoteiste di origine semita è precluso alle donne).
Per carità, va anche bene fare un'analisi storica sulla formazione del cristianesimo e di come questa religione di origine "semita" abbia attinto al paganesimo pre-esistente. Tra l'altro la rivalutazione del paganesimo è una delle caratteristiche portanti non solo nel filone New Age ma anche in ricerche storiche serie, come ad esempio quella di Daniel Danielou sul mito di Dioniso-Shiva.
Ma dovremmo andare anche più in là riscoprendo i culti più antichi e vicini alle nostre radici, ovvero l'adorazione della Grande Madre o Energia Primordiale (Shakti).
Spesso, al Circolo vegetariano VV.TT., durante le feste da noi organizzate, soprattutto quelle in concomitanza con i solstizi e gli equinozi o per la luna piena e nuova, mettiamo in evidenza gli aspetti sincretici fra cristianesimo e “neo-paganesimo”, facendoli coincidere con il nostro spirito laico e simpatetico con la Spiritualità della Natura.
Ad esempio, è avvenuto che durante alcune cerimonie, già da noi predisposte, si aggiungessero riti diversi con offerte alle divinità e fate dei boschi o dei corsi d'acqua, il tutto magari collegandolo a credenze o leggende cristiane... (tanto per fare un esempio ricordo la Vigilia di San Giovanni, con il battesino dell'acqua e del fuoco, etc.). Io lascio fare perché in fondo il riconoscere il Genius Loci e la sacralità della natura in tutte le sue forme è uno degli aspetti della spiritualità laica e dell’ecologia profonda, che ci contraddistingue.
In effetti la spiritualità della natura è un aspetto riconosciuto anche nella fede cristiana antica, soprattutto nel misticismo (sia in quello primitivo che in quello francescano) in cui prevale la consuetudine di ritirarsi in grotte, boschi e deserti in stretta comunione con gli elementi naturali e con il mondo animale.
Aspetti pagani erano presenti persino nella religione ebraica, sia pur condannati, come ad esempio l’adorazione della vacca sacra durante la traversata del Sinai, oppure riconosciuti e facenti parte della tradizione come avvenne presso la setta degli Esseni che vivevano in strettissima simbiosi con la natura e con i suoi aspetti magici, avendo essi sviluppato anche la capacità di trarre il loro nutrimento dal deserto, un grande miracolo questo considerando che erano persino vegetariani….
Il rispetto e l’adorazione della natura, definito dalla chiesa cattolica (un po’ dispregiativamente) “panteismo” è uno degli stimoli da sempre presenti nell’uomo, tra l’altro questo sentimento panteista è alla base dell’exursus evolutivo della specie.
Ciò mi fa ricordare una storiella, che amo spesso raccontare, sull’origine della specie umana. Ormai è certo che ci fu una “prima donna”, un’Eva primordiale. L’analisi del patrimonio genetico femminile mitocondriale lo dimostra inequivocabilmente. Mi sono così immaginato una donna, la prima donna, che avendo raggiunto l’auto-consapevolezza (la caratteristica più evidente dell’intelligenza) ed avendo a disposizione solo “scimmioni” (tali erano i maschi a quel tempo) dovette compiere una opera di selezione certosina per decidere con chi accoppiarsi in modo da poter avere le migliori chance di trasmissione genetica di quell’aspetto evolutivo. E così avvenne conseguentemente nelle generazioni successive ed è in questo modo che pian piano dalla cernita nell’accoppiamento sono divenute rilevanti qualità come: la sensibilità verso l’habitat, l’empatia, la pazienza, la capacità di adattamento e di gentilezza del maschio verso la prole e la comunità, etc. etc.
Pregi che hanno portato la specie verso una condizione “intelligente” che riconosciamo (o riconosceremmo se nel frattempo non fosse subentrata una spinta maschilista involutiva).
Purtroppo in questo momento storico, in seguito all’astrazione dal contesto vitale e alla manifestazione della religiosità in senso metafisico (proiettata ad un aldilà ed ad uno spirito separato dalla materia), molto di quel rispetto (e considerazione) verso la natura e l’ambiente e la comunità è andato scemando, sino al punto che si predilige la virtualizzazione invece della sacralità vissuta nel quotidiano. Ed in questo buona parte della responsabilità è da addebitarsi al radicamento dei credo monoteisti (Ebraismo, Cristianesimo ed Islam).
Ma quello che era stato scacciato dalla porta spesso rientra dalla finestra, infatti la psicologia sta riscoprendo i miti, le leggende e le divinità della natura descrivendole in forma di “archetipi”.
All’inizio della civilizzazione umana, nel periodo paleolitico e neolitico matristico, la sacralità era incarnata massimamente in chiave femminea, poi con il riconoscimento della funzione maschile nella procreazione tale sacralità assunse forme miste maschili e femminili, successivamente con i monoteismi patriarcali fu il maschile che divenne preponderante.
