Alcune opinioni di Paolo D'Arpini su alcune religioni costituite e sulla spiritualità laica...

 




Per cominciare un paio di articoli pubblicati su un numero della  rivista laica (cartacea) "Non credo":    https://www.arciatea.it/wp-content/uploads/NonCredo60.pdf
E qui alcune considerazioni generali sul concetto di Spiritualità Laica collegata all'Ecologia profonda ed al Bioregionalismo:  
"Spiritualità Laica"... Come e quando è stato coniato questo neologismo: Da un bel po’ di tempo sto cercando di raccogliere documenti e testimonianze sulla nascita (e sull’uso del termine) del concetto di “Spiritualità Laica”. Purtroppo sono un confusionario e non riesco mai a tenere un'esatta cronologia degli eventi vissuti, soprattutto quelli che -nel momento- non sembrano rivestire particolare importanza...   Continua: https://www.spiritual.it/it/cultura/spiritualita-laica-come-e-quando-e-stato-coniato-questo-neologismo,3,107225

Il linguaggio unisce o divide?  ...l’ostacolo posto dalle religioni e dalle ideologie è proprio quello di basarsi su un linguaggio, sulla descrizione culturalmente adattata per esportare una specifica cultura. Ma allorché l’oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa, cioè torniamo alla “lingua universale” da tutti compresa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione, poiché la biospiritualità non può ammettere separazione... - Continua:   https://www.politicamentecorretto.com/2022/11/28/il-linguaggio-unisce-o-divide/

Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica sono la trinità della nuova filosofia o religione della natura.  L’ecologia profonda analizza l’organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro correlazioni e funzionamento organico ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata di “organi” territoriali e culturali. Come terzo elemento componente c’è “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita “spiritualità laica”. Ovvero la capacità e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa: https://www.lteconomy.it/bloglte/profilegrid_blogs/breviario-su-bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica/

La spiritualità naturale è il cuore pulsante del pensiero bioregionalista. Si colloca nella spazialità della natura e da essa ne prende e vi riporta nutrimento. La spiritualità bioregionalista ed ecologista  lascia fluire la libera naturalezza come procedimento di armonizzazione  dell'essere, fondata su una trinità di pensieri che, pur vivendo a sé stanti, nello stesso tempo si associano e si confondono tra loro... - Continua:   https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html





Estratti  dalle analisi rilevate da A.I. 
Paolo D'Arpini, filosofo ed ecologista profondo, affronta il confronto tra cattolicesimo e buddismo ponendo l'accento sulla distinzione tra una spiritualità vissuta (laica e bioregionale) e l'istituzionalizzazione religiosa. D'Arpini critica spesso il cattolicesimo per la sua natura settaria e chiusa, contrariamente all'ideale di "universalismo" che dovrebbe rappresentare.
Ecco i punti salienti del confronto visti nell'ottica di D'Arpini:
  • Critica alla fede istituzionale: D'Arpini distingue il senso morale e spirituale autentico dalle dottrine religiose. Nel suo approccio, la fede spesso si trasforma in dogma, perdendo la connessione con la natura e il senso profondo dell'esistenza.
  • Approccio al Divino: Mentre il cattolicesimo si fonda sulla fede in un Dio teistico, onnipotente e trascendente, il buddismo (particolarmente nella visione orientalista/bioregionale di D'Arpini) viene percepito più come una "disciplina spirituale" o "filosofia ateistica", centrata sulla consapevolezza interiore.
  • Dio vs. Potenziale: In questa analisi, il Buddha non è una divinità, ma rappresenta il "potenziale" di risveglio presente in ogni essere vivente, un concetto diverso dalla divinità salvifica cattolica.
  • Spiritualità e Ambiente: Paolo D'Arpini promuove una "spiritualità laica" e l'ecologia profonda, che cercano una simbiosi con il territorio (bioregionalismo), un aspetto che ritiene più in linea con una visione non dogmatica (simile a certi aspetti orientali) rispetto alla visione talvolta antropocentrica del cattolicesimo tradizionale.
  • Il "Sé" e l'Io: Un tema centrale è il superamento dell'ego. D'Arpini, ispirato anche da insegnamenti orientali, parla spesso di "vivere senza dire io", in contrasto con la valorizzazione della singola anima personale tipica del cattolicesimo.   
In sintesi, il confronto di D'Arpini non cerca un sincretismo dogmatico, ma contrappone una visione "spirituale" libera e radicata nel vivente (ecologia profonda) a una struttura "religiosa" rigida e dogmatica.

