L'epopea di Vladimir Putin - Realtà o fantasia?


Piccoli Putin... crescono - Da ribelle a difensore della grande Russia (con illazioni sulla sua origine veneta)


Putin, il ribelle, l’irregolare, il ragazzo indisciplinato che fu espulso dai Pionieri, l’organizzazione dei giovani comunisti.

Putin, il futuro ufficiale del Kgb, che fu battezzato in gran segreto dalla nonna. Un uomo che diventerà un attento e colto ufficiale dei servizi segreti, che da ragazzo rifiutava la disciplina, il sistema.


Si vanterà all’inizio della sua presidenza di non essere stato un pioniere, ma un ribelle. 

Poi scopre il gusto della disciplina, delle arti marziali. Lo judo diventa per lui una filosofia di vita. Lo judo trasforma il ribelle in guerriero. 
La sua intelligenza si rafforza con il senso della fedeltà all’integrità, del controllo delle sue capacità di riflessione e comunicazione.

Dal suo punto di vista di osservazione, dalla Germania dell’Est è un ufficiale del Kgb molto attento all’Occidente, ai meccanismi del consenso delle democrazie di massa. Ha un eccellente memoria, e questa sua capacità di analisi e di comprensione lo porta ad essere un brillante comunicatore, un uomo capace di dare senso alle sue idee.


Ma questa sua identità, di ribelle, di guerriero, di analista, di comunicatore, di attento lettore che sedimenta idee, stimoli culturali, ne fanno un uomo che sa decidere. Un decisore nel senso schmittiano del termine. Un politico rispettoso delle identità, delle etnie, delle tradizioni, di un pensiero politico che rielabora, attualizza i temi della Rivoluzione Etica.

L’implosione del sistema sovietico e gli anni terribili della Presidenza Eltsin in balia di ex quadri del sistema comunista trasformatisi in oligarchi mafiosi finanziati dalle banche americane, che trasformarono le privatizzazioni in una colossale rapina ai danni del popolo russo, convinsero lui e alcuni suoi stretti collaboratori della svolta “imperiale” (nel senso di Imperium), popolare e patriottica della politica russa.

Dopo l’ascesa al potere cerca di aprire agli Stati Uniti e all’Europa. Al Bundestag tiene un discorso memorabile di grande apertura e amicizia verso l’Europa. È solidale con Bush nella lotta al terrorismo ma presto dovrà rendersi conto che gli americani sono impegnati a indebolire l’assetto geopolitico del suo Paese. E a questo punto si convince che nessun rapporto leale è possibile con americani ed europei poco affidabili e soprattutto ipocriti. 

Da qui la svolta euro-asiatica del leader russo e il progetto di fare della Russia una grande potenza mondiale in grado di contenere i tentativi americani di indebolire Mosca dal Kirghizistan alla Georgia, all’Ucraina.


Le rivoluzioni arancioni per Putin sono dei tentativi di destabilizzazione che pretenderebbero di radicarsi persino nel cuore della Russia.

L’egemonismo euro-atlantico arriva al punto che Angela Merkel, prima delle elezioni del 2012, afferma che Dmitri Medvedev sarebbe un candidato alla Presidenza ben visto in Occidente. A Mosca oltre duecento Ong (organizzazioni non governative), finanziate dagli americani s’ingegnano a creare un clima di opposizione alla candidatura di Putin, che dopo la parentesi Medvedev imposta dalla Costituzione intendeva riprendersi la Presidenza. Sarà la goccia che fa traboccare il vaso della diffidenza putiniana. Americani ed europei pretendono persino di decidere i vertici istituzionali della Nuova Russia.

Inizia per Putin un lavoro di riflessione e di approfondimento culturale che lo porterà a recuperare negli anni Novanta la figura di Stolypin e a rielaborare un pensiero identitario dalle forti connotazioni etiche, politiche e religiose. Idee che in Europa, oggi, risuonano provocatorie, incomprensibili e incredibili. Idee che, però, avvicinano alla Russia di Putin sempre nuove maggiori simpatie ed affinità elettive.


