Ospitaletto 2010 - Memoria del primo Incontro Collettivo Ecologista ed alcune frasi di Nisargadatta Maharaj


Tra pochi giorni, siamo ai primi di giugno 2014, Caterina verrà giù a Treia a prelevarmi per andare assieme a Montesilvano, in Abruzzo, dove ci aspetta Michele Meomartino per la quinta edizione dell'Incontro Collettivo Ecologista. Questi incontri iniziarono come prosecuzione dei precedenti Incontri della Rete Bioregionale Italiana, quando ad un certo punto, avendo la Rete subito una scissione con l'abbandono di Giuseppe, Etain ed altri, decidemmo che in qualche modo l'azione bioregionale ed ecologista di noi restanti nel gruppo si qualificasse un po' più apertamente su temi ampliati alla spiritualità della natura, all'alimentazione naturale, al convivere solidale, etc. Perciò iniziammo una nuova serie di appuntamenti collettivi che venne poi denominata: "Incontro Collettivo Ecologista".  
Questo resoconto che segue, di Caterina Regazzi, è relativo al primo di questi nuovi "incontri", si svolse ad Ospitaletto in Emilia.. (Paolo D'Arpini)

Il 19 giugno 2010, a casa di Marco e Valeria ad Ospitaletto sono state pronunciate spesso, molto spesso, due parole: comunità e condivisione.  A me queste due parole ne fanno venire in mente altre due: famiglia e vita. Dopo alcune ore di tensione, nella giornata precedente, mi sono goduta la mia presenza in quel luogo, con quelle persone, in quel tempo, cronologico e metereologico, e non c’era niente che non fosse perfetto così com’era, niente di più e niente di meno era desiderabile. Anzi, niente, in assoluto, di diverso, era desiderabile. Era perché c’eri tu? Era perché non è piovuto? Era perché le due dolcissime bambine sono state tranquille e non hanno pianto? Era perché il cibo era sufficiente e buono? O era semplicemente perché la vita è perfetta sempre e comunque, comunque si manifesti?

Intervento letto pubblicamente all’incontro:

CONFESSIONI DI UNA DONNA CHE SI SENTE BAMBINA IN VISTA DI UN INCONTRO TRA AMICI VECCHI E NUOVI

Qualche giorno fa, una domenica mattina (il 13 giugno) mi domandavo e lo domandavo anche con Valeria il giorno precedente se avessi dovuto, in questa occasione, dire qualcosa. Parlo poco in privato, a meno che non abbia proprio qualcosa di preciso da dire, e ancora meno in pubblico, dove per pubblico intendo un gruppo di più di 4-5 persone.

Faccio fatica a “fare un discorso”, riesco solo a dire dei pensieri “puntiformi”, forse è una specie di dislessia la mia, ma io devo prima fare nascere il pensiero e poi dirlo, poi un altro e dirlo, ecc. sapete quando per ridere si dice che gli uomini hanno un neurone solo e non riescono a fare due cose contemporaneamente, mentre le donne riescono a farne tante tutte insieme? Forse sotto sotto sono un uomo, allora, perché io non riesco a fare due cose insieme. Per esempio, mentre  guido non mi piace parlare. Qualcuno mi dice: fai quel viaggio avanti e indietro da e per Calcata da sola, ma non è stancante? Quei viaggi per me (e forse fra un po’ mi mancheranno) non mi stancano affatto, anzi, sono dei viaggi col corpo, con la mente e con lo spirito , durante i quali, mentre sono TUTTA SOLA, la mente vaga altro che a 360 gradi, a 3600! E vorrei solo avere un registratore mentale, come in “Strange days” che registri quello che sto vedendo, pensando, immaginando, sognando.. E’ una specie di lettino dell’analista, in cui vengono alla superficie tante cose sommerse, tanto che , a volte, parto tutta felice e arrivo incazzata (vero Paolo?), altre volte partivo preoccupata e arrivavo tutta felice e serena, ecc.

Tutto questo cappello per dire, che, se volevo anch’io “dare il mio contributo” a questa giornata, forse era meglio che mi scrivessi qualcosa, a costo di apparire ridicola (e qui ci sta il discorso di come io mi giudico e per meglio dire che ora non mi giudico più – di tanto).

Perché siamo qui, oggi (per me)?

La storia, dal punto di vista della meccanica dell’idea dell’evento è semplice, ma non tanto. Mesi fa, dopo qualche tempo della mia frequentazione con Paolo e visto che lui non si decideva a “fare il salto” del viaggio incontro a me e io già mi vedevo fare la pendolare a vita o almeno fino a quando non mi fossi semplicemente stancata, Paolo stesso escogitò  questo escamotage di creare un motivo di giustificazione ulteriore, credo più nei confronti di se stesso che degli altri, o una spinta motivazionale aggiuntiva oltre alla mia semplice presenza qui. Devo dire che la cosa all’inizio mi seccò e non poco (ma viene per me o viene per fare, anche qui, un po’ la “scimmia”?, non è abbastanza la voglia di stare un po’ con me e di contraccambiare le visite che io gli faccio?). Poi le cose sono cambiate ad una velocità che  stento a mantenere (lui corre, dico io, da buon cavallo, scimmia e capra, anzi, galoppa e io, da buona cinghiala, arranco, sotto il mio stesso peso) e non ho più avuto questi “pensieri negativi”, ma il percorso non finisce mai ed il bello è proprio quello, altrimenti, che gusto c’è?

Quindi l’idea è stata sua, ma io l’ho fatta mia senza fatica, poi magari io ci vedo delle cose che possono anche non coincidere perfettamente con le sue e con le vostre, ma meglio così, no? E’ passato per me il tempo in cui guardavo con fastidio e sospetto quelli che non la pensavano esattamente come me ed infatti non andavo d’accordo o meglio non mi piacevano molte persone…… adesso mi piacciono quasi tutti, anche le  persone con cui sento di non poter condividere la vita.

Ecco, ho detto , anzi, l’ho scritta la parolina magica: “condividere”….. la vita...

Trascrivo anche quel pezzo di Nisargadatta Maharaj che ho letto:

Parlando di guerre ed altri orrori e di dolore:

V.: c’è un modo di porre fine a questi orrori?

M.: quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale. Verrà una nuova età dell’ora che durerà il tempo che dovrà e poi soccomberà alla sua stessa perfezione…

………

Sii libero da predilezioni e preferenze e non ci sarà più la mente con il suo fardello di dolore.

V.: ma io non sono il solo a soffrire, ci sono gli altri.

M.: Quando vai da loro con i tuoi desideri e le tue paure, non fai che accrescere il loro dolore. Innanzitutto liberati tu dalla sofferenza e solo in seguito potrai sperare di aiutare gli altri. Non hai neppure bisogno di sperare: la tua stessa esistenza sarà il più grande aiuto che un essere umano può dare ai suoi simili.

.........................................

