Pensierini spirituali misti


Risultati immagini per pensieri spirituali

"C’è un grande mistero che attornia l’universo intero a partire dall’enigma più complesso che è l’uomo, tentare di scoprirne tutta la profondità scardinando l’arroganza dogmatica che preclude la mente alla speculazione, costituisce per l’uomo il massimo bene"
(Stefano Andreoli)


Ascoltatemi spiriti del Vento,
essenze immortali
abitanti delle pieghe nascoste
dell’aria, delle rocce, delle acque.
Oso invocarvi
e presentarmi dinanzi a voi
per compiere il mio passaggio
a cui mi preparo
nel cielo di una notte d’estate,
investito dal caldo mormorio dei grilli,
inumidito dalla rugiada
che bagna il muschio,
stremato nel desiderio
di correre verso un destino
che mi avvolgerà
come un non visto mantello…
da vincitore o da vinto io non so.
Vorrò però essere ricordato
come uno che ha provato
a parlare con voi,
e voi ascoltare,
per apprendere così
la poca o molta saggezza
che si può richiedere
a un sorso d’acqua gelida,
al fuoco notturno degli amici,
al pianto solitario di un bimbo
che accende la pianura di suoni
che non le appartengono,
ma che grata accetta,
come il passo silenzioso del viandante
che la rende sacra
con l’amore del suo andare.

(Simone Sutra)



L'abisso

Tra me e la mia coscienza
c' è un abisso
nel cui fondo invisibile scorre
il rumore di un fiume lontano dai soli,
il cui suono reale è cupo e freddo -
Ah, in qualche punto del pensare della nostra anima,
freddo e scuro e incredibilmente vecchio,
in se stesso e non nella sua dichiarata apparenza.
Il mio ascoltare è diventato il mio vedere
quel sommerso fiume senza luogo.
Il suo rumore silenzioso libera sempre
il mio pensiero dal potere del mio pensiero di sognare.
Una temibile realtà appartiene
a quel fiume di mute, astratte canzoni
che parlano della non realtà
del suo andare verso nessun mare.
Ecco! Con gli occhi del mio sognato sentire
io sento il non visto fiume trasportare
verso dove non va tutte le cose
di cui è fatto il mio pensiero - il Pensiero
in Sé, e il Mondo, e Dio, che
fluttuano in quell'impossibile fiume.
Ah, le idee di Dio, del Mondo,
di Me stesso e del Mistero,
come da uno sconosciuto bastione colpito,
scorrono con quel fiume verso quel mare
che non ha raggiunto né raggiungerà mai
e apparterrà al suo moto legato alla notte.
Oh, ancora verso quel sole su quella spiaggia
di quell'inattingibile oceano!

(Fernando Pessoa)



"Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l’amore,
e fallo conoscere al mondo".
(Mohandas Karamchand Gandhi)



Sulla spiaggia di mondi infiniti
i bimbi s'incontrano con grida e danze.
Fanno castelli di sabbia
e si baloccano con vuote conchiglie.
Intessono barchette di foglie secche
e sorridendo le fan galleggiare
sull'immensa distesa del mare.
I bimbi giocano sulla sponda dei mondi.
(Rabindranarh Tagore)



Le lampade sono diverse la Luce è la stessa...

Ci sono così tante luci abbaglianti
nel negozio di lampade
del cervello morente;
dimenticati di loro.
Concentrati nell'essenza,
concentrati nella luce.
La luce fluisce verso di te da tutte le cose,
tutte le persone, tutte le possibili combinazioni
del bene e del male, tutti i pensieri
e tutte le passioni.
Le lampade sono diverse ma la luce è la stessa.
Una sostanza, un'energia, una luce, una mente-luce,
che emette tutte le cose, senza fine.
Un diamante rotante e bruciante,
uno, uno, uno.
Spogliati davanti al silenzio avvolgente ed amorevole.
Resta lì,
finché non vedi la luce con i suoi stessi occhi eterni.

Jallaluddin Mohammad Rumi (poeta persiano del XIII° secolo)



Tu sei la via, l’irraggiungibile metà, l’unico Signore.
In te le leggi muoiono come fiumi nel mare.
Di quanto esiste tu sei il sostentamento e il pane, non placabile la
tua fame d’amore.
Non estinguibile la tua sete.
I tempi sono l’inconsutile veste, gli spazi i calzari dei piedi.
Tu sei nell’agonia dell’uomo, nel grido dell’animale ferito, Tu
l’elevata cima del monte, e l’aquila che cala nel piano.
Tu il canto del piccolo sotto il cuore della madre, e il grido
vittorioso del bimbo che nasce.
Tu la melodia sulle labbra dell’amante, e la luce gioconda negli occhi
dell’amata.
Sulla soglia della morte tu sei la vita, il lenimento nelle torture del male.
Tu la mano che dà fiducia all’ansioso, e il segreto rimprovero all’orgoglioso.
Tu la castità dell’acqua, e la luce del sole e delle stelle.
Tu il suono che si placa nel silenzio, e la santità dei libri sacri.
Tu la solidità del Reale, il Bene che consuma il male e la santità che
va oltre il bene.

Dhan Gopal Mukerji



Né corde annodate, né legami... né scioglimento, nè comprensione...
Parole vuote che non possono avere un senso svaniscono come le tenebre all'alba...

Saul Arpino



Io sono quell’assoluta essenza priva di limiti, dinnanzi alla quale l’intelletto ammutolisce, come un bambino.
Certi mi chiamano Allah… altri Signore. Accetto ogni attributo ed ogni nome. Per me il tempio, la moschea o la chiesa sono uguali.
Né dualità né non-dualità si associano a me. Oltre me nulla era, è o sarà.
Tutte le rose e tutte le spine del mondo non sono altro che me.
Sono l’amico ed anche il nemico.
Se c’è una riva da questa parte, sono io.
Se c’è una riva da quella parte, sono io.
Sono il legame del legato e la libertà del libero….
È la mia bellezza che tocca il cuore del mondo, sono io che do fragranza alla rosa, brillantezza ai gioielli, i belli debbono a me il loro potere d’attrarre.
Do l’oro al sole e l’argento alla luna, e loro danzano in ubbidienza, e le stelle della Via Lattea brillano chiamandomi, ma dove potrei andare?
Sono già presente nei loro occhi!

