Sterminio dei popoli - Le bugie papali sono evidenti....


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Il Papa dovrebbe scomunicare i governi, ministri e parlamentari della guerra (l'Italia negli ultimi 26 anni ne ha fatte ben 7, tutte di aggressione contro gli altri popoli), per violazione grave dei comandamenti fondamentali, incluso quello relativo all'azione irrimediabile: "Non uccidere".


Ma non lo fa, fa finta di niente.


Nemmeno i suoi predecessori lo hanno mai fatto. Perché nella realtà non ci sono cristiani, nemmeno il papa.


Amano tutti (quasi, limitiamoci a dire "moltissimi") definirsi tali, ma semplicemente non è vero, è una bugia.


Si tratta di uno di quei tanti casi di menzogna che si finisce
facilmente per dimenticare, a causa dell'abitudine. Ma ogni tanto è bene farne memoria: il nostro NON è un "paese
cristiano", fa solo finta.


Il che ci dice anche che una ulteriore menzogna è quella della "guerra tra civiltà" cristiana ed islamica: a parte il fatto che le guerre si fanno per interessi materiali (costano soldi, e i soldi si spendono per guadagnare qualcosa) non so (e non mi interessa sapere) se siano davvero islamiche le nazioni definite verbalmente tali, ma so che non lo sono quelle che si definiscono cristiane, perché lo vedo da sempre, essendoci nato e vissuto in mezzo.


In assenza di cristianesimo non è possibile che il medesimo si trovi a confronto o in scontro con altre religioni.


La noiosissima propaganda sulle radici religiose offre l'occasione di ricordare che si tratta di una grande panzana, per assenza di cristianità.


Fu miserabilmente ridicolo l'episodio televisivo nel quale, anni fa, Casini lodò D'Alema per avere mostrato "grande senso di responsabilità" nella gestione della guerra contro la Jugoslavia: la guerra è anticristiana ed antiproletaria, sicché entrambi i due loschi figuri avevano tradito gli impegni ideali formalmente alla base delle loro carriere politiche. Ma nessuno, in studio, lo fece loro presente.

Complessivamente, la nostra "civiltà" è, tra le altre cose, falsa e bugiarda.
- "Signor Gandhi, che cosa ne pensa della civiltà cristiana?"
- "Potrebbe essere una buona idea, perché non provate?"
(da una vecchia intervista al Mahatma).


Simon Smeraldo

Liberazione dall'ignoranza secondo Ramana Maharshi


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Le strofe che seguono sono tratte dal Supplemento ai 40 versi di Ramana Maharshi. Le tre strofe rilevate, a loro volta, fanno parte del Vasishta Saram, che tratta degli insegnamenti sulla realizzazione del Sé impartiti al giovinetto Rama (una delle 10 incarnazioni di Vishnu) dal suo Guru Rishi Vasishta. Da notare come, non indicando specificatamente il modo del raggiungimento, in quanto il “raggiungimento” secondo la filosofia Advaita richiede solo l’eliminazione dell’ignoranza che il  Sé è onnipresente, nelle strofe riprese da Ramana venga indicato lo “stato” interiore del realizzato.  Ma lo “stato libero dall’ignoranza” non è il risultato di un ragionamento bensì è la piena consapevolezza della propria natura, che non può avere riscontro oggettivo da parte dell’osservatore. Allo stesso tempo dalle strofe riportate dal Maharshi (e dalla spiegazione in prosa aggiunta da Mahadevam) se ne deduce una implicita descrizione della condizione interiore del Mukta, il liberato vivente.Questa “condizione” (se così si può chiamare) è il fine di ogni conoscenza spirituale, compresa –ovviamente- la Spiritualità Laica.
S. 26 – “Avendo investigato in tutti i vari stati (veglia, sogno, sonno profondo) e tenendo costantemente nel tuo Cuore quello che è lo Stato Supremo, libero dall’illusione, gioca la tua parte nel mondo, oh eroe! Tu hai realizzato nel Cuore quello che è il substrato di Realtà, al di là di ogni apparenza. Perciò, senza mai perdere questa consapevolezza, gioca nel mondo come ti piace, oh eroe!”
Commento – Qui l’istruzione del saggio Vasishta a Rama. Da cui si evince che la realizzazione subentra con l’investigazione sugli stati mentali, di cui il Sé è la sola realtà intrinseca o substrato permanente. Allorché la realizzazione diviene costante o stabile l’illusione della separazione viene cancellata e quindi il liberato vivente può giocare la propria parte nel mondo, senza esserne affetto. Ovviamente tale “persona” (presunta come tale da chi la osserva) non perde mai di vista la Realtà, che sta alla base di ogni apparenza ed è perfettamente consapevole della unitarietà del Sé.
S. 27 – “Con apparenti emozioni e piaceri, con apparenti agitazioni ed asti, e con sforzo apparente nello svolgere ogni attività, ma senza attaccamento, gioca nel mondo, oh eroe! Essendo libero da ogni sorta di schiavitù, avendo raggiunto l’equanimità in tutte le situazioni, compiendo azioni confacenti, secondo la tua parte, gioca bel mondo, oh eroe!”
Commento – Un Jnani (conoscitore della Verità) fa la sua parte nel mondo, come ogni altro. Ma le sue azioni e le sue emozioni che sono aldilà di esse, sono solo apparenti. Egli può esultare o sembrare depresso ma in realtà non è così (si ricordi qui la descrizione data del Cristo come Dio e come uomo allo stesso tempo). Allo stesso modo il saggio sembra preparare e perseguire progetti, sembra fare tutto ciò che compie un uomo del mondo ma egli conosce l’irrealtà di tutto questo. Come in un gioco od in una commedia egli svolge meramente la sua parte e non viene toccato da quel che accade. Questo in conseguenza del suo stato di equanimità ed assenza di desideri.
S. 28 – “Colui che è stabile nella verità della conoscenza è il conoscitore del Sé (Jnani). Attraverso la conoscenza egli ha distrutto le impressioni dei sensi. Veramente egli è Agni (il fuoco sacro) che è il distruttore dell’ignoranza. Egli è Indra (il supremo Deva) che brandisce il Vraja (la saetta della conoscenza). Egli è il Tempo del tempo. Egli è l’eroe che ha sconfitto la morte!”
Commento – Qui il Maharshi include l’apologia del Conoscitore del Sé. Infatti Conoscenza equivale ad auto-realizzazione e per il Jivan-mukta (liberato vivente) le funzioni dei sensi e le loro impressioni non hanno appiglio alcuno. Per lui non ci sono organi di senso, né corpo, né mente, per lui non esiste il mondo della dualità. La sua conoscenza è paragonata ad Agni, che brucia ogni rifiuto, ed alla saetta di Indra, con la quale fu ucciso il demonio. Colui che ha realizzato il Sé non è condizionato dal tempo, egli è la Morte della morte (Shiva stesso), è il vero eroe (dhira) che non ha paura di nulla, perché non c’è un “altro” che lui possa temere.
Conclusione.
Forse si potrebbe tentare ancora di aggiungere parole su parole alla gloria del Conoscitore del Sé, ma come disse un grande saggio cantando le lodi di Shiva “nemmeno se il monte Meru (la montagna centrale dell’Universo) fosse un pennino e l’oceano primordiale inchiostro potrei esaurire la nota delle tue lodi, oh Signore…”

