Alchimia ieri ed oggi...

 


Introduzione generale al discorso: “Se tu considerassi con giudizio maturo in che modo opera a Natura, non avresti bisogno dei volumi di tanti Filosofi, perché, a mio giudizio, è meglio imparare proprio dalla Natura maestra piuttosto che dai discepoli” [Da: Il nuovo Lume chimico, di Il Cosmopolita.]

La definizione di Alchimia nella Piccola Enciclopedia Mondatori del 1951 è la seguente: “Pseudo scienza che aveva per scopo la ricerca di una sostanza capace di trasmutare in oro i metalli vili e di dare ali uomini l’ eterna giovinezza. Giustamente disprezzata dagli spiriti migliori, (Dante, Petrarca), diede però origine alla chimica moderna”.

Questa definizione è quanto mai significativa per due ordini di ragioni. La prima riguarda il livello culturale. Negli anni cinquanta, invero, malgrado la presenza di studi anche molto accurati sulla materia, che avevano percorso la fine dell’ottocento ( con l’esplodere della teosofia e lo sviluppo degli studi sulle scienze esoteriche ed iniziatiche ) e tutta la prima parte del novecento, con gli approfondimenti sulla materia di Guénon, Jung, Burkhardt, Eliade, Evola, Servadio e tanti altri, la cultura razionalista dominante non sapeva vedere oltre li aspetti puramente meccanicistici del fenomeno.

Oggi, dopo solo mezzo secolo di diffusione di conoscenze avanzate, e malgrado il predominio di un “pensiero unico” molto guardingo e sospettoso, nessuna persona di una certa cultura potrebbe accettare sull’ Alchimia una definizione tanto rozza e superficiale. Alternativamente, da parte clericale, l’Alchimia è a tutt’oggi collegata con l’astrologia, la magia e l’occultismo in una condanna che individua nell’attuale ritorno d’interesse per queste vie della conoscenza ( che in realtà mai hanno abbandonato il pensiero umano), l’invasione della “cosiddetta cultura dell’irrazionale”.

Si legge infatti, nell’editoriale della Civiltà Cattolica n.3223 del 6 ottobre 1984 che con cultura dell’irrazionale…”…Si designa un insieme di dottrine e di pratiche abbastanza diverse tra loro quali sono l’astrologia, la chiromanzia, la numerologia, la magia, lo spiritismo, l’esoterismo, l’occultismo, ma accomunate dal carattere dell’irrazionalità. Vogliamo qui studiare l’estensione ed i tratti più notevoli di questo fenomeno, chiedendoci quali sono i motivi della sua esplosione, le esigenze ed i bisogni cui risponde, ed i problemi che pone alla fede cristiana. E’ noto, del resto, che il cristianesimo ha sempre dovuto lottare fin dall’inizio contro le dottrine e le pratiche divinatorie, magiche e spiritiche”.

Premesso che proprio quest’ultima frase è ampiamente contestabile, trattandosi di pratiche presenti a tutt’oggi nell’armamentario religioso corrente, anche se presentate con altri nomi, è doveroso comunque sottolineare quanto le pratiche arbitrariamente chiamate irrazionali costituiscano una modalità di conoscenza e penetrazione del reale che urta contro il sistema di amministrazione del sacro proprio delle forme clericali. Queste forme di conoscenza sono tornate prepotentemente alla ribalta attraverso le nuove conoscenze prodotte da mezzo secolo di intensa attività di ricerca in tutti i campi dello scibile. Dalla antropologia culturale, alla psicologia del profondo, alla geoarcheologia,  alle scienze matematiche, all’astronomia, all’esplorazione nell’infinitamente piccolo e nell’infinitamente grande, alle decifrazioni dei linguaggi della Natura, compresa l’interpretazione delle interpretazioni dei suoni, alla scoperta/invenzione del DNA con tutti i suoi risvolti impliciti. E’ evidente che tutte queste nuove acquisizioni costituiscono le basi di un movimento rivoluzionario di dimensioni globali e totalitarie, patrocinato anche dalla fisica quantistica e dalla sua prima conseguenza, la Sincronicità di Jung, Chopra e Pauli ( sintesi perfetta dell’incontro fra la chimico-fisica, la medicina e la psicologia del profondo, già preannunciato negli anni trenta nel campo medico, ma nell’ottica di una medicina olistica, da Alexis Carrell e da Nicola Pende, assieme loro allievi in una concezione biocostituzionale denominata NeoIppocratismo ) capace di scardinare il tacito accordo instaurato all’epoca del processo a Galileo, fra i propugnatori di una scienza sperimentale che rinuncia aprioristicamente alla metafisica ed i sostenitori di una concezione dualistica della realtà, secondo la quale la vita immateriale è di competenza esclusiva del Clero. Ad ulteriore chiarimento della questione, è necessario ricordare che questo tacito accordo fra gli inquisitori e l’inventore del metodo scientifico era stato preceduto per pochi anni dal rogo di Giordano Bruno, sostenitore, a ragione, dell’Unicità ed organicità dell’Universo.

Natura reale dell’Alchimia.  L’Alchimia non è proto-chimica. La segretezza apparente dei suoi simboli e dei suoi codici non è conseguenza di una repressione, come da sempre si crede. Infatti si tratta di un sistema comunicativo che non può arrivare a chiunque. D’altronde, anche oggi, i simboli della chimica profana possono essere compresi esclusivamente da coloro che l’hanno studiata per lunghissimi anni.

Il simbolismo è fine a se stesso. Il disegno alchemico è facilmente riconoscibile perché costituisce una forma artistica del tutto autonoma, come dimostra il MUTUS LIBER. Non è solo scienza occulta o solo ermetismo. E’ un pensiero autonomo che si tramanda dalla più profonda antichità, come è dimostrato da una storia filosofica del tutto parallela a quella della filosofia ufficiale.

