"Frammenti di un insegnamento sconosciuto" - Recensione




Durante gli anni 1990 -1997 ho prevalentemente viaggiato in oriente e
ho cercato di conoscere il più possible gli insegnamenti dei maestri
spirituali del passato e del presente.

Tra questi Gurdjieff 1866 - 1949 che essendo nato nella repubblica
caucasica di Armenia si distacca notevolmente dagli insegnamenti dei
maestri indiani o buddisti.

La pubblicazione che meglio descrive il suo pensiero è quella scritta
dal suo discepolo Ouspensky 1878 - 1947 intitolata: "Frammenti di un
insegnamento sconosciuto" di 450 pagine.
Finita quella lettura, che trovai molto importante, ricordavo che ne
conclusi che sicuramente deve essere stato un grande esibizionista.
Recentemente l'amico Mauro mi ha regalato una pubblicazione, sempre di
Ouspensky di 120 pagine intitolata: l'evoluzione interiore dell'uomo
-- introduzione alla psicologia di Gurdjieff.

Sono passati più di 10 anni tra le due letture e ricordavo poco di
quello che avevo letto nella prima pubblicazione, così dopo poche
pagine di questo nuovo libro mi ha presa una grande eccitazione perché
gli insegnamenti promettevano di essere straordinari.


E qui ve li elenco il più brevemente possibile:
L'uomo deve divenire un essere differente ma solo pochi possono fare
questo perché solo pochi lo desiderano perché nella maggioranza non
comprendono cosa possono acquisire.
Sulla via dell'evoluzione l'uomo deve acquisire delle qualità che si
illude di già possedere.
L'uomo non si conosce, è una macchina messa in moto da influenze e
choc esteriori, non è che un automa con un certo bagaglio di ricordi
d'esperienze anteriori, del tutto immaginarie e accidentali.
Tutto quello che crede di fare, in realtà succede, l'uomo non può ne
pensare, ne parlare, ne muoversi liberamente come crede.
E' una marionetta tirata qua e là da fili invisibili, ma se diviene
pienamente consapevole di essere solo una macchina, può trovare i
mezzi per cessare di essere una macchina.
L'uomo deve sapere di non essere uno, ma una moltitudine, non possiede
un "io" unico perchè cambia continuamente.
L'illusione della sua unità è creata in primo luogo dalla sensazione
di un corpo fisico, poi dal suo nome che in genere non cambia e infine
da un certo numero di abitudini meccaniche radicate in lui . In lui
non esiste un centro unico di comando.
Certi gruppi di "io" sono unicamente collegati da associazioni
accidentali, da ricordi fortuiti, o da somiglianze del tutto
immaginarie.
Per evolvere l'uomo deve sapere quello che gli è proprio e ciò che no
lo è, deve rendersi conto di non possedere le qualità che si
attribuisce.
La più importante di queste qualità e la "coscienza", la presa di
coscienza interiore, di se stesso, capire quando è cosciente e quando
non lo è, ma questa qualità è possibile ottenerla solo dopo una lotta
dura e prolungata.
L'uomo vive più nei sogni che nella realtà; deve comprendere che vive
nel sonno, agisce nel sonno e non sa di dormire.
Il cristianesimo parla di "risveglio".
La "menzogna" occupa una parte importate nella vita; per esempio la
gente finge di sapere qualsiasi cosa su Dio, sulla vita futura,
l'universo, l'origine dell'uomo, l'evoluzione e su tutto; ma in realtà
non sa nulla, neppure su se stesso e ogni volta che qualcuno parla di
qualcosa che non sa come se la sapesse "mente".

Qui mi fermo perché c'è ben poco ancora di interessante.
A quel punto mi pregustavo cosa Gurdjieff avrebbe suggerito, come
comportarci per risolvere questi problemi.
Queste risposte non sono arrivate perché secondo lui la sola soluzione
era di andare alla sua scuola perché solo uno del suo calibro può
aiutare l'uomo ad evolvere.

Mi sono così ricordato che avevo già letto questo nella precedente
pubblicazione e così le mie eccitazioni sono sfumate ma la lettura è
stata ugualmente molto importate.