Paolo D’Arpini

Andare oltre le religioni... a tempo dovuto...


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Per mettere qualche puntino sulla i nel discorso che si faceva l'altro giorno sulle religioni: forse il dato più importante da tener presente è che è fuor di dubbio che ad ogni insegnamento spirituale o quasi vi sia un aspetto essoterico, cerimoniale, dottrinale, dogmatico, impostato su criteri del tutto fideistici, quello che le masse seguono.


Ma vi è, più importante e sostanziale, l’aspetto esoterico, che corrisponde al significato profondo degli insegnamenti; ed esso, il cuore di ogni spiritualità, si manifesta di necessità con modalità differenti accordandosi con le culture locali e gli sviluppi e le mentalità di un dato popolo, senza per questo cadere in contraddizione nei suoi vari aspetti.

Per spiegare questa universalità di senso, e per restituire al tempo stesso un’identità e una connotazione superiore alle varie espressioni delle correnti spirituali (meglio che religioni) allora si può ipotizzare che nelle religioni formali, essoteriche ha ampio spazio di agire l’inganno e la manipolazione, mentre sul versante esoterico si riscontra la radice di insegnamenti veritieri che rimangono intatti, intoccati da interventi dei non addetti, perché appartengono a un piano che esula dalla sfera puramente umana o psichica.


Allora il tutto si riduce a una differenza di percezione della stessa cosa.


In altre parole, gli ottusi, in qualunquisti, i conformisti, il gregge, seguiranno solo gli aspetti esteriori di un religione, e ad essa si conformeranno, mentre coloro che hanno una predisposizione “spirituale” ne coglieranno gli aspetti essenziali, quelli universalmente veri e validi, a cui attingere ed arricchirsi, a cui fare capo. 


Questi allora sono in grado di “vedere” anche attraverso l’aspetto formale di una religione per coglierne l’essenza, il vero senso spirituale occultato dall’apparato teologico, istituzionale e clericale per opera degli “dèi” di cui si parlava l’altro giorno (e naturalmente dei loro accoliti umani).


Il tutto perciò rimanda alla diversità di percezione dell’essere umano, del ricevente; coloro che hanno la mente ottenebrata ricevono segnali ambigui, indistinti, mistificanti, depistanti, mentre chi ha lo sguardo “oltre” ne vede la pura sostanza.


A questo punto il sapiente vede in ogni religione un senso che in qualche modo le accomuna alle altre, riconoscendo che la loro fonte è unica, e riconosce quindi – al di là del loro aspetto formale e della loro strutturazione dottrinale/dogmatica - la validità di ognuna; mentre lo psichico vede solo il caos delle diversità e delle contrapposizioni, e fa di ogni erba un fascio: o le condanna tutte in blocco, o si stringerà ancora più tenacemente alla “sua” religione. E’ la differenza fra lo sguardo sacro e quello profano.


A questo punto diventa fondamentale disgiungere il concetto di “corrente spirituale” da quello di “religione” – stando il primo ad indicare la sostanza spirituale e veritiera del sacro, della Trascendenza, dei Principi, qualunque forma essi possano prendere; mentre il secondo implica tutto un apparato fideistico volto a ingannare l’uomo, con il fine ultimo di soddisfare l’appetito psichico degli dèi oltre che a quello materiale dei loro ministri di culto.


Dunque abbiamo due modi di vedere la stessa cosa: il profano vede le religioni, il seguace del sacro le correnti spirituali.


Lo psichico, il profano, vede solo la molteplicità è ne è disturbato e scandalizzato.


Ma il sapiente, lo spirituale, il vero adepto al sacro, sa vedere oltre la molteplicità e ne coglie l’Unità retrostante. E, soprattutto, dopo aver integrato in sé ed aver fatto propri gli insegnamenti fondamentali di una corrente spirituale (o più di una), sa trascendere al momento opportuno, una volta effettuate le necessarie operazioni di trasformazione anche la simbologia mediatrice delle correnti spirituali, per rivolgersi direttamente alla fonte.

Simon Smeraldo

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Ramana Maharshi: "Life in the word and how to behave in society" (Vivere nella comunità)


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Preface.

There is the stamp of truth in all the utterances of Ramana Maharshi. Kaviakantha Ganapati Muni, one of his disciples, recorded his words in the “Ramana Gita” (the Epic of Ramana), in which he tells (among others) the beautiful teachings on “how to behave in society”.  

