1 febbraio 2022 - L'approdo della Tigre d'Acqua



Nel calendario cinese, al passaggio della tredicesima luna nuova, previsto per il 1 febbraio 2022, approda un  nuovo anno. L'archetipo lunare che emerge  è quello della Tigre d'Acqua (che ci accompagnerà sino al 21 gennaio 2023),     l'ultima sua apparizione  risale a 60 anni fa, ovvero al 1962, questo significa che coloro che sono nati in quell'anno ritroveranno  nel 2022  condizioni pressoché identiche, dal punto di vista archetipale, a quelle incontrate nel loro anno di nascita. Questo significa che potranno riconoscere i percorsi energetici nei quali s'imbatteranno e potranno, con l'esperienza accumulata durante la vita, affrontarli con maggiore oculatezza e risoluzione. E' come una "rinascita" che consentirà loro di aggiustare il percorso karmico. Infatti in Cina ed in Giappone vige l'usanza, al compimento del 60° anno di età, di indossare abiti di colore rosso a significare una nuova  uscita dal grembo materno.

La Tigre è perfettamente consapevole delle sue capacità e  non ha bisogno di dimostrare la sua potenza, tende quindi a raggiungere il suo scopo senza sotterfugi od aggiustamenti. La sua sincerità è talmente pulita che non necessita di approvazione esteriore. Lo vediamo anche nella sua attitudine nell'andare a  caccia, essendo perfettamente cosciente della sua forza non perde tempo ad affrontare la preda, si pone nascostamente controvento  in agguato ed allorché la preda ignara passa sulla sua strada con un solo terribile balzo l'atterra e la finisce in un sol colpo. Perché tergiversare e perché minacciare? Non serve quando la possenza è inequivocabile, una terribile zampata e la partita è chiusa.  

Di questo  atteggiamento "diretto" ne faranno le spese soprattutto  i nati della Scimmia, che manifestano tendenze opposte. La scimmia vive sugli alberi e sfida a distanza la tigre, magari con il lancio di qualche frutto maturo in testa accompagnato da  grida di scherno. La tigre aspetterà pazientemente il momento opportuno e quando la scimmia sarà distratta nel suo falso senso di sicurezza ed  abbasserà la guardia la tigre potrà sistemarla in silenzio con la sua micidiale zampata.  Dico questo per mettere in guardia me stesso e le mie sorelle scimmie poiché quest'anno dovremo fare i conti con un avversario che non teme rivali e sa attendere.

L'Acqua  è l'elemento che corrisponde all'informazione, infatti l'acqua porta i messaggi nel suo grembo, la saliva ci consente di percepire i sapori, il sangue distribuisce ossigeno e nutrimento  in tutto il corpo, un corpo che è composto massimamente di acqua.  Quindi la Tigre d'Acqua sarà fautrice di una corretta informazione, la sua sincerità non ammetterà menzogne e sotterfugi. Questo sarà un bene... ma forse sarà anche un male perché costringerà i nati di tutti gli altri segni a non  potersi nascondere dietro paraventi o maschere. Ciò mi fa venire in mente l'escamotage dei portatori che in Malesia viaggiano nella foresta indossando una mascherina dietro la nuca, conoscendo le abitudini della tigre che preferisce farla finita senza  inutili sfide, ma stavolta la Tigre d'Acqua sarà in grado di percepire la finzione e farà secchi i pretenziosi  portatori di informazioni fasulle.

Durante  quest'anno  dominato dalla Tigre i nati di questo archetipo si sentiranno particolarmente coraggiosi e determinati a farla finita con le bugie della società in cui viviamo. Il loro entusiasmo sarà contagioso e consentirà anche ai  nati di altri segni di approfondire le verità celate dietro le mascherine dei portatori di menzogne. La Tigre d'acqua ispirerà nuove idee, infonderà  nuovo entusiasmo nella ricerca della verità e indicherà nuove  soluzioni e nuovi progetti per superare l'ignoranza e l'ipocrisia.

La Tigre è pronta ad affrontare il rischio di contromosse poiché odia assoggettarsi alle direttive altrui ed alle convenzioni consolidate. Quest'anno potrebbe decidere di gettare al vento tutto quel che ha acquisito e sarà pronta a fare ciò che è necessario per affermare la verità.

Forse in alcuni momenti sentirà svanire il suo impeto, poiché -come l'acqua che la contraddistingue-  passa da situazione di quiete a situazioni di movimento. Nel percorso dell'acqua vi sono cascate e turbinosi flutti, onde tremende oppure bonaccia ed acque stagnanti, ma come dice il proverbio "gutta cavat lapidem", e la sua azione non mancherà, in un modo o nell'altro, di ottenere un risultato soddisfacente.

