"Testi antichi e storia contemporanea. Le vere origini delle credenze religiose" di Claudio Martinotti Doria - Promozione



TESTI ANTICHI  E STORIA CONTEMPORANEA
(Le vere origini delle credenze religiose)
Propedeutica allo studio dei testi antichi e loro ripercussioni culturali e sociali fino alla nostra epoca.
Con un breve glossario commentato.

Il libro, come stesura,  era pronto per la pubblicazione dai primi di aprile del 2018, salvo qualche aggiustamento nei due mesi successivi. Poi vi sono stati alcuni mesi di ritardo per avere atteso l’esito valutativo di una casa editrice specializzata in questa tipologia di testi “eretici”, e dopo averne costatato l’interesse a pubblicarlo perché ritenuto molto interessante e scritto bene, è emerso che ci sarebbe voluto un anno abbondante solo per metterlo in programmazione e chissà quanti altri mesi prima che fosse pubblicato, per cui ho rinunciato a quest’opportunità optando per l’auto-pubblicazione, nonostante la maggioranza di voi propendesse per la pubblicazione tradizionale, cioè tramite una casa editrice.
Pertanto durante la tarda estate del 2018, io e mia moglie ci siamo messi al lavoro da autodidatti per pubblicarlo autonomamente, considerando che in pratica sono due libri in uno, nel senso che l’iconografia è ricchissima, con un’ottantina di fotografie, quasi tutte con propria didascalia esaustiva con contenuti descrittivi e integrativi non presenti nel testo scritto, l’iconografia e le didascalie in pratica rappresentano da sole un secondo libro integrato nel primo. Pertanto non è stato semplice “confezionarlo e adattarlo” predisponendolo nei formati maggiormente richiesti dalle piattaforme di servizi editoriali presenti in rete, che forniscono appunto il servizio di auto-pubblicazione (sia in formato cartaceo che digitale) e poi di vendita on line.
Non è stato semplice perché nessuna piattaforma editoriale on line accettava una massa talmente cospicua di dati, soprattutto iconografici che appesantivano troppo il formato, senza contare che ogni piattaforma richiedeva formati e adattamenti diversi, per cui abbiano dovuto far fronte a un lavoro enorme di conversione di formato e riadattamento dei contenuti. Ogni volta in pratica si doveva ripartire da capo, rifacendo l’intero lavoro d’impostazione editoriale. Coloro che non incontrano tali difficoltà e pubblicano libri in continuazione è perché i loro libri sono perlopiù solo testo, trattandosi di romanzi o saggi, mentre il mio essendo un testo divulgativo ed esplicativo, è parecchio più complesso e complicato, avendo come scopo primario informare il lettore abbinando i testi alle immagini, per favorire l’apprendimento e l’assimilazione, soprattutto tramite cartine storiche e geografiche abbinate ai paragrafi corrispondenti. Se fosse stato solo testo sarebbe stato molto più semplice, veloce e anche meno faticoso e oneroso, ma si tratta di un libro piuttosto particolare e le difficoltà sono state rilevanti e hanno causato un notevole ritardo nel renderlo disponibile..
In questi mesi di attesa mi sono accorto quanto il contenuto del libro fosse di stretta attualità e previsionale rispetto agli eventi che incalzano e caratterizzano la realtà che ci circonda e potrebbe fornire gli strumenti culturali per interpretarla correttamente e con una visione prospettica lungimirante e previsionale. Ho notato che molti libri e articoli e conferenze di noti e qualificati autori pubblicati nel frattempo, propongono esattamente argomenti e rivelazioni contenute nel mio libro, ma lo fanno in modo parziale, frammentario e meno esaustivo, senza una visione d’insieme.
A causa delle sopra citate premesse, abbiamo infine rinunciato alla pubblicazione del libro coi metodi tradizionali, che sarebbero risultati troppo onerosi, e soprattutto per la versione cartacea ci avrebbe costretto a venderlo a non meno di 20/25 euro, un prezzo che ritengo eccessivo, del quale il 90% sarebbe stato trattenuto dai fornitori dei servizi di stampa e vendita on line. Il libro sarà pertanto disponibile esclusivamente (almeno per il momento) in formato PDF con testo e iconografia completa, che può essere letto da pc o da tablet.
Saranno disponibili anche altre due versioni:
-         in formato epub per lettura tramite E-book Reader;
-         in formato mobi. per lettura tramite Kindle (E-book-Reader di Amazon)
Il formato integrale in PDF sarà inviato a tutti coloro che effettueranno una donazione tramite PayPal di almeno 5 euro a claudio@gc-colibri.com , sarà sufficiente che nella motivazione/comunicazione della donazione si faccia riferimento a “sostegno pubblicazione libro” e al ricevimento del versamento (PayPal di solito lo segnala in tempi rapidi) provvederò senza indugio a inviare il PDF all’account che avrete fornito, cioè quello con cui siete iscritti a PayPal. Se volete anche una delle altre due versioni comunicatemelo.
Mi rendo conto che è discriminante nei confronti di chi non dispone di PayPal, ma non conosco alternative, semmai approfittatene per aderire a PayPal oppure trovare qualcuno che possa effettuare l’operazione per conto vostro. Con questo sistema il libro è disponibile per soli 5 euro anziché 20/25 e anche chi ama il cartaceo sarà soddisfatto perché tramite la versione epub e mobi, se lo desiderano potranno stamparlo e visionare le immagini sul PDF.
In base agli esiti di come questa pubblicazione sarà accolta da Voi, potrò decidere legittimamente e giustificatamente se proseguire le ricerche, pervenendo a un secondo libro con tutti le integrazioni e gli aggiornamenti opportuni o se sarà preferibile che mi dedichi al giardinaggio. Dipenderà da voi, se lo troverete interessante cercate di promuoverne la diffusione tramite passaparola. Già adesso mi sono reso conto che molti capitoli e argomenti contenuti nel testo potrebbero essere aggiornati e approfonditi notevolmente con le informazioni e la documentazione che ho continuato a raccogliere. 
Per citare una sola delle diverse decine di argomentazioni e informazioni che il testo contiene, la costituzione da parte di miliardari ebraici e sionisti di una specie di stato privato in Patagonia, attualmente sarei in grado di scrivere un libro specifico, mentre i mass media non ne parlano affatto, nonostante le sue gravi e significative ripercussioni e connessioni con gli eventi e le prospettive in corso.
Claudio Martinotti Doria
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Dante Alighieri e la Natività...