E qui tanto per concludere con qualcosa che rientra nell'attualità ecco il programma  per il 21 e 22 giugno 2014:
Montesilvano - La sede di Olis che ospita  il Collettivo Ecologista



Schema per l’incontro collettivo ecologista del 21 e 22 Giugno 2014.  Olis – Montesilvano



CIBO E SOSTENIBILITA’  Analisi, riflessioni, proposte tra
natura, cultura, società ed economia


 

Sabato 21 Giugno 2014

Dalle ore 11.00 in poi

Accoglienza e sistemazione

 

Ore 16.00

Raccolta dei fiori

 

17.00 – 18.50

Testimonianze ed Esperienze dai territori  

Esempi di buone prassi e comportamenti virtuosi

 

18.50 – 19.10

Pausa

 

19.10 – 20.50

Tavola rotonda

 

21.00 – 22.00

Cena

 

22.00 – 23.00

Musica e Falò

 

 

Domenica 22 Giugno 2014

 

Ore 9.30

Seduta di Yoga

 

Ore 10.15 - 13.00 (Pausa 11.30 – 11.50)

Testimonianze ed Esperienze dai territori:

Esempi di buone prassi e comportamenti virtuosi

 

Prima di Pranzo

Battesimo Laico con l’acqua benedetta

A cura Adriana Gandolfi

 

Ore 13.00 – 14.00

Pranzo

 

14.30 – 16.00

Spazio Benessere olistico

 

16.00 – 17.30

Prospettive e progetti comuni

 

Ore 18.00

Saluti finali




Informazioni:

Associazione OLIS – Tel. 393.2362091 / michelemeomartino@tiscali.it

Rete Bioregionale Italiana – Tel. 333.6023090 / bioregionalismo.treia@gmail.com

Ode d’addio al Paolo D’Arpini, detto anche Saul Arpino, che silente sen va dal falisco Treja per congiungersi alla sibillina Treia



Paolo D'Arpini saluta Calcata

Visto il grande successo del revival di Calcataonline News:
http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/06/calcata-gli-alieni-non-son-piu-fra-noi.html

Riporto l'ultimissima edizione -giuro (anzi spergiuro)- con l'addio finale, prima della mia partenza da Calcata per andare a Treia, scritto dall'esilarante Georgius Vitalicus 


CANTAMI, O DIVA,
DEL DOTATO PRIAPUS
LA GIOIA CAMPESTRE
CHE INFINITE ADDUSSE
GIOIE AI CALCATI…..

E’ un poema che deve essere scritto nella quiete di una notte coperta dalla “nube di Islanda”, mentre si espande per l’aere il canto possente a tono baritonale di Priapus, che inonda, accompagnato dai suoni del Flauto di Pan,  i territori circonvicini: Mazzano, Faleria, Campagnano, Sacrofano, Sant’Oreste, fino a Martignano, lago sacro ai Sileni.

Canta infatti il Grande Priapo, dagli attributi possenti, teneramente abbracciato al suo coinquilino boschivo, Lupo Mannaro, proprio quello che ammansì Franceschiello d’Assisi, liberando il profeta dai vincoli del fondamentalismo religioso da cui era affetto..

Ed ecco la voce di Priapo che intona:

“Canta, Lupo Mannaro canta,

la nenia che tormenta tutti i cuori della tribùùùùùùùùùùùùùù..

Dice, tremando la tua voce

io non avrò mai pace questo amore è una schiavitùùùùùùùùù.

(Lupo Mannaro è infatti innamorato di Lupa Capitolina!)

Scende la sera e laggiùùùùùùùùùùùùùù

brilla una stellaaaaaaaa

ma il nostro amore quaggiù

non brilla piùùùùùùùùùùùùù”

(Caspita!! C’è la nube assassina!)

Comunque tutti noi frequentatori di Calcata Vegetariana, cioè; Cantori girovaghi, Minestrelli (mangiatori di minestre vegetali preparate da Saulo), Troubadours, Trovatori, Trovatelli, Trobadores (di… fungi, di tartufi e tartufelli), improvvisatori di facezie, naturalisti, naturisti, nudisti e vestitisti, vegetisti, vegetariani, crudisti e crudeli (seguaci di Crudelia Dè Mon), buccisti di banane (scivolatori e sciatori su prato), papagheni, amici di Bin Laden, Zorro, Primula Rossa e Zazà, seguaci degli Amish, fedeli di fantasy, horror e kukluxklan, flebotomi, cacciatori di serpenti e di faine, sifilografi (che scrivono di Sifilo, figlio di Niobe, ma anche di sifilide), carmelitani scalzi e carmelitani ben calzati (attenti ai primi: costruttori di conventi dietro ai quali far eseguire duelli all’ultimo sanguine)…

NOI TUTTI, fra poco orfani di cotale organizzatore, quale messer Arpino, cosa inventeremo? A te clamamus, PRIAPE, exaudi orationem nostram!

Georgius clamans ex Calcatae silva



Paolo D'Arpini  giunto a Treia

Calcata: “..gli alieni non son più fra noi".... - Rigurgito fantascientifico di Calcataonline News

Calcata - Attraversamento del fiume Rio, prima dell'addio....

Nei mesi di primavera ed inizio estate prima di lasciare definitivamente Calcata, nel luglio 2010, per trasferirmi a Treia, ci fu tutta una serie di incontri di commiato tenuti in varie parti della Tuscia. A Viterbo, ad esempio, si tenne l'inaugurazione della prima biennale d'arte creativa, con contemporaneo mio ultimo saluto. A Faleria ci fu la recita in piazza di Agenzia Fregoli.. ed ovviamente a Calcata stessa dove per il solstizio estivo ci furono tutta una serie di eventi con addii strappalacrime nel Centro Visite del Parco del Treja (a dire il vero erano tutti felici e contenti e nessuno mai mi chiese di restare). Allo stesso tempo, sul web, come ultimo ricordo di una mia presenza "aliena" fu pubblicata una edizione speciale di "Calcata on line News", proprio dedicata alla dipartita degli alieni... Divertitevi a leggerla
(Paolo D'Arpini)



Avevamo sperato in una vita breve, con fine incruenta, delle trasmissioni virtuali di Calcataonline News… ma come in “Hollywood Party” i folletti “Vitali” dei redattori si sollevano e declamano ad libitum… Colpiti a morte, tacitati in tutti i modi, tappate le bocche, incartate le dita, spenti i computers..  ma i “Vitali” continuano a produrre deliranti News… Stavolta è la volta degli alieni… e potevano mancare gli alieni a Calcata?

Macché… sono persino nominati nell’Home Page del sito del Circolo Vegetariano VV.TT. (vedi: http://www.circolovegetarianocalcata.it/)

Quindi ancora una volta a reti unificate ecco a voi l’edizione “fantascientifica” di Calcataonline News,  le notizie di cronaca  spiccia sono in calce al presente notiziario.

Ed ora proseguiamo senza pietà…

Schiere di astronomi, linguisti, matematici, filosofi, da decenni si interrogano su come comunicare correttamente con un alieno, per evitare equivoci. Intanto, però, vengono inviati nello spazio migliaia di messaggi in ordine sparso. Oltre alle trasmissioni TV che potrebbero essere il nostro involontario biglietto da visita cosmico. (Sylvie Coyaud).

NOTA, in attesa della trasmissione su Italia 1 del prossimo 1 luglio, dedicata agli “alieni”, occorre riflettere su quanto finora hanno fatto gli alieni sulla nostra Terra.

Cosa sono infatti le antiche divinità mediterranee se non alieni conosciuti da tutti i popoli? E questo andare su e giù delle divinità in questione, non sono forse piccoli viaggi spaziali? Io sono convinto che Noi potremmo avere ulteriori informazioni dal nostro amico e protettore PRIAPO! Proprio in questo momento s’ode l’aere circostante inebriarsi di un suono profondo, che sembra sgorgare dalla natura. E’ la voce maschia e baritonale di Priapo che, come una melodia di zampogna, si espande per i boschi, i campi gialli di messi mature, di calli, di collinette e di borghi arrampicati in cima ad improbabili e friabili rocce, come Calcata d’altronde. La stessa Voce che fu udita dal famoso Erasmus di Rotterdam, esperto in similitudini, quando giunse a Calcata, nel 1513 (Mense Dicembri, Anno MDXIII), alla ricerca del “preputius Christi”, onde scrivere un trattato sulla corretta conservazione dei prepuzi e prostate di santi e madonne).

