Signoraggio bancario - Memoria sulla "Lotta finanziaria all'ultimo doblone (ebreo)"

 


Purtroppo debbo ritornare su un tema già trattato  sul vecchio blog del Circolo Vegetariano VV.TT. di Calcata, da me chiuso nel 2025,  su un argomento scottante ma ancora di estrema attualità. Nel testo si parla del Signoraggio Bancario e delle Banche Centrali private in mani "ebraiche" che in quasi tutti i Paesi del mondo emettono carta moneta a debito. L'articolo originale menzionato non è più disponibile, avendo -come detto- chiuso il blog, però -fortunatamente ho scoperto la copia dell'articolo che avevo inviato alla Lista Economia di Peacelink che qui segnalo:  https://lists.peacelink.it/economia/2012/01/msg00011.html


Testo per esteso:
  

Treia, 10 gennaio 2012 – Stamattina, come al solito, assieme al cappuccino mi sono sorbettato la lettura indigesta delle notizie ammannite dal Corriere della Sera… Cosentino viene arrestato? La Merkel sarà clemente? La lotta “antievasione” continua? E soprattutto che fine faranno le banche italiane? Le ultime rivelazioni sulle condizioni di salute dell’UniCredit la danno per quasi cotta (e quasi mangiata).. ora è diventata appetibile per la scalata alla sua fagocitazione… Povera Unicredit, una banca così bella e seria, una vera signora.. ridotta a fare la sgualdrina per salvarsi le chiappe… Ed infatti non se le salverà perché la sgualdrina sta ai comandi di chi la paga.

In Italia c’è un proliferare di sezioni bancarie e di istituti di credito, ed è verissimo, anche qui a Treia, malgrado parecchi negozi stiano chiudendo, ho potuto notare come al centro storico vi siano almeno una mezza dozzina di sedi bancarie, sempre vuote e semichiuse ma con la macchinetta del bancomat sempre accesa e pronta… Le banche hanno sostituito le botteghe!!.. – mi scriveva l’amico Giorgio Quarantotto- Ed i motivi sono tanti, occupare il territorio per fidelizzare i clienti. Questa è stata la dottrina economica pianificata in America 20 anni fa, che ai vertici delle banche italiane è stata recepita già da prima dell’introduzione dell’euro. Le banche piccole devono crescere fare delle fusioni, devono competere e altre amenità… Molte falliranno e saranno acquisite dalle grosse. Gli sportelli sono i beni reali che le banche possono vendere per far cassa, sono immobili al posto del contante che circola sempre meno. Il costo degli sportelli viene ammortizzato dalla moneta virtuale in previsione che tutto diventi elettronico. Lo scenario prevederà anche una tassa per il ritiro del contante…?

L’amico Maurizio chiedeva: “Sappiamo bene come, il sistema finanziario, cresce, rapina e prospera su varie attività “virtuali”, spesso virtuali o speculative: fondi di investimento, promozioni finanziarie, compra vendita di Azioni, ecc., e sappiamo anche come sono state forzate le persone, incentivando fino all’ossesso l’offerta di finanziamenti per l’uso della carta di credito, per acquisti pagabili con comodo, ecc., tutto un giro che seppure spesso rappresenta rischi di insolvibilità nei poveri disgraziati così espostisi, consente alle finanziarie di ipotecare, sequestrare quanto è possibile, e se non c’è nulla da sequestrare, non fa niente, tanto quei “rischi” sono stati rivenduti, spalmati, sotto riciclati all’infinito, trattandoli come “beni virtuali” (la famosa “bolla” esplosa negli Usa), D’accordo su tutto questo, ma cosa spinge il settore bancario a creare dei nuovi sportelli bancari in ogni strada della metropoli? Tanto più che il crescere delle operazioni on line avrebbe dovuto, viceversa, restringere al minimo indispensabile gli sportelli al pubblico. A tutti coloro che hanno osservato e studiato questo fenomeno, possibilmente amici che hanno lavorato nel settore bancario, chiedo una dettagliata spiegazione, spiegazione tecnica, intendo… (perchè le motivazioni politiche mi sono chiare)”

