Uscire dalla UE e dalla NATO per salvare il salvabile...


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Quando, per chi lo ricorda, uscì sugli schermi del nostro sventurato Paese 1997: fuga da New York di John Carpenter, regista di horror e fantascienza a basso costo con al suo attivo alcuni titoli preveggenti, (oltre a quello testé citato, l'inquietante Essi vivono), le immagini di quella pellicola ci sembravano fantasie lontane, fantascienza appunto.

Oggi, dopo decenni di sonno comatoso, anche l'italiano medio – quello che si agita per la sconfitta della propria squadra in trasferta, ma che continua a seguire imperterrito campionati truccati – inizia ad avvertire di essere precipitato in un mondo in cui la fantascienza è stata superata da una realtà mostruosa, tale da rendere 1984, di George Orwell, lettura di intrattenimento per scuole medie inferiori.

Certo, chi fa parte della casta collaborazionista  vive sempre alla grande – o almeno crede – e ci dirà tutt'ora che questo è il migliore dei mondi possibili, il regno della libertà e della democrazia, dove chi non può avere figli avrà persino un utero in affitto (e chissà se chi non può permettersi nemmeno un monolocale, potrà permettersi almeno quello...); con tanto tempo libero a disposizione da impiegare nei viaggi, nello yoga, nei botox party, in cui ci si inietta un po' di botulino antirughe per apparire eternamente giovani.

Ma sorvoliamo sui rentiers e altri dorati cascami umani assimilabili: essi non pagheranno mai, per il semplice fatto che siamo noi a pagare per loro.

Passiamo alla classe media, o meglio ciò che ne rimane.
Chi – beato lui, perché oggi la schiavitù è una conquista - ha ancora un lavoro, tenta di esorcizzare la realtà con uno scambio di battute davanti alla macchina del caffè dell'ufficio sull'ultimo programma visto in tv; con un tradimento coniugale organizzato via smartphone (di marca, per carità!); oppure rifugiandosi nell'effige del salvatore di turno: Cristo è passato di moda, ora ci sono  altri uomo-immagine.

Chi, invece, un lavoro non lo ha più, se ha potuto è emigrato, se non ha potuto, vive a ricasco di qualcuno (“per farsi amare” diceva Flaiano “bisogna farsi mantenere”); oppure è riverso in qualche angolo di strada da dove la visione della realtà non è offuscata dalle luci della televisione e dove “la durezza del vivere”, gliene ha tolta anche la voglia.

Tuttavia, persino chi la propaganda, scientemente fin dai banchi di scuola, ha annichilito nelle proprie capacità di essere razionale – sempre che tra i bipedi a stazione eretta tali facoltà esistano (come qualcuno ha scritto, la migliore prova che esista vita intelligente nell'universo è che nessuno ha mai cercato di contattarci) – si rende conto che si sta materializzando un vero e proprio incubo e che le spiegazioni ufficiali – della tv, della stampa, dei governi - stridono con l'enormità dei fenomeni in corso.

Quali sono queste spiegazioni ufficiali?

Be', la corruzione continua a spiegare quasi tutto. Sono tutti ladri: è per questo che dopo i quaranta cadono i capelli; il resto è dovuto alla cattiveria di Putin. Oltre siffatti “ragionamenti”, adatti alle classi differenziali del secolo scorso, c'è solo la globalizzazione democratica, un altro concetto onnicomprensivo e spacciato per naturale, inevitabile e non storicamente determinato dai poteri dominanti.

Eppure, se esistessero in giro cervelli in grado di articolare un pensiero, ci si sarebbe posta una semplice domanda: come mai la corruzione c'è sempre stata, ma prima si stava meglio?

Certuni, anche grazie all'opera divulgativa di sparuti intellettuali, hanno capito che l'euro c'entri qualcosa. Ma quasi nessuno è andato avanti nella spiegazione. Del resto, andare avanti può costare la reputazione, la carriera, la vita: dipende quanto avanti si va e il coraggio – scriveva Manzoni - “uno non se lo può dare”, specialmente in un Paese, citando Longanesi, in cui sulla bandiera nazionale, dovrebbe essere scritto, a caratteri cubitali: “Tengo famiglia”.

E così, ben pochi hanno cominciato ad allargare l'orizzonte dello sguardo: l'italiano soffre di miopia e più di quanto gli è vicino non riesce a vedere.

Qualcuno, timidamente, ha cominciato a tirare in ballo l'Unione Europea, ma come se si trattasse di un'entità indipendente e non di un progetto americano, teso - all'indomani della seconda guerra mondiale - a mantenere in pugno l'Europa, impedendo di fatto che potenze antagoniste agli Stati Uniti potessero contenderne il dominio e, soprattutto, saldare i propri interessi con quelli russi, come è naturale vista la prossimità geografica.