Scrivono Jollivet e Castellot [ Storia della scienza alchimica]: "All’alba del XIX secolo, il materialismo trionfante, smarritosi per lì amore smodato dell’analisi, negò quest’alchimia alla quale torna questo stesso secolo, avido, nella sua decadenza, di misticismo e di sintesi. Le ricette chimiche fecero respingere l’equazioni ermetiche, si volle la Luce per tutti e si ottenne l’oscurità universale, giacché, sebbene il sole brilli per tutti, non può penetrare negli occhi dei ciechi."

Scrive Maurice Aniane [Note sull’Alchimia]: “L’Alchimia, contrariamente a ciò che riferiscono gli storici delle scienze, non è mai stata, se non nei suoi aspetti decaduti, una chimica balbettante. Era una scienza sacramentale per la quale le apparenze materiali non avevano alcuna autonomia, ma rappresentavano solamente la condensazione di realtà psichiche e spirituali”.

L’Universo è Uno e lo spirito permea la materia.

A questo è giunto il moderno pensiero scientifico, confermando la Tradizione Alchemica. Lo Spirito che permea la materia si manifesta all’uomo in tutte le forme possibili. Infatti, se la Natura può essere dipinta, fotografata, scolpita o cantata in prosa ed in poesia, i numeri della Natura si possono trasformare in una cosa sola: in Musica. Basta compiere la semplice operazione di mettere in relazione ogni cifra, ogni proporzione, con i parametri numerici del Suono: l’altezza, la durata, l’intensità, il timbro, l’Armonia.  

Giorgio Vitali, chimico e ricercatore olistico



Il movimento ebraico, Neturei Karta, auspica il dissolvimento dell'entità sionista d'Israele...

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Domanda di AP.: Assistiamo ad una ripresa delle ostilità contro la popolazione palestinese.  E' in continuo aumento  il numero di morti e di feriti. Il numero è destinato a crescere. Quale la sua reazione a tutto questo?
Rabbino Ahron Cohen: Noi restiamo orripilati di fronte a questo spargimento di sangue in Palestina. L’unica vera soluzione per porre termine a tutto questo sarebbe un accordo per la dissoluzione pacifica e totale dello Stato illegittimo conosciuto col nome di “Israele” e la sua sostituzione con un governo che sia accettabile per i Palestinesi. Al momento questo è solo un sogno. E tuttavia, più l’idea circolerà in seno alla comunità internazionale, prima finirà con l’essere considerata come la sola strada da seguire.
AP: Il suo movimento è conosciuto per la sua posizione di radicale opposizione all’esistenza dello Stato di Israele. Perché pensate questo?
RAC: In poche parole, dal punto di vista della legge religiosa ebraica, uno “Stato” contraddice la nostra fede in ragione della condanna del popolo ebraico all’esilio e all’impossibilità di avere un proprio Stato. Crearlo è stata una ribellione contro la volontà dell’Onnipotente. Da un punto di vista umanitario, noi ci opponiamo con tutte le forze all’atto di colonizzazione di un paese che ha già un suo popolo e al fatto di privare questo popolo della libertà, delle sue risorse e del suo habitat.
AP: Il conflitto israelo-palestinese ha fatto colare tanto sangue, e anche tanto inchiostro e saliva… ma senza approdare ad una ipotesi di soluzione. Che cosa secondo lei potrebbe porre termine al conflitto?
 RAC: Credo di avere già risposto a questa domanda. Posso solo aggiungere che il sionismo è stato agli esordi totalmente respinto dalla maggioranza del popolo ebraico, da laici e capi religiosi. Purtroppo il successo della spettacolare propaganda dei sionisti e l'appoggio di frange cristiane statunitensi è riuscito a rovesciare la situazione.
AP: Quali iniziative intendete intraprendere per favorire una migliore comprensione tra i due popoli, palestinese e israeliano?
RAC: Occorre diffondere il messaggio del nostro movimento, Neturei Karta (*), secondo cui il giudaismo e il sionismo nazionalista laico sono due concetti incompatibili.
                                                                                 
Una manifestazione di Neturei  Karta per la liberazione della Palestina

AP: Le vostre iniziative hanno finora avuto sufficiente eco?
RAC: Poco eco, ma efficace, e sempre più diffuso.
AP: Vi sono manifestazioni in tutto il mondo di cittadini di confessione ebraica che si svolgono senza che i media dominanti ne parlino. Come spiega questo black out?
RAC: A causa dell’incredibile peso e dell’influenza esercitata dalla lobbie sionista che diffonde l’idea falsa che antisionismo equivalga ad antisemitismo, al fine di soffocare ogni voce dissonante…
AP: Perché si punta il dito contro la comunità musulmana ogni qualvolta vengono commesse delle azioni antisioniste?
RAC: Ancora una volta, ciò si deve alla propaganda sionista e alla sua influenza
(Intervista di M.El-Ghazi)


Neturei Karta è formata da un gruppo di ebrei ortodossi, radicalmente antisionisti, che auspicano lo smantellamento dello Stato di Israele

Da dove vengono i nostri pensieri?...

 

Archetipi psichici. Da dove sorgono i pensieri che passano nella nostra mente?

La nostra vita è legata ad una serie di circostanze di cui non abbiamo il controllo ma, come diceva Nisargadatta, noi siamo parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. Di conseguenza, essendo coscienza nella coscienza, siamo in grado di riconoscere il flusso energetico nel quale siamo immersi e far sì che il nostro pensiero e la nostra azione siano in sintonia con la qualità dello spazio-tempo vissuto. In questo perenne rimescolamento energetico, noi siamo come navigatori senza meta, o guerrieri – se preferite – liberi di affrontare il contingente senza paure. “Se temi la sofferenza – diceva un samurai – come fai a combattere?”

