La naturalezza della “presenza”, qui ed ora...


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La nostra società oggi più che mai è malata di virtualizzazione, non siamo in grado di percepire le esperienze se non in forma proiettiva, con la tendenza ad esagerare a magnificare senza peraltro riuscire a trovare soddisfazione nel "semplice e nel facile", in quello che, secondo i taoisti, è lo stato naturale dell’uomo…

Ad esempio Osho  si è cimentato nel tentare di riportare l’uomo alla sua spontaneità ed al godimento del momento presente, questo "invito" verso la semplicità di vita è un motivo conduttore di parecchi saggi. Osho ha saputo usare parole vicine alla mente dell’uomo moderno. Egli essendo un "cultore dell’immediato", ci ha mostrato attraverso le vicissitudini e gli alti e bassi della sua vita come riuscire a non perdere la centratura in se stessi, come essere quel che si è senza aggiustarsi indebitamente alle richieste della cultura omologata, che è in grado di prosciugare ogni "centratura nella sorgente".

"L’uomo ha un centro, ma ne vive fuori – fuori del centro!" Affermava Osho, aggiungendo che questo atteggiamento crea una tensione interna, un tumulto costante, un’angoscia. La pazzia è la conseguenza diretta dell’uscire fuori in modo permanente dalla centratura in se stessi, ma vi sono stadi intermedi all’alienazione, ad esempio la distrazione, l’astrazione, la noia, la mancanza di empatia, etc. Certo nella mente umana esistono anche momenti di gioia estatica ma è troppo facile uscirne, succede appena cerchiamo di rincorrere quella gioia, di farla nostra appropriandocene (rendendola così estranea a noi).
Un essere umano "naturale" è solo colui che non rincorre gli stati mentali, che non si abbandona alla rabbia e non cerca la beatitudine. Egli non si allontana da una attenta presenza nel vissuto, non in meri termini fisici ovviamente. Potremmo dire che un "uomo naturale" è un uomo assente agli estremi… 

Nella sua spontaneità priva di ogni opposizione il "realizzato" è completamente rilassato, nella sua consapevolezza non c’è tensione, non c’è sforzo, non c’è desiderio. In una parola non c’è "proiezione" e quindi nemmeno divenire. Ma questo non significa che l’uomo "naturale" non mangi, non beva o non soddisfi le esigenze che debbono essere soddisfatte come fa ogni altro essere vivente. Mangerà, dormirà…  ma questi non sono desideri. 

Non mangerà domani, mangerà oggi!

In un certo senso lo stato di naturalezza è simile all’innamoramento, in cui si vive sospesi: il passato non esiste più e non si aspetta nemmeno il futuro. Ci si muove nel presente, incapaci di avere aspettative, ci si muove nel qui ed ora senza alcuna considerazione delle conseguenze. Infatti i saggi e gli innamorati sono considerati "ciechi" dagli uomini di mondo che calcolano ogni cosa, sono invece visti come veggenti da coloro che non calcolano.

Nel momento del grande amore il passato ed il futuro scompaiono.

Una volta qualcuno chiese a Gesù. "Cosa succederà nel tuo Regno di Dio?" ed egli rispose come un vero maestro Zen: "Non ci sarà più tempo!. .. Non ci sarà più tempo perché il "regno di Dio" è eterno, è sempre qui..".

Mirabai, una principessa indiana, si era innamorata di Krishna ma il Krishna fisico non c’era più da migliaia di anni, eppure lei cantava e danzava davanti a lui. Il marito di Mira era molto geloso di questo amore e le chiese "Sei impazzita? Chi è che ami, con chi conversi? Ed io sono qui e tu mi hai completamente dimenticato". E Mira rispose: "Krishna è qui ma tu non lo sei… Krishna è eterno, tu vivi fra due momenti di passato e futuro,che in verità non esistono, come potrei quindi credere che tu sei esistente?".

Nell’amore totale l’io non esiste, esiste solo l’amore. Mentre si accarezza l’amante o l’amata si diventa la carezza. Mentre si bacia non si è colei che viene baciata o colui che bacia, si è semplicemente il bacio. In questa assenza dell’io si manifesta la pienezza della presenza… ed è per questo che l’amore è definito la natura vera di Dio. Diceva Shiva alla sua adorata sposa Parvati: "Mentre vieni accarezzata, dolce principessa, penetra il carezzare come vita eterna. Chiudi le porte dei sensi quando senti il solleticamento di una formica. Allora. Quando sei sdraiata su un letto od assisa lasciati andare priva di peso, aldilà della mente.."

Paolo D'Arpini


Teatro Cinabro - L'autore impersona Wang-tzi 

(Memoria: alle h. 19.52 del 7 aprile 2009 la musica dei campanelli di una nuova scossa sismica ha accompagnato questa scrittura)

Coscienza cosmica - Come il piccolo così il grande


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            Come ogni particella in simbiosi con le altre non può vivere separata dall’organismo di cui è parte, allo stesso modo l’organismo non può esistere senza le cellule che lo compongono. Una cellula (l’uomo) che vivesse in antagonismo con le altre cellule metterebbe in pericolo se stessa e l’organismo (la società) di cui fa parte. Una cellula impazzita può generare il cancro come un uomo malvagio può  mettere in pericolo la sua vita e quella dei suoi simili.

            L’io individuale è un frammento dell’Io assoluto. La coscienza collettiva umana è parte della Coscienza cosmica; il pensiero individuale è un frammento dell’Intelligenza universale. Come la materia si esprime attraverso le forme così la Coscienza cosmica si manifesta attraverso la moltitudine di coscienze individuali. In sostanza la coscienza individuale è la parte più piccola dell’unica Coscienza cosmica che esiste e di cui fa parte, perché non può esistere materia, energia, percezione o intelligenza isolata: tutto ciò che esiste fa parte dell’Uno, del Tutto armonico.

            La materia di cui è fatto il nostro organismo è parte della materia di cui è fatto l’intero universo. I nostri singoli corpi sono parti dell’umanità e l’umanità è una. Se una sola parte di un organismo è sofferente l’intero organismo ne risente ed è in pericolo di vita. Come esiste il corpo singolo, il corpo collettivo e il corpo cosmico così esiste il pensiero singolo, collettivo e cosmico.

            Ogni organismo vivente è la sintesi formale ed energetica di tutto il contesto planetario. Un animale erbivoro nutrendosi di piante si nutre di tutto ciò che la pianta ha sintetizzato per la sua esistenza: dai raggi cosmici ai minerali, dall’acqua ai residui di altri esseri viventi che si sono polverizzati nella terra. Come gli animali carnivori, che nutrendosi di animali erbivori assorbono ogni elemento di cui è formato il loro organismo, allo stesso modo l’essere umano nutrendosi di vegetali o di animali si nutre della sintesi di tutto ciò che esiste nell’universo.