Ed oggi ho ricevuto questo parere “tecnico” da una persona che si fa chiamare “Biamonte”: … il brulicare di nuove agenzie bancarie facenti capo a banche storiche italiane e di nuovi soggetti creditizi in Italia discende tecnicamente dall’abbattimento delle frontiere anche in questo settore, che ha determinato le numerosissime fusioni, incorporazioni e Opa varie che hanno completamente stravolto il tradizionale panorama bancario nazionale (tanto per restare in Italia). Con le vergognose svendite delle BIN (banche di interesse nazionale e dei soggetti di diritto pubblico, quali ad esempio Credit, Comit, o Bnl) e la loro privatizzazione, iniziate, guarda caso poco tempo dopo (1994) la famigerata crociera sul Britannia (1992), il panorama creditizio nazionale ha iniziato la sua progressiva, inesorabile marcia verso una sorta di multi nazionalità dell’impresa creditizia in mani esclusivamente private, che ha generato gli attuali assetti bancari in Italia (ripeto mi limito alla situazione nazionale). Tranne le banche locali, radicate sul territorio, quali possono essere ancora alcune casse di risparmio o le banche popolari o quelle di credito cooperativo, la maggior parte dei più importanti istituti di credito del nostro Paese (non uso appositamente, ormai già da lungo tempo, il termine Nazione per indicare l’Italia) sono diventati delle vere e proprie multinazionali del credito (prendi come esempio cardine il gruppo UniCredit e quello Intesa), con sedi legali e operative (soprattutto di back office) in vari paesi europei ed extra ed una eterogeneità nella composizione del top management, secondo le quote di rappresentatività di ciascuna banca facente parte del Gruppo. Le fusioni etc. hanno di conseguenza creato un surplus di personale con necessità di disfarsi di quelli che in gergo vengono definiti “esuberi” e una frenetica ricerca di accordi sindacali per attutire l’impatto tra i lavoratori interessati e garantire un minimo di sicurezza sociale per chi transita nel fondo di solidarietà del credito (pagato dalle aziende e dai lavoratori, dunque non a carico dello Stato). Non dimentichiamo che i gruppi succitati si sono lentamente trasformati da banche di risparmio e di gestione del credito in autentiche banche di investimento, con ardite speculazioni finanziarie, i cui frutti avvelenati stanno mostrando tutta la loro perniciosità per l’economia e il risparmio nazionali, e per la forte negatività in ambito sociale ed occupazionale. Tuttavia, a seconda della loro esposizione, la cd. crisi si sta ritorcendo contro le banche stesse (il decreto “salva Italia” è in realtà un “salva banche”), crisi che il più delle volte viene spregiudicatamente usata in maniera del tutto strumentale per accordi sociali a perdere per i lavoratori. Un’erosione inarrestabile attuata spesso con l’avallo dei sindacati sotto ricatto, pena la loro sopravvivenza. Il fenomeno della moltiplicazione degli sportelli non deve trarre in inganno. Calcola che ad esempio colossi come UniCredit o Intesa hanno in questi ultimi tempi razionalizzato la loro rete, ingolfata dalla duplicazione degli sportelli a seguito delle fusioni con altri carrozzoni, vendendo parte delle agenzie ad altre banche, soprattutto locali od estere che hanno così potuto sviluppare la loro presenza, alle volte molto limitata, sull’intero territorio nazionale. Quindi accanto alla pur sempre numerosa quantità di sportelli delle banche – diciamo – tradizionali, ma tutte regolarmente ormai vere e proprie multinazionali, si può vedere una multiforme varietà di banche nuove che spuntano come i funghi nei vari quartieri cittadini ma anche nei piccoli centri. E non solo. Una nuova presenza è data anche dalle banche che offrono i loro servizi prevalentemente on line (Che Banca del Gruppo Mediobanca, ING Direct, banca olandese, Mediolanum, ecc.) e che stanno aprendo le loro brave agenzie per avere un contatto diretto con la clientela. I costi? Sono sicuramente molto inferiori a quelli sostenuti durante la gestione dello sportello tradizionale. Tagliato l’onere principale del cd. costo del lavoro (uscita dei lavoratori anziani con contratti “onerosi”, ingresso delle giovani leve impiegatizie e dei quadri con nuovi contratti, dai costi ridotti di un 40-50% rispetto ai vecchi), le spese di gestione dei nuovi sportelli, in buona parte automatizzati (operazioni di prelievo, pagamenti vari, bonifici, versamenti, etc.) non solo sono di gran lunga “sopportabili” rispetto al passato ma permettono anche un’espansione più mirata e capillare sul territorio e una strategia volta ad una sempre maggiore concorrenza. Insomma l’Europa delle banche è una realtà tangibile in ogni contrada, tanto che molti governi pseudo-nazionali europei sono espressione diretta del potere bancario: una piovra che con i suoi tentacoli sta sempre più soffocando gli ultimi residui di sovranità politica ed economica delle singole nazioni (con la n minuscola). Fino a quando?

Già, fino a quando? Ah, dimenticavo.. fra le varie notizie comunicatemi sottobanco da amici c’è anche quella del controllo segreto, effettuato dai nostri finanzieri, ai valichi con la Svizzera, per schedare le auto che si sospetta esportino capitali abusivamente… Ma la lotta alla Svizzera come deposito bancario è ormai arrivata al suo culmine… era iniziata anni addietro con le sempre più pressanti richiese di abolizione del “segreto bancario”, con la scusa dei versamenti segreti neri fatti da enti malavitosi e politici ladri e mafiosi… ora la spiata sull’inside trading della moglie del presidente della Swiss Bank ha dato il colpo finale… “Coinvolto in uno scandalo di insider trading alla fine ha gettato la spugna e si è dimesso. Una puntata da 500 mila dollari è costata il posto al governatore della Banca Nazionale Svizzera. La notizia ha provocato immediati smottamenti sul valutario e in particolare nelle operazioni di cambio euro/franco svizzero. Al momento la moneta unica vale 1,2131 franchi. Lo scandalo è scoppiato la settimana scorsa, quando si è venuto a sapere che la moglie del banchiere aveva venduto franchi e comprato dollari pochi giorni prima di un intervento di politica monetaria della SNB volto a svalutare la moneta elvetica….”

Ora per il riciclaggio di fondi neri resta solo lo IOR, che ancora resiste malgrado i silenzi del vaticano e le rogatorie dimenticate… La procura di Roma infatti ha inviato tre richieste di collaborazione giudiziaria, tra il 2002 e il 2008, per ricostruire il flusso di denaro della mafia transitato su alcuni conti segreti dello Ior. Ma la chiesa non risponde…

Povera chiesa, anch’essa come la Svizzera vittima sacrificale della lotta finanziaria mondiale in corso… Alla fine a vincere saranno le grosse banche multinazionali in mani ebree?

Paolo D’Arpini



Post Scriptum:

"Veramente dalla lista di Peacelink mi sono arrivate delle vere e proprie offese ed accuse di antisemitismo, non per il contenuto dell’articolo, che non è stato minimamente considerato, bensì sul semplice uso dell’aggettivo “ebreo”…..