La Tigre è comunque sempre onesta ed aperta e queste attitudini serviranno da modello comportamentale  un po' per  tutti durante quest'anno, in particolare i  nati stessi della Tigre (ripartiti nei diversi anni: 1950 Metallo, 1962 Acqua, 1974 Legno, 1986 Fuoco, 1998 Terra,  ecc.) con effetti favorevoli o contrastanti a seconda dell'elemento incarnato, ma  risentiranno dei suoi influssi  anche i nati affini sul piano dell'idealità, quelli del Cavallo, simbolo della libertà, e quelli del Cane, simbolo della giustizia. Anche i nati del Bufalo, dotati di senso della misura, quelli del Serpente, propensi all'approfondimento, e del Gallo, ragionativi e  consci dei valori,  trarranno qualche  vantaggio dalle caratteristiche di quest'anno.  Potrebbero invece trovarsi a disagio, dovendo affrontare situazioni a loro poco congeniali, in primis i nati della Scimmia,  a meno che non  compiano un salto quantico evolutivo e non trovino la giusta via di mezzo, quelli del Drago, che vorrebbero partire lancia in resta senza nemmeno saper  conoscere la meta, ed i nativi del Topo, che preferirebbero adattarsi a compromessi utili alla sopravvivenza propria e dei propri cari. Parimenti infastiditi potrebbero risultare i nativi della Capra, costretti a non poter usare le loro moine per accattivarsi i potenti, quelli del Cinghiale, che non capiscono perché rovinarsi la vita con gli ideali quando ci sono tante ghiande da saccheggiare, e quelli della Lepre che preferirebbero vivere poeticamente  tra i fiorellini facendo l'amore e non facendo la guerra.

Comunque quest'anno non andranno molto di moda la falsità e l'ignavia e quindi un po' tutti saranno costretti a riflettere sulle bugie raccontare dal sistema e da se stessi per un quieto vivere. La burocrazia non è nel campo d'interesse della Tigre e perciò tutti gli esseri senzienti si sentiranno particolarmente oppressi da codici e codicilli fittizi   e cercheranno di scrollarsi di dosso tutte quelle imposizioni utili al mantenimento del controllo sociale. E come lo faranno? Soprattutto attraverso una corretta informazione sorretta dalla determinazione di non vedersi piegati da ogni sorta di restrizioni.

Insomma cercheremo un po' tutti di ottenere un certo grado d'indipendenza, se non una vera e propria "liberazione". Quest'anno sentiremo il bisogno di coltivare nuovi interessi e di partire verso nuove  scoperte. La Tigre d'Acqua ci spingerà a mantenere la calma anche nei momenti di crisi. Poiché una nave è in grado di affronare la tempesta solo se ammaina le vele e si lascia trasportare dalla corrente senza opporre resistenza al nuovo flusso. Durante quest'anno saremo in grado di sviluppare la nostra fantasia e di affinare le nostre capacità oratorie o letterarie, approfittiamone dunque con saggezza!

Per concludere inserisco alcuni aspetti dell'esagramma Lin, l'Avvicinamento, tratto dall'I Ching, che corrisponde all'archetipo della TIgre.  Il segno è caratterizzato da due linee chiare (intere) alla base che spingono verso l’alto 4 linee spezzate. Per I Ching è “La Terra sopra il Lago”. Si avvicina la primavera, si allungano le giornate, si vedono i primi segni di rinascita. Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase crescente, portando con sé un sentimento di gioia, una spinta a perseverare nell’impegno per raggiungere i propri obiettivi. La primavera, come la giovinezza, non dura in eterno; se si affronterà il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà padroneggiare e combattere, ma occorrerà prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del tempo ed essere nel giusto.  Nel destino c’è anche il regresso, ma suscitando in tempo un movimento di ascesa, prendendo cioè la giusta direzione, individuando da subito gli errori, si potrà diventare abbastanza forti per contrastare anche momenti di destino avverso.

Consiglio dell’esagramma: Che abbia inizio un vero e proprio cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai così capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti coloro che ti seguiranno!

Paolo D'Arpini








Coscienza cosmica....

 


            Ogni particella vive solo se in simbiosi con le altre, e non può esistere separata dall’organismo di cui è parte. La cellula (uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule (animali e vegetali) metterebbe in pericolo se stessa e il contesto in cui vive. Allo stesso modo una cellula impazzita (che può generare il cancro) può essere paragonata ad un uomo malvagio che può  mettere in pericolo la sua vita e quella degli altri componenti la “famiglia”.


            L’io individuale è un frammento dell’Io Assoluto. La coscienza collettiva è parte della Coscienza Cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza Universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza Cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali. In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza Cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, energia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’UNO, del Tutto Cosmico.


            La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo. I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è UNA. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo Collettivo e il Corpo Cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.


            Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario. Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra. Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che vive nell’universo.


            L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda. Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo. Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità rischia di morire. Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente collegato.       


 Franco Libero Manco




l'Uno nei molti... Unità e Dualità



Il supremo è uno, ma può essere visto da molte angolazioni e osservato da vari punti di vista. È uno, ma quando lo si esprime, l’espressione può assumere forme molteplici. È uno, ma quando ci si avvicina a esso le strade sono diverse. E tutto ciò che si dice in un sentiero particolare è solo un aspetto della realtà, non è la realtà totale.

L’esperienza del totale è possibile, ma la sua espressione no. L’espressione è sempre parziale. Puoi percepire e realizzare il totale, ma nel momento in cui lo esprimi, è solo un punto di vista: non è mai il totale.