Spero che sia stata per voi una lettura interessante e stimolante.

Roberto Anastagi

Spiritualità laica - Il maestro è un'amico, è uno specchio




Caro Paolo, ho letto  un articolo del Giornaletto di Saul sul tuo modo di vivere la spiritualità, molto bello!

E’ proprio come la sento io, anche se a volte il pensiero si sovrappone a disturbare, ma più che semplice pensiero lo chiamerei “pensiero deforme”.

Il pensiero di per sé può essere positivo o negativo, le propensioni date dalla mia genetica, dalle esperienze positive o negative e dalle cattive abitudini spesso mi portano a fare “pensieri cattivi”, appunto “deformi”, ma, come gli animali quando hanno un handicap una malformazione non se ne curano e vivono sereni con se stessi comunque, così da non accentuare il “disagio”. E comunque, basta con questi discorsi, quel che è “è”.

Sono contenta di avere uno specchio come te, mi ci vedo “bella”! Ti ho chiamato appositamente specchio e non “maestro” perché questa parola incute un certo disagio (ancora!).

Devo dirti che se non venisse spesso usata con una certa connotazione negativa, per me, sarebbe un’ottima parola, per definire una persona che, senza secondi fini, mette a completa disposizione degli altri, il suo “essere”, sia di termini di conoscenza che di consapevolezza e in cui tutti indistintamente si possono specchiare, appunto, e vedersi.


Caterina Regazzi 

Eretici: G.K. Chesterton: Relativismo, realtà e dogma - Recensione


Relativismo, realtà e dogma (da G.K. Chesterton)
da G.K. Chesterton, Eretici, Lindau, Torino, 2010, pp. 242-243 (originale del 1905)
Le verità si trasformano in dogmi nel momento in cui vengono messe in discussione. Pertanto, ogni uomo che esprime un dubbio definisce una religione. E lo scetticismo del nostro tempo non distrugge realmente le credenze, ma anzi le crea, conferendo loro dei limiti e una forma chiara e provocatoria. Un tempo, noi liberali consideravamo il liberalismo semplicemente una verità ovvia. Oggi che è stato messo in discussione, lo consideriamo una vera e propria fede. Un tempo noi che crediamo nel patriottismo pensavamo che il patriottismo fosse ragionevole e nulla più. Oggi sappiamo che è irragionevole e sappiamo che è giusto. Noi cristiani non avevamo mai conosciuto il grande buonsenso filosofico insito in quel mistero, finché gli scrittori anticristiani non ce l’hanno mostrato.
La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. È una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle. È una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto.
(Associazione la Torre - redazione@associazionelatorre.com)
Fonte: http://www.gliscritti.it/antologia/entry/913

Gesù guariva.. non uccideva



Questa bramosia per il denaro, per il potere e la conquista, non
sfugge alla nostra condanna morale, né potremmo fare a meno di notare
il contrasto con lo spirito dell’umile Gesù.
Ricordo le parole di un anziano guerriero pieno di cicatrici di
numerose battaglie.
Il vecchio guerriero si alzò e disse: “Noi abbiamo già seguito questa
legge di cui parlate per epoche inenarrabili! Non possedevamo nulla,
perché ogni cosa viene dal Creatore. Il cibo era disponibile
liberamente, la terra gratuita, come il calore del sole e la pioggia.
Chi ha cambiato tutto questo? L’uomo bianco. E tuttavia afferma di
credere in Dio! Non sembra aver ereditato nessuno dei tratti di suo
Padre, né segue l’esempio di suo fratello Cristo “.
Un altro degli anziani cui fu richiesta la sua opinione, mantenne un
lungo silenzio. Alla fine, disse: “ Sono giunto alla conclusione che
questo Gesù era un indiano. Si opponeva all’acquisizione materiale e
ai grandi possessi. Era incline alla pace. Era poco pratico come
qualunque indiano e non metteva un prezzo per il suo lavoro d’amore.
Questi non sono i principi su cui l’uomo bianco ha basato la sua
civiltà. E’ strano che egli non abbia potuto rispettare questi
semplici principi che erano così comunemente osservati tra la nostra
gente “.
[tramite Tiziano Gianni].

Dedicato a tutti coloro che strepitano: "utopia!", appena si trovano
di fronte a modelli di vita insoliti ed estranei all'autoipnosi
monoculturale del pensiero unico in cui è immersa la loro ristretta
filosofia.
Gran parte delle cosiddette "utopie" son proprio ciò che i loro
predecessori hanno semplicemente distrutto, cercando di negarne anche
le tracce e il ricordo.
Con operazioni di devastazione e genocidio che ancora oggi continuano,
sotto la guida del cretinismo economico imperiale, seguendo la via
necrofila del dominio omologante, distruttore di menti e di anime.
Ma le anime, si sa, solo all'apparenza possono esser distrutte:
l'infinita energia e il grande spirito vitale dell' Atman Universale
vivono sempre in mezzo a tutti noi, il moto inarrestabile del deus
sive natura, cognita et incognita che nulla può fermare.
Om Ah Hum,
Sarvamangalam


Integrazione evangelica:

 Vangelo: Gv. 5, 1 - 18

Vi fu poi una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. C’è a
Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in
ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran
numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Un angelo infatti in
certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad
entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia
fosse affetto. Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.
Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli
disse: "Vuoi guarire?" Gli rispose il malato: "Signore, io non ho
nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre
infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me". Gesù gli
disse: "Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina". E sull’istante
quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.

Quel giorno però era un sabato...
Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: "È sabato e non ti è lecito
prender su il tuo lettuccio". Ma egli rispose loro: "Colui che mi ha
guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina". Gli chiesero
allora: "Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?". Ma
colui che era stato guarito non sapeva chi fosse.


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Commento di G.Q.: "Petrov e altri scienziati russi hanno imparato come inviare onde
cerebrali curative di certe frequenze al corpo con il risultato che i
pazienti possono rigenerare gli organi malati o mancanti."

Free Energy, sonofusione e fusione fredda ..”Eppur si fonde!




Non sono un fisico. Sono un’appassionato che sperimenta e sostiene la free energy. Preferisco dirlo subito, in quanto in genere sono apprezzato proprio dico le cose come stanno. Sui fatti sono rimasto aggiornato all’anno 2010.  Ma so che stanno andando avanti.

Nel convegno “Eppur si Fonde” organizzato a Roma nel 2010 con la partecipazione di European Consumers  erano presenti  anche ricercatori del CNR, oltre a fisici e ingegneri. E sono assolutamente favorevoli a questa possibilità.

Alla luce delle mie scarse cognizioni in materia posso però dire che tra la presunta fusione fredda portata da Vittorio Marinelli alla Sapienza e quella – peraltro solo teorica, finora – di cui da anni si discute negli ambienti scientifici di tutto il mondo c’è una distanza abissale.

In effetti quel “pazzo scatenato” di Renzo Mondaini non dà il massimo della fiducia. Ma quel giorno mise in difficoltà perfino il preside della facoltà d’ingegneria di Roma Tre. Ma forse è meglio mettere i puntini sulle “i”. La differenza principale è che Fleishmann e Pons e successori usavano acqua pesante, mentre da Cirillo e Iorio in poi il percorso italiano si è sviluppato su un modello semplificato, usando acqua distillata.

Da qui è derivata la teoria del professor Cardone che comunque ricercava sulla sonofusione. Quest’ultimo l’ha chiamata fusione piezonucleare, cioè derivante da elementi non radioattivi, con un modello che forse discutibile, ma che intanto unifica la sonofusione alla f. fredda: la differenza è l’uso della corrente attraverso impulsi in frequenza, nel caso della sonofusione, o le cui scariche sono lasciato alla cella stessa, in caso di quella fredda. In più accosta le formule alla teoria nucleare classica.
La fusione comunque non mi risulta assolutamente teorica, in quanto le celle sono state attivate ed emettono plasma. Il controllo è tale che, per giunta, si può dimostrare in pubblico.