Per chiarire meglio riporto qui le parole usate dal repressore primo: “Oggetto: Lotta finanziaria all’ultimo doblone… in calo Svizzera e IOR… stanno trionfando le banche internazionali in mani ebree… – Sia il titolo che la conclusione di questo articolo sono del tutto gratuiti ed espressione di un chiaro quanto vergognoso pregiudizio antiebraico. Chiedo che i moderatori di Peacelink prendano provvedimenti nei confronti di chi ha inviato questo testo. BASTA ANTISEMITISMO – FUORI IL RAZZISMO DALLA STORIA.  Prof. Gennaro Carotenuto”

Al che il moderatore di Peacelink ha preso la parola, sempre senza prendere in considerazione il testo dell’articolo ma fermandosi alla sola parola “ebreo” scrivendo: “…come moderatore della lista prendo distanza da quella frase che richiama una storica posizione antisemita che riconduce falsamente la comunità ebraica a un ruolo di dominus della finanza internazionale. Del resto è ampiamente noto che tali tesi più volte confutate nel corso della storia non sono fondate su dati oggettivi. Andrea Agostini”
Ma non basta, giunge altra reprimenda, sempre senza considerare il testo, da altro iscritto alla lista Peacelink: “Ringrazio il moderatore ed esprimo tutto il mio biasimo nei crf dell’autore di quel delirante post. Carlo Bologna”
Giusto che abbiano potuto esprimere il loro parere, sia il professore Carotenuto che il signor Bologna, che il moderatore Agostini, ma siccome io non sono più  iscritto alla lista di Peacelink non ho ribattuto, sono rimasto in silenzio… pazientemente aspettando, finché finalmente un’anima gentile, la mia compagna Caterina, ha preso le mie difese scrivendo la lettera che segue e indirizzandola alla stessa lista Economia di Peacelink".  (Paolo D'Arpini)


Leggete e giudicate voi stessi…
Gentile (si fa per dire) prof. Gennaro Carotenuto, ho letto con un certo stupore la sua mail (e anche quella del moderatore della lista).
La conoscevo come un esperto, amante e studioso dei problemi dell’America Latina, da quando, tempo fa, colta anch’io dall’amore per quella terra, mi ero iscritta alla lista LATINA di peacelink, dalla quale, per mancanza di tempo, mi sono già da qualche anno cancellata.
Non capisco onestamente da dove proviene il suo giudizio di antisemitismo provocato dalle parole scritte in quell’articolo (che io ho semplicemente inoltrato), in quanto mi pare espressione di idee e concetti (e non pregiudizi) che possono anche essere condivisi o perlomeno entrare a fare parte di un dibattito civile.
E se invece della parola ebreo (che credo che non sia un’offesa per nessun rappresentante di questo popolo, come non lo sarebbero le parole musulmano, cristiano, buddista, ecc.) ci fosse stato la parola “americano” oppure “tedesco”? E’ un’offesa, per lei, per un ebreo, dire che sono i maggiori detentori del potere finanziario? Non siamo più liberi, in questo paese, di dire niente?
E dire semplicemente che le banche sono massimamente in mano ad ebrei? Forse si potrà non essere d’accordo, su questa tesi, e si potrà controbattere ad essa, ma basta cercare su Google e/wikipedia e vedere che, ad esempio la Goldman Sachs, é stata fondata da un ebreo e che alcuni dei personaggi responsabili dell’organizzazione sono ebrei.
Forse che wikipedia può essere accusata di antisemitismo?
Allego un esempio di civile contestazione a quell’articolo e la risposta che ne é seguita. Non siamo ancora in dittatura.
…….
Commento di Roberto Falvella: “caro Paolo, dici “banche in mani di ebrei” ….. il “banchiere” è una professione e, come tale, va rispettata (anche se un po triste), ovviamente ci sono i bravi e i cattivi, gli onesti e i disonesti, ecc. alcuni di questi ultimi commettono reati civili e penali ? … ci sono le leggi e i codici. le leggi sono inadeguate ? allora il problema diventa politico, ecc. L’ “ebreo” è un concittadino che ha elaborato una certa cultura (una certa religione), oppure è un concittadino che ha un gene ereditario (esempio gli occhi neri) trasmessogli lungo 120 generazioni da un antenato vissuto 3000 anni fa in Palestina: cosa c’entra tutto questo con un suo eventuale comportamento disonesto …? Attento al razzismo che potresti alimentare (la madre degli analfabeti è sempre incinta)”
Rispostina di Paolo D’Arpini: “Caro Roberto, anche un professore della lista “economia di peacelink” ha censurato l’aggettivo… capisco che suoni strano definire un banchiere “ebreo” in quanto chiunque potrebbe essere un banchiere … ma sta di fatto che i potentati economici in lotta per la supremazia politico-finanziaria sul pianeta, in questo momento storico, siano “purtroppo” quasi tutti di origine ebrea kazara (di setta ashkenazita convertita all'ebraismo all'incirca verso l'anno mille della nostra era:   https://paolodarpini.blogspot.com/2014/04/sionismo-cazari-ashkenaziti-e-gli-ebrei.html)… 
Forse avrei fatto meglio a tacere? Non so… d’altronde non è la prima volta che mi esprimo in tal senso… ed un dato di fatto non può essere tralasciato solo perché c’è il rischio che venga interpretato come “razzismo”. Pazienza. Comunque non volevo parlare di reati bancari e finanziari, su quel tema non entro… volevo solo evidenziare che c’è una guerra in corso, a livello economico/finanziario, e che lo IOR (in pugno cristiano) e le banche svizzere (in uno stato calvinista) stanno perdendo… mentre le  finanziarie e le Banche Centrali private  (in mani ebree) stanno trionfando… E comunque i loro reati non possono apparire… poiché sono le stesse multinazionali che controllano il FMI, l’economia mondiale e la maggioranza dei governi e dei media… (compresa l’Italia in mani Goldman Sachs) e d’altronde nello stesso articolo si parla male dello IOR, che è cattolico, ma questo passa inosservato…?”
……….
Segnalo, a titolo esemplificativo, il link di un articolo pubblicato su Arianna Editrice. Confesso che non l’ho letto tutto, ma mi pare interessante: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=36797
Ribadisco che invio questa mail non perché io sia convinta di tutto quanto affermato nell’articolo in oggetto, infatti credo che relativamente a queste cose sia molto difficile sapere l’esatta e completa verità, ma per amore di libertà di espressione e solo dove c’è libertà di espressione si può pensare, chissà, un giorno, di giungere alla verità.
Caterina Regazzi



Uomo. Estinzione garantita...