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Curiosità e fantasie sulla presunta origine italiana di Putin:

Putin l’italiano 

VICENZA. Una troupe televisiva russa, del canale NTV, formata dal reporter Andrei Shilov e da un cameraman, si è recata a Vicenza per realizzare un servizio che cerchi di districare la matassa: c’è del vero nel tormentone secondo cui gli antenati del presidente russo, Vladimir Putin, erano di origni italiane, e più precisamente beriche? 
Sono ormai diversi anni che le speculazioni montano, per rendere soltanto sempre più fitto tutto il mistero, e difficilmente la missione della tivù russa contribuirà a mettere la parola fine a tutta questa curiosa vicenda. 
È il 2000: Franco Putin, un imprenditore di Costabissara, in provincia di Vicenza, è in viaggio d’affari a Belgrado, quando i funzionari serbi dell’aeroporto lo fermano brevemente chiedendogli se fosse parente del neo-presidente russo: “ci volle tempo per convincerli che fossi italiano e che non avessi nulla da spartire con il nuovo presidente russo: rimasero contrariati”, sostiene l’interessato. 
L’imprenditore Putin non è un novizio della Russia, dal momento che è stato coinvolto nei commerci (forni per mattoni) con l’Unione Sovietica prima e con la Federazione Russa poi sin dagli Anni Settanta. 
L’anno successivo era il popolare quotidiano della capitale Moskovsky Komsomolets a dare per certa la notizia che gli antenati di Putin fossero partiti dall’Italia del nord nel Settecento per servire lo zar nelle sue truppe, esattamente per combattere contro Carlo II di Svezia; il giornale pubblicava anche una foto di un ritratto (l’“Arnolfini Portrait”) del XV secolo, del pittore fiammingo Jan van Eyck, conservato alla National Gallery londinese, e raffigurante il mercante italiano Giovanni Arnolfini: innegabilmente lo stesso “sguardo” di Vladimir Putin, sottolineava con entusiasmo Moskovsky Komsomolets. 
Chisinau, Moldavia: Vladimir Putin discenderebbe in realtà da Vlad Putine, un moldavo ufficiale di Pietro il Grande nella guerra contro la Svezia, è quanto sostiene un esperto di quelle parti. 
L’Arnolfini Portrait non lascia dormire tranquilli i russi: lo si analizza meglio. A dire la verità, anche la moglie del mercante italiano del Quattrocento presenta una certa somiglianza con la moglie di Putin, Ludmila; sono raffigurati addirittura assieme al loro terrier, la stessa passione per i cani proprio come il presidente russo! 
Per indagare nella vicenda sono stati interpellati anche professori universitari; secondo Ulderico Bernardi, sociologo dell’università Ca’ Foscari di Venezia, specializzato in culture locali, “non ci sono dubbi che il cognome abbia radici nella parola dialettale ‘putìn’, è caratteristico dell’area”; sempre per lo studioso, esisterebbero in Veneto una cinquantina di Putin, che in dialetto si legge però con l’accento sulla i. 
Alcuni (ma sono in minoranza) cercano di minimizzare tutta la vicenda, come un altro Putin, Alexander, un genealogista russo che in un suo libro del 2002 scrive che tali speculazioni sono in realtà frutto di “mere coincidenze” verbali. 
Nel frattempo l’imprenditore veneto incarica un istituto parigino specializzato in genealogia a fare ricerche storiche sul suo cognome: verrebbe confermata la storia della migrazione verso la Russia, e per di più, via Francia: “è stato detto che il nostro cognome è originario del Veneto e che alcuni dei miei parenti lasciarono l’Italia nel XVIII secolo e attraverso la Francia siano emigrati in Russia… sono sicuro che il presidente arrivi dal Veneto e che siamo parenti, camminiamo nello stesso modo goffo a mo’ di papera, abbiamo lo stesso neo sulla guancia sinistra”. 
La troupe televisiva russa si è rivolta al consorzio Vicenza E’ per ricevere appoggio logistico alla sua missione, alla ricerca non solo di Franco Putin, ma anche di tutti gli altri Putin della zona, e per ricevere spiegazioni sulla provincia di Vicenza, sulla sua storia, sulla sua economia e … sul carattere dei vicentini. 
Vicenza E’ non ha avuto niente da ridire, anzi; è prevedibile un aumento dei turisti russi in quelle lande venete. Marketing gratuito? Ben venga il tormentone Putin&Putin! 

A me sembra un po' un racconto di fantascienza... anche se in un reportage del TG2 avevano intervistato il cuoco personale di Putin che preparava quotidianamente piatti italiani dato che il presidente esige cucina italiana...

