Al Vaticano non piacciono i saggi di altre parrocchiette... (come ad esempio Rajneesh)



Ogni qualvolta un saggio compare sulla Terra e  mette a repentaglio la credibilità delle autorità religiose "ufficiali", queste sguaiano la spada contro gli ipotetici concorrenti. Ma le operazioni che il Vaticano compie sono subdole, spinge altri ad assumersi la responsabilità  della persecuzione. Ad esempio spinse Reagan a perseguitare Rajneesh (più tardi conosciuto come Osho), invitando tutti gli altri Stati del mondo a rifiutargli ospitalità e addirittura -si dice- avvelenandolo...  (vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2012/07/osho-rajneesh-qualcosa-che-so-di-lui-ad.html).  

Le autorità religiose riconosciute dall'Occidente spesso  utilizzano la propria influenza politica per denigrare  uomini straordinari. Il mondo concede ospitalità ai criminali di guerra più efferati ma chiude la porta in faccia ai santi che non fanno parte della parrocchietta del sistema.

Ma il karma è un gioco sottile sul quale possiamo riflettere proprio prendendo in considerazione l'episodio riguardante Rajneesh.

Il Vaticano chiese agli Usa di perseguitare Rajneesch. Così il Vaticano assunse un debito con il destino e subito dopo lo stesso paese che gli diede ascolto mise sul tavolo del mondo l'ipotesi che la chiesa possa avere ingannato il popolo per duemila anni.

Il vaticano ha cercato di inquinare la dignità di un filosofo come Rajneesh, denigrando il suo messaggio laico spirituale, senza pensare alle conseguenze delle sue azioni. 

Ma Rajneesh non è stato l'unico personaggio  perseguitato dalla chiesa...

Giancarlo Rosati



Veneto indipendente e spritz libero!

 


Il nostro, anzi il mio, Veneto -non dimentichiamo che sono mezzo veneto da parte di madre che era padovana e che son vissuto a Trieste (da bambino) ed a Verona (da giovincello) per tanti anni- e proprio in memoria di quella gioventù eroica e ribelle faccio mia la richiesta -sacrosanta e degnissima- delle autorità venete che chiedono come primo passo verso l'indipendenza che lo spritz sia libero (od a poco prezzo).

Paolo D'Arpini









Ecco le richieste al completo, segnalate dall'amico veronese Uberto Tommasi:


Referendum sull'autonomia del Veneto


1) Decade il monopolio dello stato sui tabacchi, perchè le sigarette le fen noialtri coe legne che avanza dala stua

2) Sovratassa sull'esportazione del prosecco fuori dal Veneto, perché noialtri sen boni de farlo e l'è giust che i nelo paghe

3) Riduzione in regione delle accise sul prezzo dello spritz (Spriss libero al massimo a un euro)

4) Scorporamento dalla regione di tutta la provincia di ROVIGO (parchè no i xe veneti dai mo)

5) Inserimento nelle scuole di almeno un'ora alla settimana di dialetto veneto (biasteme comprese, parché senó el bocia no impara)

6)Tassa sul lusso per i turisti di Venezia (perchè Venessia a xe bea e si ti vol vedarla... PAGARE)

7) Chiusura, abbattimento e bonificazione di strutture dedicate alla vendita di mezzi, stazioni e areoporti (Aerei, treni, machine e moto da noialtri no ghin voen parchè se usa solche tratori)

8) Rimodernizzazione del Ponte della Costituzione a Venezia (parché col piove se sbrissia)

9) Le lauree conseguite al di fuori delle Università della Serenissima (ghemo dito NO ROVIGO) vengono considerate estere e pertanto valutate valide tramite esame in sede


10) Sostituzione di tutti i ristoranti Sushi All You Can Eat con ristoranti locali "Poenta e Muset: tut quel che te vol, te magna finché no te sciopa"

11) Abolizione della parola "immigrato" da tutti i dizionari (perché ognuno sta a casa soa)

12) Spriss libero o al maximo a un euro lo ghemo dito?!  




Tao. L'utilità dell'inutile...

 “…il grasso da sé frigge sul fuoco, la cannella è tagliata perché commestibile,  l’albero della vernice viene inciso perché utile. Tutti riconoscono l’utilità dell’utile ma chi riconosce l’utilità dell’inutile? “ (Chuang Tzu)



Lao Tzu era in cammino con i suoi discepoli, quando giunsero a una foresta dove centinaia di falegnami stavano tagliando gli alberi, per costruire un grande palazzo. La foresta era già quasi tutta tagliata, ma era rimasto un albero, un grande albero dalle migliaia di rami, così grande che diecimila persone avrebbero potuto sedersi alla sua ombra. Lao Tzu chiese ai suoi discepoli di andare a chiedere perché questo albero non fosse stato ancora tagliato, quando l’intera foresta era oramai un deserto.

I discepoli andarono e chiesero ai falegnami: “Perché non avete tagliato questo albero?”.

I falegnami risposero: “Questo albero è assolutamente inutile. Non puoi farne nulla, perché ogni ramo ha molti nodi. Non è dritto in nessun punto, quindi non puoi farne delle travi e non puoi farne dei mobili. Non puoi nemmeno usarlo come combustibile, perché il suo fumo è molto pericoloso per gli occhi, potresti diventare cieco. Questo albero è assolutamente inutile. Ecco perché”.

Tornarono a riferire. Lao Tzu rise e disse: “Siate come quest’albero. Se volete sopravvivere in questo mondo, siate come quest’albero, assolutamente inutile. Allora nessuno vi farà del male. Se sei dritto ti taglieranno e diventerai un mobile a casa di qualcuno. Se sei bello sarai venduto al mercato, diventerai una merce di scambio. Sii come questo albero, assolutamente inutile. Allora nessuno potrà farti del male. E diventerai grande e immenso e migliaia di persone potranno trovare ombra sotto di te”.

Lao Tzu ha una logica completamente diversa rispetto alla tua mente. Dice: Sii l’ultimo. Muoviti nel mondo come se non esistessi. Rimani uno sconosciuto. Non cercare di essere il primo, altrimenti avrai dei nemici. Non essere competitivo e non cercare di dimostrare il tuo valore.

Non ce n’è bisogno. Resta inutile e divertiti.

