Favole bibliche ed inconsistenza storica e religiosa dei vangeli



Nulla dei FONDAMENTI della narrazione ebraica, ovvero di quelli relativi alle vicende del Pentateuco, ha ricevuto una qualche comprova archeologico-storica. A cominciare dalle figure dei "Patriarchi" e in primis di "Abramo", per arrivare allo stesso "Mosè", all'"esodo dall'Egitto", alla "traversata del Mar Rosso", a "Giosuè" e alla "conquista di Canaan", alla "monarchia di Salomone"... L'intera triade delle religioni monoteiste mediorientali poggia su basi essenzialmente mitiche, scelte e stabilite dai prominenti di Giuda (in particolare da Ezra intorno al 458 a. C. (1)) con lo scopo di dare un cemento ideologico unitario alle loro sparse tribù seminomadi, che in realtà avevano avuto, sino all'esilio in Babilonia, una storia oscura e  mediocre ed erano state politeiste(2). Idem dicasi per "la Verità Rivelata che si fa carne". 

Ciò che ai "cristiani" sembra autoevidente ad altri può appare come delirio. Il quale ultimo in altri tempi sarebbe stato imposto con la tortura e il rogo. Oggi, perlomeno, questa mostruosità non è più possibile. Rispetto ad ogni questione di verità ce n'è una - mentre molte possono essere le menzogne. Si tratta, appunto, di vedere con coraggio e mente libera cosa sia vero e cosa sia falso.

La Torah comprende, nella sua definizione propria, i libri di "Mosè", ovvero il Pentateuco: Genesi(3), Esodo(4), Levitico(5), Numeri(6) e Deuteronomio(7). E' evidente perché questo complesso di scritti costituisca il fondamento del giudaismo. La figura del capo-legislatore e la sua fantasaga nazionale centrata sul "Patto" che per suo tramite Yahweh avrebbe stipulato con gli Ebrei sul "Monte Sinai" (divenendo da quel giorno loro monodio razziale)(8) è la base identitaria stessa di tale religione. Il Talmud (palestinese e babilonese) non rappresenta altro che l'infinita successiva interpretazione rabbinico-sofistica di quei cinque Libri, a fini giudicativi-prescrittivi-normativi dell'intera vita quotidiana degli "eletti". 

Anche se, effettivamente, nel corso dei secoli esso ha assunto un'importanza perfino maggiore dei testi biblici. Pure il Talmud è oggi disponibile in internet(9). Ognuno può farsene un'idea. Certo di speculazioni "esoteriche" ad usum Delphini ne sono state prodotte a iosa e altre se ne aggiungeranno (per chi scrive già bastano e avanzano quelle chassidico-cabalistiche). E' un classico meccanismo della falsa coscienza: l'ermeneutica può intervenire sino alla deformazione più fantastica, più chimerica. L'unico aspetto, se si vuole, "positivo" in tutto ciò è che si conferma la potenza inventiva e creativa dello spirito umano.

La figura, d'origine zarathustriana, del Monos imperscrutabile il cristianesimo cattolico apostolico romano la ereditò  (ancorché "maternalizzandola", orientalizzandola(10)) dal "mosaismo" giudaico(11) - le virgolette sono d’obbligo, non essendo per nulla certo sia mai esistito neppure Mosè(12).

Per poterla imporre a tutto il mondo ci si dovette sbarazzare delle sette cristiane di origine gnostica, e ciò nel corso di secoli di lotte e persecuzioni sempre più terribili, dagli editti contro Marcione fino allo sterminio dei Catari(13).

Che cosa sostenevano la maggior parte di questi eretici? Che era IMPOSSIBILE il Dio universale di bontà, perdono e misericordia testimoniato dall'angelo-messaggero Gesù coincidesse con lo spietato arconte del Vecchio Testamento, di "proprietà" degli ebrei. Anzi, che quest'ultimo regnava sulla materia e sul male, il primo sullo spirito e il miglior destino - il vero telos - dell'uomo. 

E' chiaro che le visioni teologiche dualistiche (nonché, ovviamente, quelle politeistiche) possono dar conto in maniera più sensata del dolore e del male nel mondo. Si tratta di due principi, tenebra e luce, indipendenti e opposti ma complementari, presenti anche nel cuore umano, che si bilanciano e combattono da sempre. Con esito incerto. Compito dell'uomo è di fare in modo che questo conflitto si estingua nella vittoria della luce. La tirannica idea del Monos giudaico ha invece prevalso, come sappiamo, e in tutti i sensi e ambiti. E ora, infatti, viviamo immersi nel "pensiero unico": una sola tenebra avvolge tutto il mondo.

Il "Testamento" appare sempre più, allo sguardo della ragione, come un insieme di libri d'autonarrazione mitologizzante di alcune tribù, scopiazzato in buona parte (dai mesopotamici, dai cananei, dai persiani, dagli egizi) e messo insieme nell'arco di un centinaio d’anni dopo il ritorno in Palestina dall'esilio babilonese. 

Le sue basi storiche sono fragili come sabbia del deserto(14). La pretesa dei rabbi e dei loro seguaci-concorrenti del cristianesimo ufficiale che Yahweh, lo specifico demiurgo giudaico, sia il Monos all'origine e padrone del mondo è qualcosa che appartiene più alla psicopatologia (per quanto di massa) che alla "fede". D'altro canto, come dimenticare che sono esistite - e ancora vivono - religioni, estranee al monoteismo mediorientale (il buddhismo, il giainismo...), che non sono mai state all'origine di nessuna persecuzione intraspecifica e concepiscono il rapporto dell'uomo con la natura e gli animali non umani in modo anti-tirannico? Il "peccato dell'uomo" è peccato di un essere che il sinistro arconte ha modellato "a sua immagine e somiglianza", come "compimento", anzi, della "creazione" stessa. 

A CHE PRO fornirlo di "libero arbitrio" per poi doverlo spazzare via o, bontà sua, sopportare? Gli indiani, quei grandi, parlano di lila, di gioco originario divino. Ma qui siamo di fronte a un pazzo sadico che meglio avrebbe fatto, anche prima del sabato, a riposarsi e dormire in eterno.
Quanto alla "storicità" della figura di Gesù imposta dalla Chiesa, è vero che l'ambito anticlericale e ateo vede una forte, profonda presenza giudaica - in funzione essenzialmente anti-cattolica. Ma bisogna essere equanimi e badare alla verità (alla ricerca senza paraocchi della medesima). La favola di "Cristo" cui siamo abituati sin dall'infanzia fa davvero acqua da tutte le parti. E non ha praticamente riscontro che non sia autoreferenziale, tautologico, cioè "neotestamentario". In Italia esistono studiosi seri che se ne sono occupati criticamente e ai cui scritti e interviste o conferenze si può accedere online. 

