La Groenlandia tornerà ad essere verde?...

 


Il nome Groenlandia non è casuale: tradotto significa, infatti, “terra verde”. Fu per via di un’ondata di caldo anomalo che interessò l’emisfero boreale fra l’anno Mille e il Mille e Trecento. Le stagioni impazzirono e le estati duravano fino a cinque mesi. Poi il clima cambiò repentinamente e fra il 1450 e il 1850 si entrò in una nuova fase detta Piccola Età Glaciale. Ora, secondo gli esperti, staremmo tornando a vivere un processo analogo a quello che consentì alla Groenlandia di coprirsi di verde e ai vichinghi di raggiungere le coste del Nord America, secoli prima l’arrivo di Cristoforo Colombo.

Eric Post è un professore dell’Università della California a Davis. E su Biology Letters ha  divulgato un suo  studio nel quale rende noto che la primavera, in Groenlandia, arriva con quasi un mese di anticipo. Post lavora nella “terra verde” da diversi anni, ai confini del ghiacciaio Russell, a 250 chilometri dal mare. Dice che non si sarebbe mai aspettato un mutamento del clima così repentino. Secondo lo scienziato i fiori sono sbocciati con ventisei giorni di anticipo rispetto a dodici anni fa. Il riferimento è un genere particolare, molto resistente, nominato carice, della famiglia delle piperacee. È simile alle graminacee e cresce bene anche in condizioni estreme.

La Groenlandia tornerà a essere verde? Sembrerebbe essere questa la tendenza. In contemporanea a un arretramento notevole dei ghiacci, segnalato al Polo Nord, ma anche al Polo Sud. Un fenomeno circoscritto alle alte latitudini? Non proprio. Il Servizio Geologico americano (Usgs) rivela che la primavera è arrivata in anticipo anche a Washington, in Usa; ventidue giorni prima del solito. C’è chi gioisce nel sapere che anche dove dominano freddo e oscurità si potrà presto vivere comodamente; ma potrebbero esserci gravi ripercussioni di natura biologica.

Si teme per la sorte di molti animali. Che seguono l’andamento della luce solare e si spostano in relazione alla durata del giorno e della notte (che non dipendono necessariamente dagli eventi atmosferici). Di questo passo finiranno per subire l’incertezza delle stagioni, e la compromissione dei loro piani alimentari e riproduttivi. Si è visto che i caribù quando giungono nei luoghi dove sono soliti trascorrere l’estate, si trovano a pascolare su radure già “invecchiate”. Circostanza che ha già provocato una diminuzione delle nascite. E potrebbe essere solo l’inizio.

Gianluca Grossi  - Fonte: 
Bioregionalismo Treia


Integrazione: 
"Vero, e c'è un altro particolare che potrebbe togliere ogni dubbio, la temperatura degli oceani da diversi anni a questa parte è sempre aumentata e niente come questo dato, testimonia l'innalzamento della temperatura del pianeta. Tanto che la marina militare americana, cioè una delle più grandi potenze marittime del pianeta, ha deciso, ormai già da diversi anni, di elaborare un sistema di previsione meteorologico tutto suo. Esiste un sistema di previsioni meteorologiche a lungo raggio, del quale si servono le potenze militari di molti stati (gli serve per fare previsioni nel caso debbano attaccare qualche paese nemico o per simulare attacchi), questo sistema è stato elaborato una quarantina di anni fa e non risponde più alle condizioni ambientali attuali, per questo la marina americana l'ha mollato.  40 anni fa non c'erano 8 miliardi di persone sulla terra, l'inquinamento era assai più moderato, i ritmi di vita un po' più calmi rispetto ad oggi, due catastrofi nucleari in meno (Chernobyl e Fukushima), diverse guerre ancora dovevano scoppiare e c'era molto meno uranio impoverito nell'aria... e chissà quant'altro che non si conosce o non si ricorda... E c'è un altro tipo di clima che è profondamente cambiato: hai presente quando si dice in quel Paese regna un clima di violenza, o di terrore... questo è il clima che è profondamente cambiato ma non è di terrore o di violenza, peggio, c'è un clima di caos, di disorientamento, di confusione... Come possiamo pretendere che il nostro pianeta Terra, che ci contiene e del quale siamo, insieme agli altri regni, espressione vitale, non modifichi anche lei il suo clima, per continuare ad ospitare vita?

