Una memoria su: “Questa è una rapina”...
L'epopea di Vladimir Putin - Realtà o fantasia?
Piccoli Putin... crescono - Da ribelle a difensore della grande Russia (con illazioni sulla sua origine veneta)
Poi scopre il gusto della disciplina, delle arti marziali. Lo judo diventa per lui una filosofia di vita. Lo judo trasforma il ribelle in guerriero.
VICENZA. Una troupe televisiva russa, del canale NTV, formata dal reporter Andrei Shilov e da un cameraman, si è recata a Vicenza per realizzare un servizio che cerchi di districare la matassa: c’è del vero nel tormentone secondo cui gli antenati del presidente russo, Vladimir Putin, erano di origni italiane, e più precisamente beriche?
Sono ormai diversi anni che le speculazioni montano, per rendere soltanto sempre più fitto tutto il mistero, e difficilmente la missione della tivù russa contribuirà a mettere la parola fine a tutta questa curiosa vicenda.
È il 2000: Franco Putin, un imprenditore di Costabissara, in provincia di Vicenza, è in viaggio d’affari a Belgrado, quando i funzionari serbi dell’aeroporto lo fermano brevemente chiedendogli se fosse parente del neo-presidente russo: “ci volle tempo per convincerli che fossi italiano e che non avessi nulla da spartire con il nuovo presidente russo: rimasero contrariati”, sostiene l’interessato.
L’imprenditore Putin non è un novizio della Russia, dal momento che è stato coinvolto nei commerci (forni per mattoni) con l’Unione Sovietica prima e con la Federazione Russa poi sin dagli Anni Settanta.
L’anno successivo era il popolare quotidiano della capitale Moskovsky Komsomolets a dare per certa la notizia che gli antenati di Putin fossero partiti dall’Italia del nord nel Settecento per servire lo zar nelle sue truppe, esattamente per combattere contro Carlo II di Svezia; il giornale pubblicava anche una foto di un ritratto (l’“Arnolfini Portrait”) del XV secolo, del pittore fiammingo Jan van Eyck, conservato alla National Gallery londinese, e raffigurante il mercante italiano Giovanni Arnolfini: innegabilmente lo stesso “sguardo” di Vladimir Putin, sottolineava con entusiasmo Moskovsky Komsomolets.
Chisinau, Moldavia: Vladimir Putin discenderebbe in realtà da Vlad Putine, un moldavo ufficiale di Pietro il Grande nella guerra contro la Svezia, è quanto sostiene un esperto di quelle parti.
L’Arnolfini Portrait non lascia dormire tranquilli i russi: lo si analizza meglio. A dire la verità, anche la moglie del mercante italiano del Quattrocento presenta una certa somiglianza con la moglie di Putin, Ludmila; sono raffigurati addirittura assieme al loro terrier, la stessa passione per i cani proprio come il presidente russo!
Per indagare nella vicenda sono stati interpellati anche professori universitari; secondo Ulderico Bernardi, sociologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, specializzato in culture locali, “non ci sono dubbi che il cognome abbia radici nella parola dialettale ‘putìn’, è caratteristico dell’area”; sempre per lo studioso, esisterebbero in Veneto una cinquantina di Putin, che in dialetto si legge però con l’accento sulla i.
Alcuni (ma sono in minoranza) cercano di minimizzare tutta la vicenda, come un altro Putin, Alexander, un genealogista russo che in un suo libro del 2002 scrive che tali speculazioni sono in realtà frutto di “mere coincidenze” verbali.
Nel frattempo l’imprenditore veneto incarica un istituto parigino specializzato in genealogia a fare ricerche storiche sul suo cognome: verrebbe confermata la storia della migrazione verso la Russia, e per di più, via Francia: “è stato detto che il nostro cognome è originario del Veneto e che alcuni dei miei parenti lasciarono l’Italia nel XVIII secolo e attraverso la Francia siano emigrati in Russia… sono sicuro che il presidente arrivi dal Veneto e che siamo parenti, camminiamo nello stesso modo goffo a mo’ di papera, abbiamo lo stesso neo sulla guancia sinistra”.