Scriveva infatti Erasmus, nella lettera dedicatoria all’amico Pietre Gilles, pubblicata in anteprima sul ” Monitore di Faleria”, tessendo l’elogio della Metafora come strumento pedagogico per insegnare a scrivere bene, come sosteneva Cicerone. La metafora è l’artificio sommo che conferisce ad uno scritto non solo splendore, ma l’intera sua eleganza: e il “paragone” è una Metaphora esplicata, una metafora sciolta, distesa, adatta ed efficace in ogni tipo di scrittura. (Scrive pertanto l’illustre protagonista: Come le briciole di un cristallo non si possono assolutamente ricomporre, così è difficilissimo riconciliare coloro che da una strettissima confidenza passarono all’odio reciproco.

Orbene, è proprio qui, a Calcata, che il costruttore di metafore colse l’arcano che circonda questa straordinaria Civitas. Quando, per esemplificare, è invalso l’uso di nomare in istrano modo i Frati dermatologi (dell’Ospedale dell’Immacolata, giustamente da questi romiti, curanti cutanee macchie, invocata in quanto priva di macchie), e questo nomignolo essendo a loro dato dalla marmaglia romana quali “frati teppisti”, trattasi ciceronianamente di metafora in quanto giro di parole, perché da frati si giunge a frati trappisti e da questi alla già nomata teppisti.

Ordunque, essendo giunto con la propria carrozza, dalle brume di Rotterdam in quel di Calcata, avendo Egli ordinato al fiaccheraio di tirare le briglie ai corsieri, già provati dal viaggio, onde poter discendere per andare ad orinare nel prospiciente boschetto, da questo sentì provenire il canto melodioso che con intelligenza Erasmus non potè che attribuire ad una possente divinità: era proprio la vellutata voce di Priapus che così elevava i suoi gorgheggi al cielo:

“Un’ora sola ti vorreiiiiiiiiii…..

per darti quello che non saiiiiiiii….”

(Ma come poteva saperlo il pur esperto Erasmus non conoscendo egli la costumanza di Priapus a locarsi nei pressi del Tempio ove giaceva religiosamente conservato in una teca finemente arabescata dalle trepide mani di verginali romite, il prepuzio del Divin Fantolino??).

Udì egli invece un’altra voce elevarsi dal bosco incantato. Essa voce diceva:

“Ma l’amore noooooooo!!!

l’amore mio non puòòòòòòòòò

dissolversi nei gorghi del rio Trejaaaaaaa……”

Era dessa la voce di Lupo Mannaro, che in precedenza ebbi a significare quale amante di Lupa Capitolina- Ma Erasmus nol sapea e pertanto, credendo avere a che fare col diabolico Mephisto, amico di Fausto, l’intrigante alchimista, emulo di tale berluska o burlesca o matrioska, nella seduzione coattiva d’ingenuotte villane, si diede invettivamente ad apostrofarlo in latino: “FAUSTE! FAUSTE! IN AETERNUM DAMNATUS ES!!” Profilavasi pertanto, in mente a Priapus, di ricorrere ad un ossimoro o alla peggio ad uno jojaro. Egli infatti gorgheggiò:

“C’era un Grillo (Beppe) in un campo di lino,

la formicuzza glie ne chiese un pochettino…..”

Ed infine un po’ di programmatica spinta… Ricordiamo a tutti gli affezionati lettori di Calcataonline News che sicuramente l’edizione viene chiusa, anche perché il “direttore” emigra altrove. Nel prossimo futuro potrebbe nascere l’inserto Spilambertoonline News, oppure Treiaonline News, dipende dall’ubicazione dell’Arpinate. Nel frattempo invitiamo gli accorti lettori e collaboratori a visionare sulle carte geografiche le posizioni di Spilamberto (anticamente Spilimberto) che si trova in provincia di Modena e di Treia (anticamente Atreia) che é in provincia di Macerata, studiandone attentamente la storia e le origini.

Il 29 giugno 2010, alle h. 16.30, nel centro visite del Parco Valle del Treja a Calcata, si tiene una commovente cerimonia di commiato con la redazione e con il direttore Paolo D'Arpini. Nell’occasione verranno anche riferiti i veri avvistamenti di UFO, angeli, demoni ed altre entità più o meno paranormali che si sono verificati nei secoli e nei millenni, fra Calcata, Pizzo Piede e Monte Li Santi…

Ma non volendo entrare in tema di ermeneutica dell’affettività, al momento ci s’impone ad indurre il lettore a sospendere la lettura.

Georgius Vitalicus Veientis et Saulus Arpinate Calcatensis

Manifesto per una Nuova Ecclesia Universale e Naturale


Per una Nuova Ecclesia Universale e Naturale

L’Ufficio di Pianificazione Socio-Culturale Olandese prevede che entro il 2020 il 72% della popolazione non apparterrà ad alcuna confessione religiosa. Pare che questo allontanamento “in massa” da parte di molti credenti, che coincide con il declino delle vocazioni nel seno della Chiesa Cattolica ed il contemporaneo interesse verso le religioni orientali (Induismo, Buddismo, dottrine Yoga, comunità religiose, esoterismo, occultismo ecc.), sia in parte dovuto alla chiusura del mondo cristiano ai nuovi valori in difesa degli animali e dell’ambiente che caratterizzano le ultime generazioni.

E’ ormai ben difficile trovare cattolici praticanti tra coloro che lottano in difesa degli animali o dell’ambiente: infatti, per un animalista sarebbe un controsenso identificarsi in un organismo che dimostra indifferenza, se non disprezzo, verso la causa animalista. Perché un animalista dovrebbe seguire i principi del cristianesimo e non una religione orientale storicamente più sensibile e giusta nei confronti di tutte le creature? La stragrande maggioranza dei preti e dei cattolici considerano con sufficienza le esigenze morali e spirituali delle ultime generazioni, non percepiscono il mutare degli eventi, il valore del sentimento di chi condivide il dramma di tante creature vittime dell’uomo.

Nei dibattiti sulla legittimità etica di mangiare la carne, sconcerta la posizione ostile, refrattaria, proterva, di molti credenti cristiani o cattolici che con forza asseriscono la legittimità di utilizzare gli animali a insindacabile giudizio dell’uomo. Si potrà trovare apertura e compassione tra gli atei, tra gli anarchici, tra gli stessi macellai ma raramente, molto raramente si troverà un uomo di chiesa sensibile alla sofferenza degli animali. I cristiani di oggi, come di ieri, considerano il problema degli animali un “non problema”; né importa loro che un gran numero di Santi abbia raccomandato la perpetua astinenza dalla carne, e che i più grandi mistici, iniziati, profeti, anacoreti di ogni tempo e dottrina abbiano condannato l’usanza di alimentarsi di carni, ed infine che una moltitudine di ordini religiosi e di comunità spirituali abbiano inserito come regola fondamentale l’astensione dalla carne.

Per giustificare le loro posizioni essi citano i dettami del Vecchio e Nuovo Testamento. Questa loro posizione porta alle seguenti considerazioni: - O il Dio della Bibbia e Gesù erano indifferenti alla sofferenza degli animali, oppure i Vangeli sono stati manomessi.

- Se a Gesù interessava solo la sofferenza dell’uomo, noi, semplici esseri umani, dimostriamo maggior compassione verso le creature sofferenti. E questo è un palese, eclatante controsenso teologico.

- Come giustifica la Chiesa cattolica il fatto che tra i più grandi Iniziati del mondo Gesù sia stato il solo a non aver manifestato amore e compassione per gli animali? Perfino Maometto ha avuto parole in difesa degli animali.

