Max Planck e l'inizio della “Fisica Quantistica”

 


Il grande fisico tedesco Karl Ernest Ludwig Max Planck, nato a Kiel nel 1858, e poi divenuto semplicemente Max Planck, è stato uno dei fisici che ha maggiormente contribuito agli sviluppi “rivoluzionari” della fisica contemporanea. La sua principale scoperta, quella relativa al “quanto” di energia, peraltro perfezionata e chiarita nei suoi aspetti più significativi da Einstein, ha avuto conseguenze sia fisiche che filosofiche di grande importanza, che hanno dato inizio alla cosiddetta “Fisica Quantistica”(1)(2)(3)(4).

Dopo essere subentrato a Kirchhoff  nella cattedra di Fisica Teorica a Berlino nel 1889, Planck si dedicò allo studio del secondo principio della Termodinamica, già studiato da Clausius (N. 78), di cui dette una sua definizione relativa al fatto che era impossibile costruire una macchina che trasformi integralmente calore in lavoro meccanico. Volendo dare un respiro teorico più generale a questo principio, Planck cominciò a studiare il cosiddetto “corpo nero”, cioè un corpo capace di assorbire interamente le radiazioni ricevute, di qualsiasi “frequenza”, e riemetterle integralmente secondo la legge stabilita da Kirchhoff (N. 84), cui si deve la stessa definizione di “corpo nero”.

Lo studio di questo corpo (ottenuto in realtà con un recipiente chiuso con pareti interne annerite e dotato solo di una piccola fessura da cui potevano uscire le radiazioni emesse all’interno) aveva un’importanza teorica, ma anche pratica. Infatti serviva anche ad effettuare misure atte a determinare gli standard di luminosità in un’epoca in cui la grande azienda fondata da Werner Siemens produceva grandi quantità di lampade elettriche in Germania. Per questo era stato fondato l’Istituto Imperiale di Fisica e Tecnica dove operavano, tra gli altri, i fisici Rubens e Kurlbaum.

Dal punto di vista teorico, oltre alla legge di Stefan-Boltzmann (da noi già citata nel numero dedicato a Boltzmann: N. 94), che affermava che l’intensità della radiazione totale emessa dal “corpo nero” è proporzionale alla quarta potenza della temperatura assoluta, il fisico tedesco Wilhelm Wien (1864-1928), aveva sviluppato  altre due leggi: la prima affermava che la lunghezza d’onda a cui si aveva la massima intensità di emissione era inversamente proporzionale alla temperatura assoluta; la seconda legge, di tipo “esponenziale”, (che è quella che interessa in questo caso) forniva l’intensità della radiazione in funzione della frequenza della radiazione (o, se si preferisce, in funzione della “lunghezza d’onda” che è inversamente proporzionale alla frequenza).

Planck, da parte sua, stava elaborando una sua legge basata su un modello che comprendeva degli “oscillatori” diffusi sulla superficie del corpo nero capaci di assorbire e riemettere radiazioni.

Tuttavia si trovava in grande difficoltà perché le teorie elettromagnetiche indicavano che l’intensità della radiazione sarebbe dovuta aumentare indefinitamente all’aumentare della frequenza, mentre i dati sperimentali mostravano un picco. Nel 1900, Planck apprese dall’amico Rubens che i risultati sperimentali in suo possesso per grandi lunghezze d’onda (cioè nel campo delle radiazioni infrarosse) non si accordavano alla Legge “esponenziale” di Wien, mentre i risultati (per grandi lunghezze d’onda) coincidevano con quelli di una formula che il fisico inglese Rayleigh (N. 88) stava mettendo a punto in quel periodo. La formula ideata da Rayleigh divenne poi la Legge di Rayleigh e Jeans in quanto ottenuta in collaborazione con l’altro fisico britannico James Jeans (1877-1946).