Esistono due approcci fondamentali alla ricerca: il sentiero della conoscenza e il sentiero dell’amore. La mente dell’uomo è divisa in questi due aspetti. Queste non sono divisioni della realtà suprema, sono divisioni della mente umana. La mente può guardare la verità con l’occhio di un osservatore o con l’occhio di un amante. Questo non dipende dalla realtà suprema, ma dalla persona. Quando guardi con gli occhi di un amante, l’esperienza è uguale a quella di chi guarda con gli occhi dell’osservatore, ma l’espressione è diversa. 

Quando guardi attraverso l’amore, la tua espressione è totalmente diversa.

Perché questa differenza? Perché questa differenza estrema? Perché l’amore ha il suo linguaggio e la conoscenza ha il suo linguaggio. L’amore ha il suo linguaggio! Questi due linguaggi sono piuttosto contraddittori. Ad esempio, la conoscenza tende sempre all’uno, ma l’amore è impossibile se non ci sono due: l’amore è possibile solo quando c’è una duplicità. Ma devo affrettarmi a precisare che l’amore è un’esperienza molto misteriosa: è unità tra due. Due devono essere presenti, ma il solo fatto che due siano presenti non significa che anche l’amore sia presente: solo quando due iniziano a sentire un’unità profonda l’amore accade.

L’amore ha una qualità doppia: l’unità in due. La dualità deve essere presente e allo stesso tempo si deve percepire l’unità. E il linguaggio dell’amore mantiene questa dualità: l’amante e l’amato. Queste sono le due polarità. Tra queste due polarità si percepisce l’unità, ma quell’unità non può esistere senza queste due polarità.

L’amante dice: “Sono diventato uno con il mio amato; l’amato è in me”, ma non può parlare il linguaggio della conoscenza. Non può dire che la dualità è scomparsa, può solo dire che la dualità è diventata illusoria: “Siamo due eppure non siamo due”. Questo paradosso, “Siamo due eppure non siamo due”, è il linguaggio dell’amore. Non è matematico, non può esserlo, è il linguaggio dei sentimenti.

Puoi sentire l’unità senza diventare uno. Non c’è bisogno di diventare uno, è irrilevante. Puoi sentire l’unità senza fonderti, senza dissolverti. Puoi rimanere due esteriormente e interiormente diventare uno. Il sentiero della devozione, il sentiero dell’amore, afferma che se unità significa dissoluzione dei due, quell’unità non è altro che questo: un’unità che non ha poesia in sé, un’unità arida, un’unità matematica. L’amore dice che l’unità è qualcosa di più vivo, non è un’unità matematica. L’amante e l’amato rimangono, eppure iniziano a sentire di essersi dissolti. La duplicità rimane, ma diventa sempre più illusoria. L’unità è percepita come più reale della duplicità, ma la duplicità rimane.

Il ricercatore sulla via dell’amore dice che questa è la sua bellezza e che l’esperienza è più ricca grazie a essa. Un’unità matematica non può essere un’esperienza ricca. In un modo molto piatto, due cose sono scomparse e ce n’è solo più una. È meno mistico. Gli amanti dicono: “Rimaniamo due e tuttavia non siamo due” e continuano a considerare questa non-dualità nella dualità, l’unità nella duplicità. L’unità è alla base. In superficie, l’amato è l’amato e l’amante è l’amante, e c’è un divario. In profondità, il divario è scomparso. L’amore è un approccio poetico all’esistenza...


Osho



 Tratto da: Osho, The Ultimate Alchemy, Vol. 2 #11

La griglia psichica dei rapporti interpersonali

 


Spesso ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione)  incontrata. E' come osservare l'ambiente che ci circonda guardando da una finestra, ciò che vediamo è limitato e circoscritto dalla  posizione  e dimensione della sua apertura.

Ove questa “griglia”,  il nostro modo percettivo,  non aderisce con le situazioni e le emozionalità diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia  ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi)  dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un qualcosa di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice.

I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale,  Yin e Yang, e  dai movimenti (o elementi)  consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo.

Le opposizioni sono però solo completamenti della stessa energia archetipale, per cui  le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere  le affinità o le differenze,   il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.

Paolo D’Arpini





Integrazione di Antonella Pedicelli:

"Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.

Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire.

Nei rapporti di vario genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”.

Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.

Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote. La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! 

In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita."

Antonella Pedicelli




Avadhuta Gita di Dattatreya

 


La leggenda vuole che i genitori di Dattatreya fossero una coppia molto pia e che praticassero delle austerità per lungo tempo al fine di ottenere un figlio tanto atteso. La madre voleva intensamente che suo figlio fosse incarnazione del Nirguna Parabrahman (il Brahman Supremo privo di forma). Nonostante l'impossibilità che il senza-forma prendesse una forma, Brahma, Vishnu e Shiva le accordarono il figlio così desiderato. Dattatreya era un Avadhuta, uno "vestito di cielo", che sarebbe stato percepito dagli uomini come un asceta nudo.


