
Radicalizzazione dei blocchi - Sion-usa si gioca la partita con Eurasia...

Riflessione pubblica su una "memoria scomoda"...
“Risiera di San Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria.
Dove sono i giovani, dove sono le scuole?", chiede il rabbino Meloni. E accusa: "L'ebreo che piace è quello morto, non quello che si difende" - "Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico, molto meno di un decimo della capienza del monumento che può contenere in sicurezza 2200 persone.” (Rai News del 27.01.26)
La Risiera di San Sabba è l’unico campo di sterminio nazifascista in Italia. Anzi, in Germania, poiché i “patrioti” repubblichini avevano dato Trieste al Terzo Reich, assieme dell’ Adriatisches Küstenland, (Litorale Adriatico), governata da un Gauleiter, come Danzica e i territori annessi da Berlino.
Nella Risiera migliaia di esseri umani, antifascisti sloveni, croati, italiani, vennero inceneriti nel forno crematorio. Gli ebrei uccisi qualche decina, essendo la Risiera luogo di transito per il loro invio in altri campi di sterminio (nel dispaccio RAI News, il rabbino Meloni però si riferisce solo agli ebrei).
Dalla Liberazione ci vollero 20 anni per dare riconoscimento ufficiale all’orrore e solo nel 1965 la Risiera di San Sabba divenne Monumento nazionale. Per il processo ai responsabili si dovette attendere il 1976. A 31 anni dalla Liberazione il solo ad essere condannato fu il comandante del campo, Oberhauser. In contumacia perché la Germania Occidentale non aveva obbligo di estradare quelli come lui.
Oberhauser visse da uomo libero, trovò lavoro in una birreria di Monaco e morì sereno nel suo letto.
Dalla Liberazione, e fino al 1964, i militanti comunisti e socialisti di ogni nazionalità furono i soli a ricordare, sostando presso o dentro l’edificio in rovina, ciò che era avvenuto. Talvolta la polizia chiedeva i documenti, annotava le generalità e prendeva nota delle targhe auto.
Dopo il 1965, ogni 25 aprile e, con l’avvento del Giorno della Memoria, varato addirittura ben sessant’anni dopo la Liberazione, pure il 27 gennaio la folla stipava il cortile della Risiera ascoltando ciò che autorità e invitati ricordavano. Si portavano le bandiere palestinesi a ricordare l’olocausto dei nostri giorni.
Poi i discorsi ufficiali divennero sempre più ufficiali.
Troppo ufficiali da sembrare irriconoscibili per l’occasione. Pervase un progressivo senso di nausea tale da indurre il pubblico a fischiarne alcuni. Guarda caso, fu creato un regolamento che contingentava l’afflusso, poi l’afflusso venne controllato dalla polizia e le bandiere palestinesi vietate. Poi la polizia cominciò presidiare l’ingresso e frugare nelle borse. La memoria divenne narrazione revisionista, alle vittime non corrispondevano più colpevoli; ricordare i nuovi genocidi divenne reato o quasi. La deriva storica praticata da istituzioni, partiti di governo ed ecclesiasti aveva preso il sopravvento. Le autorità civili e religiose ammesse risultarono un insieme di pochi intimi, quasi sotto scorta, poiché centinaia di cittadini si videro bloccare l’ingresso.
Ora i pochi intimi ammettono di sentirsi soli, curioso, vero?
La notizia “Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico”, assieme alle lacrime di coccodrillo dei pochi intimi, certifica il disegno di mummificazione, di questo luogo terribilmente segnato dalla storia. La cancellazione della memoria in atto.
Al posto della Risiera faranno un resort?
Giorgio Stern
Libertà di espressione spirituale... fino alla morte!
La libertà di espressione spirituale inizia dalla nascita e finisce con la morte di ognuno. Questo indicherebbe la nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell’umano in noi, prima ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo esseri umani ma tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche qualità vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire, con qualche eufemismo, “cultura” ma sicuramente è un recinto che impedisce il libero pensiero.
