Il mito illusorio del popolo eletto e la guerra infinita fra Israele ed i suoi nemici



Comunicazione Psicosomatica: "Urlate, perché è vicino il giorno del Signore, esso viene come una devastazione... e il giorno del Signore arriva, crudele, ... per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori.... chiunque sarà incontrato, sarà trafitto, e chiunque sarà sorpreso, cadrà di spada. I loro piccoli saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate le loro mogli violate"  (Bibbia - Parole del Signore)

Spesso, durante  la mia permanenza in India, diverse persone ponevano domande ai vari maestri presso i quali andavo a soggiornare in merito al destino dei popoli, alla crudeltà di Hitler, alla persecuzione millenaria degli ebrei,  alla distruzione delle civiltà  meso-americane, alle guerre civili e simili argomenti apocalittici. La riposta dei saggi era sempre più o meno la stessa: "Come esiste un destino individuale esiste anche un destino per le nazioni e per i popoli".

Insomma par di capire che la summa di atti e coinvolgimenti che videro diverse anime convergere in un particolare momento storico  non è altro che un riaggiustamento karmico. Questo non significa che coloro che furono perseguitati come ebrei, ad esempio, sono  nati sempre in quella religione o razza, anzi parrebbe essere proprio il contrario, e cioè che l'entrata in un particolare karma collettivo sia necessario per un riequilibrio degli opposti. Ad esempio se diversi individui furono perseguitati durante la strage degli Ugonotti pareggiano il conto perseguitando a loro volta, in  un'altra condizione gli zaristi durante la rivoluzione bolscevica. Oppure se le anime dei Maya cercano rivalsa si incarnano in Spagna e scatenano la guerra civile.  Quindi  perseguitati e persecutori si scambiano le parti a seconda delle circostanze sino al compimento finale ed alla comprensione che son la stessa identica cosa, sono lo stesso sognatore che prende  varie forme.

Lasciando da parte questa analisi di causa effetto voglio solo soffermarmi un attimo sulla tendenza karmica che contraddistingue il popolo ebraico.

La chiave della comprensione del destino di questo popolo sta nel senso del sacrificio, della trasgressione e della punizione. "Occhio per occhio, dente per dente".  E quando ci si trova alle strette si preferisce la morte onorevole, come avvenne ai rivoluzionari di Masada che preferirono il suicidio collettivo piuttosto che cadere in mano ai Romani. Ma l'esempio più significativo di questa filosofia di vita collettiva è il famoso detto: "Muoia Sansone con tutti i Filistei". Che siano tutti morti è meglio che qualcuno salvato, soprattutto se quel qualcuno è un "altro".  


Questo mi fa pensare a cosa succederà delle testate nucleari conservate da Israele... Finché si tratta di spedire queste bombe verso la lontana Persia non ci sono problemi  ma se si tratta di usarle contro i nemici vicini, come  la Siria,  i rischi di ricadute per i cittadini israeliani sono maggiori... ma se dovessero infine essere usate contro la Palestina chi si salverebbe? 

Il muoia Sansone con tutti i Filistei è un mito ricorrente....

Paolo D'Arpini

Ecologia sociale bioregionale - "Prostituzione, matrimonio o famiglia allargata?"

Ante scriptum  - Mentre il governo spinge per le unioni civili, rinforzando così il modello deleterio della coppia, che sia omo od etero poco importa, ripropongo la nostra proposta matristica di "famiglia allargata", come soluzione allo scollamento sociale e modo sano di mantenere un nucleo familiare con tutti i suoi componenti uniti, dalla prima infanzia alla vecchiaia... (P.D'A. - 22 gennaio 2016)


Notizia di cronaca: Matrimonio trino, in Brasile: Scrive La Tua Voce del 30 agosto 2012: "«Vi dichiaro marito e moglie... e moglie». Claudia Domingues do Nascimento, notaio brasiliano, ha concesso il sacro vincolo del matrimonio a un uomo e due donne. A detta del notaio, nessun vincolo legale impedisce un'unione a tre, e così il trio innamorato, che collaudava l'esperienza già da anni, si è legalmente sposato. L'unione, è avvenuta tre mesi fa a Rio De Janeiro, ma la notizia è stata resa pubblica da Globo tv solo ora. Il notaio ha dichiarato all'emittente brasiliana di «Non inventare assolutamente nulla, ma riconoscere ciò che esiste. Quello che prima era considerata una famiglia, non è quello che possiamo considerare oggi»"


