Calcata ed il Circolo VV.TT., l'emblema del vegetarismo in Italia - Una memoria


Calcata - La sede storica del Circolo VV.TT.

Questa è proprio una chicca storica, quasi archeologica, proprio alcuni giorni fa stavo rileggendo  un articolo di Anna Maria Pinnizzotto che parlava dell'esperienza vegetariana fatta a Calcata nel 1979,  subito dopo, a commento di questo articolo, ho ricevuto un savoroso "amarcord" dello scrittore Nico Valerio, uno dei primi a scrivere libri ed a praticare il vegetarismo in Italia.... Insomma un vero reperto vivente della storia vegetariana ci racconta la sua esperienza di Calcata. 

Ho dovuto scrivere una risposta adeguata (vedete dabbasso) e rivolgo a tutti i precursori vegetariani, ecologisti, naturisti e spiritualisti laici, un invito alla rimpatriata.

L'articolo di Anna Maria Pinnizzotto

Un pugno di case rosate su una roccia di tufo. Un paese che attualmente non ospita più di cinquanta anime, e nel passato ne ospitava poche di più. Calcata (con l'accento sulla seconda) è un paesino medioevale rimasto miracolosamente intatto in uno spazio naturale molto bello. E' circondato da colline verdi, ai suoi piedi scorre un ruscello limpido e nelle viscere si aprono grotte ed antri. Da qualche anno è diventato meta di naturisti, vegetariani, amanti dello yoga che hanno deciso di trasformarlo in un'oasi di raccoglimento. Una oasi facilmente raggiungibile. Calcata è a circa sessanta chilometri da Roma, in provincia di Viterbo. L'idea di fare del piccolo paesino arroccato su un picco di tufo un punto di riferimento stabile per chi ama la cucina alternativa e le passeggiate ecologiche è venuta ad un gruppo di romani che si è trasferito stabilmente a Calcata.

"L'idea era quella di fare una due giorni vegetariana -dice Giovanna Colacevich fondatrice della Latteria del Gatto Nero- Sabato e Domenica a Calcata per chi ama la natura e la pace. Nel programma è compresa la colazione, il pranzo ovviamente vegetariano, la merenda, una passeggiata guidata ed una conferenza su yoga e vegetarismo. Il costo è di lire cinquemila e -dimenticavo- comprende anche uno spettacolo in piazza dei Vecchi Tufi, un gruppo teatrale di Calcata". Intanto Giuseppe, co-fondatore della Latteria, si muove con agilità tra i fornelli, tra una crepe e l'altra. Il loro locale è posto ai limiti della minuscola piazza del paese, dove si affaccia una chiesetta in cui si conserva il prepuzio di Cristo (così narra la leggenda).

All'ingresso del paese, invece, c'è la trattoria di Fausto Aphel esperto cuoco che a Roma aveva una trattoria alternativa prima di trasferirsi a Calcata. Ma il personaggio più singolare, attorno al quale ruota tutta
l'organizzazione, è Paolo D'Arpini. Anche lui, come la pittrice Simona Weller, ha scelto Calcata come residenza definitiva. La pace del luogo non rovinata ancora da nessun prodotto del consumismo, gli ricorda le verdi valli dell'India dove ha soggiornato per molto tempo. E' lui che guida la passeggiata ecologica, che parla di vegetarismo e di Siddha Yoga.

Alle ore 16 di Domenica, dopo un infuso di liquirizia offerto da Paolo, una piccola spedizione parte per fare il giro della rocca, quattro cinque chilometri di percorso. La discesa è impervia, sono circa trecento metri fra sassi, fango e rifiuti.

"La chiamo ecologica -spiega Paolo- perché voglio che la gente rifletta sul consumismo. Lattine, buste di plastica, cartacce. Alcuni paesani usano questo dirupo per scaricare i loro rifiuti. Quanti rifiuti produce una città come Roma? Dove vanno a finire?". Una ragazza olandese si è portata dietro un coltello, "non si sa mai, è per le vipere". Paolo cammina avanti e con il bastone si fa largo. Il viottolo scavato nel bosco consente appena il passaggio di una persona magra. Si guada il ruscello su un antico ponte di legno che si è adagiato sul fondo. Le assi di legno, ricoperte di paglia, sono oblique e c'è chi teme di cadere nell'acqua, fredda, ma poco profonda. In una minuscola spiaggia si fa tappa. C'è chi tenta invano di trovare cocci etruschi nell'acqua. Nella zona sono state scoperte alcune necropoli.

"Io parlo soprattutto dell'aspetto fisiologico degli alimenti -dice Paolo- con i cibi correnti è difficile mantenere il corpo in buona salute. La carne è ricca di tossine. Gli animali sono ingrassati con mangimi chimici e durante l'agonia le ghiandole secernono tossine che si fissano nelle cellule. Se nel mondo si scegliesse il vegetarismo non ci sarebbe più la fame. Il cibo sarebbe sufficiente per tutti. Noi dobbiamo vivere in armonia con il mondo e lasciarlo integro ai nostri figli".

La spedizione riprende il cammino tra cornioli e prugne selvatiche e alberi di nocciole. Ai margini del viottolo crescono già i ciclamini. Seconda tappa una sorgente di acqua ferruginosa dove ci si disseta. Si riattraversa il ruscello, questa volta sugli scogli, e si risale la scarpata dalla parte opposta dove esisteva il lavatoio. Stanchi e sudati arriviamo in piazza mentre un gruppo di giovani sta ascoltando un ragazzo che suona la chitarra.