Non solo la “società civile” con le sue regole e le sue imposizioni di nazionalità e ceto costringe l’uomo ad un’esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è assolutamente indivisibile.
Dalla nascita alla morte entriamo in una gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe fare. Pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza alla “globalità” va aiutata attraverso cambiamenti e riforme che portino la libertà personale dell’uomo alla sua originaria manifestazione.
Lasciando da parte il discorso della nazionalità che può essere superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali diverranno universalmente riconosciute e l’identità nazionale verrà sostituita dall’idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre ancora attendere.
Ma c’è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui ed ora, in Italia, con questo stesso Governo in carica, ed è l’ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita dell’individuo sino alla sua dipartita.
I bambini, i neonati, sono i primi sfruttati, in senso ideologico e religioso, obbligati dai loro stessi genitori e dagli obblighi “sociali” a sottostare alle strumentalizzazioni religiose. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi “religione”, un bambino innocente viene obbligato ad un percorso religioso, del tutto inconsapevolmente, cominciando con il battesimo, poi la cresima e poi ancora la comunione. Il bambino incolpevole viene legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva.
L’adesione ad una religione può avvenire solo nell’età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione imposta dalla consuetudine o dalla paura. Si va a votare a 18 anni? Anche per l’adesione religiosa bisogna avere almeno quell’età, altrimenti è violenza e prevaricazione su minori.
C’è poi il problema della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, anche per sottrarre il cadavere alle “lobbyes mortuarie”.
Anni fa presentammo alla Camera dei Deputati una petizione per un’idonea legge sulla libertà espressiva della morte:
Ci rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare una forma di evidente censura. Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ‘successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, esequie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici, una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo Vegetariano VV.TT. sta portando avanti la battaglia della libertà di esprimere un commiato laico, della libertà di cremazione ecologica e dispersione delle ceneri, della libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico e necessità di un idoneo spazio per il commiato laico, etc. (vedi anche: http://www1.adnkronos.com/
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
La Kabbalah come strumento di conoscenza...
*Il Messaggio*
Viviamo al centro di un periodo difficile, messi a dura prova dalle crisi di qualsiasi livello nella nostra esistenza personale, ambientale e sociale. La causa di queste crisi è la nostra inabilità a percepire le connessioni tra di noi, e tra di noi e la natura. La saggezza della Kabbalah fornisce un metodo attraverso il quale l’umanità può risolvere le malattie del mondo e trascendere i propri problemi. Introducendo l’autentica saggezza della Kabbalah nell’educazione di massa, Bnei Baruch (1) fornisce il cammino da seguire per tutto il mondo. Bnei Baruch è un movimento che comprende migliaia di studenti in tutto il mondo. Ogni studente ha scelto il suo cammino e la sua intensità, in accordo con le proprie condizioni e abilità. Negli ultimi anni, il gruppo è cresciuto in un movimento impegnato in progetti di educazione volontaria, presentando le fonti genuine della Kabbalah nella lingua contemporanea.
L’essenza del messaggio divulgato da Bnei Baruch è l’unità delle persone, l’unità delle nazioni e l’amore dell’uomo.
Per millenni, i Kabbalisti hanno insegnato che l’amore dell’uomo è la base sulla quale poggiano le fondamenta del popolo d’Israele. Questo amore prevalse ai tempi di Abramo, di Mosè, e del gruppo di Kabbalisti che essi fondarono. L’amore dell’uomo era il carburante che spingeva il popolo d’Israele verso obiettivi straordinari. Nei tempi in cui l’amore dell’uomo si spostò in un odio infondato, le nazioni scivolarono nell’esilio e nelle afflizioni. Se noi creiamo la stanza per questi antichi ma nuovi valori, scopriremo che possediamo il potere per mettere da parte le differenze e unirci.
La saggezza della Kabbalah, nascosta per anni, sta uscendo dall’occultamento. Si è aspettato per il tempo dove noi saremmo stati sufficientemente sviluppati e preparati per perfezionare il suo messaggio.
