Il Maometto innominabile e la Maria esecrabile

 "Riciclaggio della Memoria" 

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"La Blasfemia contro l’Islam è un reato. Questa quanto emerge dalla sentenza della CEDU legata al ben conosciuto caso Sabaditsch-Wolff. Sono 47 i Paesi dell’Europa su cui ha potere la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Ora, tutti i Paesi membri saranno costretti ad accettare le “regole” in merito a ciò che determina il reato di blasfemia per la religione musulmana. In poche parole, tutti potremmo essere accusati di aver offeso l’islam con le nostre dichiarazioni e ciò in nome di una “pace religiosa”.  Ancora una volta dunque abbassiamo la testa per placare l’offensiva, anche se questo metodo pare non aver mai funzionato nel corso della storia." (La Luce di Maria)

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Allora stiamo attenti a quanto scriviamo o diciamo su Maometto, perché l'islam è intransigente. Facciamo come la boldrini e la bonino che si  mettono il velo prima di “inchinarsi”, con occhi implorevoli, verso i fratelli musulmani.   Una volta si diceva di qualcuno fortunato “ha trovato la Mecca”, ora si intenderà che si è messo a pecorone. 

In compenso però, non potendo più dire male parole sul Maometto, potremo tranquillamente offendere  la Maria, perché per la corte suprema (ed anche per la giustizia italiana) ciò non è reato, anzi... 

 Ed a questo proposito vi ripropongo un mio articolo del 2008...


Femmineo sacro, parità fra i sessi e reati ideologici. Il maschilismo religioso nel cattolicesimo e la volgarità della bestemmia.

Sappiamo tutti che la posizione  della donna nella chiesa cattolica è di serie “b”, infatti solo i maschi possono recitar messa,  impartire  i sacramenti,  svolgere funzioni sacerdotali ed essere nominati vescovi, cardinali e papi. Le donne possono solo occuparsi di penitenze e lavori sporchi (con vari esempi dalla Perpetua alla madre Teresa di Calcutta). Recentemente nella chiesa anglicana è stato inserito un concetto di parità fra i sessi concedendo alle donne di accedere alla carica vescovile ma difficilmente l’esempio potrà essere seguito dal vaticano per la sua nota posizione disprezzatrice delle donne,  essendo inoltre tale  opinione  corroborata e sostenuta anche dallo Stato italiano… e qui vediamo  in che modo ciò avviene.  

Che la bestemmia  sia considerata un’offesa ideologica perseguibile penalmente è uno degli strascichi del potere temporale della chiesa, confermato attraverso i Patti Lateranensi  (e relative  postille nei codici legislativi e costituzionali dello Stato),  quello che meraviglia però è la sperequazione che si è venuta a creare in merito all’oggetto bestemmiato, ovvero se si offende il nome di dio padre o di suo figlio allora è reato mentre se viene offesa la figura femminile della madonna reato non è. 

Tale evidenza non è un fatto stabilito nelle norme giuridiche, in cui si parla genericamente di “reato di  bestemmia”   ma è il risultato di una osservazione, meglio chiamarla interpretazione,  -che fa comunque testo e   crea un precedente-  del  procuratore di Bologna Enrico di Nicola  che nel 2007 dichiarò “non intendersi reato offendere il nome della madonna, in quanto non espressione di divinità”. Ciò avvenne  in seguito ad una querela per l’utilizzazione  fatta dell’immagine di Maria da parte di un gruppo di omosex che facevano piangere sperma dai suoi occhi arrossati. 

Ora a me non interessa nulla discutere sul sesso degli angeli e dei vari livelli del diritto canonico e delle sfere paradisiache sancite dalla chiesa, nemmeno mi interessano le volgarità e la misoginia di certi “maschi”..

Trovo  però  assurdo che si possa distinguere e distribuire male il castigo e la colpa  se la trasgressione è diretta contro un dio padre o figlio (comunque maschio) oppure se indirizzata contro  una santa  madre (femmina).

Intendo perciò riaprire una discussione su questo argomento.   

Ma come la madonna non è l’altra metà del cielo? Non rappresenta il femminile universale, l’energia per la quale tutto si manifesta? Chi può fare a meno del femmineo sacro? Eppure offendere un “dio” frutto del pensiero, della concettualizzazione  umana e di cui non abbiamo nessuna certezza è reato, per il procuratore Enrico di Nicola, mentre offendere l’umano nella sua radice (la donna) non è reato. Forse sarà così secondo una legge astratta dalla vita reale,  può essere così per quanto riguarda il nostro sentire, il nostro stesso esistere?

Che si possa offendere la madonna (non per un fatto religioso beninteso) equivale a dire che si può offendere la madre, la sorella, la moglie, la figlia, l’amica. Queste leggi e queste letture della leggi vanno bene per i sofisti della giustizia, per i cavillatori dello spirito, quelli che descrivono i sentimenti come  merce sullo scaffale della mente.

Tale atteggiamento è solo il risultato retrivo di un maschilismo duro a morire,  una proiezione psichica patriarcale e sessuofoba, ma guardiamo alla realtà dei fatti, in ciò che avviene in natura, osserviamo con gli occhi  dell’istinto originario intrinseco che ci dice innegabilmente che non possiamo scindere il maschile dal femminile o  rendere l’uno inferiore all’altro.  E questo aldilà di ogni “immaginazione” religiosa. 

E  in fondo, diciamola tutta, la Madonna sicuramente è vera, in quanto donna reale e madre,  mentre  la “divinità” del suo figliolo è solo una comoda assunzione fideistica.

Paolo D’Arpini, antipapa

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Convertirsi a se stessi (in senso laico)

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Sento spesso dire “sono distratto/a”.
E chi lo dice, in questo modo, quasi si autoassolve, come se il suo fosse un piccolo difetto caratteriale o un piccolo “peccato” veniale.
In realtà, la persona che lo dice non è affatto distratta; o, meglio, non è in primo luogo distratta.
Ma è, in primis, dissipata, confusa, disgregata, caotica, priva di un saldo centro interiore.
Che non è un “piccolo difetto” o un “problema di poco conto”.
Poi, per conseguenza e per forza di cose, è anche distratta.
Ma la distrazione è solo il sintomo esteriore e superficiale di un disturbo interiore e niente affatto banale.
Che potremmo altrimenti definire come mancanza o incapacità o volontà di raccogliersi, di entrare in contatto con se stesso/a.
Quasi un ripudio di sé.
“Sia fatta la tua volontà”: è un’invocazione che può fare solo chi è passato per una profonda conversione. Non la può nemmeno concepire chi non ha fatto una tale esperienza.
Prima della conversione, nessuno potrà dire e dirà mai “Sia fatta la tua volontà!”.
Ogni uomo, infatti, che non si sia ancora convertito, ci tiene bene a dire: “Io faccio esclusivamente la mia volontà; non mi abbasso a fare la volontà di nessun altro; nessuno mi è padrone!”.
E’ solo dopo una “conversione”, una metanoia, che un uomo potrà dire “Sia fatta la tua volontà”.
Potrebbe pensarsi, a questo punto, che io stia qui parlando di una conversione religiosa. E che per “la tua volontà” stia intendendo quella di un Dio Signore, che ci domina e ci sovrasta.
E, invece, no: io non sto parlando affatto di una conversione per forza di cose religiosa; né sto riconoscendo implicitamente l’autorità di un Dio Signore a cui sottomettersi.
Sto parlando di una conversione che non necessariamente deve avere i caratteri della scelta religiosa. Ma di una conversione che può sperimentare qualsiasi uomo che ad un certo punto modifica radicalmente il suo modo di pensare e di vivere.
Che passa, cioè, da una visione e da un modo di vivere egolatrico, egocentrico, narcisista (che è il modo di pensare e di essere naturale del bambino o dell’uomo primitivo e selvaggio), ad una visione e ad un modo di vivere in cui non mi sento più io il centro del mondo e nella mia vita ci sono anche gli altri, che pesano almeno quanto me.
L’uomo nuovo, “convertito” (nel senso laico e non necessariamente religioso che ho sopra chiarito) decide, per questo, di fare non più la propria volontà, ma la volontà dell’Altro che abita in lui, la volontà del suo Maestro interiore.
E non per stupida sottomissione o masochismo. E neppure per esclusivo e idealistico altruismo.
Ma perché ha ricevuto una “illuminazione” che lo ha “convertito” ed ha compreso che la “sua” volontà lo conduceva in un vicolo cieco, verso il ripiegamento su se stesso e, quindi, verso l’autodistruzione psicologica.
La volontà dell’Altro da me è, invece, apertura al prossimo, alle relazioni, alla socializzazione e, per questo, all’espansione del Sé.
Che è la salvezza in termini psicologici (quindi, non necessariamente religiosi), la cura, la terapia contro il male oscuro, vera e propria peste incombente, da cui corre il rischio di essere contagiato l’animo dell’uomo.

Giovanni Lamagna

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Uscire fuori dal corpo... in vita!


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DOMANDA: Osho, dopo l’ultimo gruppo ho vissuto qualcosa di molto strano. Mi sono sentito sconnesso da me stesso: io ero qui e il mio corpo era laggiù. Ho avuto molta paura. Ho mangiato un panino e questo mi ha fatto sentire meglio, ma è stata una sensazione molto strana.

OSHO: La prima volta che succede è sempre molto strano, perché non riesci a capire di cosa si tratta. Qualunque cosa accada, possiamo capirla solo se abbiamo già avuto qualche esperienza simile in passato. Ma quando succede per la prima volta, non c’è passato e non hai alcun riferimento. Oppure, sarebbe più corretto dire che non hai alcuna idea al riguardo. Quindi, quando accade, improvvisamente tutto il meccanismo mentale si arresta. Non può funzionare. L’esperienza è così nuova da non poterla digerire. E ti spaventi, perché ciò che sai già, invece, non fa mai paura.
Ecco perché la morte è così spaventosa, perché non ne sappiamo nulla e non possiamo conoscerla prima che accada. In questo consiste la paura della morte. Se ci fosse un modo per conoscerla, per farne un po’ di esperienza prima, la paura scomparirebbe. 
In effetti la meditazione è un modo per sperimentare la morte prima che accada. È ciò che ti è successo quando hai sentito il tuo corpo separato da te stesso. Per una singola frazione di secondo, hai perso ogni connessione. Sei sconnesso e non esiste alcun ponte tra te e il tuo corpo. È tremendo, terribile. Nasce una paura terrificante. 
Hai fatto bene a mangiare qualcosa. È utile, perché nel momento in cui il cibo entra nel corpo, ti riconnetti a te stesso. Anche una donna che ti accarezzi amorevolmente può essere d’aiuto, ancora meglio del cibo. È un nutrimento con qualcosa in più. Se una donna può toccarti amorevolmente, ti riconnetti immediatamente. 
È attraverso la donna, attraverso l’utero della donna, che ci connettiamo al corpo per la prima volta.
La prossima volta che succede, se sei vicino a una donna, dille di abbracciarti. Se non è possibile, va benissimo mangiare. Tuttavia a volte può capitare che il corpo non sia in grado di assumere cibo. Potresti avere nausea, o voglia di vomitare. Questo è possibile, perché a volte il corpo non ha voglia di mangiare. Il corpo è sull’orlo della morte e tu cerchi di mangiare. È contraddittorio. 
Anche la respirazione profonda può aiutarti a riconnetterti.
Quando il bambino esce dall’utero, la prima cosa che deve fare è respirare profondamente. Se entro tre minuti non ha pianto e fatto un respiro, morirà, perché il corpo non può resistere più di tre minuti senza respirare.
Quindi in un’esperienza di questo genere, non sei connesso, come se nascessi un’altra volta. Quindi piangere, respirare e mangiare possono essere utili: il latte sarà la cosa migliore, perché ti riconnetterà a tua madre.
Ma cerca di rimanere in quel momento fantastico almeno per un po’. Non avere fretta, perché ti sfuggiranno molte cose che possono accadere attraverso questa esperienza. Quando diventa troppo e non riesci più a tollerarlo, o pensi che sia arrivato l’ultimo istante della tua vita, senti che stai per morire e sei così terrorizzato da non poter resistere, usa qualsiasi mezzo per ritornare nel corpo. Se non puoi fare nient’altro, inizia a correre e saltare.
Ogni attività ha bisogno della connessione col corpo. Ecco perché i meditatori di tutto il mondo hanno sempre insistito sullo stare seduti in silenzio, senza muovere il corpo, perché in quello stato immobile è più facile, per l’anima e il corpo, separarsi, disconnettersi. Quando fai qualcosa, la sconnessione è difficile. L’azione non è possibile senza che tu e il tuo corpo stiate insieme, ma l’inazione è possibile.
La prossima volta che succede, prova a starci più a lungo. Non c’è nulla di cui aver paura. Sarà un’esperienza immensamente preziosa e di sicuro ne vedrai la bellezza. Più la assapori, più la desidererai. Presto diventerà una benedizione.
Quando riesci a rimanere nel corpo, senza essere connesso a esso, accade la meditazione. È il primo Satori. Possono anche passare molte ore, ma non sentirai il trascorrere del tempo. Ma questo accade solo quando la paura è scomparsa e la tua mente si è acclimatata alla nuova esperienza e non ne è troppo terrorizzata, ma diventa curiosa. La tua mente diventerà così curiosa da volerne sapere di più e la paura si trasformerà in testimonianza di ciò che è successo.
Entraci sempre di più, a poco a poco, e se inizi a sentire che stai impazzendo, assorbi anche quella follia, a poco a poco. Molte persone sono impazzite. Se lavorano senza un maestro e non sanno cosa devono fare, si ritroveranno in qualcosa che non riescono a gestire e possono impazzire. A quel punto è molto difficile riportarle indietro, perché non è una follia ordinaria. Non è una nevrosi o una psicosi. La psichiatria non sarà di alcun aiuto, perché quello stato non è al di sotto della mente normale. È al di sopra della mente normale. È una svolta, non una rottura.
Ma anche una svolta può essere sconvolgente. La corrente potrebbe essere moltissima, mentre tu non sei ancora abbastanza pronto. Potresti essere in grado di reggere soltanto una corrente a cento Volt, mentre quell’esperienza è a mille Volt, così si spegne un fusibile o si brucia qualcosa.
Quindi non starci troppo tempo. Resta vigile ed entraci sempre di più. Un giorno, se riuscirai ad attraversare l’esperienza totalmente, arriverà il momento in cui sentirai che tutto gira, diventa sconvolgente, diventa illogico, assurdo, ma lo attraversi; continui a esserne testimone. E poi all’improvviso tutto torna a posto. Di nuovo c’è ordine e il caos è scomparso. Hai attraversato la follia.
Questo è Satori: entrare nella follia e senza impazzire. È rischioso, ma tutto ciò che è prezioso è rischioso.
È come un tunnel. Attraversi l’oscurità, ma sai che prima o poi ne uscirai. Ricordati di me ogni volta che ci sei dentro e ti addentri un po’ di più nel tunnel. Un giorno il tunnel finirà. Sarai a cielo aperto e sarà un nuovo cielo, un nuovo spazio che non hai mai conosciuto prima.

Tratto da: Osho, The Cypress in the Courtyard #2
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La ballata del Samurai

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Non ho genitori: ho fatto del Cielo e della Terra i miei genitori.
Non ho casa: ho fatto dell’accuratezza la mia casa.
Non ho vita né morte: ho fatto dei flussi del respiro la mia vita e la mia morte.
Non ho poteri divini: ho fatto dell’onestà il mio potere divino.
Non ho intermediari: ho fatto della comprensione il mio intermediario.
Non ho segreti magici: ho fatto del carattere il mio segreto magico.
Non ho corpo: ho fatto della sopportazione il mio corpo.
Non ho occhi: ho fatto dei lampi di luce i miei occhi.
Non ho orecchie: ho fatto della sensibilità le mie orecchie.
Non ho arti: ho fatto della prontezza i miei arti.
Non ho strategia: ho fatto della liberazione dall’offuscamento la mia strategia.
Non ho progetti: ho fatto dell’afferrare al volo l’opportunità il mio progetto.
Non ho miracoli: ho fatto della giusta azione il mio miracolo.
Non ho principi: ho fatto dell’adattabilità a tutte le circostanze il mio principio.
Non ho tattiche: ho fatto della pienezza e della vacuità le mie tattiche.
Non ho talenti: ho fatto dell’attenzione il mio talento.
Non ho amici: ho fatto della mia mente il mio amico.
Non ho nemici: ho fatto dell’indifferenza il mio nemico.
Non ho armatura: ho fatto della benevolenza e della rettitudine la mia armatura.
Non ho castello: ho fatto della coscienza inamovibile il mio castello.
Non ho spada: ho fatto dell’assenza dell’ego la mia spada.
(Giappone XIV secolo)

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Talvolta il libero arbitrio è solo una pia illusione... secondo Ferdinando Renzetti


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...stamane mi sono svegliato col pensiero dei tappezzieri abbarbicati dietro la loro vetrina di cartoni tappezzata, la storia degli ultimi mi affascina in maniera esagerata anche se e' un termometro. Il fallimento della società e delle politiche che la tengono in piedi. Mi fa rabbia quando si parla di continuo di "libero arbitrio". Sono d'accordo che ognuno di noi può formarsi un destino e non dare la responsabilità agli altri e ci sono anche eccezioni e limiti. Per paradosso, a volte, una scelta può essere presa in un momento difficile e di poca lucidità e ti cambia la vita, come una virgola cambia una frase e un libro intero. I tappezzieri andrebbero non aiutati con la carità bensì valorizzati come lavoratori con dignità. Anche se difficile parlare di libero arbitrio sopratutto quando si nasce in posti o quartieri degradati come lo zen di Palermo o a Scampia a Napoli...

Mi sembra che nella nostra società ormai il libero arbitrio ci possa applicare solo al… supermercato, quando facciamo la spesa dove possiamo scegliere tra i vari prodotti vegan equi e solidali tipici regionali bio gluten free, tutti differenziati e riconoscibili in colori diversi. mi sembra che la società si nutra più di complessità che di libero arbitrio. Ho visto una vignetta dove pure il povero cristo era in difficoltà davanti alla complessità dei disagi dei suoi discepoli durante il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, si è sentito chiedere se il pane era gluten free, se al pesce era stato fatto il test del mercurio e alcuni di loro erano vegani... 

In quanto ai due tappezzieri apprezzo il senso di libertà per questo non sono mai entrato a parlare con loro, avrei timore di turbare la loro tranquillità con il mio interesse, come dicevo preferiscono stare li perché sono in città al pian terreno e vedono continuamente la vita passare davanti alla loro vetrina, più che davanti al loro televisore e possono frequentare comodamente i locali caldi nelle vicinanze dove trascorrono socialmente i loro pomeriggi. alla fin fine vivere scomodamente per vivere socialmente invece di andare in una casa popolare della periferia urbana a vivere comodi e al caldo anche se poi che isolati socialmente. la loro mi sembra  una apertura indiscriminata al mondo, alla realtà quotidiana in cui riescono a sentirsi immersi in questo modo, senza appartenenza e senza identità come piace a te assoluta libertà o libertà assoluta.

Sono sempre preso a limitare il mio ego più che quello degli altri anche se mi sento poco saggio ieri sera per esempio mi sono scolato quasi una bottiglia intera di spumante brut, ieri sera ho rivisto brutti sporchi e cattivi del grande Ettore scola regista che apprezzo molto secondo me sempre sottovalutato perché tecnicamente poco preciso come gli altri registi della sua generazione d altra parte se fosse stato lindo e pinto come avrebbe fatto il film a essere brutto sporco e cattivo...

stamane mi sono svegliato e sentivo la voce di un barbone che sta sempre sotto casa e canta e recita filastrocche di continuo bevendo birra seduto su una panchina, sporchissimo, penso si faccia la pipi addosso e non so dove alloggia, va a mangiare alla Caritas e ogni tanto lo ripuliscono gli tagliano barba e capelli e lo lavano pure, d'altra parte se non lo facessero non gli si potrebbe stare vicino neanche alla mensa dei poveri, pure lui deambula con due bastoni, mi piacerebbe registrare le sue filastrocche senza senso, anche se a che pro e a volte le ascolto di sottecchi senza farmene accorgere…

Esco di casa chiudo la porta prendo l'ascensore scendo al pianerottolo e nell’androne del palazzo illuminato dalla grande porta di vetro, subito lo vedo, sotto le cassette postali, nel cestino della carta,  un foglio di giornale piegato in quattro, subito lo prendo e lo apro: grafica accattivante niente foto tutto in bianco e nero caratteri fitti, in verità sono due i fogli giornale, inizio a sfogliarli velocemente leggendo random qua e la in cerca dell'articolo che mi interessa, sono sicuro che c'è, d'altra parte se mi stavano aspettando, un motivo ci sarà pure, infatti eccolo qua, e inizio a leggerlo mentre cammino sul marciapiede, mi chiedo pure se piacerà a Caterina.

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Nella rivista on-line Future Scienze, un articolo del 24 maggio riporta le ultime ipotesi avanzate dai ricercatori concernente l’origine dell’acqua sulla Terra:

L’ACQUA SULLA TERRA VIENE DA THEIA, IL PROTOPIANETA CHE HA DATO LA NASCITA ALLA LUNA?

Da dove viene la maggior parte dell’acqua terrestre? Probabilmente da dei planetisimali perché troppo secchi. Una equipe di ricercatori pensa di avere trovato il responsabile, o piuttosto l’astro senza il quale la Terra non sarebbe stata abitabile. Theia. E sorpresa, questo protopianeta che avrebbe dato nascita allaLuna nonveniva dal sistema solare interno. Theia era una Titanide, figlia di Urano (il cielo) e di Gia ( la Terra) , nella mitologia greca Dalla sua unione con suo fratello Iperione nacque Selene, la Luna (e anche Elios ed Eos). Theia era un nome ben portato per il protopianeta - stimato di una misura simile a quella di Marte - di cui lo scontro con la Terra, circa 4, 4 miliardi di anni fa, avrebbe dato nascita al nostro satellite naturale, come lo concepisce il racconto della teoria dominante sulla sua origine.

Per l’equipe di ricercatori dell’università di Munster che ha indagato sulle origini dell’acqua terrestre, questo corpo senza dubbio non proveniva dalla cintura principale di asteroidi, come questo è stato spesso supposto, da molto più lontano, al di là dell’orbita di Nettuno. Ricca di acqua, sarebbe dunque lei che avrebbe abbeverato il nostro Pianeta, allora secco, durante questa gigantesca collisione. Se questo è stato il caso, si può dire allora che fù un gran regalo alla Terra primitiva, divenuta così un terreno fertile in cui prospera la vita.
E se questo si trova così, questo impattante era un parente di Ceres, un nano pianeta vicino a noi che alloggia nella cintura di asteroidi da miliardi di anni e che alcuni suppongono avere migrato dai confini del Sistema Solare…

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DELL’ACQUA CHE PROVIENE DAI CONFINI DEL SISTEMA SOLARE

Tutta l’acqua terrestre non proverrebbe da Theia, solo una gran parte, suggeriscono gli autori dello studio che è appena apparso in Nature Astronomy. Per riferirlo si sono interessati al molibdeno (Mo) La cui composizione “ isotopia” ha permesso loro di rintracciare la sua origine. “Gli isotopi del molibdeno sono come una impronta genetica di materiali provenienti dal Sistema Solare esterno ed interno”, illustra l’autore principale Gerrit Budde, dell’Istituto di Planetologia dell’Università di Munster. Proviene da meteoriti carboniche, le quali sono conosciute per essere piene di acqua - come quelle che avrebbero innaffiato la Terra - o di metoditi non carboniche, più secche perché provenienti dalla cintura di asteroidi. all’interno della linea dei ghiacci?

I ricercatori hanno scoperto che sulla Terra, la conformazione isotopia del molibdeno non è chiaramente tipica dekl Sistema Solare interno. Essa è tra le due, ciò che significa che una parte emanerebbe dai confini del Sistema Solare. E poiché questo elemento è attirato dal ferro, pensano che una grande quantità di molibdeno sia nel nocciolo terrestre. “Il molibdeno che è accessibile oggi nel mantello terrestre proviene dagli ultimi stadi della formazione della Terra, allorquando il molibdeno delle fasi anteriori è interamente nel nocciolo”, precisa Chistoph Burkhardt che ha collaborato a queste ricerche.

Essi presumono che vi sia stato un bombardamento di condriti carbonici dopo le prime tappe della formazione della Terra. E questo coinciderebbe con l’incontro della Terra primitiva e di Theia, che avrebbe come conseguenza un protopianeta del Sistema Solare esterno sloggiato dalla migrazione dei pianeti giganti.
Ancora una volta, se questa ipotesi fosse quella giusta, ciò vuol dire che dobbiamo molto alla Luna (ancora oggi d’altronde) e al suo genitore. Senza Theia, Gaia non avrebbe mai potuto essere abitabile.

Tutto questo ragionamento contiene molte ipotesi, e assomiglia più a un film di fantascienza che a uno scenario plausibile… Cosa non fanno, come sforzi, i nostri cari sapienti, per spiegarci una creazione senza Creatore! Con delle spiegazioni così inverosimili, occorre certamente molta più “fede” per credere in loro e nel loro dire, che per credere in Dio…Possiamo rallegrarci di fare parte di questi figli di cui il Signore Gesù ha parlato dicendo: “ Ti lodo, Padre, Signore del cielo e della Terra, perché tu hai nascosto queste cose ai sapienti ed agli intelligenti, e perché li hai rivelati ai bambini (Matt. 11:25) continua… il titolo dell articolo è: ti adoriamo, o nostro creatore.

in un altro articolo IL VERO ATTACCAMENTO ALL’ETERNO: quando amiamo veramente qualcuno, questo qualcuno ci può chiedere delle cose perfino molto difficili e siamo contenti di esaudire i suoi desideri e di dimostrargli che lo amiamo e che gli siamo affezionati. Sono queste le impressioni che avrebbero voluto animare il nostro cervello per stabilire una circolazione tra lui e il nostro cuore per far funzionare il circuito del fluido vitale, che si chiama “amore”. L’articolo è tratto dal GIORNALE PER TUTTI pubblicazione settimanale assieme a IL MONITORE DEL REGNO DELLA GIUSTIZIA periodico mensile Filantropico e Umanitario per l’elevazione morale e sociale entrambi dell Associazione Filantropica Chiesa del Regno di Dio gli Amici dell Uomo.

Ferdinando Renzetti - ferdinandorenzetti@libero.it

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Sant'Antonio Abate ed il riequilibrio  del rapporto uomo natura animali...



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La festa di Sant'Antonio Abate ricorre il 17 gennaio di ogni anno e segna l’inizio del Carnevale.   Nell'iconografia cattolica il santo viene raffigurato a fianco di animali scodinzolanti ed è stato preso come esempio di protezione degli animali stessi.  Vorrei però chiarire l’imbroglio attraverso il quale questo abate, che viveva nel deserto, è stato nominato “protettore degli animali”. Spesso nei santini si vede il monaco che ha un maiale al fianco che non è però un suo amico per la vita ma solo un simbolo per ricordare la cura da lui scoperta per il “fuoco di Sant’Antonio” una malattia della cute che veniva appunta curata usando un intruglio di grasso di maiale. In ogni caso ciò  presupponeva che il maiale venisse accoppato per ricavarne il miracoloso grasso.  Un po’ come nella pubblicità del pollo Arena dove si vede un galletto tutto contento che fa chicchirichì per poi finire direttamente al forno. Insomma è sempre il diavolo che fa le pentole… ma riuscirà a fare anche i coperchi?

Con l'intento di riequilibrare il messaggio animalista ed ecologista vorremmo sperimentare l’armonia fra noi ed il resto del mondo vivendola nei suoi aspetti più immediati, riconoscendoci l’un l’altro parte di un tutto inscindibile, senza discriminazione di razza o specie.

Perciò in occasione della ricorrenza di Sant'Antonio pensiamo con amore agli animali, in particolare i pochi selvatici   che  vivono ancora liberi, ma fra mille difficoltà per il freddo  e nell'insicurezza della sopravvivenza, sia per la mancanza di cibo sia per le predazioni dei nemici naturali, sia per l'opera decimatrice dell'uomo. Aiuteremo questi animali durante  una passeggiata pomeridiana sulle sponde del fiume Panaro, disseminando qui è lì un po' di pan secco e di semi, dirigendo verso di loro, verso il loro cuore e la loro anima, pensieri di fratellanza per aiutarli a sopportare il loro triste destino.

L'appuntamento per la passeggiata ecologista ed animalista, quest'anno è a Spilamberto, alle 14.30,  di sabato 18 gennaio 2020, con partenza  da via Manni 9.  Per info. 333.6023090

Paolo D'Arpini e Caterina Regazzi


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“L’aspetto umano non implica intelligenza umana e, viceversa, l’intelligenza umana non implica necessariamente che si debba avere un corpo umano. Ai sapienti importa solo l’intelligenza, poco essi si curano dell’apparenza, mentre al contrario gli uomini del volgo badano solo all’aspetto esteriore e non si danno pensiero dell’intelligenza”.  (Lìeh Tze)

"Testi antichi e storia contemporanea. Le vere origini delle credenze religiose" di Claudio Martinotti Doria - Promozione



TESTI ANTICHI  E STORIA CONTEMPORANEA
(Le vere origini delle credenze religiose)
Propedeutica allo studio dei testi antichi e loro ripercussioni culturali e sociali fino alla nostra epoca.
Con un breve glossario commentato.

Il libro, come stesura,  era pronto per la pubblicazione dai primi di aprile del 2018, salvo qualche aggiustamento nei due mesi successivi. Poi vi sono stati alcuni mesi di ritardo per avere atteso l’esito valutativo di una casa editrice specializzata in questa tipologia di testi “eretici”, e dopo averne costatato l’interesse a pubblicarlo perché ritenuto molto interessante e scritto bene, è emerso che ci sarebbe voluto un anno abbondante solo per metterlo in programmazione e chissà quanti altri mesi prima che fosse pubblicato, per cui ho rinunciato a quest’opportunità optando per l’auto-pubblicazione, nonostante la maggioranza di voi propendesse per la pubblicazione tradizionale, cioè tramite una casa editrice.
Pertanto durante la tarda estate del 2018, io e mia moglie ci siamo messi al lavoro da autodidatti per pubblicarlo autonomamente, considerando che in pratica sono due libri in uno, nel senso che l’iconografia è ricchissima, con un’ottantina di fotografie, quasi tutte con propria didascalia esaustiva con contenuti descrittivi e integrativi non presenti nel testo scritto, l’iconografia e le didascalie in pratica rappresentano da sole un secondo libro integrato nel primo. Pertanto non è stato semplice “confezionarlo e adattarlo” predisponendolo nei formati maggiormente richiesti dalle piattaforme di servizi editoriali presenti in rete, che forniscono appunto il servizio di auto-pubblicazione (sia in formato cartaceo che digitale) e poi di vendita on line.
Non è stato semplice perché nessuna piattaforma editoriale on line accettava una massa talmente cospicua di dati, soprattutto iconografici che appesantivano troppo il formato, senza contare che ogni piattaforma richiedeva formati e adattamenti diversi, per cui abbiano dovuto far fronte a un lavoro enorme di conversione di formato e riadattamento dei contenuti. Ogni volta in pratica si doveva ripartire da capo, rifacendo l’intero lavoro d’impostazione editoriale. Coloro che non incontrano tali difficoltà e pubblicano libri in continuazione è perché i loro libri sono perlopiù solo testo, trattandosi di romanzi o saggi, mentre il mio essendo un testo divulgativo ed esplicativo, è parecchio più complesso e complicato, avendo come scopo primario informare il lettore abbinando i testi alle immagini, per favorire l’apprendimento e l’assimilazione, soprattutto tramite cartine storiche e geografiche abbinate ai paragrafi corrispondenti. Se fosse stato solo testo sarebbe stato molto più semplice, veloce e anche meno faticoso e oneroso, ma si tratta di un libro piuttosto particolare e le difficoltà sono state rilevanti e hanno causato un notevole ritardo nel renderlo disponibile..
In questi mesi di attesa mi sono accorto quanto il contenuto del libro fosse di stretta attualità e previsionale rispetto agli eventi che incalzano e caratterizzano la realtà che ci circonda e potrebbe fornire gli strumenti culturali per interpretarla correttamente e con una visione prospettica lungimirante e previsionale. Ho notato che molti libri e articoli e conferenze di noti e qualificati autori pubblicati nel frattempo, propongono esattamente argomenti e rivelazioni contenute nel mio libro, ma lo fanno in modo parziale, frammentario e meno esaustivo, senza una visione d’insieme.
A causa delle sopra citate premesse, abbiamo infine rinunciato alla pubblicazione del libro coi metodi tradizionali, che sarebbero risultati troppo onerosi, e soprattutto per la versione cartacea ci avrebbe costretto a venderlo a non meno di 20/25 euro, un prezzo che ritengo eccessivo, del quale il 90% sarebbe stato trattenuto dai fornitori dei servizi di stampa e vendita on line. Il libro sarà pertanto disponibile esclusivamente (almeno per il momento) in formato PDF con testo e iconografia completa, che può essere letto da pc o da tablet.
Saranno disponibili anche altre due versioni:
-         in formato epub per lettura tramite E-book Reader;
-         in formato mobi. per lettura tramite Kindle (E-book-Reader di Amazon)
Il formato integrale in PDF sarà inviato a tutti coloro che effettueranno una donazione tramite PayPal di almeno 5 euro a claudio@gc-colibri.com , sarà sufficiente che nella motivazione/comunicazione della donazione si faccia riferimento a “sostegno pubblicazione libro” e al ricevimento del versamento (PayPal di solito lo segnala in tempi rapidi) provvederò senza indugio a inviare il PDF all’account che avrete fornito, cioè quello con cui siete iscritti a PayPal. Se volete anche una delle altre due versioni comunicatemelo.
Mi rendo conto che è discriminante nei confronti di chi non dispone di PayPal, ma non conosco alternative, semmai approfittatene per aderire a PayPal oppure trovare qualcuno che possa effettuare l’operazione per conto vostro. Con questo sistema il libro è disponibile per soli 5 euro anziché 20/25 e anche chi ama il cartaceo sarà soddisfatto perché tramite la versione epub e mobi, se lo desiderano potranno stamparlo e visionare le immagini sul PDF.
In base agli esiti di come questa pubblicazione sarà accolta da Voi, potrò decidere legittimamente e giustificatamente se proseguire le ricerche, pervenendo a un secondo libro con tutti le integrazioni e gli aggiornamenti opportuni o se sarà preferibile che mi dedichi al giardinaggio. Dipenderà da voi, se lo troverete interessante cercate di promuoverne la diffusione tramite passaparola. Già adesso mi sono reso conto che molti capitoli e argomenti contenuti nel testo potrebbero essere aggiornati e approfonditi notevolmente con le informazioni e la documentazione che ho continuato a raccogliere. 
Per citare una sola delle diverse decine di argomentazioni e informazioni che il testo contiene, la costituzione da parte di miliardari ebraici e sionisti di una specie di stato privato in Patagonia, attualmente sarei in grado di scrivere un libro specifico, mentre i mass media non ne parlano affatto, nonostante le sue gravi e significative ripercussioni e connessioni con gli eventi e le prospettive in corso.
Claudio Martinotti Doria
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Dante Alighieri e la Natività...

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Pescara, 5 gennaio 2020  -  ....mentre tornavo dalla mia solita passeggiata domenicale in un aiuola tra i pini del viale del vecchio quartiere dei ferrovieri costruito alla fine dell'ottocento vicino al parco della villa Sabucchi, distrutta durante e nel dopoguerra, ho trovato per terra un giornale: Cavaliere dell'Immacolata. Incuriosito come mi capita per tutti i giornali foglietti e altro che incontro lungo la via l'ho raccolto e ho dato un occhiata sfogliandolo velocemente poi ho strappato la pagina dell articolo che mi sembrava interessante. Ho lasciato il giornale vicino a una vetrina di un vecchio negozio dove all'interno vivono abbarbicati due anziani nello stretto della loro esistenza umana al freddo umido con poca luce con un poco spazio e un tavolino vicino alla vetrina dove stanno sempre seduti davanti a una televisione sempre accesa su delle sedie di legno pieghevoli dove lui sta seduto quasi tutto il giorno e ci dorme pure il pomeriggio, con una coperta sulle spalle, lei esce in bicicletta o porta a spasso un bel gatto al guinzaglio. Il pomeriggio vanno nei bar vicini e stanno seduti a prendere il te un gelato una pizza e leggono i quotidiani che trovano, lui con la lente di ingrandimento. in vetrina hanno fatto pure l'albero di natale con le lucette e c'è un cartello che dice che si eseguono piccoli lavori di restauro di divani e poltrone, forse il lavoro che facevano un tempo. infatti all'interno c'è ancora tantissima roba ammucchiata che poi è pure tutta la roba che posseggono perché è pure la loro unica abitazione, anche se non sono mai entrato all'interno, da dove proviene un forte odore, ci sono anche dei canarini in una piccola gabbia, si dice che non abbiano neanche un contratto di locazione e che abbiano rifiutato una casa popolare perché lontana dal centro. quando escono lui si muove con le stampelle o va sulla sedia a rotelle condotta da lei che si prende sempre cura amorevolmente di lui. Ho sentito dire che quando erano più giovani lui era spesso ubriaco e lei faceva i lavori di restauro, all'esterno della vetrina che la notte viene ricoperta con cartoni coperte e altro materiale per isolare dal freddo e dall'umidità, cianfrusaglie varie e un carrello della spesa di un supermercato. mi piacerebbe parlare con loro e fare una intervista o indagine antropologica e registrare le loro voci i loro racconti anche se mi accontento di guardar quel che fanno tutte le volte che ci passo perché alla fin fine sono troppo carini e non saprei che farmene di una loro intervista solo per metter il dito su un caso di fragilità urbana della città quotidiana.  Detto questo  proseguo con  l'articolo che tanto piaceva a Caterina con la foto che c'era pure nella pagina dell'articolo...

Ferdinando Renzetti




DANTE E LA NATIVITA’ tratto da Cavaliere dell'Immacolata

Nel XVI del paradiso, Cacciaguida, trisavolo di Dante, indica la sua data di nascita in modo piuttosto difficile e originale:”…dal dì che fu detto ‘Ave/ al parto in che mia madre…”: in parole povere, Cacciaguida, nato nel 1091, dice che dal giorno dell’Annunciazione al dì che sua madre lo mise al mondo, il pianeta Marte fece 580 giri di rivoluzione intorno al sole. Siccome l’anno marziano dura 687 giorni terrestri, moltiplicato per 580 rivoluzioni del pianeta rosso intorno alla nostra stella fa 398.460. Questa cifra, diviso 365 (il nostro anno solare), dà 1091 con resto di 270. Ebbene, ci siamo, perché l’Era Cristiana, a Firenze, non iniziava con la nascita di Gesù bensì con l’Annunciazione, vale a dire 9 mesi prima, ed ecco siamo ai giorni esatti. Potrebbe sembrare un gioco di erudizione dantesca se non si mettesse attenzione alla centralità dell’incarnazione. E poiché Essa è stata possibile grazie al ”Si” pronunciato dalla Madonna all’Arcangelo Gabriele, la Natività assume un ruolo centrale nella ”Divina Commedia” attraverso la figura di Maria

Vergine. (Tu sei colei che l’umana natura/ nobilitasti si, che ‘l suo fattore/ non disdegno di farsi sua fattura”, XXXIII canto del Paradiso). non si considera mai abbastanza sul ruolo fondamentale che la madonna ricopre in tutto il Poema Sacro. Quando in Purgatorio, terzo canto, Virgilio si rivolge a Dante per rassicurarlo della sua paterna presenza gli sotoilinea l’impossibilità di comprendere Dio, la Trinità etc. con la sola ragione. E qui vedremo ancora nominata Maria, perno della Rivelazione grazie alla quale noi crediamo per fede dataci da Cristo fatto uomo:” Matto è chi spera che nostra ragione/ possa trasciorrer la infinita via/ che tiene una sostanza in tre persone./ State contenti, umana gente, al quia;/chè, se potuto aveste veder tutto,/ mestier non era parturir Maria”(se la mente umana potesse arrivare a comprendere il mistero di Dio, non ci sarebbe stato bisogno che la Vergine partorisse Gesù). E’ chiaro che Dante non descrive la Nascita santa com’è nella coreografia generale, si riferisce ad Essa attraverso la protagonista assoluta dell’evento eccezionale, stabilito da Dio ab aeterno. L’Alighieri era un mariano (“il nome del bel fior ch’io sempre invoco/ e mane e sera, tutto mi ristrinse/ l’animo a ravvisar lo maggior fuoco”). Infatti, se sceglie San Bernardo di Chiaravalle a intercessore presso Maria, “ianua coeli”, affinché Questa metta in condizione il Pellegrino di veder Dio, è perché il grande mistico aveva rinforzato- se non ripristinato- il culto della Vergine,”…quella/ ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;/ e avea in atto impressa esta favella/ ‘Ecce ancella Dei…” (si legge nel X del Purgatorio). “Dolce Maria!/ …Povera fosti tanto,/ quanto veder si può per quello ospizio/ dove ponesti il tuo portato santo”: qui (XX della seconda cantica) Dante accenna alla grotta della natività: ospizio poverini cui deponesti il Figliolo di Dio, a Betlemme ( Luca, infatti scrive: ”Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, poiché non c’era posto per loro nell’Albergo”, Vangelo di Luca 2, 6- 7).