Anzi, per la verità mi risulta (ma potrei sbagliare) che non vi siano certezze sulla reale possibilità di ottenere una fusione atomica senza rilascio di energia (cioè fredda).

Il fatto, almeno per il percorso che ho visto in Italia, è che il rilascio di energia sotto forma di calore c’è e come. Si chiama fredda perché è “solo” di 3000°C: nulla rispetto alla fusione calda, il cui modello è ricalcato dalle reazioni del sole, ma più che sufficiente per produrre energia utilizzabile.

Di fatto sarebbe una contraddizione in termini, visto che il motivo per cui si cerca di mettere a punto un processo di fusione atomica è proprio quello di poter utilizzare l’energia (e quindi il calore) che da tale processo dovrebbe essere liberata.

Il calore ci sta: si genera dal plasma elettrico.

Eugenio Odorifero - European Consumers

Progetto per l'incontro collettivo ecologista nei giorni del solstizio estivo 2015

“Ciò che conta non è fare molto, ma mettere molto amore in ciò che si fa”. (Madre Teresa di Calcutta)

Montecorone - Zocca (Mo)

Tutto il pensiero mediterraneo è orbitato per millenni attorno alla concezione unitaria dell’Universo con la Vita. La realtà sensibile, concreta, stabile, impersonificata in oggetti solidi (i primi simboli della religiosità sono… sassi, pietre… posti nei luoghi di passaggio) è strettamente interconnessa con la vita nelle sue manifestazioni essenziali. Acqua e terra assieme compiono il miracolo. Corporeità, sangue, linfa, nascita, morte, sessualità. Da qui il concetto di Grande Madre, che dando la “vita” simboleggia il rito della natura che rinasce senza posa e senza fine.
In sintonia con la tradizione anche nel 2015 festeggiamo il massimo fulgore della luce, il solstizio estivo. Tutto combacia perfettamente, in questo momento magico, in cui sono celebrati i cinque elementi: etere, aria, fuoco, acqua e terra. Nel primo pomeriggio dell’incontro, quando il sole è caldo e l’aria dolce, sulle sponde di un ruscello, compiremo il tradizionale lavacro sacrale della vigilia di San Giovanni, sinonimo di purificazione mentale e corporale. Più tardi in un luogo preposto si svolge il rito propiziatorio davanti al fuoco, con salto della fiamma ed espressione di desideri (le donne sono pregate di vestire gonne larghe). E più tardi ancora ci sarà l’osservazione delle stelle ed una meditazione silenziosa, assieme a esercizi di respirazione. Questo è il senso della cerimonia che riproponiamo a Montecorone (Zocca), per ricordare la supremazia della natura su ogni artifizio dell’uomo.
Sull’etimologia di Giugno gli studiosi sono concordi che questo è il mese dedicato a Giunone (Iuno), la dea dell’abbondanza e delle messi, sposa legittima di Giove, per questa ragione venivano raccomandate le nozze durante il mese di giugno. Questo è anche il mese delle ciliegie, un frutto rosso e turgido e dolce, come il liquido fertilizzante di Giunone….
Durante le due giornate solstiziali  si terranno vari sharing di esperienze e proposte di carattere sociologico, bioregionale ed ecospirituale. Gli incontri saranno arricchiti da canti e poesie e musiche arcaiche. Il cibo vegetariano verrà convivialmente cucinato e condiviso ed ognuno parteciperà alla conduzione dell’incontro, collaborando alla sua buona riuscita.
Insomma è un incontro “caleidoscopico” in cui coniugare i vari elementi che compongono l’esistenza materiale con quelli del pensiero. Natura, arte, ecologia, filosofia, canto, danza, cibo… Un Incontro Collettivo Ecologista.
Paolo D'Arpini - Rete Bioregionale Italiana
Info. bioregionalismo.treia@gmail.com

Una memoria su Calcata Calcutta Kolkota


Calcata "scenografica"

Molte volte ho evidenziato la somiglianza glottologica fra la nostra Calcata e la Calcutta del Bengala. Infatti cercando su Google alla voce Calcata appare anche Calcutta, dato che entrambe si pronunciano allo stesso modo. Ma la differenza è chiaramente etimologica, infatti nell’800 allorché gli inglesi si insediarono nel golfo del Bengala costruirono una città che potesse rappresentare l’impero in quelle lande. 


