Cosmologia ed astrofisica...



Già  negli anni ’20 del secolo scorso  il fisico sovietico Friedmann, il fisico belga Lemaître , e l’astronomo inglese Edwin Powel Hubble (1889-1953), fondatore dell’Istituto di Astrofisica di Cambridge, e ancor prima già nel 1916 l’olandese De Sitter, avevano parlato di un Universo non statico.  Anche Lemaître ed Hubble avevano sostenuto che l’Universo fosse in espansione invocando anche come prova sperimentale il già citato effetto studiato dal fisico austriaco C. A. Doppler intorno al 1842 (N. 73) che faceva deviare verso il rosso la luce delle stelle più lontane. Nel 1949 la teoria espansionista fu chiamata con fini ironici dal grande astrofisico inglese Fred Hoyle (1915-2001), “Teoria del Big-Bang”, nome che però ha fatto fortuna ed è rimasto. L’origine di questa espansione è stata calcolata in circa 14 miliardi di anni(2). Notiamo che il fatto che le stelle cosiddette “fisse” in realtà si muovevano, era stato compreso già dal grande astronomo del ‘600 Halley e nel ‘700 da William Herschel (1738-1822) che – utilizzando i perfezionati telescopi a specchio da lui stesso costruiti - ne aveva fatto anche una prima classificazione (1).  


Queste teorie innescarono ovviamente anche una serie di dibattiti ideologici. Il papa Pio XII affermò che il Big-Bang confermava la tesi cristiana della Creazione Divina. È estremamente significativo che una smentita alle tesi del papa venne dallo stesso Lemaître , che era anche un prete gesuita, e che poi divenne professore all’Università Cattolica di Lovanio in Belgio(2)(5). Una prova decisiva della teoria di un’evoluzione dell’Universo a partire da un nucleo originario molto denso venne dalla scoperta della “radiazione cosmica di fondo”, radiazione che risalirebbe ai primi istanti del Big-Bang, che fruttò il premio Nobel nel 1978 ad Arno Allam Panzias e Robert Woodrow Wilson, che ne avevano sperimentato l’esistenza già negli anni ’60. In effetti già in precedenza due allievi e collaboratori dell’ex sovietico fuoriuscito GamowRalph Alpher (1921-2007) e Robert Hermann (1914-1997), entrambi ebrei di origine russa, ne avevano scritto fornendo anche alcune misure, ma il loro lavoro non era stato riconosciuto(3)

Questi dibattiti favorirono ricerche sulla nascita, la struttura e l’evoluzione delle stelle, condotte da astrofisici a livello teorico, ma sempre sulla base di dati sperimentali iniziali. Già quando parlammo dell’opera di Kant e di quella di Laplace tra la fine del secolo XVIII e l’inizio dell’800 (NN. 65-66) vedemmo come questi due pensatori avessero avanzato l’ipotesi che il sistema solare si fosse formato a partire da una nebulosa originaria.

Le moderne teorie sulla formazione stellare confermano che i vari tipi di stelle si sono formati a partire da gigantesche nebulose originarie, estese almeno 100 anni-luce e con una massa un milione di volte maggiore di quella del nostro Sole, fatte essenzialmente di Idrogeno, l’elemento più leggero. Si formano degli oggetti intermedi detti “protostelle”, che possono avere evoluzioni diverse a seconda dell’entità della massa (che può arrivare fino a 20/30 volte quella del nostro Sole). Se la massa è molto piccola (meno di un decimo di quella del nostro Sole) si formano delle piccole stelle “nane marroni”. Per masse maggiori si possono formare, con il crescere della massa, “nane rosse” che si suppongono molto longeve (centinaia di miliardi di anni). Per masse ancora maggiori si formano stelle come il nostro Sole, che sono di gran lunga le più comuni – circa il 97% del totale – e che dovrebbero durare 10 miliardi di anni (il nostro Sole è circa a metà del suo ciclo vitale). Infine per masse che vanno da circa una volta e mezzo quella del Sole fino a 30 volte, si formano stelle giganti e supergiganti, fino alle “supergiganti azzurre”, con una vita “breve” di pochi milioni di anni.

Nelle stelle avviene normalmente una fondamentale reazione termonucleare di “fusione” degli atomi di idrogeno (con un solo protone nel nucleo) che formano atomi di Elio (con due protoni e due neutroni nel nucleo). La reazione avviene con forte emissione di energia che, giungendo sulla Terra sotto forma di radiazioni termiche e luminose, è quella che permette la vita. Essa crea una pressione interna che equilibra il peso verso il centro dovuto alla gravità, mantenendo la stella in equilibrio.

La reazione nucleare di “fusione” dell’Idrogeno, già ipotizzata dal grande astronomo Arthur Eddington (N. 103) nel 1925, e da Gamow negli anni ’30, fu poi spiegata in modo completo e soddisfacente dal fisico tedesco Hans Albrecht Bethe (1906-2005), anch’egli emigrato negli USA. Bethe dimostrò che esistevano sia processi (detti “p-p”) in cui i protoni del nucleo di Idrogeno si aggregano direttamente per formare Elio, sia – specialmente nelle stelle più massicce - processi più complessi (detti “C-N-O”) in cui il Carbonio (C) ed anche atomi di Azoto (N) e Ossigeno (O) agiscono da catalizzatori. Infatti l’Idrogeno e l’Elio degli strati intermedi si possono fondere – specialmente nelle stelle più grandi - formando atomi ancora più pesanti, come il Carbonio, che a sua volta può partecipare alle reazioni formando anche atomi ancora più pesanti, come il Ferro.

Quando l’Idrogeno posto al centro si esaurisce le stelle medio-piccole più comuni (paragonabili al Sole) consumano anche l’Elio e diventano poi “nane bianche” (in pratica si “spengono” come una candela che si è consumata). Le nane-bianche non collassano ulteriormente – come fu spiegato dal fisico teorico indiano Chandrasekhar(4) - perché sono sostenute dalla cosiddetta  “pressione di Fermi”, dovuta al carattere “fermionico” degli elettroni, che impedisce loro a livello quantistico di compattarsi ulteriormente occupando lo stesso livello energetico.

Chandrasekhar  già nel 1935 – sulla base di un esame relativistico delle nane bianche – dimostrò anche che le stelle massicce con una massa superiore ad 1,4 volte quella del Sole (detto “limite di Chandrashekar”) sono invece inevitabilmente destinate, o perdere parte della materia, prima di diventare nane-bianche, o a collassare completamente se sono più grandi. Questa previsione causò una più che decennale e nota polemica con il più famoso astrofisico Eddington che era di parere contrario. Solo nel 1983 fu riconosciuto ufficialmente, con il conferimento del Nobel, che il fisico indiano aveva ragione.