Here is the extract:


On the Community

In this tenth chapter we will add the conversation between Yoganatha Yati and Ramana Maharshi. Surely the hearts of the spiritual brethren will rejoice in it. 
Yoganatha asked: “Oh Maharshi Ramana! What is the relationship between society and its members? Please enlighten us for our good! 
Ramana Maharshi replied; “Society is an organism: its members are the arms and legs that carry out its functions. A member may prosper when he is loyal in his services to society just like a well-coordinated organ does for the organism. As he faithfully serves the community, in thought, words and deed, a member should support the cause when with other members of the community, making them conscious and encouraging them to be faithful to society as to contribute to its progress. ”
Yoganatha asked: “Some prefer to separate themselves in meditation, others seek for the power obtained by social commitment. Which of the two is more useful to society? ”
Ramana Maharshi replied: “Being in peace is the basis to purify the mind .  To carry out a social commitment brings authority or power, which is useful for  the improvement of society. If one promotes society’s interests with this authority then peace will be established as well. ” 
Yoganatha asked: “Which is the highest ideal that can be reached on earth for all members of society?”
Bhagawan Ramana replied: “The highest end  that can be reached is to promote a sense of being universal. With universal brotherhood there is universal peace, and the whole world will be like a single home.
 This speech took place on the 15th August  1917 in  Arunachala.  

Sulla Comunità.

In questo decimo capitolo noi aggiungiamo la conversazione fra Yoganatha Yati e Ramana Maharshi. Certamente i cuori dei fratelli spirituali gioiranno in  essa. 
Yoganatha chiese: “Oh Maharshi Ramana! Qual’è il rapporto tra la società ed i suoi membri costituenti? Per favore illuminaci per il bene collettivo.” 
Ramana Maharshi rispose: “Una società è l’organismo; i suoi membri costituenti sono gli arti che svolgono le sue funzioni. Un membro prospera quando è leale nel servizio alla società come un organo ben coordinato funziona nell’organismo.    Mentre sta fedelmente servendo la comunità, in pensieri, parole ed opere, un membro di essa dovrebbe promuoverne la causa presso gli altri membri della comunità, rendendoli coscienti  ed  inducendoli ad essere fedeli alla società, come forma di progresso per quest’ultima. 
Yoganatha chiese: “Alcuni preferiscono il distacco e la meditazione altri il potere che deriva dall’impegno sociale. Quale atteggiamento è più utile in una società?”. 
Ramana Maharshi rispose: “La condizione della pace è per purificare la mente mentre l’espletamento dell’impegno sociale  porta ad un’autorità, o potere,  e serve al perfezionamento della società.  Avendo promosso gli interessi della società attraverso questa autorità dovrebbe esservi quindi stabilita la pace.” 
Yoganatha chiese: ” Quel’è il più alto ideale, che può essere conseguito sulla Terra, per tutti i membri della società?”. Bhagawan Ramana rispose: “La promozione del senso di universalità e fratellanza è il più alto  fine .  Con la fratellanza universale regna la pace universale, ed il mondo intero assomiglia ad una singola casa.”
Questo discorso aveva luogo il 15 agosto del 1917  in Arunachala (Tiruvannamalai)  
Based on the  original italian translation by Pietro Fallica, done  on May 1976 in Calcata. 
Revived and reorganised  by Paolo D’Arpini, on 21 March 2008 in Calcata.                                                                                                 

Present  english reddition by Ilaria Gaddini.                                                Tratto da “Chi sono io?” -  Ramana Maharshi – Ubaldini Editore Roma  

L’antagonismo per la supremazia fra Luni e Narce. Cronache del Villanoviano


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Nei piani della trama primigenia, nel gioco dei meccanismi di potere  all’interno della società umana, pareva destino che Luni, che vuol dire luna, la proto città sul Mignone, divenisse il faro di luce della civiltà  per l’intero vecchio continente. Luni era nata come progetto femminile di una società egualitaria, un primo esperimento sociale di armonia fra i due generi. Di conseguenza questa città, che si fa risalire al tardo neolitico – prima età del bronzo,  era concepita come luogo d’incontro orgiastico e di piena libertà espressiva. La fioritura conseguente fu una società  fluida e scorrevole, come l’acqua. Ed infatti i sacerdoti di Luni adoravano l’acqua ed avevano controlli psichici su questo elemento.  Le cose sembravano andare per il verso giusto e non sussistevano preoccupazioni per la espressione di una grande civiltà  liberale.

Nel frattempo però, al di fuori da ogni convenzione creativa, era sorta un’altra città, a pochi chilometri in linea d’aria, costruita  sulle sponde di un  fiume biondo, che era stato il Tevere,  ed ora era il Treja. Quest’incomodo, questo intruso, che si inseriva nei piani del potere e dei modelli sociali,   si chiamava  Narce, che vuol dire arca.

La proto città di Narce era depositaria del fuoco, il sacro rito del fuoco che si manifesta  attraverso i costumi,  indicazioni  che seguono un ordine di valori.
Gli abitanti  di Narce  erano pastori che innalzavano are per adorare il dio del fuoco. Il continuo ardere dava ai sacerdoti di Narce il controllo psichico sul fuoco.

Ben presto, allorché fu chiaro che gli esempi propugnati erano opposti, iniziò un subdolo contrasto fra le due città. Narce e Luni si combatterono prima sul piano ideologico, cercando di dimostrare  il valore ed il significato del messaggio sociale evocati nel loro modello ma non ebbero successo in ciò giacché  entrambi gli esempi fornivano ragioni sufficienti di esistenza. Ovviamente i sacerdoti sentivano che un compromesso non era possibile, le due posizioni erano troppo distanti ed antagoniste. Fuoco contro Acqua.
I sapienti delle due città decisero allora di utilizzare i poteri acquisiti  sugli elementi in modo da condizionare o distruggere il nucleo opposto.  I maghi di Narce scaricarono il massimo dell’energia  ferale su Luni e quelli di Luni sconvolsero le acque di Narce.  Il risultato fu che ognuna delle due comunità dovette isolarsi completamente per difendersi dalle emissioni psichiche.  Le due comunità si nascosero l’un l’altra divenendo città invisibili. Il risultato insolito di questa lotta portò al cambiamento del piano originario di civiltà.  
Luni  o Narce , nessuna delle due essendo in grado di emergere ed essendo addirittura scomparse alla vista, esse passarono il loro modello all’inconscio collettivo e  si celaroro nelle loro nicchie di terra, lasciando solo criptici segnali nascosti vecchi di migliaia di anni. Nel frattempo la lotta era passata di mano, lo schema per la civiltà futura doveva andare avanti, ed il destino dell’uomo, in questa parte del mondo, continuò a tessere la sua tela. E si   manifestò  -ancora una volta- in due modelli antagonisti: Roma e Veio. Ma stavolta i sacerdoti ed i potenti delle due città, memori della scomparsa di Luni e Narce per colpa dello scatenamento delle onde pensiero, decisero di ricorrere ad altri mezzi e così   s’inventarono la guerra.
Paolo D'Arpini
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Manie religiose, da non considerare... - Della serie: "Non c'è più religione... (magari!)"


