Bohm-De Broglie e l'onda pilota...
Fluire nel grande flusso dell'esistenza...
Il discorso è "esiste il libero arbitrio od esiste solo un destino predeterminato?".
Atto di nascita della Repubblica Italiana... era il 2 giugno del 1946...
L’Italia è una Repubblica dal 2 giugno del 1946. Questa data è come un atto di nascita ed è possibile stabilire le qualità insite nella fondazione del nuovo Stato partendo dalle qualità temporali della sua fondazione. L’aspetto più evidente, dal punto di vista dello zodiaco occidentale, è che l’Italia manifesta tutte le caratteristiche dei Gemelli. Il 2 giugno rientra nel secondo decano, quindi nella pienezza degli aspetti “gemellari”. Castore e Polluce ci sono entrambi, ed è forse per questa ragione che l’Italia ha avuto, ed ha, un destino sia artistico, culturale e poetico che truffaldino, speculativo e corrotto.
In particolare si può dire che la Repubblica Italiana manifesta capacità di cambiamenti rapidi ed una quantità di talenti. Benedetta dalle qualità del “divo nato” la nostra patria rappresenta la personificazione caratteriale dell’uomo di spettacolo, una specie di prestigiatore Houdini o –al meglio- un accorto Disraeli. Lo spirito mercuriale dei gemelli predispone la Repubblica Italiana a trasformazioni repentine, cambiamenti di scena e facili entusiasmi. In tal modo si può perdere di vista la necessità contingente ed infatti la vita privata degli italiani -in generale- ne soffre, anche se nel pubblico tutti cercano di essere brillanti…
Nel calendario romano il 2 giugno era indicato come il “quarto giorno prima delle none. Fasto. Sacro a Marte, alla Dea Carna ed a Giunone Moneta” Secondo Microbio Carna è la divinità tutelare della parti vitali del corpo, forse questa la ragione per cui gli italiani sono così amanti della buona tavola e delle “rotondità” femminee. Il termine invece affibbiato a Giunone, “Moneta”, significa “l’Avvertitrice” e le venne conferito in occasione del celebre episodio dell’assalto dei Galli al Campidoglio, sventato dalle oche sacre del tempio di Giunone. L’attributo passò poi ad indicare la moneta (in senso di denaro) poiché la zecca si trovava nei pressi del tempio della Dea.
Questo particolare della “difesa” fatta dalle oche può servire da introduzione al contenuto semantico e zodiacale connesso all’oroscopo cinese. Infatti l’anno 1946 è quello del Cane di Fuoco. Il cane è animale da guardia per antonomasia ed il Fuoco rappresenta la vista, da cui se ne deduce che l’Italia è un paese che si guarda attorno e cerca di adeguarsi alle regole secondo termini di giustizia condivisa. Questa è una chiara immagine del destino del nostro paese. In aggiunta il 2 giugno rientra nella stagione del Cavallo, simbolo della libertà e della leggerezza, da cui se ne deduce che il motto più vicino alla realtà ideale della nostra Repubblica, secondo i cinesi, sarebbe “giustizia e libertà”. Ed effettivamente, malgrado i grandi difetti, queste aspirazioni sono nel cuore di tutti gli italiani…
Buon Anniversario della Repubblica a tutti quanti!
Paolo D’Arpini
Massimo Citro Della Riva: "Apocalisse. Li hanno lasciati morire" - Recensione
Il Sistema non può essere messo in discussione e, nella mente di tutti, deve rappresentare il migliore dei mondi possibili. Per questo ha imparato a distogliere l’attenzione creando di volta in volta un nemico da combattere, che in questo caso è il virus. La massa rimane nell’ignoranza, nella mediocrità, nel senso di colpa e continua a ridurre a “complotto” un progressivo colpo di stato mondiale, che ha già reso schiava buona parte dell’umanità.