In particolare, l'intendimento americano è stato – ed è - quello di impedire che la Germania si avvicini alla Russia e che rimanga strettamente legata al carro atlantico. L'euro è nato anche a tale scopo: favorire l'economia tedesca per dare alla Germania una posizione di predominio in Europa (precisamente di sub-dominio rispetto agli USA), che la distogliesse dalle tentazioni di pericolosi legami con la Russia. Ed è, ovviamente, una delle principali ragioni per le quali la nefasta unità monetaria non viene smantellata (in questo modo, tra l'altro, lo Zio Sam, quando deve fare il cattivo in Europa, si traveste da tedesco e gli fa fare il lavoro sporco...).

Una volta per tutte, bisognerebbe far comprendere ai sonnambuli che ci circondano che non esiste “L'Europa”, né mai esisterà: essa è pura mistificazione della propaganda. Si tratta soltanto di una propaggine del declinante impero americano.

In tale quadro, l'Italia è l'ultima delle colonie, il Paese servo per eccellenza, un Paese che non decide nulla e con una classe dirigente, politica e imprenditoriale, non corrotta perché rubi, ma corrotta perché collaborazionista e nemica della propria nazione e quindi degli interessi della maggioranza. Nel suo libro Omaggio agli italiani, la compianta Ida Magli ha raccontato come la nostra storia sia quella dei continui tradimenti delle élites ai danni dei governati, cioè nostri.

Purtroppo, è l'inevitabile portato storico di un processo di unificazione eterodiretto da potenze straniere, mistificato dai miti del Risorgimento e risoltosi con una annessione del Meridione e nessun serio tentativo di creare una coscienza nazionale, pericolosa perché avrebbe potuto fare del nostro Paese una potenza autonoma e scomoda nell'arena geopolitica internazionale.

È qui, in questa mancanza di una visione storica elementare, che cadono gli illusori movimenti “sovranisti” – del resto praticamente risibili – che vorrebbero attecchire nella penisola.

Come ha scritto Gianfranco La Grassa, viviamo in un periodo che assomiglia agli ultimi decenni dell'ottocento, quando un altro impero, quello inglese, stava inesorabilmente declinando, a fronte dell'emergere di potenze antagoniste, su tutte gli Stati Uniti. E, oggi, sono proprio gli Stati Uniti che tentano di difendere la propria traballante supremazia, trasformando l'Europa in un fortino anti-russo, con una incessante espansione della Nato verso oriente, cercando di resistere, inutilmente, al vento inarrestabile della storia che sta proiettando nuovi attori globali (in primis Russia e Cina) verso il palcoscenico di un mondo multipolare.

Con tanti saluti all'eccezionalismo dello Zio Sam, è giunta l'ora che faccia le valigie e torni al di là dell'Atlantico a mangiare hamburger.

Ma lo Zio Sam non si arrende così facilmente: sta facendo di tutto per ritardare il suo ritiro nell'ospizio della storia e ha messo in opera la strategia del caos.

Il caos, infatti, è scientificamente organizzato ai confini dell'impero, per ostacolare il coagulo di nuove alleanze geopolitiche in funzione anti-americana che potrebbe ulteriormente accelerare la caduta della superpotenza yankee.

Regimi strategicamente importanti sono destabilizzati e rovesciati mediante falsi rivolgimenti spontanei, promossi e finanziati da ONG coordinate dalla CIA (il caso delle varie “primavere”, come dell'Ucraina); oppure manipolando il terrorismo - così come avviene almeno dagli anni settanta, quando la famigerata strategia della tensione insanguinò l'Italia con la messa in scena di opposti estremismi, per dar luogo a una restaurazione autoritaria decisa a Washington.

Secondo questo disegno, attraverso ripetuti attentati terroristici e l'invasione demografica è artatamente creata instabilità sociale nelle colonie europee, al fine di indebolirle e meglio controllarle, rendendo ancora più improbabile che si riorganizzino dal punto di vista geopolitico.

Intanto, la distruzione delle organizzazioni statuali prosegue senza sosta, mediante la cessione della sovranità residua ad organismi sovranazionali centralizzati, non eletti democraticamente e controllati dalla longa manus di Washington.

Avanza, di conserva, la distruzione dell'identità dei popoli e del legame con il proprio territorio (l'incentivo all'emigrazione, o alla “libera circolazione”, come è chiamata nel linguaggio propagandistico, va proprio in questa direzione); e l'annientamento dei popoli stessi, fisicamente sostituiti con immigrati di culture differenti e inassimilabili, in modo da costruire un mosaico multietnico di interessi contrastanti e inconciliabili in nome di un interesse comune, che si riconosca in un territorio e voglia difenderlo. Il progetto imperiale prevede, infatti, anonimi territori coloniali, sprovvisti di storia comune e abitati da individui sradicati in perenne conflitto tra loro.

Anche i generi sessuali sono moltiplicati per aumentare divisione e conflittualità e la sessualità cangiante e mista  è salvaguardata e promossa perché – come aveva intuito la Magli ne La dittatura europea - è un modo astuto di sterilizzare l'Europa...

Dal punto di vista dell'ingegneria sociale, il progetto imperiale prevede la cancellazione della storia e della geografia (ecco la ragione per cui lo studio di quest'ultima è stata abolita dalla riforma Gelmini). Il modello della società globale è costituito da internet (tecnologia nata in ambito militare – Arpanet il suo nome originario - non a caso resa disponibile gratuitamente): una indistinta e virtuale rete mondiale (World Wide Web), abitata da un essere umano de-territorializzato, che esiste appunto in questo non luogo geografico creato mediante la simultaneità degli scambi.