Tuttavia quest’ultima legge – a sua volta - non andava bene per lunghezze d’onda molto piccole, cioè per le alte frequenze. Planck allora modificò la propria formula fino ad adattarla sia alla basse che alle alte frequenze. Per ottenere questo risultato – divenuto in seguito “storico” - Planck utilizzò i metodi probabilistici già usati da Boltzmann per mettere a punto la sua teoria dell’Entropia (N. 94), ed ipotizzò che l’energia trasmessa con le radiazioni non fosse continua, ma divisa in quantità finite, benché piccolissime. A queste quantità minime, ma perfettamente definite, fu dato il nome di “quanto d’azione”. Planck dimostrò che questo quanto era diverso per ogni tipo di radiazione, ma che il suo valore energetico era sempre proporzionale alla frequenza caratteristica della radiazione secondo un numero costante universale (cioè valido sempre e dovunque) detto “costante di Planck”, che vale 6,62 x !0-34Joule x secondo.

Poiché nella formula di Planck erano presenti sia la costante di Planck, “h”, sia quella detta di Boltzmann “k”, che compare anche nella legge probabilistica dell’Entropia e nella legge dei gas perfetti (N. 94), dalla misura delle radiazioni del corpo nero fu possibile calcolare sia la costante di Planck che quella di Boltzmann, ed anche il numero di Avogadro (che è il numero di molecole che compare in una “mole” di gas, ovvero in circa 22,4 litri in condizioni normali) che compare nella formula dei gas perfetti. Utilizzando considerazioni elettrochimiche fu possibile anche dare una valutazione precisa della carica dell’elettrone. Planck ottenne per le sue ricerche – la cui importanza non fu compresa subito - il Premio Nobel solo nel 1918.


La divisione dell’energia in quanti elementari, considerata inizialmente quasi come un artificio di calcolo, ebbe 5 anni dopo una geniale spiegazione fisica ad opera di un giovane sconosciuto fisico tedesco, che lavorava all’ufficio brevetti di Zurigo, Albert Einstein. Egli presentò nel 1905 alcune memorie di cui una riguardava l’effetto fotoelettrico scoperto da Rudolf Hertz (vedi N. 81), e cioè la capacità delle radiazioni elettromagnetiche di adeguata frequenza di estrarre elettroni dalla struttura atomica della materia. Queste risultanze erano state confermate dalle esperienze del 1902 dell’altro fisico tedesco Philipp Lenard (1862-1947), poi Premio Nobel nel 1905 per queste stesse ricerche. La memoria di Einstein (che gli fruttò il Premio Nobel solo nel 1921) aveva il titolo: ”Su un punto di vista euristico circa l’emissione e la trasformazione di luce” (altre memorie di Einstein riguardavano invece la teoria della relatività speciale, i moti browniani, e l’equivalenza massa-energia, come vedremo nel prossimo numero).

Einstein fece notare che l’estrazione degli elettroni non dipendeva dall’intensità totale della radiazione, ma solo dalla frequenza. Per frequenze elevate, cui corrispondono secondo la formula di Planck valori del quanto di energia più elevati, l’estrazione dell’elettrone è possibile. I quanti, quindi, sono dei veri pacchetti concentrati di energia che agiscono come proiettili sugli elettroni strappandoli agli atomi. Più tardi, nel 1926, questi pacchetti di energia privi di massa furono chiamati “Fotoni” dal greco antico “Fos”, cioè “luce”.

Questa spiegazione fu all’inizio criticata dallo stesso Planck che riteneva che Einstein fosse andato troppo oltre, ma poi la spiegazione e le previsioni teoriche di Einstein furono confermate da una serie di esperienze, come quelle fatte dall’americano Robert Millikan (1868-1953) tra il 1914 ed il 1916. Successivamente nel 1922 un altro statunitense, Arthur Compton (1892-1962), poi anche lui Premio Nobel nel 1927, dimostrò che bombardando elettroni con raggi X, si aveva un effetto di perdita di energia radiante (Effetto Compton) perfettamente spiegabile come dovuta ad un rimbalzo dei fotoni costituenti i raggi X sugli elettroni.                

