Nagarjuna, il secondo Buddha - Cenni storici




Acharya Nagarjuna  fu il Fondatore della Tradizione Buddhista del
Madhyamika. La sua apparizione fu profetizzata in numerosi Sutra, tra
i quali il Lankavatara, il Manjusrimulakalpa, il Mahamegha ed il
Mahabheri.

   Quattrocento anni dopo il Nirvana di Buddha Sakyamuni, viveva
nell’India Meridionale, in un paese chiamato Viddarbha (letteralmente
‘Terra delle Palme’), un ricco Brahmano che non aveva figli. Una notte
gli apparve in sogno un segno indicante che avrebbe ottenuto un figlio
se avesse offerto omaggi a cento Brahmani. Egli lo fece, pregando
ardentemente che il suo intenso desiderio potesse essere esaudito, e
dieci mesi dopo nacque il figlio.

   Appena nato, il bambino fu portato da un indovino il quale disse
che, benché il piccolo avesse in verità i segni di essere una persona
eccezionale, sarebbe vissuto soltanto sette giorni. I genitori
preoccupati chiesero se non si sarebbe potuto fare qualcosa per mutare
il destino. L’indovino rispose che se essi avessero dato il cibo per
cento persone, il ragazzo sarebbe vissuto per sette giorni e se
avessero fatto offerte a cento monaci, egli sarebbe vissuto per sette
anni. Nient’altro oltre a questo si sarebbe potuto fare. Allora i
genitori misero in atto la seconda delle possibilità suggerite. Quando
i sette anni erano vicini al termine, essi mandarono il ragazzo in
viaggio, accompagnato da alcuni servitori, non essendo capaci di
sopportare l’eventuale vista del cadavere del loro figlio.

   Durante il viaggio, il bambino ebbe esperienza della visione del
dio Khasarpana (una particolare manifestazione di Arya Lokesvara).Poco
dopo, la compagnia raggiunse il grande monastero di Nalanda. Mentre
stavano aspettando vicino all’abitazione del Brahmano Saraha, il
bambino pronunciò alcuni versi di poesia. Il Brahmano udì i versi ed
invitò il gruppo ad entrare nella sua casa. Ivi chiese notizie del
loro viaggio e di come avessero raggiunto Nalanda. Uno degli
accompagnatori raccontò la storia del ragazzo e riferì della sua morte
imminente. Al che Saraha ribatté che se il ragazzo avesse rinunciato
alla vita mondana per prendere i voti di rinuncia, avrebbe potuto
esservi un modo per evitare quella situazione critica. Il ragazzo
accettò di fare così e fu dunque iniziato al Mandala di Amithaba che
conquista il Signore della Morte. Quindi fu istruito nella recita dei
Mantra Dharani. Alla vigilia del suo settimo compleanno egli recitò
mantra per tutta la notte, superando così questo incontro col Signore
della Morte.

   Quando arrivò all’età di otto anni, il bimbo prese il voto di
rinuncia e cominciò gli studi delle scienze tradizionali. Inoltre
studiò i testi scritturali di ognuna delle principali scuole del
pensiero Buddhista. Qualche tempo dopo egli incontrò di nuovo i
genitori e, più tardi, richiese allo stesso Brahmano Saraha, di
istruirlo sugli insegnamenti esoterici di Sri Guhyasamaja, così gli
furono insegnati i Tantra appropriati, unitamente ad una completa
istruzione orale. Quindi, dopo aver sottoposto una formale richiesta
all’Abate del monastero, egli prese la piena ordinazione di monaco e
divenne conosciuto come Bhiksu Srimanta.

   Essendo diventato una persona protetta da Manjusri in tutte le
vite, il monaco ebbe l’opportunità di ascoltare per intero il Dharma,
sia dei Sutra che dei Tantra, per tramite dell’Insegnante Ratna Mati,
che era una manifestazione del Bodhisattva Manjusri nel suo giovane e
divino aspetto. Così Srimanta diventò un esperto maestro di Dharma.
Dopo qualche tempo sopraggiunse una terribile carestia che lasciò il
Sangha di Nalanda privo di mezzi di sussistenza. L’Abate, Stavira
Rahula Bhadra, nominò Bhiksu Srimanta amministratore del Sangha.
Benchè la carestia non cessò che dopo dodici anni, riducendo di molto
la popolazione del Circondario di Magadha, il Bhiksu fu in grado di
sostenere il Sangha utilizzando la sua conoscenza nelle scienze
alchemiche. Egli aveva acquisito tale conoscenza da un Brahmano
versato nell’alchimia e perciò preparò dapprima due foglie di sandalo,
come incantesimo nei confronti del Siddhi dal Piè Veloce, quindi
mettendo una foglia in una mano e nascondendo l’altra nella suola
delle scarpe, si recò nella lontana isola in cui viveva il Brahmano e
gli chiese di dargli istruzioni sull’Elisir che trasforma i metalli in
oro.

   Il Brahmano pensò tra se e se che lo straniero doveva avere qualche
magico potere, che gli aveva permesso di arrivare fino alla sua isola.
Desideroso di entrarne in possesso, egli disse al Bhiksu: “ La
conoscenza deve essere scambiata con la conoscenza, o compensata in
oro”. “Bene”, replicò Bhiksu Srimanta, “scambieremo le nostre
conoscenze” e cedette al Brahmano l’incantesimo che aveva tenuto in
una mano. Pensando che il visitatore non avrebbe potuto lasciare
l’isola per molto tempo, il Brahmano gli dette allora le istruzioni.
Usando l’altra foglia che aveva conservato nella scarpa, il Bhiksu
invece fu in grado di far ritorno a Magadha. In questo modo riuscì a
provvedere ampiamente alle primarie necessità del Sangha di Nalanda,
mediante la trasmutazione di grandi quantità di ferro in oro, per
mezzo dell’elisir alchemico.

