Disfunzioni ereditate e nuovi circuiti neurofisiologici


Totem

La situazione è molto grave perché è sorretta da un sistema malato che è sorretto a sua volta da "forme mentis" malate. 

Io sono uno spirito libero e mi sento animata da una forza guerriera che rifiuta "i clichè e le forme mentis malate" perciò mi batterò in ogni modo possibile affinché si dissolva e ci si liberi dalle "memorie/credenze" disfunzionali ereditate, come ad esempio quella che in molti credono che si sia vecchi a 40 anni per il mondo del lavoro e che a 50 si sia morti a livello sociale. 

Intanto cominciamo a dire le cose come stanno e a evidenziare il paradosso e ogni forma di comunicazione paradossale in cui ci hanno voluto infilare, poi smantelliamo una ad una tutte le credenze malate e disfunzionali che ci incatenano. 

Adoperiamoci, ognuno a modo suo, per diffondere conoscenze e strumenti utili a questo scopo, e facciamolo anche gratuitamente e in ogni modo possibile. 

Lavoriamo sul modificare gli stati d'animo di rabbia e depressione individuale e collettivo lavorando anche sul senso di unità e sul senso sociale e di solidarietà nazionale. Se partiamo da noi stessi in primis, poi ciò si estenderà a amici, familiari, conoscenti e sconosciuti ... dalle piccole comunità per contagiare villaggio dopo villaggio. Il recupero dei veri valori spirituali e umani è fondamentale, anche la povertà non è una nemica (ricordiamo San Francesco con il suo profondo insegnamento: sorella povertà ?) ma questo lo si capisce se anziché perseverare nel circolo vizioso (neurofisiologico e neurochimico) che è sorretto dalle domande sbagliate come: perché a me? Perché questa disgrazia? 

Ci adoperiamo a livello individuale e collettivo a innescare un circolo virtuoso (nuove sinapsi, nuovi circuiti neurofisiologici e neurochimici) sorretto da domande nuove che stimolano risposte creative quali: come posso sfruttare positivamente questa situazione? Come posso ottenere il meglio da me e dagli altri attraverso questa situazione? Cosa posso fare per migliorare la situazione per me e per gli altri in modo che tutti ne escano vincenti e contenti? ... 

Ecco io mi sto muovendo in questa direzione .... work in progress.


Sunder Stella


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Una riflessione aggiunta non in tema:

Chiamereste "avere aspettative"  l'attendere che ad una espirazione segua l'inspirazione? O che in primavera fioriscano gli alberi da frutta? Essere riamati da chi non rifiuta il nostro amore? Che il sole scaldi e la pioggia bagni?

Se non è così, allora usciamo da questo ritornello senza cervello, pronto ad essere intonato alla prima occasione, specialmente da coloro che si trovano a dover restituire quanto la vita ha donato loro, senza chiedere alcun prezzo da pagare.

Dare e avere, a casa mia si chiama rispetto e reciprocità naturale, non vuole dire "avere delle aspettative" come viene detto spesso in realtà   come una scusa infantile, dagli egoisti e dagli opportunisti.
Deva Sakshin

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