Democrazia in decrescita...



La “democrazia” è una forma di auto-governo delle comunità alle prese con il problema della decisione politica, relativa cioè a tutte le questioni inerenti alla propria forma di vita associata. È un’ideale, un concetto orizzonte al quale tendere all’infinito e che non si realizzerà pienamente mai. Tuttavia, il tendervi rilascerà gradi cumulabili sempre maggiori di approssimazione.

Venne espressa con questo termine in quel dell’Atene classica. Da allora se ne sono avuti alcuni, sparuti tentativi di sviluppo che non hanno però raggiunto alcun obiettivo stabile. Forse il miglior raggiungimento, sempre però molto elementare, si è avuto in Occidente nel dopoguerra, ma questo livello seppur molto migliore delle situazioni precedenti fu ancora molto distante dal livello teorico dato.
Quanto alla sua “storia” vanno ricordate tre cose. La prima è che è una forma che mostra una sua universalità, non è una specifica della cultura occidentale. La seconda è che a noi è pervenuto una parte del complesso cultural-normativo dell’Atene classica ma a quel tempo erano decine le democrazie greche, ognuna con sue caratteristiche e sperimentazioni. La terza è l’idea distorta della nostra tradizione di pensiero che pensa esser stata una invenzione dei Greci. Quella greca fu l’ultima forma di “democrazia” che ebbe una molto più lunga storia precedente.
Come costante generale, c’è un evidente rapporto di correlazione inversa tra dimensione del gruppo umano e possibilità di impiantare una vera democrazia. Per questo la sua storia precedente all’Atene classica era più ricca, perché più indietro si va nel tempo storico, più abbiamo forme contenute di gruppo umano politico. Non a caso, quello greco fu uno degli ultimi sistemi basati su città-Stato. Qualcosa di simile si è poi avuto nell’Italia dei Comuni, nelle prime Province Unite, nell’Hansa baltica, nelle forme ultra-federate tipo Svizzera.
Saltiamo a piè pari il nodo in cui in Europa si prese il sistema di rappresentanza delegata a base elettorale ancora molto ristretta e lo si cominciò a chiamare “democrazia”. Il grado di parentela tra il concetto proprio di “democrazia” e queste forme di parlamentarismo liberale è assai problematico. La “elezione” del rappresentante è stata lungamente una forma in auge nei sistemi aristocratici, niente affatto democratici. Democratica era l’estrazione a sorte su lista selezionata di persone delegate a tempo, con dovere di rendiconto finale e non rieleggibilità per lungo tempo. Ma lasciamo perdere i dettagli pur importanti dei complessi meccanismi del suo possibile funzionamento, la sola spiegazione della macchina statale ateniese, per uno Stato quindi di qualche decina di migliaia di persone in un mondo molto più semplice del nostro, porta via pagine e pagine (vedi Costituzione degli Ateniesi di scuola aristotelica). E quella ateniese è solo “una” delle possibili forme. Altresì, occorre tacitare per un po' tutti i giuristi. I giuristi dovrebbero esser interpellati dopo che si ha una materia viva e vivace dal punto di vista culturale per vederne le forme funzionali. Certo non si crea democrazia dalle forme giuridiche di per sé.
Veniamo all’essenza funzionale del concetto. Per mettersi nel cammino di sviluppo di una possibile forma di democrazia politica occorrono almeno cinque cose.
La più importante è il TEMPO. In due sensi. Il primo, più semplice, è prender atto che “democrazia” non è uno stato-interruttore, spingi il pulsante ed “oplà” ecco la democrazia. Come detto è un percorso a tentativi ed errori, mai concluso ma con strati cumulabili. Il secondo senso è quello più importante. Poiché la democrazia è uno stato in cui il cittadino deve farsi una opinione fondata su problemi e soluzioni del menù politico, onde poter giungere a decisione dopo studio e dibattito coi simili, dove cioè il “politico” è la prima attività comune del gruppo umano e come tutte le attività mangia tempo, tutto ciò ha condizione di possibilità primaria nel possesso di adeguato tempo personale da investire nel compito di cittadino. Il cittadino è un socio naturale della “società”.