- Se i cristiani considerano il messaggio evangelico la dottrina spiritualmente più evoluta, come può essere tale una dottrina che (rispetto alle altre grandi dottrine spirituali) restringe il campo della compassione invece di ampliarla?

- Come si può pensare che Cristo oggi si schiererebbe dalla parte di chi ritiene legittimo uccidere un animale per mangiare le sue carni (chi lo uccide per divertimento, o per prendersi la sua pelliccia o chi sperimenta medicine e armi da guerra) e non dalla parte di chi invoca amore e rispetto per ogni essere in grado di soffrire?

- Come si può pensare che Gesù si lascerebbe superare in misericordia e compassione da un essere umano che chiede amore e rispetto per tutte le creature?

- Il fulcro del messaggio di Cristo non è forse improntato sull’amore, sulla misericordia?  

- La Chiesa non denigra forse il sacrificio di Cristo quando limita il suo valore salvifico all’uomo colpevole ed esclude gli animali innocenti, vittime del peccato dell’uomo?

- Voi preti e voi credenti avreste il coraggio di uccidere con le vostre mani l’animale che mangiate a tavola? Se rifiutate per pietà o compassione verso la vittima, perché pensate che Gesù sarebbe meno sensibile di voi? Gesù era la coerenza personificata, la compassione personificata: se mangiava la carne avrebbe avuto anche l’insensibilità di uccidere l’agnello...

- Facendo riferimento ai Vangeli sinottici i cristiani dicono che Gesù non ha detto nulla in merito al rispetto per gli animali; ma Gesù non ha detto nulla neppure sulla schiavitù, la pena di morte, la tortura, eppure queste sono state condannate e abolite dalla Chiesa perché implicite nel suo messaggio.

- Come mai i Vangeli apocrifi ed i Rotoli del Mar Morto (sicuramente non manomessi né alterati da trascrizioni) riportano la figura di Gesù che chiede amore e rispetto per gli animali?

La chiesa, a causa della fortissima influenza che esercita sul pensiero e sulla coscienza degli individui non può essere artefice di una cultura che tende spegnere la naturale compassione verso le creature più deboli. Chi è insensibile verso il dolore degli animali come può essere sensibile alla sofferenza degli umani? Nel momento storico in cui lo spirito umano cerca di ampliare i codici morali, civili e spirituali a realtà sempre più vaste ed universali, la Chiesa difende assurdamente la sua posizione antropocentrica il cui spessore morale risulta inferiore a qualunque organizzazione animalista.

C’è una profonda e sostanziale differenza morale e spirituale tra gli universalisti ed i cristiani: quando noi universalisti parliamo di amore, giustizia e rispetto il nostro sentimento si estende a tutti gli esseri viventi mentre la Chiesa limita questi sentimenti ai soli esseri umani. Prima o poi la Chiesa si accorgerà del suo errore millenario, si accorgerà che l’antropocentrismo è il principale nemico dell’evoluzione integrale dell’uomo, si accorgerà che lo spirito deve compiere la sua evoluzione, che il seme gettato deve dare i suoi frutti, che il vero cristiano è colui che si esprime in termini di amore universale, allora e solo allora sarà la vera chiesa dello Spirito.

Franco Libero Manco

(Fonte: Centro Nirvana)

La spiritualità laica non è un'opinione....




Ricordo che parecchi anni fa mi trovai a discutere con due amici laici viterbesi, Osvaldo Ercoli e Luigi Cascioli, sul significato e sulla sostanza della spiritualità laica. Luigi Cascioli, un ateo convinto, autore del libro la Favola di Cristo, obiettava che lo "spirito" non esiste, che è solo una invenzione dei preti. Ed io cercavo di spiegargli che nella storia dell'uomo il senso dello "spirito" è sempre stato presente in quanto espressione di una interiorità. Al che Osvaldo Ercoli mi chiese "insomma, sinteticamente, cosa intendi tu per spirito?". Quasi senza pensarci risposi "Lo spirito è una sintesi fra  coscienza ed intelligenza!".

Da allora ogni volta che qualcuno mi chiede spiegazioni sull'argomento della spiritualità laica non faccio altro che ripetere la stessa cosa. Aggiungendo che l'integrazione della laicità alla spiritualità sta a significare una completa libertà da ogni  impostazione ideologica. La spiritualità laica è la semplice e pura espressione dell'interiorità dell'uomo! E perché no? Anche delle bestie e di ogni essere dotato di intelligenza e coscienza.  Infatti dal punto di vista "spirituale" non c'è  differenza fra Uomini ed Animali, c'è solo una diversità di gradiente intellettivo, ma la coscienza che li anima è la stessa, la possibilità di auto-conoscenza è pure la stessa…

Nelle religioni monoteiste di origine giudea (ebraismo, cristianesimo e islamismo) si considerano gli altri esseri inferiori all'uomo, secondo la bibbia persino le altre razze umane sono inferiori a quella "eletta". Da qui la necessità del superamento di ogni "opinione religiosa".  
 
L'opinione appartiene all'ego,  inizialmente può essere accettata come base  di confronto sulle idee, ma se osserviamo con gli occhi dello "spirito", che tutti ci accomuna, scopriamo che l'opinione è solo un attaccamento, un riflesso condizionato,  di cui potremmo anche liberarci se vogliamo avanzare in consapevolezza.   

Secondo i grandi saggi l’opinione è  un  automatismo della percezione individuale. Insomma l’opinione è sempre e comunque parziale ed incapace di riferire un’interezza. Ma se almeno fossimo in grado di interpretare ogni opinione come un tassello del pensiero universale, cercando di integrarla nell’insieme del conosciuto, forse così stiamo mettendo in pratica quel “sincretismo” auspicabile per il superamento delle ideologie e delle religioni precostituite.  Unica discriminante dovrebbe essere la qualità della sincerità in cui l’opinione viene espressa.

Infatti se un’opinione è solo “strumentale” allora non vale nemmeno la pena di considerarla, essa non è nemmeno etichettabile come “opinione” (che già di per se stesso è un termine “riduttivo”) ma possiamo definirla “imbroglio speculativo” teso alla soddisfazione di un  vantaggio personale. Ciò avviene quando si mente sapendo di mentire e quando si ragiona in termini di affermazione del proprio pensiero!

Secondo me la “spiritualità  laica” deve comprendere anche il lasciare agli altri la libertà di pensare a modo loro,  non possiamo usare la laicità per continuamente controbattere su punti che a noi sembrano ledere tale principio… Insomma dovremmo essere laici persino nei confronti della laicità.  

Ed in sintonia con questo predicato mi occupo della mia auto-conoscenza e lascio agli altri esseri (umani o non umani) di fare la parte che ad ognuno compete! 

Paolo D'Arpini


Sciamanesimo - La visione lunare tolteca per una "nuova era"



Il giovane sciamano messicano Sergio Magana

Il calendario Maya tiene conto solo dell’aspetto solare, maschile, mentre quello Tolteco più antico, integra anche quello lunare, femminile. La visione tolteca propone  un momento di trasformazione profonda in cui ognuno ha la possibilità di confrontarsi e pulire il proprio inconscio per poter vivere nel modo migliore un’opportunità di alto evolutivo.

Guarigione e crescita interiore, i due aspetti fondamentali per entrare in quella che nella visione di tutte le culture tradizionali  per  una “nuova era”. Questo come contributo attivo della realizzazione di una profezia diffusa in tutte le culture del mondo, che annuncia l’arrivo di una nuova percezione della realtà, con l’ottenimento di capacita senza limiti, nella fusione di conoscenze antiche con l’emergere di una nuova conoscenza.

Il giovane sciamano Sergio Magana ha  sviluppato un sistema di guarigione estremamente potente, che lo ha portato a cambiare la vita di circa 10.000 persone in Messico e si sta ora diffondendo su grande scala negli Stati Uniti. Partendo dalla visione tradizionale, propone una vera e propria “ricostruzione quantistica” della persona, trasformando e cancellando le parti psicofisiche fonti di problemi. Il suo è un metodo semplice anche se molto potente, che può essere praticato da tutti.
  
Per me anche questa e passione… diffondere nuovi modi di cavalcare le onde della trasformazione, in qualsiasi momento ed in particolar modo adesso!

Maria Rosa Greco



Magia della trasformazione nel XIII arcano dei Tarocchi


Arcano XIII nei Tarocchi di Osho

Il XIII Arcano dei Tarocchi non ha nome. Raffigura uno scheletro che stringe in mano una falce; per questo la tradizione ha inopportunamente chiamato questa carta “Morte”.

Il suo numero può essere benevolo e malevolo. Infatti il numero XIII è considerato nefasto e sublime, chiude un ciclo e un altro ne apre.

La morte distrugge la vita, ma nel distruggere tutto, elimina anche la sofferenza e il dolore. Il suo numero rappresenta dunque la sua vera essenza e l’assenza di un nome ricollega questo Arcano a quello del Matto, che ha un nome ma non ha un numero.

L’energia distruttrice dell’Arcano è al tempo stesso rigenerante e rivitalizzante. Solo morendo si può rinascere a nuova vita.  Scelta compiuta con la consapevolezza dell’intelletto (il manico della falce è giallo, colore dell’intelligenza) e con la forza (la lama è in parte rossa, forza vitale, in parte azzurra, forza spirituale). Tutto ciò che è stato meditato nel profondo, ora viene alla luce. L’Arcano lavora nella natura, nella sua natura più profonda e intima.

Con la stessa forza vitale dell’Arcano III cui corrisponde (Imperatrice), vuole ri-appropriarsi della libertà primordiale (il Matto) che è stata soffocata dallo strato ormai inutile di regole, credenze, convinzioni che non sono più valide ma solo limitanti.

Il terreno sul quale lavora è nero. Il nero è un colore alchemico ma anche simbolo dell’inconscio più profondo, colore che ricorda il fango dal quale spunta il loto nella tradizione buddista.

L’ego è domato dal processo di elaborazione in atto.

Sullo sfondo due teste incoronate,una maschile e l’altra femminile, regali in quanto purificate. 

Appoggiandosi a queste lo scheletro procede falciando nel terreno, dal quale emergono alcune mani e piedi (alcuni imperfetti, altri perfetti): il seme germoglia, la purificazione sta portando nuovi frutti, nuova vita. Le quattro lettere ebraiche che compongono il nome divino si scorgono nella parte posteriore del cranio: Yod, He, Vav, He, la cui somma è 26, il numero della divinità di cui l’esatta metà è 13.

La corrispondenza astrologica dell’Arcano XIII è con il pianeta Plutone, Signore dell’Ade, e al segno zodiacale occidentale dello Scorpione (morte e rinascita).

Nella simbologia astrale, è la Luna a rappresentare la morte e la rinascita, comparendo e scomparendo dalla vista 13 volte l’anno. 12 erano gli apostoli,Cristo era il 13; Ulisse era il 13 membro del suo gruppo e l’unico a non essere stato divorato dal Ciclope.

La discesa nel regno dei morti la si ritrova in tutte le opere d’arte a carattere iniziatico, come la Divina Commedia, nei riti di iniziazione è prevista una morte simbolica.

Le profondità abissali della propria natura, chiamate da Jung “caverna degli assassini” consentono all’uomo di guardarsi dentro e per poterlo fare è richiesta una totale e metaforica discesa nell’oscurità.

Nella Kabbala ebraica, il XIII Arcano corrisponde alla lettera Mem: l’entrata nell’assoluto.  Simboleggia l’amore posto al centro del cuore. La sua voce è l’identità dell’Abisso dove giacciono i mondi primordiali.

Angela Braghin

Spiritualità Laica sul Monte Soratte, tra Apollo Sorano e Nisargadatta Maharaj


Paolo D'Arpini in pellegrinaggio sul Monte Soratte nel 2009
Durante il pellegrinaggio compiuto il 27 settembre 2009 sino alla cima del monte sacro Soratte, ove c’era il tempio di Apollo Sorano ed oggi esiste l’eremo di San Silvestro, il papa contemporaneo all’imperatore Costantino (quello che liberalizzò e rese istituzionale il cristianesimo), da una mia accompagnatrice mi fu rivolta a bruciapelo una domanda “…ma tu hai raggiunto te stesso?”. 
In quel momento ho sentito che in qualsiasi modo avessi risposto sarebbe stato improprio… poiché se avessi detto di sì tale affermazione avrebbe implicato l’esistenza di un “io” che afferma di aver raggiunto se stesso (ovvero l’io inferiore che giunge all’Io superiore come intendeva la questionante). Se avessi detto di  no avrei comunque negato una verità evidente… come possiamo non essere il Sé, sempre e comunque?
Chiaramente, da buon scimmiotto e da buon archeologo del Sé, me la sono “cavata”, ispirato da Apollo,  negando ed affermando contemporaneamente, ed allo stesso tempo puntualizzando come ognuno di noi non può far altro che essere il Sé e che il desiderare di esserlo è solo un’ostruzione… e la cosa migliore –come diceva Ramana Maharshi- è di restare tranquilli e quieti senza  cercare di raggiungere un "qualcosa",   centrati nel senso dell’IO, che è la nostra vera identità e natura. Mentre le immagini di sé che appaiono nella mente, e l’identificazione con un io perfettibile,  sono solo una proiezione della tendenza separativa, un’illusione….
Ho perciò accolto con grande gioia lo scritto che segue,  inviatomi da Caterina Regazzi la sera stessa del discorso suddetto,  tratto dal testo "Io sono Quello" di Nisargadatta Maharaj:    
V.: …il ricordo di quelle esperienze meravigliose mi perseguita. Voglio riprovarle ancora.
M.: siccome le rivuoi non puoi averle. L’intensità del desiderio ti impedisce ogni esperienza più profonda. Niente di prezioso può accadere a una mente che sa esattamente ciò che vuole, perché niente di ciò che immagina e desidera ha grande valore.
V.: allora, cosa vale la pena di volere?
M.: il massimo, la felicità più elevata. L’assenza di desiderio è la beatitudine suprema.
V.: …come si va oltre la mente?
M.: i punti di partenza sono molti, ma portano tutti alla stessa meta. Puoi iniziare ad agire in maniera disinteressata, rinunciando ai frutti dell’azione, per poi abbandonare ogni pensiero o desiderio. Ecco, il fattore chiave è l’abbandono. Altrimenti puoi ignorare qualsiasi cosa tu voglia, pensi o faccia, concentrandoti sul pensiero “io sono”, tenendolo fisso in mente. Qualunque esperienza ti capiti di fare, rimani saldamente consapevole del fatto che tutto ciò che può essere percepito è transitorio e che solo l’”io sono” è permanente. Qui ed ora.
 Bombay: Nisargadatta Maharaj  a passeggio

Per una migliore comprensione invito i lettori a  leggere l’esperienza che vissi incontrando il saggio, poco prima della sua “morte”, nel 1981:

Paolo D’Arpini

Storia di Roma... all'osteria!

 
La Storia del vino e delle osterie, si intreccia con il succedersi dei papi. L’interessi di questi era dettato come già visto, dalle numerose entrate che le tasse sul vino procuravano.
Ma per mantenere quasi “intatto” l’equilibrio  dell’oste quasi onesto, ed il bevitore soddisfatto, era necessario  stabilire regole e norme precise. In primis evitare  frodi da parte dell’oste, dall’altra regolare l’uso eccessivo del vino, da parte dell’esuberante popolo romano, che sempre  dopo abbondanti libagioni, e per motivi banali, le faceva degenerare in sanguinose risse con morti e feriti. La principale frode che applicava l’oste stava nel recipiente  usato per mescere il vino,e nell’uso più o meno sapiente, dell’artificio della moltiplicazione dell’acqua.
Le misure comuni usate nelle osterie per servire il vino, erano il congio, il mezzo congio, il boccale, il mezzo boccale o foglietta; solo nel 1580 fu aggiunta la mezza foglietta da Gregorio XIII, nella speranza che l’uso  del vino da parte dei romani divenisse più contenuto.
Questi recipienti erano di terraglia o metallo, di modo tale che potessero essere riempiti non correttamente, per “raggirare” i clienti con la cosiddetta “sfogliettatura” cioè la non completa riempitura del boccale. Proprio per evitare questo malcostume il papa Sisto X Peretti, un francescano di ferro, decise di porre fine ai contenitori nei quali il vino non fosse visibile, e fece fabbricare contenitori in vetro all’ebreo Meier Maggino di Gabriello, di modo tale  che si potesse controllare l’esatta taratura del vino che l’oste gli serviva.
Nel 1588 il pontefice diede ordine, a mezzo di un bando pubblicato, che obbligava gli osti ad utilizzare le nuove misure in vetro. Nascono Così le tipiche misure delle osterie romane, che ancora oggi sono presenti sui tavoli, delle sempre più rare mescite della città.
2 Litri = er barzillai (dall’on. Barzillai che durante le campagne elettorali, usava offrire il vino     in tali recipienti).
1 Litro = tubo o tubbo.
½ Litro = foglietta, o fojetta.
¼ di Litro = quartino, o ½ fojetta.
1/5 di Litro = chierichetto.
1/10 di Litro = sospiro, o sottovoce (era così chiamato perché detto a bassa voce, perché piccolo, o ci si vergognava di non aver maggior denaro).
Sulla scia di Sisto V, altri papi si occuparono dell’accaparramento del vino da parte dei mercanti, con relativo rialzo dei prezzi, ma quando i papi “calcarono la mano”sull’imposta del vino, come Urbano VIII Barberini, per far eseguire i lavori della Fontana di Trevi, prese forma la voce popolare, concretizzando la protesta con il cartello appeso al collo della celebre statua  di Parione, Pasquino, che fu la voce del popolo per molti secoli e così citava:
                                 Urban poiché di tasse aggravò il vino
                                  Ricrea con l’acqua il popolo di Quirino
Questa protesta non impedì a Innocenzo X che per costruire la Fontana dei Quattro Fiumi del  Bernini a Piazza Navona ed innalzarne al centro l’obelisco, impose una tassa detta “gabella” sulla carne, sul sale e sul grano. Al ché Pasquino commentò:
                                   Noi volemo altro che guglie e fontane,
                                   pane volemo, pane, pane, pane!
 Ma per i Romani la maggior “disgrazia” fu il famoso editto con il quale Leone XII della  Genga proibì la consumazione del vino nell’osteria stessa, a meno che il cliente  non consumasse lì’ anche il pasto. Questa proibizione aveva dell’inverosimile per i romani, che usavano ristorarsi, dopo una giornata di lavoro, e magari anche spesso, con un “goccio di vino”. Infatti, se lo si voleva acquistare, bisognava comprarlo, facendoselo passare sopra un  “cancelletto” che doveva chiudere l’ingresso di ogni osteria. Questa proibizione, fomentò verso il papa, un vero e proprio odio popolano. Non che Leone XII, avesse poi tutti i torti, le osterie continuavano ad essere sede di continue risse,lutti, ed è probabile che con questi provvedimenti pensasse di evitarle.
Dai “cancelletti” nacque l’usanza di portarsi da mangiare all’osteria, fino ad allora riservata esclusivamente ai consumatori di vino sfuso, che la frequentavano in ogni ora del giorno e della sera per le esigenze più varie, la sete, le disgrazie,la fatica,le delusioni d’amore, la “gazzarra” con gli anici e strano anche la noia.
Non a caso ancor oggi si dice “bere per dimenticare” o “annegare nel vino”.
La proibizione del papa obbligò gli osti, dopo aver cambiato l’insegna “Osteria con  cucina”, a chiudere un occhio, o tutti e due se il cliente si portava lui da mangiare, ordinando solo da bere. Questa usanza dapprima quasi obbligata, prese  piede nel popolo, che imparò a racchiudere il pranzo o la cena preparati in casa  in una tovaglia con i bordi legati con le punte all’insù, “far fagotto” consumandolo all’osteria. I “fagottari” così li chiamavano a  Roma, contagiarono anche i Piemontesi, dopo il 1870, per quanto mangiare nelle osterie non fosse per loro tradizione.
Il Successore di Leone XII, Pio VIII Castiglioni, fece asportare, con la sua elezione, gli odiatissimi “cancelletti” che furono bruciati dal popolo in festa. Anche se il pontificato durò solo un anno, il popolo romano lo rimpianse per merito di Pasquino con questi versi:
                                                        Allor che il sommo Pio
                                                        Comparve innanzi a Dio
                                                        Gli domandò: Che hai fatto?
                                                        Rispose: Niente ho fatto!
                                                        Corresser gli angioletti:
                                                         Levò li cancelletti…
Rita De Angelis.

Riconoscersi in ciò che è... Immagini ed esperienze in chiave di bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità naturale (o laica)



Paolo D'Arpini nella casarsa di Calcata

Nel 2012 mi scrisse Nicholas Bawtree, caporedattore di AAM Terra Nuova, per chiedermi se volessi  aprire un blog sul portale  della rivista. Conoscevo Nicholas personalmente perché venne a trovarmi una volta a Calcata assieme ad un'amica. In quell'occasione parlammo francamente del movimento ecologista  e bioregionale in Italia e degli sviluppi che stava avendo una nuova forma di spiritualità della natura, da me definita "spiritualità laica".  Già negli anni precedenti collaborai con la rivista proprio sui temi descritti, occupandomi anche di una rubrica "zodiacale" perciò non mi meravigliai quando Nicholas infine mi chiese di continuare la collaborazione in forma "semi-autonoma" attraverso il blog (per la cura di Federica Del Guerra), a cui diedi il nome di "Riconoscersi in ciò che è..",  una descrizione fatta da Osho per indicare la realtà assoluta che ci circonda e nella quale noi tutti siamo. 
Questo che segue è  il primo post pubblicato in cui spiego la "chiave di lettura" del blog:



"Riconoscersi in ciò che è..." - Immagini ed esperienze in chiave di bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità naturale (o laica).