Le scoperte di Planck e di Einstein sono alla base dei modelli atomici successivi, come quello celeberrimo di Bohr, in cui l’emissione o l’assorbimento di energia da parte di un atomo avviene secondo valori energetici ben definiti a causa del salto di un elettrone da un’orbita ad un’altra e ha aperto la strada alla fisica quantistica in cui gli scambi energetici avvengono in maniera non continua ma per salti(3)(4). La teoria quantistica conferma inoltre un principio filosofico materialista già evidenziato nell’antichità da Democrito e Leucippo: e cioè che in fisica, a differenza di quanto avviene in matematica e geometria, la natura è divisa in particelle e procede per salti. Gli antichi atomisti avevano già affermato che la materia è caratterizzata da nuclei indivisibili, o “atomi”. Dopo Planck ed Einstein si può dire che anche l’energia risulta atomizzata. L’atomo di luce, il fotone, cioè la quantità minima che una radiazione può dare, ha un’esistenza reale intuita già da Newton con la sua teoria “corpuscolare” della luce, e già intuita 2000 anni prima dallo stesso Democrito che parlava di atomi “più leggeri” che colpivano gli occhi.

Al principio del ‘900 si è scoperto che anche la corrente elettrica è atomizzata, essendo costituita da “elettroni”, particelle cariche elettricamente 1800 volte più leggere dell’atomo più leggero (quello di idrogeno). Lo stesso Planck fu sostenitore della teoria atomica, già accettata da Galilei, Newton, Bruno e Gassendi nel ‘600, e ripresa con forza da Dalton, Avogadro, Cannizzaro, Mendeleev e molti fisici e chimici nell’800.

Planck polemizzò vivacemente con Mach, negatore della presenza degli atomi, e sostenitore di una fisica fenomenica che non investigasse sulle strutture reali sottostanti alle apparenze fenomeniche. Per questa sua attitudine “realista”, che lo vide schierarsi dalla stessa parte di Lenin, sostenitore di una Scienza realista e determinista (cioè basata sul principio che esiste una realtà esterna a noi in cui si verificano fenomeni indipendenti da noi che funzionano da cause di altri fenomeni) , Planck, che era politicamente un liberale conservatore (ma che ebbe sempre un atteggiamento critico verso il Nazismo), fu “riabilitato” anche nella Germania Democratica (DDR) che volle partecipare insieme alla Germania Occidentale alle celebrazione del suo anniversario nel 1958.

A questa cerimonia che si tenne in due giorni sia a Berlino Est che Ovest, partecipò per la DDR Gustav Hertz, premio Nobel nel 1925 e nipote di Rudolf Hertz (scopritore delle onde elettromagnetiche), e per la Germania Ovest Heisenberg, Hahn e molti altri celebri fisici e chimici. Planck è morto a Gottinga nel 1947 dopo aver dovuto subire la fucilazione del figlio Erwin coinvolto nel 1944 nell’attentato contro Hitler. In suo onore il massimo istituto di ricerca tedesco è intitolato “Max Planck”.

(questo articolo è tratto dal libro “Conoscenza, Scienza e Filosofia” di V. Brandi)




(1) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Planck”

(2) L. Geymonat, “Storia del Pensiero Filosofico e Scientifico”, Garzanti 1970 e seg.

(3) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Einstein”

(4) RBA, “Le Grandi Idee della Sc. – Heisenberg”

Occupazione del territorio palestinese da parte dell'entità sionista - Papafrancy, al contrario di Paparatzi, pappa e ciccia con Israele...