Ovviamente è poco pratico. Ma se lo capisci, scoprirai che è molto più pratico a un livello più profondo, nella profondità, perché la vita è da godere e celebrare, la vita non è diventare un bene di consumo. La vita è più come la poesia che come una merce in vendita; dovrebbe essere come una poesia, un canto, una danza, un fiore sul ciglio della strada, che fiorisce per nessuno in particolare, che affida la sua fragranza al vento, senza alcun indirizzo, verso nessuno in particolare, semplicemente divertendosi, essendo se stesso...



Aneddoto raccontato da Osho in "Tao: The Three Treasures"

"Scienza e Magia"... secondo Lorenzo Merlo e Guido Dalla Casa

 


Diversamente da quanto ha imperato nella nostra cultura, scienza e magia sono soltanto due percorsi differenti che cercano risposte alle medesime domande. Contrapporle è inopportuno alla ricerca stessa. Riconoscere il loro significato culturale tende a creare consapevolezze individualmente e socialmente, quindi politicamente utili al cambiamento di paradigma del quale tutti percepiamo l’esigenza e auspichiamo l’avvento.

Scienza

Nel suo Fisica e filosofia del 1958 (1), Werner Karl Heisenberg esprime a chiare lettere che le prospettive aperte dalla fisica quantistica incrinavano le certezze che avevano fino a quel momento sostenuto le meccanicistiche verità della cosiddetta meccanica classica. Si aprivano concezioni e possibilità concettuali fino a quel momento castrate dall’assolutismo del materialismo e della sua genia: razionalismo, positivismo, scientismo.

Il fisico tedesco e il suo collega danese Niels Bohr erano stati i referenti del principio di indeterminazione, pilastro portante della fisica quantistica. Secondo quest’ultimo, non era possibile rilevare contemporaneamente il moto e la posizione di una particella. L’osservazione riguardava il microscopico mondo elementale. Tuttavia, coinvolge filosoficamente il mondo macroscopico che chiamano realtà tangibile. Ovvero, le verità culturalmente considerate definitive del meccanicismo, ad un certo ingrandimento, mostrano il loro limite, dunque la loro relatività.

Riportando in ambito relazionale, quindi umanistico, le osservazioni della fisica quantistica, possiamo riconoscerne la corrispondenza. Quando il contesto della relazione è condiviso, così le sue regole, il suo linguaggio, accezioni incluse, tende a realizzarsi un rapporto paritario, nel quale gli interlocutori si muovono su binari che non permettono accidenti, incomprensioni, equivoci. È il campo amministrativo. Tutto è chiaro e condiviso da tutti. Ma questo terreno, nonostante gli sforzi del razionalismo, non può contenere tutte le relazioni umane; non può realizzare sempre comunicazione. Basta un equivoco per dimostrarlo. Ed è proprio in questo libero campo umanistico, in cui ognuno impiega il proprio linguaggio, ordina il mondo secondo i propri principi ed esigenze, si muove secondo i propri bisogni, che la regola condivisa cessa di imperare e con essa l’infinità di ulteriori punti che ogni parte credeva fermi e ovvi.

Se in campo amministrativo, come in quello del biliardo, le parti si muovono secondo una logica comune e quanto affermato dal meccanicismo si compie senza sbavature, in quello relazionale le cose vanno diversamente, serendipicamente, come avessero una vita indipendente, capace di svincolarsi dal guinzaglio razionalistico con il quale crediamo di poterla governare a piacimento. Ciò che osserviamo non è più la realtà oggettivata e oggettiva, immobile e separata da noi. In essa osservato e osservatore creano una mente che esubera dal controllo che ambo le parti pretenderebbero: soggetto-materia-energia sono un solo organismo. In essa regna l’equivoco che, per allegoria, corrisponde a una particella – la nostra affermazione – che, in funzione del destinatario, prende un significato oppure un altro. Ovvero, nel rispetto della fisica quantistica, è visto dall’osservatore/destinatario come particella o onda.

In campo umanistico libero dal conosciuto, cioè dall’assolutismo culturale del razionalismo e della logica aristotelica, possiamo osservare comportamenti e realtà illogiche e immateriali, che la stupidità razionalista cerca di estirpare e sempre colpevolizza, come se la vita potesse esaurirsi nella sua amministrazione. In fisica quantistica, entanglement è il termine con il quale si riscontra una comunicazione che si compie senza i supporti che la fisica classica ritiene necessari. A distanze siderali due elementi possono reagire in contemporanea provocati dal medesimo stimolo. Significa che la verità del tempo lineare e uniforme non è più vera e che non sussiste più alcuno spazio tra gli elementi del reale.

Magia

Prima della scienza moderna ci erano arrivate le tradizioni sapienziali e la magia che, non a caso, definisce se stessa scienza suprema.

La magia è consapevole delle forze sottili che muovono pensieri, sentimenti, comportamenti, emozioni. Soltanto percentualmente pochi scienziati, tra cui Ilya Prigogine, David Bohm, Gregory Bateson, Fritjof Capra, sono all’altezza di riconoscere il merito della ricerca sapienziale. La maggioranza vanta ciò che si sta scoprendo ora come un’esclusiva personale. Un atteggiamento che certo castra l’apertura necessaria per accedere all’infinito e all’eterno. Affari loro, d’élite, ma anche nostri, culturali.

Forze sottili che nella magia nera permettono il dominio sull’altro e in quella bianca il bene comune. Una praticata per interesse personale, l’altra compiuta in nome di una deliberata bellezza che muove lo spirito di alcuni di noi. Il paragone con i tempi attuali, con l’incantesimo del liberismo, della protopandemia, del vaccinismo, ben rappresenta l’applicazione del maligno sul prossimo da parte di chi detiene il potere di farlo.

Nella magia l’illogico, l’irrazionale, l’impossibile non sono che categorie buie, in quanto il materialismo che le genera è inetto a fare luce. Nonostante tutto, esse sono di semplice disvelamento una volta consapevoli che il punto di attenzione è un vincolo che impone una certa realtà. Divenire capaci di cogliere il punto di attenzione dell’altro permette le due magie, una per soggiogare, l’altra per emancipare.