Mi riferisco, soprattutto, a Emilio Salsi(15) e a Giancarlo Tranfo(16). Può darsi che anche l'ipotesi di "Giovanni di Gamala" si riveli inattendibile - nessuno sa ancora con esattezza come e da chi venne elaborato il mito di "Gesù". Ma è senz'altro più razionale di quella che ci viene spacciata come verità storica e teologica - oltre a tutto con il corredo dei vari dogmi che la completano (relativi, persino, alla nascita "immacolata" di Maria!...). In ogni caso è sicuro che in nome di "Gesù", per almeno mille anni, dai "cristiani" al potere sono stati commessi delitti tremendi (nessun'altra religione si è macchiata di atrocità simili e così prolungate(17)). Già solo questo dovrebbe far pensare in modo decisamente critico riguardo a tutto l'edificio e alla sua stessa fondazione. Si diventa sempre ciò che si è.

E' lo stesso cristianesimo, in tutte le sue varianti, ad essere composto, intessuto di nebbie e chimere e apposite menzogne-furti-assemblaggi-manipolazioni. La scelta filologica e la lettura dei testi operata da Marcione aveva la medesima legittimità/arbitrarietà di quella cristallizzata in seguito dai suoi avversari a loro uso e consumo(18). D'altronde non è neppure sicuro che "Paolo di Tarso", il principale organizzatore del cristianesimo, sia un personaggio storico e non, invece, un'apposita invenzione (tesi niente affatto peregrina sostenuta da Emilio Salsi(19)).

Quel che proponeva la corrente cristiana dualista che dai marcioniti, passando attraverso i pauliciani, i tondrachiani, i bogomili, arrivò sino al martirio e al vero e proprio olocausto dei boni homini, MAI  avrebbe condotto agli orrori che si realizzarono sulla base della sua eradicazione. E' sufficiente, ai miei occhi, per guardare a quelle comunità cristiane con rispetto e sincera ammirazione. Fra le due, meglio senz'altro la favola che non si trasforma in incubo.
Joe Fallisi


NOTE 
(8) "Si legga la spiegazione fornita dal Talmud riguardo alla differenza ontologica fra eletto e gentile: 'Perché sono immondi i goyim? Perché essi non erano presenti sul Monte Sinai. Infatti, quando il serpente entrò in Eva, egli le infuse l'immondizia. Ma gli ebrei furono purificati da ciò sul Monte Sinai; i goyim, comunque, che non erano sul Monte Sinai, non furono purificati.' (Abhodah Zarah, 22b) E, in effetti: 'Dio li creò in forma d'uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum furono creati per il solo scopo di servirli [gli ebrei] giorno e notte. Né essi potranno mai essere sollevati da tale servizio. E' conveniente che il figlio di un re [un israelita] sia servito da animali nella loro forma naturale e da animali sotto forma di esseri umani.' (Midrasch Talpioth, 225d)" (http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/99664)
(10) Il personaggio misterico della Madonna (che dà alla luce Gesù come vergine, è essa stessa nata da "immacolata concezione" - aggiunta, quest'ultima, tardiva: dogma cattolico proclamato da Pio IX nel 1854 con la Bolla Ineffabilis Deus - e viene assunta in cielo al momento della morte) ha un'importanza inconcepibile nell'ambito rigidamente patriarcale veterotestamentario. Essendo la Trinità cristiana un unicum, Maria, in quanto madre del Figlio, risulta progenitrice pure del Padre, nonché dello Spirito Santo, che però magicamente la ingravida, rendendola "sposa di Dio". Ora, la pretesa discendenza del Nazareno dalla Casa di Davide si giustifica solo per via di Giuseppe. Ma se costui non intervenne col suo seme, questa medesima discendenza non esiste. Motivo in più per vedere, con gli occhi di Marcione, uno iato radicale tra Vecchio e Nuovo Testamento. Si aggiunga, a proposito della "Santissima Trinità", che trattasi di idea particolarmente arbitraria, e foriera infatti di ogni possibile impazzimento ermeneutico (particolarmente arduo, per esempio, dimostrare appunto come la Madonna sia insieme madre e sposa - nonché figlia, in quanto creatura umana - e di Gesù e del Padre e dello Spirito Santo). Altra cosa è la Trimurti indiana, che indica le tre forme, i tre aspetti della divinità: Brahma il Creatore, Vishnu il Conservatore, Shiva il Distruttore. Sono i principi all'origine della manifestazione, che si rinnova in eterno. Una visione niente affatto irrazionale (cfr.http://it.groups.yahoo.com/group/libertari/message/60136).
(11) Yahweh, parola che definisce il (tardivo) Dio unico d'Israele senza volto e senza nome (meglio: Shem HaMeforash, di "nome ineffabile"), sembra derivi dalla radice ebraica hawah (hawa in arabo), donde i sostantivi howah (Ezechiele, Isaia II, xlvii) e hawwah (Salmi, Proverbi, Giobbe), "disastro, calamità, rovina". Dio del fulmine e della tempesta, d'origine edomita, fu adottato da "Mosè" dopo la "rivelazione" sul "Monte Sinai" e imposto alle tribù ebraiche sino ad allora politeiste (Yahweh, cui vien tolta la compagna Asherah, soppianta gli originari Elohim, ovvero le divinità in tutte le lingue semitiche) come loro proprio dio nazionale, "Guerriero Divino" degli "eletti". A partire dal deutero-Isaia si riscontra l'affermazione della sola esistenza di Geova e dell'inesistenza degli altri dei, i cui seguaci vanno combattuti. L'"originalità" del monoteismo giudaico consiste nella fantasia dell'"elezione". Per il resto, concettualmente, esso deriva dall'influenza esercitata dal primo zoroastrismo, secondo il quale all'azione creativa di Ahura Mazdâh nulla viene escluso, neppure le tenebre. 
(16) Cfr. http://www.yeshua.it/index.htm (tre altri siti in italiano pieni di informazioni e argomentazioni con cui non ci si può non confrontare sono quello di Luigi Cascioli, da poco scomparso, http://www.luigicascioli.eu/index.php, quello di Davide Donnini, http://www.nostraterra.it/cristianesimo.html, e http://www.jesusneverexisted.com/scholars-italian.html) e Alessio De Angelis, Alessandro De Angelis, La fine del cristianesimo. Gesù e gli Apostoli non sono esistiti: le prove, Uno Editori, 2012 (cfr.http://www.youtube.com/watch?v=kciSzpCW85A,http://www.youtube.com/watch?v=uzJA4ywrdQs,http://www.youtube.com/watch?v=iHL3r3-agec,http://www.youtube.com/watch?v=pQQ_tFjraLY).


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Commento di Giorgio Vitali: "...nessuna opera letteraria, sia individuale che collettiva, parte da una pura invenzione di personaggi. Gli esempi sono infiniti: a cominciare da Iliade ed Odissea, i personaggi ivi idealizzati a forma di supereroi erano di sicuro figure ancestrali cantate dai rapsodi girovaghi ( ne abbiamo una riprova proprio nell'Odissea ove Ulisse-Odisseo, ospitato da questo o quel Re dove approda, sente cantare le SUE gesta dal menestrello di turno). l'Eneide è un altro esempio eclatante. Per non dire di Romolo, che ASCENDE AL CIELO come poi Gesù. La figura di Ercole, poi "copiata" dal Sansone biblico, è chiaramente identificabile in una specie di Supermann divinizzato per la sua potenza fisica. [ A tal proposito valga un esempio: le sofferenze di Gesù, quelle cantate e celebrate nelle Viae Crucis, ricalcano  riti  ed onoranze ad Ercole...notare la presenza dell'icona di ERCOLE in moltissime monete repubblicane e imperiali...queste icone erculee sono state riprese in una monetazione degli anni sessanta fino agli ottanta, dove un erculeo personaggio batte qualcosa sull'incudine. Le cinquanta lire. Ma il disegno della figura ha lo stesso movimento delle icone erculee romane e tardo romane. 

