Tantrismo... se il sesso aiuta la causa (spirituale)!



Nei testi che trattano di tantrismo abbiamo spesso letto che individui speciali, dotati di un’autentica potenzialità spirituale, riuscivano sovente a convertire altri esseri umani (ovviamente di sesso opposto) proprio grazie ad un’abile utilizzo delle loro potenti capacità sessuali. Queste persone speciali (grandi yogi, o mahasiddha) erano in grado di ottenere risultati davvero strabilianti, tramite le pratiche tantriche di cui erano perfettamente padroni, risultando così vincenti nel rapporto sessuale e affettivo, tanto che i loro partner (spesso al femminile, ma talvolta anche al maschile) arrivavano così ad una sorta di venerazione che poi, una volta che essi stessi raggiungevano la vera comprensione del Dharma, sublimavano in una comune Coscienza unica. 

Alcune di queste storie  sono spesso state davvero promozionali per l’illuminazione delle persone che ebbero tali esperienze (in quanto un individuo realizzato ha sempre principalmente a cuore la redenzione e la salvezza degli altri esseri, portandoli poi alla conoscenza del Dharma) si può perciò capire quanto mai utili possano esser state quelle esperienze (e quindi, anche quelle di tipo sessuale).

Poiché, di solito, il sesso è già di per sé una forte attrattiva e una potente calamita che spinge le persone fuori di sé per farle aggrappare fisicamente e mentalmente ad un altro individuo di sesso opposto (o almeno, questo è ciò che avviene in natura nella maggior parte dei casi), il cosiddetto sesso sacro è usato dalle persone illuminate per far dirigere le persone ‘normali’ verso la spiritualità. Questi esseri illuminati, proprio per attirare gli esseri ‘ordinari’ verso il Dharma, diventavano delle ‘esche’, al fine di poter essere afferrate dalle menti delle persone ottenebrate ed abituate a trattare con i consueti fenomeni ‘normali’ del mondo ordinario (samsara). Quindi, proprio come veri bodhisattva, essi scendevano nei meandri della vita di tutti i giorni e utilizzavano la loro abilità nelle arti amatorie per far innamorare i rispettivi partner occasionali.

    I mahasiddha indiani e tibetani (e probabilmente anche cinesi) usavano tutta lo loro potente virilità per riuscire a far innamorare particolari donne che poi, quando erano ben emancipate, diventavano a loro volta delle ‘realizzate’ che poi andavano a caccia di determinati uomini, per ripetere tutta la faccenda… (0vviamente, in tutto ciò giocava anche e soprattutto il ruolo del karma, dato che solo persone con elevati meriti virtuosi potevano essere avvicinate dai bodhisattva, per la loro redenzione). Così, tutte quelle persone che venivano attratte dall’amo del bodhisattva, normalmente, diventavano a loro volta individui speciali dotati di forte capacità intuitiva per comprendere il Dharma e proseguire così l’apostolato.

   Bisogna dire, comunque, che questa sorta di iniziazione tramite l’approccio sessuale, o almeno tramite il rapporto affettivo, non fu soltanto una prerogativa dell’Induismo e del Buddismo. Vi sono innumerevoli esempi, più o meno approfonditi o rivelati in modo parziale, anche in altre religioni. Già nell’antico Cristianesimo possiamo leggere che Licia, una giovane fanciulla che era al seguito dei discepoli e dei seguaci di Gesù Cristo, fece innamorare di sé un giovane centurione, al fine di convertirlo alla ‘fede’, e grazie alle sue ‘grazie’, a quanto sembra vi riuscì… 


E nell’Islam, ai devoti musulmani che applicano bene la religione e le regole del Corano, viene promesso che dopo la loro morte essi potranno arrivare in un celestiale paradiso, delizioso e pieno di felicità, abitato da disponibilissime e bellissime vergini chiamate ‘uri’, che sanno bene come ricompensare i baldi giovani che hanno meritato quel paradiso… Vi sono comunque tanti esempi, per cui non serve che io ne faccia un elenco. Basta saper sfogliare i testi sacri e si scoprirà che la sessualità, se usata a fin di bene, è una magnifica ‘leva’ per poter aprire la porta del cuore, e quindi per approdare alle sponde del Nirvana.

   D’altronde, nel Buddismo, il sesso non è mai esplicitamente vietato. Al contrario, noi troviamo che viene solo raccomandato di ‘non fare sesso scorretto’, il che significa che vi sono circostanze, periodi e persone in cui e con le quali il sesso NON si deve fare. Ed è facile capire quali siano le persone, le circostanze e i periodi in cui bisogna astenersi dal fare sesso. Sono tutte quelle volte in cui il sesso produce dolore e sofferenza. Cioè, quando si fa soffrire qualche persona a causa del voler ricercare il nostro personale piacere e quindi, ogni volta che si provoca un dolore nella mente di un’altra persona. Facilmente si capisce, perciò, quali siano le occasioni e le persone con le quali bisogna astenersi dal fare sesso. In tutte le altre occasioni, quando la natura e l’altra persona (il partner, o coloro da cui essa dipende) sono permissive e consenzienti fino in fondo, allora possiamo utilizzare il sesso per provare, e far provare gioia e felicità.

  Oggigiorno, sembra che le cose che riguardano la sessualità non siano più così facili, e forse nemmeno così utili e vantaggiose. La morale sociale e religiosa più imperante è che il sesso può essere fatto solo dopo il matrimonio ed a scopo procreativo. Qualche eccezione la legge la consente a persone adulte consenzienti che abbiano comunque la decenza di farlo in luoghi privati ed appartati. Ma, quanto agli effetti ‘emozionali’ e psi-cologici che i rapporti sessuali hanno sulla sfera sociale, la cosa viene lasciata al caso o solo alla maturità individuale delle singole persone. Benchè vi sia un numero crescente di ‘sessuologi’ che blaterano intorno alla sessualità, nelle istituzioni pubbliche e sociali il sesso è e resta sempre un ‘tabù’, anche a causa di una continua ‘degenerazione’ delle coscienze che, ai giorni nostri, sono davvero ridotte allo stato pre-animale.

  Forse, ed è appunto questa la conclusione del mio discorso, oggigiorno nemmeno la religione e la spiritualità possono più redimere il sesso e farlo tornare alla sua funzione di sacralità. Se, continuamente, nella Chiesa Cattolica moltissimi sacerdoti e alti prelati sono accusati, e spesso anche condannati, per i loro immorali atti sessuali perpetrati nei confronti di ingenui giovani e donne che frequentano oratori e sacrestie, ciò sta a significare che la funzione di sesso sacro si è profondamente ‘trasformata’. Mancando un vero spirito di redenzione e salvezza dell’anima nei riguardi dei nostri simili, oscurati dalla loro ignoranza di ‘come le cose veramente sono’, quei religiosi di qualunque tipo che oggi sono così invischiati nelle passioni del sesso, purtroppo cadono nella egoistica trappola del mero sfogo personale. Ecco quindi perché, alla fine, essi vengono travolti totalmente, restando imprigionati alle passioni solo per il loro piacere personale, e non certo per un atto di compassione e tenerezza verso gli ingenui succubi delle loro turpi manifestazioni.