Nell’esperimento del gatto di Erwin Schrödinger, del 1935, lo scienziato austriaco ci dice che, aprendo la scatola nella quale giace un gatto e un marchingegno che può ucciderlo, lo potremmo trovare vivo o morto con pari probabilità. La congettura è relativa al relativismo quantistico, secondo il quale non si può determinare a priori lo stato di un elemento. Questo assume valore definitivo soltanto aprendo la scatola. Alcuno lo troveranno vivo altri morto. Se meccanicisticamente il doppio epilogo è impossibile, magicamente è l’ordinario.

È ordinario che la realtà sia nella relazione e che la sua descrizione non è che una nostra emanazione con la quale contemporaneamente la creiamo. Significa che una realtà c’è o meno, in funzione di chi la concepisce.

Il valore della filosofia estraibile dalle osservazioni quantiche non è quello di rielaborare attraverso il suo linguaggio la conoscenza delle tradizioni, bensì quello di riconoscere le dinamiche indeterminabili nella realtà affinché l’assolutismo del razionalismo torni ad occupare il ruolo parziale e amministrativo che gli compete lasciando ogni porta aperta a quello del mondo delle relazioni. Così facendo alzeremmo il rischio di dare vita ad una cultura nella quale tolleranza e amore avrebbero maggior potere emancipativo nei confronti del dominio della scomposizione, dell’analisi, dell’ordine, delle categorie, delle classificazioni e valutazioni. Tutte opere buone, ottime in contesto amministrativo, ma disastrose in quello relazionale, che pur non potendoselo permettere, cercano di comprimere l’infinito che è in noi, la potenzialità di cogliere l’energia cosmica, il suo flusso, il suo cangiare.

Dal volume che tutto contiene possiamo estrarre ogni realtà, inclusa quella logicamente e razionalmente irraggiungibile, quella che non sta nella forma e nella sostanza, quella che ad ogni tentativo di definirla le fa compiere un balzo avanti come per deridere l’inettitudine delle nostre trappole. Quella che solo la magia e la fisica quantistica lasciano cogliere a causa della loro idoneità a cogliere che mente-materia-energia sono la trinità di un solo ente.

Lorenzo Merlo




Ho reso partecipe di questo articolo Guido Dalla Casa, noto ricercatore dell’ecologia profonda e non solo. Ecco le sue note sull’articolo.

NOTE su SCIENZA E MAGIA

Il principio di indeterminazione fu formulato per la prima volta da Werner Heisenberg nel 1927. Fu convalidato da Niels Bohr, che in quel periodo era già un’autorità nel campo della Fisica, che sostenne la versione (in seguito sempre confermata) che l’indeterminazione non era una mancanza di precisione nei nostri strumenti o nei nostri sensi, ma una caratteristica insita in tutta la Natura e in tutti i fenomeni. Fu enunciato, per altra via e poco dopo, anche dal fisico austriaco Erwin Schroedinger, che riuscì a formulare l’equazione (che porta il suo nome) con la quale è possibile descrivere l’andamento della probabilità di trovare una “particella” in movimento. Successivamente, con i sistemi complessi, anche questa tenue prevedibilità è venuta meno. Oltre un certo tempo, l’andamento di un fenomeno diventa completamente imprevedibile, anche in linea teorica. Il determinismo e il meccanicismo sono finiti. In sostanza, il principio sancisce il fatto che la mente (l’osservazione) è inseparabile dalla materia-energia (l’osservato): la distinzione non ha alcun significato.

È interessante il fatto che il principio fu esteso ad altre coppie di grandezze (oltre a quella originaria quantità di moto-posizione): la più notevole è la coppia materia-energia/tempo: se cerco un tempo esatto, la cosiddetta “particella” è completamente indeterminata, cioè non è definibile in alcun modo, è un “fantasma” (vuoto quantistico).

Il fenomeno dell’entanglement, più volte dimostrato, sancisce la fine delle cosiddette “teorie realistiche locali”, sempre sostenute dalla fisica classica (e anche dalla relatività). In sostanza: sono possibili azioni istantanee a qualunque distanza. Sono le azioni ammesse dalla magia! Se due “particelle” sono state in qualche modo “in contatto”, lo saranno per sempre: nulla è separabile.

Sul gatto di Schroedinger: in quell’ora fra la rottura/non-rottura della fiala di cianuro e l’apertura della scatola il gatto si dovrebbe trovare in una posizione di vivo-morto. La logica aristotelica è saltata. Recentemente il fisico italiano Carlo Rovelli ha formulato una soluzione interessante: chi ha lo status di osservatore? Secondo una sua espressione “l’osservatore può essere anche un fotone”: in altre parole, non esiste alcun oggetto, né alcuna entità, esistono solo relazioni.

Guido Dalla Casa




 

Note

  1. Pubblicato in Italia da Il Saggiatore nel 1963.

Andiamo verso la luce o restiamo al buio?



Nonostante la narrazione che l’Occidente fa di se stesso, oltre le edulcorate vetrine di distrazione che mette in campo, si scoprono dei disordinati retrobottega. La disperazione è qui, oggi. Tutto viene fatto per nasconderla.

Oswald Spengler, Julius Evola, Réne Guénon, Friedrich Nietzsche, Zygmunt Bauman sono tra i più noti pensatori che, in modi differenti e più o meno diretti, hanno osservato la decadenza dell’Occidente. Proprio lui, quello che vanta di essere la guida del mondo, quello che ha prodotto una cultura che permette ai suoi uomini di giudicare gli altri popoli, di imporre unità di misura del giusto e del vero.

Se da una parte è doveroso non colpevolizzare, ma sottolineare la legittimità storica dell’arco epopeico della cultura occidentale, dall’altra ciò non significa non riconoscerne la sua precipitosa discesa verso il tramonto.

Cercando una ragione, per quanto presuntuoso, si potrebbe sostenere che la sua morte ha una sola causa e una moltitudine di sintomi.

Per causa si può addurre la separazione dal divino. Per sintomi basta prendere in toto tutto ciò che i vizi capitali già contemplano.

Separazione del divino è perdita del senso del sacro comune, è la vanità, l’individualismo, l’arroganza di parità con il mito, la mortificazione dell’eros. Tutti esiziali intenti promossi da una cultura dell’avere che ha creduto di poter fare a meno di quella dell’essere.