La propaganda passa per visionari coloro che hanno compreso, mentre gli altri sono politicamente ammaestrati a rispettare correttamente le regole imposte dall’oligarchia. Una minoranza regge le sorti del pianeta e, in modo consapevole o meno, buona parte dell’umanità la sostiene: sono coloro che traggono vantaggi dal Sistema e da quello che “conviene” o che hanno sposato l’ideologia transumanista.Ricoprono posti di potere, dell’alta finanza, operano in Borsa, traggono guadagno dal caos e dalla disperazione. Viene loro assicurato successo, denaro, visibilità, potere: in cambio si devono impegnare a tradire i valori dell’umanesimo, della cultura, del classicismo, della bellezza, del sentimento. Il mondo è oggi diviso in transumanisti, che sostengono il Sistema a suon di crimini e menzogne, e umanisti che difendono la vita. Il Sistema è come una grande mela marcia. E in una mela marcia vivono bene soltanto i vermi.
Capaci, 23 maggio 1992 - In memoria di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro
Il 23 maggio 1992 alle 17:58 al chilometro 5 dell’autostrada A29, vicino allo svincolo per Capaci, con mille chili di tritolo, la mafia, per mano di Giovanni Brusca, fa saltare in aria le auto dove si trovavano Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
La storia del blog "Altra Calcata... altro mondo" e quel che era scritto sul frontespizio
Negli anni passati avevo coniato il motto "Una, cento, mille Calcata.." per significare come l'esperimento in corso nel vetusto borgo potesse essere esemplificativo di un nuovo modo di rapportarsi con la natura e con se stessi. Non è certo Calcata, in quanto comunità o località, che va riprodotta ma un modo di percepire la presenza umana nel luogo. Una presenza inserita nel contesto della natura, nel consesso dei viventi, in condivisione olistica e simbiotica.
Infatti - come disse Nisargadatta Maharaj - noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati.
Molto spesso però ho notato che l´uomo tende a dare maggiore importanza al contesto sociale in cui egli vive. E´ nella società umana, con le sue esigenze e movimenti, che si fa la storia e si sancisce la caratteristica di un posto, molto spesso dimenticando l'appartenenza al tutto, ignorando l´inscindibile co-presenza della natura e degli animali. Per tentare di riscoprire le nostre radici naturali, continuando a prendere ad esempio un certo modo di vivere il luogo e nel luogo, ho pensato di affidare le mie riflessioni a questo blog. In esso si parla di Calcata ma anche di tutto il mondo, ma potremmo dire che è un'altra Calcata ed un altro mondo.
Programmi, storie, descrizioni dell´ambiente (sia naturale che umano), poesie, riflessioni... è ciò che troverete in questo blog. Non sarà quindi un sito di servizi, per promuovere il turismo o la speculazione commerciale, ma un luogo di incontro e di fusione delle anime.
Nota - Misteri telematici insindacabili, alla fine questo blog “alternativo” e neanche troppo “serio” è diventato il più seguito fra tutti quelli da me gestiti. Dalla sua apertura ad oggi ci sono state 2.918.151 letture, ultimamente la media mensile è attorno alle sessantamila visite... E chissà perché non è stato censurato da FB come altri miei blog che in fondo preferisco, come ad esempio: Il Giornaletto di Saul, Bioregionalismo Treia, La Rete delle Reti, Spirito Laico... ?”
"L'amore è un mistero..." - Letterina spirituale da Paolo Mario Buttiglieri
Vorrei essere più sincero che mai per dirvi che l’amore è un mistero, come lo è la vita e la morte. Se mi guardo indietro vedo le tappe della mia vita e sento con chiarezza che il protagonista, l’artefice della mia esistenza, delle mie gioie e dei miei dolori non sono io, piccolo essere, batuffolo di carne e pensieri spaesati, ma quel mistero assoluto che chiamiamo Dio.
C'era una volta la libertà di vita...
Il modo della relazione dovrebbe sostituire quello dell’affermazione. Nel primo possiamo riconoscere l’infinito che è in tutti noi. Nel secondo non possiamo che sopraffarlo o farci sopraffare. Comprimere l’infinito entro il razionalismo implica qualche inconveniente.
Nell’orgia razionalistica, che domina la creatività di questa cultura fondata sull’oggettività della realtà, avvengono distorsioni, distrazioni e dimenticanze. Queste però non appaiono in quanto tali, ma come semplici ricondotte del mondo, della realtà, del pensiero al razionalismo. Più precisamente, sarebbe opportuno dire riduzioni al razionalismo. Ovvero il tentativo – riuscito secondo il razionalismo – di ridurre l’infinito entro categorie, quantità, parametri finiti, arbitrari, autoreferenziali; di inquadrare e orientare anche la vita relazionale secondo uniformanti logiche finalistiche e deterministiche.