Dattatreya non dichiarò mai di avere ricevuto l'istruzione da un Guru tradizionale, dichiarò invece di avere avuto ventiquattro Guru: l'acqua, il mare, vari animali, un fabbricante di frecce, ecc. Apprese così le varie tipologie di virtù: "La Pazienza dalla Terra, la Luminosità dal Fuoco, l'Imperscrutabilità dall'Oceano, la Solitudine dalla Foresta e così via, fino a sintetizzare tutte queste diverse virtù nella sua straordinaria vita", trovando l'istruzione spirituale attraverso questi e altri fenomeni naturali.

L'Avadhuta Gita, l'opera che gli viene attribuita, è una delle più chiare esposizioni della verità Non-duale. Nel Capitolo II, Dattatreya afferma "Non credere che coloro che sembrano immaturi, creduli, sciocchi, lenti, profani o falliti non abbiano nulla da insegnarti. Tutti loro insegnano qualcosa, impara dunque da essi." Nell'uso che Dattatreya fa di tutti i possibili Guru, troviamo che tutto ciò che normalmente è considerato un elemento dispregiativo, si applica come una categoria cui è tributato valore e deferenza. 

Questo tema prosegue nel Capitolo II "Non sottovalutare il tuo Guru se dovesse essere carente di lettere e di erudizione. Prendi la Verità che ti sta insegnando e ignora tutto il resto. Ricorda bene che un'imbarcazione dipinta e decorata ti farà certamente attraversare il fiume, ma altrettanto farà una barca semplice e disadorna." Né il Guru né il discepolo necessitano di erudizione. Devono soltanto essere saldamente nella verità.

(Testo puranico ripreso da Beatrice Polidori)



Strenna per il 2022 - "Chi sei tu?"


Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi che ridono dei loro stessi discorsi...

Siamo arrivati alla fine del 2021,  in questi giorni mi trovo a Spilamberto assieme a Caterina, abbiamo completato la correzione delle bozze del mio nuovo libro su I Ching, sullo zodiaco cinese  e sul sistema elementale indiano, integrato con discorsi sul taoismo, confucianesimo, nondualismo et similia. Credo che potrebbe essere un buon viatico per i viaggiatori protesi alla conoscenza di Sé.  
Ephemeria, una casa editrice di Macerata, si è detta disponibile a pubblicare il libro che dovrebbe uscire entro il 2022, anno della Tigre di Acqua (che inizia il 1 febbraio termina il 21 gennaio 2023).  
Nel frattempo lascio una traccia:

...dove la civiltà dei vivi e dei morti si incontrano!

Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento... potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un'analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l'attenzione dall'io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno. Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell'imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt'uno. La “farsa” del sogno mostra un'apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell'esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo. Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall'intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell'affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti. Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all'identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com'è nell'opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l'Io (Sè) si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l'identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell'individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l'essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l'automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività” (Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell'essere ed il “ritorno” all'intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia... e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo....

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall'identificazione con il personaggio incarnato. A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l'imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti (I Ching), un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell'analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare. Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti (I Ching) si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l'intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo, Zen, ecc.), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

Paolo D'Arpini


Amore... il grande desiderio (until you die)


Il vero amore porta sempre tristezza. È inevitabile, perché l’amore crea uno spazio che apre delle nuove porte verso l’essere. L’amore crea una situazione crepuscolare.

Nel momento dell’amore riesci a vedere ciò che è irreale e ciò è reale. Nel momento dell’amore riesci a vedere ciò che è privo di significato e ciò che ha significato; e allo stesso tempo ti accorgi di essere radicata in ciò che è privo di significato; da qui nasce la tristezza. Nel momento dell’amore diventi consapevole del tuo potenziale più alto, diventi consapevole del picco più lontano, ma tu non sei lì; da qui nasce la tristezza.

Hai una visione, ma è solo una visione e tra un attimo sparirà. È come se dio ti avesse parlato in sogno e poi quando ti svegli ti sfugge. Sai che è successo qualcosa, ma non è diventato una realtà. Era solo una brezza passeggera.

Se l’amore non crea tristezza, sappi bene che non è amore. L’amore è destinato a creare tristezza: più grande è l’amore, maggiore è la tristezza che lo segue.

L’amore apre la porta a dio. 

Due cuori si avvicinano… Sono molto, molto vicini, ma proprio in quella vicinanza riescono a vedere la separazione: questa è la tristezza. Quando sei distante non puoi vederlo così chiaramente: sai di essere separata. Ma quando desideri essere “uno” insieme all’altro, quando lo desideri con tutta te stessa, con grande passione, e ti avvicini sempre di più e poi arriva il momento in cui sei molto, molto vicina, ma non riesci ad andare oltre, sei bloccata e all’improvviso diventi triste. La meta è così vicina e tuttavia è irraggiungibile.

A volte dopo l’amore, sprofondi in una notte profonda e frustrante. Chi non conosce l’amore non conosce la vera infelicità, non conosce la vera angoscia. Vive una vita piatta. Non conosce le vette, quindi non è consapevole delle valli. Non ha mai raggiunto l’apice, quindi pensa, qualunque cosa stia facendo, che la vita sia tutta lì. Nell’amore, per un attimo, diventi ciò che dovresti essere. Ma è solo un attimo.