La città fu edificata sulle rive del fiume Gange nei pressi di un villaggio consacrato alla Dea Kali, “Kali Kat” (luogo di Kali), perciò la nuova città prese il nome da quel luogo
preesistente ma siccome gli inglesi non sapevano (o non volevano) pronunciare chiaramente quella parola, per loro ostica, traslitterarono il nome in Calcutta (pronunciando Calcata). 


Passarono gli anni e siccome una lingua è in perenne mutazione gli indiani che mal pronunciavano l’inglese ulteriormente storpiarono la dizione facendo diventare la città Kolkota (che presentemente è stata ufficializzata anche nelle carte geografiche).

Diversa è la storia della denominazione della nostra Calcata, che significa “schiacciata”,  essendo un acrocoro più basso di tutto il pianoro circostante ed invisibile alla vista, infatti chi visita Calcata vedrà che da qui non si osserva alcun orizzonte se non il cerchio delle piane che circondano il paese. In dialetto locale il posto veniva chiamato “Corgata” ma evidentemente la pronuncia fu italianizzata nella oggi familiare Calcata. Ma i suoi vecchi abitanti continuarono a chiamarsi corgotesi o cargatesi.

L’orografia di un territorio contribuisce a creare anche la sua storia, perciò il fatto che Calcata (in questo caso la nostra Calcata) fosse nascosta ed isolata per secoli e secoli contribuì alla conservazione di una mentalità e di un sistema di vita. Sino agli anni’60 del secolo scorso il paese era chiuso in se stesso, non avendo vie di comunicazione che lo congiungessero al resto della Tuscia, ed i suoi abitanti erano un clan circoscritto (una “tribù perduta”direbbero gli ebrei..) con propri costumi e regole, insomma la piccola comunità era doppiamente “cargata” (calcata) sia in senso metaforico che geografico….

Ed ecco che, a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso, per mia “colpa”,  e di alcuni altri, improvvisamente il paesino si vide proiettato nei media e divenne pian piano un “villaggio di culto”, un culto alternativo e stranamente a metà strada fra il vecchio ed il nuovo, anzi il nuovissimo…. Giacché Calcata è divenuta il simbolo di un modello alternativo di vita in continua fase sperimentale….. il motto che avevo lanciato per significare il valore di tale sperimentazione sociale era: “Una, cento, mille Calcata!”

Mi sovviene ora di un detto di T.A. Edison, l’inventore della lampadina elettrica, il quale dopo aver compiuto innumerevoli esperimenti, tutti falliti,giunse al millesimo tentativo e disse al suo gruppo di lavoro, a mo’ d’incoraggiamento: “stavolta è la volta buona, questo esperimento riuscirà, ne sono sicuro…” (ricordo un altro evento che accadde prima di una difficile battaglia in Giappone in cui il principe, sfavorito dal numero, lanciò in alto una moneta dicendo ai suoi soldati “se viene testa vinceremo se viene croce saremo sconfitti” uscì testa ed i guerrieri entusiasti vinsero facilmente la battaglia, subito dopo l’ufficiale di campo si recò dal condottiero e gli annunciò “non ci si può opporre al destino, abbiamo vinto!” al che il duce esclamò “davvero…?” e gli mostrò la moneta con due teste…!), scusate la divagazione, stavo parlando della lampadina… ah, sì, quel millesimo esperimento riuscì e nacque la prima lampadina elettrica…

Ma per la creazione della società ideale di Calcata non si è mai arrivati a quel punto “critico”, in cui la va o la spacca, siamo anzi ben lungi, e la sperimentazione è ancora molto imperfetta, addirittura sembra che Calcata sia uscita dai binari della "idealità", sembra che Calcata sia entrata nell’ambito della finzione scenica, dell’esperimentare per scena… (o per denaro, come nell’isola dei famosi…).