Chandrasekhar, divenuto cittadino statunitense, si trasferì poi all’osservatorio Yernes dell’Università di Chicago dove continuò ad interessarsi di vari argomenti teorici come l’idromagnetodinamica delle stelle sottoposte a campi magnetici, il trasferimento radiativo e la polarizzazione della luce, ed infine la teoria matematica dei buchi neri.

Le stelle di massa più grande del limite di Chandrasekhar, destinate a perdere materia, formano delle “giganti rosse” che a fine vita possono degenerare in una nebulosa che circonda un’anima compatta formata da una “nana bianca” concentrata. Quelle più grandi possono “esplodere” in una “supernova”, una stella particolarmente luminosa. Una supernova fu chiaramente individuata nel secondo secolo a.C. dal grande astronomo ellenistico Ipparco (N. 20), mentre due secoli d.C. un’altra supernova fu individuata dagli astronomi cinesi. Le supernove possono degenerare in “stelle di neutroni”, formate da una massa di neutroni concentratissima, in cui i neutroni esercitano un’azione di sostegno, simile a quella esercitata anche dagli elettroni nelle nane-bianche, in quanto sia neutroni che elettroni – essendo dei Fermioni - obbediscono al “principio di esclusione di Pauli” (N. 104) e non possono occupare gli stessi “spazi” e concentrarsi oltre un certo limite.

Un limite simile a quello di Chandrasekhar (pari a due volte il Sole) fu trovato per le stelle di neutroni da LandauOppenheimer Volkhoff (ciò significa che le stelle più massicce di questo limite devono perdere materia prima di trasformarsi in stelle di neutroni). Alla fine anche supernove e stelle di neutroni possono collassare definitivamente formando “buchi neri” dove le masse sono così concentrate e la gravità così alta da impedire l’uscita di qualsiasi radiazione o particella. Le supergiganti molto massicce possono collassare direttamente formando buchi neri senza passare da fasi intermedie, come supernove o stelle di neutroni.

Bethe, spiegò da un punto di vista nucleare (già a partire dal 1938) anche la formazione delle supernove, il loro raffreddamento centrale ed il collasso finale con formazione di stelle di neutroni ed emissione di neutrini ed anti-neutrini, con possibile formazione dei buchi neri. Ottenne per questi studi il Nobel nel 1967. L’altro fisico tedesco Von Weizsäcker, che pure aveva sviluppato studi simili, essendo rimasto nella Germania nazista, non ottenne alcun riconoscimento. Un grande apporto allo studio dei meccanismi di formazione degli atomi più pesanti nelle fasi intermedie delle stelle fu dato da Hoyle - supportato da Fowler e dai coniugi Burbridge negli anni ’50 - che avanzò anche l’ipotesi di una produzione continua di materia originaria per spiegare l’espansione dello spazio. La tesi che gli atomi pesanti si fossero formati all’inizio del Big-Bang fu invece sostenuta da Gamow, Alpher ed Hermann, ma con scarso successo(1).

Nell’articolo dedicato alla “fissione” nucleare (N. 110) già abbiamo visto come le reazioni di “fusione” siano state adoperate tra la fine degli anni ’40 e l’inizio dei ’50 per la produzione delle terribili bombe termonucleari all’Idrogeno il cui primo esemplare fu fatto esplodere sull’atollo di Enewetak nel 1951. Il padre di queste bombe fu il fisico di origine ebrea-ungherese Edward Teller, noto per le sue posizioni politiche di “falco”, testimone d’accusa nel processo maccartista contro il collega Oppenheimer negli anni ’50, e poi collaboratore del Presidente Reagan nel progetto “Guerre Stellari” negli anni ’80. Abbiamo anche visto come la ricerca non sia riuscita finora ad indicare un metodo sicuro di utilizzo dell’enorme energia della reazione termonucleare per usi civili pacifici.

All’inizio degli anni ’90 del secolo scorso si riteneva che la gravità avrebbe portato all’inizio di una contrazione dell’Universo, mentre invece nel 1998 si è visto che l’espansione accelera. Si è già visto che è stata teorizzata per questo l’esistenza di una misteriosa Energia oscura che da sola rappresenterebbe ben il 68% dell’intero complesso energia-materia, mentre, a causa di alcuni effetti gravitazionali particolari (sul moto delle stelle nelle galassie, sulle deviazioni inspiegabili della luce, ecc.) si è teorizzata l’esistenza di una Materia Oscura che rappresenterebbe il 27% circa.  Si è supposto che questa materia sia formata da “aloni” di particelle “massicce” di tipo “barionico” (termine con cui si indicano protoni e neutroni) debolmente interagenti, indicate con l’acronimo inglese MACHO’S; o più probabilmente, da nubi di particelle piccolissime (assioni, neutrini, neutralini) indicate con l’acronimo WIMP’S. Finora, però, nessuna conferma sperimentale si è avuta, a testimonianza che molto c’è ancora da scoprire rispetto a quel meno del 5% di materia-energia che ci è noto attualmente. Torneremo sull’argomento nelle conclusioni.

Vincenzo Brandi  



 

(1) C. Singer, “Breve Storia del Pensiero scientifico”, Einaudi, 1961

(2) C. Rovelli, “La Realtà non è come ci appare”, R. Cortina ed. 2014

(3) RBA, “Grandi Idee della Scienza – Gamow”

(4) RBA, “Grandi Idee della Scienza – Chandrasekhar”

(5) S. Weinberg, “I primi tre minuti”, Mondadori, 1977

Vaticano, religione, politica, finanza, pedofilia... - Notizie sconnesse d'archivio

 

Il pontefice oscuro

Cari amici, son qui come al solito, lancia in resta contro i mulini a vento... son rimasto solo ed anche Sancho Panza se n'è andato (gli hanno offerto un posto come inserviente alla mensa dell'Opus Dei), pazienza mi rimane ancora  Dulcinea ed ho pensato bene di scriverle la lettera che segue...

"Dulcinea carissima, siamo arrivati ad un  "redde rationem". Sappi che mi sono affiancato a te nella lotta verso la trasparenza, il mio motto è "giustizia e libertà".

Ed ora ascolta bene, tu che sei una ragazza sensibile ed intelligente avrai già capito che è in corso un  aggiustamento dei meccanismi funzionali della società, sai anche che questi meccanismi non vengono "aggiustati" da quelle che sono ufficialmente le gerarchie apparenti al comando nella società, bensì da  pochissimi addetti ai lavori che non figurano in alcuna scala di potere politico  economico o religioso.

Eppure l'intelligenza evolutiva, l'inconscio collettivo dell'umanità, utilizza sovente persone, come te e me, per inserire nuove forme pensiero e nuovi paradigmi. Per fungere da catalizzatori sociali queste persone non debbono incarnare alcuna forma di supremazia, autorità o  controllo apparente nella società. E tu intuisci perché... Tutto ciò che è apparente ha solo una funzione apparente mentre ciò che non appare resta sempre come substrato.