Dopo le proteste dell'entità sionista per il voto ONU del 2016  che condannava  l'occupazione del suolo palestinese con nuovi insediamenti  israeliani (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2016/12/26/netanyahu-convoca-a-natale-gli-ambasciatori-del-voto-onu-stati-uniti-compresi/) si riscopre che persino l'ex papa Ratzinger era dello stesso parere dell'ONU, il che pone nuovi dubbi sulle ragioni delle sue dimissioni e sostituzione con il papa Bergoglio, prono al volere dei fratelli maggiori (vedi:  http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/11/il-nuovo-vecchio-tempio-di-gerusalemme.html) e propenso all'accorpamento delle tre pseudo religioni di origine semita, soprattutto in riferimento al ricongiungimento con la fede giudaica. 

Ecco l'articolo del 2010 che conferma quanto sopra detto:

"Città del Vaticano La Bibbia non può giustificare le «ingiustizie»: si è concluso con una condanna politica e teologica dell’occupazione israeliana dei territori palestinesi il Sinodo vaticano sul Medio Oriente, a cui hanno partecipato, insieme a Benedetto XVI, 185 padri sinodali, tra cui tutti i patriarchi e vescovi della regione mediorientale.
Nel messaggio finale, l’'Assemblea sinodale ha chiesto all’Onu e alla comunità internazionale di mettere fine all’'occupazione israeliana dei territori palestinesi, «attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite», a partire dalla 242, che invocava il ritiro israeliano nei confini precedenti alla guerra del 1967. I vescovi hanno rilanciato anche la questione del ritorno dei rifugiati palestinesi e una soluzione che garantisca il carattere multireligioso di Gerusalemme, invitando il governo di Netanyahu a non compiere «atti unilaterali».
Ma ad andare ancora più a fondo, sopratutto sul piano teologico, è quella parte del messaggio finale del Sinodo dedicata al «dialogo con i nostri concittadini ebrei». «Non è permesso - hanno sottolineato i padri sinodali - di ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie». Tanto per essere chiari: «Per noi cristiani non si può più parlare di terra promessa al popolo giudeo», ha detto nella conferenza stampa conclusiva monsignor Cyrille Salim Bustros, arcivescovo dei greco-melchiti della diaspora negli Stati Uniti, e presidente della commissione che ha redatto il messaggio finale. «La terra promessa è tutta la Terra. Non vi è più un popolo scelto», ha aggiunto, osservando che il Nuovo Testamento ha superato il Vecchio. Dunque: «Non ci si può basare sul tema della Terra promessa per giustificare il ritorno degli ebrei in Israele e l’'esilio dei palestinesi».
L’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Mordechai Lewy, ha parlato di «bizzarre interpretazioni della Bibbia». (Fonte: Il Giornale del 24 ottobre 2010)"


Paolo D'Arpini








Telegramma di G. Bonconte Montefeltro: "LEGGERSI CORRELAZIONE USO TEOLOGICO BIBBIA ID EST TANAKH LIBRI 39 SVENTOLATA AMBASCIATORE ISRAELE POST MOZIONE ONU CONTRARIA INSEDIAMENTI ULTERIORI TERRITORI OCCUPATI STOP DATA ARTICOLO REGNANTE BENEDETTO XVI PAPA ET RELATIVE POSIZIONI ATTEGGIAMENTO VATICANO CIRCA ARGOMENTO INDUCONO RIFLESSIONI ULTERIORI RIMOZIONE RATZINGER SOGLIO PONTIFICIO STOP FINE TRASMISSIONE STOP"


Altri articoli in sintonia: 

http://paolodarpini.blogspot.it/2016/10/palestina-occupata-il-testo-approvato.html

http://paolodarpini.blogspot.it/2015/07/francesco-grande-amico-dei-fratelli.html

...una comunicazione sensibile, che vola alto...

 C’è una comunicazione sensibile, sottile, energetica che non vola sulle ali della materia. Che non si diffonde con le onde acustiche, che nulla ha a che fare con l’intelletto. Ha a che fare con l’ancestralità che risiede in ogni essere senziente. Essa riguarda ciò che sentiamo. Scavalca, seleziona e inficia ciò che sappiamo. Sempreché si sia ancora ancora in contatto con l'infinito che siamo.