L'INCIDENZA I QUESTA IMMAGINE E DEL MITO DELLE SOFFERENZE DI ERCOLE PER RAGGIUNGERE LA SEMI-DIVINITA'  è STATA TALE DA INDURRE UN GESUITA DEL '600 ( del seicento!) A MALEDIRE ERCOLE PER AVER FATTO LUI, PRIMA DI CRISTO, QUELLO CHE POI HA FATTO CRISTO, FIGLIO DI DIO. ( Questo per dimostrare dove può arrivare la farneticazione religioso-mistica indotta da chissà quali incidenze psichedeliche). 

Abbiamo anche altre figure della cultura classica, talmente vivide nel nostro pensiero, da sembrarci realmente esistite. Socrate ad esempio. personaggio sicuramente esistito, ma di certo non con il SIGNIFICATO che gli ha dato Platone. Anche Socrate è stato preso ad esempio per la creazione della figura di Cristo. (Che arriva al culmine col Simposio, dedicato all'Amore,  che diventa Ultima Cena, che diventa il Convivio dell'iniziato Dante..) Se proseguiamo nell'elenco dei personaggi rimasti impressi artisticamente nella memoria collettiva vediamo che sono tutti astrazioni di idee, immagini, suscitate negli autori da personaggi realmente esistiti. Prescindendo da Shakespeare nelle cui opere le evidenze sono molto concrete, citiamo Orlando, mitico personaggio dell'epopea carolingia, ( e già l'epopea è finalizzata a mitizzare), FAUST, in cui Goethe ricalca sicuramente una figura di alchimista alla ricerca forsennata dell'elisir di giovinezza, Don Giovanni, Don Chisciotte e così via. 

OGNI VOLTA che una esperienza sensibile colpisce l'immaginazione creatrice di un pensatore, questo TRASFORMA alchemicamente nella propria mente, un fatto parziale in un concetto UNIVERSALE. Ed anche questo è PLATONISMO. (Giorgio Vitali)"



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Commento Ricevuto: 
"Caro Paolo D'Arpini, secondo la teoria vichiana, il mondo antico e quindi quello giudaico, appartiene all'epoca eroica, dove prevaogono i miti. D'altra parte, appartiene  all'umanità il volere e dover credere a determinati principi, che avvertiamo dentro di noi. Quindi, risulta logico che gli Ebrei, bistrattati e perseguitati per secoli, abbiano seguito la tradizione ed abbiano inventato una religione conseguente, piena di eroi e di teorie, che li avvicinasse a Dio, quale consolazione delle persecuzioni subite. Il Cristianesimo non mi sembra che l'ebraismo, rivisitato nel platonismo e in Aristotele, con una punta di modernismo : l'avversione alla schiavitù, che mi sembra l'ideale più alto, che dovrebbe legare tutti gli uomini. E tale progressione mi appare cammino verso la luce. Il ritorno alle tenebre, secondo me, si realizza col comunismo, che, basandosi su teoria sbagliata, fa tornare indietro di secoli l'umanità, in quanto impone il governo di uno su tutti, senza realizzare nessun beneficio per i lavoratori, come denunciava Mazzini già nel 1855 a Londra, scagliandosi contro Marx (M.de Meis : La civiltà occidentale), cui proponeva  comunque, per liberare i lavoratori, di costituire cooperative tra questi. Le applicazioni del comunismo, storicamente, non hanno portato nessun progresso, né in senso sociale, nè nel campo economico, né in campo internazionale, perché, a ben guardare, non sono supportate da ragioni culturali o sociali, radicate nell'animo, ma solo da volontà politiche di emergere di pochi, aspiranti dittatori (Lenin, Stalin e successori), che hanno lastricato la loro strada di milioni di cadaveri di oppositori. Muro di Berlino: migliaia di esseri umani hanno tentato di fuggire da Est verso Occidente. Chi ha provato a fuggire verso Est? solo Montecorvo, perché voleva vendere la sua scienza nucleare ai sovietici. (tuffo nelle tenebre). Con viva simpatia. Luciano Sarmati"

Estinzione di massa in corso, succede ogni 65 milioni di anni (circa)




È ampiamente noto che circa 65 milioni di anni un evento catastrofico,
probabilmente l’impatto di una cometa o un meteorite, causò
l’estinzione di circa il 76% di tutte le specie viventi, compresi i
dinosauri.

Le indagini fossili suggeriscono che quella del Cretaceo-Terziario è
stata la quinta grande estinzione di massa avvenuta sul pianeta Terra.

Tuttavia, gli esperti lanciano un nuovo allarme, suggerendo che la
Terra è apparentemente sull’orlo della sesta grande estinzione
biologica di massa, e gli esseri umani sono gli unici responsabili.

Negli ultimi anni, il pianeta ha assistito alla scomparsa su larga
scala di centinaia di specie animali, tutti segnali che fanno
presumere che la Terra è appena entrata nella sua sesta manifestazione
di un fenomeno estintivo di massa.

Come parte dello studio, pubblicato sulla rivista Science, i
ricercatori hanno analizzato studi e dati scientifici precedenti,
traendo la conclusione, come se ve ne fosse ulteriore conferma, che le
attività umane prodotte in tutto il mondo sono responsabili del
drastico declino della vita animale, e non un evento catastrofico come
un asteroide, per esempio.

Rodolfo Dirzo, professore di biologia presso la Stanford University e
autore principale dello studio, cita comportamenti umani distruttivi
come lo sfruttamento sconsiderato delle risorse e la distruzione
incontrollata degli habitat naturali.

Come rivelano gli autori della ricerca, a partire dal 1500, ben 322
specie di vertebrati terrestri si sono estinte. Delle rimanenti specie
vertebrate terrestri, si è registrato un calo medio di circa il 25%.
La situazione pare molto più drammatica per gli invertebrati, con un
calo del 45% delle specie monitorate.

Così che cosa significa questo per il pianeta?

La grande perdita di specie animali e vegetali sul nostro pianeta
potrebbe avere conseguenze impreviste per tutta la biosfera della
Terra, coinvolgendo anche la specie umana in questo turbine mortifero.

“Tendiamo a pensare alle estinzioni di massa come la perdita di una
specie dalla faccia della Terra”, spiega Dirzo sul sito
dell’Università di Stanford. “Certamente questo è molto importante, ma
c’è una anche perdita critica nel funzionamento dell’ecosistema, nel
quale gli animali svolgono un ruolo centrale a cui dobbiamo prestare
molta attenzione”.