   Qualche tempo più avanti, Bhiksu Srimanta ebbe l’incarico di abate
di Nalanda e procurò di dare molti contributi a quei membri del Sangha
che osservavano correttamente i Tre Addestramenti, espellendo quei
bhiksu e sramana che erano moralmente corrotti. Si reputa che egli
abbia bandito circa ottomila monaci. Fu durante questo stesso periodo
che un certo Bhiksu Shamkara compose un testo intitolato “L’Ornamento
della Conoscenza”, scritto in dodicimila versi, che rappresentò un
tentativo di screditare la Dottrina Mahayana. Per mezzo della logica,
il Bhiksu Srimanta fu in grado di confutare totalmente l’argomento.
Egli confutò anche molte altre scritture che negavano la validità del
Mahayana. In un’occasione, in un luogo chiamato Jatasamghata,
sconfisse in un dibattito 500 studiosi non-Buddhisti e li convertì
alla religione Buddhista, facendo loro superare le false visioni.

   Durante questo periodo, l’Acarya stava diffusamente insegnando il
Dharma del Tripitaka a molti seguaci, quando due giovani, che erano in
realtà emanazioni di Naga, vennero da lui alla ricerca del Dharma. In
loro presenza, l’intera zona si riempì di profumo di legno di sandalo,
mentre alla loro partenza il profumo sparì per poi ricomparire al loro
ritorno. L’Acarya chiese loro la ragione di ciò ed i giovani risposero
di essere i figli del Re Naga Takshaka, e che si erano unti con
essenza di sandalo per immunizzarsi contro le impurità umane. Allora
l’Acarya chiese loro di dargli un po’ di essenza, per ornare
l’immagine di Tara e di assisterlo nella costruzione di un tempio. I
due giovani risposero che avrebbero dovuto chiederlo al loro padre,
quindi partirono e ritornarono dopo due giorni per dire all’Acarya che
soltanto se lui stesso fosse venuto nella Terra dei Naga, avrebbero
potuto esaudirlo. Conscio del beneficio che sarebbe risultato a tutti
gli esseri dal suo viaggio, l’Acarya si recò nella Terra dei Naga dove
il Re Taksaka ed altri sapienti Naga gli presentarono innumerevoli
offerte. Il Mahatma predicò ai Naga il Dharma, accondiscendendo ad
ogni loro richiesta e provocando in loro così tanta soddisfazione che
essi lo pregarono di rimanere per sempre con loro. Egli rispose così:
“ Poiché sono venuto qui con il proposito di assicurarmi il Sutra
della Prajna Paramita in 100.000 versi e l’argilla dei Naga necessaria
alla costruzione dei templi e degli stupa, ora non posso proprio
rimanere, ma forse in futuro potrò ritornare”.

   Quando si fu procurato la versione estesa della “Madre dei
Jina-Vittoriosi”, alcuni testi più brevi della Prajna Paramita e una
grande quantità di argilla dei Naga, l’Acarya si preparò per tornare
nel nostro mondo Jambudvipa. Si dice che per assicurare il ritorno
dell’Acarya nel loro paese, i Naga gli carpirono una piccola porzione
alla fine dei 100.000 versi. Questa parte mancante – gli ultimi due
capitoli  dell’intero Sutra della Prajnaparamita – fu poi sostituita
dai corrispondenti capitoli della versione in 8.000 versi. Questo è il
motivo per cui i due capitoli finali di ciascuna versione dei Sutra
sono identici. Dopo essersi procurato i Sutra della Prajnaparamita,
l’Acarya espanse grandemente l’influenza della tradizione Mahayana,
cosicché quando egli predicò il Dharma nel parco del monastero, i Naga
eseguirono atti di venerazione e sei di quegli esseri-serpenti si
disposero a mò di ombrello intorno all’Acarya per ripararlo dal sole.
Perciò l’Acarya fu chiamato il NAGA, in quanto fu ritenuto essere il
Signore dei Naga e, poiché la sua abilità nel diffondere il Dharma
Mahayana era sembrata per velocità e maestria, come un lancio di
freccia del famoso arciere Arjuna, egli divenne altresì noto come
“Nagarjuna”. Fu altrimenti spiegato che questo nome gli venne anche
praticando le sadhane della dea Kurukulla, tanto da guadagnarsi
autorità sul Re Taksaka e tutti i Naga. Più tardi, Nagarjuna viaggiò
nella zona di Pundravardhana dove, utilizzando i segreti
dell'alchimia, eseguì moltissimi atti di grande generosità. In
particolare concesse grandi quantità di oro ad una coppia di anziani
Brahmani, infondendo loro una grande fede. Il Brahmano più anziano si
mise al servizio di Nagarjuna, ascoltò da lui il Dharma e dopo la sua
morte rinacque come il maestro Bodhinaga.