Oggi sta emergendo come un messaggio e una soluzione che permette di unire le fazioni interne e fra i vari popoli e di portarci tutti, come persone e come società, in quel lontano stato migliore che c’è stato nel passato.
(1) - Bnei Baruch è la più grande istituzione in Israele che condivide la saggezza della Kabbalah con il mondo intero. Il materiale di studio, disponibile in 32 lingue, è basato su autentici testi di Kabbalah tramandati di generazione in generazione.
L’Uno è il mistero dei misteri, l’En Sof (il senza limite), Egli può manifestarsi attraverso i suoi attributi che sono poi le qualità descritte nella Kabbalah. Lo schema proiettato si chiama Albero delle Sefiroth, con dieci rami, è un simbolo di come le qualità divine siano scese dall’alto verso il basso, segnando la strada spirituale che l’anima deve compiere per il ritorno.
Il cammino si compie attraverso 7 Hekaloth (piani spirituali) in cui l’anima procede dal basso verso l’alto sino alla rivelazione. Nella Kabbalah i rami si intersecano in 22 sentieri conduttivi a varie qualità e questa cifra corrisponde alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.
Vediamo ora quali sono i nomi ed i significati arcani dei vari sentieri. 1 dalla Intelligenza alla Corona, l’nizio; 2 dalla Bellezza alla Corona, conoscenza occulta; 3 dalla Intelligenza alla Saggezza, conoscenza profana; 4 dalla Bellezza alla Saggezza, creazione; 5 dalla Misericordia alla Saggezza, saggezza; 6 dalla Bellezza all’Intelligenza, fede; 7 dalla Severità all’Intelligenza, moto; 8 dalla Severità alla Misericordia, risoluzione; 9 dalla Bellezza alla Misericordia, meditazione; 10 dal Trionfo alla Misericordia, evoluzione; 11 dalla Bellezza alla Severità, moderazione; 12 dalla Splendore alla Severità, rinuncia; 13 dalla Trionfo alla Bellezza, trasformazione; 14 dal Fondamento alla Bellezza, moderazione; 15 dallo Splendore alla Bellezza, soggezione; 16 dallo Splendore al Trionfo, distruzione; 17 dal Fondamento al Trionfo, realizzazione; 18 dal Regno al Trionfo, mutevolezza; 19 dal Fondamento allo Splendore, appagamento; 20 dal Regno allo Splendore, giudizio; 21 dal Fondamento al Regno, completezza; dalla Saggezza alla Corona, l’En Sof, il divino paradosso.
“Il Silenzio ha in sé abissi dentro abissi, ma esiste un Silenzio ultimo, un punto estremo da non essere nulla eppure da cui tutto sgorga, questa è l’Essenza”.
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Successo non significa riuscita...
In un mio scritto ormai “antico”, ma secondo me ancora valido, contenuto nel libro "Riciclaggio della Memoria" *, ho raccontato di come nella nostra società, nell’anima della specie chiamata anche “aura psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo.
La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, ecologia, arte, scienza.. ed ovviamente religione e spiritualità.
Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare, c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo, da questa massa vengono emessi pseudopodi mentali. Uno è connesso ai modelli del passato, dell’ego, dell’interesse privato, della tradizione ancestrale e settaria ed un altro è rivolto verso la crescita, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche, l’accrescimento di coscienza e la liberazione dagli schemi comportamentali.
Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male…
Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza. Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo in termini di sfruttamento. Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, sviluppando la coscienza, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e speculativi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione).
Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).
Così funziona il mondo… Paolo D’Arpini
Commento di Monica: "Caro Paolo quello che mi stupisce è che scrivi articoli molto interessanti e che la gente non vede, deve essere un po' frustrante perché davvero sei una voce fuori dal coro..."