Internet, ad oggi, è stato il più intelligente – direi geniale – cavallo di Troia della globalizzazione.

Geniale anche come strumento di controllo totale, capace addirittura di dare al suo utente controllato l'illusione della libertà e di ottenere spontaneamente, anzi con voluttà, informazioni sensibili che una volta i servizi segreti dovevano sudare sette camice per carpire. Neppure l'istituzione della confessione era arrivata a tanta perfezione. (Se si vuole avere un'idea di che cosa sia questo grande fratello, così amato dai sudditi, che accumula dossier particolareggiati su ognuno di noi e il cui utilizzo è incentivato in ogni modo, si legga Il potere segreto dei matematici, di Stephen Baker).

E prosegue, altresì, il saccheggio e lo sfruttamento economico delle colonie europee. Le bombe demografiche, con l'arrivo di un esercito di nuovi schiavi, oltre a creare il caos e lo sgretolamento del tessuto sociale, tengono alta la disoccupazione, portando i salari sempre più al ribasso e scatenando una guerra fra poveri.

La pressione demografica e la diminuzione del gettito fiscale, dovuto all'alto numero dei disoccupati e al calo dei salari, generano ulteriori pressioni sulle casse degli Stati perché si privatizzino pensioni e sanità, ormai economicamente insostenibili.

Nell'ottica imperiale, infatti, tutto deve essere privatizzato, naturalmente a esclusivo beneficio dell'impero e dei suoi collaborazionisti e scherani. (In questo delirio acquisitivo dell'homo habens americano si è arrivati addirittura a brevettare le specie biologiche esistenti in natura). In ultimo, di pubblico non esisterà più nulla e gli Stati esisteranno solo in funzione di esattori delle imposte per conto dell'impero.

La sottomissione di un impero così vasto non si ottiene soltanto con la forza militare e la compiacenza delle élites a libro paga, ma anche con quella dei sudditi. In questo gli "americani" sono indiscussi maestri, padroneggiando come nessuno le sottili armi della propaganda, di cui Hollywood è stata per molto tempo la punta di diamante.
La colonizzazione culturale ha sempre accompagnato la penetrazione yankee – altro tema che i cosiddetti sovranisti nostrani non comprendono.

Questa penetrazione subdola e melliflua, attraverso l'intrattenimento, ha ormai contaminato la nostra cultura fino al linguaggio, infarcito in maniera ossessiva di anglicanismi e dove si è arrivati al punto che battezzare qualcosa (un programma televisivo, un libro, persino una società a responsabilità limitata) senza un termine inglese, equivale a dequalificarlo come vecchio e deteriore.

Chi ha studiato un po' sa che pensiero e linguaggio sono interrelati e il secondo influenza largamente il primo (v. il determinismo linguistico di Whorf); quindi, parlare con termini americani significa pensare in termini americani. È per questo che la propaganda è così attenta al linguaggio ed è stato inventato il politicamente corretto: quello che non si può più dire, si finisce per non pensarlo nemmeno più. E quello che si dice, si finisce col pensarlo.

Un popolo che perde la sua lingua, perde la sua identità, perché i termini di una lingua cristallizzano i postulati fondamentali di una filosofia implicita, nei quali è espresso il pensiero di quel popolo e di quella civiltà.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse tragico: una volta, in un documento aziendale, ho visto scritto ad Ok, invece che il latino ad hoc.

Nel nostro Paese, culla del Rinascimento, siamo giunti – passando da  Giuseppe Verdi a X Factor, da Storia della mia vita di Casanova a Rocco, ti presento mia moglie di Rocco Siffredi - all'annichilimento culturale: non c'è più un libro che si possa leggere, un film che si possa vedere, neppure una canzonetta ascoltabile. In questo deserto, ha buon gioco qualunque obbrobrio proveniente da oltreoceano; e quel poco che viene da noi prodotto non ne è che lo scimmiottamento. La nostra cultura qualitativa è stata trasformata in una incultura quantitativa.

L'abbassamento del gusto, l'annientamento di ogni pensiero critico (considerato dal potere una pericolosa recidiva intelligente dell'homo videns), sono perseguiti con determinazione, a partire dalla riforma della scuola: il programma prevede di eliminare l'analfabetismo di ritorno, rafforzando quello di partenza.

Accenniamo, per concludere, all'atmosfera di perenne guerra in cui siamo costretti a vivere. Una guerra che si gioca su tutti i terreni: culturale, economico, e naturalmente militare. Una guerra che pervade l'aria come un gas asfissiante, che nelle zone di frizione (Russia, Ucraina, Iran, ecc.) rischia di deflagrare in scontro aperto, extrema ratio dell'impero yankee: scagliare l'attacco profittando della ipotetica superiorità militare, oppure perire.