E’ illuminante un verso del XXXIII del Paradiso, quando, dopo aver ascoltato con dignità regale la supplica di San Bernardo, la Madonna si volge al creatore: “ Gli occhi da Dio diletti e venerati/ …all’eterno lum e s’addrizzaro” , e la porta del cielo supremo è aperta per opera di Maria, come era avvenuto 1300 anni prima sulla Terra, quando il “portato santo” venne alla luce per dissipare le tenebre e redimere l’umanità intera. 

Aldo Onorati, Scrittore, Critico letterario e Dantista

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La scuola di Mileto ed i filosofi della Natura: Talete, Anassimandro e Anassimene


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Nel tracciare una linea di demarcazione tra le interpretazioni mitologiche e religiose delle leggi naturali e delle origini del mondo ed i primi tentativi di darne spiegazioni razionali, basate sulle osservazioni ed il ragionamento, non si può non partire che dalla scuola di Mileto, nell’antica Grecia, fiorita tra la fine del VII° ed il VI° secolo A.C. , ed i cui principali rappresentanti sono stati Talete, Anassimandro ed Anassimene.

Questa scuola, di carattere sia filosofico che matematico-scientifico, sorse nella più dinamica delle città poste sull’odierna costa egea della Turchia, dove si stava sviluppando una nuova intraprendente borghesia, interessata a nuove scoperte e con una mentalità più aperta. Questa nuova classe dirigente aveva a disposizione anche le precedenti conquiste dell’area babilonese (ricca di scoperte astronomiche e matematiche) e dell’Egitto (dove aveva avuto grande sviluppo la geometria).
Il compito che si erano preposti questi filosofi-scienziati era quello di investigare sull’origine del mondo (“Archè”) e sulle leggi della realtà naturale che ci circonda. In greco questa realtà è indicata con il termine “fìsis” da cui provengono le parole “fisica” e “fisico”. Il carattere rivoluzionario del pensiero dei filosofi-fisici di Mileto consisteva nel fatto che essi non cercavano l’origine del mondo nel mito e tra gli dei, come ad esempio il poeta Esiodo nella sua “Teogonia”, ma in un principio materiale e secondo uno schema razionale e materialista.

Talete (624 -547 A.C.), ricordato dalla tradizione come intelligente fisico, matematico, filosofo, ed anche come abile uomo d’affari che sfruttava le sue conoscenze scientifiche (avrebbe fatto incetta di tutti i frantoi della città avendo previsto che vi sarebbe stata una grande produzione di olive), aveva detto che all’origine di tutto v’era l’acqua.

Il terzo rappresentante della scuola di Mileto, Anassimene (586-528 A.C.), affermò che l’elemento originario era l’aria, che si trasformerebbe in tutte le cose attraverso processi di concentrazione e rarefazione.

Il più sofisticato dei tre è stato senza dubbio Anassimandro, (vissuto tra il 610 ed il 546 A.C.) continuatore dell’opera del suo parente e predecessore Talete. Il fisico quantistico italiano Carlo Rovelli, autore di numerose opere di divulgazione scientifica, ha scritto un significativo saggio: “La rivoluzione di Anassimandro”, in cui rende omaggio al pensiero innovativo e rivoluzionario di questo antico filosofo razionalista e materialista (1).

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Anassimandro parte dalla perentoria affermazione che “tutto ciò che accade in natura trova la sua spiegazione nella natura stessa”. Non è quindi Zeus che scaglia il fulmine, né Febo-Apollo che trascina il Sole col suo carro, ma di ogni fenomeno bisogna poter dare una spiegazione razionale. Il fatto che il filosofo di Mileto avanzi a volte ipotesi errate, dipende ovviamente solo dagli scarsi mezzi di indagine a sua disposizione.

Egli afferma che all’origine del mondo vi è un elemento (materiale) infinito, indistinto ed indeterminato che egli chiama “Apeiron”, che significa appunto “senza limite”. L’Apeiron, che è concepito in continuo ed eterno movimento, subisce processi di differenzazione articolandosi in singole realtà in conflitto tra loro (caldo-freddo, secco-umido, alto-basso, ecc.). La differenzazione tra gli opposti genera a sua volta una tendenza opposta verso l’equilibrio che porterà alla fine ad una ricomposizione finale per ristabilire un equilibrio finale da cui potrà partire una nuova differenziazione.

La concezione filosofica di Anassimandro, anche se in maniera molto generica e imprecisa, anticipa la concezione della fisica moderna secondo cui l’Universo è sostanzialmente formato da un elemento infinito ed omogeneo che si articola in particelle elementari di materia-energia, nei rispettivi “campi” di influenza e nelle radiazioni connesse. Il noto fisico quantistico Heisenberg, in una sua opera filosofica, “Scienza e Filosofia”, citata da Rovelli, riconosceva l’importanza del pensiero di Anassimandro, che aveva intuito che l’Universo è formato da un unico materiale, che potremmo chiamare “materia” o “energia”. Anche la visione di una realtà in continua ed eterna trasformazione è molto moderna, mentre la lotta tra gli opposti che genera trasformazioni anticipa la concezione di una “dialettica” della natura proprie di Eraclito, e di Engels.

Coerentemente con queste concezioni materialiste e dialettiche Anassimandro sviluppò un accenno di teoria evoluzionistica. I primi essere viventi si sarebbero generati, secondo lui, nell’acqua e da essi sarebbero poi derivati gli animali terrestri e gli uomini. Questa teoria, anche se rozza e poco nota nei particolari (delle opere di Anassimandro non è rimasto nulla e lo possiamo leggere solo attraverso delle citazioni) non è in contrasto con le moderne teorie evoluzionistiche. La sua attività non solo filosofica ma anche scientifica è attestata dalle notizie secondo cui avrebbe inventato il primo orologio solare e scoperto gli equinozi e i solstizi. Avrebbe anche disegnato la prima carta geografica della Terra, cui poi si sarebbe ispirato il grande geografo Ecatèo, anch’egli di Mileto. A testimonianza del suo atteggiamento materialista e razionalista, egli sosteneva che il Sole era un grande involucro di aria fiammeggiante a forma di ruota, 28 volte più grande della Terra (che anch’essa avrebbe avuto una forma cilindrica appiattita). La forma attribuita al Sole ed alla Terra è errata, ma è fondamentale l’ipotesi da lui fatta che la Terra sia “sospesa” nello spazio.

