Credo - Non credo


Blo-B | Non credo nella formazione (Parte Prima) | formaMenti

"Non ho alcuna convinzione personale, non ho pregiudizi, sono completamente aperto"   disse Osho. Ecco la chiave di volta per un ricercatore e vorrei scolpirla nel mio cuore: “Nessuna convinzione, nessun pregiudizio, apertura totale”.

Fukuoka diceva che l'unica certezza che abbiamo è osservare che il sole sorge a est e tramonta ad ovest, più di questo non sappiamo, se poi ci vogliamo costruire sopra  una religione una magia una scienza attorno   siamo liberi di farlo,  purtroppo questo è stato fatto sempre con violenza sopraffazione e prevaricazione, è un dato di fatto evidente. 


"Se queste attività speculative umane fossero state fatte rispettando sempre la natura umana e quella dei luoghi non ci sarebbe stato niente di male -afferma l'amico Ferdinando Renzetti-  naturale sarebbe stato, come nell'antica Grecia, il "dissoi logoi"(«Ragionamento doppio»), e  attraverso il dialogo e il confronto decidere assieme se era utile alla comunità continuare a guardare le cose nella pace nella convivialità e nell'armonia". 


Questa che segue è   la mia risposta al  se credo o non credo.    Da lontano ci giungono, pregne di una saggezza senza tempo, le suggestive e ispirate strofe del Rig-Veda:

Nessuno sa da dove

la Creazione abbia avuto inizio.

Se da Dio sia o non sia provenuta.

Solo Colui che dal cielo

ogni cosa osserva lo sa,

e, forse, nemmeno Lui lo sa.


Già, "forse nemmeno Lui lo sa", in questa semplice frase è racchiusa l'antica saggezza vedica, l'onniconoscenza è solo una supposizione, la vera conoscenza è la consapevolezza di Sé.

"Maestro è colui che ti porta ad essere il tuo stesso Maestro!" (Saul Arpino)

Ma torniamo terra terra ad analizzare come il "credere" sia stato strumentalizzato a fini di potere.  Ci sono due categorie di persone che piacciono ai potenti: i leccaculo, adulatori per mestiere,  che campano di piaggeria e  frode  e poi  gli ipocriti, falsi critici, che alla prima occasione svendono la propria filosofia in cambio di prebende e favori.

Dell’una e dell’altra categoria  io non faccio parte ed è per questo che sono ancora “fermo” all’infanzia. Ovvero sono ancora un bambino che guarda il mondo con i suoi occhi e dice quello che vede.

Questo modo d’essere lo ho appreso “tempo addietro” da una maestra ed un maestro che ebbi nella scuola elementare, furono loro che con l’esempio concreto, attraverso il proprio  comportamento pulito, istillarono in me le qualità della nobiltà d’animo.

Stranamente entrambi potrebbero essere considerati dei “falliti” – dal punto di vista della carriera- due vecchi insegnanti rimasti immobili ai primi gradini della scala gerarchica, in fondo erano due emarginati che insegnavano in piccole scuole degradate di periferia… ma per loro educare era una missione.

Ma lasciamo da parte queste considerazioni che ci porterebbero altrimenti a crudeli analisi sullo stato attuale della scuola, soprattutto dopo le ultime decisioni governative di rivedere il modello della scuola pubblica.

Il fatto è che i bambini nella nostra società non sono più incentivati a pensare con la loro testa, a crescere riconoscendo i valori dell’etica e del bene comune, essi sono strumentalizzati  e visti in chiave di utilità commerciale, di proposizione politica o religiosa, ed inquadrati sin da piccolissimi nella schiera dei consumatori, semplici ingranaggi funzionali. Non son loro gli esseri umani che erediteranno la terra?  No, insignificanti rotelline di un meccanismo cartesiano e minimalista. Con questo sistema educativo il "credere o non credere" è solo un fatto strumentale. 

Ciononostante casualmente appare qualche giovane saggio che è in grado di gridare “il re è nudo”.  A questo proposito mi sovviene una storiella, forse vera e comunque verosimile,  la ho appresa da Osho,  ed il fatto sembra accadde realmente in una scuola missionaria d’oltre oceano.

Un prete svolgeva la sua opera apostolica  in uno sperduto villaggio nella foresta amazzonica. La missione si presentava bene, prima aveva preso in cura i malati, poi era  passato  agli anziani e  poveri infine aveva costruito una chiesa con un oratorio per poter insegnare la religione ai bambini. Un giorno stava spiegando la bibbia e raccontava la storia dell’uomo, del peccato originale, della faticosa  via verso il  bene e di come il compassionevole Gesù fosse venuto in terra per redimere i peccatori che si erano pentiti ed affidati a lui.

Dopo aver così istruito i bambini, per vedere se avessero capito bene il concetto della religione cristiana, chiese ad alta voce alla classe: “Ecco dopo aver ascoltato quel che ho detto chi sa dirmi in sintesi qual è il messaggio della religione?”. Subito un ragazzino sveglio si alzò e disse: “Io l’ho capito, il  messaggio è che bisogna peccare”.

“Come sarebbe a dire – obiettò il prete-  se ho parlato male del peccato dall’inizio alla fine?”.  Ed il bambino: “Tu hai detto che l’uomo è un peccatore, ma egli deve necessariamente peccare per poi potersi pentire e  prendere rifugio in Gesù che lo salva… Senza peccato quindi  non c’è redenzione”.

Questa storia fa un po’ ridere ma anche un po’ piangere giacché ci fa vedere come la permeabile mente infantile assorba e si adegui al messaggio che viene trasmesso.

Tornando al discorso dell’educazione infantile rilevo con meraviglia che i modelli steineriano e montessoriano sono  stati entusiasticamente accolto in paesi poveri, come ad esempio l’India, mentre vengono osteggiati e negletti qui in Italia… ma questo la dice lunga sul tentativo in corso di controllare e dirigere le coscienze infantili. Ed è  il meccanismo perverso della “conversione” ai bisogni sociali delle duttili menti dei bimbi.

Questa odierna utilizzazione impropria della scuola è –secondo me- simile all’impiegare la gioventù al “libro e moschetto” dell’era fascista.

L’uso dei bambini ai fini consumistici è evidente senza descrizioni ulteriori basta sfogliare qualsiasi rivista e si constata che il 70% della pubblicità è rivolta od utilizza i giovani come esca… Nessuna meraviglia poi che nella società sia ogni giorno più evidente il degrado morale,  violenza, pedofilia e prostituzione minorile. E poco tampona la stura immonda il perbenismo finto e la religione di facciata.