Ogni entità, come ogni persona, ha un suo destino ed un suo percorso di vita. La Rete Bioregionale Italiana, in quanto coordinamento di vari soggetti che si riconoscono nel sentire dell'ecologia profonda e della spiritualità naturale ed ovviamente nell'idea bioregionale, nasce 16 anni fa durante un primo incontro aggregativo, tenutosi nella Tuscia.
chiave di lettura
La nascita della Rete avvenne nella primavera inoltrata del 1996 nel  Parco naturale di Monte Rufeno di Acquapendente (Viterbo), ai confini fra Toscana e Lazio. Io ero presente ed ero una componente di quel primo gruppo e quindi potrei raccontarvi come la cosa avvenne e quali furono  i fatti che precedettero quella formazione  ed anche i fatti che seguirono sino ad oggi. Però lo scopo di questo primo post non vuole propriamente essere biografico e quindi non vorrei troppo soffermarmi su particolari atti ed azioni compiute nella "prima infanzia" della struttura. Anche se alcune parole per descriverne la realtà e la sua costituzione sono  però necessarie.
Già all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, anche in conseguenza della rivoluzione del '68, si era andata creando una nuova visione del mondo, della cultura umana e della sue espressioni sottili come la spiritualità o la filosofia e soprattutto di un rinnovato impegno a rivedere le attività dell'uomo nella natura, considerando la visione olistica e la comprensione che l'insieme della vita è una realtà inscindibile.

Questa visione in effetti trova la sua origine nel pensiero antico oggi definito "pagano" in cui si considerava l'esistenza come una espressione di identità differenziate solo dalla funzione ma non nella essenza. Divinità e personalità rappresentavano i modi della natura e le forze che la animano. Ogni cosa insomma è viva e riconoscibile dalle sue attività.  Questo sentire antico, allo stesso tempo connaturato nella mente umana e di tutto ciò che vive nella mente universale, trovò nuove definizioni attraverso le esperienze e le ricerche portate avanti in varie parti del mondo.


Ad esempio negli Stati Uniti questa ricerca prese il nome di bioregionalismo, che è un neologismo coniato da Peter Berg con cui egli intendeva descrivere le forme vitali e naturali in chiave omogenea, consentendone in tal modo il riconoscimento. Quasi contemporaneamente in Europa il filosofo Arne Naess  elaborava i concetti relativi all'ecologia profonda che stabilisce il funzionamento organico dell'insieme.


Ovviamente non poteva essere trascurato l'aspetto sottile che sa riconoscere queste descrizioni e che è in grado di poterle osservare   -come è detto nella scienza moderna:  l'esperimento e lo sperimentatore sono componenti inscindibili del processo sperimentale....- e questa prospettiva viene da me  rappresentata dalla cosiddetta "spiritualità naturale (o laica)", la quale non è altro che l'intelligenza-coscienza che tutto pervade ed in se stessa tutto integra.

Spero con ciò di aver chiarito le premesse che questo blog si prefigge di sviluppare, nel corso del tempo, con una serie di interventi di vari autori che compartecipano alla Rete Bioregionale Italiana.

Gli argomenti, come detto nel sottotitolo del blog, vertono su tutte le attività ed i sentimenti espressi dall'uomo in funzione di una esistenza armonica e simbiotica con l'ambiente di cui egli stesso è parte.
di Paolo D'Arpini - Referente Rete Bioregionale Italiana.

Piramidi e misteri d'Egitto



L’Antico Egitto evoca una civiltà sviluppatasi in una sottile striscia di terra fertile che si estende lungo le rive del Nilo al confine con il Sudan sino allo sbocco del Mediterraneo e riconosciuta come Stato a partire dal 3300 a.C. sino alla conquista dei Romani. I primi insediamenti lungo il Nilo, sono molto antichi, e si calcola che l’agricoltura (in particolare la coltivazione di grano ed orzo), abbia fatto la sua comparsa in queste regioni intorno al 6000 a.C.

E’ la presenza del fiume che rende possibile la vita in una regione così desertica, è il motore primordiale che fa nascere la civiltà urbana e del suo persistere per quasi tremila anni. Le acque del Nilo con le loro piene annuali, non portano soltanto fertilità, ma anche distruzione se non vengono costantemente controllate, incanalate, imbrigliate  e conservate per i periodi di siccità. Proprio per questo nasce l’esigenza di avere uno Stato organizzato, la costruzione di dighe e canali collegate con le acque del Nilo, nasce così il primo Stato della storia, i nomos o distretti, i quali si scontrano ed alleano tra loro sino a formare  due regni, l’Alto Egitto a sud, costituito dalla valle del Nilo, e il Basso Egitto al nord costituito dal delta del fiume.
Nel 3000 a.C. sotto Menes, venne unificato un unico impero con un solo Re dell’Alto Egitto che inaugurò le trenta dinastie dell’Antico Egitto. Tra i monumenti più famosi, vi sono sicuramente le piramidi, tombe di sovrani dalla III alla XII dinastia. Le piramidi più famose si trovano a Giza, vicino alla moderna città del Cairo. La loro imponente presenza  testimonia la forte credenza religiosa  sull’oltretomba. La grande piramide conosciuta come Cheope,è l’unico monumento sopravvissuto alle sette meraviglie del mondo antico. 
L’Antico Egitto raggiunse l’apice  della sua potenza ed estensione territoriale nel periodo del Nuovo Regno, quando i confini dell’impero andavano dalla Libia, all’Etiopia al Medio Oriente. L’Egitto da sempre è considerata terra di grande fascino con le sue credenze e leggende sulle tombe dei Faraoni  e i misteri sulle piramidi, una cosa bisogna riconoscere con certezza a questo popolo, il loro grande impegno nell’anticipare la moderna civiltà, e la passione per la scrittura e pittura come mezzo di comunicazione tra i popoli.
Rita De Angelis

Se ieri è uguale ad oggi... nota di Maggio (da Calcata a Treia, dal 2009 al 2014 c'è poca differenza)

Beh, gli anni passano ma le notizie restano e  possono essere riciclate tranquillamente, tanto succede più o meno sempre la stessa cosa.

Vedo, stravedo... 

Così tanto per divertimento leggete le notizie di una mia velina calcatese di 5 anni fa.

Cari amici, non volevo farvi mancare la mia consueta velina con le ultime novità in campo internazionale, nazionale e locale… ma stamattina avendo già deciso gli argomenti di base mi son visto costretto a cambiare lo stile ed il contenuto in seguito ad un fatto pasquinesco nel quale sono incappato…..

Come al solito mentre mi avventuravo sulla china del paese nuovo per il mio consueto cappuccino caldo ho potuto osservare la montagna indecente di immondizie accumulate all’angolo della strada di Ceciulli, il principale sentiero del Parco. Lì dove stazionano i secchioni a pochi metri dalla piazza Roma sono stati da poco immessi dei nuovi contenitori per la raccolta differenziata, carta plastica e vetro, in aggiunta ai soliti della raccolta indifferenziata che seguono di pochi metri sulla fila.

Ho notato che a fianco del primo contenitore, già traboccante di rifiuti e non svuotato da parecchio tempo, stazionavano pacchi e sacchi e scatoloni con svariati tipi di immondizia, dalla terra dei vasi ai rifiuti alimentari, dai giornali alle suppellettili rotte, dai vetri ai tubi e ferraglie varie…. 


Evidentemente gli sderenati vorrebbero dimostrare la loro buona volontà affiancando il lerciume da loro prodotto ai contenitori della differenziata…. Ma hanno sbagliato merce invece della carta hanno accumulato detriti….. il tutto in bella vista, mentre i contenitori successivi sono lasciati completamente vuoti, forse il loro sderenume non gli consente di fare pochi metri in più…. O forse il loro sporcare è “voluto” (almeno così pare dai volantini affissi dappresso) per “dimostrare che il comune non pulisce…”.



“Pazienza – mi son detto – viviamo in un mondo da incubo, dove c’è un governo lassista come si può pretendere che si rispetti il pubblico decoro?”