Mia rispostina: "Normale amministrazione, sono avvezzo a questo stato di cose. Il mio destino, in questi tempi oscuri, è di non avere successo. Ma questo è un successo dal punto di vista spirituale, perché mi aiuta a non avere aspettative in merito al "riconoscimento" altrui... Comunque non tutti sono indifferenti vedo che tu apprezzi..."
* Il libro Riciclaggio della Memoria è stato presentato “ufficialmente” nella sala consiliare del Comune di Treia il 31 ottobre 2014, con scarso successo… Chi fosse interessato a riceverne una copia può contattare il curatore editoriale Michele Meomartino: 393.2362091 – meomartinomichele@gmail.com
I giornali e l'approfondimento delle notizie... Quale futuro per la carta stampata?

27 gennaio e l’olocausto quotidiano…
«Un giorno i nostri figli ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?”. A quel punto non potremo usare la stessa giustificazione, per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo» Helmut F. Kaplan
Il 27 gennaio di ogni anno si ricordano le vittime dell’olocausto: ebrei, omosessuali, zingari e avversari politici che furono imprigionati nei campi di concentramento nazisti. Parecchi di loro perirono di stenti e di angherie, di esperimenti medici disumani, di fame, etc.
Quello non fu il primo olocausto e nemmeno l’ultimo, sembra infatti che l’uomo abbia la tendenza al genocidio e di tanto in tanto questo “vizio” si manifesta, contro i suoi simili scomodi da sopportare. Non voglio qui però enumerare tutti gli stermini compiuti ed in corso contro l’umanità… sarebbe un’azione politica impropria visto che molto spesso sono le stesse cosiddette “democrazie” a metterli in atto. C’è già chi provvede a fare questo lavoro di scoperchiatura dei sepolcri imbiancati e non voglio rubar loro il mestiere.
Eppure qualcosa vorrei dire. Ci professiamo tutti democratici, almeno a parole, anche se, più o meno consciamente, continuiamo a tollerare il dominio di un sistema economico-culturale che nulla ha da invidiare al nazismo. C’è un razzismo quotidiano che imperversa e ci condiziona, dal linguaggio alle abitudini alimentari. Diceva un amico vegetariano, Francesco Pullia: “C’è una presunta ‘normalità’ che gronda sangue e risulta inaccettabile. Parafrasando un noto aforisma di Adorno, Auschwitz inizia ogni volta che passando da un bancone di un supermercato, dalla vetrina di una pellicceria o ci sediamo per mangiare facciamo le spallucce e diciamo che si tratta ’solo di animali’. Se si da per scontata l’esistenza di un mattatoio, non ci si può stupire o indignare degli stermini di massa che hanno infangato i secoli. Siamo circondati da migliaia di Buchenwald, Birkenau, Dachau…”
Nel mondo, secondo gli ultimi dati disponibili, si allevano oltre 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli e galline e altro pollame. Solo di bovini, ogni anno in Italia si macellano circa 4.700.000 animali. Ci troviamo in un mondo dove nessun politico parla degli animali massacrati tutti i giorni a milioni, dove i segnali di madre natura non vengono ascoltati nonostante i suoi continui avvertimenti…
Il menefreghismo e l’ignoranza penso siano i nostri veri nemici ma sono convinto che dobbiamo aprire gli occhi a più persone possibili, dobbiamo smetterla con l’olocausto continuato. Cominciando dal rifiuto personale all’essere compartecipi dello sterminio a cui vengono sottoposti i nostri “fratelli minori” e delle sue conseguenze sul nostro modo di vivere e sul nostro pianeta. Forse solo allora potremo sperare in un vero cambiamento per una società che possa vivere in armonia con animali e natura senza odio, guerre, razzismo… un razzismo che comincia a tavola!
Alcuni potranno scandalizzarsi del mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale l’uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali… che hanno cancellato la memoria!
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Favole spirituali di Rabiya...
Rabiya al-Adabiya era una donna sufi, nota per il suo comportamento molto eccentrico. Ma il suo comportamento eccentrico era segno di un grande discernimento.