No, non ho dubbi: non c'è fantascienza peggiore di questa realtà americanizzata, di questo morente impero che ci tiene prigionieri e ci costringe non più a scappare da New York, bensì dall'intera Europa ed oltre.

Eppure dovremmo riprenderci il nostro Paese. Ma la cosa in Italia è impossibile: perché non l'abbiamo mai posseduto e quindi non abbiamo neppure la coscienza che sia nostro; e l'italiano si cura solo della propria conventicola, cui appartiene per nascita o entra per cooptazione. Come scrisse Sant'Agostino: extra ecclesia, nulla salus.
E, infine, perché un Paese di ignavi  non sa immaginarsi altro e per quieto vivere si accontenta di quello che ha (o non ha).

Lasciamoci con una citazione da La pelle, di Curzio Malaparte, alla quale non si può aggiungere davvero nulla, se non l'amara constatazione che lo spirito di un popolo perso non cambia:

“E più affettuoso onore gli era venuto, nei giorni della liberazione, dal suo rifiuto di far parte del gruppo di signori napoletani prescelti per offrire al Generale Clark le chiavi della città. Del qual rifiuto si era giustificato senza alterigia, con semplice garbo, dicendo che non era costume della sua famiglia offrir le chiavi della città agli invasori di Napoli, e che egli non faceva se non seguir l'esempio di quel suo antenato, Berardo di Candia, che aveva rifiutato di rendere omaggio al re Carlo VIII di Francia, conquistatore di Napoli, sebbene anche Carlo VIII avesse, ai suoi tempi, fama di liberatore. «Ma il generale Clark è il nostro liberatore!» aveva esclamato Sua Eccellenza il Prefetto, che per primo avuto la strana idea di offrire le chiavi della città al Generale Clark.

«Non lo metto in dubbio» aveva risposto con semplicità cortese il Principe di Candia «ma io sono un uomo libero, e soltanto i servi hanno bisogno di essere liberati». Tutti si aspettavano che il Generale Clark, per umiliare l'orgoglio del Principe di Candia, lo facesse arrestare, com'era usanza nei giorni della liberazione. Ma il Generale Clark lo aveva invitato a pranzo e lo aveva accolto con perfetta cortesia, dicendosi lieto di conoscere un italiano che aveva il senso della dignità.”

 Francesco Mazzuoli

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La storia del blog "Altra Calcata... altro mondo" e quel che era scritto sul frontespizio...



Nella tarda primavera del  2009, un anno prima  di lasciare Calcata, ma non sapendo quel che sarebbe avvenuto di lì a poco, decisi di aprire un nuovo blog che chiamai  "Altra Calcata...  altro mondo", per fare da tandem a quello ancora  esistente del Circolo Vegetariano Calcata. La ragione? Pensavo che alcune notizie "diverse"  dovessero essere inserite in un contenitore più idoneo, che non fosse quello più "specifico" del Circolo. Ma poi -pian piano- come sempre succede nelle mie cose, in entrambi i blog cucinai la solita frikassea. Un melange di cose serie e meno serie, di Calcata e di fuori Calcata. Riporto qui di seguito la presentazione che inizialmente  era stata pubblicata nel frontespizio di quel blog (poi andata persa per un mio errore): 

 "Altra Calcata... altro mondo" - Questo blog nasce per l'esigenza di restituire identità al luogo ed a noi  stessi.

Negli anni passati avevo coniato il motto "Una, cento, mille Calcata.." per significare  come l'esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo  modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto  comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel  luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e  simbiotica.

Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte  integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera  possiamo esserne separati.

Molto spesso però ho notato che l´uomo tende a dare maggiore importanza al contesto  sociale in cui egli vive. E´ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si  fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando  l'appartenenza al tutto, ignorando l´inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le  nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un certo modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si  parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.

Non è quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e di fusione delle anime.

Paolo D'Arpini   

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L'autore pensieroso nella vecchia  casarsa di Calcata


Post Scriptum  del 27 ottobre 2026:
Non so perché, misteri telematici insindacabili, alla fine questo blog “alternativo” e neanche troppo “serio” è diventato il più seguito fra tutti quelli da me gestiti. Dalla sua apertura ad oggi ci sono state 8.000.000 di  letture, ultimamente la media giornaliera è di diverse migliaia di visite... (P.D'A.) - https://altracalcata-altromondo.blogspot.com/

La grande favola religiosa: “Dal paradiso terrestre all'inferno”...

 


Carissimi Caterina e Paolo, tanto per cambiare il menù che da due millenni viene riproposto sempre lo stesso ininterrottamente, da maestri che traggono profitto nel convincere Tontolo sul modo di vivere, sopportare e soffrire, trasportando l’umanità sino alla nausea con gli stessi piatti, stessi condimenti, stessi criteri, oggi in vena di cambiamenti propongo un bel sughetto concentrato sulle verità manipolate dalla storia per arricchire il sapere, con la geniale trovata del Paradiso Terrestre, quel Regno utopico d’oltretomba creato da alcune Religioni per il controllo universale delle anime.