Il rischio è quello di una “reazione a catena” in grado di
compromettere l’equilibrio biologico del pianeta costruito in milioni
di anni, con conseguenti pericoli anche per la vita umana.

“Dove la densità abitativa umana è più alta, si registrano alti tassi
di declino animale, elevata presenza di roditori, e quindi alti
livelli di agenti patogeni, che aumentano i rischi di trasmissione di
malattie”, continua Dirzo. “È un vero e proprio circolo vizioso”.

A conferma delle conclusioni di Dirzo ci sono i risultati dello studio
condotto dai biologi della Duke University, secondo i quali la Terra è
sull’orlo del sesto evento estintivo della sua storia. Lo studio, che
si è focalizzato sull’analisi dei tassi di estinzione passati e
presenti, ha rivelato che la vita animale e vegetale, con l’arrivo
delle popolazioni umane, si sta estinguendo mille volte più
rapidamente del passato.

Tuttavia, sebbene gli esseri umani possono aver dato inizio al sesto
evento estintivo di massa, secondo Scientific American c’è ancora una
minima possibilità per cambiare rotta, almeno entro i prossimi due
secoli, prima di raggiungere il punto di nono ritorno con conseguenze
inimmaginabili per l’ecosistema del pianeta e la vita umana.


Fonte: http://www.ilnavigatorecurioso.it/

Droghe ed antiproibizionismo, per liberarsi dalla necessità del carcere


Diciamoci la verità:  la grandissima maggioranza della popolazione detenuta è costituita da individui disperati, poveri cristi, immigrati, tossicodipendenti, disoccupati e analfabeti. Persone di cui non importa a nessuno.
Mbhè a qualcuno importa. Ed a tutti in verità dovrebbe importare. Perché la ruota gira. Chi oggi sta dentro domani potrebbe star fuori. Mentre chi oggi sta fuori tranquillo potrebbe ritrovarsi dentro. Intanto  in Portogallo dall'inizio del secolo hanno deciso di limitare l'uso del carcere, almeno per  quei cittadini che non hanno commesso reati sociali, come ad esempio i consumatori di droga.  
Quanti di voi sapevano che il Portogallo è l’unica enclave antiproibizionista dell’Occidente? Esattamente il primo ottobre del 2000, il Parlamento del paese lusitano depenalizzava il possesso di sostanze stupefacenti. Tutte, dalla più lieve alla più pesanti. Si può affermare che quella decisione si è rivelata un successo eclatante, 
"Prima di depenalizzare l’uso personale di stupefacenti, il Portogallo aveva un alto tasso di tossicodipendenze. Oggi -scrive Greenwald- “ha il più basso tasso di consumo di marijuana in Europa e uno dei più bassi di cocaina” che hanno diminuito, ovviamente, anche gli effetti delle patologie connesse all’uso di stupefacenti, come la trasmissione di Hiv, epatiti e morti da abuso.
Da quando in Portogallo non è più un problema di politica criminale, l’uso di droga è divenuto un problema di natura medico-assistenziale. Le persone trovate in possesso di stupefacenti,  scrive Greenwald, non sono più arrestate o trattate come criminali. Al contrario, vengono inviate davanti una commissione di esperti medici, che gli offre l’opportunità, senza obbligarli, di accettare un trattamento di recupero finanziato dallo Stato.
Ciò ha anche consentito di abbattere quella barriera di paura che divide gli agenti dalla cittadinanza, che inibiva l’accettazione di percorsi di recupero da parte dei tossicodipendenti, oltre che il successo di campagne di prevenzione. Inoltre  secondo il giurista americano trattare la dipendenza da droga come un problema medico, piuttosto che un problema penale, è il modo migliore di affrontare la questione. Il counseling è molto più efficace della prigione nel convincere un tossicodipendente a non fare più uso di droghe. Infine i risparmi di spesa pubblica conseguiti dal non dover mantenere gente inutilmente in carcere, possono essere utilizzati per implementare programmi di trattamento efficaci, o servizi, come cliniche di disintossicazione.
La depenalizzazione dell’uso personale di stupefacenti e il recupero dei tossici spezzerebbe le reni alla criminalità organizzata del nostro Paese. Ed alleggerirebbe l'enorme spesa  carceraria per la  detenzione di "drogati", nonché aiuterebbe a sveltire le maglie della "giustizia" intasate da lunghi e inutili processi. 
(Redazione)

Uomini ed animali come vivevano insieme un dì.... nella natura


Penso a quando si viveva in modo semplice e naturale, ma non per questo meno appagante (tranne per chi a 9 anni doveva fare la guardia alle pecore per tirare avanti – ma che genitori o che situazione aveva quella persona? Mia nonna a 9 anni faceva la sfoglia e badava ai fratelli, ma in campagna ci andavano suo padre e sua madre! Sempre molto meglio che badare solo alle pecore).
Ormai ci siamo fatti prendere da un ingranaggio che si autoalimenta e non mi sembra che ancora ci sia abbastanza coscienza per cominciare almeno a scardinarlo, ammesso che l’essere umano lo voglia.
Una volta si viveva in una comunità piccola o piccolissima, i mezzi di produzione erano limitati, ma si aveva comunque bisogno di soddisfare i bisogni essenziali che sono simili a quelli degli animali, in fondo: mangiare, bere (nutrire il corpo), tenersi puliti, proteggere il corpo, avere un riparo, riprodursi e allevare la prole, preparandola per la vita. Da sempre l’uomo, poi, a differenza degli animali ha avuto l’estro di manifestare qualcosa di altro, la sua intima natura, con mille mezzi, la musica, la scrittura, la scultura, la coltivazione di piante ornamentali, dando manifestazione all’amore per il bello (e possibilmente buono).
Per svolgere queste attività non ci sarebbe bisogno di altro che di quello che la Natura (quella che io considero la Madre) ci ha dato: mani, braccia, gambe, occhi, voce, terra, acqua, aria, fuoco, legno e tutte le loro combinazioni possibili.
Ognuno era capace di fare diverse cose e pur nella divisione dei compiti all’interno della comunità, la sopravvivenza nella singola famiglia o meglio ancora nella comunità, era garantita, a parte durante le calamità naturali.
La divisione dei compiti e l’industrializzazione (di cui la catena di montaggio è l’emblema più disumano e tragico) ha portato alla contrapposizione tra gli esseri umani, alla sostituzione del baratto con la moneta e alla tendenza a far valere sempre di più il proprio lavoro o il proprio servizio a discapito di quello degli altri………….
Faccio un’ipotesi assurda, quasi fantascientifica: se un allevatore, un piccolo allevatore (12 bovini all’ingrasso, per esempio) sapesse che allevando un bovino per 30 mesi durante i quali consuma un tot di quintali di foraggio, acqua e altri beni di produzione  può avere in cambio, che so, un armadio fatto dal falegname del stesso paese, che conosce e del cui lavoro ha fiducia, non avrebbe bisogno di imbrogliare.
Una volta c’era una pubblicità molto acuta che diceva : “La fiducia è una cosa seria che si da alle cose serie”…. pochi produttori si azzarderebbero oggi a fare una pubblicità del genere, la fiducia è una condizione che raramente si ha e si da e sembra quasi che i mezzi di stampa non facciano altro che sobillare la non- fiducia dei consumatori verso i produttori, probabilmente per fare in modo che questo sistema di controlli, costosissimi, tra l’altro, si mantenga in vita continuando a vivere su se stesso, dandosi la motivazione della necessità della propria esistenza. 
Ci sarebbero altre cose da dire sul discorso vegetariano e non vegetariano  e  -in fondo- il discorso non si applica solo all’allevamento, ma a tutto il sistema economico-produttivo e poi, non so, non sono un economista. … La strada verso la verità  è fatta anche di buche e di rami posti di traverso e fra inciampi e cadute, si va….. dove si va? Chi mai lo sa?
Dr. Antonio Lamarca