La spedizione si scioglie, chi corre alla latteria per rifocillarsi, chi segue Paolo e scende in una grotta per fare meditazione e cantare mantra.
Al calare del sole avrebbero dovuto apparire I Vecchi Tufi di Calcata con le stupende maschere create da Wilton Sciarretta. Ma Sciarretta, che è anche il regista del gruppo, è caduto da una rupe proprio mentre provava la commedia che doveva allietare i vegetariani. E' ora ricoverato all'ospedale con una spalla rotta. E' calato il buio. Nella piccola piazza siedono come in un salotto gli abitanti di Calcata e i turisti. I primi, subito dopo cena andranno a dormire. A Calcata non ci sono cinema e teatri e pochi hanno la televisione. I secondi, tutti romani, si immergeranno nel traffico caotico della via Flaminia e torneranno alla vita cittadina con il rimpianto di una domenica alternativa trascorsa in un paese-museo.

Anna Maria Pinnizzotto - 13 Settembre 1979, Paese Sera.

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E qui il testo di Nico Valerio 

LA MIA CALCATA (MANCATA) - di Nico Valerio
Quando i naturisti erano naturisti e io ero già vegetariano da anni. Insomma, prima dell'era Portoghesi e dei vip snob saccenti e con la erre moscia che da Campo de Fiori accorsero a colonizzare Calcata. Senza pensare che lì avrebbero poi dovuto viverci... Beh lì, proprio nella piazzetta del Prepuzio, dissi stoltamente o saggiamente no a chi mi voleva quasi regalare una casetta cadente nel borgo antico... Ma andiamo con ordine.

L'articolo della Pinizzotto mi ha riportato di colpo ai felici anni Settanta, un'età lontana, pensate: pre-Aids, pre-Asdl, pre-telefonini (eppure, al contrario di oggi, avevamo sempre tante cose da dirci), pre-immigrazione, pre-porte blindate. Nei paeselli di tutt'Italia le donne lasciavano la chiave nella toppa (spesso le porte dei paesi non avevano maniglia: troppo costosa). Tutti vivevano con finestre e porte aperte.
Dell'articolo di Paese Sera mi ha colpito l'uso corretto del termine "naturista", come salutista, igienista, chi vive secondo sistemi di vita naturale. Uso che purtroppo si è perso. Oggi sarebbe impensabile: siamo tornati indietro come cultura nei e dei giornali (lo usano ipocritamente, sia i giornalisti sia gli stessi nudisti, che è grave, come eufemismo per non dire nudista). Ebbene, il mio amarcord è che la diffusione di quell'uso si doveva, in quegli anni che solo ora sappiamo che erano felici, soprattutto alla mia azione diuturna di propaganda: comunicati giornalieri, articoli, libri e divulgazione. Quattro anni prima avevo infatti fondato la Lega Naturista, primo club italiano a usare questo aggettivo per denotare tutti i rapporti uomo-natura. E la Lega, come un partito, faceva ogni giorno qualcosa (denunce, eventi, proteste, appelli: copiavo dai radicali, presso i quali avevo la sede). Perciò ero conosciuto nelle Redazioni, dove avevo molti proseliti (anche Paese Sera, che aveva recensito benissimo la mia Alimentazione Naturale). Erano tempi in cui i giornalisti avevano un'anima, avevano idee personali, come persone normali. E potevano scrivere tutto. Non come oggi. Lo so perché ero giornalista io stesso, e conoscevo i miei polli.

Già vegetariano da molti anni (dal 1 gennaio 1970, dovrei essere il primo a Roma), conobbi subito Calcata. E li passavo tutti i fine anno. E come guida escursionistica, col mio gruppo esplorai tutti gli anfratti, fossi, roveti, boschi, ruscelli, all'intorno. Tante volte all'inizio dell'estate abbiamo fatto il bagno nelle anse più profonde del Treja, quando era pulito e non frequentato da nessuno. Là sotto ho fatto scorpacciata di crescione selvatico (credo che con l'inquinamento non ci sarà più: è molto sensibile).

Ero così avventuroso che una volta d'inverno ci trovammo totalmente accerchiati - com'è come non è - da rovi spinosissimi fittissimi e alti 2 metri. Invalicabili. Ne uscimmo 2 ore dopo con ferite, strappi e punture varie..). Altro ricordo, una speculazione mancata, anzi rifiutata con sdegno. Da buon idealista e razionalista mancai l'occasione della mia vita.

Un amico mi propose di comprare una casetta malandata ma abitabile a picco sullo strapiombo. Costava così poco che pur non avendo soldi potevo permettermela.

Da buon razionalista, però, feci notare che la rupe era stata dichiarata pericolante e che nessuna licenza veniva più concessa, Il sindaco aveva minacciato di far sgomberare l'intera rupe. E io da naturista ed ecologista non volevo speculare su un degrado geologico con un furbo "fatto compiuto". Ho sempre odiato i furbi all'italiana (o alla romana) che poi chiedono il condono. E poi perché "buttare" i miei soldi, anche se pochi? E ancora, da anticonformista non volevo fare il classico cittadino che si trasferisce al paesello per incontrarvi tutti i romani che aveva lasciato a Campo de Fiori.