Una volta successe che un altro mistico sufi, Hasan, alloggiasse a casa di Rabiya. In vista di quel soggiorno, non aveva portato con sé il Corano, che era solito leggere ogni mattina come parte della sua pratica. Pensava di poter prendere in prestito il Corano di Rabiya, quindi non aveva portato con sé la sua copia.
Al mattino chiese a Rabiya il Corano e lei gli diede la sua copia. Hasan non riusciva a credere ai suoi occhi. Quando aprì il Corano, vide qualcosa che nessun musulmano avrebbe potuto mai credere possibile: in molti punti Rabiya lo aveva corretto.
È il peccato più grande per i musulmani: secondo loro il Corano è la parola di Dio. Come si può correggerlo? Come si può anche solo pensare di poterlo migliorare? Non solo lo aveva corretto, ma aveva anche tagliato alcune parole, alcune righe. Le aveva rimosse!
Hasan le disse: “Rabiya, qualcuno ha rovinato il tuo Corano!”.
Rabiya rispose: “Non essere stupido, nessuno può toccare il mio Corano. Quello che vedi è opera mia”.
Hasan disse: “Ma come hai potuto fare una cosa del genere?”.
Lei rispose: “Dovevo farlo, non c’era via d’uscita. Per esempio, guarda qui: il Corano dice: ‘Quando incontri il diavolo, odialo’. Da quando mi sono risvegliata, non riesco a trovare l’odio dentro di me. Anche se il diavolo mi stesse di fronte, potrei solo inondarlo del mio amore, perché non mi rimane altro. Non importa se davanti a me c’è dio o il diavolo, entrambi riceveranno lo stesso amore. Tutto ciò che ho è amore, l’odio è scomparso. Nel momento in cui l’odio è scomparso da me, ho dovuto apportare quelle modifiche alla mia copia del Santo Corano. Se tu non l’hai ancora corretto, significa semplicemente che non hai ancora raggiunto quello spazio in cui tutto ciò che resta è amore”.
Rabiya stava camminando per strada. Non era molto conosciuta, il nostro è un mondo di uomini. A chi importa di una donna, anche se è illuminata? Vide Hasan davanti a una moschea con le mani tese verso il cielo, che pregava: “Dio, dammi questo, dammi quello”.
Rabiya fu una donna rara nella storia degli uomini. Si avvicinò, si mise alle spalle di Hasan e lo colpì in testa. E dire che stava chiedendo a dio delle cose meravigliose! E arrivò un colpo! Si voltò e vide Rabiya. Hasan disse: “Non è giusto disturbare una persona durante la sua preghiera”.
Rabiya disse: “Idiota! Stavi chiedendo: ‘Per favore, apri la porta’ e io ti dico che la porta non è mai stata chiusa! Quindi chi l’aprirà? Nessuno l’ha mai chiusa, quindi nessuno la aprirà. Entra e basta!”.
Gesù dice: “Bussate e le porte vi saranno aperte”. Non ci sono porte. Se bussi, bussi a un muro. Puoi bussare battendo la testa, ma le porte non si apriranno.
Per quanto riguarda l’esistenza, non ci sono porte. È tutto aperto, da ogni lato. Puoi entrare da qualsiasi punto e il posto più vicino per accedere è dentro di te. Qualsiasi altro posto sarà più distante. Perché non iniziare dal punto in cui ti trovi? Quindi, per prima cosa, arriva lì dove sei – radicato, centrato nella tua interiorità – e il miracolo è che non avrai bisogno di andare da nessuna parte. Non c’è bisogno di bussare: le porte sono aperte. La tua interiorità è la porta, una porta aperta all’intero cosmo.
Una sera, al tramonto, Rabiya stava cercando qualcosa proprio davanti alla porta di casa, sulla strada. Alcune persone si fermarono e le dissero: “Rabiya, cosa hai perso? Possiamo aiutarti?”.
