Il corpo sociale, l'organismo sistema e il "diversivo" di Lorenzo Merlo


La politica è il diversivo di piccoli uomini che, quando...

Gli stati sono strutture. Architetture desiderate, pensate, progettate, realizzate. Sono destinati a contenere un corpo sociale. Prevedono gangli di controllo e/o gestione normalmente chiamato “sistema”.

Il sistema tende a funzionare secondo la concezione auspicata in modo direttamente proporzionale all’ubbidienza degli elementi privati e associativi che in esso sono ammessi dal sistema stesso.

La disobbedienza mette in crisi il funzionamento e la sopravvivenza dell’organismo sistema.

In tempo di bassa consapevolezza generale il sistema adotta metodi di controllo e gestione ad essa confacenti e soddisfacenti. Quando il gradiente di consapevolezza generale tende a crescere, il sistema a sua volta evolve. Ciò che andava bene prima perde di efficienza e diviene necessario escogitare adeguate infrastrutture.

La Rivoluzione francese prima e l’Internazionale comunista poi – farcite da altre minori espressioni – ebbero il pregio di alzare il livello di consapevolezza comune relativamente ai dictat imposti dai sistemi governativi. L’alfabetizzazione ne accelerò il processo. Per mantenere il controllo e la gestione sociale serviva un’idea.

Gli editori della Carta stampata, imprenditori collusi all’interesse statale, misero in campo il necessario per dirigere le idee.

Il monopolio di radio e tv, moltiplicò il potenziale di fuoco comunicazionale dei giornali. L’ubbidienza generale tendeva ad essere garantita con un certo grado di sicurezza. Le emittenti poi liberalizzate accompagnarono prima il rigurgito violento degli Anni di piombo, poi si sopirono cantando e ballando l’edonismo e l’individualismo come frontiere conquistate. L’opulenza seguente spense del tutto lo spirito di bellezza. Tutti accettarono i suoi alter ego in forma di benefit e centri commerciali. Non è un caso che la voce anarchica – e le sue consimili – fosse ed è per tutti nient’altro che disturbo senza valore, da annientare e dalla quale stare alla larga.

Intanto, sebbene prevalentemente sottotraccia, la consapevolezza generale cresceva. La cosiddetta democrazia lasciava spazi associativi ed editoriali alternativi al sistema. Almeno fino ad un certo punto considerato accettabile, ovvero innocuo, ma anche funzionale alla facciata democratica.

L’avvento del web, presumibilmente liberalizzato per ragioni economico-commerciali, ha in poco tempo manifestato il suo potere di diffusione di quella consapevolezza individuale prima tenuta più facilmente sotto controllo.

Le attuali Major digitali dispongono dei dati utili per recuperare il controllo perduto. I loro clienti non siamo noi ma gli Stati. Il potenziale di fuoco informatico a loro disposizione sostituisce la prima linea che era stata degli editori, dei monopoli di radio e tv.

La logica per il dominio della comunicazione comporta la battaglia tra la crescente consapevolezza degli individui cioè, tra il loro potenziale di disobbedienza e il controllo sociale.

Tutti ne siamo vittime potenziali: le informazioni ci arrivano in quantità e sovrapposte; le fagocitiamo con velocità crescente. È un fatto emozionale, perciò estremamente volatile e inidoneo al pensiero autonomo. Ma non detto sia casuale. Nella guerra della comunicazione può facilmente essere un progetto strategico, opportunamente messa in campo.

Lo scontro tra sistema e individui, in atto sulla scia del mito di Davide e Golia, ha messo in campo un’arma convenzionalmente proibita dalla cosiddetta democrazia: la censura.

LA SPONDA DI UN SOGNO-IL DIVERSIVO - carmen sararu - Opera Celeste Network

La Voce del Padrone ormai non fa più paura a tanti. Loro sanno e reagiscono. Comitati scientifici e dichiarazioni di fake news nei confronti di tutto ciò che non corrisponde al sistema sono altri due espedienti del momento. La generale reazione impaurita e la relativa obbedienza ottenuta ne dimostrano l’efficacia. Il sistema riesce ancora a tenere il controllo.

Tuttavia forse l’argine si è rotto. Non in un punto solo, ampio ed evidente, dove sarebbe facile portare provvedimenti. Ha ceduto in mille piccoli luoghi di improbabile controllo.

Si rende necessario un altro espediente che abbia la forza di riportare l’attenzione dove serve, che sappia distrarre dalle ragioni della disobbedienza, che distragga dalla crescita di consapevolezza.

In quest’ottica il 2019-nCoV o – secondo la nuova definizione – il Sars-CoV-2, fa al caso loro.

Voluto o casuale è un diversivo che vale 1000 Champions League. Con la presunta pandemia in essere il controllo può essere mantenuto. La paura permette di trasmutare in untore il vicino di casa, l’avventore che entra in negozio mentre noi usciamo. Permette di ubbidire a ordini da mandriani.

L’eventualità di un sistema mondiale in via di riassetto appare oggi assai probabile. In essa vengono meno quelle conquiste sociali e individuali che appena la generazione passata concepiva come permanenti. I ciarlatani, così loro li chiamano, si stanno organizzando, ma il loro nemico non è più il sistema, la sua polizia, la sua burocrazia. Gli Ufficiali dispongono ora di reggimenti di proboviri che mai avevano sognato di comandare. Sono divisioni di vicini di casa.