Stante la necessaria cornice temporale da ampliare diminuendo quella lavorativa che è invece alla base del cittadino consumatore-produttore che non permette per principio l’aversi di una democrazia, è necessario garantire ai Molti, la necessaria FORMAZIONE. Sia la adeguata formazione culturale generale, sia quella specifica ai temi dell'attività politica.
Se la FORMAZIONE è precondizione necessaria al pensare politico, l’INFORMAZIONE è la necessaria alimentazione continuata di quel pensare. Le cose politiche (che ovviamente sono sociali, economiche, finanziarie, geopolitiche, culturali etc.) hanno sviluppo continuo, il mondo è in perenne svolgimento, l’informazione ne trasmette la sensibilità. Formazione senza informazione diventa dogma ed intellettualismo inutile, informazione senza formazione è puro caos.
Quarto punto è la DISTRIBUZIONE. Il “politico” della comunità è la risultante dei vari esser politici individuali. Se non si punta ad una distribuzione media in direzione del concetto di “Molti”, si replicherà una qualche forma di oligarchia nella base politica che poi si specchierà nella sua forma operativa di potere. È per questo motivo che l’intera storia dei pur sparuti e contradditori tentativi di sviluppare qualche forma almeno tendente al “democratico” si è sempre accompagnata ad un qualche sforzo verso la scolarità di massa. La democrazia presuppone un elevato e diffuso strato di conoscenza del mondo.
Infine, il DIBATTITO. Formazione, informazione, distribuzione sono tutte dipendenti dal dialogo interpersonale e di gruppo attraverso il quale si mischiano le conoscenze, si arricchiscono, se ne creano di nuove (interi più delle parti).
Come si vede da queste brevi note, tutti e quattro i punti dipendono in condizione di possibilità dal primo, il tempo a disposizione per tutto ciò.
Se, come detto, tutto ciò forma il concetto a cui tendere nel tempo con traguardi parziali, il tutto andrà declinato nell’azione politica democratica. Battersi per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per liberare tempo umano. Battersi per forme culturali di formazione adeguata e continuata, formale (scolastica) ed informale (cultura generale nella società). Di informazione plurale quale noi non abbiamo ma neanche lontanamente. Battersi continuamente per equalizzare queste condizioni poiché è dallo stato medio che si avrà nella società che risulterà il grado maggiore o minore di democrazia. Battersi per il ritorno del politico, dell’assemblea, della discussione, del dialogo, dello scambio di idee e punti di vista da individuo ad individuo.
Tutto ciò è “tendere” alla democrazia. Tutto il resto è una qualche forma di oligarchia come c’è stata dalla nascita delle civiltà. Che sia stata o sia ancora oggi etnica, militare, religiosa, aristocratica, capitalistica o di qualche avanguardia ben intenzionata a liberare il popolo decidendo lei cos'è bene per il popolo, è solo variazione formale.
Potrete passare il resto della vostra vita a discutere se preferireste una economia crescista o decrescista, basata sul profitto individuale o sul bene sociale, dentro a fuori la NATO, una società progressista o conservatrice, egalitaria o disegalitaria, pacifica o bellicista, che continui a consumare Natura o sia più accorta. Tanto non avrete alcuna possibilità di far sì che la decisione finale sia veramente democratica. Almeno fino a che non vi occuperete di sviluppare una società in percorso di democratizzazione.
La democrazia è "solo" un modo per prender decisioni sul gruppo, in gruppo. Cosa deciderà la democrazia, lo deciderà la democrazia, a noi starebbe "solo" il compito di svilupparla altrimenti tutte le nostre idee e preferenze rimarranno per sempre chiacchiere al vento.














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