Conoscenza, Scienza e Filosofia...
Il vero laico lo è anche nei confronti della laicità...
Il significato stesso di “laicità” impedisce l’assunzione di un modello, di un pensiero definito e specifico. Ciò vale anche per la cosiddetta Spiritualità Naturale o Laica, che è sincretica nell’accettazione delle varie forme di pensiero ma non riveste i panni di alcune d’esse, si tiene in sospensione, in una condizione di trascendenza.
Ovviamente la laicità per essere genuina deve essere distaccata persino dal concetto stesso di “laicità” ovvero non deve considerare questo atteggiamento di distacco come un prerequisito di verità.
Ciò è comprensibile se osserviamo i vari aspetti della spiritualità nel dominio dell’esperienza diretta e quindi dell’indescrivibilità del suo processo conoscitivo. In un certo senso la “laicità” è una forma di osservazione che denota assoluta libertà, una libertà che non può essere mai racchiusa in una descrizione. E d’altronde come potremmo mai descrivere il significato di “consapevolezza di Sé”?
Ma dal punto di vista dell’intelletto una certa “immagine” è possibile evocarla, in quanto il termine “Spiritualità Laica” rappresenta di per se stesso un concetto, un contenitore, in cui inserire tutte quelle forme “libere” di spiritualità sperimentate dall’uomo: taoismo, zen, non-dualismo…
Siamo coscienti di muoverci nell’ambito della concettualizzazione dobbiamo perciò far riferimento all’agente primo indicato con l’idea di spiritualità: l’Io.
Se partiamo dalla comprensione di ciò che viene osservato -esterno od interno- non possiamo far a meno di riscontrare che ogni “percezione” avviene per tramite della mente. La mente non può esser definita fisica, anche se utilizza la struttura psicosomatica come base esperenziale, la natura della mente è sottile, è lo stesso pensiero, ed ogni pensiero ha la sua radice nell’io. Quindi l’unica realtà soggettiva ed oggettiva attraverso la quale possiamo dire di essere presenti è questo io.
Chiamarlo “spirito” è un modo per distinguerlo dalla tendenza identificativa con il corpo, ed è un modo per ricordarci che la “coscienza” è la nostra vera natura. Quell’io – o spirito- che è la sola certezza che abbiamo, è l’unica cosa che vale la pena di conoscere e realizzare. Malgrado la capacità proiettiva della mente, capace di dividersi in varie forme, mai può scindersi quell’io radice da noi stessi. L’io è assoluto in ognuno.
Allora la spiritualità è il perseguire coscientemente la propria natura, il proprio io. Spiritualità laica è il riconoscere questo processo in qualsiasi forma si manifesti.
C’è equanimità e distacco, non proselitismo sul metodo praticato (appendice marginale della ricerca). Questa visione laica ha in sé una capacità sincretica ma anche la consapevolezza dell’insignificanza della specificità della forma in cui l’indagine si manifesta. Si comprende che ogni “modo” è solo un’espressione dello stesso processo in fasi diverse. Il percorso cambia con le necessità del momento e con le pulsioni individuali.
E’ la sincerità, onestà, perseveranza, che importano. Non ci sono pensieri, gesti, riti, dottrine da privilegiare. I flussi passano la sorgente è perenne. Sii ciò che sei, diceva un saggio dell’India, ed uno dell’occidente rispose: Conosci te stesso. In questo girotondo intorno al sé ogni strada è buona per stare in cerchio. Ma per andare al Centro..?
Occorre una conferma al nostro esistere? No di certo, perché lo sappiamo senza ombra di dubbio. Perciò questa coscienza-esistenza non può appartenere ad alcun credo, non è massonica, ebrea, cristiana, musulmana, è la vera ed unica “realtà” condivisa da ognuno. A che pro quindi cercare un riscontro – in forma di riflesso- se ci separa nello spirito? Le etichette sono inutili. E forse lo è anche questa della Spiritualità Laica, se non sottintendesse la futilità di ogni etichetta.
Paolo D’Arpini
Cadere nel Tao... come un gatto!
"Quando un gatto cade da un albero, si libera. Il gatto si rilassa completamente, e atterra leggermente a terra. Ma se un gatto stesse per cadere da un albero e improvvisamente decidesse che non vuole cadere, diventerebbe teso e rigido, e sarebbe solo un sacco di ossa rotte all'atterraggio.