   Purtroppo, questo mistero del ‘sesso-sacro’ rimane oscuro ed ignoto ai profani, dato che esso si svela e viene totalmente compreso solo dopo l’illuminazione. Infatti, è solo quando si è compreso che ‘siamo tutti un’unica realtà, che è possibile sentirsi e ‘inter-relarsi’ come se fossimo tutti ‘un solo corpo’. A quel punto, così come ognuno sa bene come far emergere il piacere dal proprio corpo, manipolandolo senza alcun bisogno di creare disturbi in altre persone, a quel punto, si sarà in grado di far sorgere il piacere in altre persone, pensandole e trattandole come se fossero il nostro stesso corpo. Però questo è il segno e la caratteristica di chi ha superato il limite egoistico della persona comune, ed è in grado di usare il sesso allo steso modo di ogni altra capacità umana, se e quando è usata allo scopo altruistico per aiutare e non nuocere agli altri 

   Questo significa che, al giorno d’oggi, in cui il sesso è spesso considerato quasi come una violenza fatta su qualche altra persona, di solito ignorante in materia ed educata soltanto a non essere usata come sfogo degli altrui istinti animaleschi, è molto meglio applicare la ‘via della rinuncia’. Alla luce di questo, i bodhisattva contemporanei hanno dovuto riadattarsi e riprogrammarsi. Oggi non è più possibile (se non in particolari e rare circostanze) gettare l’esca della sessualità tantrica per far abboccare le coscienze. Oggi è necessario saper utilizzare meglio gli altri ‘mezzi-abili’, che sono la dialettica, la metafisica, una buona capacità di convinzione, il carisma (quando c’è) e una grande compassione mentale che sia in grado di espandere il suo amore per gli esseri, perché non vuole più vederli soffrire e vuole portare le loro menti sulla via della saggezza consapevole e dell’illuminazione.


Alberto Mengoni

Karma e libero arbitrio in chiave buddista



Molti chiarimenti in materia di ‘karma’ e ‘libero-arbitrio’ si trovano negli scritti Buddisti (Sutra). Da essi par di capire che un vero e proprio ‘atto-libero’, in realtà, non sia che un’utopica illusione (come, del resto, lo sono tutti i fenomeni e le manifestazioni di questo mondo e di questa forma di esistenza). Ovviamente, parlando in termini di realtà ultima, o assoluta. Perché, in termini di realtà relativa, o mondana, allora purtroppo tutti i fenomeni e le manifestazioni appaiono davvero ‘reali’ alla nostra mente ingannata, con tutte le conseguenze del caso, che sono appunto: il ‘karma’.

Quindi, in un certo senso, si può dire che, anche se così non sembra, questo ‘karma’ è proprio il nostro ‘agire’ volontario, o pseudo-libero. Significa perciò che proprio il nostro “volere” (o non volere) questa o quella cosa, è ciò che mette in moto una causa con il relativo e obbligatorio ‘effetto’ che, in questa ‘realtà’ duale e fatta di ‘opposti’, genera una forza-energia di tipo contrastante, che si risolve nel farci sperimentare, prima o poi, una sorta di ‘ricompensa, o punizione, per aver desiderato, o voluto, una certa cosa che ha direzionato la nostra mente verso il ‘bene’ o verso il ‘male’. E’ un po’ la teoria, ben spiegata nei Sutra, del seme e del suo germoglio… Così come un chicco di riso non potrà mai produrre una spiga di grano (e viceversa), così pure una volontà, o azione negativa, non potrà mai produrre effetti ‘positivi’ (e viceversa)…

Ecco dunque spiegato in breve la dinamica del ‘karma’ e dell’apparente idea di ‘libero-arbitrio’. Si può, quindi, eseguire qualunque azione a nostro piacimento, in questo mondo, ma sarebbe bene che noi si sia istruiti ed informati sul fatto che, in seguito, ogni effetto derivante da quella nostra azione, torna come un ‘boomerang’ a scatenarsi su noi stessi. Che lo si capisca o no, questa è una ‘legge’ universale e quindi non può prescindere dal fatto che noi la si conosca o meno. 

Tant’è vero che tutti i Sutra ammoniscono che le nostre ripetute rinascite non sono altro che il frutto o il prodotto, cioè l’esecuzione forzata, dei nostri desideri, o paure, messi in moto da quel ‘karma’, e che non si sono ancora potuti realizzare, o non sono ancora intervenuti a punirci.

Aliberth


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Mio commentino: “...di tutte le teorie su causa effetto o sincronicità prediligo il pensiero taoista (contenuto anche nell'I Ching) per cui ognuno di noi incarna un ente idoneo ad esprimere un certo tipo di energia che va a combinarsi con tutte le energie degli altri enti (non solo umani ovviamente). Il senso dell'io che si appropria dell'azione compiuta è semplicemente una proiezione mentale, come il senso di identificazione con le qualità espresse. In verità la mente individuale funziona come una griglia psichica che consente il passaggio di pulsioni energetiche corrispondenti alle qualità spazio temporale che contribuiscono al funzionamento della eterna mutazione. Dal che se ne deduce che non può esserci premio o castigo individuale né responsabilità o merito per l'ente. Ciò non toglie che la chiarezza di visione del "meccanismo" consente l'uscita di scena dell'ente illuminato, o come dicono i taoisti "il ritorno alla matrice". Ma tale "assorbimento" è anch'esso una componente del funzionamento globale. Anche in questo caso la funzione del "risvegliato" è semplicemente quella di indicare la "via di uscita" a chi staziona nei pressi...” (Paolo D'Arpini)

La questione del "Dio" nel buddhismo




         Da più di un secolo, i molti Occidentali a cui è stato insegnato il Buddismo, hanno acriticamente accettato che assolutamente e categoricamente non c'è alcun Dio, nessun Divino nel Buddhismo. Ma è abbastanza vero, questo? Non è forse il momento di riguardare ciò che in realtà questa grande religione sostiene in relazione all'idea di una possibile Divinità? In primo luogo, occorre che noi si definisca "Dio". Un concetto chiave è quello dell'assoluta Realtà eterna. La "Cambridge Encyclopedia" (CUP, 1997 p. 460) dice: "Dio è concepito come 'essere esso stesso'… assoluto, infinito, eterno, immutabile, incomprensibile… totalmente saggio (onnisciente), sempre presente in ogni dove (onnipresente), e totalmente buono (onni-benevolente)". C'è un qualcosa che si avvicina a questo nel Buddismo? Sì! Guardiamo qualche piccolo dato della grande quantità di evidenze.

     Nei suoi primi insegnamenti, il Buddha parlò del reame di Nirvana (eterna pace e felicità) che è "non-nata, non-originata, non-creata" (Udana). Questo significa che il Nirvana non giunse in essere per una qualche causa: esso era là da sempre.     In seguito, nei suoi insegnamenti del Mahayana, il Buddha parla del Buddha come il "Re Santo" di questo reame misterioso di Nirvana. Nel Nirvana Sutra, afferma: "La dimora dell’insuperato Signore del Dharma, il Re Santo, è concordemente chiamata 'Grande Nirvana'." (Mahayana Mahaparinirvana Sutra, tradotta da K. Yamamoto, redatto da T. Page, Nirvana Publications, 2000, Vol. 7, p. 28). Il "Dharma" è il sostenere la cosmica Verità Ultima, ed il Buddha è l'incarnazione di questa Verità – il volto personalizzato dell'impersonale Assoluto.  

     Inoltre, si dice che il Buddha sia presente dappertutto. Di nuovo, nel Nirvana Sutra, il Buddha dichiara di sé: "… il Tathagata [cioè, il Buddha] pervade tutti i luoghi, proprio come lo spazio. La natura dello spazio non può essere vista; così similmente, il Tathagata non può realmente essere visto, eppure fa sì che tutti possano vederlo attraverso la sua sovranità. Tale sovranità è chiamata 'il Grande Sé'. Quel Grande Sé è chiamato 'il Grande Nirvana'. " (ibid, p. 30). Così si afferma che Egli è "onnipresente", invisibile, però in grado di manifestarsi attraverso la sua grande "sovranità". Un ‘Sé’ sovrano, onnipresente, invisibile, increato, cioè il Dio Signore – non vi è familiare, tutto ciò? Non ha un qualche sentore della forma della Divinità?

