Il coraggio di cambiare


Succede molte volte nella vita. Quando la tua coscienza inizia a cambiare, non puoi più rimanere nel vecchio schema, devi cambiarlo. Anzi, se osservassi attentamente la vita, lo vedresti accadere molte volte, ma accade così silenziosamente che non te ne accorgi.

Ad esempio, prima dei quattordici anni avevi degli amici. Dopo i quattordici anni quelle amicizie sono scomparse. Ti è successo qualcosa:

sei diventato sessualmente maturo. Quelle amicizie hanno iniziato a sembrarti infantili e sono diventate prive di significato.

Se fai una certa cosa e qualcosa succede alla tua coscienza, poi non puoi più continuare a farla alla vecchia maniera. Sei cambiato, quindi devi riadattare tutto. Ecco perché molte persone hanno scelto di non crescere: crescere porta problemi. Se cresci, ogni volta devi cambiare molte cose. Una cosa ti appare molto preziosa in un dato momento, ma poi vai un po’ più in profondità nella meditazione e non ti sembra più così preziosa, quindi la cambi. Questo può essere un po’ scomodo per molte persone e la scomodità si estende a molte dimensioni.

Ad esempio, ami una donna e la tua coscienza cambia. All’improvviso ti accorgi che quella donna c’è ancora, ti piace, provi dei sentimenti per lei, ma il romanticismo è scomparso. Oppure, sei innamorato di un certo tipo di lavoro, ma poi cambi e quel lavoro diventa semplicemente non più rilevante, non più valido per te.

Molte persone hanno deciso di rimanere in uno stato fisso di coscienza, in modo da non dover cambiare ogni giorno. Sono diventate stagnanti. Se continuassero a fluire, ogni giorno ci sarebbero nuove sponde e nuovi alberi, nuove persone e nuove città, nuove montagne e nuove valli. Il fiume non potrà che raggiungere cose nuove ogni giorno.

Le persone hanno deciso di rimanere statiche per un desiderio di comodità. Gli psicoanalisti affermano che di solito l’età mentale delle persone non va mai oltre i tredici, quattordici anni; è lì che si sono fermate. Hanno deciso che quello è il limite. Da quel momento in poi rimarranno a quello stadio. Questo è il loro lavoro, questo è il loro hobby, questo è ciò che è di loro gradimento, questo è il loro amore, questi sono i loro amici. Hanno definito il loro mondo e non lo cambieranno. 

L’unico modo per non cambiare è smettere di crescere.

Una persona in crescita deve vivere nel disagio, nell’insicurezza. E nel mio approccio la crescita è vita e la vita è pericolosa!

La morte è molto comoda, molto confortevole: essere nella tomba è il lusso supremo, non c’è niente di meglio! Qualunque cosa tu provi a fare sarà peggiore! E così tante persone vivono nella tomba...

Ti consiglio solo una cosa: non aggrapparti mai al passato, a qualunque costo. Rimani sempre aperto al futuro, perché solo il futuro arriverà. Il passato non tornerà, non lo incontrerai mai più; non lo troverai mai più. È finito ed è finito per sempre.

Quindi allenta la tua presa sul passato e, qualunque cosa accada, fidati della vita. Se senti di non amare più il tuo lavoro, cambialo! Non c’è niente di cui preoccuparti. E se senti di non stare più bene in Occidente, vieni a vivere in Oriente. Niente è un problema.

Non devi aggrapparti alle sicurezze, così continuerai a crescere. Fino all’ultimo istante, fino al momento della morte, è possibile continuare a crescere.

Se una persona muore a settant’anni, la sua età mentale dovrebbe essere di settant’anni - questa è la mia idea - non meno, perché se è inferiore vuol dire che non ha vissuto totalmente. Quello è il minimo, ma può anche essere di più. Una persona di settant’anni può avere un’età mentale di duecento o trecento anni. Se un uomo di settant’anni può avere l’età di dieci anni, perché non duecento? Sono possibili entrambe.

Vivi intensamente, vivi pericolosamente. Vivi fino all’ultimo istante della tua vita e lascia accadere qualsiasi cosa. Sì, a volte ci sarà dolore e molte volte ci saranno sofferenza e angoscia terribili, ma fanno parte della vita, non possono essere evitati. 

Se vuoi essere estatico, dovrai attraversare molte sofferenze laceranti. Se vuoi essere in uno stato interiore di beatitudine dovrai affrontare molti dolori. Ti preparano, ti purificano.

Quindi, qualunque cosa tu senta, segui il tuo sentire e ascolta sempre il cuore. 

Quando devi prendere una decisione, non decidere solo dalla mente; decidi dal cuore. Se senti che le cose stanno andando perfettamente, continua; non c’è fretta. Ma se inizi a sentire che qualcosa non va e non ti senti più in sintonia, che senso ha?

Non viviamo per qualcos’altro, tutto il resto è in funzione della nostra vita. 

Se una persona dipinge e adora dipingere, bene. Se un giorno scopre che è finita, che non può più dipingere o non lo ama più, può andare avanti, può continuare a trascinarsi, ma l’amore è scomparso. Dovrebbe smettere! Non è più necessario proseguire, non dipingerà più alcun bel quadro. 

Ed è possibile che un giorno possa tornare a dipingere. Dopo venti anni se ne sarà completamente dimenticata e tornerà ad emergere. Ricomincerà e proverà di nuovo una grande gioia. E dopo vent’anni di oblio ne uscirà qualcosa di originale. Non sarà più un tecnico, sarà più originale. Avrà dimenticato tutto ciò che sapeva e non dipingerà più grazie alle sue conoscenze o alla sua competenza; accadrà semplicemente dal cuore. E, naturalmente, tutto ciò che conosceva è entrato a far parte del suo sangue, quindi c’è, ma non è più visibile; è una forza invisibile. 

Ascolta sempre il cuore e seguilo. Sacrifica tutto ciò che è necessario: sull’altare del cuore, sacrifica tutto. Se hai voglia di stare qui, stai qui, questa è la tua casa! E se vuoi continuare col tuo lavoro in Occidente, continua, ma ascolta il tuo cuore. Non ti sto dicendo di fare questo o quello. Quello che fai non è importante, ma fallo con gioia e celebrazione.