   Nagarjuna costruì anche molti templi. Una volta, mentre faceva i
preparativi per trasformare in oro un grande macigno a forma di
campana, una emanazione di Tara nell’aspetto di una vecchia donna,
apparve e gli disse: "Anziché fare questo, dovresti andare a praticare
il Dharma sulla Montagna dello Splendore”. Al ché, egli avendola
riconosciuta, vi andò più tardi e ivi praticò la Sadhana di Tara. In
un’altra occasione, dopo aver compiuto le sadhane per invocare la dea
Chandika, la stessa dea condusse l’Acarya nel cielo tentando di
portarlo con sé nei reami celesti. Lui le disse: “ Io non mi sono
ancora preparato per venire nei reami celesti, ti ho soltanto invocato
per provvedere al Sangha Mahayana, affinché gli Insegnamenti del
Buddha possano restare a lungo sulla Terra!”. Cosicché essi
ridiscesero e la dea si stabilì nella parte occidentale di Nalanda,
manifestandosi sotto forma di una nobildonna di casta reale. Nagarjuna
poté così istruirla, dicendole: “Un gran palo di legno khadira, tanto
grosso che un uomo fa fatica a sollevarlo, è stato conficcato nel muro
del tempio di pietra dedicato a Manjusri. Fino a che questo palo non
andrà in cenere tu dovrai provvedere al sostegno del Sangha del
tempio!”.

   Così la nobildonna fece offerte al Sangha per dodici anni con
articoli preziosi di ogni sorta. Durante questo periodo, il custode
del monastero che era uno sramanera di natura malvagia, tentò continui
approcci promiscui con lei. La nobildonna non replicava ma un giorno,
dodici anni dopo, infine lei gli disse: “ Se quel palo di legno
khadira diventerà un giorno cenere, noi potremo unirci”. Il malvagio
sramanera dette allora fuoco al palo, cosicché diventò cenere ma,
proprio in quel momento, la dea stessa svanì.

   Un’altra volta, un numeroso gruppo di elefanti stava minacciando di
danneggiare l’albero della Bodhi a Vajrasana (oggi Bodhgaya).
Nagarjuna eresse allora due colonnati di pietra intorno all’albero
sacro, che assicurarono protezione per molti anni. Allorché anni dopo
gli elefanti tornarono, l’Acarya eresse due grandi immagini di
Mahakala che brandiva una mazza, sul dorso di una statua leonina.
Anche questo intervento fu efficace ma il pericolo tuttavia si
ripresentò, cosicché fu costruito un nuovo recinto di pietre attorno
all’albero. All’esterno del recinto l’Acarya costruì 108 stupa. Questi
stupa erano enormi ed ognuno era coronato da uno stupa più piccolo,
contenente sacre reliquie ossee dello stesso Buddha (16). L’Acarya
costruì inoltre molti templi e stupa nei sei maggiori centri di
Magadha - Sravasta, Saketa, Champaka, Varanasi, Rajagrha e Vaisali– e
procurò insegnamenti di Dharma insieme con adeguati mezzi di
sussistenza per tutto il circondario.

   Soprattutto Nagarjuna riconobbe che, di fatto, nessuno comprendeva
il reale significato della raccolta di Sutra della Prajna Paramita.
Egli sapeva anche che, senza aver realizzato questo, sicuramente non
vi era mezzo per ottenere la Liberazione, pertanto dimostrò ampiamente
il Sentiero di Mezzo. Il quale afferma che Shunyatà (l’essenziale
significato dell’Originazione Dipendente, per cui tutti i fenomeni
sono totalmente vuoti e privi di una natura auto-esistente) è
assolutamente coerente con i principi che esprimono l’infallibile
relazione tra karma ‘neri’ e ‘bianchi’ e le loro conseguenze.
Attraverso le cinque parti della sua raccolta di opere sulla logica,
l’Acarya espose chiaramente il significato ultimo della Saggezza del
Buddha. Questa raccolta consta del trattato principale, la Madhyamika
karika e dei suoi quattro membri: lo Yuktisastika, il Shunyatasaptati,
il Vaidalyasutra ed il Vigraha Vyavarttani.

   Dopo questo periodo, Acarya Nagarjuna dimorò per sei mesi al nord,
sul monte Usira, accompagnato da un migliaio di discepoli e mantenne
ciascuno di loro con una pillola giornaliera di argento vivo rasayana
da lui stesso preparate. Un giorno, un discepolo di nome Siddha
Singki, rispettosamente portò la pillola sopra la testa, ma poi non la
ingoiò. L’Acarya gli chiese il perché ed il seguace rispose: “ Io non
ho bisogno della pillola, Acarya, ma se vi fa piacere vi prego di
preparare un certo numero di recipienti riempiendoli d’acqua”. Allora
furono riempiti d’acqua un migliaio di grandi contenitori e sistemati
lì nella foresta ed il Siddha vi urinò una goccia dentro ciascun vaso,
finché tutto il liquido fu trasformato in “elisir d’oro”. L’Acarya
nascose quindi tutti i vasi in una grotta, inaccessibile ed isolata,
esprimendo la preghiera che potessero un giorno servire a beneficiare
gli esseri del futuro.

   Siddha Singki non era sempre stato così esperto in magìa. Infatti
quando incontrò l’Acarya per la prima volta era così tardo di
intelligenza, che non riusciva ad apprendere più di un singolo verso
per molti giorni. Allora l’Acarya gli disse, in tono scherzoso, di
meditare che un corno era cresciuto sulla cima della sua testa. Il
discepolo così fece, mantenendo così fortemente e chiaramente
l’oggetto della meditazione che ottenne tangibilmente e visibilmente
la crescita di un corno sulla sua testa. Di conseguenza fu incapace di
lasciare la caverna in cui stava meditando, perché il corno si era
incastrato nel soffitto. Allora l’Acarya istruì il Siddha a meditare
che il corno non fosse più esistente ed esso di conseguenza sparì.
Riconoscendo comunque, che le facoltà mentali del suo discepolo erano
ormai acutamente sviluppate, l’Acarya gli insegnò diversi profondi
significati dei Mantra segreti, dandogli istruzioni di meditare
nuovamente, finché il seguace alla fine conseguì il Siddhi della
Mahamudra.