     Andiamo avanti. Il Buddha, nelle Istruzioni sul sutra ‘Non c’è Diminuzione e Nè Aumento’, rivela come la sua intima ed onnipresente natura - chiamata "Dharma-dhatu" (reame della Verità) - costituisce il Rifugio Eterno per tutte le creature ed il vero cuore di tutti gli esseri. Egli dice: “La Base di questo eterno, immobile, puro ed immutabile Rifugio, che è libero dal sorgere e dal cessare, l’inconcepibile puro Dharmadhatu, io lo chiamo 'puro-essere' [sat-tva]." Notiamo che questa "terra-di-base" dell'essere, del Buddha è "inconcepibile" o "incomprensibile" – che sono un'altra qualità associat con il Divino.

      Ma c'è di più. Nel Lankavatara Sutra, il Buddha dice di come Egli è adorato sotto diversi nomi, come Verità (satyata), Nirvana, e "Dio" ("Isvara"), eppure non è compreso da coloro che lo adorano in queste varie modalità. Loro non riescono a vedere che l’uno-e-stesso increato, imperituro essere, è qui chiamato sotto una gran quantità di nomi. Alcuni pensano perfino che egli sia una non-entità, un non-esistente! I commenti di Buddha: "Essi mi prestano rispetto e mi donano offerte, ma non capiscono bene il significato delle parole, non distinguono le idee, e né il vero dal falso; attaccandosi alle parole degli insegnamenti, essi erroneamente discriminano che il Non-nato e l’Imperituro significhino la non-esistenza. Così loro non sono capaci di comprendere che il Tathagata [cioè, il Buddha] può essere conosciuto in molti diversi nomi e titoli". (‘Studies in the Lankavatara Sutra’, del Dott. D. T. Suzuki, Motilal, 1999 p. 354).

 Forse è questo il motivo percui molte persone hanno frainteso un'importante area del Buddismo: dato che il Buddha parla di qualcosa che era Increato o Non-nato, molti hanno presunto erroneamente che ciò doveva significare che non c'è nulla del tutto, - poiché nulla è mai venuto ad esistere. Ma questo è mancare il punto centrale – e cioè, che la Realtà era, è, e non può mai essere creata: perciò essa È!

Infine, se il lettore ha ancora dubbi riguardo al Dio concepito nel Buddismo, provi ad ascoltare le parole del Buddha Primordiale, il cui nome è Samantabhadra – che guarda caso significa "Tutto-Buono", una delle definizioni di Dio, il quale nel sutra "All Creating King (Il Re che Tutto-crea)", rivela in termini maestosi e che ispirano il più alto timore riverenziale - che tutti gli esseri e i fenomeni sgorgano in nessun altro luogo che da essa - la cosmica Mente Risvegliata: "Io sono il centro di tutto ciò che esiste. Io sono il seme di tutti quelli che esistono. Io sono la causa di tutti gli esseri che esistono. Io sono il tronco di tutto ciò che esiste. Io sono la base di ogni esistenza. Io sono la radice stessa dell’esistenza. Io sono 'il centro',perché contengo tutti i fenomeni. Io sono 'il seme' perché genero tutto. Io sono 'la causa' perché tutti vengono fuori da me. Io sono 'il tronco'perché le ramificazioni di ogni evento germogliano da me. Io sono 'la base' perché tutti dimorano in me. Io sono chiamato 'la radice' perché io sono Tutte-le Cose". (Chogyal Namkhai Norbu, "La Suprema Fonte", trad. di Adriano Clemente, Snow Lion Publications, 1999 p. 157). Questo Buddha è sicuramente come Dio - la fonte, sostenitore ed essenza di Tutte le Cose e Tutti gli Esseri. Perciò, non è forse giunto il momento di smettere di chiamare "ateo" il Buddhismo? 

Tony Page  


(Fonte: http://www.nirvanasutra.org.uk/index.htm)

 (Traduzione di Aliberth)

Zingari - Credenze fantastiche su un popolo nomade...



«Si fermarono qui per due giorni individui non molto morigerati, ma quasi animali bruti e furenti». Così il frate domenicano Girolamo da Forlì descriveva l’arrivo nella città romagnola di un gruppo di zingari nell’agosto del 1422. Si tratta di una delle prime testimonianze scritte sull’arrivo in Europa di questa misteriosa popolazione.

Per gli uomini medievali la comparsa degli zingari fu un arcano insondabile e fin dall’inizio gli intellettuali del tempo associarono queste strane genti all’assassino biblico Caino, nonché a fenomeni di magia nera e di satanismo. La leggenda popolare narrava anche che gli zingari avessero fabbricato i chiodi per la croce di Cristo!

Gli storici imbevuti della superstizione del documento scritto si sono scervellati per cercare di individuare origini e vicende degli zingari, uno dei temi più affascinanti della storia mondiale. La tesi più verosimile elaborata dalla storiografia scientifica è che gli zingari siano originari dell’India e che siano un gruppo umano formato da individui esclusi dal sistema delle caste.

Tuttavia le indicazioni della cultura esoterica possono farci intuire molto di più sullo statuto esistenziale di questa singolare popolazione.

René Guénon, la cui autorità in materia esoterica è fuori discussione, sosteneva l’origine tradizionale del popolo gitano in un curioso articolo: «Il Compagnonaggio e gli Zingari» (René Guénon, Studi sulla Massoneria e il Compagnonaggio). In quello scritto il filosofo rilevava interessanti analogie fra zingari e compagnoni: un compagnone presenziava regolarmente al pellegrinaggio annuale che gli zingari svolgono alla chiesa di Saintes-Maries-de-la-Mer, nel Sud della Francia. I compagnoni si chiamano fra di loro con l’appellativo di ‘passante’ che viene utilizzato anche per designare gli zingari. Inoltre Guénon rilevava le evidenti similitudini fra ebrei e zingari: lo stile di vita nomade che tende alla creazione di lingue miste, e la divisione in due gruppi (zingari orientali e zingari meridionali; ebrei Ashkenazim e ebrei Sephardim). Il grande esoterista concludeva che: «se non ci sono rapporti etnici fra zingari ed ebrei forse ve ne sono di altro tipo che, senza precisarne ulteriormente la natura, possiamo qualificare come tradizionali».

Guénon tornava sull’argomento con Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi. Nel suo capolavoro Guénon si soffermava sul ‘nomadismo malefico’ che sembra perseguitare i ‘popoli in tribolazione’ e prediceva gli effetti negativi causati dai tentativi di fissare gli zingari su un territorio, così come stigmatizzava le pretese sioniste di dare una sede definitiva al popolo ebraico, errante per definizione…

Alexandre Saint-Yves d’Alveydre, nel suo Mission de l’Inde en Europe (trad. it. Il regno di Agarttha) sosteneva che gli zingari fossero nientemeno che una delle popolazioni che abitavano ad Agarttha: «Fra le tribù meno colpevoli che furono espulse dalla grande Accademia nello stesso momento in cui lo furono le altre, ve ne è una, errante, che, dal XV secolo, sposta attraverso l’Europa le sue singolari pratiche. Tale è in effetti la vera origine dei Boemi: Bohami, ritirati da me. Queste povere genti hanno portato con sé qualche vago ricordo, qualche formula sperduta in un cumulo di superstizioni più o meno grossolane. Presto o tardi, essi ritorneranno alla loro patria originaria, quando il soffio sinarchico avrà restituito all’India l’antico Spirito della sua organizzazione prima, vera, giusta e buona».