            L’essere umano è chiamato dall’evoluzione ad ampliare la sua sfera percettiva, a non concepire le cose come entità isolate ma come tessere di un solo grande mosaico, come note della stessa sinfonia, come membra del medesimo organismo e a capire che l’esistenza di ognuno è assicurata grazie alla coesistenza con tutto ciò che lo circonda. Senza la diversità chimico-biologica nulla esisterebbe nell’universo. Da questo se ne deduce che finché una sola parte dell’umanità è sofferente, malata, denutrita o violentata, l’intera umanità è in pericolo di vita. Finché gli animali sono sofferenti, imprigionati o uccisi dall’uomo le vibrazioni di terrore che ne scaturiscono ricadono pesantemente sull’intero contesto umano, perché tutto è inscindibilmente ed intrinsecamente collegato.

Franco Libero Manco

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Radiestesia e familiarità tra le entità subatomiche, un’introduzione all’opera del Dott. Prof. Giuseppe Calligaris (1876-1944)


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La familiarità tra le entità (più note come particelle) subatomiche, in radiestesia permette il fenomeno cosiddetto della permanenza. Infatti, restringendo il campo all’agire fra gli uomini, tutte le azioni, i pensieri e le vibrazioni corporali producono delle emanazioni che vengono ricevute dalla materia circostante, assorbite da questa, che ne risuonerà eternamente.

In fisica questo fenomeno detto della familiarità, è stato osservato e spiegato attraverso il comportamento correlato (istantaneo e anche a distanza infinita, sempre al netto della ponderabilità) tra le gli elettroni della persona e un suo testimone (oggetto appartenuto, capelli, unghie, ecc).

Questa scoperta del 1997 condotta tra l’INFN di Frascati e il CERN di Ginevra, su gli elettroni di un atomo d’elio, mostra che i due elettroni restano in contatto anche se allontanati, mentre non chiarisce (i fisici parlano di tachioni = particelle veloci), come avviene questo collegamento. La condizione necessaria perché si instauri questa familiarità, è che i due elettroni condividano la sorte dello stesso atomo almeno per un tempo breve.

Personalmente aborrendo la teoria corpuscolare, figuro che il fluido eterico scorra tra i due vortici (elettroni), estendendo il suo percorso mentre vengono allontanati, al pari tra gli oggetti vicini ad una persona (una stanza), o posseduti, insomma più generalmente testimoni, si realizza la familiarità eternamente e a qualsiasi distanza, e questa familiarità si attua tramite la circolazione del fluido eterico tra gli enti sub atomici della materia di cui sono composti rispettivamente i testimoni e la persona.

Premesso ciò, è possibile spiegarsi come negli esperimenti del Dott. Calligaris, i soggetti bendati, in una stanza in penombra, rilassati, ecc., quindi stimolati con martelletto freddo, o corrente faradica su specifiche placche dell’epitelio, vedano in auto scopia (con l’occhio della mente), semplicemente in presenza degli oggetti testimoni, il loro proprietario.

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La sensibilizzazione delle placche permette di individuare tra le infinite emanazioni, quei flussi specifici che legano gli oggetti alla persona, al punto di condurre la psiche a ricevere l’immagine del proprietario. Questi flussi permanenti tra un oggetto e il proprietario, o tra due persone legate da un rapporto anche solo occasionale, costituiscono una traccia che permette all’occhio della mente di ritrovare l’uno partendo dall’altro. Le applicazioni del Dott. Calligaris, neuropatologo, sono sperimentalmente dimostrate e abbracciano, oltre a quello medico, un campo estesissimo, sia chiaro pari alla quantità di informazioni che viaggiano nell’etere, provenienti dall’intero universo fenomenico, nel passato, nel presente e nel possibile futuro.

Ma se questa è la spiegazione che lo scibile umano ci permette di congetturare, restiamo inizialmente senza spiegazione quando sperimentalmente si verifica la correlazione tra un oggetto e un altro, senza che però tra questi si sia potuta innescare la condizione di familiarità di cui sopra. Ad esempio tra una fotografia di un soggetto e il soggetto stesso, tra la calligrafia (ammettiamo che il foglio possa trattenere le emanazioni dello scrivano) ed il suo redattore, tra una cartina geografica e i luoghi, ecc.

In realtà anche in questi casi la familiarità lavora ancora a nostro favore, essa non è più diretta tra i due oggetti correlati ma mette in gioco, come in una catena, tanti di questi sparsi nel tempo e nello spazio, che collegati perennemente tra loro, restituiscono attraverso una trama più articolata l’oggetto cercato.

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Quando il Buddha effettua la scoperta scientifica dell’interrelazione tra gli oggetti del creato, non fa altro, e non è poco, che, attraverso l’indagine interiore, accorgersi di ciò, ossia di questa fitta tessitura che unisce tutti i più piccoli elementi materiali dell’universo; osservando attraverso le infinite correlazioni tutti gli elementi del mondo fenomenico, di fatto sperimenta la Conoscenza Universale; contemporaneamente, cosa questa di non minora importanza, Buddha ci rivela che ogni oggetto e sostenuto nella sua esistenza dalla relazione che ha con tutto il resto.


Il dott. Calligaris, conosce bene questi concetti e spende l’intera vita professionale a ricercare, con un riguardo verso le questioni mediche, il riflesso dell’universo e dello stesso corpo umano sull’intero tessuto epiteliale, ben conscio del fatto che nell’universo tutto è collegato.

Giuseppe Moscatello

Visualizzazione di il prof. Galligaris alla ricerca di una placca cutanea.png

In che cosa consiste e come fare un funerale laico... con amore!


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Imitiamoli nell’amore!

Intanto comprendiamo di che cosa si tratta: è un atto di una profondità spirituale e morale MASSIMA e di una pretesa sostanziale e ritualistica ZERO. E’ l’ultimo atto visibile, memorizzabile e terreno di saluto, di bacio profondo, di abbraccio universale a Chi ci è stato e ci resterà caro, a chi ci ha dato gioie in vita ma ora ci farà soffrire lancinantemente fino all’elaborazione del dramma dell’assenza perenne d’ora in poi di chi amiamo. E’il momento sofferto e impegnato di un supremo amplesso spirito-psico-carnale-sentimentale che ci ricorderà per sempre che SIAMO vissuti in un tutt’uno con Chi ci ha lasciato.