Swami Rama Tirtha



...C’è mai stato un momento in cui io non sia stato me stesso?
Cos’è questo io che così fortemente sento e percepisco, questo io è la sola realtà che conosco, è coscienza assoluta e indivisibile.
Tutto ciò che appare in questa coscienza, le immagini che osservo,
tutto ciò che si manifesta davanti all’io è un oggetto, questo corpo è un oggetto, questa mente è un oggetto, le forme variopinte del mondo sono solo oggetti...
Le qualità, le sensazioni, le attrazioni e repulsioni che appaiono nel campo della coscienza, sono proiezioni come lo sono i sogni che appaiono al sognatore.
Se io non sono chi è?
Ma poi come posso immaginare separazione fra l’io ed il tu?
Tutto si risolve nella stessa realtà, unica ed indivisibile, inspiegabile perché non vi è nessuno a cui poterla spiegare….
Questo io sono, in cui anche l’ipotetico altro si riconosce nell'io sono….

Saul Arpino



"La breve euforia che sperimentiamo gratificando i sensi è molto vicina a quel che il tossicomane prova quando indulge nel suo vizio. Il provvisorio sollievo sarà presto seguito dalla brama di averne ancora"
(Tenzin Gyatso)



"Spesso ci chiediamo come conciliare il mondo materiale con quello spirituale e come viverli insieme..[...]  Chiaro che viviamo prima di tutto in quello materiale, ma il fatto che quello spirituale, soprattutto all’inizio, abbia una natura così opposta a quello materiale ci porta a cercare di "demolirlo" o rivestirlo di significati materiali che non ha..[....] Una volta raggiunto un certo conseguimento interiore le cose si chiariranno da sole.... Anche quando cerchiamo di trasmettere ad altri i contenuti e pure quando si cerca sempre di mettere ogni cosa nel contesto giusto e chiarire quanto ciò di cui si parla sia collegato o meno alla realtà materiale ed alla nostra percezione" (Anonimo)



Meditazione è la scoperta che
la meta dell'esistenza
è sempre raggiunta
nell'istante presente
(Alan Watts)


...Il grido sta all'inizio della vita dell'uomo sulla terra. Il grido di caccia, di guerra, d'amore, di terrore, di gioia, di dolore, di morte. Ma anche gli animali gridano, e per l'uomo primitivo grida anche il vento e la terra, la nube e il mare, l'albero, la pietra, il fiume. Ma solo l'uomo si raccoglie attorno al proprio grido, in assenza degli eventi che l'hanno provocato. Al grido sono legati gli aspetti decisivi dell'esistenza e nella rievocazione del grido le più antiche comunità umane non solo scorgono le trame che le formano, ma annodano stabilmente i fili della trama, cioè si stabiliscono e confermano nel loro essere comunità umane. L'intera vita dei popoli più antichi si raccoglie attorno alla rievocazione del grido, cioè attorno al canto. E il canto avvolge i viventi ben più strettamente del calore dei fuochi attorno cui essi stanno"
(Emanuele Severino)



Il più bello dei mari
è quello che non navigammo
il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto
i più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti
e quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto

Nazim Hikmet




"Fu nefasta e temibile l’età del tempo
Di profonda e irrimediabile povertà
Quando ancora non si distingueva l’aurora dal tramonto
Quando l’aria della prima origine mischiata a torbida
E instabile umidità al fuoco ed alla furia dei venti
Celava il cielo e gli astri
Come può la vista sopportare l’uccisione di esseri
Che vengono sgozzati e fatti a pezzi
Non ripugna il gusto berne gli umori e il sangue
Le carni agli spiedi crude
E c’era come un suono di vacche
Non è mostruoso desiderare di cibarsi
Di un essere che ancora emette suoni
Sopravvivono i riti di sarcofagia e cannibalismo".
(Sarcofagia di Plutarco)


E' dolce, mentre nel mare i venti sconvolgono le acque
guardare dalla terra la grande fatica di un altro;
non perchè il tormento di qualcuno sia un giocondo piacere,
ma perchè è dolce vedere da quali mali tu stesso sia immune.
Dolce è anche contemplare grandi contese di guerra
apprestate nei campi senza che tu partecipi al pericolo.
Ma nulla è più piacevole che star saldo nelle serene regioni
elevate, ben fortificate dalla dottrina dei sapienti,
donde tu possa volgere lo sguardo laggiù, verso gli altri,
e vederli errare qua e là e cercare, andando alla ventura,
la via della vita,gareggiare d'ingegno, rivaleggiare di nobiltà,
adroparsi notte e giorno con soverchiante fatica
per assurgere a somma ricchezza e impradonirsi del potere.
O misere menti degli uomini, o petti ciechi!
In che tenebre di vita e tra quanto grandi pericoli
si consuma questa esistenza, quale che sia! E come non vedere
che niente altro la natura latrando reclama, se non che il dolore
sia rimosso e sia assente dal corpo, e nella mente essa goda
di un senso giocondo, libera da affanno e timore?

(Tito Lucrezio)




Chiudi gli occhi e vedrai con chiarezza
Smetti di ascoltare e sentirai la verità.
Resta in silenzio e il tuo cuore potrà cantare.
Non cercare il contatto e troverai l'unione.
Sii quieto e troverai l'onda dello spirito.
Sii delicato e non avrai bisogno di forza.
Sii paziente e compirai ogni cosa.
Sii umile e manterrai la tua integrità.

Meditazione Taoista





Poco a poco stai entrando nella mia assenza
goccia a goccia riempiendo la mia coppa vuota
là dove sono ombra non smetti di apparire
perchè soltanto in te le cose si fanno reali
allontani l'assurdo e mi dai un senso
ciò che ricordo di me è quello che sei
giungo alle tue sponde come un mare invisibile.

Alejandro Jodorowsky



Se lo guardate non potete vederlo;
esso è chiamato senza forma.
Se lo ascoltate non potete udirlo;
esso è chiamato senza suono.
Se tentate di afferrarlo non potete trattenerlo;
esso è chiamato indefinibile.
Nessuno può misurare questi tre al loro fine ultimo
quindi sono fusi in uno.
Esso è in alto, ma non è illuminato.
Esso è in basso, ma non è oscurato.
Esso si estende, senza posa,
e nessun nome gli deve essere dato.
Esso ritorna al nulla.
Esso è chiamato forma senza forma, struttura senza struttura.
Esso è chiamato l'intangibile.
Gli state di fronte, ma non potete vederne le spalle.
Aggrappandovi all'Antica Via (Tao)
controllerete l'inizio dell'oggi:
così conoscerete l'inizio delle cose,
che è l'essenza della Via

(Lao Tzi  - Tao-chi)



Lalla è diventata una sillaba luminosa dell’anima.
Non c’è morte. Lalla non c’è nascita né morte.
Tu sei una, non con piacere o difficoltà,
non con desiderio o rabbia.
Tu non cammini con quelli che discutono sulla verità.
L’esperienza divina è continuo stupore.
Offro le azioni di questa vita al Dio interiore,
ed ovunque io vada la via è benedetta!