Ma non voglio terminare questo articolo con un messaggio disperato, anzi vorrei concludere questa mia riflessione sull’infanzia con un elemento positivo.

Ed ecco la buona notizia.  Controcorrente l’affermazione dura di molti bimbi maleducati che dicono “questo è mio” oppure “voglio (o non voglio) questo..”  il mio nipotino Sava, che viveva a Calcata, ed al quale nulla veniva suggerito o negato perentoriamente e senza che nessuno di noi lo avesse  specificatamente imboccato diceva “questo mi piacerebbe” oppure “vorrei (o non vorrei) questo o quello…” e da quel  condizionale ne nasceva un dialogo costruttivo da cui far uscire fuori la paritetica possibilità di accettare o respingere senza assolutismi (il  "dissoi logoi"  di cui sopra).

Tra l'altro  la madre di Sava talvolta  si lamentava per l'insofferenza del bambino ad ogni regola imposta e cercando di ammorbidire le sue ritrosie  gli chiese "ma insomma cos'è che ti da tanto fastidio?" e lui "che mi comandino...".

Evidentemente è sempre meglio dialogare e lasciare che le opinioni si sviluppino sulla base di un ragionamento e di una considerazione condivisa. Credere o non credere?

Paolo D’Arpini

Bioregionalismo Treia •: marzo 2019
Calcata. L'autore con il nipotino Sava

Il pensiero di Jalal ad-Din Muhammad Rumi


A Year of Being Here: Jalal ad-Din Muhammad Rumi: Untitled ...

Chiesero a Rumi, maestro spirituale persiano del tredicesimo secolo:

Cos'è il veleno?
Tutto ciò che va oltre ciò di cui abbiamo bisogno è veleno. Può essere potere, pigrizia, cibo, ego, ambizione, paura, rabbia, o qualsiasi altra cosa...

Cos'è la paura?
La non accettazione dell'incertezza. Se accettiamo l'incertezza, diventa un'avventura

Cos'è l'invidia?
La non accettazione della beatitudine nell'altro. Se lo accettiamo, diventa ispirazione

Cos'è la rabbia?
La non accettazione di ciò che è al di fuori del nostro controllo. Se accettiamo, diventa tolleranza

Cos'è l'odio?
La non accettazione delle persone così come sono. Se li accettiamo incondizionatamente, allora diventa amore

Cos'è la maturità spirituale?
È quando smettiamo di provare a cambiare gli altri e ci concentriamo sul cambiare noi stessi
È quando accettiamo le persone così come sono
È quando capiamo che tutti hanno successo secondo la loro prospettiva
È quando impariamo a lasciar andare
È quando siamo in grado di non avere aspettative in una relazione, e diamo solo per il piacere di dare
È quando capiamo che ciò che facciamo, lo facciamo per la nostra stessa pace
È quando perdiamo la necessità di mostrare al mondo quanto siamo intelligenti
È quando smettiamo di cercare l'approvazione degli altri
È quando smettiamo di paragonarci agli altri
È quando siamo in pace con noi stessi
La maturità spirituale è quando siamo in grado di distinguere tra bisogno e volere e siamo in grado di lasciar andare questa volontà
La maturità spirituale si ottiene quando smettiamo di cercare la felicità nelle cose materiali

Jalal ad-Din Muhammad Rumi 

Jalal ad Din Muhammad Rumi - YouTube

SCHOPENAUER, KIRKEGAARD, NIETSCHE E Il “CONTINGENTISMO” NORDAMERICANO



Blog - www.artealiena.com: CONFERITO ALL'ARTISTA LUCIO TARZARIOL ...

In questo  articolo accenneremo brevemente ad una serie di filosofi, e di scuole filosofiche dell’800 di stampo irrazionalista, sorte come reazione, sia all’idealismo di Hegel (che manteneva comunque un impianto razionalista derivato da influenze illuministe), sia alla fiducia assoluta nella scienza e nella tecnica dimostrata dalle correnti positiviste, da molti governi sostenitori del capitalismo, ed anche da molti scienziati e da ambienti politicamente socialisti(1)(2)(3)(4).

Contemporaneo ed avversario dichiarato di Hegel fu il tedesco Arthur Schopenauer (1788-1860), che nell’opera più importante: “Il Mondo come Volontà e come Rappresentazione” del 1819, ripubblicata ed ampliata nel 1844, pur dichiarandosi seguace di Kant ed ammettendo l’esistenza di fenomeni, ha poi precisato che la rappresentazione della realtà esterna sarebbe illusoria ed i concetti derivati da essa solo costruzioni sterili della mente. L’unica realtà sarebbe la “volontà infelice” dell’uomo, che prova dolore per i limiti che sono imposti alla stessa volontà. Solo la creazione artistica (in cui la musica ha un ruolo privilegiato) può darci delle idee. La limitazione della volontà individuale, causata dalla compassione o da idee di giustizia, ci porta alla fine a contemplare il “nulla” (fatto che però può darci pace).

Il danese Soren Kirkegaard (1813-1855), che frequentò a Berlino le lezioni di Schelling, nelle opere “Aut, aut” e “Timore e Tremore” del 1843, “Il Concetto dell’Angoscia” (1844), “La Malattia mortale” (1849), si pone essenzialmente il problema dell’esistenza individuale, così come faranno gli Esistenzialisti del ‘900. L’esistenza traversa una fase “estetica” di ricerca del piacere che però ricade nell’angoscia, una fase “etica” in cui si dà delle regole, ed infine una fase “religiosa” in cui fronteggia l’assurdo del rapporto con Dio, la trasgressione del peccato e la contemplazione – in questo caso angosciosa - del “nulla”. L’opera di Kirkegaard ebbe larga diffusione, come quella di Schopenauer, nella seconda metà del secolo.

Il tedesco Friedrich Nietsche (1844-1900), nelle sue opere: “Così parò Zarathustra” (1883-85) ed “Al di là del Bene e del Male” (1886), denunciò l’abbandono da parte dell’umanità di un presunto stato primitivo di ebbrezza “dionisiaca” per abbracciare una razionalità “nichilista” di cui l’autore ritiene responsabili la filosofia di Platone ed il Cristianesimo. Bisognerebbe invece andare al di là della morale comune per liberare la propria “volontà di potenza”, utilizzando tutte le proprie potenzialità e raggiungere lo stadio di “Super-Uomo”. La filosofia di Nietsche – finito comunque in manicomio – ha influenzato varie correnti irrazionaliste posteriori, ed anche il pensiero di movimenti politici totalitari, come il Nazismo.

