Sessualità ecologica, amore e spiritualità...



Osservando ciò che avviene in natura e fra gli animali e osservando le pulsioni naturali dell’uomo non possiamo far a meno di trovare similitudini comportamentali, soprattutto nella sfera sessuale.
La sessualità nell’uomo è un potente motore che ci spinge verso una specifica direzione… Ma la sessualità è anche cultura, è anche fonte di ricerca spirituale. Infatti la sessualità è un mezzo attraverso cui compiere il percorso di risalita verso la coscienza unitaria. Anche nel misticismo devozionale l’estasi è la risultanza di una forte concentrazione “sessuale”. Cercando di trovare una sintesi fra ciò che è spontaneo e naturale e ciò che fa parte delle aspettative o consuetudini sociali è necessario andare alla scoperta di una “sessualità ecologica o laica” nella quale riconoscerci.
Per ottenere un risultato soddisfacente nella nostra ricerca dobbiamo innanzi tutto compiere una operazione di distacco e discernimento. Osservando le pulsioni primordiali senza cadere nella trappola identificativa con esse. Malgrado appaia che l’uomo abbia ogni cosa nelle sue mani in effetti non è così. Il fatto è che se non sentissimo che stiamo compiendo qualcosa di nostro non avremmo soddisfazione nell’agire. Così pensiamo di essere noi a decidere.
Ma la forza che ci spinge all’azione, chiamatela natura, mente, Dio, energia vitale o qualsiasi nome, ci fa muovere a nostra insaputa. Possiamo indicare l’azione compiuta come “nostra” solo dopo che essa è avvenuta. Ma se così non fosse, ovvero se non sentissimo di essere noi gli artefici, non vorremmo portare nulla a compimento.

Ed allora come essere liberi dal senso dell’io e del mio?

E qui riportiamo l’attenzione al desiderio più impellente quello che spinge l’uomo e la donna a congiungersi carnalmente per soddisfare un bisogno fisiologico e mentale, con lo scopo di perdere almeno per un momento la coscienza di sé, in quanto agente, e fondersi nell’altro. L’osservazione di questo processo è l’unica strada che ci resta aperta per individuare il confine tra libera scelta ed istinto. Per questo è importante che l’atto sessuale si svolga come dono d’amore e non come arida auto-gratificazione.
Possiamo così toccare la meraviglia dell’incontro sessuale in chiave naturalistica e spirituale e giungere alla riscoperta consapevole della sacralità della natura!
Correttamente parlando questa “coscienza” non è il risultato di una religione ma un moto spontaneo interiore dell’uomo per integrarsi nella natura e con se stessi.
Paolo D’Arpini
retebioregionale | Il Cannocchiale blog

Gli Esseni al tempo di Gesù...


Gli Esseni e le Donne – Conoscenze al Confine

Al tempo di Gesù la Palestina pullulava di movimenti e sette religiose. Tra queste gli Esseni,  un movimento spirituale di derivazione ebraica tra i più conformi ai dettami della legge dei grandi profeti. La loro presenza storica va dal 2° sec. a.C. al 1° secolo d.C. La loro scomparsa resta un mistero, probabilmente perché transitarono nel cristianesimo e divennero cristiani col nome di Ebioniti e Nazorei. 

S. Epifanio dice che gli Esseni erano vegetariani ed Egisippo dice che Pietro essendo Nazireo era di conseguenza vegetariano come Giovanni, Giacomo e Stefano. Filone scrive: “Sono votati interamente al servizio di Dio e non sacrificano animali”.  Simone, prima di essere discepolo di Gesù, era discepolo di un certo Dositeo che era Esseno. Pare che Giovanni Battista abbia avuto contatti con gli Esseni e che lo stesso Giovanni evangelista prima di essere discepolo di Gesù sia stato discepolo di Giovanni Battista. Plinio il Vecchio chiama questo popolo silenzioso e mirabile.

Si presume che gli Esseni fossero circa 4000. La loro filosofia è riportata oltre che da molti cronisti del tempo anche nei famosi manoscritti, in paleoebraico ed aramaico, composti da 800 rotoli e 15.000 frammenti, prodotti tra il 170 a.C. ed il 60 d.C. trovati nel 1947 in 30 grotte a Qumran nei pressi del Mar Morto, quartiere esseno sul Sion dove Gesù celebrò l’Ultima Cena.

Gli Esseni vivevano, pensavano, pregavano ed operavano allo stesso modo di Gesù per questo è plausibile pensare che Gesù abbia seguito o abbia risentito di questo movimento. Alcuni Padri della Chiesa Latina e Greca affermavano che Gesù, come tutti gli uomini spirituali del tempo, si astenevano dal mangiare carne.

C’è una profonda analogia tra il pensiero di Gesù con quello degli Esseni, e se questi erano vegetariani è ragionevole supporre che anche Gesù lo fosse, anche perché diversamente gli Esseni incarnerebbero un  sentimento di rispetto, carità e compassione più elevato di quello di Gesù che limita tale sentimento ai soli membri della specie umana.

Esseni e il Vangelo Esseno - Cerchio della Luna - Libro

Nel “Vangelo degli Esseni” vi sono  molte similitudini con i Vangeli canonici: “L’amore è paziente, gentile, tutto sopporta, l’amore è più forte della morte…” Le tre grandi virtù dell’uomo: la fede, la speranza e l’amore, ma l’amore è la più grande di tutte. “Se uno dice “amo il Padre Celeste ma odio mio fratello” è un bugiardo: se non ama suo fratello che vede  come potrà amare il Padre Celeste che non vede”?  Altre analogie con lo spirito dei Vangeli: la santificazione dei pensieri, la povertà, l’abbandono in Dio.