Dal tutto il tutto si dipana dinnanzi ai nostri occhi.

Nella storia dello zodiaco cinese si racconta che dodici animali si presentano al Buddha morente ed ognuno ottenne di incarnare le caratteristiche psichiche che contraddistinguono i tre aspetti di anno, mese e ora, in base alle propensioni naturali di ogni essere vivente. Essi sono maschili e femminili e manifestano le loro caratteristiche tramite le 5 fasi di mutazione fondamentali: Terra (devozione), Metallo (giustizia), Acqua (saggezza), Legno (etica), Fuoco (costumi).

Il funzionamento è più o meno quello del caleidoscopio. Alcuni elementi colorati e tre specchietti interni. Girando il tubo si ottengono diverse composizioni. Malgrado l’esiguità delle componenti i risultati possono essere infiniti. Questo stesso concetto (traslato ai 5 elementi ed ai tre aspetti psichici incarnati) mostra la variegazione di tonalità di colore e movimento attraverso la quale la coscienza individuale si manifesta (la forma ed il nome). La coscienza di sé, che noi chiamiamo persona, è un coordinatore interno, adattato all’individuazione, il quale si appropria delle funzioni messe in atto.

Lo chiamiamo: io. Questo ‘soggetto’ (o assuntore interno) è l’apparenza identificativa individuale nella quale solitamente ci riconosciamo. Propriamente parlando questo “io” è esso stesso la “conseguenza” delle energie messe in moto dai vari elementi e dai tre archetipi incarnati, quindi è inerte (come un programma), ed è un oggetto nella coscienza.

I tre archetipi psico-emozionali, inscindibili nel loro miscuglio, rappresentano:

Il senso dell’io, ego = anno di nascita;
L’intelletto o intuizione = ora di nascita;
La memoria o esperienza = mese di nascita

Ognuno di noi manifesta una forma esemplare a tre facce (designanti le nostre caratteristiche). Le tendenze innate che si riflettono nello specchio, perennemente cangianti, sono le correnti in cui l’io si muove.

Se vogliamo osservare una cosa piccola bisogna ingrandirla attraverso il microscopio, ma se vogliamo ampliare il campo di azione dobbiamo distaccarci il più possibile dalle cose attorno a noi, in modo da percepire il senso d’insieme. Questa corsa in tondo verso l’auto-conoscenza è un vagare trasognato, un’attenzione senza risposta, solitudine e silenzio, osservazione e contemplazione, fluire limpido nei mutamenti, sorridere nel rincorrere il vuoto.

Ed ora una storiella:

“Alcuni suoi seguaci domandarono al bandito Che:”Anche per i ladri esiste una strada (Tao)?” – “Eh, certo che sì.. – rispose Che- Santità è intuire dove giace un tesoro nascosto, Eroismo è entrare per primo nella casa, Giustizia è uscirne per ultimo, Saggezza è distinguere il colpo che si può tentare, Umanità significa essere equanimi nel dividere il bottino. Al mondo non è mai esistito un gran ladro che non abbia manifestato queste qualità”. (Chuang Tze)

Attraverso le capacità riflettenti dell’organo interno (antakharana) siamo in grado di manifestare energie psicofisiche in rispondenza a quelle percepite fuori di noi. Questa rispondenza è automatica ed inevitabile, è una legge naturale. Pensare di sfuggirne il corso è assurdo come pensare di cambiare il film mentre la pellicola viene proiettata. Ma l’atteggiamento interno è importante! Infatti l’accettazione del proprio destino scioglie l ‘attaccamento all’utile ed all’inutile che ci spinge nel ciclo delle rinascite.

Nell’ignoranza di chi noi realmente siamo ci identifichiamo con i personaggi che crediamo di essere e ci consideriamo autori e responsabili del gioco vissuto, con guadagno e perdita, la verità è che il nostro io, la coscienza individuale, la persona da noi incarnata, è solo un’immagine. Il risultato di un automatismo distratto e di una identificazione illusoria. Questo dobbiamo comprendere bene se non vogliamo che la mente ci imbrogli. Non cadiamo nel delirio dell’io separato, anche se la coscienza che lo anima è vera sin d’ora e siamo già dotati del capitale iniziale per quella “conoscenza di sé” è assurdo e ridicolo pensare di “ottenerla” – strettamente parlando non è possibile. Essa è già integralmente manifesta qui ed ora e quindi non perseguibile come ottenimento altro. Se ci sentiamo attratti da questa “conoscenza” occorre dire che non c’è corso o spiegazione o esperimento che possa trasmetterla, può essere solo riconosciuta (risvegliata) per “simpatia” nel momento della maturazione. Siccome non è un “conseguimento” continuiamo ad “andare avanti a fiuto”.

“Semplici attori, finché separati, poi, superata la dualità, non ha più nessuna importanza…  Il fiore non ha più nome né forma è solo un fiore unico ed irripetibile nel giardino della Coscienza”.

Paolo D’Arpini _ Comitato per la Spiritualità Laica

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Lo zero viene dall'India... (come tutta la filosofia e la scienza metafisica)

 


Un amico mi chiede "Che origine ha avuto lo “0” e perché non fu prontamente adottato in Europa?"

Mia rispostina: Come per tutte le novità scientifiche e metafisiche che potevano mettere a repentaglio la vulgata religiosa cristiana, lo "0" -simbolo del vuoto, "sunya" in sanscrito- fu osteggiato dal papato. Di sicuro ci fu  lo zampone di qualche padre della chiesa, restio ad accettare una espressione metafisica matematica che potesse inficiare la religione. 