Bertrand Russell, e sostanzialmente anche Ludovico Geymonat, stroncano (giustamente, a parere di chi scrive) il pensiero di questi filosofi ritenuti irrazionalisti romantici. Nella seconda metà del secolo si deve segnalare anche il francese Emile Boutroux (1845-1921), la cui filosofia (che ebbe grande successo) fu, definita “Contingentismo” in quanto egli riteneva che ogni branca del sapere fosse “contingente” (cioè irriducibile) rispetto ad altre. Essa contiene una polemica esplicita con il positivismo, lo scientismo, e la fisica meccanicistica in auge. Boutreaux si batte a favore dello spiritualismo e ritiene che la religione – basata sulla fede – sia incompatibile con la scienza, basata su verifiche sperimentali. Ritiene che la conoscenza sia un adattamento della realtà alla nostra mente mediante costruzioni “simboliche”. Su posizioni analoghe troviamo Felix Ravaisson-Mollien (1813-1900), sostenitore di uno spiritualismo religioso, e Charles Renouvier (1815-1903), secondo cui è la volontà che ci indica la verità da accettare.

Dubbi irrazionalisti sulla validità della scienza coinvolsero anche noti scienziati come il tedesco Emil Du Bois Reymond (1818-1896) – che parlò di enigmi insolubili con i metodi della scienza – e come il francese Claude Bernard (1813-1878), che parlò della necessità di conoscenze più alte, di tipo metafisico. Già ne facemmo cenno nel numero dedicato ad Helmholtz (N. 82). Abbiamo anche ricordato (N. 80) la posizione assunta dal filosofo Spencer di valorizzazione della religione per affrontare il problema di un presunto “inconoscibile”.

Chiari aspetti irrazionalisti si trovano anche nell’ambito del “Pragmatismo” americano, corrente filosofica il cui “manifesto” è considerato lo scritto del 1878 di Charles Sanders Pierce (1839-1914): “Come rendere chiare le idee”. L’autore, che già abbiamo segnalato (N. 91) come valente filosofo logico, afferma che la verifica di un’idea è data, non dal fatto se sia vera, cioè se corrisponda alla realtà, ma dai risultati pratici a cui porta, ovvero se ci porta al successo. Per lui infatti conta solo la “razionalità dell’azione” ed il pensiero deve servire solo a realizzare azioni più efficaci. Per Pierce la verità è solo “l’opinione destinata ad essere accettata dall’ultimo di coloro che hanno investigato”.
Su una linea analoga si pose il pensiero di William James (1842-1910), medico e professore ad Harvard (come Pierce), autore dei “Principi di Psicologia” del 1890. Anche per lui è determinante, non la conoscenza (in cui non vi è differenza tra soggetto ed oggetto in un’ottica che ricorda il pensiero di Berkeley), ma l’azione. In un Universo, da considerarsi aperto ed indeterministico, dove nessuna realtà oggettiva sarebbe stabilita, siamo liberi di avere fiducia nei nostri mezzi e di poterci migliorare (“migliorismo”), e dobbiamo scegliere le “credenze” più utili. Tra queste al primo posto James non pone le conoscenze scientifiche ma i postulati etico-religiosi, che sarebbero i più utili ad orientarsi correttamente nella vita.

Impostazioni analoghe, anche se più articolate, si possono trovare nel pensiero di John Dewey (1859-1952), professore all’Università del Michigan, a Chicago ed alla Columbia di New York, considerato il massimo filosofo statunitense di tendenze pragmatiste. Anche Dewey sostiene che – nell’ambito di una realtà articolata ed aperta, di cui bisogna considerare tutti i livelli, fisico, psicologico e spirituale – l’intelligenza deve servire, non tanto alla scoperta della verità, quanto alla vita pratica (“Strumentalismo”). 

Il pensiero ha un’origine ed un fine pragmatico. La conoscenza è data da un processo (chiamato “indagine”) di adattamento reciproco tra soggetto e fatti esterni. La logica deve servire solo a riorganizzare i fatti in un tutt’unico. Le convinzioni che ne scaturiscono sono buone solo se portano a risultati positivi. La morale è un mezzo per risolvere problemi. L’educazione è importante in quanto ci deve dare gli strumenti per affrontare la realtà della vita. Essa deve curare sia gli aspetti materiali della vita, sia quelli spirituali. Bertrand Russell criticò duramente il pensiero del suo contemporaneo Dewey, accusato di voler manipolare i fatti – quasi preso da una volontà di potenza - invece di analizzarli razionalmente e studiarne le cause. Ne seguì una vivace polemica, in cui chi scrive prende chiaramente posizione a favore di Russell.

Vincenzo Brandi

Blog - www.artealiena.com: CONFERITO ALL'ARTISTA LUCIO TARZARIOL ...

  1. L. Geymonat, “Storia del Pensiero Fil. e Sc.”, op. cit. in bibl.
  2. Adorno, “ Filosofia”, op. cit, in bibl.
  3. B. Russell, “Storia della Fil. Occ.”, op. cit. in bibl.
  4. N. Abbagnano, “Storia della Fil.”, op. cit. in bibl.

L'Egitto prima delle sabbie...


Invernomuto – “Prima delle sabbie” | Zero

E’ del resto difficile sostenere sia sul piano umano che filosofico che un pensatore come Platone, coerente formulatore di concezioni e opere metafisiche e morali tra le più sublimi mai prodotte dal pensiero umano possa avere di sana pianta inventato una simile vicenda, puntando sulla fama del sapiente Solone e delle misteriose quanto inverificabili antiche tradizioni egiziane… a quanto riferisce Platone nel Crizia: Solone… prendendo il significato di ciascun nome, lo trasmise traducendolo nella nostra lingua. orbene questi scritti si trovavano presso mio nonno e ora sono in casa mia e da me sono stati attentamente studiati quando ero ragazzo… secondo il mito nel corso della spartizione della terra da parte degli dei, il possesso di questi territori oceanici sarebbe andato a poseidone, il dio del mare che avrebbe poi generato atlante, primo re della stirpe atlantica… così dunque poseidone toccatagli l’isola di atlantide, diede sede in un certo luogo di quell’isola ai figli da lui generati con una donna mortale. presso il mare al centro dell’intera isola c’era una pianura che si dice essere stata la più bella di tutte le pianure e notevolmente fertile. 