Se vuoi che diventi una realtà eterna per te, l’amore in se stesso non è sufficiente, è necessaria la preghiera. L’amore ti rende consapevole di questo bisogno e, se non inizi a entrare in preghiera, l’amore genererà sempre più tristezza.

Non puoi diventare “uno” nell’amore. Puoi solo avere l’illusione di diventarlo. E questo è il grande desiderio: essere uno, essere uno con il tutto, entrare in intimità con la realtà, scomparire completamente. Perché se sei, c’è infelicità; se sei, c’è angoscia; se sei, c’è ansia. È l’ego a creare il problema. Quando ti sciogli e scompari, quando diventi uno, non resta nessuno. Sei solo un’onda in questo oceano eterno di esistenza. Non hai un centro tutto tuo: il centro del tutto è diventato il tuo centro. Quindi l’ansia scompare, quindi l’angoscia scompare, quindi il potenziale è diventato realtà. Questo è ciò che chiamiamo illuminazione, questo è ciò che chiamiamo nirvana o realizzazione di dio.

L’amore va nella stessa direzione, ma può solo promettere, non può mantenere. Non può “consegnare la merce”: da qui nasce la tristezza. Senti di essere molto vicina al punto in cui potresti scomparire e tuttavia non scompari. Di nuovo inizi ad allontanarti dall’amato. Poi ti avvicini di nuovo e di nuovo ricadi nella tua solitudine. Ma non diventi mai “uno”. E se non lo diventi, l’estasi non è possibile...


Osho




 












Tratto da: Osho, Until you die #7

Bene e male. Mente e materia...

 


“Ciò che è, è. Non è né soggettivo né oggettivo. Materia e mente non sono separate, sono aspetti di una sola energia. Guarda la mente in funzione della materia e hai la scienza; guarda la materia come il prodotto della mente e hai la religione. Nessuno dei due viene prima, perché nessuno dei due appare da solo. La materia è la forma, la mente è il nome. Insieme fanno il mondo.” (Nisargadatta Maharaj)


Nietzsche dice che la compassione è indice di debolezza, la compassione che si prova per un malformato è male, mentre la religione dice che è bene. La selezione naturale è un bene perché porta al miglioramento della specie. Sembra Nazismo, e non sono d'accordo che la compassione sia sempre un male, ma nelle parole di Nietzsche c'è un fondo di verità. L'uomo deve essere sia Buono che Cattivo, perché la sola bontà è indice di debolezza (c'era una puntata di Star Trek in cui il Capitano Kirk si era sdoppiato nella sua dimensione Cattiva e nella sua dimensione Buona ed in entrambe le dimensioni ha creato molti problemi, la sua parte Buona gli impediva di comandare e di prendere decisioni difficili, la sua parte cattiva lo faceva immorale e aggressivo.) Quindi come dice Nietzsche il solo Buono, come vorrebbe la religione, è un debole ed un perdente. Un po' di sana cattiveria è necessaria affinché si possano avere relazioni naturali tra gruppi di individui.

Citazione: “Gandhi riuscì a fare la Rivoluzione senza sparare, contro la potenza mondiale dominante. Era sia politico che filosofo, non avrei detto né che fosse debole né che fosse cattivo, sicuramente molto saggio. Anche nel citare la ricchezza, diceva che se hai qualcosa che non usi, sei un ladro. Quindi devi darlo a chi non lo ha. Secondo me ci vuole molta forza interiore per fare questo, non c'è debolezza.”

Considerazioni raccolte da Maddalena Taroni



Memoria sulla peste di Ginevra del 1530... se la storia si ripete!


"Quando la peste bubbonica colpì Ginevra nel 1530, tutto era già pronto. Hanno persino aperto un intero ospedale per gli appestati. Con medici, paramedici e infermieri. I commercianti contribuivano, il magistrato dava sovvenzioni ogni mese. I pazienti davano sempre soldi, e se uno di loro moriva da solo, tutti i beni andavano all'ospedale.

Ma poi è successo un disastro: la peste andava spegnendosi, mentre le sovvenzioni dipendevano dal numero di pazienti.

Non esisteva questione di giusto e sbagliato per il personale dell'ospedale di Ginevra nel 1530. Se la peste produce soldi, allora la peste è buona. E poi i medici si sono organizzati.
All'inizio si limitavano ad avvelenare i pazienti per alzare le statistiche sulla mortalità, ma si sono presto resi conto che le statistiche non dovevano essere solo sulla mortalità, ma sulla mortalità da peste.
Così cominciarono a tagliare i foruncoli dai corpi dei morti, asciugarli, macinarli in un mortaio e darli agli altri pazienti come medicina. Poi hanno iniziato a spargere la polvere sugli indumenti, fazzoletti e giarrettiere. Ma in qualche modo la peste continuava a diminuire. A quanto pare, i bubboni essiccati non funzionavano bene.
I medici andarono in città e di notte spargevano la polvere bubbonica sulle maniglie delle porte, selezionando quelle case dove potevano poi trarre profitto. Come scrisse un testimone oculare di questi eventi, "questo rimase nascosto per qualche tempo, ma il diavolo è più preoccupato di aumentare il numero dei peccati che di nasconderli."

