Da "Treia: storie di vita bioregionale" a "Dal Treja a Treia"... vivendo insieme giorno per giorno...



In questi giorni, siamo nell'autunno del 2026, sono impegnato in vari appuntamenti per presentare il mio ultimo libro "Dal Treja a Treia", in cui ricordo alcuni eventi e situazioni vissute a Calcata fino al mio trasferimento a Treia, avvenuto nel 2010 (https://www.edizioniephemeria.it/prodotto/paolo-darpini-dal-treja-a-treia-viaggio-fra-bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica-da-calcata-alle-marche/). 
Ad alcuni di questi incontri ho riproposto anche un mio precedente libro "Treia: storie di vita bioregionale",  scritto nei primi anni della mia permanenza in città, in cui descrivo alcune  situazioni da me vissute giorno per giorno, durante i primi tempi  della mia permanenza a Treia.  Un primo approccio verso la comunità che stavo pian piano per conoscere. Rileggendo quel libro mi sono accorto di come possa benissimo integrarsi nella mia narrazione   "day by day" su Treia.  E per questo lo ripropongo durante gli incontri...

Le ho chiamate "storie di vita bioregionale" perché la  vita si vive “insieme”.  Il territorio va vissuto assieme a tutti gli altri esseri viventi che lo condividono, siano essi persone, animali, piante ma anche rocce,  acqua e tutti gli elementi della terra  poiché anch’essi sono vita in latenza. Il libro è anche un compendio di apporti culturali di amici che hanno contribuito alla stesura, come Alberto Meriggi, Enzo Catani, Simonetta  Borgiani, Antonella  Pedicelli e soprattutto la mia compagna, Caterina Regazzi. 
Anch'essi riportano quanto vissuto durante quei primi incontri tenuti  a Treia nel corso di quei primi anni, dal 2010 al 2014, in cui  è andata  risvegliandosi una coscienza caricata di  forza attuativa, di volontà di cooperare assieme. Queste sono le energie dell’ecologia profonda, già presenti in natura, che trovano espressione per simpatia sincronica nelle menti e nelle azioni degli esseri viventi evoluti. Esistono vari tipi di ecologia: sociale, ambientale, politica, economica… ed anche spirituale.
Per sperimentare la pratica bioregionale innanzitutto si richiede un’auto-analisi introspettiva e poi un confronto ed un allineamento con le persone che sono in sintonia con questo tipo di energia empatica per la vita. Occorre scoprire chi veramente noi siamo e l’auto-analisi serve per capire le nostre vere qualità intrinseche, non contaminate dagli influssi di una società che corrompe e modifica, per adattarci al sistema. Se ritroviamo noi stessi possiamo quindi influire positivamente alla crescita della coscienza collettiva. Il bene del singolo è il bene comune. Questo processo di crescita non è limitato ad un vantaggio personale ma per un'evoluzione collettiva, in cui  tutti  siamo compresi.
Questa conoscenza del Tutto che si manifesta nel Tutto è presente anche oggi, anche qui. Solo  è necessario riscoprirla attraverso la riflessione e metterla in pratica. 
Paolo D'Arpini -  Rete Bioregionale Italiana






Caterina e Paolo a Treia

Un ragionamento sulla chiesa cattolica... e sulla sua necessaria riforma!

 

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Se vogliamo fare un ragionamento “religioso” ciò che succede oggi è lo specchio della presunta storia, ancorché mito,  ci possiamo considerare dei perseguitati (martiri) laici….
Il cristo storico (materiale) in carne ed ossa fu ucciso dagli ebrei, guidati da un loro Dio, il Cristo amore presente nella nostra anima viene ucciso ancora oggi con il neoliberismo voluto dai predatori, guidati dal loro Dio (le due divinità continuano a coincidere!). Altro che fratelli maggiori: “faranno a voi quel che hanno fatto a me” (GV 15, 20)
Uno dei motivi per cui io faccio sempre la stessa domanda a Sacerdoti che credo illuminati oltre che preparati in termini storici e cristologici. Io ho la totale sensazione interiore (non pretendo chiamarla illuminazione) che la Cristologia sia assolutamente autonoma nel suo impianto teologico dall’ebraismo e non ha nessun bisogno (ne storico, ne escatologico) di essere legata alla storia degli ebrei. E 2018 anni dovrebbero essere sufficienti a capire gli errori del primo concilio (quello di Nicea)!
Comprendo che questo farebbe cadere molti dogmi, e sopratutto tutto l’impianto del peccato originale in termini di salvezza a cui la chiesa ha risposto con dei protocolli (materiali e finanziari) anziché con la formazione dello spirito ma del resto una prima dottrina di “uguaglianza” la impone proprio la chiesa non certo Gesù che addirittura fa differenze tra i discepoli, tra Marta e Maria, tra i contadini, nelle parabole ecc.
La gestione materiale delle “anime” è più semplice se si protocollano le procedure di accesso allo spirito (battesimo cresima ecc.) e si rende tutti uguali!
Del resto stesso metodo ebraico quello della ritualità… noi siamo il potere e quindi la verità, voi siete quelli “uguali” ed impreparati e dal potere avrete protezione e giustizia solo se…. (senza mai prospettare una crescita nella sovranità spirituale). Molto più difficile fare emergere il cristo interiore che è l’amore e renderlo vivo.
Se la chiesa non si riforma (ritorna) ad una dimensione spirituale, lasciando le dottrine rigide i dogmi le gerarchie, farà una brutta fine. Lo spirito è libero e soffia dove vuole! (non solo dove dice il magistero).  Ne ho parlato con una veggente ed è veramente sconvolgente sentire che i profeti di questo tempo non sono presi in considerazione e del resto Cristo "non è venuto per unire ma per dividere” (MT 10, 34)
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(G.V. e G.T.)