Si possono osservare gli effetti di questa comunicazione energetica negli stormi di storni, nei banchi di diverse specie di pesci. Indipendentemente dalla velocità d’origine, ogni componente modifica all’unisono la propria direzione. Il rischio di collisione pare corrisponda a zero. È come se ognuno fosse attraversato dalla medesima emozione che, quale prodotto della vita, non ha che una sola via di espressione.

Ciò a cui assistiamo osservando gli stormi di storni e i banchi di sardine ci è utile per figurarci lo sciamare immateriale dell’emozione. Una rappresentazione che, adeguatamente modulata, può essere impiegata anche per spiegare cosa intendono gli economisti quando, parlando di rischio dell’investimento azionario, impiegano il termine “volatile”, per alludere al suo gradiente di stabilità/instabilità. Per dire che ci sono fluttuazioni che sono risultanti del mercato e dell’informazione. Per dire che ci sono movimenti incontrollabili, imprevedibili, che si trasmettono a velocità digitale. Nei confronti dei quali nessuno è escluso. O quasi.

In modo simile sciamano le opinioni. Attraversano le masse. Generano adesioni, opposizioni, reazioni. Sì, una caratteristica permanente in questo genere di comportamento umano è la reazione. Nella reazione è come se non fossimo noi a dirigere noi stessi, ma qualcosa che ha toccato l’ancestralità di ciò che crediamo di essere, che vorremmo credere di essere, che vogliamo dimostrare di essere. Dunque, il moralista non avrà necessità di conoscere le ragioni dell’altrui comportamento per giudicarlo, condannarlo, eliminarlo. Così pure il benpensante, quello che non esita a citare il buon senso per risolvere dimensioni intricate come due universi in collisione, quali sono le posizioni degli uomini che non si comprendono. Che non si riconoscono come pari. Che vogliono profondamente annientare, uccidere l’altro, pur di sentirsi ancora se stessi.

In momenti d’incertezza profonda o superficiale – i pubblicitari lo sanno meglio di altri – la reazione determina la scelta. Ugualmente, nei momenti di sofferenza varia, qualsiasi mano tesa è un Salvatore, con l’eventualità di riconoscere poi che altro ci sarebbe stato da intuire in quella disponibilità di aiuto, in quella falsa solidarietà, parola, politica.

Così, nel contesto socio-politico che stiamo vivendo, al quale arriviamo già minati da – anzi, educati a – effimeri valori, già predisposti a cercare fuori da noi, nell’esperto, nella laurea, nell’informazione, una barra del timone già orientata alla quale aggrapparci, l’individuo si adagia così a subire forze fuori dal suo controllo, simili a quelle che osserviamo negli stormi. Ma se gli animali, liberi dai saperi cognitivi, rispondono a definitive esigenze di sopravvivenza, riproduzione, sostentamento, noi, che abbiamo cessato di sentire le energie, che abbiamo perso, o venduto, la sensibilità, che abbiamo permesso venisse ricoperta, zittita e resa incapace di parlarci, sommersa da strati di rifiuti detti saperi, reagiamo secondo questi e null’altro. Le reazioni alla medesima emozione di paura, l’impotenza nei confronti di un domani che non sceglieremo, che dovremo subire secondo paradigmi alieni, che il grande Truman Show che non sappiamo di essere, ha travestito di verità definitive. Il nostro comportamento massificato è davanti agli occhi di chiunque voglia svegliarsi dal bromuro del consumismo, dall’oppiacea opulenza, sola sede del benessere che possiamo vantare.