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Pescara, 5 gennaio 2020  -  ....mentre tornavo dalla mia solita passeggiata domenicale in un aiuola tra i pini del viale del vecchio quartiere dei ferrovieri costruito alla fine dell'ottocento vicino al parco della villa Sabucchi, distrutta durante e nel dopoguerra, ho trovato per terra un giornale: Cavaliere dell'Immacolata. Incuriosito come mi capita per tutti i giornali foglietti e altro che incontro lungo la via l'ho raccolto e ho dato un occhiata sfogliandolo velocemente poi ho strappato la pagina dell articolo che mi sembrava interessante. Ho lasciato il giornale vicino a una vetrina di un vecchio negozio dove all'interno vivono abbarbicati due anziani nello stretto della loro esistenza umana al freddo umido con poca luce con un poco spazio e un tavolino vicino alla vetrina dove stanno sempre seduti davanti a una televisione sempre accesa su delle sedie di legno pieghevoli dove lui sta seduto quasi tutto il giorno e ci dorme pure il pomeriggio, con una coperta sulle spalle, lei esce in bicicletta o porta a spasso un bel gatto al guinzaglio. Il pomeriggio vanno nei bar vicini e stanno seduti a prendere il te un gelato una pizza e leggono i quotidiani che trovano, lui con la lente di ingrandimento. in vetrina hanno fatto pure l'albero di natale con le lucette e c'è un cartello che dice che si eseguono piccoli lavori di restauro di divani e poltrone, forse il lavoro che facevano un tempo. infatti all'interno c'è ancora tantissima roba ammucchiata che poi è pure tutta la roba che posseggono perché è pure la loro unica abitazione, anche se non sono mai entrato all'interno, da dove proviene un forte odore, ci sono anche dei canarini in una piccola gabbia, si dice che non abbiano neanche un contratto di locazione e che abbiano rifiutato una casa popolare perché lontana dal centro. quando escono lui si muove con le stampelle o va sulla sedia a rotelle condotta da lei che si prende sempre cura amorevolmente di lui. Ho sentito dire che quando erano più giovani lui era spesso ubriaco e lei faceva i lavori di restauro, all'esterno della vetrina che la notte viene ricoperta con cartoni coperte e altro materiale per isolare dal freddo e dall'umidità, cianfrusaglie varie e un carrello della spesa di un supermercato. mi piacerebbe parlare con loro e fare una intervista o indagine antropologica e registrare le loro voci i loro racconti anche se mi accontento di guardar quel che fanno tutte le volte che ci passo perché alla fin fine sono troppo carini e non saprei che farmene di una loro intervista solo per metter il dito su un caso di fragilità urbana della città quotidiana.  Detto questo  proseguo con  l'articolo che tanto piaceva a Caterina con la foto che c'era pure nella pagina dell'articolo...

Ferdinando Renzetti




DANTE E LA NATIVITA’ tratto da Cavaliere dell'Immacolata

Nel XVI del paradiso, Cacciaguida, trisavolo di Dante, indica la sua data di nascita in modo piuttosto difficile e originale:”…dal dì che fu detto ‘Ave/ al parto in che mia madre…”: in parole povere, Cacciaguida, nato nel 1091, dice che dal giorno dell’Annunciazione al dì che sua madre lo mise al mondo, il pianeta Marte fece 580 giri di rivoluzione intorno al sole. Siccome l’anno marziano dura 687 giorni terrestri, moltiplicato per 580 rivoluzioni del pianeta rosso intorno alla nostra stella fa 398.460. Questa cifra, diviso 365 (il nostro anno solare), dà 1091 con resto di 270. Ebbene, ci siamo, perché l’Era Cristiana, a Firenze, non iniziava con la nascita di Gesù bensì con l’Annunciazione, vale a dire 9 mesi prima, ed ecco siamo ai giorni esatti. Potrebbe sembrare un gioco di erudizione dantesca se non si mettesse attenzione alla centralità dell’incarnazione. E poiché Essa è stata possibile grazie al ”Si” pronunciato dalla Madonna all’Arcangelo Gabriele, la Natività assume un ruolo centrale nella ”Divina Commedia” attraverso la figura di Maria

Vergine. (Tu sei colei che l’umana natura/ nobilitasti si, che ‘l suo fattore/ non disdegno di farsi sua fattura”, XXXIII canto del Paradiso). non si considera mai abbastanza sul ruolo fondamentale che la madonna ricopre in tutto il Poema Sacro. Quando in Purgatorio, terzo canto, Virgilio si rivolge a Dante per rassicurarlo della sua paterna presenza gli sotoilinea l’impossibilità di comprendere Dio, la Trinità etc. con la sola ragione. E qui vedremo ancora nominata Maria, perno della Rivelazione grazie alla quale noi crediamo per fede dataci da Cristo fatto uomo:” Matto è chi spera che nostra ragione/ possa trasciorrer la infinita via/ che tiene una sostanza in tre persone./ State contenti, umana gente, al quia;/chè, se potuto aveste veder tutto,/ mestier non era parturir Maria”(se la mente umana potesse arrivare a comprendere il mistero di Dio, non ci sarebbe stato bisogno che la Vergine partorisse Gesù). E’ chiaro che Dante non descrive la Nascita santa com’è nella coreografia generale, si riferisce ad Essa attraverso la protagonista assoluta dell’evento eccezionale, stabilito da Dio ab aeterno. L’Alighieri era un mariano (“il nome del bel fior ch’io sempre invoco/ e mane e sera, tutto mi ristrinse/ l’animo a ravvisar lo maggior fuoco”). Infatti, se sceglie San Bernardo di Chiaravalle a intercessore presso Maria, “ianua coeli”, affinché Questa metta in condizione il Pellegrino di veder Dio, è perché il grande mistico aveva rinforzato- se non ripristinato- il culto della Vergine,”…quella/ ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;/ e avea in atto impressa esta favella/ ‘Ecce ancella Dei…” (si legge nel X del Purgatorio). “Dolce Maria!/ …Povera fosti tanto,/ quanto veder si può per quello ospizio/ dove ponesti il tuo portato santo”: qui (XX della seconda cantica) Dante accenna alla grotta della natività: ospizio poverini cui deponesti il Figliolo di Dio, a Betlemme ( Luca, infatti scrive: ”Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, poiché non c’era posto per loro nell’Albergo”, Vangelo di Luca 2, 6- 7).

E’ illuminante un verso del XXXIII del Paradiso, quando, dopo aver ascoltato con dignità regale la supplica di San Bernardo, la Madonna si volge al creatore: “ Gli occhi da Dio diletti e venerati/ …all’eterno lum e s’addrizzaro” , e la porta del cielo supremo è aperta per opera di Maria, come era avvenuto 1300 anni prima sulla Terra, quando il “portato santo” venne alla luce per dissipare le tenebre e redimere l’umanità intera. 