Swami Rama Tirtha ed il suo messaggio...

 


Il libro "Heart of Rama" di Swami Rama Tirtha (spesso sottotitolato  A Collection of the Instructive Teachings of Swami Rama Tirtha) è una raccolta degli insegnamenti filosofici e spirituali del noto mistico indiano, che spazia tra Vedanta pratico, Jnana, Bhakti e Karma yoga.

Contenuti del libro:
 Il libro offre guida per la vita quotidiana, la crescita interiore e l'auto-realizzazione attraverso la filosofia Vedanta. Include insegnamenti pratici sul superamento del "sé locale" (local self), la ricerca della felicità interiore, la gioia divina e la comprensione di sé come Atman/Brahman.

Biografia dell'autore:
Swami Rama Tirtha (1873–1906) è stato un influente maestro indiano, noto come propugnatore dell'Advaita Vedanta e figura chiave nel portare la spiritualità orientale in Occidente. Professore di matematica, rinunciò alla vita accademica per dedicarsi alla diffusione dell'illuminazione, vivendo una vita breve ma intensa, spesso paragonata a un lampo di luce, incentrata sulla gioia interiore e l'unità di tutte le esistenze.

Vita e Formazione: 
Nato in una famiglia bramina nel Punjab, ha studiato a Lahore, diventando un professore di matematica prima di votarsi alla vita monastica.

Filosofia: Insegnante  del Vedanta, proponeva una visione della vita basata sulla felicità, sulla realizzazione del Sé e sull'amore universale.

Diffusione: Ha viaggiato e tenuto conferenze sia in India che in Giappone e Stati Uniti, promuovendo il Vedanta pratico.

Ultimi anni: Visse un periodo di ritiro in India, prima di morire nel fiume Gange all'età di 33 anni, lasciando un impatto significativo sulla comprensione moderna dell'Advaita Vedanta.




“Sono uscito a fare una passeggiata,
vestito con il mantello delle nubi,
camminando sulle montagne,
sulle ali del vento.
Sto vagando qui e là,
sospinto dalla gioia.
I torrenti ed i fiumi
mi hanno riconosciuto
e mi chiamano.
Un maha-mantra vedico
traspira dalla natura:
“Tat Tvam Asi…”
Tu sei Quello, Tu sei Quello…
Tu sei l’anima del mondo,
questo gioioso spettacolo
è la proiezione del tuo Sé,
tutte le forme sono tue.
Osservo le cascate e lo scorrere dell’acqua,
i fiori, le foglie, gli strani odori,
lo spettacolo brillante e variopinto,
e scorgo me stesso in ogni sfumatura,
sono presente in ogni sasso.
La sposa, dimenticando l’affetto verso i genitori,
offre se stessa, anima e corpo, al suo sposo.
Un bambino, a lungo separato dalla madre,
alfine la ritrova.
Il mio cuore straripa, si scioglie,
in un dolce tormento.
Sono avido di Pace,
incantato nel pensiero di Pace.
Ogni desiderio è svanito dai confini del mio cuore
trasformandosi in “unione permanente”.
Lacrime di gioia cadono a terra,
da una nuvola piovono perle…”
(Swami Rama Tirtha)

Come avvenne la "scissione" del 2010 nella Rete Bioregionale Italiana?

 


Una memoria su: “Questa è una rapina”...