E poi mi spaventavano da single le lunghe noiose serate. Ancor oggi, penso che, a meno che tanti giornalisti e scrittori non l'abbiano chiesto con una petizione, non ci sarà la Adsl. E infine ero e sono dell'idea naturista alla Thoreau che o si vive nella natura selvaggia (capanna nel bosco lontano almeno 2 km da un centro abitato, il mio ideale, oppure è meglio stressarsi in modo stimolante nel caos d'una città, dove come in una foresta non c'è controllo sociale, E paradossalmente sei libero. Ma la via di mezzo del villaggio, con il fiato sul collo dei civini, che nei paesini sono davvero vicini, curiosi, criticoni, sarebbe stata per uno spirito libero come me davvero insopportabile. E alla lunga, se non opportunamente stimolati, i single intellettuali nei villaggi si rincoglioniscono. Per tutti questi motivi, proprio sulla piazzetta della chiesa del prepuzio, da stoltamente anti-furbo e onestamente razionale, dissi di no.

Non potevo immaginare che la gente è irrazionale, cioè furba, e che dopo l'arrivo di un famoso architetto e di tanti giornalisti, scrittori, artisti e intellettuali da Roma e dall'estero, la rupe prima cadente sarebbe stata miracolosamente sanata. I vip sono taumaturgici anche per l'equilibrio geologico... Ora con la sommetta che mi chiedevano per la proprietà d'una casetta di tufo di 2 piani, ci pagherei al massimo un mese di affitto d'una stalla fuori paese. Ciao e grazie del ricordo.

Nico Valerio

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Mio commento e proposta 

Nico Valerio, un nome storico del vegetarismo in Italia ci ha raccontato con enfasi il suo non esser diventato calcatese. Peccato, dico io, sarebbe stata una bella prova avere assieme Nico Valerio e Paolo D'Arpini in questo scricciolo di paese... (ma forse lui si è così salvato dalla  decadenza di Calcata e gli è rimasto solo un magico ricordo..). Magari se avessimo vissuto entrambi a Calcata il luogo sarebbe stato un po' stretto per "calibri" par nostro ma le scintille avrebbero sicuramente illuminato il mondo... Ho conosciuto a Roma, credo nel 1974 o 75, Nico quando presentò il suo libro sul vegetarismo  in una libreria di Viale Manzoni, a quel tempo io abitavo in Via Emanuele Filiberto.  Poi io mi trasferii a Calcata e quindi capitò che non ci vedessimo più da allora, l'ho re-incontrato solo nel 2009 All'aranciera di Roma, dove avevamo organizzato l'evento 

“Ecologia profonda, alimentazione naturale, spiritualità senza frontiere” 

(http://www.circolovegetarianocalcata.it/2009/09/24/roma-2-e-4-ottobre-2009-presentazione-di-laura-lucibello-per-la-manifestazione-%E2%80%9Cecologia-profonda-alimentazione-naturale-spiritualita-senza-frontiere%E2%80%9D-arancera-di-san-sisto/). 

E  da allora abbiamo collaborato per lettera e forse forse in qualche futuro potremmo organizzare assieme un incontro-rigurgito o scrivere un libro! Qui lo chiedo, oltre che a Nico Valerio,  anche agli altri vegetariani storici: Edoardo Torricella, Franco Libero Manco, Ciro Aurigemma, Massimo Andellini e  Vittorio Marinelli (anche lui precursore vegetariano e quasi calcatese) e tanti altri. 

L'amico editore Mauro Garbuglia di Macerata mi aveva chiesto tempo fa  di scrivere un libro sulle mie memorie  sul vegetarismo in Italia  e credo che dovremmo farlo assieme con tutti gli amici vegetariani (e non) che hanno condiviso con me l'esperienza da "rompighiaccio", prima  a Roma poi a Calcata ed ora a Treia...  Assieme abbiamo fatto "storia" ed allora scriviamola questa storia,  assieme!

Paolo D'Arpini

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Le vie dell'Illuminismo: " LAMARCK E L’EVOLUZIONISMO; CUVIER E L’ANATOMIA COMPARATA; FOURIER E LA TRASMISSIONE DEL CALORE



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Nella tradizione illuminista, nonostante la crisi e le profonde trasformazioni culturali dovute all’avvento del Romanticismo, sia continuata in Francia attraverso l’opera di valenti scienziati, anche se si accentuò sempre più la specializzazione nelle singole discipline scientifiche ed il progressivo distacco dalla filosofia.
Una singolare figura di scienziato geniale ed originale, e spesso in contrasto con il mondo accademico ufficiale, fu quella del biologo Jean-Baptiste Lamarck (1744-1829).

Appassionato di botanica, Lamarck, un ex-militare, riuscì a farsi assumere come semplice guardiano al giardino botanico di Parigi (“Jardin du Roi”), grazie alla protezione del grande Buffon (vedi N. 60), che lo aveva notato ed apprezzato. Entrò a far parte del gruppo di lavoro dell’Enciclopedia sostituendo D’Alembert, ma le sue idee eterodosse, specie nel campo della chimica (che egli riteneva alla base dei fenomeni biologici) gli procurarono la diffidenza del mondo accademico. In effetti Lamarck sosteneva erroneamente l’esistenza di un fantomatico “fuoco etereo” presente nella materia, che ricordava l’antico “soffio vitale” (“pneuma”) degli Stoici.

