L'errore dell'illuminazione prematura e la meditazione come "affare"



Negli ultimi 40 anni, l’Occidente è stato invaso da una marea di informazioni spirituali che ormai riempiono le pagine dei quotidiani, gli spettacoli televisivi e le riviste patinate a larga tiratura. Classi di meditazione sono offerte alle Nazioni Unite, perfino Hillary Clinton usa tecniche di visualizzazione e rilassamento, lo yoga è insegnato in molte grandi aziende e la vita di celebrità spirituali come Richard Gere, John Travolta e Tom Cruise è frequentemente oggetto della curiosità del pubblico. La spiritualità è diventata non solo popolare, ma anche un grande affare. La New Age è un’industria multimiliardaria, e alcuni dei più famosi guru e maestri spirituali sono tra gli uomini più ricchi degli Stati Uniti.

Il ricercatore contemporaneo, durante il suo cammino spirituale, cade facilmente vittima di un numero enorme di miraggi, che occorre sapere riconoscere e affrontare. Scoprire le illusioni che abbiamo sul cammino spirituale può essere scoraggiante, se non addirittura deprimente, ma rende possibili realizzazioni spirituali che prima ci erano precluse.

Le motivazioni della ricerca dell’illuminazione

Molte persone hanno un’opinione errata sulle motivazioni per le quali hanno cominciato il cammino spirituale. È molto raro che un ricercatore voglia davvero “realizzare Dio” o “servire l’umanità”. La maggior parte delle persone non sa cosa sia la vita spirituale, per non parlare di cosa cercano in essa. Quando uno studente chiese al maestro zen Suzuki Roshi cosa fosse l’illuminazione, egli rispose: “Perché lo vuoi sapere? Magari non ti piacerebbe”.

Spesso un ricercatore spirituale impiega molti anni per rendersi conto di aver cominciato il cammino spirituale per ragioni che ignora totalmente, e che sono molto meno nobili e romantiche di quello che la sua immaginazione romantica pensava. Scoprire la falsità delle proprie motivazioni può essere molto spiacevole e deprimente, e per questo la maggior parte delle persone preferisce nasconderle nell’inconscio. Si continua tranquillamente a credere di voler solo essere “liberi”, “liberati” e “in armonia con tutta la vita”. Ma mettere a nudo la falsità delle motivazioni è un passo prezioso e necessario nel cammino spirituale. Le ragioni più frequenti che portano a scegliere il cammino spirituale sono:

La libertà dal dolore

La maggior parte delle persone comincia il cammino spirituale perché vuole essere libera dal dolore. “Uno dei maggiori fraintendimenti della gente è quello secondo cui il cammino spirituale è una vacanza”, ha detto il maestro tibetano Chögyam Trungpa Rinpoche. Le persone immaginano che il cammino spirituale darà loro la pace mentale, la trascendenza dei problemi, la libertà dalle perversioni psicologiche e la vita eterna. Si crede erroneamente che, meditando abbastanza, facendo un numero sufficiente di posizioni yoga o leggendo una discreta quantità di libri sulla spiritualità, si conseguirà la beatitudine eterna.

“Troppo spesso i neofiti si illudono che la pratica spirituale sia appagante”, dice lo studioso e l’insegnante di yoga Georg Feuerstein; “Si aspettano di diventare felici e di trovare la risposta alle più importanti domande esistenziali, grazie al loro sforzo o a quello dell’insegnante”. Feuerstein fa riferimento a una concezione che ha le sue radici in un fraintendimento di base e nella negazione della condizione umana: una concezione alimentata dalla palude della New Age e della letteratura pseudo-spirituale che invade il mercato confermando le fantasie dei suoi lettori. Anche se è vero che esistono carrettate di tecniche metafisiche che gonfiano l’ego e creano stati temporanei di estasi e beatitudine, questi ultimi non durano mai, e in ultima analisi hanno poco o nulla a che vedere con la vera spiritualità.

L’ambizione spirituale: la volontà di potenza e di controllo

Chi immaginerebbe mai che la presunta vita spirituale – fatta di meditazione e preghiera, dissolvimento estatico in Dio e umiltà davanti alla verità – possa essere un’altra via per cercare il potere e il successo, o una maschera che cela sensi di inadeguatezza? Per molti è proprio così. La realtà è che la ricerca dell’illuminazione nasconde spesso la ricerca del potere, della gloria, del prestigio o di qualche altra forma di successo mondano.

Se un individuo ha come scopo nella vita quello di diventare “qualcuno”, di essere una persona importante (il direttore generale, la star dello sport, la donna manager, la stella del cinema), e poi comincia un cammino spirituale, è più che probabile che la ricerca del potere e della gloria continuerà nel campo spirituale. È così che funziona l’ambizione. Un individuo ambizioso non lo è soltanto in un contesto, ma in tutta la vita, inclusa quella spirituale.

Gli uomini faranno praticamente di tutto per evitare di affrontare la propria debolezza umana; cioè, faranno qualsiasi cosa pur di non affrontare se stessi. La gente pensa che l’«illuminazione» sia uno stato di onnipotenza in cui non solo si sarà in grado di dominare gli altri, ma si terranno sotto controllo le proprie debolezze e difetti umani. Quello che i testi antichi descrivono come lo stato di “conoscenza perfetta” viene interpretato in base all’ideale di perfezione di ognuno, nel quale non c’è posto per la fragilità umana.

L’illuminazione può sicuramente creare dei poteri o una capacità di controllo illusori, o limitati, ma lo sviluppo spirituale va molto al di là del potere e del controllo terreni. Raramente, se non mai, i veri insegnanti spirituali e le persone dalla comprensione profonda parlano della propria vita in termini di controllo di sé o degli altri. Sanno che la vita è piena di imprevisti, e che un’eventuale influenza sulla vita di altre persone in realtà non dipende da loro. Inoltre, riconoscono che il peso di quella responsabilità è tanto grande da far diminuire qualsiasi sensazione di potere personale.

La paura della morte

La gente cerca l’illuminazione perché non vuole morire. Nelle traduzioni dei testi spirituali, l’illuminazione è sinonimo di “immortalità”, “trascendenza” e “stato eterno”. Sono espressioni molto suggestive per chi ha paura della morte, ma se si comprende il contesto in cui furono create, è chiaro che non si fa riferimento all’immortalità dell’ego o del corpo fisico. Tuttavia, gli esseri umani, alla ricerca disperata di una via per evitare la supposta sofferenza della morte, scelgono certi aspetti degli insegnamenti, evitandone altri. Giungono a pensare che l’illuminazione è il cammino verso la vita eterna dell’ego, che identificano come “se stessi”, e non della consapevolezza, che è sempre già eterna.

Quindi, se per caso ci illuminassimo, il nostro ego cesserebbe di esistere; ovvero, l’ego individuale che all’inizio si era messo alla ricerca dell’illuminazione per evitare la morte sarebbe già morto!

Anche se può essere difficile comprendere quanto siano false e inconsapevoli le motivazioni alla base di un cammino spirituale, gli sforzi fatti non sono inutili. Il grande pregio di qualsiasi autentico cammino spirituale (se percorso con l’assistenza di un maestro affidabile) è il fatto che prima o poi trasformerà l’individuo, a prescindere dalle motivazioni di quest’ultimo. Dio (o la Realtà) è sempre più forte dell’ego, e nel lungo termine (anche se può essere un termine veramente lungo) finirà con il prevalere. Il cammino e il maestro usano la debolezza e le ambizioni dell’individuo per creare delle lezioni che alla fine eroderanno quella stessa debolezza e quelle stesse ambizioni, mostrandole per ciò che sono e portando lentamente allo scoperto la purezza che si trova al di là di esse.

Esperienza spirituale o illuminazione?

Un altro errore comune tra i ricercatori sul cammino spirituale è scambiare le esperienze mistiche per l’illuminazione. Quando qualcuno comincia un percorso spirituale, è verosimile che avrà esperienze di estasi, beatitudine, pace, fusione con tutta la vita e visioni. Uno degli errori più frequenti compiuti dai neofiti è credere che queste esperienze siano lo scopo del cammino. In realtà, in giro ci sono molti maestri, sinceri ma falsi, che insegnano sulla base di una o più di queste esperienze.