 





 "L'estinzione dei vertebrati", gruppo tassonomico a cui appartiene anche l'uomo (Homo sapiens), è un fenomeno critico noto come Sesta Estinzione di Massa. Guidata dalle attività umane, procede a un ritmo stimato fino a 100 volte superiore rispetto a quello naturale, mettendo a rischio un quinto delle specie globali". 



Oltre il visibile. Chi sono io?...




Da qualche giorno o settimana con Paolo viene sempre fuori un argomento: se della coscienza DI UNA PERSONA, alla sua morte, rimane qualcosa.

Sono cresciuta in una famiglia in parte religiosa, in parte atea: mia nonna era la bigotta (in senso buono), che mi parlava del peccato e mi sgridava se portavo i pantaloncini troppo corti e guardavo i ragazzini o se mi toccavo lì…. mia madre che non era né particolarmente credente né praticante, diciamo che era una “credente di comodo”, cioè quando ne sentiva il bisogno, si rivolgeva a Dio per un aiutino o per un sollievo, mio padre è sempre stato ateo e non voleva neanche sentir parlare di Dio, anima o cose simili. A volte l’ateismo è un’ideologia, una fede peggiore delle fedi in qualche religione, ora lo capisco.

Caratterialmente assomiglio a mio padre e da lui ho assorbito questa visione, un po’ mitigata dal resto del contesto; sono stata anche a scuola dalle suore per tanti anni ma con quel che raccontavano loro ci sarebbe stato da diventare atei anche non volendolo: peccato, peccato e ancora peccato!
 
Ma la mia religiosità anche da ragazzina ancora incanalata nella chiesa, aveva un anelito di libertà: ogni tanto entravo senza nessuna ragione apparente, in chiesa, specialmente a Treia e lì cercavo me stessa. Difficile trovarsi però quando si ha un carattere come il mio, debole, insicuro, che per amarsi deve sentire l’amore da parte dell’altro e quando questo amore altrui è carente si fa di tutto per attirarlo, pena una scarsa considerazione di sé, una auto-svalutazione. Ma questo meccanismo da origine ad un circolo vizioso: addirittura durante una seduta di psicoterapia, 30 anni dopo, la mia terapeuta mi disse: “lei non ama chi la ama, perché secondo il suo intimo, se qualcuno la ama quel qualcuno non ha valore”.
 
Poi ho incontrato Paolo che il primo giorno anzi nella prima ora mi disse: “ognuno è perfetto già così com’è, sei già perfetta come sei, basta solo scoprirlo (come sei)”. E così da allora mi auto-osservo, quando non sono distratta ed in altre faccende affaccendata (e quindi spesso), imparo a non giudicarmi, imparo a togliere gli orpelli che mi sono portata dietro per una vita, cercando di piacere a me stessa ed agli altri. Perché, pensavo, “se gli altri non ti amano, non ti cercano, ti rifiutano, ti abbandonano vuol dire che c’è qualcosa in te che non va”, senza considerare che sono già questi pensieri, pur se inconsci, che ti portano ad avere un atteggiamento anche falso che invece di attrarre, respinge, fa “repulsione”.

Allora, gratto, levo, raschio, tolgo, elimino…. il corpo resta, quello si, ma di non concreto, togliendo togliendo… cosa resta? 
 
Ricordo di aver provato anche paura all’inizio. Pensavo (la mente che sempre ci da un “aiutino” in negativo): “Se tolgo tolgo, alla fine cosa resta? Non è che resterò VUOTA? Non è che non avrò più una personalità un carattere delle idee delle passioni dei gusti…. e come mi passerò il tempo se non avrò più da pre-occuparmi di questo e di quello? e cosa racconterò agli altri di ME? (Sempre questa preoccupazione di non piacere…). 
 
Ed infatti è vero, magari non ho più tante cose da dire da fare agli altri o con gli altri ed ho (di nuovo) anche nuovamente sofferto per una sorta di abbandono, di allontanamento da parte di alcune persone per le quali forse non avevo più l’appeal di prima quando mi prestavo a “piacere” senza pensare se quel che di me piaceva ero la vera ME.
 
Comunque a forza di togliere non è vero che non resti nulla….. scopro ancora una persona, un essere, capace di sentire, di percepire più vividamente colori, odori, sentimenti, sensazioni, gioie e dolori lasciando arrivare il tutto e lasciandolo andare, così come è arrivato, senza attaccarmici per sentirmi meno vuota, più ricca. Non sento il bisogno di nessuna ricchezza, potrei essere quella santa che girava nuda... che emozione! 
 