La cerimonia è la VITA e non un istante, comunque organizzato, la cosiddetta “funzione” che passa come il vento: lasciamo il pianto a chi gli sgorga, lasciamo il ricordo verbale a chi lo rivive, non veliamo con immagini di un giorno triste tutte quelle altre che ci ricordano il nostro caro perduto e che invece ci accompagnano, vivono, dormono, pensano con noi in ogni istante in cui vivremo ancora.

Chi , nella debolezza della carne, sente di depositare speranze e dolore in un raccontato ipotetico aldilà religioso lo faccia, è un ansiolitico che ha dato diffuse prove di efficacia, ma che non ci farà mai rivivere, come vorremmo, nel suo cono d’ombra ove affiora il volto amato nel profilo frastagliato di una nube o nell’occhieggiare di un fiore variopinto in un prato.

Chi vive, invece, la vita nel suo groviglio di sentimenti, dubbi, pensieri, ricordi anche tattili, lacrime calde quanto laceranti, chi si sente di continuare a vivere in quel Lui o Lei che oggi ha perduto, rifugga la finzione strumentale e proselitistica, ofanamente clericale dei paramenti, dell’aspersorio e dell’obolo, e faccia invece andare direttamente l’auto dell’impresa funeraria senza simboli religiosi al cimitero ove la attende la tomba o il processo crematorio che saranno portate a termine con discrezione dall’impresa stessa alla presenza di congiunti ed amici, in accordo alle istruzioni ricevute.

Questi sono momenti esistenzialmente drammatici in cui ci si arrrende alla sorte e si preferisce delegare per non soffrire di più: è però anche il viscido momento in cui si fa avanti il prete. Per triste ma anche realistico che sia, delegate o disponete prima le forme di questa forma di rispetto e di amore che volete dare a Chi vi ha lasciato.


E il momento della verità? Per me è quel tonanteCIAO!!!” urlato con quanto fiato aveva al termine del funerale laico da Dario Fo per la sua amatissima Franca….Sono anch’io con te, amico Dario, e anch’io urlo al nostro cielo dove un giorno la incontrai e la amai: “CIAO LUCIA MIA !!!”

Paolo Bancale

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Fondazione Bancale -Sala del Commiato Laico

(Fonte: Non Credo. EDITORIALE n.47)
 

Tracce o variazioni sul Nulla… (o su Dio)


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Che cosa è il Nulla? come tentare di immaginarlo? oltre al suono della parola “n-u-l-l-a”, il Nulla in sé ha un qualche senso? E’ fantasia, allucinazione, ossessione, l’orizzonte degli eventi del panico? o forse è l’anti-realtà, anti-creazione, anti-atomo e anti-cosmo, anti-vita e anti-morte, anti-pensiero e anti-senso: l’anti-dio? Di tutto può immaginarsi una traccia ma non del Nulla, assimilabile quanto a quiddità ad un pensiero rimasto inespresso in una persona che non c’è più. Esiste? Ma è poi esistito? O il nulla diventa Nulla per sottrazione? Però lo spazio “vuoto” che “prima” avrebbe occupato è una Cosa, e così anche il Tempo, e loro non sono Nulla. E poi delle due, una: Esse est percipi o l’aseità del Nulla?

Queste elucubrazioni in soliloquio mi si sviluppano muovendo dalla riflessione di Remo Bodei quando afferma che ogni volta che muore qualcuno, un intero mondo scompare e si perde per sempre. Sì, si perde, ma chi, date le premesse di estrema soggettività, può dire che “è stato”? Siamo ad un Nulla virtuale contrapposto ad un Nulla reale? però può mai essere “reale” il Nulla? e poi, finchè ne parliamo, in un qualche modo il Nulla c’è. Ovvero è un Nulla quantistico alla Schrodinger?

La riflessione del filosofo Bodei è una definizione annichilente quanto lo è la realtà dell’Uomo se depurata dagli infingimenti religiosi e relative fantasie mitico-compensatorie. Ognuno di noi ha dentro di sé un mondo ricchissimo, multiforme e soprattutto inespresso, intimo e mai esternato, subconscio e inconscio, fatto di eventi, immagini, suoni, odori, sensazioni, pensieri, vergogne, pulsioni, dolori, gioie, sentimenti, pudori, invidie, morbosità, autoinganni: insomma tutto quello che normalmente chiamiamo “contenuti della mente”, psiche, sé, o mondo interiore, ma che un giorno evaporerà deprivato di ogni realtà ontologica o agganci ad essa: non ve ne sarà più traccia, non esisterà come se non fosse mai esistito. Mai. Era il Nulla prima di esistere e poi ritorna Nulla? e se tutto questo non è il Nulla, il Nulla che cosa è?

Non è assolutamente come la morte, ove le spoglie della vita, cioè il cadavere continua ad esistere, le sue molecole e atomi , quark e spin continueranno a funzionare trasmigrando come realtà in altre realtà, e realtà sono anche le nostre immagini che ci sopravvivono, le voci registrate, le opere che abbiamo prodotto, i sentimenti e i ricordi che lasciamo e parlano di noi che non ci siamo più. La morte è grande realtà, non è il Nulla. Il Nulla non è il mistero, che già di per sé è qualcosa, cioè un mistero, il Nulla è molto più “nulla” dell’ineffabile, dell’indefinibile, dell’irreale. Il Nulla è l’infinitamente “oltre” qualsiasi tentativo di negazione di tempo o di spazio o di sostanza o di vita di qualsiasi genere; il Nulla potrebbe essere visto come la vera realtà che sta in fondo a quel tunnel che chiamiamo variamente mondo, universo, cosmo, meta-realtà, vita, Tutto.

Cui, volendo, si può aggiungere qualche rompicapo: che differenza è congetturabile tra gli entrambi totalizzanti Tutto e Nulla? e poi… il Nulla è infinito, oppure in quanto nulla è zero, o non è nessuno dei due? ma allora…?... resta soltanto che il Nulla è Nulla?

Oppure, finiamola qui, chiamiamolo “dio” e sono finiti i problemi.



Paolo Bancale 

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(Fonte:  Minima moralia n. 47 3300) 

Vecchie note zodiacali dal diario di bordo del Circolo Vegetariano VV.TT.