Umani rapiti da un magnetico punto di attenzione, adottiamo comportamenti identici che si diffondono secondo una comunicazione sottile, girovagano tra le masse come in quei gruppi di tordi che, come nere nuvole artistiche, disegnano nel cielo irresistibili punti di attenzione, variano nell’aria, come se il messaggio di uno fosse il medesimo di tutti i componenti.

Comportamenti di individui ormai inetti a riconoscere che non siamo esogeni alla realtà, ma che la creiamo mentre giudichiamo.


Lorenzo Merlo






Osho disse: "...e giunse il tempo del caos..."


"Buddha ha detto, e sembra giustamente, che ogni venticinque secoli arrivano tempi di grande agitazione, di caos totale. Ed è proprio quello il momento in cui il maggior numero di persone diventano illuminate. Ora sono passati venticinque secoli dai tempi del Buddha. Vi state avvicinando sempre di più al momento in cui il passato perderà ogni valore, ogni significato. 

Quando il passato perde ogni significato, voi siete liberi, non siete più legati al passato. Potete usare questa libertà per crescere, immensamente, raggiungere picchi prima neppure immaginabili. Ma potete anche distruggervi. 

Se non siete intelligenti, la confusione, il caos, vi distruggeranno. Succederà a milioni di persone, a causa della loro mancanza di intelligenza, non per il caos. 

Non riusciranno più a trovare una vita sicura, comoda e conveniente, com'era possibile in passato. Non riusciranno a trovare un gruppo al quale appartenere. Dovranno vivere delle proprie risorse: dovranno essere degli individui, dovranno essere ribelli. La società sta sparendo, la famiglia sta sparendo, è molto difficile ora. A meno che tu sia capace di essere un individuo, il vivere diventerà difficile. Solo gli individui sopravviveranno. 

La gente che è stata troppo abituata alla "schiavitù", abituata a ricevere comandi, abituata a ubbidire agli ordini di qualcun altro; chiunque è abituato a far riferimento a figure paterne si troverà in condizioni folli. Ma è una sua carenza, non è un difetto dei tempi. Anzi, è un bel momento, perché i periodi di caos sono l'ora del cambiamento, della rivoluzione. Adesso è possibile uscire più facilmente dalla ruota del karma, dal ciclo della vita e della morte, di quanto lo sia mai stato per i venticinque secoli trascorsi dai tempi del Buddha. 

Molte persone si sono illuminate, ai tempi del Buddha, c'era grande agitazione nell'intera società. Sta accadendo di nuovo. Ti aspettano momenti straordinari, preparati."

(Osho)




Pier Paolo Pasolini e quel fatidico 2 novembre 1975 - Salò... Il riscatto della vergogna...

 
“Forse non tutti sanno che la notte del 2 novembre 1975, probabilmente, Pier Paolo Pasolini si recò ad Ostia per recuperare le bobine del suo ultimo film «Salò o le 120 giornate di Sodoma» che erano state trafugate e per le quali era stato chiesto un corposo riscatto in danaro.
Nonostante siano trascorsi molti anni da quella tragica notte, ancora non è stata fatta piena luce sull'omicidio e parallelamente non sappiamo dove siano finite le bobine originali del film che contengono molto materiale inedito, per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministro dei beni culturali”.  
Lo rendeva noto,  il 31 gennaio 2017,   Massimiliano Bernini (M5S) primo firmatario dell’atto assieme alla collega Sarti della Commissione Giustizia,  aggiungendo:  "...naturalmente  ci auguriamo che la Magistratura possa, anche in virtù di nuove prove e testimonianze, dare un volto e delle pene ai colpevoli e ai mandanti del "massacro dell’Idroscalo".
Accanto alle responsabilità sulla morte, crediamo opportuno porre l’attenzione sull'opera dell’intellettuale e per questo con l'interrogazione chiediamo al Ministro di assumere ogni iniziativa di sua competenza per agevolare il recupero delle bobine originali, per riportare alla luce parti di pellicola che sono fondamentali per definire l'opera di uno dei più importanti artisti italiani di sempre.
E' giusto che tutte le opere di Pier Paolo Pasolini, uomo lungimirante e precursore dei tempi, meritino di far parte del patrimonio culturale del nostro Paese e dell'umanità, e che come tali, vengano salvaguardate e valorizzate dalle nostre istituzioni.”
Malgrado il tempo trascorso, sui  fatti succitati ancora non è stata fatta chiarezza...