Per gli Esseni essere benevoli verso gli animali era una regola di vita. Significativo era il giuramento che l’adepto doveva pronunciare: “Giuro di adorare ed onorare Iddio, di serbare giustizia e carità alle sue creature, di non nuocere a nessuno…” Furono il primo popolo che condannò la schiavitù. Non mangiavano carne né bevevano liquidi fermentati. Suonavano vari strumenti musicali. Giuseppe Flavio dice che erano longevi, che i più di essi superava i 100 anni e che  a motivo della loro semplicità di vita godevano di ottima forza ed una notevole resistenza alle fatiche.

Professavano la carità verso gli indigenti. Erano guaritori, esorcisti per imposizione delle mani. Si chiamavano i poveri in spirito, misericordiosi. La loro casa era aperta a tutti.

Edmond Bordeaux Szekerly, professore di filosofia e Psicologia Sperimentale in Francia, sosteneva che Gesù fosse un membro della setta essena. Fondatore nel 1928 della Società Biogenica Internazionale, con l’aiuto di Monsignor Mercati ebbe accesso agli archivi segreti del Vaticano, nonché agli archivi del monastero benedettino di Montecassino, dove scoprì antichi manoscritti originali ed inalterati che traduce dall’aramaico e assembla in “Il vangelo di pace di Gesù”, “I libri esseni sconosciuti”, “I  rotoli dispersi della comunità essena”, “L’insegnamento degli eletti”.

Gli esseni venivano chiamati neopitagorici e incarnavano le regole del grande filosofo. In sostanza si può dire che pitagorismo, essenismo e cristianesimo costituiscano diverse fasi di un unico movimento.

Franco Libero Manco

Franco Libero Manco

Storie zen tra il sonno e la veglia


10 regole zen per vivere come un gatto
Un maestro Zen, Fui Hai, aveva un grande monastero. Il monastero aveva due ali, destra e sinistra, e nel mezzo c’era la sua casetta. Aveva un bellissimo gatto e tutti i monaci del monastero lo adoravano. C’erano quasi mille monaci, cinquecento da una parte e cinquecento dall’altra. E litigavano, in particolare quando il maestro non era in casa. Il problema era il gatto: chi doveva tenerlo?
L’ala destra diceva: “Appartiene a noi, siamo i più anziani”. Era vero; l’ala destra era stata instituita per prima e l’ala sinistra fu aggiunta in seguito. Ma l’ala sinistra diceva: “È vero che l’ala destra è stata costruita per prima, ma il gatto non c’era, è arrivato quando è stata costruita l’ala sinistra. Appartiene a noi”. Era una lotta costante e il gatto era sballottato da una parte all’altra. 
Il maestro si stufò di tutta questa faccenda e delle lamentele quotidiane. Un giorno radunò tutti i monaci, tranne uno che era andato in città per acquistare alcune cose per il monastero, e disse: “Oggi metterò fine a questa lite costante tra le due ali”. Prese un coltello e aggiunse: “O decidete che questo gatto appartiene a un’ala e allora la sua vita può essere risparmiata; altrimenti lo taglierò in due e darò metà del gatto a ciascuna ala. Pare che non ci sia un altro modo: deve essere diviso”.
Tutti amavano il gatto e volevano che vivesse nella loro ala, ma rimasero in silenzio.
Il maestro disse: “Se qualcuno può fare qualcosa per dimostrare la sua comprensione e la sua meditazione profonda, a qualunque ala appartenga, sarà il proprietario del gatto insieme a quell’ala. Si faccia avanti e salvi la vita del gatto; altrimenti il gatto è finito”.
Ma i monaci sapevano di non poter ingannare il maestro. Aveva una visione così chiara che non potevano far finta di essere dei grandi meditatori, quindi nessuno si fece avanti. 
Il maestro tagliò il gatto in due e ne diede metà a ciascuna ala. 
Tutti erano tristi, perché cosa puoi fare con metà gatto? E anche il maestro era triste, perché su mille monaci nessuno era riuscito a fare qualcosa per salvare il gatto.
In quel preciso momento, mentre il maestro era seduto tristemente insieme a tutti i monaci, l’unico che non si trovava nel monastero tornò dalla città e udì tutta la storia di quello che era successo. C’era sangue, il gatto era morto e ogni ala ne aveva metà.
I monaci dissero: “Non ci saremmo mai aspettati che il maestro fosse così crudele, così duro; è una persona così amorevole e compassionevole. Ma non possiamo biasimarlo; ci ha dato una possibilità”.
L’uomo si avvicinò al maestro e gli diede un bel pugno in faccia.
Il maestro rise e disse: “Se tu fossi stato qui, il povero gatto sarebbe stato salvato. Hai dimostrato la tua meditazione: senza la meditazione non avresti colpito il tuo maestro; per colpire il maestro devi sapere che non sei il corpo e che, quindi, anche il corpo del maestro non è il maestro. Non hai colpito il maestro, ma solo il corpo! Ed è quello che ho fatto anche io: ho tagliato solo il corpo, non il gatto. Il gatto è ancora vivo, rinascerà altrove. Ma sei arrivato un po’ in ritardo”.