 

Calcata vista da Via della Lira - Foto di Debora Attanasio

Calcata. La mattina, arrivato come al solito al bivio della chiesetta, dove lateralmente inizia la stradina di Capomandro oppure si riprende la salita per via della Lira, mi sono soffermato a riprender fiato proprio davanti alla lapide che ricorda la nostra gloriosa moneta: “17 marzo 1861 – 28 febbraio 2002″, nascita e morte. Da una parte l’inizio dell’unità d’Italia e dall’altra l’entrata politica nella comunità europea… ben 141 anni di storia patria! Una veneranda età per davvero…

Mentre osservavo pensoso la lapide già scalfita -non dal tempo ma dallo sfregio incivile del solito sderenato- mi sono ricordato di quel fatidico 28 febbraio 2002. Quello era il giorno in cui bisognava cambiare la valuta ed avevo raccolto tutte le lire lasciate in giro nei vari cassetti e nascondigli (per la mia inveterata abitudine di conservare qualcosa per i tempi peggiori) avevo perciò raggranellato una bella cifretta di un centinaio di mila lire: carte da 20, da 10, da 5, da due, da mille, da cinquecento, monete da 200, da 100, da 50 ed altri spiccetti… carico così del mio tesoretto ero andato all’ufficio postale, armato della macchinetta convertitrice, che il Berlusconi aveva regalato a tutti gli italiani, per fare i conti giusti sul cambio.

Ricordo l’impiegata postale tutta presa dalla sua funzione di cambiavalute che contava le lire, faceva i conti mi chiedeva di controllare e poi mi metteva davanti agli occhi alcune cartine piccole piccole, sembravano i soldi del monopoli, ed una manciatina di monetine minuscole… Rimasi di sasso… e capii subito che ero stato fregato! Io avevo dato un mucchio abnorme di lire, sufficienti per vari giorni di sopravvivenza e lei mi restituiva i soldini per il caffè…

Infatti di lì a poco scoprii che il cambio ufficiale non significava un fico secco, la macchinetta di Berlusconi era una specie di “giochetto” per ragazzini scemi, in realtà i cinque euro erano diventati come le cinquecento lire di qualche anno prima…

Poi nel corso degli anni continuai a scovare in varie saccocce di vestiti vecchi od in libri o in mezzo alle carte delle fatture pagate (o da pagare) diversi biglietti da mille dimenticati, ma che potevo farci ormai? Sarei dovuto andare alla sede della Banca d’Italia e costava più l’impresa che la resa…

Con questi pensieri che mi frullavano in testa, la mattina di fine febbraio 2009, (un anno prima della mia dipartita da Calcata) sono salito al solito baretto del paese nuovo e mi sono fatto il conto di quanto andavo spendendo… (facendo il conto in vecchie lire)  duemila qua, tremila là, e poi al supermercatino: duemila e ottocento per 120 grammi di orzo in polvere, duemilaquattrocento per 2 paninetti all’olio, etc. etc. debbo dire che sono rimasto un po’ scocciato e mi son detto “ma chi ce l’ha fatto fare di diventare ricchi con l’Euro (come aveva annunciato Prodi)  se la ricchezza  serve ad essere più poveri?”
*
Paolo D’Arpini - Il primo riabitante (dal 1975) di Calcata vecchia, fuggito nel 2010 nel suo nuovo rifugio di Treia...


Calcata - L'autore pensieroso nella sua ultima  casarsa sulla fogna 


L'autore, a Treia,  con la sua salvatrice Caterina Regazzi




L'epopea di Vladimir Putin - Realtà o fantasia?


Piccoli Putin... crescono - Da ribelle a difensore della grande Russia (con illazioni sulla sua origine veneta)


Putin, il ribelle, l’irregolare, il ragazzo indisciplinato che fu espulso dai Pionieri, l’organizzazione dei giovani comunisti.

Putin, il futuro ufficiale del Kgb, che fu battezzato in gran segreto dalla nonna. Un uomo che diventerà un attento e colto ufficiale dei servizi segreti, che da ragazzo rifiutava la disciplina, il sistema.


Si vanterà all’inizio della sua presidenza di non essere stato un pioniere, ma un ribelle. 

Poi scopre il gusto della disciplina, delle arti marziali. Lo judo diventa per lui una filosofia di vita. Lo judo trasforma il ribelle in guerriero. 
La sua intelligenza si rafforza con il senso della fedeltà all’integrità, del controllo delle sue capacità di riflessione e comunicazione.