Testo originale dell'interrogazione di Massimiliano Bernini:
Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-15399
presentato da
BERNINI Massimiliano
testo di
Martedì 31 gennaio 2017, seduta n. 733

  MASSIMILIANO BERNINI e SARTI. — Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo . — Per sapere – premesso che:
il 2 novembre 1975 moriva Pier Paolo Pasolini. A metà novembre veniva presentato alla stampa «Salò o le 120 giornate di Sodoma». Il 10 gennaio 1976 il film arriva nelle sale italiane;
tre giorni dopo il film viene sequestrato e aperto nei confronti del produttore Aurelio Grimaldi un procedimento per commercio di pubblicazioni oscene. Più di un anno dopo (previa l'eliminazione di sei sequenze) il film torna nelle sale vietato ai minori di 18 anni. La pellicola su cui si è ormai creato un incredibile e morboso interesse, alla fine arriva a due milioni di spettatori;
Salò è considerato il testamento cinematografico di Pasolini, potente atto d'accusa diretto al potere politico ma anche a quello religioso, economico e giudiziario. Salò è un altro tassello del mosaico che l'autore stava componendo negli ultimi anni della sua vita, al pari degli articoli scritti per il Corriere della Sera (tra cui quello pubblicato il 14 novembre ‘74 dal titolo «Cos’è questo golpe ? Io so») e di Petrolio, l'incompiuto romanzo-inchiesta che metteva sul banco degli imputati la classe dirigente dell'epoca;
secondo diverse ricostruzioni degli ultimi giorni di vita del poeta di Casarsa, in realtà Pasolini si sarebbe recato all'Idroscalo di Ostia in quella fatidica notte perché era in accordo con chi in precedenza aveva rubato dalla Technicolor le pizze di Salò per le quali era stato chiesto un riscatto di due miliardi di lire che i diretti interessati si erano rifiutati di pagare; in pratica, gli assassini potrebbero aver usato le bobine come trappola nella quale attirare la vittima;
durante la lavorazione del film, alcune bobine furono infatti rubate e per il montaggio furono usati i «doppi»: le stesse scene, girate però da una inquadratura diversa; in occasione dell'ultima riapertura del «caso Pasolini», si è formulata l'ipotesi che Pasolini fosse stato informato del ritrovamento delle suddette bobine sul lido di Ostia, ove egli si recò guidato dal Pelosi, cadendo così nell'agguato che lo uccise;
parrebbe che nelle pizze rubate fosse presente anche una scena finale del film con la partecipazione dello stesso Pasolini;
nel libro inchiesta di Simona Zecchi «Pasolini massacro di un poeta» (Ponte delle Grazie, 2015) si legge a pagina: 152: «E Cinecittà, lo ricordiamo, è anche il luogo in cui vengono ritrovate le ventiquattro pizze dei film sottratti alla Technicolor. L'Unità, inoltre, che informò del ritrovamento in un articolo del 2 maggio 1976, chiarisce come tutte le parti mancanti siano state ricostruite con materiale di scarto»;
al momento non è dato sapere con certezza dove siano le bobine originali del film «Salò o le 120 giornate di Sodoma» –:
di quali elementi disponga il Ministro interrogato in relazione a quanto esposto in premessa e se non ritenga opportuno assumere ogni iniziativa di competenza per agevolare il recupero, anche per il tramite del comando dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, delle citate bobine originali per riportare alla luce parti di pellicola che sono importanti per definire l'opera di uno dei più importanti artisti italiani di sempre. (4-15399)