Paolo D'Arpini



Spiritualità laica: "Accetta quel che sei per scoprire chi sei.."

“Maestro è colui che ti porta ad essere il tuo stesso Maestro!” (Saul Arpino)



Diceva Ramana Maharshi:”Conosci la tua mente, per non farti imbrogliare dalla mente”  Vedi quante immagini appaiono in un sogno, quanti personaggi che si cercano e si sfuggono, che si amano e si odiano? Ma il sognatore è uno solo….

Per risvegliarti a te stesso da qualsiasi punto o identità ti riconosci nel sogno, accetta quella, fermati a quella e da lì osserva e scopri l’osservatore. Non aspettare illudendoti che potrai svegliarti se stai sognando di essere qualcun altro, un personaggio più preparato o più simpatico… Qualsiasi sia il personaggio del sogno nel quale ti ritrovi, accettalo.

Osho diceva: “Accettarsi per quel che siamo è la base per il risveglio spirituale”. Infatti accettarsi non significa rinunciare alla propria crescita, anzi vuol dire che accettiamo di crescere partendo da ciò che siamo. In questo modo la crescita non sarà una scelta bensì un moto spontaneo. E’ la fioritura dell’intrinseca perfezione che trova una forma espressiva, senza sforzo, senza rabbia o frustrazione, senza sacrificio, senza uso della memoria,senza espiazione, senza speranza…

Puoi dirmi allora dove si pone, a cosa serve, quella sofferenza, quell’autocontrollo, che sin’ora ha accompagnato la tua ricerca? Dov’è l’utilità proiettiva dell’io che cerca se stesso? Quanti sono gli “io” in te? Dov’è quell’uno che cerca e l’altro che è cercato? Dove sono le vite trascorse arrancando verso la perfezione e dove sono quelle vite future per completarla? Cosa significa “io sono giovane, io sono vecchio, io sono maschio, io sono femmina”? Non sei tu presente qui ed ora, pura coscienza, aldilà di ogni distinzione esteriore? E sempre lo sarai!

Ascolta, tu sei sempre, assolutamente, e chiunque nel tuo sogno dica qualcosa di sensato, sei tu a dirlo. Riconosci quel messaggio come tuo, guarda la luna e lascia stare il dito, scopri l’essenza e non lasciarti ingannare dal riflesso..


Paolo D'Arpini



Buddha e buddismo in parole semplici e chiare



Nel mondo attuale conviviamo ormai con molteplici religioni e dottrine
di vita, una tra queste il Buddismo ed il suo stile di vita, che
accompagna nel cammino dell’esistenza i Monaci ed i loro seguaci. Si
narra il che Buddha nacque introno al 465 a. C. da una ricca famiglia
della stirpe degli Shakya che dominava una parte dell’India himalayana. 

Fu allevato e crebbe nel lusso principesco, si sposò ed ebbe
anche un figlio. Ma anche lui conobbe le miserie umane, un vecchio, un
cadavere ed un mendicante.

Queste tristi realtà della vita lo impressionarono notevolmente, tanto
che all’età di 30 anni abbandonò tutto e tutti per dedicarsi a
conoscere le cause della miseria, vivendo da eremita, ed alla ricerca
di una soluzione sull’enigma della vita. Capì che la salvezza poteva
trovarla solo nella meditazione personale, e si narra che a 35 anni,
dopo 49 giorni di riflessioni ai piedi di un albero di fico, in una
notte di luna piena del mese di maggio, raggiunse l’illuminazione:
comprese le quattro nobili verità sul dolore, sull’origine del dolore
sulla soppressione del dolore, e sulla via che porta alla soppressione
del dolore. Anima dalla pietà per gli uomini e dal desiderio di
salvarli, seguito da cinque discepoli, per circa quaranta anni
percorse il nord dell’India, insegnando la bellezza della sua
dottrina, il messaggio di speranza e felicità che si raggiunge, con la
conquista del proprio intelletto e della volontà.

