Calcata - Quel tempo delle chiavi appese fuori casa...

Quel tempo delle chiavi appese fuori casa.. non è poi così lontano per me… e l’ho vissuto per davvero nei primi anni in cui andai ad abitare a Calcata... ed anche negli ultimi. Infatti all’inizio della mia permanenza nel borgo era normale che i paesani lasciassero le chiavi sulla toppa, per facilitare le entrate e le uscite. Così pure nell’ultimo periodo in cui abitavo in una casarsa sulla rupe che non aveva nemmeno la serratura interna trovavo normale di poter entrare ed uscire come se l’ingresso di casa fosse una porta interna. Ed interna lo era, per me, fra la natura e la casa c’era poca differenza (chiedete a Caterina e ve lo confermerà). P.D’A.



Carissima Caterina e Paolo, bellissima la storiella della Gallina D’Arpini (http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/06/storia-della-signorina-gallina-darpini.html) ma c’è chi vuol vivere così, col sole in fronte…………….
Voglio vivere così – col sole in fronte – e felice canto – beatamente… (https://www.youtube.com/watch?v=5YMTPXTfUNQ)
Una canzone forse dimenticata, scritta da un Autore sconosciuto, probabilmente Argentino o Napoletano, lanciata da Ferruccio Tagliavini 1913/1995, un Emiliano con la voce tenorile di successo mondiale, che ci accompagnò negli anni in cui potevamo lasciare le chiavi di casa appese alla porta o la vettura in moto, quando ci si fermava davanti al Bar per un caffè senza antifurti e senza il pericolo che ti fosse portata via da ladri, da Vigilantes o dai Gerarchi di allora buoni a nulla e mantenuti per legge, che il nostro grande e indimenticabile Totò De Curtis, definiva come un unica famiglia. Oltre ai Politici, anche Generali, Colonnelli e teste di legno in rappresentanza delle varie armi, arrestati per eccessiva onestà in difesa del Paese.
Una volta li impiccavano, oggi invece li promuovono con incarichi superiori, dando vita a rivendicazioni e al male che avanza e impera.
In seguito, per nostra grande fortuna arrivò la “Democrazia”, la salvezza, come la manna caduta dal Cielo, ma che dico, molto di più, una ciambella di salvataggio sorretta da migliaia di impoltroniti aggiuntivi, che il capo Oste dal pensiero profondo definisce come un attraente fiasco colmo di acqua colorata, dopo aver provato per diversi anni il vino rancido che per farlo apparire di qualità convincente, basta scrivere sull’etichetta dorata in caratteri markati: “Democrazia”, Democrazia di guerra, Democrazia Comunista, Democrazia Cristiana, Democrazia Repubblicana, Liberale, Socialista, Divina, ecc., diffondendo l’ideale di una giustizia uguale per tutti, governata dal Popolo Sovrano, con l’occhio di Dio sempre attento e vigile sui mascalzoni in difesa degli afflitti, mentre nella realtà più evidente, ingrassa le Cosche e le Toghe riunite in Partiti sempre più numerosi e spezzettati ai danni del Paese.
Democrazia, gialla verde azzurra rossa o bianca come la purezza dello spirito, con infinite ideologie stravolgenti da mercato degli affari personali o di Gruppo, che per alcuni rappresenta una medicina per ingrassare, e per altri l’occasione della vita, mettendo da parte la coscienza e presentarla come un nettare per l’incanto, in sostanza una essenza indemoniata per rimbecillire l’umanità, che si sviluppò a livello mondiale con la pretesa di dare più gusto ai piatti nel menù del Banditismo Politico, della grave corruzione, della speculazione di massa, dello schiavismo, delle Filosofie Spirituali per arricchirsi, e delle continue guerre per imporsi universalmente come gli Angeli del Creato.
Un uomo saggio il cui nome si è perso nel tempo, forse Talete di Mileto, che attribuiva la nascita della filosofia nel senso più ampio dell’immaginazione umana alle antiche civiltà Asiatiche, Mesopotamiche ed Egiziane, vissute parecchi millenni prima della nascita del Messia, che per ultimo sugli insegnamenti di civiltà sane precedenti, scaturisce nell’irrefrenabile divagazione del pensiero nel produrre divinità inesistenti sotto forma di Religioni, dove già agli albori della meditazione sostenevano che è meglio un Diavolo onesto piuttosto che una Divinità inventata per scopi di interesse.
Con il passare del tempo abbiamo avuto modo di accertare queste parole presentate su un piatto d’argento, sino a impersonare Dio, Santi e Miracoli attraverso varie Religioni di comodo e di interessi, con scopi ben diversi dalla realtà, dall’amore e dalla Fratellanza.
Un mondo manipolato da scaltri vermi dalle sembianze umane con mille piedi e mille braccia da allungare secondo le circostanze, che per ragioni di gloria e di arrivismi di interessi momentanei sfidano la pace nel Pianeta, costituendo la Società denominata: “I Mercenari delle parole e della Morte” dove da una parte il Potere criminale impunito uccide e dall’altra i becchini raccolgono creando considerevoli introiti per l’Organizzazione indemoniata.
Voglio vivere così non è soltanto una canzone, ma rappresenta anche un portale per la ricerca di un lavoro all’estero, per non morire di illusioni e di speranze per i giovani in un Paese senza possibilità di ripresa.
Anthony Ceresa

Simbolismo de "La bella e la bestia" - Recensione



"La bella e la bestia". La fiaba di Perrault è troppo nota per riassumerla qui. Basti dire però che il suo simbolismo è ricco di significati.
Pur non essendo il principale il primo è quello della "trasgressione vegetale" (quando il padre di Bella, ospite nel maniero misterioso, coglie una rosa dal giardino senza permesso, suscitando le ire della Bestia). Esso riprende il motivo mitologico alla base dello "strappo" dell'uomo dalla condizione paradisiaca originale: naturalmente il primo che viene alla mente è quello di Adamo ed Eva, che cogliendo il frutto "proibito" dell'Eden ne vennero cacciati. 

Ma il tema è presente anche nel mito greco di Persefone, la vergine (e questo è importante, perché connota l'innocenza originaria) che cogliendo un narciso aprì una voragine da cui Ades,il dio degli inferi, uscì per rapirla e farla sua sposa, dopodichè ella fu consegnata a vivere negli inferi. Ma anche in quello sumerico di Gilgamesh, che, avendo trovato la pianta dell'immortalità, se la vede mangiare da un serpente, dovendo rimanere così mortale. In tutti questi miti c'è una "soglia" che non è permesso all'uomo varcare, pena la morte (dello spirito,simbolicamente). Tutto ciò simbolico della "discesa" dello spirito umano nel mondo manifesto e del suo tentativo di riguadagnare una posizione perduta, ma non nel modo dovuto.

