Dharma and Laity...


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“Considering your dharma, you should not waver. For a warrior, there is nothing better than fighting evil. The warrior who faces such a war should be happy, Arjuna, for it presents itself as an open gate to heaven. But if you do not participate in this battle against evil, you will suffer disgrace, violating your dharma and your honor.” (Bhagavad Gita II, 31-33)
It is often asked whether and how the teaching of Advaita (non-dual), the spearhead of Indian philosophy, can be of advantage, or simply received by Western minds that are extremely speculative and devoted to dualistic empiricism. In fact, only some seekers of truth, who sanctify their existence in search of the Self, are truly interested in the Knowledge and Awareness of the unity and inseparability of life, manifested in its single parts (individuals) as in a sort of hologram that repeats in each of its fractions the knowledge of the whole.
Yet in the Hindu tradition there is a scripture of non-dualistic matrix that seeks to integrate a teaching of dharmic implementation (carrying out one's duties in harmony between innate propensities and the evolutionary drive) with the theory of the Absolute that contains everything and in which everything manifests itself by its spontaneous emanation. This text is the Bhagavad Gita, the most spiritual part of the epic poem the Mahabharata.
In the Bhagavad Gita it is equally stated that "All is One" and that the Atman (the Absolute Self) is already perfect in itself and is present, as an intimate nature, in each of us, but at the same time advice (or instructions) is given on how to realize this truth. In a certain sense in the text the sage Krishna, metaphorically addressing Arjuna, his disciple, incites him to act, as if the small self (ego), which he recognizes as his self, were real. At the same time he instructs him not to consider the advantages or disadvantages of his actions as his own but as a simple consequence of a dharmic fulfillment.
This inner attitude of acting with "detachment" is also considered in the Buddhist doctrine of anatman, according to which man is devoid of any "I" and even of the Self, but it warns the seeker about such teachings that can, if disseminated indiscriminately and interpreted inappropriately, produce decidedly deleterious results. Nagarjuna himself, a great Buddhist logician and founder of Vacuism or the Middle Way (Madhyamaka), warns: "Emptiness, misunderstood, ruins the man of short-sightedness, just like a snake badly grasped or a magic formula badly applied". For this reason, Krishna's teaching contains apparently conflicting indications, sometimes the Absolute is indicated as the only reality, other times it is urged to carefully consider the conveniences and opportunities of dharmic action.
Perhaps this swing between freedom and justice is what is really necessary for the Western mentality, whose direct proceeding in a straight line, essentially justified by contingent and utilitarian reasons (also defined as scientific to give them a complete sense) has made individuals lose the capacity for personal discernment and discrimination.
But truth is not something that can be transmitted as a common knowledge of external things, as a process. Truth is the quality of Being and can only be experienced directly and not told.
The great mysteries based on silence are not profaned with impunity. Approaching them lightly or believing that they can be transmitted without the necessary qualifications exposes one to serious risks: first of all, madness and loss of orientation. The language commonly used (vaikhari) possesses only a quarter of the power of the word; the Vedic rishis maintained that it cannot describe the trace left by a bird in the air. Hence the need to perceive one's true Essence through empathic communion with a true Master who has realized the Truth in Himself.
From this it can be deduced that even the most refined scripture, such as the Bhagavad Gita (not to mention scriptures such as the Bible, the Gospels or the Koran) cannot transmit Knowledge, it can only awaken an interest in research on the part of the reader genuinely interested in the Truth.
This is totally contrary to the dictates of religions that are based on the "book", the so-called "revealed" dogmatic texts that lead to the exasperation of the conflict between man and nature of Judeo-Christian origin, to the nihilism and materialism implicit in a certain ritualistic Buddhism and to the dualism disguised as non-dualism arising from the misunderstanding of the advaita doctrine in a certain new age – which considers the phenomenal world a sort of
appearance that is neither real nor unreal (maya). These obscurantist positions have favored the development of pernicious forms of scientism that reduce the person to a mere biological mechanism.
And it is in the Bhagavad Gita that it is possible to find some very explanatory sentences on the subject, that is, on the meaning of acting in the world and the formation of individual karma, which obviously must be read with the understanding that even such teachings are an ignorance (disguised as knowledge) to erase other ignorance (which we call empirical knowledge). Because... spirituality is something that concerns the interiority of the individual and cannot be learned from any book. And this is exactly what we Westerners would need, imbued as we are with scientistic or religious dogmatism.
Paolo D'Arpini - Lay Spirituality Committee

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La trinità della nuova filosofia della natura…

"Ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica formano un unico cammino di consapevolezza. Mettono al centro l'armonia tra l'essere umano e la Terra, superando l'idea che l'uomo sia il padrone del mondo. Questi tre concetti si fondono per creare un nuovo modo di vivere, basato sul rispetto per ogni forma di vita..." (P.D'A.)  