Comunque tutto è fantascienza, anche la mia storia personale: "...son nato il 23 giugno 1944 a Roma, nella casa dei miei nonni.  Son figlio della guerra e debbo ringraziare un ignoto contadino russo che salvò mio padre dall'abbandono nella steppe  e lo riportò entro le linee italiane dell'ARMIR in rotta, congelato ai piedi. Così fu rimandato a Roma come invalido  e lì conobbe quella che divenne  mia madre, una ragazza veneta.... 

Paolo D'Arpini alias Saul Arpino

L'autore quindicenne a Verona 


"Osho sulla poltrona del dentista"... - Segnalazione libraria

 


Aneddoti divertenti e provocatori raccontati dal  dentista personale di Osho,  Swami Devageet

“Devageet tu sarai colui che raccoglierà le mie parole. Parlerò dalla poltrona dentistica. Nessun Buddha ha mai fatto una cosa simile… ma tu mi conosci, sono un po’ pazzo. Un giorno queste parole diventeranno un bellissimo libro. Non sarà come i miei altri libri...” Osho
 

Un libro unico voluto dal maestro spirituale Osho per condividere con le nuove generazioni quell’esperienza rara e privilegiata di chi si trova a essere in stretto contatto con un illuminato, avendo vissuto nella sua casa per tanti anni, dall’India all’America e poi di nuovo in India, come suo dentista personale.

Un sincero e coraggioso racconto, un’esposizione degli stati intimi dell’essere con le intense emozioni che le strategie dell’ego fanno emergere quando un grande mistico, un maestro, lavora al risveglio della consapevolezza di un suo discepolo.

Lui stesso gli diede il titolo del libro: “Osho il primo Buddha sulla poltrona del dentista”.

Quando Osho definiva l’intensità del ricercatore in una crescita su 3 livelli: lo studente, il discepolo e il devoto, usava alla fine Devageet come esempio: “Il devoto non diventa la verità; scopre di essere la verità. E questa scoperta è la più grande scoperta possibile per la consapevolezza umana.

Quindi è perfettamente normale che tu non sia più curioso di nulla. È un segno di maturità, di passaggio dallo stato di studente a quello di discepolo. E per come ti conosco, Devageet, sei già passato dallo stato di discepolo alla gloria suprema di essere un devoto. La tua ricerca, la tua indagine non è più un'esplorazione arida. È diventata il tuo amore, è diventata il tuo stesso battito del cuore”.



SWAMI DEVAGEET: era un medico dentista inglese padre di famiglia che esplorò la psicologia di Freud, Jung, Adler... poi le filosofie dell’Est e dell’Ovest e le religioni cristiana, giudaica, induista, buddista, zen, sufi, sikh e taoista, praticando digiuni e discipline estreme.

Su questi percorsi divenne “informato” ma non “trasformato” finché a 38 anni incontrò Osho e istantaneamente seppe di aver trovato il suo maestro spirituale. Per 12 anni ebbe il privilegio di essere parte del ristretto gruppo del suo staff personale.




Radicalizzazione dei blocchi - Sion-usa si gioca la partita con Eurasia...



Non c'è bisogno della zingara per indovinare i giochi geopolitici in corso. Da una parte il NWO, facente capo a sion/usa, spinge per il totale controllo del pianeta. Mancherebbe poco, solo qualche isoletta indipendente, come ad esempio l'Iran, ma i "badroni" hanno fatto i conti senza l'oste. Pensavano di aver già messo in scacco Cina e Russia attirandoli nel grande meccanismo economico finanziario del PIL e dello mercato globale... ma da quelle parti  dell'Est estremo orientale non  si è mai radicata la malerba finanziaria  dei Rothschild  e dei sionisti in generale. 

La  Russia malgrado il cinquantennio comunista ha mantenuto un'anima ortodossa  e lo sbrago  causato dal bevitore Eltsin e dagli "oligarchi", che hanno cercato di vendere la Madre Russia per un pugno di dollari, è stato fermato in tempo. D'altronde la lobby ebraica in Russia non contava granché, le ricchezze ed il potere non stavano nelle loro mani dal tempo di Stalin. Anzi gran parte degli ashkenaziti se ne sono andati a rinfoltire la popolazione d'Israele, in Russia ne sono rimasti pochi.  