Il Paradiso, simbolo del piacere e della gioia senza tempo, sicuramente un’opera originata dalla inimitabile mitologia Greca, i tascabili o telenovele sviluppate fra il 1500 sino al 300 a.C. degni di appartenere ai maggiori sforzi della fantasia in supporto della storia del mondo raccontata attraverso la Bibbia, riprodotta più volte con arrangiamenti secondo i periodi di interesse.

Il libro più venduto in tutti i tempi, superiore agli altri racconti di merito  quali l’Iliade e l’Odissea del VI secolo a.C., oppure fra i mitici più  originali: la storia delle Divinità Greche, creata in epoche antecedenti.

Da questo insieme di racconti Biblici continuamente perfezionati in epoche successive, sembrano quasi creati come un invito destinato alla guida dell’uomo contemporaneo sulle vicissitudini del passato in un triangolo fra l’Africa dove nasce il mondo, il Medio Oriente dove nascono le Religioni monolatriche e l’Occidente i maestri della guerra, che si sviluppano con una orribile impostazione della vita, formulata su astuzie, ribellioni, vendette e morte, le quali si mantengono attraverso i secoli come guida di comportamento per tutte le generazioni susseguenti che abbracciano il medesimo concetto di fede Religiosa.

Nell’Estremo Oriente, sin dalle epoche primitive antecedenti ad Adamo ed Eva, avevano un concetto spirituale assai diverso della divinità riconosciuta nei propri simili e nella natura, dimostrando che il bene e il male è dentro di noi, comandato dai nostri sensi secondo il nostro volere, controllato da una spiritualità profonda impostata sui diritti umani reciproci e sulle convinzioni di fratellanza.

Da calcoli e scoperte scientifiche con riferimento a illustrazioni e scritti, si suppone che Adamo ed Eva (forse mai esistiti) di cui le Religioni, Giudea, Cristiana e Maomettana consideravano come i progenitori dell’umanità, dai quali ha origine la vita dell’uomo sulla terra, con riferimenti grossolani che risalgono a circa 4, 8 massimo 5 mila anni avanti Cristo, in un Paradiso Terrestre descritto con Angeli, farfalle colorate e fiorellini, poi improvvisamente tutto fu oscurato da qualche cataclisma o dal Diluvio Universale, senza lasciare tracce.

I grandi filosofi che manipolano la psiche umana, vorrebbero farci intendere che prima di quelle date gli abitanti della terra erano rappresentati esclusivamente dal regno animale formato da varie specie di cui: i Primati, ritrovamenti di ossa di Dinosauri, scheletri di Politici mitizzati dalla storia, ecc., suddivisi in tre categorie principali: carnivori, vegetariani e onnivori.

In quel Paradiso Terrestre descritto nella Bibbia, vivevano beati una coppia di super privilegiati, soltanto due persone: Adamo ed Eva, figli prediletti del padrone del Podere, talmente ricco di ogni ben di Dio da definirlo Paradiso.

Il povero Adamo sempre in ozio come i figli di papà, preso sul naso da parte del serpente che girovagava libero per il Podere, in un momento di debolezza fu convinto ad assaggiare la prugna o la melina di Eva, dichiarati frutti proibiti dal Padrone della piantagione.

Adamo inizialmente caccia il serpente tentatore in malo modo, ma dopo varie insistenze da parte del serpente, Adamo fu convinto ad assaporare il frutto proibito che in verità non era né una prugna e neanche una mela, ma un fico al femminile.

Al primo contatto Adamo ed Eva furono lusingati ed in mancanza della Radio o della TV si divertirono per ore e giorni trasgredendo la volontà del Padrone, il quale dopo essere stato informato dal serpente si arrabbiò terribilmente per la disubbidienza di Adamo, cacciandolo dal suo cospetto e obbligandolo assieme alla sua compagna Eva a seguire una vita di sudori, sofferenze e privazioni.

Povero uomo e povera donna, da allora, in seguito ad un errore provocato dalla tentazione di quel maledetto serpente, Adamo ed Eva, nonostante le varie richieste di perdono, non concesse, dovettero affrontare il castigo, un po’ meravigliati per il fatto che tutto l’amore precedente del Padrone del campo si trasforma improvvisamente in odio e maledizione.

Il Padrone, su tutte le furie e con voce baritonale continuava ad inveire ad alta voce, soffrirete per l’eternità insieme a tutti i vostri discendenti e conoscerete il duro lavoro, le incomprensioni, le malattie, le vendette, le guerre e la morte, e per farvi soffrire ulteriormente vi creerò anche la Politica diretta da incompetenti e il soldo governato da speculatori.

Il pappagallo che era presente alla scena, ripeteva: "Mamma mia che castigo per un gesto d’amore", ma Adamo per riaversi dal grave castigo del padrone, lasciando il Podere urla dietro all'arconte: "non esagerare poiché siamo fatti della stessa pasta ad immagine e somiglianza, piuttosto fatti la barba e tagliati i capelli..."