Oppure quell’anima che abita un corpo che le è stato dato o che lei si è scelto, che a volte prova piacere, a volte stanchezza, a volte dolore e a volte queste sensazioni durano a lungo a volte solo un istante e chi lo sa quanto a lungo ancora le potrò provare. Ma l’anima esiste? O è quella cosa che sempre Paolo nomina e che a me a volte fa arrabbiare perché non riesco a capire, ma cosa c’è da capire? la COSCIENZA! PURA COSCIENZA…. che non è la stessa cosa dei PENSIERI, ma ci sta vicino e se i pensieri sono energia e se la materia è energia e se nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, allora anche quell’energia che è nei nostri pensieri, che è nella nostra coscienza, neanche lei si distrugge, ma si trasforma. E quando moriamo? dove va a finire questa energia che è la coscienza, i pensieri? Il corpo si decompone o viene bruciato (e sviluppa energia), i pensieri dove vanno a finire? C’è un contenitore anche per questa energia? C’è una trasmissione da coscienza a coscienza, forse anche da mente a mente? La specie umana ma non solo a cosa deve la sua evoluzione se non a questa trasmissione, che sarà pure in parte “culturale”, conoscenza acquisita e tramandata grazie all’uso della scrittura e dei mezzi di comunicazione, ma cos’è che spinge l’uomo a fare questo se non l’anelito a scoprire cosa c’è OLTRE IL VISIBILE?

Caterina Regazzi - Comitato per la Spiritualità Laica

La prima volta a Calcata...

"Mission". Lasciate che i pargoli dicano la verità...

 


«[…] mi sovviene una storiella, forse vera e comunque verosimile, appresa da Osho, ed il fatto sembra accadde realmente in una scuola missionaria d’oltre oceano.

Un missionario cristiano svolgeva la sua opera in uno sperduto villaggio nella foresta amazzonica. L’apostolato si presentava bene, prima aveva preso in cura i malati, poi era passato ad assistere gli anziani ed i poveri infine aveva costruito una chiesa con un oratorio per poter insegnare la religione ai bambini. Un giorno stava spiegando la bibbia e raccontava la storia dell’uomo, del peccato originale, della faticosa via verso il bene e di come il compassionevole Gesù fosse venuto in terra per redimere i peccatori che si erano pentiti ed affidati a lui.

Dopo aver così istruito i bambini, per vedere se avessero capito bene il concetto della religione cristiana, chiese ad alta voce alla classe: “Ecco dopo aver ascoltato quel che ho detto chi sa dirmi in sintesi qual è il messaggio della religione?”. Subito un ragazzino sveglio si alzò e disse: “Io l’ho capito, il messaggio è che bisogna peccare”. “Come sarebbe a dire – interloquì il prete – se ho parlato male del peccato dall’inizio alla fine?”. “Tu hai detto che l’uomo è un peccatore, ma egli deve necessariamente peccare per poi potersi pentire e prendere rifugio in Gesù che lo salva… Senza peccato quindi non c’è redenzione”.»

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
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La "persona non è il soggetto" secondo Nisargadatta Maharaj...

 

“Io parlo della fine della persona... non della persona!” (Nisargadatta Maharaj)

Secondo  Sri Nisargadatta Maharaj, esponente della filosofia non-duale (Advaita Vedanta), la persona non esiste realmente ed è soltanto il risultato di un equivoco mentale. Essa rappresenta un riflesso o un'ombra della realtà oggettiva, ma viene erroneamente scambiata per il vero soggetto.

Nisargadatta Maharaj scompone l'illusione della personalità attraverso concetti chiave precisi:

La natura illusoria della persona

Prodotto di memorie: La persona è costituita esclusivamente da un insieme di ricordi, abitudini e strutture psichiche.
Mancanza di continuità: Pensieri, sentimenti e azioni scorrono incessantemente davanti al testimone consapevole. Lasciano tracce nel cervello e creano una falsa illusione di continuità temporale.
Nomi e forme: L'identità personale si basa su etichette verbali e forme fisiche, definiti dal maestro come "vuote apparenze prive di qualsiasi contenuto reale".

Il riflesso e la realtà

L'ombra del reale: La personalità è solo un'ombra della Realtà Suprema, non il vero Sé.
L'errore delle identificazioni: Affermazioni come "io sono questo" o "io sono quello" appartengono alla dimensione del sogno e dell'immaginazione privata.
Il puro esistere: Soltanto il senso dell'"Io sono" puro e semplice, privo di associazioni personali, possiede il marchio della realtà.

La liberazione dall'equivoco

Cessazione dello sforzo: Comprendere che la persona è una semplice ombra permette di smettere di logorarsi e di trasformare l'esistenza in un flusso guidato dall'interno.
Uscire dalla prigione: L'identificazione con il corpo-mente racchiude l'individuo in una prigione. Se ne esce unicamente conoscendo se stessi per ciò che si è realmente: la luce immortale della coscienza.



Dal Treja a Treia... l'inizio di una storia!

 


Oggi è il 13 giugno del 2026 e ci avviciniamo al mio 82° compleanno, infatti io nacqui il 23 giugno 1944, e quando si sente avvicinarsi "l'estrema nemica", che in realtà io chiamo la più compassionevole amica, viene voglia di fare un riepilogo della propria vita. Magari non di tutto tutto ma almeno degli ultimi anni. Così mi sono messo a scrivere su quegli aspetti della mia esistenza che hanno particolarmente influito  sulla mia crescita. Parto dal 1973 l'anno in cui incontrai il mio guru Muktananda  e di lì a poco mi insediai nell'isola del Treja, Calcata, il logo magico della Tuscia dove trascorsi intensamente  33 anni della mia vita. Ma l'intensità non ha valore se non subentra una comprensione, una sintesi su quanto vissuto. Questa sintesi iniziò nel 2010 l'anno in cui raggiunsi Treia, quello che ritengo un ultimo approdo. Così mi sono messo a raccontare, attraverso un libro, che sto redigendo in questi giorni,  la mia storia dal Treja a Treia. Spero di riuscire a completare l'opera in tempo utile, entro quest'anno. Qui di seguito riporto un capitoletto che ho finito di scrivere oggi. 