In breve, uno dei medici divenne così impudente e pigro che decise di non vagare per la città di notte, ma semplicemente gettò un fascio di polvere nella folla durante il giorno. Il fetore saliva al cielo e una delle ragazze, che per un caso fortunato era uscita da poco da quell'ospedale, scoprì cosa fosse quell'odore.
Il medico è stato legato e messo nelle buone mani degli “artigiani" competenti. Hanno cercato di ottenere più informazioni possibili da lui.

Comunque, l'esecuzione è durata diversi giorni. Gli ingegnosi ippocrati venivano legati a dei pali su dei carri e portati in giro per la città. Ad ogni incrocio i carnefici usavano pinze arroventate per strappare loro pezzi di carne. Venivano poi portati sulla pubblica piazza, decapitati e squartati e i pezzi venivano portati in tutti i quartieri di Ginevra.  L'unica eccezione fu il figlio del direttore dell'ospedale, che non prese parte al processo ma spifferò che sapeva come fare le pozioni e come preparare la polvere senza paura di contaminazione. È stato semplicemente decapitato "per impedire la diffusione del male".

François Bonivard, Cronache di Ginevra, secondo volume, pagine 395 - 402”



Bugie religiose, favole ecclesiastiche ed altro ancora...



La piaga della cattiva informazione religiosa e della alterazione dei fatti accaduti ha origini antiche: il primo, nella tradizione religiosa a parlarne fu il profeta Geremia (8,8) che si lamentava dicendo: “Perché dite la legge del Signore? A legge menzognera l’ha ridotta la penna menzognera degli scribi”. Nel corso della storia i Testi sacri pare siano stati più volte manomessi, spesso per compiacere il regnante di turno.

Pipino il re dei Franchi, su richiesta di Stefano III, venne a liberare la Chiesa dai longobardi e restituì alla Chiesa i territori riconquistati in virtù di un documento fatto preparare dal papa secondo cui erano donazione di Costantino.

Secondo alcuni autori nel tempo di Costantino fu nominata una commissione di correttori, composta da ecclesiastici e politici i quali, con la scusante dell’ortodossia, ritoccarono i testi evangelici nel momento in cui il cristianesimo diventava religione di stato e doveva trovare l’approvazione di un imperatore pagano fino al punto della morte.

Alcuni decenni più tardi S. Girolamo fu incaricato, suo malgrado, dal papa Damaso III nel 382 a rivedere il testo in latino dei Vangeli, nonché la traduzione delle lingue originali delle Scritture in ebraico. S. Girolamo disse che le generazioni future lo avrebbero accusato di aver manomesso le Scritture. Anche S. Agostino criticò l’operazione. Damaso fu creduto il primo autore del Liber Pontificalis che era l’elenco dei primi vescovi di Roma, a cominciare da Pietro; in realtà pare sia un falso che si aggiunge alla vasta serie di “falsificazioni Simmachiane” dell’inizio del sesto secolo, quando papa Simmaco per evitare di essere processato fece produrre una enorme mole di documenti inventati: carteggi interi, atti di un Sinodo mai tenutosi, documenti di processi ideati, il tutto per creare precedenti fasulli su cui basare la sua pretesa di non dover essere giudicato da nessuno al mondo, neppure da un concilio.

Nel VIII–IX secolo, dato che il testo di S. Girolamo detto Vulgata era stato più volte ricopiato, studiosi come Alcuino e Teodulfo, cercarono di correggere errori linguistici e testuali che si erano insinuati in tale versione. In seguito, per rendere di più facile consultazione le Scritture, altri ne suddivisero il testo in capitoli. Nel 1546, durante il Concilio di Trento, la Chiesa cattolica, da una parte sancì l’autenticità della Vulgata e dall’altra ne auspicò la revisione. Furono istituite apposite commissioni, ma impaziente di vederla completa, il papa Sisto V volle portare di persona a temine l’impresa e attenendosi al testo di Lovanio e con l’aiuto di Bellarmino intervenne sulla versione di S. Girolamo e quando incontrava punti oscuri non si faceva scrupolo di aggiungere o levare parti del discorso con l’intento di renderlo più chiaro. Ma nel 1590, mentre l’opera era in stampa il papa morì e i cardinali la ritirarono lasciando l’opera ancora piena di errori..

La nuova edizione, detta sisto-clementina, vide la luce nel 1592 sotto Clemente VIII e rimase a lungo la versione ufficiale della Chiesa Cattolica. Nel XX secolo ci fu la volontà di rivedere la Vulgata come le altre versioni e nel 1965 fu nominata una “Commissione per la Neo-Vulgata” che rivedesse la traduzione in latino tenendo conto delle nuove conoscenze. I primi libri furono pubblicati nel 1969 e 10 anni dopo Giovanni Paolo II approvò la Nuova Vulgata.


Pare che Gregorio VII creò intorno a se una schiera di falsari che sfornavano ogni sorta di documenti a seconda delle esigenze e molti scritti originali furono ritoccati.