L’ecologia profonda analizza l’organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro correlazioni e funzionamento organico ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata di “organi” territoriali e culturali. Come terzo elemento componente c’è “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita “spiritualità laica”. Ovvero la capacità e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. E soprattutto la sua messa in pratica.
 
Secondo me non vale la pena di risalire all’inventore del termine “bioregionalismo” poiché, come in effetti è per l’ecologia e per la spiritualità, è qualcosa che è sempre esistita, in quanto espressione della vita, perciò nelle diverse epoche storiche questi processi hanno ricevuto nomi diversi: panteismo, spiritus loci, animismo, etc. Ed in ogni caso questi tre modi descrittivi sono indivisibili l’uno dall’altro, come è indivisibile l’esistenza. Diceva un grande saggio: “Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati” (Nisargadatta Maharaj).
 
Ed ora alcune espressioni al vento:
 
“E’ buona norma, nell’approccio bioregionale, prima di tutto tentare di conoscere l’ambito in cui si vive, delimitandolo attraverso lo studio geomorfologico del territorio, della flora e della fauna. La bioregione è un’area omogenea definita dall’interconnessione dei sistemi naturali e dai viventi che le abitano. Una bioregione è un insieme di relazioni in cui gli umani sono chiamati a vivere e agire come parte della più ampia comunità naturale che ne definisce la vita”
 
“L’idea bioregionale consiste essenzialmente nel riprendere il proprio ruolo all’interno della più ampia comunità di viventi e nell’agire come parte e non a parte di essa, corregendo i comportamenti indotti dall’affermarsi di un sistema economico e politico globale, che si è posto al di fuori delle leggi della natura e sta devastando, ad un tempo, la natura stessa e l’essere umano”
 
“La limitazione e separazione nella coscienza non è reale, allo stesso modo in cui la luce del sole non risulta compromessa o menomata dallo specchio, parimenti la pura consapevolezza è intonsa e non divisa dall’operato immaginario della mente individuale. Dove sono interno ed esterno per la coscienza suprema che entrambi li compenetra e li supera? In realtà la sola idea di una tale separazione è impensabile nella sorgente di luce che unicamente è..”
 
“….la necessità di “ridurre e dare delle spiegazioni” sta proprio nel distacco che la lo spirito intelligente ha nel momento del concepimento una parte del tutto si contestualizza un un modulo storico. La singola parte ancestralmente sa di appartenere al tutto e quindi nelle condizioni ristrette dello spazio tempo tende in continuazione (ascesi) a ricongiungersi con lo spirito intelligente infinito di cui fa parte e cui inevitabilmente tende..”
 
“Che cosa sarebbe la vita senza memoria?… Mi sono posta questa domanda osservando alcune persone ammalate di Altzeimer. Questi esseri, che pure hanno vissuto una intensa vita, di lavoro, di relazioni, di affetti, oggi per qualche strano meccanismo, sono “uscite” dalla realtà con cui non condividono più nulla…. Chi erano prima?…dove e come hanno vissuto? … appartenevano ad una cultura, ad un territorio, avevano un carattere, delle abitudini, celebravano dei riti, rispettavano delle tradizioni, parlavano una lingua o più d’una!…tutto questo è cancellato nella loro memoria…. Essi non ricordano più nulla… sono semplicemente dei corpi ancora in vita che vivono senza relazioni: respirano, mangiano, osservano ciò che gli sta’ intorno…..ma non sono collegati a niente… le relazioni originano identità….”
 
“L’attuazione bioregionale in chiave politica. Il Bioregionalismo ha due obiettivi: recuperare e tutelare al massimo l’ambiente naturale; ridisegnare nuovi confini delle regioni, tenendo finalmente conto delle loro caratteristiche etniche, ambientali, linguistiche, sociali e produttive. Il tutto in una visione della Stato che ”invece di amministrare se stesso, attraverso la sola tutela della burocrazia, (tra le più arretrate del mondo), si occupi finalmente e seriamente dei grandi problemi nazionali e della tutela dei cittadini”
 
“..l’immagine che si vuole evocare con la parola “bioregionalismo” un neologismo usato dallo stesso Peter Berg. Diciamo che il “bioregionalismo” contraddistingue un modo di pensare che muove dall’esigenza profonda di riallacciare un rapporto sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo. Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura – spiritus loci) distinguibile dai campi vicini solo per l’intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l’uno all’altro…”
 