Durante il periodo rivoluzionario più radicale, quando i Giacobini nel 1793 sciolsero L’Accademia di Francia considerata un covo di scienziati newtoniani paludati e conservatori, Lamarck poté finalmente accedere ad una cattedra di zoologia specializzata sugli animali invertebrati presso il Museo di Storia Naturale. Lo scienziato si dedicò con la solita passione alla nuova materia, divenendone esperto, e pubblicando varie opere: “Memorie di Fisica e Storia Naturale” (1797), “Filosofia Zoologica” (1809), “Storia Naturale degli Animali Invertebrati” (1815-1822).
Il suo merito principale è stato quello di aver esposto con chiarezza le sue teorie sull’instabilità e l’evoluzione naturale delle specie animali, fatto che lo rende il più importante e coerente predecessore di Darwin. L’evoluzione sarebbe influenzata sia da una naturale tendenza delle specie ad un “perfezionamento”, sia soprattutto dalla necessità di adattamento all’ambiente (le giraffe sviluppano un collo lungo per poter mangiare le foglie degli alberi). La differenza con Darwin è che Lamarck ritiene che i caratteri acquisiti a causa delle condizioni ambientali siano trasmissibili alle successive generazioni (fatto non confermato dall’esperienza tranne che per le trasformazioni dette “epigenetiche” che non comportano una variazione del DNA)(1), mentre Darwin elaborò la più corretta teoria della selezione naturale di cui parleremo nei prossimi numeri.

Le idee di Lamarck furono in parte condivise da Geoffroy Saint-Ilaire (1772-1844), che però sosteneva, con scarse prove sperimentali, che l’evoluzione avrebbe fatto parte di un piano generale della natura di trasformazione delle specie animali, e non di trasformazioni casuali che potevano portare anche ad una profonda differenzazione tra le varie specie.

Le idee di Lamarck furono – invece - osteggiate dall’importante biologo Georges Cuvier (1769-1832), esperto di anatomia comparata, cioè della disciplina che confronta l’anatomia delle varie specie (settore di cui si era interessato anche Aristotele), e di Paleontologia, cioè dello studio degli animali scomparsi e dei fossili (materia di cui si era interessato anche Lamarck).
Cuvier – che polemizzò apertamene con Saint-Ilarie in pubblici dibattiti - è l’esempio di scienziato intelligente e molto preparato, ma conservatore ed incapace di accettare una teoria rivoluzionaria come l’evoluzionismo. Egli si ispirava direttamente ad Aristotele, sosteneva la fissità delle specie, e per giustificare la scomparsa di specie precedenti, la cui esistenza era attestata dai fossili, elaborò una teoria delle catastrofi naturali (che viene tuttora talvolta invocata per giustificare – ad esempio - la scomparsa dei dinosauri).

Sempre nel campo biologico possiamo ricordare la figura di Francois Magendie (1785-1855), che studiò con impostazione materialista i rapporti tra cervello e pensiero (sulle orme di Cabanis di cui scrivemmo nel numero precedente). Nel campo più strettamente psicologico il medico Philippe Pinel (1775-1826) quasi due secoli prima di Basaglia si adoperò per la chiusura dei manicomi.

Cambiando settore, e passando alla matematica ed alla fisica, possiamo ricordare la figura di un altro noto scienziato di questo intenso periodo della scienza francese: Jean Baptiste Joseph Fourier (1768-1830).

Fourier partecipò attivamente alla Rivoluzione del 1789 e fu allievo di Lagrange e Laplace (vedi numero precedente), cui subentrò come professore all’Ecole Polytechnique. Dal 1817 fu anche membro dell’Accademia delle Scienze.

Molto note in matematica, anche per le numerose possibili applicazioni in fisica, sono le Serie di Fourier, e la conseguente “Trasformata di Fourier”. Queste serie consistono nella trasformazione di funzioni matematiche periodiche (molto comuni nella rappresentazione matematica di fenomeni fisici) in una combinazione lineare di funzioni trigonometriche sinusoidali, funzioni molto semplici ben note anche agli studenti liceali. In questo Fourier segue la strada già aperta da Eulero, Daniel Bernoulli e D’Alembert (vedi i NN. 58 e 62 di questa rubrica) e precede i perfezionamenti operati successivamente da Riemann e Dirichlet nella soluzione di equazioni differenziali mediante la sovrapposizione di funzioni armoniche; precede anche le soluzioni delle funzioni di Bessel e quelle della famosa equazione del fisico quantistico Schroedinger. Su tutti questi argomenti torneremo in numeri successivi.

Gli studi matematici del grande fisico e matematico furono anche concretamente applicati nella creazione di un modello matematico che rappresentasse il fenomeno della trasmissione del Calore. Questo modello (che ricevette alcune critiche da parte di Laplace e Lagrange) fu illustrato nell’opera del 1822: “Teoria Analitica del Calore”.

Vincenzo Brandi

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  1. Il DNA è un complesso di molecole organiche formato da un doppio filamento elicoidale che trasmette i caratteri ereditari degli animali.


Heidegger e il moderno pensiero della Distruzione - Recensione




"Heidegger. Il moderno pensiero della Distruzione"  di Vincenzo Nuzzo


Heidegger è oggi un filosofo glorificato quale pietra miliare dell’intero pensiero umano, per il fatto di aver ricostruito la “storia dell’essere” riportando così l’intero Occidente alle sue vere origini.

È stato così che colui che era stato esecrato come l’ideologo del nazismo, divenne poi il guru ed idolo del più oltranzista e disinibito pensiero accademico anti-religioso, ultra-progressista, iconoclastico, riduzionista ed immanentista. 

Da quel momento in poi l’heideggerismo ha invaso tutti i campi della cultura, giungendo perfino ad espugnare vasti settori della più ardita teologia, e fungendo quindi da vero nucleo di un Progressismo che intanto aveva assunto il definitivo volto di una travolgente Forza di Distruzione e Disintegrazione. 

Ciò è avvenuto a causa del progetto heideggeriano di mettere l’ente al posto dell’Essere, identificando poi quest’ultimo con il Nulla stesso. In lui viene dunque a compimento la lotta nietzschiana contro tutto ciò che prima era stato struttura  metafisicamente fondata.



Arturo Reghini e Julius Evola ed il gruppo di Ur...


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Troppo spesso, quando si tratta dell’esperienza del Gruppo di Ur, si focalizza l’attenzione sui singoli aspetti iniziatici e non si opera la dovuta contestualizzazione di quell’intera, travagliata, vicenda. 

Una vicenda il cui fulcro è sostanziata dal contrasto tra Julius Evola ed Arturo Reghini. Giovane, volitivo ed effervescente l’uno, quanto maturo, vissuto e riflessivo l’altro. Un contrasto che non è solamente espressione di due personalità così forti, bensì di due differenti impostazioni di pensiero. Volontarista, irrazionalista l’uno, studioso, grande iniziato a più e più percorsi misterici l’altro, nel loro rispettivo percorso esperienziale, costituiscono il punto di arrivo di un percorso epocale dai molteplici aspetti. Uno di questi, fondamentale per dare un senso all’intera vicenda del sodalizio di Ur, è costituito dal problema del rapporto della Magia con la Modernità. Se è vero che la Magia nasce praticamente con l’uomo e con la sua riflessione sul senso e sull’ordine delle cose nel loro manifestarsi, sia inizialmente religioso che, in seguito filosofico, di cui può costituire un importante correlato, essa finisce giuocoforza con il dover seguire l’intero percorso dell’umana vicenda. Nata con la pretesa di indicare all’uomo la via per relazionarsi con il sovrannaturale, al fine di contribuire a dare ordine all’intero essere, così come accade nelle primigenie religioni teurgiche (egizia, mesopotamica, precolombiana ed altre ancora…), se essa finisce con il divenire una forma di sapere autonomo, quale risultato di varie influenze religiose e filosofiche, come durante la Rinascenza ed il Barocco, all’alba del 19° secolo, si trova ad affrontare la prova del fuoco del rapporto con la nascente Modernità. A questo punto, però è doveroso operare una necessaria precisazione su quella che è la struttura del pensiero umano ed i suoi sviluppi lungo i secoli. 

A tal proposito, il vero spartiacque epocale è costituito dall’avvento dell’Illuminismo e delle tematiche ad esso correlate. Una di queste, centrale a mio avviso, è quella riguardante proprio la modalità di pensiero degli occidentali. Se, difatti, sino a quel momento la matrice del pensiero occidentale, al pari di quella di altri popoli, era di natura prettamente “analogica”, circolare, ovverosia tendente a riscontrare e rinvenire una infinita catena di corrispondenze per qualunque aspetto della realtà preso in considerazione, con autori come Linneo, Lamarck, ma anche con l’intera “Enciclopedie” francese, da Buffon a D’Alembert ed altri ancora, si passa ad una forma di pensiero “categoriale”, ordinata cioè per vere e proprie “griglie” razionali, consequenziali nella propria “verticalità”, che spiazzano ed invalidano qualunque forma di analogismo, se non razionalmente e sperimentalmente comprovato. A questa vera e propria rivoluzione afferente la sfera della morfologia del pensiero occidentale, seguono due reazioni opposte, ma al contempo, complementari. 

Da una parte l’Illuminismo assiste all’impetuoso sviluppo di sodalizi e congreghe esoteriche organizzate , mai sino a quel momento visto nella storia d’Occidente. E qui parliamo della nascita e dello sviluppo delle varie branche della Massoneria, Illuminati, Martinesisti ed altri ancora. Nel proprio sistematico diffondersi ed irradicarsi in quelli che sono i gangli vitali delle società occidentali, rappresentati sia dal ceto intellettuale che da quello politico che, in ispecial modo, dai detentori del potere economico del momento, i nuovi ordini esoterici si conformano appieno a quelle verticali “griglie” di pensiero, che del nuovo Occidente costituiscono oramai le strutture-pensiero portanti. 

E’ di questa epoca la nascita dell’Ordine Egizio ispirato da Cagliostro, al pari della conclamata appartenenza di personaggi come Isaac Newton, W.Amadeus Mozart, lo stesso Voltaire ed altri ancora, ad ordini massonici. Strano a dirsi, ma proprio coloro che della Modernità scettica e razionalista furono i battistrada, quegli Illuministi che, coi Lumi della ragione intendevano rischiarare un mondo afflitto dalle tenebre del fanatismo religioso e dell’ignoranza, attraverso la frequentazione di circoli esoterici di vario tipo, sembrarono contraddire le proprie confutazioni ufficiali, per aderire ad un ordine di pensiero dalla valenza opposta a quanto essi andavano proclamando ai quattro venti. Ma, a ben vedere, anche qui le cose non stanno proprio così. 