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Spulciando fra gli appunti dal diario di bordo del Circolo vegetariano VV.TT. ho scoperto un’analisi sulle “coincidenze” e collegamenti fra le qualità degli specifici anni ed i modi espressivi delle azioni compiute in sintonia con quegli elementi.
Nel 2002 scrivevo:
Perché durante il 1992 e 1993 c’è stata una così ampia messe di articoli? L’ho scoperto esaminando dall’oroscopo cinese l’elemento di quegli anni, entrambi d’acqua, i successivi due anni, ‘94 e ‘95 che sono anch’essi alquanto pieni hanno l’elemento legno, poi il ‘96 e ‘97 che sono marchiati dal fuoco, seguiti dal ‘98 e ‘99 con la terra ed i micidiali 2000 e 2001 con il metallo. Con il ritorno dell’acqua, cavallo 2002 e capra 2003, sento che la comunicazione potrà riprendere a fluire smootly. Eppure oggi 26.2.02 c’è stata per la seconda volta la contaminazione di un virus nel computer di Roberto Caivano, che invia le Email per conto del Circolo. Un virus bizzarro che pesca nei reparti segreti della memoria ed invia come Email lettere personali e segrete o messaggi inventati anche di carattere erotico. Poi pian piano il programma impazzisce, perde pezzi, sino a non rispondere più ai comandi.
Sicuramente la vecchia penna procura meno guai, l’unico inconveniente essendo la fine dell’inchiostro. Ricordo ancora come da bambino scrivessi con una penna di legno, intingendo il pennino dentro un calamaio, le dita sempre sporche d’inchiostro e spesso anche il foglio. Poi cominciò il momento della penna stilografica anche questa però perdeva inchiostro da vari punti (dal pennino e dalle giunture), giunse la bic, la biro, ma anche con questa bisognava stare attenti al defluire dell’ inchiostro dal fondo e dalla punta. Quando le penne iniziarono a scrivere senza perdere inchiostro avevo già finito di andare a scuola. Insomma pare che ogni epoca abbia avuto i suoi problemi… quella presente ha i virus telematici. Mi chiedo, nel caso che, come farei a continuare questo diario che scrivo al computer, dovrei ricominciare con la penna? Divertente, ma non troppo se penso alle correzioni….
Il mio numero simbolico è il 9, l’ho scoperto a Roma nel 1950/51 in prima elementare allorché avendo imparato a memoria la lezione di religione, chiedevo di essere interrogato per prendere un bel 10, la cosa non funzionò giacché mi impappinai su una parola e presi 9. Ritornai al banco e ripassai la lezione bene bene, ripetei a mente tutto e chiesi ancora di essere interrogato. Che disdetta, ancora una volta mi impappinai e mi fu confermato il 9 di prima. Volli ancora riprovarci dopo aver ulteriormente ripassato il testo, sicuro stavolta di farcela, ma la maestra mi disse che non mi avrebbe più interrogato e mi lasciò il 9, con mio grande disappunto e frustrazione. Poi ancora sempre verso quegli anni venne a trovarci un giorno lo zio Fausto, che distribuì a ciascun bambino, le mie sorelle e cuginetti, 10 caramelle. Purtroppo quando venne il mio turno erano rimaste solo 9 caramelle e quelle ebbi da mio zio. le mie proteste servirono a poco egli mi disse “le caramelle rimaste son queste e queste ti toccano”.
Ricordo che quella volta ero proprio arrabbiato, scesi giù nel giardino condominiale e regalai tutte le caramelle (meno una che mangiai subito…) ai bambini che stavano lì, con loro grande gioia. Un’altra volta accadde qualcosa di simile quando andai per la prima volta in India, mi trovavo all’ashram di Muktananda, in uno stato di pieno zelo, in quei mesi sentivo la forte presenza della Grazia del Guru, stavo vivendo momenti di grande enfasi spirituale. Avevo messo ‘in naftalina’ ogni altro desiderio dedicando tutte le mie attenzioni alla pratica spirituale. Un giorno fui preso da un raptus di golosità ed acquistai al chaishop (negozietto del tè) 10 monete di menta bianca, ne misi in bocca subito una, con grande avidità, poi mi diressi verso la porta dell’asharam, appena entrato vidi Baba seduto lì all’ingresso ed improvvisamente mi ricordai della mia lotta per il 10. Una mentina era nella mia bocca, le altre 9 nella mia mano. Mi avvicinai al Guru pensando “fammi vedere tu che son 10″ e tesi la mano verso di lui, Baba aprì la sua e prese nel palmo le mentine, sorrideva, io mi girai di scatto ed entrai nell’ashram senza più voltarmi indietro.
Insomma pare proprio che il 9 sia il mio numero, tra l’altro è anche il numero d’ordine della scimmia che dice: “Io sono l’esperta viaggiatrice del labirinto, il genio dell’alacrità, la maga dell’impossibile. Il mio cuore è colmo di potenti magie e sa gettare cento incantesimi. Io esisto per il mio piacere. Io sono la scimmia”. Muktananda era nato scimmia di terra del 1908 ed io son nato scimmia di legno del 1944. Buon per noi.
Intanto ritornando al 1993 continuo a sfogliare pagine e pagine sulle iniziative del Circolo, come la festa del grande cocomero o l’ostello per animali erbivori o l’ampliamento del parco del Treja o l’istituzione dell’anagrafe canina o proposte sull’energia rinnovabile o gli scavi archeologici dell’agro falisco o l’alimentazione vegetariana o l’arte e la cultura locale ed internazionale o problemi d’inquinamento da traffico o stereotipi vacanzieri su Calcata o storie sulla montagna sacra del Soratte o sul come dipingere annusando o sulla salvaguardia degli antichi mestieri o sulla filosofia dell’uomo. Insomma su tutti quegli argomenti che sono riuscito a ri-trasmettere, con fantasia e caparbietà su quasi tutti i giornali, sulle agenzie di stampa, sulle reti televisive e radiofoniche. Forse sarà ancora quella caramella che deve essere digerita, chissà.
A questo punto dovrei ricominciare a trascrivere qualcuno di questi articoli. Se lo facessi potrebbe essere un’altra prova una dimostrazione, un tentativo postumo di sentirmi gratificato… Mi sia concesso di non farlo. Mi sia concesso di essere creduto o non creduto, che tanto è lo stesso. Questo il simbolo di una volontà che non ha qualificazione, una volontà basata solo sull’immediato presente.
Paolo D’Arpini

Marche... Un pezzo di "Francia" tra storia e psicostoria


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Pollenza - Medardo Arduino


Il  pomeriggio del 18 aprile 2015 ho trascinato Paolo D’Arpini a Pollenza, già Montemilone, per una conferenza dell’amico Medardo Arduino sulla presenza carolingia nelle Marche.   (http://larucola.org/2015/04/15/medardo-arduino-a-pollenza/)

Partecipo se posso a tutte le conferenze sue e degli altri ricercatori sul tema, non mi stancano mai anche quando ripetono cose già sentite. Per l’argomento appassionante, rimando agli articoli che pubblica periodicamente su La Rucola. 