Il ripristino della "famiglia allargata" è una delle soluzioni possibili al deterioramento sociale e della unione matrimoniale corrente che tanti danni sta procurando alla società. I primi danni sono avvenuti attraverso lo scollamento familiare che, con il deteriorarsi del sistema patriarcale, sta trascinando la società umana in un imbarbarimento di rapporti inter-familiari. In questa società consumista i due genitori perlopiù lavorano entrambi all'esterno della casa, per motivi economici o di "emancipazione" femminile, come si dice oggi.... Il risultato è che la prole -se non è completamente assente perché da fastidio al menage- viene abbandonata a se stessa, in istituti od in mano a baby sitters o davanti al televisore a rimbambirsi. Gli anziani, che una volta svolgevano all'interno della famiglia un importante ruolo di mantenimento della cultura e di assistenza ai giovani, sono anch'essi emarginati e ridotti all'ospizio o se tenuti in casa sono comunque visti come mera fonte di guadagno, per via delle pensioni, e non possono esercitare il ruolo che la natura sin dai tempi più antichi aveva loro concesso, quello di trasmettitori della saggezza popolare.


Altro problema grave della famiglia attuale, monogama (ma per modo di dire), è che la spinta verso la virtualizzazione dei rapporti, sancita dal proliferare in tv, al cinema, sui giornali e su internet di modelli dissacratori e pornografici, ha portato anche ad un ampliamento dell'esercizio di prostituzione (maschile e femminile) in tutte le sue sfaccettature, sia virtuali che sessuali. Insomma i rapporti umani sono talmente deteriorati che l'unica via di salvezza sembra proprio il ritorno alla famiglia promiscua che contraddistingueva l'antica civiltà matristica, cioè prima dell'avvento del patriarcato e delle religioni monoteiste.


Proprio in questi giorni ho terminato di leggere un interessante libro scritto dall'amico Carlo Consiglio, naturista e vegetariano, emerito professore di zoologia alla Sapienza di Roma e presidente della LAC. Il titolo è "L'Amore con più partner", con prefazione di Luigi De Marchi, psicologo sociale e politologo di fama internazionale. Mi sono trovato perfettamente d'accordo con quanto espresso nel testo ed ammetto che parecchie delle conclusioni alle quali è giunto l'amico Carlo le ho riconosciute come mie e rientranti nel filone dell'ecologia sociale e dell'ecologia profonda di cui mi occupo da anni. Infatti togliendo l'esclusiva al modello monogamo della famiglia si possono facilmente creare soluzione sociali più in accordo con i tempi in cui viviamo.


Ed a riprova di ciò vi sottopongo un articolo da me scritto alcuni anni fa proprio su questo tema.


L’esercizio della prostituzione non ha età, sia in forma sacrale come avveniva nei templi dedicati alla Dea, sia in forma mascherata come nel caso delle etere greche o delle geishe giapponesi, sia nel modo compassionevole come per quelle donne che occasionalmente nei paesi "assistevano" maschi non maritati in cambio di vivande e compagnia, sia nel modo così detto "volgare" cioè con l’adescamento per strada, la prostituzione peripatetica, ed ancora tanti sono i modi e le maniere della concessione carnale per soddisfare una necessità fisiologica (perlopiù dei maschi) in cambio di prebende e denaro. Certo la prostituzione è una consuetudine antica, ma non così antica come si vorrebbe far credere....


Infatti è solo con l’affermarsi del patriarcato, circa cinquemila anni fa, e con la pratica del "matrimonio" che nacque nella società l’uso di "pagare" la donna. Il matrimonio stesso è una forma di accaparramento della donna, all’inizio per ottenere da lei qualche prole e successivamente per semplice sfogo sessuale. Ancora oggi in alcune civiltà asiatiche, in cui ancora si manifestano tracce del primo modello patriarcale, esistono i cosiddetti "matrimoni a tempo", eufemismo per garantirsi i favori di una donna per un breve periodo....