Diciamo, anzitutto, che l’Illuminismo si porta appresso quel correlato ideologico rappresentato dallo “scientia est potentia” di baconiana memoria, accompagnato da quei motivi di Utopismo, imperniati sull’idea di una società ideale fondata ad immagine delle varie dottrine esoteriche dell’epoca ed in cui la Scienza rivestiva un fondamentale ruolo ordinatore. Un motivo questo, che aveva già avuto illustri precedenti sia nelle figure di Tommaso Moro, che di Giordano Bruno e Tommaso Campanella, che di altri Utopisti quali Gott, Hartlib, Harrington e lo stesso Francis Bacon con la sua “Nuova Atlantide”, non senza dimenticare i prodromi rappresentati dai vari movimenti millenaristi del 13° e del 14° secolo, con i vari Thomas Muntzer. 

Così, quel tanto vituperato pensiero esoterico, considerato alla stregua di una volgare e ridicola superstizione, cacciato dalla porta, rientrava dalla finestra, ricuperando un mai ufficialmente riconosciuto, ruolo di primo piano nel pensiero occidentale. Un pensiero che, però, andrà via via autoconfinandosi ed esprimendosi in una ristretta nicchia di cultori e questo, anche a causa della fine della Filosofia quale “mathesis universalis” e la progressiva specializzazione che l’intero pensiero occidentale andrà vivendo, a partire dal 19° secolo in poi, con la nascita del Positivismo. La stessa ideologizzazione e trasformazione in materialistica “scienza esatta” dell’Utopismo da parte di Marx ed Engels starà alla base di questo inedito fenomeno. 

Da un’altra parte si verifica, invece, un fenomeno la cui matrice spalanca la strada a sviluppi altrettanto, se non più, inediti del primo. Verso la metà del 19° secolo, sotto le spire del vento della filosofia irrazionalista e vitalista rappresentata dai vari Schopenauer e Nietzsche, si assiste ad un ritorno ufficiale del pensiero magico. Un pensiero che prende le mosse dagli scritti di Helena Petrovna Blavatskij (e dalla nascita della Società Teosofica), di Eliphas Levi, seguiti da Stanislas De Guaita, Papus e da altri autori, tra cui, non ultimo, il napoletano Giuliano Kremmerz, la cui caratteristica principale sarà quella di fare della magia e della conoscenza esoterica e simbolica un oggetto di generale divulgazione, proprio in virtù di quel fenomeno epocale, caratteristico della Modernità, rappresentato dall’irruzione delle masse sul proscenio della Storia. Masse che anelano ad un sapere visto quale veicolo di conoscenza “orbi e turbi”, ma anche di elevazione spirituale, rispetto ad un mondo che va prefigurandosi quale alienante espressione della predominanza dell’elemento Tecno Economico su tutto il resto. 

Sulla falsariga di quanto detto, si palesa la prima e sostanziale differenza tra la pre-esistente impostazione settaria, rappresentata dai vari ordini massonici e questi nuovi autori. Anche se, molti di costoro debbono molta parte del proprio bagaglio sapienziale alla frequentazione di ambienti massonici, permane nella maggior parte dei loro scritti l’idea di un rifiuto più o meno palese delle precedenti gerarchie iniziatiche, preferendo, in caso, rifarsi a maestri o a forme di conoscenza andati perduti (Maestri Sconosciuti), come nel caso della Blavatskij, ma, anche e specialmente, in quello del partenopeo Giuliano Kremmerz. Nei suoi scritti ed in ispecial modo, nei suoi “dialoghi”, si invita l’ipotetico allievo ad un aperto rifiuto di maestri e gerarchie iniziatiche, corroborati da saperi filosofici, a suo dire, inadatti allo sviluppo di una vera Scienza ermetica, in tal modo spurgata da qualunque incapacitante incrostazione dottrinaria. Contrariamente al sapere massonico, fondato su un’azione meramente simbolica, imperniata sulla meditazione delle forme simboliche, a detta del Kremmerz e di altri, Scienza è Azione su quell’ordine cosmico, di cui però bisogna tener da conto di quei parametri fissati dai moderni saperi scientifici, medicina e fisica in testa. 

L’Ermetismo kremmerziano è, dunque, continua sperimentazione, a riconferma dell’idea di quel nicciano Chaos in cui siamo tutti immersi ed in cui ci si orienta grazie ad un lavoro che tenga, innanzitutto, conto delle capacità del miste-iniziando, nel saper gradualmente penetrare l’essenza del Kosmos. “Magia”, si fa così veicolo di azione di un uomo che sa andare oltre i propri limiti, forzando l’ordine cosmico. 

E così l’Uomo si fa iniziatore di sé stesso, finendo con il far dipendere la prefigurazione dell’intera realtà dalla propria mente, da quell’ “IO” le cui inesplorate profondità erano andate sondando le nuove scienze, a partire dal 18° secolo, da parte dei primi Vitalisti, di Herder e dei Romantici, di Hegel, di Schopenauer, di Nietzsche, ma anche, e specialmente dall’abisso spalancato dalla psicanalisi, freudiana prima, junghiana poi. L’irrazionalismo filosofico ed il suo portato vitalista andranno così fondendosi e prendendosi a braccetto con quel Pensiero Magico, di cui il Gruppo di Ur rappresenterà l’italica espressione. 

In esso andranno a convivere tutte le contraddizioni e le istanze di un’epoca. Non per nulla, tutti o quasi i più importanti esponenti del sodalizio, proverranno da esperienze che si rifaranno a quello spirito di vitalistica avanguardia che caratterizzerà l’Italia nei primi decenni del Secolo Breve ( Futurismo, Rivista Lacerda, contatti con Papini e Prezzolini, etc.). Non per nulla, anche uno dei principali motivi dell’esoterismo e della pratica magica, rappresentato dal momento dell’iniziazione, che costituisce un vero e proprio spartiacque per il praticante una qualsivoglia disciplina esoterica o misterica che dir si voglia è, in questo contesto, oggetto di una particolare contesa, che ha come protagonisti proprio Arturo Reghini e Julius Evola. 