Senza un solco, senza una bussola, non è possibile trovare l’imperturbabilità per attraversare i deserti, la determinazione per navigare gli oceani, il coraggio per scalare le montagne, la tranquillità per scoprire gli abissi, la visione per elevarsi nei cieli.

Il senso del sacro è di semplice esplicitazione. Esso corrisponde al punto di attenzione. Un magnete che ci mantiene fermi sul pezzo. Se ciò può accadere anche nei confronti di un ultimo modello di telefono, di una borsetta firmata e di qualsiasi altro effimero oggetto di consumo, non significa che non vi siano livelli differenti.

La decadenza dell’Occidente – in senso lato, ovvero esteso a tutte le culture che ne hanno abbracciato i valori materialisti –, volendo, sta nell’aver buttato a mare i pochi valori tradizionali, per sostituirli con una messe di attrazioni usa e getta.

Le comunità, le nazioni, le differenze, le identità sono così venute meno e con esse la potenza dell’uomo si è ulteriormente mortificata, seppellita sotto montagne di facezie e falsi intenti.

Il nichilismo, il futile, l’ingannevole, il superfluo, il posticcio, il succedaneo, il surrogato, il buio, sono in agguato. Non serve uno studio, né una dimostrazione, né scienziati. Cancri e malattie psichiche sono solo alla loro alba. E sarà una giornata lunga, perché il crepuscolo dell’Occidente invece di essere colpito a morte da qualche esercito di saggi è mantenuto in vita, sebbene agonica, dall’accanimento terapeutico di tutti i suoi fedeli adepti. Singoli individualisti, attenti al proprio benessere che garantisca loro di andare a sciare d’inverno e un ombrellone d’estate.

Lorenzo Merlo



E se anche il mondo finisse... ?



Da dove viene la paura? E dove va? Tutte le tue paure sono frutto della tua identificazione.

L’uomo ha un’immensa capacità di adattamento a qualsiasi situazione.

Si dice che solo l’uomo e lo scarafaggio abbiano questa immensa capacità di adattamento a qualsiasi situazione. Ecco perché, dovunque trovi un uomo, trovi anche uno scarafaggio e dovunque trovi uno scarafaggio, trovi anche un uomo. Procedono insieme, tra loro esistono delle analogie. Perfino in luoghi lontani come il Polo Nord o il Polo Sud… Quando l’uomo raggiunse questi luoghi, si accorse improvvisamente di aver portato con sé alcuni scarafaggi. Erano in perfetta salute, vitali e in grado di riprodursi.

Se ti guardi intorno, vedi che l’uomo vive in moltissimi climi e in condizioni geografiche diverse, in situazioni sociologiche, politiche e religiose diverse, eppure riesce sempre a sopravvivere. È sopravvissuto per secoli: le situazioni cambiano continuamente e l’uomo continua ad adattarsi.

Non hai niente da temere. Se anche il mondo finisse… E allora? Tu finiresti con il mondo. Pensi forse che rimarresti in un’isola – da solo – mentre il mondo finisce? Non preoccuparti: avrai almeno la compagnia di qualche scarafaggio!

Se il mondo finisce, qual è il problema? Molte volte mi hanno fatto questa domanda, ma qual è il problema? Se il mondo finisce, finisce. La sua fine non creerebbe alcun problema, perché non saremmo più qui, saremmo finiti con il mondo e non rimarrebbe più nessuno a preoccuparsi. Sarebbe davvero la massima liberazione dalla paura.

La fine del mondo significa la fine di ogni problema, la fine di ogni disagio, la fine di ogni nodo allo stomaco. Nella fine del mondo io non vedo alcun problema! Ma so che voi tutti siete pieni di paura.

Il motivo è sempre lo stesso: la paura è una manifestazione della mente. La mente è codarda – deve essere codarda perché non ha alcuna sostanza – è totalmente vuota, perciò ha paura di tutto. La paura fondamentale della mente è che un giorno possiate diventare consapevoli. Quella sarebbe davvero la fine del mondo!

La paura fondamentale della mente non è la fine del mondo, ma è la possibilità che diventiate consapevoli, che entriate in uno stato meditativo nel quale dovrebbe scomparire: ecco la paura fondamentale! A causa di questa paura, la mente vi tiene lontani dalla meditazione e crea conflitto verso una persona come me, una persona che tenta di diffondere la meditazione e di mostrarvi la via della consapevolezza e dell’essere testimoni. La mente è la mia antagonista e non senza motivo, la sua paura è davvero fondata.

Forse non ne siete consapevoli, ma la mente è terrorizzata dall’avvicinarsi a qualsiasi cosa possa creare una maggiore consapevolezza. Sarebbe l’inizio della fine per la mente. Sarebbe la morte per la mente.

Ma il vostro essere interiore non ha niente da temere. La morte della mente è la sua rinascita, l’inizio di una vita reale. Dovreste essere felici, di fronte alla morte della mente dovreste rallegrarvi, perché non potreste godere di una libertà maggiore. Nient’altro potrebbe darvi le ali per volare alti nel cielo, nient’altro potrebbe far sì che tutto il cielo sia vostro.

La mente è una prigione.

Consapevolezza è uscire dalla prigione, ossia riconoscere di non essere mai stati in prigione, di aver soltanto pensato di esserci. E tutte le paure scompariranno.

Io vivo nello stesso mondo, ma non ho mai avuto paura, neppure per un istante, perché nulla mi può essere sottratto. Certo, potrei essere ucciso e starei a guardare ciò che accade, perché colui che ucciderebbero non sono io, non è la mia consapevolezza.

Nella vita umana la consapevolezza è la massima scoperta e il tesoro più prezioso. Senza la consapevolezza sei destinato a vivere nelle tenebre, pieno di paure. E continuerai a crearti paure sempre nuove, all’infinito. Vivrai nella paura, morirai nella paura e non sarai mai in grado di gustare neppure un minimo di libertà. E questo è da sempre il tuo potenziale; avresti potuto rivendicarlo in qualsiasi momento, ma non l’hai mai fatto.


Osho


Testo  tratto da: Beyond Psychology



Autopoiesi e cognizione... ed il cambiamento necessario

 


Pensiamo che capire sia tutto, che acquisire dati attraverso lo studio sia conoscenza. È un peccato che ci limita e che ci obbliga ad una storia di conflitto.