Sovranità, debito pubblico, diritti del lavoro, scuola, sanità, infrastrutture edili, burocrazia, serietà morale fanno acqua a profusione. Un’evidenza disastrosa e paracriminosa, sufficiente a farci abbandonare la nave, eppure da loro presentata, e da noi vissuta, come un’ineluttabile realtà.

Il nuovo assetto di controllo è in osservazione. Su come andranno le cose pare tutto già scritto. L’ordine del mondo renderà ulteriormente ubbidienti anche i sistemi degli Stati. Che saranno sempre di più inginocchiati ad ubbidire a loro volta secondo i comandi ricevuti. Il virus diversivo ha compiuto il suo scopo. La vera pandemia è nelle menti. Quella delle corsie di terapia intensiva non è niente al confronto. Attendiamo nuovi giri di vite.

Prendere consapevolezza della logica del Sistema resta disponibile a tutti, purché non in preda a diversivi vari. Il libero pensiero ne risentirebbe. La dicotomia tra spirto e coscienza anche.

Lorenzo Merlo - force@victoryproject.net



[In scia: https://www.ereticamente.net/2020/08/linvasione-degli-ultracovid-livio-cade.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=linvasione-degli-ultracovid-livio-cade]

Il culto dei successori - Ovvero: quando la spiritualità passa dall'aldilà all'aldiqua


Fuori i mercanti dal Tempio! - Il Popolo Veneto
Avrebbe un bel da fare Gesù se dovesse tornare sulla terra per ripulire i templi dall’invasione mercantile… In trentatre anni di vita difficilmente riuscirebbe a compiere tutta l’opera….
Non che il commercio “spirituale” sia una novità di questa epoca, in effetti  tale commercio è iniziato il momento stesso che l’uomo  si è inventato un “aldilà” ovvero un ipotetico mondo dello spirito contrapposto al mondo terreno. Ciò è avvenuto soprattutto con l’avvento delle religioni monotesiste: Giudaismo, Cristianesimo e Islamismo.  Ma in verità era già presente –in fieri- nel momento stesso in cui è iniziato il processo di virtualizzazione del pensiero,  con la nascita della filosofia, che è sorta unitamente al patriarcato ed all’accumulo di beni materiali (cioè il concetto di proprietà).  
Ma se vogliamo cercare un evidenza della nascita e del parallallelismo  fra mondo materiale, dell’aldiqua,  e della creazione di un mondo virtuale, dell’aldilà,  scopriamo che appare  nelle società umane con il culto degli antenati. Gli antenati vengono considerati vivi nell’aldilà ed è per questo che sono richieste continue cerimonie per il loro nutrimento “spirituale” e addirittura in Cina fu inventata la “cartamoneta”  -che veniva bruciata assieme all’incenso, per trasmettere ai defunti quei titoli in forma sottile,  in quanto si presupponeva che l’affluenza nell’oltretomba  derivasse da tali offerte.
Ma non solo questo, nell’Europa medioevale -ad esempio- si era giunti alla vendita delle indulgenze, in cui si pagava –non con cartamoneta fittizia ma in oro sonante-  alla chiesa un conquibus che poi veniva trasferito (a detta dei preti) alle anime dei defunti  o dello stesso donatore che si assicurava così il paradiso.   Il commercio “spirituale” non conosce confini, si manifesta in mille modi, con la vendita di rosari, libri sacri, immaginette, reliquie…. davanti ai santuari ed alle cattedrali (ed anche al loro interno), tale compravendita  è accettata come un corollario  della religione (e senza  tasse). Ci sono pure le donazioni devozionali per le missioni, per i poveri (della stessa specie religiosa connessa) e per le opere di bene (tipo IOR ed affini).
Le religioni dell’aldilà   sono proprio  un bell’affare… Se c’è bisogno di manodopera a buon mercato,  di combattenti pronti a tutto, ecco che si escogitano le guerre sante e l’onorevole martirio, che garantisce  un aldilà bellissimo, pieno di flauti, di arcobaleni, di vergini ed angeli compiacenti. 
Bioregionalismo Treia •: Dal culto degli antenati al culto dei successori -  Per una vera ecologia profonda e per una spiritualità naturale
In  fondo meglio lavorare e risparmiare per l’aldilà, visto che ormai questo mondo  sta andando a rotoli e tutti sono convinti che occorre  fregare la morte.  L’unica speranza è credere in un altro mondo,  e su questo assioma le sette e le religioni prolificano e si ingrassano…. qui sulla terra, ingrassano qui  nella nostra società… mica là… nei cieli dove  esiste solo spazio vuoto. Ma contemporaneamente è nata anche la  disillusione religiosa, in molti ambienti umani si tende all’egoismo puro, con la conseguenza che sulla terra si gode senza ritegno delle risorse senza tener conto della sacralità della natura ed ignorando che la vita  continua con i nostri successori…
Sia la  religione  che il materialismo considerano inutile il mantenimento della vivibilità sulla terra… in fondo qui siamo tutti di passaggio.. tanto vale guadagnare meriti per il futuro in una altra terra  fantasistica e trascurare  questa terra terrestre,  oppure godere qui sin che si può senza rispetto per le generazioni future. Questo pianeta può  andare a remengo, ci si possono compiere le peggio nefandezze: distruggerlo, sfruttarlo all’inverosimile, inquinarlo e offenderlo con tutti i suoi abitanti (alberi, piante, animali) che sono alla mercé delle necessità di  guadagno, accumulo e spesa… 
In verità noi dovremmo assimilare nella nostra società  il culto  dei  successori e lasciar perdere quello degli antenati…..
Per fortuna non tutti sono idioti e di tanto in tanto appare un essere umano che è in grado di affermare che “la pura Terra Promessa è qui su questa terra”. Diceva ad esempio Tich Nhath Hanh: “Se riuscirete a lasciare passi di pace e liberi da ansia su questa nostra terra, non avrete più bisogno di pensare di entrare nel “regno dei cieli”. Il motivo è semplice, il samsara ed il regno dei cieli sono entrambi invenzioni della mente. Se siete in pace, liberi da presupposti e pieni di gioia di vivere avrete trasformato il samsara in Pura Terra e non ci sarà più bisogno di pensare ad un aldilà….”
Paolo D’Arpini
Decennale di quando l'antipapa Paolo D'Arpini visitò Viterbo - Scomunicato  Stampa
spiritolaico@gmail.com