Ora è tempo di riportare queste energie al loro giusto posto e su un totale piano paritario. Anche se già in una antica civiltà, quella Vedica, questa parità era stata indicata, come nel caso della denominazione (maschile) “Surya” che sta ad indicare l’identità del sole in quanto ente divino, che viene completato dall’aspetto femminile “Savitri” che è la capacità irradiativa dell’energia solare.
E noi sappiamo che fra il fuoco e la sua capacità di ardere non vi è alcuna differenza....
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Conoscere la volontà dell'ignoto....
...come può un individuo conoscere la volontà dell'ignoto? Non può. Ma se riesce a lasciarsi andare, se riesce a dissolvere la propria identità, la conoscerà immediatamente. In quel momento diventerà una cosa sola con l'ignoto.
Una goccia non può sapere che cosa sia l'oceano finché non si dissolve in esso.
Un individuo non può conoscere la volontà di dio. Finché mantiene la propria identità separata, non potrà mai conoscere l'ignoto. Ma se cessa di esistere come individuo separato dal divino, rimane soltanto la volontà di dio, perché la volontà dell'individuo non esiste più.
A quel punto la questione di conoscere la volontà dell'ignoto non si pone più: l'individuo vive semplicemente nel modo in cui l'ignoto vuole che viva.
In questa condizione, la volontà dell'individuo, il suo desiderio di ottenere successo, la sua aspirazione a raggiungere qualcosa, il suo tentativo di imporre la propria volontà all'esistenza, tutto questo scompare, perché è l'individuo stesso a non esistere più.
Finché l'individuo è consapevole di sé, la volontà dell'ignoto non può mai essere conosciuta.
Quando l'individuo non c'è più, non rimane alcun bisogno di conoscere la volontà dell'ignoto. Qualunque cosa accada, è l'ignoto a farla accadere; l'individuo diventa semplicemente uno strumento.
In tutta la Bhagavad Gita, Krishna consiglia precisamente questo ad Arjuna: abbandonare se stesso nelle mani dell'ignoto, arrendersi completamente all'ignoto. Perché coloro che moriranno, moriranno per mano dell'ignoto. E anche se si sente responsabile, in realtà non lo sarà affatto.
Naturalmente, se continua a considerarsi un individuo separato, sarà certamente responsabile. Ma se riesce a lasciarsi andare e a combattere come uno strumento, come un testimone, non sarà più responsabile.
Se l'individuo riesce a dissolversi nell'universo, se riesce ad arrendersi totalmente, se riesce ad abbandonare il proprio ego, la volontà dell'esistenza si compie, e soltanto allora.
In realtà essa si sta già compiendo; non esiste alcun modo di modificarla. Ma noi continuiamo a lottare, continuiamo a rovinarci, continuiamo a distruggerci nella speranza di cambiare la volontà di dio.
Racconto spesso questa breve storia.
Ci sono due fili di paglia trascinati dalla corrente di un fiume in piena.
Uno dei due è disposto di traverso rispetto alla corrente e cerca di fermare il fiume. Continua a gridare che non permetterà al fiume di andare avanti.
Il fiume continua naturalmente a scorrere e il filo di paglia non ha alcun potere di fermarlo, eppure continua a urlare che il fiume sarà arrestato. Proclama a gran voce che, vivo o morto, fermerà il fiume.
E intanto continua a essere trascinato dalla corrente.
Il fiume non ascolta la sua voce e non sa nemmeno che quel filo di paglia sta cercando di opporsi. È soltanto un minuscolo filo di paglia di cui il fiume è completamente inconsapevole.
Per il fiume non fa alcuna differenza.
Per il filo di paglia, invece, è una questione di enorme importanza.
La sua vita è diventata una grande sofferenza. È trascinato dalla corrente e, alla fine, raggiungerà comunque la stessa destinazione, che lotti oppure no.
Ma quel tratto intermedio, quel tempo che intercorre prima di arrivare, sarà per lui pieno di dolore, tristezza, conflitto e ansia.
L'altro filo di paglia, invece, si è lasciato andare.
Non è disposto di traverso rispetto alla corrente; è allineato con il fiume, rivolto nella stessa direzione del suo flusso e pensa addirittura di aiutare il fiume a scorrere.
Anche di lui il fiume è completamente inconsapevole.
Il filo di paglia immagina che, poiché lo sta accompagnando verso l'oceano, il fiume riuscirà ad arrivarci.
Ma il fiume è del tutto inconsapevole anche di questo aiuto.
Per il fiume non cambia assolutamente nulla.
Eppure, per entrambi i fili di paglia, la differenza è enorme.