Studiando le varie tradizioni esoteriche e occulte, l’assurdità di queste pretese diventa ovvia, perché comprenderemo subito come sia sufficiente la tecnica giusta (il digiuno, la visualizzazione, il “mind-control” e così via) per provocare tali esperienze. Anche se queste ultime possono essere fonte di ispirazione ed elevazione, e possono addirittura essere il catalizzatore che ci porta sul cammino spirituale, è chiaro che la spiritualità non consiste in esse.

Coloro che conoscono l’autentica spiritualità non si lasciano impressionare nemmeno da una camminata sull’acqua. Sanno che lasciarsi incantare da questi spettacoli vuol dire allontanarsi dal vero cammino spirituale. Benché le esperienze psichiche come l’estasi, la beatitudine e la sensazione di fusione non siano nocive o pericolose, e alle volte possano anche essere utili, vanno analizzate con grande cura. Occorre mettere costantemente in dubbio le conclusioni cui si è tentati di giungere dopo tali esperienze. È troppo facile pensare di essere straordinari o importanti solo perché sono avvenute queste esperienze.

Il guru interiore e altre verità spirituali lapalissiane

Tra tutte le comuni verità lapalissiane, quella del guru interiore è una delle più ingannevoli. Anche se l’espressione “guru interiore” indica qualcosa che esiste davvero, molti di coloro che dicono di seguire il guru interiore in realtà non lo stanno facendo. Per udire e seguire l’impegnativa guida di un guru interiore è richiesta una grande maturità umana e spirituale, che si conquista con anni di pratica spirituale, e non leggendo un libro o ascoltando un combattente New Age che proclama il messaggio.
Il motivo principale per cui la gente si volge al guru interiore è la pigrizia e il disinteresse verso la trasformazione genuina. Il guru esteriore – il vero maestro spirituale – porterà in crisi l’ego e metterà a nudo tutto ciò che è falso, cosa impossibile al guru interiore. La vita interiore degli esseri umani consiste in una grande moltitudine di voci (molte delle quali decisamente nevrotiche) e l’ego è ben felice di dare a una di esse gli abiti del monaco, un tono di voce suadente e il titolo di “guru interiore”. Tali guru interiori, conosciuti anche come il “sé interiore”, il “vecchio saggio interiore” o il “profondo sé”, sono noti per permettere alle persone tutto ciò che vuole il loro ego (una vacanza dispendiosa, per esempio, una nuova Ferrari, la manipolazione degli altri “per il bene più elevato” ecc.), sempre in nome della vita spirituale. È molto più facile perdonare i nostri errori se siamo stati “guidati”, rinunciando quindi ad assumerci la responsabilità delle conseguenze. Se la guida dà risultati positivi, diventiamo degli eroi per aver ascoltato e seguito la voce; se le cose non funzionano, siamo semplicemente vittime dei desideri della voce interiore. In un modo o nell’altro, noi non siamo mai responsabili.

Molto simile alla voce interiore è il “seguire il proprio cuore”. È vero che alla fin fine dobbiamo seguire il nostro cuore e che quest’ultimo non mente, ma come facciamo a sapere quando lo stiamo ascoltando? Molte persone non hanno idea di cosa sia il loro cuore, non lo hanno mai percepito né udito parlare. La maggior parte dei messaggi che attribuiscono al cuore, in realtà, vengono dalla mente, che è capacissima di parlare con tono amorevole, delicato e anche “con il cuore in mano”.

Quando le persone ignorano la quantità di “voci interiori” esistenti in loro (inclusa la voce del proprio “cuore”) e non sanno nulla della tendenza dell’ego a corrompere ogni aspetto della personalità per sabotare la crescita spirituale, cadono facilmente vittima delle seduzioni del guru interiore. Alla fine, esse si defraudano di quella crescita e trasformazione che volevano trovare cominciando questo cammino.

Un’altra delle pericolose verità lapalissiane in voga tra i neofiti contemporanei è il ritornello “tutto è un’illusione” e i suoi derivati. Seguendo la logica della mente duale, se tutto è un’illusione, non importa fare del male agli altri o distruggere il nostro corpo con le droghe o l’alcol, perché il corpo non è reale. Se la vita non è altro che un sogno, perché non arraffiamo tutto ciò che possiamo, senza preoccuparci delle persone che calpesteremo nel fare questo e di coloro che diventeranno poveri a causa del nostro egoismo? Se tutto è uguale, non esiste male e bene, giusto e sbagliato: quindi, perché non barare, mentire e rubare?

Coloro che usano indiscriminatamente queste idee prese dalla “realtà assoluta” non capiscono che quest’ultima non nega in alcun modo la realtà relativa. La non-dualità non cancella la dualità. Chi comprende davvero il significato di espressioni come “il guru interiore”, “tutto è uno” e “il maestro è ovunque”, non si vanta mai di queste verità in reazione a una sfida alla sua psiche (al contrario di chi ne ha avuto solo un’intuizione profonda ma fugace). Al contrario, la bellezza della realtà che ha intravisto lo rende più umile, spingendolo a mettersi al servizio e a partecipare maggiormente al mondo in cui viviamo. Come ha detto un altro maestro zen: “Non puoi vivere a lungo nel mondo di Dio: non ci sono né ristoranti né toilette”.

Falsi maestri e falsi studenti

Infine, arriviamo all’argomento dei maestri e i loro discepoli. Che li si chiami guru, maestri, guide o amici spirituali, due cose apparentemente opposte si possono dire su di loro senza ombra di dubbio. Innanzitutto, per raggiungere le vette più alte del cammino spirituale è necessario un maestro; secondo, per ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali, affermi di essere un “tulku” tibetano o ci prometta l’illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i ciarlatani.

Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti. Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: “Sono un discepolo?”. Gli studenti spirituali disillusi passano la vita a puntare il dito contro i falsi maestri e a negare la necessità di un maestro vivente ed esteriore, ma la verità è che loro stessi non sono riusciti a essere quel tipo di studente necessario ad attirare un maestro autentico.

Il punto sta nell’essere implacabilmente onesti con se stessi sui motivi per i quali stiamo cercando un maestro, e cosa ci aspettiamo da lui. Se cominciamo la vita spirituale perché vogliamo trovare un nuovo partner sexy, forse non abbiamo affatto bisogno di un maestro. Se pratichiamo la meditazione perché vogliamo essere più sicuri di noi stessi e avere più potere personale, andrà bene qualsiasi insegnante carismatico. Ma se siamo sul cammino spirituale perché stiamo cercando di realizzare il nostro potenziale più elevato, avremo bisogno di un maestro autentico, e per trovarlo dobbiamo diventare discepoli autentici.

Talvolta, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino spirituale, dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a distinguere tra il falso e l’autentico. In ultima analisi, dobbiamo assumerci la responsabilità di essere finiti con degli insegnanti falsi, perché in noi c’era qualcosa che ci ha impedito di vedere con più chiarezza. Solo allora potremo proseguire sul cammino spirituale con più lucidità.

Un cammino confuso

Le splendide luci delle esperienze mistiche e dell’estasi segnano spesso l’inizio di un cammino spirituale, la cui fine promette di essere ugualmente soddisfacente. Nel mezzo, però, esso è confuso. È tale perché nulla è certo riguardo l’evoluzione spirituale. A un certo stadio, la visione mistica può costituire un’ispirazione fondamentale per il nostro progresso, mentre a un altro stadio la stessa visione può essere una scusa per affermare prematuramente di esserci illuminati. La nostra voce interiore può darci la guida necessaria o riempirci di bugie. Possiamo trovarci a disagio con il nostro maestro perché è un ciarlatano, oppure perché sta portando alla luce parti del nostro ego che preferiremmo evitare. In quest’ultimo caso, diciamo che il maestro è un ciarlatano, quando in realtà è la nostra falsità che è stata portata alla luce.
Il cammino spirituale è un processo di graduale disillusione nel quale tutte le nostre idee riguardo chi siamo, cos’è la vita, cos’è Dio, cos’è la Verità e cos’è lo stesso cammino spirituale vengono smontate e distrutte. È anche un cammino entusiasmante, perché questa opera di smantellamento alla fine ci lascerà con la nuda Verità, che è l’unica cosa che alla fine può soddisfarci.