Nel corso dei millenni i testi biblici sono stati trascritti, a mano, migliaia di volte (circa 6000 i testi in ebraico e circa 5000 quelli in greco).E’ lecito supporre che alcune o molte cose abbiano subito un’alterazione del loro originale significato, per negligenza, per interpretazioni personali o, come si è detto, per favorire il potente di turno. In particolare per ciò che concerne l’alimentazione carnea lo stesso S. Girolamo asserisce che l’autorizzazione a mangiare la carne fu un’interpolazione ai Testi sacri da parte della Chiesa cattolica aggiunta tardivamente in un periodo di basso profilo spirituale, ma che in principio (cioè sia alle origini del cristianesimo che nella Genesi) non fu così.

5.700 sono i manoscritti in greco della Bibbia che sopravvivono oggi, di questi solo 10 contengono la Bibbia intera come noi la conosciamo, di queste solo 4 sono state redatte prima del X° secolo. In tutti questi manoscritti gli studiosi hanno calcolato che ci sono 400.000 punti in cui le varie copie differiscono tra di loro, cioè il numero delle varianti del Nuovo Testamento è maggiore delle parole stesse che lo compongono. Alcune di queste varianti sono evidenti errori commessi dal copista, altre sono delle modifiche effettuate deliberatamente per appianare diversi punti di vista teologici. Molte delle più importanti definizioni, come molti episodi biblici, si basano su delle copie deliberatamente o accidentalmente alterate, anche se i teologi affermano che le correzioni non alterano in alcuno modo il senso originario del messaggio.

Le manomissioni dei Testi sacri, a mio avviso, non depauperano la dimensione divina e spirituale nella vita dell’uomo, né l’importanza del grandioso insegnamento di Gesù, anzi credo debba spingere ognuno a cercare personalmente le grandi verità che governano le leggi universali e che indicano il percorso da seguire nella realizzazione integrale dell’uomo.


La tendenza ad alterare le notizie è anche oggi una piaga più che mai diffusa in cui i grandi mezzi di comunicazione di massa, in gran parte manovrati dai centri di potere economico e politico, influenzano le scelte della popolazione con strategie che tornano solo a vantaggio di chi intende smerciare un prodotto, trascurando gli aspetti negativi che spesso celano danni per le persone. E se gli uomini non hanno avuto scrupoli ad alterare insegnamenti attribuiti alla divinità è facile supporre che la verità dei fatti umani raramente viene riportata senza alterazioni di parte.

La nostra filosofia mira a spingere l’individuo a sviluppare l’intelligenza critica nelle cose, la consapevolezza che ognuno di noi deve imparare ad essere artefice del proprio destino, della propria salute fisica, del proprio equilibrio mentale, della propria sfera spirituale, attraverso uno dei mezzi più potenti, la filosofia dell’etica universale del biocentrismo che nella pratica attuazione passa attraverso l’alimentazione incruenta vegetariana che consente all’uomo di vivere in ottima salute, di sviluppare una mentalità di pace, di salvaguardare la natura, di non contribuire ad affamare il Terzo Mondo, di porre le basi per un mondo di verità e di giustizia.

Franco Libero Manco 









Nè sì nè no. Parole di convenienza (inventate)



Un pensatore occidentale, De Bono, ha qualcosa di molto bello da dire a tutti. Ha coniato una nuova parola e quella parola è “po”. Non la troverai in nessun dizionario, perché è una parola nuova. Dice che ci sono situazioni in cui se dici di sì sbagli e se dici di no sbagli lo stesso. Ci sono situazioni in cui devi stare nel mezzo, quindi di’ “po”. È una parola che non significa sì, non significa no, o significa entrambi. È al di sotto del sì e del no, o al di sopra del sì e del no, ma è indivisa: “po”, sì più no.

Se qualcuno ti fa una domanda da cui sei profondamente coinvolto, se qualcuno chiede: “Pensi di amarmi?” è difficile, perché non sei mai sicuro al cento percento di amare o no. Se dici di sì rischi di fare un’affermazione sbagliata, perché chi può dire di sì? Solo chi è totale può dire di sì con il suo essere totale. Come puoi dire di sì? Nel momento in cui dici di sì, una parte di te sta ancora dicendo di no. Aspetta, non decidere. C’è confusione; una parte della tua mente sta dicendo: “Non so se amo o no”. Se dici di no, anche questo è sbagliato, perché una parte di te sta dicendo di sì. E tu sei sempre parziale, non sei totale. La parola “po” di de Bono è comoda: quando qualcuno ti chiede: “Mi ami?” di’: “Po”. Significa sì e no, significa entrambi: “Una parte di me ti ama e una parte di me non ti ama”.

Mulla Nasruddin era in tribunale. C’era una causa contro di lui, perché la moglie aveva denunciato che l’aveva picchiata. Se il giudice gli avesse chiesto: “Hai picchiato tua moglie?” avrebbe potuto dire di sì, o avrebbe potuto dire di no, qualunque fosse il caso. Ma il giudice gli chiese: “Mulla Nasruddin, hai smesso di picchiare tua moglie?”. Se avesse detto di sì, avrebbe significato che prima la picchiava e aveva smesso. Se avesse detto di no, avrebbe significato che la stava ancora picchiando.