Ma il tema di gran lunga più importante è quello che vede la figura femminile nel ruolo di "iniziatrice", ricalcando,ancora una volta, l'importanza della donna in veste di "potenza" dell'anima, della vista "oltre la vista":poichè ella non si ferma alle apparenze,e pur non sapendolo,intuisce che dietro quell'aspetto mostruoso c'è un bellissimo principe, occultato dallo spesso strato dell'inconsapevolezza: dunque lei, che rappresenta la coscienza umana pienamente risvegliata e "potenziata" dall'amore (cioè dalla massima posizione di armonia con il cosmo) impegna tutta se stessa per far ritornare l'uomo bruto, stordito dall' '"incantesimo" malvagio o ipnosi della materialità, alla sua condizione originale di nobiltà e bellezza. 

C'è da dire che spesso nell'antichità, e presso alcuni popoli -come i celti- la donna era deputata a "sgrossare" le rozzezze maschili e a fare di un "nano" deforme un guerriero dello spirito.

E' un tema, quello dell'iniziazione da parte femminile, che vediamo presente anche nell'Odissea, grande epopea simbolica del vero "ritorno" a casa, all'autentica patria interiore, alla consapevolezza di sé, o meglio della riaquisizione della propria identità superiore, il "ricordo" di sé: l'anamnesi di cui parlava Pitagora. Nel poema omerico vediamo Odisseo che viene preparato gradualmente al ripossesso di sé da tre donne, che simboleggiano naturalmente la coscienza corporea (Circe) quella animica o psichica (Calipso) e quella spirituale (Nausicaa). Gli amori di Odisseo con ognuna di queste tre donne infatti vanno dal piano unicamente sessuale-corporeo (Circe) a quello sentimentale-emotivo (Calipso) a quello spirituale (Nausicaa) e infatti con quest'ultima non avviene un contatto carnale, ma c'è uno scambio altissimo a livello sottile. 


Al suo ritorno in patria, dopo essere stato così preparato dal lavoro su di sé, c'è ancora un'altra donna: Penelope, la moglie che lo aspettava da anni, ed era sempre stata là, presente in lui ma latente. La finale ricongiunzione con la polarità opposta, il ritorno all'androginia originale. Il serpente che si mode la coda.

Simon Smeraldo

Amma Anasuya Devi di Jillellamudi, la mia madre spirituale - Qui racconto il mio primo incontro con lei



Due notti  fa ho sognato Amma, la mia madre spirituale, che parlava in italiano con me e mi comunicava qualche messaggio importante. Lei veramente non l'ha mai parlato e nemmeno l'inglese, comunicava soltanto con il cuore. Malgrado queste cose non succedano per caso non collegai il sogno con la data del 12 giugno, che era il giorno in cui Amma Anasuya Devi ha lasciato il corpo. Accadde il 12 giugno del 1985 a Jillellamudi, il villaggio in cui era vissuta gran parte della sua vita. Quell'anno fino a pochi giorni prima della sua dipartita ero anch'io lì con lei. Ci fu una grande celebrazione, quasi in anticipo/premonizione del suo Maha Samadhi, che durò un intero mese, con continui canti ininterrotti, recite sacre, bandhara ed altri importanti eventi. Quelli furono momenti veramente pieni di Grazia. Ricordo che mi trovavo a galleggiare senza nemmeno avere più la cognizione del giorno o della notte.. Forse sognavo, non so... Tutte le sere con Upahar, James, Terry, Susan ed altri compagni cantavamo per ore, alcuni suonavano l'harmonium o la chitarra, io i tamburelli od i cembali. Certe notti stavamo a cantare senza accorgercene per ore.... Poi improvvisamente tutto finì. Mi resi conto che qualcosa stava per succedere ma non ebbi il coraggio di assistere all'atto finale. Mi congedai da Amma e tornai in Italia. Dopo pochi giorni ricevetti un telegramma di James, un inglese residente stabilmente a Jillellamudi, in cui mi diceva che.... (…). Beh, voglio ricordare Amma da “viva”, anzi voglio ricordarla come non l'ho mai "conosciuta"...

Il mio viaggio verso Jillellamudi


“Preoccuparsi è un insulto alla vita” afferma Carla Lonzi e potrebbe essere anche il motto a Jillelamudi, alla presenza della Madre Anasuya. 

Qui le necessità son viste per quello che sono, semplici pulsioni, segnali di un fluire in un tutto unito, in cui ogni cosa legata all’altra indissolubilmente è sempre soddisfatta. “Dal Tutto sorge il Tutto, se dal Tutto togli il Tutto, solo il Tutto rimane” questa la Dichiarazione dei Rishi. Si sta in un nido di protezione e benevolenza come essere accuditi dalla propria madre. E’ talmente semplice, non ci si angustia minimamente per alcunché, non appaiono desideri di sorta, non c’è nulla da voler cambiare, da ottenere (oltre ciò che è).

Tutto ha un senso inequivocabile ed allo stesso tempo non si percepisce alcuna finalità. Semplicemente il vivere, forse potrei dire ‘sopravvivere malgrado se stessi’. Succede spontaneamente. Ma come mai si sente così compiutamente qui a Jillellamudi? Perché non ovunque noi siamo? Con questo interrogativo in mente ho continuato a fare la spola fra il ‘qui ed ora’ e ‘il qui ed ora’.

Ed eccomi… Nel sud dell’India, dove la piattezza è assoluta, nella terra dei Telgu, dove la cosa più alta sono i bordi dei canali e l’orizzonte non ha contrasti, un villaggio rurale di fango secco, si chiama Jillellamudi. Prende il nome da un fiore asciutto ed alto, il cui fusto raggiunge i due metri, che assomiglia al tasso barbasso ma il colore dei fiori è viola o blu come la malva. In questo villaggetto di capanne e poche case di mattoni crudi c’è la “Casa di tutti” una struttura relativamente grande, dalla cui terrazza si può spaziare con lo sguardo a perdita d’occhio, senza vedere altro che campi e campi e qualche rado albero in mezzo alle risaie. Qui risiedeva il corpo mortale e qui è sepolta Anasuya Devi, amma, la madre di tutti. Ma per capire come accadde che finii in quella specie di ‘cul de sac’ o ‘sacred abode’, in quel rifugio totale dell’anima, debbo ripartire da Ikaria, dalla caduta della saccenza, e da lì seguire il percorso dei sufi sino al Deccan Plateau.