"Un samurai tenta di fare della propria esistenza un'opera d'arte. Ecco perché l'inizio e la fine sono momenti cruciali, come in un racconto" (Yamamoto Tsunetomo)



Come venni a conoscenza di Treia

Calcata è conosciuta come un rifugio di artisti, infatti a parlarmene per primo fu un giovane artista, Moreno Fiorenzato, originario di Bolzano, il quale aveva affittato una casetta nel centro storico di Calcata, un borgo semi abbandonato, per farne un suo laboratorio creativo. Ma gli artisti si sa finché non raggiungono il successo debbono sbarcare il lunario alla benemeglio, quindi lavorava come aiuto cuoco al Centro Macrobiotico di Roma. Siccome anch'io frequentavo quel centro facemmo amicizia. 

A quel tempo, era il 1974 circa, ero da poco tornato dall'India e vivevo a Roma in una abitazione appartenuta ad un mio zio materno defunto, si chiamava Giordano, e lì avevo fondato un centro di meditazione chiamato "Sri Gurudev Mandir", anche l'amico Moreno era un cercatore e mi chiese di essere ospitato per facilitargli l'andirivieni sul lavoro, visto che quel paesino, Calcata, era distante una cinquantina di chilometri dalla città e non era comodo per l'andirivieni al lavoro. Dopo qualche tempo mi disse che era inutile per lui continuare a pagare un affitto a Calcata, considerando che ormai si era sistemato a Roma, ma io ero curioso di vedere quel paesino arroccato sul tufo,  di cui mi aveva parlato non solo lui ma anche un altro cercatore, Mario Dumini, raccomandandomi di andare a vederlo. Così decisi di andare a visitare questa Calcata e quando mi trovai lì ebbi la profonda ispirazione che quello era il posto adatto per me.

 Riconobbi Calcata come la mia casa. Quindi rilevai la casetta dove Moreno aveva il suo laboratorio, che si trovava in Via di Porta Segreta, sopra un antico camminamento che conduceva direttamente al fiume Treja, e pian piano mi ci stabilii, lasciando Roma. Tutto avvenne tra il 1975 ed il 1976. Di lì a poco anche altri cercatori raggiunsero l'atmosfera magica di Calcata, vecchi amici e parenti e persone che erano nell'onda, cercatori spirituali, persone che volevano ritrovare se stessi nella natura, artisti, ecc. 

Tra loro ci fu Giancarlo Croce, che mi disse di essere originario di Treia in provincia di Macerata. Ma prima ancora di conoscerlo personalmente a Calcata conobbi una sua opera, che avevo apprezzato, un grande murale evocativo, quasi zen, che si trova nei pressi di Porta Portese. In effetti ci fu un tempo  in cui andavo spesso al mercato dell'usato più famoso di Roma, c'erano sempre cose interessanti e misteriose da scoprire. Poi avvenne che ci trovammo a Calcata come compaesani, Giancarlo e sua moglie Odette, anche loro furono tra i primi riabitanti del borgo. Per un periodo siamo anche stati vicini, sia quando io abitavo a Via di Porta Segreta, nei pressi del suo studio, sia nella Valle del Treja dove eravamo confinanti di vari terreni. Quando lui mi parlò di Treia rimasi meravigliato nello scoprire che esisteva un luogo con quel nome anche nelle Marche, un altro toponimo dedicato alla Dea Trea, un borgo antico che conserva il suo nome, Treia, appunto. Giancarlo Croce, quindi, fu il primo a parlarmi della Treia marchigiana e parecchi anni dopo conobbi un'altra persona originaria di questo borgo, ed è la mia attuale compagna Caterina Regazzi, la quale nel 2010 dalla valle del Treja mi condusse a Treia, per dimostrarmi la sua esistenza ed io qui rimasi, affascinato dal luogo, com'era successo tanti anni prima per Calcata... Una sorta di riconoscimento karmico.

Paolo D'Arpini - Spirito Laico


Paolo e Caterina nell'orto di Treia

"...la verità intrinseca non può essere trasmessa, può essere solo riconosciuta quando appare evidente per diretta esperienza. L'unico modo per -in qualche modo- lasciarla trapelare è viverla come un fatto senza cercare di dimostrare. Né più né meno come non cerchiamo di dimostrare di essere umani, lo siamo e basta ed ognuno che sa riconoscere in se stesso questo "fatto" non ha bisogno di spiegazioni sul cosa significhi umanità. Ognuno di noi conosce quella verità... poiché lo siamo, e se lo neghiamo lo facciamo solo tramite la stessa verità che neghiamo di essere. Noi siamo coscienza, senza ombra di dubbio, null'altro c'è da conoscere..." (Saul Arpino) 

La simbologia esoterica della "danza dei sette veli"...

 





Treia. Con Caba-Zen il teatro "is over"...



Una delle attività più sentite durante tutto l'arco della mia vita è stata il "vivere teatralmente" ma con la massima sincerità ed allo stesso tempo seguendo un'etichetta, ovvero trasmettendo un messaggio evolutivo sia pur in forma ludica. In questo modo distaccato di agire ho potuto osservare, nel corso di tutti questi anni, come le persone sovente assumono dei comportamenti finti, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri.

Nelle recite messe in scena, sia a Calcata che successivamente a Treia, ho cercato di mettere in mostra verità nascoste con metodi molto simili alle pratiche zen. A Calcata queste "recite" si tenevano massimamente all'aperto oppure nelle numerose grotte della valle del Treja. Mentre a Treia, forse anche in conseguenza di uno stile di vita più "dignitoso" (per rispetto alla mia compagna Caterina), queste performances si svolgevano in luoghi rispettabili come il centro "Adesso Yoga" di Barbara Rossetti e dulcis in fundo persino nel teatro storico di Treia. Anzi fu proprio qui che si tenne il mio canto del cigno. 