Se il primo, nonostante il suo innovativo tentativo di sconvolgere i fondamenti teorici ed esoterici della massoneria, spostandoli dal tradizionale milieu cabalistico-rosicruciano, ad uno meramente italico-pitagorico, permane, comunque, legato ad una tradizionale modalità di approccio alla forma-pensiero esoterica, per la quale l’iniziazione “ab alio” costituisce il momento-cardine della vita del miste. Evola, invece, in coerenza con il percorso di pensiero poc’anzi tratteggiato, si fa portatore dell’idea di un’auto-iniziazione che, nello sconvolgere e nello sparigliare le acque del mondo esoterico, rappresenta invece appieno quelle istanze che pongono al centro l’Uomo e la sua volontà, in grado di superare la propria medesima limitante individualità, nel nome di un cambiamento di stato ontologico, per il quale la figura del maestro non è più necessaria, non ha più senso. 

E forse in questo senso, si può interpretare la particolare lettura che Evola dà del Papiro di Parigi e dei misteri di Mitra. Evola, uomo della Tradizione, è in verità figlio di quella Modernità, da lui tanto aborrita e di cui egli, invece, sembra portare con sé gli aspetti più dilaceranti e contraddittori. Il confronto tra Evola e Reghini porta alla fine dell’esperienza di Ur, ma non alla fine delle domande che ancor oggi, tutti ci poniamo sulla portata della breve, ma intensa esperienza di questo sodalizio. 

Poteva, Ur, se fosse rimasto compatto, influenzare in senso pagano e politeista il Fascismo? Quali esperienze e tecniche magiche furono sperimentate in quel particolare ambito? Quale il retaggio ed il lascito di questa esperienza? Un nuovo modo di intendere le Arti Magiche in rapporto con la Modernità? 

E poi. Ur fu un caso isolato, oppure fu solo una delle espressioni ufficiali di una realtà occulta che andava, in quel contesto epocale, muovendosi in tutta Europa e, forse, anche in ambito Latino Americano, attraverso le figure del pitagorico Amedeo Armentano in Brasile e di Manlio Magnani in Argentina? Ci troviamo forse di fronte ad una specie di italica Anhenherbe? 

Il sodalizio di Ur, rappresentò il coacervo di un insieme di differenti esperienze e modi di sentire, che andava dai massoni ai teosofi, dai cattolici ai “cani sciolti” ma che, di concerto, trovò unità d’azione con modalità magiche del tutto differenti dalle precedenti, come enunciato da Luca Valentini in “Approfondimenti su Ur-Istruzioni ed esperienze di catena”: “Non si era in presenza di una catena di “Lune” intorno ad un unico “Sole”, quasi a determinare una notevole dipendenza, anche di natura animica e sottile, nei confronti di un designato capo – catena. Si era, altresì, in presenza di un coordinamento di “Soli”, di personalità deste ed attive, che coscientemente armonizzavano la propria potenzialità interiore per la palingenesi interiore e per l’attivazione di un Eggregore di riferimento superiore…” Al di là delle nostre, lecite domande, permane, comunque, il fascino di un’esperienza unica e, forse, irripetibile nell’ambito di un Occidente e di un’Italia, oggi in preda ad una vergognosa ed irrefrenabile banalizzazione della propria vita culturale e spirituale.
 
Umberto  Bianchi

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La fantastoria di Saul Arpino e del suo Giornaletto





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• Bioregionalismo Treia •


Alcuni anni fa non so come ho ricevuto una mail, una specie di articolo di un blog: "Bioregionalismo Treia", in cui si parlava di agricoltura naturale. Interessato e riconoscendo il nome  di  Saul Arpino (alias quel Paolo D'Arpini conosciuto all'incontro bioregionale del 2007 a  Pizzone *) avevo mandato alcuni miei scritti ricevendo questa risposta: “io questa roba non la apro!”. Spaventato mi chiesi: “che cosa gli ho mandato una bomba!?”. Scoprii tempo dopo, non so perché, non apriva i pdf. Comunque iniziammo a relazionarci e ne è nata una amicizia telematica, che ancora dura.