Dal suo punto di vista di osservazione, dalla Germania dell’Est è un ufficiale del Kgb molto attento all’Occidente, ai meccanismi del consenso delle democrazie di massa. Ha un eccellente memoria, e questa sua capacità di analisi e di comprensione lo porta ad essere un brillante comunicatore, un uomo capace di dare senso alle sue idee.


Ma questa sua identità, di ribelle, di guerriero, di analista, di comunicatore, di attento lettore che sedimenta idee, stimoli culturali, ne fanno un uomo che sa decidere. Un decisore nel senso schmittiano del termine. Un politico rispettoso delle identità, delle etnie, delle tradizioni, di un pensiero politico che rielabora, attualizza i temi della Rivoluzione Etica.

L’implosione del sistema sovietico e gli anni terribili della Presidenza Eltsin in balia di ex quadri del sistema comunista trasformatisi in oligarchi mafiosi finanziati dalle banche americane, che trasformarono le privatizzazioni in una colossale rapina ai danni del popolo russo, convinsero lui e alcuni suoi stretti collaboratori della svolta “imperiale” (nel senso di Imperium), popolare e patriottica della politica russa.

Dopo l’ascesa al potere cerca di aprire agli Stati Uniti e all’Europa. Al Bundestag tiene un discorso memorabile di grande apertura e amicizia verso l’Europa. È solidale con Bush nella lotta al terrorismo ma presto dovrà rendersi conto che gli americani sono impegnati a indebolire l’assetto geopolitico del suo Paese. E a questo punto si convince che nessun rapporto leale è possibile con americani ed europei poco affidabili e soprattutto ipocriti. 

Da qui la svolta euro-asiatica del leader russo e il progetto di fare della Russia una grande potenza mondiale in grado di contenere i tentativi americani di indebolire Mosca dal Kirghizistan alla Georgia, all’Ucraina.


Le rivoluzioni arancioni per Putin sono dei tentativi di destabilizzazione che pretenderebbero di radicarsi persino nel cuore della Russia.

L’egemonismo euro-atlantico arriva al punto che Angela Merkel, prima delle elezioni del 2012, afferma che Dmitri Medvedev sarebbe un candidato alla Presidenza ben visto in Occidente. A Mosca oltre duecento Ong (organizzazioni non governative), finanziate dagli americani s’ingegnano a creare un clima di opposizione alla candidatura di Putin, che dopo la parentesi Medvedev imposta dalla Costituzione intendeva riprendersi la Presidenza. Sarà la goccia che fa traboccare il vaso della diffidenza putiniana. Americani ed europei pretendono persino di decidere i vertici istituzionali della Nuova Russia.

Inizia per Putin un lavoro di riflessione e di approfondimento culturale che lo porterà a recuperare negli anni Novanta la figura di Stolypin e a rielaborare un pensiero identitario dalle forti connotazioni etiche, politiche e religiose. Idee che in Europa, oggi, risuonano provocatorie, incomprensibili e incredibili. Idee che, però, avvicinano alla Russia di Putin sempre nuove maggiori simpatie ed affinità elettive.


    Risultati immagini per putin rivoluzioni arancioni          

Curiosità e fantasie sulla presunta origine italiana di Putin:

