
I giornali e l'approfondimento delle notizie... Quale futuro per la carta stampata?

27 gennaio e l’olocausto quotidiano…
«Un giorno i nostri figli ci chiederanno: “Tu dov’eri durante l’Olocausto degli animali? Che cosa hai fatto per fermare questi crimini orribili?”. A quel punto non potremo usare la stessa giustificazione, per la seconda volta, dicendo che non lo sapevamo» Helmut F. Kaplan
Il 27 gennaio di ogni anno si ricordano le vittime dell’olocausto: ebrei, omosessuali, zingari e avversari politici che furono imprigionati nei campi di concentramento nazisti. Parecchi di loro perirono di stenti e di angherie, di esperimenti medici disumani, di fame, etc.
Quello non fu il primo olocausto e nemmeno l’ultimo, sembra infatti che l’uomo abbia la tendenza al genocidio e di tanto in tanto questo “vizio” si manifesta, contro i suoi simili scomodi da sopportare. Non voglio qui però enumerare tutti gli stermini compiuti ed in corso contro l’umanità… sarebbe un’azione politica impropria visto che molto spesso sono le stesse cosiddette “democrazie” a metterli in atto. C’è già chi provvede a fare questo lavoro di scoperchiatura dei sepolcri imbiancati e non voglio rubar loro il mestiere.
Eppure qualcosa vorrei dire. Ci professiamo tutti democratici, almeno a parole, anche se, più o meno consciamente, continuiamo a tollerare il dominio di un sistema economico-culturale che nulla ha da invidiare al nazismo. C’è un razzismo quotidiano che imperversa e ci condiziona, dal linguaggio alle abitudini alimentari. Diceva un amico vegetariano, Francesco Pullia: “C’è una presunta ‘normalità’ che gronda sangue e risulta inaccettabile. Parafrasando un noto aforisma di Adorno, Auschwitz inizia ogni volta che passando da un bancone di un supermercato, dalla vetrina di una pellicceria o ci sediamo per mangiare facciamo le spallucce e diciamo che si tratta ’solo di animali’. Se si da per scontata l’esistenza di un mattatoio, non ci si può stupire o indignare degli stermini di massa che hanno infangato i secoli. Siamo circondati da migliaia di Buchenwald, Birkenau, Dachau…”
Nel mondo, secondo gli ultimi dati disponibili, si allevano oltre 1 miliardo e 300 milioni di bovini, 2 miliardi e 700 milioni di ovini e caprini, 1 miliardo di suini, 12 miliardi di polli e galline e altro pollame. Solo di bovini, ogni anno in Italia si macellano circa 4.700.000 animali. Ci troviamo in un mondo dove nessun politico parla degli animali massacrati tutti i giorni a milioni, dove i segnali di madre natura non vengono ascoltati nonostante i suoi continui avvertimenti…
Il menefreghismo e l’ignoranza penso siano i nostri veri nemici ma sono convinto che dobbiamo aprire gli occhi a più persone possibili, dobbiamo smetterla con l’olocausto continuato. Cominciando dal rifiuto personale all’essere compartecipi dello sterminio a cui vengono sottoposti i nostri “fratelli minori” e delle sue conseguenze sul nostro modo di vivere e sul nostro pianeta. Forse solo allora potremo sperare in un vero cambiamento per una società che possa vivere in armonia con animali e natura senza odio, guerre, razzismo… un razzismo che comincia a tavola!
Alcuni potranno scandalizzarsi del mio paragone sugli stermini compiuti contro l’umanità rispetto a quelli verso il mondo animale… ma, pensiamoci bene, non è anch’esso un animale l’uomo? Non siamo noi tutti umani animali, definiti evoluti, che in seguito alla nostra presunta “intelligenza” siamo stati in grado di dominare tutte le altre e la nostra stessa specie? Non siamo noi animali che assoggettano tutto ciò che è vivo, che usano con mercimonio altri esseri umani e non umani, che distruggono l’habitat e gli elementi, che cancellano dalla loro coscienza l’appartenenza comune alla vita? Sì, siamo animali… che hanno cancellato la memoria!
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Favole spirituali di Rabiya...
Rabiya al-Adabiya era una donna sufi, nota per il suo comportamento molto eccentrico. Ma il suo comportamento eccentrico era segno di un grande discernimento.
Una volta successe che un altro mistico sufi, Hasan, alloggiasse a casa di Rabiya. In vista di quel soggiorno, non aveva portato con sé il Corano, che era solito leggere ogni mattina come parte della sua pratica. Pensava di poter prendere in prestito il Corano di Rabiya, quindi non aveva portato con sé la sua copia.