In realtà tutta la conoscenza metafisica e scientifica nasce in India. Il primo ad aver descritto il concetto  dello zero è stato un grande matematico indiano, Brahmagupta, vissuto tra il 598 e il 668 dopo Cristo e autore di un libro, il Brahmasphuta Siddhānta, dove, secondo lo storico Carl Boyer, propose «il primo esempio di aritmetica sistematica comprendente i numeri negativi e lo zero. Si presume comunque che il concetto dello zero fosse di molto antecedente e l'inserimento nel libro di Brahmagupta una semplice trascrizione. Lo zero risulta anche nel Bakhsahali, altro testo indiano dei primissimi secoli dell'era volgare. Gli arabi appresero dagli indiani il sistema di numerazione posizionale decimale e lo trasmisero agli europei ed agli altri popoli...

Queste notizie sono state ufficialmente confermate anche dal mondo scientifico occidentale:  "Lo zero nacque in India tra il V e il VII secolo d.C., dove venne sviluppato come numero con proprietà matematiche complete (non solo come segnaposto), e fu successivamente trasmesso al mondo occidentale dagli arabi nel Medioevo.
India: I matematici indiani, tra cui Brahmagupta, svilupparono il sistema numerico posizionale che include lo zero. Esso poteva essere usato sia come segnaposto che come numero per eseguire calcoli aritmetici.
Arabia: Gli arabi appresero il sistema dagli indiani e lo diffusero in Europa. La parola indiana per il vuoto, sunya, divenne sifr in arabo. (AI)

Paolo D'Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica















Il giorno della Vittoria è quello della fine di ogni guerra...

 


Il 9 maggio 1945 il governo sovietico annunciò la vittoria contro il nazifascismo. Tuttavia, è solo dal 1965 che la Giornata della vittoria è stata proclamata festa nazionale. Il Giorno della Vittoria è tutt’oggi celebrato in Russia. La guerra è diventata un tema di grande importanza. Il rituale della celebrazione gradualmente ottenuto un carattere distintivo con una serie di elementi simili: incontri cerimoniali, discorsi, conferenze, ricevimenti e fuochi d’artificio.
Certo la Vittoria contro il nazifascismo del 9 maggio 1945 è una data importante che va ricordata ma una vera “Vittoria” sarà quella dove si vedrà la fine di ogni guerra.
Beh, da qualche parte bisogna pur cominciare per arrivare ad una vera e definitiva Vittoria in questa nostra società. Una “vittoria nonviolenta e laica”, a tutto campo, in cui si considera l’unitarietà della vita in tutte le sue forme.
Questo è il dettame dell’ecologia profonda e della spiritualità laica che intravvede nelle pieghe della rete esistenziale una quantità di interconnessioni celate alla vista superficiale. Le relazioni nel vivente sono inscindibili dal vivente stesso e comprendono anche il pensiero, oltre all’inorganico ed all’organico.
Per questa ragione, noi del Circolo vegetariano VV.TT. e della Rete Bioregionale Italiana, abbiamo cercato di analizzare e comprendere i valori della nonviolenza inserendoli nel contesto di un sistema di vita, vegetariano, ecologista e rispettoso dell’altrui pensiero.
“Praticando l’utopia di speranza, chiamata nonviolenza, che ci permette di vivere meglio nell’orizzonte storico, troppo tormentato e troppo deluso, del nostro tempo. In questa prospettiva, prende forma un’aspirazione epocale, orientata ad uscire dal ciclo della negatività che spesso rischia di sommergerci” (Aurelio Rizzacasa).
Perciò abbiamo considerato l’inutilità di ogni guerra. Ogni guerra è sempre in qualche modo collegata a quella che la precede: causa ed effetto. Ed osserviamo che questa sequenza continua ad avvenire ancora ed ancora se non si interrompe il meccanismo diabolico della vendetta e della ripetitività negativa.
Lo possiamo osservare anche nelle scusanti “democratiche e fintamente pacifiste” che stanno spingendo l’umanità verso una più rovinosa guerra mondiale. Lo vediamo oggi nelle ragioni “nazionaliste” che sono alla base del conflitto ucraino, dal costo altissimo in vite umane e in distruzioni… E l’Italia è sempre più coinvolta in questo conflitto in cui non abbiamo ragione di coinvolgimento, anzi…
Infatti le conseguenze della posizione bellicista ci stanno conducendo alla rovina, sia per la perdita economica derivata dall’applicazione di sanzioni e dalla rinuncia all’approvvigionamento facilitato di materie prime indispensabili, sia per il costo degli armamenti, delle bombe e dei missili dei nostri arsenali bellici che stiamo devolvendo per la continuazione della guerra.
Con tutte le spese destinate alla distruzione ed alla morte avremmo potuto risollevare il bilancio dello Stato e soddisfare le necessità primarie dei cittadini… ed invece la spinta bellica conduce la Nazione verso la catastrofe e la bancarotta. Gli arsenali dovranno essere nuovamente riempiti con nuove bombe, nuovi aerei e nuovi missili e questo andrà a scapito della assistenza sociale, del lavoro, della sanità, della cultura… insomma di tutto ciò che è necessario alla vita.
E non è finita, già ci sono avvisaglie ed ammonimenti per l’ampliamento del conflitto in chiave nucleare…
Le bugie hanno però le gambe corte, si spera, e la verità sui retroscena delle guerre “democratiche” stanno sempre più venendo a galla. Il popolo ha iniziato a riconoscere le menzogne del sistema mainstream e si informa su canali alternativi di comunicazione e per passaparola.
Occorre essere molto discriminativi nell’esaminare le notizie che ci vengono propinate dalla informazione ufficiale e soprattutto occorre mantenere una posizione “laica” ed imparziale poiché in qualsiasi forma ideologica, economica o religiosa si nasconde un mascheramento della Verità. E per riconoscere la Verità occorre sempre partire da noi stessi. Indagando con raziocinio e discriminazione.