Lalleswari



Sosta di carovana nomade
in mezzo alla steppa di seta
fuochi danzanti nel cerchio piumato
corpi ritmati in tamburi di pelle
separazione di ruoli unificati
magia di potenti spiriti appagati
richiama il fiume di sangue selvaggio
che attraversa il percorso dei sogni
Le danze incorporate tremano
vibra la Terra, esulta il Cielo
La carovana scioglie i nodi
i cavalli nitriscono in gloria
La partenza infinita lascia una traccia:
è silenzio divino nella tenda d'Amore gitano.

Nelida Ukmar



Il piccolo principe, arrivato sulla Terra, fu molto sorpreso di non vedere nessuno. Aveva già paura di essersi sbagliato di pianeta, quando un anello del colore della luna si mosse nella sabbia.
"Buona notte", disse il piccolo principe a buon conto.
"Buona notte", disse il serpente.
"Su quale pianeta sono sceso?" domando' il piccolo principe.
"Sulla Terra, in Africa", rispose il serpente.
"Ah!.. Ma non c'é nessuno sulla Terra?"
"Qui é un deserto. Non c'é nessuno nei deserti. La Terra é grande", disse il serpente.
Il piccolo principe sedette su una pietra e alzò gli occhi verso il cielo:
"Mi domando", disse, "se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua. Guarda il mio pianeta, é proprio sopra di noi... Ma come é lontano!"
"E' bello", disse il serpente, "ma che cosa sei venuto a fare qui?"
"Ho avuto delle difficoltà con un fiore", disse il piccolo principe.
"Ah!" fece il serpente.
E rimasero in silenzio.
"Dove sono gli uomini?" riprese dopo un po' il piccolo principe. "Si é un po' soli nel deserto..."
"Si é soli anche con gli uomini", disse il serpente.
Il piccolo principe lo guardò a lungo.
"Sei un buffo animale", gli disse alla fine, "sottile come un dito!..."
"Ma sono più potente di un dito di un re", disse il serpente.

Antoine de Saint-Exupéry




Oh poeta che destasti l'umano sentir verso il Cielo di questo ramingo tempo, libero pensatore e amabile santo nel dolce grembo della madre che da sempre veglia il tuo sonno.... sia il tuo volto sempre ridente e fiero il tuo passo nella verde cornice gioviale che eleva lodi all'eterna primavera della Vita!

Antonella Pedicelli



Lassù, in mezzo al cielo azzurro,
la coppia del sole e della luna vive felicemente:
è il palazzo meraviglioso degli dèi.
A est sulla montagna innevata dal picco di cristallo, il bianco leone delle nevi vive felicemente.
È il re che governa sui quadrupedi,
come segno di grandezza, non mangia carne putrefatta.
Quando scende verso i prati verdi,
possa la tormenta di neve non diventargli nemica!
A sud, al riparo del folto della foresta,
la tigre dal manto striato vive felicemente:
è il campione di tutte le belve,
come segno di coraggio, non esita a sacrificare la vita.
Quando vaga per i sentieri stretti,
possa la trappola non diventarle nemica!
A ovest, nel turchese scintillio del lago
Il pesce dalla pancia bianca vive felicemente;
è il danzatore dell'elemento acqua,
per lo stupore rotea i suoi occhi dorati.
Quando insegue i cibi che desidera,
possa l'amo non diventargli nemico!
A nord sull'immensa roccia rossa,
l'avvoltoio, re degli uccelli, vive felicemente:
è il veggente tra i pennuti.
Meraviglia! Non uccide i suoi simili.
Quando cerca il cibo tra le vette delle tre montagne,
possa la rete non diventargli nemica!

Milarepa




Io sono il femminile.
Io sono il maschile.
Io sono uno e sono entrambi.
Le mie tenebre possono essere difficili.
La mia leggerezza può essere accecante.
Ma in equilibrio c'è armonia.
C'è sempre una scelta da fare.
Quale sarà?
Il precorso di resa, o quello della resistenza?
Entrambi portano alla stessa méta.
Il buio è solo il vuoto.
Che si sposta di volta in volta.
La leggerzza è l'intuizione che gentilmente vi guida dall'interno.
La resistenza è di combattere gli elementi, la resa è di abbracciare il flusso.
Cos'è meglio per voi? L'armonia e la libertà
Oppure il caos e lo scompiglio?
Io sono Yin, e Yang sono. E posso essere tutto ciò in una sola volta.
A voi la scelta da fare.

la Via nobile del Tao!




Dal mattino alla sera, le persone s’incontrano e si salutano,
ma il più delle volte lo fanno meccanicamente, con indifferenza,
senza amore. Persino nelle famiglie, nelle coppie…
Osservate: prima di uscire di casa, il marito bacia la moglie: «Arrivedercicara – arrivederci caro…»
Ma non vi è nulla nel loro bacio, lo fanno per abitudine,
quindi non ne vale la pena, non serve a niente.
Se si dà un bacio a qualcuno, dev’essere per dargli
qualcosa di buono, per vivificarlo, per resuscitarlo.
Ma quali sono gli uomini e le donne che ne sono coscienti?
Per consolarsi, il marito va a baciare la moglie quando è
preoccupato, quando è infelice, comunicandole così la sua
tristezza e il suo scoraggiamento! Quanto alla moglie, che ha
ricevuto quegli stati d’animo, glieli renderà in un modo o nell’altro…
Sì, gli uomini e le donne fanno continuamente scambi fra loro,
ma di quali scambi si tratta? Dio solo lo sa… o
piuttosto sono i diavoli a saperlo!?
Non è proibito baciare qualcuno, tutt’altro, ma bisogna sapere come e quando baciarlo per comunicargli la vita eterna.

Omraam Mikhaël Aïvanhov




Se talvolta ti ricordassi di me
sapresti chi sono?
Brandelli di emozioni pensieri,
nell’eterno presente,
la coscienza appare inaspettata
e se ne va inaspettatamente.
Ma c’è "qualcuno" che osserva l’andirivieni.
Brandelli di emozioni pensieri,
appiccicati assieme fanno il puzzle dell’io,
disintegrati granelli di polvere
se l’io non c’è.
E’ questo il soggetto?
Io, come dove quando perché, chi….

Paolo D'Arpini


La rana schiacciata
C'era una volta un monaco che credeva nella disciplina e che si era attenuto ai precetti per tutta la vita.  Mentre stava camminando di notte, calpestò qualcosa che sembrò lamentarsi e immaginò che fosse una rana, una mamma rana piena di uova. Mortificato al pensiero di aver ucciso una rana incinta, quando quella notte il monaco andò a dormire, sognò di essere assalito da centinaia di rane che pretendevano la sua vita. Era assolutamente terrorizzato. Venuto il mattino, il monaco andò a cercare la rana che aveva schiacciato e trovò che invece era soltanto una melanzana troppo matura. In quel preciso momento le incertezze del monaco cessarono di colpo: rendendosi conto che non c'è nulla di concreto nel mondo, per la prima volta fu davvero in grado di mettere questo concetto in pratica nella vita.