Il 21 luglio 2008  paparatzy ha ufficialmente affermato che "i preti pedofili debbono essere giudicati dagli organi di giustizia degli stati nei quali hanno commesso abusi (https://it.wikipedia.org/wiki/Casi_di_pedofilia_all%27interno_della_Chiesa_cattolica),  questo è stato ampiamente trasmesso dai media come un segnale di onestà e pulizia vaticana, come una volontà emendatrice ed un riconoscimento di buona volontà. Questo  in superficie. In verità è stato ammesso dal papa che egli sta governando una istituzione marcia in cui il malcostume, l'immoralità,  l'ipocrisia e l'economia celata e sporca hanno preso il sopravvento totale sulla religione, infatti, malgrado i
tentativi sinora portati avanti di nascondere il marciume e la puzza, sono venuti fuori incontestabilmente i fatti e le menzogne raccontate.  

Son duemila anni che questo marciume e questa puzza si accumulano, e quanti morti  e quante umiliazioni la chiesa ha causato all'umanità in tutti questi secoli?

Ora finalmente  è stato indirettamente ammesso che tutto ciò è avvenuto.  Giacché non poteva succedere che i preti diventassero pedofili, così dall'oggi al domani,  poteva succedere solo se il marciume era radicato e consentito nei secoli, come non poteva essere che lo IOR e Marcinkus organizzassero loschi affari politico-economici se non ci fosse stata prima nella chiesa la vendita delle indulgenze, le crociate, i roghi per eretici e streghe e tutto il resto. Insomma il papa ora è nudo, tutti possono vedere che il papa è nudo, la storia della "stola dorata" bellissima  era solo una bufala ed un imbroglio  e tutti possono vedere che il papa è nudo, ma chi ha il coraggio di dirlo apertamente? Non gli abbienti ed i potenti, no.... Solo un bambino, nella sua innocenza e nella sua naturalezza può dirlo, facendo  scappare a gambe levate il papa e tutti i suoi finti prelati.

Tu mi dirai "perché te la prendi con il papa e non con il deep state yankee o con i potentati economici apolidi e dir si voglia?" Il fatto è che prima di tutto bisogna scardinare l'ipocrisia di chi intende incarnare una autorevolezza morale nella società e poi la struttura che sta attorno a quella ipocrisia crolla  per conto suo...

Il vaticano è tutt'ora il più grosso centro di potere (basato sulla religione) nel mondo, molto più forte di  altri poteri politici, giacché la chiesa è una struttura chiusa in se stessa (una mafia pura) e gerarchicamente organizzata,  essa è una piramide che parte da una base popolare di brava gente ignorante e spaurita sino alle alte cariche della  cupola romana. Nessun altro potentato è così ben organizzato, né il rabbinato giudeo, né  i pascià musulmani, né i petrolieri americani, né la comunità europea,  ecc. insomma nessuna altra struttura è così capillare e così unita e finalizzata al controllo delle masse mondiali.  Proprio per questo -ad esempio- in Cina rifiutano i vescovi nominati dal vaticano, i cinesi che sono intelligenti sanno cosa significa avere in casa vescovi/spie nominati dal vaticano... ma che possono fare? Non possono mica dire ai quattro venti la pura e semplice verità... debbono assoggettarsi a far la parte degli oppressori religiosi.

Dulcinea, tu -che ovviamente non sei solo tu ma anche gli altri che leggono e ragionano con la loro testa- avrai ora indovinato che in questo momento storico è in gioco il futuro dell'umanità. Alcuni purtroppo ritengono di voler fare una parte nel cambiamento epocale ancora per motivi speculativi, traendone un vantaggio di ritorno di immagine, gloria, dominio, riconoscimenti, etc... ma non è a loro che mi rivolgo in questo momento,  mi rivolgo a te che stai modestamente al tuo posto facendo del tuo meglio nel possibile per esprimere giustizia e libertà. Siccome non posso darti un nome e siccome non sei una sola persona continuerò a chiamarti Dulcinea."

Tuo affezionato Don Chisciotte 
(alias Paolo D'Arpini)











Postfazione con spiegazione: 
Ho una mia visione sincretica dell'intelligenza umana e ritengo  che agire ed intervenire sui mali correnti delle religioni, come pure del pensiero materialista, sia utile e necessario per l'evoluzione della nostra specie. 

Ho notato che esistono forti preclusioni all'intelligenza sincretica (cioè all'accettazione del libero pensiero  nelle sue varie sfaccettature) sia in campo ateo che in quello religioso, ma lascio da parte il campo ateo giacché non influisce molto sulla società mentre voglio continuare a indicare il male religioso come il più virulento. Non so se in Italia sarà così facile scardinare un "potere" che  non è  solo religioso ma economico e politico. Qui siamo  sfavoriti contro nemici ben difesi da un numero assurdo di credenti, alcuni sono in buona fede altri temono l'inferno... altri sono semplicemente furbi.      

Insomma  per contenere l'ingerenza vaticana -secondo me- occorre provocare i caporioni sul loro stesso piano (quello spirituale), attirarli fuori dalle mura del dogma e colpirli uno ad uno appena escono.

A meno che, a meno che la "deflagrazione" non avvenga all'interno della chiesa stessa, il che porterebbe ad una contemporanea caduta dell'influenza politica economica del Vaticano, forse addirittura alla sua  disgregazione. Ma finché le truppe vaticane sono unite ed arroccate sulla menzogna e sul potere mafioso interno sarà dura scardinare la fortezza, c'è sempre qualche Pietro Micca pronto a sacrificarsi...   Di fronte a tanti "matti" serve solo la discriminazione ed il distacco, una partita a scacchi del pensiero. Non lasciamoci prendere dalla foga, non reagiamo gettando il bambino assieme all'acqua calda, usiamo discernimento: va bene cancellare l'ignoranza, le  religioni e le ideologie ma non cancelliamo lo spirito dell'uomo, il suo cuore...

Paolo D'Arpini - Il 22 luglio 2008 (in veste di antipapa)













(Altro titolo: Letterina apertina per i laicetti italianetti)

Il ritorno a chi sei sempre stato... rileggendo "Chi sei tu?" - Recensione di Lorenzo Merlo

 


Tornare a sé

Spirito, parole ed energia di Chi sei tu? I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano. Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé, lungo titolo e sottotitolo dell’ultima pubblicazione di Paolo D’Arpini. Ricercatore indipendente, promotore della Spiritualità laica, dell’Ecologia profonda e del Bioregionalismo. Un testo utile agli appassionati dell’I Ching, agli inziati che troveranno di che proseguire nel cammino e agli iniziandi, per le risposte agli interrogativi che tutti i risvegli impongono.