L’aspetto che in questa sede vorrei sottolineare è venuto fuori da un commento di Paolo, la psicostoria. 

La psicostoria (o psicostoriografia, a seconda della traduzione) è sia una scienza immaginaria, presente nei libri del ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, in grado di prevedere l'evoluzione della società umana, sia una branca della psicologia che studia, col metodo della psicoanalisi, la vita dei personaggi storici del passato. (Wikipedia) Tralasciando il discorso di prevedere con questa scienza l’evoluzione futura del genere umano, per quanto riguarda il passato è un concetto tutto da approfondire: io sono convinta che l’uomo, come Asimov, con tutta la sua fantasia, non sia in grado di inventare niente, perciò vi dico di più, la fantascienza non esiste, è memoria, è psicostoria, magari elaborata, ma non inventata. 

A scuola ci viene sempre insegnato che una parte di medioevo è periodo oscuro, dove non si sa niente, e presumibilmente non sia accaduto niente. Ma dentro di noi, noi tutti, è il periodo che di più ci affascina, dove fantastichiamo di cavalieri dame principi… come mai? 

E’ una memoria, dentro di noi sappiamo che non è  vero niente, che quel periodo – come si sta riscoprendo – è stato veramente a volte terribile ma anche fantastico come lo immaginiamo e anche di più. Anche le cosiddette “costellazioni familiari” cui consiglio di assistere almeno una volta, si basano su qualcosa di simile: gli attori impersonano familiari e antenati del protagonista, e vengono fuori atteggiamenti, personaggi e situazioni reali che neanche lui conosceva, il tutto a spiegare problematiche da sciogliere che condizionano la vita presente, ma vengono dal passato di chi richiede la rappresentazione. 

Non è stregoneria né fantasia, sono legami, memorie, traumi, energie che si tramandano insieme al dna. La lettura e la correzione di queste memorie è una delle frontiere da abbattere nel nostro misterioso cervello. 

Come si sta imparando ad analizzare la storia personale, con le costellazioni per esempio, si dovrà imparare anche a leggere la storia in senso più ampio, nella memoria degli oggetti, dei luoghi, che impressioniamo vivendoci vicino, ma dove in particolar modo si memorizzano eventi molto forti: non è semplicemente un condizionamento mentale o una impressione quando si entra in un luogo e si hanno sensazioni particolari, di gioia, di paura, di tristezza che questo luogo ci evoca… la psicometria esiste, se non percepiamo è perché la nostra paura ce lo impedisce.

Simonetta Borgiani

L'immagine può contenere: 1 persona, sta mangiando, persona seduta, occhiali, cibo e spazio al chiuso

Treia. Alla Festa dei Precursori 2017 

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Altri articoli sulla psicostoria:



Il sogno del monaco guerriero


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...Il Monaco Guerriero insegue un sogno, una passione, e se la sua anima è integra, centrata, priva di paura, allora irradia intorno a sé una Forza che attira le circostanze, il denaro, i collaboratori, altri monaci-guerrieri che lo aiuteranno a realizzare il suo progetto. Solo lui ne è il responsabile, solo lui può realizzarlo o farlo fallire. 

Il successo esterno è sempre il prodotto naturale dello sviluppo dell’anima d’un individuo. Il vero leader sa che le basi del successo d’un’impresa si costruiscono all’interno di sé. Se l’anima è impeccabile, l’azione sarà sicura e il risultato certo. 

♀♂♀ 

Nelle antiche scuole iniziatiche l’addestramento del Guerriero dello Spirito è sempre stato distribuito su tre livelli: fisico, emotivo e mentale. Il Monaco Guerriero alla fine del suo lungo addestramento di norma è capace di consumare un solo pasto al giorno e dormire tre o quattro ore per notte. Mangiare solo l’essenziale fa sì che non si abbia bisogno di dormire molto. Ma  per mangiare e dormire poco è necessario introdurre energia in altro modo, la regola infatti è che non si può togliere niente in maniera forzata, ma si deve sempre sostituire. Lo scopo non consiste nello sforzarsi di mangiare o dormire come un grande monaco-guerriero – il che sarebbe un’imitazione esterna – bensì nell’addestrarsi come lui. 

Come conseguenza di tale addestramento verrà incrementato il livello di energia interiore, e se a questo punto il corpo richiederà di mangiare e dormire in minor misura il praticante seguirà questo sentire, altrimenti non si sforzerà di modificare alcun comportamento esterno. Non si devono confondere la causa con l’effetto, né mettere il carro davanti ai buoi. Per avere più energia a disposizione è necessario addestrarsi. L’addestramento, oltre che un’attività fisica regolare, comprende un duro lavoro sugli altri due livelli: emotivo e mentale. Da qui il monaco-guerriero ricava la maggior quantità di energia. Sul piano emotivo e su quello mentale ci sono alcune regole cui attenersi. L’autosservazione, lo sforzo di non lamentarsi mai, di non giudicare il comportamento degli altri, la capacità di stare sul dolore senza fuggire... tutto ciò rende integro, inattaccabile, invulnerabile l’essere interiore, e con il tempo porta serenità, successo e abbondanza anche sul piano materiale.  

 La disciplina mentale consiste nell’eliminare la lamentela, la critica, il pettegolezzo e il giudizio dalla propria vita. Detto in una frase: smetterla di buttare addosso al mondo esterno la responsabilità per quanto ci accade. D’altronde che senso avrebbe per il guerriero incolpare il mondo di qualcosa che non va, quando sa bene che è lui stesso a creare inconsciamente le sue fortune e i suoi dolori? Smettendo di lamentarsi egli acquisisce sempre più potere interiore. [ si veda a tal proposito il mio libro  Risvegliare la macchina biologica ].

La disciplina emotiva, inizialmente, consiste nel non esprimere all’esterno le emozioni negative; il che non significa non provare più rabbia o gelosia, ma solo non esprimerle all’esterno attraverso parole, azioni, espressioni facciali, tono della voce. Ciò fa sì che si accumuli energia all’interno. Non è questa la sede per approfondire l’argomento – che ho già trattato negli altri miei libri – ma si badi bene che ciò non ha nulla a che vedere con la repressione delle emozioni. È come un gioco: non far capire all’esterno cosa stiamo provando. 

Questo permette di osservare con accuratezza l’entità delle energie che si spostano al nostro interno. E per i nostri scopi è più che sufficiente. 

Stralcio di un saggio di Salvatore Brizzi 
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 www.salvatorebrizzi.com

"Per orientarti nell'infinito distinguer devi e poscia unire"


"Per orientarti nell'infinito distinguer devi e poscia unire" (Goethe)

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Uno scambio di opinioni motivate e ragionevoli aiuta la comprensione del processo politico, economico e "spirituale" globale. In verità insisterei su questo ultimo aspetto che ritengo primario. Purtroppo la spiritualità, nel senso di "intelligenza coscienza", è stata soppiantata dalle religioni soprattutto quelle di origine giudaica (ebraismo, cristianesimo e islam) che si portano appresso una messe di ideologie materialistiche che poi sfociano in una divisione artificiale dell'umanità. La sete di denaro, di potere, di controllo e sfruttamento della natura e delle sue creature e persino il confucianesimo-marxismo (che si sforza di ripristinare un senso di giustizia sociale utilizzando mezzi artificiali) sono tutte forme di divisione dell'essere umano. 

Se riuscissimo a condividere almeno il senso di umanità, fra di noi che abbiamo una visione più "ampia" della vita, forse potremo dire di esserci avvicinati all'Uomo...

Ma anche questo avvicinamento non può essere compulsivo o percepito come un  "peso", basta sapere come va il mondo ed accoglierlo com'è adattandosi ad esso ma osservandolo con la nostra intelligenza coscienza non contaminata da esso.  In fondo non possiamo avere rapporti con tutti, possiamo rapportarci solo con coloro che hanno il nostro stesso atteggiamento e questo è il dettame della vita stessa: il simile cerca il suo simile. 

L'importante è non trasformare il dissimile in un “nemico”, non si sa mai quando potrà esserci un “riavvicinamento”, poiché la matrice comune è la stessa...  tutto è interconnesso.

Paolo D'Arpini

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Wilhem Reich: Bioni e genesi della cancerocellula (parte seconda)


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Premessa

Per una migliore comprensione di questa recensione è consigliata la lettura della parte prima1.

Brevi cenni di teoria psicanalitica e causa delle biopatie

Reich fa risalire le cause delle biopatie, principalmente al disturbo cronico della funzione sessuale, assumendo questa quale funzione vitale fondamentale. Il blocco e la rimozione dell’eccitazione sessuale, l’inibizione dell’esperienza del piacere, l’inibizione emotiva, devono necessariamente prima o poi condurre ad una biopatia, che si manifesta inizialmente come turba psichica, e che nel tempo va ad influire sul corpo e sfocia in una malattia organica. In altri termini la somatizzazione della propria condizione psicologica genera un insieme di tensioni corporee, che nel tempo produce un assetto psico/tensionale che Reich definisce corazzamento2.

Il corazzamento si instaura sin dalla nascita, a causa dello spasmo e della contrazione reiterati a fronte delle reazioni psicologiche, e col tempo provoca un ingorgo energetico il quale impedisce il naturale e libero fluire della pulsazione vitale, creando delle zone di ristagno plasmatico. Reich argomenta ricordando che tutti gli esseri viventi sono affetti dalla pulsazione biologica, la contrazione e l’espansione alternate. Negli unicellulari si osserva attraverso le contrazioni ritmiche, nei pluricellulari va dal pulsare del sangue alla peristalsi. Da ciò Reich postula che per l’organismo, il grado di salute o di predisposizione alla biopatia, è misurabile dal suo espletamento funzionale pulsatorio e dalla consistenza della propria carica orgonica.

E’ evidente come Reich individui nella matrice psicosomatica la causa delle biopatie, laddove l’aspetto psichico è causa nascosta ma predominante, e quello somatico ne è solo il riflesso. Questo spiega come la cura dei sintomi organici non guarisca dalle vere cause della malattia; nel caso delle cancro, l’asportazione del tumore non risolve le cause della biopatia, poiché “il tumore maligno è quindi l’ultima manifestazione di un grave disturbo dell’equilibrio orgonico e della funzione unitaria dell’organismo a causa dell’impotenza orgastica. E’ la conseguenza di un nucleo cellulare colpito contro i processi d’asfissia e di atrofizzazione in atto nel plasma.”

L’approccio psicosomatico pone conseguenti dubbi sull’ereditarietà quale causa prettamente organica delle biopatie, almeno come discende dalla visione meccanicista.

Germe atmosferico e germinazione spontanea

A proposito dei germi atmosferici, l’autore spiega come il pregiudizio religioso e meccanicista abbia permesso l’accettazione di questa teoria e rammenta l’esperimento di Félix A. Pouchet (1800-1872), che immette nell’acqua centinaia di metri cubi d’aria per poi analizzare il liquido, conducendo esperimenti ovunque, dai ghiacciai pirenaici alle tombe tebane …. ma assai raramente si imbatte nella spora di una muffa o nel cadavere di un infusorio; come pure fa notare che se nell’aria vi sono tutti i germi e le spore, ed è da lì che essi provengono, inclusi quelli che abitano il nostro organismo, allora non si spiega il perché della presenza del bacterium coli nell’intestino e non invece nella mucosa della faringe, come pure non si riesce a capire come abbia fatto il genere umano a sopravvivere … vista la quantità di batteri mortali che si trovano nell’aria e di conseguenza sulle mucose.
Nonostante questo, l’eziologica patologica privilegia le cause igieniche escludendo quelle autogene. Tuttavia in medicina è ammesso che l’organismo generi organismi unicellulari, quali globuli rossi, globuli bianchi e cellule seminali, mentre il resto della flora batterica viene considerata proveniente dall’esterno. Però un caso di infezione autogena è quello della tubercolosi, per la quale da tempo si è ammessa la natura endogena del bacillo di Koch, ossia il temibile bacillo non si trasmette (contatto, mucose, via aerea, se non all’interno dei tubercolosari!) ma si crea dentro i polmoni quando fuori non vi sono condizioni salubri per il vivente!
Reich ovviamente non esclude che la trasmissione dei germi avvenga anche per via aerea, ematica, sessuale, oro-fecale, e che i germi trasmessi, trovate le condizioni, si riproducano; ma con la generazione spontanea non siamo davanti ad una semplice replicazione ma ad una creazione.

Quindi Reich non nega le dinamiche riproduttive dei protozoi. “Naturalmente il fatto che i protozoi nascano dal tessuto vegetale bionico non contraddice il fatto si riproducano per divisione. Nascere grazie all’organizzazione naturale [generazione spontanea] e riprodursi per divisione sono due azioni simultanee; basta osservare al microscopio per convincersene.
Va precisato che Reich individua i bioni perché utilizza un microscopio con ingrandimenti di 3000/4000x, altrimenti questi passerebbero inosservati.