Quello che pensa di accompagnare il fiume è pieno di gioia; danza in una felicità immensa.
Quello che combatte contro il fiume è immerso nel dolore. La sua non è affatto una danza: è un incubo. Non è altro che un contorcersi disperato. È nei guai, è continuamente sconfitto.
L'altro, invece, proprio perché scorre insieme al fiume, sta vincendo.
L'individuo non può fare altro che ciò che corrisponde alla volontà dell'esistenza.
Ma possiede la libertà di opporsi e, opponendosi, possiede anche la libertà di procurarsi ansia e sofferenza.
Sartre ha espresso un'osservazione molto significativa: “L'uomo è condannato a essere libero”.
L'essere umano è costretto, è condannato, è quasi maledetto a essere libero.
Ma può usare questa libertà in due modi.
Può contrapporre la sua libertà alla volontà dell'esistenza e creare un conflitto. In questo caso la sua vita sarà piena di tristezza, dolore e angoscia e, alla fine, incontrerà inevitabilmente la sconfitta.
Oppure può fare della propria libertà un atto di resa all'esistenza.
Allora la sua vita sarà colma di beatitudine; diventerà una vita di danza e di canto.
E alla fine non ci sarà altro che vittoria.
Il filo di paglia che comprende di collaborare con il fiume è destinato a vincere. Non esiste alcuna possibilità che sia sconfitto.
Quello che tenta di fermare il fiume, invece, è destinato alla sconfitta. Non ha alcuna possibilità di vincere.
Perciò è impossibile conoscere la volontà dell'esistenza.
Ma è certamente possibile diventare una cosa sola con l'esistenza.
In quel caso la propria volontà scompare e rimane soltanto la volontà dell'esistenza.
Osho, Early Talks
Storie di gatti.... anzi storia dei miei gatti...
Da quando mi sono re-iscritto a facebook ho notato che gran parte dei post e delle foto pubblicate dagli amici riguardano i gatti. Anche Caterina spesso e volentieri inserisce immagini delle sue gatte, commentandole con vari aneddoti di vita. Beh, non voglio essere da meno e mi inserisco nella scia per narrare brevemente la storia del mio rapporto con i gatti.


"L'Uomo della valle del Treja: La Storia di Paolo D'Arpini, da Calcata alla Nuova Vita a Treia"
Avevamo sperato in una vita breve, con fine incruenta, delle trasmissioni virtuali di Calcataonline News… ma come in “Hollywood Party” i folletti “Vitali” dei redattori si sollevano e declamano ad libitum… Colpiti a morte, tacitati in tutti i modi, tappate le bocche, incartate le dita, spenti i computers.. ma i “Vitali” continuano a produrre deliranti News… Stavolta è la volta degli alieni… e potevano mancare gli alieni a Calcata?
Quindi ancora una volta a reti unificate ecco a voi l’edizione “fantascientifica” di Calcataonline News, le notizie di cronaca spiccia sono in calce al presente notiziario.
Ed ora proseguiamo senza pietà…
Schiere di astronomi, linguisti, matematici, filosofi, da decenni si interrogano su come comunicare correttamente con un alieno, per evitare equivoci. Intanto, però, vengono inviati nello spazio migliaia di messaggi in ordine sparso. Oltre alle trasmissioni TV che potrebbero essere il nostro involontario biglietto da visita cosmico. (Sylvie Coyaud).
NOTA, in attesa della trasmissione su Italia 1 del prossimo 1 luglio, dedicata agli “alieni”, occorre riflettere su quanto finora hanno fatto gli alieni sulla nostra Terra.
Cosa sono infatti le antiche divinità mediterranee se non alieni conosciuti da tutti i popoli? E questo andare su e giù delle divinità in questione, non sono forse piccoli viaggi spaziali? Io sono convinto che Noi potremmo avere ulteriori informazioni dal nostro amico e protettore PRIAPO! Proprio in questo momento s’ode l’aere circostante inebriarsi di un suono profondo, che sembra sgorgare dalla natura. E’ la voce maschia e baritonale di Priapo che, come una melodia di zampogna, si espande per i boschi, i campi gialli di messi mature, di calli, di collinette e di borghi arrampicati in cima ad improbabili e friabili rocce, come Calcata d’altronde. La stessa Voce che fu udita dal famoso Erasmus di Rotterdam, esperto in similitudini, quando giunse a Calcata, nel 1513 (Mense Dicembri, Anno MDXIII), alla ricerca del “preputius Christi”, onde scrivere un trattato sulla corretta conservazione dei prepuzi e prostate di santi e madonne).