Penso di condividere la platonica prospettiva dalla quale appare in tutta chiarezza il mondo delle idee. Il filosofo ateniese lo chiamava Iperuranio. Uno spazio in tutto è già presenza, fuori dal tempo e dallo spazio. Uno spazio, aggiungo banalmente, in cui tutti i perché hanno già la loro risposta. In cui la circolarità del tempo diviene facile da riconoscere, così come la contiguità e la relazione di tutte le cose, ovvero l’autoreferenzialità dello spazio. L’eterno ritorno, il nichilismo come culmine della conoscenza, l’Uno come dimensione accessibile nell’astensione.

Il concetto non è semplice. Non lo si agguanta con un ragionamento. Serve ricrearlo. Come sennò andare oltre il materialistico e razionalistico limite del tempo oggettivo, della separazione delle cose, dello spazio misurabile che si pone tra esse?

Ma non si tratta di richiamare ad una questione elitaria, di graduatoria d’intelligenza. A sua volta – come tutte – nient’altro che un’autoreferenziale affermazione umana. Ogni nostra affermazione, financo quella imitativa, adagiata su un modello confezionato da altri, acquisita o rubata al mercato delle idee, appunto, presuppone una ricreazione di una delle infinite prospettive disponibili nell’infinito. Se non altro, nella misura in cui quell’idea, quella posizione e affermazione, occupa lo spazio del nostro pensiero e della nostra azione, impedendo così l’affermarsi di altro, alternativo da essa. La ricreazione non riguarda soltanto dunque le idee cosiddette innovative.

Nella mia personale concezione, quel mondo delle idee – pur non potendogli porre confini – è una sorta di volume che tutto contiene. Un cosmo nel quale tutte le dimensioni che gli uomini elaborano sono presenti. Un corpo dal quale ogni posizione può essere assunta. Un terreno sul quale tutte le affermazioni trovano il loro contrario. Un oceano nel quale ogni cosa si muove, offrendoci la sensazione di saperci nuotare, ovvero di trovare la conoscenza.

Se Platone, con la metafora del Mito della caverna – ricreazione occidentale del schopenhaueriano Velo di Maya, di vedica origine – alludeva all’abbaglio della presupposta conoscenza, nel pensiero del Volume la medesima debacle prende il nome di Bidimensione. Essa non è altro che una specie di fermo immagine della vorticosa realtà volumetrica. Un espediente obbligato dal nostro crederci e sentirci indipendenti da ciò che stiamo osservando, nonché dai lacci della logica a sintassi unica soggetto-verbo-complemento.

La bidimensione è necessaria per affermare, diviene superflua nell’ascolto. Essa, come una fotografia, contiene tutta la realtà che la nostra concezione, coniugata con l’interesse personale, è in grado di cogliere. Solo davanti alla fotografia che, non sempre inconsapevolmente, abbiamo estratto dal Volume, possiamo disquisire su come stanno le cose, su dove è la verità, su come progettare e raggiungere lo scopo. Ma non è un caso che ogni progetto che non sia relativo a pochi elementi, come un ponte, un sifone, un aereo o un palazzo, implichi la sua contraddizione. È ordinariamente così nel mondo delle relazioni, dove l’infinito di ognuno non può essere compresso entro le intenzioni di una sola parte.

Inconsapevoli di queste banalità ci si accapiglia per dimostrare, fare proseliti, avere ragione, attribuire responsabilità, eccetera. Si va così a mantenere la storia di conflitto che tutti conosciamo. Strano, verrebbe da dire, visto che la saggezza dei Veda risalgono al IX secolo A.C., che Platone ce la ricordò settecento anni dopo, e che Schopenhauer, sintetizzò il concetto con la sua espressione Velo di Maya circa centocinquanta anni fa. Ma anche come l’altro ieri, in altro modo, ci hanno fatto presente Gregory Bateson con la sua Ecologia della mente e Humberto Maturana con Francisco Varela con il loro Autopiesi e cognizione. Ma strano soltanto se siamo inconsapevoli prede del campo bidimensionale del razionalismo. Altrimenti logico. Sì, perché il Volume, non è da capire è da ricreare.

Lorenzo Merlo 



“IL SEGRETO” DI Bernardino del Boca - Zoonosi e Anticristo

 


Dal libro “IL SEGRETO” DI Bernardino del Boca – ed. 1988:

Alice Castello, 10 gennaio 1981  :

“… Credo che l’Anticristo stia preparando le sue coorti, preparando quel Grande Male che lui dirà di venire a sanare: “il grande inganno” a cui crederà buona parte dell’umanità, quella parte che poi verrà distrutta dall’Anticristo stesso e da coloro che portano il segno della Bestia, da coloro nel cui nome sono stati trucidati milioni di martiri. La religione crea i martiri. Sono pensieri spaventosi. Ma la nostra vita è soltanto una recita. Tutto è illusione. Solo l’individuo che sa di non essere soltanto un corpo, un personaggio, ma di essere un’Anima imperitura, può passare indenne attraverso il “grande inganno”.

“Non è la Natura che crea le malattie ma l’uomo  …   La Natura non può essere chiamata Male. Il vero male proviene dall’intelligenza umana e la sua origine è provocata solo dall’uomo razionale che si allontana dalla Natura. Perciò l’umanità è la vera ed unica fonte del male…”
(Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett Vol. I  Lettera n. 10/1882 – ed. 1968 pag. 106)  
http://www.teosofia-bernardino-del-boca.it/categorie/vaccinazioni/  -  http://www.teosofia-bernardino-del-boca.it/categorie/genetica-epigenetica/

Come ho detto  in “Salute  - il documentario che mancava” di Alberto Medici  https://www.ingannati.it/2022/03/13/salute-nuova-medicina-il-documentario-che-mancava/ se non si confuterà  la teoria che  tutte le epidemie-pandemie siano  ascrivibili  alla zoonosi  -  salto di specie dei virus dagli animali all’uomo -  si diventerà   inconsapevoli collaboratori  del Grande Male  previsto da  Bernardino  del Boca-

“La fine della teoria dei germi”  https://odysee.com/@insertcointoplay:2/igermismontanoilcorona:d -  a  30' le vere cause delle pandemie  (spagnola ecc.)  -  a 45' risonanze e credenze  ecc.