Aldo Onorati, Scrittore, Critico letterario e Dantista

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La scuola di Mileto ed i filosofi della Natura: Talete, Anassimandro e Anassimene


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Nel tracciare una linea di demarcazione tra le interpretazioni mitologiche e religiose delle leggi naturali e delle origini del mondo ed i primi tentativi di darne spiegazioni razionali, basate sulle osservazioni ed il ragionamento, non si può non partire che dalla scuola di Mileto, nell’antica Grecia, fiorita tra la fine del VII° ed il VI° secolo A.C. , ed i cui principali rappresentanti sono stati Talete, Anassimandro ed Anassimene.

Questa scuola, di carattere sia filosofico che matematico-scientifico, sorse nella più dinamica delle città poste sull’odierna costa egea della Turchia, dove si stava sviluppando una nuova intraprendente borghesia, interessata a nuove scoperte e con una mentalità più aperta. Questa nuova classe dirigente aveva a disposizione anche le precedenti conquiste dell’area babilonese (ricca di scoperte astronomiche e matematiche) e dell’Egitto (dove aveva avuto grande sviluppo la geometria).
Il compito che si erano preposti questi filosofi-scienziati era quello di investigare sull’origine del mondo (“Archè”) e sulle leggi della realtà naturale che ci circonda. In greco questa realtà è indicata con il termine “fìsis” da cui provengono le parole “fisica” e “fisico”. Il carattere rivoluzionario del pensiero dei filosofi-fisici di Mileto consisteva nel fatto che essi non cercavano l’origine del mondo nel mito e tra gli dei, come ad esempio il poeta Esiodo nella sua “Teogonia”, ma in un principio materiale e secondo uno schema razionale e materialista.

Talete (624 -547 A.C.), ricordato dalla tradizione come intelligente fisico, matematico, filosofo, ed anche come abile uomo d’affari che sfruttava le sue conoscenze scientifiche (avrebbe fatto incetta di tutti i frantoi della città avendo previsto che vi sarebbe stata una grande produzione di olive), aveva detto che all’origine di tutto v’era l’acqua.

Il terzo rappresentante della scuola di Mileto, Anassimene (586-528 A.C.), affermò che l’elemento originario era l’aria, che si trasformerebbe in tutte le cose attraverso processi di concentrazione e rarefazione.

Il più sofisticato dei tre è stato senza dubbio Anassimandro, (vissuto tra il 610 ed il 546 A.C.) continuatore dell’opera del suo parente e predecessore Talete. Il fisico quantistico italiano Carlo Rovelli, autore di numerose opere di divulgazione scientifica, ha scritto un significativo saggio: “La rivoluzione di Anassimandro”, in cui rende omaggio al pensiero innovativo e rivoluzionario di questo antico filosofo razionalista e materialista (1).

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Anassimandro parte dalla perentoria affermazione che “tutto ciò che accade in natura trova la sua spiegazione nella natura stessa”. Non è quindi Zeus che scaglia il fulmine, né Febo-Apollo che trascina il Sole col suo carro, ma di ogni fenomeno bisogna poter dare una spiegazione razionale. Il fatto che il filosofo di Mileto avanzi a volte ipotesi errate, dipende ovviamente solo dagli scarsi mezzi di indagine a sua disposizione.

Egli afferma che all’origine del mondo vi è un elemento (materiale) infinito, indistinto ed indeterminato che egli chiama “Apeiron”, che significa appunto “senza limite”. L’Apeiron, che è concepito in continuo ed eterno movimento, subisce processi di differenzazione articolandosi in singole realtà in conflitto tra loro (caldo-freddo, secco-umido, alto-basso, ecc.). La differenzazione tra gli opposti genera a sua volta una tendenza opposta verso l’equilibrio che porterà alla fine ad una ricomposizione finale per ristabilire un equilibrio finale da cui potrà partire una nuova differenziazione.

La concezione filosofica di Anassimandro, anche se in maniera molto generica e imprecisa, anticipa la concezione della fisica moderna secondo cui l’Universo è sostanzialmente formato da un elemento infinito ed omogeneo che si articola in particelle elementari di materia-energia, nei rispettivi “campi” di influenza e nelle radiazioni connesse. Il noto fisico quantistico Heisenberg, in una sua opera filosofica, “Scienza e Filosofia”, citata da Rovelli, riconosceva l’importanza del pensiero di Anassimandro, che aveva intuito che l’Universo è formato da un unico materiale, che potremmo chiamare “materia” o “energia”. Anche la visione di una realtà in continua ed eterna trasformazione è molto moderna, mentre la lotta tra gli opposti che genera trasformazioni anticipa la concezione di una “dialettica” della natura proprie di Eraclito, e di Engels.

Coerentemente con queste concezioni materialiste e dialettiche Anassimandro sviluppò un accenno di teoria evoluzionistica. I primi essere viventi si sarebbero generati, secondo lui, nell’acqua e da essi sarebbero poi derivati gli animali terrestri e gli uomini. Questa teoria, anche se rozza e poco nota nei particolari (delle opere di Anassimandro non è rimasto nulla e lo possiamo leggere solo attraverso delle citazioni) non è in contrasto con le moderne teorie evoluzionistiche. La sua attività non solo filosofica ma anche scientifica è attestata dalle notizie secondo cui avrebbe inventato il primo orologio solare e scoperto gli equinozi e i solstizi. Avrebbe anche disegnato la prima carta geografica della Terra, cui poi si sarebbe ispirato il grande geografo Ecatèo, anch’egli di Mileto. A testimonianza del suo atteggiamento materialista e razionalista, egli sosteneva che il Sole era un grande involucro di aria fiammeggiante a forma di ruota, 28 volte più grande della Terra (che anch’essa avrebbe avuto una forma cilindrica appiattita). La forma attribuita al Sole ed alla Terra è errata, ma è fondamentale l’ipotesi da lui fatta che la Terra sia “sospesa” nello spazio.

Concezioni filosofiche fisico-razionaliste come quelle della scuola milesia, basate sull’osservazione della natura e l’interpretazione dei fenomeni naturali, sono essenziali per lo sviluppo della scienza. Senza un’impostazione mentale e filosofica adatta, nessuna scoperta scientifica è possibile. I filosofi di Mileto sono gli iniziatori di quel movimento dei “Filosofi della Natura” (di cui furono successivi esponenti gli “atomistiLeucippo e Democrito, il siciliano Empedocle, ecc.) che sono alla base dello sviluppo della scienza e di una filosofia della scienza basata sulla certezza dell’esistenza reale di un mondo oggettivo indipendente da noi (da studiare con l’esperienza e la ragione), fino a giungere a Galilei, Bacone, Newton, Maxwell, Einstein.