La troupe televisiva russa si è rivolta al consorzio Vicenza E’ per ricevere appoggio logistico alla sua missione, alla ricerca non solo di Franco Putin, ma anche di tutti gli altri Putin della zona, e per ricevere spiegazioni sulla provincia di Vicenza, sulla sua storia, sulla sua economia e … sul carattere dei vicentini.
Vicenza E’ non ha avuto niente da ridire, anzi; è prevedibile un aumento dei turisti russi in quelle lande venete. Marketing gratuito? Ben venga il tormentone Putin&Putin!
A me sembra un po' un racconto di fantascienza... anche se in un reportage del TG2 avevano intervistato il cuoco personale di Putin che preparava quotidianamente piatti italiani dato che il presidente esige cucina italiana...
"Osho sulla poltrona del dentista"... - Segnalazione libraria
Aneddoti divertenti e provocatori raccontati dal dentista personale di Osho, Swami Devageet
“Devageet tu sarai colui che raccoglierà le mie parole. Parlerò dalla poltrona dentistica. Nessun Buddha ha mai fatto una cosa simile… ma tu mi conosci, sono un po’ pazzo. Un giorno queste parole diventeranno un bellissimo libro. Non sarà come i miei altri libri...” Osho
Un libro unico voluto dal maestro spirituale Osho per condividere con le nuove generazioni quell’esperienza rara e privilegiata di chi si trova a essere in stretto contatto con un illuminato, avendo vissuto nella sua casa per tanti anni, dall’India all’America e poi di nuovo in India, come suo dentista personale.
Un sincero e coraggioso racconto, un’esposizione degli stati intimi dell’essere con le intense emozioni che le strategie dell’ego fanno emergere quando un grande mistico, un maestro, lavora al risveglio della consapevolezza di un suo discepolo.
Lui stesso gli diede il titolo del libro: “Osho il primo Buddha sulla poltrona del dentista”.
Quando Osho definiva l’intensità del ricercatore in una crescita su 3 livelli: lo studente, il discepolo e il devoto, usava alla fine Devageet come esempio: “Il devoto non diventa la verità; scopre di essere la verità. E questa scoperta è la più grande scoperta possibile per la consapevolezza umana.
Quindi è perfettamente normale che tu non sia più curioso di nulla. È un segno di maturità, di passaggio dallo stato di studente a quello di discepolo. E per come ti conosco, Devageet, sei già passato dallo stato di discepolo alla gloria suprema di essere un devoto. La tua ricerca, la tua indagine non è più un'esplorazione arida. È diventata il tuo amore, è diventata il tuo stesso battito del cuore”.
SWAMI DEVAGEET: era un medico dentista inglese padre di famiglia che esplorò la psicologia di Freud, Jung, Adler... poi le filosofie dell’Est e dell’Ovest e le religioni cristiana, giudaica, induista, buddista, zen, sufi, sikh e taoista, praticando digiuni e discipline estreme.
Su questi percorsi divenne “informato” ma non “trasformato” finché a 38 anni incontrò Osho e istantaneamente seppe di aver trovato il suo maestro spirituale. Per 12 anni ebbe il privilegio di essere parte del ristretto gruppo del suo staff personale.
Radicalizzazione dei blocchi - Sion-usa si gioca la partita con Eurasia...

Riflessione pubblica su una "memoria scomoda"...
“Risiera di San Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria.
Dove sono i giovani, dove sono le scuole?", chiede il rabbino Meloni. E accusa: "L'ebreo che piace è quello morto, non quello che si difende" - "Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico, molto meno di un decimo della capienza del monumento che può contenere in sicurezza 2200 persone.” (Rai News del 27.01.26)
La Risiera di San Sabba è l’unico campo di sterminio nazifascista in Italia. Anzi, in Germania, poiché i “patrioti” repubblichini avevano dato Trieste al Terzo Reich, assieme dell’ Adriatisches Küstenland, (Litorale Adriatico), governata da un Gauleiter, come Danzica e i territori annessi da Berlino.
