L'irrazionale nell'esistenza e nella natura umana

 


"Uno degli obiettivi programmatici, soprattutto iniziali, di Freud fu quello di liberare da un approccio razionalistico, da tendenze intellettualistiche, dalla sua opzione in favore della coscienza e, ponendoci dal punto di vista della morale del suo tempo, dalla sua preoccupazione per una portata più elevata, razionale, e moralmente accettabile della psiche. Non era solo Freud in questo suo interesse e nell'importanza accordata all'irrazionale nell'esistenza e nella natura umana, e nel rilievo dato alle forze primordiali, primitive, arcaiche ed infantili nella vita umana e nella psiche umana, incluso ciò che esiste "in conseguenza della loro connessione con il corpo". Ma Freud fu l'unico a portare queste tematiche all'interno del dibattito esistente in psichiatria e in psicologia e fu l'unico ad affrontare e penetrare queste tematiche con la logica e il metodo della ricerca scientifica.

Le pulsioni (Triebe) tuttavia in Freud non furono solo i meri costrutti speculativi o i concetti astratti di una teoria della motivazione o della personalità, da far derivare da altre forze motivazionali, da ordinare e classificare, distinguendole dagli affetti, dai processi percettivi, dai processi cognitivi, dai bisogni somatici. Le pulsioni sono (molto più di quanto vogliano ammettere scienziati, dottori, ministri e giudici, il circolo dei "colti", la cerchia degli "illuminati") ciò che fa andare avanti il mondo degli uomini, ciò che lo fa girare, ciò che spinge le persone ad attuare, pensare, sentire quello che fanno, nel modo in cui lo fanno, nell'eccesso, sia nelle loro autolimitazioni, inibizioni, paure, nella loro quotidianità, nei confronti della loro famiglia e degli altri in generale, nelle loro occupazioni e preoccupazioni professionali e civilizzate. Sono le pulsioni che dominano nei grandi amori e nelle passioni degli uomini, nella loro vita sentimentale; sono le pulsioni che influenzano il comportamento umano, nei confronti delle autorità, come di un bambino. Le pulsioni rendono gli uomini pazzi e malati. Li spingono alla perversione e al crimine, li rendono ipocriti e bugiardi, o fanatici per la verità e virtuosi, li trasformano in creature pure, o bigotte e piene di pregiudizi, fanno degli uomini degli esseri angosciati ed inquieti. Fanno dei loro bisogni sessuali, delle loro preoccupazioni ed inibizioni le radici della maggior parte di tutto questo. Il comportamento razionale, civile, misurato, le buone maniere, le azioni, i pensieri ed i sentimenti, nobili, cortesi ed elevati, così altamente valutati diventano per la maggior parte nient'altro che posture, formalità ed esteriorità, auto-negazione, razionalizzazioni, distorsioni, fughe, la sottile maschera di superficie che copre e abbellisce la vera vita e il reale potere delle pulsioni.
La vita del corpo, dei bisogni, delle abitudini, delle funzioni del corpo, i baci e gli escrementi, i sapori, gli odori, i rumori, le percezioni tattili e visive, le sensazioni, le carezze e gli schiaffi, o i tic, il portamento, l'andatura, le espressioni facciali, il pene e la vagina, la lingua, le mani e le braccia e le gambe e i piedi, i capelli, il dolore ed il piacere, l'eccitazione fisica e l'atarassia, la violenza, l'infelicità e la beatitudine: tutto questo è nel corpo nel contesto della vita umana. Il corpo non è prima di tutto fondamentalmente l'organismo con i suoi organi e le sue funzioni fisiologiche, con le strutture anatomiche, la rete nervosa e i processi chimici. Il corpo non è riducibile all'organismo fisiologico. Se Freud non avesse pensato tutto questo e non avesse visto le eccentricità e le paure degli uomini, le sue personali e quelle dei suoi pazienti, non sarebbe mai stato in grado di scrivere i suoi casi clinici e di fondare una psicoanalisi, come scienza, distinta dalla neurologia, dalla psichiatria accademica dalla psicologia: non sarebbe neanche stato capace di capire i sogni ei mot di spirito, le nevrosi e la psicopatologia della vita quotidiana. Freud ha inventato, in parte a dispetto delle sue inclinazioni e non senza tormentosi dubbi un metodo totalmente nuovo, un modello originale di ricerca scientifica, che si oppone ai principi e ai metodi scientifici derivati o ideati per una differente dimensione del reale, per un diverso campo della realtà, principi e metodi che invalidano un corretto approccio alla comprensione della vita psichica. Freud ha potuto fare tutto, riuscendo nella sua impresa, solo rifiutandosi di accettare le anguste limitazioni imposte alla scienza dalla comunità scientifica del sun tempo, di cui egli tuttavia resta figlio. Freud ha rotto questi limiti ed ha ampliato l'orizzonte del campo d'azione della scienza, sebbene fu restio ad accettare le conseguenze di questo suo atto coraggioso, in tutte le loro implicazioni. Ma se Freud non avesse fatto tutto questo, la psicoanalisi non avrebbe mai avuto sulla vita moderna e sul pensiero scientifico il forte impatto che oggi dobbiamo riconoscerle.
Le pulsioni e la vita del corpo, considerati secondo la prospettiva qui abbozzata, sono una unica cosa. Diventano due cose separate solo quando noi introduciamo surrettiziamente l'astratta distinzione tra corpo e psiche, tra soma e mente. Ma una volta fatto questo le pulsioni in psicoanalisi devono essere concepite come concetti psicologici. Credo che parlare di Eros e Thanatos, di Amore e Morte, come universali tendenze cosmi che, significhi reintrodurre la psiche nel biologico e nel fisico. Se questo sia o non sia legittimo, resta, a mio avviso, una questione aperta. La psiche, tutta via, dovrebbe in ogni evento non essere psiche o mente in termini di psicologia umana. All'interno del quadro di riferimento teorico della psicoanalisi come scienza della psiche umana, se accettiamo i concetti di Eros e Thanatos (o almeno la loro formulazione meno "metafisica", di una dualità di libido e aggressività), dobbiamo allora parlare delle pulsioni come di rappresentanti psichici, e quindi delle pulsioni di vita e di morte come tali rappresentanti."
Hans Loewald (1980). Riflessioni psicoanalitiche. Masson, Milano, 1999.