Storia Zen



La nostra vita non è separata dalla Vita.
La nostra esistenza individuale è parte dell’Esistenza totale, inscindibilmente connessa, inseparabile.

Saul Arpino



"Meglio essere pazzo per conto proprio, anzichè savio secondo la volontà altrui (Friedrich Nietzsche)".


«Tu sei costituito di parola,
tu sei costituito di pensiero,
tu sei costituito di beatitudine,
tu sei costituito di Brahman.
Tu sei l’unico,
o tu che sei costituito di essere,
pensiero e beatitudine.
Tu sei il Brahman reso visibile.
Tu sei costituito di conoscenza [assoluta],
sei costituito di conoscenza distintiva».

Ganapati Upanisad

Ramana Maharshi - Il Saggio di Arunachala


Risultati immagini per Ramana Maharshi - Il Saggio di Arunachala
Arunachala - Tiruvannamalai (India)

Attraverso la storia dell’umanità sono apparsi, in circostanze molto rare, giganti spirituali per esemplificare la più ‘Alta Verità’. Guidare i seguaci in ogni momento delle loro vite; Bhagavan Sri Ramana Maharshi fu quel gigante. Unico nel nostro tempo, personificò perfettamente la verità ultima della realizzazione del Sé, o completo assorbimento nel Supremo Sé-Stesso.

Attirato dalla Sua casa dal potere di Arunachala all’età di 16 anni, rimase ai Suoi piedi per tutto il resto della Sua vita e fu conosciuto come il Saggio di Arunachala. Scrisse molto poco, ma sappiamo che ha tradotto e corretto importanti opere per il beneficio dei devoti. Preferì comunicare attraverso il potere schiacciante del Silenzio, un silenzio così profondo e potente da quietare le menti degli ardenti cercatori che furono attratti da Lui da ogni parte del mondo. Sebbene preferisse il silenzio, fu sempre disponibile a rispondere alle domande di aspiranti sinceri e di guidarli nella giusta direzione.


Il Suo più alto insegnamento ‘indagine sul Sé’ (vichara) fu compreso nell’infinito silenzio della sua presenza. Attraverso questo silenzio, innumerevoli devoti e visitatori sperimentarono la pura beatitudine del Vero Essere. La stessa esperienza è ancora a disposizione delle anime sincere che si rivolgono a lui e praticano i suoi insegnamenti con devozione. Questo atto di grazia si può sperimentare ovunque, ma è tangibile specialmente ai piedi del sacro Colle Arunachala, il colle che ha attratto santi e saggi per migliaia di anni. L’insegnamento del Maharshi ‘indagine sul Sé’ (Pura Advaita) è semplicità, non richiede formalità, nessun cambiamento di vita esteriore, soltanto un semplice cambiamento nel ‘punto di vista’ e uno sforzo sostenuto da parte del cercatore.


La meta non è il paradiso dopo la morte o un lontano ideale, ma
piuttosto la rimozione dell’ignoranza che ci impedisce la conoscenza che siamo eternamente Uno con la nostra Sorgente, il Supremo Sé o Dio. E’ un’esperienza che può essere fatta ORA! Tutto ciò che è richiesto è uno sforzo sincero, per meritarci la grazia necessaria.


Sul letto di morte il Maharshi disse ai suoi devoti addolorati, “Voi dite che sto andando via, ma dove posso andare? Io sono sempre qui. Attribuite troppa importanza al corpo.” La Sua promessa di una ‘presenza continua’ è sperimentata giornalmente dai numerosi devoti intorno al mondo, ed è questa esperienza di ‘continua presenza’ che ha ispirato molti, di percorrere la via della pace e dell’amore.


(Fonte:  www.ramana-maharshi.it)



Risultati immagini per ramana maharshi


Sri Ramana Maharshi (30.12.1879 - 14.04.1950)

La schiavitù del male di Niccolò Machiavelli, maestro del consequenzialismo e del relativismo


Risultati immagini per La Grande Menzogna dietro l’establishment politico

“L’ho fatto sì, ma a fin di bene”. Come dire che noi giudichiamo gli altri per ciò che fanno, ma vogliamo essere giudicati per le nostre intenzioni. La confusione nasce dal consequenzialismo, la credenza che i fini giustifichino i mezzi. E, a dispetto che questo principio sia stato condannato dai tempi di S. Paolo (Rom. 3, 8), molti anche tra i cristiani ci credono pacificamente. In politica, il consequenzialismo non è un errore di questo o quel partito, ma li riguarda tutti, dalla sinistra impegnata sull’aborto alla destra che difende la tortura. Nella seconda guerra mondiale l’Asse usò la scusa consequenzialista per bombardare Londra, Rotterdam, Pearl Harbor e Nanchino e gli Alleati incenerirono innocenti allo stesso modo a Dresda, Tokyo, Hiroshima e Nagasaki. Ne abbiamo parlato un paio di anni fa ricordando G.E.M. Anscombe, una delle più grandi filosofe di tutti i tempi, maestra di etica che si oppose a Truman; oggi ci ritorniamo nell’anniversario della morte d’un cattivo maestro, che di Truman sarebbe stato un consigliere adatto: Niccolò Machiavelli (1469-1527).

Generalmente, il trucco con cui assopiamo la coscienza quando facciamo il male a buon fine è la pretesa che il fine compensi in abbondanza il male che facciamo, come se noi – o qualsiasi altri al mondo – fossimo in grado di calcolare tutte le conseguenze delle nostre azioni. Se il fine buono che ci prefiggiamo è raggiunto, ci vantiamo dicendo che è andato tutto per il meglio. Se invece la manovra non funziona e siamo sorpresi con le dita nella marmellata, allora raccontiamo che volevamo fare un regalo alla mamma: sì, non era tutto a posto, ma l’abbiamo fatto con buone intenzioni. Noi non stiamo rubando alla stregua dei cattivi, perché i cattivi rubano per fare il male (per comprarsi la droga, ad esempio), mentre noi rubiamo per fare il bene. È gratificante costruirci nella mente tutta una serie di “caratteri” veramente cattivi – nazisti, pedofili, terroristi tagliatori di teste, assassini di donne, … – così da assolverci dei nostri peccatucci, senza pentimenti né volontà di conversione.