Ultimo atto per la nascita del Grande Israele: il ritorno a casa dei "marrani"



Premessa - Uno scritto molto opportuno che ci  fa capire due cose. La prima riguarda Torquemada. Sapevo che il personaggio era ebreo, marrano meno non si sa. Oggi so che le persecuzioni contro i Marrani erano ambivalenti. Da una parte dovevano servire a bloccare interferenze ideologiche nella dottrina della Chiesa. Infatti gli auto da fé riguardavano solo gli intellettuali. Ma servivano anche a dissuadere gli ebrei dal farsi marrani. Per quanto riguarda i cristiani rinati, quelli ossequiati da Bush, sappiamo finalmente il significato del termine. GV 

"O ETERNO FA TORNARE I NOSTRI CHE SONO IN CATTIVITA’, COME TORNANO I FIUMI NELLA TERRA DEL NEGEV” (Salmo 126:4)
L’ultimo esodo: la restaurazione dei marrani.
Questo salmo profetico parla di un ritorno di Israele nel mezzogiorno del paese, ma insieme parla di fiumi che irrigheranno il deserto del Negev.
Molti profeti parlano della restaurazione finale del popolo d’Israele sulla sua terra , che precederà il Ritorno del Messia e la Sua glorificazione.
Nel corso della nostra vita abbiamo visto, non solo la rinascita della Nazione d’Israele, ma anche ondate di emigrazione e restaurazione su Heretz Israel.
Dalle ceneri della morte dei campi di concentramento, i profughi dell’Europa sono rifioriti e hanno fatto rifiorire la terra d’Israele che noi oggi ammiriamo.
Solo 20 anni fa, quello che sembrava l’impero chiuso della cortina di ferro, l’Unione Sovietica, si sbriciolava come un castello di sabbia rilasciando milioni di Figli di Israele che sono poi tornati ad abitare la terra dei padri.
Tuttavia, anche in quelli che leggono la Bibbia, si infiltra una mentalità incredula che prende per ovvie le profezie anche quando si avverano, ma ne dubita quando sono annunciate.
L’esistenza della Nazione di Israele oggi è data per scontata da quelli che un secolo fa erano increduli e avversari, a cominciare dagli studiosi della Bibbia. Ma gli stessi sorridono all’idea profetica di un completo ritorno d’Israele sulla terra. I cristiani sono più interessati alla vita eterna e al regno dei cieli che al Regno di Dio.
Oggi siamo davanti a un’altro passaggio profetico che sfida la nostra fede e seppellisce il cinismo degli increduli.
Il profeta Isaia al cap. 61 v.8 fa un annuncio specifico: “Chi sono costoro che volano come una nuvola, come colombi verso il loro colombario? Sono le isole che sperano in me, ed avranno alla loro testa le navi di Tarsis, per ricondurre i tuoi figli da lontano col loro oro e col loro argento, per onorare il nome dell’Eterno , tuo Dio, del Santo d’Israele, che ti avrà glorificata.”
Dal tempo del profeta Jona ,Tarsis è inequivocabilmente una città fenicia della Spagna.
Dunque il profeta sta affermando che negli ultimi tempi il Signore farà volare come colombi i discendenti dei deportati dalla Spagna, per stabilirli sulla terra d’Israele al solo scopo d’onorare il Nome del Signore. Più chiaro di così? Chi può porre le sue obiezioni?
L’ultimo esodo sarà più grande dei primi e soprattutto sarà quello che precederà la glorificazione del Messia Gesù. Stiamo parlando del riconoscimento e del ritorno degli ebrei Marrani, i discendenti di Sefarad- Spagna.
Oggi si calcola che un numero impressionante, nell’ordine di milioni, di Marrani-Anussim siano discendenti dagli ebrei di Spagna perseguitati e torturati dall’inquisizione cattolica.
Fino ad oggi non sono stati riconosciuti come ebrei, ma oggi lo Stato d’Israele sta seriamente considerando la loro appartenenza al popolo eletto e il loro diritto a ritornare sulla terra.
Da dove origina questa storia?
Dopo la distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio, i generali dell’imperatore Tito portarono con sé, come bottino di guerra, migliaia di schiavi Ebrei. Di questi molti finirono sul mercato degli schiavi dell’epoca, lungo le coste del Nord Africa e in Grecia. Di ciò ci parla il profeta Gioele al cap. 3. Cinque mila di loro andarono a coltivare le tenute agricole dei generali romani nella città di Oria (Taranto), altri 5 mila a Siracusa, più di 30 mila furono deportati nella città di Cartaghena nella Spagna del Sud.
Dal 70 D.C. al 1492, anno della loro cacciata dalla Spagna in seguito al decreto di espulsione di Granata firmato da Ferdinando e Isabella la cattolica, i Giudei della Spagna rimasero e prosperarono sotto la dominazione musulmana. Ciò era possibile grazie alla legge del Dimi (diritto di tutela previsto dal Corano), che proteggeva i non musulmani in cambio di una tassa e accordava loro condizioni di vita più sopportabili di quelle inflitte dal dominio cattolico.
Per questo motivo, all’inizio dell’età moderna la maggioranza del popolo d’Israele si trovava in Spagna, da dove si disperse e fuggì in tutta Europa.
L’ottusità teologica del cattolicesimo romano e la nascita dell’idea-nazione formata da un solo popolo legato al concetto di patria e religione, provocò in Spagna fra le più grandi persecuzioni contro il popolo d’Israele e contro le minoranze.
L’anno cruciale fu il 1391, detto della disputa di Tortona, in cui i rabbini ebrei furono costretti a difendere i principi della religione di Mosè contro i dogmi tenebrosi di teologi cattolici.
Il risultato fu la sobillazione delle classi popolari contro le Giuderie con inevitabili massacri e persecuzioni di ogni genere.
Davanti a tanto orrore molti ebrei accettarono il battesimo, nella maggior parte forzato, e in alcuni casi volontario. Nacque così una nuova categoria, quella dell’ Ebreo detto Marrano.
Volgarmente questo termine era usato dal popolino cattolico per apostrofare come Maiali i giudei. Nei fumetti Zio Paperone apostrofava il povero Paperino dandogli del “Vil Marrano” quando non soggiaceva alle sue aspettative.
In realtà il termine Marrano dagli ebrei veniva usato nel significato aramaico e cioè Signore.
Tra i Marrani vi erano coloro che speravano e aspettavano la venuta del Signore: Maran Atà. La persecuzione subita e la salvezza ritrovata, erano un motivo fondante della religione di questi Marrani, che avevano così la consolazione che il Signore non li aveva abbandonati. Dalla consolazione e dal credere nella venuta del Messia che porta la pace, e nel regno Millenario, trassero origine i movimenti messianici, soprattutto nel ’500, con al centro l’idea della restaurazione d’Israele: molti di loro cercavano di raggiungere la Terra promessa per assistere al ritorno del Messia. E’ per questo motivo che oggi possiamo ammirare le meravigliose sinagoghe Sefardite di Safed, dove ancora oggi si celebra in lingua castigliana.
Tornando al XV secolo in Spagna, l’effetto imprevisto delle conversioni e dei battesimi di massa fu che ai Marrani, che mantenevano il loro giudaismo, ma professavano la loro fede in Gesù, furono accordati i diritti civili di tutti gli Spagnoli. I Marrani battezzatisi poterono affermarsi socialmente ed economicamente, così videro spalancarsi le porte per tutte le professioni della Spagna di allora.
Di fronte a questo si assistette alla rivolta della nobiltà spagnola, gli Hidalgo indolenti e passivi, che si videro sorpassati dal successo e dall’ascesa dei Marrani, divenuti intanto banchieri, consiglieri del Re e persino vescovi e cardinali, raggiungendo posizioni sociali invidiabili.
In risposta a questo fenomeno nacque l’Inquisizione e l’invenzione di un concetto diabolico: il cristianos nuevos o conversos.
Nell’idea del fondatore dell’Inquisizione, il domenicano Torquemada, confessore della regina Isabella, poteva essere cristiano solo chi aveva ascendenze cristiane, così che tutti quelli che si erano convertiti e battezzati, ma avevano i nonni ebrei, non potevano più essere riconosciuti come sudditi cattolici.