La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì...

Frasi e aforismi sulla consapevolezza

"I metodi generano innumerevoli frustrazioni e non danno alcuna soddisfazione reale. La Realtà è senza metodo. L'illusione ha molti metodi, molti problemi, e molti concetti. Per sconfiggere l'illusione, o i concetti, bisogna chiedersi da dove provengono tutti questi pensieri. Pensare riguarda sempre gli oggetti. Per conoscere la Realtà priva di oggetto, non c'è bisogno di pensare.
Il risveglio non è altro che una profonda e totale comprensione. La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì. Nulla è necessario al di là di questa comprensione totale.
Finché il corpo del risvegliato è lì, egli si comporta normalmente. Chiama sua madre "madre" e sua moglie "moglie". Eppure lo sa. Se qualcuno gli chiede: "Come ti chiami? "risponde, ma sa che "io non sono questo". Tale comprensione senza ambiguità è necessaria. La comprensione perfetta è chiamata 'Quello'. Siate in 'Quello'. Siate come la foglia di loto che cresce nell'acqua e vive nell'acqua, ma non è raggiunta dall'acqua. Rimanete così. Non c'è altro modo.
Quello che vedete e percepite è dentro di voi e non all'esterno. Voi non siete il corpo. Se la mente afferra un pensiero e vi si attacca, allora tutto sarà visto come 'altro' che essa [la Realtà].
La paura è sempre presente nella natura umana. Tutti hanno paura, perché ognuno crede di essere il corpo. La mente crea questo tipo di paura che è solo un vostro concetto. La paura sorge nella mente a causa dell'instabilità del mondo. Ogni minuto vede dei cambiamenti. Se andate oltre l'ossessione e la conoscenza, la paura non esisterà più. Per esempio, uno schermo non ha paura del film proiettato perché uno schermo è stabile. Così, ciò che è instabile avverte sempre paura. La vostra mente cambia costantemente e non può stabilizzarsi. Non può essere felice se non conoscendo la sua sorgente o il suo inizio. La Realtà ultima non ha né fine né inizio; è illimitata. È così sottile che tutti i concetti e i pensieri scompaiono. La dualità contiene la paura; l'unità è priva di paura.
Rimuovi la spina dell'ego. Rimuovi il nome e la forma e non c'è niente. Vedi con la tua comprensione che tutto è illusione. Vivilo! Non volete vedere perché la mente non vi permette di vedere. La mente è l'unico ostacolo che vi allontana da 'voi stessi'. La mente dice: " è vero ". Dite alla mente: " non è vero ". Capite la mente ed allora sparirà.
Chi cerca può chiedere I metodi generano innumerevoli frustrazioni e non danno alcuna soddisfazione reale. La Realtà è senza metodo. L'illusione ha molti metodi, molti problemi, e molti concetti. Per sconfiggere l'illusione, o i concetti, bisogna chiedersi da dove provengono tutti questi pensieri. Pensare riguarda sempre gli oggetti. Per conoscere la Realtà priva di pensiero, non c'è bisogno di pensare.
Il risveglio non è altro che una profonda e totale comprensione. La Realtà non deve essere raggiunta, è già lì. Nulla è necessario al di là di questa comprensione totale.
Finché il corpo del risvegliato è lì, egli si comporta normalmente. Chiama sua madre "madre" e sua moglie "moglie". Eppure lo sa. Se qualcuno gli chiede: "Come ti chiami? "risponde, ma sa che "io non sono questo". Tale comprensione senza ambiguità è necessaria. La comprensione perfetta è chiamata 'Quello'. Siate in 'Quello'. Siate come la foglia di loto che cresce nell'acqua e vive nell'acqua, ma non è raggiunta dall'acqua. Rimanete così. Non c'è altro modo.
Quello che vedete e percepite è dentro di voi e non all'esterno. Voi non siete il corpo. Se la mente afferra un pensiero e vi si attacca, allora tutto sarà visto come 'altro' che essa [la Realtà].
La paura è sempre presente nella natura umana. Tutti hanno paura, perché ognuno crede di essere il corpo. La mente crea questo tipo di paura che è solo un vostro concetto. La paura sorge nella mente a causa dell'instabilità del mondo. Ogni minuto vede dei cambiamenti. Se andate oltre l'ossessione e la conoscenza, la paura non esisterà più. Per esempio, uno schermo non ha paura del film proiettato perché uno schermo è stabile. Così, ciò che è instabile avverte sempre paura. La vostra mente cambia costantemente e non può stabilizzarsi. Non può essere felice se non conoscendo la sua sorgente o il suo inizio. La Realtà ultima non ha né fine né inizio; è illimitata. È così sottile che tutti i concetti e i pensieri scompaiono. La dualità contiene la paura; l'unità è priva di paura.
Rimuovi la spina dell'ego. Rimuovi il nome e la forma e non c'è niente. Vedi con la tua comprensione che tutto è illusione. Vivilo! Non volete vedere perché la mente non vi permette di vedere. La mente è l'unico ostacolo che vi allontana da 'voi stessi'. La mente dice " è vero ". Dite alla mente " non è vero ". Capite la mente ed allora sparirà.
Chi cerca può chiedere " Cosa devo fare? " Non fate nulla! Le parole non fanno che raggiungere lo spazio. Il signore Krishna dice nella Bhagavad Gita: "Da dove provengono le parole, Questo è il mio Sé ".Non fate nulla! Le parole non fanno che raggiungere lo spazio. Il signore Krishna dice nella Bhagavad Gita: "Da dove provengono le parole, Questo è il mio Sé".

Nisargadatta Maharaj 
 
Sri Nisargadatta Maharaj – Il Conscio Unico

Anche il corpo fisico è una espressione del Sé

Come influiscono le emozioni sul nostro corpo?
Quando hai una coscienza centrale, una consapevolezza centrale dentro di te, essa inizia a raggiungere ogni poro, ogni angolo e anfratto; penetra in ogni cellula. E hai molte, molte cellule: settanta milioni di cellule nel tuo corpo. Sei una grande città, una grande nazione. Settanta milioni di cellule e adesso sono tutte incoscienti: la tua coscienza non le ha mai raggiunte.
Cresci nella coscienza e ogni cellula sarà penetrata. E nel momento in cui la tua coscienza tocca le cellule, è tutto diverso, cambia la qualità. 
Un uomo sta dormendo; il Sole sorge e l’uomo si sveglia. È lo stesso uomo che stava dormendo? Il suo sonno e il suo risveglio sono uguali? 
C’era un germoglio chiuso, morto, poi sorge il Sole e il germoglio si apre e diventa un fiore. Questo fiore è lo stesso? 
Qualcosa di nuovo è penetrato. È apparsa una vitalità, una capacità di crescere e fiorire. 
Un uccello stava dormendo, come se fosse morto, come se fosse solo materia morta, ma il Sole sorge e l’uccello vola. È lo stesso uccello? 
È un fenomeno diverso. Qualcosa l’ha toccato e l’uccello è diventato vivo. Era tutto silenzioso e ora ogni cosa canta: il mattino è una canzone.
Lo stesso fenomeno si verifica all’interno delle cellule del corpo di un Buddha. È noto come buddha-kaya, il corpo di un illuminato, il corpo del Buddha. È un corpo diverso. Non è lo stesso corpo che hai tu, non è nemmeno lo stesso corpo di Gautama prima di diventare il Buddha.
Buddha è in punto di morte e qualcuno gli chiede: “Stai morendo? Allora dove sarai?”. 
Buddha dice: “Il corpo che è nato morirà. Ma c’è un altro corpo, il buddha-kaya, il corpo del Buddha, che non è mai nato né può morire. Ho lasciato quel corpo che mi è stato dato, quello che mi è arrivato dai miei genitori. L’ho lasciato come un serpente lascia la vecchia pelle ogni anno. Ora c’è il buddha-kaya, il corpo del Buddha”.
Cosa significa? Il tuo corpo può diventare un corpo del Buddha. Quando la tua coscienza raggiunge ogni cellula, la qualità del tuo essere cambia, si trasmuta, perché a quel punto ogni cellula è viva, cosciente, illuminata. E allora non c’è schiavitù, sei diventato il maestro. Solo diventando un centro consapevole, diventi un maestro.
Accendi la luce interiore! Diventa un corpo del Buddha! Lascia che ogni tua cellula diventi conscia e non permettere a nessuna parte del tuo essere di rimanere nell’incoscienza. 1
La dottrina buddhista parla dei tre corpi del Buddha. Vanno compresi.
Il primo corpo è chiamato il corpo della verità, il corpo universale, il corpo divino. Puoi chiamarlo dio.
Il secondo corpo è chiamato il corpo della beatitudine, il ponte tra il primo e il terzo. Puoi chiamarlo l’anima. E il terzo corpo è il corpo fisico.
Tu conosci solo il tuo corpo fisico e non hai conosciuto il tuo secondo corpo, il corpo della beatitudine. E se non conosci il secondo corpo, non sarai in grado di conoscere l’ultimo, il più profondo: il tuo corpo universale, il tuo corpo cosmico, il tuo corpo del Buddha.
Questa è la trinità buddhista: il padre, il figlio e lo spirito santo. Oppure, è la trimurti buddhista, i tre volti di dio. 
Buddha dice che tutti hanno questi tre corpi. Il primo, il corpo fisico, è molto congelato. Il secondo è in uno stato di liquidità. E il terzo è vaporoso. Prima il ghiaccio deve sciogliersi in acqua e poi l’acqua deve evaporare. 
Hai notato? Il ghiaccio ha una definizione, dei confini; l’acqua non ha definizione né confini. Versa l’acqua in qualsiasi brocca, in qualsiasi pentola, e prenderà la forma del contenitore. Non è resistente, non è aggressiva, non lotta. È liquida e si adatta.
Un uomo di compassione e amore è come l’acqua, si adatta. Non oppone resistenza, non impone la sua forma a nessuno. Si adatta, è accomodante, ha spazio.
E poi l’ultimo: quando l’acqua è evaporata, è scomparsa ed è diventata invisibile. Ora non puoi nemmeno versarla in una brocca. È diventata parte del cielo, si è unita all’eterno, all’infinito.
Questi sono i tre stati dell’acqua e sono anche i tre stati della coscienza. 
Sei diventato troppo grossolano, perché ti sei identificato troppo con il corpo fisico. È come se avessi confuso le pareti con la casa. I muri della casa non sono la casa, devi entrare. Devi trovare il nucleo più intimo del tuo essere e quel nucleo, più interno, è invisibile. Quel nucleo più interno è quasi come il vuoto.