   Successivamente l’Acarya si recò nel continente settentrionale di
Kurava. Lungo il cammino, in una città chiamata Salamana, incontrò
alcuni bambini che giocavano per strada. Nagarjuna lesse il palmo
della mano di uno di loro, un ragazzo chiamato Jetaka e gli predisse
che sarebbe diventato Re. Nel viaggio di ritorno, dopo aver compiuto i
suoi impegni a Kurava, l’Acarya incontrò di nuovo lo stesso giovane
che nel frattempo era divenuto Re. Per tre anni Nagarjuna rimase col
Re, il quale diede all’Acarya molti gioielli, che in cambio compose
per lo stesso Re un gioiello del Dharma, il Ratnavali. Dopo ciò, egli
si recò al Sud, come gli era stato consigliato dall’emanazione di
Tara, per praticare la meditazione sulla Montagna dello Splendore.
Qui, Nagarjuna girò esaurientemente ancora la Ruota del Dharma, sia
dei Sutra che dei Tantra, e fu in questo periodo che compose, in
particolare, il testo Dharmadhatustava.

   In generale, le opere dell’Acarya sono divise in tre raccolte:

1.       La Raccolta dei Discorsi (19), includente opere come il
Ratnavali, il Suhrllekha, il Prajnasataka, il Prajnadanda ed il
Janaposadabindu;

2.       La Raccolta dei Tributi (20), cioè il Dharmadhatustava, il
Lokatitastava, l’Acintyastava ed il Paramarthastava;

3.       La Raccolta delle Scritture Logiche (21), con la già
menzionata Mulamadhyamika karika, ecc.

Oltre a queste, scrisse altri importanti trattati, spiegando i
significati dei Sutra e dei Tantra e compiendo in verità tante e tali
opere che fu come se il Buddha fosse di nuovo tornato. Si dice che
Nagarjuna fece tre Grandi Proclamazioni del Dharma: la prima fu quando
sostenne la disciplina Vinaya in Nalanda, come narrato
precedentemente. Questo fu come il primo giro della Ruota del Dharma
da parte del Bhagavan. La seconda fu la sua chiara esposizione della
pura Visione di Mezzo, la composizione dei Trattati di Logica, ed
altri. Questa fu simile al secondo giro della Ruota da parte del
Bhagavan. La terza grande proclamazione costituì l’opera dell’Acarya
sul Monte dello Splendore nel sud, ove compose opere come il
Dharmadhatustava. E questa corrispondeva al terzo ed ultimo giro della
Ruota del Dharma del Buddha Bhagavan.

   Tale vastità di opere in favore del Dharma e degli esseri viventi,
suscitarono grande dispiacere nelle forze malvagie ed in Mara stesso.
Si narra che un ragazzo, Kumara Shaktiman, nato tempo addietro dalla
Regina e dal Re Udaybhadra, disse a sua madre, che gli stava porgendo
un raffinato e raro indumento: “ Mettilo da parte, o madre, perché lo
indosserò quando sarà giunto per me il tempo di governare il Regno”. E
la Regina gli replicò: “ Tu non potrai mai governare, poiché l’Acarya
Nagarjuna ha predisposto che tuo padre e lui stesso abbiano l’identica
durata di vita. Perciò il Re tuo padre non morirà se non morirà
l’Acarya stesso”. Il ragazzo allora fu così vinto dal dolore, che sua
madre continuò: “ Non piangere così! L’Acarya è un Bodhisattva, quindi
se tu gli chiedi di darti la sua testa egli non potrà rifiutare. In
questo modo tuo padre morirà e tu potrai ottenere il regno”.

   Così Kumara Shaktiman seguì il suggerimento della madre e Nagarjuna
accettò di donare davvero la sua testa. Tuttavia, nonostante il
ragazzo si sforzasse molto, la sua spada non riusciva a tagliare il
collo dell’Acarya, il quale disse perciò al ragazzo: “ Tanto tempo fa,
mentre tagliavo l’erba, mi accadde di uccidere inavvertitamente un
insetto. Il potere di quel misfatto pesa ancora su di me, quindi puoi
tagliarmi la testa usando uno stelo di erba kusha”. Il ragazzo lo fece
e fu così in grado di troncare la testa a Nagarjuna. Il sangue che
fluì dalla ferita si trasformò in latte e dalla testa smembrata
uscirono queste parole: “ Me ne parto da qui per il Paradiso di
Sukhavati ma, in futuro, entrerò di nuovo in questo corpo!”. Il
principe egoista e malvagio gettò via la testa a diverse leghe di
distanza, temendo che essa potesse di nuovo congiungersi al corpo. Pur
avendo l’Acarya da molto tempo conseguito i poteri della pratica
rasayana, la sua testa ed il corpo diventarono duri come pietre. Si
dice che ogni anno le due parti si avvicinino sempre di più l’una
all’altra, finché si ricongiungeranno, alla fine, ancora una volta, di
modo che Nagarjuna potrà di nuovo compiere grandi opere per il
beneficio dell’Insegnamento e di tutti gli esseri viventi. Si dice
inoltre che l’Acarya Nagarjuna visse per un totale di seicento anni,
come è scritto nel Manjusrimulakalpa:

       “ Dopo che io, il Tathagata, sarò morto e saranno trascorsi
quattrocento anni,

       “ un Bhiksu, il NAGA, apparirà e sarà di grande fede e
beneficio per l’insegnamento.