Poi ho scoperto “Il Giornaletto di Saul”,  una sorta di scatola contenitore di 12 cassetti o link, per gli approfondimenti, la pagina principale rappresenta il  13°  elemento che amalgama e mette in relazione tutti gli altri:
Il Giornaletto di Saul: http://saul-arpino.blogspot.it/
Circolo vegetariano VV.TT. Calcata:
http://www.circolovegetarianocalcata.it/
La rete delle reti: http://retedellereti.blogspot.it/
Altra Calcata… altro mondo: http://altracalcata-altromondo.blogspot.it/
(Ed occasionalmente anche:  Riconoscersi in ciò che è:  http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e)
Il Giornaletto di Saul  (*) si apre ogni giorno sempre con la stessa didascalia di presentazione e la foto di un ragazzotto con maglia a strisce che racconta di sé. Segue la foto o immagine del giorno e l’editoriale giornaliero, di seguito le notizie del diario di bordo per la navigazione nel quotidiano. Infine si chiude con un saluto che può essere una poesia un aforisma a volte un paradosso.
Saul Arpino
Ma chi questo Saul Arpino, esiste veramente? Nessuno sa da dove è arrivato, come è arrivato, quando è arrivato. Si sa solo che è arrivato a Roma in un caldo pomeriggio d’estate di fine giugno. Caldo decadente nella Roma decadente del pre (o post) materialismo televisivo.
Questa è cosa buona (mentre per fare le correzioni il cavolfiore messo a cuocere si è bruciato, ma non completamente, per fortuna)!
In quella grande biblioteca romana, Saul non ci poteva credere di avere a disposizione tutti quei libri che poteva leggere quando voleva, gli impegni lavorativi erano relativi visto che si trattava solo di controllare i lettori e far rispettare il silenzio nelle varie sale. E da lì aveva iniziato a viaggiare nel mondo attraverso i libri, era andato diverse volte in Africa, poi in India dove si era fermato parecchio tempo a studiare le varie culture, si era appassionato di Confucio il Tao e Lao Tsu. Aveva girato un po l’Europa l’Italia e anche Roma, la cultura classica la religione la storia, l’arte, ecc.
Sora Cesita che legge
Un giorno, nella biblioteca, entrò quella strana signora con gli occhiali spessi un dito, uno strano cappello a fiori fuori moda, aveva chiesto un libro sui funghi. Lui si prodigò e le procurò dei testi scientifici, libri di fiabe e tanti altri libri in cui si parlava dei funghi. Quella signora di nome Cesira era rimasta tutto il giorno a leggere silenziosa in disparte, composta concentrata e indaffarata, alla sera riconsegnò tutti i libri che aveva consultato e uscendo disse: “Da tutti questi libri, non sono riuscita a capire se con i funghi ci va l’aglio o la cipolla”.
Saul tornò a casa ma da quel giorno non fu più tranquillo, la sua vita era cambiata quel paradosso lo aveva sconvolto. E tra l’apprensione generale di amici e parenti aveva lasciato il lavoro e se ne era andato a vivere in un piccolo borgo della Tuscia, scavato nel tufo nella pietra, Calcata. Era rimasto lì parecchi anni cercando di risolvere il paradosso. Mangiava spesso funghi e le erbe che raccoglieva nei dintorni alternando sempre aglio e cipolla. Ancora non riusciva a risolvere il paradosso, diveniva sempre più integralista bioniere e anticonsumista, non usava più l’acqua corrente e non aveva la corrente elettrica viveva in una specie di antro, l’antro di Saul.
Paolo D'Arpini a Calcata
Finalmente,  all’improvviso, sopraggiunse l’illuminazione, aveva scoperto contemporaneamente che con i funghi ci stavano bene sia l’aglio che la cipolla e ancor più assurdo aveva scoperto soprattutto che i funghi non gli piacevano affatto. Aveva poi letto quella stranacosa degli Hare Krishna, che non mangiano i funghi perché secondo loro la terra attraverso i funghi tira fuori energie negative. Felice della scoperta iniziò la nuova vita da illuminato. Dopo un po’ di tempo ricevette anche un dono dal Cielo: Caterina. Si era materializzata davanti ai suoi occhi in un luminoso giorno di mezza estate. Alla fine andarono a vivere felici e contenti a Treia nella bioregione della Marca centrale.
Saul portò con sé tutti i suoi semi telematici che iniziò a spargere nella grande campagna virtuale, per chi volesse coltivarli e condividerli nella grande opera tutt’ora in atto di empatia, social gardening, giardinaggio sociale e di margine, coltivazione di persone e relazioni.
Una delle più grandi opere della telematica contemporanea virtuale e non solo. Come un grande tappeto di "riciclaggio della memoria" che si srotola quotidianamente davanti ai nostri occhi e con che piacere!
Ecco nelle fiabe ci si dice che superate le prove dell’indistinto e del quotidiano si vive felici e contenti.
Saul e Caterina nella loro fiaba ci indicano la via e spiegano realmente come si fa a vivere felici e contenti.
Paolo e Caterina nell'orto di Treia
Ogni tanto i ricordi affiorano dal grande lago della memoria. quando ero piccolo un po’ per le illustrazioni delle fiabe che leggevo un po’ per la mia immaginazione ero molto affascinato dalla vita nei borghi che ambientavo in un medioevo fantastico un po’ lirico un po’ rurale. Crescendo la mia immaginazione si è sedimentata nei borghi antichi delle Marche. Sento che Saul è un uomo fortunato anche se spesso la vita insegna che le cose non sono mai come sembrano. Quest’Omino Bianco con la sua Ava si è barricato, bariccato, abbarbicato in questo piccolo borgo della Marca centrale o nel gotico marchigiano contemporaneo con tutti i suoi semi telematici che sparge e disperde nel vento facendo fiorire il cielo virtuale e virtuoso, con una sapienza costruttiva carica e piena di energia vitale impressa ed espressa con la forza della pazienza e dell’amore.
Come diciamo spesso tiriamo i sogni fuori dal cassetto, Saul ne tiene 12 di cassetti (ed anche qualcun altro) in questo suo enorme dodecaneso, grande contenitore di sogni di ogni dove e di ogni quando, dal profumo suadente di polvere di cioccolato e cannella sul cappuccino caldo del baretto di Treia.
Sebastian (Alias Ferdinando Renzetti)
cappuccino caldo
(*) Presentazione del Giornaletto di Saul sul Gruppo FB:  https://www.facebook.com/groups/171694546355215/permalink/652347364956595/