In occidente con l’avvento del cristianesimo, che ha sancito il matrimonio come vincolo indissolubile e sacramentale, è andata vieppiù affermandosi l’esigenza della prostituzione. Insomma si può tranquillamente affermare che la prostituzione è una diretta conseguenza del vincolo matrimoniale.


Durante i periodi storici moralistici e fino alla legge Merlin in Italia il "turpe commercio" era stata regolato nelle così dette "case chiuse", ovvero si erano tolte le prostitute dalla strada per evitare adescamenti scandalosi in periodi in cui i "colletti duri" nella società dettavano legge ma è stato solo un ipocrita sotterfugio. Oggigiorno con la liberalizzazione dei costumi (sarebbe meglio dire con la perdita della decenza) la prostituzione vagante, come pure quella domiciliare, telefonica, telematica ed in ogni altra forma possibile ed immaginabile, è diventata la norma nel rapporto fra i sessi. Non c’è più confine fra chi si prostituisce istituzionalmente, part time, a tempo pieno, su internet, nei pub, nella via, in famiglia, in vacanza, al cesso, che sia maschio o femmina non importa, chiunque in questa società è dedito alla prostituzione.... questa è la triste verità.... Ed il risultato è solo una maggiore alienazione ed un gran senso di solitudine.....


Trovo perciò assurda ogni pretesa dei governi di "regolamentare la prostituzione" quando nei fatti lo scopo è solo quello di reperire nuove fonti di entrata per l’erario e non per sanare i mali correnti dell’ipocrisia..... perbenista. Allora, se proprio si vuole affrontare il problema, in primis, evitiamo il vincolo matrimoniale che - come abbiamo visto- è la causa prima di questo scollamento sociale e della perdita di spontaneità e dignità nei rapporti fra uomo e donna. Tra l’altro non c’è nemmeno più la scusa che il matrimonio serva per proteggere i figli "che son curati e educati dalle madri che stanno in casa a far le casalinghe", lo sappiamo tutti che quella della casalinga è una categoria in estinzione. Tutte le donne infatti se vogliono campare debbono sbattersi a cercare un lavoro, come i loro uomini, oppure.... prostituirsi..


Togliendo l'obbligo istituzionale e religioso della famiglia tradizionale, composta di marito e moglie, e recuperando una morale interpersonale di spiritualità laica, si possono facilmente ricreare soluzione fantasiose, le cosiddette famiglie aperte o "piccoli clan", che di fatto stanno già nascendo più o meno di straforo e senza alcun riconoscimento ufficiale (il massimo al quale si è arrivati ma sempre in termini "monogamici" è l’unione fra 2 persone dello stesso genere). L’idea della famiglia allargata, con più femmine e maschi assieme od in altra combinazione prediletta, è l’unica speranza per risollevare le sorti della solidarietà e cooperazione fra cittadini, giovani e vecchi, che oggi non trovano una dimensione umana e culturale a loro consona. Si può definire "ecologia sociale", una sezione dell’ecologia profonda. 


Basterebbe questo ad interrompere il processo "prostitutivo" maschile e femminile? Forse... se accompagnato da sincerità e pulizia di cuore e di mente. Sicuramente spariglierebbe le carte e farebbe nascere nuovi esempi di sanità pansessuale nella società umana.


Paolo D’Arpini  - (30 agosto 2012)

Il buddismo è praticabile in occidente?



Se dovessimo studiare il Buddismo nella sua forma più pura e originale, forse dovremmo andare in Nepal (dove esso è rimasto in assoluto il meno "inquinato" dalle interpretazioni occidentali). Ma anche lì troveremmo il precipitato di elementi spuri che si sono aggiunti dopo, poiché le cose cambiano nel tempo (nel bene o nel male, lo decidiamo noi). 

Quello che non capisco è il bisogno di ampliare il più possibile l'orizzonte culturale delle persone, dando per scontato la credenza di avere di fronte persone ignoranti, che però non conosci affatto. Faccio notare  che se dovessimo andare all'origine della religione buddista, la più antica e la madre di tutte le altre a livello storico (questo è assodato), non riusciremmo nemmeno a cogliere un millesimo di ciò che essa significa per due motivi di base, che costituiscono due veri ostacoli insormontabili.