Il cammino spirituale è vivo; muta e si evolve davanti ai nostri occhi. Poiché sul nostro progresso e le nostre conquiste spirituali non possiamo avere certezze, il nostro compito è affrontare totalmente e senza compromessi le sfide che si presentano di fronte a noi. Se le nostre motivazioni sono serie (non solo riguardo la nostra evoluzione spirituale, ma anche riguardo il nostro impegno verso una genuina cultura spirituale in occidente), non possiamo accontentarci di un falso, la spiritualità New Age (per quanto essa possa essere confortante). La spiritualità autentica ci sta aspettando.

Mariana Caplan *





* Counselor, antropologa culturale e autrice di un libro in cui mette in discussione molti aspetti della spiritualità occidentale. Esso, (Halfway up the Mountain: the Error of Premature Enlightenment), che secondo “Publishers Weekly” solleva molti dubbi sulle vere “motivazioni degli incantatori di serpenti dell’era moderna”, spinge i ricercatori spirituali a pagare il giusto prezzo per la dura strada verso l’illuminazione.

(Fonte: Centro Nirvana)

Spiritualità al posto della religione.. e ritorniamo ad essere tutti Esseri Umani



In seguito alla continua perdita di credibilità delle fedi monolatriche  dualistiche  anche in Italia è ripresa la discussione sull’insegnamento religioso, in forma di "Storia delle Religioni" nelle scuole di Stato.  La cosa non è sinora riuscita a d approdare in una compiuta proposta legislativa ed è  "naturale" che le istituzioni religiose difendano a spada tratta la loro materia, che assicura una retribuzione sicura a tanti preti. All'uscio dell'Ora di religione, inoltre, bussano oggi anche rabbini e mullah, per  garantirsi una adeguata fetta di mercato e di egemonia ideologico-politica. E’ meno naturale che quest’ora sia difesa dai pretendenti come “spazio di libertà” e di "pari opportunità".

Indubbiamente quando entrano in gioco certi interessi le parole volano, troppo spesso sganciate dal loro significato.

Personalmente sono  favorevole  all’insegnamento  del pensiero filosofico laico, collegato alla cosiddetta "Spiritualità laica" o Biospiritualità, basata sulla conoscenza di Sé e sulla propria natura, e non su testi e romanzi inventati.  Questa è la prima ed unica forma di "religiosità" che ha promosso lo sviluppo della società umana nel suo complesso. Vedi ad esempio la funzione evolutiva svolta da filosofie come quella Platonica e Socratica, lo Zen, il Taoismo e l'Advaita Vedanta (non-dualismo), ma vorrei che quest’insegnamento fosse reale, non fittizio. Infatti troppo spesso l’insegnante religioso sviluppa il suo programma  "teorico" magari impartendo  "educazione sessuale" (in forma pseudo tantrica o bacchettona) o  lezioncine a sfondo etico/moralistico (roba per "innocenti").

L'insegnante deve essere qualificato nell'esperienza del Sé e non  dall'accumolo di nozioni apprese sui testi. Così avveniva infatti nelle scuole Zen, ad esempio, in cui non era possibile insegnare se non si era sperimentato il Satori.

Le religioni tradizionali sono ormai  una zavorra inutile, eppure talvolta occorre analizzarle per lo meno allo sopo di ridimensionarle a quel che realmente sono: favole necessarie all'infanzia!

In questo momento storico, in cui assistiamo ad uno scontro ideologico fra varie culture, sovente mi son trovato a mediare le opposte visioni e le contrapposizioni che si creano fra esseri umani. La tendenza è sempre quella di separare nel nome di una ideologia, di una religione. Ciò che avviene in medio oriente fra ebrei e musulmani, fra sciiti e sunniti, avviene anche nel resto del mondo, fra cattolici, ortodossi e protestanti, etc.  e le guerre di religione si manifestano a livello planetario.  Con l'inserimento in lizza del nuovo "materialismo consumista" in antagonismo col "primitivismo ecologista".


In Italia oggi c’è un grande fermento pseudo-religioso, da una parte alcuni si arroccano sulla difesa del cattolicesimo come ultima ratio di civiltà, altri si "convertono" all'islamismo, altri  fanno di tutto per dimostrare che invece è proprio lì il marcio, ed altri ancora si rivolgono a religioni più soft e ragionevoli, verso lo yoga o le tendenze new age e neopagane.

Di queste variegate espressioni di pensiero  io cerco di accogliere le parti più "sane", lo faccio bonariamente, con spirito sincretico,  e cerco di mitigare le accuse e le critiche verso le religioni monoteiste  soprattutto se queste possono divenire  motivo di separazione razziale e di spaccatura nel significato di comune appartenenza alla specie umana.

Certi atteggiamenti intolleranti li ho spesso  trovati in diversi esponenti religiosi ma anche in "puri" razionalisti atei. Questo succede a tutti coloro che si arrogano il diritto di insegnare un loro "vangelo".  Ed è ciò che fanno pedantemente tutti gli assuntori di una religione od ideologia, che siano padri della chiesa, maestri della fede, mullah e rabbini o docenti supremi della "verità" atea.

Ma queste idee separative della specie umana, basate su un pensiero, su un concetto, non hanno senso alcuno. Come si può separare quello che non è mai stato diviso dalla natura e non è nemmeno divisibile? Prendete un cristiano, se lo accoppiate con un’animista prolificano; prendete una ebrea, se la accoppiate con un taoista, prolificano; prendete un musulmano se lo accoppiate con una atea, prolificano…. Tra l’altro i musulmani, che sono furbi, l’avevano già affermato “indirettamente” che non c’è differenza alcuna, infatti hanno insegnato che tutti i figli nati da un musulmano sono musulmani  e tutte le donne che si accoppiano con un musulmano vengono assorbite nella “religione”.

Le religioni e le fedi son solo etichette messe lì da furbi “speculatori” per creare scompiglio fra gli uomini, soprattutto fra quelli che amano pensare in termini dualistici e che non hanno nient’altro da fare se non vedere differenze fra se stessi e gli altri… ed in questo ovviamente sono bravissimi i cristiani, i musulmani, gli ebrei, i nazisti, i comunisti, i flippatisti… e tutti quelli che spaccano l’umanità in nome di un “nome”

Coraggio! Siamo tutti Esseri Umani

 Paolo D’Arpini


Osho: "Ascoltare il silenzio"



Molto è possibile solo grazie all’ascolto. È una meditazione incredibile, ascoltare soltanto. E non c’è bisogno d’altro. Se ascolti totalmente, due cuori cominciano a incontrarsi e fondersi. Molte volte i confini si dissolvono e non sai più se sei colui che ascolta o colui che parla. Quelli sono i rari momenti in cui qualcosa accade realmente. In Oriente abbiamo dato un grande valore al satsang, mentre in Occidente non è mai esistito niente di simile. Il satsang è un concetto squisitamente orientale. Dice che stare semplicemente vicino al maestro, senza fare nulla, è l’unica cosa di cui c’è bisogno. Se parla, ascolti le sue parole. Se non dice nulla ascolti il suo silenzio. Se ride, ascolti le sue risate. Il solo esserci, disponibile, aperto, vulnerabile… come una spugna, che assorbe la sua energia, la sua vibrazione… permettendogli di riversarsi dentro di te. Alcune persone hanno raggiunto l’apice solo sedendo accanto al maestro.