Il primo corpo è essenza, il secondo corpo è forma, il terzo corpo è azione. Le persone che vivono solo nel corpo fisico vivono solo di azioni: cosa fare, cosa non fare. Tutta la loro vita è un continuo sbandare, oscillare, tra questo e quello. La loro vita consiste nel fare, non conoscono nient’altro.
Il secondo corpo è forma: inizi a intravedere degli scorci di non azione. È ciò che accade in meditazione: quando stai seduto in silenzio senza fare nulla, sorge una grande gioia. Dal nulla, senza una causa. Non sai da dove provenga, ma nasce una grande gioia, come dal nulla. Miracolosamente, magicamente. Questo è il secondo corpo, la forma: la gioia prende forma.
E poi c’è l’ultimo. Se continui a seguire e a procedere verso l’interiorità, un giorno raggiungi l’essenza. Buddha la chiama il corpo della verità. Là non c’è azione né non-azione. 
Tutto è scomparso, ogni dualità è scomparsa, hai raggiunto l’essenza dell’esistenza. Quell’essenza è liberatoria. Quell’essenza è il nirvana. E non devi andare da nessuna parte per trovarlo, lo hai sempre portato con te.
E se continui a cercare lontano ciò che è vicino, ti sfuggirà. Non è colpa di nessuno. Prima di andare a cercarlo ai quattro angoli del mondo, entra in te stesso. Se non lo trovi lì, puoi andare dove vuoi... 
Ma le persone non entrano dentro, iniziano all’esterno. E l’esterno è vasto: puoi andare avanti in eterno, puoi cercare in tutta la Terra. 
E le persone stanno cercando. Le persone vengono da me e dicono: “Cerchiamo da tutta la vita. Siamo stati qui e là, siamo stati in Giappone, a Ceylon, in Birmania e in Tailandia, abbiamo viaggiato in tutto l’Oriente! E non l’abbiamo ancora trovato”.
L’Oriente è dentro di te! Non è in Tailandia, non è in India. E non lo troverai da nessuna parte. Al massimo, se ti imbatti accidentalmente in un uomo illuminato, ti ributterà verso te stesso. Non ti darà l’Oriente, nessuno può dartelo. È già presente, non è necessario darlo.
E dal momento che nel mondo moderno la comunicazione è diventata facile, viaggiare è diventato facile, le persone stanno diventando sempre più frenetiche. Saltano da una città all’altra, da un aeroporto all’altro. Stanno trascinando se stesse sull’orlo della follia. E per arrivare a casa non è necessario prendere un aereo, un treno, la macchina. Hai solo bisogno di entrare in te stesso. E senza biglietto: non è necessario alcun biglietto. Nessuno può impedirtelo: è il tuo territorio.
Osserva il corpo fisico e sorgerà il secondo corpo. C’è già, ma inizierai a sentirlo. Inizierai a riconoscerlo, inizierà a penetrarti. 
Questo è il primo passo della meditazione: osserva il corpo fisico. Poi il secondo passo, e l’ultimo è: osserva il corpo della beatitudine. Guarda la tua estasi. E poi ti accorgerai improvvisamente che l’osservatore non può essere osservato: “L’estasi è presente, ma io sono lontano da essa. La beatitudine è presente, ma io sono colui che la conosce.
E quindi inizi a entrare nell’ultimo corpo, il corpo della verità. Allora diventi un puro testimone, sakshin. E questa è liberazione.
Inizia a meditare. Prima sul corpo, poi sui tuoi sentimenti interiori di beatitudine e gioia. E vai verso l’interno. Fiorirai. E se non fiorirai non avrai vissuto, o avrai vissuto invano. Sei qui per sbocciare. E se non darai molti frutti e molti fiori, il significato della vita ti sfuggirà.
Le persone vengono da me e mi chiedono: “Qual è il significato della vita?”, come se il significato fosse in vendita da qualche parte al mercato. Come se il significato fosse un bene di consumo. Il significato deve essere CREATO! Non esiste un significato nella vita. Il significato non è una cosa data, deve essere creato; deve diventare il tuo lavoro interiore. E allora c’è un significato, un GRANDE significato.
Ama e medita e raggiungerai il significato. E raggiungerai la vita, una vita abbondante. 
Questi sono i tre aspetti del tuo essere: il corpo fisico, il corpo della beatitudine e il corpo del Buddha. E non sono contro nessuno dei tre, non sto dicendo di scegliere il corpo del Buddha contro il corpo fisico. Se scegli il corpo del Buddha contro il corpo fisico, alla tua buddhità mancherà qualcosa, sfuggirà qualcosa. Non sarà perfetta, non sarà la fioritura totale.
Quando non rifiuti nulla, quando la tua accettazione è totale, fiorisci. Fiorisci nel loto dai mille petali, sahasrar...
 
Osho
Osho Rajneesh - Wikipedia
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La ricerca dell'Unità nella diversità nel pensiero vedico upanishadico dell'India


La terra Promessa!

La tradizione indù dei Veda e delle Upanishad è antichissima, si tratta di una filosofia che si è sviluppata a partire da migliaia di anni fa. Nel corso dei secoli la sua visione dell'esistenza ha attraversato delle mutazioni.

In origine l'universo era descritto come retto e governato da una enorme molteplicità di dèi, uno diverso dall'altro, ognuno caratterizzato dalle proprie specifiche funzioni. Di ciò rimane traccia nel pantheon delle divinità raffigurate in numerosi templi.


Tuttavia il pensiero della tradizione cominciò a rifiutare che tale politeismo fosse reale, ed a formare l'idea di un dio unico che sovrintendeva a tutto l'universo, dio del quale le immagini dell'antico pantheon erano da considerarsi solo come manifestazioni parziali.


Successivamente però subentrò un'altro cambiamento: il dio pensato come essere personale si trasformò in un essere stratto impersonale, un principio presente in ogni essere ed ente dell'universo.


Uno dei motivi principali di questo cambiamento fu il fatto che "persona" è un concetto dualistico, che separerebbe dio da ciò che non è dio, rendendolo un dio minore, mentre l'impersonale permea tutto, anzi, è tutto.


Tat Tvam Asi, tu sei quello, poichè ogni cosa è manifestazione del dio impersonale, dal quale non è in alcun modo separata ("Io sono nel cuore dell'atomo", recita la Bhagavad Gita).


Si vede dunque l'azione di un lungo percorso di pensiero che va dalla descrizione di una molteplicità a quella di una totale unitarietà.


E' interessante osservare che esiste almeno un percorso nella cultura occidentale che ha seguito la stessa logica nel corso del tempo.


La fisica ha mosso i suoi primi passi studiando separatamente l'azione di molte forze diverse. Col tempo queste forze sono state riunite in quattro gruppi fondamentali, ciascuno dei quali ha una unica origine (gravità, elettromagnetismo, nucleari forti e deboli).


Ma alla fine del secolo XX è iniziata una grande opera di studio per la unificazione delle quattro forze fondamentali, ed anche se questa opera non è conclusa rimane solo da risolvere il problema di unificare alle altre la gravità, che espressa relativisticamente non è quantizzata.
Dunque il processo di unificazione non è del tutto completo, ma è a buon punto.

Le forze, agendo, compiono lavoro, cioè trasferiscono energia.

Fino a poco più di un secolo fa materia ed energia erano considerati due enti distinti, ma con la relatività speciale questa distinzione è caduta tramite la formula di equivalenza E = mc^2.


Dunque vediamo che anche lo studio dei fenomeni materiali osservabili, apparentemente così lontano dalla metafisica, ha compiuto un percorso simile a quello della filosofia indù: dalla variegata molteplicità alla unitarietà della fonte di tutto ciò che esiste.


La tendenza del pensiero umano a cercare e scorgere l'unità dietro e alla base della molteplicità è evidentemente molto forte, e risponde ad un nostro profondo impulso, capace di impegnare a fondo gli intelletti.


Quanto più si riesce a scorgere l'unità dal reale dietro la apparente molteplicità delle sue manifestazioni fenomeniche, tanto più si è felici. 


Vincenzo Zamboni 

Altra Calcata… altro mondo: Geopolitica. Non tutti i "Trump ...

Sessualità ecologica, amore e spiritualità...



Osservando ciò che avviene in natura e fra gli animali e osservando le pulsioni naturali dell’uomo non possiamo far a meno di trovare similitudini comportamentali, soprattutto nella sfera sessuale.
La sessualità nell’uomo è un potente motore che ci spinge verso una specifica direzione… Ma la sessualità è anche cultura, è anche fonte di ricerca spirituale. Infatti la sessualità è un mezzo attraverso cui compiere il percorso di risalita verso la coscienza unitaria. Anche nel misticismo devozionale l’estasi è la risultanza di una forte concentrazione “sessuale”. Cercando di trovare una sintesi fra ciò che è spontaneo e naturale e ciò che fa parte delle aspettative o consuetudini sociali è necessario andare alla scoperta di una “sessualità ecologica o laica” nella quale riconoscerci.
Per ottenere un risultato soddisfacente nella nostra ricerca dobbiamo innanzi tutto compiere una operazione di distacco e discernimento. Osservando le pulsioni primordiali senza cadere nella trappola identificativa con esse. Malgrado appaia che l’uomo abbia ogni cosa nelle sue mani in effetti non è così. Il fatto è che se non sentissimo che stiamo compiendo qualcosa di nostro non avremmo soddisfazione nell’agire. Così pensiamo di essere noi a decidere.
Ma la forza che ci spinge all’azione, chiamatela natura, mente, Dio, energia vitale o qualsiasi nome, ci fa muovere a nostra insaputa. Possiamo indicare l’azione compiuta come “nostra” solo dopo che essa è avvenuta. Ma se così non fosse, ovvero se non sentissimo di essere noi gli artefici, non vorremmo portare nulla a compimento.

Ed allora come essere liberi dal senso dell’io e del mio?