Allo stesso modo, la filosofia del Tao è che stiamo tutti cadendo da un albero, in ogni momento della nostra vita. Infatti, nel momento in cui siamo nati, siamo stati buttati giù da una scogliera, stiamo cadendo, e non c'è niente che possa fermarlo."Psicopatologia del radical chic" di Roberto Giacomelli
Nel 1970, per la prima volta, il giornalista Tom Wolfe definì i “radical-chic”: erano la casta dei ricchi borghesi che - per moda o per noia - sostenevano apertamente le posizioni della pseudo sinistra. Questi “rivoluzionari da salotto”, animatori della “sinistra progressista” che va a braccetto con il capitalismo, sono oggi la più influente lobby ideologica dell’Occidente: dominano i grandi media internazionali, presidiano le Università, la Magistratura e i gangli vitali dello Stato, orientano il linguaggio, emettono sentenze e stilano i pressanti speech codes del “politicamente corretto”. Chi non si allinea ai loro dogmi, come dimostra il grottesco teatrino mediatico che invade i nostri schermi, è tacciato di razzismo, fascismo, sessismo e xenofobia.
La fine dell'era europea...
Ante scriptum - Interessante storia mondiale in compendio degli ultimi 500 anni – per una lettura domenicale. L’autore, John Michael Greer, è un eclettico, discendente, almeno idealmente, dagli antichi druidi. Il suo sguardo sul passato è impregnato di cultura mitologica, oltre che letteraria; forse per questo, o forse nonostante questo, la sua visione è chiarissima: in Ucraina non è in gioco l’indipendenza del paese – chi vuole vedere sa che il paese non è più indipendente dal 2014, quando si è venduto a Stati Uniti e UE – ma il destino dell’impero americano e del dollaro. La pacchia del dollaro, che l’autore stima – si tratta molto probabilmente di una stima per difetto – in un cadeau di mille miliardi l'anno, più o meno il bilancio del Pentagono, è prossima alla fine. Le modalità dell’affondamento del dollaro non sono chiare, ma l’autore vede un futuro, dunque la guerra nucleare non ci sarà. In questo futuro i destini di Europa e Stati Uniti si separeranno: la prima continuerà nel suo declino – le migrazioni sono l’equivalente delle invasioni barbariche, sebbene non abbiano potenza distruttiva – e i secondi diventeranno un terzo mondo – il mondo è infatti l’Eurasia. Da notare che anche per l’autore l’Europa ha perso l’ultima, grande occasione quando, con la fine della Guerra Fredda, ha respinto la proposta russa di un patto per la sicurezza comune. La stupidità europea deve molto alla stupidità tedesca, della quale anche Scholz è espressione; purtroppo in 150 anni di unità la Germania non ha mai goduto di una capacità politica adeguata al potenziale economico e culturale, e grave errore è stato acconsentirne la riunificazione
Franco Continolo
The End of the European AgeAll things considered, this is a good time to start talking about the geopolitical big picture. As I type these words, the Russo-Ukrainian war is still under way. The assault on Kyiv seems to have been put on hold so that the Russians could focus on clearing Ukrainian defenders from the Donbass region, while pitched battles rage in the south of the country, where Russian forces are pushing north along both banks of the Dnieper River. After a month of hard fighting, Russia has seized close to thirty per cent of Ukraine’s territory and shows no signs of backing down, and sanctions from the US and its client states in Europe and the western Pacific have done nothing to dissuade the Russian government from its course.
Meanwhile blowback from those sanctions is becoming a massive economic fact worldwide, and it’s by no means certain that Russia has lost anything as a result. India, the fifth largest economy in the world, has just finished making arrangements to trade with Russia outside the SWIFT interbank system, settling deals in rupees and rubles rather than US dollars. China, the world’s second largest economy, already has such a system in place. Shortages of diesel fuel and half a dozen other Russian-sourced commodities are setting off economic crises in various corners of the world, while the specter of a global food shortage is becoming increasingly grave—Ukraine is the world’s #3 exporter of wheat, while Russia holds the top spot in that category and also supplies the world with much of its fertilizer. The US and Britain have both tapped their strategic petroleum reserves in an attempt to keep oil prices down, but it remains to be seen whether that will be more than a stopgap measure.
