Verso una gerarchia biologica...?

 


C'è una gerarchia biologica tra le persone? L'uguaglianza può essere solo politica? Brevi note disperate.

Diceva Kissinger: "Se controlli il petrolio, controlli le nazioni, se controlli il cibo, controlli i popoli”.

Montagnier è un coglione. Ce lo avete detto e ripetuto.

Volete dirlo anche di Kissinger? Prego.

Ne frattempo si può aggiungere che chi controlla i media di comunicazione controlla pensieri e azioni di chi beve il loro vergognoso eruttare, garantito dal “vero giornalismo”, come i direttori dei giornalacci di regime comunicano nelle loro stesse prime pagine. Come si fa con chi non capisce niente ed è di facile sottomissione.

Ma non solo a questi accade di restare preda di strategiche narrazioni d’interesse, che con il giornalismo dovrebbero essere agli antipodi. Anche altri, infatti, giocoforza non possono sottrarsi alla raffica di puzzolente materia metafisica che la stampa permanentemente diffonde e sparge come letame di porcilaia al tempo della fertilizzazione del terreno.

Non serve essere Kissinger per convalidare un’evidenza che, se possibile, il covid ha sbattuto in faccia a tutti.

Un tutti risicato, perché la maggior parte di quel tutti non ha battuto ciglio. Una tutti risicato, non composto da irriducibili consapevoli della propria scelta di non farsi inoculare alcunché, ma abitato da uomini che, anche se per altre libere scelte hanno optato, sono rimaste incredule davanti alla cattiva gestione della pseudopandemia; che non hanno potuto non vedere che di sanitario non c’era più nulla e che di politico c’era tutto.

Dunque, la maggioranza di quel tutti non ha battuto ciglio più volte. Non lo ha fatto quando ha creduto alle bugie, quando non ha notato le contraddizioni, quando non ha rilevato le menzogne che scienziati, esperti, ministri e capoministri hanno affermato, hanno fatto bere, senza bisogno di imbuto alcuno, senza spruzzatina di olio di ricino.

Non ha battuto ciglio quando hanno parlato di terrorismo novax, quando i novax sono stati fatti diventare la causa del perdurare della presenza del virus, quando hanno sostenuto che le terapie intensive erano piene per colpa dei terrapiattisti novax. L’elenco di miseria morale è così lungo che diventa tedioso riferirlo.

Non ha battuto ciglio quando, sotto ricatto – i radical chic vogliono trovare altro lemma? –, hanno provato a costringere i 50enni al fantasanificatorio siero, non una, non due, forse, non tre volte. E, non è detto che i numeri delle salvifiche punture proseguano. Sotto ricatto. Impedendo a chiunque di quella categoria l’accesso perfino alla posta.

Tutti, o la loro maggioranza, non ha fatto una piega, non ha sospettato che tacere davanti a un tale precedente, inopportuno in contesto democratico, è un passo che ne implicherà altri nella stessa direzione?

Quella maggioranza non ha creduto ci fosse di mezzo il vilipendio della costituzione, non ha mostrato meraviglia che Mattarella nulla dicesse in merito.

Tutti hanno taciuto, anzi plaudito, inneggiato e, infine, odiato il nemico loro indicato da chi detiene la comunicazione. Tutti lo hanno trovato giusto (1). Per questo, a loro avviso non c’è alcuna vessazione, alcuna vergogna, alcuna miseria istituzionale nell’emanare un ricatto, nell’astenersi dal prendersi le responsabilità che un vero obbligo legale gli avrebbe accollato.

Questi tutti sono il problema.

A questi, tutto si può fare.

Non c’è bisogno d’essere Kissinger, Freud o Jung, né Lacan, per osservarlo.

Basta andare al bar, magari in una valle alpina, di quelle strette, dove, dal fondo, dipartono sentieri che portano a cime, laghetti, bivacchi e paesaggi commoventi di storia ancor più che di bellezza.

In una valle così, con pochi frequentatori, senza impianti, senza funivie, senza niente da esibire né da consumare se non la propria fatica, ad un baretto ricavato da una malga, con un bello spazio esterno da dove rimirare ancora i pendii, i boschi sospesi, le cime, i canali ghiacciati da un lato, scivoli d’acqua dall’altro, con il cielo come tetto, la brezza come condizionatore, il sole come energia, viene negata una birra e la semplice seduta perché senza grinpaz, chi può astenersi dal riconoscere che la comunicazione farà di noi tutti esattamente quello che serve a loro?

A questi tutto si può fare.

Compresa l’elezione di Mattarella per il secondo settennio o, più brevemente, per una staffetta con Draghi ad elezioni compiute. Acclamata da quella maggioranza di tutti, che vedono in lui “una persona equilibrata”, che trovano in lui “una persona ideale in questo momento difficile”, che “garantisce stabilità, quindi ripresa”.

In un certo senso è più che tutto ciò che tutti stanno acriticamente accettando. Perché accettare il prosieguo di questo andazzo (2) esiziale di storia d’Italia sottomessa, di svendita di ogni genere di sovranità, da quella militare, a quella politica, da quella economica a quella culturale, non richiede menti sopra la media per essere una paurosa evidenza. Se di stabilità si può parlare è solo relativamente al costante, olistico declino dell’Italia.

Lorenzo Merlo


  1. https://www.inchiostronero.it/giornata-della-memoria-ma-ricordiamoci-anche-di-questi/

  2. https://www.centroitalicum.com/mattarella-bis-la-pantomima-e-terminata/


La fine del mondo può attendere... (o no)?


Collage di Vincenzo Toccaceli


L’umanità è stressata ed impaurita da previsioni catastrofiste: le risorse della terra sono prossime all’esaurimento, il buon cibo scarseggia, la terra è avvelenata, l’acqua pure, aumentano le epidemie, c'è l'effetto serra, i cataclismi,  i Marziani, le comete portatrici di nuovi virus dallo spazio, gli UFO, gli asteroidi giganti che colpiranno la terra, ecc. Vi siete cagati sotto o non ancora?

Tranquillizzatevi. Il mondo ha migliaia di migliaia di anni e potrebbe vivere ancora per altrettanti a meno di qualche pazzia dell’uomo, come una guerra Nucleare, che ci porterebbe all’auto distruzione, come specie, ma che non cancellerebbe la vita sul pianeta. La vita ne ha viste tante di estinzioni di massa nel corso della sua storia  e malgrado tutto la sua evoluzione non si è fermata...

Il pericolo maggiore proviene dall'egoismo dell’uomo, che lo porta a prevalere sul suo prossimo, animale od umano che sia, con ogni mezzo. La storia ci è maestra, di uomini malvagi ne abbiamo avuto a bizzeffe, e nonostante il progresso, la natura continua a produrre bestie umane dal cervello sottosviluppato incline al male.

Se dovessimo addizionare tutti i debiti degli Stati del Mondo a causa delle continue Guerre e della corruzione Politica, la cifra sarebbe illeggibile, migliaia di migliaia di migliaia di Dollari, che la Comunità internazionale dovrà pagare, prima o poi. Ecco dove e come provengono le maldicenze e lo spauracchio sulla fine del mondo, per distogliere le attenzioni sulla gravità Politica di alcuni Stati e sull'incapacità di risolvere i problemi contingenti. 

L’Italia, attualmente sotto al livello di sopravvivenza, di fronte ai dati economici Nazionali quasi tutti con il segno meno, all’ansia dei piccoli e grandi imprenditori di dover chiudere le attività, i bilanci famigliari in maggioranza fallimentari, la disoccupazione allarmante, e come nulla fosse, il Governo degli avvoltoi trova il coraggio di ulteriori pressioni con tasse e riduzione dei servizi sociali, l'oppressione dei piccoli imprenditori, le spese folli per mantenere i politici,  l'esercito e l'apparato burocratico con addizionale  benestare del Vaticano, fautore di millenni di filosofie che remano contro i diritti dei popoli.

La cattiveria che spesso affiora nelle bestie umane, incoraggiate dalla Mitologia con il Dio della Guerra, inizia da alcuni uomini appena usciti dall’uovo, con innate tendenze di superiorità con il bullismo, sostenendo egoismi e guerre inizialmente a tu per tu, uomo contro uomo, armati con le frecce di legno appuntite per uccidere, allargandosi sempre più coinvolgendo eserciti con armamenti gradualmente più sofisticati per saccheggiare, uccidere, speculare, un maggior numero di fratelli, sino a sostenere una ragione commerciale. La fabbrica della Guerra e l’attività dei becchini che salvano il PIL.

Giocare alla guerra per produrre e vendere armamenti con un giro di affari che oggi giorno occupa la posizione più importante nei bilanci degli Stati, ma da una analisi approfondita dei benefici, i danni provocati sono di gran lunga maggiori.

L’Italia rappresentata da guerrafondai ed usurai che operano in sordina, nonostante le false aspirazioni descritte nella Costituzione, si impegna per l’acquisto di una serie obsoleta di armi made in USA,  che non servono a nessuno, sprecando miliardi di Euro in un momento economico di grave crisi.

Il progresso nello studio allo scopo di dominare gli avversari, porta alla scoperta di altre forme di punizioni in parallelo alla guerra tradizionale, con le famose guerre fredde o ibride altrettanto dannose ed aventi per oggetto lo sbarramento di tutte le azioni di scambio fra paesi in conflitto, oltre ad altre forme di  azioni di guerriglia nel cuore delle città con la perdita di molti civili inermi, le guerre Economiche, quelle finanziarie, il controllo delle materie prime, della produzione, dei consumi, della finanza, della Politica, della Giustizia, della Medicina, la Globalizzazione, le guerre chimiche e batteriologiche per la diffusione delle Epidemie, e per ultimo con le guerre di Religione, dove tutti combattono e uccidono in nome di Dio, per conquistare, dominare, saccheggiare, rubare, speculare.

E’ come se non fosse sufficiente tutto questo popò di conseguenze per soddisfare l’egoismo umano, controllare, dominare, apparire superiori, facendo uso aggiuntivo della Mitologia e di una infinità di filosofie Divine, attraverso la  disinformazione, il Brain Storming, il Brain Shaking e infondere la Paura. Quest’ultima molto efficace per spaventare le anime deboli, con l’aggiunta delle opere atte a rafforzare le tante illusioni impostate sul vero simile, mostri, spiriti, ombre maligne, diavoli, streghe, fantasmi, per accentuare il dolore, la sofferenza, sino alla morte.

Tutto questo è il frutto dall’imperfezione intellettuale dell’uomo che in tempi trascorsi più sviluppati socialmente, ricorsero al buon senso e alla saggezza formulata sull’amicizia per aiutarsi a vicenda, condividere le risorse naturali, sociali, artistiche  e tecniche per una pace duratura.

Poi arrivarono i furbi, gli esperti  ed i falsi profeti, i quali per distinguersi dal mucchio e per ragioni di interessi, sostennero di avere scoperto nuove vie della scienza e della medicina, o ricevuto indicazioni divine  sul come migliorare la vita dell’uomo.

Nonostante la ricerca ed il progresso tecnologico  l’uomo si trova ancora intrappolato nella continua sofferenza sociale per ingiustizie provocate da altri uomini ibridi, senza anima e senza coscienza, arrampicati nelle posizioni dominanti.

Noi italiani forse siamo fra i più fortunati o magari no, per avere in casa i diretti rappresentanti della nostra Divinità Cristiana Cattolica, dove attraverso il santo Padre possiamo parlare con Dio o con tutti i Santi del firmamento ed avere la certezza di vivere in un Eden falsamente formulato come un panettone all’Italiana.

E’ risaputo che gli effetti dell’arroganza Finanziaria,  Politica e Religiosa sono  dannosi per la comunità, in special modo se partono dagli alti livelli decisionali investiti di responsabilità, ove dovrebbe primeggiare il senso pratico della Giustizia, specialmente  per le persone che slittano verso azioni di rivolta causate dal Potere temporaneo.

Con l’intento di fare cosa gradita nell’aiutare il premier Mario Draghi nonché il papa Francesco a ritrovare la giusta strada, (ivi compresi tutti i loro coadiutori che si trovano fuori ogni ragionevole orbita umana), consiglierei di vedere un filmato importante, il quale rappresenta una lezione di vita, che raggruppa varie funzioni: dalla Giustizia, Sociologia, Umanesimo, Fratellanza, il ruolo della Donna e alla fine la Paura del Male, con “La passione di Cristo” prodotto e diretto nel 2004 da Mel Gibson, parlato in Aramaico e sotto titolato in Inglese, girato a Matera (Basilicata), la famosa città dei Sassi.

Anthony Ceresa



Thich Nhat Hanh: "Fare pace con se stessi"

 


Ha lasciato il corpo il 22 gennaio 2022, all'età di 95 anni,  Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita padre della mindfulness, autore di numerosissimi libri e scritti. 

Ricordo che durante una escursione notturna nella Notte senza Tempo del 31 dicembre di tanti anni fa, ci trovammo con un gruppo di camminatori sulle rive del fiume Treja, mentre al lume di candela stavamo leggendo un suo scritto sulla meditazione in cammino, all'improvviso tirò un forte colpo di vento e qualcuno stava quasi per scivolare nell'acqua gelata, ma per fortuna non accadde. La candela si era spenta e restammo per un momento in silenzio, proprio allora uno di noi disse "...ecco è arrivata la mezzanotte, siamo entrati in un nuovo anno!" Sentimmo tutti che la cosa era di buon auspicio, con la benedizione di Thich Nhat Hanh.  Il pensiero che stavamo leggendo  è stato  inserito nel suo libro  "Fare pace con se stessi" (Terra Nuova Edizioni).


Questo libro non parla del camminare in se stesso, ma parla ai camminatori. Parla soprattutto del nostro cammino interiore. Thich Nhat Hanh è il maestro zen che più di ogni altro ha messo al centro del percorso spirituale di ognuno il camminare. Per questo ogni camminatore dovrebbe ascoltarlo con attenzione. Questo libro parla di guarire le ferite e il dolore dell'infanzia, trasformandoli in forza e consapevolezza. Parla di come trasformare la sofferenza, riconciliarsi, prendersi cura delle proprie emozioni e trovare energia nella presenza mentale.

Ecco un piccolo estratto: "Ognuno è capace di inspirare e di celebrare la vita con ogni inspirazione, ma c'è qualcosa che ostacola il nostro cammino. Quando camminiamo, ogni passo può aiutarci a essere in contatto con le meraviglie della vita presenti qui e ora. Sappiamo che ci sono la primavera, il sole, la vita e i fiori che ci sorridono. In teoria dovremmo essere in grado di stabilire un contatto con queste meraviglie per essere nutriti e guariti. Ma qualcosa ostacola il nostro cammino e ci impedisce di essere felici e a nostro agio. Abbiamo perso il sorriso. Tuttavia possiamo ritrovarlo. Ogni passo in contatto con la vita e le sue meraviglie ne è una celebrazione. Camminando in questo modo, camminiamo in libertà, libertà da sofferenza, paura e disperazione. Tale libertà è il fondamento della nostra felicità. Quando camminiamo, camminiamo da persone libere. E quando siamo liberi, siamo in contatto con le meraviglie della vita che ci guariscono e nutrono..."

Paolo D'Arpini







Diversi livelli della percezione ...




Viviamo su due livelli, due strati. Uno è la periferia: il mondo dell’azione. L’altro è l’essere interiore: il mondo della non-azione, il mondo dell’esistenza, non del fare. Tutto ciò che facciamo è alla periferia e tutto ciò che siamo è al centro. Dobbiamo spostarci continuamente dal centro alla periferia per fare qualcosa. Ogni volta che fai qualcosa, sei alla periferia. Qualunque cosa tu stia facendo, sei alla periferia. Quando non fai, quando non fai nulla, allora sei al centro. Essere testimoni è un non atto. La meditazione è un non atto.


Quando fai le meditazioni, per trenta minuti sei alla periferia a fare qualcosa: respiro, catarsi, il mantra “hu”. Stai facendo qualcosa, sei alla periferia. Quando all’improvviso dico “Stop!”, voglio dire: ora stai nel non agire, nel non fare. Quando ti fermi all’improvviso sei scaraventato dalla periferia all’essere, al tuo centro più intimo, perché quando non fai nulla non sei necessario alla periferia. Devi stare alla periferia solo mentre stai facendo qualcosa. Ora sei ributtato al tuo centro. Quel centro è il tuo testimone.

Quando conosci quel centro, quando lo riconosci, quando lo senti, segui i suoi ordini: avrai le indicazioni che ti servono, hai trovato il tuo maestro. Ora segui tutto ciò che il centro ti dice e non ascoltare la periferia. La periferia è coltivata da altri e il tuo centro è intatto, vergine; arriva dal divino.

La periferia nasce dalla società. Ecco perché diciamo che un sannyasin va oltre la società. Non contro la società, ma oltre la società. Segue il proprio centro più intimo, non segue più nessun altro. Tutti gli ordini degli altri diventano privi di significato.
Hai trovato il tuo essere interiore e ora quell’essere può guidarti. Quell’essere è infinitamente più forte e più saggio di te. Il “tu” alla periferia è debole; il “tu” al centro è infinitamente potente. Il “tu” alla periferia è solo una cosa mondana; il “tu” al centro è dio.
Ma prima, trova il testimone. Gesù ha detto: “Prima cercate il regno di dio. Poi tutto il resto seguirà”. Non preoccuparti di altre cose. Per prima cosa scopri il nucleo più intimo del regno di dio. E non devi più preoccuparti di nulla; tutto il resto seguirà.

Basta seguire la voce interiore. Ma come? Non sai cos’è la voce interiore, non sai cos’è l’interiorità. La società ti ha confuso profondamente. Continua a dire che la “sua” voce è la “tua” voce interiore. Ha messo molte voci dentro di te solo per controllarti dall’interno.
È un bisogno sociale. La società ti controlla in due modi. Uno, con i mezzi esterni: il poliziotto per strada, il tribunale, il giudice, la legge, il governo. Questi sono i mezzi esterni, ma non sono sufficienti. Puoi ingannare la legge, puoi manipolare i tribunali. E il poliziotto, ovviamente, è solo un essere umano. Quindi questi mezzi non sono sufficienti.
Ciò che è giusto per un hindu potrebbe non esserlo per un giainista. Non importa se quello che dici è vero, anche il suo opposto è vero da qualche parte, non è assoluto. Ora che siamo consapevoli di tutta la complessità della coscienza umana, sappiamo che la morale individuale è solo un prodotto sociale. Esistono così tante società che il poliziotto interiore è diventato debole. Le società umane sono diventate meno moraliste, perché il poliziotto interiore è quasi morto. Sai che quello che dice non significa nulla: non preoccupartene. Osserva semplicemente la legge esterna e cerca di trovare un modo per aggirarla.
Quello che sto dicendo è che la voce del poliziotto interiore non è la tua voce. Scopri il testimone. Solo allora scoprirai la tua voce interiore.

La tua voce interiore ti guiderà. Le sue direzioni saranno assolutamente diverse da ciò che dice la società, assolutamente diverse. Ma per la prima volta diventerai religioso, non semplicemente morale. Sarai morale in un senso molto più profondo. La morale non sarà un dovere, non sarà qualcosa che ti è imposto. Non sarà un peso, sarà spontanea. Sarai buono, naturalmente buono. Non diventerai un ladro, non perché la società dice: “Non rubare”, ma perché non riesci a esserlo. Non uccidi perché è impossibile. Ami così tanto la vita che la violenza diventa impossibile. Non è un codice morale, è una direzione interiore.


Affermi la vita, veneri la vita. Nasce in te una profonda riverenza, da quella riverenza tutto segue. Questo è ciò che dice Gesù. “Scopri prima il regno di dio e poi tutto seguirà”. Scopri la voce interiore e tutto seguirà.

 

Testo di Osho da: The New Alchemy: To Turn You On #10




Sri Muruganar: "La Ghirlanda di Detti del Guru. L'insegnamento completo di Ramana Maharshi..." - Recensione



Guru Vachaka Kovai è la raccolta più profonda, completa e affidabile delle parole di Sri Ramana Maharshi, registrata in 1254+1 versi in Tamil classico, composti da Sri Muruganar, con l'aggiunta di 28+13 versi composti direttamente da Sri Ramana. Il titolo Guru Vachaka Kovai può essere tradotto come "La serie di detti del Guru", o con minore precisione, ma più elegantemente, come "La ghirlanda di detti del Guru".

In questo titolo, il termine Guru denota Sri Ramana Maharshi, che è una manifestazione umana del Guru Eterno, la non-duale realtà assoluta, che di solito chiamiamo Dio e che esiste sempre e brilla in ognuno di noi come il nostro Sé essenziale, il nostro fondamentale es-sere consapevole di Sé, Io sono.

La parola vachaka significa dire, e la parola kovai è un sostantivo verbale che si-gnifica infilare, incordare, depositare, organizzare, e che per estensione indica una serie, arrangiamento o composizione, ed è quindi utilizzata anche per indicare una stringa di perline ornamentali o una sorta di poema d'amore.

È stato giustamente detto da Sri Sadhu Om nella sua prefazione al Guru Vachaka Ko-vai (La Ghirlanda di detti del Guru) che Upadesa Undiyar, Ulladu Narpadu e Guru Vachaka Kovai sono la vera "Sri Ramana Prasthanatraya": le tre scritture fondamen-tali della rivelazione di Sri Bhagavan.

Tutte queste tre grandi opere devono la loro esistenza principalmente al genio poetico e spirituale ispirato di Sri Muruganar.


 
Fiorigialli.it  - info@fiorigialli.it

1 febbraio 2022 - L'approdo della Tigre d'Acqua



Nel calendario cinese, al passaggio della tredicesima luna nuova, previsto per il 1 febbraio 2022, approda un  nuovo anno. L'archetipo lunare che emerge  è quello della Tigre d'Acqua (che ci accompagnerà sino al 21 gennaio 2023),     l'ultima sua apparizione  risale a 60 anni fa, ovvero al 1962, questo significa che coloro che sono nati in quell'anno ritroveranno  nel 2022  condizioni pressoché identiche, dal punto di vista archetipale, a quelle incontrate nel loro anno di nascita. Questo significa che potranno riconoscere i percorsi energetici nei quali s'imbatteranno e potranno, con l'esperienza accumulata durante la vita, affrontarli con maggiore oculatezza e risoluzione. E' come una "rinascita" che consentirà loro di aggiustare il percorso karmico. Infatti in Cina ed in Giappone vige l'usanza, al compimento del 60° anno di età, di indossare abiti di colore rosso a significare una nuova  uscita dal grembo materno.

La Tigre è perfettamente consapevole delle sue capacità e  non ha bisogno di dimostrare la sua potenza, tende quindi a raggiungere il suo scopo senza sotterfugi od aggiustamenti. La sua sincerità è talmente pulita che non necessita di approvazione esteriore. Lo vediamo anche nella sua attitudine nell'andare a  caccia, essendo perfettamente cosciente della sua forza non perde tempo ad affrontare la preda, si pone nascostamente controvento  in agguato ed allorché la preda ignara passa sulla sua strada con un solo terribile balzo l'atterra e la finisce in un sol colpo. Perché tergiversare e perché minacciare? Non serve quando la possenza è inequivocabile, una terribile zampata e la partita è chiusa.  

Di questo  atteggiamento "diretto" ne faranno le spese soprattutto  i nati della Scimmia, che manifestano tendenze opposte. La scimmia vive sugli alberi e sfida a distanza la tigre, magari con il lancio di qualche frutto maturo in testa accompagnato da  grida di scherno. La tigre aspetterà pazientemente il momento opportuno e quando la scimmia sarà distratta nel suo falso senso di sicurezza ed  abbasserà la guardia la tigre potrà sistemarla in silenzio con la sua micidiale zampata.  Dico questo per mettere in guardia me stesso e le mie sorelle scimmie poiché quest'anno dovremo fare i conti con un avversario che non teme rivali e sa attendere.

L'Acqua  è l'elemento che corrisponde all'informazione, infatti l'acqua porta i messaggi nel suo grembo, la saliva ci consente di percepire i sapori, il sangue distribuisce ossigeno e nutrimento  in tutto il corpo, un corpo che è composto massimamente di acqua.  Quindi la Tigre d'Acqua sarà fautrice di una corretta informazione, la sua sincerità non ammetterà menzogne e sotterfugi. Questo sarà un bene... ma forse sarà anche un male perché costringerà i nati di tutti gli altri segni a non  potersi nascondere dietro paraventi o maschere. Ciò mi fa venire in mente l'escamotage dei portatori che in Malesia viaggiano nella foresta indossando una mascherina dietro la nuca, conoscendo le abitudini della tigre che preferisce farla finita senza  inutili sfide, ma stavolta la Tigre d'Acqua sarà in grado di percepire la finzione e farà secchi i pretenziosi  portatori di informazioni fasulle.

Durante  quest'anno  dominato dalla Tigre i nati di questo archetipo si sentiranno particolarmente coraggiosi e determinati a farla finita con le bugie della società in cui viviamo. Il loro entusiasmo sarà contagioso e consentirà anche ai  nati di altri segni di approfondire le verità celate dietro le mascherine dei portatori di menzogne. La Tigre d'acqua ispirerà nuove idee, infonderà  nuovo entusiasmo nella ricerca della verità e indicherà nuove  soluzioni e nuovi progetti per superare l'ignoranza e l'ipocrisia.

La Tigre è pronta ad affrontare il rischio di contromosse poiché odia assoggettarsi alle direttive altrui ed alle convenzioni consolidate. Quest'anno potrebbe decidere di gettare al vento tutto quel che ha acquisito e sarà pronta a fare ciò che è necessario per affermare la verità.

Forse in alcuni momenti sentirà svanire il suo impeto, poiché -come l'acqua che la contraddistingue-  passa da situazione di quiete a situazioni di movimento. Nel percorso dell'acqua vi sono cascate e turbinosi flutti, onde tremende oppure bonaccia ed acque stagnanti, ma come dice il proverbio "gutta cavat lapidem", e la sua azione non mancherà, in un modo o nell'altro, di ottenere un risultato soddisfacente.

La Tigre è comunque sempre onesta ed aperta e queste attitudini serviranno da modello comportamentale  un po' per  tutti durante quest'anno, in particolare i  nati stessi della Tigre (ripartiti nei diversi anni: 1950 Metallo, 1962 Acqua, 1974 Legno, 1986 Fuoco, 1998 Terra,  ecc.) con effetti favorevoli o contrastanti a seconda dell'elemento incarnato, ma  risentiranno dei suoi influssi  anche i nati affini sul piano dell'idealità, quelli del Cavallo, simbolo della libertà, e quelli del Cane, simbolo della giustizia. Anche i nati del Bufalo, dotati di senso della misura, quelli del Serpente, propensi all'approfondimento, e del Gallo, ragionativi e  consci dei valori,  trarranno qualche  vantaggio dalle caratteristiche di quest'anno.  Potrebbero invece trovarsi a disagio, dovendo affrontare situazioni a loro poco congeniali, in primis i nati della Scimmia,  a meno che non  compiano un salto quantico evolutivo e non trovino la giusta via di mezzo, quelli del Drago, che vorrebbero partire lancia in resta senza nemmeno saper  conoscere la meta, ed i nativi del Topo, che preferirebbero adattarsi a compromessi utili alla sopravvivenza propria e dei propri cari. Parimenti infastiditi potrebbero risultare i nativi della Capra, costretti a non poter usare le loro moine per accattivarsi i potenti, quelli del Cinghiale, che non capiscono perché rovinarsi la vita con gli ideali quando ci sono tante ghiande da saccheggiare, e quelli della Lepre che preferirebbero vivere poeticamente  tra i fiorellini facendo l'amore e non facendo la guerra.

Comunque quest'anno non andranno molto di moda la falsità e l'ignavia e quindi un po' tutti saranno costretti a riflettere sulle bugie raccontare dal sistema e da se stessi per un quieto vivere. La burocrazia non è nel campo d'interesse della Tigre e perciò tutti gli esseri senzienti si sentiranno particolarmente oppressi da codici e codicilli fittizi   e cercheranno di scrollarsi di dosso tutte quelle imposizioni utili al mantenimento del controllo sociale. E come lo faranno? Soprattutto attraverso una corretta informazione sorretta dalla determinazione di non vedersi piegati da ogni sorta di restrizioni.

Insomma cercheremo un po' tutti di ottenere un certo grado d'indipendenza, se non una vera e propria "liberazione". Quest'anno sentiremo il bisogno di coltivare nuovi interessi e di partire verso nuove  scoperte. La Tigre d'Acqua ci spingerà a mantenere la calma anche nei momenti di crisi. Poiché una nave è in grado di affronare la tempesta solo se ammaina le vele e si lascia trasportare dalla corrente senza opporre resistenza al nuovo flusso. Durante quest'anno saremo in grado di sviluppare la nostra fantasia e di affinare le nostre capacità oratorie o letterarie, approfittiamone dunque con saggezza!

Per concludere inserisco alcuni aspetti dell'esagramma Lin, l'Avvicinamento, tratto dall'I Ching, che corrisponde all'archetipo della TIgre.  Il segno è caratterizzato da due linee chiare (intere) alla base che spingono verso l’alto 4 linee spezzate. Per I Ching è “La Terra sopra il Lago”. Si avvicina la primavera, si allungano le giornate, si vedono i primi segni di rinascita. Dopo il Solstizio invernale, la forza luminosa è nuovamente in fase crescente, portando con sé un sentimento di gioia, una spinta a perseverare nell’impegno per raggiungere i propri obiettivi. La primavera, come la giovinezza, non dura in eterno; se si affronterà il male prima che sia del tutto manifesto, lo si potrà padroneggiare e combattere, ma occorrerà prestare attenzione e non perdersi nelle correnti del tempo ed essere nel giusto.  Nel destino c’è anche il regresso, ma suscitando in tempo un movimento di ascesa, prendendo cioè la giusta direzione, individuando da subito gli errori, si potrà diventare abbastanza forti per contrastare anche momenti di destino avverso.

Consiglio dell’esagramma: Che abbia inizio un vero e proprio cambiamento! Muoviti, incontra, apri la strada alle novità e sarai così capace di sormontare qualsiasi ostacolo si frapponga sulla via, e di essere un modello d’esempio positivo per gli amici e per tutti coloro che ti seguiranno!

Paolo D'Arpini








Coscienza cosmica....

 


            Ogni particella vive solo se in simbiosi con le altre, e non può esistere separata dall’organismo di cui è parte. La cellula (uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule (animali e vegetali) metterebbe in pericolo se stessa e il contesto in cui vive. Allo stesso modo una cellula impazzita (che può generare il cancro) può essere paragonata ad un uomo malvagio che può  mettere in pericolo la sua vita e quella degli altri componenti la “famiglia”.


            L’io individuale è un frammento dell’Io Assoluto. La coscienza collettiva è parte della Coscienza Cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza Universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza Cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali. In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza Cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, energia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’UNO, del Tutto Cosmico.


            La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo. I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è UNA. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo Collettivo e il Corpo Cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.


            Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario. Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra. Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che vive nell’universo.


            L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda. Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo. Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità rischia di morire. Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente collegato.       


 Franco Libero Manco




l'Uno nei molti... Unità e Dualità



Il supremo è uno, ma può essere visto da molte angolazioni e osservato da vari punti di vista. È uno, ma quando lo si esprime, l’espressione può assumere forme molteplici. È uno, ma quando ci si avvicina a esso le strade sono diverse. E tutto ciò che si dice in un sentiero particolare è solo un aspetto della realtà, non è la realtà totale.

L’esperienza del totale è possibile, ma la sua espressione no. L’espressione è sempre parziale. Puoi percepire e realizzare il totale, ma nel momento in cui lo esprimi, è solo un punto di vista: non è mai il totale.

Esistono due approcci fondamentali alla ricerca: il sentiero della conoscenza e il sentiero dell’amore. La mente dell’uomo è divisa in questi due aspetti. Queste non sono divisioni della realtà suprema, sono divisioni della mente umana. La mente può guardare la verità con l’occhio di un osservatore o con l’occhio di un amante. Questo non dipende dalla realtà suprema, ma dalla persona. Quando guardi con gli occhi di un amante, l’esperienza è uguale a quella di chi guarda con gli occhi dell’osservatore, ma l’espressione è diversa. 

Quando guardi attraverso l’amore, la tua espressione è totalmente diversa.

Perché questa differenza? Perché questa differenza estrema? Perché l’amore ha il suo linguaggio e la conoscenza ha il suo linguaggio. L’amore ha il suo linguaggio! Questi due linguaggi sono piuttosto contraddittori. Ad esempio, la conoscenza tende sempre all’uno, ma l’amore è impossibile se non ci sono due: l’amore è possibile solo quando c’è una duplicità. Ma devo affrettarmi a precisare che l’amore è un’esperienza molto misteriosa: è unità tra due. Due devono essere presenti, ma il solo fatto che due siano presenti non significa che anche l’amore sia presente: solo quando due iniziano a sentire un’unità profonda l’amore accade.

L’amore ha una qualità doppia: l’unità in due. La dualità deve essere presente e allo stesso tempo si deve percepire l’unità. E il linguaggio dell’amore mantiene questa dualità: l’amante e l’amato. Queste sono le due polarità. Tra queste due polarità si percepisce l’unità, ma quell’unità non può esistere senza queste due polarità.

L’amante dice: “Sono diventato uno con il mio amato; l’amato è in me”, ma non può parlare il linguaggio della conoscenza. Non può dire che la dualità è scomparsa, può solo dire che la dualità è diventata illusoria: “Siamo due eppure non siamo due”. Questo paradosso, “Siamo due eppure non siamo due”, è il linguaggio dell’amore. Non è matematico, non può esserlo, è il linguaggio dei sentimenti.

Puoi sentire l’unità senza diventare uno. Non c’è bisogno di diventare uno, è irrilevante. Puoi sentire l’unità senza fonderti, senza dissolverti. Puoi rimanere due esteriormente e interiormente diventare uno. Il sentiero della devozione, il sentiero dell’amore, afferma che se unità significa dissoluzione dei due, quell’unità non è altro che questo: un’unità che non ha poesia in sé, un’unità arida, un’unità matematica. L’amore dice che l’unità è qualcosa di più vivo, non è un’unità matematica. L’amante e l’amato rimangono, eppure iniziano a sentire di essersi dissolti. La duplicità rimane, ma diventa sempre più illusoria. L’unità è percepita come più reale della duplicità, ma la duplicità rimane.

Il ricercatore sulla via dell’amore dice che questa è la sua bellezza e che l’esperienza è più ricca grazie a essa. Un’unità matematica non può essere un’esperienza ricca. In un modo molto piatto, due cose sono scomparse e ce n’è solo più una. È meno mistico. Gli amanti dicono: “Rimaniamo due e tuttavia non siamo due” e continuano a considerare questa non-dualità nella dualità, l’unità nella duplicità. L’unità è alla base. In superficie, l’amato è l’amato e l’amante è l’amante, e c’è un divario. In profondità, il divario è scomparso. L’amore è un approccio poetico all’esistenza...


Osho



 Tratto da: Osho, The Ultimate Alchemy, Vol. 2 #11

La griglia psichica dei rapporti interpersonali

 


Spesso ho affermato che i diversi aspetti psichici da noi incarnati e le energie degli elementi che ci contraddistinguono formano una specie di “griglia” attraverso la quale noi riusciamo a percepire il mondo esterno e le situazioni sulla base della sintonia (od opposizione)  incontrata. E' come osservare l'ambiente che ci circonda guardando da una finestra, ciò che vediamo è limitato e circoscritto dalla  posizione  e dimensione della sua apertura.

Ove questa “griglia”,  il nostro modo percettivo,  non aderisce con le situazioni e le emozionalità diverse che ci giungono dagli altri automaticamente sentiamo una forma di repulsione. La nostra empatia ed antipatia  ed il genere dei rapporti che possono essere instaurati con le persone con le quali veniamo in contatto dipende solo dalla configurazione del filtro interiore delle predisposizioni innate. Ma, allo stesso tempo, la comprensione che ogni aspetto della psiche o dei colori delle energie (elementi)  dipende dal movimento nel caleidoscopio della mente di un qualcosa di indifferenziato che è alla radice della mente stessa, è importantissimo per riconoscere la comune matrice.

I diversi aspetti nascono in seguito alla separazione primordiale,  Yin e Yang, e  dai movimenti (o elementi)  consequenziali delle propensioni e dal raggruppamento in cantoni di accettazione e repulsione sulla base dello specifico aspetto da noi incarnato in cui ci riconosciamo.

Le opposizioni sono però solo completamenti della stessa energia archetipale, per cui  le incomprensioni e comprensioni sono solo un “modus operandi” della mente ed un modo di riconoscere  le affinità o le differenze,   il fine della coscienza evoluta è comunque quello di riportare tutto all’unità.

Paolo D’Arpini





Integrazione di Antonella Pedicelli:

"Sperimentare la vita in un corpo materiale, rappresenta, per un essere umano, una continua possibilità di “apprendimento” e di evoluzione. La scelta delle esperienze, ovviamente, non è casuale: ci muoviamo ed agiamo spinti da “forze e pulsioni” che, nella loro complessa varietà di nomi e appellativi, non fanno altro che determinare il “movimento” nella nostra quotidianità. Il movimento rappresenta, sul piano dell’esistenza pura, l’incipit di ogni creazione, il “bisogno” fondamentale del principio ideatore stesso.

Colui che è, in quanto tale, manifesta il suo essere nel movimento e nel conseguente continuo “fluire”, che, a sua volta, genera cambiamenti non immediatamente percepibili dal nostro umano sentire.

Nei rapporti di vario genere che tendiamo a “creare” in questo spazio-tempo scelto per l’esistenza nella quale trova dimora lo spirito che ci anima, spesso siamo soliti usare termini nei quali appare evidente il sentimento del “contrasto”, o per meglio dire, della “in-comprensione”.

Io penso in un modo, lui o lei la pensano in tutt’altra maniera.

Questo è un fenomeno semplice, molto semplice e complesso insieme. Viaggiamo su “frequenze vibrazionali” che non sempre si trovano in sintonia, una specie di “carrello” che, per alcuni è dotato di freni, per altri no! La direzione del carrello è la stessa, ma non la velocità e neanche l’energia impressa nelle ruote. La nostra singola percezione ci permette di intuire questo “meccanismo”, ma i “termini razionali” impressi nella nostra mente, creano la situazione del disagio, del pericolo e quindi assumono posizione di “difesa”, a volte con l’attacco diretto verso chi la “pensa diversamente da noi”! 

In verità, invece, è solo una condizione come tante, uno “status” che sta “percorrendo la sua strada” al di fuori di ogni giudizio e di ogni “etichetta”. Riconoscere la “diversità” è un passaggio importante nella crescita personale, sul piano dell’apertura universale e della fiducia verso noi stessi; accogliere la nostra “percezione” è un atto d’umiltà che rende speciale la visione della Vita."

Antonella Pedicelli




Avadhuta Gita di Dattatreya

 


La leggenda vuole che i genitori di Dattatreya fossero una coppia molto pia e che praticassero delle austerità per lungo tempo al fine di ottenere un figlio tanto atteso. La madre voleva intensamente che suo figlio fosse incarnazione del Nirguna Parabrahman (il Brahman Supremo privo di forma). Nonostante l'impossibilità che il senza-forma prendesse una forma, Brahma, Vishnu e Shiva le accordarono il figlio così desiderato. Dattatreya era un Avadhuta, uno "vestito di cielo", che sarebbe stato percepito dagli uomini come un asceta nudo.


Dattatreya non dichiarò mai di avere ricevuto l'istruzione da un Guru tradizionale, dichiarò invece di avere avuto ventiquattro Guru: l'acqua, il mare, vari animali, un fabbricante di frecce, ecc. Apprese così le varie tipologie di virtù: "La Pazienza dalla Terra, la Luminosità dal Fuoco, l'Imperscrutabilità dall'Oceano, la Solitudine dalla Foresta e così via, fino a sintetizzare tutte queste diverse virtù nella sua straordinaria vita", trovando l'istruzione spirituale attraverso questi e altri fenomeni naturali.

L'Avadhuta Gita, l'opera che gli viene attribuita, è una delle più chiare esposizioni della verità Non-duale. Nel Capitolo II, Dattatreya afferma "Non credere che coloro che sembrano immaturi, creduli, sciocchi, lenti, profani o falliti non abbiano nulla da insegnarti. Tutti loro insegnano qualcosa, impara dunque da essi." Nell'uso che Dattatreya fa di tutti i possibili Guru, troviamo che tutto ciò che normalmente è considerato un elemento dispregiativo, si applica come una categoria cui è tributato valore e deferenza. 

Questo tema prosegue nel Capitolo II "Non sottovalutare il tuo Guru se dovesse essere carente di lettere e di erudizione. Prendi la Verità che ti sta insegnando e ignora tutto il resto. Ricorda bene che un'imbarcazione dipinta e decorata ti farà certamente attraversare il fiume, ma altrettanto farà una barca semplice e disadorna." Né il Guru né il discepolo necessitano di erudizione. Devono soltanto essere saldamente nella verità.

(Testo puranico ripreso da Beatrice Polidori)



Strenna per il 2022 - "Chi sei tu?"


Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi che ridono dei loro stessi discorsi...

Siamo arrivati alla fine del 2021,  in questi giorni mi trovo a Spilamberto assieme a Caterina, abbiamo completato la correzione delle bozze del mio nuovo libro su I Ching, sullo zodiaco cinese  e sul sistema elementale indiano, integrato con discorsi sul taoismo, confucianesimo, nondualismo et similia. Credo che potrebbe essere un buon viatico per i viaggiatori protesi alla conoscenza di Sé.  
Ephemeria, una casa editrice di Macerata, si è detta disponibile a pubblicare il libro che dovrebbe uscire entro il 2022, anno della Tigre di Acqua (che inizia il 1 febbraio termina il 21 gennaio 2023).  
Nel frattempo lascio una traccia:

...dove la civiltà dei vivi e dei morti si incontrano!

Il nostro osservare il mondo, sia interiore (delle emozioni) che esteriore (degli oggetti), non è quasi mai “pulito”, privo cioè di interpretazione e concettualizzazione.

Siamo avvezzi a giudicare quel che osserviamo attraverso il filtro della memoria e delle sensazioni collegate alle trascorse esperienze. Anche nel caso di eventi “nuovi” o di idee precedentemente non considerate non facciamo a meno di cercare di “comprendere” e misurare sulla base del nostro conosciuto. Ecco questa “preconoscenza” è la nostra “schiavitù” ma se potessimo lasciarci andare sino al punto di poterci osservare mentre si innesca il meccanismo del “pre-giudizio” e capire il suo funzionamento... potremmo già considerare questa “attenzione” come una prima forma di meditazione e distacco dal processo appropriativo in corso.

Facciamo un'analogia pratica, per esemplificare questo tentativo di spostare l'attenzione dall'io giudicante alla capacità testimoniale della pura coscienza, analizzando il funzionamento del sogno. Quando sogniamo tutto avviene in modo apparentemente costruito e definito mentre allo stesso tempo gli avvenimenti del sogno mantengono il senso dell'imponderabilità. Il personaggio specifico del nostro sogno, nel quale noi ci identifichiamo, è esso stesso una semplice componente inscindibile dalla complessità del sogno, in cui i vari attori, figure, oggetti ed eventi sono un tutt'uno. La “farsa” del sogno mostra un'apparente finalità e significato agli occhi del personaggio di sogno nel quale ci identifichiamo. Vediamo che egli infatti compie gesti deliberati e verosimili sforzi di volontà per raggiungere i suoi fini di sogno, rapportandosi inoltre con gli altri personaggi del sogno come “diversi” da sé.

Può ciò corrispondere a verità?

Tutti gli aspetti del sogno sono prodotti dalla stessa mente e non sono in alcun modo controllabili e gestibili da alcun personaggio o situazione del sogno. Essendo ognuno di questi elementi semplici componenti “passive” immaginate nella mente del sognatore. Dal punto di vista dell'esperienza “empirica” nello stato di veglia si può dire che il processo di “creazione” sia praticamente il medesimo. Tutti gli oggetti ed i soggetti che reciprocamente si percepiscono (essendo ognuno contemporaneamente soggetto ed oggetto nella percezione altrui) scaturiscono dalla stessa “Mente”, o Coscienza, e si dipanano sullo schermo concettuale degli eventi spazio-temporali. In effetti, in questo funzionamento totale, non può esistere alcuna volizione o finalità personale, poiché (come nel sogno) ogni cosa si svolge indipendentemente dall'intenzione di qualsiasi dei personaggi sognati. Pur che apparentemente essi assumono su di sé il senso dell'affermazione o della negazione di una loro “volontà”, ma questo avviene solo conseguentemente alla considerazione effettiva degli eventi già vissuti. Ovvero dopo aver “giudicato” i fatti accaduti ed averli assunti come propri (attraverso il senso di identificazione) e quindi definiti come positivi o negativi (ai fini del personaggio).

Da ciò, per estensione, arriviamo all'identità dello stato di veglia e scopriamo che -come nel sogno- a manifestare la vita e le sue componenti non sono i singoli esseri bensì la Coscienza stessa, impegnata com'è nell'opera di vivificazione delle sue emanazioni e manifestazioni, che sono possibili solo per suo tramite.

Per questa ragione è detto che “quando il me scompare l'Io (Sè) si manifesta” (Ramakrishna Paramahansa), ovvero quando l'identificazione individuale cessa automaticamente la Coscienza impersonale emerge. Si dice che “emerge” in quanto tale pura Coscienza è già insita nell'individuo stesso (come la mente è presente nel personaggio sognato) che la “sostanza” non appartiene alla sembianza mutevole ma è l'essenza che la anima. Ovviamente in caso di “risveglio” al puro Io il senso di identità individuale “muore” ma questo non implica l'automatica scomparsa della sua “sembianza” apparente, che continuerà a restare nella percezione degli “altri” osservatori, ma svuotata al suo interno di ogni identificazione oggettiva, essendo il risvegliato pura e semplice “soggettività” (Consapevolezza priva di attributi).

La spontaneità è la caratteristica “comportamentale” del risvegliato, quando spontaneità significa semplice capacità di risposta, adeguata e consona, alle situazioni in cui egli si imbatte. In un tale essere non permane alcuna ombra di intenzionalità o di giudizio, di desiderio o repulsione, la sua “volontà” corrisponde esattamente agli eventi vissuti senza che lui lo ricerchi. Possiamo definire questo stato: Libertà.

Per significare la vera natura dell'essere ed il “ritorno” all'intrinseca consapevolezza che gli è propria, ammettendo che tale natura è la stessa per ognuno di noi, mi piace riportare una frase di Nisargadatta Maharaj, che disse: “Non importa ciò che fai o ciò che non fai se hai realmente percepito quello di cui sto parlando. Diversamente, non importa nemmeno se tu non hai capito quel di cui sto parlando..” Il che significa che in entrambi i casi la realtà intrinseca non cambia... e quel che è destinato ad avvenire avviene per conto suo....

Succede però che questo discorso, pur essendo a volte intellettualmente accettato, necessiti spesso una digestione ed assimilazione, deve insomma essere fatto “nostro”. Ciò può avvenire attraverso la riflessione, la rielaborazione e il riconoscimento al nostro interno di tale verità. Ora in qualche modo ci sembra di aver compreso ma dobbiamo disintossicarci dalla tendenza speculativa e dall'identificazione con il personaggio incarnato. A tal fine, non per ottenere la condizione che è già nella nostra natura ma allo scopo di scongiurare l'imbroglio della mente, consiglio la lettura ripetuta e la ponderazione sulle immagini contenute nel Libro dei Mutamenti (I Ching), un compendio di esempi archetipali psicosomatici, descrivente cioè i diversi modelli comportamentali, basati sulle variegate capacità espressive della mente nello svolgimento degli eventi spazio-temporali. Per mezzo dell'analisi sarà possibile riconoscere le multicolori forme che la mente può assumere in questo mondo di apparenze, essendo le sue trasformazioni semplici risultanze, risonanze e adattamenti alle condizioni che si trova ad affrontare. Questa è una risposta automatica allo svolgimento delle continue mutazioni e mescolamenti degli elementi basilari della vita.

Ovvio che tali mutazioni sono praticamente infinite ma nel Libro dei Mutamenti (I Ching) si esaminano 64 aspetti/madre, in forma di esagrammi in cui ogni linea è una componente costitutiva con propri significati. Essendo questo testo il risultato di un antichissimo e costante studio ed osservazione di fenomeni naturali e sociali, interpretati e visti sia con la ragione che con l'intuizione, esso si presenta come un complesso integrato dei diversi modi espressivi analitici ed analogici della mente.

“Conoscere la mente per non farsi imbrogliare dalla mente..” Affermava Ramana Maharshi.

E nel Libro dei Mutamenti si può dire che vengono fusi sia gli aspetti filosofici speculativi e metafici che quelli analitici ed empirici (Taoismo e Confucianesimo, Zen, ecc.), perciò la prassi è quella di osservarne le immagini senza volerne assumere i concetti, un buon metodo per avvicinarsi alla corrispondente spontaneità comportamentale del saggio, basata sulla capacità di immediata risposta comportamentale nelle varie situazioni incontrate nella vita, anche in considerazione delle peculiari caratteristiche da ognuno incarnate e nella posizione e condizione in cui siamo. Insomma, conoscere il mezzo per affrontare adeguatamente il percorso.

Siccome la lettura del testo non è immediatamente chiara e assimilabile è consigliabile una ripetizione continuata, ma senza sforzi interpretativi, in modo da sospingere pian piano la nostra mente verso quel necessario “distacco” da finalità precostituite, tralasciando quindi il tentativo di comprensione dei significati razionali e lasciando che le immagini evocate trovino corrispondenza nel nostro inconscio.

Paolo D'Arpini