       “ Egli conseguirà lo stato di Grande Beatitudine e resterà in
vita per seicento anni!”


(Fonte: http://www.centronirvana.it/)

La Grazia del Guru e la realizzazione del Sé



In risposta ad alcune domande sulla Grazia del Maestro e su come realizzare il vero Sé,  Sri Ramana Maharshi rispose:

“La stessa Grazia è quel vero Sé. Quel che serve è sperimentare la sua costante presenza. Il sole è semplicemente una forma di luce, per il sole non esistono tenebre, ma quando c’è l’alba al mattino noi supponiamo che le tenebre siano scomparse con la luce del sole. Ma non è l’alba che rimuove le tenebre, è la terra che ruotando si sposta dalle tenebre alla luce. Allo stesso modo un discepolo ritiene che, in seguito alla Grazia del Maestro, il velo dell’ignoranza venga rimosso. In verità non è il Maestro che rimuove la tua ignoranza, sei tu che giri l’attenzione dalle tenebre alla luce. Anche se sei circondato dalla luce solare per riconoscerne la sorgente è necessario  girare la testa verso la giusta direzione. Ovvero significa dirigere l’attenzione verso il vero Sé. Un Maetro ti guiderà verso il raggiungimento del  Sé che è solo Uno. Esiste un unico  vero Sé soltanto. Siccome tu non lo sai  e ritieni che esiste un mondo materiale attorno a te  sentirai parimenti che c’é qualche altro mondo spirituale  nell’esistenza”

Testo in inglese:

Grace itself is that true self. What we need to know is, to experience that it is there.

The Sun is just a form of light only. There is no darkness to that Sun. But When Sunrises in the morning, we conclude that the darkness is gone with the Sunlight.

It is not Sunrise which removed the darkness; it is the rotation of earth from darkness to sunlight.

Similarly a disciple will conclude that, due to Guru’s Grace only, his veils of ignorance are removed. But it is not Guru who has removed your ignorance, it is You, who turned from darkness to sunlight.

Even though your surroundings are filled with sunlight, for experiencing that you need to turn towards it by going in right direction.

It means you need to turn towards that true self.

A Guru will guide you in reaching out to that true self.

What is existing is only ONE.

That is the true self only.

As you don’t know that, you are feeling that there a physical world around you.

You will also imagine that there is some other spiritual world is in existence.

Sri Ramana Maharshi

(Pensiero inoltrato da Datta Swamy, traduzione italiana di Paolo D’Arpini)

Razionalismo, forza magnetica, fede e magia



Un interessante argomento è sollevato da una allieva di Pordage, teosofa, mistica e visionaria al tempo di Cromwell, che giunge alla “magia” per una via del tutto singolare. Tratto fondamentale di tutti i mistici è che essi insegnano l’unificazione del proprio sé con il Dio della loro religione: e questo è anche il caso della Jane Leade. Ma in lei, al seguito della identificazione della volontà umana con quella divina, quella partecipa anche della “onnipotenza” di questa, e ottiene dunque un potere magico. 

Ciò che dunque altri maghi credono di dovere al loro “patto con il diavolo”, lei lo ascrive alla sua “unione” con il suo Dio. La sua magia è pertanto, in senso eminente, magia bianca. Del resto questo non fa alcuna differenza nel risultato e sotto il profilo pratico. Questa riflessione nasce dall’esigenza di prendere in considerazione i molti aspetti della realtà, come si sono venuti a verificare nel tempo, se si vuole veramente sondare gli aspetti dell’animo umano che hanno reso possibili le creazioni delle religioni, e come queste abbiano in sostanza agito in profondità nell’evoluzione umana e terrestre. 

La magia infatti non è estranea al modo di essere umano e, se al giorno d’oggi esistono “maghi” che esercitano in realtà una sorta di “fakiraggio”, ciò non significa che non esista una forma di “alta magia” che agisce sul mondo, come quella capace di trasmettere le immagini, che non viene percepita come tale ma come frutto della ricerca scientifica ( come se dietro alla ricerca “scientifica” non agisse una “volotà di potenza”….)

Scrive adunque Jane Leade: “La forza magica mette ciò che è in suo potere nella condizione di dominare e di rinnovare la creazione, cioè il regno vegetale, animale e minerale, così che se molti operassero uniti in una forza magica [VEDI MIO COMMENTO ALLA FINE] la Natura potrebbe essere trasformata in paradiso……. Come arriviamo a questa forza magica? RINASCENDO NELLA FEDE, tramite cioè l’acccordo deella nostra volontà con la volontà divina. La fede infatti ci sottomette il mondo in quanto l’accordo della nostra volontà ha come conseguenza che tutto, come dice Paolo, è nostro e deve obbedirci.  (Tratto dal libro di Schopenhauer, Magnetismo animale e magia. ed. EST.)