Si racconta che un maestro Sufi a cui fu chiesto come si era realizzato rispose: “Per 3 anni sono solo stato seduto vicino al mio maestro e lui nemmeno mi guardava. Era difficile dire se mi avesse mai notato, perché non mi rivolgeva mai lo sguardo. Arrivava e se ne andava e per 3 anni non mi ha mai guardato. Ma io sono stato persistente, e un giorno infine mi ha guardato. Fu un dono immenso, una grazia. E poi per altri 3 anni si dimenticò di me. Dopo 6 anni un giorno mi sorrise. Per altri 3 anni niente. Poi un giorno mi prese la mano e la strinse nella sua. E per altri 3 anni niente. 12 anni passarono così. Poi un giorno mi abbracciò e disse: ‘Ora cosa fai qui? Vai e fai agli altri ciò che io ho fatto a te’. Si sedeva e diceva: ‘Siediti al mio fianco’ ed è questo che ho imparato.

Se riesci semplicemente ad ascoltare ed essere, non c’è bisogno d’altro”. (Tratto da: Osho, The Passion for the Impossible)


Se aspetti in silenzio – senza alcun desiderio, nessuna aspettativa – arriva il momento in cui il tuo silenzio è così totale e la tua attesa così fresca, pulita che la porta si apre. E sei trasportato nel tuo più profondo, recondito spazio interiore, nel tuo tempio. Questo è sempre stato il mio insegnamento.

E questa è una buona opportunità per un’attesa silenziosa. Quando eri vicino a me eri così pieno di me, della mia presenza, delle mie parole che non avevi mai avuto modo di pensare all’attesa. Io ero lì, disponibile. Ora posso essere disponibile non all’esterno, ma soltanto dall’interno. È un grande incontro, di totale pienezza, di gioia infinita. Quindi, non ti disperare, non cadere nell’angoscia. Non credere di essere lontano da me.

Sei lontano solo quando non sei in silenzio. Sei lontano solo quando non è presente l’attesa, altrimenti sei molto vicino a me. Ovunque tu sia, il silenzio ti unirà a me e la tua attesa preparerà il terreno per l’incontro che è non fisico, è fuori dallo spazio, fuori dal tempo!
Usa questa opportunità. E ricorda sempre che qualsiasi cosa accada deve essere usata come un’opportunità. Non c’è nessuna situazione al mondo che non possa essere usata come un’opportunità. Ti senti triste perché sei lontano. 

Certo, è una reazione naturale, ma non è un uso attento di questa opportunità. Non sprecarla nella tristezza, altrimenti disperarti diventerà come un cancro  dell’anima. Sono stato con te abbastanza a lungo, è arrivato il momento per te di scoprire se riesci a stare con me anche in mia assenza, con lo stesso senso di celebrazione, per quanto difficile possa sembrare all’inizio. Scoprirai un’infinita pienezza e l’assenza non sarà più un’assenza; ti sentirai ricco della mia presenza ovunque sarai. È questione di un certo ritmo, di una sintonia... due persone possono sedersi vicine, con i corpi che si toccano ed essere lontane, lontane come stelle distanti; puoi trovarti in mezzo a una folla ed essere comunque solo.

Quindi la questione non è di vicinanza fisica, la questione è capire che cosa succede alla presenza di un maestro. Il tuo cuore inizia a battere esattamente al ritmo del cuore del maestro; il tuo essere inizia ad avere lo stesso canto del silenzio che ha l’essere del tuo maestro. Questi sono gli elementi che ti portano vicino a lui. Se riesci ad avere queste due cose, puoi trovarti anche su un altro pianeta, non farà alcuna differenza! Non è niente che abbia a che fare con la distanza.

Sei stato con me così tanto, sai perfettamente che cosa ti succede in mia presenza. Datti una possibilità: chiudi gli occhi, siedi in silenzio, aspetta che succeda la stessa cosa. E resterai sorpreso, ti accorgerai che non è necessario che io sia lì fisicamente. Il tuo cuore può battere con lo stesso ritmo: lo conosci. Il tuo essere può raggiungere le stesse profondità di silenzio e lì non esiste alcuna distanza. E non sei da solo, non ti senti solo. Certo, sei solo, ma questo essere solo ha una bellezza, una libertà, una profonda integrità e centratura in te stesso. (Tratto da: Osho, The Path of the Mystic)

Il mito illusorio del popolo eletto e la guerra infinita fra Israele ed i suoi nemici



Comunicazione Psicosomatica: "Urlate, perché è vicino il giorno del Signore, esso viene come una devastazione... e il giorno del Signore arriva, crudele, ... per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori.... chiunque sarà incontrato, sarà trafitto, e chiunque sarà sorpreso, cadrà di spada. I loro piccoli saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate le loro mogli violate"  (Bibbia - Parole del Signore)

Spesso, durante  la mia permanenza in India, diverse persone ponevano domande ai vari maestri presso i quali andavo a soggiornare in merito al destino dei popoli, alla crudeltà di Hitler, alla persecuzione millenaria degli ebrei,  alla distruzione delle civiltà  meso-americane, alle guerre civili e simili argomenti apocalittici. La riposta dei saggi era sempre più o meno la stessa: "Come esiste un destino individuale esiste anche un destino per le nazioni e per i popoli".

Insomma par di capire che la summa di atti e coinvolgimenti che videro diverse anime convergere in un particolare momento storico  non è altro che un riaggiustamento karmico. Questo non significa che coloro che furono perseguitati come ebrei, ad esempio, sono  nati sempre in quella religione o razza, anzi parrebbe essere proprio il contrario, e cioè che l'entrata in un particolare karma collettivo sia necessario per un riequilibrio degli opposti. Ad esempio se diversi individui furono perseguitati durante la strage degli Ugonotti pareggiano il conto perseguitando a loro volta, in  un'altra condizione gli zaristi durante la rivoluzione bolscevica. Oppure se le anime dei Maya cercano rivalsa si incarnano in Spagna e scatenano la guerra civile.  Quindi  perseguitati e persecutori si scambiano le parti a seconda delle circostanze sino al compimento finale ed alla comprensione che son la stessa identica cosa, sono lo stesso sognatore che prende  varie forme.

Lasciando da parte questa analisi di causa effetto voglio solo soffermarmi un attimo sulla tendenza karmica che contraddistingue il popolo ebraico.

La chiave della comprensione del destino di questo popolo sta nel senso del sacrificio, della trasgressione e della punizione. "Occhio per occhio, dente per dente".  E quando ci si trova alle strette si preferisce la morte onorevole, come avvenne ai rivoluzionari di Masada che preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cadere in mano ai Romani. Ma l'esempio più significativo di questa filosofia di vita collettiva è il famoso detto: "Muoia Sansone con tutti i Filistei". Che siano tutti morti è meglio che qualcuno salvato, soprattutto se quel qualcuno è un "altro".  


Questo mi fa pensare a cosa succederà delle testate nucleari conservate da Israele... Finché si tratta di spedire queste bombe verso la lontana Persia non ci sono problemi  ma se si tratta di usarle contro i nemici vicini, come  la Siria,  i rischi di ricadute per i cittadini israeliani sono maggiori... ma se dovessero infine essere usate contro la Palestina chi si salverebbe? 

Il muoia Sansone con tutti i Filistei è un mito ricorrente....

Paolo D'Arpini

Ecologia sociale bioregionale - "Prostituzione, matrimonio o famiglia allargata?"

Ante scriptum  - Mentre il governo spinge per le unioni civili, rinforzando così il modello deleterio della coppia, che sia omo od etero poco importa, ripropongo la nostra proposta matristica di "famiglia allargata", come soluzione allo scollamento sociale e modo sano di mantenere un nucleo familiare con tutti i suoi componenti uniti, dalla prima infanzia alla vecchiaia... (P.D'A. - 22 gennaio 2016)


Notizia di cronaca: Matrimonio trino, in Brasile: Scrive La Tua Voce del 30 agosto 2012: "«Vi dichiaro marito e moglie... e moglie». Claudia Domingues do Nascimento, notaio brasiliano, ha concesso il sacro vincolo del matrimonio a un uomo e due donne. A detta del notaio, nessun vincolo legale impedisce un'unione a tre, e così il trio innamorato, che collaudava l'esperienza già da anni, si è legalmente sposato. L'unione, è avvenuta tre mesi fa a Rio De Janeiro, ma la notizia è stata resa pubblica da Globo tv solo ora. Il notaio ha dichiarato all'emittente brasiliana di «Non inventare assolutamente nulla, ma riconoscere ciò che esiste. Quello che prima era considerata una famiglia, non è quello che possiamo considerare oggi»"


Il ripristino della "famiglia allargata" è una delle soluzioni possibili al deterioramento sociale e della unione matrimoniale corrente che tanti danni sta procurando alla società. I primi danni sono avvenuti attraverso lo scollamento familiare che, con il deteriorarsi del sistema patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all'esterno della casa, per motivi economici o di "emancipazione" femminile, come si dice oggi.... Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all'interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza ai giovani, sono anch'essi emarginati e ridotti all'ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.


Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell'esercizio di prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che sessuali. Insomma i rapporti umani sono talmente deteriorati che l'unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia promiscua che contraddistingueva l'antica civiltà matristica, cioè prima dell'avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.


Proprio in questi giorni ho terminato di leggere un interessante libro scritto dall'amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma e presidente della LAC. Il titolo è "L'Amore con più partner", con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale. Mi sono trovato perfettamente d'accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l'amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell'ecologia sociale e dell'ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l'esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.


Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.


L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi "assistevano" maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto "volgare" cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere....


Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del "matrimonio" che nacque nella società l’uso di "pagare" la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti "matrimoni a tempo", eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo....


In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.


Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il "turpe commercio" era stata regolato nelle così dette "case chiuse", ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i "colletti duri" nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione.... questa è la triste verità.... Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine.....


Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di "regolamentare la prostituzione" quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia..... perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che - come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli "che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe", lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure.... prostituirsi..


Togliendo l'obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o "piccoli clan", che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini "monogamici" è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in altra combinazione prediletta, è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire "ecologia sociale", una sezione dell’ecologia profonda. 


Basterebbe questo ad interrompere il processo "prostitutivo" maschile e femminile? Forse... se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.


Paolo D’Arpini  - (30 agosto 2012)

Il buddismo è praticabile in occidente?



Se dovessimo studiare il Buddismo nella sua forma più pura e originale, forse dovremmo andare in Nepal (dove esso è rimasto in assoluto il meno "inquinato" dalle interpretazioni occidentali). Ma anche lì troveremmo il precipitato di elementi spuri che si sono aggiunti dopo, poiché le cose cambiano nel tempo (nel bene o nel male, lo decidiamo noi). 

Quello che non capisco è il bisogno di ampliare il più possibile l'orizzonte culturale delle persone, dando per scontato la credenza di avere di fronte persone ignoranti, che però non conosci affatto. Faccio notare  che se dovessimo andare all'origine della religione buddista, la più antica e la madre di tutte le altre a livello storico (questo è assodato), non riusciremmo nemmeno a cogliere un millesimo di ciò che essa significa per due motivi di base, che costituiscono due veri ostacoli insormontabili.

Il primo: la vera conoscenza veicolata dal Buddismo storico è sconosciuta ai più, in quanto gelosamente custodita  da una manciata, seppur consistente, di adepti che tengono a mantenere il segreto su una pratica che è veramente miracolosa, me che usata impropriamente verrebbe dissacrata e creerebbe notevoli problemi. In secondo luogo, apparteniamo ad una cultura così diversa da quella orientale che è davvero difficile coglierne i significati più profondi. 

Per fare un esempio: mentre la nostra lingua è molto adatta a descrivere la materialità del mondo poiché noi occidentali abitiamo un mondo materialista, la lingua che veicola i significati più puri del Buddismo, il Sanscrito, utilizza una varietà incredibile di termini per significare e descrivere esperienze psicologiche di illuminazione, estasi spirituale e ogni livello di raggiungimento degli stessi. 

Ora, quelli che a noi sembrano tutti sinonimi nella lingua Sanscrita sono in realtà sottili differenze che narrano di un mondo fatto di esperienza spirituale prima che materiale. Questa differenza culturale, non ci permette di cogliere il vero significato del Buddismo, poiché partiamo svantaggiati proprio dall'inizio, come se avessimo un handicap di comunicazione. 

Detto ciò, mi sembra inutile cercare in ogni dove un sapere così vasto all'interno del quale ci perderemmo. Non è forse meglio fermarsi umilmente dove siamo e praticare ciò che possiamo cogliere con la nostra lingua, la nostra intelligenza e soprattutto, il nostro cuore?

S.S. 





Commento di Aliberth: "...una mente emancipata, dunque purificata, è  il vero scopo del Dharma Buddista. Da questa purificazione, emerge poi una auto-coscienza consapevole che, grazie anche alle nuove infusioni di conoscenza, auto ed etero, porta alla vera felicità ed alla vera saggezza...   Il vero obiettivo del Dharma Buddista  è la compassione, la comprensione e la libertà per chiunque di svolgere la propria vita in base al suo livello di comprensione e coscienza. Ma anche lì ci sono molti che pensano solo alla propria gratificazione e ad avere quanti più praticanti al fine di poter creare grosse strutture in cui, oltre a voler propagare il Buddismo non si insegna però la tolleranza e la paziente accettazione della realtà fenomenica, che è appunto il 'vivi e lascia vivere', ma ci si butta in guerre di religione che fanno male a tutti, così non si avrà mai vera pace."

Nuove religioni - La spiritualità ecologica



Molte religioni insegnano ad essere buoni, amare il prossimo, aiutare i poveri ecc. Sono buoni consigli, ma limitati. Perché? Perché se pensiamo solo al bene degli esseri umani, siamo sempre egoisti, egoisti nel senso collettivo; si può dire specisti. Specismo, ossia la convinzione che la natura e gli animali esistono per l’uso di una sola specie, chiamata homo sapiens. In realtà noi siamo solo una specie tra milioni di altre. 

L’umanità ha creato lungo la sua storia molte credenze per sostenere la propria superiorità e per giustificare lo sfruttamento del mondo animale, p.es introducendo la credenza che solo gli umani hanno un’anima eterna. E’ un po’ contraddittorio poiché originalmente la parola “animale” significa proprio “un essere che ha anima”.

     Se osserviamo il mondo senza pregiudizi e senza orgoglio, vediamo l’interdipendenza di tutte le cose che sono nel mondo: la nostra vita dipende dal sole, dall’acqua, dall’ossigeno, dalle piante, dagli animali; le piante creano ossigeno… 


Le cellule, esseri viventi, minerali, pianeti e stelle sono in continuo mutamento. Anche un pianeta è da vedersi come una cellula tra i miliardi di altre cellule che formano l’universo. Tutto questo si combina, si intreccia, e si trasforma in altre cose.  Ne deriva che  ogni cosa è correlata alle altre come in un puzzle. Dal punto di vista scientifico siamo realmente e concretamente polvere di stelle, poiché tutti gli elementi fisici del nostro corpo sono nati dentro le stelle. Capire l’interdipendenza di tutti gli esseri e di tutte le cose ci rende sensibili ed umili.  

     Un altro modo di intuire l’interessere è quello mistico, spirituale. I mistici di diverse religioni -  buddhisti, taoisti, sufisti ecc  -  hanno sperimentato l’unione con tutta l’esistenza quando sparisce l’ego, quando c’è la pura consapevolezza come lo spazio limpido senza un centro. Penso che ci sia una chiara differenza tra religione e spiritualità. Le religioni di solito si fondano sui dogmi, sulle gerarchie e sul conformismo. Nella spiritualità invece c’è sempre una ricerca interiore, qualcosa che va al di là del nostro piccolo ego, al di là del dualismo.

     Purtroppo ci sono potenze commerciali e politiche che vogliono che la gente rimanga ignorante e stia male. Così le persone compensano l’insoddisfazione attraverso il consumismo e con divertimenti di basso livello. Il bombardamento pubblicitario fa aumentare desideri non necessari. I cittadini diventano consumatori che perdono il contatto con la natura. Ci hanno fatto credere che il progresso significhi una crescita economica senza limiti, quando invece questo genere di crescita è prerogativa delle cellule tumorali che alla fine portano alla morte l’organismo che le ospita.