Partendo da lontano

Gregory Bateson (1904-1980) è stato un antropologo americano, cibernauta e visionario. Il suo libro Verso un’ecologia della mente è una delle albe scientifiche sorte dalle scosse di quegli anni culturalmente rivoluzionari. Il libro, insieme ad altri non solo suoi, ha illuminato il mondo e la realtà. Questa non era più un semplice oggetto sotto il vetrino della nostra presuntuosamente neutra osservazione, ma il risultato della nostra descrizione.

...vi sono importanti differenze tra il mondo della logica e il mondo dei fenomeni. (1)

La Scuola di Palo Alto, nota per le sue ricerche nel campo della comunicazione, è stata forse la prima istituzione di origine ortodossa in linea con le prospettive di aggiornamento dei paradigmi che emergevano dalla beat generation, dal movimento hippie, dall’uso di sostanze psichedeliche e psicotrope.

...una comunicazione non soltanto trasmette informazione, ma al tempo stesso impone un comportamento. (2)

A mio modo di vedere, il principio quantistico coinvolge la mente in maniera essenziale, vale a dire in modo che la struttura della materia non possa mai essere indipendente dalla coscienza! (3)

Prima di loro ed altri, era stata la fisica quantistica a fare presente il limite dell’ordine del pensiero portante di tutta la cultura, quello meccanicistico. Questo aveva come pilastri: il principio di causa/effetto, una verità sempre dimostrabile e, attraverso la sua ripetibilità, comunque residente nella materia misurabile; il tempo oggettivamente quantificabile e oggettivo (4) e lo spazio, detto Vuoto, tra gli oggetti. Colonne di un sistema in grado di vincolare i pensieri, l’intelligenza e la creatività che, con la fisica quantistica e la filosofia ad essa associabile, divenne relativo e circoscritto. Perse il suo potere assoluto. Più precisamente, rimase e resta strumento idoneo ed efficace per muoversi nei campi chiusi, ma inopportuno e ottuso in contesto relazionale.

...han cominciato a spostarsi gli stessi fondamenti della fisica; e che questo spostamento ha prodotto la sensazione che ci sarebbe stato tolto da sotto i piedi, ad opera della scienza, il terreno stesso su cui poggiavamo. [...] La progredita tecnica sperimentale del nostro tempo porta nella prospettiva della scienza nuovi aspetti della natura che non possono essere descritti nei termini dei comuni concetti. (5)

Anche chi si occupava dei sentimenti quali creatori del mondo era convenuto al punto in cui si trova la risposta al chi sei tu?. Carl Gustav Jung, infatti, con la sua psicologia alchemica (6) trovava piena corrispondenza con quanto detto migliaia di anni prima, trovava nel suo inconscio collettivo quell’Uno eterno ed immutabile, da cui tutto si genera e del quale nulla può essere esperito se non attraverso la storia. Un’ovvietà per chi osserva la vita senza filtri d’interesse, che la tradizione ermetica aveva sintetizzato nella formula così in alto come in basso (7). Ma è nell’individuazione dello psicoanalista svizzero la completa sovrapposizione con quanto ci chiede Chi sei tu?

Erano gli anni ‘50, ‘60 e ‘70 del secolo scorso.

L’ordine costituito, puritano, borghese, benpensante fece di tutto per contrastare quanto stava emergendo e contestare lo status quo della politica, della società, della conoscenza e dello scientismo.

In quel subbuglio, si può semplicisticamente, ma non riduzionisticamente, dire che c’erano i prodromi della presa di coscienza di se stessi da parte della cultura occidentale, fino ad allora entità in cima al pianeta qualunque esso fosse, economico, culturale, militare, politico, scientifico. Furono di quegli anni le indipendenze degli stati coloniali e la critica al colonialismo stesso.

L’embrione era stato concepito. La sua energia di risveglio individuale si è unita a quella del cosmo ed è consapevole di essere insopprimibile. Il nascituro, o il bambino che dire si voglia, era dunque un alieno rispetto alla cultura antropocentrista, analitica e positivistica per eccellenza, figlia della supremazia della vulgata del razionalismo. Sì, perché – cosa non troppo nota – di degenerazione della parola dei lumi si tratta. La ragione non ha gli strumenti per rispondere a tutti gli interrogativi che l’uomo può porsi.


Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da un difetto d'intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'Illuminismo. (8)


Il cerchio si stringe

Cultura occidentale che, nonostante tanta distanza dal cuore – olistico, non analitico – delle tradizioni sapienziali, tanto orientali quanto occidentali, fiorite nei millenni che l’hanno preceduta, stava in quei decenni americani avviandosi – oggi più di allora lo si può affermare – a traguardare la realtà attraverso le medesime prospettive del Taoismo, dei Veda, del Buddhismo – per citare i tre riferimenti presenti nel libro – ma non solo quelli.

Sono realmente esistite nell’evoluzione del pensiero umano almeno tre forme spirituali [...] che considerano l’esistenza di un’unica matrice per tutte le cose. Questa matrice è definita Tao o Senza Nome nel taoismo; Brahman o Assoluto Non-duale nell’advaita; Sunya o Vuoto nel buddismo. (9)

Ciò che è in corso in seno alla nostra cultura, è altrimenti detto attraverso la metafora della scoperta del sé individuale. Ovvero di quella presa di coscienza che permette a chi la elabora di prendere in mano la barra del proprio timone. Un passo per disporre del coraggio necessario per navigare in tutti i mari.

Governare la barra di se stessi, significa poter far fronte alla vita – nel bene e nel male – con la forza che solo la fede è in grado di conferirci. Non una fede dottrinale, acquisita, bigotta. Niente del genere. Piuttosto quella che deriva dall’avere chiaro davanti a noi stessi la nostra stessa natura. Quindi la nostra missione, ciò che a noi nuoce e ciò che a noi funziona.

Ma si tratta di un noi che nulla ha a che vedere con quello assegnatoci dal contesto di nascita, che la cultura del luogo costantemente ci richiede di alimentare. Questo è esattamente il noi che la scoperta di sé riconosce come temporale e fuorviante, perennemente in conflitto con le nostre profondità. Quantomeno perché ignote a noi stessi sono le sue incomprimibili esigenze. E anche inderogabili, in quanto tanto meno vengono rispettate, tanto più alta sarà la probabilità di vivere nel malessere, nell’instabilità, nella vulnerabilità, nella dipendenza. Nel trovarsi a seguire cliché senza la volontà di farlo.

Supponiamo che la vita duri un istante. Lo vogliamo consumare nella sofferenza o nella serenità? Questa è la domanda un po’ mindfulness che ci si può porre per discernere se leggere o meno Chi sei tu? e per trovarvi esattamente il necessario a noi, qualunque sia il nostro livello evolutivo.