Una volta un cercatore della verità chiese al saggio Nisargadatta: “C’è un modo di porre fine agli orrori della guerra e delle prevaricazioni?” Ed il saggio rispose: “Quando sempre più persone riusciranno a riconoscere la loro vera natura, la loro influenza, per quanto sottile, prevarrà e l’atmosfera emotiva del mondo si addolcirà. La gente segue i suoi capi, e quando tra questi ne appariranno alcuni con un grande cuore ed una grande mente, assolutamente indifferenti al loro tornaconto, il loro esempio sarà sufficiente ad impedire le brutalità ed i crimini dell’epoca attuale.”.
Per questa ragione è così importante cercare di eliminare dalla nostra vita quotidiana ogni forma di violenza e di interesse privato e prendere coscienza dell’unitarietà della vita e del come rapportarci gli uni e gli altri, in perfetta armonia simbiotica, senza dover distruggere quel che non ci appartiene e che è un bene comune di tutti i viventi.
“Pertanto è nostro dovere assumere comportamenti che non compromettano l’equilibrio ecologico della terra nonché i diritti fondamentali e la sopravvivenza delle altre specie e di tutta l’umanità. Nessun essere umano ha il diritto di invadere lo spazio ecologico di altre specie o di altri individui, né trattarli con crudeltà e violenza. Le biodiversità sono ricchezze da mantenere e difendere. La democrazia ecologica della comunità terrena unisce tutti i popoli e i singoli individui sostenendo valori quali la cooperazione e l’impegno disinteressato, anziché separarli attraverso la competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore. In alternativa ad un mondo fondato sull’avidità, sulla disuguaglianza e sul consumismo sfrenato, questa democrazia si propone di globalizzare la solidarietà, la giustizia e la sostenibilità” (Osvaldo Ercoli)
La competizione, il conflitto, l’odio ed il terrore… è questa la maschera che ancora oggi stiamo cercando di strappare, e certo: dovremmo essere più numerosi di quanti si sia, e poter e saper vedere più chiaro di quanto si faccia.

A quanti, ancora oggi e nonostante quello che accade, restano inerti si può ricordare la poesia scritta da un pastore evangelico, Martin Niemoeller. in un momento molto simile a quello che stiamo vivendo oggi: “Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.
Vorrei ora concludere questo intervento con le parole di un altro maestro della nonviolenza, Nelson Mandela, che scrisse: “La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati. La nostra paura più profonda è di essere potenti ogni oltre limite. E’ la nostra luce, non la nostra ombra, a spaventarci di più. Ci domandiamo “chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ” In realtà, chi sei tu per NON esserlo? Siamo figli di Dio. Il nostro giocare in piccolo non serve al mondo. Non c’è nulla di illuminato nello sminuire se stessi così gli altri non si sentano insicuri intorno a noi. Siamo tutti nati per risplendere, come fanno i bambini. Siamo nati per rendere manifesta la gloria del Divino che è dentro di noi… E quando ci liberiamo delle nostre paure, la nostra presenza automaticamente libera gli altri”.

Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica




Le religioni monolatriche ed i “professionisti” dell’aldilà...

 


Il discorso religioso si presenta come il più difficile da affrontare, dati i due significati completamente diversi che alla religione vengono attribuiti. Il primo è la convinzione profonda dell’esistenza di una legge superiore, mirabilmente coerente e che regola tutto l’universo. A tale legge nessuno può sottrarsi per effetto dell’ingegno umano. Esso quindi, per quella limitata possibilità di scelta che appare essergli concessa, altro non può che sforzarsi di pensare e agire conformemente a quella legge, per quanto i maggiori maestri possano apprenderne, osservando la natura che li circonda e di cui loro stessi fanno parte (conosci te stesso).

E’ chiaro però che non sia della religione così intesa che vi sia “tutto da rifare”, bensì di ciò che, in secoli e secoli di azione costante e pervicace sono riusciti a farne i professionisti dell’aldilà.

L’uomo ha paura della morte. Ne ha paura perché non può avere nozioni che di morte altrui, e perché i cadaveri assumono aspetto e odore repellente. Non si sa quale genio maligno abbia intuito che la paura della morte potesse rappresentare il più colossale affare della storia. Bastava “annunziare” che la morte era un fatto provvisorio e che sarebbe seguita dalla vita eterna. Precisando però che tale vita eterna sarebbe stata di godimenti ineffabili o di sofferenze atroci a seconda della soddisfazione dei “ministri di Dio”. Per i detti ministri fu un’autentica pacchia. E vi fu gente che abboccò fino all’eroismo, e molta di più che, in nome della bontà e dell’amore, commise le più efferate violenze e le più ignobili frodi.

Prendiamo il cristianesimo, o meglio i cristianesimi, sia perché siamo stati tutti doverosamente e anagraficamente cristianizzati prima ancora di sapere di esistere, sia perché, come Italiani, abbiamo scontato più severamente la colpa di aver permesso ad una genia di Ebrei dissidenti di spacciarsi addirittura per continuatrice della romanità e di fregiarsi delle sue glorie. La trovata si dimostrò così felice che prolificò gran copia di imitatori.