Scrive Omar Kayam, santo poeta persiano: “Non vietatemi di bere vino, di godere le donne, perché Dio è compassione. Non ditemi che sto peccando, lasciatemi peccare a volontà. Porre fine alle proprie azioni per paura della punizione è da miscredenti, significa dubitare della Sua compassione”.

Leslie, una giovane donna inglese che avevo conosciuta in India, per un caso del destino abitava a Roma vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore. Dopo il mio ritorno in Italia ed abbandonata Verona (la città in cui avevo vissuto il mio fermento culturale durante gli anni appassionanti della giovinezza) me la ritrovai come vicina allorché ritornai a Roma, città in cui ero nato. Avvenne quando andai ad abitare in una vecchia casa nei pressi di Piazza Vittorio. Tra la mansarda di Leslie e lo “Sri Gurudev Mandir”, come allora chiamavo il luogo in cui vivevo, c’era meno di un chilometro, per chi conosce la grandezza di Roma comprenderà che eravamo praticamente a due passi. Entrambi eravamo stati benedetti da Muktananda, il Guru, praticavamo la stessa via, lei viveva semplicemente facendo traduzioni ed io sbarcavo il lunario prestando piccoli servizi e facendo le pulizie in casa di amici e conoscenti.

La mia giornata era molto stretta, un perfetto orologio di disciplina e pratica spirituale, sveglia al mattino prima dell’alba, meditazione, canti, letture edificanti, passeggiate a piedi nei giardini di Roma, accudimento ed istruzione di altri cercatori di passaggio, sopravvivenza personale con 500 lire al giorno (eravamo nel 1974). In quella casa di Via Emanuele Filiberto 29 passarono e vissero con me parecchi “santi”, ricercatori e discepoli di maestri famosi, ed anch’io mi sentivo praticamente un santo, con poco o nulla sulla pelle del vecchio Max D’Arpini, artista concettuale e poeta trasgressivo. Ora praticavo l’astinenza sessuale (il contrario di quello che facevo a Verona dove ero famoso per la promiscuità), ero diventato vegetariano stretto (quando prima le feste orgiastiche a base di carne e vino erano uno dei miei passatempi), vivevo praticamente in assoluta povertà monastica, senza elettricità, né acqua corrente in casa (lavavo i miei panni al lavatoio condominiale), scevro da ogni vizio, confort o frivolezza, ero “buono e compassionevole”. Soprattutto ero fiero della mia capacità di controllare i sensi, nessuna donna era più riuscita a coinvolgermi, qualsiasi fosse il suo fascino e bellezza, persino nel sogno avevo raggiunto la capacità di impedire ogni eiaculazione notturna, ero un perfetto Bramachari. In questa ottica Leslie era per me come una sorellina alla quale dimostrare qualche affetto, nulla di più, anche se ero consapevole, con il passare del tempo e frequentandola sempre più spesso, che lei dimostrava una spiccata simpatia e debolezza nei mie confronti, consideravo però la cosa con distacco e con un sorriso sulle labbra… (mica tutti potevano raggiungere il mio livello di autocontrollo...).

Leslie mi parlava spesso di una santa che aveva conosciuta nel sud dell’India, una certa Anasuya (che vuol dire aldilà della gelosia), viveva in un remoto villaggio dell’Andra Pradesh, a Jillelamudi, era sposata e madre e forse anche nonna, una manifestazione dell’amore universale, “Amma” (mamma). Leslie mi mostrava di tanto in tanto dei giornaletti stampati crudamente che riceveva da quella che era chiamata la “Casa di Tutti”. Io li guardavo con un po’ di sufficienza e li leggiucchiavo senza molto interesse, di tanto in tanto mi soffermavo su qualche immagine della santa Madre, un bel viso tondo, pulito ed onesto, un po’ sorridente ed ammiccante, come la Monna Lisa. Passò ancora del tempo e tutto sembrava indicare per me una strada di rinuncia, santità ed apprendimento, ero preso dai miei doveri verso i compagni poco illuminati, fornivo un esempio di disciplina spirituale ed ero circondato da gente che mi rispettava e mi vedeva -forse- come un possibile futuro maestro. 

Accettavo il bello ed il cattivo tempo sapendo che la Grazia del Guru era con me. Non mi ero più mosso da un paio d’anni, ma di tanto in tanto partecipavo a qualche convention importante (come ad esempio il primo festival dello Yoga che si tenne a Milano organizzato da Carlo Patrian e da Giorgio Furlan), ero il rappresentante più qualificato del Siddha Yoga in Italia, od almeno così ritenevo.

Leslie ad un certo punto mi parlò della sua intenzione di tornare in India per visitare Amma a Jillellamudi, intendeva viaggiare via terra seguendo l’antica rotta carovaniera, mi chiese quietamente se volessi accompagnarla. 

Meditai sulla cosa a lungo, in fondo per me che ero rimasto orfano di madre quando ero un bambino di 10 anni, l’idea di un incontro con la Madre Universale era attraente, ricordavo inoltre qualcosa che Amma aveva detto di se stessa, su uno di quei giornaletti: “Chi sei tu? – “io sono la madre” – “la madre di chi?” – “di tutti” – “ma come ti percepisci?” – “io sono me stessa, quell’io che è diventato ogni io, madre non significa solo questa che siede sul letto a Jillelamudi. Madre significa quella che non ha inizio né fine, che è l’inizio e la fine, quella che è divenuto ogni cosa e che è l’incomprensibile, l’illimitata ed irresistibile base”. Decisi infine di partire con Leslie, cominciai a raggranellare il denaro per il viaggio e per l’eventuale permanenza che non sapevo quanto sarebbe durata. Le cose stranamente andavano bene, non so come riuscii a mettere assieme mille o duemila dollari, accettando anche commesse per eventuali oggetti che avrei riportato dall’India (sitar, mrdanga, cembali, incensi ed altro materiale sacro). La prospettiva del viaggio mi rinvigoriva e mi rendeva più attivo, ovviamente non trascuravo la mia disciplina autoimposta ed i miei ‘doveri’ anch’essi autoimposti.

