Invasione, masochismo e mutazione genetica

A volte ci si chiede come mai una parte della popolazione sia così tenacemente a favore dell’immigrazione da rasentare il masochismo. La risposta non può essere politica. Deve quindi includere la psicologia del profondo. Ricorrere in un certo senso alle categorie junghiane.
E’ stato detto che il socialismo è una derivazione atea delle religioni di matrice cristiano/giudaica. Tutte unificate da una mentalità monoteista e una fede messianica in un’utopia che si realizzerà con una grande rivoluzione. Rivoluzione dettata dall’odio verso la realtà in favore di un mondo “migliore” generato dalla mente.
La fine ingloriosa delle utopie socialiste ha significato il trionfo della realtà sul delirio messianico. FINE ANCORA PIU’ ACUTA SE SI CONSIDERA CHE I SINISTRI NON SONO MAI RIUSCITI NEPPURE A REALIZZARE DA SE STESSI DELLE COMUNITà SOCIALISTE IN GRADO DI VIVERE A LUNGO E SERVIRE DA ESEMPIO DI BENESSERE E GIUSTIZIA. La loro sete di vendetta è grande, contro se stessi e il mondo che ha tradito la rivoluzione. Odiano le loro stesse personalità che li trascinano verso le abitudini borghesi individualiste e edoniste e intendono scaricare il loro immenso livore contro tutto quello che ad esso somiglia.
Cioè se stessi, riflessi negli altri. La gente della loro stessa famiglia, stirpe, popolo. Che devono essere eliminate in quanto cose schifose e nemiche del paradiso immaginario perduto. Questi sinistrati sono affetti da una psicopatia di massa che in quanto tale non è riconducibile alla psicopatia individuale. Vogliono suicidarsi trascinando con sé il loro stesso popolo e nazione. Non si tratta di “brava gente” con cui dialogare in maniera positiva sulla base del solidarismo perché se anche gli mostri che l’immigrazione e la società multirazziale portano a tensioni laceranti non ottieni risposte razionali. Da uno psicotico non potrai averne. (Luigi)