Osho


Osho da, "Don’t Just Do Something", Sit There #22

Ripreso da: Osho Times n. 269



BODHIDHARMA E IL DUPLICE INGRESSO NEL TAO


Ci sono molti modi di entrare nel Sentiero, ma volendo essere brevi, essi sono solo di due tipi. Uno è l"Ingresso per Ragione" e l'altro "Ingresso per Condotta" [2]. Con "Ingresso per Ragione" noi intendiamo la realizzazione dello spirito del buddhismo con l'aiuto dell'insegnamento scritturale. Noi allora arriviamo ad avere una fede profonda nella Vera Natura che è la stessa in tutti gli esseri senzienti. La ragione per cui essa non è manifesta si deve alla sovrapposizione degli oggetti esterni e dei pensieri illusi. Quando un uomo, abbandonando il falso ed abbrac-ciando il vero nella semplicità di pensiero, pratica il Pi-kuan[3] scopre che non c'è né il sé né l’altro, che le masse ed i valori non hanno alcuna essenza, egli poi si attiene fermamente a questa credenza e non la lascia mai più. Allora egli non sarà più schiavo delle parole, perché è in silenziosa comunione con la Ragione stessa, libero dalla discriminazione concettuale; egli è sereno e imperturbabile. Questo è chiamato "Ingresso per Ragione." 

Con "Ingresso per Condotta" si intende Le Quattro Azioni, in cui sono inclusi tutti gli altri atti. Quali sono questi quattro? 1) Sapere come comportarsi con l’odio; 2) Essere obbedienti al karma; 3) Non bramare nessuna cosa; e 4) Essere in accordo con il Dharma. 



1) Cosa si intende con "Sapere come comportarsi con l’odio"? Colui che disciplina se stesso nel Sentiero dovrebbe così pensare quando deve lottare contro avverse condizioni: "Negli innumerevoli secoli passati io ho attraversato una molteplicità di esistenze, dedicando tutto il tempo a dettagli di vita senza importanza a spese di cose più essenziali e creando così occasioni infinite per odio, cattiva-volontà, e azioni malvagie. Benché in questa vita non sia stata commessa nessuna vera violazione, i frutti delle cattive azioni del passato ora saranno riunite. Né dèi e né uomini possono indovinare ciò che sta per accadermi. Io dovrò sottopormi di buon grado e pazientemente a tutto il male che mi accadrà, senza mai lamentarmi o piangere. Il Sutra mi insegna a non preoccuparmi sui mali che riceverò. Perché? Perché quando le cose sono osservate da un'intelligenza più alta, la base della causalità è raggiunta". Quando in un uomo questo pensiero si è risvegliato, egli sarà in accordo con la Ragione perché fa il miglior uso dell’odio e lo trasforma in un servizio a suo vantaggio verso il Sentiero. Questo è chiamato il "modo di comportarsi con l’ odio." 


2) "Essere obbedienti al karma" significa: Non c’'è nessun ‘sé’  in qualsiasi essere, i quali sono prodotti dall'interazione delle condizioni karmiche; anche il piacere ed il dolore che si provano sono i risultati delle mie azioni precedenti. Se io sono ricompensato con fortuna, onori, ecc. questa è solo la conseguenza dei miei atti passati che a causa della causalità si generano nella mia presente vita. Quando la forza del karma è esaurita, il risultato che io ora sto godendo scomparirà anch’esso; perciò che bisogno c’è di essere felici di ciò? Guadagno o perdita, devono essere accettati come il karma che mi porta questo o quell'altro; la Mente stessa non conosce né aumento né diminuzione. Il vento del piacere [e del dolore] non mi turberà, perché io sono silenziosamente in armonia col Sentiero. Perciò questo è chiamato "Essere obbedienti al karma". 


3) "Non bramare (ch'iu) nessuna cosa" significa che: Gli uomini del mondo, in confusione eterna, sono dovunque e dappertutto attaccati ad una cosa o ad un’altra, e ciò è chiamato ‘bramare’. Tuttavia, i saggi comprendono la verità e non sono come gli ignoranti. Le loro menti dimorano serenamente nell'Increato mentre il corpo si muove intorno in accordo con le leggi della causalità. Tutte le cose sono vuote e non c’è niente di desiderabile da ricercare. Dove c'è un merito luminoso, certamente là si tengono in disparte gli oscuri demeriti. Questo triplice mondo dove noi stiamo tutti insieme troppo a lungo è come una casa in fiamme; tutti quelli che hanno un corpo soffrono, e nessuno realmente sa che cosa è la pace. Poiché i saggi conoscono completamente questa verità, essi non sono mai legati alle cose che cambiano; i loro pensieri sono acquietati, essi non bramano mai nulla. Dice il Sutra: "Dovunque vi sia la brama, là c'è dolore; cessate di bramare e sarete benedetti." Così noi sappiamo che non bramare nulla è realmente la Via alla Verità. Perciò, è insegnato per non si deve bramare nessuna cosa." 


4) "Essere in accordo col Dharma" vuol dire che la Ragione, che noi chiamiamo il Dharma, nella sua essenza è pura, e che questa Ragione è il principio del vuoto o vacuità (shunyata) in tutto ciò che è manifestato; è al di sopra delle oscurazioni e degli attaccamenti, e in essa non c'è nessun "sé" né nessun "altro". Dice il Sutra: "Nel Dharma non ci sono esseri senzienti, perché è libero dalla macchia di essere; nel Dharma non c'è nessun 'sé' perché è libero dalla macchia dell’ego". Quando i saggi comprendono questa verità e credono in essa, le loro vite saranno "in accordo col Dharma." Poiché nell'essenza del Dharma non vi è nessun desiderio di possesso, i saggi sono sempre pronti a praticare la carità col loro corpo, la loro vita, la proprietà; essi non provano mai invidia, non sanno mai cosa significhi una malagrazia. Poiché essi hanno una perfetta comprensione della triplice natura del vuoto, essi sono al di sopra delle parzialità e degli attaccamenti. Solamente a causa della loro volontà di purificare tutti gli esseri dalle loro macchie, essi vengono tra di loro, simili a loro, ma essi non sono attaccati alle forme. Questa è la fase che nella loro vita ne trae profitto. Comunque, essi sanno anche come beneficiare gli altri, e pure come glorificare la verità dell’illuminazione. Oltre che con la virtù della carità, anche con le altre cinque virtù [del Prajnaparamita]. I saggi praticano le sei virtù della perfezione per sbarazzarsi dei pensieri confusi, eppure non c'è una specifica coscienza da parte loro di essere impegnati in un qualunque atto meritorio. Questo è chiamato "Essere in accordo col Dharma"[4]. 


Traduzione dall'inglese di Alberto Mengoni (Aliberth)






NOTE:

1. Da ‘La Trasmissione della Lampada’, XXX. 

2. "Ingresso per Ragione" può essere reso anche "Ingresso tramite la Suprema Intuizione", e "Ingresso per Condotta" con, "Ingresso tramite il Vivere Pratico". 