Zen e bugia: fra arte e religione - Pagine Zen

C’è un’altra storia su Lin Chi, un maestro Zen giapponese. 
Aveva un discepolo al quale aveva dato il tradizionale koan Zen su cui meditare: “Medita sul suono di una sola mano”. 
Questo è assurdo. Una mano sola non può applaudire e non può emettere alcun suono. Senza battere le due mani non c’è possibilità di produrre alcun suono. 
“Meditaci su e quando avrai trovato il suono di una sola mano, vieni a riferire”.
Il giovane monaco uscì in giardino, si sedette sotto un albero e provò in molti modi a pensare a cosa potesse essere il suono di una sola mano. All’improvviso, udì un cuculo tra i bambù e disse: “Deve essere questo!”. 
Si precipitò dal maestro e disse: “L’ho trovato. È il cuculo tra i bambù”.
Il maestro lo colpì duramente sul viso e disse: “Non essere sciocco; la prossima volta sii un po’ più intelligente. Vai e medita ancora!”.
Tornava ogni giorno e, a poco a poco, diventò una tale situazione… A volte arrivava con il vento che soffia attraverso i pini e crea un certo suono... A volte era l’acqua che scorre producendo suoni... A volte era il fulmine tra le nuvole. Lentamente diventò una specie di routine. Il maestro non lo lasciava nemmeno parlare: appena entrato lo schiaffeggiava e gli diceva: “Torna indietro e medita”.
Il monaco diceva: “Ma non te l’ho ancora detto...” e il maestro rispondeva: “So cosa dirai. Vai e basta. Medita di più!”.
Il monaco di lamentò con gli altri monaci: “Mi sembra troppo. Prima almeno ascoltava la mia risposta; ora presume che sarà sbagliata!”.
Ma un giorno non arrivò. Trascorsero due giorni e poi sette giorni... Il maestro andò all’albero dove era solito sedersi a meditare e il monaco era lì, completamente silenzioso.
Il maestro lo scosse e gli disse: “Quindi alla fine l’hai udito. Questo è il suono di una sola mano che applaude, questo silenzio... Ma perché non sei venuto a riferire?”.
Disse: “Ho dimenticato tutto; il silenzio era così dolce, così beato. Ti sono grato di non avere mai ascoltato le mie risposte e di aver continuato a darmi duri colpi. La tua compassione è al di là della portata della gente comune”.
Osho  
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Dattatreya, il guru senza un guru...



Datta Jayanti 2020 date - Mantra - Guru Dattatreya Jayanti in 2020 ...

La leggenda vuole che i genitori di Dattatreya fossero una coppia molto pia e che praticassero delle austerità per lungo tempo al fine di ottenere un figlio tanto atteso. La madre Atreya voleva intensamente che suo figlio fosse incarnazione del Nirguna Parabrahman (il Brahman Supremo privo di forma). Nonostante l'impossibilità che il senza-forma prendesse una forma, Brahma, Vishnu e Shiva le accordarono il figlio così desiderato. Dattatreya era un Avadhuta, uno "aldilà di ogni convenzione", che sarebbe stato percepito dagli uomini come un asceta nudo.

Dattatreya non dichiarò mai di avere ricevuto l'istruzione da un Guru tradizionale, dichiarò invece di avere avuto ventiquattro Guru: l'acqua, il mare, vari animali, un fabbricante di frecce, ecc. Apprese così le varie tipologie di virtù: "La Pazienza dalla Terra, la Luminosità dal Fuoco, l'Imperscrutabilità dall'Oceano, la Solitudine dalla Foresta e così via, fino a sintetizzare tutte queste diverse virtù nella sua straordinaria vita", trovando l'istruzione spirituale attraverso questi e altri fenomeni naturali.

L'Avadhuta Gita, l'opera che gli viene attribuita, è una delle più chiare esposizioni della verità Non-duale. Nel Capitolo II, Dattatreya afferma "Non credere che coloro che sembrano immaturi, creduli, sciocchi, lenti, profani o falliti non abbiano nulla da insegnarti. Tutti loro insegnano qualcosa, impara dunque da essi." Nell'uso che Dattatreya fa di tutti i possibili Guru, troviamo che tutto ciò che normalmente è considerato un elemento dispregiativo, si applica come una categoria cui è tributato valore e deferenza. Questo tema prosegue nel Capitolo II "Non sottovalutare il tuo Guru se dovesse essere carente di lettere e di erudizione. Prendi la Verità che ti sta insegnando e ignora tutto il resto. Ricorda bene che un'imbarcazione dipinta e decorata ti farà certamente attraversare il fiume, ma altrettanto farà una barca semplice e disadorna." Né il Guru né il discepolo necessitano di erudizione. Devono soltanto essere saldamente nella verità.


 ARTICOLI
       (Testo puranico riproposto da Beatrice Polidori)  


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Articolo in sintonia: http://www.fiorigialli.it/dossier/view/6_i-sentieri-dell-essere/2102_il-simbolismo-di-dattatreya

La pratica spirituale "possibile"

Il discorso è "esiste il libero arbitrio od esiste solo un destino ...

Ogni giorno con regolarità compio dei piccoli riti, tipo cantare l'Arati verso l'ora di pranzo, oppure cantare mentalmente lo Shiva Manasa Puja la sera, questo oltre ad alcuni momenti tranquilli di consapevole assorbimento interiore (chiamiamola meditazione) e a momenti di lettura e di riflessione sulle verità del Nondualismo. 

Diverse volte,  nell'arco della giornata,  le mie emozioni si sciolgono nella rimembranza del coraggio e della forza spirituale dimostrata da alcuni saggi e santi che io in particolare amo, e scopro nei miei occhi lacrime di devozione e amore. Oppure osservo  il mio  agire senza sapere a chi giovi quell'azione ed a chi o cosa  sia diretta. Le azioni si compiono come un corollario della vita. 

Tutte queste piccole cose avvengono spontaneamente, non ci penso nemmeno, non ho una vera e propria scaletta, succedono come succede che a certe ore mangio o svolgo funzioni corporali. Potrei dire che la mia pratica spirituale è inconscia, non posso definire ciò che è spirituale o ciò che è mondano. 

Persino passare il tempo a parlare di I Ching e zodiaco cinese od a scrivere qui al computer é una forma di contemplazione di come le cose succedano per conto proprio senza intenzione da parte nostra... Perché vi dico tutto questo?

Un'amica mi scriveva: “...Stasera è stata una gran "faticaccia". Abbiamo finito quasi alle 11 e mi sono pure addormentata, è veramente eccessivo! Comunque per me è anche un esercizio, devo starmene lì, scomoda, ferma (per quello che posso), cercando di non divagare pensando alle mie cose... cercando di non pensare male di questo o di quello e scambiando pure qualche parola gentile con qualcuno... meglio che starmene a casa a rimuginare o a litigare con chi mi sta vicino. Caro, ho visto che hai pubblicato il resoconto di Renata, ma quelle non sono cose che si possono leggere su un computer, perché non le raccogli, dal primo incontro in poi e me le mandi così provo a stamparle? Chissà che non mi venga voglia di leggerle!
(scherzo, in teoria la voglia c'é, ma in pratica...)” -

 Al che le ho risposto: “...la pratica dovrebbe essere anche una gioia.. altrimenti a cosa serve? Per questo é importante che ognuno trovi il suo modo di praticare, che sia in armonia con il suo essere... La disciplina formale collettiva va bene quando si vive in comunità e conviene apprendere forme di convivenza finalizzata nella stessa direzione, come in un ashram o monastero. Eppure va bene anche praticare collettivamente di tanto in tanto, come stai facendo tu, accettando la disciplina come una forma di "offerta" in attesa di trovare la propria disciplina... beh, sono parole... tu sai già tutto questo. Per lo zodiaco cinese già qualcuno mi aveva chiesto di scrivere un libro sull'argomento... forse potrebbe anche essere utile.. ma lo sai come la penso al riguardo...” 

 E lei: “Non ho detto di scrivere un libro, ma solo di raccogliere gli appunti che le tue allieve prendono per eventuali altre allieve che desiderano avvicinarsi all'argomento ed avere qualcosa di scritto perché "verba volant e scripta manent", lo sai che ho cattiva memoria ed ultimamente anche cattiva capacità di concentrazione e applicazione mentale, a volte mi pare di essere un po' autistica e non è per copiarti, a volte lo penso davvero, per esempio prima mentre guidavo guardavo il marciapiedi e mi pareva di vedere tutte le foglie una per una...”  

Paolo D'Arpini

Riciclaggio della memoria: Una memoria su Calcata Calcutta Kolkota

Articolo collegato: 
http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/08/shiva-manasa-puja-adorazione-mentale-di.html



  

Fantaecologia -  "L'astronave degli Dei"   di Renata Rusca Zargar  -  Segnalazione  


L'astronave degli Dei”, il nuovo libro distopico di fantaecologia ...

La fantaecologia, attraverso situazioni distopiche, catastrofi portate all'eccesso e soluzioni non ancora possibili per la tecnologia contemporanea, sviluppa e propone all’essere umano cieco e sordo messaggi positivi in favore della salvezza del nostro Pianeta.
Diversamente, la fantascienza può diventare realtà.
  
La trama 
La Terra è stata devastata da un virus che ha ucciso milioni di persone. Gli Umani, però, non hanno capito la lezione e, infine, la Terra esploderà e precipiterà per sempre nel Buco Nero. La razza umana sparirebbe allora completamente ma alcune persone meritevoli saranno salvate dagli Dei, Mahākāla e Vetali, e trasferite con una potente astronave su un altro Pianeta, lontano ben 110 anni luce. La nascita degli uccelli, che saranno  musica per sempre, conclude la vicenda ed è ispirata al maestro Ezio Bosso recentemente scomparso.  

Un estratto
“La Terra si era allontanata solo di poco, quando avevano sentito uno scoppio, un fragore orrendo che aveva scosso persino l'astronave. Quel loro Pianeta che girava da tempo immemorabile intorno al Sole era scoppiato come un'enorme bomba. Fuoco, magma e ammassi di materia disintegrata avevano immediatamente iniziato a precipitare verso un enorme Buco Nero. Tutto era finito in pochi minuti inghiottito là dentro e nessuno ne avrebbe mai più saputo niente.”

Renata Rusca Zargar

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e spazio al chiuso

renataruscazargar@hotmail.it

Viaggi ai confini della vita ed esperienze fuori dal corpo


Le enigmatiche esperienze di pre-morte – Fisica Quantistica e ...


Per millenni le culture orientali hanno cercato di raggiungere esperienze fuori-dal-corpo attraverso stati di meditazione (Becker 1993). Interessata al fenomeno nel 2004, mentre facevo ricerca al 21 century Centre of Exellence on Death and Life Studies dell’Università di Tokyo, sono stata invitata ad una tavola rotonda con Hiroshi Motoyama, sacerdote Shinto noto in Giappone come visionario e guaritore nel suo tempio nella periferia di Tokyo. (…) Rimasi molto sorpresa nell’apprendere che Motoyama pratica regolarmente la meditazione dalle tre del mattino fino alle dieci o a mezzogiorno, e qualche volta addirittura per tutta la giornata, senza mai saltare un giorno. Questo esercizio quotidiano lo ha portato a capire come “uscire dal suo corpo a volontà”, ma ovviamente non senza sforzo. Secondo quanto dichiara:

Ciascuna sessione di meditazione è paragonabile ad una situazione in cui un guerriero samurai mette a repentaglio la sua vita in un duello alla spada. E’ un compito estremamente difficile vincere il proprio Io, resistendo alla sensazione di dolore e di disagio.

Questo stato di dolore può essere legato al lungo digiuno e ad altre pratiche rituali che possono aver alterato in qualche modo le sue funzioni cerebrali. Per esempio abbiamo una quantità crescente di dati che dicono che persone sottoposte a deprivazione sensoriale per un lungo periodo di tempo hanno immagini visive simili a esperienze fuori-dal-corpo. Tuttavia solo quando questo senso di dolore e di disagio è scomparso la sua coscienza è diventata gradualmente chiara e trasparente, consentendogli di fare la sua prima esperienza fuori-dal-corpo. Ha detto:

Una mattina durante un esercizio inizialeho cominciato a sentire che il dolore e il disagio stavano gradualmente svanendo e questa sensazione era accompagnata dalla mia coscienza che diventava gradualmente chiara e trasparente. Era uno stato di calma. Poi nel momento in cui ho cominciato a sentirmi calmo, la mia anima improvvisamente è uscita dal mio corpo e mi sono trovato a guardare giù verso il mio corpo, seduto in meditazione, avevo gli occhi chiusi, potevo vedere chiaramente, per esempio, i gradini di fronte all’altare, le finestre, il soffitto e il cuscino su cui ero seduto. Mi sentivo molto strano e confuso, mi chiedevo che cosa fosse successo, ma al tempo stesso avevo la sensazione che non fosse nulla di straordinario. Nel giro di una decina di minuti, sono tornato nel mio corpo. Poi ricordo di essere rimasto in una sorta di stato di beatitudine per varie ore. Meno di un mese dopo, ho avuto un’altra esperienza della Kundalini che saliva attraverso il tubo centrale del midollo spinale. Questa esperienza mi ha consentito di uscire dal mio corpo quando volevo. (Motoyama 2009)

Hiroshi Motoyama ritiene di essere riuscito, grazie alle pratiche di meditazione, a risvegliare una dimensione di coscienza più elevata. Ho colto l’occasione di discutere con lui alcune caratteristiche dell’esperienza perimortale, come l’incontro con altri esseri e con Dio. Motoyama crede che esistano molte dimensioni ontologiche degli esseri, le cui interazioni possono verificarsi a livello sia verticale che orizzontale. Queste ultime avvengono nella stessa dimensione o “luoghi di coscienza” (per esempio: incontriamo altre persone e comunichiamo con loro. Una comunicazione analoga avviene anche nel resto dei mondi animale e vegetale. In questo senso una pianta comunica con una pianta, un coniglio con un coniglio, e così via). Secondo Motoyama, diversa è la natura di una “relazione verticale”, che si verifica fra esseri che appartengono a dimensioni o “luoghi” diversi. Un esempio è l’incontro con “Esseri di Luce” o con parenti scomparsi durante una esperienza di pre-morte. Motoyama ipotizza che una tale interazione sia possibile perché esiste un Basho (un “luogo” o “campo” che appartiene simultaneamente a più esseri. In una delle sue molte pubblicazioni ha scritto:

Perché gli esseri possano esistere, deve esserci un basho della stessa dimensione in cui sono collocati, dove ciascuno riconosce gli altri come omogenei al suo stesso essere, e insieme riconosce il proprio essere come eterogeneo rispetto agli altri esseri. (Motoyama 2009)


Cosa interessante, Motoyama ha definito l’espressioni Basho in termine di “Mondo dei Luoghi”, per descrivere lo stato mistico di Samadhi. Ha osservato come in tali situazioni si manifesti una disintegrazione completa dell’ego, dove non esiste più alcuna distinzione tra il soggetto meditante e il Luogo (Basho) circostante. In tema di Esperienze di pre-morte, Motoyama crede esse siano una manifestazione del “Mondo dei Luoghi”, accessibile solo in momenti particolari come ad esempio stati di meditazione molto profondi. Altre tradizioni orientali hanno colto questo concetto in vari modi. Per esempio si trova l’idea di Purusa nello yoga, di Atman nel Vedanta, del Tao nel taoismo, che fanno tutte riferimento a quella che Nishida definiva la sfera del “sé autentico” (Nishida 1990) ossia la parte più profonda di noi che spesso dimentichiamo.


Viaggi ai confini della vita. Esperienze di pre-morte ed extra ...


Brani tratti dal libro di Ornella Corazza *: “Viaggi ai confini della vita (Esperienze di pre-morte ed extra corporee in Oriente ed Occidente: un’indagine scientifica) 


 
* Ornella Corazza è docente e ricercatrice nel campo delle dipendenze, della salute mentale e degli stili di vita all’Università dell’Hertfordshire, in Inghilterra.


Ornella Corazza

Satya Deva ed il collezionismo di maestri


Unialeph | intervista di Mauro Scardovelli a SATYA DEVA

In  una recente  intervista  Satya Deva  risponde a Mauro Scardovelli  (*): “sono stato un collezionista di Maestri. Tu (Scardovelli) mi hai fatto vedere una cosa molto importante: mentre tutti i maestri di spiritualità si preoccupano del microcosmo, quindi del risveglio di una o più persone, del risveglio spirituale, e bada bene come ti ho detto tante volte il risveglio spirituale è qualche cosa che non è una nuvoletta in mezzo al cielo, ma coinvolge il sistema nervoso, le ghiandole endocrine, lo scorrere del liquor nel canale vertebrale e nel cranio, coinvolge modificazioni anche drammatiche  del corpo,  ecco mentre tutti i maestri si preoccupano di questo, tu mi hai fatto vedere un sistema  necessario di illuminazione generale  perché, mentre  fino ad ora è stato molto faticoso il risveglio spirituale delle persone e dei singoli individui,  praticamente mi hai mostrato che è molto importante che ci sia una società che faciliti questo risveglio.   Quindi come mi hai spesso detto bisogna che l’economia, l’etica, la spiritualità, la politica  e tutto il corpus giuridico vadano a braccetto perché se si ha un’economia divisa dalla spiritualità l’unica cosa che un maestro ti può dire  è come Cristo  che disse, quando gli hanno fatto vedere un sesterzio, “dai a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare” nel senso   preoccupati della spiritualità e dai a Cesare quello che è di  Cesare. Tu praticamente hai portato nella mia vita una grandissima rivoluzione cioè  mi hai detto di  preoccuparmi – era una cosa che avevo già in seme -  anche della socialità, nel senso che se avviene un salto quantico in cui queste cose che abbiamo nominato si potessero riunire che invece restare in blocchi separati, e quindi avere un’economia non separata dalla spiritualità, dall’etica, dalla filosofia, dalla morale ecc. ma riunite, ecco che tutta l’umanità farebbe un grande salto  e i singoli individui sarebbero molto più facilitati nel loro percorso spirituale. E questa è una cosa magnifica. Cioè mentre i maestri si preoccupano della microevoluzione di persone o di piccoli gruppi che stanno in un monastero o in ashram, tu ti preoccupi di un salto evolutivo della socialità  e di come facilitare che avvenga questo fenomeno”

Anche tutte le ricerche divulgate da  Bernardino del Boca, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e fino alla sua dipartita dal piano fisico del 2001,  concordano con ciò che Satya Deva e Mauro  Scardovelli hanno detto  in questa intervista. Basta ricordare la frase scritta nel sottotitolo del sito “Teosofia – Bernardino del Boca”:  “Finchè  non si sarà fatta una sintesi tra i vari rami della scienza e non si sarà sottoposta questa sintesi alla luce della spiritualità,  il fenomeno umano non potrà essere compreso nella sua finalità e nemmeno nella sua espressione individuale” (dal libro “La Dimensione Umana” 1971).

Paola Botta Beltramo

PAOLA BOTTA BELTRAMO E LA CONFERENZA SULLA NUOVA MEDICINA DEL DOTT ...


Riflessione in chiave zen sulla Presa della Bastiglia del 14 luglio 1789


Il 14 luglio 1789 con la presa della Bastiglia iniziò la Rivoluzione Francese. Sono molto legato a questa data, anche perché sento che i tempi sono maturi per una nuova rivolta. Spero pacifica, senza inutili spargimenti di sangue. Una rivolta ecologica, spirituale, morale e politica. Un avanzamento di coscienza.
Luglio è un mese di fervidi intenti. L’antico calendario arcaico dei Romani lo chiamava Quintilio (il quinto mese) poi su proposta di Marco Antonio fu chiamato Iulius in memoria ed onore di Giulio Cesare. Ma oggi luglio richiama alla mente, di noi europei moderni, quello che fu il momento più entusiasmante e magico della nostra storia, ovvero la Rivoluzione Francese, e -sempre iniziando dalla Francia- venne un’altra rivoluzione contemporanea, quella dell’estate del 1968….. “la merce del consumismo è inutile, la bruceremo”…. Dicevano i sessantottini. Ed in questo momento storico la rivoluzione che ci attende è soprattutto spirituale ed ecologica…
Come diceva Andrè Breton: “La rivolta, solo la rivolta crea la luce… e la luce non può avere che tre vie: la poesia, la libertà e l’amore…”. Cercando questa libertà e questo amore tenteremo di ri-conquistare l’autonomia intellettuale, salvandola dagli oscuri disegni maligni e speculativi in atto. Ma non lo faremo con una assalto bieco e violento, bensì con le armi della riflessione e della contemplazione.

Paolo D’Arpini

Ascolta le parole del silenzio


Saper ascoltare è un'arte non facile da imparare e nasce dal ...

Mahavira è l’unico, in tutta la storia dell’uomo, ad aver detto che se il discepolo ascolta totalmente, non deve fare nient’altro: niente meditazione, nessuna disciplina, niente yoga, nient’altro. E ha detto che esistono due vie: la via del monaco e la via dello shravaka.
Shravaka significa “ascoltatore”. E secondo lui, la via dell’ascolto è di gran lunga superiore: se riesci ad ascoltare così totalmente e così intensamente, che diventa una meditazione in sé e non devi fare nulla. Il monaco deve fare molto. Ma che strano destino: persino nel giainismo il monaco è più in alto dello shravaka. Nessuno si è preso la briga di esaminare il fenomeno secondo cui lo shravaka è naturalmente superiore, proprio perché non ha dovuto fare nulla. Ha semplicemente ascoltato con tutto il suo cuore e si è trasformato. Ma nel mondo la persona che fa pratiche ascetiche, digiunando e torturandosi, persino nel giainismo è diventata più importante.
C’è anche una seconda ragione: l’ascoltatore è scomparso insieme a Mahavira. Dopo non c’è stato nessun altro con il quale sarebbe stato possibile illuminarsi solo ascoltando. Ora i seguaci di Mahavira si chiamano shravaka, tuttavia la parola shravaka ha perso completamente significato. Innanzitutto perché non c’è più stato nessuno da ascoltare, nessun uomo della statura di Mahavira. E in secondo luogo, perché anche se ascoltano, a questi monaci non succede nulla. 
Quando ho sollevato la questione per la prima volta, a una conferenza di giainisti, dicendo che lo shravaka è superiore al monaco, è stato uno choc, perché per venticinque secoli nessuno lo aveva mai detto.
Shravaka ha perso il suo significato; è semplicemente diventato il seguace, il credente. Il suo significato è “l’ascoltatore”. Shravan significa ascoltare e shravaka significa l’ascoltatore, colui che pratica il giusto ascolto. Ma è necessario un maestro. Oppure, se un uomo è abbastanza intelligente, può ascoltare il vento che passa attraverso i pini e l’effetto sarà lo stesso. O il suono dell’acqua, le onde dell’oceano che si susseguono continuamente e schizzano sulla riva...
Se ti siedi in silenzio ad ascoltare il loro movimento eterno, o se semplicemente ti siedi ad ascoltare gli uccelli, o qualsiasi cosa stia accadendo, persino in mezzo alla folla. Se semplicemente ascolti la folla, senza alcun giudizio, come se stessi ascoltando il maestro… La questione non è ciò che stai ascoltando, ma se stai ascoltando con il tuo essere totale. Solo allora ti porterà uno stato meditativo. 1
Un giorno un monaco chiese a Joshu: “Cos’è il mondo degli antichi?”.
Joshu disse: “Ascolta attentamente! Ascolta attentamente!”.
In questo silenzio, ascolta attentamente. 
È un vero esperimento, non un sermone o una predica.
Ascolta attentamente. Non troverai parole, ma un silenzio senza parole che ti sprofonda in una gioia immensa.
La risposta di Joshu è una delle risposte più grandi: 
Ascolta attentamente! 
Sii silenzioso e tutta l’esistenza apre le sue porte.
Osho 
OSHO Italia - «L'arte dell'ascolto si fonda sul silenzio... | Facebook
Fonte:  Osho Times n 267

Credo - Non credo


Blo-B | Non credo nella formazione (Parte Prima) | formaMenti

"Non ho alcuna convinzione personale, non ho pregiudizi, sono completamente aperto"   disse Osho. Ecco la chiave di volta per un ricercatore e vorrei scolpirla nel mio cuore: “Nessuna convinzione, nessun pregiudizio, apertura totale”.

Fukuoka diceva che l'unica certezza che abbiamo è osservare che il sole sorge a est e tramonta ad ovest, più di questo non sappiamo, se poi ci vogliamo costruire sopra  una religione una magia una scienza attorno   siamo liberi di farlo,  purtroppo questo è stato fatto sempre con violenza sopraffazione e prevaricazione, è un dato di fatto evidente. 


"Se queste attività speculative umane fossero state fatte rispettando sempre la natura umana e quella dei luoghi non ci sarebbe stato niente di male -afferma l'amico Ferdinando Renzetti-  naturale sarebbe stato, come nell'antica Grecia, il "dissoi logoi"(«Ragionamento doppio»), e  attraverso il dialogo e il confronto decidere assieme se era utile alla comunità continuare a guardare le cose nella pace nella convivialità e nell'armonia". 


Questa che segue è   la mia risposta al  se credo o non credo.    Da lontano ci giungono, pregne di una saggezza senza tempo, le suggestive e ispirate strofe del Rig-Veda:

Nessuno sa da dove

la Creazione abbia avuto inizio.

Se da Dio sia o non sia provenuta.

Solo Colui che dal cielo

ogni cosa osserva lo sa,

e, forse, nemmeno Lui lo sa.


Già, "forse nemmeno Lui lo sa", in questa semplice frase è racchiusa l'antica saggezza vedica, l'onniconoscenza è solo una supposizione, la vera conoscenza è la consapevolezza di Sé.

"Maestro è colui che ti porta ad essere il tuo stesso Maestro!" (Saul Arpino)

Ma torniamo terra terra ad analizzare come il "credere" sia stato strumentalizzato a fini di potere.  Ci sono due categorie di persone che piacciono ai potenti: i leccaculo, adulatori per mestiere,  che campano di piaggeria e  frode  e poi  gli ipocriti, falsi critici, che alla prima occasione svendono la propria filosofia in cambio di prebende e favori.

Dell’una e dell’altra categoria  io non faccio parte ed è per questo che sono ancora “fermo” all’infanzia. Ovvero sono ancora un bambino che guarda il mondo con i suoi occhi e dice quello che vede.

