Helvia Recina, la madre di Macerata, Montecassiano, Recanati, Villa Potenza, etc....


Helvia Recina (ruderi) - Foto di Franco Stobbart

In passato la rete stradale era ampliata e integrata da fiumi navigabili lungo i quali transitava gran parte del commercio. Il fiume per la gente era considerato un grande amico che favoriva la vita e la prosperità e per questo non lontano dalle sue rive furono eretti dei bellissimi centri urbani, oggi considerati di grande interesse storico. 

E’ il caso del Potenza, fiume della Regione Marche, il cui nome latino era Flosis. Nel suo cammino sono molti i paesi che il fiume incontra e tanti di questi sono interessanti dal punto di vista culturale, artistico e architettonico. Nella pianura fra Recanati e Macerata in prossimità della zona dove oggi sorge la frazione di Villa Potenza, verso il III sec. a.C., in una vantaggiosa posizione, ampiezza e fertilità di territorio, sulla sponda sinistra del Potenza, ebbe origine l’abitato di Recina (detta anche Ricina). 

Non si hanno notizie certe sulle sue origini, gli storici suppongono essere stato un insediamento piceno. Posta alla congiunzione di importanti vie come quella che dal mare saliva verso San Severino e Pioraco per confluire, nei pressi di Nocera Umbra, nella via Flaminia, Recina assunse un’importanza amministrativa. Raggiunse il suo apice tra il I secolo a.C. e il II d.C.. Ricevette gli onori quale colonia romana per poi essere elevata al grado di municipio. Nel 205 d.C. al toponimo originario fu aggiunto l’appellativo di “Helvia” in onore dell’Imperatore Elvio Pertinace che ne aveva promosso un rilancio urbanistico. 

L’invasione dei barbari avvenuta all’inizio del V sec. d. C., che misero a ferro e a fuoco la zona, pose fine alla potenza e prosperità della città. 

La popolazione cercò rifugio sulle colline circostanti. Si ritiene che gli abitanti superstiti fondassero Montecassiano, Recanati e Macerata. 

Al degrado di Recina contribuì in seguito una norma degli statuti comunali che consentiva l’utilizzo dei materiali delle rovine per nuove costruzioni, nonché per le opere di arginatura del fiume. Oggi un percorso museale consente di visitare la zona archeologica, anche se la maggior parte dell’area dell’antica colonia di Helvia Recina è da riportare alla luce. 

Tuttavia le indagini archeologiche hanno rinvenuto sculture, statue, idoli, amuleti e altre anticaglie, nonché medaglie di bronzo e di argento di Giano, dei Consoli romani e degli Imperatori Augusto, Caio, Tito, Traiano, Severo e altri, tutti testimoni dell’antichità, del lustro e della grandezza dei recinesi. 

Sono visibili i resti di una strada lastricata, di un serbatoio d’acqua, ruderi di sepolcri e vestigia di abitazioni con dipinti e mosaici. Ma ciò che resta e fa supporre che all’interno dell’antica città romana ci fosse una vita molto intensa e ricca, dando risalto alla magnificenza dell’antica Recina è il suo ampio teatro che risale alla piena età augustea e rappresenta oggi il più grande teatro romano della regione. Circondato da un portico, settantadue metri di diametro, tre ordini di gradinate, poteva ospitare circa 2000 spettatori. Era ricoperto di marmi con capitelli dorici e corinzi. 

Oggi tutto ciò è meta di un turismo ricercato e sede di affascinanti rappresentazioni teatrali che ancora si ripetono nelle serate estive. E’ il caso di ricordare che visitare Helvia Recina non significa solo storia e reperti della Roma antica, ma anche poter vivere pienamente il patrimonio archeologico di epoca medievale di grande rilievo e riscoprire i prodotti tipici e gli antichi sapori della zona.

Franco Stobbart

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