It’s common just now to see these events as a temporary roadbump on the route to a future of business as usual, or to blame them on the supposed personal villainy of Russia’ds President Vladimir Putin. Such evasions are as easy as they are hopelessly mistaken. They betray, among other things, a stunning ignorance of history, since this is hardly the first time that an era of economic globalization has shattered under the pressure of geopolitics. Several thoughtful writers have already noted the parallels between the present crisis and the collapse of Victorian economic globalization a century ago.
The comparison’s exact. In 1913, as John Maynard Keynes pointed out in his deservedly famous work The Economic Consequences of the Peace, a wealthy Englishman eating breakfast with the Times open before him could buy and sell assets around the globe as freely as his equivalent in the United States in 2013. The pound sterling was the indispensible global currency in those days; the Victorian era’s worldwide telegraph network filled the role of the internet, sending orders to buy and sell across seas and continents at the speed of light. Free-trade agreements far more inflexible than the current examples erased barriers to investment and exploitation. The British army and navy, backed by state-of-the-art military technology, provided the backstop for it all. The only cloud on the horizon was the rising power of Germany, which wasn’t willing to settle for second-class status in a world run primarily for Britain’s convenience and profit.
Then 1914 came, a terrorist shot the heir to the Austrian throne, and one after another, most of the nations of Europe went to war. Free trade couldn’t survive once geopolitics took center stage: every combatant nation had to slap on currency controls to keep desperately needed funds from fleeing to neutral countries, and neutral countries responded accordingly, while sanctions and countersanctions among the contending alliances shredded the trust that made global trade work. By the time the war finally wound down in 1918, the global economy of the Victorian era was shattered beyond repair. Attempts to restore some semblance of it in the 1920s helped set the stage for the global economic disaster of 1929. Once the Great Depression hit, free trade was utterly discredited in the minds of most people, and fifty years passed before the United States set out to copy Britain’s imperial strategy for its own benefit, leading to our present situation.
Every nation, like every generation, passes from a youth full of ideals and high hopes to an old age defined by the exact mathematical consequences of its actions. The old belt of high civilizations had its own burdens and its own decadence to pay for, and paid for them. Now, its strength renewed, it’s rising, while the bill for Europe’s age of dominion is being totted up patiently by old Father Time, for payment in full. It shouldn’t be surprising, after all, that the nations that dominated the world during the preindustrial era should be in line to dominate it again as the industrial age winds down.
This, finally, is the wider context in which the Russo-Ukrainian war and its attendant economic convulsions need to be understood. The great question of early twenty-first century geopolitics was whether Russia, with its immense fossil fuel, mineral, and agricultural resources, would align with Europe or with rising Asia. It would have been quite easy for Europe and the United States to have brought Russia into a pan-European structure of alliances and economic relationships. All that would have been required is a reasonable attention to Russian concerns about national security and a willingness to put long-term goals over short-term profiteering. European and American leaders turned out to be too inept to manage those simple steps, and as a result, the question has been settled: Russia is turning east, throwing its resource base and its political support to China, India, and Iran. That didn’t have to happen, but it’s too late to change it now.
And the United States? We did what peripheral powers often do in ages of decline, when the imperial center begins to fold. We grabbed the reins of empire in 1945, when Britain was too weak to hold them any longer, and tried to make the same gimmick work for us. It didn’t work very well, all things considered. Now we’ve backed ourselves into the same trap that caught Britain in 1914: lethally overcommitted to an unaffordable global empire, hopelessly dependent on a global economy that’s cracking at the seams, and unable to realize that the world has changed. The next few decades will be a rough road for us.
That said, it’s the European age that’s ending, not the American age. The American age hasn’t begun yet. The United States these days is a Third World country catapulted by a chapter of historical accidents into a temporary position as global hegemon. Its Europeanized elites, in the usual Third World fashion, are a small minority maintaining a tenuous temporary mastery over restless masses that don’t share its ideals and its interests, and are beginning to sense their potential power. America is still young, and pregnant with the future; centuries from now, long after the European veneer has been thrown off, she will give birth to something else wholly new, and it will inevitably be even more unacceptable—and indeed wholly incomprehensible—to the conventional wisdom of Europe-as-it-is.