Paola Botta Beltramo



L'amore come via spirituale...


L’amore è doloroso perché apre la strada all’estasi. L’amore è doloroso perché trasforma: l’amore è cambiamento. Qualsiasi trasformazione è dolorosa perché occorre lasciare il vecchio per il nuovo. Il vecchio è familiare, sicuro; il nuovo è assolutamente sconosciuto. Nel nuovo ti muoverai in un oceano mai esplorato.

Per questa ragione nasce la paura; quando lasci il vecchio mondo – confortevole, sicuro – nasce il dolore. È lo stesso dolore che prova il bambino quando esce dal ventre della madre. La paura dell’ignoto, l’insicurezza dell’ignoto, la sua imprevedibilità, ti spaventano moltissimo.

Ma non si può avere l’estasi senza passare per l’agonia. Per purificare l’oro, esso deve passare attraverso il fuoco.

L’amore è fuoco.

È proprio a causa del dolore che l’amore procura, che milioni di persone vivono una vita senza amore. Anche loro soffrono, ma la loro è una sofferenza inutile. Soffrire per amore non è soffrire invano. Soffrire per amore è creativo: ti porta ai livelli più alti di consapevolezza. Soffrire senza amore è un totale spreco, non ti porta da nessuna parte.

L’amore più alto richiede che tu sia aperto. Richiede che tu sia vulnerabile. Devi lasciar andare la tua armatura, ed è doloroso. Non devi stare sempre in guardia, devi abbandonare la mente e i suoi calcoli. Devi rischiare, devi vivere pericolosamente. L’altro può ferirti – è per questo che hai paura di essere vulnerabile. L’altro può rifiutarti – è per questo che hai paura dell’amore.

Evitando la situazione, non puoi crescere. È necessario accettare la sfida. Occorre entrare nell’amore. È il primo passo verso dio, e non può essere aggirato. Quelli che cercano di evitare lo spazio dell’amore, non raggiungeranno mai dio.

È una necessità assoluta, perché diventi consapevole della tua totalità solo quando vieni stimolato dalla presenza dell’altro, quando la tua presenza viene rafforzata dalla presenza dell’altro, quando vieni aiutato a uscire dal tuo mondo chiuso, narcisista, e portato fuori sotto la volta infinita del cielo.

L’amore è un cielo, vastissimo. Essere in amore vuol dire mettere le ali. Ma naturalmente, il cielo infinito fa paura.

Inoltre lasciare andare l’ego è molto doloroso perché ci hanno insegnato a coltivarlo. Pensiamo che l’ego sia il nostro unico tesoro. L’abbiamo protetto, decorato, l’abbiamo lucidato in continuazione e, quando l’amore bussa alla porta, tutto ciò che ci occorre per innamorarci è mettere da parte l’ego: è doloroso, certo. È il lavoro di tutta la tua vita, è tutto ciò che hai creato, questo ego orrendo, questa idea che sei separato dall’esistenza.

La verità è che tu sei parte del tutto. Il tutto ti penetra, il tutto respira in te, pulsa in te, il tutto è la tua stessa vita. L’amore ti dà la prima esperienza di armonia con qualcosa che non è il tuo ego. L’amore ti insegna per la prima volta che puoi entrare in armonia con qualcuno che non è mai stato parte del tuo ego.

Se puoi essere in sintonia con una donna, con un amico, con un uomo, se puoi essere in sintonia con il tuo bambino o con tua madre, perché non puoi esserlo con tutti gli esseri umani? E se essere in armonia con una sola persona ti dà tanta gioia, quale sarà il risultato se sarai in armonia con tutti gli esseri umani? Ma se puoi entrare in sintonia con tutti gli esseri umani, perché non anche con gli animali e le piante? Un passo porta al successivo. L’amore è una scala: inizia con una persona, e finisce col tutto.

L’amore è l’inizio, dio è la fine. Aver paura dell’amore, aver paura dei dolori della crescita che l’amore procura, vuol dire rimanere chiusi in una cella oscura. L’uomo moderno vive in una cella oscura: è narcisista. Il narcisismo è l’ossessione più grande della mente moderna. L’amore crea problemi; puoi evitarli, evitando l’amore. Ma quelli sono i problemi essenziali! Bisogna affrontarli, viverli e passarci attraverso per andare oltre. L’unico modo per andare oltre è di passarci attraverso.

L’amore è l’unica cosa che valga la pena di fare. Tutto il resto è solo un mezzo, ma l’amore è il fine. Quindi, per quanto sia doloroso, entra nell’amore. Se non entri nell’amore – come hanno deciso molte persone – rimani intrappolato all’interno di te stesso. Allora la tua vita non è un pellegrinaggio, non è un fiume che va verso l’oceano; la tua vita è una pozza stagnante, sporca, e molto presto resteranno solo lo sporco e il fango.

Per rimanere limpido, devi continuare a fluire. Il fiume rimane pulito perché scorre.
Le persone che non amano si addormentano, diventano stagnanti, e prima o poi – più prima che poi – iniziano a puzzare perché non hanno nessun posto dove andare. La loro è una vita morta. L’uomo moderno si trova in questa situazione, e per questo motivo nevrosi di ogni genere, follie di ogni genere, sono dilaganti. Il disagio psicologico ha preso proporzioni epidemiche.

Questa nevrosi nasce dal tuo ristagnare, dal tuo narcisismo. Forse non ti uccidi prendendo del veleno o saltando dall’alto di una rupe o sparandoti, ma puoi suicidarti in modo molto lento, e questo è proprio ciò che accade. Pochissime persone si suicidano tutte di un colpo. Gli altri hanno scelto un suicidio lento, graduale: muoiono a poco a poco. Ma la tendenza al suicidio è diventata quasi universale. Non è vita questa, ma la causa, la causa fondamentale, è che abbiamo dimenticato il linguaggio dell’amore. Non siamo più così coraggiosi da buttarci nell’avventura chiamata amore.

La gente è interessata al sesso, perché il sesso non è pericoloso. È il fenomeno di un momento, non occorre coinvolgersi. L’amore è coinvolgimento, è impegno. Non è un fenomeno del momento. Quando ha messo le radici, può durare per sempre. Può diventare un impegno che dura tutta la vita.