Il tragitto iniziale prevedeva l’imbarco da Ancona sino in Grecia, permanenza in un’isola vicino alla Turchia, per meditare e prepararsi al lungo viaggio… L’isola in questione si chiama Ikaria, fuori dalle rotte turistiche e richiedeva due traghetti per arrivarci, è l’isola mitologica sulla quale precipitò Icaro, dopo la sua malaugurata ascesa al cielo. Era la fine di settembre, il posto paradisiaco, l’accoglienza ricevuta invitante ed ospitale, mare limpido, terme calde e curative, aspri paesaggi, buon formaggio di capra e verdure fresche. Vivevo con Leslie in un appartamento che ci era stato offerto da amici incontrati sull’isola, letti separati ovviamente, ma stavamo sempre assieme andavamo in giro per monasteri e montagne, oziavamo al sole caldo e piacevole, la stagione era propizia. Una notte, dopo circa due settimane di questa vita beata, feci un sogno tremendo, mi sentivo avvampare dal desiderio sessuale, tutto era un inferno di desiderio irrefrenabile, mi svegliai di soprassalto, com’ero abituato a fare per controllare i miei sogni, ma la sensazione non mi abbandonava, andai a mettermi sotto la doccia sperando che l’acqua fredda calmasse i bollenti spiriti, mi sentii un po’ rinfrancato ma allo stesso tempo ancora più “pronto”. 

Pregavo Dio ed i santi di aiutarmi a controllare me stesso, tornai nella stanza, era ancora notte fonda, Leslie era nel suo letto, senza emettere suoni, tutto era silenzio ma non nella mia mente, impossibile resistere, ad un certo punto mi sentii letteralmente sollevato e mi vidi avvicinarmi al letto di Leslie, mi infilai dentro, lei mi chiese “cosa fai?” ed io “ho freddo”, mi fece spazio e mi abbracciò, facemmo l’amore senza sosta, con foga, con passione e violenza e tenerezza, anche dopo averlo fatto una, due, tre volte il desiderio non scemava. Insomma una debacle, totale….(dal mio punto di vista).

Andò così anche nei giorni successivi, quando camminavamo in montagna le saltavo addosso, cercavo una grotta e facevo l’amore con lei in piedi od in qualsiasi altro modo. Inutile dire che la mia autostima, come santo, era scesa a livelli inaccettabili, mi vedevo, novello Icaro, precipitato nell’abisso dei sensi. Solo molto più tardi scoprii che l’esperienza mi era necessaria per perdere la mia arroganza del raggiungimento che mi avrebbe impedito di accettare e sentirmi accettato dalla Madre. 

Allora, però, sentivo di dover espiare e ritrovare la mia purezza, parlai con Leslie di questo, lei piangeva e mi guardava implorante, le dissi che non potevo più viaggiare con lei, che ritornasse indietro se non voleva affrontare il viaggio da sola o che prendesse un aereo, io avrei proseguito sulla strada dell’espiazione da solo e sarei comunque andato da Anasuya, forse a farmi perdonare i miei peccati od a cercare di capire come tutto ciò fosse potuto accadere. Leslie, sperava che cambiassi idea e mi accompagnò sino alla costa turca, ad Efeso, su un piccolo aliscafo che faceva servizio in quel breve tratto di mare che separa l’Europa dall’Asia. Durante il tragitto non parlammo mai, appena sbarcati la salutai senza quasi guardarla in faccia e mi allontanai subito sul primo bus che mi capitò di incontrare. Ma questa non è l’occasione per continuare a parlare di questo periglioso viaggio, di tutte le esperienze vissute e le sensazioni percepite, sarebbe interessante farlo magari in un’altra storia.

Alla fine giunsi davanti alla Madre, che altro dire o fare? Ero stato accolto ed io stesso accoglievo.

Paolo D'Arpini




L'esperienza della meditazione Chan, secondo Aliberth …

Alberto Mengoni durante un pranzo con amici

Ai primi di luglio del 2015 appresi che l'amico e fratello spirituale Alberto Mengoni, conosciuto anche come Aliberth, aveva lasciato il corpo (vedi http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/07/alberto-mengoni-ha-lasciato-il-corpo-ma.html).  Secondo  Aliberth  non è importante sapere chi egli fosse stato, né  cosa  ha fatto, ma soltanto la sua esperienza spirituale… 

Il motivo è che quando un individuo ha realmente capito ‘chi-è’, nel vero senso della parola, allora non c’è più bisogno che si distingua dagli altri, o che racconti i fatti della sua ‘individualità’.

L'insegnante Aliberth  volle  assumere di proposito questo nome, perché quando è ripetuto in continuità, come un 'mantra' ha il significato fonico-onomatopeico di 'Libertà". Libertà, non nel senso di avere la libertà di fare il proprio comodo nel mondo, ma ‘Libertà’, o Liberazione dal mondo (moksha), dai suoi tentacoli e attrazioni coinvolgenti, dal suo dualismo di bene e male, e infine dalla sua illusoria interpretazione di una presunta ‘realtà’. 

Egli quindi fu  un ricercatore della Verità autentica, che è passato attraverso quasi tutte le conoscenze religiose del Divino... Da piccolo è stato per una decina d’anni in collegi cattolici poi, dopo alcuni anni di indolenza e abulìa spirituale per colpa di sostanziali e spesso drammatiche esperienze nel suo periodo giovanile, ha cominciato a frequentare gruppi spirituali alternativi come gli 'Hare-Krishna' e i ‘Bambini-di-Dio’, e ad interessarsi di macrobiotica e vegetarismo. 

Pian piano, tutti questi avvenimenti ed approcci, lo portarono ad avvicinarsi a dottrine più profonde, viste dall’ottica delle ‘domande e risposte esistenziali' e, quindi, fu poi fortemente interessato all’insegnamento dell’'Advaita-Vedanta' Induista, sotto la guida del Maestro Italiano RAFAEL dell'Ashram-Vidyà, che egli frequentò  per almeno otto anni. Quasi contemporaneamente, egli sentì la necessità di avvicinarsi al Buddhismo. 

Nel 1984, dopo aver conosciuto Cristina, che sarebbe divenuta la sua compagna di vita e di Dharma e che purtroppo dopo 11 anni di totale sintonia lasciò lui e questo mondo a causa di un male incurabile, studiò insieme a lei il Buddismo sotto la guida di due grandi Lama Tibetani, Gheshe Sonam Cianchub dell’Istituto Samantabhadra di Roma e Gheshe Champa Ghiatzo, del Monastero Tibetano di Pomaia. Partecipando in maniera interessata ai loro insegnamenti, e frequentando ben due volte a settimana il Centro di Roma per almeno 12 anni, ottenne una buona preparazione nello studio della ‘vacuità’. Studio che poi gli fu estremamente utile quando nella sua mente esplose la scintilla della ‘comprensione-diretta’... Contemporaneamente, sotto vari maestri ed insegnanti di meditazione (come Corrado Pensa, Ajahan Thanavaro, Coleman, Bachelor ed altri) egli ebbe anche numerose esperienze di Meditazione 'Vipassana', e di Meditazione Zen, assistendo ad insegnamenti e pratiche di vari maestri Zen Italiani e stranieri.