Per quanto riguarda la Cina inutile dire che lì non c'è trippa per gatti. La Cina persegue una sua politica di espansione pan-cinese mantenendo ferma la sua identità Han. L'America si è fidata che l'antagonismo economico fra Cina e Russia, e il sottofondo di una possibile futura invasione da parte dei cinesi delle immense steppe siberiane, potesse tenere i due giganti in lotta fra loro. Ma le cose -grazie all'arroganza USA/EU, stanno cambiando,  soprattutto dopo i fatti di Afghanistan, Iraq, Libia, Siria ed ultimamente Ucraina in cui  i fautori del NWO hanno dimostrato di voler accelerare i tempi del dominio globale.   

Ma la gatta frettolosa fa i micini ciechi. Qualche analista aveva sospettato che gli USA soffiassero sul fuoco ucraino per far chiudere le esportazioni russe di gas verso l'Europa per vendere il loro e magari ci stanno pure riuscendo. Ma questa mossa comporta l'inevitabile avvicinamento da parte di Russia e Cina. Per le  terre di Siberia magari si metteranno pure d'accordo, in un futuro, ma intanto si sono messi già d'accordo sul gas. Alla santa alleanza si unisce inevitabilmente l'Iran. E perché no l'India? Non dimentichiamo che l'intenzione di Nehru, prima che la Cina si urtasse per questioni di confini fra i due stati, era quella di creare un grande impero asiatico unendo i due colossi, che tra l'altro condividono per antichità e cultura la gran parte della storia umana. Ed ecco che i due blocchi "usa/sion/europaoccidentale" ed "eurasia ed estremo oriente" si trovano uno di fronte all'altro pronti a giocarsi la partita finale. Non ho dubbi su chi sarà il vincitore...!    

Paolo D'Arpini - Articolo scritto 12 anni fa (nel 2014 circa)



Riflessione pubblica su una "memoria scomoda"...


“Risiera di San Sabba, a Trieste cortile quasi vuoto nel Giorno della Memoria.

Dove sono i giovani, dove sono le scuole?", chiede il rabbino Meloni. E accusa: "L'ebreo che piace è quello morto, non quello che si difende" - "Le autorità al gran completo, ma pochissimo pubblico, molto meno di un decimo della capienza del monumento che può contenere in sicurezza 2200 persone.” (Rai News del 27.01.26)



Libertà di espressione spirituale... fino alla morte!

 


La libertà di espressione spirituale  inizia dalla nascita e finisce con la morte di ognuno. Questo indicherebbe la nostra natura, se ascoltata con rispetto. Purtroppo uno schema mentale è sovrapposto alla spontanea rivelazione dell’umano in noi, prima ancora di essere italiani, cristiani o buddisti, noi siamo  esseri umani ma tale consapevolezza è talmente offuscata che le nostre intrinseche qualità  vengono sommerse da una pletora di idee, costrizioni e strutturazioni precostituite dalla società. Si potrebbe anche definire, con qualche eufemismo,  “cultura” ma sicuramente è un recinto che impedisce il libero pensiero.

Non solo la “società civile” con le sue regole e le sue imposizioni di nazionalità e ceto costringe l’uomo ad un’esistenza etichettata, anche le religioni contribuiscono enormemente alla stratificazione sociale e differenziazione di quel che è  assolutamente indivisibile.

Dalla nascita alla morte entriamo in una gabbia ed uscirne sembra quasi impossibile. Vediamo cosa si potrebbe fare. Pian piano l’uomo si sta riconoscendo sempre più abitante della Terra e non particolarmente di una nazione od etnia. Questa tendenza alla “globalità” va aiutata attraverso  cambiamenti e riforme che portino la libertà personale dell’uomo alla sua originaria manifestazione.

Lasciando da parte il discorso della nazionalità che  può essere  superato il momento in cui le Istituzioni sopranazionali diverranno universalmente riconosciute e  l’identità nazionale verrà sostituita dall’idea della cittadinanza planetaria. Per questo occorre ancora attendere.

Ma c’è qualcosa che si potrebbe iniziare a fare, qui ed ora,  in Italia,  con questo stesso Governo in carica,  ed è l’ampliamento delle libertà laiche a partire dalla nascita dell’individuo sino alla sua dipartita.