But of course that conventional wisdom will no longer exist by then. If history follows its usual track, by the time the future high culture of eastern North America begins to emerge, the age of European global dominion will be a distant memory, and Europe itself will have spent many centuries in its pre-imperial condition: a fragmented, impoverished, bellicose region on the faraway fringe of the civilized world. Its peoples and cultures, for that matter, may not have much in common with those residing there now. Nearly all the nations of Roman Europe went out of existence in the post-Roman era, swamped by mass migrations from elsewhere. At the beginning of the Common Era, the ancestors of today’s Spaniards lived in Ukraine and the ancestors of today’s Hungarians lived closer to China than to Hungary. In the same way, a millennium from now, many of the people who live in Europe may trace their ancestry to today’s Middle East or sub-Saharan Africa, and the historic nations of Europe will be forgotten, erased by tides of migration and conquest that establish new boundaries and new polities.
History is no respecter of persons, and it has a particularly harsh way of treating those who think their sense of entitlement matters in the great scheme of things. That’s worth keeping in mind, as we move deeper into an era of convulsive change whose consequences most people haven’t yet begun to gauge. Over the months to come, we’ll talk more about that, and about the consequences that are likely to follow from it.
John Michael Greer
Anandamayi Ma. Le Rivelazioni dell'Amore Divino - Recensione
I fatti narrati si svolgono per lo più nella mistica città di Benares. In questo magico contesto ci viene dato un quadro approfondito della sua intensa relazione con quella donna straordinaria che divenne la sua Guru: Sri Anandamayi Ma. Atmananda fu anche strettamente in relazione, per svariati anni, con J. Krishnamurti, con il quale ebbe un rapporto coinvolgente, anche se conflittuale.
Nel desiderio, quasi ossessivo, di capire il messaggio di Krishnamurti, Atmananda si spinse in profondità nel cuore della spiritualità indiana, incontrando Sri Ramana Maharshi e altri eccezionali saggi indiani, fino a diventare discepola di Anandamayi Ma.
Questo libro offre al lettore un vero e proprio darshan [esperienza della presenza] di Anandamayi Ma e del modo unico con il quale guidava tutti i suoi devoti verso l’auto-illuminazione.
Attraverso il vissuto di Atmananda sarà possibile fare esperienza di cosa significhi compiere un percorso di crescita e sviluppo spirituale sotto la guida di Anandamayi Ma, il cui nome significa Madre permeata di Gioia.
Fiorigialli.it - info@fiorigialli.it
La scienza dei Mudra....
Siediti in silenzio e lascia che le tue dita si muovano. Senti il movimento dall’interno, non cercare di vederlo dall’esterno. Quindi tieni gli occhi chiusi e senti i movimenti dall’interno. Lascia che l’energia scorra sempre di più nelle mani.
Le mani sono profondamente connesse al cervello: la mano destra all’emisfero sinistro, la mano sinistra all’emisfero destro. E se alle dita è concessa una totale libertà di espressione, possono essere rilasciate molte, molte tensioni accumulate nel cervello. Questo è il modo più semplice per liberare il meccanismo cerebrale, le sue repressioni, la sua energia inutilizzata. Le mani sono perfettamente in grado di farlo.
Da tali esperienze si è evoluta in Oriente una scienza separata: la scienza dei mudra. Le persone si sono rese conto che quando accade una certa cosa nella mente, la mano fa un certo gesto, assume una certa postura. Quando sei arrabbiato, può diventare un pugno. Deve diventare un pugno, perché rabbia significa che non vuoi allentare la tensione. Vuoi accumularla nella testa e poi diventa violenza.
Quindi nella rabbia la mano si chiude e diventa un pugno. L’energia non è rilasciata dalla mano, ma si accumula. Nella rabbia vuoi picchiare, colpire, perché la mano raccoglie troppa energia e ha bisogno di un rilascio immediato. Questo è ciò che sta dietro all’atto di colpire.
Ed è per questo che, quando sei arrabbiato, è molto utile colpire un cuscino, picchiare un cuscino: fa lo stesso effetto. Non importa chi stai picchiando. Non ha senso picchiare tua moglie, tuo figlio o il tuo amico: puoi picchiare un cuscino. Perché la cosa importante non è colpire, ma che l’energia accumulata è troppo pesante. Deve essere rilasciata, deve essere alleggerita.
Quando la mente diventa silenziosa, la mano fa dei gesti diversi. Quando la mente diventa assolutamente silenziosa, lo si vede dai gesti della mano. Hanno una grazia e un’eleganza che non sono di questo mondo: i gesti di un Buddha sono gesti di illuminazione.