Il consequenzialismo è il principio lodatissimo da Machiavelli, immeritatamente sottaciuto fondatore della filosofia politica, economica e sociale moderne. Raramente nella storia del pensiero un solo uomo fu responsabile d’una rivoluzione così radicale. Di ciò quegli fu orgogliosamente cosciente, essendosi paragonato a Cristoforo Colombo come scopritore d’un nuovo mondo e a Mosè come capo d’un nuovo popolo eletto, che si sarebbe liberato dalla schiavitù delle vecchie zavorre morali per abitare una terra promessa, potente e pragmatica.

Secondo il pensiero di tutti i filosofi classici, la prima dote del politico è la virtù. Una buona società si poteva concepire solo come insieme di uomini buoni, a cominciare dal primo, “il principe” – oggi diremmo il leader – …, fino a che l’impensabile non fu teorizzato nella splendida Firenze del ‘500 da un suo figlio poliedrico, un genio universale, che propose la politica come l’arte pubblica non più del bene, ma del possibile. L’influenza di Machiavelli fu enorme: sulle sue orme, Hobbes, Locke, Rousseau, Smith, Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Dewey…, tutta la filosofia politica, economica e sociale moderna, compreso il business management, accantonarono la virtù ed abbracciarono la nuova bandiera. Machiavelli paragonò le norme della morale tradizionale alle stelle: belle ma troppo distanti per illuminare il nostro cammino terreno. Ci servono invece lanterne di fattura umana, in altre parole obiettivi a portata di mano. Nella nostra condotta lasciamoci condizionare dalla terra, non dal cielo; da ciò che uomini e società fanno realmente, non da ciò che dovrebbero fare secondo comandamenti astratti.

Il cuore della rivoluzione di Machiavelli stette nel giudicare l’ideale in base all’ordinario, piuttosto che l’inverso. Un ideale è buono solo se è concreto, cioè raggiungibile, possibilmente col minimo sforzo ed eventualmente con ogni mezzo. Per questo Machiavelli è il vero padre del pragmatismo. Non solo “il fine giustifica i mezzi” – una frase ch’egli letteralmente non pronunciò mai, eppure ben sintetizza il suo pensiero – ma anche “i mezzi giustificano il fine”, nel senso che vale la pena di perseguire un fine solo se abbiamo i mezzi per raggiungerlo. Il nuovo Sommo Bene è il successo. Che cosa di più attuale e americano del pensiero di questo fiorentino di mezzo millennio fa?

Machiavelli non ha abbassato l’asticina della morale, l’ha abolita. Il suo insegnamento è che il politico deve “imparare, volendosi mantenere, a poter essere non buono” (Il Principe, 1532), tradendo le promesse, mentendo, ingannando e rubando. Machiavelli superò l’ipocrisia abbassando la predica al comportamento e così conformando l’ideale al pratico, piuttosto che protendendo il pratico all’ideale. Ben prima della famosa pop star, egli cantò “Papa, don’t preach”, papà non farmi prediche. Ve lo immaginate Mosè dire a Dio sul Sinai “Padre, non farmi prediche”?

Per queste vedute, “Il Principe” fu considerato alla sua apparizione un libro scritto dal diavolo. Oggi, nelle scuole di politica o di business invece, il machiavellismo è scienza: scienze politiche, scienze sociali, scienze economiche, scienze della finanza, scienze della comunicazione. I moderni adepti, dalla Bocconi alla Duke alla Harvard, ovviamente non ammettono di negare la moralità, dicono di parlare d’altro, dell’essere invece che del dover essere. Semplicemente, l’etica non sarebbe “scienza”, ma roba per sognatori. I princìpi machiavellici sono elogiati per la loro schiettezza, come se insegnare l’etica ai giovani – i leader di domani – fosse da ipocriti. Di fatto, oggi i professori servi dell’establishment fraintendono l’ipocrisia, che non sta tanto nell’umana incapacità a praticare sempre il bene predicato, ma piuttosto nella diabolica attitudine a predicare ciò che non si crede! L’ipocrisia sta nel propagandare ciò che si crede falso, non nell’inciampare su ciò che si continua a reputare disonesto.

Machiavelli vedeva la vita umana e la storia determinate da due agenti: la “Virtù”, intesa paganamente come forza, determinazione, violenza e la “Fortuna”, cioè il caso. L’equazione del successo è semplice: massimizzare la Virtù e minimizzare la Fortuna. Per questa ottimizzazione individuò due precisi strumenti, atti a controllare il comportamento degli uomini e governare la storia: la penna e la spada, ovvero la propaganda e le armi. Poiché gli uomini sono tutti costituzionalmente egoisti, un modo efficace per ottener da loro il comportamento voluto è la forza, che li costringa ad agire contro natura. Non l’amore, ma la paura li smuove: “È molto più sicuro essere temuto che amato … [in quanto]gli uomini hanno meno respetto a offendere uno che si facci amare che uno che si facci temere; perché l’amore è tenuto da un vinculo di obligo, il quale, per essere gli uomini tristi, da ogni occasione de propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura piena che non ti abbandona mai”. Machiavelli chiuse il suo testamento politico con un’immagine vividissima: “Meglio essere impetuoso, che rispettoso, perché la Fortuna è donna; ed è necessario, volendola tener sotto, batterla, ed urtarla; e si vede che ella si lascia più vincere da questi che da quelli che freddamente procedono. E però sempre, come donna, è amica de’ giovani, perché sono meno rispettosi, più feroci, e con più audacia la comandano”. In altre parole, il segreto del successo sta in una specie di machismo stupratore. L’applicazione più fedele di quest’insegnamento è data oggi dagli yuppie di Wall Street…

http://www.enzopennetta.it/wp-content/uploads/2017/06/machiavelli.jpg
Machiavelli ritratto da Santi di Tito (seconda metà del XVI sec.)

Naturalmente non bisogna esagerare negli stupri. Se il popolo si ribella, vuol dire che il governo è proprio, ma proprio incompetente, perché – osserva il Nostro – il popolo si accontenta di poco, è passivo e mansueto come un gregge di pecore. Il popolo non è incline a ribellarsi, a meno che non sia provocato. Piuttosto i “grandi” – i ricchi e i potenti – provocano guai, perché sono ambiziosi ed hanno i mezzi per portare avanti le loro ambizioni. Quindi il governo badi a conservare gli interessi dei grandi, senza esagerare nell’oppressione dei piccoli.