Al mattino chiese a Rabiya il Corano e lei gli diede la sua copia. Hasan non riusciva a credere ai suoi occhi. Quando aprì il Corano, vide qualcosa che nessun musulmano avrebbe potuto mai credere possibile: in molti punti Rabiya lo aveva corretto.
È il peccato più grande per i musulmani: secondo loro il Corano è la parola di Dio. Come si può correggerlo? Come si può anche solo pensare di poterlo migliorare? Non solo lo aveva corretto, ma aveva anche tagliato alcune parole, alcune righe. Le aveva rimosse!
Hasan le disse: “Rabiya, qualcuno ha rovinato il tuo Corano!”.
Rabiya rispose: “Non essere stupido, nessuno può toccare il mio Corano. Quello che vedi è opera mia”.
Hasan disse: “Ma come hai potuto fare una cosa del genere?”.
Lei rispose: “Dovevo farlo, non c’era via d’uscita. Per esempio, guarda qui: il Corano dice: ‘Quando incontri il diavolo, odialo’. Da quando mi sono risvegliata, non riesco a trovare l’odio dentro di me. Anche se il diavolo mi stesse di fronte, potrei solo inondarlo del mio amore, perché non mi rimane altro. Non importa se davanti a me c’è dio o il diavolo, entrambi riceveranno lo stesso amore. Tutto ciò che ho è amore, l’odio è scomparso. Nel momento in cui l’odio è scomparso da me, ho dovuto apportare quelle modifiche alla mia copia del Santo Corano. Se tu non l’hai ancora corretto, significa semplicemente che non hai ancora raggiunto quello spazio in cui tutto ciò che resta è amore”.
Rabiya stava camminando per strada. Non era molto conosciuta, il nostro è un mondo di uomini. A chi importa di una donna, anche se è illuminata? Vide Hasan davanti a una moschea con le mani tese verso il cielo, che pregava: “Dio, dammi questo, dammi quello”.
Rabiya fu una donna rara nella storia degli uomini. Si avvicinò, si mise alle spalle di Hasan e lo colpì in testa. E dire che stava chiedendo a dio delle cose meravigliose! E arrivò un colpo! Si voltò e vide Rabiya. Hasan disse: “Non è giusto disturbare una persona durante la sua preghiera”.
Rabiya disse: “Idiota! Stavi chiedendo: ‘Per favore, apri la porta’ e io ti dico che la porta non è mai stata chiusa! Quindi chi l’aprirà? Nessuno l’ha mai chiusa, quindi nessuno la aprirà. Entra e basta!”.
Gesù dice: “Bussate e le porte vi saranno aperte”. Non ci sono porte. Se bussi, bussi a un muro. Puoi bussare battendo la testa, ma le porte non si apriranno.
Per quanto riguarda l’esistenza, non ci sono porte. È tutto aperto, da ogni lato. Puoi entrare da qualsiasi punto e il posto più vicino per accedere è dentro di te. Qualsiasi altro posto sarà più distante. Perché non iniziare dal punto in cui ti trovi? Quindi, per prima cosa, arriva lì dove sei – radicato, centrato nella tua interiorità – e il miracolo è che non avrai bisogno di andare da nessuna parte. Non c’è bisogno di bussare: le porte sono aperte. La tua interiorità è la porta, una porta aperta all’intero cosmo.
Una sera, al tramonto, Rabiya stava cercando qualcosa proprio davanti alla porta di casa, sulla strada. Alcune persone si fermarono e le dissero: “Rabiya, cosa hai perso? Possiamo aiutarti?”.
A quel punto era una donna già anziana ed era amata dalla gente, perché era una splendida folle. Rabiya disse: “Ho perso l’ago. Stavo cucendo e l’ho perso. Lo sto cercando, ma non ho molto tempo, perché il Sole sta per tramontare. Se volete aiutarmi, fatelo in fretta, perché una volta tramontato il Sole e calata l’oscurità, sarà impossibile trovarlo”.
Così si impegnarono tutti in una ricerca frenetica dell’ago. Uno di loro improvvisamente pensò: “L’ago è così piccolo e la strada è così grande! Il Sole scende a ogni istante, la luce sta per scomparire... Senza sapere il punto esatto in cui è caduto, sarà impossibile trovarlo”.
Quindi chiese a Rabiya: “Per favore, ci dici dove è caduto esattamente l’ago? Così sarà possibile trovarlo. Altrimenti presto sarà buio e la strada è molto grande e l’ago molto piccolo”.
Rabiya iniziò a ridere. Disse: “Per favore, non chiedetemi questo, perché mi sento in imbarazzo!”.
Smisero tutti di cercare. Dissero: “Che succede? Perché dovresti sentirti in imbarazzo?”.
Lei rispose: “Mi sento in imbarazzo, perché ho perso l’ago in casa, ma dato che non c’è luce, come posso trovarlo? Fuori, sulla strada, almeno c’è la poca luce del tramonto”.
Tutti dissero: “Sei completamente impazzita? Abbiamo sempre sospettato che non fossi sana di mente, ma questa è la prova assoluta!”.
Rabiya disse: “Mi credi pazza, eppure lo fate da vite intere”. E tu saresti sano di mente? Dove hai perso te stesso e dove stai cercando di trovarlo? Dove hai perso la tua beatitudine e dove stai cercando di trovarla? È persa nel tuo mondo interiore e tu la stai cercando all’esterno!”.
Un’altra storia...
Un giorno Hasan andò da Rabiya. Aveva appena imparato a camminare sull’acqua, così disse a Rabiya: “Andiamo a camminare sull’acqua e facciamo una piccola discussione spirituale, una chiacchierata”. La discussione spirituale era solo una scusa: voleva dimostrare a Rabiya che sapeva camminare sull’acqua.
Rabiya disse: “Sull’acqua? Non mi piace. Andiamo tra le nuvole! Ci sediamo sulle nuvole e facciamo una bella discussione spirituale”.
Hasan disse: “Ma io non sono capace di andare tra le nuvole e tanto meno di sedermi sulle nuvole”.
Rabiya disse: “Neanch’io! Ma che importa? Perché non possiamo parlare di religione qui? Perché andare sull’acqua o sulle nuvole?
Tutti i grandi mistici sono sempre stati contrari ai miracoli che interessano invece a tutti gli sciocchi.
Osho
Autoconoscenza, karma e destino...
Il gatto zen... di Taisen Deshimaru
Un samurai era molto infastidito da un topo che aveva preso domicilio nella sua camera. Qualcuno gli disse: «Ti occorre un gatto».
Il samurai ne cercò uno nel vicinato. Quello che trovò era bello, forte, molto impressionante. Ma il topo si dimostrò più furbo e, più vivo di lui, si fece gioco della sua forza.
Allora, portarono dal samurai un altro gatto, quello di un tempio zen. Aveva l’aria distratta, mediocre, banale e sonnecchiava tutto il tempo. Il samurai pensava: non sarà certo questo che mi sbarazzerà del topo!
Ora, il gatto, sempre pigro, tranquillo, indifferente, ben presto non ispirò più timore al piccolo topo. Questo passava e ripassava vicino a lui senza fare più attenzione. Un giorno, improvvisamente, con un colpo di zampa, fu intrappolato.
Così banale è il monaco zen.
Articolo in cui si parla di scienza, vaccini, odissee nello spazio, ecc....
- (1) C.Paciello, “No alla globalizzazione dell’indifferenza”, Petit Pleasure, 2017
Il Natale di un buon cavallo pazzo... Friedrich Wilhelm Nietzsche...
"La fine di Israele" di Ilan Pappè - Segnalazione libraria...
Il collasso del sionismo e la pace possibile in Palestina: «Stiamo assistendo all’inizio della fine dello Stato di Israele». Dopo il 7 Ottobre e il genocidio a Gaza, il progetto sionista in Palestina – il tentativo secolare dell’Occidente di imporre uno Stato ebraico in un Paese arabo – è destinato a una «disintegrazione inevitabile». È la tesi del celebre storico israeliano Ilan Pappé che, dopo opere considerate pietre miliari nella storiografia del conflitto israelo-palestinese, in questo nuovo volume sposta lo sguardo sul futuro di Israele e della Palestina.
Diviso in tre parti, nella prima – Il collasso – Pappé esamina il fallimento del cosiddetto “processo di pace” ed evidenzia le fratture profonde che minacciano la stabilità di Israele: l’ascesa del sionismo religioso, le crescenti divisioni all’interno della società israeliana, l’allontanamento dei giovani ebrei dal sionismo, il sostegno dell’opinione pubblica mondiale alla causa palestinese, la crisi economica e la messa in discussione dell’invincibilità militare di Tel Aviv.
Nella seconda parte – La strada per il futuro – l’autore delinea sette mini-rivoluzioni cognitive e politiche necessarie per costruire un avvenire migliore per tutti gli abitanti della Palestina storica: da una nuova strategia per il movimento nazionale palestinese alla giustizia transitoria e riparativa sul modello sudafricano, dal diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi alla ridefinizione dell’identità collettiva ebraica.
Nella terza parte – La Palestina del dopo-Israele, anno 2048 – Pappé offre una preziosa visione di speranza e riconciliazione. Immagina un domani in cui le mini-rivoluzioni hanno avuto successo e descrive come potrebbe essere la vita in uno Stato palestinese democratico e decolonizzato, con il ritorno dei rifugiati, la coesistenza di ebrei e palestinesi come cittadini con pari diritti e la guarigione delle ferite del passato. Summa dell’analisi storico-politica di Pappé, La fine di Israele è un contributo fondamentale per comprendere l’insostenibilità del progetto sionista e la via possibile per la pace in Palestina.
Annotazioni:
«La fine di Israele è un capolavoro, una lettura imprescindibile per chiunque voglia comprendere la disintegrazione del progetto sionista e le sue conseguenze. Pappé, uno dei massimi studiosi del conflitto israelo-palestinese, è autore di libri innovativi e fondamentali. Anche questo non fa eccezione».
Chris Hedges
«Quando pensi che sia già stato detto tutto, Ilan Pappé ti offre questo libro illuminante, originale e, soprattutto, pieno di speranza».
Eyal Weizman
«Ilan Pappé è il più coraggioso, più onesto, più incisivo degli storici israeliani».
John Pilger
”Il gioco cosmico dell’uomo” di Giuliana Conforto - Segnalazione libraria
Pochi sono consapevoli dei tempi eccezionali che stiamo vivendo: pochi ma sufficienti per aiutare se stessi e l’intera umanità; sono quelli che Vangeli e film come ”Matrix” chiamano gli ”eletti”, quelli che cercano la verità. Gli eletti si sentono diversi fin dalla nascita, non si adeguano alla ”realtà” di questo mondo vorrebbero cambiarlo ma non sanno come fare.
Imboccare la via dell’ evoluzione è un ”cambiare” che è in realtà diventare se stessi; è ESSERE, ovvero: RIFLETTERE NEL MONDO IL PROPRIO MESSAGGIO GENETICO IN TUTTA LA SUA INTEGRITA’.
L’incontro fatale con un professionista, che ristabilisce il contatto con il vero sé, è il passo necessario per chi cerca la via. E’ un evento che imprime una svolta all’ esistenza del potenziale ”eletto”; l’evidenza che TUTTO CIO’ CHE HA SEMPRE SAPUTO E SENTITO E’ VERO e non solo sogno o vaga fantascienza.
Tuttavia ”per imboccare la via” dice Morpheus (il professionista di ”Matrix”), ”sapere non basta”. Bisogna aprire la porta interna, sciogliere quella barriera che è la paura di essere diversi e quindi non accettati dagli altri.
Gli ”eletti” sono pochi, ma non pochissimi: forse alcuni milioni o decine di milioni. Sparsi come il sale ovunque nel pianeta, immersi in ”realtà” familiari e sociali che negano tutto ciò che gli ”eletti” sentono. La sfida è CREDERE IN SE STESSI, OSARE ESSERE DIVERSI, RISPETTARE LE PROPRIE ABILITA’, SVILUPPARE I PROPRI TALENTI; NON ADATTARSI quindi al sistema che organizza ogni attimo della così detta ”vita”. Gli ”eletti” sono ”enzimi” di una trasformazione planetaria che consentirà a tutti LIBERTA’, PROSPERITA’, UNITA’ e COMUNIONE CON LA NATURA.
Dal libro: ”Il gioco cosmico dell’uomo” di Giuliana Conforto
"La Spiritualità del Corpo" di Alexander Lowen... - Segnalazione libraria
È solo nella perfetta armonia tra corpo, mente ed emozioni che possiamo raggiungere un senso di integrità morale e personale, di amore per gli altri e di rapporto col divino.
Lowen estende il rapporto mente-corpo ampliandolo fino ad abbracciare la spiritualità, intesa però non nel convenzionale senso religioso bensì come la ricerca di un'armonia tra corpo, mente ed emozioni, cioè di una condizione che Lowen chiama lo 'stato di grazia'.