Anthony Ceresa

Scriveva Federico Nietzsche: “E’ col trionfo “ecumenico” cristiano (sventura dell’umanità, degli animali, del mondo) che si è realizzata una globale inversione dei valori. Tutto ciò che nel mondo pagano, tra i nostri padri contadini politeisti, era percepito in maniera retta, pulita, veritiera, si è velato e capovolto. Mai un antico avrebbe dato, per esempio, nome di “amore” all’odio o viceversa. La nera pretaglia sfruttatrice è proprio questo che impose, urbi et orbi. Così, per duemila anni essa torturò in nome del bene…”




Da "Treia: storie di vita bioregionale" a "Dal Treja a Treia"... vivendo insieme giorno per giorno...



In questi giorni, siamo nell'autunno del 2026, sono impegnato in vari appuntamenti per presentare il mio ultimo libro "Dal Treja a Treia", in cui ricordo alcuni eventi e situazioni vissute a Calcata fino al mio trasferimento a Treia, avvenuto nel 2010 (https://www.edizioniephemeria.it/prodotto/paolo-darpini-dal-treja-a-treia-viaggio-fra-bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-da-calcata-alle-marche/). 
Ad alcuni di questi incontri ho riproposto anche un mio precedente libro "Treia: storie di vita bioregionale",  scritto nei primi anni della mia permanenza in città, in cui descrivo alcune  situazioni da me vissute giorno per giorno, durante i primi tempi  della mia permanenza a Treia.  Un primo approccio verso la comunità che stavo pian piano per conoscere. Rileggendo quel libro mi sono accorto di come possa benissimo integrarsi nella mia narrazione   "day by day" su Treia.  E per questo lo ripropongo durante gli incontri...

Le ho chiamate "storie di vita bioregionale" perché la  vita si vive “insieme”.  Il territorio va vissuto assieme a tutti gli altri esseri viventi che lo condividono, siano essi persone, animali, piante ma anche rocce,  acqua e tutti gli elementi della terra  poiché anch’essi sono vita in latenza. Il libro è anche un compendio di apporti culturali di amici che hanno contribuito alla stesura, come Alberto Meriggi, Enzo Catani, Simonetta  Borgiani, Antonella  Pedicelli e soprattutto la mia compagna, Caterina Regazzi. 
Anch'essi riportano quanto vissuto durante quei primi incontri tenuti  a Treia nel corso di quei primi anni, dal 2010 al 2014, in cui  è andata  risvegliandosi una coscienza caricata di  forza attuativa, di volontà di cooperare assieme. Queste sono le energie dell’ecologia profonda, già presenti in natura, che trovano espressione per simpatia sincronica nelle menti e nelle azioni degli esseri viventi evoluti. Esistono vari tipi di ecologia: sociale, ambientale, politica, economica… ed anche spirituale.
Per sperimentare la pratica bioregionale innanzitutto si richiede un’auto-analisi introspettiva e poi un confronto ed un allineamento con le persone che sono in sintonia con questo tipo di energia empatica per la vita. Occorre scoprire chi veramente noi siamo e l’auto-analisi serve per capire le nostre vere qualità intrinseche, non contaminate dagli influssi di una società che corrompe e modifica, per adattarci al sistema. Se ritroviamo noi stessi possiamo quindi influire positivamente alla crescita della coscienza collettiva. Il bene del singolo è il bene comune. Questo processo di crescita non è limitato ad un vantaggio personale ma per un'evoluzione collettiva, in cui  tutti  siamo compresi.
Questa conoscenza del Tutto che si manifesta nel Tutto è presente anche oggi, anche qui. Solo  è necessario riscoprirla attraverso la riflessione e metterla in pratica. 
Paolo D'Arpini -  Rete Bioregionale Italiana






Caterina e Paolo a Treia

Un ragionamento sulla chiesa cattolica... e sulla sua necessaria riforma!

 

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Se vogliamo fare un ragionamento “religioso” ciò che succede oggi è lo specchio della presunta storia, ancorché mito,  ci possiamo considerare dei perseguitati (martiri) laici….
Il cristo storico (materiale) in carne ed ossa fu ucciso dagli ebrei, guidati da un loro Dio, il Cristo amore presente nella nostra anima viene ucciso ancora oggi con il neoliberismo voluto dai predatori, guidati dal loro Dio (le due divinità continuano a coincidere!). Altro che fratelli maggiori: “faranno a voi quel che hanno fatto a me” (GV 15, 20)
Uno dei motivi per cui io faccio sempre la stessa domanda a Sacerdoti che credo illuminati oltre che preparati in termini storici e cristologici. Io ho la totale sensazione interiore (non pretendo chiamarla illuminazione) che la Cristologia sia assolutamente autonoma nel suo impianto teologico dall’ebraismo e non ha nessun bisogno (ne storico, ne escatologico) di essere legata alla storia degli ebrei. E 2018 anni dovrebbero essere sufficienti a capire gli errori del primo concilio (quello di Nicea)!
Comprendo che questo farebbe cadere molti dogmi, e sopratutto tutto l’impianto del peccato originale in termini di salvezza a cui la chiesa ha risposto con dei protocolli (materiali e finanziari) anziché con la formazione dello spirito ma del resto una prima dottrina di “uguaglianza” la impone proprio la chiesa non certo Gesù che addirittura fa differenze tra i discepoli, tra Marta e Maria, tra i contadini, nelle parabole ecc.
La gestione materiale delle “anime” è più semplice se si protocollano le procedure di accesso allo spirito (battesimo cresima ecc.) e si rende tutti uguali!
Del resto stesso metodo ebraico quello della ritualità… noi siamo il potere e quindi la verità, voi siete quelli “uguali” ed impreparati e dal potere avrete protezione e giustizia solo se…. (senza mai prospettare una crescita nella sovranità spirituale). Molto più difficile fare emergere il cristo interiore che è l’amore e renderlo vivo.
Se la chiesa non si riforma (ritorna) ad una dimensione spirituale, lasciando le dottrine rigide i dogmi le gerarchie, farà una brutta fine. Lo spirito è libero e soffia dove vuole! (non solo dove dice il magistero).  Ne ho parlato con una veggente ed è veramente sconvolgente sentire che i profeti di questo tempo non sono presi in considerazione e del resto Cristo "non è venuto per unire ma per dividere” (MT 10, 34)
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(G.V. e G.T.)