C’era un monte e su di esso risiedeva uno di quegli uomini nati dalla terra, di nome evenore mentre la donna che abitava con lui si chiamava Leucippe. Essi generarono Clito… Poseidone preso dal desiderio giacque con lei e isolò tutt’intorno il colle su cui viveva… generarono cinque coppie di figli maschi e divisa in dieci parti tutta l’isola di Atlantide, assegnò l’abitazione materna al primo dei figli maggiori, nonché la porzione di terra tutt’attorno, che era la più grande e la più bella, e lo pose sopra gli altri in qualità dire. anche di questi ultimi fece sovrani, perche a ciascuno attribuì l’autorità su molti uomini e terre di grande estensione. A tutti poi impose i nomi: al maggiore, il re, quello da cui tutta l’isola e il mare chiamato atlantico presero nome, poichè chi allora regnò per primo, fu atlante. al gemello nato dopo di lui era stata assegnata la parte estrema dell’isola verso le colonne d’eracle, ebbe il nome in greco eumelo che nella lingua del posto è gadiro… tutti questi (principi) e i loro discendenti per molte generazioni abitarono (qui) regnando su molte altre isole del mare e inoltre dominando sui popoli al di qua, fino all’Egitto e alla Tirrenia. di atlante dunque la stirpe fu numerosa e molto onorata. trasmettendo sempre il re più vecchio il regno al maggiore dei figli, lo conservarono per molte generazioni, possedendo ricchezze in tanta abbondanza, quanta mai antecedente nessuna dinastia reale… pertanto prendendo queste risorse dalla terra costruirono templi, dimore reali, porti, arsenali, abbellendo anche il resto del paese in quest’ordine. il palazzo reale all’interno dell’acropoli fu dunque costruito cosi. al centro il tempio consacrato a Clito e Poseidone, fu lasciato inaccessibile, circondato da una muraglia d’oro, in esso avevano all’origine concepito e messo alla luce la stirpe dei dieci re. ogni anno vi si compivano per ciascuno di loro i sacrifici di dovere, da parte di tutti i dieci regni. per molte generazioni finche dominò in loro la natura divina erano rispettosi delle leggi e bendisposti verso il dio donde era venuta la loro stirpe. 

Per tutto il tempo in cui continuarono a pensare in questo modo e lasciarono operare la loro natura divina quello che abbiano prima enumerato, continuo per loro ad accrescersi. quando la componente divina si estinse in loro, per essere spesso mescolata con elementi propri della natura mortale e la natura mortale prevalse, allora incapaci di reggere la presunta prosperità degenerarono. e zeus il dio degli dei, che governa secondo le leggi, come colui che queste cose conosce, consapevole della degenerazione di una stirpe, originariamente buona, pensò di castigarli, affinché la riflessione li facesse diventare migliori. convocò tutti gli dei nella loro più nobile sede, che è al centro di tutto il cosmo e vede tutto ciò che principia a essere e, radunatili disse… la narrazione venne qui interrotta e l’opera rimarrà per sempre incompleta nel punto in cui gli dei in consesso decisero di punire la follia degli Atlantidei e dell’umanità in generale.  

Considerando che i sacerdoti egiziani fanno risalire a circa 9.000 anni prima la guerra contro Atene, che il loro dialogo con Solone si è tenuto nel 564 a.c. e quello platonico prima del 390 a.c. lo sprofondamento di Atlantide, avvenuto in un tempo presumibilmente successivo alla guerra, sarebbe da datarsi intorno agli 11.500 anni fa. Il misterioso alchimista Fulcanelli, erudito francese riporta nell ermetico testo “le dimore filosofali”: noi pensiamo che sia fuor di dubbio che platone diventò divulgatore di verità assai antiche e che di conseguenza i suoi libri racchiudono tutto un insieme, un corpus di conoscenze segrete. il suo numero geometrico, la sua caverna hanno un significato, perchè anche il mito di atlantide non potrebbe averne uno? L’Atlantide dovette subire la sorte comune e la catastrofe che lasommerse, evidentemente deriva da una causa identica a quella che seppelli, sotto la profonda massa d’acqua, l’Egitto, il Sahara e le contrade dell’africa settentrionale. 

Fulcanelli ultimo dei grandi adepti all’alchimia, detentore di una straordinaria sapienza ed erede di una conoscenza esoterica che tramite l’Egitto e i templari deriva dalla perduta atlantide conferma le parole di sonchis sommo sacerdote di sais sul grande diluvio cataclisma: l’Algeria e la Tunisia, con i loro laghi disseccati e rivestiti di uno spesso strato di sale, il Sahara e l’Egitto con il loro terreno costituito in gran parte di sabbia marina, dimostrano che i flutti hanno invaso e ricoperto delle vaste distese del continente africano. le colonne e i templi faraonici recano le tracce innegabili dell’immersione, la scomparsa del rivestimento esteriore delle piramidi, le evidenti tracce di corrosione da parte dell’acqua, sulla Sfinge di Giza ed anche su molte altre opere della statuaria egizia, non hanno altra origine. La Sfinge di Giza, opera secondo alcuni scolpita direttamente nella roccia, sarebbe di parecchi millenni più antica rispetto a quanto affermato dalla datazione ufficiale che la fa risalire all’epoca del faraone chefren 2.500 a.c. il tipo e la profondità dell’erosione del tempo, infatti la riporta a un'epoca più antica di 10.000 anni quando l’intero nord africa poteva godere di un clima assai diverso e più piovoso da quello attuale. 

Tenendo presente il clima estremamente secco degli ultimi 5-6.000 anni dell’Egitto e considerato che la Sfinge stessa è rimasta sepolta sotto il manto protettivo della sabbia per secoli e secoli, la sua accentuata erosione risulta inspiegabile alla geologia se non retrodatando di parecchi millenni la costruzione, esattamente a quel periodo a forti precipitazioni che coincide con la fine dell’ultima glaciazione. 

Questo tipo di erosione verticale è dovuta all’azione della pioggia nel corso dei millenni. Pur non potendo essere attribuita a un periodo di sommersione in acque marine, tesi cara a Fulcanelli, dimostra comunque la presenza di una antichissima civiltà, padrona di tecniche di estrazione e lavorazione della pietra incredibili per l’epoca con tutta una serie di considerazioni e conseguenze. Molti studiosi ricercatori e scienziati ritengono che sia ormai innegabile l’esistenza di una civiltà mondiale da alcuni identificata con Atlantide, presente almeno 10.000 anni prima di Cristo. Dopo il grande diluvio dovuto allo spostamento dei Poli, al conseguente scioglimento dei ghiacci e forse altre catastrofi concomitanti, questa civiltà sarebbe scomparsa, lasciando tuttavia alcuni nuclei di vita, affidati a ristrettissime cerchie sacerdotali, dispersi per il mondo. Queste colonie sopravvissute di Atlantide, divenuta preda dei ghiacci al polo sud o più tradizionalmente sommersa dalle acque dell’Atlantico, furono in grado di sopravvivere alla generale barbarie, in cui cadde l’umanità e di riaccendere, millenni e millenni più tardi, i fuochi delle nuove civiltà. 