E qui riportiamo l’attenzione al desiderio più impellente quello che spinge l’uomo e la donna a congiungersi carnalmente per soddisfare un bisogno fisiologico e mentale, con lo scopo di perdere almeno per un momento la coscienza di sé, in quanto agente, e fondersi nell’altro. L’osservazione di questo processo è l’unica strada che ci resta aperta per individuare il confine tra libera scelta ed istinto. Per questo è importante che l’atto sessuale si svolga come dono d’amore e non come arida auto-gratificazione.
Possiamo così toccare la meraviglia dell’incontro sessuale in chiave naturalistica e spirituale e giungere alla riscoperta consapevole della sacralità della natura!
Correttamente parlando questa “coscienza” non è il risultato di una religione ma un moto spontaneo interiore dell’uomo per integrarsi nella natura e con se stessi.
Paolo D’Arpini
retebioregionale | Il Cannocchiale blog

Gli Esseni al tempo di Gesù...


Gli Esseni e le Donne – Conoscenze al Confine

Al tempo di Gesù la Palestina pullulava di movimenti e sette religiose. Tra queste gli Esseni,  un movimento spirituale di derivazione ebraica tra i più conformi ai dettami della legge dei grandi profeti. La loro presenza storica va dal 2° sec. a.C. al 1° secolo d.C. La loro scomparsa resta un mistero, probabilmente perché transitarono nel cristianesimo e divennero cristiani col nome di Ebioniti e Nazorei. 

S. Epifanio dice che gli Esseni erano vegetariani ed Egisippo dice che Pietro essendo Nazireo era di conseguenza vegetariano come Giovanni, Giacomo e Stefano. Filone scrive: “Sono votati interamente al servizio di Dio e non sacrificano animali”.  Simone, prima di essere discepolo di Gesù, era discepolo di un certo Dositeo che era Esseno. Pare che Giovanni Battista abbia avuto contatti con gli Esseni e che lo stesso Giovanni evangelista prima di essere discepolo di Gesù sia stato discepolo di Giovanni Battista. Plinio il Vecchio chiama questo popolo silenzioso e mirabile.

Si presume che gli Esseni fossero circa 4000. La loro filosofia è riportata oltre che da molti cronisti del tempo anche nei famosi manoscritti, in paleoebraico ed aramaico, composti da 800 rotoli e 15.000 frammenti, prodotti tra il 170 a.C. ed il 60 d.C. trovati nel 1947 in 30 grotte a Qumran nei pressi del Mar Morto, quartiere esseno sul Sion dove Gesù celebrò l’Ultima Cena.

Gli Esseni vivevano, pensavano, pregavano ed operavano allo stesso modo di Gesù per questo è plausibile pensare che Gesù abbia seguito o abbia risentito di questo movimento. Alcuni Padri della Chiesa Latina e Greca affermavano che Gesù, come tutti gli uomini spirituali del tempo, si astenevano dal mangiare carne.

C’è una profonda analogia tra il pensiero di Gesù con quello degli Esseni, e se questi erano vegetariani è ragionevole supporre che anche Gesù lo fosse, anche perché diversamente gli Esseni incarnerebbero un  sentimento di rispetto, carità e compassione più elevato di quello di Gesù che limita tale sentimento ai soli membri della specie umana.

Esseni e il Vangelo Esseno - Cerchio della Luna - Libro

Nel “Vangelo degli Esseni” vi sono  molte similitudini con i Vangeli canonici: “L’amore è paziente, gentile, tutto sopporta, l’amore è più forte della morte…” Le tre grandi virtù dell’uomo: la fede, la speranza e l’amore, ma l’amore è la più grande di tutte. “Se uno dice “amo il Padre Celeste ma odio mio fratello” è un bugiardo: se non ama suo fratello che vede  come potrà amare il Padre Celeste che non vede”?  Altre analogie con lo spirito dei Vangeli: la santificazione dei pensieri, la povertà, l’abbandono in Dio.

Per gli Esseni essere benevoli verso gli animali era una regola di vita. Significativo era il giuramento che l’adepto doveva pronunciare: “Giuro di adorare ed onorare Iddio, di serbare giustizia e carità alle sue creature, di non nuocere a nessuno…” Furono il primo popolo che condannò la schiavitù. Non mangiavano carne né bevevano liquidi fermentati. Suonavano vari strumenti musicali. Giuseppe Flavio dice che erano longevi, che i più di essi superava i 100 anni e che  a motivo della loro semplicità di vita godevano di ottima forza ed una notevole resistenza alle fatiche.

Professavano la carità verso gli indigenti. Erano guaritori, esorcisti per imposizione delle mani. Si chiamavano i poveri in spirito, misericordiosi. La loro casa era aperta a tutti.

Edmond Bordeaux Szekerly, professore di filosofia e Psicologia Sperimentale in Francia, sosteneva che Gesù fosse un membro della setta essena. Fondatore nel 1928 della Società Biogenica Internazionale, con l’aiuto di Monsignor Mercati ebbe accesso agli archivi segreti del Vaticano, nonché agli archivi del monastero benedettino di Montecassino, dove scoprì antichi manoscritti originali ed inalterati che traduce dall’aramaico e assembla in “Il vangelo di pace di Gesù”, “I libri esseni sconosciuti”, “I  rotoli dispersi della comunità essena”, “L’insegnamento degli eletti”.

Gli esseni venivano chiamati neopitagorici e incarnavano le regole del grande filosofo. In sostanza si può dire che pitagorismo, essenismo e cristianesimo costituiscano diverse fasi di un unico movimento.