Vincenzo Brandi

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  1. Carlo Rovelli, “Cos’è la Scienza: la Rivoluzione di Anassimandro”, Mondadori

La Coscienza nel credere e nello sperimentare

“Sii ciò che sei…” ovvero “Conosci te stesso” 
Categorie di pensiero e categorie di esperienza: ateo – teista / agnostico – gnostico Il linguaggio non è solo semantica. Eppure c’è già all’interno della mente un “seme” che consente la comprensione di concetti sottili, che non hanno corrispondenza nel mondo materiale. Ad esempio quando un bambino apprende a parlare ed a scrivere, non segue solo esempi concreti: tavolo, cibo, cane, etc… Vi sono pure i concetti e sentimenti che vengono “riconosciuti” intuitivamente, per una sorta di ammissione interna che va aldilà dell’esempio. In questo caso si presuppone che vi sia già una pre-conoscenza innata di tali concetti, il linguaggio insomma non è altro che descrizione di un qualcosa che abbiamo già dentro.
La stessa cosa si può dire della conoscenza di vita. La vita nasce dall’inorganico ma se non fosse già presente nella materia in forma germinale come potrebbe sorgere e trasformarsi in intelligenza e coscienza? Da ciò se ne deduce che la coscienza e l’intelligenza sono come una “fragranza” della materia e quindi non vi è reale separazione. La differenza è solo nella fase… La vita è un’espressione manifestativa della materia. Partendo da questa considerazione generale osserviamo che la spinta evolutiva di questa intelligenza/vita si evolve attraverso stati diversi di consapevolezza. Nelle forme pensiero esistono gradi descrittivi della maturità assunta da questa intelligenza. Tralasciamo per il momento gli aspetti più vicini all’emozionalità, all’istinto, e prendiamo in considerazione solo gli aspetti “filosofici” del pensiero umano. Osserviamo che sia in occidente che in oriente vengono descritti gli aspetti separativi e unificativi del processo mentale (solve et coagula ovvero: “il credere è statico lo sperimentare dinamico”).
In Grecia come in India si è parlato di pensiero duale e pensiero non-duale. Nel pensiero duale (dvaita) viene inserita ogni forma cristallizzata separativa, come il teismo e l’ateismo. Queste due categorie infatti sono viste come sfaccettature della stessa conformazione separativa. Il teista è colui che crede in un dio separato da sé, lo immagina in veste di essere superiore e dotato di immensi poteri e vede se stesso come creatura alla sua mercé. Il teista crede che la sua propria esistenza è consequenziale e secondaria al dio. L’ateo parimenti, crede di non credere, ovvero nega ogni sostanza all’ipotetico dio basando il suo credo sul relativismo materialista. Il teista e l’ateo sono arroganti affermativi della propria “verità” (presunta od immaginata). Ovviamente entrambe queste fedi si basano sulla piccolezza e separatezza dell’io ed abbisognano di uno sforzo continuo e costante per affermare o negare, un tentativo frustrante che comunque non prende in considerazione l’agente primo, l’io, se non in forma passiva e marginale. Questo modo di pensare duale è lo stesso sia per il religioso che per l’ateo materialista, i quali credono in causa-effetto, nella volontà di Dio o nella fortuità del caso.
E’ un percorso puramente speculativo, basato comunque sul credere, sul ritenersi piccoli elementi separati di un qualcosa che magari pian piano la scienza (o la religione) corroborerà. Ma sappiamo che l’orizzonte è sempre più avanti… mai raggiungibile, insomma siamo persi nel nulla…. Nel vuoto. 
La fase successiva dell’auto-conoscenza si definisce non-duale (advaita), in questo caso si inizia a tener conto del soggetto, della coscienza attraverso la quale ogni percezione e sentimento sono possibili, si riconosce nella consapevolezza la matrice della propria esistenza. In questa categoria si pongono l’agnostico e lo gnostico. Alla base della ricerca dell’agnostico si pone l’esperienza diretta ed il superamento della concettualizzazione descrittiva. L’esperienza empirica viene portata alle sue estreme conseguenze con il riconoscimento della costante presenza dell’io nel processo implicato. Viene superato così il modello del credere in verità precostituite accettando la realtà intrinseca dello sperimentatore che esperimenta.
Per cui l’agnostico esprime sostanzialmente una spiritualità laica. L’agnostico sa che non può esserci altra certezza che quella dell’esperimentatore ma allo stesso tempo non vi è ancora realizzazione definitiva. La coscienza individuale non si è fusa nella coscienza universale benché permanga l’intuizione dell’unità primigenia del tutto. Stando così le cose egli non può affermare, egli dice di non sapere, la sua è una saggezza in fieri, in maturazione. L’agnostico non può più identificarsi con un nome forma specifico ed allo stesso tempo manca della consapevolezza indifferenziata del sé e quindi non afferma e non nega. Ma il suo costante e continuo discernimento giunge infine ad una inaspettata e spontanea fioritura, e qui l’intelligenza individuale si scioglie e giunge a maturazione, la coscienza conosce se stessa, la gnosi (jnana).
Lo gnostico non sente il bisogno di dichiarare alcunché, la sua realizzazione è totale e definitiva, aldilà di ogni concetto separativo, la sua presenza non è limitata ad un nome forma, egli conosce se stesso come il tutto inscindibile dal quale ognuno di noi proviene e risiede. Lo gnostico d’altronde non ha mezzi per esprimere la sua esperienza giacché il linguaggio umano è molto distante dall’esperienza diretta del sé. Infatti prima c’è la consapevolezza del sé, poi la coscienza dell’io individuale che assume una forma nello specchio della mente, quindi la riflessione del pensiero ed infine la descrizione del linguaggio parlato o scritto. 
Il saggio non vede differenza alcuna fra se stesso e gli altri, sa che la base è la stessa per ognuno (materia-spirito in continua trasformazione), egli “conosce” che la coscienza e l’esistenza sono inscindibili nell’assoluta unità (uno senza due). Ma la sua esperienza -che è la comune natura di tutti- può essere riconosciuta e percepita per spontanea simpatia dallo spirito maturo. 
In questo processo a quattro fasi, fra dualismo e non-dualismo, si manifesta tutto il gioco della vita e della coscienza.
Paolo D'Arpini 
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spiritolaico@gmail.com
Intervento tenuto ad  Assisi – domenica 15 giugno 2008 sul Tema: Scienza, evoluzione della Coscienza, nel corso della manifestazione "L'oriente incontra l'Occidente" organizzata da Shanti Mandir 