I bambini, i neonati, sono i primi sfruttati, in senso ideologico e religioso, obbligati dai loro stessi genitori  e dagli obblighi “sociali” a sottostare alle  strumentalizzazioni religiose.  Prima ancora che abbia potuto capire cosa significhi “religione”, un bambino innocente viene obbligato ad un percorso religioso, del tutto inconsapevolmente,  cominciando con il battesimo, poi  la cresima e poi ancora  la comunione. Il bambino incolpevole viene legato ai riti e ad una fede che non conosce e non ha l’età per capire se sia buona o cattiva.

L’adesione ad una religione può avvenire solo nell’età della ragione, come fatto personale, e non come costrizione  imposta dalla consuetudine o dalla paura.  Si va a votare a 18 anni? Anche per l’adesione religiosa bisogna avere almeno quell’età, altrimenti è violenza e prevaricazione su minori.

C’è poi il problema della libertà espressiva della morte. Queste libertà, che vengono invocate per il post.mortem, sono di attualità e di grande valore sociale, anche per sottrarre il cadavere alle “lobbyes mortuarie”.

Anni fa  presentammo  alla Camera dei Deputati  una petizione per un’idonea legge sulla libertà espressiva della morte

www.camera.it/_dati/leg13/lavori/stenografici/sed579/s020.htm – 4k – Anche La Repubblica pubblicò la richiesta, il 5 dicembre 1995 (pag. 21), 
con  moltissime firme raccolte a Calcata ed in tutta Italia, purtroppo ancora non si vedono risultati concreti, anzi abbiamo riscontrato una ritrosia permanente a trattare  questo tema e per questo reiteriamo la richiesta.

Ci  rendiamo conto che gli interessi smossi dalla morte sono tanti ma questo voluto silenzio, su un argomento che tocca i sentimenti (e le saccocce) di buona parte della popolazione,  appare  una forma di evidente censura. 
Nella laicità dello Stato è necessaria una normativa più liberale e democratica sulla gestione mortuaria. Non è giusto che la gerenza del cadavere pesi quanto una esosa tassa di ‘successione’ (anche in forma di ricatto sociale): pompe funebri, esequie religiose, bare, tombe e loculi a prezzi stratosferici,  una vera e propria imposta sul decesso. In termini estremamente pratici il Circolo Vegetariano VV.TT. sta portando avanti la battaglia della libertà di esprimere un commiato laico, della libertà di cremazione ecologica e dispersione delle ceneri, della libertà di inumazione nel terreno prescelto, della libertà di astenersi dall’accanimento terapeutico e necessità di un idoneo spazio per il commiato laico, etc.  (vedi anche:   http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1999/07/23/Cronaca/CREMAZIONE-DARPINI-SIA-LIBERA-LA-DISPERSIONE-DELLE-CENERI_173800.php)


Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



La Kabbalah come strumento di conoscenza...

 


*Il Messaggio*

Viviamo al centro di un periodo difficile, messi a dura prova dalle crisi di qualsiasi livello nella nostra esistenza personale, ambientale e sociale. La causa di queste crisi è la nostra inabilità a percepire le connessioni tra di noi, e tra di noi e la natura. La saggezza della Kabbalah fornisce un metodo attraverso il quale l’umanità può risolvere le malattie del mondo e trascendere i propri problemi. Introducendo l’autentica saggezza della Kabbalah nell’educazione di massa, Bnei Baruch (1) fornisce il cammino da seguire per tutto il mondo. Bnei Baruch è un movimento che comprende migliaia di studenti in tutto il mondo. Ogni studente ha scelto il suo cammino e la sua intensità, in accordo con le proprie condizioni e abilità. Negli ultimi anni, il gruppo è cresciuto in un movimento impegnato in progetti di educazione volontaria, presentando le fonti genuine della Kabbalah nella lingua contemporanea. 

L’essenza del messaggio divulgato da Bnei Baruch è l’unità delle persone, l’unità delle nazioni e l’amore dell’uomo.

Per millenni, i Kabbalisti hanno insegnato che l’amore dell’uomo è la base sulla quale poggiano le fondamenta del popolo d’Israele. Questo amore prevalse ai tempi di Abramo, di Mosè, e del gruppo di Kabbalisti che essi fondarono. L’amore dell’uomo era il carburante che spingeva il popolo d’Israele verso obiettivi straordinari. Nei tempi in cui l’amore dell’uomo si spostò in un odio infondato, le nazioni scivolarono nell’esilio e nelle afflizioni. Se noi creiamo la stanza per questi antichi ma nuovi valori, scopriremo che possediamo il potere per mettere da parte le differenze e unirci.