Ferdinand Ossendowski, ripercorrendo la mitologia del mondo interno nel suo celebre Bestie, Uomini, Dei proponeva un’ipotesi simile: gli zingari avrebbero vissuto a lungo nel regno di Agarthi, e le loro abilità nel leggere la mano e i tarocchi sarebbero state il residuo di facoltà paranormali di cui avrebbero goduto nel mondo sotterraneo. Il viaggiatore polacco riferisce così le parole del lama buddhista sull’argomento: «Provenendo dai paesi occidentali anche alcune tribù dalla pelle scura penetrarono in Agarthi e ci vissero per molti secoli. Dopo che furono cacciate dal Regno e tornarono sulla superficie della terra, portarono con sé il mistero delle predizioni fatte con le carte, le erbe e le linee del palmo della mano. Sono gli zingari…».

Un’altra testimonianza significativa è quella di Eliphas Levi che, nella sua Storia della magia, dedica un illuminante capitolo alla storia della popolazione nomade. L’occultista francese riporta le impressioni pressoché unanimi dei cronisti più antichi che per la prima volta si confrontarono con gli zingari: i nomadi praticavano fra di loro il comunismo e la promiscuità, erano nemici del lavoro, non rispettavano né la proprietà né la famiglia, e si fecero fama di essere parassiti, stregoni e ladri di bambini…

Nella Spagna medievale si trovavano più a loro agio nei territori musulmani, talvolta pareva che avessero riti simili a quelli ebraici, ma in generale sembravano praticare indifferentemente qualunque religione a seconda delle convenienze. Alcuni pensavano che fossero discendenti da quel Mambrete che voleva rivaleggiare in miracoli con Mosè, altri ritenevano che fossero i carnefici di cui si era servito Erode per la strage degli innocenti, altri ancora immaginavano che fossero i rifiuti umani di una setta ebraica che dormiva nei sepolcri e che si nutriva di cadaveri…

E ancora si favoleggiava sull’origine dei tarocchi, la cui lettura sembrava una specialità degli zingari: secondo alcuni la simbologia dei tarocchi sarebbe stata la chiave di una iniziazione universale di cui l’enigmatico popolo gitano sarebbe stato custode geloso e forse inconsapevole! (A questo tema Papus dedicherà il suo libro Le tarot des bohémiens).

Ma l’elemento più interessante dello scritto di Eliphas Levi riguarda un episodio accaduto in Francia nel 1840: un gruppo di operai ispirati a idee radicali diede vita a un movimento protocomunista i cui presupposti erano che la libertà sembrava impossibile finché fosse esistito il dovere di lavorare, e l’eguaglianza finché fosse esistito il diritto di acquistare! Il loro giornale, L’Humanitaire, fu soppresso nel 1841, ma secondo Levi se la pubblicazione fosse andata avanti, il mondo avrebbe conosciuto una nuova banda di zingari e il vagabondaggio errante avrebbe contato un popolo in più…

Le osservazioni di Eliphas Levi sono certamente quelle che colpiscono di più il lettore contemporaneo: in una società fondata sul parassitismo come è quella globalizzata, le popolazioni nomadi vengono utilizzate come vere e proprie truppe d’assalto dal regime mondialista, e lo stesso stile di vita degli zingari è chiaramente il modello che la classe politica sta cercando di imporre come comportamento di massa per far precipitare la società nel caos e nell’anarchia. Il risultato finale, ovviamente, sarà l’ennesimo tentativo di instaurare il tanto sospirato paradiso collettivista!

Ancora una volta gli autori esoterici sembrano molto più lucidi di tanti studiosi ufficialmente accreditati nel mondo accademico, tanto più che i recenti sviluppi anche giuridici e istituzionali delle questioni legate agli zingari esulano da ogni spiegazione razionale: si assiste all’estendersi di speciali tutele volte a blindare lo status giuridico dei nomadi e a sancirne la sostanziale impunità!

Sembra davvero che gli zingari siano sostenuti e protetti da una forza occulta, inquietante e inarrestabile, che lascia presagire l’approssimarsi di un avvenimento di portata immensa nell’ordine divino: ovvero il momento in cui «la ruota cesserà di girare», per dirla con René Guénon…

Michele Fabbri - https://michelefabbri.wordpress.com/




La religione eterna, il pensiero monistico e la sintesi panteista di Giordano Bruno

La teoria panteista di Giordano Bruno, secondo la quale l'universo è eterno, esclude il concetto di un Dio creatore, avvicinandosi in ciò al pensiero orientale   ed  uscendo completamente dal teismo.  E questo la chiesa non poté accettarlo poiché metteva in discussione la sua stessa ragione di esistere.
La religione eterna, il pensiero monistico e la sintesi panteista di Giordano Bruno
La differenza sostanziale nell'espressione religiosa fra oriente ed occidente è che in occidente la religione si considera con un inizio ed una fine mentre in oriente essa viene riconosciuta come"eterna", senza inizio né fine.

L'ebraismo, il cristianesimo ed anche l'islamismo, infatti, sono religioni che prendono l'avvio con la nascita dei loro rispettivi profeti, Mosè, Cristo e Maometto, e ci si aspetta che si concludano con l'apocalisse. In India, in Cina e nel resto dell'Asia, invece, lo Spirito viene dichiarato antecedente e successivo ad ogni manifestazione vitale ed allo stesso tempo esso è sia immanente che trascendente. Questa differenza di vedute porta ad una sostanziale differenza nella gestione del fatto religioso.

In oriente non esistono strutture di potere riconosciute come legittime custodi della religione, ciò che è eterno pensa a se stesso. In occidente al contrario si presuppone che la religione debba essere controllata e gestita da nuclei di potere ecclesiastico, proprio in considerazione della sua finitezza ed imperfezione, e questo per "evitare" devianze o eresie dalla norma consolidata e dal credo scritturale.

Forse l'esempio ideologico di un potere sacerdotale centralizzato derivò dalla figura di Mosè il quale riportò ordine e regole nella religione "madre", regole fatte in seguito proprie sia dal cristianesimo che dall'islamismo. Ma il potere centralizzato è soprattutto presente nel cristianesimo, formandosi nei secoli un diritto assodato del vescovo di Roma di gestire in modo autonomo ed assolutistico le cose religiose e mondane connesse al credo cristiano.
Questo semplice fatto ha comportato una "cura d'interessi" personalistica pure nei fatti dottrinali e nel riconoscimento di santità od eresia. Ad esempio andò bene a Francesco d'Assisi che venne ad umiliarsi a Roma e perciò ottenne l'autorizzazione papale e successivamente anche il riconoscimento di santità.
Molto male, forse perché in quel periodo regnavano pontefici più gretti, andò al Savonarola od a Giordano Bruno che furono sacrificati sul rogo. Nel periodo storico in cui visse Giordano Bruno, in verità vi fu un certo fermento illuminista con Galileo Galilei che studiò il sistema solare e lo definì eliocentrico, oppure con Tommaso Campanella che si ispirò alla teoria neo-platonica per immaginare la sua "Città del Sole".

Purtroppo per Giordano Bruno la sua intuizione fu troppo grande e troppo incontrollabile per poter venir accettata dal papato, addirittura egli chiamò l'universo eterno ed infinito, senza centro né circonferenza. Una cosa del genere non poteva piacere ad un potere religioso che basava il suo essere sulla "finitudine, sulla limitatezza, sul peccato originale, sulla differenza fra Dio e creature, sulla necessità di un salvatore specificatamente indicato".
Giordano Bruno fu troppo vicino nella sua espressione filosofica al "Sanathana Dharma", all'eterna legge dell'essere e del non essere, ben descritta dai saggi realizzati dell'oriente… Ed allora che posto avrebbe avuto un papetto qualsiasi, un cardinaletto, un curato di campagna nel contesto di tale verità?

Semplici figure immaginate e pretenziosamente costituite in veste istituzionale. Purtroppo l'abisso nel pensiero ed il rischio che questo avrebbe comportato alla continuità religiosa cristiana fu insormontabile per i meschinelli capi religiosi della cristianità (una religione per altro inventata a tavolino). Così fu necessario che Giordano Bruno fosse immolato sul rogo, nel tentativo di distruggere assieme al suo corpo martoriato anche il suo pensiero.
Ma andò così? No, la verità viene sempre a galla e sia pur ancora calpestata e misinterpretata essa alla fine trionferà, ed in realtà sta già trionfando, poiché il finito non può assolutamente condizionare l'infinito.

“La futura scienza di Giordano Bruno” - Recensione

Collage di Vincenzo Toccaceli

Appresi della filosofia avveniristica ed apparentemente fantascientifica del “pensatore” di Nola attraverso il libro: “La futura scienza di Giordano Bruno” di Giuliana Conforto, una professoressa di astrofisica che conobbi a Roma tanti anni fa. Affascinato dalle sue idee la invitai a vari incontri presso il Circolo Vegetariano VV.TT. e successivamente ad un convegno sulla Spiritualità Laica tenutosi a Viterbo alla fine del secolo scorso, a cui parteciparono anche Osvaldo Ercoli, Etain Addey, Arnaldo Sassi ed  altri amici laici.
Da allora la mia simpatia per Giordano Bruno è rimasta intonsa, ed inseguito si accrebbe avendo  conosciuto un’altra grande esponente della libertà di pensiero, la professoressa Maria Mantello, che ogni anno organizza  a Campo de Fiori una cerimonia per commemorare il sacrificio del filosofo di Nola finito sul rogo  il 17 febbraio 1600 a Roma, a cura dell'inquisizione papalina.

Giordano bruno non fu solo un pensatore  ma anche un indovino, di  seguito alcune profezie e alcuni aspetti del pensiero bruniano ed  alcune citazioni e commenti su di lui:
“L’uomo viaggerà nel cosmo e dal cosmo apprenderà il giorno della sua fine [...] proprio quando l’uomo si crederà padrone del cosmo molte ricche città faranno la fine di Sodoma e Gomorra [...] un Sole Nero inghiottirà nello spazio il sole, la luna, e tutti pianeti che ruotano intorno al sole”   (bibliografia: “De l’infinito Universo et mondi di Giordano Bruno”)
Significative sono le ultime due righe che, oltre ad attestare come Bruno avesse abbracciato la visione copernicana del mondo, confermano l’apparizione di un secondo Sole Nero perché non luminoso, così come non è luminoso un pianeta al confronto di una stella. 
Ed ora un'altra previsione:   «Il Sole Nero» inghiottirà tutti i pianeti a causa del suo forte campo gravitazionale, dovuto ad una massa così consistente che influenzerà pesantemente persino il campo gravitazionale solare. L’umanità apprenderà dall’osservazione del cielo «il giorno della sua fine», nel momento in cui «viaggerà nel cosmo». Solo nel novecento l’uomo ha iniziato a compiere viaggi nello spazio, è quindi certo che Bruno prevede che gli avvenimenti di cui parla si verificheranno in una data non precisata a partire dal XXI secolo e non prima.….
Alcuni cenni storici su Giordano Bruno:  Giordano Bruno, filosofo astronomo e scrittore, nato a Nola nel 1548, nonostante l’inquisizione ecclesiastica infliggesse il carcere e le torture, si rifiutò sempre di rinnegare le sue idee e fu arso vivo a Roma in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600.
Il suo torto fu di aver aderito alla visione copernicana, contrapponendo ad un universo chiuso e finito, infiniti universi. Il 1584 è l’anno in cui scrive “De l’infinito universo et mondi”, nel quale tratta il problema dell’essere dal punto di vista cosmologico: “l’essere è lo spazio infinito con i mondi innumerevoli” e dal punto di vista metafisico: “l’essere è l’infinito stesso”.

Paolo D'Arpini

Sri Sathya Sai Baba ancora c'è



Dal 6 al 10 novembre 2011 ero ospite a casa di Luigi Ferrante per il montaggio del suo film "Ti racconto una storia", sulla vita e le opere di Sri Sathya Sai Baba, amico e maestro, che ha lasciato la sua forma terrena il 24 aprile 2011.

È stato un lavoro molto delicato e impegnativo, che ha richiesto la massima concentrazione e accuratezza; siamo rimasti diversi giorni nel più completo isolamento, lavorando dall'alba fino a notte inoltrata per costruire una narrazione cinematografica che fosse allo stesso tempo piena d'amore e rispettosa del messaggio che Swami ha voluto impartire a questo mondo negli anni della sua permanenza fra noi.

Ho vissuto con Luigi e sua moglie Anna per diversi giorni, e mi sono sentito a casa grazie alla loro cordiale ospitalità che mi ha fatto sentire in famiglia. Avevo una stanza confortevole dove consumavo le essenziali ore di sonno fra un turno di lavoro e l'altro.

Luigi mi aveva chiesto, qualche giorno prima, fino a quando potevo impegnarmi per portare a termine il lavoro ed io, sempre combattutto fra tanti impegni - a volte poco essenziali - non ho saputo davvero cosa rispondergli. L'unica cosa che mi riusciva di promettere era: "Resterò fino a quando il lavoro non sarà finito e Swami non sarà contento". Forse era una risposta vaga, ma onestamente non c'era altro da dire, d'altra parte il lavoro non è finito fino a quando il "cliente" non è contento. Se la filosofia è valida per ogni lavoro profano, ancora di più doveva esserlo per questo lavoro sacro.

Mercoledì 9 novembre, finalmente abbiamo visto la luce, in tutti i sensi: il lavoro aveva assunto finalmente una forma compiuta ed era appassionante e scorrevole alla visione. Restavano però tante piccole cose tecniche da fare, per completare il master e preparare la versione per la proiezione cinematografica.

D'altra parte avevo però anche una famiglia che mi attendeva da giorni e con la quale non desideravo entrare in conflitto. Quindi, pensando di riuscire a partire in serata, ho avviato alcuni processi che il computer avrebbe svolto da solo e che avrebbero interrotto per qualche minuto la nostra operatività. Ho pensato di sfruttare i tempi morti per preparare il mio bagaglio ed essere poi subito pronto per la partenza.

Ora devo aprire una parentesi.

Anna, il giorno prima, era tornata dalla Sicilia, dove aveva incontrato una devota storica di Swami che le aveva fatto un quantità di doni. Fra i cannoli siciliali, le paste di mandorle, la focaccia, i formaggi ed ogni ben di Dio, questa signora siciliana aveva avuto il piacere di aggiungere una foto di Swami da giovane, una stampa fotografica originale di un ritratto di profilo scattato con grande maestria su pellicola in bianco e nero. La foto era stata messa in cucina, ma poi Anna, vedendo che nella mia camera non c'era un ritratto di Swami, ha allestito una piccola puja - un altarino per la meditazione - sul comò davanti al mio letto. La puja era veramente deliziosa: la grande foto al centro, due candelabri ai lati, un piccolo cuoricino di marmo, la clava di Hanuman e uno Yantra con il il simbolo della Gayatri. La sera prima degli eventi che sto per raccontare, mi ero soffermato davanti all'altarino per qualche istante, rivolgendo il mio pensiero a Swami prima di andare a dormire.

Torniamo dove eravamo rimasti: entro in camera come una slavina per raccattare le mie carabattole e metterle nella borsa. Mentre faccio questo, mi raggiunge Anna, con dei pacchi destinati a mia moglie Giorgia. Dopo qualche istante, mentre mi sta spiegando il contenuto dei pacchi, Anna si rivolge alla foto di Swami sul comò e rimane congelata con un espressione di incredulità. Come se ne avessi intuito la ragione, mi avvicino a lei e guardo la foto: nei capelli del ritratto si erano materializzati piccoli mucchi di Vibhuti. Rimango attonito anche io, ma poi il mio sguardo scende alla base della foto e la meraviglia supera il livello già raggiunto: vedo un mucchio di vibuti ammonticchiata e vedo spuntare da essa un cristallo trasparente, un Lingam, simbolo shivaita usato anche per produrre un'acqua di guarigione. Sono commosso. Proprio la sera prima, mia moglie Giorgia aveva chiesto della Vibhuti speciale per un nostro amico malato e Luigi mi aveva detto: "Non ti preoccupare, vedrai che ce l'avrai fresca..."

Io e Anna chiamiamo Luigi che, pure abituato a manifestazioni di questo tipo, esprime il suo stupore. Ci domandiamo a chi siano diretti questi doni e Luigi conferma che non è un caso che siano avvenuti nella camera dove io dormo e che sente con chiarezza che sono per me. Facciamo un sacco di foto e filmati, raccolgo la Vibhuti con lo yantra e la metto in una scatola. Ci vuole circa un'ora perché la situazione si avvicini a una qualche normalità e torniamo al lavoro.

Chiamo poi Giorgia per raccontarle dell'accaduto e, per appartarmi, vado nella mia camera, così mentre racconto, il mio sguardo cade istintivamente alla base del ritratto di Swami.

Tutti noi viviamo un'esperienza molto intensa quando assistiamo ad un miracolo, quando la nostra percezione della realtà viene scardinata da fatti che mettono fortemente in discussione la visione limitata che abbiamo di questo universo così complesso. Figuratevi quindi come ci si può sentire quando, ad un primo miracolo, ne segue subito un secondo.

Alla base della foto c'era un altro mucchio di Vibhuti e dentro di essa, riposta con grande cura e senso dell'humor, una moneta da cinque rupie del 2002, anno in cui effetivamente sono stato a Prashanti Nilayam - l'ashram di Sai Baba - per il Gurupurnima. Giorgia, che in quell'istante è ancora al telefono con me, vive in diretta lo stupore, le mie urla che chiamano tutti i presenti in casa a raccolta per testimoniare questa nuova manifestazione di grazia. Anna è stupita, Luigi ripete che Swami vuol giocare, facciamo un sacco di foto e filmati, uso lo yantra ancora una volta per raccogliere la Vibhuti che, a questo punto comincia a riempire la scatola che prima sembrava troppo grande.

Ci vuole ancora un po' di tempo perché i nostri spiriti si plachino un po' e riusciamo finalmente a tornare al lavoro. Intanto sta arrivando la sera e comincio a nutrire dubbi sulla possibilità di tornare a casa in giornata. Penso che Swami si sta divertendo a giocare con noi e mi sta dando ragioni sufficienti per fermarmi un'altra notte per non compiere le operazioni finali troppo in fretta e usare grande cura in tutti i momenti della lavorazione del film.

Comunque, mentre siamo seduti a lavorare, Anna dice che è passata "accidentalmente" dalla mia camera, ma non ha trovato nient'altro. Comincia a serpeggiare l'idea che i fenomeni avvengono quando entro io e Anna dichiara che mi avrebbe pedinato per il resto della giornata.

Siamo al lavoro sugli ultimi ritocchi del film da una mezz'ora e mi viene sete, una sete irresistibile. Mi vengono in mente i fratelli Pandava in esilio, quando, uno dopo l'altro, assaliti da una sete eccezionale, si abbeverano al lago dei miracoli senza aspettare che una voce misteriosa abbia rivolto loro alcune domande. Tutti soccombono, solo Yudishitira avrà la saggezza di aspettare, rispondere agli enigmi che il lago gli rivolge e poi bere. Allora i suoi fratelli risorgono e lo Spirito del lago elargisce loro una benedizione. Così, uscito dalla stanza-laboratorio per andare in cucina a bere, non resisto ad effettuare una deviazione per la mia camera. Che ve lo dico a fare? Non c'è due senza tre: un terzo mucchio di Vibhuti e, questa volta, dentro c'è una medaglietta d'oro con l'effige di Sai Baba su un lato e una Om dall'altro. 

Tutte le nostre barriere mentali si sgretolano, siamo invasi da una grazia sconfinata che non cessa di confermare la Sua presenza. Anche Luigi è meravigliato e felice per me, felice che questo sia capitato ora, alla chiusura di un lavoro che ci ha messo alla prova, in cui abbiamo dovuto lottare con noi stessi per capirne la forma, per affinarne i contenuti e per oltrepassare i limiti che pensavamo di avere.

Insomma, anche mia moglie Giorgia mi dice: "Resta là un'altra notte va là. Partirai domattina". Swami mi ha aiutato anche questa volta a terminare il lavoro.

La realtà che ci circonda è infinitamente più complessa di quanto la nostra piccola scienza quotidiana riesca a spiegare. Esistono molteplici dimensioni, universi, mondi ed esseri al di fuori della materia nella quale siamo incarnati. La nostra vita, il nostro percorso terreno con un corpo di carne, un'identità e una mente, è la fiamma di un attimo che i nostri occhi organici non riescono a cogliere nella sua compiuta complessità.

Davanti a questa luce abbagliante, mi sento come uno scolaro che non ha ancora imparato a scrivere e che comincia ora, con grande fatica, a distinguere le prime lettere di un libro di infinite pagine.  Grazie Swami.

Davide Schinaia




(Fonte: http://saul-arpino.blogspot.it/2011/11/sathya-sai-baba-ancora-esiste-si.html)

"L'io arabo" di Mhd Houssam Mouazin - Recensione e presentazione



 L'IO ARABO  di Mhd Houssam Mouazin * - Ed. LuoghInteriori
  
«È possibile convivere?» Questa la domanda che dopo l’11 settembre invoca la nostra riflessione sulla contrapposizione tra Occidente e Mondo Arabo, che ha conquistato con la forza le cronache quotidiane. L’Io Arabo è una risposta che passa attraverso l’analisi delle complesse dinamiche che oggi sembrano rendere incompatibili questi due mondi.
Il libro nasce come raccolta di scritti concepiti in momenti diversi della vita dell’Autore, che comprendono un periodo di tempo molto ampio. Ogni intervento diventa un modo di raccontare l’identità Araba che, come frammentata in tante “tessere” di un mosaico,  si compone ai nostri occhi per far luce sui complessi meccanismi che animano la sua natura.
Di origini siriane e oggi cittadino italiano, l’Autore ha cominciato a scrivere il libro a partire dal 2004, spinto a meditare dopo aver assistito all’invasione americana dell’Iraq e ai suoi sviluppi.
Quello intrapreso dall’Io Arabo è stato un lungo viaggio durato 11 anni, quasi per un gioco del destino, come l’11 settembre, come gli 11 mesi intercorsi fra l’attentato alla sede di «Charlie Hebdo» e gli atti terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015.
La domanda che il libro ci propone sottende anche un invito alla riflessione positiva e intelligente perché tutti, arabi e occidentali, possano finalmente “riconoscersi” considerando l’intrinseco significato nascosto nella parola: “conoscersi di nuovo” senza pregiudizi per comprendere, “abbracciare con la mente”, l’altro.
 Daniela Lombardi
* Mhd Houssam Mouazin nato a Damasco, in una colta famiglia di alti ufficiali siriani, dopo una prima formazione di stampo cristiano (tipica della borghesia siriana) ha frequentato le scuole elitarie della capitale a contatto con i figli dei capi militari e dei conservatori della borghesia damascena. Dopo aver militato nelle forze speciali siriane, si è trasferito a Milano nel 1996 ed è diventato uno dei più affermati direttori artistici editoriali per case editrici come Rizzoli, Condenast e Universo; dal 2001 è anche giornalista. A partire dal 2008, Sam (così chiamato in Italia) si è appassionato alla cinematografia, alla scrittura e alle traduzioni. Si è laureato in Lingue Letteratura e Mediazione culturale all’Università Statale di Milano, ha studiato regia presso il Teatro Alla Scala, incontra scrittori e registi teatrali internazionali e produce cortometraggi culturali, collaborando con il suo stesso Ateneo, il British Council e altre Università britanniche come la Cardiff University e l’Edinburgh University.
P.S:  "L'io arabo" viene presentato a Città di Castello il 20 febbraio 2016, ore 17, nella Sala degli Specchi dell'Accademia degli Illuminati. Sarà presente l'autore. Info. 339-4590927

Osho: "Il silenzio che insegna..."