Non erano trascorsi due secoli dal supplizio subito (forse) sul Golgotha da alcuni ribelli Zeloti, uno dei quali noto come Joshua il Nazoreo, che si sviluppò in tutto l’impero una serie di culti incentrati su quel mitico profeta, ma diversamente forgiati dai rispettivi preti. L’imperatore Costantino commise a quel punto il fatale errore di pensare che l’estendersi di quelle superstizioni potesse divenire un elemento unificante dell’impero, ormai in grave crisi, purché – beninteso – la piantassero di litigare e accopparsi tra loro. Convocò allora (lui, pagano) i più significanti esponenti della molteplice setta, affinché trovassero in qualche modo un accordo mono-cristiano, in cambio del favore della corte imperiale.

Preghiamo il lettore di considerare questi fatti certi:

1) Che il vicario di Dio in terra, successore del Pietro nominato pretesamente dal Cristo (tu es Petrus, et super hanc petram…) a Nicea, dove tutte le controversie “teologiche” avrebbero dovuto essere risolte e dettati i dogmi definitivi della promettente religione, non ci mise piede. Si limitò a mandarci due umili diaconi, come osservatori, e nessuno degli accaniti litiganti chiese il suo parere.

2) Che le tesi rappresentate dai vari gruppi di vescovi (auto-nominatisi) erano talmente lontane tra loro da doversi seriamente dubitare che si trattasse di varietà di una stessa “fede”. La più accanita delle controversie, capeggiate da tale Ario e da tale Attanasio, vertevano su punti talmente incompatibili che, a parte il nome di Joshua, non si vede proprio che avessero in comune. Per tacere delle concezioni di Giustino, di Atenagora, di Teofilo, di Origene, di Tertulliano, ognuna delle quali, nel cinquecento, avrebbe assicurato un rogo pubblico in piazza. La controversia Ario-Attanasio, risoltasi a Nicea per scelta dell’imperatore a favore del secondo, si protrasse però per oltre cinquant’anni (conc. di Costantinopoli, 381) con alterne vicende. Insomma, per 50 anni almeno, i cristiani – fortunati destinatari della rivelazione operata da Dio stesso, non seppero neppure se il crocefisso del Golgotha fosse o meno figlio di Dio, o se il medesimo fosse o meno trino, o perché avesse atteso tanti secoli a rivelarsi a quattro gatti di pastori nomadi, lasciando nella totale ignoranza tutti i suoi “figli”, la quasi totalità dei quali sentì per la prima volta menzionare la morte-resurrezione del crocefisso da alcuni individui prepotenti col colletto bianco, armati fino ai denti, QUINDICI SECOLI più tardi.

3) Che, da allora ad oggi, il vicario di Dio sedente in Vaticano si è dato gran da fare a integrare con nuove “verità” quelle rozzamente rivelate dall’ antiquato Autore. Attendiamo un pontefice in zucchetto bianco, che, alla presenza di milioni di bigotti plaudenti, proclami che non si tratti di trinità, ma di quatrinità, facendone parte anche la "madre di Dio" (!).
Anzi, per quanto attiene particolarmente ai cattolici e alla quantità di atti di culto dedicati a costei, i sacramenti saranno amministrati in nome della Madre, del Padre, Del Figlio e dello Spirito Santo (in funzione di chierichetto).

Davanti alla prova evidente che la sostanza dei vari cristianesimi non sia stata che un cumulo di stolte superstizioni, sovente in contraddizione tra loro, alimentata ad arte da alcuni fervidi ingegni, della stazza di un Saulo da Tarso, che riuscirono a fondarci sopra un potere immenso e quanto mai proficuo, ci si trova inevitabilmente a chiedersi come essi abbiano potuto infestare per quasi venti secoli buona parte del mondo, coinvolgendo anche personaggi di tutto rispetto sia sul piano morale che su quello intellettuale, insigni artisti e poeti, grandi demiurghi e condottieri, nature generose ed altruiste ovunque rispettate ed onorate.

A nostro avviso, tutto dipende da un fenomeno psicologico che ha sempre inficiato la cosiddetta libertà di pensiero. E’ l’abitudine mentale. L’attitudine cioè della nostra specie a credere in qualcosa semplicemente a forza di sentirla ripetere da tutti, travolgendo ogni barriera critica. E il cristianesimo fu il non plus ultra di una siffatta tecnica, applicata al neonato fin dal taglio del cordone ombelicale, subito sostituito da altro e più robusto cordone , destinato a restare fino alle esequie. In Italia, riuscì persino ad assicurarsi la tolleranza e la complicità dello Stato fascista, che pur possedeva ben chiari contenuti, non precisamente evangelici.

Ma al cristianesimo e ai suoi amministratori non va attribuito solo lo stato di incapacità proprio dell’uomo moderno occidentale. Va chiesto ragione degli orribili delitti commessi sin dalle sue prime affermazione. Di essi, naturalmente , i “buoni parroci” non fanno menzione ai fedeli, ma sono disponibili ricostruzioni storiografiche assai serie e meticolose.

Indichiamo al lettore quella che è certamente la più vasta e completa: si tratta dei dieci volumi della storia criminale del Cristianesimo (Kriminalgeschichte des Christientums), di Karlheiz Deschmer) pubblicata in Germania nel 1989, e in traduzione italiana dalle edizioni Ariele nel 2000. Le vittime della ferocia clericale, ogni qual volta le è occorso di disporre in qualche modo di una giustizia penale o di una forza militare, sono state milioni, donne e bambini compresi, e nessun fiore fu deposto sulle loro fosse, nessuna intercessione operò la Madonna in loro favore.