A quel punto era una donna già anziana ed era amata dalla gente, perché era una splendida folle. Rabiya disse: “Ho perso l’ago. Stavo cucendo e l’ho perso. Lo sto cercando, ma non ho molto tempo, perché il Sole sta per tramontare. Se volete aiutarmi, fatelo in fretta, perché una volta tramontato il Sole e calata l’oscurità, sarà impossibile trovarlo”.
Così si impegnarono tutti in una ricerca frenetica dell’ago. Uno di loro improvvisamente pensò: “L’ago è così piccolo e la strada è così grande! Il Sole scende a ogni istante, la luce sta per scomparire... Senza sapere il punto esatto in cui è caduto, sarà impossibile trovarlo”.
Quindi chiese a Rabiya: “Per favore, ci dici dove è caduto esattamente l’ago? Così sarà possibile trovarlo. Altrimenti presto sarà buio e la strada è molto grande e l’ago molto piccolo”.
Rabiya iniziò a ridere. Disse: “Per favore, non chiedetemi questo, perché mi sento in imbarazzo!”.
Smisero tutti di cercare. Dissero: “Che succede? Perché dovresti sentirti in imbarazzo?”.
Lei rispose: “Mi sento in imbarazzo, perché ho perso l’ago in casa, ma dato che non c’è luce, come posso trovarlo? Fuori, sulla strada, almeno c’è la poca luce del tramonto”.
Tutti dissero: “Sei completamente impazzita? Abbiamo sempre sospettato che non fossi sana di mente, ma questa è la prova assoluta!”.
Rabiya disse: “Mi credi pazza, eppure lo fate da vite intere”. E tu saresti sano di mente? Dove hai perso te stesso e dove stai cercando di trovarlo? Dove hai perso la tua beatitudine e dove stai cercando di trovarla? È persa nel tuo mondo interiore e tu la stai cercando all’esterno!”.
Un’altra storia...
Un giorno Hasan andò da Rabiya. Aveva appena imparato a camminare sull’acqua, così disse a Rabiya: “Andiamo a camminare sull’acqua e facciamo una piccola discussione spirituale, una chiacchierata”. La discussione spirituale era solo una scusa: voleva dimostrare a Rabiya che sapeva camminare sull’acqua.
Rabiya disse: “Sull’acqua? Non mi piace. Andiamo tra le nuvole! Ci sediamo sulle nuvole e facciamo una bella discussione spirituale”.
Hasan disse: “Ma io non sono capace di andare tra le nuvole e tanto meno di sedermi sulle nuvole”.
Rabiya disse: “Neanch’io! Ma che importa? Perché non possiamo parlare di religione qui? Perché andare sull’acqua o sulle nuvole?
Tutti i grandi mistici sono sempre stati contrari ai miracoli che interessano invece a tutti gli sciocchi.
Osho
Autoconoscenza, karma e destino...
Il gatto zen... di Taisen Deshimaru
Un samurai era molto infastidito da un topo che aveva preso domicilio nella sua camera. Qualcuno gli disse: «Ti occorre un gatto».
Il samurai ne cercò uno nel vicinato. Quello che trovò era bello, forte, molto impressionante. Ma il topo si dimostrò più furbo e, più vivo di lui, si fece gioco della sua forza.
Allora, portarono dal samurai un altro gatto, quello di un tempio zen. Aveva l’aria distratta, mediocre, banale e sonnecchiava tutto il tempo. Il samurai pensava: non sarà certo questo che mi sbarazzerà del topo!
Ora, il gatto, sempre pigro, tranquillo, indifferente, ben presto non ispirò più timore al piccolo topo. Questo passava e ripassava vicino a lui senza fare più attenzione. Un giorno, improvvisamente, con un colpo di zampa, fu intrappolato.
Così banale è il monaco zen.
Articolo in cui si parla di scienza, vaccini, odissee nello spazio, ecc....
- (1) C.Paciello, “No alla globalizzazione dell’indifferenza”, Petit Pleasure, 2017