3. "guardare fisso il muro". 

4, Questa è la traduzione di Tun-huang, venuta alla luce e contenente il testo della ‘Trasmissione della Lampada’. Essa si trova nel ‘Leng-chia Shih-tzu Chi’ (‘Maestri e Discepoli del Lanka’), già pubblicato, e l'altra è ancora nel M.S., che comunque l’attuale autore intende riprodurre fra poco come facsimile. Essa, in ogni modo, differisce in minima parte con la traduzione qui data. 

Dai politeismi ai monoteismi, dal giudaismo al cristianesimo all’attuale espansione musulmana


In ambito spirituale l’idea sincretica sarebbe la più laica… e questa idea era presente anche a Roma e in tutti i paesi del vecchio continente, almeno sino alla supremazia dei culti monolatrici oggi dominanti (giudaismo, cristianesimo e islam). Essa è l’unica forma di pensiero che garantisce pari dignità a ogni credo religioso o ateo, considerandolo parte del patrimonio morale e filosofico dell’umanità.

Purtroppo, in Italia non siamo ancora giunti a un affrancamento dalla dominanza religiosa… Anzi alla dominanza cristiana si è affiancata quella musulmana e oggi assistiamo a una gara per la supremazia, con lo stato che cerca di salvare capra e cavoli cancellando consolidate tradizioni popolari, come quella del presepe realizzato nelle scuole, favorendo allo stesso tempo “feste” halal, con sgozzamento pubblico di animali senza stordimento. Vorrei qui aggiungere qualche altra “ragione sporca” che impone all’Italia la sudditanza alle religioni monolatriche (ebraismo, cristianesimo e islam). Le motivazioni sono diverse e pesano sulle scelte di ogni compagine di centro, di destra o di sinistra che sia… Sì, avete letto bene… In primis c’è la sudditanza all’ebraismo sionista, che ha ragioni economiche, poiché le grandi banche e i potentati finanziari sono retti da sionisti. Poi c’è l’ossequio tradizionale nei confronti del Vaticano, anch’esso dotato di vasti possedimenti immobiliari e depositi aurei, nonché il controllo papale esercitato su numerosi credenti (malgrado le continue defezioni di fedeli delusi, i cattolici mantengono un certo peso politico).

Infine, in questi ultimi anni si è aggiunto il potere musulmano soprattutto in ambito del centrosinistra, a causa la sua politica favorevole all’immigrazione, alla costruzione di nuove moschee e alla “sostituzione” dei cittadini (per il calo della popolazione autoctona e per il vistoso calo dei voti popolari in quell’area). Insomma, se prima i laici avevano da contrastare solo lo strapotere ecclesiastico cattolico, oggi sono attaccati da più parti, dal consumismo sionista e americano, dal Vaticano e dall’imam musulmano. Tra l’altro, i tre ceppi minacciano una “fusione” falsamente definita “sincretica” (poiché comprende solo i credo di matrice monolatrica ma non altre filosofie non teiste, come quella buddista, taoista, etc.), funzionale a un nuovo ordine mondiale sia politico economico che finto-religioso.

Paolo D’Arpini – Comitato per la spiritualità laica



Spiritualità laica. Una testimonianza...


Controllando sul vocabolario etimologico l'origine della parola "laico" viene fuori una cosa  sconcertante... "Laico", dal latino "laicus" di derivazione dal greco "laikos" significa "del popolo, profano, estraneo al contesto sociale e religioso", opposto a "clerikos" dal greco "del clero"! Tutta la storia è stata scritta dal patriarcato, ed anche il significato delle parole, tant'è vero che le antiche simbologie  sono state descritte in negativo.


Il fatto che la parola laikos in greco esprima  un giudizio negativo aiuta la mia teoria..... Avvenne lo stesso per i pariah (o fuori-casta) indiani, così disprezzati dagli ariani  (patriarcali). Sia il laico che il fuoricasta erano esclusi dalla società civile, costituita in termini di classe e censo (dal padre). Altrettanto essi erano considerati estranei alla cultura  religiosa ufficiale (e quindi opposti al clericos ed al bramano).


Ad esempio nel sud dell'India, meno toccato dalla cultura patriarcale, si mantennero i culti dedicati alla shakti (energia femminile) in cui non vi è uno specifico sacerdozio costituito. Tutto ciò  fa supporre che l'emarginazione sociale ed il dis-rispetto subito dai laici in Grecia,- o dai pariah in India-, (ritenuti apolidi, popolino basso ed ignorante) era senz'altro l'effetto della emarginazione finale nei confronti della cultura espressivamente libera e della spiritualità non gerarchizzata del matrismo.


Tra l'altro sia in Grecia, come nell'area dravidiana del subcontinente indiano, resistette  (Creta ne è un esempio) un lembo matristico. La lotta di costume e di pensiero fra patriarcato e matrismo era ancora in atto ai tempi in cui fu coniato il termine "laikos" e "pariah" dalla cultura che stava avendo il sopravvento sull'altra. Parlare di Spiritualità laica corrisponde al parlare di Spiritualità naturale, ovvero una spiritualità non strutturata in alcuna forma di credo ma basata sull'intuizione spontanea dell'uomo, entrambe queste definizioni evocano la stessa identica cosa: la capacità di percepire in se stessi, senza tramiti, la presenza dello Spirito, una sintesi fra coscienza ed intelligenza.


Oggi il termine "laico" è sostanzialmente travisato ma è sicuramente preferibile restituire a questa parola  la sua valenza piuttosto che condannare il termine in se stesso perché usato malamente, in questi ultimi anni,  dalla "cultura laicista" in contrapposizione a quella "clericale". Altrimenti facciamo come i tedeschi che oggi condannano la Svastica, per l'utilizzo fattone dal nazismo, dimenticando le migliaia di anni –ancora adesso- di sacralità simbolica (in molte parti del mondo) in cui la Svastica è l'emblema dell'energia creativa e della  pace. Perché darla vinta a chi storpia il significato invece di correggere le devianze (opera di strumentalizzazione)?


Occorre  restituire valore-verità al simbolo della Svastica, facendo altrettanto con la parola "laico" che è stata storpiata -nel significato profondo- dalle ideologie politiche e religiose, ma che non merita di scomparire dal nostro vocabolario. Spiritualità laica è espressione  di autonomia di pensiero, un'espressione priva di connotazioni (...del popolo, estranea al costrutto sociale e religioso..), insomma libera!