Putin l’italiano 

VICENZA. Una troupe televisiva russa, del canale NTV, formata dal reporter Andrei Shilov e da un cameraman, si è recata a Vicenza per realizzare un servizio che cerchi di districare la matassa: c’è del vero nel tormentone secondo cui gli antenati del presidente russo, Vladimir Putin, erano di origni italiane, e più precisamente beriche? 
Sono ormai diversi anni che le speculazioni montano, per rendere soltanto sempre più fitto tutto il mistero, e difficilmente la missione della tivù russa contribuirà a mettere la parola fine a tutta questa curiosa vicenda. 
È il 2000: Franco Putin, un imprenditore di Costabissara, in provincia di Vicenza, è in viaggio d’affari a Belgrado, quando i funzionari serbi dell’aeroporto lo fermano brevemente chiedendogli se fosse parente del neo-presidente russo: “ci volle tempo per convincerli che fossi italiano e che non avessi nulla da spartire con il nuovo presidente russo: rimasero contrariati”, sostiene l’interessato. 
L’imprenditore Putin non è un novizio della Russia, dal momento che è stato coinvolto nei commerci (forni per mattoni) con l’Unione Sovietica prima e con la Federazione Russa poi sin dagli Anni Settanta. 
L’anno successivo era il popolare quotidiano della capitale Moskovsky Komsomolets a dare per certa la notizia che gli antenati di Putin fossero partiti dall’Italia del nord nel Settecento per servire lo zar nelle sue truppe, esattamente per combattere contro Carlo II di Svezia; il giornale pubblicava anche una foto di un ritratto (l’“Arnolfini Portrait”) del XV secolo, del pittore fiammingo Jan van Eyck, conservato alla National Gallery londinese, e raffigurante il mercante italiano Giovanni Arnolfini: innegabilmente lo stesso “sguardo” di Vladimir Putin, sottolineava con entusiasmo Moskovsky Komsomolets. 
Chisinau, Moldavia: Vladimir Putin discenderebbe in realtà da Vlad Putine, un moldavo ufficiale di Pietro il Grande nella guerra contro la Svezia, è quanto sostiene un esperto di quelle parti. 
L’Arnolfini Portrait non lascia dormire tranquilli i russi: lo si analizza meglio. A dire la verità, anche la moglie del mercante italiano del Quattrocento presenta una certa somiglianza con la moglie di Putin, Ludmila; sono raffigurati addirittura assieme al loro terrier, la stessa passione per i cani proprio come il presidente russo! 
Per indagare nella vicenda sono stati interpellati anche professori universitari; secondo Ulderico Bernardi, sociologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, specializzato in culture locali, “non ci sono dubbi che il cognome abbia radici nella parola dialettale ‘putìn’, è caratteristico dell’area”; sempre per lo studioso, esisterebbero in Veneto una cinquantina di Putin, che in dialetto si legge però con l’accento sulla i. 
Alcuni (ma sono in minoranza) cercano di minimizzare tutta la vicenda, come un altro Putin, Alexander, un genealogista russo che in un suo libro del 2002 scrive che tali speculazioni sono in realtà frutto di “mere coincidenze” verbali. 
Nel frattempo l’imprenditore veneto incarica un istituto parigino specializzato in genealogia a fare ricerche storiche sul suo cognome: verrebbe confermata la storia della migrazione verso la Russia, e per di più, via Francia: “è stato detto che il nostro cognome è originario del Veneto e che alcuni dei miei parenti lasciarono l’Italia nel XVIII secolo e attraverso la Francia siano emigrati in Russia… sono sicuro che il presidente arrivi dal Veneto e che siamo parenti, camminiamo nello stesso modo goffo a mo’ di papera, abbiamo lo stesso neo sulla guancia sinistra”. 
La troupe televisiva russa si è rivolta al consorzio Vicenza E’ per ricevere appoggio logistico alla sua missione, alla ricerca non solo di Franco Putin, ma anche di tutti gli altri Putin della zona, e per ricevere spiegazioni sulla provincia di Vicenza, sulla sua storia, sulla sua economia e … sul carattere dei vicentini. 
Vicenza E’ non ha avuto niente da ridire, anzi; è prevedibile un aumento dei turisti russi in quelle lande venete. Marketing gratuito? Ben venga il tormentone Putin&Putin! 

A me sembra un po' un racconto di fantascienza... anche se in un reportage del TG2 avevano intervistato il cuoco personale di Putin che preparava quotidianamente piatti italiani dato che il presidente esige cucina italiana...

Comunque tutto è fantascienza, anche la mia storia personale: "...son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato ai piedi. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe quella che divenne  mia madre, una ragazza veneta.... 

Paolo D'Arpini alias Saul Arpino

L'autore quindicenne a Verona 


"Osho sulla poltrona del dentista"... - Segnalazione libraria

 


Aneddoti divertenti e provocatori raccontati dal  dentista personale di Osho,  Swami Devageet

“Devageet tu sarai colui che raccoglierà le mie parole. Parlerò dalla poltrona dentistica. Nessun Buddha ha mai fatto una cosa simile… ma tu mi conosci, sono un po’ pazzo. Un giorno queste parole diventeranno un bellissimo libro. Non sarà come i miei altri libri...” Osho
 

Un libro unico voluto dal maestro spirituale Osho per condividere con le nuove generazioni quell’esperienza rara e privilegiata di chi si trova a essere in stretto contatto con un illuminato, avendo vissuto nella sua casa per tanti anni, dall’India all’America e poi di nuovo in India, come suo dentista personale.