Abbiamo detto come realmente una serie di eventi catastrofici abbia sconvolto l’equilibrio del nostro pianeta 12-13.000 anni fa; quest’epoca coincide esattamente con quella del diluvio, secondo le antiche fonti egiziane riprese da solone e platone. lo scioglimento delle enormi calotte polari, ha realmente provocato l’innalzamento del livello mondiale delle acque, fino a un massimo di 200 metri. Questo fenomeno preso isolatamente, sembra dare una spiegazione plausibile ai racconti del diluvio della varie tradizioni, tuttavia non è di per se sufficiente a dare una spiegazione alla scomparsa di Atlantide. Si potrebbe sostenere che il diluvio universale, sia da identificarsi con una catastrofe sismica seguita da una serie di inondazioni dovute allo scioglimento dei ghiacci polari. Un simile fenomeno avrebbe investito una particolare zona del pianeta, sede di uno dei centri primari della civiltà. La tradizione della sua scomparsa sarebbe stata in seguito tramandata da varie popolazioni discendenti dai superstiti o dai popoli da questa stessa civiltà colonizzati. tale ipotesi cifornirebbe la ragione dell’esistenza universale del ricordo di un simile evento. Nell’ambito di un generale periodo di sconvolgimenti terrestri, il cataclisma di cui tante culture ci hanno dato testimonianza, avrebbe avuto la sua sfera d’azione massimamente distruttiva in alcune zone del pianeta, una di queste era un continente ora scomparso: Atlantide.

La scienza ha stabilito che nel corso di successivi periodi di glaciazione, sui poli erano andati accumulandosi quantità astronomiche di ghiaccio. lo scioglimento di questo ghiaccio, alla fine dell ultima grande glaciazione di Wurm, oltre 13.000 anni fa, avrebbe provocato il fenomeno mondiale conosciuto come diluvio universale. Secondo alcune fonti nell’epoca post glaciale il mare avrebbe raggiunto quote ben superiori ai 70 metri dei limiti attualmente riconosciuti dalla scienza, fino a 200 metri secondo alcuni atlantologi. Il fenomeno avrebbe inoltre potuto essere stato causato addirittura dall’urto di un meteorite, in grado di modificare la posizione dei poli, al punto da provocare il disgelo delle immense masse e dare inizio al fenomeno di occupazione dell’Antartide, da parte dei ghiacci. Nello stesso periodo la scienza registra la più drammatica quanto misteriosa estinzione di mammiferi verificatasi circa 13.000 anni fa nelle immense regioni di varie zone del pianeta. Le ipotesi per la scomparsa della megafauna sono diverse, tra queste il rapido cambiamento del clima avvenuto alla fine dell’ultima glaciazione trasformo profondamente l'ambiente dove viveva la megafauna determinandone la scomparsa. 

In Siberia furono scoperti i corpi di molti mammut conservati per migliaia di anni dal ghiaccio, gli animali erano affogati tutti insieme e quindi il freddo li aveva repentinamente congelati. Il rinvenimento di resti animali grandi e piccoli in molte parti del pianeta, indica che il fenomeno non fu caratteristico solo di certe zone soltanto bensì sconvolse l’intero paneta. qualcosa di fatale, terribile e improvviso per le popolazioni umane e animali, accadde alla fine del pleistocene, circa 12.000 anni fa

L'antico Egitto era una terra rigogliosa, dove i grandi sacerdoti delle scuole esoteriche provenienti dall'isola di Atlantide avevano custodito la sacra conoscenza dell'Essere e le misteriose leggi dell'Universo. Un notevole studio approfondito conferma le dichiarazioni fatte dal grande maestro Gurdjieff. La storia dell'Egitto come non è mai stata raccontata.

Gurdjieff affermò di aver trovato, durante una delle sue spedizioni, una mappa dell’Egitto “pre-sabbia” che comprovava la presenza di una civilizzazione esistita prima di quella che ora conosciamo come l’Egitto dinastico, un’avanzata cultura preistorica responsabile del sapere in seguito tramandato all’umanità. In quei tempi la sabbia non aveva ancora trasformato l’Africa settentrionale in quello che oggi è il deserto del Sahara e il continente africano era il luogo più fiorente e civilizzato sulla terra. L’uomo era più vicino alla terra, al cielo, e soprattutto, a se stesso.

Lungo la strada, attraverso una serie di eventi descritti nel suo libro, “Incontri con Uomini Straordinari”, ad un sorpreso Gurdjieff venne mostrata, da un prete armeno, una pergamena ben conservata che mostrava la mappa dell’ ”Egitto prima delle sabbie”, al tempo in cui la regione era punteggiata da corsi d’acqua e possedeva una ricca vegetazione. Su quella mappa dell’Egitto prima delle sabbie era chiara l’immagine della Sfinge. Per apprezzare completamente lo stupore di Gurdjieff dobbiamo pensare che l’ultima volta che in Egitto ci fu così tanta acqua fu nel 7500 a.c. Questo portò Gurdjieff a pensare che l’origine della civilizzazione dovesse trovarsi in Egitto piuttosto che a Babilonia, e dunque si diresse in questa direzione.

Gurdjieff e altri compagni vissero fra le rovine di Giza, Tebe e Edfu, imparando a decifrare alcuni dei geroglifici che trovarono nei muri in rovina. Una storia parlava di “7 saggi” che arrivarono nell’antico Egitto e fondarono la società che costruì i grandi templi. I saggi arrivarono su una ”imbarcazione del sole" dallo sprofondato continente di Altantide. Nell’epica saga di Gilgamesh, ci sono storie simili circa l’arrivo di emissari di una antica cultura spirituale. Ci sono forti evidenze che la civilizzazione Egiziana, fra le altre fosse stata “seminata” in questo modo piuttosto che come accademicamente si pensa attraverso una “evoluzione” spontanea. Purtroppo il linguaggio egiziano e il suo significato a livello spirituale non è più conosciuto. Avendo preso dalle rovine tutte le informazioni che gli erano necessarie, Gurdjieff  fece ritorno in Medio Oriente, dove continuo le sue ricerche.

L’Egitto prima delle sabbie è l’ottavo album in studio del musicista Franco Battiato, pubblicato nel 1978. Il brano, pianoforte solo, contenuto nell'album è strumentale e consiste nella ripetizione di una scala di note dove varia solo la distanza tra le esecuzioni. L'Egitto prima delle sabbie vinse il premio stockhausen, un festival internazionale di musica per pianoforte. Il titolo è ispirato al racconto di Gurdjieff, maestro spirituale armeno, molto amato da Battiato.