Il concetto di "etere" in varie filosofie e nella scienza



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Atomo: cose c'e' fra atomo ed elettrone? Secondo gli antichi l’Etere era la parte più alta, pura e luminosa dello spazio. L’etere cosmico sarebbe quindi un’ipotetica sostanza, estremamente rarefatta e imponderabile, che riempirebbe tutto l’Universo. I fisici stessi hanno introdotto questa entità fittizia che riempirebbe lo spazio, altrimenti considerato vuoto, perché non riuscivano a far quadrare alcune teorie fisiche.
Al concetto di etere si associa generalmente quello di onde elettromagnetiche: è provato che esse siano in grado di essere trasmettesse nel vuoto (anzi, la propagazione nel vuoto è migliore, perché la presenza di un materiale, sia pur trasparente, la rallenta), ma ancora sono in atto studi che spieghino come questo sia possibile. Il termine sanscrito Akasha, tradotto con etere, indica il più sottile dei cinque elementi che costituiscono l'universo manifesto. Etere può essere sostituito dal termine” vuoto vibrante”. Alla concezione spaziale di vuoto corrisponde quella temporale di immobilità e quella percettiva di silenzio, cosicché tali termini finiscono per equivalersi; vuoto mentale, immobilità e silenzio rappresentando lo stesso stato di assenza di pensiero discorsivo o immaginativo. Il vuoto è l'aspetto dominante della creazione, ed è ciò che mette in relazione, l'uno con l'altro, i vari oggetti (ovvero ciò che esiste) ed è pure il luogo della rappresentazione in forma eterica di tali oggetti. Con forma eterica si intende la matrice, la formula vibratoria. Tutto ciò che è nasce prima di tutto come simbolo nel vuoto.

Negli anni ’80, alcuni scienziati russi hanno avanzato l’ipotesi dell’esistenza di un campo curvo di tipo elettromagnetico detto campo di torsione. Secondo Anatoli Asimov il campo di torsione sarebbe caratterizzato da campi di energia sottile, la cui emanazione sarebbe in grado di viaggiare alla velocità di almeno 109 volte quella della luce (ovvero avrebbe una frequenza di molto maggiore); inoltre i campi di torsione associati ai comuni campi elettrici, magnetici e di gravità porterebbero ad una teoria unificata dei campi tale da estendere il reame della scienza fino ad includere gli effetti del reame della consapevolezza (come dire? si passerebbe dalla fisica alla metafisica con una teoria scientifica).
Torniamo un po’ indietro e chiariamo un po’ il concetto di onde e di campo per coloro che ne sono a digiuno.

Un’onda viene definita come una perturbazione che si propaga nello spazio trasportando energia. Un’onda ha sempre origine in una sorgente, che è ciò che produce una perturbazione dello spazio che la circonda. Abbiamo diversi tipi di onde: sonore, quelle elastiche, luminose, radio ecc.

Il concetto di onda si ritrova in tutti i campi della fisica. In alcuni casi (onde sonore, elastiche, onde del mare) l’ambiente in cui si propaga l’onda è un mezzo materiale (aria, terra, acqua); la luce e tutte le altre radiazioni elettromagnetiche possono invece propagarsi sia nella materia che nel vuoto. Tanto per intenderci le onde elettromagnetiche sono quelle dei cellulari, dei forni a microonde, ecc.

Il campo, come suggerisce la parola stessa, è il campo d’azione di queste onde. Si estende a partire dalla sorgente fino all’infinito; in realtà l’energia tende a disperdersi durante la propagazione delle onde e il campo avrà un raggio d’azione limitato nello spazio e nel tempo (come descritto nelle leggi di Maxwell). Naturalmente l’intensità del campo sarà quindi tanto maggiore quanto più si è vicini alla sorgente.

Shri Mataji ci ha detto che le vibrazioni sono onde elettromagnetiche ad altissima frequenza (superiore a quella delle onde correntemente usate) e che la teoria del campo di torsione le descrive a livello scientifico molto chiaramente.
Soffermiamoci su alcune interessanti caratteristiche delle onde elettromagnetiche. L’insieme di tutte le onde elettromagnetiche esistenti (spettro elettromagnetico) si estende su un ambito enorme di frequenze, dalle basse frequenze delle onde radio fino a quelle molto alte dei raggi gamma (prodotti ad esempio nelle reazioni nucleari all’interno del Sole).

Più alta è la frequenza più le radiazioni possono penetrare nella materia. Quindi immaginiamo quale possa essere il potere di penetrazione nella materia delle vibrazioni, che hanno sicuramente una frequenza molto superiore a quelle delle radiazioni conosciute!
Un’onda elettromagnetica trasporta energia nella direzione della propagazione; questo è valido anche per le vibrazioni, poiché, come abbiamo visto (vedi Conoscere e trasformare il mondo con le vibrazioni), le possiamo dirigere verso un chakra o verso una persona. L’entità dell’energia trasmessa dipenderà da quanto noi saremo antenne trasmittenti di essa, ovvero sorgenti.
Le onde elettromagnetiche sono uno strumento estremamente rapido e versatile per inviare informazioni a distanza (es. radio, cellulari, TV, computer). Le vibrazioni sono lo strumento più rapido e preciso per tutte le informazioni sottili, al punto che istantaneamente possiamo conoscere lo stato sottile di qualcuno che si trovi dall’altra parte del mondo!

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Principi sottili
Le vibrazioni che sentiamo sono il riflesso della Luce dello Spirito. Lo Spirito è immobile, tutto ciò che fa è riflettersi nell’Anima; questo Suo riflesso crea le onde di vibrazioni che si diffondono.”
Shri Mataji, Volterra 25 Luglio 1986
Con l’acquisizione della consapevolezza vibratoria si entra effettivamente nell’Etere (in sanscrito Akasha), cioè in quello spazio permeato dalle vibrazioni (chaitanya), che solo nello stato di yoga riusciamo a percepire. L’etere non è più qualcosa di rarefatto e imponderabile, oppure un concetto astratto; diventa invece una dimensione vera e propria, nella quale anche spazio e tempo cambiano di significato: la consapevolezza vibratoria è infatti istantanea e universale, poiché consente di conoscere in modo puntuale e immediato eventi o situazioni personali sia vicini che lontani nello spazio e nel tempo. 

Il concetto di sostanza che riempie lo spazio diventa in Sahaja Yoga consapevolezza reale — perché mediata dal nostro sistema nervoso autonomo — della presenza di un’Energia diffusa ovunque, dagli spazi cosmici fino alle più piccole particelle, assolutamente accessibile alla nostra coscienza una volta che la nostra attenzione venga sintonizzata non più sulle ‘vibrazioni mentali’ di ego e super ego bensì sul piano sottile.

“Una volta che il Sahasrara è aperto dovete poi scendere nel Vishuddhi chakra. Se l’illuminazione non agisce nel Vishuddhi chakra non potete sentire le vibrazioni. Dovete sviluppare la coscienza collettiva.”
Discorso di Shri Mataji sul Vishuddhi 1988

L’elemento Etere è quindi associato al Vishuddhi chakra, che è il chakra della comunicazione. Infatti è tramite esso che noi abbiamo percezione della realtà prima di tutto attraverso i sensi e poi, a livello più sottile, attraverso le vibrazioni. Prendersi cura del Vishuddhi chakra, ci permette di avere una buona percezione delle vibrazioni, sia quelle interiori che quelle esteriori.

“… Se non ci sono impedimenti, la Kundalini sale direttamente al Brahmarandra, sulla sommità del capo, nell’area della fontanella e va oltre. A questo punto l’elemento Etere entra in gioco e la diffonde: è così che sentiamo la brezza fresca, che è energia sottile. Questa è la proprietà dell’etere che è l’essenza dello spazio”.
Discorso di Shri Mataji su gli Elementi e loro qualità, 1985
Per entrare nella dimensione dell’etere (e quindi sentire le vibrazioni dello Spirito) dobbiamo però essere in ‘consapevolezza senza pensieri’:

Per trasformare le vostre energie in energie dello Spirito dovete permettere allo Spirito stesso di dirigere tutte le cose. Gli sforzi della mente dovrebbero essere ridotti e l’energia dello Spirito dovrebbe lavorare attraverso di voi.
La prima cosa da raggiungere è il distacco; il distacco comincia con il pensiero; se voi abbandonate il dominio che agisce su voi stessi (cioè il dominio del vostro ego e superego), entrate nel dominio dello Spirito.
Provate a sviluppare l’abitudine ad osservare le cose senza pensarci su, abituate la vostra mente a non reagire; dovete avere organi dei sensi che non reagiscono, perché devono reagire solo allo Spirito… poiché lo Spirito stesso è attivo, agisce di per Sé. Come potete constatare che le vibrazioni non parlano ma agiscono. Se voi potete ridurre l’effetto delle reazioni, allora evolvete molto più in alto.”

Discorso di Shri Mataji del 22 Aprile 1985
Il Mantra-seme è Mercurio; la divinità preposta è Sadasiva e la sua energia vitale è Sakini. L’elemento associato al quinto chakra è l’etere, altrimenti noto come Akasha o spirito. E’ al quinto chakra che affiniamo la nostra consapevolezza al punto da riuscire a percepire il sottile campo di vibrazioni noto come piano etereo. La voce umana esprime le informazioni che rendono possibile la comunicazione verbale. Oratori, autori, poeti, ma anche quanti si esprimono attraverso i mass-media si servono del potere della parola. Il suono è una forza che attraversa lo spazio che ci contiene attraverso vari tipi di frequenze che, proprio come lo spettro cromatico, sono captate solo in parte dai nostri sensi. Noi viviamo immersi in un oceano di onde sonoro-cromatiche e ad ogni vibrazione sonora corrisponde una frequenza cromatica. Il suono ha la capacità di creare modulando l’etere attraverso onde sonore che si spostano nell’atmosfera. 

Il presupposto indispensabile è un centro della laringe forte, che facilita la comunicazione e le relazioni basate sulla voce. Anche la capacità di apprendimento e concentrazione così come l’apertura verso le opinioni altrui sono di ricondursi al Vishuddha. In questo chakra si palesa il potere della manifestazione cioè la capacità di creare nella propria vita quello che si desidera. Si può modificare la realtà attraverso le ONDE DI SUONO veicolate dall’elemento ETERE. Tuttavia è necessario lavorare sull’allineamento tra mente, corpo e spirito affinché i nostri obiettivi appaghino tutti gli aspetti correttamente. Il rischio è quello di essere condizionati dall’accanimento verso una meta anche quando non è affine al nostro percorso. Ciò potrebbe impedire di cogliere le infinite possibilità che sono disponibili in ogni momento.

VIVEKANANDA, dice:
Secondo i filosofi indù l’intero universo è composto di due elementi, uno dei quali è chiamato AKASHA-Etere. Esso è l’esistenza onnipresente e onnipervadente. Tutto ciò che ha forma, tutto ciò che è composto proviene da esso. E’ l’Akasha-Etere che diventa aria, liquido, solido; e’ l’Akasha-Etere che diventa il sole, la terra, la luna, le stelle ,le comete; corpo animale, pianeta, ogni forma che noi vediamo, che sentiamo, che esiste .Ma in sé stesso questo elemento non può essere percepito; è così sottile che supera la normale percezione; può solo esser visto quando è diventato grossolano e ha preso forma. All’inizio della creazione esiste solo l’Akasha-Etere; alla fine , i solidi, i liquidi, i gas si dissolvono nuovamente nell’Akasha-Etere, da cui procede poi la creazione seguente.”
Tratto dal libro di ALICE A.BAILEY :L’Anima e il suo meccanismo

Il corpo vitale o eterico è il mezzo per cui si esprime la vita dell’anima”
Trattamenti e tecniche
Naturalmente non ci sono dei trattamenti che fanno uso dell’elemento Etere in sé, ma ci sono trattamenti che usano le vibrazioni che, come abbiamo visto, si propagano nell’Etere. In merito potete leggere e approfondire su” Come migliorare i chakra con le vibrazioni.”
Visualizzare l’azzurro per alcuni minuti al giorno . Coltivare e praticare sempre sincerità e verità. Scrivere i propri pensieri, leggere a voce alta, cantare, suonare e ascoltare musica, recitare mantra e preghiere. Molto utile anche lo studio dei simboli.
DESIDERIO di conoscenza
FORZA vibrazione
GHIANDOLE ENDOCRINE tiroide
ORGANO DI PERCEZIONE orecchio
SISTEMA NERVOSO plesso faringeo
QUALITA’ comunicazione e preghiera/mantra
SENSO PREDOMINANTE udito
SIMBOLI cerchio vuoto, mantra, l’onda, la voce interiore,
SOGNI sogni e visioni che riguardano il passato della razza umana, sogni profetici e rivelatori.
COLORE azzurro
Metatron è il Custode degli archivi Akashici che rappresentano la memoria universale, la Coscienza cosmica.

Affermazioni di riequilibrio
Io comunico, io mi esprimo.
Esprimo con sicurezza e precisione le mie necessità, emozioni, desideri, sentimenti, senza creare attriti ma migliorando le relazioni tra me e gli altri.



Paola Turrini -  turrinipaola@libero.it

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Elogio della natura selvaggia e della bellezza

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Ricorda, la bellezza è qualcosa che appartiene alla natura selvaggia. La bellezza non è mai addomesticata, nel momento in cui la addomestichi, diventa brutta. 
Non c’è modo di addomesticare la bellezza. La bellezza deve essere intrinsecamente selvaggia, perché fa parte della natura. 
Non è coltivata, è naturale. Ecco perché gli alberi sono così belli, gli animali sono così belli, gli uccelli sono così belli. È impossibile trovare un uccello brutto, o un cervo brutto. La natura è spontaneamente bella.
Solo l’uomo diventa brutto. E l’assurdo è che solo l’uomo cerca di essere bello. In quello sforzo per diventare bello, subentra la bruttezza. L’idea stessa di diventare bello dimostra che hai ammesso di essere brutto; l’idea stessa trae origine dalla condanna di te stesso. 
Una cosa è certa: una persona che cerca di essere bella ha ammesso la sua inferiorità, la sua bruttezza, la sua inutilità. E sta cercando di nasconderle, di coprirle, di migliorarle. 
L’uomo è l’unico animale che cerca di essere bello ed è l’unico animale brutto.
Quindi la prima cosa da ricordare nella vita è che più sei vicino alla natura – al suo aspetto selvaggio, all’oceano selvaggio, alle montagne selvagge, alla giungla selvaggia – più sei bello. Nella bellezza c’è gioia. E dalla bellezza nasce l’amore, dalla bellezza nascono l’espressione e la creatività.
Solo una persona bella può essere creativa, perché accetta se stessa. È così felice di essere se stessa, è così grata di essere se stessa, che da questa gioia, gratitudine e accettazione nasce la creatività naturale. 
Vuole fare qualcosa per dio, perché dio ha fatto così tanto per lei. Vuole dipingere un quadro, o comporre musica, o rendere questo mondo un po’ migliore, aiutare gli esseri umani a crescere. Vuole fare qualcosa, perché dio ha fatto così tanto per lei. 
Dalla gratitudine nasce la creatività: è la vera sorgente della creatività. Ma questo è possibile solo quando ti accetti, quando non cerchi di nasconderti dietro delle maschere, quando non cerchi di camuffarti, quando non generi una personalità, ma permetti alla tua essenza di dire la sua.
Gli animali non hanno una personalità. Non sto parlando degli animali domestici, che iniziano ad avere una personalità. Un cane selvatico non ha personalità, solo essenza, ma non appena il cane è addomesticato inizia a diventare politico, inizia a diventare diplomatico. Comincia a essere una persona, non è più un individuo, finge. Se lo picchi continua a scodinzolare per compiacerti: questa è personalità. Vorrebbe farti a pezzi, ma sa che tu sei il capo e conosce i suoi limiti. Sa che presto sarà l’ora di cena e sarà in difficoltà; sarà picchiato, punito. Conosce la sua impotenza, quindi crea una personalità, una maschera. Diventa falso, inizia a fingere, diventa civile, diventa educato e perde la bellezza.
La bellezza è selvaggia ed è vasta. L’oceano è selvaggio ed è vasto. Non riesci a vedere l’altra sponda. Non puoi mai vedere l’altra sponda della bellezza. Puoi sentirla, ma non puoi afferrarla. Non puoi stringerla tra le mani. Puoi viverla, puoi godertela, puoi immergerti in profondità, ma non sarai mai in grado di capirla; è insondabile, è immensurabile. La bellezza è oceanica, vasta, immensamente vasta. La bellezza ha profondità, proprio come l’oceano; e più è profondo, più è divino. Profondità significa divino. La profondità è la dimensione del divino.
Una persona civile vive in superficie: è un nuotatore, non un sub. Sa perfettamente come comportarsi sulla superficie. Conosce molto bene la superficie: i suoi modi, le sue maniere, l’etichetta e tutto il resto. Al di sotto c’è un’immensa profondità, ma la ignora.
La bellezza è profonda: più diventi pro­fondo, più sei bello. E poi la bellezza non è di questo mondo, perché la pro­fondità è la dimensione del divino. Più vai in profondità, più dal tuo nu­cleo più intimo inizia a sgorgare qual­cosa. La bellezza non è un make-up, è una sorgente. Il make-up è superficiale.
Ho letto di un uomo che disse al suo amico: “Ho scoperto il miglior contraccettivo del mondo”. L’amico chiese: “Che cos’è?” e l’uomo rispose: “Dico a mia moglie di togliersi il trucco. Quando si toglie il trucco non mi interessa più fare l’amore con lei”.
Quindi le persone fanno l’amore con il make-up? È esattamente ciò che sta accadendo: le persone fanno l’amore con la personalità, che è il trucco, che è solo un ornamento intorno a te, non sei tu. Quindi anche l’amore diventa brutto, superficiale, banale, non ha più la qualità della preghiera, dell’intimità, non ha più la qualità dell’eternità.
Quindi ricorda queste tre cose: la bellezza è selvaggia come un oceano selvaggio, la bellezza è vasta come l’oceano – non si vede l’altra sponda – e la bellezza appartiene alla profondità, mai alla superficie. Se raggiungi la bellezza, raggiungi la beatitudine, raggiungi la benedizione.
Questo è ciò che si definisce “prepararsi a dio”: diventare belli. 
Osho 
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Para-spiritualità e psico-analisi...