Selezione di Stefano Andreoli

Agricoltura ed alimentazione bioregionale

 


Per la difesa della salute e dell’economia sarebbe necessario puntare sull’agricoltura bioregionale ecologica. (Fonte Agernova)

Da   uno studio effettuato dall’Università di Berkey, in California, risulta che se le mamme sono state esposte ai pesticidi usati sulle colture alimentari durante la gravidanza, i loro bambini avranno un quoziente intellettivo più basso rispetto ai figli di donne non esposte a queste sostanze. I ricercatori californiani hanno valutato l’esposizione ai pesticidi attraverso la misurazione dei metaboliti nelle urine e poi hanno fatto test per il Qi su 329 bambini. Con i pesticidi forse la mela non prende il verme… ma il bambino si baca il cervello. (Fonte  Terra Nuova)

L’Italia ha una superficie coperta a boschi pari al 37% della totale ma questo polmone ci è riconosciuto intorno al 10%, pare per il cattivo stato dei boschi. Iniziative per l’efficientamento dei boschi o l’impiego di coltivazioni che bonificano l’aria, riducono nel tempo l’inquinamento, azzerano il debito e sono, di fatto, interventi già finanziati, non dovendo dirottare fondi Italiani verso la CE, oltre a fare un servizio per l’intera umanità. (Fonte Vetiver Lazio)

Da tutto ciò si evince che lo sviluppo dell’agricoltura bioregionale ecologica porterebbe inevitabilmente all’incremento delle diete frugivore che recenti studi scientifici dimostrano essere le più salutari. 

Per lo sviluppo dell’agricoltura contadina, ed a favore di una dieta più equilibrata, la Rete Bioregionale Italiana, unitamente ad altre associazioni, ha presentato una proposta di legge che gioverebbe anche alla rivitalizzazione di zone rurali oggi abbandonate, come i terreni pedemontani, che molto si prestano ad un sistema misto agricolo-pastorale. Tale rivitalizzazione garantirebbe la sovranità alimentare del paese. Infatti è noto (fonte FAO) che in tutti i sistemi agricoli mondiali, con l’aumentare delle superfici medie delle aziende agricole diminuisce notevolmente la produttività per ettaro di terreno, dal momento che l’industrializzazione non rende possibili le consociazioni colturali e i corretti avvicendamenti. Molti sistemi policolturali di “Agricoltura Sinergica” consentono produzioni doppie e triple di quelle industriali, risultando nel contempo protettive dell’ambiente, della salute e della fertilità dei terreni. E produttive di posti di lavoro dignitosi in una agricoltura nel contempo moderna e tradizionale.

Paolo D’Arpini e Caterina Regazzi
Referenti Rete Bioregionale Italiana


Questi temi verranno discussi  all'incontro che si tiene a Roma il 17 giugno 2023, alle ore 18, presso il Centro SHIN (via Terni n. 44-46)  in occasione della presentazione  del  libro “Alimentazione Bioregionale. Nutrirsi con il cibo naturale che cresce nel luogo in cui si vive”. Articolo collegato: 
http://www.lteconomy.it/blog/2023/06/01/alimentazione-bioregionale-nutrirsi-con-il-cibo-naturale-che-cresce-nel-luogo-in-cui-si-vive-presentazione-a-roma-del-nuovo-libro-di-paolo-darpini-il-17-giugno-2023/




Gli argomenti trattati saranno ripresi anche ad un successivo incontro che si tiene a Treia, il 24 giugno 2023,  dalle ore 17 in poi, in Località Moje  34. Articolo collegato: http://www.lteconomy.it/blog/2023/06/07/treia-24-giugno-2023-incontro-bioregionale-del-solstizio-estivo/




Una storia su Swami Purushottamananda e Sathya Sai Baba...



Swami Purushottamananda, un discepolo di Swami Brahmananda dell'ordine Ramakrishna, iniziato a Sanyas da Mahapurushji, un altro discepolo diretto di Sri Ramakrishna Paramahamsa, viveva nella grotta "Vasishta Guha" da 30 anni e accolse Sathya Sai  Baba come se anche lui lo stesse aspettando!

Più di settant'anni, aveva trascorso la maggior parte della sua vita
nell'ascetismo di un tipo più rigoroso e nello studio delle scritture. Il
suo volto ha il genuino bagliore della gioia spirituale e la minima
menzione della gloria di Dio lo manderebbe in Samadhi (estasi spirituale).
Baba cantò un certo numero di canzoni quel giorno nella Vasishta Guha e
quando uno degli Swami presenti a Swami Purushottamanda Gli chiese di
cantare una canzone di Thyagaraja, Egli gli chiese molto gentilmente quale
delle Krithis (composizioni) di Thyagaraja gli piacesse di più ascoltare.
Swami Kalikananda disse che desiderava ardentemente ascoltare "Sri
Raghuvara Sugunalaya"!
 

Baba la cantava, solo per renderlo felice. Nessuno Lo aveva mai sentito
cantare quella canzone prima e quindi è stato un inaspettato colpo di
fortuna per il quale abbiamo ringraziato Swami Kalikananda. Sentendo che
Swami Kalikananda soffriva di mal di stomaco cronico da molti anni, prese
alcune "caramelle" dal nulla e gliele diede, con istruzioni sulla dieta
ecc. nella sua mano.
 
Ma più misteriosa e significativa fu la Visione che concesse a Swami
Purushottamanda quella sera. Dopo aver mandato tutti fuori dalla Caverna,
Baba e il Saggio andarono nella stanza interna.
 
Sri Subbaramiah, presidente della Divine Life Society, Venkatagiri,
descrive ciò che è stato in grado di vedere dall'esterno della grotta, così:
 
"Anche adesso quell'immagine è impressa nella mia memoria. Ero in piedi
vicino all'ingresso della caverna. Potevo vedere cosa stava succedendo.
Baba posò la sua testa sul grembo di Swami Purushottamanda e si sdraiò!
Improvvisamente tutto il suo corpo fu inondato di splendore divino. La sua
testa e il suo volto mi sembravano molto aumentati di dimensioni. Raggi di
splendore emanavano dal suo volto. Fui sopraffatto da una strana
inspiegabile gioia. Erano circa le 22:00.
 
Quando in seguito fu spinto a divulgare la visione, Baba ci informò che si
trattava di una visione di Jyothir-Padmanabha! (Lord Vishnu come la Fiamma
dell'Amore-Saggezza) Quale supremo Karuna! (compassione) Che
incommensurabile Fortuna!
 
Swami Purushottamanda morì durante la notte di Shivarathri, 1961, quattro
anni dopo, durante il Lingodbhava Muhurtham, il momento in cui Baba
manifestò il Lingam di Shivaratri.
 
Fonte: "Sathyam Shivam Sundaram", Vol-I, del Prof. N Kasturi. Pagina: 111-113. 



Il tutto è Uno...



Basho ha detto: “È come se tutto fosse un’enorme ragnatela. Prova a toccarla in qualsiasi punto e tutta la tela inizierà a tremare, a vibrare”.

Tocca una foglia d’albero e con essa farai vibrare tutte le stelle. Potresti non essere in grado di vederlo in questo momento, ma le cose sono legate così profondamente che toccando una foglia d’albero, una fogliolina, è impossibile non toccare le stelle.

Il tutto è uno: la separazione non è possibile. È l’idea della separazione che diventa una barriera. L’idea della separazione è ciò che chiamiamo “ego”. Se segui l’ego, non sei sul sentiero, non sei nel Tao. Quando abbandoni l’ego, sei nel Tao.

Tao significa un’esistenza senza ego, vivere in quanto parte di questo tutto infinito, non come un’entità separata.

Ci è stato insegnato a vivere come entità separate, ci è stato insegnato ad avere la nostra volontà.

Alcuni vengono a chiedermi: “Come faccio a sviluppare la forza di volontà?”. Il Tao è contro la volontà, il Tao è contro la forza di volontà, perché il Tao è per il tutto e non per la parte. Quando la parte esiste nel tutto, c’è armonia. Quando la parte inizia a esistere da sola, tutto diventa disarmonico: c’è discordia, conflitto, confusione. Quando non sei fuso con il tutto, c’è confusione. Se la fusione con il tutto non accade, è inevitabile che ci sia confusione. Quando non sei con il tutto sei infelice.

Facciamo che questa sia la definizione di felicità: essere con il tutto significa essere felici. Essere con il tutto significa essere sani. Essere con il tutto è essere santi. Essere separati significa essere malati. Essere separati significa essere nevrotici. Essere separati significa essere caduti in disgrazia.

La caduta dell’uomo non è perché ha disobbedito a dio, è perché pensa di ESSERE, perché pensa di essere un’entità separata. 

Osho



Testo  tratto da: Tao: The Pathless Path, Vol. 1

Calcata nuova... il simbolo dell'Italia corrente

Prima della mia definitiva "fuga" dal paese degli asinelli (quello dei campanelli era un altro) scrissi questa breve memoria in cui descrivevo l'excursus socio-culturale di Calcata, in cui vissi dal 1977 al 2010. 

Calcata... com'era, prima dell'arrivo dei satanassi!


Calcata vecchia


Al centro storico, e soprattutto agli sprofondi dove io vivevo, si sta come in un ghetto, anzi è un teatrino od un set dell’isola dei famosi, dove quasi tutto è finto o finalizzato all’immagine, per cui lì non potevo avere  la misura delle reali trasformazioni nella società corrente.

Per questa ragione, ogni mattina,  affrontavo l’erta salita di via della Lira per andare a tastare il polso al mondo, a Calcata Nuova, il luogo dove vivono i 900 calcatesi originari ma del quale non si può vedere nemmeno una foto su internet.  Ed è qui che, con la scusa del cappuccino caldo, potevo assistere alle varie scenette che  forniscono un esempio significativo delle propensioni nell’opinione pubblica del mondo rurale residuo della  Tuscia. E perché dico ciò? Semplice, solo al paese nuovo potevo capire che tipo di cambiamenti e propensioni avvengono nella società locale, avendo contemporaneamente una giusta misura di “passato” e  presente.

Calcata paese nuovo. La chiesa progettata da Paolo Portoghesi 


Tanto per cominciare al paese nuovo potevo partecipare alle lusinghe offerte dalla TV, sia pur per quei cinque minuti  in cui facevo colazione, e capire come stanno le cose nel mondo, con quali note i pifferai magici avviano la musica per attirare le orde topine.  E questa conoscenza mi sarebbe stata negata se non avessi osservato  ed ascoltato i risultati delle melodie ammaliatrici nei risvolti di una comunità “naive”.

Ad esempio, come reagisce il popolo  ai richiami della pubblicità e delle voghe? 


Frequentando il "mondo di sopra", quello  vissuto con innocenza dai calcatesi originari, ho potuto notare che l’esercizio commerciale più frequentato è la farmacia, non solo perché la gente comune ha paura della morte o dell’invecchiamento o dei mille acciacchi e malanni, soprattutto perché a Calcata nuova  la farmacia fornisce anche quelle “utilities” oggi socialmente necessarie: preservativi, cure di bellezza e dimagranti, pastiglie tranquillanti, vaccini,  etc. etc. 

Al baretto, situato sotto il palazzo comunale, invece potevo scrutare i comportamenti spicci dei tipici maschi “di provincia”, sempre in attesa di sbrigare un impellente lavoro che mai inizia: “ … che bevi ?” – “er solito!” - e giù un cognacchino od un mistrà- mentre aggiunge “devo annà a potà l’olivi ma oggi nun me và…” Ed intanto continuano le chiacchiere sullo sport, sul governo ladro e sugli extracomunitari che rubano il lavoro…

Ma Calcata nuova è soprattutto il paese delle donne. Il genere femminile è il più visibile in giro per le vie e le piazze. Ci sono le anziane con i fazzoletti in testa, secchio in mano per andare a governare le galline, che avanzano ancheggiando con i loro deretani protesi in memoria di altri tempi in cui la bellezza aveva altri canoni. 

Calcata paese nuovo. Scuola elementare 


Davanti alla scuola elementare spesso ho visto le mamme fare capannello, chiocciando e ridendo, mentre quelle più “impegnate” -alla guida di autovetture rombanti- scendono frettolosamente dalle macchine e s’infilano nel vicino ufficio postale per sbrigare mille pratiche, oppure eccole davanti al tabaccaio per l’acquisto di schede telefoniche, di sigarette leggere, di riviste alla moda… Poche son quelle  con la sporta della spesa in mano, stranamente pare che le donne non facciano più la spesa… questo compito è stato delegato ai mariti che il sabato debbono fare la fila al supermercato nei paesi vicini e riempire la macchina all’inverosimile una volta alla settimana.

Insomma visitando ed osservando le abitudini degli abitanti del paese nuovo ho avuto la misura dei cambiamenti in corso nella società, indagando sui costumi e sui gusti correnti. Questo mi ha giovato molto, altrimenti come avrei potuto  scrivere tutte queste storie se non avessero un minimo di attinenza con i modi del mondo?

Paolo D’Arpini













Lettera aperta a Rino Tripodi direttore di Lucidamente, sul significato di "Spiritualità Laica"

 


Gentile Signor Direttore di Lucidamente, dr. Rino Tripodi, approfitto della sua richiesta di chiarimenti per inviarLe questa mia lettera aperta indirizzata a Lei ed ai "laici", con annotazioni sul reale significato del termine e sulla possibilità espressiva di una spiritualità laica,  non macchiata da ideologie di sorta...

Lo scrivente é stato fondatore, nei primi anni '90 del secolo scorso di un comitato per la spiritualità laica, a cui aderirono varie associazioni laiche spiritualiste, per alcuni anni abbiamo organizzato a Roma delle pacifiche "marce" per promuovere la Spiritualità Laica nonché varie manifestazioni e simposi, di cui conservo articoli di stampa e relazioni.

Ma solo nel maggio del 2008, in seguito al mio coinvolgimento con il mondo telematico, avevo tentato con qualche articolo (in inglese ed in italiano) sul web di tamponare la mistificazione avvilente e mendace della chiesa cattolica che si è appropriata del termine “lay spirituality” o -spiritualità laica- nei documenti in cui si parla di spiritualità espressa da persone del popolo o padri di famiglia. Dimostrando così una strumentalizzazione faziosa di una parola che per sua accezione e corretta traduzione non può essere riportata ad alcuna religione, in quanto “spiritualità laica” significa spiritualità naturale e quindi non è conseguenza di un credo filosofico e religioso….

Tra l’altro se le chiarificazioni sul vero significato di spiritualità laica non vengono diffuse i preti e prelati (cattolici o di altre religioni) potranno continuare a farla franca su questo argomento, continuando a presentarsi come i fautori di una spiritualità che solo essi definiscono “laica” perché espressa da “credenti” non sacerdoti, ovvero da persone "comuni" (lay in inglese) ma appartenenti alla religione.

La rimando, per un approfondimento sull'etimologia del termine "laico" ad un articolo in italiano su questo argomento apparso nel nostro sito:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/2008/05/16/liberta-espressiva-nella-spiritualita-laica/

E qui dabbasso ecco alcuni brevi testi esplicativi sul significato di “Lay Spirituality” in inglese.
Testi in inglese: http://www.circolovegetarianocalcata.it/s=Lay+spirituality

Grazie per la collaborazione e l’aiuto che vorrà dare alla causa spirituale laica.
Paolo D’Arpini - spiritolaico@gmail.com


I lupi del Tao [racconto taoista]

 


“Maestro, mi devi aiutare” disse il visitatore. “Sono disperato.”
“Qual è il problema?” chiese il saggio.
“Ho grosse difficoltà a controllare la mia rabbia” disse il visitatore. “E’ come è fatta la gente. Li vedo criticare gli altri mentre ignorano completamente i loro difetti. Non voglio criticarli, perché non voglio essere come loro, ma la cosa mi fa arrabbiare moltissimo.”
“Vedo” disse il saggio. “Dimmi prima di tutto: non sei tu quello che è sfuggito per un pelo alla morte l’anno scorso?”
“Sì” annuì il visitatore. “E’ stata un’esperienza terribile. Mi sono addentrato troppo nella foresta e mi sono imbattuto in un branco di lupi affamati.”
“Cosa hai fatto?”
“Mi sono arrampicato su un albero appena in tempo, prima che mi raggiungessero. Erano lupi molto grossi e sono sicuro che mi avrebbero potuto sbranare.”
“Così eri in trappola?”
“Sì. Sapevo che non avrei potuto resistere a lungo senza acqua e cibo, così ho aspettato che abbassassero la guardia. Quando ritenevo di essere abbastanza al sicuro, saltavo giù, correvo fino all’albero seguente e mi arrampicavo di nuovo, prima che mi raggiungessero.”
“Sembra un incubo.”
“Sì, e la cosa è durata due giorni. Pensavo che sarei sicuramente morto. Fortunatamente, quando sono arrivato abbastanza vicino al villaggio, un gruppo di cacciatori si sono avvicinati e i lupi sono fuggiti.”
“Sono curioso su una cosa” disse il saggio. “Durante questa esperienza, ti sei mai sentito offeso dai lupi?”
“Cosa? Offeso?”
“Sì. Ti sei sentito offeso o insultato dai lupi?”
“Naturalmente no, Maestro. Non mi è neanche passato per la testa.”
“Perché no? Volevano sbranarti, non è vero? Volevano ucciderti, giusto?”
“Certo, ma… questo è ciò che i lupi fanno! Erano solo se stessi. Sarebbe assurdo sentirsi offesi per questo.”
“Eccellente! Adesso pensiamo a questo mentre esaminiamo il tuo caso. Criticare gli altri senza essere coscienti dei propri difetti è qualcosa che molti fanno. Potremmo quasi dire che è qualcosa che tutti noi facciamo di tanto in tanto. In un certo senso, i lupi affamati vivono in ciascuno di noi.
“Quando i lupi digrignano e si avvicinano, non te ne stai certamente lì ad aspettarli. Devi sicuramente fuggire se puoi. Allo stesso modo, quando la gente ti insulta o ti critica, non dovresti accettarlo passivamente. Dovresti certamente metterti in salvo mettendo quanta distanza possibile tra te e loro.
“Il punto cruciale è che tu puoi farlo senza sentirti offeso o insultato, perché queste persone quando lo fanno sono semplicemente se stesse. E’ nella loro natura di essere critici e ostili, così sarebbe assurdo offendersi. Non ha senso arrabbiarsi.
“La prossima volta che dei lupi affamati dall’aspetto umano ti attaccano, ricorda: è solo il modo in cui la gente è fatta, esattamente come hai detto tu quando sei entrato.”