Scriveva infatti Erasmus, nella lettera dedicatoria all’amico Pietre Gilles, pubblicata in anteprima sul ” Monitore di Faleria”, tessendo l’elogio della Metafora come strumento pedagogico per insegnare a scrivere bene, come sosteneva Cicerone. La metafora è l’artificio sommo che conferisce ad uno scritto non solo splendore, ma l’intera sua eleganza: e il “paragone” è una Metaphora esplicata, una metafora sciolta, distesa, adatta ed efficace in ogni tipo di scrittura. (Scrive pertanto l’illustre protagonista: Come le briciole di un cristallo non si possono assolutamente ricomporre, così è difficilissimo riconciliare coloro che da una strettissima confidenza passarono all’odio reciproco.
Orbene, è proprio qui, a Calcata, che il costruttore di metafore colse l’arcano che circonda questa straordinaria Civitas. Quando, per esemplificare, è invalso l’uso di nomare in istrano modo i Frati dermatologi (dell’Ospedale dell’Immacolata, giustamente da questi romiti, curanti cutanee macchie, invocata in quanto priva di macchie), e questo nomignolo essendo a loro dato dalla marmaglia romana quali “frati teppisti”, trattasi ciceronianamente di metafora in quanto giro di parole, perché da frati si giunge a frati trappisti e da questi alla già nomata teppisti.
Ordunque, essendo giunto con la propria carrozza, dalle brume di Rotterdam in quel di Calcata, avendo Egli ordinato al fiaccheraio di tirare le briglie ai corsieri, già provati dal viaggio, onde poter discendere per andare ad orinare nel prospiciente boschetto, da questo sentì provenire il canto melodioso che con intelligenza Erasmus non potè che attribuire ad una possente divinità: era proprio la vellutata voce di Priapus che così elevava i suoi gorgheggi al cielo:
“Un’ora sola ti vorreiiiiiiiiii…..
per darti quello che non saiiiiiiii….”
(Ma come poteva saperlo il pur esperto Erasmus non conoscendo egli la costumanza di Priapus a locarsi nei pressi del Tempio ove giaceva religiosamente conservato in una teca finemente arabescata dalle trepide mani di verginali romite, il prepuzio del Divin Fantolino??).
Udì egli invece un’altra voce elevarsi dal bosco incantato. Essa voce diceva:
“Ma l’amore noooooooo!!!
l’amore mio non puòòòòòòòòò
dissolversi nei gorghi del rio Trejaaaaaaa……”
Era dessa la voce di Lupo Mannaro, che in precedenza ebbi a significare quale amante di Lupa Capitolina- Ma Erasmus nol sapea e pertanto, credendo avere a che fare col diabolico Mephisto, amico di Fausto, l’intrigante alchimista, emulo di tale berluska o burlesca o matrioska, nella seduzione coattiva d’ingenuotte villane, si diede invettivamente ad apostrofarlo in latino: “FAUSTE! FAUSTE! IN AETERNUM DAMNATUS ES!!” Profilavasi pertanto, in mente a Priapus, di ricorrere ad un ossimoro o alla peggio ad uno jojaro. Egli infatti gorgheggiò:
“C’era un Grillo (Beppe) in un campo di lino,
la formicuzza glie ne chiese un pochettino…..”
Ed infine un po’ di programmatica spinta… Ricordiamo a tutti gli affezionati lettori di Calcataonline News che sicuramente l’edizione viene chiusa, anche perché il “direttore” emigra altrove. Nel prossimo futuro potrebbe nascere l’inserto Spilambertoonline News, oppure Treiaonline News, dipende dall’ubicazione dell’Arpinate. Nel frattempo invitiamo gli accorti lettori e collaboratori a visionare sulle carte geografiche le posizioni di Spilamberto (anticamente Spilimberto) che si trova in provincia di Modena e di Treia (anticamente Atreia) che é in provincia di Macerata, studiandone attentamente la storia e le origini.
Il 29 giugno 2010, alle h. 16.30, nel centro visite del Parco Valle del Treja a Calcata, si tiene una commovente cerimonia di commiato con la redazione e con il direttore Paolo D’Arpini. Nell’occasione verranno anche riferiti i veri avvistamenti di UFO, angeli, demoni ed altre entità più o meno paranormali che si sono verificati nei secoli e nei millenni, fra Calcata, Pizzo Piede e Monte Li Santi…
Ma non volendo entrare in tema di ermeneutica dell’affettività, al momento ci s’impone ad indurre il lettore a sospendere la lettura.
La storia di "Treia: storie di vita bioregionale" di Paolo D'Arpini... e qualcos'altro che so di lui...

Il testo è corredato di una presentazione di Michele Meomartino e di una appendice con interventi di Antonella Pedicelli, Alberto Meriggi, Caterina Regazzi, Simonetta Borgiani ed Enzo Catani. Le immagini di copertina e contro-copertina sono state realizzate da Daniela Spurio.