Scrive Robert Bauval in “il codice egizio”: il fulcro della vita filosofica scientifica e spirituale dell’antico egitto è stata la comprensione del funzionamento dell’universo, il maat e dei suoi meccanismi, le stelle. Per questo motivo lo studio degli antichi scienziati è stato quello di riprodurre sulla terra un esatta copia delle costellazioni. da qui la disposizione lungo il nilo, una via lattea in terra, delle piramidi, le quali lette in questa prospettiva, assumono significati nuovi e diversi: sorta di stazioni di controllo per l’osservazione dei moti celesti se non addirittura per l’interazione con essi. Nel capitolo del libro: come in alto cosi in basso riporta: contrariamente a quello che alcuni critici hanno asserito riguardo alla mia teoria non sostengo che questi monumenti siano stati costruiti da una qualche civiltà perduta di Atlantide e concordo assolutamente con gli egittologi riguardo al fatto che tutte le piramidi e i templi solari della regione di menfi siano stati edificati dagli egizi in un periodo compreso tra il 2700 a.c. e il 2200 a,c. il punto su cui dissentiamo fermamente è il seguente: credo che il grande progetto generale portato a termine dalla quarta e dalla quinta dinastia sia una rappresentazione religiosa del duat celeste come questo era visibile nell’11541 a.c., l’epoca che ritengo in cui secondo gli antichi egizi, la creazione ebbe luogo in questa regione. 

Affermo che per poter determinare la posizione dei loro monumenti, la quarta e la quinta dinastia si servirono di progetti antichissimi che venivano tramandati dai sacerdoti astronomi o in alternativa che essi furono in grado di estrapolare il cielo del XII millennio a.c. grazie alla loro conoscenza della precessione. ho applicato i dati astronomici ai testi delle piramidi e ne ho estrapolato una data del calendario che possa costituire il momento della creazione. questo è stato possibile invertendoil ciclo della precessione fino al momento della prima apparizione di sirio in quella regione e facendola corrispondere all’inizio di un ciclo sotiaco. La data che ne emerge è il 11541 a.c. è chiaro che questa data disturba e irrita notevolmente gli egittologi e gli storici della scienza anche se non ci posso fare nulla, sarebbe come dire a Copernico che la sua teoria eliocentrica disturbava e irritava moltissimo i vescovi di Roma.

L’egittologo David o’Connors fu cosi audace da dichiarare: secondo me, l’unica teoria che fornisca una spiegazione onnicomprensiva per il complesso delle piramidi, è quella che vuole che tale complesso rappresenti fondamentalmente nella sua interezza e simultaneamente, la cosmologia, il rinnovamento cosmico e l’ordine cosmico. Il rinnovamento cosmico che maggiormente influenzava gli antichi egizi era il ritorno della fenice che rispetto al calendario, era indicato dal ritorno ciclico della levata eliaca di sirio con il capodanno ogni 1460 anni. 

E' mia ferma convinzione che il rinnovamento cosmico perfetto avvenuto all’incirca nel 2781 a.c., quando la levata eliaca di Sirio coincise con il giorno del solstizio d’estate, rappresentò lo stimolo religioso che spinse i sacerdoti di Eliopoli a mettere in moto un progetto per realizzare nell’intera regione di Eliopoli e Menfi una specie di modello tridimensionale, quasi olografico, del duat come quello che era stato fissato al tempo della creazione.

Ferdinando Renzetti




Bibliografia:
crizia, platone  
la dimora degli dei, fulcanelli  
l’egitto prima delle sabbie, alexandr zakharov  
incontri con uomini straordinari, gurdjieff  
l’egitto prima delle sabbie, franco battiato  
atlantide e mu, valerio zecchini
il codice egizio, robert bauval

Musica  in sintonia: https://youtu.be/g0GkUzNAzIA

Zen. Il vento dorato...


COLDIRETTI, LIGAS VINCE E RIMANE PRESIDENTE DEL CONSORZIO AGRARIO ...
L’unico modo per conoscere il divino, per sentire il divino, è la meditazione. Meditazione significa uno stato di coscienza in cui tutti i pensieri sono stati abbandonati.
I maestri Zen definiscono lo stato di meditazione la stagione autunnale, cioè quando tutte le foglie cadono e gli alberi restano nudi, spogli. Quando la coscienza lascia cadere tutti i pensieri è come un albero senza foglie, senza chioma, esposto al vento, alla luna, al sole, alla pioggia… Scoperto, non nascosto. In quell’esposizione c’è la comunione con il divino. Quella comunione è amore. In quella comunione si diventa gli “amati” del divino.
C’è un koan Zen molto famoso. 
Un monaco chiese al grande maestro Ummon: “Cosa succederà quando le foglie cadranno e gli alberi diventeranno spogli?”. 
Nello Zen si pongono sempre domande indirette, perché la vita è un grande mistero e quindi devi essere delicato, non puoi fare domande dirette. Essere diretti può essere aggressivo e violento, quindi lo Zen ha creato delle belle metafore. E questa è una metafora, il monaco chiese: “Cosa succede quando accade la meditazione?”, ma non direttamente. Chiese in modo più poetico; non in modo così matematico, ma più metaforicamente.
Disse: “Cosa succederà quando le foglie cadranno e gli alberi diventeranno spogli?”. Ummon rispose semplicemente: “Il vento dorato”. 
La storia è solo questa, ma tutto è stato chiesto e tutto è stato risposto: non serve altro. 
Il monaco si inchinò, toccò i piedi del maestro e lo ringraziò per la sua grande comprensione e compassione.
In autunno la brezza è molto fresca, molto frizzante, molto rigenerante e quando tutte le foglie sono oramai cadute e svolazzano, tutte quelle foglie gialle creano un’atmosfera dorata. Colorano d’oro anche il vento! Sebbene il vento rimanga incolore, è possibile sentire il canto delle foglie, la danza delle foglie, la gioia delle foglie ed è possibile vedere il vento che si gode tutta la danza.