Oggi nello stato in cui i vari cristiani, avviati al sincretismo dal vergognoso calabrache del Consiglio Vaticano Secondo, sempre allo scopo di accumulare ricchezze e potere, hanno ridotto la Terra ricevuta in dono, non c’è più spazio a dubbi. La religione dell’amore, dell’umiltà, della povertà, la religione che si è appropriato Francesco D’Assisi e ha arso vivo Giordano Bruno, possiede oggi ricchezze smisurate, di cui non si ha neppure piena contezza, e tutto ciò che fa per gli umili e gli sventurati è di sollecitare oboli in cambio di Paradiso. E quelli continuano a seguire salmodiando processioni tutte colorate lunghe chilometri, spalleggiando gravosi e venerati pupazzi, per essere perdonati dei loro peccati dai monopolisti dell’al di là.

Non si scappa: se si vuol salvare l’Uomo e la Terra, dev’essere anatema contro la Chiesa che non è né santa né romana. L’aberrazione cristiana, piagnucolosa e feroce a un tempo dev’essere cancellata da tutte le coscienze. Ma basta farsi due passi per una qualsiasi città, borgo o villaggio, per sentirsi “tremar le vene e i polsi”! Basta toccare l’argomento, anche con rispettabilissime persone, e magari cari amici, per sentirsi assalire dallo sgomento. Basta poi contemplare le meraviglie d’arte di cui l’Italia è ridondante, tutte o quasi marchiate di cristianesimo, per dubitare che lo scopo sia oggettivamente raggiungibile.

Occorre una decisione eroica.

Rutilio Sermonti

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L'ultima "Festa dei Precursori" tenuta a Calcata (la Festa poi si trasferì a Treia)

 


Dal 1° al 10 maggio 2009 si svolgeva a Calcata l'ultima edizione della  Festa dei Precursori.  In questo evento si ricordava l'apertura ufficiale   del Circolo VV.TT., avvenuta nel 1984, e si prefigurava il prossimo trasferimento dell'associazione a Treia, nelle Marche. 


Il Circolo, in realtà, esisteva già ben prima del 1984, ma "in fieri", ovvero in forma "segreta", da quando cioè mi ero trasferito a Calcata, proprio in Via di Porta Segreta, verso la metà degli anni '70. 


Diciamo che allora il Circolo esisteva in forma di esperimento informale, avviato assieme ad un gruppetto di amici alternativi "che volevano cambiare il mondo". 

Ma per una confacenza "burocratica" voglio però far partire l'imbottigliatura del vino calcatese alla primavera del 1984, corrispondente all'apertura del Circolo Vegetariano VV.TT., quello fu l'anno del Topo di Legno, foriero di emozioni e speranze. 

Faccio questa premessa per introdurre una lista di persone che in modo o nell’altro contribuirono al processo fermentativo, sia del Circolo che di Calcata. L’elenco che segue inizia con gli abitanti originari di Calcata, quei vecchietti che trovammo qui quando giungemmo, e la lista continua con i primi nuovi venuti…  

Molti, sia della prima categoria che della seconda,  sono morti, altri scomparsi, altri incarogniti, ma dobbiamo soprattutto a loro se l’allestimento di Calcata è riuscito, eccoli qui di seguito nominati in ordine sparso e non d’importanza, come li abbiamo ricordati l'amica Sandra Forti ed io in alcuni giorni di spremitura di memoria.



Gli abitanti originari:

Pasquale ed Aghedina: il passamano di ferro alla Bocchetta.

Sisto: col fiaschetto di vino sul comodino, per l’arsura notturna.

Irmo: coi gambali di pelle caprina come i Falisci.

Verbena: silenziosa vergine dei Grotti.

Avelia: sempre presente.

Amorina e Giulio: le ova fresche de Morina.

Giovansanto: e la santa cantina.

Dario Feliciotti: mi dia del salame.

Zio Avelio: la bottega salotto.

Silvana e Giovanni: bigliardino, vino e bicchierino.

Checchino: il cantastorie antico.

Ughetto: prendi qualcosa Ughè?

Luciano e Ida: statte zitta te..

Francescò: a casa fino all’ultimo.

Eleda e Giorgio: caffè ed allegria per chi passa.

Sista e Severino: la strega buona ed il burbero.

Onesto: col formaggio di pecora in tasca.

Assunta e Mario: “burningher house”

Luisetta e Maria la zoppa: in cima allo scalone, due spiritelli.

Americanetta e Reuccio: loro altezze!

Vincenzò e Furbetta: noi mangiamo come due uccellini.

Zì Pietro e zì Maria: e l’organetto magico.

Er Roscio e Giosina: il triangolo delle Bermuda, Faleria, Corchiano, Calcata.

Graziosa: vezzosa ed amorosa.

Tullio: il fabbro mediatore.

Sora Rosa e famiglia calcatese: vulcani accesi e sigarette spente.

Visitatori di cantina: Tomasaccio, Venigio, Albertaccio, Moriggi, il Comparetto.

Nuova Generazione: Paperetta, Capellò, Franco, il Segretario, Amerildo, Lillo.

E quelli che si erano  “aggiunti” al mucchio: Mario Sciarra il Tapiro, Annamaria Capece Minuto la Napoletana, Grethel la tedesca, Franco Pepi il romanaccio, Federico Mazzoni il cavallaro, Fausto Aphel ce n’è per tutte, Famiglia Falconi l’intellighenzia, Laura bergagna la giornalista dei cani, Pio Guidoni detto il sindaco, Benito e Peppa siamo la coppia più bella del mondo, Paolo Portoghesi e Giovanna carrozze e cappelli, Moreno Fiorenzato il gentil artista, Francesca Robecchi core a core,  Anna l’ostesse del gran mondo, Simona Weller la dama del palagio, Renato Piccini l’ingegnere, Ercole Di Sora detto Bellagamba, Coniugi Bini e la prima proloco, Luise mc Dermott conservatrice della cultura, La pianista matta dei cani.. (non ricordiamo il nome), Sor Gaetano e sora Lidia la giustizia possibile, Muriella dentro al videogame Nirvana…