Nella Risiera migliaia di esseri umani, antifascisti sloveni, croati, italiani, vennero inceneriti nel forno crematorio. Gli ebrei uccisi qualche decina, essendo la Risiera luogo di transito per il loro invio in altri campi di sterminio (nel dispaccio RAI News, il rabbino Meloni però si riferisce solo agli ebrei).
Dalla Liberazione ci vollero 20 anni per dare riconoscimento ufficiale all’orrore e solo nel 1965 la Risiera di San Sabba divenne Monumento nazionale. Per il processo ai responsabili si dovette attendere il 1976. A 31 anni dalla Liberazione il solo ad essere condannato fu il comandante del campo, Oberhauser. In contumacia perché la Germania Occidentale non aveva obbligo di estradare quelli come lui.
Oberhauser visse da uomo libero, trovò lavoro in una birreria di Monaco e morì sereno nel suo letto.
Dalla Liberazione, e fino al 1964, i militanti comunisti e socialisti di ogni nazionalità furono i soli a ricordare, sostando presso o dentro l’edificio in rovina, ciò che era avvenuto. Talvolta la polizia chiedeva i documenti, annotava le generalità e prendeva nota delle targhe auto.
Dopo il 1965, ogni 25 aprile e, con l’avvento del Giorno della Memoria, varato addirittura ben sessant’anni dopo la Liberazione, pure il 27 gennaio la folla stipava il cortile della Risiera ascoltando ciò che autorità e invitati ricordavano. Si portavano le bandiere palestinesi a ricordare l’olocausto dei nostri giorni.
Poi i discorsi ufficiali divennero sempre più ufficiali.
Troppo ufficiali da sembrare irriconoscibili per l’occasione. Pervase un progressivo senso di nausea tale da indurre il pubblico a fischiarne alcuni. Guarda caso, fu creato un regolamento che contingentava l’afflusso, poi l’afflusso venne controllato dalla polizia e le bandiere palestinesi vietate. Poi la polizia cominciò presidiare l’ingresso e frugare nelle borse. La memoria divenne narrazione revisionista, alle vittime non corrispondevano più colpevoli; ricordare i nuovi genocidi divenne reato o quasi. La deriva storica praticata da istituzioni, partiti di governo ed ecclesiasti aveva preso il sopravvento. Le autorità civili e religiose ammesse risultarono un insieme di pochi intimi, quasi sotto scorta, poiché centinaia di cittadini si videro bloccare l’ingresso.
Ora i pochi intimi ammettono di sentirsi soli, curioso, vero?
La notizia “Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico”, assieme alle lacrime di coccodrillo dei pochi intimi, certifica il disegno di mummificazione, di questo luogo terribilmente segnato dalla storia. La cancellazione della memoria in atto.
Al posto della Risiera faranno un resort?
Giorgio Stern
Libertà di espressione spirituale... fino alla morte!
La libertà di espressione spirituale inizia dalla nascita e finisce con la morte di ognuno. Questo indicherebbe la nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell’umano in noi, prima ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo esseri umani ma tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche qualità vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire, con qualche eufemismo, “cultura” ma sicuramente è un recinto che impedisce il libero pensiero.
Non solo la “società civile” con le sue regole e le sue imposizioni di nazionalità e ceto costringe l’uomo ad un’esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è assolutamente indivisibile.
Dalla nascita alla morte entriamo in una gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe fare. Pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza alla “globalità” va aiutata attraverso cambiamenti e riforme che portino la libertà personale dell’uomo alla sua originaria manifestazione.
Lasciando da parte il discorso della nazionalità che può essere superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali diverranno universalmente riconosciute e l’identità nazionale verrà sostituita dall’idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre ancora attendere.
Ma c’è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui ed ora, in Italia, con questo stesso Governo in carica, ed è l’ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita dell’individuo sino alla sua dipartita.
I bambini, i neonati, sono i primi sfruttati, in senso ideologico e religioso, obbligati dai loro stessi genitori e dagli obblighi “sociali” a sottostare alle strumentalizzazioni religiose. Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi “religione”, un bambino innocente viene obbligato ad un percorso religioso, del tutto inconsapevolmente, cominciando con il battesimo, poi la cresima e poi ancora la comunione. Il bambino incolpevole viene legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva.