Tratto da "Il Tao del Destino" di Derek Lin




La rivoluzione del filo di paglia...



La gente scopre qualcosa, impara come funziona, e si mette a sfruttare la natura pensando che sarà per il bene dell’umanità. Il risultato di tutto ciò, finora, è che il pianeta è diventato inquinato, la gente disorientata e noi abbiamo aperto le porte al caos del mondo moderno.

In questo podere noi pratichiamo l’agricoltura del non fare e mangiamo cereali, verdure e agrumi integrali e squisiti. Esiste una fondamentale e significativa soddisfazione nel solo fatto di vivere vicino all’origine delle cose. La vita è canto e poesia.

Il contadino divenne troppo occupato quando la gente cominciò ad analizzare il mondo e decise che sarebbe stato «bene» fare questo o quello. Questi trent’anni mi hanno insegnato che i contadini sarebbero stati meglio se quasi quasi non avessero fatto proprio niente.

Più la gente fa, più la società si sviluppa, più aumentano i problemi. La crescente devastazione della natura, l’esaurimento delle risorse, l’ansia dello spirito umano, tutte queste cose sono state provocate e diffuse dal tentativo dell’umanità di realizzare qualcosa. In origine non c’era nessuna ragione per progredire e non c’era nulla che dovesse essere fatto. Siamo arrivati al punto in cui non abbiamo altra via che portare avanti un «movimento» che non porti avanti niente.

Masanobu Fukuoka, in “La rivoluzione del filo di paglia – un’introduzione all’agricoltura naturale”




La figlia del tessitore e il Buddha

"Come con un bastone il pastore mena il suo greggee al pascolo, così la vecchiaia e la morte sospingono le vite degli esseri" (Dhammapada, 135).

In una città del Magadha di nome Alavi c’era una volta un povero vedovo che aveva una sola figlia e che per campare faceva il tessitore. La fanciulla sbrigava le faccende di casa, aiutava il padre e passava il tempo libero meditando sulla morte, come le era stato insegnato dal Buddha che era passato per Alavi qualche anno prima.

Un giorno accadde che il Buddha si trovò a ripassare per Alavi e, come si usava, si fermò in piazza per tenervi un discorso. La fanciulla avrebbe desiderato andare a rivedere il maestro per prenderne l’insegnamento, ma il padre le ordinò di restare ad aiutarlo. Lei, obbediente, restò in bottega. Ma a un certo punto il tessitore terminò la lana, ragion per cui dovette mandare la figlia a prenderne dell’altra.

Per andare dalla bottega al magazzino in cui il padre teneva la lana grezza, la ragazza doveva attraversare la piazza dove il Buddha sedeva circondato da monaci, discepoli paesani e forestieri curiosi, così, quando passò per di là col canestro in capo, il Buddha le fece cenno d’avvicinarsi.

Si dice che non sia possibile resistere alla chiamata d’un Buddha, perciò la ragazza, nonostante il suo primo dovere, secondo il costume indiano, fosse l’obbedienza al padre, s’avvicinò al Buddha e si prostrò ai suoi piedi.

Il maestro le chiese: «Da dove vieni?».
«Non lo so» rispose.
«E dove vai?» chiese ancora il Maestro.
«Non lo so», rispose ancora.
«Non lo sai?» chiese ancora lui.
E lei: «Sì, lo so». «Lo sai?» incalzò il Buddha.
E lei: «No, non lo so». Mentre avveniva questo singolare colloquio, la gente attorno cominciò a mormorare: «Che stupida ragazza, non sa che dire e così s’impappina. Direbbe qualunque cosa pur di compiacere il Buddha». Il Buddha udì il mormorio della gente e alzò una mano per far cessare il brusio.

Poi, rivolto all’uditorio disse: «Non avete capito nulla. E ora ve lo dimostro».