Un’assurdo teologico aveva creato un nuovo tipo di vittima-martire, il Marrano o Anussim (Violentato). Prima si chiedeva di convertirsi e battezzarsi, poi si diceva che era impossibile essere cristiani se non si aveva un nonno cristiano. Nacque il concetto di “limpieza de sangre”: si era cristiani solo per discendenza e per appartenenza etnica e ogni mescolanza matrimoniale era vietata. Un triste anticipo della purezza della razza, praticata nefastamente dal nazi-fascismo.
Quelli che si erano battezzati, essendo portatori del “sacramento” del battesimo, dovevano essere indagati e torturati perché non si poteva permettere che il battesimo fosse “profanato”. Chi era sospettato di pratiche giudaiche nascoste veniva messo al rogo.
Si accesero i roghi e gli auto da Fè e migliaia di ebrei battezzati furono catturati, torturati e bruciati.
Di fatto agli ebrei vennero confiscati i loro beni che finirono nelle casse dell’Inquisizione e del re. Il Papa stesso che aveva autorizzato l’inquisizione cercò di porvi un freno. Fu lì che iniziò il calvario del popolo Marrano che cercò in tutti i modi di sfuggire alla persecuzione e di salvare la vita e i beni.
Da una parte trattati come rinnegati apostati dai fratelli ebrei per aver cercato la salvezza col battesimo, dall’altra venivano indagati come finti cristiani dai cattolici. Si formò così un nuovo popolo con una doppia identità, giudeo-cristiana, che doveva salvarsi tra incudine e martello.
A ben vedere si riapriva quell’antica  divisione all’interno del popolo d’Israele che si era verificata al tempo degli Apostoli  tra chi credeva in Yeshua e chi no. Quella volta fu a causa della persecuzione dei romani.
La prima ondata migratoria dalla Spagna si indirizzò verso il Portogallo. Sei anni dopo, il figlio del re del Portogallo sposò la figlia di Ferdinando re di Spagna, che pose come condizione di nozze la persecuzione dei Marrani che abitavano in Portogallo. In un solo rogo a Lisbona furono bruciati migliaia di Marrani, davanti alla cattedrale cattolica che cantava le lodi a dio.
Stessa sorte toccò agli ebrei dell’Italia meridionale, che a quel tempo era sotto il dominio della Spagna. Ogni decisione presa in quel paese aveva ripercussioni analoghe nel Regno di Napoli.
Furono quelli gli anni delle grandi scoperte geografiche di Colombo, Vasco de Gama, Magellano, Vespucci, Cabral, che a scuola ci vengono raccontate come l’epopea delle grandi scoperte, che in realtà furono dettate dalla necessità di trovare delle vie di fuga dalla persecuzione. Colombo stesso era un Marrano e molti membri degli equipaggi erano giudei.
In seguito all’instaurarsi della Inquisizione in Portogallo,  i Marrani da commercianti quali erano, fuggirono verso i grandi porti del Mediterraneo e del nord Europa, e in seguito verso le nascenti comunità delle Americhe.
Grazie alle loro abilità mercantili si stabilirono in città come Napoli, Genova, Venezia, Livorno, Ancona e altri principati dell’Italia rinascimentale; e inoltre Salonicco, Tunisi, Costantinopoli, Anversa, Amsterdam, Amburgo ecc. Questi porti abitati da comunità di famiglie Marrane imparentate tra loro, divennero i nodi di una fiorente rete commerciale che andava dal Mediterraneo, all’Atlantico, al Mare del nord. Nacquero nuove città come Livorno e Pesaro.
Ancora una volta dove il peccato dell’Inquisizione era abbondato, la grazia e la prosperità sovrabbondarono. Nacque una classe di ricchi mercanti che facilitavano l’accoglienza e la fuga di correligionari meno fortunati. Fu in queste circostanze economiche che la repubblica di Venezia affidò a loro i commerci e nacquero le lettere di credito e gli assegni (cosa che lasciava sbigottiti i pirati che non trovavano più l’oro a bordo dei navigli). Nelle nuove città aveva grande valore la libertà di religione, per cui molti ritornarono all’ebraismo, mentre molti altri si convertirono al protestantesimo. Venezia grazie a loro divenne il più grande mercato di libri e Bibbie poliglotte, Nuovo Testamento incluso. La prima copia del Corano fu stampata a Venezia e non in un paese arabo.
La fede biblica si coniugava con la tolleranza.
L’inquisizione era però così accanita contro i Conversos o Cristianos Nuevos che li raggiungeva anche nelle nuove città. Fu così che il Gran duca di Toscana Cosimo dei Medici, inserì nelle Patenti livornine la clausola che la città di Livorno era aperta a tutti, ma interdetta ai soli gesuiti, per proteggere i suoi ricchi e operosi ospiti Marrani dalle persecuzioni dei tribunali papalini.
L’inquisizione formò tribunali in Spagna, in tutti i paesi del Sud America e d’Italia celebrando processi e praticando la tortura e il rogo fino al 1800.
In tutto questo tempo la caratteristica della religione di un aparte dei Marrani era quella di ebrei che credevano ancora in Yeshua di Nazaret come il Messia d’Israele. In tutti i paesi latini, compresa l’Italia meridionale, l’osservanza della Torà era un culto clandestino.
Grandi Marrani furono Baruch Spinosa ad Amsterdam e Abrabanel a Napoli e Venezia.
La storia dei marrani negli ultimi due secoli si obnubilò nell’assimilazione, ma sappiamo che grandi masse di Marrani emigrarono in tutte le colonie spagnole, dal Messico al sud America, e dall’Italia meridionale furono definitivamente cacciati dal viceré spagnolo del regno di Napoli nel 1510.
I Marrani che rimasero per forza di sopravvivenza si assimilarono ai cattolici, ma mantennero il fuoco giudaico sotto la cenere.
Cosa accade oggi.
Come dice il profeta Abdia al verso 22: “i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad (Spagna) possederanno le città del Neghev… e il Regno sarà del Signore.”
Le sue parole sono scritte nei cieli e dunque si adempiranno. Il salmo 126:4 parla di un ritorno nel Negev e il profeta Geremia 32: 42-43, inequivocabilmente parla di una terra che sarà riscattata e ripopolata.
Oggi assistiamo ad una pioggia dello Spirito Santo per cui migliaia di credenti evangelici ritrovano la loro origine e benedizione giudaica, riscoprendo le loro radici ebraiche e chiedendo di essere parte del Popolo di Israele con la prospettiva di andare ad abitare e fecondare la terra del sud di Israele.
Siamo davanti all’ultimo esodo che si compirà secondo le promesse che il Signore ha assegnato ai discendenti degli schiavi di Spagna.
Oggi vi sono migliaia di cristiani nati di nuovo che in più sono discendenti dei Cristianos Nuevos, cioè discendenti d’Israele, figli degli ebrei di Spagna, Brasile, Messico, Stati Uniti, Olanda, Spagna, Italia e altri paesi del Mediterraneo. Sono credenti in Yeshua che portano il segno della benedizione d’Israele.
La salvezza è per grazia mediante la fede, ma le promesse di Dio sono secondo il patto e le benedizione dei Padri. La Parola del Signore non cadrà a vuoto ed Egli non permetterà che la benedizione della Promessa fatta ad Abrahamo, Isacco, Giacobbe e David cada a terra.
Lo stato d’Israele nella sua accondiscendenza verso il giudaismo ortodosso chiede che chi vuole appartenere ad Israele deve “ battezzarsi giudeo”. Ma i credenti in Yeshua, che si sentono figli di Israele a causa delle benedizioni dei Patriarchi, dei loro cognomi, del DNA o della testimonianza di famiglia, vogliono essere accettati nella loro libertà.
Non vogliono subire per la seconda volta una conversione forzata! Chi è l’uomo che può giudicare le promesse e la discendenza della famiglia di Dio?
Un tempo nuovo è giunto, l’ultimo Esodo sta per cominciare e un popolo attraverserà il grande mare.
J.M.