Quello spettacolo che la nostra "compagnia delle immagini parlanti" mise in scena non era una commedia, almeno non nel senso classico, il cui titolo “Caba-Zen” indicava una mistura di cabaret e di zen.   Ma sia la parola cabaret che la parola zen non sono esaustive nel fornire il senso di questa recita, forse potremmo definirla una sorta di "pot-pourri" di varietà e cultura. Dentro c'era un po' lo stile del cabaret nell'andirivieni veloce degli attori e nel susseguirsi di scenette e di esibizioni un po' astruse ma c'era anche lo spirito zen, nell'immediatezza del linguaggio, con una scenografia povera ed un dialogo scarno ma risvegliante.

Un modo di rappresentare le immagini rendendole vive e parlanti, immagini simboliche e rappresentative del nostro mondo, del nostro luogo e di quel che noi siamo nella realtà dei fatti. Un esperimento sincretico attraverso l'esibizione di varie forme culturali che hanno origine nella fantasia dei compartecipi stessi, pubblico compreso.

Senza pretese riuscimmo a realizzare un saggio a più voci, mani e piedi, mettendo in mostra le variegate capacità espressive riposte in ognuno di noi. Un po' di poesia, un po' di canto, un po' di danza, qualche scenetta, qualche storia edificante, un po' di saggezza...

Insomma un tentativo di trasmettere un senso etico e giocoso adatto alla nostra "comunità ideale". Un tentativo di trasmettere un messaggio fantastico ma universale, per una condivisione amichevole della nostra arte e per il risveglio della nostra coscienza sociale, culturale, umana, adatta a Treia (e forse anche oltre).

Con questa ultima opera gloriosa portai a termine la mia dedicazione al teatro, nella formalità dei modi, ma non nello spirito di vita!

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica




Per concludere il discorso riporto una "critica" di Caterina che assistette alla recita: 

"Il 30 novembre 2019, al Teatro comunale di Treia, ho assistito allo spettacolo denominato dalla regista Morena Oro, Caba-zen, promosso da Auser Treia e Adesso Yoga. Ero arrivata apposta due giorni prima da Spilamberto, per vivere assieme a Paolo l'attesa dell'evento. Così ho assistito prima all'ultima prova della recita, nel pomeriggio del giorno del debutto, e poi allo spettacolo vero e proprio.

La prova è stata molto movimentata, piena di modifiche e aggiustamenti dell'ultimo momento, poi lo spettacolo trovo che si sia svolto in maniera perfetta, senza sbavature, dimenticanze, incertezze da parte di nessuno dei partecipanti. Gli "attori" erano numerosi, ognuno ha "recitato" con passione e presenza la sua parte, che si integrava quasi perfettamente con quelle altrui.

L'operazione di regia non deve essere stata una cosa semplice: mettere insieme in maniera armoniosa tante teste e tanti cuori così diversi tra loro, anche se accomunati da uno spirito e un intento comune: condividere con la comunità treiese (e forse, magari un domani, non solo) le attitudini e le passioni di ognuno dei partecipanti: arte, musica, poesia, recitazione, attività fisiche, spiritualità, amore per la Madre Natura, e anche soprattutto, la voglia di stare insieme per portare avanti un progetto condiviso e condivisibile diverso dalle solite attività, che spesso lasciano un vuoto in chi ci si è dedicato. 

Senz'altro è stata un'operazione, questa della preparazione dello spettacolo, che ha comportato capacità di adattamento alle situazioni, e un esercizio nella compartecipazione all'evento. Senz'altro un lavoro di crescita personale. Ci sono state esibizioni di canto, poesia, recitazione, musica dal vivo, yoga, tai chi, in un andirivieni veloce, inframmezzato da stacchetti musicali e presentazioni. Il pubblico era numeroso, attento e partecipe. Insomma un bello spettacolo, in cui ognuno ha potuto cogliere aspetti diversi, a lui più o meno congeniali.

Grazie a Paolo, a Barbara ed alla Compagnia delle Immagini Parlanti per averci dato sempre nuove emozioni e occasioni di riflessione".


Caterina a Treia







La storia della “Fierucola delle Eccellenze Bioregionali” di Treia…



La Fierucola è una riedizione rivisitata della Fiera delle Arti Creative che si svolgeva in primavera  a Calcata a cura del Circolo Vegetariano VV.TT.  - Poi, con il trasferimento a Treia,  trovai più conveniente fissare la data all'8 dicembre, ovvero il giorno dedicato alla Santa Madre e  l'inizio delle celebrazioni natalizie. La primissima edizione ridotta ma significativa fu quella organizzata l'8 dicembre del 2010 nella sala consiliare del Comune di Treia, concomitante con la presentazione del libro sulla cultura tradizionale contadina  di Lucilla Pavoni, "La figlia del sarto". 

Successivamente, per qualche anno, una edizione privata si tenne nella nuova sede di Treia del Circolo Vegetariano, finché non sentimmo l'esigenza di svolgere questa manifestazione con una veste pubblica e -attraverso la fondazione del Comitato Treia Comunità Ideale-  la Fierucola si tenne in forma pubblica  a partire dal 2015, nel grande spazio del Mercato Coperto al centro storico di Treia. Da allora in poi ogni anno si svolse  a rotazione in vari luoghi, a Chiesanuova di Treia, Passo di Treia e nuovamente al Centro Storico. Con la fondazione del Circolo Auser Treia (avventa il 10 aprile 2017 e di cui fui presidente per 5 anni) la Fierucola continuò a cura di questa associazione, sempre in collaborazione con diverse associazioni locali e soprattutto con il Comune di Treia. Nel frattempo gli anni passano e le mamme imbiancano, come dice la canzone, quindi per il futuro dovremo trovare nuove forze per continuare l'operazione "Fierucola".  Mi auguro che sia possibile!