Un sincero e coraggioso racconto, un’esposizione degli stati intimi dell’essere con le intense emozioni che le strategie dell’ego fanno emergere quando un grande mistico, un maestro, lavora al risveglio della consapevolezza di un suo discepolo.

Lui stesso gli diede il titolo del libro: “Osho il primo Buddha sulla poltrona del dentista”.

Quando Osho definiva l’intensità del ricercatore in una crescita su 3 livelli: lo studente, il discepolo e il devoto, usava alla fine Devageet come esempio: “Il devoto non diventa la verità; scopre di essere la verità. E questa scoperta è la più grande scoperta possibile per la consapevolezza umana.

Quindi è perfettamente normale che tu non sia più curioso di nulla. È un segno di maturità, di passaggio dallo stato di studente a quello di discepolo. E per come ti conosco, Devageet, sei già passato dallo stato di discepolo alla gloria suprema di essere un devoto. La tua ricerca, la tua indagine non è più un'esplorazione arida. È diventata il tuo amore, è diventata il tuo stesso battito del cuore”.



SWAMI DEVAGEET: era un medico dentista inglese padre di famiglia che esplorò la psicologia di Freud, Jung, Adler... poi le filosofie dell’Est e dell’Ovest e le religioni cristiana, giudaica, induista, buddista, zen, sufi, sikh e taoista, praticando digiuni e discipline estreme.

Su questi percorsi divenne “informato” ma non “trasformato” finché a 38 anni incontrò Osho e istantaneamente seppe di aver trovato il suo maestro spirituale. Per 12 anni ebbe il privilegio di essere parte del ristretto gruppo del suo staff personale.




Radicalizzazione dei blocchi - Sion-usa si gioca la partita con Eurasia...



Non c'è bisogno della zingara per indovinare i giochi geopolitici in corso. Da una parte il NWO, facente capo a sion/usa, spinge per il totale controllo del pianeta. Mancherebbe poco, solo qualche isoletta indipendente, come ad esempio l'Iran, ma i "badroni" hanno fatto i conti senza l'oste. Pensavano di aver già messo in scacco Cina e Russia attirandoli nel grande meccanismo economico finanziario del PIL e dello mercato globale... ma da quelle parti  dell'Est estremo orientale non  si è mai radicata la malerba finanziaria  dei Rothschild  e dei sionisti in generale. 

La  Russia malgrado il cinquantennio comunista ha mantenuto un'anima ortodossa  e lo sbrago  causato dal bevitore Eltsin e dagli "oligarchi", che hanno cercato di vendere la Madre Russia per un pugno di dollari, è stato fermato in tempo. D'altronde la lobby ebraica in Russia non contava granché, le ricchezze ed il potere non stavano nelle loro mani dal tempo di Stalin. Anzi gran parte degli ashkenaziti se ne sono andati a rinfoltire la popolazione d'Israele, in Russia ne sono rimasti pochi.  

Per quanto riguarda la Cina inutile dire che lì non c'è trippa per gatti. La Cina persegue una sua politica di espansione pan-cinese mantenendo ferma la sua identità Han. L'America si è fidata che l'antagonismo economico fra Cina e Russia, e il sottofondo di una possibile futura invasione da parte dei cinesi delle immense steppe siberiane, potesse tenere i due giganti in lotta fra loro. Ma le cose -grazie all'arroganza USA/EU, stanno cambiando,  soprattutto dopo i fatti di Afghanistan, Iraq, Libia, Siria ed ultimamente Ucraina in cui  i fautori del NWO hanno dimostrato di voler accelerare i tempi del dominio globale.   