Paolo D'Arpini - (22 gennaio 2007)















Commento di Aliberth – "Perfettamente d’accordo, caro Paolo, anche perché, per chi non lo sapesse, Il Buddha, come pure in tempi più recenti S. Francesco, preferì istituire una sorta di religiosità laica, nei confronti del clericalismo ufficiale, proprio basato sui simboli della povertà popolare, cioè la tonaca grezza di canapa color ocra dei primi monaci buddhisti, ed il saio di rozza stoffa marrone dei frati confratelli del poverello d’Assisi. Perciò, a parer mio, il termine ‘laico’ unito a ‘spirituale’, dovrebbe oggigiorno esser considerato più una forma di saggezza autentica dell’uomo che è arrivato a ‘comprendere la propria vera natura’, simile a quella di tutti gli altri, che non quel dispregiativo termine spesso usato dal clericalismo ecclesiastico per definire coloro che non possono accedere al loro elitario livello di eccellenza socio-cultural-religiosa..." 


Alberto Mengoni (Aliberth)


Paracelso disse...


Disse Paracelso: “Avete completamente abbandonato la via indicata dalla Natura e costruito un sistema artificiale che non serve a nulla  se non a truffare il pubblico e vuotare le tasche del malato … La vostra  arte non consiste nel curare il malato ma nel carpire il favore di ricchi, nell’imbrogliare il povero e nell’essere ammessi nelle cucine dei nobili della regione. Vivete nell’impostura e l’aiuto e  la complicità della professione legale vi rende capaci di portare a fondo le vostre imposture e di evitare la punizione della legge. Avvelenate la gente e rovinate la loro salute, Avete giurato di essere diligenti  nella vostra arte ma come potete farlo se non possedete alcuna arte e tutta la vostra sapienza decantata non è che un’invenzione per ingannare e frodare ?”  


 “La maggior parte delle malattie sono create dalla mente”.


Non troviamo qui gli echi della metamedicina di Rainville, di Ryke Geerd Hamer?   Dell’ostracizzato Hamer e di tutti  quelli che seguono la Medicina Germanica, così ostracizzato che alcuni medici che seguono le scoperte di Hamer oggi sono sotto procedimento disciplinare e  spesso vengono radiati.

 Eppure Paracelso diceva le stesse cose.

 

Chi pratica la medicina olistica sa che la medicina deve  comprendere tutto; non si può dare solo il farmaco che elimina il sintomo, e questo lo diceva Paracelso. Per alcuni è un dato acquisito ma non lo è ancora per la medicina ufficiale e mi domando quanto fingano di non sapere.

 

Scrisse ancora Paracelso: “un medico dovrebbe esercitare la sua arte non già per il suo piacere ma per l’amore del paziente. Se pratica solo a suo beneficio un tale medico assomiglia ad una volpe ed è peggio di un comune omicida perché  mentre l’uomo può difendersi da un attacco omicida su una strada maestra,  non ha alcun mezzo per difendersi da un assassino che sotto la legge di benefattore è protetto dalla legge e viene a rubare i suoi beni e distruggere la sua vita”

A 34,30 ca: In commentario a Ippocrate:

“La condizione del malato dipende in gran parte dallo stato della sua mente. Tutte le malattie se non sono dovute a cause meccaniche esterne sono dovute a condizioni mentali. Al centro della professione medica ci deve essere l’Amore come principio per sviluppare se stessi ,a cui armonizzare la propria  vita, quindi un percorso prima di conoscenza di se stessi poi di applicazione al malato.   Se non c’è  quello   non c’è nessuna cura.”

 

Era anche un teologo. Scrisse molti testi di teologia e di spiritualità. Parla delle varie piante e di come si possono utilizzare nella cura del malato in modo meno invasivo delle medicine allopatiche di allora.  La stessa cosa c’è oggi nel dibattito  tra medicina naturale e medicina allopatica.  Scrisse: “La medicina moderna richiede un maglio per uccidere una mosca.   I  più sottili rimedi naturali, quelli che non hanno semplicemente un’azione meccanica , grossolana, immediata e distruttiva,  sono quasi totalmente scomparsi dalla farmacopea, abbandonati come rimedi usati dalle vecchierelle.  La loro azione non è capita perché non è così violenta come quella dei veleni usati dai medici regolari  e di conseguenza gli effetti prodotti non sono così apparenti all’occhio ma, mentre le più sottili forze della Natura agiscono senza danno sul corpo del paziente, le droghe velenose somministrate dai professionisti moderni di solito servono solo a far scomparire gli effetti, spostando la sede del male in un punto ancora più interno e pericoloso”.

Poi  c’è  una parte dedicata alla dieta: scrisse   che molti malanni si possono risolvere con la dieta.

 Paracelso parla del potere della volontà: modificando  i nostri pensieri, esercitando la nostra volontà si può cambiare il nostro stato di salute e cambiare il mondo attorno a noi.


 (Stralci  ed estratti dall’intervento di Paolo Franceschetti  su Paracelso   https://petalidiloto.com/2020/01/paracelso.html)

 

 

Paola Botta Beltramo



 

 

Zen e spiritualità laica - La verità é una cosa molto semplice…

Zen e spiritualità laica - La verità é una cosa molto semplice…

Asino nascosto che guarda - Foto di Gustavo Piccinini


“La verità non può essere perseguita, é sempre presente e manifesta, altrimenti non sarebbe verità ma semplice descrizione. E la descrizione non é mai la sostanza…” (Saul Arpino)

L’idea del “ritorno”, che costituisce uno degli elementi di primaria importanza nel Tao-te-king, affiora già nel Libro dei Mutamenti (I Ching).

Sotto l’esagramma Fu si legge: “Ritornare é pervenire al Tao..”.

Un commento attribuito a Confucio dice: “La ragione del Cielo é abbagliante e si abbassa sino alla terra. La ragione della Terra é umile e si eleva al Cielo. La ragione del Cielo diminuisce ciò che é elevato ed aumenta ciò che é basso. Gli spiriti nuocciono a ciò che é pieno e fanno del bene a ciò che è vuoto. La ragione del Cielo detesta ciò che é pieno di sé ed ama colui che é umile. L’umiltà é onorata e splendente: essa si abbassa e non può essere sormontata, essa é il fine del saggio!”

L’esaltazione della semplicità, descritta nel Tao-te-king preesisteva a Lao Tze. Un moderno filosofo cinese, Lang-si-ciao ritiene che il “non agire” taoista corrisponda alla “semplicità” dell’I Ching.