I meditatori si sono seduti per secoli nel modo in cui vi sedete adesso per un motivo particolare. Una mano sull’altra crea un cerchio di energia: nulla è rilasciato. Dalla mano sinistra si sposta a destra e continua a girarti dentro: è un corto circuito! È immensamente potente. Raccoglie energia e la raccoglie in un modo diverso, non come pugno, perché quella è una linea spezzata in cui l’energia diventa troppa e deve essere rilasciata. Ma quando l’energia si muove in circolo non c’è bisogno di liberarla. Ecco perché in meditazione ci si siede in questo modo.
Ricorda e osserva che a volte troverai la mano sinistra in alto, a volte la mano destra. Non imporre alcun modello: qualunque sia il bisogno, l’energia prenderà quella forma. Quando la parte sinistra del cervello vuole rilasciare energia, assumerà una certa forma e quando è la parte destra del cervello a essere troppo carica, allora ci sarà un gesto diverso.
Puoi diventare un grande meditatore attraverso i gesti delle mani... Quindi, seduto in silenzio, gioca, lascia libera la tua mano... e rimarrai sorpreso.
È magico.
Testo di Osho da: The Madman’s Guide to Enlightenment
Da Calcata a Treia - Memoria sulla Festa dei Precursori del Circolo Vegetariano VV.TT.
Ma non voglio "prevedere" oltre alcunché di quel che mi aspetta, il passato è conosciuto solo a chi l'ha vissuto ed il futuro è ignoto a tutti, per cui mi limito oggi a rivedere alcuni aspetti del mio trasferimento, e lo farò tirando fuori da un vecchio cassetto alcune memorie che testimoniano il mio vivere vegetariano e naturista a Calcata ed i primi momenti del mio vivere a Treia.
Anche all'inizio usavo il sistema di “ognuno porta qualcosa” e talvolta, se non c’era spazio nella piazzetta di Porta Segreta, dove abitavo, andavamo nella piazzetta di San Giovanni, sui gradini altissimi della chiesa dove oggi c’è un piccolo museo d’arte contadina, oppure fuori porta dove c’era un ristorantino che ci accoglieva come ospiti a “mezzo-servizio”. Fausto Aphel, il proprietario, come noi un nuovo venuto in spirito pionieristico, ci preparava panini con insalata e formaggio prodotti da lui stesso. Il pomeriggio si andava a bere la cioccolata calda in un altro localetto, aperto da Giovanna Colacevich, la Latteria del Gatto Nero (ci lavorò pure il giovane Vittorio Marinelli), che a volte ospitava i nostri incontri estemporanei…. E così capitò che un bel giorno venne a trovarci Anna Maria Pinnizzotto, giornalista del Paese Sera, la quale aveva ricevuto l’invito, da un comune amico e suo collega, Roberto Sigismondi, per “venire a conoscere la realtà alternativa di Calcata ed il nostro programma de "La Due Giorni Vegetariana”. Emozionato per l’importanza ricevuta le fui al fianco per un’intera giornata e fra una chiacchiera e l’altra ne sortì fuori un magico articolo (che potete leggere qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/10/01/anna-maria-pinizzotto-racconta-il-nostro-vivere-vegetariano-e-naturista-a-calcata-una-testimonianza-preziosa-dei-primi-anni-quando-il-circolo-era-in-gestazione/…)
"Maggio a Treia: 27° anniversario del Circolo vegetariano VV.TT. – Fioriscono le rose, Wesak, Calendimaggio, Beltane…. dal 7 al 15 maggio 2011, nell’antica città dedicata a Trea / Iside"
L'occasione della Festa non era solo la celebrazione del 27° anniversario della fondazione del Circolo Vegetariano ma anche per inaugurarne la nuova sede di Treia (Macerata).
Tra la fine di Aprile ed i primi di maggio tradizionalmente si tengono le cerimonie dedicate alla Madonna, la Grande Madre, ai matrimoni, alla fioritura ed alla bellezza della natura, il segno zodiacale relativo è quello del Toro, in occidente, e del Serpente in Cina, simboli di saggezza e conoscenza. Inoltre ci troviamo in prossimità del Wesak, ovvero la ricorrenza della nascita del Buddha, e del Calendimaggio, chiamato anticamente Beltane, ovvero il periodo situato a metà fra l’equinozio di primavera ed il solstizio estivo (astronomicamente il giorno corretto è il 5 maggio).