Ma la gatta frettolosa fa i micini ciechi. Qualche analista aveva sospettato che gli USA soffiassero sul fuoco ucraino per far chiudere le esportazioni russe di gas verso l'Europa per vendere il loro e magari ci stanno pure riuscendo. Ma questa mossa comporta l'inevitabile avvicinamento da parte di Russia e Cina. Per le  terre di Siberia magari si metteranno pure d'accordo, in un futuro, ma intanto si sono messi già d'accordo sul gas. Alla santa alleanza si unisce inevitabilmente l'Iran. E perché no l'India? Non dimentichiamo che l'intenzione di Nehru, prima che la Cina si urtasse per questioni di confini fra i due stati, era quella di creare un grande impero asiatico unendo i due colossi, che tra l'altro condividono per antichità e cultura la gran parte della storia umana. Ed ecco che i due blocchi "usa/sion/europaoccidentale" ed "eurasia ed estremo oriente" si trovano uno di fronte all'altro pronti a giocarsi la partita finale. Non ho dubbi su chi sarà il vincitore...!    

Paolo D'Arpini - Articolo scritto 12 anni fa (nel 2014 circa)



Riflessione pubblica su una "memoria scomoda"...


“Risiera di San Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria.

Dove sono i giovani, dove sono le scuole?", chiede il rabbino Meloni. E accusa: "L'ebreo che piace è quello morto, non quello che si difende" - "Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico, molto meno di un decimo della capienza del monumento che può contenere in sicurezza 2200 persone.” (Rai News del 27.01.26)



Libertà di espressione spirituale... fino alla morte!

 


La libertà di espressione spirituale  inizia dalla nascita e finisce con la morte di ognuno. Questo indicherebbe la nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell’umano in noi, prima ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo  esseri umani ma tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche qualità  vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire, con qualche eufemismo,  “cultura” ma sicuramente è un recinto che impedisce il libero pensiero.

Non solo la “società civile” con le sue regole e le sue imposizioni di nazionalità e ceto costringe l’uomo ad un’esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è  assolutamente indivisibile.

Dalla nascita alla morte entriamo in una gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe fare. Pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza alla “globalità” va aiutata attraverso  cambiamenti e riforme che portino la libertà personale dell’uomo alla sua originaria manifestazione.

Lasciando da parte il discorso della nazionalità che  può essere  superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali diverranno universalmente riconosciute e  l’identità nazionale verrà sostituita dall’idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre ancora attendere.

Ma c’è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui ed ora,  in Italia,  con questo stesso Governo in carica,  ed è l’ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita dell’individuo sino alla sua dipartita.

I bambini, i neonati, sono i primi sfruttati, in senso ideologico e religioso, obbligati dai loro stessi genitori  e dagli obblighi “sociali” a sottostare alle  strumentalizzazioni religiose.  Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi “religione”, un bambino innocente viene obbligato ad un percorso religioso, del tutto inconsapevolmente,  cominciando con il battesimo, poi  la cresima e poi ancora  la comunione. Il bambino incolpevole viene legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva.

L’adesione ad una religione può avvenire solo nell’età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione  imposta dalla consuetudine o dalla paura.  Si va a votare a 18 anni? Anche per l’adesione religiosa bisogna avere almeno quell’età, altrimenti è violenza e prevaricazione su minori.

C’è poi il problema della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, anche per sottrarre il cadavere alle “lobbyes mortuarie”.

Anni fa  presentammo  alla Camera dei Deputati  una petizione per un’idonea legge sulla libertà espressiva della morte

www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed579/s020.htm – 4k – Anche La Repubblica pubblicò la richiesta, il 5 dicembre 1995 (pag. 21), 
con  moltissime firme raccolte a Calcata ed in tutta Italia, purtroppo ancora non si vedono risultati concreti, anzi abbiamo riscontrato una ritrosia permanente a trattare  questo tema e per questo reiteriamo la richiesta.

Ci  rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione,  appare  una forma di evidente censura. 
Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ‘successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, esequie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici,  una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo Vegetariano VV.TT. sta portando avanti la battaglia della libertà di esprimere un commiato laico, della libertà di cremazione ecologica e dispersione delle ceneri, della libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico e necessità di un idoneo spazio per il commiato laico, etc.  (vedi anche:   http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/07/23/Cronaca/CREMAZIONE-DARPINI-SIA-LIBERA-LA-DISPERSIONE-DELLE-CENERI_173800.php)


Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica