Osho, avatar dell'amore....



Il film Avatar contiene tutta una serie di elementi insoliti che mi spingono a ricordarlo, di tanto in tanto. In particolare mi aveva colpito un modo di comunicare che non avevo mai visto prima. Quando i protagonisti vivono un momento di profondo amore tra loro, guardandosi negli occhi non dicono “ti amo”, ma dicono “io ti vedo”. È curioso, eppure dietro questo scambio c’è una comprensione profonda che chissà da dove è arrivata al regista, o a chi per lui... 

Mi è ritornata qualche settimana fa, quando una mia carissima amica si è trasferita dalla Lombardia alle Marche. Qui a Oshoba abbiamo fatto un bel pranzo tutti insieme per salutarla: è stato un vero e proprio addio. L’intensità ha raggiunto un picco all’ultimo abbraccio: “Ciao…  Fai buon viaggio,” e poi un altro picco c’è stato dopo, quando l’ho guardata allontanarsi ed è stato semplicemente “io ti vedo”. E altro non restava da dire o da fare.

A volte sembra che “amore” voglia dire un mucchio di cose da dire o fare, ma poi alla fine dei conti dietro c’è in sostanza una “presenza all’altro”.


Quando penso alle persone che ho amato e che mi hanno amato, vedo Osho in cima a tutti. E il massimo dei momenti in cui mi sono sentito personalmente amato da lui, in modo diretto, è ad alcuni suoi discorsi a Pune. Io ero uno dei tanti, tra le migliaia di persone che tutti i giorni si raccoglievano in meditazione e ascolto nella grande Buddha Hall, ma in quei giorni ero seduto abbastanza vicino da poterlo guardare negli occhi. Quell’anno, per una serie di circostanze, per ben 10 giorni di fila avevo avuto la possibilità di sedermi tra le prime file, intorno al podio su cui sedeva Osho. E quindi lo vedevo molto bene entrare e sedersi, e per me era come se ci fossimo stati solo io e lui. 

Poi chiudevo gli occhi e per un’ora non c’era modo di aprirli: ascoltavo in meditazione le sue parole. Poi li aprivo per un po’ e lo guardavo. E – sorpresa! – anche lui mi guardava, come guardava tutti, ma da quell'angolazione lo vedevo davvero bene quello sguardo. E ancora oggi so che Osho mi amava proprio grazie a quei momenti. Quel suo guardare dritto nei miei occhi era un purissimo e totale “io ti vedo” che conteneva esattamente “tutto”. Era un “Ti accetto assolutamente, totalmente e incondizionatamente come sei”. Era un “Sei il benvenuto, hai tutto il mio amore”.
In tutta la mia vita non mi sono mai sentito amato così in profondità da nessun altro. Ed era “solo” uno sguardo fatto di presenza. Uno sguardo che passava "a pioggia" su tutti i meditatori raccolti intorno a lui.

Oggi continuo a incontrare quell’amore nei suoi audio e video discorsi e nei suoi libri. È vero non mi sta guardando direttamente negli occhi in modo personale, ma questa cosa del “personale” lui l’ha sempre smontata dicendo che la sua realtà è una dimensione “oggettiva” impersonale, dove l’amore è il puro stato dell’essere e non una relazione individuale. Una fragranza intrinseca che permea ogni suo contributo all’evoluzione dell’umanità percepibile anche oggi!


Akarmo

(Fonte: Osho Times)

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