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Articolo collegato: La mutazione genetica (seconda parte)
A volte può capitare, dopo aver cercato di essere in uno scritto, il più esauriente possibile, di accorgersi di aver lasciato indietro questioni importanti, e questo ha tanta maggiore facilità di accadere quanto più il tema che abbiamo affrontato è vasto e ricco di implicazioni, e questo è certamente il caso della “mutazione genetica”, della trasformazione di quella sinistra che fu, o pretese di essere, la paladina delle classi lavoratrici, nella più zelante servetta del capitalismo mondialista, così come è attualmente.
Io credo che occorra ritornare su due punti fondamentali che nell’articolo precedente non ho analizzato. Primo: i prodromi di quella che per la verità non è stata tanto una mutazione quanto un lungo processo di “evoluzione” o degenerazione, si trovano “in nuce” già in Marx? Secondo: come si spiega il fatto che in genere le classi popolari non abbiano percepito il tradimento compiuto ai loro danni e/o non si siano progressivamente allontanate da questa ideologia divenuta un boomerang ritortosi contro di loro, e dagli uomini e dai partiti che la incarnano?
Il primo punto può sembrare puramente teorico, ed è invece di importanza fondamentale, perché dovrebbe essere chiaro che se il pensiero di Marx conteneva già embrionalmente le aberrazioni che si sono poi storicamente manifestate, la pretesa di ritornare alle origini marxiste e “rifondare il comunismo” è inutile e ridicola.
Nell’articolo che precede questo, ho inserito una frase che può apparire strana: “arrivando addirittura con Marx, il maestro di tutti i cattivi maestri, a una specie di estremismo folle che implica una sorta di auto-creazione dell’uomo a partire dal dato economico”. Ora, che l’economia, il che significa le condizioni reali di esistenza, il soddisfacimento o la difficoltà a soddisfare i bisogni, nonché le relazioni sociali che esistono in conseguenza della distribuzione della ricchezza in una società, siano fondamentali, questo è qualcosa che nessuno potrebbe mettere sensatamente in dubbio, solo che Marx non intendeva semplicemente questo; cercava di persuaderci di qualcosa che è nello stesso tempo di più e di meno, difettando proprio sul terreno dell’analisi socio-economica, perché quelle che dovrebbero essere categorie economiche e sociali, nel suo pensiero diventano astrazioni metafisiche.
Vi invito a riflettere un attimo sulla celebre frase del rabbino di Treviri: “Non è la coscienza che crea l’essere, ma l’essere SOCIALE che crea la coscienza”. Senza la specificazione contenuta nella parola “sociale”, questa sarebbe una banalità condivisibile da chiunque non sia uno sfrenato idealista; persino Cartesio: “Cogito ergo sum”; se la coscienza precedesse l’essere, il fatto di pensare non dimostrerebbe che esistiamo.
Quel “sociale” messo come condizione primaria, esclude tutte le determinazioni di natura biologica, ereditaria e storica, risponde a un calcolo politico piuttosto contingente, l’esigenza di persuadere i lavoratori tedeschi di aver molte più cose in comune con i coolies cinesi o con gli schiavi neri delle piantagioni del sud degli Stati Uniti che non con i loro connazionali di estrazione borghese, ma, forse senza che lo stesso Marx se ne accorgesse, viene a significare molto di più.
Jean Jacques Rousseau è stato certamente non il meno importante fra i precursori di Marx, ed è stato forse il primo a introdurre nella cultura occidentale l’idea di una netta contrapposizione fra natura e cultura, fra innato e appreso, fra l’ambiente e quella che con un termine moderno possiamo chiamare eredità biologica; l’idea – banale – che ciò che chiamiamo cultura sia semplicemente un portato della natura umana, era troppo pericolosa per la sinistra, che doveva prendere le parti del valore esclusivo della cultura, dell’appreso, dell’ambiente. Altrimenti c’era il rischio di dover ammettere che le enormi differenze culturali esistenti, ad esempio fra il mondo europeo e quello dell’Africa al disotto del Sahara, riflettesse una differenza di natura, di dover dare ragione ai teorici della razza.
Marx probabilmente non ne fu mai consapevole, ma questa contrapposizione fra natura e cultura che caratterizza il pensiero di sinistra, in definitiva è un ricalco della contrapposizione tra materia e spirito tipica del cristianesimo e, basandosi su queste premesse, il marxismo stesso non è che una versione aggiornata e laicizzata del “bolscevismo dell’antichità”.
Tutto ciò non rimane nel dominio delle idee astratte ma ha precise conseguenze pratiche. Poiché nel pensiero di Marx “borghesia” e “proletariato” in realtà sono categorie non socio-economiche ma metafisiche, ecco che la ricetta del “socialismo” marxista non prevede altro che il passaggio del potere politico e della proprietà dei mezzi di produzione nelle mani del “proletariato” la cui “avanguardia” che ovviamente non può essere altro che un’élite ristretta, diventa una nuova, feroce autocrazia che non tollera alcun potere, alcuna autonomia, alcuna libertà al di fuori di se stessa. Per l’ideologia marxista, i membri della nomenklatura rimangono sempre “proletari” anche nel momento in cui si sono trasformati nei nuovi, sanguinari zar.
Si può certamente fare un parallelo con la Chiesa cattolica una volta arrivata al potere in seguito al tradimento di Costantino e alla distruzione dell’impero romano; persino nella terminologia: la nuova autocrazia ha continuato a chiamarsi “sovietica” dal nome dei soviet, i consigli popolari, così come l’autocrazia cristiana continuò a chiamarsi “ecclesia”, “assemblea” anche quando si fu trasformata in un’autorità piramidale. Anche su questo Marx aveva torto, la storia si ripete; la prima volta in tragedia, la seconda in una tragedia peggiore.
Nel momento, a partire dal momento in cui CI SI RIFIUTA DI VEDERE che gli stati “socialisti” sono delle autocrazie in cui tutto il potere economico e politico è nelle mani di una ristretta élite, è proprio l’analisi socio-economica a essere carente o del tutto abbandonata. Questo è un punto che gli avversari del marxismo, della sinistra, non hanno perlopiù messo in rilievo, accontentandosi di replicare a questa ideologia sulla base di postulati ideali e morali il più delle volte poco convincenti per la loro astrattezza. Bene, a mio parere il marxismo e la mentalità sinistrorsa vanno contestati e rifiutati non rimanendo a prima del 1848 (pubblicazione del “Manifesto del partito comunista” di Marx ed Engels), ma essendo arrivati a dopo il 1991 (crollo dell’Unione Sovietica), sapendo bene che quest’ultimo è uno spartiacque cronologico di cui “i compagni” non si sono ancora accorti o che cercano di ignorare.
Noi adesso, credo, siamo in grado di rispondere anche al secondo dei due interrogativi che abbiamo visto. Se noi abbiamo compreso questo sfondo concettuale, allora anche spiegare come mai il fatto che la sinistra nel secolo che intercorre fra la cosiddetta rivoluzione d’ottobre e l’epoca presente si sia progressivamente allontanata dalla scelta a favore delle classi popolari, sia passato perlopiù inosservato, non appare misterioso. Il punto è che sia pure in maniera laicizzata, camuffata e distorta, il marxismo è una religione, o perlomeno funziona come tale agli occhi dei suoi adepti.
Classicamente, le religioni sono le datrici di valori morali, dicono ai loro seguaci cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa non lo è. Questo permette loro di sopperire all’assenza di prove di natura storica o filosofica, poiché la fede diventa una virtù, anzi la prima virtù, e gli scettici saranno portati a vedere i loro dubbi come qualcosa di riprovevole, peccaminoso o perlomeno evitare di esternarli per non essere giudicati persone immorali, è un trucco che si tramanda dalla notte dei tempi. Il marxismo funziona allo stesso modo: è l’ideologia a decidere dell’etica e anche della conoscenza, non il contrario.
Io direi che soprattutto dopo la caduta dell’Unione Sovietica, dopo che il loro “paradiso” si è dimostrato un inferno da cui i popoli che l’hanno subito si sono liberati appena gliene è stata data l’occasione, che la sinistra e quel che rimane dell’ideologia marxista, hanno accentuato e spinto fino al grottesco il loro moralismo mal riposto.
Esiste, ed è un fenomeno ben noto alla psicologia, la tendenza a ridurre quanto più possibile la “dissonanza cognitiva”, ossia a modificare la percezione della realtà in modo da ridurre al minimo “lo scarto” fra le nostre convinzioni e i nostri comportamenti. Chi ha commesso un’azione riprovevole farà il possibile per convincersi di aver invece agito in maniera buona e giusta.
Sapientemente indirizzata, questa tendenza lo porterà ad avere una visione delle cose sempre più distorta. Ora pensiamo al fatto che per almeno un ventennio, dai primi anni ’70 alla fine degli anni ’80 la società italiana in particolare, ma un po’ tutta l’Europa, è stata percorsa da un’ondata di violenza DI SINISTRA diretta spesso e volentieri contro di noi. I nomi di Sergio Ramelli, di Mikis Mantakas, la strage di via Acca Larenzia, il rogo di Primavalle, penso siano cose che ricordiamo tutti, ma non occorre arrivare a gesti così sanguinari; l’insegnante che dà un voto ingiusto allo studente che ha osato contestare la versione della seconda guerra mondiale raccontata sul libro di testo, o magari mostrato segni di comprensibile noia l’ennesima volta che è costretto a vedere “La lista di Schindler”, si pone sulla stessa linea concettuale.
Per giustificare il loro comportamento, “i compagni” DEVONO vedere nei “fascisti” dei diavoli incarnati, senza nemmeno considerare il fatto che nessuno di noi, per ovvi motivi anagrafici, può essere ritenuto responsabile di cose che si suppone siano avvenute prima della nostra nascita, né tanto meno chiedersi come mai, a settant’anni di distanza dalla conclusione di quella che fu forse la più gigantesca e impari lotta della storia umana, vi siano ancora tante persone che si riconoscono in un’idea da allora emarginata e demonizzata.
Le “idee” della sinistra mi sembra siano il prodotto di un meccanismo di PURA NEGAZIONE. Poiché “i fascisti” ci tengono alla loro appartenenza nazionale come è giusto e legittimo che sia, allora bisogna spingersi nella direzione del cosmopolitismo più mondialista e masochista, ridurre gli Italiani a servitori dell’ultimo clandestino che metta piede sul loro territorio, essere i più zelanti esecutori del piano Kalergi.
A peggiorare le cose, c’è la sempre più accentuata convergenza fra sinistra e cattolicesimo; oggi non esistono più né Peppone né don Camillo, entrambi hanno lasciato il posto a un don Peppillo che sfoggia sia la tonsura sia i baffoni staliniani.
Un tratto comune a entrambi, è l’induzione del senso di colpa: colpa per il fatto di essere italiani, di essere europei, perché i nostri padri o nonni non avrebbero fatto abbastanza per impedire il supposto olocausto, e via dicendo. Anzi, potremmo dire che dopo il tramonto dei “paradisi socialisti” dell’Europa dell’est, dopo la conclamata dimostrazione che le loro idee sono capaci di generare solo oppressione e miseria, l’antifascismo e il masochismo etnico sono le sole frecce che rimangono nel loro arco.
Riguardo a ciò “i compagni” si trovano una volta di più in sintonia con una Chiesa che ormai di fronte alla crescente secolarizzazione e laicizzazione dell’Europa, ha riposto tutte le sue speranze di reclutare sia nuovi membri del clero sia nuovi fedeli nell’immigrazione e, sotto il pretesto di motivi caritatevoli, ha voltato del tutto le spalle alla nostra gente.
Masochismo etnico, che è la massima espressione della confluenza catto-marxista, i clandestini vanno aiutati e compatiti, e non importa quali sacrifici ciò comporti per la nostra gente, dato che questi parassiti ci portano solo violenza, stupri, criminalità, sporcizia, malattie e degrado, e dimenticando anche quel detto elementare che insegna che “la carità comincia a casa propria”.
Per instillarci un radicato senso di colpa nei confronti di coloro ai quali in realtà nulla dobbiamo, la falsificazione deve rimontare molto indietro, risalire alla nostra storia remota, quanto meno alle crociate, lette come espressione dello spirito aggressivo e rapace che costoro ci attribuiscono in quanto europei “bianchi”.
Si tratta, ovviamente, di un falso vergognoso. Costoro dimenticano o fanno finta di dimenticare che le crociate non furono altro, in ultima analisi che una momentanea controffensiva dell’Europa tra due secolari aggressioni islamiche contro il nostro continente, quella arabo-califfale e quella ottomana, che per secoli hanno minacciato e devastato le nostre terre, in più l’assillo costante della pirateria mussulmana che per quasi un millennio ha insidiato, saccheggiato, razziato, distrutto i nostri paesi costieri, reso pericolosi la navigazione e i commerci, rapito gli abitanti per venderli come schiavi sui mercati d’oriente. L’Europa ha definito, costruito, difeso la sua identità combattendo contro gli antenati di coloro che oggi accogliamo come “poveri migranti” e che ancora adesso, appena ne hanno l’occasione, ricambiano la nostra mal riposta solidarietà con la stessa protervia conquistatrice dei loro avi.
Vogliamo parlare del colonialismo che agli occhi dei buonisti di sinistra e di catto-sinistra è stato l’abominio degli abomini? Probabilmente ha fatto più bene che male all’Africa, se non altro perché ha imposto un lunghissimo periodo d’interruzione alle guerre tribali, oggi riprese impiegando i kalashnikov invece delle zagaglie, e spesso mascherate con pretesti ideologici scimmiottati dal mondo occidentale e che suonano francamente ridicoli, anche se si prendono per buoni in modo da celare quanto più possibile agli occhi dei buonisti democratici e sinistrorsi che infestano il mondo “occidentale” non africano la radicale differenza di mentalità tra “loro” e “noi”.
Parlare delle guerre tribali significa aprire uno spiraglio su di un argomento tabù, le causa PURAMENTE ENDOGENE della miseria e del sottosviluppo dell’Africa, con la forza lavoro e le energie sottratte alle attività produttive, le distruzioni materiali, i giovani la cui unica istruzione consiste nell’apprendere a maneggiare le armi, e via dicendo. Naturalmente a ciò vanno aggiunti il parassitismo e l’infinita corruzione delle classi dirigenti africane, e oggi la violenza illimitata dei fondamentalisti islamici, tanto per non farsi mancare nulla.
Il colonialismo aveva lasciato gli stati ex coloniali dotati di eccellenti infrastrutture, strade, città moderne, ospedali, scuole, eccellenti costituzioni e sistemi legislativi modellati sul meglio di quel che l’esperienza giuridica europea aveva da offrire, aveva formato nei limiti del possibile delle classi dirigenti indigene formatesi in scuole europee o di modello europeo. Tutto questo nel giro di pochi anni è rapidamente regredito come un giardino che, lasciato incolto, si ritrasforma in foresta. Il colonialismo aveva portato l’Africa dalla preistoria all’età moderna; oggi essa è ripiombata in una sorta di preistoria tecnologica in cui il belluino spirito nativo mai venuto meno si mescola stranamente ai ritrovati della nostra epoca, dalle armi da fuoco ai telefoni cellulari.
Sembra un infinito gioco di specchi deformanti: mentre la sinistra basa il suo antifascismo su una rappresentazione del fascismo e delle seconda guerra mondiale tratta di peso dalla cinematografia hollywoodiana a dispetto del fatto di aver considerato per decenni gli Stati Uniti “il nemico”, in modo analogo, i cattolici i paraocchi con cui guardano (e non vedono) il cosiddetto Terzo Mondo, li hanno presi di peso da uno dei più arrabbiati anticlericali della storia, Jean Jacques Rousseau, che è stato anche il creatore della leggenda (le si fa troppo onore a considerarla un mito) del “buon selvaggio”.
Nonostante le continue, evidenti prove del contrario, chi è extraoccidentale deve essere per forza “buono”, le colpe non possono essere che tutte di chi ha il torto di avere la pelle bianca.
Abbiamo visto clandestini finti profughi, evidentemente imbeccati, esibire cartelli con la scritta “siamo profughi dalle vostre guerre”. Quali guerre? Sono settant’anni che l’Italia non fa guerra a nessuno, e soprattutto se i membri di due tribù africane si ammazzano in una faida fratricida che dura da secoli, ci vuole davvero aver spinto la leggenda rousseauiana a un totale allontanamento dalla realtà, per vedere in ciò l’occulta responsabilità di ignari europei che con ciò non hanno nulla a che fare. Antifascismo e masochismo etnico, ODIO PER LA PROPRIA GENTE sono in concreto i due soli “argomenti” dei catto-sinistri.
Il grottesco di tutto ciò diventa quasi umoristico quando si viene a parlare di razzismo. Cosa c’è in fondo di più razzista del pensare che quel che si considera un delitto capitale, il razzismo appunto, sia possibile solo ai membri di una razza, quella bianca?
Il razzismo anti-bianco è una tragica realtà della quale in modo “democratico” e “politicamente corretto” si fa ogni sforzo per tenere all’oscuro l’opinione pubblica del cosiddetto mondo occidentale. Se ai tempi dell’apartheid eravamo dettagliatamente informati ogni volta che un nero veniva arrestato, oggi non un velo, ma una vera cappa di silenzio mediatico copre il lento genocidio dei bianchi sudafricani.
Razzisti, questi “poveri” finti rifugiati del Terzo mondo, lo sono anche fra loro; abbiamo già assistito a parecchi episodi di reciproca intolleranza fra gruppi etnici diversi, ma questa è ancora quasi una barzelletta; è ben difficile che riusciate a persuadere un nero subsahariano che un pigmeo è un essere umano come lui, per lui quest’ultimo è un animale, una preda che può essere cacciata; e infatti, nonostante tutti gli sforzi compiuti dagli Europei (i soliti cattivi secondo i catto-sinistri) durante il periodo coloniale, il cannibalismo non è mai scomparso dall’Africa.
La vergogna e il disprezzo per la propria gente, la masochistica auto-flagellazione sono l’ultimo argomento rimasto al bolscevismo marxista e del pari agli eredi del “bolscevismo dell’antichità”. Noi, al contrario, abbiamo l’orgoglio delle nostre origini, e consideriamo la nostra eredità un deposito da difendere e trasmettere a ogni costo, perché i nostri figli possano avere un futuro.
Fabio Calabrese