Notiamo di sfuggita come in una semplice frase si vengano a presentare Temi che saranno sviluppati fino al giorno d’oggi con gli studi di sociologhi e psicologhi, nonchè studiosi di “Staoria delle Religioni” che ravvisano nei movimenti ambientalisti ed ecologisti, nonchè in quelli strettamente “rivoluzionari”, elementi legati a culture “magiche “, misti a tradizioni “esseniche ” legate alla cultura dell’alimentazione essenziale ed all’igiene come fattori di crescita spirituale. Se la magia contempla anzitutto il desiderio essenzialmente “mistico” di unione con Dio ( oltrechè col “diavolo”) vuol dire che la “persecuzione delle streghe”, per lo più donne che praticavano culture pre-cristiane spesso nei boschi ( e non per scappare alla persecuzione, ma per rimanere in stretto contratto con la NATURA) segna il punto di NON RITORNO del cristianesimo che RINUNCIA alla cultura olistico-naturale per abbracciare il razionalismo prima ed il positivismo poi. Come ho sostenuto in molte conferenze e scritti, la figura simbolo di questa operazione è il Bellarmino, gesuita, grande inquisitore, che condanna al Rogo Giordano Bruno, quale filosofo SINTESI del pensiero rinascimentale magico-esoterico-ermetico-neoplatonico e trova un accordo con Galileo Galilei in nome di una separazione di ruoli di carattere DUALISTICO ( ai semplici mortali la sperimentazione sensoriale mentre ai preti la intermediazione col divino.)

SERGIO QUINZIO: …… “Gli “ESERCIZI” sono moderni innanzitutto nel loro carattere dinamico, costruttivo, pragmatico: si tratta di cose da fare esercitando alla massimo tutte le proprie facoltà, per giungere a concrete scelte di vita, qui e ora. Il TOTALITARISMO moderno può ben riconoscersi nella famosa affermazione: Per non sbagliare, dobbiamo sempre ritenere che quello che vediamo bianco sia nero, se lo dice la Chiesa Gerarchica. …D’altra parte, anche la tolleranza, la cui affermazione, come mostra il moderno, può ben convivere col totalitarismo, può riconoscersi in un’altra affermazione del santo basco: Che ogni buon cristiano debba essere pronto più a salvare la parola del prossimo che a condannarla. L’esplosione teatrale del Seicento, fino a certi aspetti della odierna  “Società dello Spettacolo”, trova un antecedente nelle composizioni di ruolo, che gli “Esercizi” raccomandano insistentemente. Secondo Barthes: Come per la Controriforma in generale, così per Ignazio si può dire che l’intenzionale difesa e riaffermazione della religione tradizionale del passato, finiscono paradossalmente per generare il “moderno” e addirittura il moderno nelle sue forme più radicali.

Prosegue Quinzio: …gli Esercizi anticipano il barocco, che non per caso trionferà nelle teatrali chiese dei gesuiti.  E, d’altra parte, essi costitiuscono già un meccanismo che in quanto tale anticipa l’orizzonte meccanicistico della scienza del secolo successivo. proprio grazie a questi aspetti di profonda modernità la Compagnia di Gesù potrà svolgere nei secoli a venire un ruolo rilevante, per esempio, fornendo ai Principi solidi direttori spirituali,  prendendo parte attiva- e con metodi che si potrebbero definire rivoluzionari, alla “civilizzazione dei popoli” e contribuendo in maniera decisiva a far cadere l’antica condanna che gravava sul prestito di denaro ad interesse.

NOTA: Questi aspetti riconducono ai gesuiti alcuni fondamenti del moderno. Soprattutto l’uso dll’USURA come strumento di DOMINIO. E’ interessante notare come i responsabili della nascita del “moderno” siano quegli individui che si sono formati all’ombra della religione cattolica, con spirito bellico ( Compagnia di Gesù) mai mascherato ( a similitudine delle altre Compagnie di Gesù che, sotto vari nomi e con varie fogge stanno nascendo in questi ultimi anni.) E’ inoltre interessante notare come i due “filosofi” che maggiormente hanno caratterizzato l’evoluzione razionalista del pensiero comune provengano dalla vita militare. Ignazio e Cartesio.

Storia di iperrazionalismo narrata da Ramon Gomez de la Serna in “Il dottore”inverosimile”: Tra i malati trattati con l’analisi delle urine ne trovai uno, talmente irragionevole, a tal punto sconcertato dai medici e da se stesso, che feci per lui un’analisi speciale:

Elementi pericolosi: cristallizzazione di certezza di una malattia che non esiste.

Calcoli intellettuali: calcoli formati dalla distrazione di pensare alla morte.

Segmenti: distacco e segmentazione della vita causata dal dubbio di vivere.

Ricordi retrospettivi: in eccesso.

Sedimenti di orologio: numerosi calcoli di numerosi orologi.

Apprensioni: apprensio di una pneumonia i cui riflessi hanno agito sui reni dalla parte della pneumonia supposta.

Giorgio Vitali

Pensatori spirituali-laici - Citazioni



Zygmunt Bauman: Nel tempo della “modernità liquida”, i punti di riferimento si sciolgono in un indistinto “reale”. In esso la memoria di ciò che è stato perde la sua “solidità” che diventa, per così dire, “incolore”.

Brian Stock: L’atto di porre per scritto il passato di una società equivale a ricrearne la cultura… L’organizzazione della tradizione riflette il bisogno di dare una definizione intellettuale a una realtà socio-geografica. L’influenza del passato non è solo legale e culturale. E’ anche spaziale. Essa si esprime in Terra e Popolo che hanno una collocazione geografica e possono ritenere di essere divinamente predestinati a rispecchiare una particolare tradizione.