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Ho sempre avuto la sensazione, una specie di intuizione prelogica, che tra esperienza mistico/spirituale ed esperienza psicoterapeutica, soprattutto psicoanalitica, ci fossero delle analogie, delle omologie.
Di questa sensazione/intuizione ho avuto una piccola conferma leggendo tempo fa (su un numero de “il venerdì” de “la Repubblica”, quello uscito il 5 ottobre 2018) l’intervista rilasciata a Benedetta Craveri dal critico d’arte Jean Clair, che aveva organizzato a Parigi una mostra intitolata “Sigmund Freud. Dallo sguardo all’ascolto”.
Mostra che si proponeva di indagare il rapporto tra il padre della psicoanalisi e le immagini; e i motivi per cui questo rapporto ad un certo punto della vita di Freud si era interrotto per lasciare spazio sempre maggiore all’uso della parola.
Un passaggio dell’intervista mi aveva colpito in modo particolare. Benedetta Craveri chiede a Jean Clair: “Ma per quale motivo Freud smette di interessarsi alle immagini?
E Jean Claire risponde: “Freud prende progressivamente coscienza che la disposizione delle parole, l’uso della sintassi e del vocabolario ci dicono quanto e forse più delle immagini e rivelano la complessità della psiche”.
Ancora la Craveri: “Questa scommessa sulla forza salvifica della parola come unica fonte di verità va interpretata come un ritorno di Freud alla religiosità ebraica?
E Jean Clair: “La priorità data all’ascolto, il modo di conferire sempre dei significati a una parola ricordano in modo sorprendente quella saggezza talmudica a cui Freud ha fatto ritorno nei suoi ultimi anni di vita.
E’ ciò che avvicina non poco la psicoanalisi a un tipo di spiritualità ebraica e a un certo modo di leggere, ascoltare e interpretare le parole. La psicoanalisi comporta un passo indietro a favore del silenzio e dell’ascolto.
E, fatto su cui non si insiste abbastanza, questa presa di distanza dalla dimensione visiva è sottolineata dal fatto che l’analista non deve essere visto dall’analizzato…
Quante volte vediamo nei film la poltrona dello psicoanalista affiancata al divano?
E’ un errore madornale, perché la poltrona deve essere collocata dietro la testata del divano.
Ci è forse dato di vedere il volto di Dio?
Mosè si vela la faccia davanti al roveto ardente.
Dio ha una voce, non un volto.
In un certo qual modo la psicoanalisi ripete questo meccanismo”.
A partire anche da questa riflessione di Jean Claire, vorrei provare ad argomentare le ragioni che mi portano a vedere delle analogie, a mio avviso forti, profonde, tra l’esperienza spirituale in generale, quella mistica in particolare e la terapia psicoanalitica.
La prima analogia che mi viene in mente è che entrambe queste esperienze, quella mistica e quella psicoanalitica, costituiscono un percorso, un cammino, non esteriore e materiale ovviamente, ma interiore: spirituale, appunto.
In cosa consiste questo percorso? Nell’entrare in contatto con il proprio mondo pulsionale (come direbbero gli psicoanalisti), con le proprie passioni e i propri istinti animali (come direbbero i mistici), prenderne consapevolezza, non tanto per negarli (anche se i mistici a volte fanno anche questo, ma questi sono i cattivi mistici), quanto per trascenderli in nome del “principio di realtà” (dicono gli psicoanalisti) o dell’amore per Dio (dicono i mistici).
Famosa è la frase di Freud per identificare questo tragitto/percorso: “Laddove c’era l’Es ci sarà l’Io”.
Laddove per “Es” possiamo intendere il mondo inconscio dei desideri e degli istinti e per “Io” il mondo inconscio che è diventato (almeno in parte) conscio, ha preso atto della realtà ed ha trovato una (più o meno) equilibrata mediazione tra “il principio del piacere” (da cui è dominato l’Es) e “il principio della realtà” (istanza che caratterizza tipicamente l’Io).
La frase di Freud potrebbe essere parafrasata da un mistico in questo modo: “Laddove c’era l’Es ci sarà Dio”.
Laddove per “Es” possiamo intendere esattamente le stesse cose che intende la psicoanalisi (cioè le passioni, gli istinti animali) e per Dio la voce della nostra coscienza, che è più intima a noi di noi stessi, che ci fa vedere non solo ciò che istintivamente siamo portati a desiderare (questo è l’Es) ma anche ciò che è/sarebbe meglio per noi e per quelli che ci circondano.
La seconda analogia che vedo è questa. Il percorso della psicoterapia psicoanalitica è in fondo null’altro che un cammino di formazione, un addestramento progressivo a prendere contatto con l’Altro da Sé, con il proprio Maestro o demone interiore.
Chi va dallo psicoanalista è afflitto da questa incapacità fondamentale: non sapersi guardare dentro, non riuscire a gestire le proprie pulsioni ed emozioni o perché queste gli prendono troppo la mano o perché egli le frustra, reprime, esageratamente, se non totalmente.
Nella terapia psicoanalitica l’Altro da Sé è, soprattutto nella fase iniziale ma anche in quella intermedia, un altro in carne ed ossa. E’, infatti, lo psicoanalista, col quale il paziente attiva una vera e propria dinamica di identificazione (il famoso transfert).
Solo nella fase finale della psicoterapia, il paziente riesce a introiettare dentro di sé l’analista e diventa analista di se stesso. A questo punto può camminare da solo, perché ha imparato a riconoscere l’Altro da Sé dentro di sé.
Il percorso mistico, a pensarci bene, non è molto diverso. Il mistico è uno che consapevolmente cerca Dio, in realtà è attratto dal mistero profondo che è rappresentato dall’esistenza umana e cerca una risposta alla domanda di senso che tutti ci poniamo.
Ricercando Dio in realtà egli cerca se stesso o, meglio, l’Altro da Sé, che è la parte più profonda e intima di ognuno di noi. Senza l’Altro nessun colloquio interiore è possibile.
Nell’esperienza mistica, all’inizio, l’Altro da Sé assume (o, meglio, può assumere; ci sono anche mistici che ne fanno subito a meno) le sembianze del Dio esterno a sé o di un Maestro di vita in carne ed ossa.
Più, però, la sua vita spirituale va avanti, più cresce e si affina, più il Dio esterno diventa interno, si interiorizza. Dio e l’Altro da Sé si fondono e alla fine resta (può restare) solo l’Altro da Sé, come guida e maestro interiore.
Ed ecco la seconda analogia che volevo mettere in evidenza: come il paziente, ad un certo punto della psicoterapia, può fare a meno dell’analista, così il mistico ad un certo punto del suo percorso spirituale può fare a meno di Dio, perché Dio abita oramai in lui, non è più fuori di lui, è stato da lui introiettato.
La terza analogia mi viene suggerita dall’intervista, di cui ho riportato integralmente il passaggio da cui ha tratto spunto questa mia meditazione.
Dio non ha un volto, ha solo una voce. E Gesù, infatti, viene presentato da Giovanni (nel prologo, versetto 1 del suo Vangelo) innanzitutto come Verbo, cioè Parola, quindi come Voce che parla, come Maestro. “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”.
Lo psicoanalista, anche lui, più che un volto, è una voce. Tanto è vero che (quasi) si nasconde al paziente, si fa vivo solo con la parola, quasi a sottolineare il primato della parola su quello del volto.
Anzi, a dire il vero, lo psicoanalista tende a parlare il meno possibile per cedere il più possibile la parola al paziente, perché il paziente impari a parlare sempre di più e sempre meglio con se stesso, anzi con l’Altro da Sé.
Il mistico cerca per definizione qualcuno che è invisibile. Ma, in fondo, anche il paziente in terapia cerca qualcuno che è invisibile.
Non solo (e, a dire il vero, non tanto) perché il terapeuta si nasconde dietro il divano su cui è sdraiato il paziente (come sostiene Jean Clair). Ma perché colui che cerca il paziente non è una realtà che vive fuori di lui, bensì è una persona che abita in lui, è lui stesso, il vero se stesso.
Credo e spero di aver dato qualche dimostrazione della tesi da cui sono partito: c’è una profonda e significativa analogia tra il percorso psicoterapeutico e quello spirituale-mistico.
Giovanni Lamagna

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