Alexander Lowen, fondatore della bioenergetica ci spiega come raggiungere l'equilibrio, in cui risiede lo 'stato di grazia' che tutti desideriamo e che è così difficile da raggiungere nella vita odierna.
“Con il loro amore reciproco gli esseri umani possono emulare l'amore che Dio ha per l'uomo. Dio non è soltanto onnisciente, è anche onnipresente, è in tutti noi. I mistici ed i religiosi di ogni fede hanno scritto che Dio è nel cuore dell'uomo. Quando sentiamo l'amore nel nostro cuore, siamo in comunione con Dio”
Alexander Lowen
Urge abbattere la gerarchia maschilista che domina la chiesa... si dia spazio al femminile...

Già dai primi inizi, nella comunità apostolica, dove Paolo la sottomette all’uomo in termini forti: «come Cristo è capo dell’uomo, così l’uomo è capo della donna». Dove le impone il velo: una tradizione della sinagoga ebraica che è durata poi per millenni e infine è caduta in disuso. Dove le impone rudemente di tacere nell’assemblea. Ma anche Pietro si esprime in termini analoghi.
che la scelta del Cristo stabilisce un modello, indica una volontà precisa (una mera illazione);
che v’è una tradizione continua e universale (la stessa dell’asservimento della donna);
che essendo la Chiesa sposa di Cristo, lo sposo dev’essere maschio (ridicolo abuso di un linguaggio simbolico);
che l’incarnazione è avvenuta nel sesso maschile, e così deve avvenire la santificazione. Ma il Cristo si è fatto uomo e ha scelto come apostoli solo uomini perché la donna in Israele non era circoncisa, e quindi propriamente non apparteneva al popolo di Dio; non poteva studiare la torah, la sacra legge ebraica, non poteva parlare nella sinagoga, né testimoniare in giudizio; non aveva alcuna prerogativa o diritto nella vita pubblica.
che, se si fa maschio, è solo per le ragioni contingenti addotte sopra.
Ragioni che ora l’umanità ha superato, riconoscendo la parità e pari dignità di uomo e donna.
Le lampade sono diverse la luce è la stessa...
Viviamo in un mondo dove il falso e l'artificio hanno preso il posto del vero e del semplice. Questo è il meccanismo dell’apparenza che prende il posto del “naturale”, dell’intrinseca verità.
“Se-ducere” letteralmente significa “condurre a sé” e ciò avviene attraverso una caleidoscopica mascherata che sterilmente si avvicenda nel riflesso degli specchietti. Gira e rigira il caleidoscopio e gli specchietti mostrano fugaci composizioni. Un gioco sterile dell’esteriorità. La seduzione è allusione e miraggio, con essa si mostra ciò che l’altro vorrebbe vedere, è semplice barbaglio proiettivo di un'immagine costruita a misura per attrarre l’altro. E chi è l’altro? Chi svolge la funzione separativa dell’io e dell’altro? Perché si sente la necessità di appropriarsi della attenzione dell’altro?
La fissità dello specchio, come nella storia di Narciso, è imbroglio erotico spirituale, è fascinazione che conduce alla morte, sebbene lo specchio sia nato per uno scopo magico, lo scopo di vedere “attraverso le forme” riflesse. Ricordate la storia di Don Juan che istruisce Castaneda ad attrarre gli spiriti (l’alleato) attraverso uno specchio immerso nell’acqua corrente?
Lo specchietto per le allodole è un altro eufemismo utile a capire come la fascinazione seduttiva sia una trappola mortale, in cui sia il seduttore che il sedotto giocano a perdersi vicendevolmente. La seduzione insomma è camuffamento, un mescolamento dell’apparente bello e di desiderio mentre la chiara visione, potremmo dire la “chiaroveggenza” è la vera capacità percettiva di scorgere il bello in ciò che è, senza orpelli, senza luminarie, senza zavorra inutile di finzione incipriata.
Questo il significato di Santa Lucia, la santa della Luce, che festeggiamo il 13 dicembre?
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica
Memoria:
nel negozio di lampade
del cervello morente;
dimenticati di loro.
Concentrati nell’essenza,
concentrati nella luce.
La luce fluisce verso di te da tutte le cose,
tutte le persone, tutte le possibili combinazioni
del bene e del male, tutti i pensieri
e tutte le passioni.
Le lampade sono diverse ma la luce è la stessa.
Una sostanza, un’energia, una luce, una mente-luce,
che emette tutte le cose, senza fine.
Un diamante rotante e bruciante,
uno, uno, uno.
Spogliati davanti al silenzio avvolgente ed amorevole.