Quando il Ferragosto si chiamava "Festa del Grande Cocomero"



Siamo in periodo ferragostano, una volta si chiamava "Ferie di Augusto", poi la chiesa cristiana trasformò la festa in "Assunzione della Madonna in Cielo". I tempi cambiano ed il nome delle feste anche. Ma il periodo resta. Tra l'altro anche noi del Circolo vegetariano VV.TT. abbiamo voluto festeggiare a modo nostro e quando l'associazione aveva ancora sede a Calcata denominammo il Ferragosto "La Festa del Grande Cocomero". Certo siamo un po' matti e burloni...ricordo infatti che venivano torme di gitanti pensando di trovare la sagra dei cocomeri. Invece del cocomero nemmeno l'ombra, anzi obbligavamo i gitanti ad una faticosissima passeggiata nella valle del Treya, con  guado del fiume e ritorno. L'edizione del 1994 fu particolarmente seguita dalla stampa nazionale,  fra cui ho reperito due  lanci di agenzia dell'ADN Kronos, che seguono: 


(Paolo D'Arpini)    





Archivio . AdnAgenzia . 1994 . 08 . 08 CRONACA FERRAGOSTO: TORNA LA 'FESTA DEL GRANDE COCOMERO' A CALCATA Roma, 8 ago. (Adnkronos) - Ormai e' diventato un rito, che puntualmente si celebra a Ferragosto: e' la ''Festa del grande cocomero'' a Calcata, organizzata dai soci del Circolo Vegetariano VV.TT. Un appuntamento per tutti i ''cavernicoli'' che hanno scelto il piccolo centro alle porte della Capitale come rifugio dallo stress della metropoli. Sono stati loro a ristrutturare una grande spelonca che si trova nella Valle, a mezza strada sul sentiero dei ''Grotticelli'': qui viene organizzata la celebrazione pagana del Ferragosto, fra giardini pensili e verande di canne, tende variopinte e piccoli orti, sculture in tufo e vivai di piante grasse. ''Chissa' se anche quest'anno la Divinita' gentile giungera' a rinfrescare le gole degli assetati novizi'', si chiede Paolo D'Arpini, responsabile del Circolo VV.TT. Per saperlo, annuncia, basta partecipare alla Festa: si comincia sabato 13 agosto con un gioco di squadra a ruoli (l'appuntamento e' per le 9 del mattino in piazza Roma, davanti alla sede del Circolo). Il 14 agosto, alle 20, verra' proiettato un video sulla storia del Buddhismo; subito dopo, ai partecipanti verra' offerta una ''meditazione musicale'', con Sergio Cioin (Ditjiritu') e Gabriele Manganelli (Chitarra armonica). Ma il clou della manifestazione e' previsto per lunedi' 15 agosto: la mattinata iniziera' con la raccolta di arbusti secchi per il falo' e di erbe selvatiche per la minestra serale. ''Al tramonto -spiega ancora D'Arpini- dopo le abluzioni nelle fresche acque del Rio, ci sara' un concerto di musica arcaica con sassi, legni, fischietti di canna, rombi e foglie. Dopo il pasto frugale iniziera' l'attesa notturna del Grande Cocomero. Chissa' se verra'...''. A rallegrare la ''veglia notturna'' di Ferragosto ci penseranno i suonatori de ''La Jument de Michaux'' con la loro musica ''bucolica'', le danze attorno al fuoco e le frequenti sorsate di nettare rosso. Chiunque sia interessato, puo' prenotare telefonando allo 0761/587200. 

(Dis/As/Adnkronos) www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1994/08/08/Cronaca/FERRAGOSTO-TORNA-LA-FESTA-DEL-GRANDE-COCOMERO-A-CALCATA_104500.php

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Roma, 10 ago. (Adnkronos) - A seguito della tradizione decennale iniziata a Calcata dal circolo vegetariano anche quest'anno si ripete a Ferragosto la ''Festa del grande cocomero''.

Il nome dell'iniziativa, che rimanda ai personaggi di Linus, non deve trarre in inganno: la festa non e' una vana attesa del ''signore dei cocomeri'', che esaudisce i desideri di Linus e compagni, bensi' un inno al valore e al potere della natura. La festa, che inizia alle 17.00 del 15 agosto con una passeggiata nella valle del Treja per la ripulitura dei sentieri e la raccolta di legni, passando anche da un rinfrescante guado del fiume Treja, continuera' poi davanti ad un falo' acceso nella notte, nel Nuovo Anfiteatro della natura del circolo vegetariano di Calcata, dove verranno cucinate le erbe raccolte durante il percorso.

Nell'attesa del ''Grande Cocomero'' verranno recitati alcuni sonetti dal vivo e l'attesa verra' allietata dalla musica napoletana di Angela Marrone.

(Red/Pe/Adnkronos)

http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/08/10/Altro/FERRAGOSTO-A-CALCATA-SI-ATTENDE-IL-GRANDE-COCOMERO_205900.php

Uppaluri Gopala Krishnamurti, U.G. per gli amici…



“Non c’è niente da fare” (U.G. Krishnamurti)

Anni addietro mi venne l’idea di scrivere le mie memorie sugli incontri da me fatti con donne e uomini di conoscenza, il testo l’avevo chiamato “incontri con i santi”. Certo alcuni di questi cosiddetti “santi” appaiono come  esseri umani un po’ anomali, e di difficile accettazione da parte delle masse di cercatori tradizionali… Una di queste “persone” particolari da me incontrate fu proprio Uppaluri Gopala Krisnamurti, completamente fuori dal coro…

La storia: 

Sto cercando di rimettere in sesto e riorganizzare la memoria che ho di Roma. Questo perché ritengo che -essendo nato e vissuto per lunghi anni in questa città- sia doveroso per me  fissarne le immagini. Non dispongo di alcun album fotografico, solo i miei ricordi ed ovviamente i ricordi che più facilmente vengono a galla son quelli che mi riportano in linea con la spiritualità laica…

Mi considero fortunato di aver potuto conoscere negli anni trascorsi alcuni dei maestri che oggi sono universalmente riconosciuti come Mahatma ovvero i  “grandi dello spirito”.   Di qualcuno ho già raccontato le sensazioni vissute durante l’incontro, come ad esempio  quella volta con il 16° Karmapa, di altri debbo ancora meditare sul significato ed il valore.  Oggi vorrei però raccontare un’importante “tete à tete” che  ebbi con un “personaggio” anomalo della conoscenza, un maestro -non maestro. Un saggio che rifiutava la saggezza come percorso  affermando che  “è la vita stessa che si prende cura di tutto, non c’è bisogno di interferire con l’intenzione di raggiungere la conoscenza, la conoscenza è la nostra vera natura e non può essere ottenuta attraverso processi mentali od una volontaria (ipoteticamente volontaria) ricerca…”. 

Insomma si trattava di un saggio che secondo i nostri canoni potremmo chiamare “nichilista”, ma anche  Buddha fu definito tale e tanti altri “conoscitori del Sé”  che oggi son rispettati come maestri dell’umanità….
L’incontro con questo “ribelle della saggezza”  avvenne chiaramente nel modo più banale possibile, nel tran tran di una normalissima giornata a Roma, una giornata tiepida d’autunno, com’è oggi, con il sole in cielo e  la città sbrilluccicante di specchi e vetrate riflettenti la luce.   Anche Uppaluri Gopala Krishnamuti (questo il nome canonico del “saggio”) rifulge ora nella mia mente come quel giorno di sole…..
   

Ecco,  U.G. (per gli amici)…

La mia sadhana (pratica spirituale) procedeva  retta, vivevo a Roma,  la mia vita leggera e scandita da molteplici esperienze. Nel corso del tempo avviai una sorta di comunione sincretica con  altri cercatori sul cammino, avevo frequentato e conosciuto tutti i gruppi che  operavano a quel tempo in città. Incontrai Baktivedanta Prabupada (il fondatore degli Hare Krishna), Raphael Lacquiniti (fondatore dell’Ashram Vidya),  Satyananda (discepolo di Ananda Moy Ma)  e diversi altri luminari dello spirito, oltre  a conoscere i vari devoti e seguaci di Maharishi Mahesh Yogi, Guru Maharaji, Bagawan Rajneesh, Ananda Marga, etc.  ed anche vari maestri anomali  e cultori di strane sette, come i  “rinomati” Bambini di Dio… etc.

Insomma facevo come Narada che andava da un ashram all’altro a cantare i nomi del Signore (nelle varie forme) confrontandosi con i devoti di diverse  religioni, demoni e dei. Ovviamente avevo notato come ognuno dei “religiosi” incontrati cercasse di tirare l’acqua al proprio mulino.  Quasi tutti  volevano convincermi del loro credo, alcuni arrivando  a dirmi che se non avessi accettato la loro fede era inutile che li frequentassi.  Mi restavano pochi amici laici, liberi e seriamente consapevoli dell’Unità dietro il nome la  forma, una di questi era Marisa Saetti, persona squisita che di tanto in tanto andavo a visitare nella  sua casa antica, vicino alla sede del Partito Radicale, in pieno centro storico di Roma.

Un giorno Marisa mi disse: “Sai viene a trovarmi un Jnani (uomo di conoscenza), che vive in Svizzera ma di tanto in tanto passa  da queste parti, si chiama Krishnamurti – ma non è quell’anti maestro dei teosofi-   è  Upalluri Gopala Krishnamurti, detto U.G.  uno che sta per conto suo, sarà qui a pranzo da me domani, perché non vieni anche tu a farci compagnia?”.

Accettai l’invito e l’indomani mi ritrovai sulla  grande terrazza, noi tre soli, Marisa, U.G. ed io, come ad un incontro fra persone  qualsiasi, magari un po’ borghesi.  Osservavo U.G. con la coda dell’occhio,  un uomo di mezza età che poteva  essere un impiegato di Bombay, vestito come un indiano occidentalizzato, pantaloni scuri, camicia bianca sbottonata sul collo e  mi pare anche una giacca.  Dopo le presentazioni alquanto formali ognuno pareva interessato agli affari suoi, io gironzolavo sulla terrazza, Marisa preparava il pranzo, U.G. se ne stava seduto in silenzio. 

Non volevo assolutamente affrontare alcun discorso spirituale   e perciò mi guardavo bene dall’attaccar bottone, ma con mia meraviglia mi avvidi che U.G. sembrava ancor meno di me interessato a chiacchierare, anzi non mi guardava nemmeno. Ad un certo momento notai persino che sparì all’interno della casa. Memore di come fossi stato importunato in passato da tutti quei “maestri” e discepoli incontrati, che volevano trasmettermi i loro sublimi messaggi, restai un po’ perplesso dall’atteggiamento di Uppaluri Gopala.

Nel frattempo Marisa annunciò che il pranzo era pronto, chiedo di lavarmi le mani e Marisa mi indica il bagno,  vi entro e mi accorgo che era già occupato da Uppaluri Gopala, mi sento un po’ in imbarazzo e faccio per uscire, vedo però che  lui resta immobile, come in catalessi… Non avevo suscitato in lui  alcuna reazione,  non stava facendo nulla di speciale, era lì in piedi che guardava fissamente la vasca da bagno…  a quel punto  ritorno verso il lavello e mi lavo le mani con noncuranza, nel frattempo anch’egli  sembrò uscire da quello  “stato di sconnessione”  e viene a sedersi a tavola. 

Pranzo molto inglese, non per il cibo -ottimo- cucinato da Marisa,  ma per l’aria distaccata di tutti noi che mangiavamo con sussiego scambiando solo parole necessarie, tipo “vuoi ancora? – qui c’è l’acqua, etc.”. Decisamente sembrava che U.G. non volesse  “convertirmi”  a nulla, la mia curiosità  verso quest’insolito maestro era stata risvegliata ma non “abbastanza”  da fargli qualsivoglia domanda “spirituale”. 

In fondo di fronte ad un Jnani (un saggio) cosa si può dire se non parole vuote per lui e fuorvianti per noi?   Solo anni dopo, leggendo la sua biografia mi accorsi che quello era esattamente ciò che aveva voluto comunicarmi: “Sto parlando? Sto dicendo qualche cosa? E’ come l’ululato dello sciacallo, l’abbaiare di un cane o il raglio di un asino. Se riuscite a porre quello che dico allo stesso livello e sentire solo le vibrazioni  siete fuori dall’inganno e  non andrete mai più a sentire nessuno. Finito. Non si dovrebbe parlare di autorealizzazione. Voi realizzerete che non c’è la realizzazione, questo è tutto.  Non  esiste un centro, giusto c’è  la vita che sta lavorando in un modo straordinario…”. 

Paolo D'Arpini

Cristianesimo, vera causa di decadenza culturale, religiosa e politica dell'impero romano



Resta incorrotta, malgrado le menzogne della setta ebraica definita "cristiana", la  grandezza dell'imperatore e filosofo Giuliano Flavio, impropriamente definito l'apostata (ucciso a 32 anni ), il quale  individuava nel cristianesimo una delle cause principali della decadenza dell’Impero sotto molti punti di vista, inclusi quello economico e sociale: trova infatti riprovevole che una setta giudaica, emarginata dagli stessi giudei, si arroghi il diritto di disprezzare la cultura atavica, fautrice dell’unità del mondo classico e responsabile del buon funzionamento dell’Impero: la nuova religione ha permesso a Costantino e ai suoi discendenti di legittimare i loro omicidi e ha introdotto il terrore e il senso di colpa nella vita quotidiana. Giuliano rimase sempre profondamente diffidente nei  confronti dei cristiani perché  "è a causa della loro demenza che tutto è stato sovvertito".  (Ad Atarbio)

Integrazione/commento di Giorgio Vitali:

Il Grande condottiero Giuliano Flavio, imperatore dei Romani e VINCITORE dei Germani, fu assassinato a tradimento e sicuramente da un cristiano, mentre in prima fila, combatteva contro i PARSI in una spedizione che avrebbe sicuramente cambiato il quadro geopolitico ed avrebbe anche chiuso una certa parentesi storica. Fu arbitrariamente definito APOSTATA, non avendo potuto esserlo per il fatto che EBBE solo INSEGNANTI PAGANI, leggere l'ottimo libro scritto dal noto scrittore francese A. De Vigny: DAFNE. QUESTA DENOMINAZIONE DI APOSTATA è il solito FALSO cristianista, che documenta la falsità intrinseca di questa religione posticcia. 


Basti pensare che NON POTENDO NEGARE CHE LE FRASI messe in bocca a Gesù NEGLI EVANGELI, comprese le parabole, DERIVANO INTERAMENTE DAGLI SCRITTI DI SENECA, HANNO AVUTO L'ACCORTEZZA DI INVENTARE UNA CORRISPONDENZA FRA SAN PAOLO E SENECA! Ma anche in questo caso, posta la veridicità dell'esistenza di questo Paolo, NON potrebbero negare che fu Paolo ad assorbire i principi essenziali dal NEOPLATONISMO espressi da Seneca in maniera esemplare. 

E' peraltro interessante notare che l'immagine che ci VIENE TRAMANDATA di Paolo, e che figura in tutti i quadri o sculture o affreschi in cui compare questo personaggio, è in realtà la testa di PLOTINO, ricavata da una sua statua in parte andata perduta. Pertanto, i segni CONCRETI non mancano MAI. Consiglio la lettura del seguente libro: Gli Occhi dell'Anima. Intreccio di scrittura fra Giuliano detto l'Apostata e Saturnino Secundo Salustio. Il Catechismo di Salustio. A cura di Giuseppe Dagnino, Ed. ECIG, da questo libro si capisce benissimo la condizione di VUOTO concettuale di quello stadio della formazione di una nuova ideologia che si chiama STATO NASCENTE. 

Il miscuglio dal quale è uscita fuori la dottrina pseudo religiosa del cristianesimo. Nel senso che tale dottrina si è forgiata nel tempo MA SU BASI ESCLUSIVAMENTE FILOSOFICHE. Essendo la teologia una branca della filosofia. Apparizioni, miracoli, detti e contraddetti non c'entrano. 

Colgo l'occasione per fare una MIA considerazione. Fino a fine ottocento ( XIX Secolo)  l'alfabetizzazione individuale era prevalentemente del mondo protestante, perché dovendo il singolo individuo abbeverarsi della parola divina, era logico che fosse in condizione di LEGGERE il testo sacro: la Bibbia. Le masse cattoliche erano-coerentemente- analfabete, dovendo queste accedere alla verità solo grazie all'intermediazione del prete. Unico acculturato. Il processo di laicizzazione del sapere e conseguente secolarizzazione, ha comportato la nascita di facoltà di filosofia anche nelle Università NON pontificie e lo sviluppo dello studio della filosofia nei licei statali. Inoltre, è avvenuto un altro fenomeno. Anche le Università religiose, soprattutto quelle Pontificie, si sono aperte ai Laici e pertanto NON sono solo le persone che avrebbero intrapreso la CARRIERA SACERDOTALE ad avere il POSSESSO delle chiavi di lettura utilizzate nella TEOLOGIA. Quindi le contraddizioni intrinseche a tale elaborazione dottrinaria stanno venendo al pubblico con sempre più alta frequenza. Per la Casta sacerdotale i tempi sono difficili.  (GV)    

Collegamenti tra sionismo, comunismo e grande finanza ebraica



Viene riportato che i Rothschild erano furiosi con i Russi perché non erano preparati a permettergli di formare una banca centrale nella loro nazione. Quindi essi radunarono gruppi di  emissari  che inviarono in Russia per stimolare una rivoluzione a beneficio dell'uomo comune, che era in realtà la presa della Russia da parte di una élite ebraica controllata dai Rothschild.

A queste spie ebree venivano dati, secondo l'antica tradizione di inganni ebraici, dei nomi Russi, ad esempio Trotsky era un membro del primo gruppo ed il suo nome originale era Bronstein. Questi gruppi vennero inviati nelle zone di tutta la Russia per scatenare rivolte e ribellioni.


L'Edizione Internazionale del Jewish Post, nella settimana che finiva il 24 Gennaio 1991, conferma che Vladimir Lenin era Ebreo. Lenin è anche nei registri perché disse “Fondare una banca centrale è il 90% della comunistizzazione di una nazione”.
Questi Ebrei, i Bolscevichi fondati dai Rothschild, avrebbero proseguito nel corso della storia per massacrare 60 milioni di Gentili e di non-Ebrei nel territorio Sovietico. Infatti l'autore Aleksandr Solzhenitsyn nella sua opera “Gulag Archipelago, Vol. 2” afferma che gli Ebrei crearono e amministrarono il sistema organizzato di campi di concentramento Sovietici in cui morirono questi milioni di non-Ebrei.


A pagina 79 del suo libro fa addirittura i nomi degli amministratori della più grande macchina di morte nella storia del mondo. Sono Aron Solts, Yakov Rappoport, Lazar Kogan, Matvei Berman, Genrikh Yagoda, e Naftaly Frenkel. Tutti e sei sono Ebrei Sionisti. Nel 1970 Solzhenitsyn ricevette il premio Nobel per la Pace per la letteratura.
L'opportunità di manifestare la loro Sion giunse con la Rivoluzione Russa, che venne finanziata da banchieri Ebrei. Uno dei loro, l'Ebreo Tedesco Karl Marx (Mordechai Levi), catalizzò gli eventi con la pubblicazione del suo Manifesto Comunista.


Inviato da N.V.

Avvento del cristianesimo e fine della civiltà antica



 Da parte di diversi autori è stato osservato che il cristianesimo si è potuto diffondere con relativa rapidità nel mondo antico, incontrando relativamente poca resistenza, in una maniera che è stata paragonata a un contagio, un'epidemia le cui cause sembrano in qualche modo misteriose, nonostante la sua evidente carica di sovversione e dissoluzione nei confronti del mondo e della cultura antichi.

Io credo che la spiegazione di ciò sia complessa, richiamando una serie di fattori che hanno agito come concause, ma non sia assolutamente un mistero (i misteri, nei limiti del possibile, lasciamoli a chi ha “fede”). 

Per prima cosa, occorre notare che il cristianesimo è venuto a inserirsi al momento opportuno in una crisi che aveva origini più remote. Il punto chiave è che all'interno dell'ecumene circum-mediterraneo “romano” l'elemento romano-italico era da tempo in declino demografico, e tu certamente mi insegni (1) che nessuna istituzione può reggere a lungo quando viene a mancare l'elemento umano che l'ha prodotta.

Occorre tenere presente che Roma si è trovata coinvolta in una serie interminabile e quasi continua di guerre prima dentro la Penisola italica, poi fuori dalla stessa, fin dall'età repubblicana.

Gli effetti economico-sociali di questa situazione sono abbastanza noti: l'economia antica era un'economia essenzialmente agricola. Gli effetti di questa situazione erano completamente diversi sulla piccola proprietà terriera a conduzione familiare e sulla grande proprietà.

La piccola proprietà contadina gestita da aziende a conduzione familiare, quelli che oggi chiameremmo “coltivatori diretti”, veniva a trovarsi in difficoltà crescenti per l'assenza del capofamiglia che ne era anche la principale forza lavoro. La grande proprietà se la cavava molto meglio perché poteva contare su lavoro servile, non solo ma si presentava sistematicamente la possibilità di allargarsi acquistando a prezzi stracciati i fondi dei piccoli proprietari indebitati.

Tutto il periodo delle guerre civili, dai Gracchi all'affermazione del principato, è la lotta fra piccoli proprietari indebitati e grandi proprietari che si stanno trasformando in latifondisti. Le richieste costanti della parte plebea sono la cancellazione dei debiti e la distribuzione di terre ai veterani (quest'ultima troverà accoglimento solo in epoca bizantina, e probabilmente la sua soddisfazione fu determinante nel consentire a Bisanzio di sopravvivere per altri mille anni).

Quali sono gli effetti demografici di questa situazione? L'estensione del latifondo e la progressiva scomparsa della piccola proprietà contadina comportarono il passaggio dall'agricoltura intensiva all'agricoltura estensiva e alla pastorizia, cioè a una brusca diminuzione della redditività della terra per unità di superficie, oltre che a un sempre più ampio ricorso al lavoro servile, mentre i contadini espulsi dalle campagne in genere non avevano scelta se non di inurbarsi, entrare a far parte di quelle plebi urbane che vivevano perlopiù di espedienti e che gli imperatori cercavano di tenere buone dando loro “panem et circenses”. In questo passaggio dalla campagna alla città, la fecondità delle famiglie cala bruscamente perché non c'è più l'incentivo a mettere al mondo figli che rappresentino braccia utili per il lavoro dei campi. Nel frattempo, il posto di costoro sulla terra viene preso sempre più dalla manodopera servile, ossia da un'accozzaglia di stranieri provenienti da ogni angolo del Mediterraneo.

E' importante tenere presente anche il calo di redditività della terra, che comporta una politica di sempre nuove guerre e conquiste per procurarsi il necessario ad andare avanti. Man mano che lo stato romano si allarga includendo sempre più componenti allogene, l'elemento romano-italico si diluisce.

In età imperiale l'agricoltura italica era così poco remunerativa che il grano necessario per sfamare una popolazione crescente veniva quasi interamente dall'Africa e fu la conquista dell'Africa romana da parte dei Vandali di Genserico a determinare a tutti gli effetti il collasso dell'impero romano d'Occidente.

Che cosa i Romani stavano inglobando, cosa era entrato a far parte dello stato romano sempre meno romano? Certamente, l'inclusione di altri elementi europei, Veneti, Celti, Illiri, non poteva essere un fatto di per sé negativo, ma c'era soprattutto l'Oriente (e l'Africa del nord) “ellenistico”, che tra l'altro rappresentava le maggiori risorse economiche e il maggior peso demografico, ed è qui che il cristianesimo si incisterà per iniziare la sua diffusione.

Bisogna dire la verità su questo “ellenismo” che di “ellenico” aveva poco o nulla. Le campagne militari di Alessandro, misero nelle sue mani e in quelle dei suoi eredi l'impero persiano, la prima potenza multinazionale, di cui la Grecia-Macedonia risultava a tutti gli effetti un'appendice. Ben presto, elementi e cultura nativi avevano salito la gerarchia degli stati ellenistici, permeando facilmente il tenue velo rappresentato dall'esigua élite dei conquistatori ellenici. I centri importanti dell'ellenismo non sono in Grecia, anche Atene ha ormai un ruolo marginale, ma in Oriente, Antiochia e Alessandria.

Esiste un parallelismo tra le conquiste di Alessandro e l'espansione romana, sul quale sarebbe necessario riflettere: il passaggio improvviso o quasi improvviso dalla dimensione delle polis, delle città-stato (lo era anche Roma) all'impero universale senza praticamente passare per una dimensione intermedia di stato-nazione ritrovandosi con istituzioni che appaiono drammaticamente sottodimensionate alla nuova realtà.

Una cosa che io trovo molto significativa, è che la lingua latina attecchì in Gallia e in Iberia, ma anche nella Dacia, l'ultima e più precaria conquista romana, ma l'unica terra in Oriente fuori da quel contesto “ellenistico” che del latino non ne voleva proprio sapere, mostrando in ciò, ma non soltanto in ciò, l'avversione e l'incompatibilità con tutto ciò che fosse autenticamente romano.

Oswald Spengler ne Il tramonto dell'Occidente ha parlato di una “civiltà arabo-magica” nascosta nell'età antica dalla presenza della civiltà classica, che sarebbe venuta allo scoperto in modo evidente soltanto con l'islam, ma che sarebbe esistita già molti secoli prima di Maometto. Personalmente, sono incline a dargli ragione, a ritenere che il mondo “ellenistico” sia stato solo annesso politicamente da Roma, ma rimaneva un mondo assolutamente non romano né romanizzabile.

 Tanto per completare il quadro, poi in varie parti dell'impero esistevano i dediticii, popolazioni che si erano sottomesse spontaneamente a Roma, e ne avevano ricevuto l'equivalente di un semplice vassallatico, si amministravano con le loro leggi o le loro usanze, popoli che rimanevano avulsi dalla civiltà romana, spesso non comprendevano nemmeno il latino, e certo non avrebbero mosso un dito in favore della romanità. Costantino con l'editto di Milano attribuì in prima battuta ai cristiani lo status di dediticii, con vari vantaggi come l'esenzione dal servizio militare.

 Un sistema basato sul latifondo e il lavoro servile doveva portare per forza a un drammatico acutizzarsi delle differenze sociali e allo scollamento fra i popoli dell'impero e la classe dirigente e le istituzioni statali proprio quando la massiccia introduzione di schiavi rendeva la composizione etnica sempre più frammentata. A questo si aggiunge anche il fatto che i costi delle continue guerre (prima di conquista, poi guerre civili provocate dalla fragilità istituzionale dell'impero romano, dove la successione finiva per essere decisa dagli scontri armati fra le legioni) e del crescente, ipertrofico apparato burocratico, comportavano una fiscalità sempre più esosa.

Da qui, le frequenti rivolte contadine, dei bagaudi nelle Gallie, dei circellioni in Africa. Tra l'altro, nella rivolta africana dei circellioni (braccianti a giornata) si inserì il movimento dei donatisti (un gruppo cristiano radicale) fornendo, per così dire, il supporto ideologico, mentre la Chiesa ufficiale condannava l'eresia donatista rassicurando il potere imperiale e inaugurando un gioco delle parti che i cristiani avrebbero spesso ripetuto con consumata abilità nei secoli, mostrandosi rivoluzionari e conservatori a seconda delle circostanze, e approfittando destramente di tutte le opportunità per ingrandire il proprio potere.

Senz'altro questa situazione di crisi ha favorito a partire dal II secolo E. V. la diffusione delle cosiddette religioni soteriologiche, ossia predicanti una salvezza ultraterrena e/o consistente nella fuga dal mondo, nell'abbandono dell'interesse per la dimensione politico-sociale, della ricerca o dell'attesa di un redentore di un qualche genere.