Secondo la tradizione il Budda mori all’età di 80 anni, seguito dal
suo discepolo fedele e prediletto Ananda, alla quale lasciò i suoi
saperi ma prima di morire si rivolse ai suoi fedeli dicendo: Ricordate
o fratelli queste mie parole: tutte le cose composte sono destinate a
disintegrarsi! Attuate quindi con diligenza la vostra propria
salvezza!

I Monaci che intendono quindi praticare questa disciplina, per
raggiungere la salvezza, devono attenersi alle seguenti norme morali,
la retta parola, la retta azione, il retto comportamento. Queste
azioni possono essere estese anche ai laici che intendono porre a
motivi fondamentali della loro vita, la tolleranza e l’ amore. Ma dopo
aver appreso le tre verità con costanza e devozione, la quarta verità
indica al discepolo, la via da seguire il raggiungere la salvezza, il
Nirvana (ovvero estinzione), inteso come liberazione dal dolore, e
dalla catena dell’esistenza. Nell'apprendere i principi che regolano
il Buddismo, questa affascinante dottrina, una cosa salta agli occhi
palesemente: anche se di parla di Buddha, e non di Dio, c’ è sempre un
essere superiore sopra di noi che ci insegna ad amare il prossimo,
nella semplicità e non nella ricchezza, preoccupandoci di donare
amore, conforto e felicità senza pensare alle cose terrene, ma alla
salvezza dell’anima e dello spirito.


Rita De Angelis

Laici vegetariani ed etici, sono migliori?

In difesa dei vegetariani e della coscienza laica
Non è raro per noi vegetariani  essere accusati di presunzione e di ostentata superiorità morale, di sentirci migliori degli altri, da parte di alcune persone quando, convinte del loro onnivorismo, subiscono i sensi di colpa a causa della sofferenza indirettamente inflitta agli animali che mangiano o che portano addosso sotto forma di pelli o di pellicce.       
Per capire cosa significa essere migliori occorre stabilire un punto di riferimento oggettivo, un termine di paragone ritenuto più giusto e vantaggioso per il bene comune, per il processo evolutivo civile, morale e spirituale dell’individuo. Se essere migliori significa causare meno male, essere più rispettosi delle regole ed in armonia con il nostro contesto naturale, allora è vero, noi ci sentiamo migliori. Anche se tra il bianco e il nero, come tra il giorno e la notte, vi sono infinite sfumature intermedie, dire che in questa vita non esiste il migliore o il peggiore è come equiparare Gesù a Giuda Iscariota, come dire che il bene ha lo stesso valore del male, che l’uomo virtuoso ha gli stessi meriti del mascalzone.
Tra un uomo dedito al furto ed un uomo onesto nessuno ha dubbi ad indicare il secondo come migliore.           
Tra colui che impegna il suo tempo ad interessarsi solo dei suoi problemi e colui che spende gran parte della sua vita e delle sue risorse umane e finanziarie per aiutare chi soffre, quest’ultimo è sicuramente migliore.
Tra un individuo sensibile al dolore e alla morte di un suo simile ed uno che per sensibilità umana e senso di giustizia fa sue anche le sofferenze di qualunque creatura non appartenente alla sua specie, quest’ultimo è sicuramente migliore.            
Tra chi ha una coscienza in grado di conficcare elettrodi nel cervello di un gatto per studiarne le reazioni e colui che considera tutto questo un abominio, sicuramente quest’ultimo è migliore.
Tra chi ritiene giusto uccidere barbaramente una volpe, un visone o un coniglio per strappargli l’unica pelle e poi fare di questi miseri corpi alimento per altri animali e colui che ritiene tutto questo una mostruosità, quest’ultimo è sicuramente migliore.
Si provi a dimostrare il contrario, si provi a dimostrare che i due in questione abbiamo gli stessi valori morali, lo stesso senso di giustizia, la stessa sensibilità umana, la stessa intelligenza positiva. Si provi a dimostrare che sotto questi aspetti noi universalisti-vegetariani-animalisti siamo come gli altri e forse ci convinceremo di non essere migliori. Se ci sentiamo migliori perché condividiamo maggiormente la sofferenza universale, allora abbiamo la presunzione di sentirci migliori, rispetto a chi percepisce solo il dolore dei suoi simili.
Ma la presunzione non è parte della nostra visione delle cose, né ci gratifica apparire “migliori”  o più saccenti. Noi siamo gente virtuosa, che ama la non violenza, la giustizia che vorremmo estendere ai nostri parenti animati. Siamo più sensibili è vero, abbiano una percezione più ampia della libertà e della giustizia, del rispetto cui ha diritto, per legge naturale, ogni essere vivente per il solo fatto di esistere.
Noi abbiamo come obiettivo la crescita integrale dell’uomo, la ricchezza dei valori fondamentali dell’esistenza. Sappiamo che un albero non cresce in un giorno; sappiamo che ognuno, per infinite circostanze di ordine sociali e culturali, appartiene ad un suo livello evolutivo; sappiamo che tutte le grandi innovazioni conoscono tre fasi: prima la derisione, poi la considerazione ed infine la condivisione.
Il nostro intento è di far pressione affinché esca dal suo antropocentrismo che genera effetti devastanti non solo nei confronti degli animali, ma dell’ambiente e della coscienza umana resa sempre più insensibile e indifferente verso la condizione di chi soffre perché autorizzata a disprezzare tutto ciò che non è umano.
Il nostro intento è far arrivare agli edifici del Vicariato la nostra
voce, la voce degli animali… e la voce della libera  espressione
spirituale.
Consulta Vegetariana Animalista e Circolo Vegetariano VV.TT.
(Franco Libero Manco e  Paolo D’Arpini)