La tangente che prende il discorso razionalista si genera nel non ammettere che la realtà è nella relazione. Basta questa banalità per riconoscere l’assurdità della mente razionalista-materialista di definire, descrivere, spiegare, consigliare tutto e per tutti.
È un ordine delle cose divenuto abitudine e consuetudine, dunque verità, in penultimo dogma e, infine, superstizione. Ovvero non più osservato, non più discusso o criticato. Tutto è ridotto ad una sola logica, ad una sola prospettiva, ad una sola rappresentazione. Ad una sola realtà. Se in contesto strettamente teoretico-scientifico non c’è nulla da eccepire, in quello morale, humus dell’umano, c’è da inorridire.
È un punto dal quale prende le mosse la prospettiva scientista, ovvero quell’intento di esaurire nella scienza meccanicista – considerata per eccellenza razionalismo puro – tutto il reale e, contemporaneamente, escludere dal reale quanto la medesima non è in grado di misurare, catalogare, comprimere.
Se tutto ciò ha una ragione storica che lo legittima, ha anche un campo di applicazione in cui rende il suo servizio. Tutte le nostre affermazioni hanno ragione d’essere e di verità entro il campo coerente che le genera. È quello dell’amministrazione, cioè quel terreno determinato da protocolli condivisi o accettati. Lo si potrebbe definire bidimensionale, dove tutto è fermo e chiaro ai giocatori del momento. Ma, nuovamente, non è quello relazionale, che potremmo definire volumetrico, in cui tutti gli elementi dell’universo di ogni giocatore si muovono in ogni modo lasciando spazio a un’altra ovvietà, ovvero che l’equivoco è lo standard.
Una banalità assoluta che tutti noi possiamo riconoscere prendendo una qualunque delle relazioni personali e non che riempiono l’arco della nostra biografia.
Per comodità del discorso, si può considerare un’espressione qualunque del razionalismo normoprotocollare, della vita prêt-à-porter a taglia unica, nonostante l’irriducibile molteplicità delle differenze che ci distinguono. Per esempio, le scale delle difficoltà delle attività sportive.
Per quanto certamente sorte per rendere un servizio e un’indicazione, a causa della cultura che ci costringe il pensiero, sono più facilmente impiegate come riferimento definitivo.
Diviene così ordinario ascoltare commenti e perplessità che altro non derivano se non dall’inconsapevole messa a confronto della nostra esperienza con un dato considerato definitivo. Nell’attività dell’arrampicata, e non solo, si sente dire: “Non è vero che quel tiro è di 6a, è molto più difficile” o più facile. E altro del genere.
Le scale che sarebbero da intendere come indicazioni di massima, alla stregua delle previmeteo, sono invece assunte come plinti di realtà. “Avevano detto che pioveva e, invece, neanche una goccia”.
Ne risultano dunque equivoci. Consapevoli del fermo immagine del campo bidimensionale, espediente obbligatorio per esprimere un giudizio, diviene possibile accedere alle consapevolezze che permettono di riconoscere la realtà in quanto relazione. È quanto fanno i gli psicoterapisti, i didatti, i pedagoghi, alcuni docenti, la maggioranza delle madri. E anche gli scienziati, in particolare quelli che hanno potuto riconoscere il potenziale umanistico della fisica implicato nella meccanica quantica. Una specie di realtà nella relazione in senso stretto. Osservato e osservatore non sono separabili, come implicitamente ritiene la scienza classica.
In questi termini, con certe consapevolezze, la scala delle difficoltà torna a fornire il suo miglior servizio.
Non solo.