In ultimo i risultati sperimentali (ricordiamo che nel 1938 Reich filma l’esperimento nel quale avviene la generazione spontanea, mentre nel 1945 effettua l’esperimento XX dove i bioni primari si generano dal nulla), confermano che le forme viventi non provengono dall’aria ma traggono la loro origine dai preparati stessi e che nell’atmosfera non può esserci altro che materia inorganica e materia organica morta.

Bioni PA e T
In riferimento ai tessuti organici, all’atto della formazione i bioni si dividono in due tipologie:

1) i bioni PA da 2-10 micron, molto carichi di orgone, azzurrognoli, grampositivi, di forma rotondeggiante ottenuti dal macerato in coltura di varie sostanze (muschio, foglie, carbone, tessuti organici, terra, sabbia ecc.), aggregandosi in vescicole generano organismi unicellulari (spore di virus, spore di miceti, microbi, protozoi), che qualora sottoposti ad esempio a sterilizzazione, si disgregano nuovamente in bioni.

2) i bioni T (todes bazillen – bacilli della morte), da 0,2 a 0,5 micron, lanciformi, a bassa carica orgonica, gramnegativi. Si generano esclusivamente dall’imputridimento e degenerazione dei tessuti, del sangue dei cancerosi e delle proteine; più in generale i bioni T rappresentano prodotti di degenerazione, compaiono quando i tessuti le cellule o i batteri cominciano a perdere la loro carica orgonica; a loro volta stimolano la disintegrazione tissutale.
Reich occupandosi in particolare del cancro3 fornisce man mano varie osservazioni sperimentali. Eccone alcune: i bioni PA immobilizzano e dissolvono in fluido plasmatico i bioni T sia in vitro che ex vivo, e tanto più efficacemente quanto più sono carichi d’orgone; i PA “hanno fame” d’orgone e lo assumono dai bioni T; in particolare ex vivo, il sangue dei cancerosi sottoposti a radiazione orgonica sufficientemente energetica viene liberato dei corpuscoli T. L’azione della carica orgonica si osserva maggiormente nell’effetto dei bioni SAPA sui batteri della putrefazione, sui protozoi e sui bioni T, poiché si rivela più vigoroso di quello di altri bioni, a contatto con le cellule cancerose sono capaci di ucciderle o paralizzarle.

Ma l’energia orgonica carica biologicamente anche i globuli rossi. 

Gli stessi SAPA inoculati nelle cavie cedono la propria carica orgonica a favore di globuli rossi. Quest’ultimi osservati a 4000 ingrandimenti appaiono come bioni. L’efficacia dell’azione immunizzante dipende dal loro grado di carica orgonica, l’azione immunizzante è più efficace quanto più sono carichi, normalmente ricevono l’orgone atmosferico attraverso i polmoni che lo trasferisce ai tessuti. Quando sono fortemente carichi d’orgone nelle loro vicinanze nessun agente patogeno sopravvive; i globuli carichi attaccano batteri, protozoi e bioni T, con differenti modalità.

Nel caso di un bione di terra, si osserva come un globulo attraverso un ponte di radiazioni assorba a proprio vantaggio la carica orgonica diventando più luminoso, mentre il bione di terra perde luminosità, non avviene quindi alcuna fusione o inglobamento.
Ecco chiarita una funzione dell’accumulatore orgonico, che durante le sedute terapeutiche va a fornire ai globuli rossi (e non solo) una carica supplementare, evitando che questa venga da essi sottratta all’organismo.


Origine della cellula cancerogena

Ma come e da cosa si origina la cancerocellula? Reich riesce ad osservare nei tessuti vivi le varie fasi del processo. In un caso di cancro polmonare, analizzando ad ingrandimenti superiori ai 2000x, i tessuti ex vivo e il sangue (la cancerologia tradizionale dell’epoca opera su tessuti morti e difficilmente oltre i 1000x), si osservano insolite strutture vescicolari, di un azzurro intenso e luminoso che non assomigliano né ad una cellula né ad un batterio, piuttosto ad ‘amebe’, tutte formazioni che non si incontrano in un soggetto sano! Come sono potute giungere alle vie respiratorie umane? Non certo per via aerea. Esse devono essersi sviluppate nei polmoni medesimi. Queste strutture si sono sviluppate dai tessuti polmonari in decomposizione, esattamente come esse si sono sviluppate dal muschio decomposto nell’infuso.

Indagando l’espettorato a 3000x/4000x si osserva una quantità di corpuscoli lanceolati che hanno forma e movenza simili ai bioni T di formazione endogena, già noti poiché presenti nelle colture di tessuti organici degenerati. Se ne ricava che nel tessuto polmonare è in atto un processo di putrefazione. Nell’espettorato si riscontra la presenza anche dei bioni PA.

Da un’ulteriore osservazione al microscopio si deduce che le cellule sane si decompongono in bioni PA, attraverso la decomposizione vescicolare, mentre le cancerocellule, prescindendo dal tessuto di provenienza, in bioni T; lo stesso vale nella degenerazione dei globuli rossi sani (bioni PA) e di quelli atrofizzati, ossia il bacillo T nasce anche dai globuli rossi che si stanno degenerando.

Viene appurato come i tessuti di fatto si auto infettino attraverso la degenerazione tissutale e conseguente formazione di vescicole di tipo PA e T, al che il tessuto degenerato danneggia quello adiacente, innescando il processo di infiltrazione, mentre risulta univocamente che i bacilli T sono presenti nel sangue e nei tessuti sin da subito, tanto da poter essere individuati quali indicatori tumorali.

Reich osserva e descrive metodicamente vari passaggi, ma solo in ultimo riesce a unirli in un processo consequenziale. Il primo passo nello sviluppo di un tumore maligno è sempre e ovunque la dissoluzione vescicolare del tessuto, infatti dapprima si evidenza la presenza dei bioni T e poi si attiva la decomposizione vescicolare delle cellule sane in bioni PA. I bioni PA contrastano e annientano i bioni T, ma si organizzano in gruppi vescicolari con forme a fuso e a clava, da queste vescichette bioniche di energia, attraverso molti stadi, le cancerocellule si organizzano fino a diventare unicellulari che si muovono ad ameba. Le vescicole di bioni PA diventano quindi cancerocellule autonome, e dopo ciò generano per divisione altre cancerocellule. In ultimo si innesca la degenerazione vescicolare delle cellule normali adiacenti, l’infiltrazione e l’espansione. 