Rete Bioregionale Italiana



Archeologia e antropologia. Misteri irrisolti...

 

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Tanti anni fa percepii misteriosi  messaggi dall’inconscio, che mi indicavano quello che Calcata era stata ed il suo ruolo nelle trame primigenie della vita nella società umana. E’ come se gli antichi spiriti della valle del Treja, il genius loci, mi parlassero per confidarmi dei segreti rimasti per troppo tempo nascosti. A dire il vero la verità su Calcata e sull’antichità della civilizzazione ad essa collegata mi era stata svelata già con il libro dell’archeologo Potter che negli anni ’60 fece una grande campagna di scavi su Narce, riscontrando le vetustà del sito. 
In un’altra occasione ricordo la visita di Marcello Creti, un sensitivo che viveva a Sutri, il quale mi raccontò di una antica civiltà Antalidea che aveva trovato rifugio a Calcata, attenzione non si tratta dei rifugiati di Atlantide bensì di un’altra mitica popolazione di “prima che nascessero gli dei”, secondo lui di origine extraterrestre Io invece propendo per una provenienza terrestre, dalla valle dell’Indo (Moenjo Daro, Harappa e Dwarka) che subì un tracollo in seguito all’essiccazione del fiume Saraswati ed a una grande guerra universale (per quei tempi) avvenuta circa ventimila anni prima di Cristo. 
Secondo alcuni storici religiosi induisti tale guerra è descritta nel Mahabarata, un’epica in cui si parla di armi potentissime e di veicoli volanti. Insomma presuppongo che una fazione transfuga riuscì infine a rifugiarsi lontano dal campo di battaglia, qui sul Treja (che tra l’altro riprende il nome di un maestro d’origine divina chiamato Dattatreya) contribuendo infine alla fondazione di Fescennium (la città primigenia dei Falisci) . Infatti i Falisci parlavano una lingua indoeuropea (molto simile al sanscrito) essendo in realtà il latino stesso, cosa che mi fa presupporre che i latini non fossero altro che una tribù falisca. Ma di tutto questo parlerò un’altra volta…
Insomma l’importanza di Calcata mi era stata rivelata in vari modi, ma non c’è un vero e proprio riconoscimento ufficiale delle mie teorie da parte degli archeologi e storici, che preferiscono non sbottonarsi su ipotesi “fantasiose”, sia pur affascinanti e presumibilmente vere. Comunque è certo che Calcata è all’origine di ogni altra civilizzazione italica, essendo il luogo in cui una civiltà si manifestò per prima...
Paolo D’Arpini - Comitato per la Spiritualità Laica


Amarcord. 11 settembre 2001... era il tempo delle more!

 Attentati alle Torri Gemelle di New York: identificata la vittima numero  1.643 - la Repubblica

 New York. 11 settembre 2001. Sbriciolamento delle torri gemelle 


Uhu, uhh…  Ero appena tornato da una passeggiata nella valle del Treja, in cerca di more mature,  quando  l'11 settembre del 2001 mi telefonò a Calcata il caporedattore del Messaggero (edizione di Viterbo) per chiedermi un parere sull’appena avvenuto “attentato” alle Twin Towers (Torri Gemelle).  Mi raccontò che i due grattacieli di New York, costruiti in cemento armato con intelaiature di acciaio durissimo, erano state colpiti da due aeroplani di linea, “dirottati da terroristi".

Subito dopo l'impatto seguì il crollo e la morte di migliaia di persone che si trovavano nelle strutture.  Le "Torri Gemelle"si sbriciolarono su se stesse in minuta polvere bianca senza toccare altri fabbricati. Ma per "simpatia" anche un altro fabbricato sito nei pressi,  il WTC 7,   crollò senza che fosse stato colpito. Tanto che una giornalista della BBC  annunciò alla televisione che era crollato mentre dietro di lei era ancora perfettamente in piedi (https://www.bing.com/videos/search?q=wtc+7+journalist&&view=detail&mid=2EB31DCFB48C41F2D7252EB31DCFB48C41F2D725&&FORM=VRDGA).


Da tutte queste notizie "ufficiali"  sentii una forte  puzza di bruciato. Non credetti assolutamente alla fola dell’attacco dinamitardo di Al Qaeda ma siccome non avevo dati sufficienti per obiettare o sostenere tesi alternative mi limitai a dire: “...sono stati gli extraterrestri…”.

E con ciò sistemai la faccenda, lasciando chiaramente intuire il mio pensiero, ovvero che la fantasia degli addetti ai “servizi” è intergalattica (se ne inventano di tutti i colori..).

Ufo Sulle Torri Gemelle - YouTube


Peccato che il giornalista del Messaggero di Viterbo non raccolse la mia dichiarazione... che altrimenti la “bugia dinamitarda” sarebbe stata scoperta subito.

Niente paura, con  il trascorrere degli anni la verità vera dei fatti fu confermata da solide prove e da indizi inequivocabili sul come  le torri erano state buttate giù… In effetti  sin da subito  rimasi esterefatto quando appresi che tre enormi   grattacieli (di cui uno non era nemmeno stato colpito da nulla!) si erano letteralmente fusi in pochi secondi. Poi l'ottimo lavoro di migliaia di tecnici (la maggior parte dei quali ingegneri, architetti, fisici e chimici americani!) ha chiarito tutto e svelato il  trucco.  (Vedi: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/08/18/11-settembre-le-torri-del-wtc-erano-minate-una-commissione-di-vigili-del-fuoco-lo-sostiene-e-per-me-e-giusto-ascoltarli/5382262/  - ed anche: https://revoluzione.unoeditori.com/verita-sulle-torri-gemelle-ingegner-torri-distrutte-da-cariche-esplosive/).

Il fatto  è che l’America aveva bisogno d’una altra  guerra, una guerra di tragedia e  paura. Serviva una guerra che facesse sentire al popolo americano  che  un grande pericolo lo sovrasta… La desideravano quella guerra, una guerra che facesse provare il fremito della vendetta, una guerra che mantenesse ad libitum il senso di pericolo, che giustificasse l’occhio per occhio e soprattutto giustificasse un intervento militare e la rimessa in moto dell'industria bellica.  Cosa questa confermata  di recente dallo stesso presidente USA, come da   dichiarazione in tal senso,  riportata  dall'Ansa del 8 settembre 2020: “Donald Trump ha accusato i vertici della difesa di voler intraprendere guerre per far contente le aziende belliche: "I vertici al Pentagono probabilmente non mi amano perchè loro non vogliono altro che combattere guerre, così tutte quelle meravigliose aziende che fanno bombe, aerei e tutto il resto restano contente". 

Ed in verità non  era la vendetta che l’America (leggi gli USA) cercava con la conseguente invasione dell'Afghanistan dei Talebani, accusati di essere gli artefici dell'attentato,  bensì l’opportunità di impadronirsi dei campi  d'oppio per finanziare le azioni segrete di CIA e compagni e successivamente soggiogare i ribelli al NWO e  rapinare il mondo di ogni sua ricchezza con la scusa di combattere il “nemico” della democrazia. (Vedi: http://paolodarpini.blogspot.com/2012/07/afghanistan-e-la-guerra-per-loppio.html  - ed anche: https://www.strategic-culture.org/news/2020/08/29/cia-addiction-to-afghanistan-war/)


Questo è in fondo lo sporco segreto che, da quelle parti, tengono gelosamente nascosto. Rinunciando alla vergogna liberatoria di una confessione pubblica d’errore… Gli USA mantengono il patto mefistofelico. Ne abbiamo una prova anche oggi  con le invasioni pilotate  ed i cambi  di regime  in Ucraina, in Yugoslavia, in Iraq,  in Siria, in Libia, in Bielorussia,  etc. etc.

Per tutto questo gli americani, “che sanno”, provano quotidianamente un senso di vergogna  che non riescono a cancellare. Però l’ ipocrisia è più forte: sopportano lo status quo, mangiando hamburgers e popcorn al cinema o davanti alla tv.


Ah,  un inciso intrigante sul passaggio delle Torri Gemelle da Donald Trump a Larry Silverstein,  neo proprietario delle Torri Gemelle, questi, già 6 settimane prima dell'11 settembre, firmò il contratto esattamente il 24 luglio 2001, mentre si trovava in ospedale sotto morfina in seguito a un incidente stradale, e per firmare obbligò i medici a sospendergli la morfina. Aveva evidentemente una fretta terribile, uscita fuori all'improvviso, visto che le Due Torri erano in vendita da 7-8 anni e lui le aveva lì sotto il naso visto che era anche il proprietario del WTC7, l'edificio 7, il terzo grattacielo crollato per “solidarietà” nel pomeriggio dell'11 settembre. Inoltre diciamo che Silverstein la mattina degli attentati, che gli fruttarono solidi miliardi di dollari dall'assicurazione da lui stipulata contro gli attentati, aveva una colazione di lavoro al ristorante  al piano 87-88 della torre nord ma a quella colazione non si presentò perché la moglie Clara quella mattina aveva preso per lui un appuntamento dal dermatologo a sua insaputa e lo costrinse ad andarci. Tutte le persone presenti in quel ristorante quella mattina sono morte...

L'11 settembre 2001 l’America della libertà è morta, quella  finta di Hollywood ha vinto!


Paolo D'Arpini


La "missione" di Osho...

 


Per quanto riguarda la mia missione… NON ESISTE! Non esiste una “mia” e non esiste una “missione”. Io non “insegno” qualcosa agli altri, non ho alcun messaggio da consegnare al mondo. Di messaggi ce ne sono già abbastanza e di missioni pure; e di certo non mancano missionari, pensieri, ideologie e -ismi di ogni genere. A dire il vero, la mente del mondo è fin troppo appesantita da tutte queste cose. Io credo che solo quando la mente umana si alleggerirà esisterà una possibilità di vivere la verità o di sentire la vita nella sua totalità. Ideologie, pensieri, -ismi e missioni aggiungono alla mente soltanto del peso.

Più la mente accumula conoscenza, meno diventa capace di conoscere. La conoscenza è l’unico ostacolo al conoscere. Conoscere è qualcosa di diverso dall’avere delle conoscenze. Le conoscenze sono solo pensieri, una forma di apprendimento preso in prestito. Conoscere è una mente che si è liberata di tutto ciò che “sa”, una mente che, nell’atto del conoscere, è ignorante, non sa nulla ed è semplicemente umile. E per essere umili bisogna disimparare ciò che è diventato un peso.

Il noto deve cessare affinché l’ignoto possa esserci. La vita è ignota, la verità è ignota, eppure siamo tutti sovraccarichi di conoscenze. Questo atteggiamento ostacola l’apertura al vuoto che entra nel territorio non tracciato, nell’ignoto, nel non familiare, nel non ancora imparato.

Perciò, per me, non c’è nulla da predicare o da insegnare, non sono un maestro in quel senso. Piuttosto, sono sveglio, non un maestro. E il primo risveglio necessario oggi è quello verso un atteggiamento umile, quello di una mente non istruita sul divino, una mente che non fa finta di sapere, una mente aperta e non chiusa.

Questa umiltà è necessaria, ma non la si può insegnare attraverso una missione, perché una missione diventa subito un’organizzazione. Col tempo diventa un interesse costituito. Una missione diventa una setta e finisce per rivolgersi non più all’ignoto, ma alla conoscenza da trasmettere agli altri.

In questo modo ogni genere di missione appesantisce la mente umana mentre abbiamo bisogno di alleggerirla.

Ci sono cose che possono essere conosciute e trasmesse, informazioni che si possono impartire. In ambito scientifico, la conoscenza chiamata “conoscenza scientifica” include contenuti che si possono insegnare e per i quali può esistere una scuola, un insegnante, una missione. Ma per ciò che riguarda l’interiorità, per ciò che riguarda il divino, queste cose non possono diventare parte di un sapere morto. Non si possono ridurre a massime e non esiste alcuna possibilità di sperimentazione oggettiva, né un laboratorio dove più persone possano sperimentare e arrivare alla stessa conclusione. Non esiste questa possibilità. L’interiore, il divino, è essenzialmente individuale, squisitamente soggettivo. Un individuo conosce, ma non può trasferire quel conoscere agli altri. Un individuo conosce e vive. Gli altri possono percepirne il profumo, la fragranza, il canto e possono avvertire una presenza ignota, ma anche questo è intuitivo ed è indiretto.

Non si può predicare il divino in modo diretto, quindi per me non esiste niente di simile a una missione. E quando non c’è una missione, non si pone neppure la questione di come realizzarla, metterla in pratica, organizzarla. Io sono contro ogni genere di organizzazione. La verità non la si organizza e nel momento in cui si vuole organizzarla la si uccide, resta soltanto il morto. Ciò che è vivo esula da ogni organizzazione, perché conoscere la verità è così individuale che non può essere organizzato. Ci si può organizzare attorno a un’ideologia, ma non attorno a una comprensione individuale. Ci si può organizzare attorno a una missione, non attorno all’ignoto, non attorno alla realizzazione dell’ignoto.

Perciò non esiste la possibilità di un’organizzazione intorno a me. Non mi interessa, anzi, mi oppongo. Ma facciamo fatica a immaginare qualcosa che esiste senza organizzazione. La difficoltà è questa: per sua natura, se organizzi una comprensione la uccidi e se non la organizzi sorge la domanda: che cosa farne? Come far sì che gli altri la conoscano? Anche questo può accadere solo attraverso individui, non attraverso organizzazioni.

Se quello che dico ti risuona, o a chiunque altro, devi diventare una presenza incarnata di ciò che dico. Anche se un solo individuo diventa questa presenza e le persone cominciano a percepire in lui qualcosa di nuovo, qualcosa di trasformato, allora accade una trasmissione. Attraverso la sola presenza di un individuo il lavoro continua.

Questo è l’unico tipo di “missione” che posso immaginare, ma non lo posso chiamare missione, perché questa parola è stata associata a troppe cose sbagliate.

Essere religiosi significa trasmettere indirettamente ciò che si è realizzato. Quindi continuerò a tentare, a impegnarmi a contattare gli individui personalmente e a indicare ciò che non può essere indicato. Ma non si deve permettere che un codice morto o una scrittura morta diventino pratica organizzata o fondamento religioso: questa è la differenza rispetto alle vecchie sette e alle vecchie organizzazioni religiose o pubbliche.

Per me organizzazione significa qualcosa fondato sull’odio. Nessuna organizzazione è centrata sull’amore, perché l’amore non ha bisogno di organizzazione, l’odio sì. Nazioni, partiti, religioni, sono tutti fondati sull’odio, odio verso gli altri, odio verso chi non è nel proprio gruppo, verso chi non è sotto la stessa bandiera, verso chi non crede nel nostro messaggio. L’odio è una forza così grande che organizza. È così velenoso che un singolo individuo non riesce a essere tanto velenoso da solo, un singolo individuo non può essere pericoloso quanto l’odio richiede. Perciò servono organizzazioni, servono altri individui, serve una folla e non si riesce a restare soli.

Ma l’amore è una forza così silenziosa che essere soli basta. L’amore non sa come “fare” eppure fa. Non è questione di metodo, io non mi sono mai occupato del metodo.

Sono un uomo senza metodo, assolutamente senza piani, senza metodo e senza organizzazione. La mia unica speranza è che l’amore agisca spontaneamente. Non ha bisogno di metodo, non ha bisogno di pratica. Funziona! E se funziona va bene e se non funziona va bene lo stesso. Se l’amore non basta, nessuna organizzazione potrà fare molto di più.

L’amore non è mai stato metodico, l’odio sì. Quando odi, odi con un piano, odi con una mente disciplinata. Devi essere consapevole del nemico, della paura, della strategia della parte opposta. Non puoi essere spontaneo. Con un nemico devi essere sempre pronto, non puoi permetterti di essere impreparato. Ma quando non c’è odio, quando non c’è nessuno da considerare un nemico, quando c’è soltanto amore da vivere e da lasciare agire, non c’è domani, non c’è futuro, è spontaneo, accade. E la sua forza sta proprio nella spontaneità. Se non pianifichi il tuo odio sarai sconfitto, ma se pianifichi il tuo amore sarai sconfitto lo stesso.

Quindi non ho piani per il futuro: oggi basta a se stesso. Questo momento che passa, il momento presente, è sufficiente. Ciò che faccio lo faccio senza alcun metodo. Se può essere utile ad altri, si diffonderà come un incendio senza bisogno di metodi.
 

Osho, Early Talks 



Alcune opinioni di Paolo D'Arpini su alcune religioni costituite e sulla spiritualità laica...

 




Per cominciare un paio di articoli pubblicati su un numero della  rivista laica (cartacea) "Non credo":    https://www.arciatea.it/wp-content/uploads/NonCredo60.pdf
E qui alcune considerazioni generali sul concetto di Spiritualità Laica collegata all'Ecologia profonda ed al Bioregionalismo:  
"Spiritualità Laica"... Come e quando è stato coniato questo neologismo: Da un bel po’ di tempo sto cercando di raccogliere documenti e testimonianze sulla nascita (e sull’uso del termine) del concetto di “Spiritualità Laica”. Purtroppo sono un confusionario e non riesco mai a tenere un'esatta cronologia degli eventi vissuti, soprattutto quelli che -nel momento- non sembrano rivestire particolare importanza...   Continua: https://www.spiritual.it/it/cultura/spiritualita-laica-come-e-quando-e-stato-coniato-questo-neologismo,3,107225

Il linguaggio unisce o divide?  ...l’ostacolo posto dalle religioni e dalle ideologie è proprio quello di basarsi su un linguaggio, sulla descrizione culturalmente adattata per esportare una specifica cultura. Ma allorché l’oscuramento viene rimosso dal cuore dell’uomo, improvvisamente ci troviamo a Casa, cioè torniamo alla “lingua universale” da tutti compresa. Possiamo definire questo stato “liberazione” dall’illusorio senso di separazione, poiché la biospiritualità non può ammettere separazione... - Continua:   https://www.politicamentecorretto.com/2022/11/28/il-linguaggio-unisce-o-divide/

Bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica sono la trinità della nuova filosofia o religione della natura.  L’ecologia profonda analizza l’organismo, le componenti vitali e geomorfologiche, le loro correlazioni e funzionamento organico ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali (bioregioni) in cui tali processi si manifestano in forma qualificata di “organi” territoriali e culturali. Come terzo elemento componente c’è “l’osservatore”, cioè l’Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo, da me definita “spiritualità laica”. Ovvero la capacità e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa: https://www.lteconomy.it/bloglte/profilegrid_blogs/breviario-su-bioregionalismo-ecologia-profonda-e-spiritualita-laica/

La spiritualità naturale è il cuore pulsante del pensiero bioregionalista. Si colloca nella spazialità della natura e da essa ne prende e vi riporta nutrimento. La spiritualità bioregionalista ed ecologista  lascia fluire la libera naturalezza come procedimento di armonizzazione  dell'essere, fondata su una trinità di pensieri che, pur vivendo a sé stanti, nello stesso tempo si associano e si confondono tra loro... - Continua:   https://www.vorrei.org/persone/11050-post-utopie-la-spiritualita-laica-il-bioregionalismo-e-l-ecologia-profonda.html





Estratti  dalle analisi rilevate da A.I. 
Paolo D'Arpini, filosofo ed ecologista profondo, affronta il confronto tra cattolicesimo e buddismo ponendo l'accento sulla distinzione tra una spiritualità vissuta (laica e bioregionale) e l'istituzionalizzazione religiosa. D'Arpini critica spesso il cattolicesimo per la sua natura settaria e chiusa, contrariamente all'ideale di "universalismo" che dovrebbe rappresentare.
Ecco i punti salienti del confronto visti nell'ottica di D'Arpini:
  • Critica alla fede istituzionale: D'Arpini distingue il senso morale e spirituale autentico dalle dottrine religiose. Nel suo approccio, la fede spesso si trasforma in dogma, perdendo la connessione con la natura e il senso profondo dell'esistenza.
  • Approccio al Divino: Mentre il cattolicesimo si fonda sulla fede in un Dio teistico, onnipotente e trascendente, il buddismo (particolarmente nella visione orientalista/bioregionale di D'Arpini) viene percepito più come una "disciplina spirituale" o "filosofia ateistica", centrata sulla consapevolezza interiore.
  • Dio vs. Potenziale: In questa analisi, il Buddha non è una divinità, ma rappresenta il "potenziale" di risveglio presente in ogni essere vivente, un concetto diverso dalla divinità salvifica cattolica.
  • Spiritualità e Ambiente: Paolo D'Arpini promuove una "spiritualità laica" e l'ecologia profonda, che cercano una simbiosi con il territorio (bioregionalismo), un aspetto che ritiene più in linea con una visione non dogmatica (simile a certi aspetti orientali) rispetto alla visione talvolta antropocentrica del cattolicesimo tradizionale.
  • Il "Sé" e l'Io: Un tema centrale è il superamento dell'ego. D'Arpini, ispirato anche da insegnamenti orientali, parla spesso di "vivere senza dire io", in contrasto con la valorizzazione della singola anima personale tipica del cattolicesimo.   
In sintesi, il confronto di D'Arpini non cerca un sincretismo dogmatico, ma contrappone una visione "spirituale" libera e radicata nel vivente (ecologia profonda) a una struttura "religiosa" rigida e dogmatica.