I festeggiamenti di questa prima "riedizione" della Festa dei Precursori a Treia iniziarono il 7 maggio, comprendendo vari aspetti della conoscenza della natura e della vita, in particolare la trasmissione della conoscenza di cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale, spiritualità della natura, canti armonici e passeggiate erboristiche.
Il primo giorno della Festa, il 7 maggio 2011, tenemmo presso il Comune di Treia una tavola rotonda sul tema: “Cure naturali, agricoltura biologica, alimentazione bioregionale e spiritualità ed arte della natura”, compresa la presentazione di libri in tema, e per l’occasione furono invitati esperti naturopati ed erboristici, chimici, psicologi, dietisti, rappresentanti dei consumatori e specialisti in agricoltura ecologica per un necessario dibattito e confronto sulle varie discipline e su come poter mantenere l’organismo e l’ambiente in buona salute. L’incontro fu allietato anche da esibizioni poetiche e canore e da letture sulla tradizione contadina e dalla proiezione di diapositive.
La scaletta era:
Proiezioni in continuo di immagini sull’agricoltura contadina di Nazareno Crispiani
Benvenuto del Sindaco Luigi Santalucia e degli Amministratori Comunali
Saluto del Presidente Accademia Georgica, prof. Carlo Pongetti
Con interventi di:
Avv. Vittorio Marinelli, pres. European Consumers
Prof. Benito Castorina, docente Economia Agraria
Dr.ssa Milena Auretta Rosso, iridologa e naturopata
Signora Sonia Baldoni, erborista
Signora Lucilla Pavoni, scrittrice
Geologo Stefano Panzarasa, scrittore e musicista
Dr. Giorgio Vitali, chimico farmaceutico
Dr.ssa Caterina Regazzi, medico veterinario
Moderatore: Paolo D’Arpini.
Il secondo giorno, domenica 8 maggio 2011, fummo invece sul campo per apprendere i rudimenti dell’erboristeria e del riconoscimento delle erbe spontanee commestibili, a cura di Sonia Baldoni, al termine si poteva partecipare ad un semplice laboratorio per la preparazione di prodotti erboristici, soprattutto derivati dai petali di rosa che in questo momento dell’anno abbondano. Nello stesso giorno potemmo condividere il cibo bioregionale vegetariano da ognuno portato, in un simposio conviviale. Si tenne anche un momento di sharing matristico, con Antonio D'Andrea, di Vivere con Cura, sulle esperienze “casalinghe” da ognuno vissute, l’esecuzione di canti armonici ed una meditazione collettiva.
Inoltre l’8 maggio si inaugurava una mostra d’arte, sul tema trattato, nella nuova sede del Circolo vegetariano VV.TT. di Treia in Via Sacchette, 15/a (Vicino Porta Mentana o Montana). La mostra restò aperta sino al 15 maggio 2011.
Fra gli artisti che esponevano si notavano, tra gli altri: Domenico Fratini, Renata Bevilacqua, Orietta Duca, Nazareno Vicarelli, Daniela Spurio e diversi altri. L'intera manifestazione si svolgeva con la partecipazione ed il patrocinio morale del Comune e dell’Accademia Georgica di Treia.
Ed ora, per contraltare con la storia su Calcata, voglio segnalare (scusate la lunghezza dell'intera memoria...) l'articolo che la professoressa Antonella Pedicelli, affascinante e culturalmente preparata, ha scritto su Treia (Vedi: http://treiacomunitaideale.blogspot.com/2016/05/qualche-parola-sulla-citta-di-treia-dal.html). Questo articolo è inserito nel libro "Treia. Storie di vita bioregionale", una sorta di diario "day by day" in cui narro diverse avventure da me vissute durante i primi anni di permanenza a Treia.
Via delle Sacchette, 15/a – 62010 Treia (Macerata)
Tel. 0733/216293 – circolovegetariano@gmail.com
Osho: "Il vuoto ed il pieno si equivalgono"
"Atomismo Logico" - Bertrand Russell, Wittgenstein ed il Circolo di Vienna
Il grande sviluppo delle attività scientifiche indusse una serie di importanti filosofi ad affrontare i problemi connessi con la correttezza dei metodi di ricerca e la verifica della correttezza delle teorie scientifiche. Bertrand Russell (1872-1970), impegnato insieme a Whitehead in un tentativo di costruire un sistema logico-matematico assiomatico, si interessò anche ai problemi della conoscenza dando luogo ad una corrente filosofica che prese il nome di “Atomismo logico” (1)(6).