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Quanto alla religione l’umanità è sempre stata immersa nel caos. Migliaia di comandamenti, migliaia di precetti, migliaia di riti, migliaia di preghiere, migliaia di promesse, migliaia di minacce provenienti da migliaia di dèi; e soprattutto, migliaia di vittime, sia fisiche che mentali. Il massacro giustificato dalla religione è sempre stato in gran voga, con il beneplacito di un “Dio” che sembrerebbe segnare con una tacca le sue vittime, come facevano i piloti della I guerra mondiale.

Ma chi sono questi dèi? Per la maggior parte degli uomini il dio della propria infanzia, il dio che viene insegnato dai genitori è il dio vero, e pochi sono coloro che riescono a sottrarsi alla pesante àncora di questo dio, proprio perché viene proposto in una fase della vita in cui l’essere umano è non solo altamente vulnerabile, ma anche influenzabile all’estremo, poiché la sua mente è in formazione, una vera spugna.


La mente dell’uomo preferirà credere ciecamente piuttosto che pensare, preferirà seguire piuttosto che farsi largo da sola; preferirà la sicurezza del gregge piuttosto che l’incertezza di doversi addentrare con le proprie forze negli abissi dell’aldilà. Per questo a tutti i leaders religiosi è tanto cara la parola “gregge”, ed è per questo che a coloro che manipolano le coscienze piace tanto chiamare i fedeli con il nome di “pecore”.

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La pecora non si ribella- e ciò va bene al pastore - e non si deve arrischiare a cercare da sola il proprio alimento - e ciò va bene alla pecora - però alla fine della storia la pecora viene macellata da colui al quale il pastore fa capo. 


Costellazioni di “maestri”, di “dèi” e di credenze, tutti che lottano e sono in competizione fra loro per assicurarsi il dominio della coscienza dell’uomo, e tutti, alla lunga, immergendolo sempre più nel caos della mente.


Tutti gli obblighi e i divieti, gli interdetti e le cerimonie, le restrizioni sociali e i particolarismi, i tabù alimentari e sessuali, gli estremismi e gli abiti rituali sono ovviamente forme di follia religiosa, di fervore che si erge a deviazione demenziale, istituzionalizzato dall’osservanza cultuale; regole e pratiche inculcate da maestri che non insegnano niente di buono, a loro volta portavoce di dèi che non sono Dio e non appartengono neppure al livello spirituale, ma ne sono molto al di sotto. Chi è libero lo è da qualsiasi regola o forma di esteriorità; così è il vero “Dio”, quello che per tutti è lo stesso, che non ha un “popolo eletto” o preferenze etniche e non esige assurde pantomime o contorsioni mentali, limitazioni concettuali e macchinose ritualità dai suoi fedeli.

Naturalmente tutto il mondo di oggi è pazzo, e la forma di civiltà predominante oggi è micidiale; ma almeno non si ha la presunzione di sostenere che tutto ciò derivi dal volere di un dio (anche se in fin dei conti è proprio così: il “dio” di questo mondo). E’ una follia, un’alienazione fine a se stessa e non pretende di essere il risultato di un culto divino, di provenire da “istruzioni dal cielo”.


E fra tanti ammaestramenti e tanti riti, gli uomini continuano a venire a questo mondo senza sapere perché, e continuano ad andarsene senza sapere dove andranno.
Ma, ringraziando “Dio” (quello vero) c’è sempre stato anche chi, piuttosto che indirizzare altri verso un’ipotetica e dispotica divinità, ha anche scavato profondamente fino a percepire che la divinità risiede nell’uomo stesso, e nella sua consapevolezza di essere molto più che un essere umano.


Simon Smeraldo

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Sufismo - La visione non-duale dell'Islam


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Il sufismo è la corrente islamica che più si avvicina alle forme trascendenti di spiritualità laica non duale. Si può giungere al Non-dualismo attraverso varie vie, la vetta è uguale per tutti. Dipende dalle simpatie personali e dalle propensioni. Fra gli islamici chi segue questa via ha evidentemente una tendenza all'ascetismo mistico. Pur che anche nel sufismo sono stati espressi concetti "gnostici" e non-dualistici molto avanzati (vedi i detti di  Rabia) e -tra l'altro- la lettura dei poemi di Rumi ce ne fornisce un valido esempio.  

Il fatto che si possa giungere all'Uno seguendo una qualsiasi religione pone però la necessità di abbandonare il credo religioso il momento che si vuole penetrare ed essere compenetrati dall'Uno, sostituendo il "credere" con la diretta esperienza  La strada è utile per giungere al Tempio ma bisogna lasciarla per entrarci.

Dal punto di vista della "spiritualità sociale" (religiosa), al fine di una convivenza pacifica,  -comunque-  il sincretismo è vantaggioso come pure lo è l'abbandono di ogni dogmatismo. Ciò non esclude la continuità di partecipazione alla "forma esteriore" (spirituale) più consona ad ognuno di noi. E ciò vale anche per i seguaci delle religioni monoteiste, che hanno visto sorgere al loro interno "santi" e "saggi"  totalmente liberi da senso separativo. 

Per cui anche l'approccio del sufismo è sicuramente valido, per chi lo sente affine alle proprie tendenze o tradizioni, mantenendosi integri nella fiducia e nella sincerità e nella onestà di "percorso".