L’adesione ad una religione può avvenire solo nell’età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione imposta dalla consuetudine o dalla paura. Si va a votare a 18 anni? Anche per l’adesione religiosa bisogna avere almeno quell’età, altrimenti è violenza e prevaricazione su minori.
C’è poi il problema della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, anche per sottrarre il cadavere alle “lobbyes mortuarie”.
Anni fa presentammo alla Camera dei Deputati una petizione per un’idonea legge sulla libertà espressiva della morte:
Ci rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione, appare una forma di evidente censura. Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ‘successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, esequie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici, una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo Vegetariano VV.TT. sta portando avanti la battaglia della libertà di esprimere un commiato laico, della libertà di cremazione ecologica e dispersione delle ceneri, della libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico e necessità di un idoneo spazio per il commiato laico, etc. (vedi anche: http://www1.adnkronos.com/
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
La Kabbalah come strumento di conoscenza...
*Il Messaggio*
Viviamo al centro di un periodo difficile, messi a dura prova dalle crisi di qualsiasi livello nella nostra esistenza personale, ambientale e sociale. La causa di queste crisi è la nostra inabilità a percepire le connessioni tra di noi, e tra di noi e la natura. La saggezza della Kabbalah fornisce un metodo attraverso il quale l’umanità può risolvere le malattie del mondo e trascendere i propri problemi. Introducendo l’autentica saggezza della Kabbalah nell’educazione di massa, Bnei Baruch (1) fornisce il cammino da seguire per tutto il mondo. Bnei Baruch è un movimento che comprende migliaia di studenti in tutto il mondo. Ogni studente ha scelto il suo cammino e la sua intensità, in accordo con le proprie condizioni e abilità. Negli ultimi anni, il gruppo è cresciuto in un movimento impegnato in progetti di educazione volontaria, presentando le fonti genuine della Kabbalah nella lingua contemporanea.
L’essenza del messaggio divulgato da Bnei Baruch è l’unità delle persone, l’unità delle nazioni e l’amore dell’uomo.
Per millenni, i Kabbalisti hanno insegnato che l’amore dell’uomo è la base sulla quale poggiano le fondamenta del popolo d’Israele. Questo amore prevalse ai tempi di Abramo, di Mosè, e del gruppo di Kabbalisti che essi fondarono. L’amore dell’uomo era il carburante che spingeva il popolo d’Israele verso obiettivi straordinari. Nei tempi in cui l’amore dell’uomo si spostò in un odio infondato, le nazioni scivolarono nell’esilio e nelle afflizioni. Se noi creiamo la stanza per questi antichi ma nuovi valori, scopriremo che possediamo il potere per mettere da parte le differenze e unirci.
La saggezza della Kabbalah, nascosta per anni, sta uscendo dall’occultamento. Si è aspettato per il tempo dove noi saremmo stati sufficientemente sviluppati e preparati per perfezionare il suo messaggio.
Oggi sta emergendo come un messaggio e una soluzione che permette di unire le fazioni interne e fra i vari popoli e di portarci tutti, come persone e come società, in quel lontano stato migliore che c’è stato nel passato.
(1) - Bnei Baruch è la più grande istituzione in Israele che condivide la saggezza della Kabbalah con il mondo intero. Il materiale di studio, disponibile in 32 lingue, è basato su autentici testi di Kabbalah tramandati di generazione in generazione.
L’Uno è il mistero dei misteri, l’En Sof (il senza limite), Egli può manifestarsi attraverso i suoi attributi che sono poi le qualità descritte nella Kabbalah. Lo schema proiettato si chiama Albero delle Sefiroth, con dieci rami, è un simbolo di come le qualità divine siano scese dall’alto verso il basso, segnando la strada spirituale che l’anima deve compiere per il ritorno.
Il cammino si compie attraverso 7 Hekaloth (piani spirituali) in cui l’anima procede dal basso verso l’alto sino alla rivelazione. Nella Kabbalah i rami si intersecano in 22 sentieri conduttivi a varie qualità e questa cifra corrisponde alle 22 lettere dell’alfabeto ebraico.