Agricoltura, autoproduzione e funzionamento della società



Non possiamo pensare di fare tutti gli agricoltori, ci vuole anche, per esempio, chi lavori nei trasporti, qualcuno che lavori in edilizia, qualcuno che faccia il medico, magari naturopata, qualcuno che faccia il dentista, il dentista a sua volta ha bisogno di attrezzi che qualche fabbrica li deve pur costruire, i vasi di vetro per conservare la passata di pomodoro, seppur fatta in casa e così pure quelli per le marmellate……. insomma ho letto tante cose e libri in cui si parla di tornare il più possibile all’autoproduzione, ma l’autoproduzione si può attuare per certe cose, ma non per altre, mi viene in mente la cucitura dei propri vestiti, se uno è capace di farlo meglio per lui, ma costui (o costei) ha comunque bisogno di aghi e fili, almeno, e stoffe e queste cose le producono le FABBRICHE. 

Possiamo fare a meno dell’automobile, è vero, della lavatrice, del cellulare, potremmo fare anche a meno del computer, ma facciamo a meno dei libri? dei treni? dei vestiti? della scuola? E dato che ci saranno delle persone che lavoreranno e lavorano in questi settori di cui secondo me NON POSSIAMO più FARE A MENO qualcun altro si dovrà occupare di produrre il cibo anche per loro.

Mettiamo pure di ricorrere al baratto invece che alla moneta (e quindi eliminare anche le banche e le assicurazioni) ma i campi per essere coltivati non solo per sé hanno bisogno di essere concimati. A cosa pensate che servisse prevalentemente quel piccolo allevamento di bovini (da 2 a 12 animali) che 100 anni fa e anche fino a 10 anni fa c’era in tutti i fondi? A produrre il letame!

Sapete quanti piccoli allevatori si sono rammaricati di dover chiudere le stalle perché magari erano anziani e non ce la facevano più a stare dietro al bestiame e tenere gli animali per la produzione del latte era una rimessa dal punto di vista economico col latte a 30 centesimi al litro? Ma continuavano a coltivare la terra perché credo che chi nasce contadino difficilmente muore “non” contadino e cosa useranno quegli agricoltori per concimare i loro terreni? 

Insomma secondo me o torniamo a vivere nella foresta e a fare i “raccoglitori” e cacciatori (ma allora dobbiamo darci al nomadismo oppure vivere tutti all’equatore) oppure ci rassegniamo basare la nostra alimentazione e quindi la nostra sopravvivenza (leggi: vita) sull’agricoltura (che per me non può essere disgiunta dall’allevamento). 

Caterina Regazzi