Così venne di corsa da me, dopo aver detto al giudice: “Dammi un po’ di tempo, risponderò domani”.

Quando venne da me dissi: “Rispondi ‘po’”.

E lui disse: “Cos’è questo ‘po’?”.

Dissi: “Questo è un problema del giudice. Lascia che sia lui a decidere cos’è ‘po’. Tu dillo semplicemente”.

Tutto il linguaggio umano è diviso tra sì e no, tra bianco e nero, ma la vita è grigia. “Po” significa che la vita è grigia; a un estremo diventa nero scuro, all’altro estremo diventa bianco, ma esattamente tra i due, oscilla ed esiste il grigio.

Due calamità si sono abbattute sulla mente occidentale: una è Aristotele, perché ti ha dato un atteggiamento logico nei confronti della vita che è falso. Ti ha dato il sì o il no e ha detto: “Non possono essere veri insieme”. E sono sempre veri insieme. Sono sempre veri insieme! Uno non può essere vero senza l’altro, perché la vita è entrambi: giorno e notte, estate e inverno, dio e il diavolo. La vita è insieme, indivisa. 

Quando un uomo arriva a realizzare questa non divisione della vita, diventa molto, molto difficile… Cosa dire e cosa non dire? Tutto ciò che dici sarà falso, perché il linguaggio permette solo il sì o il no.

La seconda calamità che si è abbattuta sulla mente occidentale è la crocifissione di Gesù. A causa di quella crocifissione, la mente occidentale è rimasta disturbata. Prima Aristotele ha diviso la vita in due e poi la crocifissione di Gesù ha diviso in due il cuore. Aristotele ha diviso in due la mente, l’intelletto; e la crocifissione di Gesù ha diviso in due il cuore. Se sei cristiano, vai in paradiso; se non lo sei, vai all’inferno. Se sei cristiano, allora sei umano; se non sei cristiano, nessuno ti considera. Possono ucciderti molto facilmente, senza pensarci due volte. 

 Tratto da: Osho, Until you die 




Karma pesante ed elettroshock psichico per le anime condannate a vivere sul pianeta Terra

 


L’economista Milton Friedman, premio Nobel per l’economia (sic) ha posto, qualche decina di anni fa, le basi per ciò che sta accadendo oggi a livello globale, la distruzione degli status quo nazionali e dell’identità personale dei singoli esseri umani. Ispiratosi agli esperimenti di elettroshock che uno psichiatra eseguiva in un manicomio USA, utilizzando un apparecchio inventato da Lucio Bini, Friedman teorizzò che un elettroshock di dimensioni opportunamente più grandi avrebbe prodotto lo stesso effetto su un gran numero di persone contemporaneamente. Le sue teorie furono poi elaborate ed ufficializzate dal cosiddetto gruppo della “Scuola di Chicago”, gestita da Gesuiti, un gruppo di studenti che stesero un manuale enorme in cui si descriveva nei minimi particolari come raggiungere i vari risultati tramite l’uso del terrore psicologico e delle torture fisiche.

Ma come eseguire l’esperimento? Non certo con un’apparecchiatura elettronica!

E fu così che, per testare la teoria Friedman, fu organizzato in Cile il golpe di Pinochet ai danni del governo di S. Allende, cui seguirono anni di estremo terrore. Lo shock globale era stato messo in atto e con risultati inimmaginabili.


Pur se l’esperimento aveva dato “buoni” risultati, la sollevazione mondiale contro l’efferatezza del regime Pinochet creò seri problemi agli organizzatori dell’elettroshock, per cui furono introdotte delle varianti/migliorie, al fine di ottenere gli stessi effetti senza i conseguenti problemi. Ed ecco l’avvento delle “missioni di pace”, precedute dal golpe pacifico di Eltsin in Russia ai danni di Gorbaciov, seguito dall’espoliazione dell’economia russa.

Ma veniamo al dunque.

La Terra è il pianeta dove le anime, incolpatesi con la “caduta” e successivamente sempre più, vengono a incarnarsi per sciogliere le proprie colpe, processo che prevede, strada facendo, l’avvento del Regno della Pace di Dio sulla Terra.

Le anime incarnate  sulla Terra, sono la fonte di energia degli avversari di Dio, coloro che lottano fino all’ultimo per raggiungere il loro obiettivo (che originò la caduta) di creare un universo a loro immagine e non secondo la volontà di Dio. Quindi tentano in ogni modo di portare sulla Terra il loro Regno, vale a dire il loro NWO, il Nuovo Ordine Mondiale.

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Tutti i governi, in quanto succubi dello stesso potere di cui parla Allende nel suo discorso all’ONU del 1972 (https://www.youtube.com/watch?v=xGoptcJ8O4o), che probabilmente ne decretò la destituzione e fornì la prova pratica delle teorie di Friedman, sono quindi d’accordo nel perseguire certi obiettivi, che noi attribuiamo alla NATO e agli USA e ai governi a loro succubi, ma che sono invece nella mente di personaggi, o istituzioni, per ora al di sopra di ogni sospetto, perché ritenute operatrici di bene per antonomasia.
 
Marco Bracci