Ed infine il crogiolo misto: Dabliu e Musonetta dall’Armando alla piazza, Minotti ed Angela in Mexico e nuvole, La Secca e il Marincola coi piedi a bagnomaria, Pino detto il Generale, Chitrareka e subito dopo diventata  Athon, Pastorello, Caterina e compagnia delle prove di notte, Susanna nella grotta di Fatima, Marco il secco e Cristina fuori porta, Marco Magoni Felice Recchino la Falegnama Felice e Fabrizio detti i pariolini, Patrizia la Mestrina a ferro e fuoco, Marina la calzolara con Gaetano la tromba Victor Cavallo e la cultura de Roma, Patrizia la genovese ma se ghe penso, le Sgabbiate tre femmine tre, Paolino Conti zorba il greco, Giorgio e Rossella secchi secchi, Giancarlo Croce e Odette zenith e nadir, le Pornosisters ovvero l’accoglienza ragionata, Shivadhas alla ricerca della devota perduta, Jurgen e Forman e Ghita giardinieri degli dei, Pino Dongu e cadde l’elicottero, il Tamarro ed Anna tautologici, Raffaella e Giancarlo Toro ed i fantasmi del passato, Paola Speranza e Cristiano in attesa perenne di trasferimento, Gioacchino e Carlotta bel tenebroso e mossa flamenca, Pepetta arrivò vergine, Roberto Sigismondi ha scritto il primo articolo su Calcata, Marijcke e le sue marionette.

Ed in ordine accorpato sparso seguono: Nicoletta l’indiana metropolitana, Gianfranco e l’infermiera con timidezza discreta, Anna di Rifondazione che prima rompe e poi.., Franco il milanese ovvero la salma, Costantino Morosin e Patrizia Crisanti in stile liberty, Lombardo e Cianciullo press-press, Erminio dalle colonie alle calonie, Pippo Giacobino e Therese Bellon gli pseudointelletualgauchées, Elio Rinaldi e la sua città invisibile, Giuseppe Salerno e Giovanna Colacevich nel dolce declivio, Cesare Vivaldi critico d’arte, Claudio Pugliesi e Rita Basili con speranze in formalina, Peter Adibire che recitò con Paolo Villaggio, Federico Laterza sta lissù, le due Angela Marrone fate capellone, Teresita sangre caliente, Jeanbernard alias G.B., Michi e Gemma e Anne e Griet e l’avvento belga, Picariello ala sinistra, Paul Steffen e Pancho i due corpi di ballo, Tonino il grafico filatelico, Zio Tino gigante buono, Michela Machiavelli in pura nobiltà d’animo, Walter Maioli e l’orchestra paleolitica di Narce, la lunga famiglia Alaimo ricongiunta e disgiunta, Margie Glass da New York a Calcata, Marianne la cinese, Maria e Gabriele Faoro ignifughi, un tal G detto il matto, Jessica Wilford la flaca operosa, Alfredigno e Sonia rasta e resta, Gianni didjiritou, Gabriella delle maschere e la casa di tutti (pure de zì Carlo e Ciccio), Benny pungballa, Amanda Sandrelli, Santomauro, Richard & Richard… etc.  aggiungete voi se ve ne ricordate qualcun altro.



Amarcord dell'ultima Festa dei Precursori tenuta a Calcata:  Dal 1° al 10 maggio 2009 

Programma:

Durante i primi tre giorni si tenne una estemporanea artistica per la creazione di opere grafiche e foto sulla Valle del Treja.

1 maggio 2009 – Passeggiata con picnic nella valle del Treja. Partenza alle h. 10.30 dal Circolo Vegetariano di Calcata (Via del Fontanile). Arrivo a Santa Maria e pranzo al sacco vegetariano. Nel pomeriggio discorso ecologista seduti nell’erba. Alle h. 17 circa ritorno a Calcata al tempio della Spiritualità della Natura e visione dell’archivio  del Circolo VV.TT.

2 maggio 2009 – Tavola rotonda nel Palazzo Baronale di Calcata. Inizio alle h. 16.00 del Forum su: “Società e politica senza paraocchi”. Partecipano nuovi e vecchi membri del Circolo VV.TT. ed amici vegetariani, ecologisti ed appartenenti al mondo dell’impegno sociale e culturale. Presentazione del resoconto Fiera Arti Creative 2009 – a cura della Fondazione Moraldi.

3 maggio 2009 – Il mattino presentazione di libri e riviste i sintonia, continua la discussione sul tema fissato. Nel pomeriggio conclusione del Forum e piccolo rinfresco con le specialità vegetariane da ognuno portate.

Dal 3 maggio al 10 maggio: Esposizione delle foto e delle opere grafiche nel Centro Visite del Parco Valle del Treja.

Il tutto con il patrocinio morale del Comune di Calcata, del Parco Valle del Treja e della Provincia di Viterbo.

Organizzazione a cura del Circolo Vegetariano   VV.TT.,  in collaborazione con  Associazione per la Promozione delle Arti in Italia e con Dojo Koshiki ed altre associazioni.


Ah, dimenticavo, durante quei giorni fu ri-presentato anche il libro "Calcata. I racconti dalla città invisibile" da me redatto ed assemblato.


A proposito! L'amico poeta Maurizio Angeletti di Treia sta lavorando al riordino del testo (ed alla riconversione dello scritto in PDF) dell'ultima copia stampata rimastami. Per un mantenimento della memoria contiamo di riproporre il volume in occasione della prossima Festa dei Precursori che si terrà, se Dio vuole, a Treia... nel 2026, Cavallo di Fuoco! 


Paolo D'Arpini (a Calcata, nel 2009)