Se Lao Tze rielaborò alcuni pensieri già esistenti nella Cina antica e si valse di essi come pietre per edificare la montagna di Golconda del suo sistema filosofico, non é però detto -come alcuni studiosi sostengono- che tali concetti provenissero dall’antica India… E’ vero che la filosofia Vedica  sembrerebbe la più antica elaborata dall’uomo, e le sue implicazioni influenzarono il pensiero metafisico del mondo conosciuto. Ma questo é ciò che appare in quanto tale ricerca del vero risulta “codificata” nella memoria e quindi si fa riferimento ad essa come ad una “fonte”.

Personalmente sono dell’opinione che sia il Taoismo che il Vedanta, entrambi di natura non-dualistica, fiorirono spontaneamente per logica propria.  Simili sistemi trovarono luce non solo in Cina ed in India ma pure in Europa, in Asia minore, in Africa e nelle Americhe. Tutto avvenne  a partire da quel periodo di “Fioritura Culturale” che potrebbe essere indicato nella fine del neolitico, con la scoperta dell’agricoltura e quindi dell’aumento delle risorse alimentari disponibili, che facilitarono lo sviluppo del pensiero  analitico concettuale ed artistico, ed è contemporaneo alla scoperta della scrittura.

Alcune immagini non dualistiche sono riconoscibili, ad esempio,  nel pensiero ebraico  con “Io sono quell’Io sono” o nella filosofia presocratica…. con il concetto del “Tutto” che continuamente si svolge in se stesso.

Insomma inutile cercare ove il pensiero originale dell’Assoluto, “che tutto comprende e da cui tutto é originato ed a cui tutto ritorna” (inteso come superamento del teismo personale), sia apparso per la prima volta… si può invece supporre che tale filosofia sorga all’interno di varie famiglie umane, nel momento in cui la raffinatezza del pensiero raggiunge un culmine.

“Tutto é uno e perfetto in se stesso”, affermano le Upanishad dell’India ed il perseguire il “perfezionamento” é solo la proiezione di un  concetto basato su un altro concetto… la verità é qualcosa di molto semplice….

Ed ora una storiella Zen (come è stata ri-raccontata da Alberto Aliberth Mengoni): Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle. Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto. Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua. Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto. Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”. La vecchia sorrise: ”Ti sei accorto che dalla tua parte del sentiero ci sono dei fiori, ma non ci sono dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi. Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”. Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma proprio la crepa e il difetto che ognuno ha, fa sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante. Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

E per finire un’invocazione di Chuang-tze: “Mio Maestro, mio Maestro, tu che distruggi senza essere cattivo! Tu che edifichi senza essere buono! Tu che fosti prima dei tempi e che non sei vecchio! Tu che copri tutto come il Cielo, che porti tutto come la Terra, che sei autore di tutto senza essere abile.. Comprenderti così, ecco la gioia celeste. Sapere che io sono nato per la tua influenza, che alla mia dipartita rientrerò nella tua Via, che riposando comunico allo Yin la tua modalità passiva, che agendo comunico allo Yang la tua modalità attiva: ecco la felicità suprema… L’azione dell’Illuminato si confonde con l’azione del Cielo, il suo riposo col riposo della Terra. Il suo saldo Spirito domina il mondo!”

Paolo D’Arpini  




La porta alchemica e la porta senza porta

Una porta vale l'altra..

Della Roma che ricordo c’è un luogo che è particolarmente significativo per la ricerca alchemica ed esoterica portata avanti in questa città. Si tratta della Porta Magica di Piazza Vittorio.

Dovete sapere che ho abitato per diversi anni nei precinti di Piazza Vittorio. In tre luoghi diversi ed in periodi diversi ma fisicamente vicini fra loro.

Piazza Vittorio era casa mia. Conoscevo tutto dei suoi giardinetti, dove al mattino si svolgeva un variopinto mercato all’aperto. Spesso, non avendo di meglio da fare, andavo a sedermi nei pressi della “porta magica”. Lì a fianco c’era una baracchetta in cui un’anziana gattara conservava le sue cianfrusaglie e che serviva da rifugio per le gatte partorienti. La presenza dei gatti era in continuità con la tradizione egizia, dalla quale la parola stessa “alchimia” deriva (El Kimya in arabo significa “l’oscuro” un chiaro riferimento all’Egitto antico).

Ricordo che diverse volte avevo provato a interpretare il significato astruso delle frasi impresse nel marmo dell’uscio: “vitriol” c’è scritto… Lo studioso Fabrizio Salvati dice trattarsi delle iniziali di una sigla alchemica “Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultam Lapidem” (visita l’interno della terra, rettificando troverai una pietra nascosta). Evidentemente questa porta annunciava l’ingresso in una stanza segreta ove si studiava l’alchimia e dove avevano luogo riti iniziatici.


La Porta Magica del Marchese di Palombara

Questa porta è tutto ciò che rimane della villa del marchese Palombara, che fu distrutta nel 1655 (55 anni dopo il rogo di Giordano Bruno) in seguito ad un misterioso incendio. Il marchese Massimiliano Palombara, cugino della regina Cristina di Svezia, fu un uomo di spicco nella Roma del 600, si narra che egli fosse un frequentatore del Cenacolo alchemico di Via della Longara, che poi diverrà l’Arcadia. Ma tutto ruota attorno ad un oscuro scienziato, Francesco Borri, il quale invitato dal marchese a compiere esperimenti nel suo laboratorio, dopo una notte di lavoro sparì, lasciando sul tavolo una quantità di oro zecchino ed una serie di simboli incomprensibili… gli stessi simboli che il marchese fece poi scolpire sulla porta magica.


Di storie con porte di mezzo ve ne sono a bizzeffe, la porta del paradiso, la porta sulle altre dimensioni, la Sacra Porta, etc. In effetti anch’io ho avuto “esperienza” con due porte. La prima risale a moltissimi anni fa, quando ero un bambino di appena tre  anni. Ricordo che eravamo andati in vacanza a Ladispoli con mia madre,  mia sorella e mia nonna. Eravamo alloggiati in una casa con un bel giardino ed una pergola di uva pendente. Essendo da poco giunti i miei stavano festeggiando con gli ospiti, mangiando e bevendo vino, nessuno si accorse che io guadagnai l’uscita per andarmene ad esplorare il paese, da solo. Pur essendo così piccolo ebbi l’accortezza di guardare ben bene la porta all’esterno, prima di avventurarmi fuori notai che c’erano due leoni in metallo con un batacchio su entrambe le ante.

Così, sicuro di me, varcai l’uscio ed andai ad affrontare il mondo…. Dopo aver esplorato qui e lì decisi di ritornarmene a casa… ma la strada del ritorno non fu per nulla facile… Non riuscivo a ritrovare la porta con i leoni, e diverse volte feci avanti ed indietro cominciando a sentire apprensione e paura… Ma non mi persi d’animo, fermai un signore che passava e che aveva un’aria benevola, gli esposi il mio dramma, la mia incapacità di tornare a casa, di cui chiaramente non conoscevo l’indirizzo, e gli spiegai che sulla porta d’ingresso c’erano due leoni con gli anelli in bocca. Fortuna volle che alla fine, con l’aiuto del passante sconosciuto, ritrovai il luogo ove erano i miei… Quel buon signore bussò alla porta e mi riconsegnò a mia madre, la quale nel frattempo tutta presa dai festeggiamenti non si era nemmeno accorta della mia scomparsa…


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L’altra esperienza con una porta magica la ebbi nel 1973, allorché visitando per la prima volta l’ashram del mio Guru, Swami Muktananda, scoprii che l’ingresso della sua abitazione aveva una porta in legno con due leoni di metallo con un anello in bocca, della stessa grandezza e forma di quelli di tanti anni prima… Inutile dire che lo interpretai come un segnale….

L'ultima esperienza con una porta  è quella dell'ingresso della casa di Treia, non la principale ma la mediana che da su un vicoletto semi-cieco. Durante le nevicate ininterrotte dei primi di febbraio in una notte ventosissima sentivo sbatacchiare qualche serranda all'esterno. Cercai di non pensarci..  però dopo un paio d'ore  di non volerci  pensare non potei fare a meno di continuare a pensarci; era notte fonda, ed alla fine decisi di andare a controllare, indossai un pellicciotto sul pigiama, mi armai di torcia elettrica a dinamo per farmi luce e aprii la porta... Sorpresa... mi trovai davanti un muro di neve di oltre un metro e mezzo... Strano effetto vedermi bloccato lì. Poi prevalse la saggezza notturna sulla foga attiva, richiusi amorevolmente la porta e mi rificcai sotto le coperte... in fondo che potevo farci? Avevo toccato con mano il significato della "porta senza porta"....    



Paolo D’Arpini

“Il drago della notte custodisce l’ingresso dell’orto magico e, senza Ercole, Giasone non avrebbe gustato le delizie della Colchide”.

“Quando nella tua casa i neri corvi partoriranno bianche colombe sarai chiamato sapiente”.

Il concetto di "virus" rivisitato da Stefan Lanka

CLAMOROSA SCONFESSIONE DEL MORBILLO-VIRUS NELLA GERMANIA DEL PROF LANKA -  VALDO VACCARO

Il termine virus potrebbe non essere più utilizzato in futuro. È fuorviante, male interpretato e nasce dal pensiero buono-cattivo confutato, che viene utilizzato da persone che non possono o non vogliono interpretare la complessità in altro modo.

L'idea dei virologi di un filamento di materiale genetico che produce malattie, avvolto o non avvolto si basa su un modello folle e pericoloso di biologia e vita. Questa idea fu postulata da Rudolf Virchow² in un atto di disperazione nel 1858, tra le altre cose per ridurre un'enorme montagna di debiti e per compiacere i suoi mecenati e mentori. È molto importante per me dire che tutte le affermazioni sull'esistenza di batteri patogeni sono false e pericolose

I virologi non affermano che i virus siano vivi, ma che il materiale genetico virale biochimicamente morto (cioè il virus) sia infettivo. Come tutti i virologi, definiscono che un virus non ha un proprio metabolismo ed è biochimicamente morto. Tutt'al più si dice che ci sono frammenti di geni dei virus¹ che non sono contagiosi ovunque (non solo sulle maniglie delle porte). Ai loro occhi, solo l'intero filamento di DNA virale (l'intero virus) è contagioso, ma parte del virus (cioè uno snippet di gene) non lo è. In tal modo, nascondono il loro più grande segreto professionale, il fatto di non aver mai trovato un genoma virale completo (cioè virus completo). I virologi confermano: i virus sono biochimicamente morti! Non solo i virologi sopra menzionati, ma tutti i virologi definiscono che un virus non ha un proprio metabolismo ed è biochimicamente morto. 

Come, tuttavia, qualcosa di morto può sviluppare la forza di attraversare la pelle, le fasce e il derma degli organi, i rivestimenti dei vasi e contro il flusso di muco nelle mucose per arrivarci attraverso la massa dura del tessuto connettivo (che circonda tutte le cellule) non lo è questione aperta di più, ma un mito smentito che si è sviluppato nella nostra storia. La virologia si era già confutata nel 1951 Ciò che i virologi hanno trascurato è che la teoria² su cui si basa tutta la biologia e la medicina e da cui si sono inevitabilmente sviluppate le altrettanto errate teorie sull'infezione, l'immunità, i geni e il cancro, non è solo errato, ma confutato.

Naturalmente, non si chiedono perché, contrariamente ai fagi, miliardi di virus non possono essere visti, isolati e il loro filamento genetico isolato intatto. Quindi iniziano a ricostruire l'intero "genoma" del presunto virus dai brevi frammenti di sequenza genica disponibili. Con la differenza che con questo atto di coltivazione rimangono grandi lacune nella ricostruzione dell'intero genoma. Questi sono laboriosamente riempiti creando sequenze di geni artificiali per colmare le lacune nel modello. Questa è l'autoillusione all'interno dell'autoillusione "virologica". .. trovi sequenze nei serpenti che appaiono anche nel modello della corona. Ciò che non nascondono, tuttavia, è che le stesse sequenze compaiono in ogni essere vivente, da cui Corona e tutti gli altri filamenti genomici del virus sono stati costruiti solo concettualmente. Questo spiega perché anche la papaia risulta “positiva”. Questo è un messaggio importante di Corona: tutto e tutti sono positivi!

i giovani chimici credettero che i virus fossero pezzi pericolosi di materiale genetico. Questi chimici non avevano idea della biologia, della medicina e del fatto che la virologia medica avesse rinunciato. Questa ignoranza continua fino ad oggi e ha portato alla crisi Corona. I virologi di oggi semplicemente non sono sorpresi di non riuscire a trovare virus o geni virali. Inoltre non sono sorpresi dal fatto che costantemente e sempre mettono insieme i genomi dei virus (i filamenti genetici dei virus) da brevi pezzi e poi li rappresentano come realtà. Porre fine alla crisi della corona democraticamente. In nessun luogo in biologia e medicina è così chiaro come in virologia che un puro costrutto di pensiero viene spacciato per un fatto esistente. Se la maggioranza della popolazione lo ha capito, la crisi della corona finirà in modo puramente democratico.


The Misconception Called Virus”. Dr. Stefan Lanka 2020 Article - GlobalRisk  community

(inviato da Paola Botta Beltramo)


L'amore non piace al "sistema"... ma tu ama senza ritegno!

Che cos'è l'amore?..dai discorsi di Osho
L’unica cosa immortale, nell’esistenza, l’unica che sfida la morte, è l’amore. Il corpo muore, la mente muore, tutto ciò che inizia finisce. Solo l’amore non muore mai, perché è la nostra natura. Non inizia mai, quindi non può finire. È sempre stato con noi, è il nostro essere.
La cosa strana è che la società è molto contraria all’amore. Cerca in ogni modo possibile di non far emergere la tua natura amorevole, la reprime. E quindi, invece di un’umanità, abbiamo soltanto una folla di esseri subumani. E sono davvero messi male, perché non sono più degli animali. 
Gli animali sono felici in un certo senso, almeno non hanno dei papi che distruggono la loro felicità, che impartiscono loro comandamenti e dicono loro cosa fare e cosa non fare. Vivono spontaneamente e nessuno disturba la loro spontaneità.
L’uomo non è più un animale e non è ancora un essere umano. Gli è stato impedito di essere umano dagli interessi costituiti. Non vogliono che ritorni a essere un animale, quindi puniscono i criminali in modo che nessuno cada da questo stato subumano. E puniscono anche i Buddha. È un mondo strano: puniscono i criminali e puniscono i santi, i saggi.
I veri santi sono sempre puniti. È significativo che Gesù fu crocifisso tra due criminali. Quel giorno c’erano tre croci: su entrambi i lati Gesù aveva un ladro che fu crocifisso insieme a lui.
La società crocifigge la persona che cade al di sotto dell’umanità, perché diventa simile a un animale e crocifigge anche la persona che va oltre la sub-umanità, perché diventa divino. La società ha paura di entrambi, la società vuole che tu stia nel mezzo. Ma essere nel mezzo è uno stato molto teso: non sei né qui né lì, sei in un limbo, lacerato, non puoi essere a tuo agio, non puoi sentirti a casa.
La società ha paura del criminale, perché genera caos. La società ha paura dei Cristi e dei Buddha, perché anche loro generano caos. In modi diversi, entrambi generano caos. L’animale genera caos portando violenza, aggressività, distruzione; e il Buddha genera caos liberando le energie dell’amore.
Certo, il caos creato dai Buddha è bello, perché da quel caos nascono tutte le stelle, da quel caos nasce la creatività. Ma la società è contraria a entrambi. La società è anche contro di me e contro i miei sannyasin. Quindi chiunque osi stare con me deve essere assolutamente pronto: pronto a rischiare, pronto a giocare d’azzardo. E questo è possibile solo se la relazione con me è d’amore.
Due tipi di persone vengono da me. Alcuni sono intellettualmente convinti che ciò che dico sia giusto: il loro rapporto con me è molto fragile; non saranno in grado di sacrificarsi o di rischiare. Quando le cose vanno bene, sono con me e quando le cose iniziano ad andare male se ne vanno. E non solo: potrebbero persino schierarsi contro di me solo per proteggersi.
Ma i veri sannyasin non accadono per convinzione intellettuale, ma per un desiderio sincero. Con il vero sannyasin è una relazione d’amore. Quindi può sacrificare tutto, anche la vita stessa, perché l’amore è molto più in alto della vita. La vita è solo un’opportunità per raggiungere l’amore, la vita è solo una scala verso l’amore. La vita è mortale, l’amore è immortale, il mortale può essere sacrificato per l’immortale.
Ricordalo: ne avrai bisogno nella tua vita.
Osho
L'amore è l'unica religione - Meme Scan
(Fonte:  Osho, Going All the Way)

Alcuni pensieri di saggezza popolare

Proverbi zen: frasi celebri e aforismi

Queste citazioni appartengono al nostro patrimonio culturale… Sono frasi che fanno riflettere e che ci aiutano ad aprire la nostra mente e il nostro cuore. Alcune di questa vengono tramandate ormai da secoli. Buona lettura.
“Cadi sette volte; rialzati otto volte.” – Proverbio giapponese
“Il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa. Il secondo miglior momento è ora.” – Proverbio Cinese
“Tu devi essere il cambiamento che vuoi vedere nel mondo.” – Mahatma Gandhi
“Non posso cambiare la direzione del vento, ma posso sistemare le vele in modo da poter raggiungere la mia destinazione.” – Jimmy Dean
“Tutto scorre, nulla rimane fermo.” – Eraclito
“Ogni persona deve scegliere se camminare nella luce dell’altruismo costruttivo o nelle tenebre dell’egoismo distruttivo.” – Martin Luther King, Jr.
“Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere.” – James Joyce
“Non ho bisogno di un amico che cambi quando io cambio e che annuisca quando io annuisco; la mia ombra lo fa già molto bene.” – Plutarco
“Non sminuire ciò che hai desiderando ciò che non hai; ricorda che le cose che hai ora erano in passato tra le cose che speravi di avere.” – Epicuro
“Sii la versione originale di te stesso, non la brutta copia di qualcun altro.” – Judy Garland
“E’ meraviglioso come nessuno di noi debba attendere neppure un secondo per iniziare a migliorare il mondo.” – Anne Frank
“La mente può rendere il paradiso un inferno e l’inferno un paradiso.” – John Milton
“Cerca di diventare non un uomo di successo, quanto piuttosto un uomo di valore.” – Albert Einstein
“Lo stolto cerca la felicità nelle cose lontane; il saggio la trova sotto ai propri piedi.” – James Oppenheim
“Nella vita c’è di più che aumentarne la velocità.” – Mahatma Ghandi
“Gentilezza e sensibilità non sono segno di debolezza e disperazione, ma manifestazione di forza e risolutezza.” – Kahlil Gibran
“Non puoi avere un domani migliore se continui a pensare a ieri.” – Charles Kettering
“Quanto dolore ci sono costate tutte quelle paure che non si sono mai realizzate.” – Thomas Jefferson
“Sii gentile, perché ogni persona che incontri sta già combattendo una dura battaglia.” – Platone
“Abbiamo di che vivere con ciò che prendiamo, ma costruiamo una vita con ciò che doniamo.” – Winston Churchill

Fede Luna   

Verità allarmanti – Lampi di Saggezza

Democrito, il filosofo "laico"....



Pensiero e Filosofia: Atomismo: Leucippo e Democrito.

Il grande filosofo, matematico e scienziato, di cui intendiamo occuparci oggi, rappresenta il punto piu' alto raggiunto da quella "filosofia della natura" dell'antica Grecia che tanto ha contribuito allo sviluppo della scienza e della cultura mondiali.Nato nel 460 A.C. nella Grecia settentrionale ad Abdèra, come il “sofista” Protagora, con cui fu in contatto,  Democrito fu allievo di Leucippo, un maestro, che si ritiene provenisse da Mileto, città che fu una vera fucina di filosofi della natura. 

Leucippo lo avviò alle concezioni di tipo atomico, ma egli superò poi il maestro nella fama e nell’importanza. Viaggio' in Egitto, Persia, ed in tutto l'Oriente (si dice anche in India) accrescendo le sue conoscenze a contatto con i saggi, i matematici e gli astronomi locali. Si trasferi' infine ad Atene dove fu contemporaneo di Socrate e Platone. La sua filosofia, pero', si sviluppo' in contrapposizione con la fumosa enfasi moralistica del primo e con l'idealismo del secondo, che molto poco hanno contribuito allo sviluppo di una mentalita' scientifica, come ci ripromettiamo di dimostrare in un prossimo articolo. Anzi viene riportato che le sue concezioni coerentemente materialiste avrebbero suscitato le ire dei platonici (Platone non lo cita mai nei suoi “dialoghi” !), che avrebbero cercato addirittura di distruggere le opere del filosofo di Abdèra, di cui in effetti ci sono rimasti solo frammenti, per fortuna numerosi.

Per Democrito tutta la realta' materiale (ma anche quella considerata erroneamente immateriale, come il pensiero) e' riconducibile essenzialmente a due principi: gli "atomi" (dal greco "atomos", cioe' "indivisibile") ed il vuoto, cioe' quella parte dello spazio non occupata da nessun corpo, in cui gli atomi possono muoversi liberamente.

Gli atomi sono particelle materiali non divisibili e non deformabili, eterne ed in eterno movimento, che, aggregandosi casualmente o disaggregandosi, possono dar vita ad infiniti oggetti e ad interi ed infiniti mondi, tutti destinati a trasformarsi continuamente ed a disaggregarsi, per poi dare vita a nuovi mondi.

Come si vede, nella teoria meccanicista di Democrito non vi e' alcuno spazio per un Dio Creatore e nemmeno per un Dio che abbia posto in movimento la materia (come sostenne Aristotele e come sostenuto anche da Newton), o che l'abbia riordinata da un caos primigenio (come il Demiurgo di Platone, dei neo-platonici e degli Gnostici), visto che il movimento esiste "ab aeterno" e la formazione dei mondi è del tutto casuale. Tutto cio' che avviene, avviene "per caso e per necessità". Con questa espressione Democrito ci vuole dire che non vi e' alcuna finalita' dovuta ad una mente divina o ad una qualche forma di Provvidenza nelle vicende del mondo, ma solo accadimenti casuali (come nella teoria dell'evoluzione di Darwin), che devono pero' necessariamente rispettare le leggi materiali naturali (come l'impenetrabilita' delle particelle atomiche e le leggi del moto).

Queste concezioni coerentemente meccaniciste ed ispirate ad una cosmologia materialista sono le stesse che hanno costituito la base della filosofia e della scienza moderna per almeno quattro secoli ( da Giordano Bruno a Cartesio, da Galilei a Newton, da Gassendi alla filosofia dell'Illuminismo, fino a Boltzmann, ecc.). In più, rispetto al pensiero di Democrito, è stato introdotto nella fisica moderna, specie ad opera di Newton, il concetto di “forza”; da Huyghens e Hooke il concetto di onda o radiazione, ed infine (essenzialmente nell'800 e nel 900) i concetti di forze elettromagnetiche e subatomiche, che non sono presenti in Democrito (ma nemmeno in Cartesio o Galilei).

Nella filosofia di Democrito è già implicito il primo principio della dinamica, o principio d’inerzia, sviluppato da Galilei e Cartesio (“Ogni corpo tende a mantenere il suo stato di moto e di quiete” a meno che non intervenga una causa perturbatrice esterna) ed il principio di conservazione della materia, di cui è nota la definizione del grande chimico di fine ‘700 Lavoisier: “nulla si crea e nulla si distrugge”. Infatti gli atomi democritei sono eterni, immutabili ed in eterno e spontaneo movimento naturale.

Un'altro contributo fondamentale di Democrito, ripreso dalla fisica e dalla filosofia moderna e' quello del principio di causa ed effetto, cioe' di una rigorosa concatenazione di avvenimenti tra loro collegati che e' alla base dei fenomeni naturali. "Niente avviene che non abbia una causa o una ragione" afferma il nostro grande filosofo esprimendo cosi' un concetto rigidamente deterministico, ovvero che e' sempre possibile risalire dagli effetti alle cause e, viceversa, prevedere esattamente gli effetti a partire dalle circostanze precedenti (un concetto che lo stesso Einstein riteneva essenziale quando affermava che "Dio non gioca a dadi!").

Per sfuggire a questo principio, considerato contrario al "libero arbitrio", un altro grande filosofo che si e' ispirato a Democrito, Epicuro (il cui pensiero esamineremo in un successivo articolo), introdusse un principio di indeterminatezza ed arbitrarieta' nel moto degli atomi chiamato "clinàmen" (come hanno cercato di fare nel ‘900 anche alcuni fisici quantistici moderni, di cui parleremo in seguito). Invece, dai versi di un grande poeta latino, Lucrezio, seguace di Epicuro (e quindi indirettamente di Democrito), autore del potente poema filosofico "De Rerum Natura", abbiamo la conferma di un'altra anticipazione della fisica moderna da parte del filosofo di Abdèra: quello della relativita' del moto, su cui poi molto hanno scritto fisici come Galilei. Lorentz, ed Einstein. 

Non essendovi – infatti - nel mondo di Democrito alcun centro e alcun sistema di riferimento, ogni moto diviene relativo, cioe' dipendente da un sistema di riferimento arbitrariamente scelto (concetto che ne' Aristotele, ne' persino il grande Newton avevano ben chiaro!). Da questa concezione e' derivata la teoria della relativita' di Einstein, anticipata sotto vari aspetti da Galilei e Lorentz.

Sperando di avere dato un'idea della grandezza e "modernita' " di Democrito,  in un prossimo numero vedremo come le sue concezioni fisico-cosmologiche influenzino anche le sue teorie sul processo di conoscenza, sulla natura del pensiero e sulla sua concezione di una morale relativistica e laica. 

Vincenzo Brandi

Enthusiasmòs poetico in Democrito e Platone - laCOOLtura