La saggezza della Kabbalah, nascosta per anni, sta uscendo dall’occultamento. Si è aspettato per il tempo dove noi saremmo stati sufficientemente sviluppati e preparati per perfezionare il suo messaggio.

Oggi sta emergendo come un messaggio e una soluzione che permette di unire le fazioni interne e fra i vari popoli e di portarci tutti, come persone e come società, in quel lontano stato migliore che c’è stato nel passato.



(1) - Bnei Baruch è la più grande istituzione in Israele che condivide la saggezza della Kabbalah con il mondo intero. Il materiale di studio, disponibile in 32 lingue, è basato su autentici testi di Kabbalah tramandati di generazione in generazione. 






Successo non significa riuscita...

 


I giornali e l'approfondimento delle notizie... Quale futuro per la carta stampata?


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C'è chi dice che "la gente si è disaffezionata alla carta stampata per via delle bugie o mezze verità che dicono e ben gli sta", ma io credo che il calo delle vendite dipenda più che altro da una questione di costume. Mio padre comprava il giornale tutti i giorni e tutti i giorni lo leggeva dall'inizio alla fine. Oggi anche se i giornali dicessero la verità chi lo farebbe? Gli italiani non sono un popolo di consumatori di programmi televisivi? E questi dicono la verità o non dicono invece spesso quello che il potere ritiene sia la versione ufficiale da trasmettere?

Stiamo attaccati al pc per una, due, tre ore al giorno, chi avrebbe tempo di leggere un giornale? Il pc ti offre tante notizie, pareri, discussioni in cui puoi anche intervenire, la carta stampata non da queste possibilità...E poi, chi ha il tempo materiale di andare all'edicola, acquistare il giornale e approfittare per scambiare qualche parola con l'edicolante di quartiere, e poi leggerlo... intanto dove? In ufficio? Ma tra i doveri dell'impiegato o dirigente o funzionario di un qualsiasi ufficio pubblico o privato non c'è il dovere di essere informati su quello che succede nel mondo, non parliamo poi su quello che succede alla propria squadra del cuore (secondo me tra i quotidiani più venduti e letti ci sono quelli sportivi, almeno da quello che vedo al mattino nei vari bar). 

A mala pena, usando ovunque il computer, si riesce a dare una sbirciatina a qualche pagina di qualche quotidiano on-line. In molti uffici i computer sono bloccati e si possono consultare solo i siti che hanno un'attinenza con le proprie attività. E quando a sera si arriva a casa stanchi, chi ha ancora voglia di leggere il giornale? Mi viene in mente lo stereotipo del marito che ritornato a casa dopo un'estenuante giornata di lavoro, si mette in poltrona, apre il giornale per dargli una scorsa, mentre la moglie si affaccenda in cucina a preparare la cena.  Ma queste situazioni, purtroppo o per fortuna, non esistono più.

Comunque per ritornare ai quotidiani cartacei, non trovo disdicevole che lo stato li finanzi, vista la loro residua utilità pubblica, purché siano sottoposti ad una valutazione di merito, più che altro sul genere di argomenti trattati. Certo non è semplice una valutazione del genere, si rischierebbe di considerare un quotidiano o l'altro in maniera parziale, difficilmente giusta ed obiettiva. Impossibile poi direi sarebbe dare questo "premio" in base alle verità comunicate o alle bugie espresse.

In effetti, essendo ormai così diffusa l'informatizzazione anche tra le persone "anziane", credo che il destino della carta stampata sia segnato. L'informazione in questo modo rischia però di diventare sempre più superficiale. 

L'approfondimento di un argomento, quando non trattato in un vero e proprio libro, è difficile da seguire fino in fondo su uno schermo di un computer, di un tablet o peggio ancora di uno smartphone e si rischia di leggere le prime righe per poi passare oltre. La stessa notizia o lo stesso argomento poi, per essere "digerito" fino in fondo, dovrebbe essere affrontato su diverse fonti, che potrebbero in questo modo essere confrontate. Speriamo che l'informatizzazione dell'informazione porti almeno il vantaggio di permettere alla popolazione una maggiore attenzione agli argomenti che a tutti dovrebbero interessare: politica, ambiente, vita sociale, cultura, (spiritualità)...