Se aspetti in silenzio – senza alcun desiderio, nessuna aspettativa – arriva il momento in cui il tuo silenzio è così totale e la tua attesa così fresca, pulita che la porta si apre. E sei trasportato nel tuo più profondo, recondito spazio interiore, nel tuo tempio. Questo è sempre stato il mio insegnamento.

E questa è una buona opportunità per un’attesa silenziosa. Quando eri vicino a me eri così pieno di me, della mia presenza, delle mie parole che non avevi mai avuto modo di pensare all’attesa. Io ero lì, disponibile. Ora posso essere disponibile non all’esterno, ma soltanto dall’interno. È un grande incontro, di totale pienezza, di gioia infinita. Quindi, non ti disperare, non cadere nell’angoscia. Non credere di essere lontano da me.

Sei lontano solo quando non sei in silenzio. Sei lontano solo quando non è presente l’attesa, altrimenti sei molto vicino a me. Ovunque tu sia, il silenzio ti unirà a me e la tua attesa preparerà il terreno per l’incontro che è non fisico, è fuori dallo spazio, fuori dal tempo!

Usa questa opportunità. E ricorda sempre che qualsiasi cosa accada deve essere usata come un’opportunità. Non c’è nessuna situazione al mondo che non possa essere usata come un’opportunità. Ti senti triste perché sei lontano. Certo, è una reazione naturale, ma non è un uso attento di questa opportunità. Non sprecarla nella tristezza, altrimenti disperarti diventerà come un cancro dell’anima. Sono stato con te abbastanza a lungo, è arrivato il momento per te di scoprire se riesci a stare con me anche in mia assenza, con lo stesso senso di celebrazione, per quanto difficile possa sembrare all’inizio. Scoprirai un’infinita pienezza e l’assenza non sarà più un’assenza; ti sentirai ricco della mia presenza ovunque sarai. È questione di un certo ritmo, di una sintonia... due persone possono sedersi vicine, con i corpi che si toccano ed essere lontane, lontane come stelle distanti; puoi trovarti in mezzo a una folla ed essere comunque solo.

Quindi la questione non è di vicinanza fisica, la questione è capire che cosa succede alla presenza di un maestro. Il tuo cuore inizia a battere esattamente al ritmo del cuore del maestro; il tuo essere inizia ad avere lo stesso canto del silenzio che ha l’essere del tuo maestro. Questi sono gli elementi che ti portano vicino a lui. Se riesci ad avere queste due cose, puoi trovarti anche su un altro pianeta, non farà alcuna differenza! Non è niente che abbia a che fare con la distanza.

Sei stato con me così tanto, sai perfettamente che cosa ti succede in mia presenza. Datti una possibilità: chiudi gli occhi, siedi in silenzio, aspetta che succeda la stessa cosa. E resterai sorpreso, ti accorgerai che non è necessario che io sia lì fisicamente. Il tuo cuore può battere con lo stesso ritmo: lo conosci. Il tuo essere può raggiungere le stesse profondità di silenzio e lì non esiste alcuna distanza. E non sei da solo, non ti senti solo. Certo, sei solo, ma questo essere solo ha una bellezza, una libertà, una profonda integrità e centratura in te stesso.


Tratto da: Osho, The Path of the Mystic #28

(Fonte: Uqbar Love 170)

Mutazioni religiose e fondamentalismo alimentare



Qualunque corrente di pensiero, politico, culturale, filosofico, religioso ecc. si caratterizza in tre posizioni: la parte eccessivamente moderata, la parte moderata e quella ideologicamente più rigida. Il sistema vegan non è avulso da tali schieramenti ideologici.

Nei primi secoli del cristianesimo il popolo pagano odiava i cristiani perché consideravano se stessi il popolo eletto, la parte aurea; ripudiavano gli incarichi pubblici, il servizio militare, si appartavano dall’intera vita sociale e culturale, non frequentavano il circo, il teatro, le feste, le processioni pagane; nelle famiglie portavano la discordia nella volontà di far passare per vera la sola dottrina di Gesù; bramavano ardentemente la fine del mondo che avrebbe portato loro gioia eterna e agli altri castigo. Poi successivamente, da quando Costantino sancì la libertà di culto religioso, la Chiesa acquistò sempre più proseliti e potere e con l’editto di Teodosio del 381 il cattolicesimo divenne religione di Stato. E fu così che da perseguitati i cristiani divennero sempre più persecutori e intolleranti verso gli altri culti e le altre dottrine religiose.

 Ma il “successo” del cristianesimo non venne in virtù di atteggiamenti intransigenti dei primi cristiani che erano disposti a farsi uccidere piuttosto che reagire alla violenza, ma dalla dottrina di Gesù che predicava l’amore anche per i nemici, cioè da coloro che li osteggiavano. Il comportamento dei primi cristiani fu in parte analogo al comportamento di taluni animalisti o vegan intransigenti di oggi. Anche se noi animalisti saremmo ancor più motivati nel nostro estremismo, dal momento che gli animali assumono per noi la stessa considerazione di un essere umano: trovarsi a tavola con chi si appresta a divorare un animale è ben lontano dallo zelo cristiano la cui chiusura era limitata al convivere con una diversa dottrina.

L’umanità fin dai primordi (da quando i nostri antichi progenitori vissero nella foresta intertropicale, si nutrì fondamentalmente di frutta, bacche, germogli, semi, radici) tutte le generazioni che ci hanno preceduto (eccetto frange appartenenti a comunità religiose o filosofiche), per motivazioni contingenti sono state, purtroppo, tendenzialmente onnivore. Ma la testimonianza concreata e riscontrabile della nostra ottima salute dimostra chiaramente i benefici del nostro essere vegan, consapevoli che questo stadio lo si raggiunge per gradi, a mano a mano che matura la nostra consapevolezza, la responsabilità verso se stessi e verso il contesto naturale.

In fatto alimentare credo che occorra evitare estremismi che fanno perdere credibilità  alla nobiltà della nostra causa: naturalmente il principio non è applicabile quando c’è di mezzo la sofferenza o la vita degli animali. L’unico estremismo da adottare è la propria coerenza, forte e tenace. Chiedere molto a se stessi e poco agli altri questa credo sia la strategia migliore da adottare.

Alcuni vegan tendono a trascurare le regole della corretta alimentazione e a produrre, a volte, uno stato che non è proprio l’immagine della buona salute. Mentre altri seguono correttamente i dettami della scienza igienista facendo riferimento alla nostra natura di fruttariani ma succede che anch’essi siano vittima di qualche malattia che può dipendere dal danno causato in passato al proprio organismo per un insano modo di vivere o di cattiva alimentazione o per fattori genetici. E vi sono poi persone onnivore che usano mangiare di tutto, che magari hanno una vita sregolata eppure restano in discreta salute fino ad età avanzata. Questi soggetti, particolarmente robusti, se avessero adattato il  sistema di vita igienista molto probabilmente sarebbero vissuti più a lungo e con un salute certamente migliore. Infatti vi sono scienziati onnivori, poeti onnivori, grandi atleti, filosofi, santi onnivori: probabilmente se fossero stati vegan avrebbero raggiunto risultati ancora migliori,  come conferma il lungo elenco dei Grandi della terra che sono stati o sono vegan. Ma non tutto è relativo. Mangiare carne o no non è la stessa cosa: c’è la differenza tra la vita e la morte, tra la violenza gratuita ed il rispetto; c’è la differenza tra la salute e la malattia, tra la civiltà e l’ingiustizia, tra la compassione e l’indifferenza verso la sofferenza degli indifesi.

Franco Libro Manco

Lettere dei Mahatma (la verità nascosta da una montagna di bugie)



Le “Lettere dei Mahatma  di A.P. Sinnett” , i cui originali
conservati nel British Library di Londra, possono essere visibili
previa concessione di un permesso speciale rilasciato dal Dipartimento
dei Manoscritti  Rari, furono oggetto di aspre critiche nei confronti
di H.P. Blavatsky, la co-fondatrice della Società Teosofica, e di
un’accusa di contraffazione mossa nei confronti  della medesima  da
parte della  Società per le Ricerche Psichiche di Londra (SPR).

“ Soltanto dopo cent’anni la SPR ha ritrattato le accuse. Vernon
Harrison, massimo esperto britannico di calligrafia, dimostrò, con
l’aiuto  del  microscopio, che l’inchiostro originale delle lettere
dei Mahatma era nel midollo della carta, senza che fosse penetrato
dalla superficie o dai bordi: un fatto scientificamente inspiegabile
anche ai giorni nostri. Vernon Harrison arrivò alla conclusione che le
lettere non sono state impresse  o manoscritte con una penna.

Allo stesso modo la scienza non riesce ancora oggi a spiegare come
l’analisi al microscopio possa mostrare che l’inchiostro ha delle
microstorie rigorosamente parallele senza che siano state modificate,
in qualche maniera, dalle innumerevoli venature delle fibre della
carta di riso originale su cui le Lettere dei Mahatma furono scritte.
Ciò costituisce un fenomeno paranormale che continua ad essere uno dei
maggiori misteri”  (1)..

Le Lettere provenivano da alcuni Maestri Orientali viventi oltre la
catena dell’Himalaya  che educarono ed istruirono H.P.  Blavatsky
durante il suo soggiorno di sette anni presso di  loro, che poteva
quindi parlare per conoscenza ed esperienza personale. Furono tutte
inviate al sig. A.P. Sinnett, direttore del giornale indiano “The
Pioneer”, nel corso degli anni 1880-1884. Il sig. Sinnett descrisse
chiaramente nel suo libro “Mondo Occulto” il modo nel quale le
ricevette.

Dalla lettera n. 1 ricevuta da A.P. Sinnett”  il 15 ottobre 1880:

( in risposta alla richiesta di ricevere a Londra una lettera nel modo
simile a quella inviata al Pioneer)

“Stimato Fratello ed Amico, appunto perché la prova di trasmissione
al  giornale  di Londra chiuderebbe la bocca agli scettici non è
possibile. Sotto qualunque aspetto lo vediate il mondo è ancora al suo
primo stadio di affrancamento, anzi di sviluppo, e perciò impreparato.
E’ pur vero che noi operiamo con mezzi e leggi naturali, non
soprannaturali. Ma poiché da un lato la scienza (al suo stato attuale)
non sarebbe in grado di spiegare le meraviglie operate in suo nome e
dall’altro le masse ignoranti continuerebbero a vedere il fenomeno
sotto l’aspetto di un miracolo, chiunque si trovasse a testimoniare
l’avvenimento perderebbe il proprio equilibrio con risultati
deplorevoli. Credetemi sarebbe veramente così………..Pazzo è chi, vedendo
solo il presente, chiude volontariamente gli occhi al passato quanto
per natura stessa è ignaro del futuro!  ….L’ombra inesorabile che
segue ogni innovazione umana è sempre in moto, ma pochi sono consci
del suo avvicinarsi e dei suoi pericoli……..Dite che buona parte di
Londra si convertirebbe se voi poteste consegnar loro una copia del
giornale Pioneer il giorno stesso della pubblicazione. Mi prendo la
libertà di dirvi che se la gente credesse alla cosa, vi ucciderebbe
prima che possiate attraversare Hyde Park;….  Quanti di coloro che vi
circondano, anche dei vostri  migliori amici si interessano di questi
problemi astrusi? ……La conoscenza sperimentale non data solo dal 1662
quando, per atto regale, Bacone, Roberto Boyle ed il Vescovo di
Rochester trasformarono il loro “Collegio Invisibile “ in una Società
che promuovesse le ricerche sperimentali. Molti secoli prima che la
“Royal Society” diventasse una realtà sul piano del “Disegno
Profetico”, l’innata aspirazione all’occulto, l’appassionato amore e
studio della natura aveva spinto uomini d’ogni generazione ad
investigare ed a penetrare nei suoi segreti più profondamente dei loro
simili. Roma ante Romulum fuit è un assioma che abbiamo appreso nelle
vostre scuole inglesi. Gli interrogativi astratti sui problemi più
assillanti non sorsero nella mente di Archimede come materia spontanea
e fino a quel momento mai sfiorata, ma come riflessione su ricerche
svolte precedentemente nello stesso campo da uomini separati dal suo
tempo da un periodo molto più lungo di quanto vi separa dal grande
siracusano. Il vril della “Razza Futura” era proprio di molte razze
ora estinte. Come ora si mette in dubbio l’esistenza stessa dei nostri
giganteschi antenati –benchè  negli Himavat, sul vostro stesso
territorio, vi sia una grotta piena degli scheletri di questi giganti
– ed i loro corpi enormi sono sempre considerati come capricci isolati
della natura, così anche il vril o Akas –come lo chiamiamo noi- è
ritenuto una cosa impossibile, un mito. E senza una profonda
conoscenza di Akas, delle  sue combinazioni e proprietà, come può una
scienza spiegare tali fenomeni?...

Come molte altre persone anche voi ci biasimate per la nostra
segretezza. Ma noi conosciamo la natura umana perchè l’esperienza di
lunghi secoli –anzi di generazioni- che l’ha rivelata….Come la
veneranda antichità  ebbe più di un Socrate, così il confuso avvenire
creerà più di un martire. Molti anni prima che la Chiesa cercasse di
sacrificare Galileo come olocausto alla Bibbia, la scienza emancipata
voltò sdegnosamente le spalle all’ipotesi Copernicana che ripeteva le
teorie di Aristarco di Samo… Il più grande    matematico della Corte
di Edoardo VI – Roberto Recorde – fu lasciato morire di fame in
prigione dai colleghi che deridevano il suo Castello di Sapienza,
considerando le sue scoperte “vane fantasticherie”.  Guglielmo
Gilberto di Colchester –medico  della Regina Elisabetta-  morì
avvelenato solo perché questo vero fondatore della scienza
sperimentale in Inghilterra ebbe l’audacia di anticipare Galileo,di
dimostrare l’errore di Copernico sul “terzo movimento”, che era
ritenuto causa del parallelismo dell’asse di rotazione della terra!
Si è sempre dubitato dell’immenso sapere di uomini come Paracelso,
Agrippa  e Dee. La scienza mise le proprie mani sacrileghe su grandi
opere come “De Magnete”, “La Bianca Vergine Celeste” (Akas) ed altre.
E l’illustre “Cancelliere d’Inghilterra e della Natura” – Lord Verulam
Bacone – dopo aver meritato l’appellativo di padre della Filosofia
Induttiva, si permise di chiamare gli uomini sopra citati “Alchimisti
della filosofia immaginaria”.

 Voi penserete che tutto ciò sia storia vecchia: certamente ma le
cronache dei tempi moderni non differiscono molto da quelle antiche….”
(2)

Paola Botta Beltramo




(1) Ricardo Lindemann -  RIT n./2016

(2)”Lettere dei Mahatma ad A.P. Sinnett”  Vol. I pag.31-