Un tempo un maestro Zen stava insegnando l’arte del giardinaggio al re del Giappone. Dopo tre anni di insegnamento, disse: “Ora verrò a vedere il tuo giardino: sarà l’esame di ciò che hai fatto in questi tre anni”. 
Precedentemente gli aveva detto soltanto: “Tutto ciò che stai imparando, continua a praticarlo nel giardino del tuo palazzo. Io potrei venire in qualsiasi momento”.
Il re aveva preparato il giardino e aveva aspettato il grande giorno. Ora si rallegrava che fosse finalmente arrivato. In quei tre anni aveva usato un migliaio di giardinieri per implementare tutto nei minimi dettagli. E per tutto quel giorno e quella notte – perché l’indomani mattina sarebbe arrivato il maestro – il giardino era stato pulito, tutto era stato messo esattamente al suo posto, come doveva essere… Nessun errore, nessuno sbaglio...
Il maestro arrivò. Il re era molto contento, perché ogni cosa che il maestro aveva detto era stata eseguita alla perfezione ed era impossibile trovare anche un solo difetto. Ma il maestro guardò il giardino e diventò molto serio. Non era naturale per il maestro: era un uomo di risate. Ma era diventato triste.
Mentre camminavano nel giardino, diventava sempre più serio e il re cominciò a sentire un leggero tremore all’interno: aveva fallito? Cos’era andato storto? 
Il silenzio del maestro era troppo pesante e alla fine il re chiese: “Qual è il problema? Non ti ho mai visto così serio. Pensavo che saresti stato immensamente felice di vedere che il tuo discepolo ha lavorato così duramente”.
Il maestro disse: “Va tutto bene, ma do­ve sono le foglie dorate? Non vedo nessuna foglia morta, non vedo foglie gialle che svolazzano nel vento. Senza le foglie il giardino sembra morto: non c’è canzone, non c’è danza. Senza fo­glie il giardino sembra molto artificiale”.
Il re aveva eliminato tutte le foglie morte, non solo dal suolo, ma anche dalle piante e dagli alberi. Non aveva mai pensato che anche la morte fa parte della vita, che non è il suo contrario ma il suo complementare, che senza di essa non c’è vita. E certamente il maestro aveva ragione: sì, il giardino era bellissimo, ma sembrava che fosse un dipinto, non vivo.
Il maestro disse: “Manca il vento dorato. Dov’è il vento dorato di Ummon? Porta il vento dorato!”. Il maestro prese un secchio e uscì dal giardino, fuori dal cancello, dove erano state gettate tutte le foglie. Raccolse le foglie nel secchio, tornò indietro e le gettò sul sentiero. All’improvviso il vento iniziò a soffiarle qua e là e ci fu rumore, musica e danza. Il maestro disse: “Ora c’è vita! Il vento è di nuovo dorato”.
Questo è il vento dorato di Ummon: quando tutti i pensieri cadono dalla tua mente e la tua coscienza rimane assolutamente spoglia e nuda. 
In profondità, vicino alle tue radici, soffia il vento e tutti i tuoi pensieri svolazzano lontano da te, non più parte di te. Rimangono ancora lì, non vanno da nessuna parte, ma non fanno più parte di te. Hai trasceso, sei al di sopra, un osservatore sulla collina. Ecco cos’è la meditazione.
La meditazione non è contro il pensiero, è a favore della trascendenza, è andare oltre i pensieri. È diventare così totalmente nudo che dio può vederti come sei realmente: senza maschere, senza vestiti, proprio come un bambino appena nato. E questi sono i grandi momenti della vita, quando l’amore inizia a piovere dall’aldilà e si diventa gli “amati” del divino. Ma bisogna guadagnarselo, bisogna esserne degni, bisogna meritarselo.
Quel guadagno arriva attraverso la meditazione. La meditazione ti prepara a ricevere l’amore. Dio è sempre pronto a darlo, ma noi non siamo pronti a riceverlo, non siamo abbastanza vuoti per riceverlo. Siamo così pieni di immondizia, siamo così pieni di pensieri, desideri, ricordi, sogni, che non c’è spazio dentro di noi. Quello spazio deve essere creato. Questa è l’arte della meditazione: creare spazio interiore. E poi inizierai a danzare nel vento dorato... 
Osho, The Golden Wind 

OSHO FESTIVAL OF MEDITATION AND CELEBRATION WITH MILARAPA AND BAND
(Fonte: Osho Times)

Bioregionalisti e ribelli


Altra Calcata… altro mondo: Andras Kocsis: "Italiani, seguite il ...

“Il futuro non ha bisogno di rivoluzioni.. il futuro ha bisogno di un nuovo esperimento!” (Osho)

Allorché, nella primavera del 1984, decisi di fondare il circolo vegetariano VV.TT. lo feci nella piena consapevolezza che lo scopo della nuova associazione sarebbe stato quello di andare contro... Eravamo un manipolo di ribelli quel giorno davanti al notaio Giuseppe Togandi nel suo studio di Orte e mentre compivamo il nostro dovere giurando fedeltà alle finalità del sodalizio stavamo anche andando contro tutte le norme consolidate di ogni vecchio sodalizio, affermando (tra l'altro): “Lo scopo dell'associazione è quello di istituire e promuovere in tutti gli spazi ritenuti opportuni pratiche per lo sviluppo spirituale e meditazioni collettive, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi e seminari sull'uso armonico delle riserve della natura, organizzare e promuovere la ricerca di cure naturali per la mente e per il corpo, dimostrare e divulgare l'importanza di un'esistenza armonica e piena d'amore...”. Insomma stavano fondando una “spiritualità laica” facendo finta di niente...

Il fatto è che per mettere in pratica queste finalità associative -necessariamente- dovevamo andar contro le regole e le consuetudini della società in cui viviamo.. Insomma ci siamo presi la briga di cambiare il mondo, ribellandoci alle norme restrittive e meschine della cultura corrente. Ecco perché dal 1984 celebriamo La Festa dei Precursori, ogni anno, per ricordarci quello scopo prefisso e proseguire indefessi nella meta di rompere il ghiaccio verso nuove frontiere dell'intelligenza umana.


Circolo Vegetariano VV.TT. Calcata » Risultati della ricerca ...

Alcuni nostri detrattori dicono che siamo sessantottini non pentiti, oppure che siamo inveterati illusi, poiché il nostro voler cambiare il mondo si risolve in un nulla... Sarà così... ma almeno stiamo cercando di farlo cominciando dal cambiare noi stessi, decidendo per noi stessi quei comportamenti necessari a creare una nuova civiltà umana. 


Ed allora ci definiamo “ribelli” e non “rivoluzionari” poiché, come disse Osho, il rivoluzionario appartiene ad una sfera terrena mentre il ribelle e la sua ribellione sono sacri. Il rivoluzionario sente il bisogno di rivolgersi alla folla, muovendosi in ambiti politici e di governo, insomma ha bisogno di “potere”. Ed il potere sempre corrompe (lo sappiamo bene) ed i rivoluzionari che lo hanno assunto ne sono stati corrotti. Il potere ha cambiato la loro mente mentre la società è rimasta la stessa, solo i nomi sono cambiati.