In altro contesto qualcuno ha affermato: "ognuno per sé.. e dio per tutti". Ove per Dio si intende il Tutto che in tutti è presente.

Paolo D'Arpini


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Integrazione di Enrico Galoppini:

Se ci si dà la pena - anche da esterni - di leggere i testi dei più famosi maestri del Sufismo ci renderà conto di quanto allo stesso tempo essi fossero e "musulmani" e, per la massa più o meno attaccata alla "lettera", apparentemente "non musulmani". Il Sufismo è ancora una realtà attiva ed operante che  implica  un rispetto ed un amore profondo per la "natura": tant'è vero che anche gli odierni maestri incitano i loro seguaci a... curarsi solo con metodi naturali, a vivere stabilmente nella natura e, addirittura, col minimo possibile di "tecnologia".
Dio, comunque, o come lo volete chiamare, l'Origine del tutto, è uno solo; e su questo punto hanno trovato un punto d'incontro sia tutti gli "illuminati" di ogni tradizione che le popolazioni che, prima dell'irrompere della "modernità", sapevano convivere, rispettarsi e, addirittura, venerare gli stessi "santi" e riunirsi insieme per pregare...

Candelora - Tradizione pagana diventata cristiana


Lupercalia
…il 2 febbraio di ogni anno si festeggia la “Candelora” che trae origine da un’antica festa pagana denominata “Lupercalia”, connessa al culto antico della Madre Terra, tesa a rappresentare i riti della sessualità e della fertilità.
“Candelora candelora dell’inverno semo fora. Ma se piove e tira vento nell’inverno semo dentro” – Così recita il detto popolare, dal che dovremmo dedurne che siamo ancora nel pieno dell’inverno, visto il maltempo che imperversa… Ciò non toglie che dal punto di vista astrologico a partire dai primi di febbraio si avverte, almeno nello spirito, l’inizio della primavera. Certo non è la primavera astronomica… è un’avvisaglia di primavera. Questo è un periodo di freddo intenso ma riprende a crescere la durata del giorno ed anche l’aria a volte si addolcisce ed invita i piccoli germogli, che stentano a uscir dal suolo, ad avventurarsi fuori alla luce del sole. In questi giorni sentiremo un’aggiunta di energia, chiamiamola una scorta psico-energetica, che consente di affrontare condizioni straordinarie e crisi acute -come avviene talvolta alle piantine che si avventurano al sole e ricevono invece la gelata- è una questione di vita o di morte! Il significato recondito della Candelora sta a rappresentare l’incontro-scontro degli opposti: Yang (il caldo), Yin (il freddo).
Un momento questo che presuppone un cambiamento ineluttabile. E la spinta viene da quella ‘terza parte’ (la continua mutazione) che conduce al rinnovamento della vita. L’organismo vivente è in stretta correlazione con tutto ciò che lo circonda. Ad alcune cose è affine ad altre è in antagonismo. Saper far fronte a situazioni estreme mantenendo un equilibrio di mente e di corpo, deriva dalla capacità dell’organismo di integrare e aggiustare al suo funzionamento le diverse energie vitali. L’acqua, il cibo, il freddo, il caldo, il moto, la quiete, il sonno la veglia, la pulizia e l’influenza spirituale…. la somma di tutti questi fattori, vissuti correttamente, è salute. Perciò accettiamo il freddo dei “giorni della merla” e le avvisaglie di primavera della “benedizione delle candele”, simbolo quest’ultimo della luce che avanza...
Paolo D’Arpini
candelora

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La tradizione celtica

Il fuoco con il suo mutamento è perfettamente ascrivibile al simbolismo della Grande Madre . Che viene prima, ma molto prima della divisione "maschile=attivo e femminile=passivo". La Grande Madre prima di esser separata, divisa, sminuita conteneva ogni polarità nel suo ventre gravido. Non è la fertilità la sua caratteristica principale bensì proprio il movimento, il mutamento, il continuo dispiegarsi della creazione.
In questo universo simbolico non c'è spazio al dualismo oppositivo. Il fuoco sacro è appannaggio dell'universo intero. Compreso il femminile. 

Perché ogni creatura partecipa del suo dono di contribuire alla creazione.

Le prove sopravvissute di questo fuoco anche femminile le abbiamo nelle numerose Dee del Fuoco e Dee del Sole presenti in tutti i miti del mondo. Così come esistono Dee uccello e Dee dell'aria. E così come esistono Dei Luna (uno proprio qui nelle leggende dolomitiche), Dei Terra e Dei dell'acqua/del mare.

È tempo di superare le rigide categorizzazioni fondate sull'esclusione, e tornare a sentirci complete e completi. Per allargare le possibilità dell'essere.

(Tratto dal "Lunario della Dea")

Insegnamento spirituale nelle scuole statali - Trasformare l'ora di religione in "storia teorico-pratica delle religioni"


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In seguito alla continua perdita di credibilità delle fedi monolatriche   anche da parte dei movimenti laici è ripresa la discussione  in ambito  scolastico sulla così detta "Ora di religione", ora dedicata all’insegnamento cristiano. 


La nostra proposta come "Movimento per la Spiritualità Laica" è quella di modificare la materia   in forma di "Storia delle Religioni, in chiave teorico-pratica".  La cosa non è sinora riuscita ad approdare in una compiuta proposta legislativa ed è  "naturale" che le istituzioni religiose difendano a spada tratta la loro materia, che assicura una retribuzione sicura a tanti preti. All'uscio dell'Ora di religione, inoltre, bussano oggi anche rabbini e mullah, per  garantirsi una adeguata fetta di mercato e di egemonia ideologico-politica. E’ meno naturale che quest’ora sia difesa dai pretendenti come “spazio di libertà” e di "pari opportunità".

Indubbiamente quando entrano in gioco certi interessi le parole volano, troppo spesso sganciate dal loro significato.

Personalmente sono  favorevole  all’insegnamento scolastico del pensiero filosofico laico, collegato alla cosiddetta "Spiritualità naturale o laica", o Biospiritualità, basata sulla conoscenza di Sé e sul naturalismo, e non su romanzi fantasy (come la bibbia, il vangelo ed il corano).  La spiritualità naturale è la prima ed unica forma di "religiosità" che ha promosso lo sviluppo della società umana nel suo complesso. Vedi ad esempio la funzione evolutiva svolta da filosofie come quella Platonica e Socratica, lo Zen, il Taoismo e l'Advaita Vedanta (non-dualismo), ma vorrei che quest’insegnamento fosse reale, ovvero corroborato da esperienze dirette,  non fittizio o libresco. Infatti troppo spesso l’insegnante religioso sviluppa il suo programma  "teorico" magari impartendo  lezioncine a sfondo etico/moralistico (roba per "innocenti"), con materiale "preso in prestito"

L'insegnante deve essere qualificato nell'esperienza del Sé e non nell'accumolo di nozioni prese dai testi. Così avveniva infatti nelle scuole Zen, ad esempio, in cui non era possibile insegnare se non si era sperimentato il Satori.

Le religioni tradizionali sono ormai  una zavorra inutile, eppure talvolta occorre analizzarle per lo meno allo scopo di ridimensionarle a quel che realmente sono: favole necessarie all'infanzia!


Paolo D'Arpini

Comitato per la Spiritualità Laica
Via Mazzini, 27 - 62010 Treia (Mc)
Tel. 0733/216293

Buddismo... una scienza esatta!


"Spezzato il circolo vizioso, conquistata la libertà dal desiderio, la fiumana, prosciugata, non fluisce più; la ruota, infranta, più non rivolve. Questa, solo questa, è la fine del dolore."  (Buddha Sakyamuni, in Udana, VII, 2)  
Questa è davvero la massima più ostica per gli occidentali. Però, se ci si pensa bene, quanta verità – e sempre più evidente, anche e soprattutto a noi – nel detto lapidario… 
In effetti la società del crepuscolo borghese, dello spettacolo-degli spettri, “produce” gli esseri umani proprio in quanto “macchine desideranti”… 
Un continuo trapassare da un oggetto all’altro, anzi ormai da un sostituto spettrale a uno successivo, senza tregua, all’infinito, “individui” soggetti all’oggetto come a una chimera, consumati e annullati nel mulinello delirante. Il “pieno appagamento” non può esistere, perché niente e nessuno lo può pagare-comprare. E, d’altra parte, è inconcepibile dentro la macchina-vortice, che gira e vive solo in base all’insoddisfazione sempre rinnovata, inesausta. 
A me interessa per gli spunti di liberazione che può dare OGGI, quell’antico sguardo cristallino,  chiamato "buddismo". Anzi, mi sembra che essendo, prima che “religione”, una grandiosa disciplina – atea – di disvelamento degli errori-illusioni della mente, proprio nel regno della menzogna universale e della servitù volontaria compiuta possa rivelarsi particolarmente efficace. Fermandoci per un istante (eterno), almeno con la meditazione, la natura del desiderio e la sua valenza intrinseca in rapporto alla autodeterminazione dell’individuo ci può finalmente apparire sotto una luce diversa. Molte certezze svaniscono, ma si è come sgravati da un incubo. Più leggeri e più liberi”
Ciò che occorrerebbe nel campo della ricerca interiore, secondo me, è una completa e radicale de-”massonizzazione”, id est de-giudaizzazione (la massoneria letteralmente si disfa e svanisce come castello di spettri al sole se le si toglie la cabala, la Torah e tutto il cumulo di illusioni-menzogne chimeriche all’uncino, DOC, che la informano). 
E’ solo a causa del trionfo “ecumenico” del cristianesimo che la lebbra veterotestamentaria si installò stabilmente in ogni ambito della spiritualità, così di quella ufficiale come, ancor più, di quella segreta. Si pensi alle “Chiese gnostiche” dell’Otto-Novecento, agli “Eliphas Levi”, allo stesso Martinez de Pasqually e ai suoi “Eletti Cohen”, a tutti gli ordini e gradi, appunto, della massoneria (del cui albero le varie conventicole “esoteriche” moderne sono state quasi sempre fronde)… Rarissimi i ricercatori spirituali che seppero fuoriuscire da questa radice appestata, respirare aria scevra dai suoi miasmi – non Evola, e neanche Guénon. 
Eppure esisteva, esiste, un bacino enorme e meraviglioso di conoscenze (e di vie d’autorealizzazione) che prescindono completamente dall’ebraismo e dalle sue emanazioni: l’Egitto immenso, il mondo politeista greco-romano, l’oriente donde viene la luce. Questa necessità VITALE l’aveva ben compresa il mio primo Maestro d’astrologia, scomparso prematuramente, Angelo Angelini, che sempre ricordo con grandissima stima…
Joe Fallisi

Divina Commedia "blasfema" - Processo a Dante, antigiudeo ed antislamico…

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Erano partiti prima i giudei con la denuncia che la Divina Commedia contenesse nozioni antiebraiche, poi si sono aggregati anche gli islamici lamentando che il poeta criticò ferocemente il loro profeta Maometto.  A dire il vero  è dal  marzo 2012 che se ne parla, in seguito  ad un articolo apparso sul Corriere della Sera,  e da allora  la cosa  è andata parecchio avanti e le “sparate” contro Dante Alighieri e la Divina Commedia, hanno fatto strada… conquistando le pagine del Web e scomodando fior di commentatori…
Non solo gli ebrei si sentono feriti nell’onore anche i fratelli minori musulmani hanno scoperto nella Divina Commedia una satira anti-Maometto più feroce di quella di Charlie Hebdo. Dante, il padre della Lingua Italiana, mette il profeta musulmano e Alì, suo cugino, genero e successore come Califfo, nientemeno che all’inferno, nel canto XXVIII dedicato ai seminatori di discordia. Maometto viene messo nella bolgia più “sozza” che si possa immaginare, piena di corpi mutilati e orrendamente sfigurati. Questo perché, secondo Dante, i seminatori di discordia nell’aldilà erano condannati a subire il contrappasso adeguato, soffrendo nel loro corpo le stesse mutilazioni di cui sono stati artefici in vita.
Ora c’è solo da spettarsi le reazioni del vaticano per i vari papi messi all’inferno e per le oscure idee panteiste e anticristiane espresse dal poeta.
Ma seguiamo un piccola cronistoria degli eventi:
Divina Commedia all’indice – Scriveva Gherush 92, tra l’altro: “…
l’insegnamento della Divina Commedia rappresenta una violazione dei
diritti umani e la evidenziazione della natura razzista e antisemita
del nostro paese di cui il cristianesimo costituisce l’anima. Le
persecuzioni antiebraiche sono la conseguenza dell’antisemitismo
cristiano che ha il suo fondamento nei Vangeli e nelle opere che ad
esso si ispirano, come la Divina Commedia. Deve essere messo in
evidenza il legame culturale e tecnico-operativo con i vari tentativi
di esclusione e di sterminio, fino alla Shoah. Certamente la Divina
Commedia ha ispirato i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, le leggi
razziali e la soluzione finale. Chiediamo, pertanto, al Ministro della
Pubblica Istruzione, ai Rabbini e ai Presidi delle scuole ebraiche,
islamiche ed altre di espungere la Divina Commedia dai programmi
scolastici ministeriali…” 
Ed  ancora:  “L’organizzazione (giudaica) Gherush92,
consulente dell’ONU, ha dichiarato “Dante antisemita e islamofobo. La
Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici”. Ne ha dato notizia
nei giorni scorsi anche il “Corriere della sera”, riportando le
affermazioni di questa benemerita setta mondialista nell’articolo
seguente: http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml -. Non è il caso di ribattere alle ridicole accuse di soggetti che
vomitano parole sotto l’usbergo dell’ONU per infamare la figura e
l’opera del Sommo Poeta, sommo non soltanto per aver “inventato” la
lingua italiana, ma per aver dato all’umanità l’opera poetica più
“divina” che uomo possa concepire…” (
Roberto Sestito)
Alle accuse di “razzismo” mosse da islamici e giudei contro il padre
della lingua italiana rispose Maurizio Blondet con una recensione di
“insegnamenti” tratti dal “sacro libro” matrice delle tre religioni
semitiche: la bibbia. Un libro profondamente, spaventosamente omofobo,
razzista, anti-animalista, per giunta anti-femminista; un libro che si
rallegra di omicidi ed inganni, che prescrive furti e ordina stragi. E
nonostante ciò, viene letto addirittura nelle chiese, e viene ritenuto
ispirato da Dio.
«Io ti benedirò e moltiplicherò il tuo seme… la tua progenie
possiederà la porta dei tuoi nemici»
«Ed Egli darà i loro re nelle tue mani e tu estirperai i loro nomi…
finchè non li abbia distrutti».
«Oggi comincerò a spargere spavento di te fra i goym, sotto tutto il
cielo, tanto che esse si terrorizzeranno a sentire il tuo nome».
«Divora dunque tutti i popoli che il Signore tuo ti darà; l’occhio tuo
non li risparmi».
«Voi vi ciberete dei beni delle genti, e vi farete magnifici della
loro gloria» (Isaia 61,6). «Tu suggerai il latte delle genti, e
popperai le mammelle dei re». «… E i figli degli stranieri
edificheranno le tue mura».
«Chiedimi, ed io ti darò in eredità le genti e i confini della terra
per tua possessione. Tu le spezzerai con verga di ferro, li
frantumerai come vaso d’argilla» (Salmo 2, 8-9).
Fino allo spietato Salmo 137: «Figlia di Babilonia, votata alla
distruzione: beato chi prenderà i tuoi pargoli e li sbatterà contro la
roccia!».
Questo beatifico desiderio è stato oggi realizzato dalla devastazione
di «Babilonia», ossia l’Iraq, compiuto per conto della razza eletta da
un popolo che ha dato agli eletti le sue mammelle da mungere.
Tralascio i passi dove Dio ordina ai suoi eletti di massacrare 40 mila
amaleciti sconfitti, e promette la totale distruzione di cananei,
filistei, amorrei; tutti passi che significano eliminazione fisica o
culturale della diversità e dunque scomparsa di popoli e culture».
Insegnato a memoria nelle scuole rabbiniche, questo orribile testo ha
formato un intero popolo all’odio e al disprezzo dei «popoli e
culture» diversi. Lo testimonia la particolarissima pedagogia che si
trova nel Talmud.. Solo alcuni pochi esempi nel gran mare di questo
commento alla Bibbia:
«Che significa Har Sinà, cioè monte Sinai? Vuol dire il monte dal
quale si è irradiato Sina, cioè l’odio contro i popolo del mondo»
(Shabbath 80 , col.1).
«Dovunque gli ebrei arrivano, devono farsi sovrani dei loro signori»
(Sanhedrin 19, 89, 1).
«…Vi farò unici dominatori del mondo» (Chaniga, 3a, 3).
«Il migliore fra i non-ebrei, uccidilo» (Abodag Zarah, 26b, Tosefoth).
«Voi israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo sono
da chiamarsi bestiame» (Baba Mezia, 114, col.2 ).
Mica è teoria, signori. Mica è simbolo. Mica è metafora e licenza
letteraria. Spesso i governanti attuali dello Stato d’Israele di oggi,
se ne escono fuori a dire che i palestinesi sono bestie, e i loro
rabbini di oggigiorno ancora insegnano che tutti i non-ebrei sono
animali: dunque macellabili, e macellati spesso effettivamente là dove
cadono nelle mani ebraiche.
È un insegnamento costante. Il filosofo Abravanel (1437-1508) ha scritto:
«Il profeta (Isaia) annuncia che il Signore lo ha unto per dire agli
israeliti che saranno ad essi soggetti tutti i popoli, e che le genti
straniere dovranno arare e lavorare sì che ai figli d’Israele non
tocchi alcun lavoro pesante, ma possano servire Dio solo pregando. A
che possano però aver tempo per servire Dio benedetto, dovete mangiare
i beni dei popoli» (Meshmia jeshue, 89, col.4).
E quante volte, signori, i popoli hanno visto i loro beni divorati e
mangiati da individui educati a questa scuola!
Rabbi Bar Nachmani: «Al tempo del Messia gli ebrei estirperanno tutti
i popoli della terra» (Bammidbar Rabba, fol. 172, col.4).
Jeshaia Hurtzitz, Scene lukhot habberit, anno 1686: «Il mondo è stato
creato per gli israeliti, essi sono la polpa, gli altri popoli non
sono che la scorza».
Adolphe Crémieux (1796-1880), fondatore degli Archives Israelites: «La
dottrina ebraica deve un giorno compenetrare di sè tutto il mondo
(…). Non è lontano il giorno in cui le ricchezze della terra
apparterranno esclusivamente agli ebrei (…) Le nazioni
scompariranno, le religioni tramonteranno».
E il rabbino Baruch Levi così scriveva a Carl Marx nel 1848: «Il
popolo ebraico, considerato nel suo insieme, sarà egli stesso il suo
proprio Messia. La sua signoria sul mondo sarà raggiunta mediante
l’unificazione delle altre razze umane, la eliminazione delle
frontiere e delle monarchie, che sono i bastioni del particolarismo, e
mediante l’istituzione di una repubblica mondiale, che accorderà
dappertutto i diritti civili agli ebrei. In questa nuova
organizzazione dell’umanità, i figli di Israele diventeranno
dappertutto, senza incontrar ostacolo, l’elemento direttivo (…). I
governi dei popoli compresi in questa repubblica mondiale, con l’aiuto
del proletariato vittorioso, cadranno tutti senza difficoltà in mani
ebraiche. La proprietà privata verrà soffocata dai dirigenti di razza
ebraica, che amministreranno dappertutto il patrimonio statale. Così
la promessa del Talmud sarà adempita, cioè la promessa che gli ebrei,
venuti i tempi messianici, possederanno la chiave dei beni di tutti i
popoli della Terra» (Revue de Paris, anno XXXV, numero 2, pagina 574).
Ed infine, come contraltare, e dulcis in fundo, ecco la replica laica antireligiosa di François Cavanna, cofondatore di Charlie Hebdo: “Voi, i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte… Tutti voi, che non potete vivere senza un Papà Natale e senza un Padre castigatore. Tutti voi, che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello. Tutti voi, che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il più stupido, il più meschino, il più sanguinario, il più geloso, il più avido di lodi tra voi. Voi, oh, tutti voi NON ROMPETECI I COGLIONI! Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.”
E con ciò il conto è pareggiato.
Paolo D'Arpini
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Secondo Buddha sorridere fa bene alla salute fisica e mentale



Il sorriso apre le porte del cuore ed eleva lo spirito alla consapevolezza della non-dualità.

Sorridere è la più semplice meditazione della gioia, la più elementare manifestazione dell’ipnosi atemporale.

Il sorriso apre tutte le porte perché genera un immediato entanglement con gli altri ed è quindi la più intima e rispettosa forma di socializzazione.

Siddharta, nacque a Kapilavattu nel 563 a.C ed  era figlio del re Suddhodana, della famiglia Gotama (o Gautama), della nobile stirpe dei sakya, onde il nome di Sakyamuni:  il solitario, l'eremita dei Sakya. Improvvisamente abbandonò gli agi della sua reggia e divenne un mendicante anacoreta. Un giorno mentre meditava sotto un albero, raggiunse l’illuminazione e continuò la sua vita predicando alle genti la sua dottrina.


Siddharta realizza una grande rivoluzione interiore che si manifesta con un sorriso non solo esteriore, ma con una perenne gioia del cuore.

Il sorriso del cuore è la frequenza animica che percepirà ogni persona che incontrerà il Buddha lungo la sua peregrinazione.


Siddharta non rinnega l’antica cultura dei Veda, dei Brahmana, delle Upanishad, ma ne fornisce una interpretazione rivoluzionaria. Tutto è dolore, tutto è impermanente e perituro,  ma solo il sorriso nel cuore può consentire all’uomo di attraversare invulnerabile la sofferenza emancipandosi dal ciclo di rinascita(samsara).

Il dolore è generato dalla sete di vivere e dal conseguente attaccamento alla esistenza materiale. La cupidigia e la continua ricerca di appagamento disorientano l’anima dalla meta della consapevolezza.

Il sorriso nel cuore
 acquieta questa brama (raga) di immortalità terrena, dissolve il terrore della morte che è poi la staminale di angoscia che genera la guerra, l’omicidio, la violenza come proiezione del tanatos sul prossimo.


La percorrenza dell’ottuplice sentiero spegne l’angoscia della transitorietà ed apre il cuore al sorriso.

La grande vittoria del Buddha Siddharta è quindi il sorriso nel cuore.


Anche la scienza concorda con le  antiche vie della consapevolezza riconoscendo al sorriso  la facoltà di produrre ormoni, neurotrasmettitori cerebrali quali le endorfine e la serotonina.


E' meraviglioso persare che la gioia venga immediatamente riconosciuta dai recettori spirituali della nostra anima. 
Tramite l’antichissima via della ipnosi evocativa ex ipnosi regressiva, che in tempi vedici veniva chiamata pratiprasavah (nascita a ritroso) ogni giorno libero il cuore dei miei pazienti dal morboso attaccamento alla vita che ha come conseguenza il conflitto, la depressione, il panico, la mancanza di stima.

Nella pratiprasavah/ipnosi evocativa è fondamentale rievocare i propri “other selves” interiori, le proprie vite non precedenti, ma sincroniche in quanto nell’inconscio spirituale non esiste il tempo e quindi nemmeno il passato.

Depurando l’anima dalle impronte karmiche dell’attaccamento, della depressione, delle morti sincroniche si può giungere a chiarificare il cuore fino alla luce del sorriso: questa è l’antica segreta via dell’arcobaleno.

Angelo Bona