La sindrome della Sindone e pezzi di storia e misteri dei Templari


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Treia. Paolo D'Arpini (in incognito) nei pressi dell'Accademia Georgica



Il 12 settembre 2017 a Treia c'era il sole, così la mattina ne ho approfittato per recarmi, accompagnato da Valeria, a fare un giro di propaganda fide (volantinaggio) per il prossimo evento "Equinozio d'Autunno" del 23 e 24 settembre,  nei luoghi per me non raggiungibili a piedi (ovvero Borgo, Chiesanuova e Passo di Treia). Fra un tragitto ed un altro, si sa, in macchina si fanno delle chiacchiere ed un argomento toccato da Valeria è stato quello dell'atteso incontro sulla "Sacra Sindone di Torino" organizzato dall'Accademia Georgica per il 15 settembre 2017 qui a Treia (vedi: http://www.accademiageorgica.it/eventi/2017/sindone.html). 

Alla storia della Sindone, almeno quella fornita da religiosi e aficionados del mistero,  in cui si presume che potesse rappresentare il volto e la figura di Gesù, non ho mai creduto. 

Di reliquie finte ne ho conosciute tante, ho una certa esperienza poiché essendo vissuto a Calcata, dove si diceva che fosse conservata la reliquia più famosa "Il Prepuzio di Gesù Bambino", cioè un pezzo "reale" del corpo di Cristo, (Vedi: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/06/calcata-furto-del-sacro-prepuzio.html) ed avendo fatto una ricerca sulle centinaia di migliaia di reliquie conservate al Vaticano e nelle chiese di tutta Europa e Medioriente, mi ero fatto un'idea precisa su questi reperti, che  avevano un solo scopo: alimentare la credulità popolare per specularci sopra.

A parte questo, sin dal 1989, con l'analisi al radiocarbonio è stato appurato che la tela della Sindone risale al Medioevo, quindi risulta praticamente impossibile che fosse il telo originale in cui si dice che Giovanni di Arimatea avesse avvolto il corpo del Cristo (Vedi:
http://www.gesustorico.it/htm/vangeli/cosavidegiovanni.asp).


Inoltre, proprio l'anno scorso, qui a Treia, mi sono letto i libri di  Christopher Knight e Robert Lomas sulla storia dei Templari ed in particolare sull’ultimo Gran Maestro Templare Jacques De Molay, torturato ed arso vivo a Parigi nel 1307 perché riconosciuto (dalla chiesa e dal re di Francia) colpevole di eresia. I libri dei due autori inglesi andrebbero letti e ponderati con molta attenzione poiché mi sembra che racchiudano una verità storica inoppugnabile sulla Sindone.  Tra l'altro la Sindone si trova a Torino perché acquistata dai Savoia dalla famiglia   di Goffredo De Charney (anch’egli bruciato sul rogo insieme a De Molay) che la custodiva (Vedi: https://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino)

Ma di questo potrete avere un'idea più completa leggendo l'articolo che segue...


Paolo D'Arpini


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I ricercatori Christopher Knight e Robert Lomas hanno condotto una ricerca estensiva in ambito Templare e Massonico con i due volumi “The Hiram Key” [La Chiave di Hiram N.d.A.] e “The Second Messiah” [Il Secondo Messia N.d.A.]. Essi descrivono la teoria del Mandylion teorizzando che l’immagine della Sacra Sindone mostri in realtà il volto dell’ultimo Gran Maestro Templare Jacques De Molay, che fu torturato alcuni mesi prima della sua esecuzione nel 1307. 

L’immagine sul telo certamente coincide con la descrizione che viene data di De Molay come mostrato in alcuni intagli Medioevali: naso aquilino, capelli lunghi fino alle spalle e divisi al centro, barba lunga con biforcazione alla base, e l’altezza (si diceva che De Molay fosse piuttosto alto).

Molti hanno criticato tale teoria sulla base del fatto che la Regola dell’Ordine proibiva ai Templari di far crescere i capelli. La spiegazione regge fino a un certo punto, visto che De Molay passò sette anni in prigione e sembra improbabile che in quel tempo gli fosse concesso il lusso della cura della persona. Knight e Lomas continuano dicendo che il telo figurava nei rituali Templari di risurrezione simbolica e che il corpo torturato di De Molay fu avvolto in un sudario, che i Templari conservarono dopo la morte del Gran Maestro. 

I ricercatori sostengono che sangue e acido lattico del corpo di De Molay si sarebbero mescolati al franchincenso (usato per sbiancare il panno) così da imprimere l’immagine del volto sul tessuto. Quando la Sindone fu esposta per la prima volta nel 1357 (50 anni dopo la distruzione dell’Ordine) dalla famiglia di Goffredo De Charney (anch’egli bruciato sul rogo insieme a De Molay) le persone che videro il telo riconobbero in esso l’immagine di Cristo. Gli autori teorizzano che Jacques De Molay potesse essere stato torturato in una maniera molto simile al Cristo per una sorta di macabra provocazione. A quel punto, allora, le ferite inferte al vecchio Templare erano le stesse di quelle di Gesù  sulla Croce. 

Oggi si crede comunemente (attraverso la datazione del Carbonio), che la Sindone risalga al tardo XIII sec. e non alla possibile data della crocifissione di Cristo. E’ interessante notare come la Chiesa rese noti i risultati dell’analisi al Carbonio-14 il 13 ottobre 1989, cioè lo stesso giorno dell’arresto dei Templari da parte della Chiesa e della monarchia di Francia.

Stralcio di un articolo di Diego Antolini 

Santoni e miracoli del pensiero - Un'altra vita è possibile?

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Ormai ero arrivato a crederci anch’io di essere un caso disperato, visto che me lo facevano capire un po’ tutti: alcuni con tatto e diplomazia, in modo indiretto ma allusivo, altri proprio sfacciatamente e senza riguardi. Il peggio era quando – soprattutto le donne- mi guardavano con quell’aria di compatimento mista a una sorta di materna tenerezza che proprio non riuscivo a mandar giù. “Eh, poverino…” era il loro pensiero inespresso, mentre si scambiavano pietosi sguardi di circostanza.
Ma cosa c’era che non andava in me?
Esteriormente, niente: certo, non ero molto bello, però i miei pezzi erano tutti al posto loro. E mentalmente? Anche: quoziente intellettivo nella media, secondo tutti i test psicologici proposti periodicamente dalle riviste (ne avevo fatta incetta in un periodo di vari mesi, a partire dal Piccolo Chimico per finire con Annabella Di Giorno, senza naturalmente tralasciare Cucina erotica, Sofà & Nunsofàgnente, Punto croce uncinata, Il Fighetto e Lo spazzino moderno).
Insomma niente, sembravo un inno alla normalità.
Il problema era quando mi mettevo a fare qualcosa – e intendo qualsiasi cosa: ne usciva un pasticcio da minorati, peggio di un Picasso trasferito alla realtà di tutti i giorni.
Se compravo un cane quello col cavolo che mi si affezionava: mi mostrava i denti e dopo qualche mesetto mi mordeva quando meno me l’aspettavo: uno si era anche abituato a pisciarmi addosso, come regola quotidiana.
Se facevo una torta o qualsiasi specialità culinaria intervenivano i pompieri. Avevo dovuto rifare la cucina quattro volte in due anni.
Non andavo ormai più in macchina, perché mi aveva convocato l’assicuratore per farmi assistere personalmente al rogo della mia polizza da parte sua nel suo ufficio, e minacciandomi che se la compagnia falliva a causa mia lui mi avrebbe bruciato, allo stesso modo, la casa.
Le biciclette: penso di aver raccolto sulle gomme più chiodi di quelli presenti in tutti i negozi di ferramenta della città. I pattini a rotelle: fratture e distorsioni.
Quindi andavo a piedi, ma nemmeno ciò era esente da rischi: infatti un paio di volte mi avevano sfiorato dei vasi da fiori caduti dai balconi, e qualche vecchietta in bicicletta colta da improvviso malore riusciva sempre a centrarmi in pieno ogni tanto. I piccioni si passavano parola quando mi vedevano uscire di casa e scommettevano sulla qualità della loro mira nei miei confronti.
La volta che, miracolosamente, ero riuscito ad attirare nel mio letto una femmina d’uomo (sorvolando sulle sue caratteristiche fisiche) e lei mi aveva chiesto di chiudere le tende, scendendo dal letto ero inciampato nel lenzuolo, e nel cadere mi ero aggrappato alla tenda, tirandola giù insieme al bastone, che era caduto direttamente in testa alla ragazza, che era stata messa kappao e avevo dovuto chiamare il 118. Avventura finita. Prima ancora di cominciare.
Insomma, qual’ era la soluzione? 

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Mi dissero: sai, nel Nepal conosco un santone…
Il solo pensiero di quel che sarebbe potuto succedere ai miei sfortunati compagni viaggiatori in aereo mi atterriva; d’altronde a mali estremi, estremi rimedi…..
Incredibilmente, tutto andò bene. Però, mentre facevo la fila per scendere dall’aereo a Kathmandu sentii un tonfo e un’esclamazione soffocata provenire dalla carlinga del pilota. Immediatamente corse fuori una hostess con il viso angosciato, chiamando aiuto e chiedendo se c’era un dottore a bordo.
Che freddo su quelle montagne innevate, altitudine media 5000 metri SLM! Gli Yak mi guardavano con compatimento – anche loro!- come se sapessero che ero freddoloso di natura. Bene o male (e direi più male che bene) arrivammo dal santone. Aspettavo ansiosamente le sue parole di saggezza.
Mi accoglie dicendo: “Vuoi un tè? Un caffè? Uno zabaione? Un cognacchino? Un maritozzo con la panna?”
“Ma.... come,lei…?”
“Ah, ah! Ci sei cascato!” e si fa una risatina chioccia, sommessa e contenuta, tipica del grande saggio himalayano. Strano santone, pensai. 
“Che ore sono?” Mi fa poi.
“Mmmh… le otto e mezza”
“Uohh, stasera gioca il Milan, aspetta che accendo”
Io lo guardo sbigottito mentre si dirige verso un immenso televisore al plasma, per rendermi poi conto che è finto. 
“Ah, ah! Ci sei cascato!”
“Ma insomma, sono venuto fino in Nepal per farmi prendere per il sedere?” Penso.
“No, certo che no” dice lui, ovviamente allenato, come tutti i santoni, a leggere il pensiero. “E’ che mi piace esordire in umiltà....come in un gioco!” E giù un’altra risatina di stampo orientale. 
Poi mi dice: “Guarda!” Stende un braccio e sulla parete della sua umile casetta si materializza una sorta di schermo, diviso in due da una striscia nera. Mi fa assistere a tutti gli eventi più salienti della mia vita, nelle due versioni: reale e alternativa, cioè di come sarebbe potuta andare. Gli faccio:
“Sì, è facile così, ma bisogna esserci dentro le cose, per capire com’è in realtà. Altrimenti non è giusto.”
“Hai ragione, ragionissima!” E si proietta nello schermo, prendendo il mio posto nel film della mia vita.
“Ah, ah! Ci sei cascato!” Gli dico. 
“Ah, ah! Ci sei cascato!” Gli dico. 
E spengo lo schermo con lo stesso gesto della mano che avevo visto fare a lui per accenderlo, lasciandolo a sbrigarsela da solo con i miei guai mentre io me ne andavo a pescare sul lago ghiacciato con il thermos del suo tè. 
Avevano proprio ragione i miei amici: quel santone faceva miracoli!

Simon Smeraldo

Sintetizzazione poetica di Ferdinando Renzetti


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My Love: Canto Uno

CRISALIDE

All’interno vi è debolezza,
all’esterno durezza.

sfera informativa
grazie al motore di ricerca
accuratamente organizzato nel modo
in cui interpretiamo le notizie
che esso stesso ci fornisce.

opposizione credibile
che una mentalità duale
ha necessità di vedere
o "di qua" o "di là",

il significato dell’alternanza degli opposti
non ci sbilancia più in un senso o nell’altro,
ma piuttosto ci spinge a vivere e agire
in armonia con le fasi cicliche…

il risultato è
una serie di fattori
congiunti e collegati
inestricabilmente
gli uni agli altri.

Fiori, foglie, corteccia,
rami, radici, pioggia,
vento, sole, terra…

la vita,
è indipendente
da ogni descrizione
nella sua assolutezza,
delle sue diverse forme
e senso di identificazione
e dei singoli processi vitali.

oppure…

l’inizio del momento creativo
Secondo l’ipotesi del Big Bang
del nucleo originario della materia
viene posto nell’esplosione primordiale.

Ci sono bombe e bombe

"uno vale uno"


Ferdinando Renzetti

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Articolo collegato (ma non troppo): http://saul-arpino.blogspot.it/2017/09/il-giornaletto-di-saul-del-8-settembre.html

Spiritualità laica (o naturale) - L'esempio del Taoismo


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Nel filone della spiritualità laica sono realmente esistite, nell’evoluzione del pensiero umano, almeno  tre forme “pseudo-religiose”  prive del concetto di un “Dio creatore” personale ma che mantengono la nozione di un’unica matrice per tutte le cose. Questa matrice  è definita Tao o  Senza Nome, nel Taoismo; Brahman o Assoluto nell’Advaita;  Sunya o Vuoto nel Buddismo.Sento ora giunto il momento di approfondire un pochino il discorso sul Taoismo,  talvolta descritto come  la “dottrina degli umili o dei semplici”, ed in tal senso il termine “laico” abbinato a questo sentire mi sembra estremamente consono. Infatti il significato originario di laico è proprio “semplice, umile,  fuori da ogni contesto ordinativo  sociale e religioso”.
*
Il padre riconosciuto di questa “filosofia di vita”  fu Lao Tse.  Cominciamo con il dire che nel pensiero di Lao Tse troviamo quella condanna dell’orgoglio e del raggiungimento, fondamentale in ogni spiritualità laica.  Sullo stesso filone si pone anche  il pensiero di Nisargadatta Maharaj,  saggio laico advaita…. ma anche nel proto-cristianesimo si può avvertire  un tale intendere, ad esempio nelle parole riferite a Gesù: “Tutto ciò che è eccelso fra gli uomini è abominazione dinanzi a Dio”.  L’orgoglio, questa follia di grandezza ascritta all’individuo,  è semplicemente un’illusione dell’uomo… poiché di fronte al Tao ogni grandezza umana è da considerarsi nient’altro che vana. E qui si comprende anche  la causa sottile della  differenza ideologica tra  Confucianesimo e Taoismo,  ma di questo argomento magari parleremo in una prossima occasione.
*
Nei detti di  Lao Tse spesso e spesso ritroviamo la disapprovazione dell’orgoglio e del criterio di raggiungimento personale e ciò in virtù della legge di concatenazione dei contrari, l’alternanza dello Yang e dello Yin che è la manifestazione cinetica del Tao. Infatti allorché la forza Yang, attiva, trova il suo culmine automaticamente è sospinta verso il suo contrario Yin, passivo.  La punizione per l’orgoglio è quindi in Lao Tse una sorta di legge naturale. “Un gran vento -egli dice- non può durare più dello spazio di un mattino. Una bufera cessa col giorno. L’armata gloriosa non vincerà in eterno. L’albero elevato sarà abbattuto”  Egli spiega nel Tao Te King  come l’orgoglio stesso sia il presagio della caduta: “Colui che si alza sulla punta dei piedi non sta ritto.  Colui che marcia a passi gloriosi non farà un lungo cammino. Colui che si esibisce non brilla.  Colui che si esalta è senza onore. Colui che si prevale del suo talento è senza merito.  Colui che fa pompa dei suoi successi non vi si mantiene.  Questi sono per il Tao eccessi di nutrimento  e umori superflui.  Tutto ciò che è sotto il Cielo ne prende nausea. E l’uomo del Tao non rivolge loro nemmeno uno sguardo!”
*
Questa legge fondamentale non impedisce però a Lao Tse di mantenere un atteggiamento equanime e corretto  nei confronti delle cosiddette “vie del mondo”.  “La via del Cielo –egli dice- toglie all’eccedente per compensare il mancante ma la via degli uomini meschini toglie all’indigente per aumentare il ricco” . La via del Cielo, dirà successivamente Lie Tseu (un altro taoista), è la via dell’umiltà e la via degli uomini meschini è quella dell’arroganza.  Simile concetto viene espresso  nel Libro dei Proverbi, annunciando la caduta di Babilonia: “L’arroganza precede la rovina e l’orgoglio precede la caduta”.
*
Ma la disistima  per l’orgoglio e la considerazione per l’umiltà  non esauriscono la “dottrina” taoista.  Lao Tse considera il Tao una sorta di Madre che genera, nutre e protegge tutti gli esseri dell’universo. Ma è difficile affermare se il Tao “è”  o “non è”. Nella metafisica del Tao la kenosi originaria è priva di ogni sostanziale processo,  forma  o sostanza. Ne consegue che agli occhi del nostro pensiero determinista  la “pienezza” del Tao appare simile al “vuoto”.  Il Tao è visto come un abisso senza fondo e ciò non dimeno esso dà origine a tutte le cose, un vortice caotico da cui sorge ogni armonia.
*
Quindi se il vero Tao  al nostro percepire determinista  appare  come un nulla, che per noi  corrisponde alla corsa verso il vuoto del sé,  esso contemporaneamente segna il ritorno beato  nella  matrice naturalistica, basata sul silenzio della mente, che attira  e proietta  l’esperienza del pensiero  empirico  e poi lo riassorbe nel nulla da cui proviene.  Questa kenosi del Tao procede per sua propria natura e non presuppone alcuna volontà creatrice o distruttrice. E da qui si comprende la non  valutazione taoista per un Dio personale.
*
Paolo D’Arpini


La verità non è mai quel che sembra...


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buon giorno a te caro paolo

rido...
rido si al pensiero di quanti dei pochi numerosi lettori del giornaletto riescono a leggere le mie poesie o quel che scrivo sempre più stralunato e surreale infatti anche tu parli di allucinazione poetica.

rido...
si rido ancora al pensiero che molti credono che tu sei stato veramente in africa ed india invece non sanno che non sei mai uscito dalla biblioteca in cui hai lavorato a roma dove hai appreso la cultura orientale studiando e leggendo tutti i testi che ti capitavano sotto mano

scrive stefano: tre giorni fa bevendo peroni a catinelle ho passato molto tempo sui tuoi pdf ipnotizzato dalla tua scrittura.

risposta: ascolto accumenz a canda’ il bel disco dei baresi soballera e bevo una dregher

c’e’ da dire che a bari esiste una diatriba tra le due fazioni i peroniani e i dreheriani che non so perché sostituiscono l acca con la gh: dregheriani.

alcuni preferiscono la peroni, gli altri bevono la dreher

viaggio musicale nell italia meridionale e’ durato 15 anni, viaggio bello come un sogno, solitario, senza legami con la realtà, senza appartenenze, senza un amore.

Niente male.

Un bel viaggio.??

Bel viaggio al confine di confini di uno spazio che da verticale-orizzontale si trasforma in orizzontale-verticale lasciando spazio a uno spazio dove non ci sono più confini

in attesa di nuove avventure aspetto l autunno sulle spiagge pescaresi

“Mille punti!!!”


Ferdinando Renzetti

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Articolo collegato: 
https://circolovegetarianotreia.wordpress.com/2015/02/19/la-storia-mitologicomagica-di-saul-arpino-e-del-suo-giornaletto/

La macchina per la pioggia e le risposte di Giuseppe Moscatello a Francesco Orazi

Voglia di pioggia? Francesco Orazi di Treia mi pone sempre delle domande stimolanti, e spinto dal mio Nume io formulo le risposte. 
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Caro Francesco, di fatto per provocare la pioggia, bisogna che il vapor d’acqua si addensi fino a che il grado di saturazione sia tale da permettere la condensazione in goccioline d’acqua, allora questa cadrà giù come pioggia.

Ma come fare ad attirare il vapor d’acqua? Sfruttando la polarità della molecola stessa dell’acqua.

La molecola dell’acqua ha al suo esterno una spiccata polarità positiva, in un ambiente, grande o piccolo che sia, se si espone l’aria, che contiene sempre un po’ di umidità, ad una polarità positiva, il vapore tenderà ad allontanarsi, mentre con una polarità negativa, il vapore tenderà ad aumentare.

Ma come realizzare la condizione polare necessaria per uno spazio ampio come il cielo sopra di noi?

Ad esempio, ogni calamita infatti vede circolare al suo interno il fluido eterico, che descrive la forma di un toroide, per figurarci un toroide, pensiamo alla disegno di metà mela, con la calamita di forma allungata, posta parallela all’asse di simmetria.

Tutti sanno che la calamita ha un lato positivo e l’altro negativo.

Ma non possiamo certo utilizzare una grande calamita rivolgendo il polo negativo verso il cielo e aspettare che il vapore sia attirato e condensi in pioggia.

Possiamo invece facilmente ottenere un flusso eterico a forma di toroide, utilizzando oggetti di varia forma.

La forma principe è la piramide (con un rapporto tra altezza e perimetro della base, pari a quello tra raggio terrestre ed equatore – tipo Giza), bastano anche solo gli otto spigoli; orientata secondo l’asse nord-sud, questa per forma convoglierà l’etere che circola da 0,5 a 2 metri dal suolo, e che viaggia ad una velocità di 10 km/s, in una perenne circolazione a forma di toroide.

Questo flusso eterico a forma di toroide ruoterà naturalmente sul suo asse verticale in senso antiorario, questa rotazione può essere accelerata o invertita.

Se si posiziona una ventola sospesa sulla piramide, si può far ruotare il toroide in senso antiorario generando verso il cielo una polarità negativa, nell’altro senso invece quello orario, generando verso l’alto una polarità positiva.

Se la piramide è abbastanza alta, ossia il toroide è abbastanza forte e allungato, si attirerà o allontanerà il vapor d’acqua, agendo su distanze maggiori.

Va detto che la maggior parte di etere che fluisce in un toroide, è concentrata nell’asse centrale, questo, alle due estremità, si apre come la bocca di una tromba; la maggior parte dell’etere scorre entro gli 11° circa dall’asse verticale (come l’ampiezza delle aurore provocate dal magnetismo terrestre).

Ora perche l’effetto polare sul vapor d’acqua abbia seguito, è importante che il toroide creato sia stretto e alto in modo da poter raggiungere ancora in forze la regione di cielo entro i mille metri, altitudine consona alla naturale formazione del fenomeno di condensazione.

Oltre alla piramide, si può usare un manufatto già facilmente presente nelle nostre campagne: il pozzo.

Il pozzo, a condizione che sia profondo e soprattutto pieno d’acqua, grazie alla presenza del cilindro d’acqua che ha una grande conducibilità, crea un toroide naturale, con l’asse principale coincidente con l’asse del pozzo.

Anche qui il toroide gira già di suo, antiorario in accordo con il moto terrestre per questo emisfero. Per aumentarne la velocità di rotazione e l’influenza verso l’alto (e il basso, che però nel caso della pioggia non interessa!!), si potrebbe addirittura far ruotare l’acqua, ma più efficace è montare una ventola amplia sospesa sulla bocca del pozzo.

Un’altra applicazione consiste nell’infilare un tubo di ferro da 40 cm di diametro e lungo ad esempio 4 metri, nel terreno, lasciandone un metro all’esterno, riempiendo il tutto d’acqua fino al piano di campagna, e facendo ruotare nel verso desiderato la ventola sospesa sopra la bocca del tubo rivolta al cielo.

In questo caso, oltre all’acqua, abbiamo anche il metallo, si creerà quindi una sorta di cannone che sparerà in alto il flusso principale dell’etere, un flusso con una grande quantità di etere che circola e a lunga gittata.

In aggiunta tra il bordo superiore del tubo e la ventola sospesa si può inserire una piramide, delle proporzioni indicate sopra, fatta dei solo otto spigoli. Questa piramide, disposta secondo l’asse nord/sud, attirerà l’etere che viaggia naturalmente sul suolo terrestre da est verso ovest, convogliandolo nel toroide del tubo aumentandone così la portata.


Tanti Saluti, Giuseppe Moscatello


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P.S. -  Pier Luigi Ighina, ad Imola, aveva realizzato la stessa applicazione, nella Macchina per la pioggia, usando una massa metallica (ferro e alluminio), con una forma specifica e posta in parte fuori dal terreno e in parte sotto. Innescava il moto antiorario (polarità negativa) o orario (polarità positiva), facendo ruotare un’enorme elica sospesa sullo strumento.

In rete circola persino un vecchio servizio di Report:
https://www.youtube.com/watch?v=GUO-06-Z8ic&feature=youtu.be

Il passato ritorna... - Immigrazione, decadenza e disgregazione - La fine dell'Impero romano insegna...


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Nel 123 a C., con Caio Gracco, si affermò e stabilì nello stato romano il principio delle distribuzioni permanenti di grano agli indigenti della capitale.

Inizialmente le frumentationes non erano del tutto gratuite, bensì a prezzo calmierato popolare, accessibile alla plebe.


Questo beneficio aumentò immediatamente l'immigrazione plebea a Roma, specialmente quando dopo la guerra sociale del 91-88 la cittadinanza romana venne estesa a tutti gli italici.


A quel punto le frumentationes gravarono con costi enormi sull'erario, che potevano essere coperti solo grazie ai proventi dei forti tributi delle provincie.

Cesare rese le distribuzioni completamente gratuite, sicché non solo aumentò ulteriormente l'immigrazione, ma si diffuse anche l'abitudine di trasformare in liberti gli schiavi, in modo da scaricare sullo stato parte del loro mantenimento.


Poichè nel 46 aC su un milione di abitanti urbani i beneficiari delle distribuzioni erano 320.000, quasi un terzo della popolazione, Cesare collocò nelle colonie circa 70.000 plebei, ed escluse dalle frumentationes mensili coloro che avevano fissato a Roma una residenza fittizia, mentre in realtà vivevano altrove, riducendo complessivamente a metà i beneficiari.


Tuttavia pochi mesi dopo la sua morte i destinatari delle distribuzioni erano già risaliti a 250.000, e nel 5 aC furono nuovamente 320.000.


In realtà le distribuzioni non erano rivolte solo a poveri ed indigenti, poiché costituivano un eccellente strumento di politica clientelare: benefici in cambio di voti.
E il metodo proseguì, fintantochè lentamente la crisi dell'impero romano condusse alla decadenza e disgregazione.


Queste vicende di due millenni or sono dovrebbero ricordarci che le politiche clientelari sulle immigrazioni non sono certo una novità, bensì pratiche note e di vecchia data.


Quindi possiamo anche, dall'esperienza storica, prevederne le conseguenze, nelle forme della decadenza.

Vincenzo Zamboni


In memoria dell’omicidio degli innocenti Sacco e Vanzetti

USA. Il 23 di agosto 1927 fu perpetrato l’ignobile assassinio dei due anarchici italiani, iniquamente mandati a morire sulla sedia elettrica, nonostante fosse evidente la loro più totale estraneità alle accuse imputategli.
La vera motivazione della condanna a morte, era che il governo degli Stati Uniti voleva assecondare la sete di vendetta contro i delitti delle varie mafie italo-americane, che in quel momento attiravano l’odio razziale contro i nostri connazionali, i quali, comunque non venivano certo accolti in mezzo al mare né tantomeno alloggiati in alberghi a cinque stelle, ma il più delle volte vessati e sottopagati. Nessuno ricorda quasi mai, che l’unico a portare avanti passi ufficiali per salvare la vita ai nostri connazionali, fu solamente il capo del governo italiano, Benito Mussolini.
Ed ancora c’è qualcuno, in questa disgraziata ‘espressione geografica’, che pretende che noi si debba prendere lezioni di democrazia nonché di diritti umani, da coloro che hanno mandato ad una morte atroce due innocenti, non tanto perché anarchici, ma soprattutto perché erano ITALIANI, per distogliere l’attenzione dai delitti dei veri delinquenti (che prosperavano e crapulavano con i traffici legati agli alcolici durante il proibizionismo).
G. Bonconte Montefeltro – montefeltro@hotmail.it
Video  sull’enigma Sacco e Vanzetti:
https://www.youtube.com/watch?v=Rtap26G0yw4

Signoraggio comunale - Ogni Comune può emettere moneta propria (se il sindaco ha gli attributi....)


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“Al Comune spettano tutte le funzioni che riguardano la popolazione ed il territorio, in particolare è il Comune stesso che deve farsi carico delle esigenze nascenti in determinati settori specificamente delineati dal dettato normativo.“

A conferma di quanto sopra infatti, l’articolo 112 del T.U.E.L. enuncia che: “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.


Queste ampie funzioni che come abbiamo visto vengono in diversi modi attribuite all’ente comunale, comportano uno serie di problematiche:
a) in primo luogo sono frequenti le controversie circa la definizione dei confini dei ruoli tra i
livelli di governo in alcuni settori chiave quali, ad esempio, quello della tutela della salute,
governo del territorio e dell’ambiente nonché in tema di servizi sociali.
b) In secondo luogo risulta problematico delineare il rapporto tra le nuove competenze attribuite al Comune e le effettive risorse che al Comune stesso vengono messe a disposizione.


Tutto questo in attuazione dell’art. 119 Cost. il quale prevede per i Comuni (Province, Città Metropolitane e Regioni) autonomia finanziaria di entrata e di spesa, tributi ed entrate propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio nonché un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Prevede altresì il medesimo articolo che le risorse di cui sopra consentono al Comune di
finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.


Inoltre l’art. 7 del Decreto Legislativo 112/1998 prevede la “devoluzione alle regioni e agli enti locali di una quota delle risorse erariali tale da garantire la congrua copertura […] degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni e dei compiti conferiti nel rispetto dell’autonomia politica e di programmazione degli enti; in caso di delega regionale agli enti locali, la legge regionale attribuisce ai medesimi risorse finanziarie tali da garantire la congrua copertura degli oneri derivanti dall’esercizio delle funzioni delegate, nell’ambito
delle risorse a tale scopo effettivamente trasferite dallo Stato alle Regioni”.

Dal dettato dell’art. 54 T.U.E.L. emerge altresì che il Sindaco, sempre nella sua funzione di ufficiale di Governo: emana atti in materia di ordine e sicurezza pubblica, svolge funzioni in materia di polizia giudiziaria, vigila sulla sicurezza e l’ordine pubblico, adotta Ordinanze contingibili ed urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini. E’ necessario ricordare inoltre che il Sindaco opera come Ufficiale di Governo anche relativamente ad altre funzioni sulla base di norme di settore (ad es. in base alla Legge 833/78 in materia di sanità).


Proprio in merito alle funzioni svolte quale Ufficiale di Governo è utile svolgere qualche breve considerazione. 

Prima di tutto occorre chiarire che il Sindaco che esercita le funzioni di Ufficiale di Governo o di autorità sanitaria non è un organo del Comune, ma dello StatoTale principio viene chiaramente sostenuto dalla giurisprudenza, ultimamente si è pronunciata in proposito la Corte di cassazione.


In tema di poteri e funzioni del Sindaco la giurisprudenza ha avuto modo di pronunciarsi più volte; punto di notevole interesse è quello relativo al potere di ordinanza del Sindaco medesimo.


Circa tale aspetto, il Consiglio di Stato ribadisce che: “… i presupposti che si richiedono per l’adozione dei provvedimenti contingibili ed urgenti, da parte della massima Autorità comunale, sono – ai sensi dell’art. 38 comma 2, l. 142/1990 – da un lato, l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente (donde il carattere dell’urgenza); dall’altro, l’impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi offerti dalla legislazione (donde la contingibilità)”.


Proprio per i punti ed i passaggi messi in evidenza (con il grassetto), i Sindaci possono operare con provvedimenti (ordinanze) contingibili ed urgenti in materia di sanità e sicurezza dotandosi di strumenti straordinari rispetto a quelli previsti dalla legislazione. Lo strumento monetario”diverso” da quello previsto dalla legge (L’Euro) può essere sostituito con uno strumento monetario alternativo e straordinario rispetto a quello “forzoso” per prevenire problemi di salute pubblica “mentale” dovuti alla crisi monetaria ed alla angoscia sociale che sono le cause di problemi di sicurezza pubblica quali gesti estremi violenti che potrebbero coinvolgere la comunità (drastici suicidi, esplosioni, messe a fuoco, stragi...) ed evitare l’incremento del crimine dovuto alla affannosa ricerca di soldi.


Gianluca Monaco

N.B.:  Ovviamente bisogna avere dei Sindaci che abbiano attributi genitali e dignità

( il


L’esperimento  dei “petecchioni” del Circolo Vegetariano VV.TT.


Rammento che, verso il 1996 (o giù di lì), nella sede del Circolo Vegetariano VV.TT.  per lanciare un segnale facemmo una emissione simbolica di moneta alternativa “Petecchioni” che aveva valore legale per gli interscambi all’interno del Circolo. Ricordo che proposi all’allora sindaco di Calcata, Luigi Gasperini, di fare altrettanto per l’area comunale, questo perché nella Costituzione Italiana è tuttora consentita l’emissione comunale di cartamoneta. Purtroppo il sindaco non fu abbastanza lungimirante e scartò l’idea…


Qui occorre sapere che stampare carta moneta non può essere un monopolio. Proprio perché si tratta di una Cambiale (cioè una certificazione scritta di un debito) chiunque può farlo e nessuno lo può vietare.

Successivamente per spiegare bene al popolo cosa si celasse dietro alla truffa del signoraggio bancario, nel 2005, assieme al socio Giorgio Vitali, organizzammo nell’ex Lavatoio di Calcata un dibattito ad hoc, dopo quel primo incontro ne organizzammo vari altri, nella sede del Centro Visite del Parco del Treja di Calcata, a Faleria  ed anche al comune di Sant’Oreste, etc.  con numerosi esperti del settore.  (Vedete le risultanze qui:  http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=moneta+debito+e+signoraggio).


Alcuni di voi non sapranno che attualmente non è lo Stato a emettere la carta moneta ma sono delle banche private, sia pur denominate Banca d’Italia od attualmente BCE, che si sono appropriate del diritto di emettere carta moneta per conto dello Stato, il quale a sua volta ripaga questo debito con l’emissione di Buoni del Tesoro  che vengono posti in vendita dalle banche stesse guadagnandoci ulteriormente.   Perciò capirete che per risolvere il problema del debito pubblico e degli interessi pagati e restituire allo Stato la sua dignità ed autonomia finanziaria è assolutamente necessario che l’emissione cartacea del denaro ritorni allo Stato. Inoltre siccome attualmente non c’è più alcuna trasferibilità fra la moneta ed il suo equivalente in oro ciò significa che -di fatto- il denaro che circola è semplice carta colorata e che in qualsiasi momento il suo valore convenzionale può scomparire del tutto.

Ma l’argomento che vorremmo trattare è veramente complesso e richiede alcune spiegazioni ed analisi preliminari, perciò iniziamo il discorso con l’analisi di alcune condizioni che hanno portato la nostra Repubblica all’attuale stato di cose.
Il problema è vasto e va affrontato con lungimiranza e con spirito di “comprensione”.

Chi ha detto che i gestori dell’economia finanziaria devono comandare su tutti gli altri? NESSUNO! E’ un sopruso accettato passivamente da una popolazione [europea] senza alcuna dignità. Chi ha stabilito che la BCE deve essere privata? Nessuno. E’ un sopruso. Non solo: Qualora noi e noi soli, italiani, decidessimo di nazionalizzare la Banca d’Italia, potremmo farlo perché, per il principio liberista, nessuno ci può impedire di trasformare l’assetto interno di un Ente che è uno degli azionisti della BCE. Banca d’Italia, ancorché pubblica, cioè di proprietà del Popolo italiano, sarebbe una normale azionista della banca centrale Europea.

E’ forse Draghi a controllare la BCE? O i finanzieri internazionali organizzatori del famoso incontro umma aumma sul Britannia? Il benemerito presidente Cossiga, che stava al gioco ma non stava zitto, dichiarò che si trattava di un atto profondamente illegale. Infatti, non si  dovrebbe nominare governatore di Banca centrale un uomo di una banca privata (Goldman Sachs). Lo hanno potuto fare perché hanno abusato di un potere assoluto, cioè senza controllo.

A questo punto non siamo in condizione di poter predire come andranno le cose. Di certo il gioco è pesante. E costellato di omicidi: Alfred Herrausen e Detlev Rowedder, due funzionari economici tedeschi che si opponevano alla sistemazione in senso privatistico della BCE. NON manchi a questo elenco anche Wim Duisberg, ANNEGATO in una piscina. (Ex governatore della BCE). NOTA: la di lui moglie fu sottoposta a processo in Olanda per “antisemitismo”. – COGLIAMO L’OCCASIONE PER RICORDARE ANCHE DUE ITALIANI MORTI O SPARITI: SBANCOR E FEDERICO CAFFE’. In questo elenco non manchino anche: l’americano Jeffry Picower e, volendo, anche il figlio di Madoff, nonchè i due Kennedy. Senza dimenticare Paolo Ungari ed Haider, nonché Aldo Moro e …. Borsellino.

La realtà che stiamo vivendo è del tutto falsa.
Paolo D’Arpini

Consigli sintetici sul cosa fare in caso di attacco nucleare

Cosa fare prima di un attacco nucleare:
Fare scorta di cibo a lunga scadenza, procurarsi una o più lampade portatili a pile (con batterie di riserve) o a carica manuale. Può convenire preparare due kit, uno più grande, per il posto di lavoro, l’altro, portatile, da tenere in macchina in caso di evacuazione
Elaborare un piano di comportamento per la propria famiglia in caso di emergenza atomica. Al momento dell’attacco i membri della famiglia possono trovarsi in posti diversi, perciò occorre decidere in anticipo come comunicare e dove ritrovarsi
Informarsi sui rifugi antiradiazioni più vicini. Se non ce ne sono, fare un elenco dei luoghi che potenzialmente potrebbero servire a questo scopo: scantinati, oppure stanze senza finestre situate ai piani di mezzo degli edifici più alti.
Come comportarsi durante un attacco nucleare:
Siate psicologicamente preparati a dover rimanere al riparo per almeno un giorno o comunque fino a quando le autorità non vi daranno il via libera ad uscire
Non appena le autorità hanno provveduto a diramare l’avviso di un imminente attacco, occorre trovare quanto più rapidamente possibile riparo in un edificio chiuso, meglio se in mattoni o cemento armato
Ascoltare le informazioni ufficiali online, alla radio o in tv e seguire le istruzioni diramate dagli organi di soccorso
Se trovate sul vostro cammino uno scantinato o un locale chiuso e riparato entrateci subito
I due luoghi migliori dove trovarsi al momento di un attacco sono o sottoterra o al centro di un edificio alto.
E’ essenziale che tra voi e le sorgenti di radiazioni vi sia quanto più possibile un “guscio” di cemento, mattoni o terreno
Come reagire se siete all’aperto al momento dell’esplosione di una bomba atomica?
Non guardate in nessun caso l’esplosione. Il bagliore potrebbe accecarvi
Riparatevi dietro qualunque oggetto che in quale modo possa proteggervi dall’onda d’urto
Buttatevi a terra e copritevi la testa. L’onda d’urto potrebbe investirvi in 30 secondi dall’esplosione
Anche se vi trovate a molti km di distanza dall’epicentro dell’esplosione nucleare mettetevi al riparo il più presto possibile. Il vento può trasportare le particelle radioattive fino a centinaia di kilometri di distanza
Se al momento dell’esplosione, o subito dopo, siete in strada cercate di proteggere il vostro corpo dal materiale radioattivo
Toglietevi i vestiti, per evitare di veicolare le particelle radioattive. Soltanto togliendosi la giacca, ci si può liberare di quasi il 90% delle particelle radioattive
Se ne avete la possibilità sigillate in un sacco di plastica i vestiti radioattivi e marchiatelo
Non grattatevi e non strofinate la pelle contro niente
Fatevi una doccia, lavate i capelli con lo shampoo ma non usate balsamo
Radiazioni. Come difendersi?
La quantità di precipitazioni radioattive dipende in misura diretta dalla potenza della bomba e da quanto vicino alla superficie della terra è esplosa
Prima di uscire dai rifugi occorre aspettare le comunicazioni delle autorità per sapere dov’è possibile andare e quali luoghi è meglio evitare
Non dimenticarsi che le radiazioni sono invisibili. Non si vedono, non si annusano e non si riconoscono con nessuno dei cinque sensi.
………………………..

Inno al Sole di Akhenaton


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Magnifico risplendi tu
Sull’orizzonte del cielo, Tu sole vivente
Che determini la vita!
Tu sorgi dall’orizzonte d’oriente
E colmi ogni terra della tua bellezza.
Magnifico, grande e raggiante,
alto sopra tutti i paesi della terra.
I tuoi raggi abbracciano le nazioni
Fino al termine di tutto quello che hai creato.
Tu sei Ra quando raggiungi i loro confini
E li inclini per il tuo figlio amato.
Sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra;
sei nel suo volto, ma la tua via è inesplorabile.
Quando riposi oltre l’orizzonte occidentale,
il mondo è immerso nelle tenebre,
a somiglianza della morte.
I dormienti sono nelle stanze
Con il capo velato e nessun occhio scorge l’altro.
Tutti gli averi che tengono sotto la testa vengono loro rubati -
Non se ne accorgono.
Ogni animale da preda è uscito dal proprio covile
E tutti i serpenti mordono.
L’oscurità è una tomba,
la terra giace attonita,
poiché il suo creatore è tramontato all’orizzonte.
Al mattino però eccoti di nuovo al di sopra dell’oriente
E brilli come sole nel dì;
scacci le tenebre e scocchi i tuoi raggi.
Le Due Terre sono ogni giorno in festa,
gli uomini sono desti
e si levano in piedi, poiché tu li hai fatti alzare.
Il loro corpo è pulito e hanno indossato abiti,
le loro braccia si levano in preghiera al tuo sorgere
la terra intiera compie la sua opera.
Tutto il bestiame si pasce del proprio foraggio,
alberi ed erbe verdeggiano.
Gli uccelli hanno lasciato i nidi,
i loro voli lodano il tuo Ka.
Tutti gli animali selvatici stanno all’erta,
tutto ciò che si agita e ondeggia nell’aria vive,
poiché sei sorto per loro.
Le grandi barche risalgono la corrente
E poi la ridiscendono,
ogni viaggio è aperto dal tuo sorgere.
I pesci nell’acqua saltano dinnanzi al tuo apparire,
i tuoi raggi penetrano nel fondo del mare.
Tu che fai germinare il seme nelle donne,
Tu che procuri “il liquido” agli uomini
Tu che mantieni in vita il figlio nel corpo di sua madre
E lo acquieti così che le sue lacrime si asciughino -
Tu, balia nel corpo della madre! -
Tu che doni il respiro
Perché tutte le creature possano vivere.
Quando il bimbo esce dal corpo delle madre
E respira nel giorno della nascita,
gli apri la bocca completamente
e ti preoccupi di quel che a lui serve.
Al pulcino nell’uovo,
Che già si fa sentire nel guscio - Tu concedi l’aria e lo fai vivere.
Hai stabilito per lui il momento
Quando è tempo di rompere il guscio;
ed esce allora dall’uovo
per rispondere al termine fissato,
cammina già sui suoi piedi, quando esce dall’uovo.
Quanto sono numerose le tue opere
Che si nascondono allo sguardo,
tu unico dio, del quale non esistono eguali!
Hai creato la terra secondo il tuo desiderio, da solo,
con uomini bestiame e ogni animale,
con tutto quello che sta sulla terra,
con tutto quello che si muove sui piedi
con tutto quello che sta in alto e si muove con le ali.
I paesi stranieri di Siria e Nubia,
e con essi la terra d’Egitto -
hai collocato al posto dove si trovano e ti preoccupi dei loro bisogni,
tutti hanno nutrimento e il termine della loro esistenza è stabilito.
Le lingue sono diverse nei discorsi
E così pure i lineamenti;
il colore della pelle è differente, poiché tu distingui i popoli.
Nel mondo sotterraneo crei il Nilo
E lo porti poi in superficie a tuo piacimento,
per mantenere in vita gli uomini che tu hai creato.
Sei il signore di tutti che per tutti si affatica,
tu padrone di ogni terra che per te si schiude,
tu sole del giorno, potente nell’alto!
Tu mantieni in vita anche le terre più lontane,
hai posto un Nilo anche nel cielo
perché possa giungere a loro
e infrangere onde sui monti, come il mare
e rendere umidi i loro campi con ciò di cui hanno bisogno.
Quando sorgi essi si risvegliano e rivivono per te.
Crei le stagioni perché le tue creature si possano sviluppare -
L’inverno, per dar loro frescura,
il caldo dell’estate perché godano della tua presenza.
Hai posto lontano il cielo per salire fino a lui
E osservare tutto quello che hai creato.
Sei unico quando sorgi,
in tutte le tue forme di apparizione come Aton vivente,
che brilla e risplende,
lontano e vicino;
tu crei milioni di esseri da te solo - Città, villaggi, e campi coltivati,
ruscelli e fiumi.
Tutti gli occhi si vedono di fronte a te,
quando ti levi sulla terra come sole del giorno.
Quando tramonti, il tuo occhio non è più qui,
quello che tu hai creato per loro,
così non vedi te stesso come unico, ciò che hai creato - anche allora resti nel mio cuore
e non c’è nessuno che ti conosce
al di fuori di tuo figlio Neferkheprure Uanre
al quale hai fatto conoscere il tuo essere e la tua forza.
Il mondo sorge al tuo cenno, come tu lo hai creato.
Quando ascendi nel cielo essi vivono,
quando tramonti, essi muoiono;
sei il tempo stesso della vita, tutti vivono per te.
Gli occhi posano sulla bellezza fino a quando non scompari,
ogni opera viene tralasciata quando declini ad occidente.
Colui che si leva rafforza ogni braccio per il re
E ogni piede si affretta.
Da quando hai creato il mondo, lo fai sorgere
Per tuo figlio che è nato dal tuo corpo,
il re del duplice Egitto, Neferkheprure Uanre,
Figlio di Ra, che trae vita da Maat,
il signore del diadema, Akhenaton, grande nella sua esistenza,
e la grande sua sposa e regina, che egli ama,
la signora di entrambi i paesi, Nefertiti,
che è piena di vita e giovane
per tutta l’eternità.

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* Testo tratto da: “AKHENATON - La religione della luce nell’Antico Egitto” di Erik Hornung pubblicato da Salerno Editrice 

Guardarsi allo specchio non basta (per conoscere se stessi)


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Secondo un filone di pensiero buddista o taoista esiste solo una massa psichica che contiene tutte le tendenze mentali vissute o vivibili durante l’esistenza da tutti gli esseri senzienti. La scintilla singola si definisce incarnazione. Alla morte della persona l’energia individuale si fonde con l’universale. Ma le tendenze innate incompiute si aggregano in un grumo (programma) che attira la coscienza verso nuove incarnazioni. 

Insomma non è la stessa anima che si reincarna… ma le pulsioni psichiche che cercano nuove soluzioni evolutive. Il problema è che durante la vita l’anima, intendendo la coscienza individuale, si identifica con il corpo mente e di conseguenza ritiene che il processo evolutivo vissuto le appartenga, al contrario tale processo di apparizione nel manifesto è del tutto automatico (causa effetto). 

I cosiddetti “altri” sono solo sembianze di noi stessi riflesse nel nostro specchio mentale. In ogni caso tali “elucubrazioni” non hanno valore dal punto di vista della consapevolezza non duale assoluta, ma disquisendo nell’ambito relativo possono aiutarci a distaccare la nostra coscienza dal processo del divenire… 

Il sé individuale (anima) è il riflesso nella mente di quella consapevolezza. E qui si chiede cosa è la mente o anima individuale? E’ quel potere di riflessione che consente al Sé di manifestarsi nelle infinite forme (Tempo spazio energia). Siccome il riflesso delle immagini manifestate ha come substrato il Sé (l'assoluta consapevolezza), si può dire che il mondo è irreale se visto come separato dal Sé, ma diviene reale se visto come il Sé. 

Come un qualsiasi personaggio del sogno al momento del risveglio smette di esistere in quanto “individuo del sogno” e si risveglia come il soggetto sognatore.


Paolo D'Arpini

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Commento di Felix D'Arpini: "Nulla può essere osservato per ciò che è,  tanto meno fermato in una descrizione. Osservarsi allo specchio e credere di essere qualcosa piuttosto che qualcos'altro è già di per sé identificazione. Fuori e dentro sono illusioni di chi si vede allo specchio."