Ma, la svolta effettiva, al suo interno è avvenuta grazie a particolari situazioni occorse nella sua vita e nella sua mente. Dopo aver sperimentato di persona, addirittura in due circostanze, l’esperienza di ‘sensazione-della-morte’ ed esser stato presente alla morte-reale della sua compagna (con la sua esemplare manifestazione di serenità e pazienza, frutto solo e senz'altro di una vera comprensione del messaggio salvifico del Buddha), egli ottenne alfine la ‘comprensione’ della vera essenza di ‘ciò che ognuno in realtà è. Poiché, come disse il Buddha, se una persona segue il Dharma 'con tutto il cuore e con vera sincerità', essa sicuramente 'vedrà la Verità e raggiungerà la Mèta', (altrimenti, non avrebbe senso darsi così tanto da fare nella spiritualità, rinunciando alla vita mondana e distaccandosi dalle varie occasioni di gratificazione e benessere materiale di questo mondo). 

Così infine, nel 1994, dopo aver avuto un’esperienza mistica su una montagna della Sabina mentre leggeva insieme a Cristina il ‘Sutra di Hui-Neng’, un testo sacro sulla ‘Illuminazione-Improvvisa’ del Chan Cinese, anche stimolato da Cristina, egli decise di fondare un piccolo Gruppo di Autocoscienza col nome di CENTRO NIRVANA. Questo centro finché Aliberth è stato presente, ha cercato,  di aiutare i pochi arditi che hanno avuto il coraggio (e la fortuna) di avvicinarsi all’insegnamento del Chan, a 'trovare il Vero ed Unico Maestro (ovvero, il Buddha)' al nostro interno. E per fare questo, egli si avvalse di tutte le possibili nozioni non-dualistiche delle varie dottrine Buddiste, Induiste, Taoiste e quando è il caso, anche Cristiane.

In particolare  l'insegnamento Chan si rifà principalmente al Buddismo Mahayana ed alla Scuola Madhyamika di Nagarjuna e dei Patriarchi del Chan Cinese, applicando la Meditazione Chan come forma di profonda auto-conoscenza (nel vero significato del termine, e non come ‘nozione-spicciola’) e assorbimento delle verità interiori acquisite con gli insegnamenti sulla 'Natura della Mente', tramandata dai Sutra e dalla visione di 'Silenziosa Comprensione' di Bodhidharma, e di 'Illuminazione Improvvisa' di Hui-Neng e di tutti i suoi seguaci.


Queste notizie biografiche e le informazioni specifiche sull'insegnamento di Aliberth le  ho riprese dal sito del Centro Nirvana prima che questo interrompesse le pubblicazioni.


(P.D'A.)



Altri articoli di e da Alberto Mengoni (Aliberth)

http://www.circolovegetarianocalcata.it/?s=alberto+mengoni

"Ricordi del bagno con vista nel deserto" di Chen Mao Ping - Recensione



....il villaggio di Ayong non era molto distante dalla costa dell'oceano Atlantico. Erano solo 200 Km andata e ritorno, e li si poteva coprire in un giorno. Avevamo sentito dire che Nouadhibou si trovava in una baia, mentre la costa occidentale facente parte del Sahara per circa 500 km era receduto, riuscimmo a giungere fino al mare senza  
perdere la strada e, procedendo man mano lungo la costa rocciosa, impiegammo ancora un'ora per trovare Nouadhibou.

- Guarda giù da quella parte - disse Josè. Fermammo la macchina presso
il bordo di una falesia . Alcuni metri più in basso, il mare azzurro
lambiva calmo un' insenatura a forma di semicerchio, al cui interno,
sulla spiaggia, erano state piantate innumerevoli tende bianche. C'era
un  andirivieni di uomini, donne e bambini, che a guardarli da lassù
parevano molto sereni. Inaspettatamente in questo mondo caotico c' era
anche questo modo di vivere. Feci un sospiro d' ammirazione, per
quello che era proprio il Regno della Fonte dei Fiori di Pesco 
(espressione del Tao - N.d.R. ) .

 Non si puo' scendere, ho cercato in lungo e in largo un posto dove
fermarsi ma non l' ho trovato, sicuramente le persone lì sotto avranno
un loro passaggio segreto- disse Josè dopo aver girato per un pò sulla
scogliera. Josè tirò fuori dalla  macchina una corda di canapa e la
legò al paraurti, poi prese una grossa pietra e bloccò le ruote.Dopo  che ebbe
assicurato la corda, la lanciò giù dalla roccia.

- Ora ti faccio vedere come si fa : non devi far gravare tutto
il peso del corpo sulla corda, ma puntare bene i piedi sulle pietre;
la corda serve solo a darti stabilità; hai paura ? - Ascoltavo la sua spiegazione
stando sul bordo del precipizio, mentre il vento soffiava da far
tremare.- Hai paura domandò di nuovo- . - Piuttosto - risposi
sinceramente .- Bene , se hai paura scendo prima io e tu mi segui -
Josè scese portando  con se il materiale fotografico. Io mi tolsi le
scarpe, e cominciai a scendere a piedi nudi il pendio.

 Giunta a metà strada ci fu uno strano volatile che viaggiò intorno a
me, e così mi affrettai a scendere a terra, temendo che potesse
beccarmi gli occhi. Il risultato fu che, non appena mi distrassi,
senza neanche troppa paura mi ritrovai a terra. - Shhh! Da questa
parte - fece Josè da dietro un masso. Arrivata a terra Josè mi pregò di
non fare rumore e solo ora mi accorsi che c' erano 5 o 6 sahariane
completamente nude, intente ad attingere acqua di mare. Portavano 

l'acqua sulla spiaggia con dei secchi e poi la versavano dentro un
recipiente grande,  provvisto nella parte  inferiore di un tubo da cui usciva l' acqua.

Una donna stava semisdraiata sulla spiaggia, mentre un 'altra le inseriva il tubo
all'interno del corpo, come fosse stata una lavanda intestinale o
enteroclisma, tenendo contemporaneamente il recipiente in mano. 

L'acqua defluiva fin dentro le viscere. Spinsi un attimo Josè, e
indicandogli il teleobiettivo lo pregai di montarlo, ma lui
guardandomi con aria assente, dimenticò di scattare le foto.

Se l' acqua nel recipiente grande si esauriva, la donna che era li
vicina ci versava un'altra secchiata. Quella, semisdraiata, essendo
ormai la terza volta che riceveva il trattamento, non poté fare a  meno di
emettere un gemito.L' altra aggiunse ancora una secchiata... Quando
finalmente le venne tolto il tubo. La moglie del padrone ci disse che
la lavanda veniva praticata 3 v. al giorno e durava in tutto una
settimana, come delle vere pulizie di primavera...


Dopo un pò la donna si rialzò e prese a camminare procedendo lentamente verso di noi.
Accovacciata sulla sabbia cominciò a scaricarsi, espellendo dall'intestino numerosi residui
fecali liquidi. Quando questi ebbero formato un mucchio, arretrò di qualche passo, 

espellendone di nuovo.

Dopo di che ricoprì il "materiale" con la sabbia. Così evacuando e
coprendo, dopo diversi mucchi non aveva ancora finito.  Quando ebbe
terminato la donna cominciò a saltellare e a cantare come se avesse
riacquistato il suo buon umore e le sue energie.

La scena risultò a me, scettica (sebbene certe pratiche di pulizia
esistano anche nella medicina tradizionale cinese e nell'ayurveda
indiano), essere così esilarante, che non riuscii a trattenermi dal
ridere. Josè si precipitò a tapparmi la bocca, ma era troppo tardi...
Essendo stati scoperti non potemmo far altro che alzarci in piedi e
notare che molti erano usciti dalle tende. La donna ci additò e quelli
corsero verso di noi con aria minacciosa...


Chen Mao Ping   Tratto da  "Ricordi del bagno con vista nel deserto"  



(Testo inviato da Gianni Donaudi)

"Le Origini Segrete della Razza Umana" - Recensione di Giuseppe Moscatello



"Le Origini Segrete della Razza Umana".  Questo il titolo dell’opera di Michael A. Cremo, tradotta da Giorgio Cerquetti per i tipi della OM Edizioni, l’articolo che leggerete invece nasce col puro scopo di divulgare le interessanti e fondate teorie dell’autore e per stimolare il lettore ad approfondire personalmente le sue tesi attraverso la lettura del suo voluminoso saggio.


   Quando compare l’homo sapiens sulla terra? Ossia il nostro più antico simile? I ritrovamenti di ossa con forma e caratteristiche riconducibili a quelle dell’uomo moderno oltre che vari utensili sono precedenti ai 200.000 anni, termine temporale posto dagli evoluzionisti (Corno d’Africa), attraverso i reperti si va indietro fino a 400 milioni di anni1. In realtà se si tenesse fede ai Veda la data andrebbe fissata a 2 miliardi di anni fa, l’inizio del corrente giorno di Brahma. I reperti ignorati dalla classificazione ufficiale vede i vari homo, australopithecus, habilis, erectus e Neanderthal, invece che in una evoluzione temporale alla conquista della posizione eretta, piuttosto come ominidi convissuti ai sapiens ma in seguito estinti. I paleo genetisti continuano a richiamare l’attenzione su passaggi evolutivi mancanti, che evidenziano salti evolutivi inspiegabili (anche per i vegetali di diffuso consumo), tant’è che il sapiens, risulta frutto di manipolazione genetica2.

   A sfavore della teoria darwiniana depone la statistica. Infatti considerando due miliardi di anni di tempo dalla comparsa della prima forma di vita, e guardando, ad esempio, il caso della coagulazione sanguinea, le probabilità che gli aminoacidi si formino e si combinino a fare le giuste proteine, per espletare le note funzioni complesse, si manifesta statisticamente impossibile, poiché il tempo per ottenere le combinazioni supererebbe quello disponibile. Il tutto poi casualmente. Tanto più che una volta realizzata la procedura corretta questa si sarebbe dovuta ripetere a scapito di quelle errate. Ma la vita, come la vediamo sul pianeta, si è organizzata in dinamiche ben più complesse (es. DNA) del processo di coagulazione. L’autore, quindi, dati alla mano, ci dimostra così che la vita non è legata al caso, e per l’impossibilità statistica che certe dinamiche avvengano e si ripetano al punto da prevalere su altre, viene così scartata l’ipotesi evoluzionista e la conseguente nostra provenienza dalle scimmie antropomorfe (primati).

    La storia della scienza compie nella metà del novecento una cieca virata verso il materialismo, abbandonando, nello studio della realtà universale, qualsiasi attenzione verso la metafisica e la spiritualità, intere generazioni di ricercatori sono istruiti a considerare che tutto sia composto da materia ordinaria regolata secondo le leggi del meccanicismo3.

   Ma la storia filosofica dell’umanità ci riporta un’altra rappresentazione della realtà, dell’universo e della sua creazione. L’autore passando in rassegna e comparando le cosmologie di svariati popoli dei continenti ottiene una trama analoga a quella della cosmologia dei Veda. In ordine incontriamo una Suprema Intelligenza Guida (Maha Visnu) che genera milioni di universi (galassie), quindi un Creatore o Demiurgo per ognuno di questi (Brahma per la Via Lattea), che a seguire crea i Deva, gli esseri celesti, gli esseri umani, animali, piante, spiriti, spettri, esseri inferiori e demoni; fino 8.400.000 “corpi” possibili, dai Deva ai microbi.

   Ecco che le antiche conoscenze dei popoli terrestri ci riportano ad un universo giammai composto di sola materia, bensì per lo più di spirito. Ma di cosa è composto un essere umano? L’uomo è fatto di materia, il corpo fisico, di mente, il corpo sottile o eterico e coscienza, ossia l’anima, lo spirito incarnato4.

   Tre gli elementi costitutivi quindi dell’essere vivente indicati dal nostro autore, non a caso Alfred R. Wallace (1823-1913) co-fondatore con Darwin della teoria evoluzionista si occupa di paranormale, ossia indaga parallelamente nel campo dello spirito e delle origini umane. Wallace ipotizza che alcune forze abbiano indirizzato il cammino evolutivo delle specie, una Mente originale dotata di Suprema Intelligenza ha, tramite la volontà, trasformato la materia e la forza nell’universo. L’orientamento positivista della filosofia della scienza ha però consentito solo alla teoria di Darwin di avere fortuna critica.

   Ma se c’è un’anima, va dimostrato, e il saggio di M. Cremo per buona parte si occupa di fare proprio questo, per dirimere qualsiasi dubbio in merito, riportando prove e testimonianze qualificate ed inoppugnabili del mondo paranormale, del resto la letteratura su questi fenomeni è sconfinata, tutte le antiche culture contemplano figure come lo sciamano, il guaritore, ecc; a riprova della capacita dello spirito incarnato e non incarnato di influenzare gli esseri viventi e la materia, eccone una rapida rassegna.  

   I medium, tanto per cominciare, fanno solo da tramite tra spiriti e umani, gli spiriti accordano ai medium questa facoltà di intermediari, la rassegna di fenomeni è estesa, tutti i fenomeni avvenuti in presenza di osservatori sono provocati dalla volontà dagli spiriti: il movimento di oggetti e più in genere interferenze sulla materia, tavoli o persone che levitano, penne che scrivono, interruttori che accendono o spengono luci, ecc.; oppure apparizioni di vario genere da sagome luminose evanescenti fino ad esseri risultanti densi al tatto, apparizioni di parti di un corpo, ad es. una mano che tocca i presenti ecc. Gli spiriti agiscono sulla realtà psichica e materiale tramite il pensiero che attua la loro volontà.

   Questa dinamica vale anche per gli esseri viventi, senza facoltà medianiche evidenti, che attraverso il pensiero influenzano al pari la realtà fisica e metafisica circostante, ad esempio riuscendo ad auto programmarsi inconsciamente (condizionando il proprio divenire corporeo e il proprio futuro esperienziale). Così anche gli esseri incarnati, senza intermediazione alcuna, riescono ad operare psichicamente, ecco dunque una rassegna di questi fenomeni.

   La trasmissione del pensiero, il fenomeno della telepatia, ove l’analogo apparato neurologico in due soggetti distinti funge da trasmettitore per uno e da ricevente nell’altro; il fenomeno della chiaroveggenza (non la divinazione che comporta l’intercessione di uno spirito),  quale capacità di conoscere eventi, luoghi o oggetti, a distanza5 e nel tempo, attraverso l’occhio della mente6, in questo caso il veggente rintraccia nell’infinito deposito eterico di memoria l’onda emanata da persone o cose e infine la figura nella propria mente; il fenomeno della psicocinesi, la facoltà di muovere gli oggetti e deformarli, ossia di applicare una forza d’intento che agisce sulla gravità e sulla coesione molecolare, un caso ancor più estremo è la capacità del pensiero di influenzare i generatori di numeri casuali (Random Number Generator), ove ognuno dei termini della coppia binaria 0 1 che in una serie si presenterebbero il 50% di volte, riportano invece percentuali differenti in funzione dell’intenzione del soggetto pensante.  

   L’esistenza dell’anima è accertata, ad esempio, nella reincarnazione, attraverso i casi di bambini che nei primi anni d’età ricordano la vita precedente, mentre le ipnosi regressive si spingono indietro sino ai ricordi fetali, prenatali.

   Gli esseri in vita raggiungono una propria consapevolezza, questa li accompagnerà dopo il trapasso, ma a causa (per esempio) dell’attaccamento essi rimangono vincolati alle cose terrene, ai propri cari, ai beni o a dei luoghi, questi esseri disincarnati restano come anime nella dualità e danno prova di intelligenza continuando ad avere contatto con i viventi. Così tra defunti e umani si hanno contatti, apparizioni con o senza la presenza di un medium; si conoscono anche casi di defunti che possiedono un vivente ossia occupano temporaneamente con la loro anima il corpo di un vivente, tra i casi di possessione c’è quella cosiddetta demoniaca, ossia l’anima che occupa il corpo è quella di un essere malvagio, inferiore, sono i casi oggetto di esorcismi ma riscontrati e risolti anche attraverso le ipnosi regressive.

   Data la visione cosmologica delle popolazioni terrestri che concordano sull’esistenza di infiniti universi abitati (gli “infiniti mondi” di G. Bruno) a questi va accordata la possibilità che siano abitati, bene le prove di vita extraterrestre non mancano di certo, benché un tacito accordo planetario e trasversale tenda da sempre a tacere la questione. Oltre agli innumerevoli avvistamenti, persino collettivi, vi sono casi di incontri con umanoidi e persino rapimenti di umani, esseri di tutte le fogge e dimensioni; d’altro canto gli indiani, negli antichi testi parlano con naturalezza di 400.000 specie umanoidi presenti solo nella Via Lattea, dei Deva e delle loro astronavi i Vimana.

   Ad ulteriore sostegno della fondatezza della natura spirituale preponderante della realtà universale, ulteriori esempi dell’azione dello spirito sulla grossolana materia sono le guarigioni. Spesso gli stessi medici curanti comprovano i casi diretti o a distanza, ove lo spirito incarnato (lo sciamano, il santo, lo yogi) miracolano in loro presenza o meno il malato, rigenerando ex nihilo integralmente un tessuto diagnosticato come totalmente compromesso. Oltre a queste vi sono le guarigioni procurate da esseri disincarnati, in questi casi il sofferente richiede con esplicita preghiera l’intervento dell’anima compassionevole, oppure quest’ultima agisce senza essere invocata, o ancora l’anima interviene in soccorso ‘richiamata’ da un intermediario, il medium appunto.

   Appartengono a questa categoria quelle anime compassionevoli che manifestandosi nella dualità guidano, confortano, miracolano gli individui e le cui apparizioni più note in occidente sono universalmente interpretate come mariane, mentre per le stesse in India si parla di avatar esseri esclusivamente spirituali che all’occorrenza e temporaneamente assumono un corpo luminoso, ossia visibile. La cultura cristiana popolare ha identificato come madonne gli esseri soprannaturali che dispensano tutt’oggi comprovati miracoli in tutti i luoghi di culto mariano alle persone meritevoli e pure di cuore.

    Un caso a parte sono le stigmate del Cristo che, sono sempre frutto dell’azione dello spirito sulla materia/corpo, ma sono la conseguenza di un’azione sinergica tra l’anima dello stigmatizzato e l’anima dell’essere incorporeo che lo coadiuva, si fa notare che i segni sul corpo variano in funzione dell’iconografia conosciuta dal ricevente (autosuggestione), mentre la sofferenza appare (a mio parere) piuttosto una beffa in contrasto con la promessa beatitudine.

   Altri fenomeni conosciuti e provati sono quelli della trasposizione suggestiva della madre sul feto, il caso principe è quello dei nei, ma spesso i nascituri riportano segni corporei ereditati dalle vite precedenti e trasmessi per mezzo del corpo eterico ancorato all’anima.