Vediamo ora quali sono i nomi ed i significati arcani dei vari sentieri. 1 dalla Intelligenza alla Corona, l’nizio; 2 dalla Bellezza alla Corona, conoscenza occulta; 3 dalla Intelligenza alla Saggezza, conoscenza profana; 4 dalla Bellezza alla Saggezza, creazione; 5 dalla Misericordia alla Saggezza, saggezza; 6 dalla Bellezza all’Intelligenza, fede; 7 dalla Severità all’Intelligenza, moto; 8 dalla Severità alla Misericordia, risoluzione; 9 dalla Bellezza alla Misericordia, meditazione; 10 dal Trionfo alla Misericordia, evoluzione; 11 dalla Bellezza alla Severità, moderazione; 12 dalla Splendore alla Severità, rinuncia; 13 dalla Trionfo alla Bellezza, trasformazione; 14 dal Fondamento alla Bellezza, moderazione; 15 dallo Splendore alla Bellezza, soggezione; 16 dallo Splendore al Trionfo, distruzione; 17 dal Fondamento al Trionfo, realizzazione; 18 dal Regno al Trionfo, mutevolezza; 19 dal Fondamento allo Splendore, appagamento; 20 dal Regno allo Splendore, giudizio; 21 dal Fondamento al Regno, completezza; dalla Saggezza alla Corona, l’En Sof, il divino paradosso.
“Il Silenzio ha in sé abissi dentro abissi, ma esiste un Silenzio ultimo, un punto estremo da non essere nulla eppure da cui tutto sgorga, questa è l’Essenza”.
Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Successo non significa riuscita...
In un mio scritto ormai “antico”, ma secondo me ancora valido, contenuto nel libro "Riciclaggio della Memoria" *, ho raccontato di come nella nostra società, nell’anima della specie chiamata anche “aura psichica”, si manifestino diverse forze cinetiche che spingono l’intelligenza in un continuo altalenante processo elaborativo.
La psiche collettiva ha varie sfaccettature ognuna delle quali rappresenta un modo di pensare in ognuno dei campi d’interesse umano: economia, ecologia, arte, scienza.. ed ovviamente religione e spiritualità.
Come avviene ad esempio nell’ameba, animale unicellulare, c’è un corpo massa che è perlopiù statico, rappresentato dalla grandissima parte degli umani che vivono in un tran-tran consuetudinario, nei credo, da questa massa vengono emessi pseudopodi mentali. Uno è connesso ai modelli del passato, dell’ego, dell’interesse privato, della tradizione ancestrale e settaria ed un altro è rivolto verso la crescita, proteso verso la sinergia, il superamento delle divisioni ideologiche, l’accrescimento di coscienza e la liberazione dagli schemi comportamentali.
Possiamo anche chiamarli Yin e Yang, positivo e negativo, bene e male…
Questi due pseudopodi sono rappresentati da una minima parte di umanità mentre nel corpo massa si stabilisce la stragrande maggioranza dell’umanità. In un certo senso il legante che mantiene il corpo massa unificato deve necessariamente essere un misto di passato e futuro, di bene e di male, di verità e di finzione, di illusione e di conoscenza. Lo pseudopodo regressivo è incarnato da una minoranza sparuta che governa politicamente ed economicamente il mondo in termini di sfruttamento. Ma anche nello pseudopodo evolutivo il numero di persone che avanzano, sviluppando la coscienza, è limitatissimo. Infatti se pochi sono i detentori del potere economico e comunicativo e degli indirizzi sociali e speculativi (operatori occulti, coscienze astute ma votate all’illusione) altrettanto pochi saranno nella parte evolutiva (i saggi e le coscienze libere dai vincoli dell’illusione).
Nel corpo massa invece imperano i grandi numeri, le grandi religioni, le classi popolari, i prestatori di opera, le folle tifose ed i seguaci di varie mode o culture. Ovvio che i componenti della massa, vittime delle consuetudini e dei credo, saranno numerosissimi, poiché il corpo massa raggruppa la stragrande maggioranza del genere umano ed è spinta all’evoluzione od all’involuzione solo da quei propulsori psichici (“pseudopodi”).