L’amore è doloroso, ma non evitarlo. Se lo eviti, perdi la più grande opportunità di crescere. Entra in esso, con tutta la sua sofferenza, perché grazie alla sofferenza arriva una grande estasi. Sì, c’è agonia, ma da questa agonia nasce l’estasi. Sì, dovrai morire come ego, ma rinascerai come dio, come buddha.

L’amore ti darà il primo assaggio del Tao, del Sufismo, dello Zen. Ti darà la prima prova che dio esiste, che la vita non è priva di significato.

Quelli che dicono che la vita non ha significato sono quelli che non hanno conosciuto l’amore. In effetti stanno dicendo che nella loro vita è mancato l’amore. Lascia che ci sia il dolore, lascia che ci sia la sofferenza. Passa attraverso la notte oscura, e arriverai a una bellissima alba. Solo nel grembo della notte oscura, il sole può evolversi. Solo attraverso la notte oscura arriva il mattino.

Osho



Il destino non si sceglie... accade!



Quando scegli, rovini tutto, perché la tua scelta è, dopo tutto, la tua scelta. Come puoi scegliere il tuo destino? Puoi solo lasciare che accada, non puoi sceglierlo.

Se scegli, commetti un grande errore e non potrai che scegliere male. Stai commettendo un errore, quindi sei costretto a fare la scelta sbagliata! E allora molti sforzi andranno sprecati e continuerai a razionalizzare: “Come mai faccio così tanto e non accade nulla? Se non accade, ci devono essere delle ragioni! I miei karma passati stanno creando una barriera!” . Oppure: “Devo impegnarmi di più”. Oppure: “Ho bisogno di molto più tempo”. Oppure: “Ho iniziato tardi, ma nella prossima vita inizierò presto”.

Un aneddoto su Mulla Nasrudin…

Mulla Nasrudin aveva comprato un asino. Il proprietario gli aveva detto di dargli una certa quantità di cibo ogni giorno. Mulla aveva pensato che fosse troppo, quindi aveva detto: “Un po’ alla volta ridurrò il cibo dell’asino e lo abituerò a una razione più piccola”. E così fece.

A poco a poco, ogni giorno, il cibo era sempre meno, la razione ridotta. Infine, la razione diventò quasi nulla e l’asino cadde e morì.

Mullah disse: “Che peccato. Se avessi avuto un po’ di tempo in più, se l’asino non fosse morto, lo avrei abituato a stare digiuno. L’esperimento era quasi riuscito, è un peccato che l’asino sia morto”.

L’uomo continua a razionalizzare. Le razionalizzazioni non aiutano. Non cercare di scegliere. Piuttosto, lascia che accada! Ascolta il tuo swabhav, la tua natura, il tuo tao; senti le tue possibilità intrinseche. Sii sensibile, medita e non cercare di scegliere. A poco a poco, ti sposterai verso una direzione particolare. E quel movimento scaturirà da te, non sarà uno sforzo scelto. Ti succederà, crescerà dentro di te e comincerai a muoverti in una direzione.

E un giorno saprai se la bhakti fa per te. O se lo yoga fa per te. La direzione che ti accade naturalmente è quella che fa per te. La direzione che deve essere scelta e forzata non fa per te. Una direzione scelta sarà sempre ardua, difficile e alla fine futile. Una direzione non scelta, una direzione che ti è accaduta, sarà facile, naturale: sahaj.

Osho


Fonte: The Ultimate Alchemy



 

Essere Ramdass...

 



Nato nel 1931 Richard Alpert, meglio noto come Ram Dass, racconta in dettaglio, con la schiettezza disarmante e l’irresistibile umorismo che lo hanno sempre distinto, le esperienze da lui vissute mentre il mondo occidentale muoveva i primi passi con le sostanze psichedeliche e andava incontro all’Oriente alla ricerca di una spiritualità più viva e profonda.

Psicologo ad Harvard, nel 1967 Ram Dass si reca infatti in India dove, dopo mille vicissitudini, incontra il suo maestro Neem Karoli Baba.

Sotto la sua guida viene introdotto alla medita- zione e allo yoga e, soprattutto, alla visione oltre i propri condizionamenti e schemi mentali. Il dirompente cambiamento da lui vissuto ha provocato di riflesso un grosso impatto sulle trasformazioni culturali e spirituali della sua generazione.

Forse nessuno più di Ram Dass ha alimentato in Occidente l’amore e l’ardore per la ricerca spirituale.

Se hai mai fatto tua la frase “essere qui, adesso”, se hai praticato meditazione o yoga, provato sostanze psichedeliche, aiutato qualcuno in casa di cura, carcere o rifugio per senzatetto, se sei mai andato alla ricerca della verità spingendoti oltre le credenze sociali, rompendo schemi, osando e arrivando fino ai confini della percezione umana, allora la storia di Ram Dass è anche la tua.

Essere Ram Dass è un viaggio dalla mente al cuore, dall’ego all’anima.

 Fiorigialli.it  - info@fiorigialli.it
 
Neem Karoli Baba


Ram Dass (Richard Alpert-Roston, 6 aprile 1931) è uno psicologo statunutense. Dal 1958 al 1963 è stato ricercatore presso l’Università di Harvard, e in questo periodo ha condotto intense ricerche sulle sostanze psichedeliche con i colleghi Ralph Metzner, Aldous Huxley e il poeta Alien Ginsberg. Nel 1967 si trasferì in India, dove ricevette da Maharaji-ji, il suo guru, lo pseudonimo di Ram Dass, ossia “servo di Dio”. Durante il suo percorso ha istituito la Love Serve Remember Foundation e co-creato La Seva Foundation; il Rying Project e il Prison Ashram Project. È autore di classici internazionali sulla spiritualità. Netflix gli ha da poco dedicato un documentario sulla sua vita.

Rameshwar Das è uno scrittore e fotografo che ha conosciuto Ram Dass nel 1967. Insieme hanno collaborato a numerosi progetti, di cui il più recente è Be Love Now.

Il salto del Merlo...




“Se volete impegnarvi in battaglia, fingete di essere disordinati”  Sun Tzu (1).