Questo quanto osservato al microscopio, Reich commenta: “La cellula cancerosa è una conseguenza della difesa del tessuto contro l’azione dei bacilli T.”e rileva che “La forma della cancerocellula finita è tipica per qualsiasi specie di cancro … è facilmente riconoscibile poiché ha la forma di clava e ha la coda.”

Ricapitolando quanto osservato al microscopio (2000x – 4000x):

Gonfiamento e decomposizione in vescicole dei tessuti

Presenza di bioni T e decomposizione vescicolare in bioni PA delle cellule sane;

Organizzazione della massa cellulare bionica PA in forme a fuso e a clava;

Maturazione di queste forme in cancerocellule autonome;

Formazione per divisione delle cancerocellule;

Degenerazione vescicolare delle cellule normali adiacenti, infiltrazione ed espansione.

Anche negli esperimenti su topi si osserva la stessa cadenza di eventi, Reich nota inoltre che i topi inoculati con bioni PA, dopo due anni rimangono sani, mentre quelli con bioni T muoiono rapidamente o sviluppano la cancerosi. 

A causa di ciò nel 1937-38 Reich pensa persino di aver scoperto l’agente cancerogeno specifico, il bione T: “Il primo passo nello sviluppo del tumore maligno è la massa di bacilli T. Sono sempre presenti dove è in atto la degenerazione. Anche l’organismo più sano contiene bacilli T,… la tendenza al cancro è quindi universale. Ma finché i tessuti e il sangue sono orgonicamente forti, ogni bacillo T che tenti di formarsi viene annientato ed eliminato prima che possa moltiplicarsi, accumularsi ed arrecare danno.”

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Terapie

Inizialmente l’orgonoterapia sperimentale avviene per inoculazione di bioni PA e SAPA nelle cavie, come abbiamo visto questi bioni cedono ai tessuti e al sangue la carica vitale e rafforzano i globuli rossi a scapito di qualsiasi agente patogeno inclusi i bioni T; tutto ciò secondo un preciso assioma: il sistema orgonicamente più forte attrae a sé quello più debole e gli toglie la carica4. Più in generale ‘caricare’ orgonicamente un organismo significa dotare il corpo di una fonte di energia supplementare per far fronte alle proprie necessità funzionali.
Dopo il luglio del ’40, con la scoperta dell’orgone atmosferico5, Reich perviene alla costruzione della camera orgonica6; gli emotest sui topi cancerosi indicano chiaramente che il trattamento orgonico con l’accumulatore carica il sangue e lo libera dai bioni (T).

Lo stesso avviene nel caso dei pazienti cancerosi, questi vengono introdotti in un accumulatore di orgone, … l’orgono energia penetra nei corpi nudi, anche attraverso la respirazione. Per Reich è subito chiaro che l’orgonoterapia resta solo un rimedio sintomatico mirato a distruggere il tumore locale e a uccidere i bacilli T, essendo, come si è accennato, altre e più profonde le cause della biopatia.

La terapia viene richiesta dai pazienti, senza corresponsione di danaro e firmando una liberatoria sollevando il dott. Reich da qualsiasi responsabilità sugli esiti di decorso della malattia. Gli effetti dell’orgonoterapia sono: l’arrossamento della pelle, la diminuzione della frequenza del polso, il sudore caldo, una lieve febbre e la sensazione soggettiva di rilassamento corporale, diminuisce la tensione e la contrazione tipica del corazzamento. Ma soprattutto l’orgono terapia arresta lo sviluppo del tumore e lo sostituisce con un ematoma che viene riassorbito … ed eliminato.7

Si effettuano così molte sedute terapeutiche dalle quali emergono due problematiche. La prima, come pure accade per le cavie, è legata all’eliminazione dei prodotti della decomposizione del tumore dissolto, spesso organi quali il fegato e i reni collassano a causa della insostenibile mole di lavoro; capita così che alcuni pazienti muoiano ad esempio per blocco renale. La seconda è di tipo squisitamente psicologico, infatti malgrado l’effetto positivo della terapia (es.: riduzione del volume dei tumori e sparizione dolori), la completa rassegnazione emozionale non permette al paziente comunque di sopravvivere, più in generale le condizioni sociali, familiari e psichiche del malato fungono da freno al cambiamento profondo che questi deve attuare per rimuovere le cause psicosomatiche della propria patologia. Con le parole di Reich: “fino a quando l’educazione produrrà rassegnazione caratteriale e corazzamenti muscolari in gran numero, non si potrà parlare di radicale neutralizzazione della canceroepidemia.”

Questa recensione è dedicata in particolare a chi opera nel settore medico, la dimostrazione della generazione spontanea getta una luce nuova sulle leggi della biologia, tanto da stimolare almeno una volta nella propria vita, una verifica, una ricerca, non prendendo per buono ciò che si è studiato sui libri, solo perché accettato universalmente; fossi in Voi quindi perderei un po’ di tempo sui monocoli di un microscopio, per vederci chiaro e di persona …. e mi raccomando con ingrandimento a 4000x.



pep65@tiscali.it  - Moscatello Giuseppe


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16/04/2017



Nota Bibliografia:
2. – Una definizione del corazzamento in: W. Reich, Etere, Dio e Diavolo, 1949 N.Y., 1987 Milano.
3. - Wilhelm Reich, La Biopatia del Cancro, 1948 New York, 1986 Milano.
4. – Annota Reich: l’esatto contrario di ciò che avviene con la carica elettrica (o temperatura), dove l’energia fluisce dal sistema più forte a quello più debole.
5. – “L’orgone atmosferico rappresenta … un’energia filosomatica, specificamente biologica. L’orgone giunge nell’organismo dall’aria e dal sole attraverso la respirazione la pelle e i polmoni continuamente. Ecco perché tutte le cellule e tutti i fluidi dell’organismo contengono ed emanano incessantemente l’orgone. Quando l’organismo si trova nell’orgonoaccumulatore, si incontrano due sistemi orgonici funzionalmente collegati.” W. Reich, La Biopatia del Cancro, op. cit, pag. 343.
6. – Il laboratorio orgonico fu impiantato a Forest Hills, New York. Attraverso un percorso differente lo stesso Pier Luigi Ighina ad Imola (BO) era arrivato a costruire e sperimentare terapeuticamente la poltrona magnetica.
7. - A fronte di un processo di guarigione mostrato dalle radiografie, Reich annota:  mi imbattei nello strano e incomprensibile comportamento di medici … essi non domandarono come fosse avvenuto il miglioramento.” W. Reich, Biopatia., op. cit, p. 370.

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