Così funziona il mondo… Paolo D’Arpini
Commento di Monica: "Caro Paolo quello che mi stupisce è che scrivi articoli molto interessanti e che la gente non vede, deve essere un po' frustrante perché davvero sei una voce fuori dal coro..."
Mia rispostina: "Normale amministrazione, sono avvezzo a questo stato di cose. Il mio destino, in questi tempi oscuri, è di non avere successo. Ma questo è un successo dal punto di vista spirituale, perché mi aiuta a non avere aspettative in merito al "riconoscimento" altrui... Comunque non tutti sono indifferenti vedo che tu apprezzi..."
* Il libro Riciclaggio della Memoria è stato presentato “ufficialmente” nella sala consiliare del Comune di Treia il 31 ottobre 2014, con scarso successo… Chi fosse interessato a riceverne una copia può contattare il curatore editoriale Michele Meomartino: 393.2362091 – meomartinomichele@gmail.com
I giornali e l'approfondimento delle notizie... Quale futuro per la carta stampata?

27 gennaio e l’olocausto quotidiano…
«Un giorno i nostri figli ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?”. A quel punto non potremo usare la stessa giustificazione, per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo» Helmut F. Kaplan
Il 27 gennaio di ogni anno si ricordano le vittime dell’olocausto: ebrei, omosessuali, zingari e avversari politici che furono imprigionati nei campi di concentramento nazisti. Parecchi di loro perirono di stenti e di angherie, di esperimenti medici disumani, di fame, etc.
Quello non fu il primo olocausto e nemmeno l’ultimo, sembra infatti che l’uomo abbia la tendenza al genocidio e di tanto in tanto questo “vizio” si manifesta, contro i suoi simili scomodi da sopportare. Non voglio qui però enumerare tutti gli stermini compiuti ed in corso contro l’umanità… sarebbe un’azione politica impropria visto che molto spesso sono le stesse cosiddette “democrazie” a metterli in atto. C’è già chi provvede a fare questo lavoro di scoperchiatura dei sepolcri imbiancati e non voglio rubar loro il mestiere.
Eppure qualcosa vorrei dire. Ci professiamo tutti democratici, almeno a parole, anche se, più o meno consciamente, continuiamo a tollerare il dominio di un sistema economico-culturale che nulla ha da invidiare al nazismo. C’è un razzismo quotidiano che imperversa e ci condiziona, dal linguaggio alle abitudini alimentari. Diceva un amico vegetariano, Francesco Pullia: “C’è una presunta ‘normalità’ che gronda sangue e risulta inaccettabile. Parafrasando un noto aforisma di Adorno, Auschwitz inizia ogni volta che passando da un bancone di un supermercato, dalla vetrina di una pellicceria o ci sediamo per mangiare facciamo le spallucce e diciamo che si tratta ’solo di animali’. Se si da per scontata l’esistenza di un mattatoio, non ci si può stupire o indignare degli stermini di massa che hanno infangato i secoli. Siamo circondati da migliaia di Buchenwald, Birkenau, Dachau…”
Nel mondo, secondo gli ultimi dati disponibili, si allevano oltre 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli e galline e altro pollame. Solo di bovini, ogni anno in Italia si macellano circa 4.700.000 animali. Ci troviamo in un mondo dove nessun politico parla degli animali massacrati tutti i giorni a milioni, dove i segnali di madre natura non vengono ascoltati nonostante i suoi continui avvertimenti…
Il menefreghismo e l’ignoranza penso siano i nostri veri nemici ma sono convinto che dobbiamo aprire gli occhi a più persone possibili, dobbiamo smetterla con l’olocausto continuato. Cominciando dal rifiuto personale all’essere compartecipi dello sterminio a cui vengono sottoposti i nostri “fratelli minori” e delle sue conseguenze sul nostro modo di vivere e sul nostro pianeta. Forse solo allora potremo sperare in un vero cambiamento per una società che possa vivere in armonia con animali e natura senza odio, guerre, razzismo… un razzismo che comincia a tavola!
Alcuni potranno scandalizzarsi del mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale l’uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali… che hanno cancellato la memoria!
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica

