“La Roma che ricordo ….." - Memorie di una città e di un momento particolare della mia vita



Siccome son nato e vissuto a Roma  ma  a sbalzelloni, restando e partendo in diversi momenti della vita, le mie  memorie non hanno una vera continuità, posso quindi raccontare solo delle “sensazioni vissute”. 

Una di queste ha a che vedere con il mio primo approccio con la spiritualità, avvenuto in forme tempestose (essendo rimasto da poco orfano  e rinchiuso in un collegio per mancanza di accoglienza in altre situazioni familiari),  sicuramente quell’esperienza, cogente ed importante, fu necessaria per il mio successivo sviluppo. Durante quel periodo,  eravamo nella metà degli anni ‘50 del secolo scorso, appresi come fosse necessaria  l’autonomia di pensiero e  l’ecologia, due aspetti che in seguito contribuirono fortemente alla  mia formazione in una spiritualità laica e di una ecologia profonda: materia e spirito sono la stessa cosa!

Ma ritorno ora alla esperienza di quegli anni trascorsi in cui incontrai don Bosco e la scuola Salesiana.

Ho un debito di riconoscenza verso  San Giovanni Bosco e la sua opera di assistenza ai giovani. Io fui un suo beneficiato, allorché morì mia madre Giustina  -nel 1954- e non riuscivo più ad adeguarmi a una scuola normale (malgrado fossi considerato intelligente  e preparato dai miei maestri). Qualcosa in me si era bloccato, ricordo all’esame di quinta elementare feci una totale scena muta, conoscevo tutte le risposte alle domande che mi venivano poste dagli esaminatori ma non profferii parola, solo sguardi luccicanti e silenzio.  Così da buon orfano disadattato fui mandato al collegio del Sacro Cuore di Roma, come interno. Vivevo cioè in una comunità chiusa al mondo  ma in un’atmosfera che ricordava la famiglia. Ricordo il mio insegnante, un vecchio laico che risiedeva monasticamente nel collegio, un uomo di grande saggezza, egli mi insegnò a strizzare bene il tubetto del dentifricio ed anche ad aprirlo per prelevarvi l’ultima pasta attaccata. 


Nel collegio godevo del poco, ad esempio della merenda pomeridiana, una semplice ciriola di pane  senza companatico,   mentre pattinavo nel cortile imparando a muovermi velocemente in mezzo agli altri.

Ed è lì che appresi alcuni “trucchi” della religione (da me poi ripresi nelle cerimonie laiche dei vari equinozi e solstizi in cui uso ancora il sistema dei pensierini offerti al fuoco). Allora accadeva con la ricorrenza della festa della Madonna dell'8 dicembre e compivamo un rito particolare “dei messaggi della Santa Madre”, ovvero pescavamo ognuno a turno dentro una grande cesta un rotolino di carta, ogni rotolino conteneva un messaggio personale, che pareva sempre azzeccato,  il rotolino una volta letto veniva poi gettato in un focheraccio acceso nel cortile.  


Un’altra volta appresi il valore della pazienza durante i canti solenni di una messa speciale. Un ragazzino della mia classe -evidentemente anche lui con problemi psicologici-   (si puliva il naso sulle maniche della giacca ed era  sempre impiastricciato di mocciolo)  stava proprio al mio fianco, forse lo rimproverai di qualcosa  e ricordo che lui prese a picchiarmi con furia, mi dava pugni e calci, evidentemente era disperato… dentro di me sentii che non era giusto reagire e continuai a cantare per tutto il tempo assieme al coro, senza provare cattivi pensieri ma concentrandomi sul canto.  L’aver superato la rabbia momentanea ed il senso di rivalsa mi riempì di gioia, mi sembrava un dono del Cielo.

Per sviluppare la modestia e l’accettazione  prendevo sempre ad esempio le prove dolorose di  Don  Bosco, alle prese con l’indifferenza della società, mi piaceva moltissimo leggere le  storie  su Domenico Savio,  l’allievo spirituale del santo, mi identificavo con lui. In quegli anni iniziai a scoprire  che la mia esistenza aveva un senso solo se la rivolgevo verso la verità, la giustizia e l’amore.
 

Tra l’altro nel tempo appresi come fosse facile anche studiare  o compiere il proprio dovere se lo si considerava un’offerta a Dio. Feci del mio meglio e divenni l’alunno più meritevole della mia classe, il primo in profitto, condotta e religione.  A quel tempo avrei potuto anche decidere di farmi prete ma evidentemente quella non era la mia strada. Non sono però irriconoscente verso i santi cristiani, malgrado abbia abbandonato ogni credo religioso, continuo a provare  solidarietà e rispetto verso Don Bosco.  Egli è il mio primo maestro e padre spirituale.

Paolo D’Arpini


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Commento ricevuto 

Caro Paolo, questa storia di Don Bosco ancora non la conoscevo, non me ne avevi ancora parlato.

Visto con gli occhi di un adulto il tuo percorso di vita è stato sicuramente uno dei più duri che si possa augurare ad un bambino, ma visto dagli occhi dello stesso bambino, lasciando da parte il dolore della perdita affettiva dei genitori (che non è poco), la cosa sembra essere da te descritta come un naturale passaggio verso una vita di sani principi.


Non so se ricordi cosa ti ho detto qualche temp fa, ma secondo me i bambini sono molto più forti degli adulti. Affrontano le situazioni dolorose con una visione diversa. Cosa che ai grandi spesso risulta difficile. I bambini, ma come del resto tutti i cuccioli del mondo animale, hanno una forza interiore, un attaccamento alla vita e quindi uno spirito di sopravvivenza enorme. Cosa che a volte sfugge a noi grandi ed umani, che magari ci deprimiamo e ci lasciamo andare anche solo al minimo disagio.

La storia che hai raccontato mi fa solo capire che ti voglio ancora più bene, ma questa è di nuovo una conseguenza della nostra mente malata di adulti umani. Ci fa penare chi soffre, ci fanno tenerezza i cuccioli abbandonati, ma quello che veramente pensano questi bambini, questi cuccioli abbandonati, orfani, rinchiusi in collegi, quanti di noi veramente riescono a capirli ed aiutarli?

Se Don Bosco è stata la persona che ha aiutato a far crescere Paolo, non posso che ringraziarlo anch’io dedicandogli una preghiera.


Cristina De Simone

Memoria sul concetto di spiritualità laica


Pensiero Laico - Collage di Daniela Spurio

Sento lo stimolo di chiarire quanto da me espresso in merito al concetto di spiritualità laica.
Tanto per cominciare debbo dire che “spirito” per me significa ”sintesi fra intelligenza e coscienza” inoltre confermo di non essere “credente” in alcuna forma, quel che affermo è sulla base della mia diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno me ne dia conferma e ciò vale -ovviamente- per tutti. Non serve “credere” per dire “io sono”, lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l’assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine “credo” oppure “non credo”. Se ne deduce che l’essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare.
Non voglio fare il difficile ma è ovvio che nessuno dirà mai “credo di esistere e di essere consapevole” mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine “credo nella religione o credo nell’ateismo” od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede…..
“Io sono” è quindi la verità pura e semplice ed è qui vano spiegare le possibili ragioni di tale “essere” giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione) rientra solo nella speculazione ed è quindi opinabile.
Affermare che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in vita lasciamolo dire ai sofisti. Mentre “Io sono” è l’unico fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui “modi”…..o sulle “ipotesi”. Dico ciò per tacitare ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli). Questa è laicità dello spirito.
Lasciamo i discorsi sul sesso degli angeli, sulla sussistenza -o meno- dell’altissimo a chi ha voglia di “credere” nelle favole e con questo ringrazio i lettori avveduti della pazienza… e di pazienza c’è bisogno per una condivisione di sentimenti e di esperienza, in cui nessuno possa dire che qualche conoscenza è stata sollecita o trasmessa. “Spiritualità laica” è un semplice e banale “riconoscimento” dello stato naturale di ognuno di noi……..


Paolo D’Arpini

Conversione "en masse" all'ebraismo dei khazari e conseguenze drammatiche per l'Europa e per il pianeta terra


Oscurità storica - Foto di Gustavo Piccinini

Dopo la distruzione della capitale Itil e di Sarkel compiuta dai Vichinghi-Variaghi di Svyatoslav, Rus' di Novgorod e Kiev, nel 965 e, nel 1016, l’invasione dell’esercito congiunto russo-bizantino, la dissoluzione definitiva del regno di Khazaria(1), prima ad opera dei Pecheneghi (discendenti degli Unni), poi dei Cumani, infine dei Mongoli, comportò anche una commistione dei Khazari e delle altre tribù turaniche(2) da loro egemonizzate coi Pecheneghi, coi Cumani e coi Mongoli stessi. 

E un insediamento stabile in Ucraina, in Lituania, in Ungheria e, soprattutto, in Polonia e nella Russia occidentale. Eredi in tutti i sensi di questa congerie etnica di predatori seminomadi furono molti (e i più importanti) fra gli artefici del putch dell'ottobre 1917, che in effetti costituì anche, sotto il plumbeo manto ideologico del "marxismo-leninismo", una restaurazione sui generis del giogo tartaro. 

Impossessatisi della macchina statale, i bolscevichi attuarono tutto il contrario di ciò che l’ultimo Marx aveva auspicato in teoria e (non solo) il movimento dei contadini anarchici makhnovisti cercò di realizzare in pratica - la rivitalizzazione superiore delle potenzialità comuniste dell’obščina e una via rivoluzionaria che consentisse all’immensa Russia di non dover passare obbligatoriamente sotto le forche caudine dell'accumulazione primitiva(3). 

Fu messa in moto la più mastodontica e implacabile macchina senza volto di capitalismo (industrialismo) di Stato e, al contempo, si procedette al soggiogamento, alla repressione e allo sterminio del "contadiname" riottoso, alla sua proletarizzazione forzata, allo sradicamento, col ferro e col fuoco, da ogni presupposto tradizionale (cristianesimo ortodosso, spirito comunitario slavo e, insieme, pratica dell’autonomia e dell’indipendenza e rispetto della natura, della madre terra)(4). L’esito di questo tremendo processo totalitario statalista-"sviluppista", diretto in prima persona e, ancor più, dietro le quinte dai pronipoti Ashkenazim dei Khazari giudaizzati(5), confermò in pieno le più fosche previsioni, la vera profezia, di Mikhail Bakunin(6).  

Alla voce "Khazaria" della "libera" e "autogestita" enciclopedia online wikipedia (capillarmente controllata e moderata per tutto ciò che concerne il politically correct) si può leggere: "Tra l'VIII secolo ed il IX secolo, consistenti nuclei di Ebrei semiti, dopo aver attraversato il Caucaso entrarono in contatto con i Khazari. I sovrani di quest'ultimo popolo imposero, per motivi di stabilizzazione politica, la conversione del Khanato alla religione ebraica. 

Questo fatto è stato alla base dell'elaborazione di diverse teorie, la più nota delle quali vuole gli Ebrei Askenaziti discendere direttamente dai Khazari (il romanziere ebreo Arthur Koestler sostenne in modo particolare questa tesi). 

Recenti studi genetici sembrano però dimostrare che elementi genetici originari del Medio Oriente dominano la linea maschile degli Askenazi (il cosiddetto cromosoma Y Aaron), ma la linea femminile potrebbe avere una storia diversa. Da ciò alcuni hanno dedotto che uomini del Medio Oriente abbiano sposato donne locali, il che significa che gli Askenazi non sono imparentati con i Khazari o che questi rappresentano solo una parte degli antenati degli attuali Askenaziti."(7) 

L’articolo cui si rimanda(8), in realtà non dimostra quanto pretenderebbe tale frettolosa conclusione. Il mtDNA degli ashkenaziti è estraneo all’originario bacino semitico mediorientale, ed è la discendenza matrilineare che ha più importanza(9), in primis per gli ebrei(10), nella determinazione della loro identità etnica. Inoltre, le ricerche genetiche di Eran Elhaik (dicembre 2012)(11) confermano la validità non dell'"ipotesi renana", bensì di quella "cazara". La stessa difesa da Shlomo Sand nel suo The Invention of the Jewish People (2008)(12) e prima di lui da Koestler e da altri studiosi(13). 

Gli Ebrei, per la stragrande maggioranza di etnia ashkenazita, quindi, paradossalmente, meno semiti degli odiati Arabi, hanno invaso, occupato e pulito etnicamente la Palestina, rifiutando poi sempre qualunque prospettiva di convivenza pacifica ed equa con i residui abitanti locali. E i despoti con zuccotto compiono sui prigionieri palestinesi sevizie e torture immonde in piena libertà esattamente come fecero in Russia i loro avi della Cheka(14) su una schiera innumerevole di disgraziatissimi slavi(15). E' una tradizione di famiglia che continua indisturbata da più di novant’anni.

Joe Fallisi



NOTE


(1) Il Gran Khanato di Khazaria o Khanato di Khazaria o Impero di Khazaria (618-1016), l’impero degli "Ebrei rossi" (appellativo medievale dovuto forse alla leggera pigmentazione mongola di molti Khazari), giunse, al suo apogeo, a confinare a sud-ovest con quello Bizantino, a nord-ovest con il Rus' di Kiev, a nord con le terre abitate dai Bulgari del Volga e a sud-est con l'Azerbaijan.

(2) Cfr. http://www.treccani.it/vocabolario/turanico/, http://www.treccani.it/vocabolario/turanide/. "Turchi. Termine correntemente usato nell'Europa occidentale a indicare il complesso, etnicamente oggi piuttosto multiforme, delle popolazioni parlanti lingue del gruppo turco degli idiomi altaici, stanziate dalla Siberia orientale ai Balcani. Le popolazioni turche originarie sono forse da accostarsi ai mongoli. Con questi esse ebbero probabilmente, un tempo, sedi comuni nell'Asia nordorientale, allontanandosene però, già differenziati, verso occidente, dove vennero successivamente a contatto con popolazioni iraniche (nell'Asia centrale e in Iran), caucasiche e indoeuropee (in Asia Minore, in Russia, nei Balcani), che turchizzarono in gran parte linguisticamente. Arduo è quindi ricostruire la composizione etnica (il tipo più puro dovrebbe essere rappresentato da baskiri, kazachi, kirghizi) di molte popolazioni turche; un criterio etnicolinguistico è quello di applicazione più plausibile in materia. Il termine europeo «T.» deriva dall'arabo turk, plurale atrâk  (bizantino tourkoi; cinese t'u-küe, riferito a una stessa popolazione turca già in fonti del sec. VI), che arabi e persiani, venuti nei secc. VII -X a contatto con popolazioni così chiamanti se stesse (türk è parola turca che vale "forza", e la si trova nel sec. VIII, come sinonimo di una confederazione, nelle iscrizioni della valle dell'Orkhon in Mongolia), generalizzarono applicandolo a tutte le popolazioni di lingua affine, e trasmettendolo in questa sua ultima accezione all'Europa. T. per eccellenza divennero però per quest'ultima solo gli ottomani, unica popolazione turca con cui gli europei siano stati a lungo a contatto diretto. (...) Circa le sedi originarie dei popoli turchi grande incertezza regna tuttora fra gli studiosi. L'opinione più plausibile pone codeste sedi in un settore compreso fra l'Altaj, i monti Tien Shan e il lago Bajkal. La questione della sede originaria è d'altronde connessa con quella dei rapporti dei T. primitivi con gli ugrofinnici e con le altre popolazioni uraloaltaiche, cui i T. sembrano vincolati da numerose affinità linguistiche, relative sia alla struttura del linguaggio, sia al lessico. La prima popolazione storica sulla quale vi sia qualche testimonianza precisa, e che possiamo chiamare turca nonostante sia sempre aperto il problema della sua maggiore o minore differenziazione dagli altri popoli altaici, è quella chiamata degli hsiung-nu, contro cui i cinesi costruirono nel 246 a. C. la Grande Muraglia. Il regno hsiung-nu restò unito fino al 40 a. C. alle frontiere settentrionali della Cina, poi si spezzò in due tronconi, occidentale e orientale. Con gli hsiung-nu occidentali sono forse imparentati gli unni. E probabile che dopo la sconfitta del 469 per opera dell'impero romano d'Oriente i resti di questa popolazione mescolatisi con gli ogur del mar Nero, abbiano dato origine ai bulghar, parte dei quali si insediò nel sec. VII nell'attuale Bulgaria, in seguito slavizzandosi. Un altro gruppo, quello degli utigur, avrebbe invece dato origine al regno dei bulghar del Volga, islamizzato nel sec. IX, e assorbito poi (sec. XIII) nella mongola Orda d'Oro. Certo è che la storia dell'Alto Medioevo europeo è piena di ricordi delle invasioni da Oriente di queste popolazioni nomadi costituite da predoni mobilissimi, molte delle quali sembrano appartenere a gruppi etnici di tipo turco, che, non appena si stabilizzarono, sparirono senza lasciar traccia, assorbiti dai popoli più civili con i quali vennero a contatto. E il caso, nel sec. IV, degli avari del Caucaso, che si stabilirono fra il Danubio e il Tibisco, assediarono nel 626 Costantinopoli, poi si fusero con gli altri popoli danubiani; dei khazar, popolazione d'incerta origine stabilitasi sul mar Nero fra i secc. IV e IX, composta da cristiani e da musulmani, e con religione ufficiale ebraica nel sec. IX, sconfitta e dispersa nel sec. XI dal principe russo Mstyslav e da Oghuz Qipcaq (ma la Crimea fu detta a lungo Hazaria anche dopo la loro scomparsa); dei cumani del sec. XI, protagonisti di tanta parte delle leggende medievali russe (in cui appaiono come polovcy), anch'essi spariti pressoché interamente; dei peceneg, che apparvero nel sec. IX a N delle terre dei khazar, e sparirono dopo essere stati sconfitti dai bizantini nel 1122. Difficile è inoltre distinguere le popolazioni turche e mongole tra loro e da tutte le altre che nel sec. IV risultano abitare, insieme con gli hsiung-nu orientali, la Cina del N (hsienpei, t'o-pa, ye-ta, juan-juan). Turco è però, questa volta senza dubbio, il popolo, o meglio la federazione di tribù guerriere riunite sotto un capo che porta il nome mongolo di qaghan (confederazione da cui si staccarono le altre popolazioni, protagoniste in seguito della storia turca) dei tu-küeh, dominante l'Asia centrale e orientale nel sec. VI. Questo regno di nomadi sciamanisti e totemisti (veneravano il lupo), fondato nel 552 su base patriarcale dal re Bumin, si divise nella seconda metà del secolo in due regni diversi, orientale (dall'Altaj fin quasi al mar della Cina) e occidentale (dall'Altaj all'Amu Dar'ja), e quest'ultimo ebbe, con il sovrano Istami, rapporti con Bisanzio. E' infatti di quest'epoca l'apparizione del termine Tourkoi, e di quello Tourkia, riferito alla regione geografica oggi detta Turkestan. (...)" (Grande Dizionario Enciclopedico UTET, vol. XX, UTET, Torino 1995, pp. 422-423. Cfr. http://en.wikipedia.org/wiki/Altaic_peoples, http://en.wikipedia.org/wiki/Central_Asia, http://en.wikipedia.org/wiki/Eurasian_nomads, http://en.wikipedia.org/wiki/Khazars, http://en.wikipedia.org/wiki/Mongolia, http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_Mongolia, http://en.wikipedia.org/wiki/Mongol_Empire, http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_medieval_Mongolian_tribes_and_clans, http://en.wikipedia.org/wiki/Mongols, http://en.wikipedia.org/wiki/Golden_Horde, http://en.wikipedia.org/wiki/Khanate, http://en.wikipedia.org/wiki/Crimean_Khanate, http://en.wikipedia.org/wiki/Göktürks, http://en.wikipedia.org/wiki/Oghuz_Turks, http://en.wikipedia.org/wiki/Turkic_people,  http://en.wikipedia.org/wiki/Turkish_people, http://en.wikipedia.org/wiki/History_of_the_Turkish_people,  http://en.wikipedia.org/wiki/Altaic_languages, http://en.wikipedia.org/wiki/Mongolic_languages, http://en.wikipedia.org/wiki/Mongolian_language,  http://en.wikipedia.org/wiki/Tungusic_languages, http://en.wikipedia.org/wiki/Kalmyk_language, http://en.wikipedia.org/wiki/Buryat_language, http://en.wikipedia.org/wiki/Nikudari, http://en.wikipedia.org/wiki/Turkic_languages, http://en.wikipedia.org/wiki/Mogholi_language, http://en.wikipedia.org/wiki/Turkish_language, http://en.wikipedia.org/wiki/Category:Indo-European, http://en.wikipedia.org/wiki/Proto-Indo-European_language, http://en.wikipedia.org/wiki/Indo-European_sound_laws, http://en.wikipedia.org/wiki/Indo-European_languages, http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Indo-European_roots, http://en.wikipedia.org/wiki/Indo-European_people, http://en.wikipedia.org/wiki/Proto-Indo-Europeans). L'opinione più diffusa in ambito scientifico è che l'origine dei Turchi sia connessa con quella dei popoli altaici e uraloaltaici. Le mescolanze (anche ma non solo) con gli indoeuropei, che semmai vennero turchizzati piuttosto che il contrario, furono successive. D'altronde, quando le orde di Gengis Khan giunsero molti secoli dopo alle terre dei Khazari, già sconfitti e sbaragliati, questi ultimi pensarono bene di collaborare con loro come con fratelli di sangue. Era la soluzione più naturale, assolutamente al di là del fatto che i mongoli fossero sciamanico-animisti e i predoni stanziati in Ucraina seguaci del nero Talmud. 


(4) L’odio e il disprezzo nei confronti del mondo contadino, considerato come forza "reazionaria", come intralcio e catena sulla via dell’industrial-capitalismo di Stato verso le "magnifiche sorti e progressive" e il "sol dell’avvenire" (oggi visibile a tutti nella sua realtà spettrale), è tipico, anche se certo non esclusivo, delle varie sette talmudiche marxiste (cfr. http://holywar.org/jewishtr/07poland.htm, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/61382, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/76879, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/76880, http://www.mailstar.net/marx-vs-the-peasant.html e, più in generale, http://www.mailstar.net/zioncom.html). Un esaustivo compendio di questo spirito-sguardo lo si può leggere nella squallida serie di articoli di "Rotta comunista" sull’argomento (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/100427). Val la pena ricordare che già nel Talmud l’agricoltura è definita "la più bassa delle occupazioni" (Yebamoth 63a) e che per centinaia di anni il lavoro principale, "d'elezione", degli Ebrei ashkenaziti nei territori dell'immenso Regno di Polonia-Lituania fu quello di arendarz (esattori), sfruttatori immediati e implacabili dei lavoratori della terra (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/68087, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/76374, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/78647, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/98232, http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/100442,  http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/100444, e, ancora, il 7°, fondamentale capitolo di When the victims rule: http://holywar.org/jewishtr/07poland.htm). 

(5) Emblematica, a questo proposito, la figura repellente di Lazzaro Kaganovich, l’"Eichmann sovietico", stretto collaboratore e ispiratore di Stalin innanzi tutto nelle imprese di pulizia etnica e genocidio dei contadini (non solo dell’Ucraina). Sopravvissuto indenne a qualunque "purga" e al dittatore stesso, ne causò, con ogni probabilità, la morte insieme con altri congiurati (cfr. http://www.mailstar.net/kaganovich.html, http://www.mailstar.net/death-of-stalin.html, http://www.mailstar.net/radzinsk.html,http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/100343). 
I "fattori di razza e nazione" sono operanti come forze materialissime - v. sull'argomento l'apposito saggio di Amadeo Bordiga: http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fattori_razzanazione1.htm, http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fattori_razzanazione2.htm, http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fattori_razzanazione3.htm (lo stesso Engels così affermava in una lettera a W. Borgius scritta nel 1894, un anno prima di morire: "Per noi, le condizioni economiche determinano tutti i fenomeni storici, ma la razza stessa è un dato economico."). Interessante la seguente annotazione di Marx ripresa da Bordiga: "Marx si interessa alla dottrina di Duchinsky (un professore russo di Kiev, domiciliato a Parigi). Questi sostiene che 'i grandi Russi, i veri Moscoviti, cioè gli abitanti dell'antico granducato di Mosca, sono in gran parte mongoli o finlandesi, come d'altronde sono mongoli gli abitanti delle parti orientali e sud-orientali della Russia europea. Vedo in ogni caso che la questione ha grandemente turbato il gabinetto di Pietroburgo (poiché sarebbe la fine del panslavismo). Tutti i sapienti russi sono stati invitati a redigere delle risposte o delle confutazioni; ma queste sono di una estrema debolezza. La purezza del dialetto grande russo e la sua parentela con lo slavo della Chiesa sembrano, in questo dibattito, testimoniare più in favore della concezione polacca che della concezione moscovita [...]. E' stato provato inoltre dalla geologia e dalla idrografia che all'Est del Dnieper si stabilisce una grande differenza 'asiatica' per rapporto ai paesi che restano all'Ovest del fiume, mentre l'Ural, come Marchison ha di già sostenuto, non costituisce affatto una separazione. Il risultato, quale Duchinsky lo, stabilisce, è che i Moscoviti hanno usurpato il nome di Russia. Essi non sono Slavi, non appartengono insomma alla razza indogermanica, e sono degli intrusi che bisogna respingere al di là del Dnieper. Il panslavismo, nel senso russo, è dunque un'invenzione del governo di Pietroburgo. Mi auguro che Duchinsky abbia ragione e che in ogni caso la sua opinione si generalizzi presso gli Slavi. D'altra parte, egli afferma che molti dei popoli della Turchia, fin qui considerati come Slavi, quali i Bulgari, per esempio, non lo sono'. Noi non sappiamo se questo brano sia stato adoperato nella polemica borghese recente contro la rivoluzione russa nella comune accezione che il popolo russo è asiatico e non europeo, e che per questo subisce la dittatura! Certo la tesi, assolutamente inoffensiva per il marxismo vero, è scottante per i Russi di oggi che, sulle orme di Stalin, fanno leva su una tradizione razziale, nazionale, e linguistica più che sul legame di classe del proletariato di tutti i paesi. Nel senso marxista il fatto che i grandi Russi siano da classificare come mongoli e non come ariani (vecchia frase che Marx ricorda spesso: gratta il Russo e troverai il Tartaro) ha (...) fondamentale importanza (...)"(http://www.quinterna.org/archivio/1952_1970/fattori_razzanazione3.htm).

(6) Cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/61307.


(8) Cfr. http://www.humanitas-international.org/perezites/news/jewish-dna-nytimes.htm.

(9) Com’è ovvio, delle due figure genitoriali la più certa è, in ogni caso, quella materna.
 
(10) Nella genuina ottica razzista-sionista male minore risulta l’unione di una femmina ebrea con un maschio goy, male maggiore il contrario, perché in questo secondo caso è l’eventuale discendenza stessa (non del cognome, ma del SANGUE) che viene spezzata. Val la pena ricordare che qui in Italia qualunque giudeo/a cittadino/a italiano/a può ricevere, a semplice richiesta, anche la cittadinanza israeliana (nonché andar a fare il servizio militare in Israele - e persino combattere per l’entità sionista), sol che porti le prove della propria ebraicità per via matrilineare "eletta". Effettivamente oggi Israele è l’unico Stato razziale del mondo.

(11) Cfr. http://gbe.oxfordjournals.org/content/5/1/61.full. Per quanto riguarda le ultime ipotesi e acquisizioni scientifiche sull'origine etnica degli ebrei ashkenaziti e le discussioni relative v.  ,  , http://www.khazaria.com/genetics/abstracts-cohen-levite.html,   ,   ,  ,  ,  ,    
, 
  http://judaism.about.com/,  http://www.khazaria.com/khazar-biblio/sec6.html,   
 
http://www.khazaria.com/khazar-biblio/sec14.html,   http://www.jewish-heritage.org/spp5.htm, http://www.rockethub.com/projects/7471-the-khazar-dna-project,  .


(13) Cfr. Herman Rosenthal, "Chazars", articolo tratto dalla Jewish Encyclopedia, 1901-1906, http://www.jewishencyclopedia.com/view.jsp?artid=402&letter=C; Hugo Freiherr von Kutschera, Die Chasaren, Holzhausen, 1910; il II cap. di John Beaty, Iron curtain over America, 1951, http://www.iamthewitness.com/books/John.Beaty/Iron.Curtain.Over.America.htm; Benjamin H. Freedman, Facts are facts, 1954, http://www.iahushua.com/JQ/factsR1.html, http://www.iahushua.com/JQ/factsR2.html, http://www.iahushua.com/JQ/factsR3.html, http://www.iahushua.com/JQ/factsR4.html; Arthur Koestler, The Thirteenth Tribe, Random House, 1976, http://www.christusrex.org/www2/koestler/, trad. it.: La tredicesima tribù, UTET, 2003; Alfred Posselt, Geschichte des chazarisch-jüdischen Staates, Wien 1982 - la tesi di dottorato di Posselt, lontano parente di Koestler, è forse il più considerevole fra tutti gli studi su questo tema, insieme con l’opera di Kutschera; Erwin Soratroi, Attilas Enkel auf Davids Thron. Chasaren-Ostjuden-Israeliten, Grabert-Verlag, Tübingen 1992, http://www.vho.org/D/Attila/; Paul Wexler, The Ashkenazic 'Jews': A Slavo-Turkic People in Search of a Jewish Identity, Slavica Publishers, 1993; Kevin Alan Brook, The Jews of Khazaria, Rowman & Littlefield Publishers, 2009 - 2° ed.

(14) Solo qualche nome: Moisei Solomonovich Uritsky - Boretsky -, anche conosciuto con l’epiteto-epitome de "il terrore ebreo contro il popolo russo", Jankel Yurovsky, V. Volodarsky - Moisei Markovich Goldshtein o Goldstein -, Olga Bronstein, I. S. Unschhlicht, Grigory Zinoviev - Ovsei-Gershon Aronovich Radomyslsky -, il "farmacista" Genrikh Yagoda - Enon Gershevich Ieguda, in onore del quale il Premio Nobel per la letteratura Romain Rolland scrisse un inno -, Yakov Agranov, Meer Trilesser, Mikhail Kedrov - Zederbaum -, Artemic Bagratovich Khalatov, Moisei Boguslavsky, Yakov Veinshtok, Zakhlar Volovich, Mark Gai, Matvei Gerzon, Moisei Gorb, Ilya Grach, Yakov Deich, Grigory Rapoport, Abram Ratner, Abram Slutsky, David Sokolinsky, Solomon Stoibelman, Semyon Firin, Vladimir Tsesarsky, Leonid Chertok, Isak Shapiro, Grigory Yakubovsky Jakov Bljumkin, Aron Soltz, A. A. Slutsky, Boris Berman, Shpiegelglas, Moisei Gorb, Lev Elbert, Arkady Gertsovsky, Veniamin Gulst, Ilya Ilyushin-Edleman, Matvei Potashnik, Solomon Milshtein, Lev Novobratsky, Leonid Reichman, Naum Eitigen, Boris Rodos, Lev Shvartsman, Isaia Babich, Iosif Babich, Iosif Lorkish, Mark Spekter, Karl Danker, Aleksandr Orlov, Martyn Latsis, K. V. Pauler, M. I. Gay, Isaac Babel, Béla Kun - Aaron Kohn, variante di Cohen -, Rozalia Zemlyachka - Zalkind -, Leiba Lazarevich Feldbin, Itzik Solomonovich Feffer, Alexander Contract, Zakhar Ilyich Volovich...). Nel gotha sbirresco non ho incluso il successore di Moisei Uritsky alla direzione della Cheka, l’assassino fanatico Felix Dzherzhinsky, essendo quest’ultimo polacco non ashkenazita - ma sposato, come d’ordinanza, a un’ebrea ashkenazita (la maggior parte dei dirigenti bolscevichi non-ashkenaziti ebbero come moglie un’ebrea ashkenazita, sorta di legge non scritta, ma ferrea) -, né quelli del sanpietroburghese Nikolai Ivanovich Yezhov, detto “il nano avvelenato” o “il nano sanguinario” (sposato anch’egli a un’ashkenazita), e del georgiano Cthulhu-Beria ("il nostro Himmler", secondo l’affettuoso appellativo di Stalin), ashkenazita solo per un quarto (da parte però di madre) - in compenso lo erano i suoi più vicini e fedeli assistenti. La Chrezvychainaia Komissiia, Commissione Russa Straordinaria per la Lotta Contro la Controrivoluzione e il Sabotaggio, poi divenuta GPU-OGPU-GUGB (NKVD), NKGB, MGB, KI, MVD, KGB, fu creata per volere di Lenin nello stesso anno del colpo di Stato, solo due mesi dopo. Nel 1918, con macabra ironia involontaria - che è sempre la più efficace -, i benefattori pensarono bene di mutarne il nome in Commissione Russa Straordinaria per la Lotta Contro la Controrivoluzione, la Speculazione e l'abuso di potere. In effetti occorreva da subito combattere e annichilire i controrivoluzionari. Il problema è che i bolscevichi avrebbero dovuto far fuori se stessi. E non era esattamente il loro scopo, almeno per il momento. Quanto ai Gulag (Glavnoe upravlenje lagerei, Direzione centrale dei lager, i cui ideatori-supervisori furono anch’essi, compattamente, ashkenaziti: Matvei D. Berman, l’"ebreo turco" Naftaly Frenkel, Mikhail Kaganovich, Lev Ilic Inzhir, Semyon Firin, Yakov Rappoport, Lazar Kogan, Sergei Zhuk), "il sistema dei campi di concentramento puntitivi appartiene alla storia sovietica sin dagli esordi, dai tempi di Lenin (già nel ‘20, presso le isole Solovki, situate nel Mar Bianco, a circa duecento chilometri dal circolo polare artico, era stato creato un ‘lager di lavori forzati per i prigionieri della guerra civile’, dove vennero imprigionati tutti coloro che si opponevano al nuovo regime, non solo zaristi quindi, ma anche anarchici, socialisti rivoluzionari, menscevichi), ma il maggior sviluppo avviene negli anni del consolidamento del potere di Stalin, e durante il suo lungo 'regno', che va dagli anni trenta fino alla metà degli anni cinquanta." (http://cronologia.leonardo.it/mondo26d.htm)

Saluto e memoria di Teodoro Margarita a Civiltà Contadina, il giorno del suo insediamento come presidente



Asso 23 febbraio 2013, nevica.

Cari amici ed amiche di Civiltà Contadina,
sono Teodoro Margarita, ho 52 anni, vivo ed insegno nella scuola pubblica ad Asso,in provincia di Como, nel Triangolo Lariano.Ho un figlio, Janus, di 13 anni. Coltivo un mio piccolo podere sul margine di una magnifica cascata, la Vallategna, il luogo che abito si chiama Cranno ed è un luogo speciale: già 4000 anni addietro era abitato, qui si sono rinvenuti i resti del Paleolitico tra i più antichi della Vallassina. 

Sono vegetariano da oltre 30 anni, è da quello stesso anno, il 1982, che, assieme alla mia prima moglie, Eva, in un terrazzo della costa d'Amalfi, ho appreso a coltivare ed amare piante e fiori. Mia madre, contadina, è stata una delle ultime maestre di spago nel mio paese nativo, Cava de' Tirreni. Ricordo, io piccino, che "voltavo la ruota" ovvero con le manine protese, aiutavo mamma a filare la canapa. Il nostro sodalizio, nel quale milito come salvatore di semi da una decina d'anni, ha conosciuto una fluidità notevole, ragion per cui, fatti salvi i soci storici, gli attivisti e fondatori dei vari gruppi locali, risente della "liquidità" tipica della nostra postmoderna era che viviamo, quindi mi presento a voi tutte e tutti. Sono il nuovo Presidente, resterò in carica, nella speranza che la salute e la Fortuna, che la vostra collaborazione e, mi auguro, dovendolo meritare, il vostro affetto, lo consentano, per i prossimi tre anni.

Succedo ad Alberto Olivucci, per me, nell'avvicinarmi a Civiltà Contadina, prima un mito, poi un amico. Si, un mito, per chi crede che la decrescita sia un valore, che non è la tivù a dettare la gerarchia ultima nelle cose davvero importanti, ed io una tivù nemmeno la possiedo, Alberto Olivucci che ha avuto l'intuizione feconda che solamente costituendo una libera, autonoma, associazione di seedsavers, custodi di semi rurali italiana, si potevano porre le basi per recuperare, conservare, rimettere in circolo questi semi bellissimi ed antichi, portatori di una canzone lontana, carichi di colori e forme, di aromi e profumi, unici, nostri, figli della tradizione che vive in quanto si rinnova nelle semine e nei raccolti, anno dopo anno. Alberto Olivucci ha iniziato e si è portato il fardello. Egli, il nostro fondatore ha il merito di aver iniziato ed accompagnato con tenacia e pazienza questa nostra avventura.

Alberto, resta con noi, ci accompagna e condivide il cammino.

A lui, il mio grazie più sentito. Voglio ricordare un nostro amico e dirigente, la cui scomparsa ha addolorato molti dentro e fuori la nostra associazione, se è vero, ed io ci credo e lo voglio credere, che chi non è con noi ci ha solamente preceduto e ci indica la strada, io sono certo che il caro Gianfranco Zavalloni, pedagogo insigne, ecopacifista convinto, disegnatore fine, autore di quella Dichiarazione dei diritti dei bambini e delle bambine che in casa mia ci ha guidato nell'allevare nostro figlio. Gianfranco è stato in Civiltà Contadina, fondatore della rete degli Orti di pace con la quale da sempre collaboro.

Onorato il mio debito, consapevole che i debiti di gratitudine si possano veramente onorare lavorando almeno  quanto la persona che si intende omaggiare, viceversa è vaniloquio, illustro, tento, è mio dovere farlo, quanto da sempre o da ora, da Presidente, sogno di attuare. Ricercherò sempre e comunque la condivisione, cercherò la composizione di ogni controversia, in un sia pur, relativamente piccolo organismo come il nostro, non sono mancate le frizioni, le incomprensioni. 

Il "motu proprio" non mi si confà. Già ben consapevole che i tre anni in carica saranno, se anche li dovessi vivere galoppando in sella a briglia sciolta, affatto sufficienti a realizzare quanto ho nel cuore e nella mente.

Se potessi, se avessi una bacchetta magica, gli Ogm sarebbero banditi, al pari delle armi nucleari, una volta e per sempre dal nostro Pianeta. Non è così, se siamo qui è perché precise e potenti, ultrapotenti lobbies li sostengono, impongono, foraggiando, corrompendo, assassinando a tutto spiano, specie nel Sud del mondo. 

Noi siamo qui, siamo gli alfieri della biodiversità. Parola difficile, io dico, siamo semplicemente, ciascuno di noi, ciascuno di voi, socia o socio, per un metro quadro o per ettari, per un vaso sul balcone o per campi più vasti, detentori di semi di vita, portatori di libertà e riproducibilità.

Tutto il mio agire andrà in una sola direzione: ottenere per questa vitale feconda, gioiosa biodiversità italiana e planetaria, visibilità, libertà di circolazione, di riproduzione, nel dono, nello scambio e, ma avrò occasione di tornare su questo, anche nella vendita,  e per questo mi batterò con le armi della tenacia e della parola, dell'esempio e della persuasione civile. 

Ho fondato il primo gruppo locale di Civiltà Contadina, dedicherò a questi le mie attenzioni, ciò significa, nel solco di quella fiducia senza la quale io stesso nulla avrei potuto nel mio territorio, che sarò ovunque invitato, scriverò e se sollecitato, consiglierò.

Nell'associazione abbiamo competenze e capacità, il Consiglio Direttivo mi starà vicino.

Siamo radicati soprattutto nel Centro-nord, o piuttosto nel Nordest, dovremo riequilibrare la nostra area di operazione. La biodiversità italiana è figlia e frutto delle regioni, tutte, nella penisola e nelle isole, lavoreremo in questo senso per un riequilibrio.

Ben al corrente del pullulare di altre iniziative, di altri gruppi, spontanei, o organizzati, aventi simili ragioni sociali, stiamo assistendo e siamo fieri di essere stati tra i pionieri, a scambi di semi ovunque in Italia, dal Veneto alla Campania, all'Emilia, un po' dappertutto giovani ricercano e intessono eventi legati al tema del buon seme riproducibile, intendo lavorare per fare della nostra associazione il lievito capace di far crescere, senza gelosie, inutili e dispendiose rivalità fuoriluogo, noi sappiamo quanto valiamo, tutta questa Primavera di biodiversità. Una primavera che si annuncia giovane e grintosa, abbiamo l'esperienza necessaria a capire, ad indirizzare, a consigliare. Noi ci saremo, Civiltà Contadina, a buon diritto presente nella Rete Semi Rurali, saprà esserci e crescere, in questo comune movimento. La presa di coscienza più ampia possibile dell'importanza, dirimente, della biodiversità, questione vitale sul collo delle generazioni a venire, è in noi, lavoreremo ed intrecceremo relazioni, in Italia e all'estero, saremo una gemma, questa nostra bella Civiltà Contadina, preziosa nel mondo in crescita di quanti hanno compreso.

"Nel seme c'è la speranza della vita, nel seme c'è la culla delle cose, facciamo fiorire il seme, facciamo fiorire le rose, facciamoci rondini e chiamiamo la Primavera, chiamiamola inSiEME."


Teodoro Margarita, neo presidente di Civiltà Contadina.
Discorso tenuto il giorno del suo insediamento 

Spiritualità concreta e coerenza fra il dire ed il fare




"Tutto ciò che emana dal Cuore è "pura idea" e quando è messa in pratica  diventa Dharma" (Sathya Sai  Baba)


Sul Sentiero Spirituale, la Coerenza può essere definita come la tensione ad allineare i tre corpi (fisico, emotivo, mentale).
In tale prospettiva, aspireremo, nel nostro vivere quotidiano, anche in quello apparentemente routinario e "banale":

- all'integrazione della personalità;
- al collegamento con il Sé superiore.

 La Sostanza dell'Anima è Amore, in senso attivo e, appunto, "c o e r e n t e" con le azioni: se è l'anima a dominare l'io, il "dire" diventa fare e il fare diventa "Opera d'Amore".

Il sentimentalismo emotivo, con il quale spesso l'amore è confuso, è fiacco e soggetto a variazioni umorali, poiché legato alla precarietà dell'io;

L'Amore è la "Forza e la Legge" del nostro Universo: attuandolo a tutti i livelli, evolviamo e favoriamo l'evoluzione:


 **Ti dico: che il tuo cuore s'accenda del fuoco della Compassione. In essa è sepolta la grande perla della conoscenza segreta**
("Foglie del giardino di Morya", I)


 Chi intende percorrere il Sentiero Spirituale, sa che il suo "dire" dovrà aderire al suo "fare", pena:

- la mancanza di credibilità del suo percorso spirituale;
- la ricaduta nel mondo brancolante dei profani.

 Egli svilupperà, con quotidiana vigilanza, una dote poco diffusa: la Coerenza.


La Coerenza rende riconoscibile una personalità matura e integrata; dà all'agire una sicura validità morale poiché: il "fuori" e il "dentro" coincidono armoniosamente; l'individuo "pensa e quindi fa" con modalità sintetiche e inscindibili, aderendo ai propri più Alti Valori.

In sostanza, poiché ogni Legge si rispecchia in tutto l'Universo, sembra che quanto più gli elementi di una sostanza sono coordinati, tanto più aumentano la potenza e i campi possibili di applicazione delle energie.

La Coerenza non va confusa con la rigidità o con l'inflessibilità, che ne costituiscono la degenerazione, gli aspetti "caricaturali", poiché non illuminati dalla sapienza dell'Amore.

Per l'uomo sul Sentiero essa è la rispondenza costante e gioiosa alla Voce dell'Anima, riconosciuta come la Sola Vera Guida.

Egli sa che la coerenza richiede l'educazione di una Volontà salda, sorretta dall'Etica e perennemente direzionata al Fine.

Per intraprendere realmente la Via che porta alla resa della personalità all'Anima è necessario "focalizzarsi" sulla Meta.

Essa appare all'aspirante ormai "pronto" come l'unico obiettivo degno di essere perseguito, al quale subordinare tutti gli altri.

Così lavoro, piaceri, successi mondani perdono attrattiva e vengono riconosciuti nel loro aspetto illusorio, o valutati solo per la loro funzione di esperienze-strumenti di evoluzione.

La Spiritualità perde i caratteri del sognante "abbandono alle energie dell'universo", e diventa strenua lotta: "dentro", nel mondo del "pensare" e del "sentire", per trasmutare i propri pensieri disarmonici e le proprie manchevolezze emotive; "fuori", nel mondo del "fare", per "portare il regno di Dio sulla Terra".

Al noto adagio "Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare", che rileva l'apatia e l'indolenza del comune agire umano, si sostituisce il Fuoco della "Prassi" insonne, che dimostra che "dire È fare".

Al "dire" ora si coniuga l'operatività disinteressata ed amorevole in favore dell'umanità.

I pensieri si fanno coerenti e mirati, i sentimenti puri ed elevati, la mente pronta a rispecchiare l'ideale, i rapporti diventano fraterni.

Per raggiungere questi obiettivi, preliminari all'iniziazione, la Volontà deve farsi così potente da mutare "il carattere", cioè la somma delle abitudini con cui abbiamo convissuto per lungo tempo.

La Coerenza sul Sentiero, saldamente perseguita, può portare allora alla "con-versione" (etimologicamente: "cambiamento di direzione").

Ciò avverrà solo se il nostro Cuore si sarà espanso, attraverso l'esperienza, il dolore e l'aspirazione, tanto da abbracciare tutta l'umanità.


Venerabile Maestro MORYA