Il vuoto dell'io e la conoscenza di Sé...

 

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La Conoscenza del Sé, in termini zen definita "satori",  non è descrivibile a livello intellettuale, quindi tentare di darne qui una descrizione è azzardato e fuori luogo. Allo stesso tempo è importante fare chiarezza su questa "conoscenza" che non comparabile alla comprensione empirica, anche se non esclude questa comprensione (basata cioè sulla percezione sensoriale).

Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.


L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.

Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.


Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.


Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi.

Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara. Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



“Vissi d'arte, vissi d'amore...?" - L'epopea di Dolores Prato a Treia...


"Giù la piazza non c'è nessuno..."

Il 1 ottobre 2017 a Treia è stato un bel giorno, in cielo splendeva il sole, la mattina una coppia di amici sono venuti a trovarmi per raccogliere le olive verdi di San Francesco da fare in salamoia. Infatti è un bene avere 4 alberi di olivo nell'orto sotto casa così si può far provvista per l'inverno. 

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Il pomeriggio in città si svolgeva un evento culturale in onore di Dolores Prato, la manifestazione organizzata dal Comune prevedeva alcune performances nei luoghi che videro la presenza della scrittrice, drammatizzate dal bravo Carlo Vitali e dal suo gruppo teatrale. Seguiva al Teatro Comunale, alla presenza del sindaco Franco Capponi e del vice-sindaco Edi Castellani, la presentazione del libro di Stefania Severi: “Gatto, misterioso quanto il destino”, opera ispirata agli scritti di Dolores Prato su questi magici felini. Verso le 19.00 si è tenuta l'inaugurazione di una sala, sempre all'interno del Teatro, dedicata alla ricerca storiografica ed alla memoria della scrittrice che ha qualificato Treia. 


Il Centro Studi, situato a fianco del Foyer, è corredato di alcune immagini storiche dell'autrice e di alcuni reperti posti in teche di vetro. L'evento è stato molto seguito dalla popolazione treiese che è accorsa numerosa attardandosi sia nelle adiacenze del teatro che nell'ingresso dove era servito un aperitivo finale. Ho notato fra gli altri la presenza di diversi esponenti della cultura locale, come ad esempio Alberto Meriggi, Maurizio Angeletti, Fernando Pallocchini, tanto per nominarne qualcuno conosciuto. 

Ma a questo punto alcune mie riflessioni personali sulla figura di Dolores Prato sono necessarie per poter inquadrare il personaggio con gli occhi di un “treiese aggiunto”, come d'altronde fu la scrittrice stessa, figlia illegittima di una nobildonna, nata a Roma e successivamente affidata ad uno zio prete di origine emiliana che officiava a Treia. Il periodo trattato è situato all'inizio del XX secolo, quando la città di Treia era ancora densamente abitata nel suo centro storico e dove la vita aveva ancora il sapore di una ruralità e di una "perifericità" culturale diffusa. 

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L'adolescente Dolores (a sinistra) mano nella mano con la suora 

Treia, un centro dell'entroterra maceratese, a quel tempo  non brillava certo per esperimenti all'avanguardia sociale, la tradizionale mentalità di una comunità chiusa in se stessa fu l'habitat in cui Dolores visse la sua infanzia e giovinezza, che poi successivamente durante la senilità,  al suo ritorno a Roma, fuoriuscì in forma di “pizzini”, brevi memorie di eventi vissuti, che riempirono pagine e pagine fitte fitte scritte a mano e che successivamente divennero il materiale editoriale del suo libro più famoso  “Giù la piazza non c'è nessuno”. 

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Questa non è Dolores Prato

E qui notiamo la prima nota dolente, per motivi “d'immagine” l'editore Quodlibet, mise in copertina la foto di una giovane collega di collegio della Prato, più appariscente e graziosa della piccola e scura e grassottela Dolores. Ebbi la pazienza ed il piacere  di leggere pian piano, gustandolo come un grosso frutto in maturazione continua,  questo voluminoso tomo di memorie, spesso farcito di ricordi rivisitati in più salse, con diverse attitudini e sensazioni. 