Il vuoto dell'io e la conoscenza di Sé...

 

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La Conoscenza del Sé, in termini zen definita "satori",  non è descrivibile a livello intellettuale, quindi tentare di darne qui una descrizione è azzardato e fuori luogo. Allo stesso tempo è importante fare chiarezza su questa "conoscenza" che non comparabile alla comprensione empirica, anche se non esclude questa comprensione (basata cioè sulla percezione sensoriale).

Possiamo dire che l'auto-conoscenza o satori non è una intuizione e nemmeno il risultato di un ragionamento religioso, non è una oggettivazione e nemmeno una trascendenza. Non è un senso di onnipresenza anche se l'unico agente presente è l'Io.


L'auto-conoscenza è lo stato "naturale" dell'intelligenza-coscienza in cui sia il soggetto che l'oggetto si fondono nell' "esperienza" di un continuum inscindibile,  in cui pur permanendo la consapevolezza questa non è suddivisa in opposti e diversità. Non è quindi una condizione di "vuoto", nel senso che solitamente noi diamo a questo termine in quanto "assenza",  però è effettivamente il vuoto dell'io  (ego) che tende a rapportarsi con le sue stesse proiezioni di "tu, egli,...", etc.

Questo Sé è la luce interiore che disperde le tenebre dell’ignoranza. Colui che conosce il Sé, quindi, non è una persona ma la pienezza dello stato indifferenziato della coscienza, in cui cessa ogni dualismo, ed in cui essa risiede pienamente nella propria natura.


Ciononostante finché la mente umana è preda dell’ignoranza e si identifica con uno specifico nome e forma  (la persona che  immaginiamo di essere) è necessario per noi compiere un processo di ricomposizione (che viene definito “yoga” o "pratica spirituale").  L’energia -o consapevolezza- che consente il risveglio  alla nostra vera natura viene chiamata “guru”  o "maestro" o "grazia" e può manifestarsi davanti a noi  in una forma  per compiere l’alchimia del riconoscimento di Sé, ma  questa non è propriamente separata o altra da noi, essa  è come un personaggio del nostro sogno che provvede a risvegliarci a noi stessi.


Facciamo l’esempio del sogno poiché è il più vicino alla similitudine della dimenticanza di noi stessi, in quanto pura coscienza.  Infatti quando noi sogniamo vediamo innumerevoli personaggi alcuni in antitesi con altri ma realmente essi sono tutti lo stesso sognatore. In questo  sogno -chiamato il divenire- compiamo un percorso nello spazio e nel tempo, un processo trasmutativo della coscienza individualizzata, che in altri termini potremmo anche definire trasmigrazione o metempsicosi.

Rifletteremo ora su questo processo, su questo continuo trasformarci in nuove forme e nomi, il samsara. Il motore del samsara è il karma -o azione- ma  forse sarebbe meglio dire che è la propensione a compiere l’azione… Secondo la teoria della reincarnazione  il destino di questa vita  è la maturazione del karma più forte delle vite precedenti, con ciò non esaurendo la possibilità di future nascite con altri karma che abbisognano di una diversa condizione per potersi manifestare. Il modo per creare ulteriore karma viene individuato nell’atteggiamento con il quale viviamo la vita presente, ad esempio se  emettiamo pensieri di scontento od eccessivo attaccamento verso gli eventi vissuti.

In se stesso il destino della vita presente  non cambia sulla base degli sforzi da noi compiuti mentre lo stiamo vivendo, è come  un film che sta già nella pellicola,  quindi pensare di modificarne il  contenuto (una volta iniziata la proiezione) è irreale. Possiamo essere consapevoli ed accettare il film -come attenti testimoni- oppure arrabbiarci e commuoverci al suo scorrimento desiderando di modificarne gli eventi con la mente... e così si forma il nuovo karma…

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica