Aristippo, Antifone, Zenone... e le radici dell'anarchismo


Affresco di Carlo Monopoli

L’anarchismo ha radici molto profonde e lontane, e verosimili precursori che risalgono a ben prima della  modernità (così ci si riferisce, non a torto, persino ad Aristippo, ad Antifone, a Zenone, e poi a molte eresie a sfondo millenaristico ed escatologico del Medioevo, ai diggers della rivoluzione inglese del XVII secolo, a vari scrittori utopisti, a socialisti pre-marxisti francesi, tedeschi, inglesi...). 

Se ci si limita all'elaborazione teorica moderna, il suo punto di partenza è indubbiamente rappresentato dall'Indagine sulla giustizia politica di William Godwin, che risale a quattro anni dopo la Grande Rivoluzione. 

Com'è noto, cardini e feticci supremi del liberalismo sono la proprietà privata e l'"individuo" in quanto detentore, appunto, di diritti proprietari. Viceversa, nella concezione della società che aveva Godwin (tanto estremamente decentrata, quanto comunitaria), è il concetto stesso di "proprietà privata" ad essere bandito. Il pensatore inglese a questa conclusione giunse poco meno di un secolo prima di Proudhon, il quale poi la ribadì con estrema forza. 

E per Godwin, che considerava la proprietà privata un ostacolo al conseguimento del bene universale e un incentivo allo sviluppo dei peggiori sentimenti dell'uomo, la sua soppressione è intimamente connessa all'abolizione dello stesso "diritto", e di conseguenza del "governo" e dello "Stato". 

Non sto qui neanche ad entrare nel merito della successiva elaborazione-conferma, a tale riguardo, di un Bakunin, di un Kropotkin, di un Malatesta, persino di un Tolstoj... L'anarchia che ha segnato di sé la storia delle idee, e la Storia tout court, nell'ottocento e nel secolo scorso, non "deriva" affatto dalla "civiltà liberale", e con le prospettive asfittiche di quest'ultima, proprie della borghesia, ha lo stesso rapporto che intrattiene l'Everest con la collinetta di San Siro. Così l'individuo (non rinserrato nell'"azienda" interiore a contare le "entrate" e le "uscite" e a rincorrere come un autoprigioniero i suoi fantasmi), come il tipo di convivenza sociale (collettivista ma insieme libera) cui ha sempre teso sono anzi antitetici ai corrispettivi rivendicati ed esaltati in ambito borghese. 

Questa radicale alterità è d'altra parte il motivo per cui è sempre stato tacciato, in senso derisorio, di "utopismo"; o, viceversa, se ne è cercato di costruire e vendere, per il consumo spettacolare - anche dal suo interno -, un'immagine altrettanto derisoria e ancor più depotenziata (quella dell'anarchico idiosincratico, "artista", “individualista”). 

Quanto a ciò che si può riferire allo spirito e a comportamenti di gruppo libertari prima della codificazione sette-ottocentesca, è enorme. C'è chi, come Zerzan o Clastres, risale persino a epoche pre-storiche. Io concordo con loro.

Quanto a Proudhon, egli scrisse Che cos'è la proprietà? trentun anni prima della Comune di Parigi, di cui furono ardenti sostenitori e attori innanzi tutto proprio i suoi eredi mutualisti. Se ancora vivo, sarebbe stato con loro, ci si può scommettere. 

Del resto, nel 1848, quando la Storia bussò alla sua porta, lui c'era e le aprì. Proudhon esprimeva le aspirazioni di artigiani, piccoli imprenditori e contadini in un Paese con un'industria non ancora molto progredita, ma non bisogna sottovalutarlo. E' stato una fucina di idee, molte delle quali interessanti, e che andavano (o potevano andare) oltre i suoi stessi limiti: una teoria del plusvalore che precede quella marxiana, il mutualismo che abolisce il denaro - sostituito dai "buoni" -, il "credito gratuito", l'abolizione senza se e senza ma dello Stato, della Chiesa, dello sfruttamento e del potere borghese, l'orrore per il principio stesso di "nazionalità", la rivendicazione della democrazia diretta, la critica coraggiosa e lungimirante dell’usura ebraica e del rabbi di Treviri... 

Si sa con quanto veleno calunnioso, tipicamente talmudico, quest'ultimo cercò di oscurarne l’immagine e il ricordo
Invano.

Joe Fallisi

Liberazione umana e liberazione animale vanno di pari passo...


Collage di Vincenzo Toccaceli su vignetta di Staino

Tutto è radicalmente connesso nell'infelice campo dei "diritti". Solo per consuetudine culturale (costume che si fa regola(1)) le specie diverse dalla nostra sono da noi considerate, "viste"(2) – e l'aspetto fisico conta infatti moltissimo in tale valutazione – come animali altri da quello umano e totalmente a disposizione di quest'ultimo. 

NON è la differenza qualitativa intrinseca (quelle poche migliaia di geni diversi) tra lo scimpanzé e l'Homo sapiens sapiens che conduce il primo sul tavolo di vivisezione del secondo. 

O meglio: non direttamente, per quel che riguarda la nostra coscienza (e falsa coscienza). L'uomo, abituato da migliaia di anni a constatare quanto il suo cervello specialissimo gli consenta (in virtù di quella disparità biologica e di tutto lo sviluppo storico e sociale suo proprio) una superiorità di fatto incolmabile sulle altre specie, le sottomette e le reifica, fa di esse ciò che vuole. 

Unicamente il dominio, divenuto abitudine comune, "naturale" e poi legge inappellabile, fa ritenere un non-problema, dal punto di vista della giustizia, l'uccisione e la tortura seriale, infinita degli animali, al pari di noi senzienti il piacere e il dolore. 

Come la medesima attitudine (3 )abbia informato, lungo tutta la storia, la catena altrettanto senza fine di sopraffazioni intraspecifiche, di tormenti, umiliazioni e massacri inflitti a minoranze-maggioranze di "sottouomini", solo dei ciechi possono non vedere. 

Così è stato per millenni di schiavismo, di crociate, sino allo sterminio di interi popoli, eliminati, appunto, come "animali", come ratti e vermi. Ma se l'"inferiorità", intendo dire una vera e propria alterità, irregolarità, minorazione genetica, fosse esistita davvero, il comportamento di questi oppressori lo considereremmo meno odioso?... 

I poveri corpi ammassati l'uno sull'altro, ancora vivi e in silenzio, terrorizzati, come bestiame al macello, di Abu Ghraib, l'iracheno al guinzaglio come un cane, loro che, oltre a tutto, in linea filogenetica appartengono alle popolazioni (Sumeri, Accadi, Babilonesi) all'origine stessa della civiltà e cultura occidentale, erano, sono forse inferiori agli yankees di plastica, vomito e spettri?... 

No di sicuro e, ancora una volta, non di ciò si tratta, ma di forza bruta (4) e di immagine-incubo di massa. A fondamento ontologico, modello e paradigma di tutto questo delirio vi è l'antropocentrismo dell'uomo tiranno, l'abuso "normale" nei confronti delle altre specie. Senza liberazione degli animali, che solo l'uomo può compiere, non si avrà mai liberazione umana.


 Joe Fallisi

NOTE



(1) In questo senso etimologico effettivamente "etica", "morale" (cfr. http://www.etimo.it/?term=etica&find=Cercahttp://www.etimo.it/?term=morale&find=Cerca).

(2) "Specie" deriva dal verbo latino specio, "guardo verso un oggetto, una meta" (cfr. http://www.etimo.it/?term=specie&find=Cerca) – specismo: lo sguardo della reificazione (cfr. http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/100255).

(3) Particolarmente sviluppata nell'uomo occidentale soprattutto in virtù dell'effetto combinato dell'ideologia religiosa giudaico-cristiana (fra tutte la più antropocentrica) e, nella modernità, della scienza e del modo di produzione capitalistico, basato, quest'ultimo, sulla reificazione del vivente (predominio del lavoro morto sul lavoro vivo, del valore di scambio sul valore d'uso, dell’astratto sul concreto).

(4) Già per Aristotele il "servo" (cfr. http://www.etimo.it/?term=servo&find=Cerca), l’"ilota" (cfr. http://www.etimo.it/?term=ilota&find=Cerca), lo "schiavo" (cfr. http://www.etimo.it/?term=schiavo&find=Cerca) – il nemico vinto, il "barbaro" (cfr. http://www.etimo.it/?term=barbaro&find=Cerca), il "cattivo" (cfr. http://www.etimo.it/?term=cattivo&find=Cerca) – è  "inanimato", "strumento" verso il quale "non vi è amicizia né giustizia" da parte del "padrone", così come non ve ne può essere "verso un cavallo o un bue" (cfr. Etica Nicomachea, VIII, 11, 1261).

Il buono, il vero ed il bello e la professione politica


Collage di Vincenzo Toccaceli

Le tre idee platoniche del buono, del vero e del bello (così come quelle opposte) sono un unicum divino. 

Se qualcosa è informe, a-forme, deforme, squilibrato - e in questo senso BRUTTO -, già solo perciò è quasi sempre falso e cattivo. I moderni hanno operato una vera inversione dei valori, sicché "forma" è divenuto guscio vuoto e fortuito, casuale - invece che involucro causale -, e "materia" qualsiasi ente sensibile, presupposto-imposto come unica realtà, datità, che si può accompagnare, rivestire pressoché di qualunque abito. Era inevitabile con la progressiva (oggi compiuta) "pietrificazione"-reificazione materialistica del mondo(1) e dell'idea stessa di mondo. Ma per Aristotele e il suo Maestro non era questo il significato e la relazione reciproca dei due termini (2).

Si potevano leggere, sul "Corriere" di (tanto) tempo fa, gli elzeviri che comparivano regolarmente in terza pagina. Molti, se non la maggioranza di essi erano abili esercizi, variazioni divenute quasi genere letterario. All'apparenza tutto quadrava in modo ammirevole, quanto a lingua bella e ben impiegata. Ma l'occhio ancora sensibile non tardava a trarne un senso di artificio, di "insostanzialità", di non-necessità. Non in-formavano nulla, non avevano richiamato (fatto sorgere, incarnare da un altro mondo) nessuna loro propria materia. 

La separazione-inversione  funeraria era già avvenuta - e data per scontata. Lo "stile" dispiegato era un tic, una maniera. Meno che mai significava "l'uomo", ma, eventualmente, il manichino spettrale... E in fondo non c'entra nulla, in realtà, il rispetto di qualche regola ossificata. 

Ciò che conta è proprio quel biunivoco rapporto-"amplesso" tra forma e materia NECESSARIO e che NON PUO' CHE ESSERE QUELLO CHE E'... da sempre e per sempre. Così il mondo spirituale potente, grandioso, primordiale, tremendo come un vulcano, di Musorgskij ESIGEVA le sue note non lisciate, non conformi e (anche qui all'apparenza) non perfette... PROPRIO quelle e SOLO quelle... più giuste (buone, belle, vere) della loro riscrittura, pur fatta con le migliori intenzioni, da parte dell'ottimo professore di Conservatorio Rimsky-Korsakov.

Oggi viviamo nel mondo dell'inautentico, si sa (si vede e si vive dappertutto). Un'immensa profusione, in ogni campo, di imitazioni, copie, falsi, cloni, ersatz, sostituti sempre più spettrali... 

Cos'è, in fondo, l'inautentico se non separazione e scontro della forma rispetto alla materia, l'una aliena dall'altra, unite da rapporti estrinseci, casuali, arbitrari? Perché ovviamente nulla può esistere, incarnarsi, senza quel rapporto... ma quando esso è danneggiato alla radice non può che produrre esseri incompiuti e mediocri. 

Di qui il senso di assurdo e inadeguatezza che spesso la "realtà" (tanto più quella odierna - invertita, orwelliana) rimanda. E ciò vale nel bene, così come nel male. Un criminale di guerra carino, frollo, retorico, eterodiretto e ballista come Obama è inautentico. Netanyahu o Lieberman, al contrario - o il loro zombimaestro Sharon -, autentici lo sono. Animo, faccia, parola, fetore... tutto in loro si accorda.

E a proposito di pietrificazione-reificazione...  sembra forse strano che l'architettura dei regimi "socialisti" fosse ciò che era - che è?... quell'obbrobrio uniforme-informe di pesantezza crassa, implacabile?... ma cos'altro poteva venir fuori da una visione del mondo, dell'uomo, della natura, della storia materialista-dialetticointestinale? Quando l'individuo è raso al suolo e ridotto a tubo digerente e riflesso condizionato, quale altra può essere la sua "abitazione"?

Joe Fallisi




NOTE


(1) La quale già di per sé comporta il predominio del brutto (e l'abitudine al brutto come normalità). 

Memoria contadina e agricoltura tradizionale, dal passato il futuro!



CULTURA DEI CAMPI COLTIVATI TRA PASSATO, PRESENTE E FUTURO

Sono agricoltore di scuola e tradizione organica, agronomo e storico autodidatta che, oltre alla pratica empirica, ricerco e studio da decenni  la mia materia, l’Agricoltura.

Che non intendo solo come semplice coltivazione biologica o biodinamica dei campi, o un settore economico del vigente sistema di mercato capitalista globale, ma nella sua piena accezione originaria latina del termine il quale significa: cultura dei campi coltivati, ossia arte/mestiere, scienza, società, economia e spiritualità; cultura del rapporto diretto tra uomo  e  madre terra, tra humanus e humus, rapporto di humilitas, virtù opposta alla superbia: l’uomo è terra e tornerà inumato alla terra come ceneri di azoto, fosforo, potassio …

La mia conoscenza agronomica ed ecologica segue la linea storica che va dai cacciatori-raccoglitori agli allevatori e coltivatori, in cui i primi si evolsero, tutti anche artigiani, migliaia di anni fa, creando quella cultura dei campi coltivati, arrivata sino a noi pochi decenni orsono, come Civiltà Contadina. Non la civiltà urbana, perché gli agricoltori non vivono nelle città e quella rurale le fu sempre parallela e complementare.

I primi scrittori di agricoltura dei quali sono rimaste le opere sono latini e riportano, a loro dire, un sapere che già fu loro tramandato da tempi remoti. Ad uno di questi letterati agronomi  si deve la definizione originale  dell’Agricoltura: “Non solo è un’arte, ma anche necessaria e di assoluta importanza; ed è anche scienza, di quello che sia da coltivare e produrre in ciascun campo, affinché la terra renda in perpetuo il massimo dei frutti”.
La sostenibilità agro ambientale che oggi andiamo cercando era già caratteristica degli antichi fondi agricoli, complessi organismi viventi, unità di ecosistema coltivato, che riproducevano i cicli perenni e rinnovabili di quelli naturali e selvatici.

Nel medioevo  solo i monaci cistercensi  mantennero memoria e pratica dell’Agricoltura classica, sino a che, nel Rinascimento,  il corpus di testi noti nell’insieme come De Re Rustica furono riscoperti e rivalutati e divennero il fondamento della nuova scienza agronomica europea, la quale fu diffusa, nei secoli successivi, da diversi autori e scuole che  ne ripresero e rielaborarono principi e contenuti, sul modello della villa rustica autosufficiente romana, diversa dal latifondo schiavista.
Quindi, intorno alla metà dell’Ottocento, l’Agricoltura organica, giudicata arretrata, superstiziosa e legata all’ancien regime, di cui era il fondamento dell’economia, fu sconfitta a livello accademico e politico dal  materialismo scientifico, il quale vi oppose il “progresso” dell’agrochimica inorganica ed industriale moderna che oggi predomina.

Nonostante i profondi cambiamenti politici, culturali, sociali ed economici portati dalla rivoluzione liberale borghese nell'800, l'agricoltura organica tradizionale è però sopravvissuta resistendo nelle campagne non solo sino a pochi decenni fa, ma è continuata, in forme e metodi aggiornati come contemporanea agricoltura biologica e biodinamica.
Dalla fine anni ‘70 si parla inoltre di agricoltura permanente, o Permacultura e di Agro-ecologia, che non sono affatto nuove scienze, ma hanno radici profonde sino a quei cacciatori raccoglitori da cui tutto ebbe origine e si inseriscono quindi in un filo conduttore storico e millenario di tempo ciclico, e non lineare  di sviluppo illimitato e del sempre più nuovo che avanza.
Questo per il semplice motivo che le cosiddette leggi naturali , le quali sono dedotte e misurate dall'osservazione dei cicli rinnovabili e perenni di energia solare e materia vivente, sono immutabili nel tempo e il rapporto uomo-terra madre non se ne discosta, né può farlo, senza uscirne dai suoi parametri biologici, fisici e chimici, andando contro natura. 

La catena alimentare è per noi umani di latitudini temperate la catena del pascolo e del detrito, formata da anelli che sono agganciati l’un l’altro in interrelazione e che non possono essere infranti dall’uomo.
In particolare, l’anello tra vegetali ed erbivori ruminanti, che trasformano la materia vegetale in humus fertile, è il fondamento dell’agricoltura organica. Oggi abbiamo sostituito l’humus fertile con i concimi chimici, tolto agli erbivori ruminanti la loro funzione primaria, li abbiamo rinchiusi in allevamenti intensivi  come macchine da carne e da latte e il loro letame è considerato rifiuto industriale, carico com’è di residui di antibiotici.
Altre considerazioni per completare il quadro del mio discorso.

L'agricoltura organica tradizionale ed i suoi modelli sono finiti in secondo piano e progressivamente il loro impianto si è disgregato, colpiti al cuore da leggi, burocrazie e tasse del sistema di mercato capitalista "liberale"ed industriale, basato sul profitto e lo sfruttamento e non più sulla rendita.  Sono mutati paesaggi, società ed economia, in modo definitivo dalla seconda metà del secolo scorso, ma questo processo era iniziato, lento ed inesorabile almeno cent’anni prima, qui in Italia, alla sostituzione del sistema monetario aureo, sovrano e stabile, legato al valore del grano e del pane, delle merci artigiane, dell’economia produttiva reale, con quello cartaceo a inflazione e debito illimitato, utile solo alla speculazione finanziaria  e usuraia.

Culture rurali millenarie non si abbattono così facilmente con una rivoluzione da parte di una minoranza di ricchi borghesi e neoaristocratici che conquista il potere: per cambiare il paradigma mentale dell'uomo, strappandolo dalle sue radici native in natura, dalle sue conoscenze pratiche e modo di vita, è occorso un condizionamento applicato a più di una generazione, sino a cancellare ogni memoria storica e recidere il filo che unisce uomo a Natura. Molto più difficile è riallacciare ora questo filo.

Il nonno contadino è distante anni luce dai nipoti cittadini, come lui lo era già, pur molto meno, da suo padre e suo nonno, già "corrotto" dai tempi nuovi e dall'avanzare  ed imporsi di quello che per me,  e non solo, per vari suoi aspetti ed effetti è un falso progresso perché deriva da un modello di sviluppo illimitato in un sistema come quello terrestre che è invece limitato e a ciclo chiuso.

La memoria storica è comunque nei cromosomi, siamo parte inscindibile della natura terrestre,  alla quale il modo di vita urbano moderno è sostanzialmente artificiale e alieno, memoria che rimane  brace sotto la cenere di archetipi lontani di vita naturale, cui questo odierno sistema economico preclude però di fatto ogni via di realizzazione.
Mi riferisco a quell'istinto "primordiale" che indirizza vari individui, oggi, ad un ritorno onirico alla terra e in seno alla vita naturale, ma che si traduce nei fatti, spesso, in avventurismi inconcludenti e parziali nei risultati, che causano anche delusioni, nel tentativo di creare ex novo un modo di vita rustica , ma sulla base di paradigmi propri della cultura progressista urbana: chi va in campagna si porta dietro il proprio modello cittadino cui è stato educato, le proprie abitudini cittadine, proprie interpretazioni delle leggi naturali, creando ibridi con compromessi e contraddizioni, i quali risultano poi di fatto o in situazioni estreme o nello rientrare negli schemi da cui si era cercato di uscire.
Ci si aggrappa anche ad altre culture lontane, spuntandone alcuni suggestivi elementi ed adattandoli, innestati a nuovi impianti, si formulano nuove teorie ideologiche, per colmare un vuoto che indubbiamente si è formato nello sviluppo di una visione materialista della realtà. Stiamo cercando nuove identità.

Oggi, l’agricoltura biologica è settore del mercato di cui sta alle regole, essendo pressoché totalmente incapace, quanto impossibilitata, di esprimere una propria autentica cultura ed economia rurale. Si producono monocolture industriali con "metodo" biologico, sacrificando il creare unità organiche di ecosistema coltivato, come si dovrebbe in teoria, perché sarebbe solo una spesa che non produce profitto e neppure reddito, ed oggi, il fine del lavoro agricolo, anche bio, non è il lavoro in sé a produrre auto sostentamento e surplus per il mercato, a produrre un modo di vita più autentico e felice in cui prendersi  cura dell'ambiente e dei nostri simili, ma il denaro, i cui valori non coincidono con quelli naturali, etica compresa.

Certo è che, nonostante il paradigma classico portante della villa rustica, non si tratta affatto, da parte mia ,di sostegno nostalgico del modello economico e sociale antiquato, dei contadini mezzadri  del podere tosco-emiliano. Ma la medesima agronomia ed economia era comune anche a contadini liberi, senza padroni, con possesso quindi diretto di propri mezzi di produzione, associati per convenienza reciproca  in rete solidale e locale di villaggio, con baratti e scambi d'opera, con la disposizione di terre ad uso civico.
Così fu, ed è un bene che la struttura dell’antico classismo feudale sia decaduta, ma si è buttata via l'acqua sporca con il bambino,anzi il contadino, all’imporsi di quel binomio neoclassista di borghesia capitalista e proletariato, nuovi padroni e nuovi servi, alienati, questi ultimi, di ogni mezzo proprio di produzione per auto sostentamento, consumatori passivi, risorsa umana lavorativa inurbata da sfruttare in  economie industriali.

È andata così, come contadini, paisan, campesinos, nativi cacciatori, pescatori e raccoglitori del pianeta, siamo dalla parte dei vinti, avrebbe potuto andar meglio, se il modello di sviluppo avesse con lungimiranza e arte di buon governo tenuto conto che chi lavora la terra, chi vive in natura, ha un’importanza fondamentale nella custodia e gestione degli ecosistemi coltivati e naturali, e questo a vantaggio anche e non ultimo di chi vive in città. Non stiamo parlando dei moderni imprenditori agricoli con mega trattori e diserbanti, dei bovini chiusi nei lager, munti e macellati come oggetti senz’anima.

Nei tempi che ci attendono, in cui l’agrochimica basata sul petrolio avrà una fine, e si dovrà per forza rivolgere lo sguardo indietro alla terra che ci nutre, ci accorgeremo che tanta è andata sprecata sotto cemento ed asfalto, molta altra resa sterile. Questa crisi economica che è di sistema e non di mercato, non solo sta creando povertà e disoccupazione ma rivela tutta l’insostenibilità ambientale ed umana del sistema stesso e richiama la necessità di soluzioni possibili che non sono certo l’emigrazione su altri pianeti o le modificazioni genetiche di piante ed animali. Piuttosto potrebbe essere il riprendere in considerazione economie locali a sovranità alimentare e monetaria, in cui l’uomo sia ricollocato al centro di modi di vita più naturali,  consapevoli che è la terra fertile la base della nostra sopravvivenza e prodursi alimenti e materie prime organiche in modo sostenibile e rinnovabile è, da sempre,  ricchezza della civiltà umana.

Alberto Grosoli 

Intervento al convegno su Bioregionalismo, Ecologia Profonda e Spiritualità Laica, tenuto al Ribalta di Vignola il 9 febbraio 2013

Le religioni semitiche originate da Saturno



L'antichità classica sempre vide in relazione analogica gli israeliti a Saturno, "Il Signore degli Anelli", dei sette astri erranti quello più lento e remoto, che ha il suo domicilio solare in Capricorno e lunare in Acquario e la cui gioia è in Casa 12°, il settore dei nemici, del disonore, delle malattie gravi e croniche, delle prigioni, delle mestizie, della miseria, dei servi.(1) Così al-Bîrûnî, per quanto attiene alle religioni, associa il grande malefico a "gli ebrei e coloro che vestono di nero" (cfr. al-Bîrûnî - L'arte dell'astrologia, Mimesis, Milano 1997, p 69). 

E ancora scrive Glogowczyk in pieno Rinascimento: "Quando vuoi pronosticare la condizione dei giudei in un quadrante dell’anno, considera anzitutto la condizione di Saturno in ciascun quadrante, sia nelle figure delle sizigie, sia in quelle degli ingressi, poiché Saturno è significator essentialis del popolo ebraico e della dottrina giudaica (...). 

Poiché tale popolo ha in sé tutte le condizioni proprie di Saturno. Saturno è infatti significatore della profezia e sappiamo che le profezie sono ampiamente avvenute in seno al popolo ebraico. Saturno è pianeta dell’avarizia, della discordia, della pertinacia, dell’impurità e dell’invidia, tutte cose che si ritrovano in codesto popolo. 

Saturno a nessun pianeta si accosta, ma tutti ad esso: allo stesso modo la dottrina giudaica a nessun’altra dottrina si richiama, ma tutte ad essa. Dalla condizione di Saturno, buona, mediocre, cattiva, si giudica dello stato degli ebrei." (Tractatus preclarissimus in iudiciis astrorum de mutationibus aeris ceterisque accidentibus iuxta priscorum sapientumque sententias per magistrum Ioannem Glogoviensem, per quam utilissime ordinatus atque noviter bene revisus. Impressum Cracovie per Florianum et Wolgangum 1514, p. 21)


(1) "Le civiltà semitiche si riferiscono al dio Saturno come 'El'. Questa divinità suprema veniva rappresentata da un cubo nero. Esemplari se ne trovano in tutto il mondo.

 

 
(La Kaʿba era oggetto di culto migliaia di anni prima dell'avvento dell'Islam)

 

(Questo cubo nero è una traccia rimasta dell'antico culto di El. Forse ebrei e musulmani hanno più cose in comune di quanto credano...)

Gli antichi ebrei rappresentavano Saturno mediante la stella a sei punte, che più tardi divenne la Stella di Davide (ha anche molti altri significati esoterici). Il simbolo è presente anche nella bandiera di Israele.

(Molti studiosi di esoterismo affermano che il nome Is-Ra-El risulta dalla combinazione dei nomi delle antiche divinità pagane Iside, Ra ed El.)" 

Joe Fallisi

Nestlè, Ogm, abbandono dell'allattamento al seno... ed il vizio di comunicare


Paolo D'Arpini al computer

Ante Scriptum
“Il presidente della Nestlè, Peter Brabeck, rivolse qualche tempo addietro un appello all´UE perchè ammorbidisca le regole sugli organismi geneticamente modificati (OGM), per fare fronte alla crescita dei prezzi delle materie prime agricole: “Non si può sfamare il pianeta senza gli organismi geneticamente modificati” ha valutato in un dibattito sul Financial Times. “Abbiamo i mezzi per fare un´agricoltura di sostegno alla vita a lungo termine”, ha aggiunto, rammaricandosi della mancanza di coinvolgimento politico a favore degli OGM….. etc.”

In risposta alla Nestlè. Da parte mia, prometto che non mangerò più cioccolata Nestlè, da aggiungere alle altre decisioni già prese di smettere di fumare (la coltivazione del tabacco è uno dei maggiori inquinanti e distruttori del suolo), di non mangiar carne (la peggiore e più drammatica fonte di inquinamento), di bere pochissime bevande gasate ed acque minerali (la captazione nelle falde profonde distrugge le riserve idriche d’Italia), di non acquistare beni di sorta se non quelli riciclati e riattati, di non guardare e possedere un televisore né ascoltare radio, compact dischi e musica elettronica in generale (l’inquinamento acustico è uno dei peggiori rimbambimenti di questa società perversa), di non usare elettrodomestici inutili  (freezer, condizionatori, etc. che possono essere sostituiti da grotte e cantine fresche, etc.), rinuncio anche ad altri consumi elettrici vari  e posso rinunciare anche a viaggiare (soprattutto  in aereo e dir si voglia),  rinuncio all’acquisto di giornali e riviste (li reperisco usati al bar o dagli amici)…. ma come faccio a rinunciare al computer ed al telefono? 
Purtroppo se voglio scrivere questa lettera mi tocca avere almeno un vecchio computer (regalatomi da un amico e la linea telefonica per i collegamenti) altrimenti non avrei mai potuto scrivere… sono fregato dal vizio di comunicare….
Perdonami e grazie per avermi letto sin qui…

Paolo D’Arpini



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Commento di  Giovanni Malatesta: “Peccato che la Nestlé, che sembra tanto preoccuparsi delle sorti del mondo, sia ricordata come la responsabile di un vero e proprio disastro sanitario per la dissennata politica di disincentivazione dell´allattamento al seno presso le popolazioni dell´Africa e per la mancata informazione alle madre sui pericoli della diluizione con acqua non sterile, con drammatiche conseguenze sulla mortalità dei lattanti. Se qualcuno avesse poi dei dubbi sulla natura speculativa della crescita dei prezzi alimentari, questa notizia può essere un aiuto ad aprire gli occhi: mutatis mutandis, sembra ripetersi il clichet di Napoli, dove l'emergenza rifiuti diventa lo strumento per far accettare all´opinione pubblica i termovalorizzatori.”

Memoria genetica degli etruschi....- Confermata l'origine autoctona, non provenivano dall'Anatolia




Gli etruschi erano una popolazione stanziata da tempo in Italia e non provenivano dall'Anatolia, l'attuale Turchia. 

Aveva quindi ragione Dionigi di Alicarnasso, che sosteneva la prima tesi già nel I secolo avanti Cristo, e torto il suo predecessore Erodoto, che riportava l'origine orientale nel V secolo a. C. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Plos One , coordinato da Guido Barbujani, docente di genetica dell’Università di Ferrara, e David Caramelli, docente di antropologia dell’Università di Firenze, e realizzato in collaborazione con l’Istituto di tecnologie biomediche del Consiglio nazionale delle ricerche (Itb-Cnr) di Milano.

DNA - Lo studio è stato effettuato analizzando il Dna degli abitanti delle zone di Volterra e del Casentino, dove si rinvengono ancora Dna identici a quelli degli etruschi di 2.500 anni fa, sebbene gli odierni abitanti della Toscana discendano per lo più da antenati immigrati in tempi più recenti. «Leggere nel Dna di persone così antiche è difficile», spiega Barbujani in una nota del Cnr. «I pochi Dna finora disponibili non permettevano di dimostrare legami genealogici fra gli etruschi e i nostri contemporanei. Lo scorso anno il gruppo di Caramelli è riuscito a studiare un numero maggiore di reperti ossei; così ci siamo resi conto che comunità separate da pochi chilometri possono essere geneticamente molto diverse fra loro e abbiamo visto come l’eredità biologica degli etruschi sia ancora viva, anche se in una minoranza dei toscani».

CONFRONTO - Secondo Barbujani, «il confronto con Dna provenienti dall’Asia dimostra che fra Anatolia e Italia ci sono state migrazioni, ma risalenti a migliaia di anni fa e non hanno rapporto con la comparsa della civiltà etrusca nell’VIII secolo avanti Cristo. Viene così smentita l’idea di un’origine orientale degli etruschi, ripresa alcuni anni fa, da studi genetici che però si basavano solo su Dna moderni».

SEQUENZIAMENTO - «L’applicazione di tecnologie di sequenziamento di nuova generazione (Ngs) nell'ambito della paleogenetica», spiega Ermanno Rizzi, ricercatore dell’Itb-Cnr, «ha permesso di recuperare informazioni genetiche da molecole di Dna di campioni più antichi di 2 mila anni. Ciò ha consentito di discriminare le molecole endogene del Dna mitocondriale dei campioni etruschi, che come altri reperti antichi, oltre a essere molto degradati, hanno un quantitativo molto scarso di materiale genetico informativo, che si aggira attorno al 1-5% del Dna totale».

DOMANDE E RISPOSTE - Le nuove analisi rispondono a domande vecchie di millenni sull’origine biologica degli Etruschi, ma lasciano aperte alla ricerca archeologica tutte le questioni riguardanti la cultura di questo popolo, la sua affermazione e il suo declino.


Teodoro Margarita: "Recensione al Manuale per salvare i semi dell'orto e la biodiversità"




Manuale per salvare i semi dell'orto e la biodiversità di Michel e Jude Fanton a cura di Civiltà Contadina 
(Coedizione di Terra Nuova edizioni, Arianna editrice e Fattoria dell'autosufficienza)


Michel e Jude Fanton hanno scorrazzato in lungo e in largo per il Continente novissimo e sono andati a caccia di ortaggi, legumi, cereali, ne hanno scovato di strani e incredibili, per europei come noi, ma ne hanno anche trovato di molto familiari a noi.

Si, perché essi vivono in Australia e questa terra è un crogliolo, da secoli, di immigrazioni. Dagli Inglesi agli Irlandesi, ad Asiatici da ogni parte , gli Italiani e i Francesi, Tedeschi e Portoghesi si sono affacciati alla ribalta di questo mondo agli antipodi.

Tutto ciò si riflette nella singolarità di questo libro: frutto della miscelanza originata dal fatto che tutte queste popolazioni hanno portato con sé anche le semenze originarie dei paesi di provenienza, risultato un melting pot unico e raro.

Così i pomodori ed i peperoni di origine italiana si ritrovano coltivati e popolari quanto le patate inglesi o tedesche, data la varietà di climi presenti in Australia, ritroviamo gli ortaggi adatti alle latitudini più disparate. Michel e Jude Fanton hanno contribuito a fondare, in un mondo che ne ha sempre più bisogno, una rete di seedsavers estesa, hanno studiato ed aggregato, hanno viaggiato e conosciuto gente. Sono venuti anche in Italia, ospiti graditi dell'Ecoistituto di Cesena e di Civiltà Contadina, organismi che curarono la prima edizione del manuale del 2004. A testimonianza della curiosità e della vivacità intellettuale dei Fanton, qui in Italia essi girarono alcune scene di un documentario sulla biodiversità planetaria da essi adorata, nel quale vi si vede la signora Zavalloni preparare le tagliatelle: questo per dare un'idea di questo libro, un'idea del sapore che vi è dentro. Per ogni varietà o specie esaminata ritroviamo oltre all'utilissima scheda botanica, anche gli usi locali, con tanto di ricette apprese in ogni angolo del pianeta.

Questa riedizione particolarmente ricca, rivista e adeguata per tutto quanto è stato possibile, da Alice Pasin, ha previsto la riscrittura , nel caso degli ortaggi europei, delle singole voci e l'aggiunta, preziosa, di quanto i Fanton non erano riusciti a sapere.

Per esempio, e ne vado personalmente fiero, nel caso della cucurbitacea detta caygua o koryla, cyclanthera pedata, il nome botanico, solamente in Italia ed in particolare dove viviamo noi, in Vallassina, tra Como, Lecco e Bellagio, si ritrova coltivata questa varietà e si ritrovano notizie di fatti, ricette ed una diffusione che nel resto d'Europa è assente. Ciò è particolare in quanto la cyclanthera, qui detta "miliun" a causa del numero enorme di frutti, pur essendo adatta ad un clima tropicale e mediterraneo, non è comunemente coltivata nel sud dell'Italia. Nel manuale si riportano ricette adoperate nel sud del mondo, ad esempio la cottura al forno, in Vallassina e pochi altri posti della Lombardia e del Canton Ticino, si consuma esclusivamente sott'olio o sottaceto.
Una curiosità che arricchisce e stupisce come la biodiversità tutta considerata. Salutiamo questo manuale certi di una sua buona accoglienza, le tematiche della difesa delle specie della tradizione, la difesa dagli invasivi e minacciosi Ogm, dagli ibridi senza storia, passa dall'avere uno strumento come questo. Un manuale che con chiarezza spieghi a tutti i nuovi contadini, nuovi in quanto consapevoli del lavoro di enorme importanza che si compie quando si salvaguardano specie locali non presenti sul mercato sementiero, modalità di coltivazione, di uso alimentare o terapeutico, le distanze minime per impedire libridazioni indesiderate, cosa afre per riprodurre la semente.

Tutto questo è vitale e siamo certi che troverà risposta tra le pagine del libro. Il lavoro che va riconosciuto a tutti quanti si sono cimentati nell'impresa della traduzione e dell'adattamento, gli autori stessi sono consapevoli della grande ricchezza che il nostro paese, a confronto di altri ed a dispetto di poteri pubblici che latitano, ancora conserva in specie ma anche e soprattutto in usi culinari, in sapienza poplare nei riguardi del cibo.
Coltivare per salvaguardare, coltivare per praticare dal basso la propria sovranità alimentare, necessita di conoscenze e di messa in comune di queste. Michel e Jude Fanton hanno svolto il compito con fantasia e competenza, un'associazione come Civiltà Contadina, adesso e prima assieme all'Ecoistituto di Cesena, hanno fornito altre gambe a questa opera. Unirsi alle varie associazioni di salvatori di semi esistenti, partecipare agli scambi sempre più diffusi in tutta Italia, mantenersi collegati, scambiarsi esperienze e notizie, mai troppe su questa materia viva per definizione, è l'augurio che facciamo all'opera. Una primavera di semina ci attende, facciamo tesoro dei consigli preziosi presenti nel testo e continuiamo la ricerca .
Daremo una mano, partendo da un balcone, da un piccolo orto a questa grande meraviglia che si chiama biodiversità vegetale.

Teodoro Margarita

Dall’infanzia all’eternità… come la memoria biologica influisce sul pensiero


Caterina Regazzi

Alcune vicende –non vicende che mi stanno capitando in questi giorni mi avevano già fatto venire voglia di mettere su carta, come su un diario, alcune parole, che cercheranno di rappresentare delle impressioni e che forse serviranno a chiarire nella mia mente e nel mio cuore, una visione. Sì, perché sempre di “visione” si tratta;  assolutamente non credo di vedere e rappresentare una “realtà”. Non mi ricordo più chi diceva, forse lo hanno detto in molti santi ed anche il fisico Einstein, che l’ “osservatore” fa sempre parte dell’evento e l’osservazione non è mai un’azione neutra ma ha un ruolo fondamentale nella manifestazione.

Ecco, mi sono già persa, penso di dire una cosa, e mentre la scrivo o cerco di scriverla, ne viene fuori un’altra….

Un altro flash che ho vissuto poco fa e che assieme ai pensieri precedenti mi ha fatto decidere di scrivere è stata l’immagine di me bambina, di ritorno da scuola, davanti al negozio di fiori, quasi arrivata al portone di casa, a Roma, in Via Luigi Ronzoni 41, che penso: “Preferisco gli animali alle persone… sono molto più semplici da capire, non ti deludono, non ti tradiscono e non ti abbandonano mai. Non c’è bisogno con loro di essere simpatici e intelligenti, puoi essere quello che sei”.

Chissà quali grosse delusioni aveva subito quella bambina, nella sua delicata sensibilità, forse una madre un po’ distratta ed incapace di attenzioni adeguate (ma quand’è adeguata l’attenzione di una madre?), forse un’amichetta  troppo superficiale che non soddisfaceva la sua necessità di andare in profondità, forse un’altra amichetta troppo “avanti” invece, per il suo livello di crescita e da cui fu presto trascurata ed abbandonata…

Oltre all’amore per la natura fu quella predizione per –come dicono gli animalisti- gli “animali non umani” a farmi scegliere in seguito il mio corso di studi.

Cos’è che spinge rispettivamente l’uomo e gli animali a fare quello che fanno, ad essere come sono? Di un animale si può forse dire che sia “buono” oppure “cattivo”? Sicuramente no, l’animale è puro istinto e se, disgraziatamente compie un atto dannoso per qualche altro essere vivente,  lo fa unicamente seguendo uno stimolo e non certo per calcolo o per ottenere un risultato, con un fine “altro” diverso da quello di coprire la necessità del momento.

L’essere umano invece, me compresa, tranne che in alcuni casi e situazioni alquanto eccezionali, agisce spesso per raggiungere un obiettivo che a volte può anche non essere chiaro allo stesso individuo. Ci si potrebbe chiedere “cosa c’è di male ad avere un obiettivo?”. Avere uno scopo più o meno importante e difficile da raggiungere si dice  sia stata la spinta che ha fatto progredire l’umanità (“volli… volli, fortissimamente volli” – Ugo Foscolo). Ad esempio: raggiungere un benessere psicofisico, soddisfare un semplice desiderio,  ottenere una sicurezza materiale nella vita,  instaurare un rapporto appagante, fino al perseguimento di fini politici, sociali o religiosi che a loro volta ci diano il piacere di sentire che stiamo facendo il “bene” (obiettivo questo molto sottile). A volte, pur che l’agire sembra indirizzato ad uno scopo comune, in realtà viene perseguito un vantaggio personale…. E questo è l’aspetto più subdolo (talvolta inconscio).

Che fare una volta che si è percepito questo? Ed è quel che mi son chiesta io arrivata a questo punto…. Guardare fuori dalla finestra, vedere che oggi è nuvolo e nebbioso, ma domani forse ci sarà il sole, così come c’era ieri. E sentire che tutto ciò non ha importanza, che le buone maniere e l’educazione non hanno importanza e non devono condizionare il nostro esistere e che meno tutto ciò ha importanza e  più nitida sarà la nostra visione del film che stiamo vivendo, interpretando così la parte che ci compete al nostro meglio, qui ed ora.

Caterina Regazzi 

La natura è nostra Madre.... ed è viva!


La fata degli elementi - Dipinto di Franco Farina

L’unico modo effettivo per cambiare i condizionamenti è insegnare nelle scuole ai bimbi che la Natura è un'entità viva e noi ne siamo parte, noi siamo la natura, e trattare male gli altri, sporcare un ambiente e come trattare male se stessi, come sporcare casa nostra. Solo quando questo sarà fatto, si potrà, realisticamente, iniziare a metter le radici di un'altra pianta. Da radici di gramigna nasce gramigna, da radici di gelso nasce il gelso. 

A quel punto almeno la metà di esseri umani diventano amici di se stessi cioè della natura, cioè dell'universo, etc. etc.

Basterebbe vivere con la meno soldi, vivere con poco materia, e nutrirsi della bellezza dei tramonti, nutrirsi della bellezza dell oceani, degli sguardi dei Daini che corrono, dei ragni che tessono la loro tela, nutrirsi del silenzio musicale delle nuvole. nutrendosi di queste immagini si diventa più leggeri e sereni, il resto poi viene da sé.  

Diamoci alla  natura la nostra vera mamma! 

Taehye Sunim

Teosofia - Bibbia: Elohim - Lucifero - "Non ci indurre in tentazione"



Alcuni scrittori, tra i quali Mauro Biglino,  Alessandro e Alessio De Angelis,  affermano  che la Bibbia non è un testo religioso ma storico, che è stato sovente  modificato per adattarlo alle esigenze culturali e sociali dei vari periodi  e che  l'argomento più importante è che nella Bibbia non si parla del Dio Assoluto ma di più Elohim  e in particolare  di Geova-Yhaweh, l'Elohim che governò il popolo di Israele.  Si trovano su internet anche numerose video conferenze  degli stessi autori. 

Il teosofo-antropologo Bernardino del Boca ha  ben evidenziato la differenza esistente tra religiosità e spiritualità, come si può anche rilevare nel sito "Teosofia-Bernardino del Boca".

H.P. Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, alla quale B. del Boca fu iscritto dall'età di 19 anni e fino alla sua dipartita dal piano fisico, dedicò  all’argomento  Elohim  molte pagine dei suoi  libri.  Ad esempio:  

  “… Si deve richiamare l’attenzione sulla confusione  -se non peggio-  che regna nelle interpretazioni occidentali della Cabala. (ndr e della Bibbia).  L’Eterno Uno vien detto conformare se stesso in due: il Padre e la Madre della Natura.  Per cominciare, è una concezione orribilmente antropomorfica l’applicare termini implicanti una distinzione sessuale alla più remota e prima differenziazione dell’Uno. Ed è ancora più erroneo identificare queste prime differenziazioni  -Purusha e Prakriti della filosofia indù-  con gli Elohim, le forze creatrici di cui si parla; ed ascrivere a queste astrazioni inimmaginabili per il nostro intelletto, la formazione e la costruzione di questo mondo visibile, colmo di male, peccato e dolore.  In verità, la “creazione da parte degli Elohim” di cui qui si parla, non è che una “creazione” assai posteriore e gli Elohim, lungi dall’essere poteri supremi o magnificati della Natura, sono solamente Angeli inferiori.  Questo era l’insegnamento degli Gnostici, la più filosofica di tutte le primitive Chiese cristiane. Essi insegnavano che le imperfezioni del mondo erano dovute all’imperfezione dei suoi Architetti e Costruttori: Gli Angeli imperfetti e pertanto inferiori. Gli Elohim ebraici corrispondono cioè ai Prajapati degli Indù, ed è dimostrato altrove, in base all’interpretazione esoterica dei Purana, che i Prajapati furono i modellatori soltanto della forma materiale ed astrale dell’uomo: che essi non poterono fornirgli l’intelligenza o la ragione, e quindi in linguaggio simbolico essi  “non riuscirono a creare l’uomo” Ma per non ripetere più ciò che il lettore può trovare altrove in quest’opera, si deve solo richiamare la sua attenzione sul fatto che “creazione” in questo contesto non è la “Creazione Primaria” e che gli Elohim non sono “Dio” e nemmeno gli Spiriti Planetari Superiori…"   (H.P. Blavatsky – La Dottrina Segreta  Vol VII  ed. 2003  pag. 249-250)

 “Nessun dio  -che si chiami Bel o Geova – che maledice la sua opera per averla fatta imperfetta, potrebbe essere la Saggezza assoluta e infinita." (H.P.Blavatsky . Dottrina Segreta Vol. V pag. 192)

Nei testi teosofici si rileva inoltre che nella Bibbia, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento,  non esiste  la figura antropomorfa di Satana-Lucifero, così come affermano anche gli scrittori suindicati. 
 Lucifero è il nome della stella Venere, la stella del Mattino, portatore di luce –Lux-fero- . Nell’antico testamento Isaia definisce, con ironia, “portatore di luce” il re di Babilonia. Nei primi secoli della Chiesa il nome Lucifer è stato considerato un titolo di Cristo, A Cagliari esistono una chiesa ed una via dedicate a San Lucifero che di Cagliari fu arcivescovo nel 300 d.C..  S. Lucifero, vissuto fino al 370, partecipò nel 355 con il vescovo di Vercelli Eusebio al concilio di Milano. Fu in seguito  che i Padri della Chiesa decisero di unire il Lucifero di Isaia al Satana di Giobbe e dei Vangeli.   
"Se Satana avesse un'esistenza oggettiva in questo mondo arebbe ossessionato dalla malvagitò dell'umanità, le cui risorse negative sono in grado di annientare qualsiasi  diavolo"  (dal glossario teosofico - Società Teosofica).
 "Chi leggerà le nostre scritture buddiste, scritte per le masse superstiziose, non potrà mai trovarvi un demone così vendicativo, ingiusto. crudele e stolto come il tiranno celeste sul quale i cristiani riversano a fiumi la loro servile adorazione ed al quale i loro teologi attribuiscono quelle perfezioni che sono contraddette da ogni pagina della Bibbia (Dalle lettere dei Mahatma - Ispiratori della Società Teosofica- a A. P. Sinnett - Vol. I pag. 103)
 “…”Non indurci in tentazione”  è  l’aspirazione dei cristiani. Chi è dunque il tentatore? Satana? NO, la preghiera non è rivolta a lui.  E’ invece il genio tutelare che indurì il cuore del Faraone, che introdusse lo spirito del male in Saulo, che inviò i messaggeri menzogneri ai profeti ed indusse Davide al peccato: è infine il DIO biblico d’Israele!   
Agli effetti dell’analisi filosofica non abbiamo da tenere conto delle enormità che hanno oscurato gli annali di molte religioni del mondo. La vera fede consiste nella divina carità ma coloro che servono al suo altare sono solamente creature umane. Sfogliando le pagine cruenti della storia ecclesiastica, scopriamo che chiunque fosse l’eroe e a prescindere dal costume degli attori, la trama della tragedia era sempre la stessa. L’eterna notte domina ovunque, ma noi passammo dal visibile a ciò ch’è invisibile per l’occhio dei sensi. Il nostro desiderio più fervido è stato quello di indicare alle anime veritiere, come possono sollevare la cortina e nella notte profonda, fatta giorno, mirare con l’occhio non abbagliato la Verità Svelata. ( H.P. Blavatsky . "Iside Svelata – Teologia "– pag. 396-397)
Da  Wikipedia:  “ la Bibbia della Conferenza Episcopale Italiana  del 2008 havariato la frase "non ci indurre in tentazione"   in     "e non ci abbandonare alla tentazione" ”.
In un articolo pubblicato dal Corriere della Sera  il 25 maggio 2002 , dal titolo "La tentazione sbagliata", che si può leggere su internet,  il giornalista  cattolico Vittorio Messori  scriveva che l'abate Jean Carmignac  nel corso di una sua intervista affermò:
"E' intollerabile, è del tutto intollerabile attribuire a Gesù una prospettiva secondo la quale Dio Padre avrebbe, in fondo, la caratteristica del diavolo stesso".
“Occorre dimostrare su basi logiche, filosofiche, metafisiche e scientifiche che tutti gli uomini, spiritualmente e fisicamente, hanno la stessa origine; che siccome l’umanità è essenzialmente una e della medesima essenza, e dato che questa essenza è una, infinita, increata ed eterna, sia che la chiamiamo Dio o Natura, nulla perciò può avere un effetto qualsiasi su di una nazione o su di un individuo senza averlo su tutte le altre nazioni e su tutti gli altri individui. Questo è tanto certo ed ovvio quanto l’urto, causato da una pietra gettata in uno stagno e propagato prima o poi, ad ogni singola goccia d’acqua ivi contenuta. Alla domanda: ma questo non è l’insegnamento del Cristo, bensì piuttosto un concetto panteista? Blavatsky rispose: “Questo sta proprio il punto dove vi sbagliate: è puramente cristiano ma non biblico, ed è questa forse la ragione per cui le nazioni che seguono la Bibbia, preferiscono ignorarlo.

E’ un’accusa, quali sono le prove? Sono a portata di mano: non si attribuisce a Cristo l’aver detto: “Amatevi gli uni e gli altri e amate i vostri nemici?” Ma il Genesi dice: “Maledetto sia Canaan e che esso sia il servo dei servi dei suoi fratelli.” Ecco perché i Cristiani biblici preferiscono la legge di Mosè alla legge di amore del Cristo: essi si fondano sull’Antico Testamento dove giustifica le loro passioni, le loro leggi di conquista, di annessione e di tirannia su razze che chiamano inferiori. Quali crimini non sono stati compiuti, in forza di questo brano infernale (se preso letteralmente) del Genesi, solo la storia ce ne può dare un’idea per quanto inadeguata. ( H.P. Blavatsky - La Chiave alla Teosofia -1889-  pag. 36-37)

Mauro Biglino afferma che la Bibbia è quel testo che tutti posseggono e che nessuno legge; i testi teosofici di H.P. Blavatsky, di  B. del Boca ed altri,  sono invece  posseduti da pochi e, anche fra questi, pochi li leggono.  H.P. Blavatsky (nel 1875) afferma che nella Bibbia si riscontrano più Elohim , che la parola Elohim non è un plurale maiestatis, o plurale di astrazione,  e  quindi  le sue affermazioni su questo argomento concordano con quelle presentate dai ricercatori   suindicati.
Bernardino del Boca , nel suo articolo “I Pionieri dello Spirito”, pubblicato sul sito internet sopracitato,  scrisse che i pionieri dello spirito sono sovente combattuti e derisi ma che il loro “pensiero forte e puro non  può essere fermato perchè esso si muove in una dimensione in cui l’uomo non può innalzare barriere.”  

  Paola  Botta Beltramo

Esempio di spiritualità laica e politica: il confucianesimo


Il saggio Confucio

L’etica confuciana, in parte somigliante  a quella di Francesco Guicciardini,  è   una esemplificazione ideale basata  su norme atte a  coagulare la società e renderla prospera, nei suoi vari livelli,  mantenendo inoltre una costante sinergia d’intenti fra lo  stato ed i sudditi.

Per questa ragione il Confucianesimo non è mai stato sconfessato dal comunismo maoista, anzi Mao ha forse tentato di porsi come un  simbolo  ininterrotto del buon governo auspicato da Confucio. Che ci sia riuscito  e se il popolo lo abbia riconosciuto come tale è  un altro discorso.. Sta di fatto che nel solco del pensiero confuciano si può intuire e riconoscere tutto il pragmatismo che contraddistingue  anche la Cina moderna.

Se rivolgiamo l’occhio all’insegnamento di Confucio  esso ci si presenta libero da ogni collegamento diretto con la divinità, essendo fondato unicamente sulla ragione e sul buon senso. Ed è per questa ragione che  da oltre 25 secoli la ragione ed il buon senso  sono onorati in Cina come una religione. A questo metodo concreto si son dovute adattare persino altre filosofie più metafisiche come il buddismo, che ha assunto fra le sue regole la pietà filiale ed altre simili norme. E persino le minoranze musulmane e cristiane  si sono  cinesizzate ad eccezione della componente cattolica romana che presume di dovere obbedienza solo ai dettami del papa di Roma… e questa è la vera  causa della cosiddetta “persecuzione” nei suoi confronti, ovvero l’impossibilità da parte del governo cinese  di accettare che tale religione sia estranea al contesto interno (si noti che i vescovi e cardinali  cattolici vengono nominati dallo stato estero del vaticano)… ma lasciamo da parte queste diatribe che non ci interessano e torniamo al buon Confucio.

La vita di Confucio mostra che egli ha sempre parlato da uomo ad altri uomini   e mai come  messaggero di una divinità che l’avesse eletto messia o profeta. Egli nacque nella città di Tsan, in Shantung, nel  551 (a.C.) allorché in occidente era da poco deceduto Solone il moralizzatore di Atene ed a Roma  Servio Tullio sanciva la costituzione “Tulliana”.   Egli fu costretto da necessità pratiche  a guadagnarsi la vita e non esitò a svolgere umili impieghi,  non sentendo in sé la vocazione all’insegnamento come allora veniva praticata in modo formale. La Cina che già vantava  una storia millenaria con tre solide dinastie imperiali stava allora attraversando un periodo di instabilità sociale. Perciò in Confucio predominò,  oltre al  senso di disciplina e di ordinamento sociale,  il culto delle tradizioni familiari e della pietà. Egli si fece conseguentemente conservatore e raccoglitore delle memorie e dei testi sacri che trattavano quei temi. Ma nelle sua opera andò incontro ad avversioni e persecuzioni, come avvenne un secolo e mezzo più tardi in Europa  al filosofo Platone.

Solo all’età di cinquant’anni Confucio assunse una carica pubblica di un certo rilievo a Ciung-tu, ove divenne Ministro di Polizia, mentre la fama della sua saggezza e della sua eccellente amministrazione si  diffondeva in altre province.

Confucio fu un riformatore severo ed energico, nel suo animo prevalevano i consigli della giustizia,  perciò gli si formò  contro una congiura di ignobili potenti, che talvolta attentarono anche alla sua vita e poi ottennero che egli venissi congedato dal suo incarico.  I suoi ultimi anni furono tristi… sebbene gli venisse risparmiata la cicuta. Morì a settantatre anni nel 479 a.C.

Dai suoi insegnamenti traspare che l’uomo fu creato per vivere secondo ragione, cioè lottando contro le forze avverse e basse dell’istinto, e vivendo in accordo con gli altri uomini, seguendo un codice di principi e doveri conformi alla nobiltà e dignità dell’essere umano. Le cinque virtù cardinali dell’uomo per Confucio sono: la bontà, l’equanimità, la convenienza (cioè il pronto adattamento al tempo ed alle circostanze), la saggezza e la sincerità.

Ed è soprattutto alla sincerità che egli dedicò le lodi più alte.  Egli raccomandò energicamente i doveri verso i parenti,  il rispetto e la cura per i più vecchi, la dedizione verso gli amici, la coscienziosità in ogni atto compiuto, l’autocontrollo e la moderazione.  “Il bene supremo dell’uomo non è il piacere, né gli onori, né la ricchezza.. ma è la virtù, sorgente di ogni bontà”.

Del pensiero antimetafisico di Confucio abbiamo sicuri documenti: il Cielo e la Terra sono i genitori di tutte le creature e questa è anche la sostanza dell’I Ching, ove invece delle preghiere viene indicato il retto comportamento come “bene supremo per l’uomo”.  Ed al proposito dell’aldilà egli affermava: “Se non si conosce ancora la vita come si potrà conoscere la morte?”.  Personalmente Confucio preferiva l’attenzione rivolta ai fatti concreti dell’esistenza piuttosto che alle meditazioni trascendentali.   Egli stabilì una dottrina puramente laica, come diremmo oggi,  basata su principi logici,  etici,  estetici ed intellettivi.  Egli a buona ragione può essere definito un precursore e degno rappresentante della Spiritualità Laica.

Confucio ed i suoi seguaci, ovvero la stragrande maggioranza del popolo cinese, disprezzano perciò quel che non è cogente, che non rappresenta un fondamento e non ha radici nella vita comunitaria.

Lo “spirito” di Confucio è il risultato dell’analisi comportamentale, psicologica, archetipale dell’uomo. Egli soleva dire: “Io non voglio fare dell’uomo un mistico, quando ne ho fatto un perfetto onest’uomo ciò mi basta”. Assai prima degli stoici greci egli insegnò  l’amore per tutto il genere umano e “precorrendo” il cristianesimo disse “Non fate agli altri ciò che non volete fatto a voi!”.

Paolo D'Arpini