Ringrazio fin d'ora chi ha letto fin qui!

Caterina Regazzi

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Mio commentino: "L'analisi di Caterina, sull'utilità attuale dei Giornali cartacei, è perfettamente condivisibile. Ritengo però, a differenza di quanto da lei affermato "sul destino segnato della carta stampata", che i giornali potrebbero avere ancora uno scopo, quello dell'approfondimento dei temi e della conservazione della memoria. Dal punto di vista della cronaca potrebbero anche scomparire ma come forma di indagine, di studio, di ricerca sui fatti e sulle ipotesi trattate (di qualsiasi argomento) potranno ancora avere un'utile funzione. Anche per la migliore comprensione dei temi trattati. Certo in questo caso dovrebbero trasformarsi in antologie del pensiero..." (P.D'A.)

27 gennaio e l’olocausto quotidiano…

 


«Un giorno i nostri figli ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?”. A quel punto non potremo usare la stessa giustificazione, per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo» Helmut F. Kaplan

Il 27 gennaio di ogni anno si ricordano le vittime dell’olocausto: ebrei, omosessuali, zingari e avversari politici che furono imprigionati nei campi di concentramento nazisti. Parecchi di loro perirono di stenti e di angherie, di esperimenti medici disumani, di fame, etc.

Quello non fu il primo olocausto e nemmeno l’ultimo, sembra infatti che l’uomo abbia la tendenza al genocidio e di tanto in tanto questo “vizio” si manifesta, contro i suoi simili scomodi da sopportare. Non voglio qui però enumerare tutti gli stermini compiuti ed in corso contro l’umanità… sarebbe un’azione politica impropria visto che molto spesso sono le stesse cosiddette “democrazie” a metterli in atto. C’è già chi provvede a fare questo lavoro di scoperchiatura dei sepolcri imbiancati e non voglio rubar loro il mestiere.

Eppure qualcosa vorrei dire.  Ci professiamo tutti democratici, almeno a parole, anche se, più o meno consciamente, continuiamo a tollerare il dominio di un sistema economico-culturale che nulla ha da invidiare al nazismo. C’è un razzismo quotidiano che imperversa e ci condiziona, dal linguaggio alle abitudini alimentari. Diceva un amico vegetariano, Francesco Pullia: “C’è una presunta ‘normalità’ che gronda sangue e risulta inaccettabile. Parafrasando un noto aforisma di Adorno, Auschwitz inizia ogni volta che passando da un bancone di un supermercato, dalla vetrina di una pellicceria o ci sediamo per mangiare facciamo le spallucce e diciamo che si tratta ’solo di animali’. Se si da per scontata l’esistenza di un mattatoio, non ci si può stupire o indignare degli stermini di massa che hanno infangato i secoli. Siamo circondati da migliaia di Buchenwald, Birkenau, Dachau…”

Per un senso universale di giustizia occorre ricordare, con la ricorrenza del 27 gennaio, tutte le vittime cadute per mano dell’uomo, in seguito all’accecamento dovuto ad una ideologia, ad una religione, ad una golosità… Vittime sempre innocenti, sempre mutilate e vilipese in nome di un “interesse superiore” o della ragion di stato o… della culinaria.

Nel mondo, secondo gli ultimi dati disponibili, si allevano oltre 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli e galline e altro pollame. Solo di bovini, ogni anno in Italia si macellano circa 4.700.000 animali. Ci troviamo in un mondo dove nessun politico parla degli animali massacrati tutti i giorni a milioni, dove i segnali di madre natura non vengono ascoltati nonostante i suoi continui avvertimenti…

Il menefreghismo e l’ignoranza penso siano i nostri veri nemici ma sono convinto che dobbiamo aprire gli occhi a più persone possibili, dobbiamo smetterla con l’olocausto continuato. Cominciando dal rifiuto personale all’essere compartecipi dello sterminio a cui vengono sottoposti i nostri “fratelli minori” e delle sue conseguenze sul nostro modo di vivere e sul nostro pianeta. Forse solo allora potremo sperare in un vero cambiamento per una società che possa vivere in armonia con animali e natura senza odio, guerre, razzismo… un razzismo che comincia a tavola!

Alcuni potranno scandalizzarsi del mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale l’uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali… che hanno cancellato la memoria!

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica



Favole spirituali di Rabiya...