Chi sei tu?

Il libro dedica la prima parte alla presentazione esplicita ed esaustiva dell’I Ching, del significato simbolico dei segni che lo rappresentano, di quello degli animali dello zodiaco cinese e anche dell’Advaita indiano a cui è necessario riferirsi per una opportuna lettura dell’oracolo, pronunciato dagli esagrammi del libro dei mutamenti. C’è materia per infilarsi nei frattali che, sorprendentemente, sono propri di ogni lettura magica del mondo.

Esamina da prima le parole,
rifletti a quello che esse intendono,
si manifesteranno allor le fisse norme.
Ma se tu non sei quegli che esser qui conviene,
il senso allora a te non si rivelerà.
(10)

La seconda parte del libro è più discorsiva e letteraria.

Entrambe non hanno un capo né una coda. Neppure una logica consequenziale. Una modalità che non rappresenta soltanto l’autore e il suo spirito, ma anche e principalmente quell’impossibilità di dividere l’intero, di crederlo narrabile attraverso una successione progressiva di dati. Un giogo proprio dell’esposizione logico-analitica del linguaggio ordinario che Paolo D’Arpini, a suo modo, mette all’angolo.

Tutto ciò non crea problemi in colui che ha colto il centro di sé. Lo può porre invece a chi è ancora in alto mare rispetto al proprio approdo. Chi ancora cerca fuori ciò che è dentro. Chi ancora non ha che i mezzi cumulativo-materialistici per elaborare la realtà. Chi ancora non ha il necessario per conoscere attraverso il sentire.

La capacità evolutiva è la capacità di rialzarsi dopo ogni caduta; rappresenta anche ogni inversione di rotta, l’autocritica, la conoscenza di sé: si voltano le spalle alla confusione dell’esteriorità (l’apparire, la ricchezza, ecc.) e si scorge il divino nel profondo dell’anima, ovvero l’Uno. (11)

Dunque il libro non è utile? Nessun libro è utile a trovare se stessi per una miriade di ragioni, tra cui una elementare: siamo universi diversi. Ognuno ha le sue galassie, i suoi poli. Ha perciò il suo peculiare percorso per giungere in vetta a se stesso. Esattamente come l’Occidente moderno e contemporaneo, così vicino alla storia, così lontano dal centro delle cose – dopo gli errori della scienza quale sola detentrice di verità – è arrivato a riconoscere quanto da millenni era noto. In fondo, con legittimità, in quanto l’esperienza non è trasmissibile. Se lo fosse, saremmo saggi da sempre. Ognuno è costretto entro se stesso, entro il proprio universo. Se proprio dovesse essere utile indicare qualcosa, come dice D’Arpini, si può serenamente affermare che chiunque – motivazione permettendo – sarà all’altezza della situazione. Sarà cioè in grado di trovare il proprio sé, disinquinare il proprio pensiero e esprimere la propria natura. Un processo che non mancherà a nessuno in grado di immaginare la vita lunga un solo istante.


Il mondo è dentro

Diversamente dalla comune convinzione, l’oracolo non implica superstizione. A dire il vero, se di superstizione si volesse trattare, non si potrebbe lasciare fuori la realtà tutta. Non sono le nostre suggestioni a crearla? Non sono le suggestioni collettive a parlare di oggettività? Non è la suggestione del materialismo a limitare la realtà a ciò che si misura? E il metro di Sèvres come può essere altro da un’arbitraria e autoreferenziale unità di misura, prima imposta e poi condivisa?

Il potere dell’oracolo dell’I Ching non appoggia dunque sulla superstizione, in quanto le forze sottili che sottendono alle nostre scelte sono tanto più informative e utili quanto più siamo idonei a sentirle, quindi a leggerle. Non solo. Si può dire che il metodo razionalista di comprimere in colonne di pro e di contro, credendole pure e scevre da suggestioni, sia più soggetto a occulte ideologie e incantesimi.

Nuovamente ritorna la necessità della consapevolezza del sé. Lei e solo lei può dirci chiaramente quali pregiudizi, pressioni, timori, interessi personali, soggezioni stanno agendo su noi e in che misura o se, invece, ce ne siamo liberati e quanto.

La consapevolezza di sé è condizione necessaria anche all’assunzione piena di responsabilità di tutto ciò che viviamo.

Noi non possiamo essere altro che una parte integrante della manifestazione totale e del totale funzionamento ed in nessuna maniera possiamo esserne separati. (12)

Una specie di trucchetto per mantenere al massimo la nostra forza creativa, per alzare al massimo il rischio di consumare quell’istante se non nella beatitudine, quantomeno nella minima pena. Soltanto con quel trucchetto lutti, traumi e sofferenze vengono ridotte e superate.


La forza del cerchio

Di questo, con molti corollari affascinanti, parla Chi sei tu? Lo fa partendo dall’I Ching per concludere ricordandoci come il Tao, i Veda e il Buddhismo, a loro volta e con il loro stile, non facciano altro. Abbracciare qualcuna di quelle direzioni è legittimo e, volendo, può anche riferire la nostra natura, ma credere una via superiore alle altre è interrompere la ricerca e l’allenamento necessario per stare al centro. Un punto dal quale tutto è vero e tutto è maschera. Ma, nonostante le apparenze, non c’è dilemma, come la logica analitica imporrebbe. L’unione degli opposti è la visione che emerge in ognuno che ha scoperto chi è. Da quel centro non è più possibile identificarci con il nostro giudizio sul mondo, quantomeno non più inconsapevolmente. Da quel centro, tutti i binomi del mondo duale cessano di tirarci per il bavero.

Di questo ci parla Chi sei tu? che, sempre senza saccenza o dottrinalità – il maestro è meglio cessare di farlo esistere –, fornisce molte risposte a comuni e frequenti interrogativi che chiunque si stia mettendo in gioco cerca all’esterno di sé.

Chi sa non fa mostra della sua erudizione, chi fa mostra della sua erudizione non sa. (13)

Lo fa usando il lessico generato dall’esperienza. Ognuno, cercando la corrispondenza con il proprio sé, sta avviando la scoperta che il proprio lessico non era la verità, compiendo così un atto di personale ecologia evolutiva. Sotto le forme c’è una sola sostanza. Quando ciò sarà lapalissiano, potremo pensare di essere sulla via che porta in cima a noi stessi.

Lorenzo Merlo 



Note:

  1. Bateson Gregory, Verso un’ecologia della mente, Milano, Adelphi, 1976, p. 305.

  2. Watzlawick Paul, Helmick Beavin Janet, Jackson Don D., Pragmatica della comunicazione umana, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1971, p. 44.

  3. Jack Sarfatti, 1974 in David Kaiser, Come gli hippie hanno salvato la fisica, Roma, Castelvecchi, p. 83.

  4. Sembra una ripetizione, ma in realtà ci si riferisce a due concetti diversi: oggettivamente quantificabile significa quantificabile sempre allo stesso modo; oggettivo indica l’essere per tutti e sempre identico.

  5. Heisenberg Werner, Fisica e filosofia, Milano, Il Saggiatore, 1963, p. 167.

  6. Psicologia e alchimia, Torino, Bollati Boringhieri, 2006.

  7. Questa la formula testuale: Ciò che è in basso è uguale a ciò che è in alto; e ciò che è in alto è uguale a ciò che è in basso, per compiere le meraviglie dell'unica cosa.

  8. Immanuel Kant da Risposta alla domanda: che cos'è l'Illuminismo?, 1784, Akademie-Ausgabe VIII, 35.

  9. D’Arpini Paolo, Chi sei tu? I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano. Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé, Macerata, Edizioni Ephemeria, 2022, p. 185.

  10. I King, Il libro dei mutamenti, Roma, Astrolabio, 1995, pag. 606.

  11. D’Arpini Paolo, Chi sei tu? I Ching, lo Zodiaco cinese e il sistema elementale indiano. Una ricerca comparata sugli aspetti archetipali e sulla conoscenza di sé, Macerata, Edizioni Ephemeria, 2022, p. 74.

  12. Ivi, p. 167.

  13. Ivi, p. 178.


La rappresentazione religiosa sulla scena orientale e su quella occidentale

 


Tra le differenze d’impostazione e di espressione che contraddistinguono le religioni orientali e quelle di matrice giudaico-cristiana, va considerata l’aderenza alla vita e la non differenziazione tra spirito e materia, che prevale presso gli asiatici, mentre in Europa ed in medio Oriente prevale la condanna dei piaceri mondani e la separazione tra spirito e materia.

La causa di questo scollamento dal quotidiano nella cultura occidentale è una conseguenza della conversione ai dettami biblici (e sue elaborazioni in termini cristiani e maomettani) che ha provocato la progressiva corruzione e cancellazione della originaria visione naturalistica indoeuropea. Questa sostituzione di valori si riflette anche in tutte le forme artistiche e culturali, in particolare nell’assoluta iconoclastia musulmana ma anche nelle fissazioni moralistiche cristiane, sia protestanti che cattoliche od ortodosse, che tendono a descrivere il male della vita e della sessualità, imputando alla mondanità la ragione della sofferenza – a partire ovviamente dal cosiddetto peccato originale- e proponendo come soluzione la mortificazione della carne, l’ascetismo e la rinuncia (al fine di potersi guadagnare la gioia in un aldilà).

Nelle manifestazioni rappresentative di tale “mortificazione” vi sono anche le auto-fustigazioni in pubblico, la scalata di santuari a ginocchioni, l’automutilazione, le sceneggiate infernali, le vie crucis, le torture e gli olocausti inflitti nelle piazze agli eretici, alle donne, etc.

Insomma lo spettacolo religioso in occidente può essere definito un “teatro dell’orrore”, a sfondo sadomaso. Ma non è mia intenzione continuare a descrivere l’alienazione che pervade l’Europa dopo l’adozione di certe “religioni” aliene. Posso solo rimpiangere l’antico spirito bacchico e dionisiaco scacciato (per sempre?) dal nostro DNA.

Per fortuna la rappresentazione religiosa in Oriente ha mantenuto -malgrado le perfide influenze esportate in India ed in Cina da missionari vittoriani e cattocristiani- la sua caratteristica originaria di glorificazione e celebrazione dell’esistenza. Il teatro, la danza, le processioni, l’arte in generale, tutto trabocca di sensualità e di gioia di vivere.

Sulle scene indiane vengono rappresentati gli amori di Krishna, le adivasi danzano lasciviamente nei templi, i cortei sono un’orgia di colori, suoni e godimento. Persino i funerali vengono celebrati con grande ricchezza e dispendio di musiche e di lauti pranzi.

Tra l’altro parlare di teatro “religioso” indiano in un certo senso è improprio. Poiché in esso non si espongono norme, precetti od episodi metafisici astratti. Si mettono in scena episodi delle epiche classiche, il Ramayana ed il Mahabarata ad esempio, che potrebbero corrispondere alle storie mitologiche dell’Iliade e dell’Odissea. Storie di re, di amori, di guerre, insomma di vita vissuta. Certo queste rappresentazioni offrono anche una “morale” ma è sempre una morale mondana, non religiosa come noi intendiamo la religione. Tant’è che in India non esiste una traduzione esatta per “religione”, esiste solo il “sanatana dharma”, la legge eterna del corretto agire nel mondo. Poiché la parola religione sta a significare “riunire ciò che è diviso” mentre per la filosofia indiana non c’è mai stata alcuna divisione. Il tutto è sempre presente nel tutto.

Questa è anche una vera espressione di laicità, una laicità pura, naturale, non macchiata da una rivalsa nei confronti del pensiero religioso o spirituale. Per questa ragione durante gli spettacoli teatrali ai quali ho assistito in India, a volte della durata di parecchie ore, se non giorni, sembrava di rivivere nel presente quel “pathos” delle vicende vissute dai grandi eroi ed eroine, incarnazioni divine, che veniva riportato sulle scene. Scene che spesso erano la strada, il tempio, un antico monumento, un bosco, raramente un teatro (quest’ultimo una invenzione della cultura occidentale che tende a racchiudere ed ad astrarre il vissuto dal suo contesto naturale).

In un certo senso lo stesso modello è espresso anche nelle funzioni “teatrali” dell’antica Cina, basate sulla musica e sulla cerimoniosità ma non indirizzate ad una ipotetica divinità, bensì agli antenati od alle forze della natura. Per contraltare assistiamo poi all’assoluta mancanza di etichetta o formalità in quelle “rappresentazioni”, se così possiamo chiamarle, che avvenivano nei monasteri Chan, in cui tutto era recita assurda, con il fine di risvegliare i ricercatori alla presenza cosciente del qui ed ora. Quando leggiamo le storie di vita nei monasteri cinesi non possiamo fare a meno di riconoscere la “pazzia” spirituale che diventa “spettacolo”.

Ricordo, ad esempio, la storia di una bellissima monaca, chiamata Ryonen, vissuta in un monastero zen. Un monaco che stava nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione. La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità può essere presa ad esempio lampante di cosa sia il “teatro religioso” nella tradizione zen. Con il metodo teatrale zen, infatti, in considerazione che tutto è una “commedia”, non vale celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (spesso immotivate). Il render complici gli altri anche “forzosamente” serve a rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentano a manifestarsi liberamente.

Insomma il teatro religioso in Oriente attinge ancora direttamente alla vita di ogni giorno, in un certo senso potremmo definirlo un “teatro di strada”. In particolare penso a quella rappresentazione teatrale giapponese chiamata Kabuki, che ritengo collegato all’esperienza dello zen, e il significato di questo termine è quello di “provocazione” cioè si intende provocare mettendo in “scena” anche esplicite allusioni sessuali. Ka che sta per canto, bu è ballo e ki conoscenza tecnica. Quindi si riassume in un insieme inscenando una recita che oltre a rispettare le origini (cioè provocare o essere una rappresentazione realistica) prevede cambi d’abito repentini (che vengono agevolati dai “servi di scena” ed è una pratica chiamata bukkaeri) perché sotto quelli indossati, che si lasciano cadere, ce ne sono altri, a significare il “cambio” (non solo nell’azione ma nel ruolo dell’attore) e quindi delle diverse funzioni vitali.


Tempo fa lessi l’autobiografia di un attore giapponese (di cui purtroppo ho dimenticato il nome) in cui egli narrava le peripezie vissute per compiere lo straziante destino dell’attore, le parti strane, le umiliazioni, la fame, la fatica, le scomodità, gli applausi, i fischi e tutte il resto.. mi sembrava di leggere la vita di un santo… Io stesso -che sono un attore e regista dilettante- misi in scena, per strada o in luoghi all’aperto od in grotte, diverse storie zen che avevano lo scopo di trasmettere la consapevolezza che la verità è presente in tutto quel che ci circonda. Certo, come fanno i maestri zen, anche attraverso bastonate psicologiche od anche reali.


Questo perché ho notato che parecchia gente in Europa solitamente vive con una etichetta di rispettabilità e di santità artificiosa. Le persone sovente assumono dei comportamenti falsi, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri.

Mi auguro che la freschezza del teatro d’Oriente possa ancora una volta contagiare le menti libere d’Europa, mostrando loro lo squallore dello spettacolo finto trasgressivo del cinema hollywoodiano o peggio ancora delle sacre rappresentazioni bacchettone della pseudo cultura occidentale. Una cultura corrotta prima dalle perversioni religiose e poi da un laicismo materialista che tende a trasformare l’essere umano in un robot, cancellandone lo “spirito”.

Paolo D’Arpini






Recita in piazza a Calcata



Cristianesimo. La religione che "brucia"...



Per oltre 1600 anni la chiesa, prima cristiana e poi cattolica, ha imposto la propria supremazia religiosa con la violenza, eliminando fisicamente ogni oppositore dalle zone sotto la sua influenza politica.

In tempi recenti, qualcuno prova ad operare una sorta di "revisionismo storico" per tentare di negare il crudele sterminio di milioni di persone.
Tuttavia, poichè tali crimini non erano dovuti a "deviazioni" occasionali, ma rappresentavano pienamente l'ortodossia cattolica, col pieno consenso dei vari papi coinvolti e di tutti gli ordini ecclesiastici, oggi disponiamo di molti documenti ufficiali, paradossalmente prodotti dalle stesse autorità ecclesiastiche cattoliche, che forniscono le dettagliatissime prove storiche delle stragi compiute in nome del loro Dio.
L'arroganza della chiesa cattolica era talmente sconfinata da non far comprendere, all'epoca, che tali documenti, un giorno, potevano essere visti non come "atto di fede", (come essi definivano gli omicidi degli "eretici") bensì come spietata repressione delle opinioni altrui.

Il documento che presentiamo in questa pagina è storicamente abbastanza recente, risale al 1559.
L'America è stata scoperta da più di 60 anni, il mondo sembra entrato in una nuova èra di civilizzazione, il buio medioevo è finito, ma non per la chiesa: a Valladolid, in Spagna, 15 luterani (fra cui vari sacerdoti) vengono "abbrusciati" nelle fiamme del rogo e i loro beni confiscati.
Decine di altre persone, che sotto tortura hanno "accettato" la forzata riconversione al cattolicesimo, ottengono il carcere a vita in luogo della pena di morte, e la confisca dei beni.
Interessante notare che il documento viene stampato a Bologna, in Italia.
Riportiamo alcuni passi salienti per coloro che trovassero difficile leggere i caratteri tipografici cinquecenteschi:
"E poi che arrivorno Sue Altezze, venne la processione delli prigionieri penitenti, con il clero e la croce coperta di tela nera, e con la bandiera del santo Officio, tutti ordinatamente...
Arrivati tutti al Palco, si affrettarono e subito predicò il maestro fra' Melchior Cano, il vescovo che fu di Canaria, dell'Ordine di santo Domenico, e fece una predica molto dotta, prudente e solenne, come in tal tempo e luogo si ricercava.
Finita la predica, l'Arcivescovo di Siviglia andò dove stavano Sue Altezze, e li fece giurare sopra una croce e un messale, sopra che posero sue regali mani in questo modo.
Perché, per decreti apostolici e sacri canoni è ordinato che li Re giurino di favorire la santa fede cattolica e religione cristiana, pertanto conforme a questo, vostre Altezze giurano per Dio, per santa Maria, per li santi Evangeli e per il legno della croce, dove han posto sue reali mani, che daranno tutto il favore necessario al santo Officio dell'Inquisizione e ai suoi ministri contro gli heretici e apostati e contra tutti quelli che li favoriranno e difenderanno e contra qual si vogliano persone che dirette o indirette impediranno le cose di questo santo Officio e che costringeranno tutti i suoi sudditi ad obbedire.....
Sue altezze risposero: così giuramo, e l'Arcivescovi li disse: e per questo nostro Signore prosperi per molti anni le Real persone e stati di vostre altezze.
...et allhora cominciarono a leggere le sentenze dei condannati
[Segue la lista dei nomi, per ognuno dei quali si specifica:]
"... abbrusciato in persona per lutherano, con confiscation de' beni"



(Notizia segnalata da Rubes Tagliazucchi)


Democrazia in decrescita...



La “democrazia” è una forma di auto-governo delle comunità alle prese con il problema della decisione politica, relativa cioè a tutte le questioni inerenti alla propria forma di vita associata. È un’ideale, un concetto orizzonte al quale tendere all’infinito e che non si realizzerà pienamente mai. Tuttavia, il tendervi rilascerà gradi cumulabili sempre maggiori di approssimazione.