Per questo il mondo ha bisogno di precursori ribelli e questo è un momento in cui se non vi saranno parecchi spiriti ribelli i nostri giorni sulla terra, come specie umana, sono contati... Stiamo scavando la nostra tomba e siamo molto vicino al punto di non ritorno...

Dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere e di agire, creare più energia meditativa, sviluppare più amore ed armonia. Per farlo dobbiamo distruggere il vecchio, la sua bruttura, le sue putride ideologie, le sue stupide emarginazioni, le superstizioni idiote e creare un nuovo essere umano dagli occhi limpidi.

Una discontinuità con il passato, ecco il significato della ribellione, continuando a percorrere coraggiosamente nuovi sentieri con spirito di sacrificio e discriminazione. Insomma andiamo avanti a fare i rompighiaccio, senza occupare alcun luogo, senza perseguire alcun potere, semplicemente sperimentando la nostra crescita in tutti i particolari del vivibile....

Ora il tempo è maturo, negli anni a venire o l'uomo scomparirà o sulla terra farà la sua comparsa un nuovo essere umano con una visione diversa e quell'essere umano è un precursore.

Paolo D'Arpini  


Il bioregionalismo emozionale ed il sentire empatico dell'ecologia ...

Calcata Calcutta Kolkata


Nel mondo incantato di Calcata | the smARTraveller blog ✈
Molte volte ho evidenziato la somiglianza glottologica fra la Calcata della Tuscia e la Calcutta del Bengala. Infatti cercando su Google alla voce Calcata appare anche Calcutta, dato che entrambe si pronunciano allo stesso modo. Ma la differenza è chiaramente etimologica, infatti nell’800 allorché gli inglesi si insediarono nel golfo del Bengala costruirono una città che potesse rappresentare l’impero in quelle lande. La città fu edificata sulle rive del fiume Gange nei pressi di un villaggio consacrato alla Dea Kali, “Kali Cut” (il luogo di Kali), perciò la nuova città prese il nome da quel luogo preesistente ma siccome gli inglesi non sapevano (o non volevano) pronunciare accuratamente quella parola  per loro ostica traslitterarono il nome in Calcutta (pronunciato Calcata). 
Passarono gli anni e siccome una lingua è in perenne mutazione gli indiani che mal pronunciavano l’inglese ulteriormente storpiarono la dizione facendo diventare la città Kolkata (che presentemente è stata ufficializzata anche nelle carte geografiche). 
KOLKATA City (2020)- Views & Facts About Kolkata City || West ...
Diversa è la storia della denominazione della nostra Calcata…. che significa “schiacciata” essendo un acrocoro più basso di tutto il pianoro circostante ed invisibile alla vista, infatti chi visita Calcata vedrà che da qui non si osserva alcun orizzonte se non il cerchio delle piane che circondano il paese. In dialetto locale il posto veniva chiamato “corgata” ma evidentemente la pronuncia fu italianizzata nella oggi familiare Calcata. Ma i suoi abitanti continuarono a chiamarsi corgotesi o cargatesi. L’orografia di un territorio contribuisce a creare anche la sua storia, perciò il fatto che Calcata (in questo caso la nostra Calcata) fosse nascosta ed isolata per secoli e secoli contribuì alla formazione di una mentalità e di un sistema di vita. Sino agli anni’60 del secolo scorso il paese era chiuso in se stesso, non avendo vie di comunicazione che lo congiungessero al resto della Tuscia, ed i suoi abitanti erano un clan circoscritto (una “tribù perduta” direbbero gli ebrei..) con propri costumi e regole, insomma la piccola comunità era doppiamente “cargata” (calcata) sia in senso metaforico che geografico…. 
Ed ecco che, a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, per mia “colpa” e di alcuni altri, improvvisamente il paesino si vide proiettato nei media e divenne pian piano un “villaggio di culto”, un culto alternativo e stranamente a metà strada fra il vecchio ed il nuovo, anzi il nuovissimo…. Giacché Calcata è divenuta il simbolo di un modello alternativo di vita in continua fase sperimentale… 
Altra Calcata… altro mondo: Una, cento, mille Calcata
Il motto che avevo lanciato per significare il valore di tale sperimentazione era: “Una, cento, mille Calcata!” Mi sovviene ora di un detto di T.A. Edison, l’inventore della lampadina elettrica, il quale dopo aver compiuto innumerevoli esperimenti, tutti falliti,giunse al millesimo tentativo e disse al suo gruppo di lavoro, a mo’ d’incoraggiamento: “stavolta è la volta buona, questo esperimento riuscirà, ne sono sicuro…”.  
Ricordo un altro evento che accadde prima di una difficile battaglia in Giappone in cui il principe condottiero, sfavorito dal numero, lanciò in alto una moneta dicendo ai suoi soldati “se viene testa vinceremo se viene croce saremo sconfitti” uscì testa ed i guerrieri entusiasti vinsero facilmente la battaglia, subito dopo l’ufficiale di campo si recò dal condottiero e gli annunciò “non ci si può opporre al destino, abbiamo vinto!” al che il duce esclamò “davvero…?” e gli mostrò la moneta con due teste…! 
Scusate la divagazione, stavo parlando della lampadina… ah, sì, quel millesimo esperimento riuscì e nacque la prima lampadina elettrica… Ma per la creazione della società ideale di Calcata non siamo arrivati a quel punto “critico” in cui la va o la spacca, siamo anzi ben lungi, e la sperimentazione è ancora molto imperfetta, addirittura talvolta sembra che Calcata sia uscita dai binari della idealità, sembra che Calcata sia entrata nell’ambito della finzione scenica, dell’esperimentare per scena… (o per denaro, come all’isola dei famosi…). 
Teatro Cinabro: [ Jean Tardieu - 3 atti unici ]
Ma di tanto in tanto scopro che qualche piccola verità si manifesta, che qualche pizzico di sincera ricerca ancora permane nell’alchimista un po’ disilluso che è il “cargatese” di oggi… Mi riferisco alla ricerca culturale del Teatro Cinabro, alla quale ho anch’io partecipato e che porto nel cuore anche ora che ho lasciato “fisicamente” Calcata. Penso inoltre all’esperimento di alcuni amici lì rimasti che strenuamente cercano di riportare la normalità nella comunità calcatese, restituendola al suo habitat naturale, e ricostituendola  attraverso l’esempio concreto, senza specchietti né riverberi, semplicemente rimboccandosi le maniche e lavorando (più o meno) in silenzio….
Paolo D’Arpini