In ogni caso, le armi sono importantissime e su ciò Machiavelli fu un falco, verso l’interno come verso l’esterno, “perché non possono essere buone leggi dove non sono buone armi, e, dove sono buone armi conviene che siano buone leggi” e perché rinviare la guerra favorisce quasi sempre il nemico: “Tutt’i profeti armati vinsono, e li disarmati ruinorno”. Mao Zedong, per il quale la giustizia “esce dalla canna del fucile”, fu un suo seguace moderno. Solo Gesù, il massimo profeta disarmato, è un’eccezione fastidiosa: fu crocifisso e sepolto (e risuscitò?!), eppure il suo messaggio conquistò il mondo con le sole armi intellettuali.
Accoppiando l’ipocrisia alla propaganda, Machiavelli risulta anche il fondatore delle moderne scienze della comunicazione. Il principe, sappiamo, non può permettersi di essere morale, egli sceglie infatti il bene o il male secondo la necessità di conservare il potere; tuttavia, deve almeno apparire morale. To look or not to look questo è il problema degli Amleto moderni! La parvenza è necessaria perché mentre i grandi possono usare appoggi e strumenti immorali, il popolo invece crede ingenuamente nella moralità. Perciò il consiglio machiavellico (questo sì ipocrita) è che i principi tengano sempre ad apparire giusti, pii, umani e fedeli alle promesse…

Infine, da Machiavelli nasce il relativismo moderno. Il ragionamento è semplice: la moralità viene solo dalla società, perché non c’è Dio né legge morale naturale universale data da Dio. Ogni società poi ha avuto origine dalla violenza. La società romana, patria del declamato diritto, ebbe origine dall’assassinio di Remo operato dal fratello Romolo. Tutta la storia umana comincia con l’assassinio di Abele da parte di Caino. Perciò come il fondamento della morale è l’immoralità, così quello della legge è l’illegalità. Anche questo teorema è logicamente ineccepibile, la verità della sua conclusione traendosi, come in ogni teorema matematico, dalla verità delle sue premesse (poiché non c’è Dio…). Se questo ragionamento pervade tutti gli attuali testi di sociologia e di antropologia, è perché i moderni autori condividono implicitamente l’ateismo.

Con argomenti simili Machiavelli criticò la virtù cristiana della carità. Come hai ottenuto i beni che oggi vuoi dispensare, se non attraverso una competizione spietata? Tutti i beni si guadagnano a spese degli altri: se la mia fetta di torta è così grande, vuol dire che quella di altri è più piccola. Anche l’altruismo dunque è figlio dell’egoismo. Ma anche questo, come i precedenti, è un ragionamento corretto entro la validità delle sue premesse materialistiche: più denaro guadagno, meno ne resta per gli altri e più ne distribuisco meno me ne resta, è vero. Ma i beni spirituali non diminuiscono quando sono distribuiti ed io non li tolgo a nessuno quando li acquisto: l’amore, la conoscenza e la saggezza aumentano piuttosto che diminuire quando li condivido. I materialisti non vedono questa differenza, o non se ne curano.

La filosofia brutale di Machiavelli ha conquistato il pensiero moderno, lo ha occupato in maniera così pervasiva che neanche ce ne accorgiamo. È tutto maledettamente logico, date le premesse: nessun Dio, solo l’uomo; nessun’anima, solo corpo; nessuno spirito, solo materia; nessun dovrebbe essere, solo così è. La logica di Machiavelli è la menzogna più felice della modernità. Essa viene oggi prodotta e consumata in quantità industriale, come si deve per un’era tecno-scientifica fondata sul “funziona?” (W. Allen). Essa fa apparire il male un bene desiderabile, o almeno inevitabile; fa apparire la schiavitù del male come libertà e all’inverso “la libertà della gloria dei figli di Dio” (Rom. 8, 21) come schiavitù. Il “padre della menzogna” (Giov. 8, 34), non ama le piccole bugie, ma la Grande Menzogna, quella che capovolge in un colpo tutte le verità; poi il Maligno s’eclissa alla vista, a negare la verità della sua stessa esistenza, a meno che noi cristiani non facciamo saltare la copertura – l’ateismo implicito – dei suoi agenti, più o meno consapevoli.

Giorgio Masiero

...se 300 anni di massoneria vi sembran pochi....


Risultati immagini per massoneria

Londra, 21 giugno 1717: in occasione della celebrazione del Solstizio d’estate, viene fondata la prima Loggia Massonica. E’ l’inizio di una storia che ha tre secoli di vita e che sarà ampiamente ricordata, e in modi molto diversi. Magari anche con strani silenzi, come quello della Chiesa, che pure della Massoneria è stata la prima e principale antagonista, il primo e principale obiettivo dei disegni strategici delle Logge. Basti pensare all’Italia, e al ruolo giocato dall’organizzazione segreta per tutto l’800 per realizzare la più importante aspirazione della Massoneria, l’utopia più coltivata: quella di distruggere il Cristianesimo e sostituirlo con un culto neo-gnostico, con aspetti esoterici per gli iniziati e con una dimensione essoterica, pubblica, per il popolo. Il grande scontro che ebbe luogo nell’Italia dell’800 non era solo per dar vita ad una nuova entità statale, un paese dalla media importanza strategica proteso nel Mare Mediterraneo, ma era una battaglia preparata da lungo tempo per sconfiggere la Roma cristiana, la sede del Vicario di Cristo.
La Massoneria nacque dunque ufficialmente nel 1717 a Londra, e da lì a poco tempo l’Inghilterra e la Francia si riempirono di logge – i circoli dove si riunivano i seguaci dell’organizzazione – che presto figliarono in tutta Europa. Esse agivano attraverso iniziati, secondo un progetto che prevedeva, dapprima, l’organizzazione di moti patriottico-cospirativi contro i governi chiamati “reazionari e oscurantisti”, finalizzati alla loro distruzione, per poi mettere mano alla costruzione di un edificio legislativo che – nei disegni dell’organizzazione – avrebbe dovuto garantire l’abbondanza per tutti, l’eguaglianza per tutti, la libertà per tutti, e il cui fine ultimo avrebbe dovuto essere l’erigere la Casa di tutti i popoli, il Tempio dell’umanità.
Questa l’utopia massonica, un sogno della ragione dal quale sono nati gli incubi della Rivoluzione francese, dei nazionalismi, dei socialismi realizzati, dei regimi antireligiosi dell’America Latina – primo fra tutti il Messico massacratore di cristiani – ed in ultimo del Governo Unico Mondiale, e che incontrò subito un nemico irriducibile: la Chiesa cattolica. Fin dal 1738, a soli vent’anni dalla sua costituzione, la Massoneria incorse nei fulmini di Roma.
Qui vogliamo ricordare che il merito di questa decisione va ascritto ad un pontefice, Clemente XII, e ad un sovrano scozzese in esilio, Giacomo VIII Stuart, noto come The Old Pretender, padre del protagonista dell’ultima sfortunata epopea scozzese, il Bonnie Prince Charlie. Tra i partigiani inglesi della causa degli Stuart si era infiltrata la Massoneria, e ciò a motivo dell’antichissimo lignaggio di questa nobile casata e il potere regale ad essa legato (si riteneva che gli Stuart possedessero le prerogative degli antichi re taumaturghi, compreso il tocco di guarigione) che affascinavano gli ambienti iniziatici ed esoterici. Giacomo Stuart, uomo di profondissima fede che aveva scelto Roma come sede del proprio esilio, respinse le seducenti offerte dei circoli massonici, e compresane la pericolosità, segnalò al Papa i progetti e le trame della setta. L’anziano pontefice, Clemente XII al secolo Lorenzo Corsini, ottuagenario e quasi cieco, ascoltò gli avvertimenti dello Stuart e il 28 aprile 1738 emanò una costituzione con la quale si scomunicavano tutti i membri della Massoneria. I vescovi furono chiamati a vigilare attentamente. Il 14 gennaio 1739 fu pubblicato un nuovo decreto che colpiva duramente la setta. Era l’inizio di un lungo scontro destinato a durare sino ad oggi. Tra i primi a subire le vendette massoniche furono gli Stuart: nessun aiuto venne loro nel tentativo di riconquista della Scozia da parte di possibili alleati, come i sovrani di Spagna o Francia, che tuttavia avrebbero, di lì a non molto, pagato a caro prezzo la connivenza con le nuove idee.
La conquista di Roma e la sconfitta della Chiesa divennero dunque l’ossessiva aspirazione della setta. Per realizzare questo obiettivo, tuttavia, era necessario che l’organizzazione prendesse saldamente piede negli Stati della penisola. Il 20 giugno 1805 venne così costituito il primo Grande Oriente d’Italia.
Il secolo XIX vede in Italia una formicolante attività di società segrete collegate in vario modo ai princìpi massonici. Vi aderivano soprattutto militari, avvocati, notai, giudici, medici, farmacisti, imprenditori: una irrequieta borghesia provinciale con caratteristiche che variavano a seconda della geografia e della filosofia politica: un gradualismo monarchico e moderato nel Meridione, istanze socialmente più avanzate e repubblicanesimo nel Nord. Appartenevano ad organizzazioni chiamate Società degli Adelfi (che in greco significa fratelli) oppure Sublimi Maestri Perfetti fino alla più celebre Carboneria. Nell’immagine allegorica del carbonaio è evidente la derivazione massonica: col fuoco del carbone si ottiene la purificazione, mediante un’operazione di tipo alchemico attuata in tre fasi: l’opera al nero, l’opera al rosso, l’opera al bianco. Lo scopo dell’organizzazione politico-iniziatica era – secondo i suoi statuti- di “liberare la foresta dai lupi”, ovvero liberare l’umanità dai tiranni, e ciò educando gli uomini alle virtù del perfetto cittadino. In questo ambito spiritualista viene concepita l’idea di “risorgimento”: “Il simbolo iniziatico della “Rinascita” (o “carbonizzazione”) veniva assimilato dalla Carboneria allo schema cristiano della salvezza, il dramma-catarsi del Calvario: passione-morte-risurrezione. Un simbolo che, nel particolare contesto storico, si caricava anche di motivazioni sociali; sì che la rigenerazione morale riguardava non solo l’individuo ma pure l’intero popolo, sino a diventare istanza di cambiamento politico: la rinascita del popolo diveniva il programma del suo risorgere spirituale e politico, ovvero il suo Risorgimento, il nome che poi assunse l’intero evento storico, un nome nato dal patrimonio semantico massonico e carbonaro.”
In una lettera al cardinale Fornari scritta il 19 giugno 1852, il grande filosofo spagnolo Donoso Cortés scriveva che la Rivoluzione è, essenzialmente, un fenomeno teologico. Le rivoluzioni degli ultimi due secoli hanno pienamente confermato questa affermazione…
La caduta delle cosiddette monarchie assolutiste portò alla creazione degli Stati nazionali, i quali – a dispetto dei propositi progressisti e umanitari dei rivoluzionari – erano ancora più accentratori e burocratici dei precedenti, a tutto danno delle comunità locali e dei corpi intermedi, preparando così gli scenari per i colossali scontri di popoli che nel ‘900 avrebbero coinvolto l’intera umanità. L’abbattimento delle autonomie locali e la conseguente cancellazione delle antichissime comunioni agrarie che costituivano la vera base economica delle società tradizionali e fornivano mezzi di sostentamento anche ai meno agiati, chiuse i popoli in una letale tenaglia costituita da una parte dallo statalismo vampirizzatore e dall’altra dall’individualismo che esaltava ed esasperava, nel nome del liberismo, il principio della proprietà individuale, fino a sconvolgere la vita sociale di gran parte dell’Europa. Un ulteriore contributo al dissolvimento delle antiche strutture civiche venne, nell’800, al processo di forzata e massiccia urbanizzazione che spopolò le campagne e riempì le città di persone ritornate alla condizione servile, come scrive il grande studioso anglo-francese Hilaire Belloc, nel suo saggio Lo Stato servile ( Liberilibri, Macerata 1993): “Definiamo Stato servile l’ordinamento di una società nella quale il numero di famiglie e di individui costretti dalla legge a lavorare a beneficio di altre famiglie e individui è tanto grande da far sì che questo lavoro si imprima sull’intera comunità come un marchio”. Mentre le utopie rivoluzionarie teorizzavano l’abbattimento dei tiranni e la liberazione degli individui dalle catene dell’ignoranza e della superstizione, la realtà fu che gli uomini vennero ridotti ad anonimi fattori di produzione, destinati ad essere materiale umano a basso prezzo sul mercato del lavoro, buono per essere sfruttato senza scrupoli nel quadro della rivoluzione industriale, la quale doveva sostenere i sogni scientisti e prometeici di inebrianti avventure tecnologiche, col risultato di sradicare milioni di persone dalla loro terra, dai loro usi e costumi e dalle loro tradizioni, specialmente religiose, stipandoli in condizioni subumane in degradanti periferie. Quelle che la Chiesa ora giustamente mette al centro della propria azione pastorale, ma di cui farebbe bene anche a rivelare origini e cause.
Anche questo è un modo per ricordare i trecento anni della Setta.
Paolo Gulisano
(Fonte: Domus Europa)



Confucianesimo e Libro dei Mutamenti (I Ching)


Risultati immagini per Confucianesimo e I Ching

Esiste in Cina un libro che rappresenta sinteticamente tutto ciò che sta fra Cielo e Terra, si chiama I Ching, ovvero il Libro dei Mutamenti. Veramente questo libro è un compendio di indicazioni per la vita quotidiana, un prontuario di saggezza attiva. E, come spesso accade, esso affonda le sue radici nell’antichissima tradizione orale cinese.

Esso forse più di altri testi raffigura la filosofia di vita e la cultura della Cina partendo dal periodo matristico sino all’affermazione buddista, integrando Confucianesimo e Taoismo in una unità di pensiero e di tradizione. Trattandosi di un testo proteso a fornire consigli pratici e di comportamento nella vita quotidiana va da sé che Confucio lo ritenesse un libro altamente significativo, tant’è che a questo dedicò molte note e commenti sugli esagrammi.

Con la presa del potere da parte di Mao Tze Dong tale libro, assieme al Confucianesimo stesso, fu salvato e talvolta preso ad esempio di un "comunismo antico" tipicamente cinese. La morale confuciana, come pure quella taoista e buddista, non richiede per la sua affermazione la presenza od il concetto di un dio. La morale secondo Confucio è un metodo per stabilire il benessere sociale delle masse e per mantenere la struttura familiare. L’etica confuciana, in parte somigliante a quella di Francesco Guicciardini, è una esemplificazione ideale basata su norme atte a coagulare la società e renderla prospera, nei suoi vari livelli, mantenendo inoltre una costante sinergia d’intenti fra lo stato ed i sudditi.

Per questa ragione il Confucianesimo non è mai stato sconfessato dal comunismo maoista, anzi Mao ha forse tentato di porsi come un simbolo ininterrotto del buon governo auspicato da Confucio. Che ci sia riuscito e se il popolo lo abbia riconosciuto come tale è un altro discorso.. Sta di fatto che nel solco del pensiero confuciano si può intuire e riconoscere tutto il pragmatismo che contraddistingue anche la Cina moderna.

Se rivolgiamo l’occhio all’insegnamento di Confucio esso ci si presenta libero da ogni collegamento diretto con la divinità, essendo fondato unicamente sulla ragione e sul buon senso. Ed è per questa ragione che da oltre 25 secoli la ragione ed il buon senso sono onorati in Cina come una religione. A questo metodo concreto si son dovute adattare persino altre filosofie più metafisiche come il buddismo, che ha assunto fra le sue regole la pietà filiale ed altre simili norme. E persino le minoranze musulmane e cristiane si sono cinesizzate ad eccezione della componente cattolica romana che presume di dovere obbedienza solo ai dettami del papa di Roma… e questa è la vera causa della cosiddetta "persecuzione" nei suoi confronti, ovvero l’impossibilità da parte del governo cinese di accettare che tale religione sia estranea al contesto interno (si noti che i vescovi e cardinali cattolici vengono nominati dallo stato estero del vaticano)… ma lasciamo da parte queste diatribe che non ci interessano e torniamo al buon Confucio.


Immagine correlata

La vita di Confucio mostra che egli ha sempre parlato da uomo ad altri uomini e mai come messaggero di una divinità che l’avesse eletto messia o profeta. Egli nacque nella città di Tsan, in Shantung, nel 551 (a.C.) allorché in occidente era da poco deceduto Solone il moralizzatore di Atene ed a Roma Servio Tullio sanciva la costituzione "Tulliana". Egli fu costretto da necessità pratiche a guadagnarsi la vita e non esitò a svolgere umili impieghi, non sentendo in sé la vocazione all’insegnamento come allora veniva praticata in modo formale. La Cina che già vantava una storia millenaria con tre solide dinastie imperiali stava allora attraversando un periodo di instabilità sociale. Perciò in Confucio predominò, oltre al senso di disciplina e di ordinamento sociale, il culto delle tradizioni familiari e della pietà. Egli si fece conseguentemente conservatore e raccoglitore delle memorie e dei testi sacri che trattavano quei temi. Ma nelle sua opera andò incontro ad avversioni e persecuzioni, come avvenne un secolo e mezzo più tardi in Europa al filosofo Platone. Solo all’età di cinquant’anni Confucio assunse una carica pubblica di un certo rilievo a Ciung-tu, ove divenne Ministro di Polizia, mentre la fama della sua saggezza e della sua eccellente amministrazione si diffondeva in altre province.

Confucio fu un riformatore severo ed energico, nel suo animo prevalevano i consigli della giustizia, perciò gli si formò contro una congiura di ignobili potenti, che talvolta attentarono anche alla sua vita e poi ottennero che egli venissi congedato dal suo incarico. I suoi ultimi anni furono tristi… sebbene gli venisse risparmiata la cicuta. Morì a settantre anni nel 479 a.C.

Dai suoi insegnamenti traspare che l’uomo fu creato per vivere secondo ragione, cioè lottando contro le forze avverse e basse dell’istinto, e vivendo in accordo con gli altri uomini, seguendo un codice di principi e doveri conformi alla nobiltà e dignità dell’essere umano. Le cinque virtù cardinali dell’uomo per Confucio sono: la bontà, l’equanimità, la convenienza (cioè il pronto adattamento al tempo e alle circostanze), la saggezza e la sincerità. Ed è soprattutto alla sincerità che egli dedicò le lodi più alte. Egli raccomandò energicamente i doveri verso i parenti, il rispetto e la cura per i più vecchi, la dedizione verso gli amici, la coscienziosità in ogni atto compiuto, l’autocontrollo e la moderazione. "Il bene supremo dell’uomo non è il piacere, né gli onori, né la ricchezza.. ma è la virtù, sorgente di ogni bontà".



Risultati immagini per Confucianesimo e I Ching

Del pensiero antimetafisico di Confucio abbiamo sicuri documenti: il Cielo e la Terra sono i genitori di tutte le creature e questa è anche la sostanza dell’I Ching, ove invece delle preghiere viene indicato il retto comportamento come "bene supremo per l’uomo". Ed al proposito dell’aldilà egli affermava: "Se non si conosce ancora la vita come si potrà conoscere la morte?". Personalmente Confucio preferiva l’attenzione rivolta ai fatti concreti dell’esistenza piuttosto che alle meditazioni trascendentali. Egli stabilì una dottrina puramente laica, come diremmo oggi, basata su principi logici, etici, estetici ed intellettivi. Egli a buona ragione può essere definito un precursore e degno rappresentante della Spiritualità Laica.

Confucio ed i suoi seguaci, ovvero la stragrande maggioranza del popolo cinese, disprezzano perciò quel che non è cogente, che non rappresenta un fondamento e non ha radici nella vita comunitaria. Lo "spirito" di Confucio è il risultato dell’analisi comportamentale, psicologica, archetipale dell’uomo. Egli soleva dire: "Io non voglio fare dell’uomo un mistico, quando ne ho fatto un perfetto onest’uomo ciò mi basta". Assai prima degli stoici greci egli insegnò l’amore per tutto il genere umano e "precorrendo" il cristianesimo disse: "Non fate agli altri ciò che non volete fatto a voi!".

Paolo D’Arpini