Dal Treja a Treia... l'inizio di una storia!

 


Oggi è il 13 giugno del 2026 e ci avviciniamo al mio 82° compleanno, infatti io nacqui il 23 giugno 1944, e quando si sente avvicinarsi "l'estrema nemica", che in realtà io chiamo la più compassionevole amica, viene voglia di fare un riepilogo della propria vita. Magari non di tutto tutto ma almeno degli ultimi anni. Così mi sono messo a scrivere su quegli aspetti della mia esistenza che hanno particolarmente influito  sulla mia crescita. Parto dal 1973 l'anno in cui incontrai il mio guru Muktananda  e di lì a poco mi insediai nell'isola del Treja, Calcata, il logo magico della Tuscia dove trascorsi intensamente  33 anni della mia vita. Ma l'intensità non ha valore se non subentra una comprensione, una sintesi su quanto vissuto. Questa sintesi iniziò nel 2010 l'anno in cui raggiunsi Treia, quello che ritengo un ultimo approdo. Così mi sono messo a raccontare, attraverso un libro, che sto redigendo in questi giorni,  la mia storia dal Treja a Treia. Spero di riuscire a completare l'opera in tempo utile, entro quest'anno. Qui di seguito riporto un capitoletto che ho finito di scrivere oggi. 

"Un samurai tenta di fare della propria esistenza un'opera d'arte. Ecco perché l'inizio e la fine sono momenti cruciali, come in un racconto" (Yamamoto Tsunetomo)



Come venni a conoscenza di Treia

Calcata è conosciuta come un rifugio di artisti, infatti a parlarmene per primo fu un giovane artista, Moreno Fiorenzato, originario di Bolzano, il quale aveva affittato una casetta nel centro storico di Calcata, un borgo semi abbandonato, per farne un suo laboratorio creativo. Ma gli artisti si sa finché non raggiungono il successo debbono sbarcare il lunario alla benemeglio, quindi lavorava come aiuto cuoco al Centro Macrobiotico di Roma. Siccome anch'io frequentavo quel centro facemmo amicizia. 

A quel tempo, era il 1974 circa, ero da poco tornato dall'India e vivevo a Roma in una abitazione appartenuta ad un mio zio materno defunto, si chiamava Giordano, e lì avevo fondato un centro di meditazione chiamato "Sri Gurudev Mandir", anche l'amico Moreno era un cercatore e mi chiese di essere ospitato per facilitargli l'andirivieni sul lavoro, visto che quel paesino, Calcata, era distante una cinquantina di chilometri dalla città e non era comodo per l'andirivieni al lavoro. Dopo qualche tempo mi disse che era inutile per lui continuare a pagare un affitto a Calcata, considerando che ormai si era sistemato a Roma, ma io ero curioso di vedere quel paesino arroccato sul tufo,  di cui mi aveva parlato non solo lui ma anche un altro cercatore, Mario Dumini, raccomandandomi di andare a vederlo. Così decisi di andare a visitare questa Calcata e quando mi trovai lì ebbi la profonda ispirazione che quello era il posto adatto per me.

 Riconobbi Calcata come la mia casa. Quindi rilevai la casetta dove Moreno aveva il suo laboratorio, che si trovava in Via di Porta Segreta, sopra un antico camminamento che conduceva direttamente al fiume Treja, e pian piano mi ci stabilii, lasciando Roma. Tutto avvenne tra il 1975 ed il 1976. Di lì a poco anche altri cercatori raggiunsero l'atmosfera magica di Calcata, vecchi amici e parenti e persone che erano nell'onda, cercatori spirituali, persone che volevano ritrovare se stessi nella natura, artisti, ecc. 

Tra loro ci fu Giancarlo Croce, che mi disse di essere originario di Treia in provincia di Macerata. Ma prima ancora di conoscerlo personalmente a Calcata conobbi una sua opera, che avevo apprezzato, un grande murale evocativo, quasi zen, che si trova nei pressi di Porta Portese. In effetti ci fu un tempo  in cui andavo spesso al mercato dell'usato più famoso di Roma, c'erano sempre cose interessanti e misteriose da scoprire. Poi avvenne che ci trovammo a Calcata come compaesani, Giancarlo e sua moglie Odette, anche loro furono tra i primi riabitanti del borgo. Per un periodo siamo anche stati vicini, sia quando io abitavo a Via di Porta Segreta, nei pressi del suo studio, sia nella Valle del Treja dove eravamo confinanti di vari terreni. Quando lui mi parlò di Treia rimasi meravigliato nello scoprire che esisteva un luogo con quel nome anche nelle Marche, un altro toponimo dedicato alla Dea Trea, un borgo antico che conserva il suo nome, Treia, appunto. Giancarlo Croce, quindi, fu il primo a parlarmi della Treia marchigiana e parecchi anni dopo conobbi un'altra persona originaria di questo borgo, ed è la mia attuale compagna Caterina Regazzi, la quale nel 2010 dalla valle del Treja mi condusse a Treia, per dimostrarmi la sua esistenza ed io qui rimasi, affascinato dal luogo, com'era successo tanti anni prima per Calcata... Una sorta di riconoscimento karmico.

Paolo D'Arpini - Spirito Laico


Paolo e Caterina nell'orto di Treia

"...la verità intrinseca non può essere trasmessa, può essere solo riconosciuta quando appare evidente per diretta esperienza. L'unico modo per -in qualche modo- lasciarla trapelare è viverla come un fatto senza cercare di dimostrare. Né più né meno come non cerchiamo di dimostrare di essere umani, lo siamo e basta ed ognuno che sa riconoscere in se stesso questo "fatto" non ha bisogno di spiegazioni sul cosa significhi umanità. Ognuno di noi conosce quella verità... poiché lo siamo, e se lo neghiamo lo facciamo solo tramite la stessa verità che neghiamo di essere. Noi siamo coscienza, senza ombra di dubbio, null'altro c'è da conoscere..." (Saul Arpino) 

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