Gli adepti hanno modo di evolvere se stessi. Diviene infatti vero che la miglior informazione sulla difficoltà di una certa salita non è più fornita dal grado assegnatole, ma dal compagno di cordata che meglio di chiunque conosce le caratteristiche psicofisiche generali e del momento del suo socio, le sue doti, le sue motivazioni. Conoscendo già la salita, potrà informarlo che quel terreno è adatto o meno alle doti del momento del compagno. Tutti gli scalatori sanno che certe salite tendono ad essere compiute proprio perché non se ne conosce il grado assegnato dalla letteratura. Viceversa, accade anche che, proprio per la conoscenza del grado assegnato, si consideri una salita troppo facile o troppo difficile. Nel primo caso, ci si può trovare al cospetto di un terreno eccessivo per noi. Nel secondo, a rinunciare alla salita. In ambo i casi si ha a che fare con una mortificazione della nostra libertà di espressione, che altro non è che l’incongruenza dell’umano nel protocollo. Come accennato, per la comunicazione si tratta di banalità concettuali, ma di segreti in contesto relazionale. Da svelare attraverso un percorso personale, non per capirli, ma per incarnarli, per emetterli nel fare ordinario delle relazioni. Una verità che dovrebbe uscire dagli studi psicoterapici ed entrare nel fare di tutti.
L’infinito che siamo non sta nella regola. Nella bidimensione esprimiamo una parte di noi. Cogliere il volume è il passo necessario per la miglior relazione col mondo. Nel volume, nell’infinito, c’è già tutto. È anche in questo il nietzschiano eterno ritorno dell’uguale. Tutte le posizioni, tutti i perché, tutto ciò che accade. Ci sono il tempo e lo spazio e la logica, nonché la loro arbitrarietà, la rivelazione brutale della loro consuetudinaria natura, tanto necessaria e utile all’amministrazione della vita, quanto mortificante se estesa alla vita tutta. Tempo e spazio non sono che misure delle nostre azioni, calcolate dall’instabilità dei sentimenti.
Nel volume c’è modo di riconoscere l’uomo e il significato della magia.
Il giardinetto di giudizi e attributi che scambiamo per realtà, inconsapevoli che i primi, credendo di conoscerla e di svelarla, non fanno che ridurre e distorcere la seconda a proprio uso e consumo. Non fanno che allontanarci dall’intero, riducendoci a impostori di imbrattata, ideologica narrazione. È un giardinetto egoista, per il quale possiamo uccidere e farci uccidere.
Lorenzo Merlo
Il partito dei PD-estri
La ex "sinistra" ha da tempo mollato gli ormeggi che la tenevano unita alla banchina del popolo. Ora è definitivamente salpata, senza mai guardarsi indietro per chiedere scusa, verso porti atlantici.
L’economia e la tecnologia non sono più strumenti operativi ma ideologie, contenitori di pensiero e creatività. Hanno sostituito la morale e la politica umanista. L’ordoliberismo è la nuova religione che ha richiamato a sé individui da ogni dove, rendendo obsoleto il concetto di destra-sinistra. Si potrebbe dire che con questa epoca, della globalizzazione e digitalizzazione, si svolta tutti a destra.
L’epopea socialista si è sciolta nell’acido disperso dai laboratori neocon. A dire il vero, è accaduto anche a quella sovranista, a sua volta posticcia rispetto all’anima spirituale della destra originale. In pratica, è sparito dall’orizzonte cultural-politico tutto il basamento su cui ha poggiato la storia democratica fino a qui. La politica si è venduta all’economia, convinta di aver fatto un affare. E a ragione, se il desiderio era quello di passare dal potere delle idee a quello del denaro.
“L’idea di formare una sola classe di cittadini sarebbe piaciuta a Richelieu: questa superficie tutta eguale facilita l’esercizio del potere”.
(Alexis de Tocqueville, L’Antico regime e la Rivoluzione – 1856)
“Non è raro vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo”.
(Alexis de Tocqueville, La democrazia in America – 1835)
Chiunque possa giocare bene per ridurre i costi del capitalismo occidentale in funzione concorrenziale a quello cinese, assai più basso, non avrà mai da temere niente. Sarà l’eletto, godrà di carriera e bonus e, come un cretino, dirà che tutto va bene perché lui continua ad andare a sciare con sua moglie e poi alla spa e sono felici. “Che gli altri vadano a vivere in Russia se pensano qui si stia male” è nientemeno che il miglior argomento che si possa sentire dire. Affermato, per altro, con convinzione profonda, come se parlare non possa sussistere senza dover espatriare. L’edonismo e l’opulenza hanno definitivamente scollegato gli uomini dalla natura e dal senso della comunità identitaria. Si combattono l’aberrazione neoliberista, ma molto fa sospettare abbiano stravinto con lo stesso sistema del bon-bon usato con gli indigeni da depredare. Uomini che non sospettano di essere carne da conteggio dentro l’algoritmo del controllo sociale. Che non sospettano di essere condotti a quella condizione affinché il barlume d’inganno non risvegli in loro quei sensi indomabili da svegli. Affinché l’intossicazione e l’assuefazione imponga loro ancora più dosi di grande fratello, di novella 2000, di champions league, di isola dei famosi, da assumere felici. Affinché i venditori di progresso, prosperità, giustizia e verità possano vincere a mani basse.
Creare dissenso sociale genera un costo istituzionale dispersivo che riduce la forza egemonica alla quale l’occidente punta, costi quel che costi. Nel firmamento di campioni a sostegno del progetto in corso prendiamo l’ultimo. L’Italia è passata in un anno dal 41esimo al 58esimo posto nella classifica mondiale sulla libertà di stampa (1). Gente comune, gente ucraina, gente russa non fa niente. Vanno bene tutte, sono solo fisiologici danni collaterali da accettare sul grande cammino per confrontarsi con la Cina e, se possibile, per mettere in ginocchio anche lei.
La questione guerra, in questo caso, è mondiale. Una strategia che prevede un crescente desiderio e amore della maggioranza verso politiche autoritarie, che finalmente faccia funzionare le cose, impastate da troppo tempo nella pece burocratica. E allora viva la digitalizzazione, il 5G, i chip sottocutanei, la vita a punti, il tracciamento assoluto, i lockdown, le nuove pandemie dalle quali saranno esenti gli ubbidienti, vuoi scommetterci. L’opposizione sarebbe anche spiritualmente forte, ma è composta da cani sciolti tra le maglie della rete.
Tutto va a destra e nel modo più pd-estre. Non c’è bisogno di alcuna idea. Basta essere paladini del futuro di cui tutti parlano. Governo, politica, media fanno un corpo unico per la formazione di un pensiero unico della maggioranza, della cultura, dei pensieri, dei comportamenti.
Il grande muscolo atlantico è ancora un bicipite da vantare.
Lorenzo Merlo
Note
World Press Freedom Index 2022 - https://rsf.org/en/index
Trasgressione a tempo determinato...
La mia generazione, quella dei "mitici" anni '60 e '70, fece dell'anticonformismo e della ribellione un vero e proprio stile di vita.
"Chi sei tu? - I Ching, zodiaco cinese e sistema elementale indiano" di Paolo D'Arpini - Presentazione
La realtà della vita è una per tutti ma l'esperienza è diversa in ognuno di noi. Le differenze individuali sono tante quanti sono gli esseri viventi ma qualsiasi possano essere le esperienze lo sperimentatore è sempre lo stesso: la coscienza.
Attraverso un riconoscimento delle propensioni da noi incarnate saremo in grado di trovare la vera identità. Sia quella dell'apparato esteriore che quella del noumeno. Questo libro è il risultato di uno studio, compiuto dall'autore nell'arco di oltre 40 anni, fondato sulla sua intuizione e sulla sua ricerca sulle correlazioni esistenti tra il metodo di auto-conoscenza cinese, basato sull'I Ching, e quello indiano, basato sui diversi aspetti elementali e yoga.
Il testo è inoltre corroborato da una analisi comparata su vari sistemi archetipali e su varie filosofie, come il taoismo, il buddismo, il non-dualismo, ecc.
Essenzialmente l'argomento trattato parte da un metodo analogico di ricerca, incentrato sull'individuazione delle caratteristiche relative alla persona. Ognuno, con l'aiuto delle indicazioni qui contenute, potrà comporre il proprio autoritratto archetipale ed elementale.
Una volta preso possesso della chiave sarà possibile penetrare nella stanza segreta del proprio “io”, scoprendo allo stesso tempo la vera identità che vi si cela. Seguendo passo passo questa mappa il lettore attento e discriminante potrà riconoscere il luogo ed il momento in cui si trova, non in forma ipotetica ma in “presenza”...