Venne espressa con questo termine in quel dell’Atene classica. Da allora se ne sono avuti alcuni, sparuti tentativi di sviluppo che non hanno però raggiunto alcun obiettivo stabile. Forse il miglior raggiungimento, sempre però molto elementare, si è avuto in Occidente nel dopoguerra, ma questo livello seppur molto migliore delle situazioni precedenti fu ancora molto distante dal livello teorico dato.
Quanto alla sua “storia” vanno ricordate tre cose. La prima è che è una forma che mostra una sua universalità, non è una specifica della cultura occidentale. La seconda è che a noi è pervenuto una parte del complesso cultural-normativo dell’Atene classica ma a quel tempo erano decine le democrazie greche, ognuna con sue caratteristiche e sperimentazioni. La terza è l’idea distorta della nostra tradizione di pensiero che pensa esser stata una invenzione dei Greci. Quella greca fu l’ultima forma di “democrazia” che ebbe una molto più lunga storia precedente.
Come costante generale, c’è un evidente rapporto di correlazione inversa tra dimensione del gruppo umano e possibilità di impiantare una vera democrazia. Per questo la sua storia precedente all’Atene classica era più ricca, perché più indietro si va nel tempo storico, più abbiamo forme contenute di gruppo umano politico. Non a caso, quello greco fu uno degli ultimi sistemi basati su città-Stato. Qualcosa di simile si è poi avuto nell’Italia dei Comuni, nelle prime Province Unite, nell’Hansa baltica, nelle forme ultra-federate tipo Svizzera.
Saltiamo a piè pari il nodo in cui in Europa si prese il sistema di rappresentanza delegata a base elettorale ancora molto ristretta e lo si cominciò a chiamare “democrazia”. Il grado di parentela tra il concetto proprio di “democrazia” e queste forme di parlamentarismo liberale è assai problematico. La “elezione” del rappresentante è stata lungamente una forma in auge nei sistemi aristocratici, niente affatto democratici. Democratica era l’estrazione a sorte su lista selezionata di persone delegate a tempo, con dovere di rendiconto finale e non rieleggibilità per lungo tempo. Ma lasciamo perdere i dettagli pur importanti dei complessi meccanismi del suo possibile funzionamento, la sola spiegazione della macchina statale ateniese, per uno Stato quindi di qualche decina di migliaia di persone in un mondo molto più semplice del nostro, porta via pagine e pagine (vedi Costituzione degli Ateniesi di scuola aristotelica). E quella ateniese è solo “una” delle possibili forme. Altresì, occorre tacitare per un po' tutti i giuristi. I giuristi dovrebbero esser interpellati dopo che si ha una materia viva e vivace dal punto di vista culturale per vederne le forme funzionali. Certo non si crea democrazia dalle forme giuridiche di per sé.
Veniamo all’essenza funzionale del concetto. Per mettersi nel cammino di sviluppo di una possibile forma di democrazia politica occorrono almeno cinque cose.
La più importante è il TEMPO. In due sensi. Il primo, più semplice, è prender atto che “democrazia” non è uno stato-interruttore, spingi il pulsante ed “oplà” ecco la democrazia. Come detto è un percorso a tentativi ed errori, mai concluso ma con strati cumulabili. Il secondo senso è quello più importante. Poiché la democrazia è uno stato in cui il cittadino deve farsi una opinione fondata su problemi e soluzioni del menù politico, onde poter giungere a decisione dopo studio e dibattito coi simili, dove cioè il “politico” è la prima attività comune del gruppo umano e come tutte le attività mangia tempo, tutto ciò ha condizione di possibilità primaria nel possesso di adeguato tempo personale da investire nel compito di cittadino. Il cittadino è un socio naturale della “società”.
Stante la necessaria cornice temporale da ampliare diminuendo quella lavorativa che è invece alla base del cittadino consumatore-produttore che non permette per principio l’aversi di una democrazia, è necessario garantire ai Molti, la necessaria FORMAZIONE. Sia la adeguata formazione culturale generale, sia quella specifica ai temi dell'attività politica.
Se la FORMAZIONE è precondizione necessaria al pensare politico, l’INFORMAZIONE è la necessaria alimentazione continuata di quel pensare. Le cose politiche (che ovviamente sono sociali, economiche, finanziarie, geopolitiche, culturali etc.) hanno sviluppo continuo, il mondo è in perenne svolgimento, l’informazione ne trasmette la sensibilità. Formazione senza informazione diventa dogma ed intellettualismo inutile, informazione senza formazione è puro caos.
Quarto punto è la DISTRIBUZIONE. Il “politico” della comunità è la risultante dei vari esser politici individuali. Se non si punta ad una distribuzione media in direzione del concetto di “Molti”, si replicherà una qualche forma di oligarchia nella base politica che poi si specchierà nella sua forma operativa di potere. È per questo motivo che l’intera storia dei pur sparuti e contradditori tentativi di sviluppare qualche forma almeno tendente al “democratico” si è sempre accompagnata ad un qualche sforzo verso la scolarità di massa. La democrazia presuppone un elevato e diffuso strato di conoscenza del mondo.
Infine, il DIBATTITO. Formazione, informazione, distribuzione sono tutte dipendenti dal dialogo interpersonale e di gruppo attraverso il quale si mischiano le conoscenze, si arricchiscono, se ne creano di nuove (interi più delle parti).
Come si vede da queste brevi note, tutti e quattro i punti dipendono in condizione di possibilità dal primo, il tempo a disposizione per tutto ciò.
Se, come detto, tutto ciò forma il concetto a cui tendere nel tempo con traguardi parziali, il tutto andrà declinato nell’azione politica democratica. Battersi per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per liberare tempo umano. Battersi per forme culturali di formazione adeguata e continuata, formale (scolastica) ed informale (cultura generale nella società). Di informazione plurale quale noi non abbiamo ma neanche lontanamente. Battersi continuamente per equalizzare queste condizioni poiché è dallo stato medio che si avrà nella società che risulterà il grado maggiore o minore di democrazia. Battersi per il ritorno del politico, dell’assemblea, della discussione, del dialogo, dello scambio di idee e punti di vista da individuo ad individuo.
Tutto ciò è “tendere” alla democrazia. Tutto il resto è una qualche forma di oligarchia come c’è stata dalla nascita delle civiltà. Che sia stata o sia ancora oggi etnica, militare, religiosa, aristocratica, capitalistica o di qualche avanguardia ben intenzionata a liberare il popolo decidendo lei cos'è bene per il popolo, è solo variazione formale.
Potrete passare il resto della vostra vita a discutere se preferireste una economia crescista o decrescista, basata sul profitto individuale o sul bene sociale, dentro a fuori la NATO, una società progressista o conservatrice, egalitaria o disegalitaria, pacifica o bellicista, che continui a consumare Natura o sia più accorta. Tanto non avrete alcuna possibilità di far sì che la decisione finale sia veramente democratica. Almeno fino a che non vi occuperete di sviluppare una società in percorso di democratizzazione.
La democrazia è "solo" un modo per prender decisioni sul gruppo, in gruppo. Cosa deciderà la democrazia, lo deciderà la democrazia, a noi starebbe "solo" il compito di svilupparla altrimenti tutte le nostre idee e preferenze rimarranno per sempre chiacchiere al vento.














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[L’immagine è messa così per accompagno, non prendetela come necessariamente attinente al post nei particolari]