Società e psiche collettiva - Bisogni religiosi e consapevolezze laiche



Nei miei credo non è contemplata la incarnazione o la reincarnazione ma sono  cosciente che le religioni impartiscono leggi comportamentali. Io non mi preoccupo affatto del percorso altrui ma solo della mia crescita. Ho però bisogno degli altri per poter vedere me stesso.  Ritengo  che solo l'esempio può essere di vero aiuto per gli altri e senza modestia credo di aver influenzato molte persone. So che non debbo giudicare perché non ne ho le capacità  né il diritto.

Ho riflettuto  sul motivo per cui le religioni sono venute in essere e ho sentito che la maggior attrattiva delle religioni da parte delle popolazioni più sofferenti è la loro ricerca di un aiuto esterno che soddisfi il  loro bisogno di una logica per accettare le loro disgrazie. Ma secondo me facciamo parte di un tutt'uno dove siamo alla pari con il sole che sorge ogni mattina o il freddo d'inverno e il caldo d'estate. In fondo la religione è più un fatto individuale,  ed  anche un modo di aggrapparsi alle proprie radici culturali e cosi sentirsi più sicuri.

Roberto Anastagi

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Mie  considerazioni: 

Vorrei specificare che incarnazione è altra cosa di reincarnazione. Secondo un filone buddista, che prediligo, esiste solo una massa psichica (inconscio collettivo) che contiene tutte le tendenze mentali vissute o  vivibili durante l'esistenza da tutti gli esseri senzienti. La scintilla singola si definisce incarnazione. Alla morte della persona l'energia individuale si fonde con l'universale. Ma le tendenze innate incompiute si aggregano in un grumo (programma) che attira la coscienza verso nuove incarnazioni. Insomma non è la stessa anima che si reincarna... ma le pulsioni psichiche che cercano nuove soluzioni evolutive. Il problema è che durante la vita l'anima, intendendo la coscienza individuale,  si identifica con il corpo mente e di conseguenza ritiene che il processo evolutivo vissuto le appartenga, al contrario tale processo di apparizione nel manifesto è del tutto automatico (causa effetto). I cosiddetti "altri" sono solo sembianze di noi stessi  riflesse nel nostro specchio mentale. Considera in ogni caso che tali "elucubrazioni" non hanno valore dal punto di vista della consapevolezza non duale assoluta, ma disquisendo nell'ambito relativo possono aiutarci a distaccare la nostra coscienza dal processo del divenire...  

Paolo D'Arpini  

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Commento di  Franca Oberti: "Noi ci diciamo pacifici, libertari, rispettiamo l'idea degli altri, ma restiamo fermi nelle nostre convinzioni e a volte ci arrocchiamo nei nostri credo. Forse è proprio questo che tiene in scacco tutto il mondo, l'idea di non saperci lasciar andare e abbandonarci a qualcosa di inspiegabile, invisibile, insondabile. Non riesco mai a dare risposte convinte a nessuno dei vostri interventi, mi limito a segnalarvi il mio pensiero, il mio sentire e ogni tanto qualcuno mi fa capire che prova le stesse sensazioni, e questo mi entusiasma, perché trovo una parte del mio DNA in giro per il mondo, uno scambio di vita passata, qualcosa che ci accomuna. Perché noi tutti, alla fine, cediamo qualcosa di noi, lasciamo impronte infinitesimali che altri raccoglieranno e questo, secondo me è parte dell'Uno, quell'Uno che tanti di noi continuano a negare e dichiarano che "contenti loro contenti tutti". Invece, come dice Paolo, noi ci rispecchiamo negli altri e talvolta vediamo il nostro negativo, a volte scopriamo una sorella, un fratello passati, un nemico... ecco le tante interazioni, inimicizie e amicizie. Ogni volta che nella nostra mente si crea un pensiero, è già patrimonio di tutti; a cosa servono i brevetti, i diritti riservati... ci sarà sempre qualcuno che riceve le nostre frequenze e noi non possiamo farci niente, fa parte dell'evoluzione della specie, e che specie! Potremmo essere dei e invece siamo ancora diavoli!"

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