Franco Libero Manco

Franco Libero Manco

Storie zen tra il sonno e la veglia


10 regole zen per vivere come un gatto
Un maestro Zen, Fui Hai, aveva un grande monastero. Il monastero aveva due ali, destra e sinistra, e nel mezzo c’era la sua casetta. Aveva un bellissimo gatto e tutti i monaci del monastero lo adoravano. C’erano quasi mille monaci, cinquecento da una parte e cinquecento dall’altra. E litigavano, in particolare quando il maestro non era in casa. Il problema era il gatto: chi doveva tenerlo?
L’ala destra diceva: “Appartiene a noi, siamo i più anziani”. Era vero; l’ala destra era stata instituita per prima e l’ala sinistra fu aggiunta in seguito. Ma l’ala sinistra diceva: “È vero che l’ala destra è stata costruita per prima, ma il gatto non c’era, è arrivato quando è stata costruita l’ala sinistra. Appartiene a noi”. Era una lotta costante e il gatto era sballottato da una parte all’altra. 
Il maestro si stufò di tutta questa faccenda e delle lamentele quotidiane. Un giorno radunò tutti i monaci, tranne uno che era andato in città per acquistare alcune cose per il monastero, e disse: “Oggi metterò fine a questa lite costante tra le due ali”. Prese un coltello e aggiunse: “O decidete che questo gatto appartiene a un’ala e allora la sua vita può essere risparmiata; altrimenti lo taglierò in due e darò metà del gatto a ciascuna ala. Pare che non ci sia un altro modo: deve essere diviso”.
Tutti amavano il gatto e volevano che vivesse nella loro ala, ma rimasero in silenzio.
Il maestro disse: “Se qualcuno può fare qualcosa per dimostrare la sua comprensione e la sua meditazione profonda, a qualunque ala appartenga, sarà il proprietario del gatto insieme a quell’ala. Si faccia avanti e salvi la vita del gatto; altrimenti il gatto è finito”.
Ma i monaci sapevano di non poter ingannare il maestro. Aveva una visione così chiara che non potevano far finta di essere dei grandi meditatori, quindi nessuno si fece avanti. 
Il maestro tagliò il gatto in due e ne diede metà a ciascuna ala. 
Tutti erano tristi, perché cosa puoi fare con metà gatto? E anche il maestro era triste, perché su mille monaci nessuno era riuscito a fare qualcosa per salvare il gatto.
In quel preciso momento, mentre il maestro era seduto tristemente insieme a tutti i monaci, l’unico che non si trovava nel monastero tornò dalla città e udì tutta la storia di quello che era successo. C’era sangue, il gatto era morto e ogni ala ne aveva metà.
I monaci dissero: “Non ci saremmo mai aspettati che il maestro fosse così crudele, così duro; è una persona così amorevole e compassionevole. Ma non possiamo biasimarlo; ci ha dato una possibilità”.
L’uomo si avvicinò al maestro e gli diede un bel pugno in faccia.
Il maestro rise e disse: “Se tu fossi stato qui, il povero gatto sarebbe stato salvato. Hai dimostrato la tua meditazione: senza la meditazione non avresti colpito il tuo maestro; per colpire il maestro devi sapere che non sei il corpo e che, quindi, anche il corpo del maestro non è il maestro. Non hai colpito il maestro, ma solo il corpo! Ed è quello che ho fatto anche io: ho tagliato solo il corpo, non il gatto. Il gatto è ancora vivo, rinascerà altrove. Ma sei arrivato un po’ in ritardo”.

Zen e bugia: fra arte e religione - Pagine Zen

C’è un’altra storia su Lin Chi, un maestro Zen giapponese. 
Aveva un discepolo al quale aveva dato il tradizionale koan Zen su cui meditare: “Medita sul suono di una sola mano”. 
Questo è assurdo. Una mano sola non può applaudire e non può emettere alcun suono. Senza battere le due mani non c’è possibilità di produrre alcun suono. 
“Meditaci su e quando avrai trovato il suono di una sola mano, vieni a riferire”.
Il giovane monaco uscì in giardino, si sedette sotto un albero e provò in molti modi a pensare a cosa potesse essere il suono di una sola mano. All’improvviso, udì un cuculo tra i bambù e disse: “Deve essere questo!”. 
Si precipitò dal maestro e disse: “L’ho trovato. È il cuculo tra i bambù”.
Il maestro lo colpì duramente sul viso e disse: “Non essere sciocco; la prossima volta sii un po’ più intelligente. Vai e medita ancora!”.
Tornava ogni giorno e, a poco a poco, diventò una tale situazione… A volte arrivava con il vento che soffia attraverso i pini e crea un certo suono... A volte era l’acqua che scorre producendo suoni... A volte era il fulmine tra le nuvole. Lentamente diventò una specie di routine. Il maestro non lo lasciava nemmeno parlare: appena entrato lo schiaffeggiava e gli diceva: “Torna indietro e medita”.
Il monaco diceva: “Ma non te l’ho ancora detto...” e il maestro rispondeva: “So cosa dirai. Vai e basta. Medita di più!”.
Il monaco di lamentò con gli altri monaci: “Mi sembra troppo. Prima almeno ascoltava la mia risposta; ora presume che sarà sbagliata!”.
Ma un giorno non arrivò. Trascorsero due giorni e poi sette giorni... Il maestro andò all’albero dove era solito sedersi a meditare e il monaco era lì, completamente silenzioso.
Il maestro lo scosse e gli disse: “Quindi alla fine l’hai udito. Questo è il suono di una sola mano che applaude, questo silenzio... Ma perché non sei venuto a riferire?”.
Disse: “Ho dimenticato tutto; il silenzio era così dolce, così beato. Ti sono grato di non avere mai ascoltato le mie risposte e di aver continuato a darmi duri colpi. La tua compassione è al di là della portata della gente comune”.
Osho  
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