Poi salendo lentamente a Canossa (Calcata Nuova) ho meditato sul destino dei nostri “poveri” governanti. Se fossimo stati nel medioevo il misero Berlusca non sarebbe stato accusato di corruzione (vedi cronache recenti) bensì gli avrebbero concesso un’indulgenza plenaria per atti di beneficenza… Infatti è normale che uno sfondato di soldi e potentissimo distribuisca prebende a destra e manca, la sua è generosità e non può essere chiamata “corruzione”. Le accuse rivolte al Cavaliere sono pretestuose e strumentali (vista la vicinanza delle elezioni europee). Così avrebbero pensato e scritto, con imprimatur papale, se fossimo stati nel medioevo… se… certo, ma purtroppo siamo nel XXI secolo…




Tutto ciò avviene mentre va avanti il sistema di “aggiustamento” della struttura sociale e civica laboriosamente costruita con l’unità d’Italia, infatti mi giunge voce che il governo si sta preparando ad eliminare le amministrazioni provinciali, gli unici enti che corrispondono ad un criterio bioregionale, ed anche quelle dei parchi (che manterranno i segnali affissi delle delimitazioni territoriali senza organi di controllo pubblici che verranno sostituiti (pian piano) da gruppi “privati” per la prestazione di “servizi”. Insomma la vedo dura….. per la tutela ambientale…

Scusate la lunga digressione e ritorno al tema di stamattina. Finalmente giunto al baretto sotto al comune di Calcata nuova ho subito notato un vagheggio di passacarte fra alcuni astanti…. Ho fatto finta di nulla visto che siamo in piena campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale e del sindaco, poi mentre masticavo un cornetto alla crema ho notato con la coda dell’occhio che qualcuno stava affiggendo un manifestino alla bacheca del bar… e qui ho avuto la bella sorpresa!




A Calcata è stata presentata una quarta lista, considerato che i paesani si guardavano in cagnesco l’un con l’altro per via delle tre liste contrapposte già esistenti un gruppetto di “buontemponi” ha pensato bene di allentare la tensione proponendo un’altra lista di alleggerimento e per dimostrare che il senso di comunità va oltre la vittoria o la sconfitta di una “lista” di tecnocrati. Siccome questa nuova “listarella” è stata presentata in ritardo per essa si potrà votare solo in un tempo a venire non qualificato. Stemma della compagine è una cantina con botti di legno in bella vista, ed infatti la pubblicità elettorale invita “alle prossime elezioni scegli il Botticello” e di seguito l’elenco degli aspiranti consiglieri con candidato sindaco: Silvano Sestili, i consiglieri sono i più rinomati bevitori del paese, da Pasquale Cannone a Piero Mister Been, da Mario Polverò ad Alberto Paoloemili (tanto per nominarne alcuni)”. Alla lista di 16 candidati ho aggiunto a penna il mio nome, specificando però che sono “astemio” ma condividente lo “spirito” ed il programma, come dire “in vino veritas”….

Concludo questa “velina” con una notizia papalina. Mi è giunta voce che all’interno del potere monocratico vaticano si stanno creando delle fratture, dovute a disaccordi sulla gestione religiosa perpetrata dall’attuale papa Ratzinger. Che si preannunci per il 2012 la sua caduta?

Cari saluti a tutti, se lo desiderate potete riprendere e divulgare questa velina come vi pare!

(Calcata, 20 maggio 2009)



Paolo D’Arpini, Treia, 26 maggio 2014 



(P.S.  Sulla caduta del paparatzy ho sbagliato di poco, le dimissioni avvennero nel concistoro ordinario dell'11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro», con decorrenza della sede vacante dalle ore 20.00 del 28 dello stesso mese: da quel momento il suo titolo è diventato romano pontefice emerito o papa emerito.... 

Pope Benedict XVI 1.jpg
  Il  papa  emerito

Mentre, per quanto riguarda la lista presentata in "ritardo" (o mai presentata),  a Treia si riferisce alla Lista del PD "Adesso Treia", che  malgrado la folgorante vittoria alle Europee di questo partito  non ha avuto il "coraggio" di presentarsi alle comunali, forse anche in questo caso per cause di "ebbrezza perniciosa e molesta").


      Lista di Treia, adesso emerita

Carlo Monopoli, artista vivo che dipinge dal vivo - Memoria della prima Biennale d'Arte Creativa di Viterbo

“Nessun grande artista vede mai le cose come sono veramente. Se lo facesse smetterebbe di essere un artista”  (Oscar Wilde)
Carlo Monopoli ha tutte le caratteristiche  dell’artista completo, egli è un vero “maestro” dell’espressione. Le sue capacità sono molteplici e variegate ma è soprattutto nell’arte antica dell’affresco che egli riesce a dare il meglio di sé. Durante il corso della prima Biennale d’Arte Creativa di Viterbo, nei giorni 4, 5 e 6 giugno 2010, Carlo Monopoli è stato ospite nel capoluogo della Tuscia per realizzare un affresco dal vivo. 
L’opera avrebbe meritato uno spazio istituzionale, comunque  resterà perennemente esposta al pubblico poiché  istallata nel giardino interno della Zaffera, un nobile ristorante viterbese (sito in Piazza S. Carluccio) la cui proprietaria ha ospitato l'artista per il tempo della composizione. Anticamente erano i papi ed i cardinali ed i principi che accoglievano gli artisti per ricavare dalla loro  arte lustro per  chiese e  palazzi… evidentemente i tempi son cambiati.. ma ciò non toglie nulla sia alla bellezza del gesto della Zaffera (che significa "caraffa"), sia alla genialità dell’artista che ha lavorato gratuitamente lasciando dietro di sé un affresco di sublime fattura.
La prima mostra alla quale Carlo Monopoli partecipò in terra di Tuscia fu  quella organizzata a Calcata diversi anni fa (ad una edizione della Fiera delle Arti Creative) sul tema della “creatività umana”, lì egli espose uno strappo d’affresco ritraente una bella donna mora, nuda ed incinta, che versa acqua da una caraffa verso la terra…
Ma lasciamo che sia Carlo Monopoli stesso ad esprimere qualche pensiero sull’ispirazione che lo guida, tratto da uno stralcio di una sua lettera a me indirizzata: “Carissimo Paolo..come promesso ti invio una lettera che un po’ mi racconta. Il mio desiderio, verso la realizzazione di un sogno, può abbracciare il tuo incontro. Ho scritto in un passo, che .. “il caso non esiste”.  Ricordo esattamente le parole della  mia amatissima nonna Italia, in un freddo mattino, mentre mi accompagnava a scuola: “Carletto..un giorno dipingerai grandissimi affreschi, come Raffaello”. Rimasi folgorato da quella frase!  Il caso non esiste. Tutto ciò che accade è determinato dalle nostre scelte.. consce o inconsce che siano. Ogni scelta, ogni incontro fatto, ha determinato il mio cammino da allora:  ma quella frase, così spontanea,  come la bellezza spirituale, etica e morale di mia nonna, non mi ha mai abbandonato….”.
Ed è cosi che Carlo Monopoli ha  accettato, su invito di Laura Lucibello e mio, di scendere a Viterbo, dalla lontana Desenzano Del Garda, per compiere quest’opera meritoria, del condividere e ritrasmettere l’ispirazione che lo guida  ai suoi estimatori della Tuscia.
“D’altronde  –come ebbi occasione di rispondergli-  anche la più intima poesia non ha valore se non viene spartita con  altri che  conoscono il significato della poesia… Fra poeti ci si scambia i versi, non c’è nulla di male… è un arricchimento, non è prosopopea od arroganza. E’ modestia nella parola,  é sorriso nel donare agli altri ciò che noi siamo. Non è forse così che fai con i tuoi dipinti? Non sono forse essi offerti agli amanti dell’arte?”
Paolo D’Arpini