Paolo D'Arpini, nasce a Roma il 23 giugno del 1944. Nel 1970/71 fonda a Verona il Circolo culturale "Ex" e si dedica alla poesia concettuale. Nel 1972 parte per un epico viaggio che lo porta ad attraversare tutta l'Africa equatoriale con mezzi di fortuna. Nel 1973 raggiunge l'India dove risiede nell'Ashram del suo Guru Baba Muktananda, dal quale riceve l'iniziazione Shaktipat (risveglio della Kundalini). Nel 1975 incontra a Jillellamudi la sua Madre spirituale Anasuya Devi che continuerà a frequentare anno dopo anno sino alla sua dipartita. Conoscerà inoltre diversi altri saggi che lo guideranno sul percorso dell'auto-conoscenza. Dal 1976, nel suo eremitaggio di Calcata, riprende anche lo studio dell'I Ching, degli archetipi cinesi e delle correlazioni con il sistema elementale indiano e con altri sistemi analoghi. Come un san Tommaso si dedica alla ricerca di prove concrete sulla validità del suo sistema integrato, redigendo centinaia e centinaia di analisi zodiacali, tutte corroborate dai fatti. Negli anni seguenti tiene diversi corsi in vari luoghi d'Italia. Dal 2010 si trasferisce a Treia, in provincia di Macerata, ospite della sua compagna Caterina Regazzi, ed è a Treia che nel 2022, finalmente, dopo tante insistenze, riesce a realizzare questo compendio, edito dall'amico Antonello Andreani di Ephemeria (edizioni@ephemeria.it)
Per consigli: spiritolaico@gmail.com
"Muori tu che muoio io"... - Considerazioni buddiste su morte e rinascita
Le cause delle malattie sono molteplici...
Scrive Enrico Manicardi nella recensione del suo libro * “Liberi dalla civiltà”: “I peggiori killer dell’umanità nella nostra storia recente (vaiolo, influenza, tubercolosi, malaria, peste, morbillo e colera) sono 7 malattie evolutesi a partire da infezioni degli animali e furono trasmesse alle popolazioni umane dai branchi di quadrupedi domestici”
I grafici ufficiali ci dimostrano che quando sono stati introdotti i vaccini le epidemie erano già scemate per le migliori condizioni di vita.
Per la virologia tutte le malattie epidemiche-pandemiche sono dovute a zoonosi, come scrive l’autore: da quelle esantematiche a quelle respiratorie, attribuite ai virus degli uccelli – che si contaminerebbero anche dai polli – aviaria – o dai maiali – suina – ed anche per l’attuale Covid che arriverebbe dal mammifero pipistrello e pertanto più pericolosa delle precedenti.
E’ stata la zoonosi del virus H1N1 degli uccelli a causare, alla fine della prima guerra mondiale, 50 milioni di morti per influenza spagnola?
Perché gli uccelli sono diventati così pericolosi in quel periodo? Perché non lo erano nei periodi precedenti e successivi?
Le pesti antiche o quelle di Milano, sempre secondo la virologia, furono causate da cimici e topi.
Anche l’aids, secondo virologi quale ad esempio il prof. Ernesto Burgio, sarebbe causato dalla zoonosi.
Scrisse invece l’antropologo-teosofo Bernardino del Boca: “Il vuoto dei sentimenti ha portato la gioventù ed i deboli a drogarsi. Non sono gli omosessuali e i drogati a diffondere l’Aids, bensì la vita contro Natura, il cibo troppo raffinato, la sofisticazione e l’ignoranza vestita di sicurezza che crea i ghetti, le ingiustizie, le confusioni, tutte le negatività. Gli omosessuali e i drogati sono le prime vittime di questa società egoistica e ignorante. Queste vittime sono come i topi che, nei tempi passati portavano la peste. Non erano colpevoli i topi se la società di allora viveva nella sporcizia fisica e morale. La peste era un castigo. L’Aids è un castigo e i colpevoli sono gli egoisti che producono cibo inscatolato privo di prana, che producono medicinali che arricchiscono le ditte farmaceutiche ma tolgono le difese naturali del corpo umano, che producono quella pubblicità che induce a ricorrere al sesso, alla violenza, alla guerra, come se queste cose negative fossero le più necessarie all’uomo.” (BdB – Rivista L’Età dell’Acquario n. 40/1985 pagg.9-10)
E poi altro ancora qui http://www.teosofia-
.
Quanto scritto sulla donna: concordo ma va detto che per gli antichi Elohim motivo di eccitazione sessuale non era il trucco ma i lunghi capelli femminili. Da lì il velo per coprirli.
Paola Botta Beltramo
* Articolo menzionato: http://