Calcata: furto di mutande in piazza... e la storia dell'indumento più sexy


Calcata - Furto di mutande in piazza

Ricordo a Calcata, parecchi anni fa, la lite furibonda fra due donne, che si contendevano lo stesso maschio e si accusavano l’una l’altra di furto di mutande… Cioè la prima (quella che era stata lasciata) accusava la seconda (l’accaparritrice dell’ex  marito) di essersi fregata un paio di sue mutandine stese ad asciugare nella pubblica via, per ignoti (ma sospetti)  motivi di carattere sessuale…. Quella lite in piazza fece scalpore nel vecchio borgo.. ma  in fondo rimpiango quei tempi gloriosi in cui ci si contendeva la preda in modo “naturale”, ovvero quando i maschi cercavano le femmine e le femmine i maschi, mentre oggi la  maggioranza dei calcatesi acquisiti è composta di unisex o gay. Ma forse anche per loro le mutande sono rimaste un simbolo…
Paolo D’Arpini
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Questo indumento così misterioso e sexy: le mutande
Se pensiamo all’ origine della parola latina “mutanda” vuol dire  qualcosa da cambiare. Soltanto intorno al 500 venne introdotto l’uso e l’ utilizzo tra le donne delle famiglie nobili. Nel corso dei secoli, hanno sempre fatto parte  del guardaroba della donna, ma sino al 700 lo si considerava un indumento inutile e sconveniente.
Fu Caterina de’ Medici che inventò i cosiddetti  mutandoni che coprivano le gambe delle donne  durante le lezioni di equitazione. Dall’Italia poi questa moda si diffuse velocemente per tutta l’Europa. In questo periodo divennero  il capo per eccellenza delle prostitute, poiché venne reso obbligatorio per questioni di igiene e di decoro pubblico. Le prostitute dell’ epoca se ne facevano un vanto, lasciandole intravedere dagli spacchi delle gonne, o le mostravano tirando su la gonna.  Ed è per questo motivo, che scomparvero nell’uso delle nobil donne. Presero così il nome di braghesse, erano lunghe sino al ginocchio, ricamate, ed impreziosite da tessuti in oro ed argento, con nastri e talvolta pietre preziose. Divennero ben presto segno di frivolezza e la chiesa le bandì considerandole indumenti volgari. 
Solo dopo il 700  tornarono a far parte del guardaroba di tutte le donne , diventando uno strumento di seduzione inteso in senso moderno. Le donne possono così trasformarsi in seduttrici, agli uomini si sa piace ammirare la biancheria intima, body trasparenti, corsetti e negligeè nei colori rosso, nero trasparente c’è solo l’imbarazzo della scelta intimo,  spirito o romantico e comunque seducente. Adottare anche la tattica perché no del vedo non vedo che da sempre conserva il suo fascino.
Rita De Angelis

Pensieri elevati fra spirito e materia



Zygmunt Bauman: Nel tempo della “modernità liquida”, i punti di riferimento si sciolgono in un indistinto “reale”. In esso la memoria di ciò che è stato perde la sua “solidità” che diventa, per così dire, “incolore”.

Brian Stock: L’atto di porre per scritto il passato di una società equivale a ricrearne la cultura… L’organizzazione della tradizione riflette il bisogno di dare una definizione intellettuale a una realtà socio-geografica. L’influenza del passato non è solo legale e culturale. E’ anche spaziale. Essa si esprime in Terra e Popolo che hanno una collocazione geografica e possono ritenere di essere divinamente predestinati a rispecchiare una particolare tradizione.

Giacinto Auriti: Quando un popolo ha perso la consapevolezza del perché deve vivere, tutte le sue scelte ed i suoi comportamenti, non essendo finalizzati, finiscono per essere egoisticamente strumentalizzati dai gruppi di potere.