     Un cambiamento radicale è possibile solo se una gran parte dei cittadini comincia a pensare con il proprio cervello, capire cause ed effetti e cambiare abitudini. Se il modo di pensare cambia dall’antropocentrismo al biouniversale, cambieranno anche i nostri principi etici. Si dovrebbe insegnare ai bambini e ai giovani a riflettere, dubitare, cercare informazioni, trovare soluzioni. Purtroppo le scuole non danno molti strumenti per comprendere quali sono i valori veramente civili. Uno dei problemi in Italia è che nelle scuole si insegna solo una religione. Al posto di una religione confessionale nelle scuole dovrebbe essere introdotto a completamento un insegnamento di storia generale delle religioni e delle filosofie. Quello aiuterebbe a riflettere liberamente e criticamente.

     La parola “amore” è molto ambigua, vaga e sentimentale. Sarebbe più chiaro parlare di rispetto. Rispettare gli altri esseri umani, tutti allo stesso modo: uomini e donne, tutte le razze, atei e credenti. Rispettare tutti egualmente significa logicamente diritti civili uguali e laicità dello Stato. Il rispetto significa anche rispettare la natura, la vita degli altri esseri senzienti, la bellezza dell’architettura… per es. costruendo in armonia con il paesaggio e con lo stile delle costruzioni preesistenti.

     Per il cambiamento dobbiamo cominciare dalle piccole cose concrete nella nostra vita quotidiana: rinunciare al consumismo, scegliere prodotti ecosolidali, riciclare, risparmiare energia e diventare vegetariani.

     Mangiare carne è una delle cause principali dell’inquinamento nel mondo. L’industria globale dell’allevamento è responsabile per quasi il venti per cento delle emissioni di gas serra del pianeta, cioè più di tutte le auto, i treni, le navi e gli aerei messi insieme.  Gli esperti hanno calcolato che la dieta basata sul consumo della carne permette di nutrire bene solo circa 2 miliardi e mezzo di persone. Un buon libro che spiega queste cose scientificamente è il libro dell’economista-ecologista Jeremy Rifkin intitolato “Beyond beef” (pubblicato in italiano come “Ecocidio”).

     200 anni fa il poeta Shelley diceva che la vera rivoluzione sarà il cambiamento della dieta. Questo influenzerà l’economia, l’ambiente e porterà alla pace, poiché i vegetariani di solito non fanno guerre. Shelley scrisse: ”Se l'uso del cibo animale sovverte la quiete del consorzio umano, quanto è indesiderabile l'ingiustizia e la barbarie esercitata verso queste povere vittime! Esse sono chiamate a vivere dall'artificio umano solo allo scopo di vivere una breve e infelice esistenza di malattia e schiavitù, perché il loro corpo sia mutilato e i loro affetti violati. Molto meglio che un essere capace di sentimenti non sia mai esistito, piuttosto che sia vissuto soltanto per sopportare una dolorosa esistenza senza sollievo alcuno.”

     Un altro genio, Leonardo da Vinci disse che verrà il tempo in cui le altre forme della vita saranno rispettate e gli umani diventeranno vegetariani. Anch’io auspico che in futuro lo sfruttamento del mondo animale sarà considerato primitivo e incivile esattamente come oggigiorno la maggioranza delle persone rifiuta razzismo, schiavismo, inquisizione che sembrerebbero ormai appartenere ai tempi passati.  

     Quando ci sono le elezioni, non importa solo cosa promettono i politici, ma importa anche come vivono  -  per es. se sono persone che cercano di vivere in un modo etico ed ecologico. A questo proposito sarebbe utile avere una lista dei politici vegetariani!

     Per vivere in un modo ecosolidale ci vuole sia consapevolezza che conoscenza.  Sicuramente il cambiamento sarà lungo e faticoso, perché sia la maggior parte delle religioni che delle ideologie politiche ci hanno condizionato con concetti antropocentrici. Insegnano a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e ad allinearsi come pecore. Lo stare nel branco e il vivere come tutti gli altri crea un’illusione di sicurezza e tiene la mente continuamente occupata e dipendente da mille desideri indotti e non necessari. I gruppi ecospirituali possono cercare di sensibilizzare i cittadini e fare essi stessi cose concrete p.es. a livello locale partecipando alla pulizia della natura, denunciando discariche abusive e caccia illegale ecc.
     
Con il consenso dei cittadini e della pubblica amministrazione Lerici potrebbe cogliere una grande occasione trasformandosi in una città ecoculturale, in cui lo sviluppo della sensibilità per questi temi potesse dare il via ad un’organizzazione più partecipata della cosa pubblica, seguendo l’esempio del comune di Capannori, rendendo così gli abitanti attivi nelle decisioni politiche  - nonché avviarsi verso una gestione ecologista, curando maggiormente boschi e spiagge, affinché il turismo possa diventare “verde”, astenendosi da ogni progetto di sviluppo edilizio non consono all’armonizzazione con le bellezze del golfo. Varese Ligure è un esempio in questo senso: un comune famoso in tutta Europa, ma Lerici non è da meno, potenzialmente, se solo venisse incentivato maggiormente il suo lato culturale e creativo. Lerici potrebbe diventare una famosa città ecoculturale della poesia creando per es. un Festival nazionale della poesia e della musica.
     
Comunque, prima di tutto ci si dovrebbe guardare dentro e conoscere se stessi. Stare ogni tanto in silenzio, se possibile nella natura, senza cellulari o altre cose rumorose. Conoscere se stessi in profondità significa dimenticare se stessi. Dimenticare se stessi è vivere in comunione con l’esistenza, cioè vivere in modo semplice e naturale. 


 Un’antica poesia zen cinese (del maestro Wumen) dice:
     In primavera centinaia di fiori, in autunno la luna,
     in estate ti accompagna una brezza fresca, in inverno la neve.
     Se le cose inutili non ingombrano la tua mente,
     ogni stagione è una buona stagione.

Ashin Mahapañña  - taehyesunim@gmail.com

Shakti - L'energia femminile che crea il mondo




Così dice lo Shaktisangama Tantra:

“La Donna è la creatrice dell'universo,

L’Universo è la sua vera forma;

La Donna è la base del mondo,

Lei è la vera forma del corpo.

Nella donna è la forma di tutte le cose,

Di tutto ciò che vive e si muove nel mondo.

Non c'è un gioiello più raro della donna,

Nessuna condizione superiore a quella di una donna”.

Nessuna meraviglia, quindi, che perfino il più potente degli dèi, come Shiva, possa desiderare di entrare nella forma femminile, sperando di acquisire almeno un po’ del suo potere glorioso.

Secondo il Devi-Mahatmya:

“Da Lei questo universo è nato,

Da Lei questo mondo è creato,

O Devi, da Te esso è protetto!”.

Il più antico termine applicato al divino femminile, che ancora mantiene il suo uso popolare, è Shakti. La parola Shakti è usata in una sconcertante varietà di modi che variano il suo uso dal significare il primordiale potere creativo assoluto, ad esprimere la capacità o il potere delle parole che danno il significato. Essa deriva etimologicamente dalla radice 'shak', che significa ‘potenza’ o potenziale, atto a produrre, un'asserzione della sua inerente attitudine creativa.

Tutte le interpretazioni della parola 'shakti' mantengono un parametro comune, vale a dire il potere. Specificamente, Shaktisignifica il potere, la forza e l’energia femminile. Essa rappresenta il fondamentale istinto creativo sottostante al cosmo, ed è la forza energizzante di ogni divinità, di ogni essere e di ogni cosa. I devoti credono che l'universo intero sia una manifestazione di Shakti, che è conosciuta anche col suo nome generico Devi, dalla radice Sanskrita 'div' che significa ‘splendere’. A questo potere femminile è stata data espressione, anche in astratto, in moltissime figure femminili, sia in sculture che in dipinti.

Principalmente, la Shakti è dipinta in arte come una delle seguenti icone:

1). La Yoni (Organo Generativo Femminile)

2). Come una Dea Indipendente

3). La Dea e il Dio insieme, come una Coppia.


La Yoni

Per una tragica serie di eventi, Sati la moglie di Shiva, finì la sua vita saltando nel fuoco. Lei si era sentita offesa per l'insufficiente onore concesso a suo marito in un sacrificio rituale compiuto da suo padre. Shiva fu inconsolabilmente colpito in seguito alla sua morte. Egli recuperò il corpo di lei carbonizzato dal fuoco, se la caricò sulla schiena, e vagò attraverso i tre mondi compiendo una macabra danza irata di ribollente distruzione.

Quel terribile Shiva, nel suo ardente desiderio insaziabile, può distruggere tutte le esistenze manifestate, Vishnu, nel suo ruolo di preservatore del mondo, tagliò pezzo per pezzo il corpo di Sati per alleviare il peso di Shiva. Il suo corpo fu diviso in cinquantuno frammenti. In ciascuno dei cinquantuno punti dove questi pezzi caddero, entrò in esistenza un centro di pellegrinaggi (Shakti-pitha).

Il più importante e significativo di questi luoghi sacri rimane il luogo dove cadde l'organo generativo di Sati. Questo luogo è identificato oggi come Kamakhya in Assam, ed un tempio fu costruito sulla cima di un colle per segnare il punto. Non contiene nessuna immagine della dea, ma nelle profondità del sacrario vi è una fenditura sagomata nella pietra a forma di yoni (la vulva), adorata come quella stessa di Sati. Una naturale cascatella all'interno della caverna mantiene umida la fenditura. Durante i mesi di luglio-agosto, dopo il primo scoppio del monsone, ha luogo una grande cerimonia chiamata Ambuvachi. A questo punto dell'anno, le acque diventano rosse per l’ossido di ferro, ed il bere rituale di questo elisir è un simbolo di partecipazione al fluido mestruale della Devi.

Nel ramo dei Tantra, noto come Shaktismo, il tabù mestruale si è rotto, ed il fluido mestruale è ritenuto sacro e diventa oggetto di venerazione. Una donna con il suo mestruo durante la pratica rituale viene messa in una categoria speciale. Si dice a questo punto che la sua energia sia diversa in qualità, ed il bioritmo che avviene nel suo corpo sembra riferirsi in un modo misterioso ai processi della natura. Nel chakra-puja dei Tantrici della mano-sinistra, il fluido mestruale può essere preso come bevanda rituale insieme al vino, ed è reso ossequio alla yoni, toccandola con le proprie labbra ed ungendola con pasta di sandalo. Durante il procedimento, il partecipante continua ad offrire da bere da un vaso rituale, sagomato a forma di yoni, chiamato ‘kushi’.

Sia nell’aspetto fisico che metafisicamente, la yoni è simile al fiore di loto. Entrambi rappresentano simmetria e la perfezione della bellezza. La yoni è paragonata al loto nella fase iniziale della sua apertura ed anche nella sua forma totalmente aperta. In più, il loto rimane non coperto dalla superficie dell'acqua dove si trova, ed i suoi petali non sono neanche sporcati dal fango da cui essi fuoriescono. Similmente, anche la yoni rimane perpetuamente pura e non è insozzata da nessuna azione. La Dea Buddista Tantrica Vajrayogini promette la sua approvazione e benedizioni all'uomo che l'adora in questo modo:



“Emaho! Io darò il supremo successo

A colui che ritualmente adorerà il mio loto,

Che è il portatore di ogni beatitudine!”.

La yoni, o organo generativo femminile, è quindi venerata per le sue ovvie proprietà di fertilità e crescita. Per di più, si crede che essa sia il sito dell’energia concentrata (tejas), che genera ogni creazione. Infatti la parola Occidentale per yoni, 'vulva', ha un radice che significa un moto rivolvente o circolare, e invero nell'occultismo, la vulva è concepita come un vortice talismanico, una forza di vita turbinosa che concentra una fiera e ardente essenza.



L'Immagine Indipendente della Dea

Nel Ramayana, quando il principe virtuoso Rama uscì per lottare contro il potente demone Ravana, egli prima invocò la dea Durga. Il malvagio alla fine fu ucciso nel giorno finale dell’orrenda battaglia che durò per dieci giorni.

In una ininterrotta e continuata tradizione, questa occasione è ancora celebrata come Durga-Puja. La festa dura nove giorni, culminando nel decimo giorno in una delle più grandi feste dell'India, cioè la Vijaya Dashmi, letteralmente, ‘il decimo giorno della Vittoria’. In molte parti, significativamente, questa è un'occasione per celebrare la propria potenza militare ed un'adorazione simbolica delle armi è ancora comune. Quale più grande peana potrà mai essere cantato al potere e alla gloria della Dea? Sono sì gli uomini che vanno in guerra, ma prima di farlo, essi devono invocare la Shakti, deificata come la Dea Durga.

La parola Durga è composta della radice 'Dur', che significa ‘difficile’, e 'ga', che significa ‘scontro’. Quindi, Durga è l'aspetto trionfante di Shakti che non sopporta opposizione.

Anche nelle sue rappresentazioni iconografiche, Durga è invariabilmente mostrata adornata con armi, pronta per la battaglia. Infatti, molte delle pitture narrative la raffigurano mentre combatte un orrendo demone-bufalo, e tuttavia, malgrado la composizione essenzialmente terrifica, la dea stessa è mostrata sempre con una espressione piacevole ed affascinante, un ritratto di suprema bellezza.

Secondo Shankaracharya:

“Chi sei Tu, O Colei che è la più Giusta, e di lieto auspicio!

Tu, le cui mani contengono entrambi: delizia e dolore?

Entrambi: l'ombra della morte e l'elisir dell'immortalità,

Tutto è la Tua grazia ed onore, O Madre!”

La dea incarna dentro di sé i principi creativi e distruttivi, che non sono altro che gli stessi. Mentre Durga è l'icona più potente per esprimere il comportamento aggressivo e distruttivo della Shakti, Lakshmi è la quintessenziale dea che però  proclama il suo aspetto creativo. Senza eccezione, Lakshmi è dipinta nell’arte con dei grossi seni (che simboleggiano i suoi poteri di nutrimento), e con fianchi larghi (che significano fertilità e capacità di gravidanza).

È anche per questa ragione che lei quasi sempre è mostrata associata col loto, che forma uno dei suoi più importanti attributi iconografici. L'immagine della dea individuale sottolinea che il suo potere divino non è dipendente dalla sua relazione con un dio-marito, ma piuttosto che lei sostiene la sua identità tramite la sua stessa destrezza e forza. In questo contesto, un adatto epiteto della Shakti è 'Svatantrya', che significa indipendenza e libertà, significando che la sua esistenza non dipende da nessuna cosa estranea ad essa.



La Dea ed il Dio

In molti altri esempi, la dea è mostrata accoppiata con il dio, come moglie e marito. Come ogni immagine della dea, anche questa ha la sua metaforica importanza. Si consideri per esempio la più evocativa di tali pitture: la grande dea Kali che balla sul cadavere di suo marito Shiva.

Questa è un'asserzione della superiorità della divinità femminile, e invero Shiva, in un testo antico, dice indirizzandosi alla dea: 'Io, il Dio di tutti, sono un cadavere senza di Te', e Krishna confessa alla sua sposa Radha: 'Senza di te io sono senza vita'. Qui, l'intenzione non è di ritrarre la dea come un’assassina di uomini ma come il potere (Shakti) di Shiva, che senza di lei è inerte come un cadavere.

Il cadavere di Shiva può essere infatti interpretato come rappresentante l'adepto Tantrico che compie uno dei suoi esercizi di yoga, il 'shavasana', o ‘posizione del cadavere' in cui lo yoghi all’improvviso giace sulla sua schiena rilassato in mente e corpo. Tutte le sue energie sono abbandonate ed estrinsecate simbolicamente nella figura della Shakti che danza sopra di lui. Il senso è che essendosi staccato dal suo lato femminile, lo yoghi è incompleto e come tale – è morto. Questa credenza è espressa in questa frase: 'shivah shakti vihinah shavah' 'Shiva privato di Shakti è un cadavere (shava)'. Questa dichiarazione ricorre nella maggior parte dei Tantra, in una forma o nell’altra.

Per riguadagnare la sua Shakti e ritornare dal suo stato di trance, egli deve rientrare in possesso del potere della dea e deve completarlo. Questo processo metafisico di yoga-unione è dipinto graficamente attraverso l'atto del rapporto sessuale. Ma non è un normale atto di fare l’amore. Qui è la donna che cavalca il maschio. In questa invertita posizione sessuale, la femmina diventa attiva e divarica le gambe del maschio, essendo così promotrice del potere attivo. Questo atto inverso di fare l’amore in Sanskrito è noto come viparita-rati. Esso significa la spinta femminile per creare l’unità dalla dualità e la sua continua aspirazione ad unirsi col principio maschile. Questo è enfatizzato nel Gandharva Tantra dove è scritto che 'Colei che è sole, luna, e fuoco, mette sotto il purusha (il principio maschile) e lo gode da sopra'. E così, lei, (la Shakti) è l'amante attiva di uno Shiva inerte, la cui unione è per lui critica, in quanto egli non è in grado di asserire la sua divinità ed i poteri. Il primo verso del testo TantricoSaundaryalahari asserisce: 'Se Shiva è unito con la sua Shakti egli è capace di esercitare i suoi poteri come Dio; diversamente, il dio non ha neanche la forza per muoversi'. Effettivamente, è lei la potenza che dimora in ognuno degli dèi maschili e la scintilla che li risveglia all’azione.

Infatti, è Lei il Suo Potere. Se noi accettiamo l’antico precetto Indù che la divinità risiede in ciascun individuo, noi comprendiamo che la Shakti è il potere inerente che giace all’interno di ognuno di noi. E ciò è indipendente dal tipo di individuo in questione.

Un'altra immagine popolare che mostra la dea come Shakti unita col suo signore è lo Shiva-linga. Questa è un'icona composita che mostra una yoni ed un linga (organo generativo maschile), congiunti insieme. Sebbene comunemente si creda che lo Shiva-linga mostri l'organo maschile che sta penetrando la donna, una effettiva valutazione fisica punta ad una direzione contraria.

La yoni forma un piedistallo e la forma geometrica ed astratta dell'urdhvalinga (fallo eretto) sorge aldifuori della yoni (l'utero). Il linga non penetra la yoni (come si crede generalmente), ma piuttosto emerge dalla yoni. Secondo la studiosa d’arte Stella Kramrisch, questa fondamentale relazione tra linga e yoni è stata oscurata da interpretazioni patriarcali. Ciononostante, la sempre-creativa yoni dichiara se-stessa, perché la dea come Shakti è l’essenziale matrice creativa, sottostante a tutto ciò che esiste. 


di Nitin Kumar

Trad. di Aliberth Mengoni
Fonte:  - http://www.hindupaintings.com/ 
 
Madre Natura - affresco di Carlo Monopoli


Referenze e Ulteriori Letture 

Elgood, Heather. Hinduism and the Religious Arts: London, 1999.

Maxwell, T.S. The Gods of Asia (Image, Text, and Meaning): New Delhi, 1997.

Mookerjee, Ajit. Kali (The Feminine Force): London, 1995.

Shaw, Miranda. Passionate Enlightenment (Women in Tantric Buddhism): New Delhi, 1998.

Subramanian, V.K. Saundaryalahari of Shankracharya: Delhi, 2001.

Tigunait, Pandit Rajmani. Sakti The Power in Tantra: Pennsylvania, 1998.

Zimmer, Heinrich. Myths and Symbols in Indian Art and Civilization: Delhi, 1990. ;

Yoga e sesso...



Poche persone conoscono cosa significhi realmente il rapporto sessuale… Questo è un argomento di cui non si parla, ma neanche ci si sforza di comprendere a fondo. Si può vivere tranquillamente anche senza sesso, tuttavia la repressione sessuale non è mai auspicabile.

Per quale motivo si attribuisce così tanta importanza all’atto sessuale? Il sesso crea un’impressione molto forte nella mente perché voi stessi attribuite ai rapporti sessuali un gran valore, mentre invece non dovreste dare troppa importanza al sesso, né essere troppo sfrenati nell’attività sessuale. Il sesso è una delle pulsioni primitive e, come tale, deve essere compresa e regolata.

La natura controlla la vita sessuale degli animali, ma non quella degli esseri umani, perché gli uomini sono più evoluti in quanto hanno una mente, e possono capire cosa fare e cosa non fare.

Gli esseri umani dovrebbero accettare e rispettare l’atto sessuale come un’espressione dell’amore. Tuttavia, la totalità dell’espressione amorosa non è limitata al solo sesso. Il sesso è soltanto una parte dell’espressione di quell’amore fondato sull’uguaglianza, è il partecipare a un atto che conforta entrambi i partner. Se esso non funziona come dovrebbe, significa che manca la comprensione, per cui se questa manca, significa che non c’è amore. Ed il sesso senza amore è una forma di masturbazione.

Gran parte dei matrimoni si sfascia a causa dell’incompatibilità sessuale. Molte donne tormentano i propri mariti con eccessive richieste sessuali. Altri uomini, invece, ne pretendono una gran quantità pur non essendo competenti in materia. Presto o tardi, questo tipo di matrimonio fallisce. Le donne dicono che gli uomini veri sono pochi. Gli uomini dicono che le donne sono frigide. Ciò che è certo è che le due parti non si capiscono.


L’uomo considera la moglie alla stregua di una parte dell’arredamento, e crede di poterla usare come e quando vuole. Spesso il rapporto è sconsiderato, perché il marito lo consuma velocemente, lasciando la moglie frustrata. Questo tipo di comportamento è molto scorretto. Comunicare è indispensabile.

IL PUNTO DI VISTA YOGICO:

L’arte dell’attività sessuale può essere appresa studiando i campi energetici, le forze vitali sottili, i bioritmi. Prima di mangiare, o prima di impegnarsi in un’attività sessuale, è opportuno attivare la narice destra. Si può farlo nell’arco di pochi secondi, quindi questo aspetto pratico può rivelarsi molto importante.

Al fine di evitare di produrre frustrazione e delusioni, l’uomo dovrebbe perfettamente conoscere l’arte di un sano e soddisfacente atto sessuale, anche perché, se non sarà in grado di soddisfare pienamente la sua partner, si sentirà egli stesso insoddisfatto. D’altro canto, la donna non vuole che il partner si senta complessato, e talvolta decide di fingere il proprio piacere. La finzione è dannosa, allo stesso modo di come lo è la masturbazione nell’ambito di un’attività sessuale. La dinamica è semplice: quando l’uomo è attivo, la donna è passiva; quando la donna è attiva, l’uomo è passivo. Quindi, è bene ascoltare il consiglio di uno dei più grandi Yogi…

“Il sesso non dovrebbe essere praticato nelle prime ore della notte. Il momento migliore per il sesso è tra le tre e le quattro del mattino, quando si è fisicamente riposati e rilassati, e il cibo è stato ben digerito”.

(Fonte: Centro Nirvana)

Collaborazione o egoismo? Storiella sull'inferno e sul paradiso



Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno”.


Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l'Inferno”.


Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco, qual è la differenza?!?”

“E' semplice, rispose Dio, dipende solo dalla loro abilità. Essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri, mentre nell’altra situazione, tutti non fanno che pensare a loro stessi...


Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura.... La differenza la fa ognuno di noi.

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Commento  di Aliberth:  "Si… è effettivamente così… L’egoismo, l’individualismo e l’avidità sono le tendenze mentali identificative che porteranno a esperienze infernali… perché non solo esse ci separano dagli altri, ma anche perché non potranno mai far in modo che la mente possa arrivare alla scoperta della verità… quella verità che ci farebbe comprendere che noi non siamo affatto entità singole e separate, ma un unico corpo assoluto, diviso solo dalla nostra ignoranza…" (Centro Nirvana)