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Treia - Foto storica dei primi del '900

Il libro in verità descrive la sua ammirazione per la struttura architettonica e per l'habitat che circonda Treia ma lascia trasparire il malessere di una giovinetta che si sente estranea al contesto sociale in cui vive, soprattutto in seguito alla diffusa emarginazione da lei patita, in quanto “straniera” e “figlia della colpa”. Ben poche furono le persone dalle quali si sentì amata, lo zio prete che imparò a volerle bene solo con gli anni ed una vecchia fantesca che per averla baciata ed abbracciata le attaccò le verruche. Solo i più poveri ed i più derelitti sembrava avessero pietà per  quella bambina fuori posto, magari accogliendola al loro misero desco davanti ad un piatto di polenta scondita, che lei però mangiava con gusto, perché simbolo di affetto e di accettazione. 

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Dolores anziana  a Roma

Per avere un'idea della profondità psicologica delle emozioni vissute da Dolores Prato a Treia l'unico consiglio che posso dare è quello di leggersi il suo libro, se non avete timore della commozione che ispira.

E poi mi son chiesto come mai questa donna, che ha descritto la società in cui visse, perlopiù tristemente, salvo rari sprazzi di gioia infantile immotivata, è stata poi presa a simbolo di Treia? Dopo la pubblicazione del libro la sua salma, sepolta anonimamente al cimitero di Roma, fu traslata nel camposanto di Treia con sopra una bella tomba scultorea ed una dedica. Post mortem ha avuto tutti i riconoscimenti, compreso quello di essere definita una “vera” treiese, onore che in vita non le fu concesso. Negli ultimi anni, da quando abito in città, ho assistito ad un continuo crescendo di manifestazioni e di eventi in suo ricordo ed il 1 ottobre 2017, con la costituzione di questo “centro studi” al Teatro comunale, una sorta di tempio laico alla memoria, ho avuto l'impressione che sia stato raggiunto un climax. Una sorta di “beatificazione” postuma e di accoglienza senza remore. In fondo sono riconoscente alla vicesindaco, Edi Castellani, per aver promosso questo processo di integrazione e riassorbimento nella comunità della -allora- negletta Dolores Prato. 

Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana

Il grande inganno ecclesiastico ed i creduloni delle religioni…

 


Il Vaticano vuole avere il controllo assoluto dottrinale e politico su tutti i cattolici che operano sul pianeta terra. Soprattutto i vertici ecclesiastici, vescovi e cardinali, debbono essere tutti nominati dal Vaticano. Cosa contraria persino all’antica tradizione cristiana. Infatti sino al V secolo le nomine vescovili (i cardinali non esistevano) venivano effettuate dal popolo, dai fedeli stessi. Il vescovo di Roma, che poi si tramutò in papa, era eletto dall’ecclesia dei credenti, con una votazione libera.

Di secoli ne son trascorsi ed ormai il papa è solo un monarca assoluto, ed il vaticano è uno stato totalitario e un potentato economico.

Il papa, uno specialista in storie costruite per ingannare le masse, può continuare a sperare che qualcuno creda alla sua “religiosità”, ma quelli che gli “credono” son solo i suoi sottoposti e gli scherani politici di convenienza.

Ma forse “alcuni” non sono al corrente di tante nefandezze ecclesiastiche… a quando bruciavano la gente o mandavano i fedeli a scannarsi alle crociate affermando che “dio lo vuole”…

Magari “qualcuno” dirà che la mia è una battaglia contro i mulini a vento, ma trovo che agire ed intervenire sui mali correnti delle religioni sia utile e necessario per l’elevazione della coscienza.

Sospetto però che non sarà facile scardinare il potere vaticano, che non è spirituale ma economico e politico. Inoltre se vogliamo parlare di “religione” facciamo prima un’analisi sul termine che significa “unire” (e non dividere)… poi seguiamo un tracciato solido per stabilire ciò che “non” è coscienza religiosa, neghiamo ogni costrutto, assioma, assunzione, pretesa di descrivere ed incarnare la coscienza (o lo spirito, che è comune a tutti e non ha bisogno d’intermediari).

Ed è proprio in questi termini, di spiritualità laica, che si configura la mia opposizione verso fedi cieche ed ideologiche, soprattutto quelle ipocrite e funzionali al potere dei “sepolcri imbiancati”.

Purtroppo di fronte all’acquiescenza di tanti “fedeli” serve solo la discriminazione ed il distacco, una partita a scacchi del pensiero.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



Post Scriptum: 

"Buone notizie dal vaticano", è il titolo di un racconto breve di fantascienza in cui si immagina l’elezione del primo papa “bionico”, frutto dell'Intelligenza Artificiale, anzi un vero e proprio robot. Il nuovo papa sarebbe  il garante di una nuova dottrina sincretica e interstellare, un vero papa giusto, poiché essendo una “macchina” potrebbe assicurare la necessaria equanimità religiosa. Certo che alla fantascienza religiosa ci stiamo sempre più avvicinando.  (P.D'A.)