Il primo: la vera conoscenza veicolata dal Buddismo storico è sconosciuta ai più, in quanto gelosamente custodita  da una manciata, seppur consistente, di adepti che tengono a mantenere il segreto su una pratica che è veramente miracolosa, me che usata impropriamente verrebbe dissacrata e creerebbe notevoli problemi. In secondo luogo, apparteniamo ad una cultura così diversa da quella orientale che è davvero difficile coglierne i significati più profondi. 

Per fare un esempio: mentre la nostra lingua è molto adatta a descrivere la materialità del mondo poiché noi occidentali abitiamo un mondo materialista, la lingua che veicola i significati più puri del Buddismo, il Sanscrito, utilizza una varietà incredibile di termini per significare e descrivere esperienze psicologiche di illuminazione, estasi spirituale e ogni livello di raggiungimento degli stessi. 

Ora, quelli che a noi sembrano tutti sinonimi nella lingua Sanscrita sono in realtà sottili differenze che narrano di un mondo fatto di esperienza spirituale prima che materiale. Questa differenza culturale, non ci permette di cogliere il vero significato del Buddismo, poiché partiamo svantaggiati proprio dall'inizio, come se avessimo un handicap di comunicazione. 

Detto ciò, mi sembra inutile cercare in ogni dove un sapere così vasto all'interno del quale ci perderemmo. Non è forse meglio fermarsi umilmente dove siamo e praticare ciò che possiamo cogliere con la nostra lingua, la nostra intelligenza e soprattutto, il nostro cuore?

S.S. 





Commento di Aliberth: "...una mente emancipata, dunque purificata, è  il vero scopo del Dharma Buddista. Da questa purificazione, emerge poi una auto-coscienza consapevole che, grazie anche alle nuove infusioni di conoscenza, auto ed etero, porta alla vera felicità ed alla vera saggezza...   Il vero obiettivo del Dharma Buddista  è la compassione, la comprensione e la libertà per chiunque di svolgere la propria vita in base al suo livello di comprensione e coscienza. Ma anche lì ci sono molti che pensano solo alla propria gratificazione e ad avere quanti più praticanti al fine di poter creare grosse strutture in cui, oltre a voler propagare il Buddismo non si insegna però la tolleranza e la paziente accettazione della realtà fenomenica, che è appunto il 'vivi e lascia vivere', ma ci si butta in guerre di religione che fanno male a tutti, così non si avrà mai vera pace."

Nuove religioni - La spiritualità ecologica



Molte religioni insegnano ad essere buoni, amare il prossimo, aiutare i poveri ecc. Sono buoni consigli, ma limitati. Perché? Perché se pensiamo solo al bene degli esseri umani, siamo sempre egoisti, egoisti nel senso collettivo; si può dire specisti. Specismo, ossia la convinzione che la natura e gli animali esistono per l’uso di una sola specie, chiamata homo sapiens. In realtà noi siamo solo una specie tra milioni di altre. 

L’umanità ha creato lungo la sua storia molte credenze per sostenere la propria superiorità e per giustificare lo sfruttamento del mondo animale, p.es introducendo la credenza che solo gli umani hanno un’anima eterna. E’ un po’ contraddittorio poiché originalmente la parola “animale” significa proprio “un essere che ha anima”.

     Se osserviamo il mondo senza pregiudizi e senza orgoglio, vediamo l’interdipendenza di tutte le cose che sono nel mondo: la nostra vita dipende dal sole, dall’acqua, dall’ossigeno, dalle piante, dagli animali; le piante creano ossigeno… 


Le cellule, esseri viventi, minerali, pianeti e stelle sono in continuo mutamento. Anche un pianeta è da vedersi come una cellula tra i miliardi di altre cellule che formano l’universo. Tutto questo si combina, si intreccia, e si trasforma in altre cose.  Ne deriva che  ogni cosa è correlata alle altre come in un puzzle. Dal punto di vista scientifico siamo realmente e concretamente polvere di stelle, poiché tutti gli elementi fisici del nostro corpo sono nati dentro le stelle. Capire l’interdipendenza di tutti gli esseri e di tutte le cose ci rende sensibili ed umili.  