Questo modo d’essere lo ho appreso “tempo addietro” da una maestra ed un maestro che ebbi nella scuola elementare, furono loro che con l’esempio concreto, attraverso il proprio  comportamento pulito, istillarono in me le qualità della nobiltà d’animo.

Stranamente entrambi potrebbero essere considerati dei “falliti” – dal punto di vista della carriera- due vecchi insegnanti rimasti immobili ai primi gradini della scala gerarchica, in fondo erano due emarginati che insegnavano in piccole scuole degradate di periferia… ma per loro educare era una missione.

Ma lasciamo da parte queste considerazioni che ci porterebbero altrimenti a crudeli analisi sullo stato attuale della scuola, soprattutto dopo le ultime decisioni governative di rivedere il modello della scuola pubblica.

Il fatto è che i bambini nella nostra società non sono più incentivati a pensare con la loro testa, a crescere riconoscendo i valori dell’etica e del bene comune, essi sono strumentalizzati  e visti in chiave di utilità commerciale, di proposizione politica o religiosa, ed inquadrati sin da piccolissimi nella schiera dei consumatori, semplici ingranaggi funzionali. Non son loro gli esseri umani che erediteranno la terra?  No, insignificanti rotelline di un meccanismo cartesiano e minimalista. Con questo sistema educativo il "credere o non credere" è solo un fatto strumentale. 

Ciononostante casualmente appare qualche giovane saggio che è in grado di gridare “il re è nudo”.  A questo proposito mi sovviene una storiella, forse vera e comunque verosimile,  la ho appresa da Osho,  ed il fatto sembra accadde realmente in una scuola missionaria d’oltre oceano.

Un prete svolgeva la sua opera apostolica  in uno sperduto villaggio nella foresta amazzonica. La missione si presentava bene, prima aveva preso in cura i malati, poi era  passato  agli anziani e  poveri infine aveva costruito una chiesa con un oratorio per poter insegnare la religione ai bambini. Un giorno stava spiegando la bibbia e raccontava la storia dell’uomo, del peccato originale, della faticosa  via verso il  bene e di come il compassionevole Gesù fosse venuto in terra per redimere i peccatori che si erano pentiti ed affidati a lui.

Dopo aver così istruito i bambini, per vedere se avessero capito bene il concetto della religione cristiana, chiese ad alta voce alla classe: “Ecco dopo aver ascoltato quel che ho detto chi sa dirmi in sintesi qual è il messaggio della religione?”. Subito un ragazzino sveglio si alzò e disse: “Io l’ho capito, il  messaggio è che bisogna peccare”.

“Come sarebbe a dire – obiettò il prete-  se ho parlato male del peccato dall’inizio alla fine?”.  Ed il bambino: “Tu hai detto che l’uomo è un peccatore, ma egli deve necessariamente peccare per poi potersi pentire e  prendere rifugio in Gesù che lo salva… Senza peccato quindi  non c’è redenzione”.

Questa storia fa un po’ ridere ma anche un po’ piangere giacché ci fa vedere come la permeabile mente infantile assorba e si adegui al messaggio che viene trasmesso.

Tornando al discorso dell’educazione infantile rilevo con meraviglia che i modelli steineriano e montessoriano sono  stati entusiasticamente accolto in paesi poveri, come ad esempio l’India, mentre vengono osteggiati e negletti qui in Italia… ma questo la dice lunga sul tentativo in corso di controllare e dirigere le coscienze infantili. Ed è  il meccanismo perverso della “conversione” ai bisogni sociali delle duttili menti dei bimbi.

Questa odierna utilizzazione impropria della scuola è –secondo me- simile all’impiegare la gioventù al “libro e moschetto” dell’era fascista.

L’uso dei bambini ai fini consumistici è evidente senza descrizioni ulteriori basta sfogliare qualsiasi rivista e si constata che il 70% della pubblicità è rivolta od utilizza i giovani come esca… Nessuna meraviglia poi che nella società sia ogni giorno più evidente il degrado morale,  violenza, pedofilia e prostituzione minorile. E poco tampona la stura immonda il perbenismo finto e la religione di facciata.

Ma non voglio terminare questo articolo con un messaggio disperato, anzi vorrei concludere questa mia riflessione sull’infanzia con un elemento positivo.

Ed ecco la buona notizia.  Controcorrente l’affermazione dura di molti bimbi maleducati che dicono “questo è mio” oppure “voglio (o non voglio) questo..”  il mio nipotino Sava, che viveva a Calcata, ed al quale nulla veniva suggerito o negato perentoriamente e senza che nessuno di noi lo avesse  specificatamente imboccato diceva “questo mi piacerebbe” oppure “vorrei (o non vorrei) questo o quello…” e da quel  condizionale ne nasceva un dialogo costruttivo da cui far uscire fuori la paritetica possibilità di accettare o respingere senza assolutismi (il  "dissoi logoi"  di cui sopra).

Tra l'altro  la madre di Sava talvolta  si lamentava per l'insofferenza del bambino ad ogni regola imposta e cercando di ammorbidire le sue ritrosie  gli chiese "ma insomma cos'è che ti da tanto fastidio?" e lui "che mi comandino...".

Evidentemente è sempre meglio dialogare e lasciare che le opinioni si sviluppino sulla base di un ragionamento e di una considerazione condivisa. Credere o non credere?

Paolo D’Arpini

Bioregionalismo Treia •: marzo 2019
Calcata. L'autore con il nipotino Sava