“Riconoscendo l’esistenza delle diverse realtà delle nostre quotidianità siamo in grado di coglierne la ricchezza e l’unicità, conservandone la memoria quale eredità culturale. Possiamo in tal modo cogliere l’anima del luogo dove abitiamo, ove mente e corpo si fondono in un atto profondo d’amore e di gratitudine verso questa terra che ci ha donato la vita, la quale racchiude le leggi cosmiche. Difenderla implica tutto questo, nella piena consapevolezza che esiste un’altra realtà molto insidiosa, quella della perdita delle identità, della distruzione delle culture con i loro paesaggi uniformi, prossimi ai deserti..”
 
“L’esperienza degli orti e dell’agricoltura urbana, seppur con qualche anno di ritardo, si sta diffondendo molto velocemente anche in Italia. Se esistesse una mappatura, vedremmo migliaia di puntini disegnati sulla cartina dell’Italia: gruppi auto-organizzati, orti didattici, orti sul balcone, aiuole coltivati a lattuga, orti sinergici. Tra tangenziali, cavalcavia, ponti, semafori, autostrade, ecco apparire qua e là un orto in tutta la sua bellezza”
 
“…non si può fare a meno della biodiversità, ovvero i sistemi naturali che sostengono la sopravvivenza di noi tutti. Osserviamo che ovunque avanza la desertificazione (non soltanto siccità bensì perdita dell’humus in seguito al dilavamento dei terreni di superficie), la deforestazione, l’utilizzo improprio dei terreni per produzione elettrica, l’impoverimento dei suoli dovuti a monoculture, la modifica dell’ambiente e, in generale, la dispersione del patrimonio biologico delle specie animali e vegetali, tutti aspetti che dederminano una perdita economica considerevole anche nell´economia….”
 
“L’unico “sviluppo” che consente la vita della biosfera è un processo completamente non-materiale, qualcosa che significhi l’evolversi di cultura, arte, spiritualità”
 
“Il nostro è un lavoro di chi ama osservare l’inverno che finisce e la primavera che avanza, sentire tamburrellare il picchio, sentire l’improvviso fruscìo degli stormi di fringuelli sopra la testa come l’ala di un angelo. Quale calcolo economico possiamo fare di questo lavoro, che faccia rientrare anche la sensazione di essere lambiti da un’ala di angelo? Ho cercato di dare un esempio piccolo e concreto di un modo di lavorare che abbia cura della terra e degli altri esseri perché vorrei fare una domanda. E’ concepibile un’amministrazione politica -di qualunque livello organizzativo- che legifera attorno a questa modo di lavorare slow?”
 
“…continuo a dedicarmi, in teoria ed in pratica, a questa ricerca, occupandomi magari di agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, cure naturali, spiritualità e arte della natura.. Io personalmente sono giunto, per mezzo di esperienze vissute e di considerazioni e riflessioni sugli eventi, a condividere pienamente il pensiero ecologista profondo, il vegetarismo e la spiritualità laica”
 
“Il mondo è un grande laboratorio bioregionale. Forse non abbiamo bisogno di ricorrere alla Storia che con le interpretazioni di chi riporta, narra, commenta, fatti e comportamenti umani, non ci fa vivere o rivivere esperienze aderenti alla realtà dei tempi. Forse ci dobbiamo rivolgere a quel grande laboratorio che è il mondo oggi. Di fatto, in questo momento possiamo entrare nella storia, possiamo guardare a tutte quelle popolazioni presenti oggi nel mondo, che sono rappresentative di realtà che vanno da uno stato che non si discosta molto da quello primordiale a quello che rappresenta lo stato più avanzato della tecnologia. Questo gioco della natura ci consente un’osservazione diretta di sistemi di aggregazione sociale, culturale ed economica, di interpretarli e di cercare di capire che fare per superare le vecchie e le nuove miserie e di essere attori entusiasti nel progetto di costruzione di un mondo equo, solidale, felice, e quindi con un futuro”
 
“…per me ecologia profonda vuol dire: amore per la vita, per la natura, per gli esseri viventi, solidarietà umana, ognuno secondo la propria natura e le proprie possibilità: una tendenza a…. nei limiti del possibile. I cambiamenti non avvengono in un giorno, ma ognuno di noi può fare la sua parte”

“Chi può definirsi bioregionalista? Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono. Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda…” 
 
Paolo D’Arpini – Rete Bioregionale Italiana