Concezioni filosofiche fisico-razionaliste come quelle della scuola milesia, basate sull’osservazione della natura e l’interpretazione dei fenomeni naturali, sono essenziali per lo sviluppo della scienza. Senza un’impostazione mentale e filosofica adatta, nessuna scoperta scientifica è possibile. I filosofi di Mileto sono gli iniziatori di quel movimento dei “Filosofi della Natura” (di cui furono successivi esponenti gli “atomisti” Leucippo e Democrito, il siciliano Empedocle, ecc.) che sono alla base dello sviluppo della scienza e di una filosofia della scienza basata sulla certezza dell’esistenza reale di un mondo oggettivo indipendente da noi (da studiare con l’esperienza e la ragione), fino a giungere a Galilei, Bacone, Newton, Maxwell, Einstein.

Vincenzo Brandi

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  1. Carlo Rovelli, “Cos’è la Scienza: la Rivoluzione di Anassimandro”, Mondadori

La Coscienza nel credere e nello sperimentare

“Sii ciò che sei…” ovvero “Conosci te stesso” 
Categorie di pensiero e categorie di esperienza: ateo – teista / agnostico – gnostico Il linguaggio non è solo semantica. Eppure c’è già all’interno della mente un “seme” che consente la comprensione di concetti sottili, che non hanno corrispondenza nel mondo materiale. Ad esempio quando un bambino apprende a parlare ed a scrivere, non segue solo esempi concreti: tavolo, cibo, cane, etc… Vi sono pure i concetti e sentimenti che vengono “riconosciuti” intuitivamente, per una sorta di ammissione interna che va aldilà dell’esempio. In questo caso si presuppone che vi sia già una pre-conoscenza innata di tali concetti, il linguaggio insomma non è altro che descrizione di un qualcosa che abbiamo già dentro.
La stessa cosa si può dire della conoscenza di vita. La vita nasce dall’inorganico ma se non fosse già presente nella materia in forma germinale come potrebbe sorgere e trasformarsi in intelligenza e coscienza? Da ciò se ne deduce che la coscienza e l’intelligenza sono come una “fragranza” della materia e quindi non vi è reale separazione. La differenza è solo nella fase… La vita è un’espressione manifestativa della materia. Partendo da questa considerazione generale osserviamo che la spinta evolutiva di questa intelligenza/vita si evolve attraverso stati diversi di consapevolezza. Nelle forme pensiero esistono gradi descrittivi della maturità assunta da questa intelligenza. Tralasciamo per il momento gli aspetti più vicini all’emozionalità, all’istinto, e prendiamo in considerazione solo gli aspetti “filosofici” del pensiero umano. Osserviamo che sia in occidente che in oriente vengono descritti gli aspetti separativi e unificativi del processo mentale (solve et coagula ovvero: “il credere è statico lo sperimentare dinamico”).
In Grecia come in India si è parlato di pensiero duale e pensiero non-duale. Nel pensiero duale (dvaita) viene inserita ogni forma cristallizzata separativa, come il teismo e l’ateismo. Queste due categorie infatti sono viste come sfaccettature della stessa conformazione separativa. Il teista è colui che crede in un dio separato da sé, lo immagina in veste di essere superiore e dotato di immensi poteri e vede se stesso come creatura alla sua mercé. Il teista crede che la sua propria esistenza è consequenziale e secondaria al dio. L’ateo parimenti, crede di non credere, ovvero nega ogni sostanza all’ipotetico dio basando il suo credo sul relativismo materialista. Il teista e l’ateo sono arroganti affermativi della propria “verità” (presunta od immaginata). Ovviamente entrambe queste fedi si basano sulla piccolezza e separatezza dell’io ed abbisognano di uno sforzo continuo e costante per affermare o negare, un tentativo frustrante che comunque non prende in considerazione l’agente primo, l’io, se non in forma passiva e marginale. Questo modo di pensare duale è lo stesso sia per il religioso che per l’ateo materialista, i quali credono in causa-effetto, nella volontà di Dio o nella fortuità del caso.
E’ un percorso puramente speculativo, basato comunque sul credere, sul ritenersi piccoli elementi separati di un qualcosa che magari pian piano la scienza (o la religione) corroborerà. Ma sappiamo che l’orizzonte è sempre più avanti… mai raggiungibile, insomma siamo persi nel nulla…. Nel vuoto. 
La fase successiva dell’auto-conoscenza si definisce non-duale (advaita), in questo caso si inizia a tener conto del soggetto, della coscienza attraverso la quale ogni percezione e sentimento sono possibili, si riconosce nella consapevolezza la matrice della propria esistenza. In questa categoria si pongono l’agnostico e lo gnostico. Alla base della ricerca dell’agnostico si pone l’esperienza diretta ed il superamento della concettualizzazione descrittiva. L’esperienza empirica viene portata alle sue estreme conseguenze con il riconoscimento della costante presenza dell’io nel processo implicato. Viene superato così il modello del credere in verità precostituite accettando la realtà intrinseca dello sperimentatore che esperimenta.
Per cui l’agnostico esprime sostanzialmente una spiritualità laica. L’agnostico sa che non può esserci altra certezza che quella dell’esperimentatore ma allo stesso tempo non vi è ancora realizzazione definitiva. La coscienza individuale non si è fusa nella coscienza universale benché permanga l’intuizione dell’unità primigenia del tutto. Stando così le cose egli non può affermare, egli dice di non sapere, la sua è una saggezza in fieri, in maturazione. L’agnostico non può più identificarsi con un nome forma specifico ed allo stesso tempo manca della consapevolezza indifferenziata del sé e quindi non afferma e non nega. Ma il suo costante e continuo discernimento giunge infine ad una inaspettata e spontanea fioritura, e qui l’intelligenza individuale si scioglie e giunge a maturazione, la coscienza conosce se stessa, la gnosi (jnana).
Lo gnostico non sente il bisogno di dichiarare alcunché, la sua realizzazione è totale e definitiva, aldilà di ogni concetto separativo, la sua presenza non è limitata ad un nome forma, egli conosce se stesso come il tutto inscindibile dal quale ognuno di noi proviene e risiede. Lo gnostico d’altronde non ha mezzi per esprimere la sua esperienza giacché il linguaggio umano è molto distante dall’esperienza diretta del sé. Infatti prima c’è la consapevolezza del sé, poi la coscienza dell’io individuale che assume una forma nello specchio della mente, quindi la riflessione del pensiero ed infine la descrizione del linguaggio parlato o scritto. 
Il saggio non vede differenza alcuna fra se stesso e gli altri, sa che la base è la stessa per ognuno (materia-spirito in continua trasformazione), egli “conosce” che la coscienza e l’esistenza sono inscindibili nell’assoluta unità (uno senza due). Ma la sua esperienza -che è la comune natura di tutti- può essere riconosciuta e percepita per spontanea simpatia dallo spirito maturo. 
In questo processo a quattro fasi, fra dualismo e non-dualismo, si manifesta tutto il gioco della vita e della coscienza.
Paolo D'Arpini 
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spiritolaico@gmail.com
Intervento tenuto ad  Assisi – domenica 15 giugno 2008 sul Tema: Scienza, evoluzione della Coscienza, nel corso della manifestazione "L'oriente incontra l'Occidente" organizzata da Shanti Mandir