La crisi della religione capitolina è da mettere prima di tutto  in relazione con la rarefazione dell'elemento romano-italico che ne era, fuori discussione, il suo supporto naturale. All'epoca si sviluppa la “mitologia classica” ma è un'operazione letteraria realizzata appiattendo le differenze fra il pantheon capitolino e quello olimpico, e mi pare richieda anche una buona dose di scetticismo e/o un interesse puramente erudito per le credenze degli avi, e comunque riguardava solo gli strati sociali alti e acculturati.

A livello popolare, invece, si può dire “tutto fa brodo”: si riscoprono e si diffondono gli antichi culti misterici, nascono il neoplatonismo e il neopitagorismo che valorizzano i cascami mistici del pensiero di Platone e di Pitagora, ma soprattutto tanta mistica, tanto magismo orientale: il culto isiaco dall'Egitto, poi mitraismo, manicheismo, zoroastrismo, gnosticismo e chi più ne ha più ne metta.

In tutte queste tendenze emerge qualcosa che è esattamente il contrario dello spirito romano: uno spirito servile, femminile, infantile che si inginocchia davanti a una figura-feticcio per impetrare la redenzione: Iside, Orfeo o Cristo non fa molta differenza.

Il romano è a livello etico prima di tutto l'uomo in piedi davanti agli uomini e davanti agli dei, con lo sguardo sereno e il ciglio asciutto davanti alla vita e davanti alla morte. “Et facere et pati fortiter romanum est”, “Che accada quello che può, io farò quel che devo”, che non ha bisogno di essere né consolato né redento.

Non è certamente un caso che fra tutti questi culti, quello che si affermò di più nell'ambiente militare fu quello di Mithra, infatti fra di essi era probabilmente il meno svirilizzato e il meno svirilizzante; certo, non si può nemmeno fare il paragone fra esso e il culto di Cibele, “grande madre” orientale, officiato da sacerdoti castrati e vestiti da donna.

Questi culti hanno dissodato il terreno al cristianesimo, non solo perché il cristianesimo riciclerà parecchie delle loro concezioni, ma perché crearono la mentalità del “fedele” psicologicamente dipendente da una divinità-feticcio da cui si aspetta “la salvezza”.

Rispetto a tutti questi culti, il cristianesimo aveva però un vantaggio che alla lunga si rivelerà determinante: un'organizzazione gerarchica ben strutturata e ramificata, con un'efficienza “militare”, e che controllava strettamente la vita dei fedeli (E' ben noto l'episodio di “san” Pietro che uccise o fece uccidere i coniugi Anania e Zaffira per non aver versato interamente alla comunità cristiana il ricavato della vendita di un campo).

A partire dal III secolo gli imperatori avevano ben compreso che era necessario ricostruire l'unità religiosa dell'impero, anche perché solo da essa poteva venire la legittimazione del potere imperiale. I Severi e Aureliano tentarono di instaurare un culto solare. Diocleziano mirò alla divinizzazione della stessa figura imperiale. Costantino mirò a utilizzare il cristianesimo (a cui non credeva) per il medesimo scopo.

Come è successo che questa fede nata dal tronco del messianesimo ebraico, dallo spirito di rivolta antiromano, e poi divenuta il catalizzatore di tutti i ribelli e i malcontenti, vista fin allora come un pericolo e  conseguentemente perseguitata, ha finito per essere vista come la soluzione della crisi spirituale dell'impero?

Una risposta interessante e probabilmente valida, l'ha data uno studioso rumeno, Vasile Florescu. Certamente è paradossale, ma è un fatto che negli anni della Cortina di Ferro, l'anticlericalismo comunista consentiva di esprimersi su queste tematiche con maggiore libertà di quella di cui “godiamo” nel “libero” Occidente:

“Lo stato gigantesco ed eccessivamente centralizzato si trovava ad avere bisogno di un nuovo tipo di impiegato, di un impiegato che fosse maestro di calcolo e di tachigrafia e non stesse a guardare indietro verso la libertà civile perduta. Il funzionario di vecchio tipo formatosi attraverso gli studi letterari dominati dalla retorica e capace di parlare bene, citare filosofi e poeti, di pensare in fondo con maggiore profondità, non può più soddisfare le esigenze di un'epoca in cui la magistratura si trasforma in burocrazia. Tale funzionario poi, sempre per la sua formazione di vecchio stampo, tende a rimpiangere il periodo delle libertà repubblicane, e non è certo questo che può cattivare la fiducia dell'imperatore. I dirigenti cristiani si sono accorti per tempo di questa situazione. Le dichiarazioni di fedeltà all'ordine costituito – “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” –, gli inviti rivolti agli schiavi perché restassero alle condizioni in cui si trovavano – “I padroni sono di Dio” – miravano ad uno scopo ben precisato. L'editto del 313 che eleva il cristianesimo al rango di religione ufficiale è il risultato di un'abile infiltrazione nei quadri dell'apparato statale a livello basso e medio e, insieme, dei ripetuti, ostinati tentativi di tranquillizzare gli imperatori” (2).

In poche parole, a un sistema totalitario servono uomini totalitari, e i cristiani lo sono.

Costantino non era cristiano, sebbene presiedesse il concilio di Nicea che doveva definire i caratteri dottrinali della nuova fede che per lui era semplicemente un instrumentum regni come il culto solare per i severi e aureliano. è leggenda, probabilmente inventata, che si sia fatto battezzare sul letto di morte, o ciò può essere stato fatto quando non era più cosciente. Egli però non si avvide che non ci si poteva servire del cristianesimo, ma solo servirlo.

 Dopo Costantino e il tentativo di restaurazione di Giuliano, arriva Teodosio che è ormai uno strumento nelle mani dei cristiani, in particolare del vescovo Sant’ Ambrogio. Questo imperatore-pupazzo che la Chiesa orientale ha addirittura canonizzato compie quello che è forse l'atto più infame di quasi due millenni di storia: l'editto di Tessalonica del 380 E. V. con il quale il cristianesimo diventa religione ufficiale dello stato romano e continua a perseguire i culti degli avi come un delitto passibile della pena di morte.

La vera cristianizzazione dell'impero comincia con Tessalonica, perché fino ad allora, nonostante tutti i fattori di crisi che abbiamo visto, non era cristiana più di un terzo della popolazione in Oriente e meno di un sesto in Occidente, e fu una “conversione” ottenuta con la più brutale delle violenze, una gigantesca operazione di stravolgimento dell'anima dei popoli dell'ecumene circum-mediterraneo che trova un paragone (debole, tra l'altro) forse solo nell'opera di sovietizzazione della Russia compiuta da Stalin.

Il terrificante supplizio a cui era stata sottoposta la povera Ipazia è stato solo un piccolo antipasto dell'orgia di violenza scatenata sotto il segno mortifero della croce: i culti pagani furono non solo proibiti, i sacerdoti e i fedeli che osavano resistere furono massacrati, i templi furono profanati trasformandoli in stalle, postriboli e chiese cristiane; gli inquisitori di Teodosio nella loro furia arrivarono addirittura a “giustiziare” bambini che avevano giocato con i frammenti delle statue degli dei abbattute.

Questa è una parte della nostra storia che gli storici ufficiali, quelli stessi che enfatizzano le persecuzioni pagane contro i cristiani si guardano bene dal raccontare.

Lo storico greco Vlasis Rasias l'ha fatto mettendoci sotto gli occhi una realtà che molti vorrebbero restasse sconosciuta, nel libro La distruzione dei templi.

Quello che segue è un estratto del libro di Rasias apparso sul sito della Congregazione degli Ellenici:

“Anno 314 - Immediatamente dopo la sua piena legalizzazione, la chiesa cristiana attacca i pagani: il concilio di Ancirra denuncia il culto della Dea Artemide.

Anno 324 - L'imperatore Costantino dichiara il cristianesimo come l'unica religione ufficiale dell'impero romano. In Didima, in Asia minore, viene saccheggiato l'oracolo del Dio Apollo e i sacerdoti pagani vengono torturati sino alla morte. I pagani vengono allontanati dal Monte Athos e sono distrutti tutti i templi greci del luogo.

Anno 326 - L'imperatore Costantino, seguendo le istruzioni di sua madre Elena, distrugge il tempio del Dio Asclepio in Aigeai, in Cilicia e molti templi della Dea Afrodite in Gerusalemme, Afaka, Mambre, Feniciea, Baalbek, ecc.

Anno 330 - L'imperatore Costantino ruba i tesori e le statue dei templi pagani della Grecia per decorare la Nuova Roma, Costantinopoli, la nuova capitale dell'impero.

Anno 335 - L'imperatore Costantino saccheggia molti templi Pagani dell'Asia Minore e della Palestina e ordina l'esecuzione per crocifissione di "tutti i maghi e indovini". Viene martirizzato il filosofo neoplatonico Sopatrus.

Anno 341 - L'imperatore Flavio Giulio Costanzo perseguita "tutti gli indovini e gli ellenici". Molti pagani greci sono imprigionati o giustiziati.

Anno 346 - Nuove persecuzioni su larga scala contro i pagani di Costantinopoli. Viene bandito il famoso oratore Libanius, accusato di essere un "mago".

Anno 353 - Un decreto di Costanzo ordina la pena di morte per tutti coloro che pratichino sacrifici e idolatria.

Anno 354 - Un nuovo decreto ordina la chiusura di tutti i templi pagani. Alcuni di questi sono profanati e trasformati in bordelli o sale da gioco. Sono giustiziati molti sacerdoti pagani.

Anno 354 - Un nuovo editto di Costantino ordina la distruzione dei templi pagani e l'esecuzione di tutti gli idolatri. Primi roghi di biblioteche in varie città dell'impero. Le prime fabbriche di cemento vengono costruite vicino ai templi pagani chiusi. La gran parte delle sacre architetture dei pagani vengono ridotte a calcinacci.

Anno 357 - Costantino proibisce tutti i metodi di divinazione, compresa l'astrologia.

Anno 359 - In Skytopolis, Siria, i cristiani organizzano il primo campo di concentramento per la tortura e l"esecuzione dei pagani arrestati in qualsiasi parte dell'Impero.

Anno 361 fino al 363 - La tolleranza religiosa e la restaurazione dei culti pagani sono nuovamente dichiarate a Costantinopoli, il 1° dicembre 361, dall'imperatore Flavio Claudio Giuliano.

Anno 363 - Assassinio dell'imperatore Giuliano (26 giugno).

Anno 364 - L'imperatore Flavio ordina di bruciare la biblioteca di Antiochia.

Anno 364 - Un editto imperiale, dell'11 settembre, ordina la pena di morte per tutti i pagani che praticano il culto antico degli Dei ancestrali o praticano la divinazione ("sileat omnibus perpetuo divinandi curiositas"). Tre decreti differenti (4 febbraio, 9 settembre, 23 dicembre) ordinano la confisca di tutte le proprietà dei templi pagani, punendo con la pena di morte tutti coloro che praticano rituali pagani, inclusi quelli fatti privatamente.

Anno 365 - Un decreto imperiale, del 17 novembre, proibisce ai funzionari pagani di comandare i soldati cristiani.

Anno 370 - L'imperatore Valente ordina una tremenda persecuzione contro i pagani in tutta la parte orientale dell'Impero. Ad Antiochia si giustizia, in mezzo a molti altri pagani, l"ex governatore Fidustius e i sacerdoti Hilarius e Patricius. Si bruciano numerosi libri nelle piazze delle città dell'Impero dell'est. Si perseguitano tutti gli amici di Giuliano (Orebasius, Sallustius, Pegasius, ecc.). Viene bruciato vivo il filosofo Simonides e decapitato il filosofo Maximus.

Anno 372 - L'imperatore Valente ordina al governatore dell'Asia Minore di sterminare tutti gli ellenici e tutti i documenti relativi al loro sapere.

Anno 373 - Nuova proibizione di tutti i metodi di divinazione. Il termine "pagano" è introdotto dai cristiani per disprezzare i gentili.

Anno 375 - Si chiude il tempio del Dio Asclepio nell'Epidauro, in Grecia.

Anno 380 - Il 27 febbraio, un editto dell'imperatore Flavio Teodosio converte il cristianesimo in religione esclusiva dell'Impero Romano, proclamando: "tutte le nazioni che sono soggette alla nostra clemenza e moderazione devono continuare a praticare la religione che fu introdotta ai romani dal divino apostolo Pietro". I non cristiani sono definiti "ripugnanti, eretici, stupidi e ciechi". In un altro decreto Teodosio chiama "insani" tutti quelli che non credono nel Dio cristiano e proibisce discrepanze nei confronti dei dogmi della chiesa. Ambrosio, vescovo di Milano, comincia a distruggere tutti i templi della sua zona. I preti cristiani istigano e spingono il popolo a ribellarsi contro il tempio della Dea Demetra, in Eleusi e tentano di linciare i sacerdoti pagani Nestorius e Priskus. Il sacerdote pagano Nestorius mette fine ai Misteri Eleusini e annuncia la predominanza dell'oscurità mentale sopra la razza umana.

Anno 381 - Il 2 maggio, Teodosio priva di tutti i loro diritti i cristiani che tornano a praticare la religione pagana. In tutta la parte orientale dell'Impero si saccheggiano o si bruciano i templi e le biblioteche pagane. Il 21 dicembre, Teodosio proibisce anche la semplice visita ai templi ellenici. A Costantinopoli il tempio della Dea Afrodite diventa un bordello, mentre il tempio di Helios e Artemide una stalla.

Anno 382 - "Hellelu-jah", Gloria a Yawe, si impone nelle messe cristiane.

Anno 384 - L'imperatore Teodosio ordina al prefetto pretoriano Maternus Cynegius, un devoto cristiano, di cooperare con i vescovi locali e distruggere i templi dei pagani nel nord della Grecia e in Asia Minore.

Anno 385 fino al 388 - Maternus Cynegius, animato dalla sua fanatica sposa e dal vescovo (Santo) Marcellus, percorre con le sue bande tutto il paese, sequestrando e distruggendo cento templi ellenici, santuari e altari. Tra questi fu distrutto il tempio di Odessa, il Cabeireion di Imbros, il tempio di ZEUS ad Apamea, il tempio di Apollo a Dydima e tutti i templi di Palmyra. Migliaia di innocenti pagani in tutto l"Impero vengono martirizzati nel terrificante e orribile campo di concentramento di Skythopolis.

Anno 386 - L'imperatore Teodosio proibisce, il 16 giugno, il restauro dei templi pagani saccheggiati.

Anno 388 - Per volontà di Teodosio si proibiscono i dibattiti pubblici sui temi religiosi. Il vecchio oratore Libanius spedisce una famosa Epistola "Pro Templis" a Teodosio, con la speranza che quei pochi templi ellenici rimasti vengano rispettati e risparmiati.

Anno 389 fino al 390 - Si proibiscono tutte le feste che non rientrano nei calendari cristiani. Orde di eremiti fanatici, provenienti dal deserto, invadono le città del Medio Oriente e dell'Egitto distruggendo statue, altari, biblioteche, templi e linciando i pagani. Teofilo, patriarca di Alessandria, da inizio ad una dura persecuzione contro i pagani, converte il tempio di Dionisio in una chiesa cristiana, brucia il Mithraeum della città, distrugge il tempio di Zeus e schernisce i sacerdoti pagani prima di farli lapidare, mentre la popolazione cristiana profana le immagini di culto.

Anno 391 - Il 24 febbraio, un nuovo decreto di Teodosio non solo proibì la visita ai templi pagani, ma impose anche di guardare le statue deturpate. Nuove e terribili persecuzioni per tutto l"Impero. In Alessandria i pagani, liberati dal filosofo Olympius, organizzano una rivolta e dopo alcuni scontri si rinchiudono nel tempio fortificato del Dio Seraphide (il Serapeion). Dopo un violento assedio, i cristiani prendono l'edificio, lo distruggono, bruciano la sua famosa biblioteca e profanano le immagini di culto.

Anno 392 - L'8 novembre, l'imperatore Teodosio proibisce tutti i rituali non cristiani e li chiama "superstizioni dei Gentili" (gentilicia superstitio). Nuova persecuzione su grande scala contro i pagani. I Misteri di Samotracia sono proibiti e vengono assassinati i sacerdoti pagani. A Cipro il vescovo locale (San) Epifanio e (San) Tychon distruggono quasi tutti i templi dell'isola e sterminano migliaia di pagani. I misteri locali della Dea Afrodite vengono censurati. Nell'editto di Teodosio si dichiara: "quelli che non ubbidiranno al padre Epifanio non avranno diritto di vivere in quest'isola". I pagani si rivoltano contro l'imperatore e la Chiesa a Petra, Aeropolis, Rafia, Gaza, Baalbek e altre città del Medio Oriente.

Anno 393 - Si proibiscono i Giochi di Pythian, i Giochi di Aktia e i Giochi Olimpici considerati come parte dell'idolatria ellenica. I cristiani saccheggiano i templi di Olympia.

Anno 395 - Due nuovi decreti, del 22 luglio e del 7 Agosto, causano nuove persecuzioni contro i pagani. Rufinus, l'eunuco Primo ministro dell'imperatore Flavius Arcadius, dirige le sue orde di battezzati goti, guidati da Alarico, in Grecia. Animati dai monaci cristiani, i barbari saccheggiano e bruciano molte città (Dion, Delphi, Megara, Corinto, Pheneos, Argos, Nemea, Lycosoura, Sparta, Messene, Phigaleia, Olympia, ecc), massacrano o schiavizzano innumerevoli pagani ellenici e diroccano tutti i Templi. Bruciano il Santuario di Eleusi e bruciano vivi tutti i sacerdoti pagani, incluso il sacerdote Mithras Hilarius.

Anno 396 - Il 7 dicembre, un nuovo decreto dell'imperatore Arcadius ordina che il paganesimo sia trattato come atto di alto tradimento. Vengono incarcerati i pochi sacerdoti pagani rimasti.

Anno 397 - "Demoliteli!". L'imperatore Flavio Arcadius ordina la demolizione di tutti i templi pagani rimasti ancora in piedi.

Anno 398 - Il Quarto Concilio Ecclesiastico di Cartagine proibisce a tutti, inclusi i vescovi cristiani, lo studio dei libri pagani. Porfirius, vescovo di Gaza, demolisce quasi tutti i templi pagani della città, eccetto nove di loro che rimangono attivi.

Anno 399 - Con un nuovo editto, del 13 giugno, l'imperatore Flavio Arcadius ordina la distruzione immediata di tutti i templi pagani principalmente nelle zone rurali.

Anno 400 - Il vescono Nicetas distrugge l'oracolo del Dio Dionisio a Vesai e battezza tutti i pagani di quell'area.

Anno 401 - A Cartagine la popolazione cristiana lincia i pagani e distrugge templi e idoli. Anche a Gaza il vescovo locale, (Santo) Porfirio, ordina ai suoi seguaci il linciaggio dei pagani e la demolizione dei nove templi rimasti attivi in città. Il quindicesimo Concilio di Calcedonia ordina la scomunica dei cristiani che mantengono buone relazioni con i loro parenti pagani.

Anno 405 - Giovanni Crisostomo invia le sue orde di monaci vestiti di grigio e armati con mazze e bastoni di ferro a distruggere gli idoli di tutte le città della Palestina.

Anno 406 - Giovanni Crisostomo raccoglie fondi con l"aiuto delle ricche mogli cristiane per finanziare la distruzione dei templi ellenici. Ad Efeso si ordina la distruzione del famoso tempio della Dea Artemide. A Salamis, a Cipro, il "Santo" Ephiphanius e Eutychius continuano la persecuzione dei pagani e la distruzione dei loro templi e santuari.

Anno 407 - Un nuovo decreto proibisce una volta per tutte gli atti di qualsiasi culto non cristiano.

Anno 408 - L'imperatore dell'Impero occidentale Onorius e l'imperatore dell'impero d'oriente Arcadius, ordinano che tutte le sculture dei templi pagani siano distrutte o confiscate, proibendo anche il possesso privato di qualsiasi scultura pagana. I vescovi locali dirigono nuove e dure persecuzioni contro i pagani e si ardono al rogo i loro libri. Si perseguitano anche i giudici che mostrano pietà per i pagani. (San) Augustine massacra centinaia di protestanti pagani a Calama, in Algeria.

Anno 409 - Ancora una volta un decreto ordina che si castighi con la pena di morte chi pratica l"astrologia e ogni altro metodo divinatorio.

Anno 415 - Ad Alessandria la popolazione cristiana, animata dal vescovo Cirillo, a pochi giorni dalla pasqua giudaico-cristiana, attacca e martirizza, tagliandone il corpo a pezzi, la famosa e bella Filosofa Hypatia (Ipazia di Alessandria). I pezzi del suo corpo, portati per le vie di Alessandria dai cristiani della città, vengono bruciati insieme ai suoi libri nella piazza chiamata Cynaron. Il 30 agosto cominciano nuove persecuzioni contro tutti i sacerdoti pagani del nord Africa, che finiscono crocifissi o bruciati vivi.

Anno 416 - L'Inquisitore Hypatius, chiamato "La spada di Dio", stermina gli ultimi pagani di Bithynia. A Costantinopoli, il 7 dicembre, vengono dimessi tutti gli ufficiali dell'esercito, gli impiegati pubblici e i giudici non cristiani.

Anno 423 - L'imperatore Teodosio II dichiara, l"8 giugno, che la religione dei pagani non è altro che "il culto del demonio" e ordina che tutti coloro che insistono nel seguirla e nel praticarla vengano castigati con il carcere e la tortura.

Anno 429 - Viene saccheggiato il tempio della Dea Atene (Parthenon) sull'omonima Acropoli. Si perseguitano i pagani ateniensi.

Anno 435 - Il 14 novembre un nuovo editto dell'imperatore Teodosio II ordina la pena di morte per gli "eretici" e i pagani dell'Impero. Si proclama che l"unica religione legale è il cristianesimo.

Anno 438 - L'imperatore Teodosio II emette un nuovo decreto, il 31 gennaio, contro i pagani, considerando la loro "idolatria" causa della recente peste.

Anno 440 fino al 450 - I cristiani demoliscono tutti i monumenti, gli altari e i templi di Atene, Olympia e altre città greche.

Anno 448 - Teodosio II ordina che si brucino tutti i libri non cristiani.

Anno 450 - Vengono demoliti tutti i templi di Afrodite, città della Dea Afrodite, e si bruciano tutte le librerie della città che è rinominata Stavroupolis (Città della Croce).

Anno 451 - Un nuovo decreto dell'imperatore Teodosio II, del 4 novembre, riafferma che l"idolatria deve essere castigata con la morte.

Anno 457 fino al 491 - Persecuzioni sporadiche contro i pagani nella parte orientale dell'Impero. Tra i giustiziati ci sono il medico Jacobus e il filosofo Gessius. Vengono torturati e incarcerati Severianus, Herestios, Zosimus, Isidorus e altri. Il predicatore cristiano Conon e i suai seguaci sterminano gli ultimi pagani dell'isola Imbros, nel nord est del Mar Egeo. Sono giustiziati a Cipro gli ultimi adoratori di Zeus Lavranius.

Anno 482 fino al 488 - Vengono sterminati la maggior parte dei pagani dell'Asia minore, a causa di una disperata rivolta contro l"Imperatore e la Chiesa.

Anno 486 - Molti sacerdoti pagani che erano rimasti in clandestinità vengono scoperti, arrestati, scherniti, torturati e giustiziati ad Alessandria.

Anno 515 - Il battesimo diventa obbligatorio anche per quelli che si dichiarano già cristiani. L'imperatore di Costantinopoli, Anastasius, ordina il massacro dei pagani nella città araba di Zoara e la demolizione del tempio locale del Dio Theandrites.

Anno 528 - L'imperatore Jutprada (Giustiniano) proibisce i giochi olimpici sostituiti da quelli di Antiochia. Ordina l'esecuzione - tramite il rogo, la crocifissione o lo smembramento mediante artigli di ferro - di tutti coloro che praticano "la stregoneria, la divinazione, la magia o l"idolatria" e proibisce tutti gli insegnamenti dei pagani affermando: ""è una sofferenza davanti alle insane bestemmie degli ellenici".

Anno 529 - L'imperatore Giustiniano chiude l'Accademia di Filosofia di Atene, dove aveva insegnato Platone, e confisca le sue proprietà.

Anno 532 - L'inquisitore Ioannis Asiacus, un monaco fanatico, dirige una crociata contro i pagani dell'Asia minore.

Anno 542 - L'imperatore Giustiniano permette all'inquisitore Ioannis Asiacus di convertire i pagani di Phrygia, Caria e Lydia, nell'Asia Minore. In 35 anni, 99 chiese e 12 monasteri furono edificati sopra i resti dei templi pagani distrutti.

Anno 546 - Centinaia di pagani sono condannati a morte a Costantinopoli dall'inquisitore Ionnis Asiacus.

Anno 556 - L'imperatore Giustiniano ordina al terribile inquisitore Amantius di andare ad Antiochia per arrestare, trovare e sterminare gli ultimi pagani della città e distruggere tutte le biblioteche private.

Anno 562 - Arresti di massa, torture ed esecuzioni dei pagani ellenici ad Atene, Antiochia, Palmira e Costantinopoli.

Anno 578 fino al 582 - I cristiani torturano e crocifiggono i pagani ellenici in tutta la parte orientale dell'Impero e sterminano gli ultimi pagani di Heliopolis (Baalbek).

Anno 580 - Gli inquisitori cristiani attaccano un tempio segreto di Zeus ad Antiochia. Il Sacerdote del tempio si suicida e vengono arrestati il resto dei pagani presenti. Tutti i prigionieri, incluso il vice governatore Anatolius, sono torturati e mandati a Costantinopoli per comparire in giudizio. Là vengono condannati a morte e dati in pasto ai leoni, tuttavia nel vedere che i feroci animali non erano intenzionati ad attaccare i condannati, vennero poi crocifissi. I cadaveri furono trascinati per le strade e lasciati poi senza alcun tipo di sepoltura tra le immondizie.

Anno 583 - Nuova persecuzione contro i pagani ellenici da parte dell'Imperatore Mauricius.

Anno 590 - In tutta la zona orientale dell'Impero gli "accusatori cristiani" scoprono cospirazioni pagane. Nuove tormentate torture ed esecuzioni.

Anno 692 - Il Concilio di Costantinopoli proibisce le restanti celebrazioni pagane/dionisiache come le Calende, Brumalia, Anthesteria, etc.

Anno 804 - I pagani ellenici di Mesa Mani (Cape Tainaron, Lakonia, Grecia) resistono con successo al tentativo di Tarasius, patriarca di Costantinopoli, di convertirli al cristianesimo.

Anno 850 fino all'860 - Conversione violenta degli ultimi pagani ellenici di Mesa Mani da parte dell'armeno (San) Nikon” (3).

Non solo i seguaci del “mite agnello redentore” si sono dimostrati a tutti gli effetti delle belve feroci, ma bisogna notare le ultime date di questo elenco: 850-860 E. V.: siamo a quasi un millennio dalla presunta incarnazione. Se è occorso tanto tempo, questo significa che non stiamo parlando di una dottrina che ha conquistato il mondo allora conosciuto con la “pura luce” della sua veridicità ed evidenza, ma dell'operazione di sradicamento di una cultura che ha resistito come ha potuto nonostante la ferocia fanatica dei suoi persecutori.

Dopo la caduta dell'impero romano, conseguenza diretta di questo sradicamento, la cristianizzazione dell'Europa fuori dagli antichi confini imperiali è proceduta esattamente nello stesso modo, con la violenza più spietata: le campagne carolinge contro i Sassoni, quelle dell'ordine teutonico contro gli Slavi, la crociata contro gli Albigesi e via dicendo: massacri, incendi, saccheggi, riduzione in schiavitù di intere popolazioni, sono stati questi gli argomenti più usati nei sermoni con cui l'Europa è stata convertita. Poi sono arrivati l'inquisizione, i roghi degli eretici, delle cosiddette streghe. Il cristianesimo ha conquistato il controllo dell'Europa con i metodi di un esercito invasore e l'ha mantenuto con quelli di un esercito occupante, comunque e sempre un nemico, un nemico mortale di ciò che noi siamo.

A mio parere, quindi, non c'è nessun mistero, solo una parte essenziale della nostra storia che hanno sempre cercato di nasconderci e/o di raccontarci in maniera falsata.

Fabio Calabrese

 


NOTE

(1)            Rivolto a Silvano Lorenzoni in occasione della presentazione del suo libro "La figura mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi" di cui l’autore ha curato la presentazione

(2)            Vasile Florescu: La retorica nel suo sviluppo storico, Il Mulino, Bologna 1971, pag. 65.

(3)         Vlasis Rasias: La distruzione dei templi, estratto dal sito della Congregazione degli Ellenici, 13.4.2006.