Nel frattempo vi racconto brevemente quali sono le finalità di questa "Fierucola".

Quello dell'8 dicembre è ormai diventato un appuntamento importante per la promozione della creatività sociale, culturale, artigianale ed agricola della comunità treiese. Di solito  vi partecipano oltre 40 produttori locali di agricoltura, artigianato, arte e hobbistica. Ed al suo interno  vi si svolgono attività ludiche: musica tradizionale, laboratori ed escursioni naturalistiche ed erboristiche, ecc.

Il tema portante è l'esibizione dei prodotti bioregionali, a partire da quelli agricoli e trasformati, sino alle produzioni artigianali di vario genere: lavorazione del legno, del cuoio, della stoffa, della ceramica, della carta, etc.   Nonché l'esposizione di opere artistiche, quadri, sculture e performance.

La Fierucola delle Eccellenze Bioregionali, infatti, è una sorta di esposizione campionaria della creatività treiese. Lo scopo è quello di rinsaldare i rapporti sociali, promuovendo il lavoro creativo, artistico, ecologico ed incentivando il senso della collaborazione e solidarietà comunitaria.

La Fierucola delle Eccellenze Bioregionali  vuole essere di stimolo allo svolgimento di attività concrete che valorizzano la capacità di produrre quanto necessario alla vita, in ogni suo aspetto, nel contesto del territorio treiese.
Treia ha bisogno di ritrovarsi e di pacificarsi in ogni sua componente, superando le divisioni che non conducono alla pace ed alla prosperità comune.   Infatti il senso di fratellanza è il più alto  fine morale e politico.  Con la fratellanza regna la pace  e l’intera comunità assomiglia ad una singola casa, ove ognuno contribuisce al benessere collettivo.

Mi auguro quindi, visto che le nostre forze (mie e di Caterina) si affievoliscono con la vecchiaia, che qualcuno sia pronto a raccogliere il testimone!

Paolo D'Arpini - Circolo vegetariano VV.TT. di Treia

8 dicembre 2010 - Sala Consiliare di Treia



Treia. Come vivere il luogo nel luogo... nella Comunità Ideale!

 


"Un colpo di luce in mezzo alla luce fondamentale... La cosiddetta oscurità è solo un concetto della mente." (Saul Arpino)

Il  Comitato Civico Tematico, denominato "Treia Comunità Ideale",  nacque grazie ad un gruppetto eterogeneo di 12 fondatori con intenti nobili e all'insegna della informalità essi hanno sottoscritto il documento di fondazione. 

Questa Carta degli Intenti del Comitato fu consegnata al Comune di Treia il 18 settembre 2015, protocollo 015783. Nel testo è scritto: "Il giorno 17 settembre 2015 a Treia si sono riuniti alcuni cittadini con lo scopo di fondare un Comitato Civico denominato: "Treia: Comunità Ideale", che si prefigge di vivificare i rapporti sociali, la capacità di esprimere opere ed attività in campo culturale, artistico, ecologico e di valenza bioregionale, promuovendo il lavoro creativo, l'identità locale e la solidarietà sociale. Il Comitato vuole stimolare azioni concrete per valorizzare la capacità di produrre e condividere quanto necessario alla qualità della vita, al benessere ed alla prosperità della comunità treiese, in ogni suo aspetto. Il Comitato è aperto alla partecipazione di tutti i cittadini treiesi, od altri che a Treia abbiano interessi condivisi, che intendono collaborare, con semplice e spontanea adesione e nei limiti del loro possibile, a rendere Treia una "Comunità Ideale".

Vorremmo inoltre sottolineare che non è nostra intenzione interferire o competere con altri comitati ed associazioni esistenti, ma piuttosto collaborare e promuovere le loro attività in sintonia.

Fondatori del Comitato sono i seguenti cittadini, riunitisi il 17 settembre 2015, alle ore 21, in Via San Marco Vecchio 17/c, a Passo di Treia: Francesca Salvucci, David Menichelli, Francesco Orazi, Renzo Giuliodori, Lauretta Mattiacci, Barbara Rossetti, Giancarlo Palmucci, Simonetta Borgiani, Enzo Catani, Nunzio Cocco, Adriano Spoletini, Paolo D'Arpini, Caterina Regazzi (quest'ultima aderente, ma non presente all'incontro, per motivi di lavoro)".

Quando fondammo il Comitato "Treia Comunità ideale" non c'era l'intenzione di valorizzare un modello urbanistico ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.

Un saggio disse che noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.

Eppure sovente l'uomo tende a dare maggiore importanza al contesto urbano in cui egli vive. Ma è nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un luogo, molto spesso -purtroppo- dimenticando l'appartenenza al tutto, ignorando l'inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Ma per manifestare una vera "idealità" dovremmo riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un certo modo gentile di vivere il luogo e nel luogo.

Lo scopo di questo Comitato è perciò quello di vivere nel presente e pienamente nel luogo che ci ospita attuando programmi, storie, partecipazioni nell´ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni... stabilendo un punto di incontro e fusione delle anime. Nell'antico libro di saggezza cinese, I Ching, si afferma che la perfezione è sempre presente in ogni aspetto incarnato, ognuno di noi è  una manifestazione del Tao, non serve cambiare sembianze, queste ultime non sono importanti più di un abito che indossiamo. Anche solo parlare di questi argomenti è già una predisposizione utile per centrare l'attenzione sulla presenza consapevole nel luogo ed anche questo è una parte del "gioco della Coscienza".

Paolo D'Arpini