Disse alla ragazza: «Perché, quando ti ho domandato “da dove vieni” tu m’hai risposto “non lo so”?».
«Signore, tu m’hai visto arrivare col canestro vuoto, perciò sapevi che venivo dalla bottega di mio padre; così ho pensato che mi chiedessi da dove sono venuta in questo mondo. E questo, signore, io non lo so».

Il Buddha sorrise e le chiese ancora: «E come mai hai risposto “non lo so” quando ti ho chiesto “dove vai?”».
«Perché, signore, era evidente che col canestro stavo andando a prendere la lana per il telaio, perciò ho pensato che mi chiedessi dove andrò una volta finita la mia vita in questo mondo, e questo, signore, io non lo so».
Il Buddha sorrise ancora. «E quando ti ho chiesto “lo sai?”, perché mi hai risposto “lo so”?».
«Una cosa sola so: che devo morire, per questo ho risposto che lo so».

Il Buddha sorrise per la terza volta: «E quando ti ho chiesto ancora “lo sai?”, perché mi hai risposto “non lo so”?».
«Perché, Signore, io so solo che dovrò morire, ma dove, come, quando e perché questo avverrà io non lo so».

A questo punto il Buddha, dopo averla lodata per la sua saggezza, la benedisse e la lasciò andare, non senza aver prima svelato ai presenti che la giovinetta aveva conseguito da tempo il primo grado di risveglio.



La donna ed il miracolo dell'amore...

 


Le donne, diceva Sathya Sai Baba, hanno più qualità spirituali dell’uomo. Alla donna è stato affidato il compito di portare l’uomo verso il risveglio spirituale. E’ lei, con le sue qualità materne, a portare in alto l’uomo. Ma quale uomo? L’uomo che non si allontana da lei, che la tiene per mano, che la stima, la rispetta e la ama. Il Maestro diceva che se in una casa ci sono donne che piangono, nessuno fra quelle mura potrà vivere felicemente. Se la famiglia non ha le benedizioni della Dea della casa, quella famiglia non ha serenità neé prosperità. Nessuno, continua Sai Baba, conta come la madre che è il vero simbolo dell’Amore. La donna ha il cervello destro più attivo rispetto a quello dell’uomo. La parte destra del cervello è quella della creatività, dell’intuizione, del contatto con il proprio Sé. La parte sinistra del cervello è quella della razionalità analitica e logica.

Un essere armoniosamente evoluto ha entrambi i lobi cerebrali che lavorano insieme, in armonia ed amore. Finché uomini e donne non raggiungono l’equilibrio fra il maschile ed il femminile , trovano un beneficio ed una compensazione nello stare insieme. Il maschile (yang) cede un po’ di sé al femminile (Yin), e viceversa. Tutti conoscete il simbolo del Tao, dove bianco e nero, maschile e femminile si incontrano, e si compenetrano.

Scienza e Spirito









Pensieri "edificanti" misti...

 


"La ricerca della realtà è la più pericolosa delle imprese, perchè distruggerà il mondo in cui vivi. Ma se sei spinto dall'amore per la verità e per la vita, non hai niente da temere. Cerca di capire: ciò che tu pensi sia il mondo, in realtà è la tua stessa mente. L'essere umano prende per sacrosante verità le più incredibili affermazioni sul suo conto. Gli hanno detto che è il corpo, che è nato e che morirà, che ha degli obblighi e che deve imparare a farsi piacere ciò che piace agli altri e ad aver paura di ciò che gli altri temono. Figlio in tutto e per tutto della società e dei condizionamenti, vive di ricordi e agisce per abitudine. Ignaro di se stesso e dei propri veri interessi, persegue falsi obiettivi ed è sempre frustrato. La sua vita e la sua morte sono penose e prive di senso, apparentemente senza vie d'uscita. Ma c'è una scappatoia a portata di mano; non la conversione ad un altro ordine di idee, ma la liberazione da ogni idea e modello di comportamento precostituiti."

"Il mondo che abbiamo creato è il prodotto del nostro pensiero e dunque non può cambiare se prima non modifichiamo il nostro modo di pensare."
"Gli uomini non sono schiavi del fato, ma solo delle loro menti."

(Nisargadatta Maharaj - Albert Einstein - Theodore Roosevelt)