   Bene le prove dell’esistenza di un mondo spirituale ci sono tutte e pare che possano bastare, prima però di tornare alla questione dell’origine della razza umana e della vita, vi riporterò una mia considerazione a chiarimento delle dinamiche miracolistiche. Prenderò a riferimento un esempio “estremo”, quando uno spirito caritatevole, Madonna o Santo che sia, in un arco temporale mettiamo di 24 ore, realizza  il totale risanamento, ricostruzione, di un tessuto del corpo che, ad una precedente esame radiografico o tomografico risultava totalmente compromesso dalla più perniciosa cancrena, lo spirito non sta utilizzando di certo le proprie conoscenze mediche e tramite il pensiero gestendo passo per passo la rigenerazione dei tessuti.
    
Quanta conoscenza necessiterebbe un’operazione del genere: la complessità biochimica, le funzioni cellulari e istologiche, i vasi sanguigni, le terminazioni nervose che fanno capo ad altre aree dell’organismo, quanti specialisti occorrono solo per pensare i processi da realizzare. Ma nel caso del miracolo la funzione dei luminari la svolge questa conoscenza infinita che è stata già pensata, e in quanto pensiero/onda essa è ovunque nell’infinito spazio eterico, e la realtà che da essa si genera a sua volta la riflette all’infinito, le anime compassionevoli altro non fanno che armonizzare i flussi eterici indirizzando la loro volontà verso uno scopo specifico, la vibrazione/onda ricca di infinite informazioni conoscitive agirà sulla materia. L’Infinita Intelligenza Cosmica (ciò che è chiamato anche Dio) è ovunque. La creazione è quindi istantanea, si osservi il ragno che vomita e ingoia il filo che si materializza7 all’istante, all’occorrenza: Appena la sua volontà lo richiede esso appare alla sua coscienza, si crea. Quindi è la coscienza che crea trasformando l’etere in vortici stabili (particelle subatomiche) secondo le informazioni del pensiero/onda. Abbiamo così la risposta all’altro quesito, chi ha pensato tutto questo, chi ha elaborato questa conoscenza? Evidentemente un essere spirituale di somma intelligenza dalla cui coscienza sono scaturiti gli altri esseri, spirituali poi incarnati. Ancora la cosmologia indiana ci indica nei Deva, gli esseri di luce, le coscienze creatrici.

   Arriviamo dunque alle conclusioni di questo saggio, ovvero alla spiegazione di come l’uomo si è fatto carne, il nostro autore accoglie e ci indica la via del processo creativo descritto nelle cosmologie dei popoli. Il desiderio di individualizzarsi, il desiderio di assumere la posizione di fruitore indipendente da parte dello spirito, comporta la sua separazione dall’Unità dello Spirito Universale, il Sé cosciente supremo. Poiché non si può assumere questo dominio nel regno della coscienza pura, si deve cercare di assumerla in un altro dominio, quello delle energie materiali. Nel tempo l’originaria condizione esclusivamente spirituale degrada verso forme sempre più grossolane, fino a condensare matericamente nelle infinite e disparate forme viventi dell’universo. Letteralmente l’inverso dell’elevazione spirituale, noi non ci siamo evoluti dalla materia, piuttosto siamo scesi, ci siamo involuti dal livello della pura coscienza individuale. A questo processo creativo va aggiunto quello che Darwin e Wallace appurarono comunque sperimentalmente, ossia che gli esseri viventi posti in determinate condizioni mutavano, adattandosi e differenziandosi fisicamente per necessità, mettendo in rilievo una reale ed effettiva dinamica naturale e universale, alimentata dalla spinta atta alla promozione della vita, la sopravvivenza.

   A queste due modalità creative va affiancata e non trascurata l’opera di sperimentazione genetica sugli esseri viventi, umani e vegetali, descritta in tutti i testi dell’antichità, ad esempio in quelli dei Sumeri, nella stessa bibbia, oltre che nei Veda, a tal riguardo si è già accennato alle scoperte in campo paleo genetico, che mostrano evidenze ormai non più trascurabili. Chiuderei questo articolo con le parole dell’autore: se, seguendo la versione vedica, accettiamo che gli esseri umani, e le altre entità viventi, sono discesi, attraverso un processo di involuzione, da uno stato originale di pura coscienza, dove stavano in connessione col Sé cosciente supremo, allora dovremmo diventare interessati a quella che può essere chiamata ri-evoluzione, il processo per ritornare a quello stato originale.

Moscatello Giuseppe



1. Cremo, Michael A./ Thompson, Richard L., Archeologia proibita : storia segreta della razza umana, 2002 Roma.
2. P. Buffa, I geni manipolati di Adamo, 2015 Uno Editori.
3. Ne fa le spese l’incolpevole René Descartes che mai aveva separato il mondo materiale da quello spirituale, tant’è che scrive:” Con il termine Dio intendo una certa sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, e dalla quale io stesso, quanto tutto il resto che esiste – se dell’altro esiste – è stato creato”, da: Meditazioni metafisiche, 2001 Milano.
4. Malgrado l’uso indistinto nel testo del termine spirito, va posto un distinguo tra i termini anima e spirito: lo spirito è una entità individuale porzione dello Spirito Universale (Suprema Intelligenza Guida), l’Uno; l’anima è la condizione duale dello spirito, la incontriamo sia incarnata che disincarnata. Cfr. M. Vannini, Storia della Mistica Occidentale, 1999 Firenze.
5.  A riguardo della televisione, per gli esperimenti da lui condotti ma a pochi noti, va citato di diritto il Dott. Prof. Giuseppe Calligaris (1876-1944) neuropatologo, che ha speso l’intera esistenza per dimostrare il collegamento tra l’universo e il corpo, producendo una letteratura sperimentale enorme, cfr.: Calligaris Giuseppe, L'universo rappresentato sul corpo dell'uomo, 1937 Udine; oppure, La televisione degli astri: la luna, 1942 Brescia.
6. Ing. M. Todeschini (1899-1988) chiarisce magistralmente come nel piano mediano del telencefalo avvenga l’interfaccia tra le correnti eteriche scaturenti dalle terminazioni nervose, provenienti dai cinque sensi, e la psiche (anima). Ing. M. Todeschini, Teoria delle Apparenze, 1949 Bergamo.
7. Il concetto di materializzazione (ex nihilo) ossia l’etere che risuonando alle vibrazioni che giungono dai più remoti angoli dell’universo genera la materia sub atomica è una teoria proposta anche da Georges Lakhovsky (1869-1942) cfr. La nature e le sue meraviglie, 1938 Milano.