Si sta ripetendo. Quelli della mia generazione avevano visto Martin Luther King e Nelson Mandela, ma la maggioranza non aveva incarnato che significava essere estromessi, essere considerati secondari, essere perseguitati, essere uccisi. La questione era etico-politico-ideologica, non empatico-sentimentale.

Ciò che sta accadendo ora, qui da noi in casa, ci spiega la differenza tra le due conoscenze e ci fa sentire nel corpo ciò che prima era un fatto intellettuale.

Naturalmente, per il momento, la censura che si sta verificando qui non è che una pallida ombra di quanto hanno dovuto subire i negri americani e sudafricani.


Ciò che sta accadendo qui ha qualcosa che assomiglia ad una vera lotta, forse più vera di quella sanguigna, in quanto più sottile e profonda. La capacità di attendere restando lucidi sarà forse una dote più importante di quella dei cannoni.


Le forze d’accerchiamento del regime sono avviluppanti. La quantità di armamenti d’ordine vario è dalla loro. Posseggono il reggimento più numeroso possibile, il popolo. Dispongono della sua inerzia, una qualità flaccida, difficile da spostare, eccellente nell’assorbire, elementare da farcire di pensieri e idee. Hanno le armi a ripetizione martellante migliori e in quantità soverchiante. Hanno alleanze con potentati più forti degli stati.

Dunque, oltre alle menti, anche le braccia, cioè la tv, la stampa, gli influenti, big tech.


La partita appare persa. Come dovevano sentirsi quei negri se non pieni di voglia di sottrarsi a tanta mortificazione? Come si sentono tutti gli uomini quando un bruto li mette all’angolo?


Ma la disperazione non è permessa. Avvicinerebbe la resa. È necessario resistere alla piega che ha preso il mondo. Una paziente attesa si impone affinché le risorse non vadano sprecate in vittimismo e TNT.


Il poco web che resta è una specie di vena d’oro, che si mostra soltanto a chi sa di aver concorso a trovarla, a darle forma. Tuttavia, è infiltrata di impurità. La mitragliatrice denigratoria spara inquinanti senza sosta su chi si pone domande e chiede risposte. E, siccome si può essere certi che chi dispone della forza la userà, le raffiche intorbidatrici non cesseranno di risuonare. Noi “i miserabili del web” (2) da ordinari individui, siamo divenuti di ordinaria eliminazione.


Possiamo essere certi, infatti, che gli apparati istituzional-privatizzati hanno investito e investiranno affinché manciate di gramigna vengano sparse tra e su noi, corpo ideale della nostra vena aurea. Un atto dovuto, affinché chiunque – per qualche dubbio sovvenuto o menzogna scoperta dell’ufficiale narrazione – sceso dal divano da dove si scorpacciava di Giannini, di Gruber, di Severgnigni, di Parenzo, di Mentana, di “vero giornalismo”, di “vera scienza”, di “vera democrazia”, non possa che restare disorientato.

Ma affinché anche quelli senza divano e senza tv si trovino di fronte al grande portale della realtà unica, sul cui timpano, a chiare lettere, leggeranno ancora il solo ritornello di quest’epoca malvagia: “la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza” (3) fino a dubitare di se stessi, fino ad accettare le pillole di bromurica libertà a punti. Un’altra loro arma di controllo di menti e di corpi.


Tutti abbiamo fatto l’esperienza che, operando sul piano razionale, si può anche arrivare ad ottenere un consenso da qualche fan della narrazione governativa della realtà, covidica, bellica o post-umanistica. Ma è un piano che non genera nelle persone una autentica capacità critica. Affinché ciò accada è necessaria una ricreazione personale, una motivazione profonda, un senso di sopruso subito, un interesse individuale. Se non scatta la scintilla, avremo ancora le medesime persone sotto incantesimo. Ci vuole un’emozione. Solo ponte su cui transitano i cambiamenti, le informazioni, le prese di coscienza. Pubblicitari, giornalisti, governativi e potentati lo sanno. Sanno come usare un’arma relazionale, come oltrepassare la barriera orwelliana così, apparentemente, insuperabile.

Solo con l’opportuna emozione ci si mette in moto. Diversamente, si capisce soltanto. L’intelletto non è il corpo. La comprensione cognitiva non è la ricreazione.

Tentare il proselitismo non serve. Esso si fonda sulla dimensione razionale, la più superficiale intelligenza tra quelle umane. E anche la più sopravvalutata e accreditata.


Senza ricreazione, l’amebica massa resta flaccida e senza mezzi per mutare se stessa. Mantiene le doti per fagocitare ogni corpo che le viene gettato addosso. È il suo cibo, della realtà divora tutto. Siano azioni incostituzionali, straccio dei diritti, imposizioni all’antrace, armi per ottenere la pace, eccetera.

Il menù che è in grado di digerire comporta un sussulto per ogni milite ignoto, per ogni Martin Luther King e Nelson Mandela, di qualunque colore essi siano esistiti. Comporta il Nobel sfregio della Pace a Barack Obama.


Non scomponiamoci dunque. La modalità dell’ascolto si impone, quella dell’affermazione è da tenere a bada. Sotto il ponte della sfibrante attesa passerà il momento utile per provocare emozione. Solo così quelli sul divano, tanto più alto da terra, quanto più fisso alla tv, troveranno il modo, da soli, di saltar giù, senza rischiare di rompersi l’osso della biografia. Perché è così che va quando ci si ricrea.


“Coloro che conoscono le condizioni del nemico sono certi di sottometterlo”

Sun Tzu (4).


Lorenzo Merlo 




Note

  1. Suz Tzu, Sun Pin, L’arte della guerra, Vicenza, Neri Pozza, 1999, p. 295.

  2. https://www.iltempo.it/esteri/2022/03/16/news/massimo-giannini-disinformazione-guerra-russia-ucraina-orrore-nascondere-miserabili-web-accuse-otto-e-mezzo-30859176/

https://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/guerra-di-bombe-e-di-propaganda-otto-e-mezzo-puntata-del-1632022-16-03-2022-429219

  1. Orwell George, 1984, Milano, Mondadori, 1973, p. 39.

  2. Sun Tzu, L’arte della guerra, Milano, Bur, 1997, p. 102.