Giacinto Auriti: Quando un popolo ha perso la consapevolezza del perché deve vivere, tutte le sue scelte ed i suoi comportamenti, non essendo finalizzati, finiscono per essere egoisticamente strumentalizzati dai gruppi di potere.

Edgar Morin: Quali che siano gli sviluppi futuri della microfisica, non si ritornerà più all’evento semplice, isolabile, indivisibile…Si trtta di far nascere una nuova concezione della scienza, che contesti e sconvolga le pietre angolari dei paradigmi e, in un certo senso, l’istituzione scientifica stessa. L’informazione non è una cosa inscritta in un segno, ma una relazione attiva che esiste solo in e attraverso un processo organizzazionale. Il Gene non risolve il mistero dell’auto-organizzazione, ma lo pone nella sua complessità.

Gregory Bateson: La logica e la quantità si dimostrano strumenti inadeguati per descrivere i fenomeni dell’organizzazione biologica e dell’interazione umana.

Carl Gustav Jung: L’ipotesi dello Spirito non è per nulla più fantastica di quella della Materia.

William Blake: I saggi vedono i contorni e perciò li tracciano.

Erwin Schroedinger: La vita è il più bel capolavoro compiuto da Dio secondo le linee della meccanica quantistica.

Richard Feinmann: Ciascuna delle particelle del tessuto rivela l’organizzazione della tappezzeria nel suo insieme.

Lewis Mumford: L’invisibile è altrettanto reale, presente, significativo del visibile.

Ludwig Wittgenstein: L’inesprimibile costituisce forse lo sfondo sul quale ciò che ha potuto esprimere acquista significato.

Novalis: Il presente non è affatto comprensibile senza il passato e senza una grande misura di formazione, una pienezza dei sommi prodotti, del più puro spirito della nostra epoca e dell’epoca primeva, e un’assimilazione, da cui sorga lo sguardo profetico dell’uomo.

Donald Duck: La saggezza non è l’ultima parola della saggezza.

Ugo Spirito: Questo estraniarsi della scienza dalla vita non ha potuto non incidere sullo stesso abito mentale dello scienziato che ha finito per esaltare la sua apoliticità come il colpo dell’obiettività. Ne è venuta fuori una sorta di positivismo economico e giuridico che è espressione più evidente della passività della scienza e della sua funzione sempre più accessoria e irrilevante. La preoccupazione dello scienziato è diventata esclusivamente quella di accogliere nei vecchi schemi il nuovo contenuto della realtà, forzandolo come in un letto di Procuste, con la convinzione dogmatica della riducibilità del nuovo al vecchio. Fatto è che gli economisti, più degli altri, vivono al centro della società borghese, nella peculiare atmosfera adatta a coltivarne i pregiudizi ideologici, e finiscono con l’essere, anche senza averne chiara coscienza, i difensori più accaniti dei privilegi capitalistici. E’ una deformazione mentale ormai connaturata, che toglie ogni possibilità di distinguere l’essere dal dover essere e fa scambiare la contraddizione della situazione di fatto con la legge dialettica della realtà.

Mario Timio: Diagnosticare significa riconoscere il già conosciuto…. Il non-medico e il dilettante possono aver letto e studiato tutto sulla stenosi mitralica, ma non sono in grado di porre diagnosi di stenosi mitralica. Perché? Perché…”le osservazioni cliniche, come tutte le osservazioni,sono interpretazioni alla luce di teorie, e unicamente per questo motivo esse sembrano sostenere le teorie alla cui luce vengono intese.” Con queste parole, il filosofo Karl. R. Popper nell’introdurre il concetto fondamentale che lo scienziato approda a qualsiasi osservazione solo se ha delle teorie in testa, rigetta il metodo dell’induttivismo applicato alla scienza e quindi alla medicina clinica. In medicina, come in ogni branca della scienza, Popper insegna che esistono problemi-teorie-critiche-controlli. La diagnosi si pone quindi comune un’attività tesa a risolvere problemi.

C.Michael-Titus: La vita di un essere umano comincia nel momento in cui essa significa qualcosa per un altro essere umano. Non c’è che una libertà che conta veramente: quella che non si ha. Non c’è che una sola morte da aborrire: quella che non ci leva la vita. I genitori non educano i loro figli. Essi li abituano al loro genere di vita e solo quando ci riescono li fanno approfittare della loro esperienza.


Cernita a cura di Giorgio Vitali


L'arte della guerra di Sun Bin: «Assedia Wei per salvare Zhao»



Sun Bin (316 a.C.) fu considerato da molti studiosi uno dei più importanti strateghi militari dopo Sunzi (conosciuto anche come Sun Tzu), nonostante è ancora in dubbio il fatto che sia o meno un diretto discendente di Sunzi. Il suo nome Bin, associato ad una crudele punizione, riflette le sue sofferenze di uomo di talento nel periodo degli Stati combattenti.
Nei primi tempi di studio, il talento di Sun fu invidiato da un suo compagno, Pang Juan, che sognava di diventare il miglior stratega militare, ma era conscio dello speciale dono di Sun.
Per assicurarsi che nessuno potesse rivaleggiare con lui, anni dopo, dopo esser diventato un generale nello Stato di Wei, Pang ingannò Sun chiedendogli di venire in suo aiuto, per poi accusarlo di tradimento. Per punizione Sun Bin avrebbe dovuto subire l'amputazione dei piedi; ciò lo avrebbe privato di ogni possibilità di essere un generale.
Sun non si rese subito conto dell'inganno di Pang, ma quando scoprì la verità, scappò verso Stato di Qi e fu ben accolto dal generale Tianji.
La redenzione di Sun Bin si realizzò in due battaglie immortali che hanno inciso il suo nome nella storia militare cinese.
La prima battaglia iniziò quando il suo vecchio generale rivale Pang guidò una grande armata per assediare lo Stato di Zhao. Per aiutare lo Stato di Zhao con il piccolo esercito di Qi, Sun Bin consigliò al generale Tianji di assediare la capitale di Wei per salvare Zhao dal momento che tutte le truppe scelte di Wei erano lontane. Sun raffinò ulteriormente il suo piano mandando prima un piccolo numero di truppe leggere per attaccare una importante base militare di Wei perdendo, in modo da rafforzare l'arroganza del generale Pang; poi utilizzò le truppe scelte per attaccare la capitale di Wei.
Pang si affrettò a ritirare il suo esercito per difendere la sua capitale quando realizzò cosa stava accadendo. Il suo esercito subì l'imboscata dei soldati di Sun a mezza strada e subì pesanti perdite a causa dello sfinimento e dell'effetto sorpresa.
«Assedia Wei per salvare Zhao», la strategia di liberare l'assediato assediando la base degli assediatori, fu inserito come il secondo dei 36 stratagemmi nei classici militari cinesi.
La seconda battaglia, quella finale tra Sun e Pang, ebbe luogo 13 anni dopo. Quando il re di Wei comandò a Pang di assediare un altro Stato, quello di Han, con il suo grande esercito, Sun attaccò ancora una volta la sua base con un piccolo esercito. Avendo imparato dall'ultima volta, Pang tornò indietro verso la capitale ma ben preparato, mentre l'esercito di Sun tornò indietro verso lo Stato di Qi. Per vendicarsi della sua ultima sconfitta, l'esercito di Pang diede la caccia a quello di Sun. Questa volta Sun escogitò un nuovo trucco, chiamato «ridurre i forni»: ogni giorno all'esercito di Sun fu chiesto di diminuire i loro fuochi dell'accampamento in grande numero. Quando il generale Pang lo notò, pensò che il morale dell'esercito di Sun si stesse abbassando e che molti soldati stessero disertando. Sapendo che Sun era disabilitato e si muoveva lentamente, Pang fu così impaziente di attaccare Sun che portò con sé solo poche truppe scelte per inseguirlo.
Sun pensò che le truppe personali di Pang sarebbero arrivate in una stretta valle al calare della notte, un posto perfetto per un'imboscata. Ordinò ai suoi soldati di iscrivere in un grande tronco d'albero vicino alla strada le parole «Pang Juan muore qui», dopo aver rimosso la corteccia, e fece abbattere gli altri alberi disponendoli per la strada; poi ordinò a tutti gli arcieri di nascondersi nelle vicinanze pronti a lanciare ogni freccia a loro disposizione appena avessero visto del fuoco vicino al tronco d'albero.
Quando il generale Pang raggiunse il luogo e accese una torcia per leggere il messaggio sull'albero, centinaia di frecce lo raggiunsero. Sapendo che il suo destino era segnato, essendo stato gravemente ferito, Pang si suicidò con la propria spada vicino all'albero.
Più tardi Sun lasciò l'esercito e iniziò a scrivere il suo libro Strategia militare di Sun Bin e ad insegnare ai suoi discepoli scelti in un posto solitario. Il suo libro fu riconosciuto come una valida elaborazione e come un importante supplemento al testo di Sunzi L'arte della guerra.


Nativi del web... e trasformazione della comunicazione



“Dopo internet il futuro della comunicazione si chiama  telepatia…” (Saul Arpino)
Le fonti di informazione ormai “viaggiano" sul web. Internet ha cambiato ed aggiornato il  mondo  della comunicazione e della carta stampata, creando , lettori, blogger, cittadini, aspiranti giornalisti, giornalisti, ed abitanti del mondo del web che partecipano con  “passione” alla creazione, partecipazione e circolazione delle informazioni, grazie a questi nuovi media. Oggi con piccoli mezzi, e pochi soldi, ognuno di noi può diventare giornalista, ma anche editore di se stesso. Tutti possono raccontare, narrare, esprimere opinioni, denunciare fatti non conosciuti. Da qui al cosiddetto  “giornalismo partecipativo” il passo è assai breve. Dal Medio Oriente e dall’Africa  i “citizen” media” offrono e puntano  all’informazione di base, sostituendosi così alle grandi testate,
 Ed in Italia cosa succede?
Non ci sembra che la blogosfera di casa nostra abbia rilevanza nel mondo, ma qualche rilancio  sostanziale e globale si è avuto grazie al blog aperto da Beppe Grillo. Ma non solo Grillo ha avuto questa idea. Circa una dozzina di anni fa, Roberto D’Agostino per mezzo di Dagospia, intuì le potenzialità della rete.  E’ importante aiutare i blogger a costruirsi un proprio linguaggio per raccontare e raccontarsi. In tal senso è  significativo ed importante  anche l'esperimento autarchico tentato dal "Giornaletto di Saul" di Saul Arpino.
Di solito a tentare la via dell'informazione virtuale son   giovani predisposti  e nati per la tecnologia, i così chiamati “nativi del web”,  ma è necessario, per mantenere una credibilità,  approfondire e verificare sempre le fonti da cui provengono le notizie.  Un mondo di “nuovi reporter”, una generazione formata da 2.0, che avanza armata di pc,  telefonino, telecamerina, con l’ansia di raccontare il mondo.
Rita De Angelis