Edgar Morin: Quali che siano gli sviluppi futuri della microfisica, non si ritornerà più all’evento semplice, isolabile, indivisibile…Si tratta di far nascere una nuova concezione della scienza, che contesti e sconvolga le pietre angolari dei paradigmi e, in un certo senso, l’istituzione scientifica stessa. L’informazione non è una cosa inscritta in un segno, ma una relazione attiva che esiste solo in e attraverso un processo organizzazionale. Il Gene non risolve il mistero dell’auto-organizzazione, ma lo pone nella sua complessità.

Gregory Bateson: La logica e la quantità si dimostrano strumenti inadeguati per descrivere i fenomeni dell’organizzazione biologica e dell’interazione umana.

Carl Gustav Jung: L’ipotesi dello Spirito non è per nulla più fantastica di quella della Materia.

William Blake: I saggi vedono i contorni e perciò li tracciano.

Erwin Schroedinger: La vita è il più bel capolavoro compiuto da Dio secondo le linee della meccanica quantistica.

Richard Feinmann: Ciascuna delle particelle del tessuto rivela l’organizzazione della tappezzeria nel suo insieme.

Lewis Mumford: L’invisibile è altrettanto reale, presente, significativo del visibile.

Ludwig Wittgenstein: L’inesprimibile costituisce forse lo sfondo sul quale ciò che ha potuto esprimere acquista significato.

Novalis: Il presente non è affatto comprensibile senza il passato e senza una grande misura di formazione, una pienezza dei sommi prodotti, del più puro spirito della nostra epoca e dell’epoca primeva, e un’assimilazione, da cui sorga lo sguardo profetico dell’uomo.

Donald Duck: La saggezza non è l’ultima parola della saggezza.

Ugo Spirito: Questo estraniarsi della scienza dalla vita non ha potuto non incidere sullo stesso abito mentale dello scienziato che ha finito per esaltare la sua apoliticità come il colpo dell’obiettività. Ne è venuta fuori una sorta di positivismo economico e giuridico che è espressione più evidente della passività della scienza e della sua funzione sempre più accessoria e irrilevante. La preoccupazione dello scienziato è diventata esclusivamente quella di accogliere nei vecchi schemi il nuovo contenuto della realtà, forzandolo come in un letto di Procuste, con la convinzione dogmatica della riducibilità del nuovo al vecchio.

Fatto è che gli economisti, più degli altri, vivono al centro della società borghese, nella peculiare atmosfera adatta a coltivarne i pregiudizi ideologici, e finiscono con l’essere, anche senza averne chiara coscienza, i difensori più accaniti dei privilegi capitalistici. E’ una deformazione mentale ormai connaturata, che toglie ogni possibilità di distinguere l’essere dal dover essere e fa scambiare la contraddizione della situazione di fatto con la legge dialettica della realtà.

Mario Timio: Diagnosticare significa riconoscere il già conosciuto…. Il non-medico e il dilettante possono aver letto e studiato tutto sulla stenosi mitralica, ma non sono in grado di porre diagnosi di stenosi mitralica. Perché? Perché…”le osservazioni cliniche, come tutte le osservazioni,sono interpretazioni alla luce di teorie, e unicamente per questo motivo esse sembrano sostenere le teorie alla cui luce vengono intese.” Con queste parole, il filosofo Karl. R. Popper nell’introdurre il concetto fondamentale che lo scienziato approda a qualsiasi osservazione solo se ha delle teorie in testa, rigetta il metodo dell’induttivismo applicato alla scienza e quindi alla medicina clinica. In medicina, come in ogni branca della scienza, Popper insegna che esistono problemi-teorie-critiche-controlli. La diagnosi si pone quindi come un’attività tesa a risolvere problemi.

C.Michael-Titus: La vita di un essere umano comincia nel momento in cui essa significa qualcosa per un altro essere umano.


Pensieri raccolti a  cura di Georgius Vitalicus 

Il codice dell’anima di James Hillman - Recensione




Lo psicologo americano, James Hillman,  con propensioni mistiche, ci conduce – con altalenanti risultati in quanto alla scorrevolezza del testo e alla digeribilità dell’argomento- in uno studio appassionato dell’impronta particolare dell’anima, alla luce soprattutto di quella che lui definisce la “teoria della ghianda”; secondo la quale ciascuno di noi possiede, in nuce, tutte le qualità e le caratteristiche per dispiegare – a livello potenziale – le capacità di realizzare quel tracciato che ci appartiene e che è solo ed unicamente nostro.

Per chiarire il tutto Hillman chiama in causa, fra l’altro, l’antico concetto socratico del “daimon”, presenza che ci accompagna fin dalla nascita se non prima e che corrisponde nient’altro che al maestro interiore di altri livelli di linguaggio.

A tratti irresistibilmente affascinante e concettualmente potente, il libro scivola a volte in ripieghi di ordine piuttosto inconsulto, presentando così una lettura che si dibatte fra alti voli dell’anima e piatte distese di quasi-banalità e di noia sconcertante, soprattutto quando l’autore si lascia prendere la mano dell’intellettualità e affoga la prosa in elaborate evoluzioni verbali che rivestono, a mio parere, un’impotenza espressiva camuffata da incomprensibile ad arida concettualità di livello astratto.

Direi però che l’idea alla base di questo trattatello è di vasta portata e ci si può facilmente riconoscere in essa, imparando ad amare un po’ di più e un po’ meglio questa sconosciuta e meravigliosa compagna, l’anima.

“Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un’immagine che è l’essenza di quella vita e che la chiama ad un destino”    

Simone Sutra 

La necessità del caso di Jean-François Vèzina - Recensione


 


Ancora il tema della sincronicità, però affrontato in maniera piuttosto originale, cioè dal punto di vista degli strani “incontri” che costellano la nostra vita e ci mettono a confronto con situazioni che spesso non riusciamo a catalogare, per la loro evidente appartenenza a un livello di strutturazione estranea a quelli che sono i parametri abituali della ragione, del buonsenso, della premeditazione; in una parola, del determinismo di cui siamo – per abitudine tramandata dall’ufficialità culturale – adepti (o forse la parola è: “assuefatti”?) senza riserve, come unica fonte riconoscibile da cui scaturisce la realtà.

L’autore, psicologo canadese, ci dimostra che, elevandosi un tantino da questa prospettiva frustrante, è possibile riconoscere nel cosiddetto “caso”  l’impronta dell’incontro fra la nostra psiche, i nostri sconosciuti e latenti “poteri” di attrazione di una determinata realtà in un determinato momento, e quelle forze che vanno al di là, semplicemente, di qualsiasi comprensione e che si possono attribuire a una misteriosa quanto misericordiosa propensione cosmica ad assisterci nel raggiungimento dell’obiettivo dell’individuazione del sé.

L’interazione fra queste due polarità (noi e l’universo) partorisce, in alcuni momenti topici della nostra vita, questi incontri che mai si potrebbero verificare secondo una lettura della vita impostata sulla logica, sulla linearità, sulla consequenzialità.

“Noi prendiamo coscienza di evolvere in un sistema più grande di noi quando si verifica una coincidenza sbalorditiva che sembra far eco a un ordine di senso che ci trascende e che tenta di riorganizzare la nostra vita seguendo corridoi misteriosi”.  

 Simone Sutra