     Un altro modo di intuire l’interessere è quello mistico, spirituale. I mistici di diverse religioni -  buddhisti, taoisti, sufisti ecc  -  hanno sperimentato l’unione con tutta l’esistenza quando sparisce l’ego, quando c’è la pura consapevolezza come lo spazio limpido senza un centro. Penso che ci sia una chiara differenza tra religione e spiritualità. Le religioni di solito si fondano sui dogmi, sulle gerarchie e sul conformismo. Nella spiritualità invece c’è sempre una ricerca interiore, qualcosa che va al di là del nostro piccolo ego, al di là del dualismo.

     Purtroppo ci sono potenze commerciali e politiche che vogliono che la gente rimanga ignorante e stia male. Così le persone compensano l’insoddisfazione attraverso il consumismo e con divertimenti di basso livello. Il bombardamento pubblicitario fa aumentare desideri non necessari. I cittadini diventano consumatori che perdono il contatto con la natura. Ci hanno fatto credere che il progresso significhi una crescita economica senza limiti, quando invece questo genere di crescita è prerogativa delle cellule tumorali che alla fine portano alla morte l’organismo che le ospita.

     Un cambiamento radicale è possibile solo se una gran parte dei cittadini comincia a pensare con il proprio cervello, capire cause ed effetti e cambiare abitudini. Se il modo di pensare cambia dall’antropocentrismo al biouniversale, cambieranno anche i nostri principi etici. Si dovrebbe insegnare ai bambini e ai giovani a riflettere, dubitare, cercare informazioni, trovare soluzioni. Purtroppo le scuole non danno molti strumenti per comprendere quali sono i valori veramente civili. Uno dei problemi in Italia è che nelle scuole si insegna solo una religione. Al posto di una religione confessionale nelle scuole dovrebbe essere introdotto a completamento un insegnamento di storia generale delle religioni e delle filosofie. Quello aiuterebbe a riflettere liberamente e criticamente.

     La parola “amore” è molto ambigua, vaga e sentimentale. Sarebbe più chiaro parlare di rispetto. Rispettare gli altri esseri umani, tutti allo stesso modo: uomini e donne, tutte le razze, atei e credenti. Rispettare tutti egualmente significa logicamente diritti civili uguali e laicità dello Stato. Il rispetto significa anche rispettare la natura, la vita degli altri esseri senzienti, la bellezza dell’architettura… per es. costruendo in armonia con il paesaggio e con lo stile delle costruzioni preesistenti.

     Per il cambiamento dobbiamo cominciare dalle piccole cose concrete nella nostra vita quotidiana: rinunciare al consumismo, scegliere prodotti ecosolidali, riciclare, risparmiare energia e diventare vegetariani.

     Mangiare carne è una delle cause principali dell’inquinamento nel mondo. L’industria globale dell’allevamento è responsabile per quasi il venti per cento delle emissioni di gas serra del pianeta, cioè più di tutte le auto, i treni, le navi e gli aerei messi insieme.  Gli esperti hanno calcolato che la dieta basata sul consumo della carne permette di nutrire bene solo circa 2 miliardi e mezzo di persone. Un buon libro che spiega queste cose scientificamente è il libro dell’economista-ecologista Jeremy Rifkin intitolato “Beyond beef” (pubblicato in italiano come “Ecocidio”).

     200 anni fa il poeta Shelley diceva che la vera rivoluzione sarà il cambiamento della dieta. Questo influenzerà l’economia, l’ambiente e porterà alla pace, poiché i vegetariani di solito non fanno guerre. Shelley scrisse: ”Se l'uso del cibo animale sovverte la quiete del consorzio umano, quanto è indesiderabile l'ingiustizia e la barbarie esercitata verso queste povere vittime! Esse sono chiamate a vivere dall'artificio umano solo allo scopo di vivere una breve e infelice esistenza di malattia e schiavitù, perché il loro corpo sia mutilato e i loro affetti violati. Molto meglio che un essere capace di sentimenti non sia mai esistito, piuttosto che sia vissuto soltanto per sopportare una dolorosa esistenza senza sollievo alcuno.”

     Un altro genio, Leonardo da Vinci disse che verrà il tempo in cui le altre forme della vita saranno rispettate e gli umani diventeranno vegetariani. Anch’io auspico che in futuro lo sfruttamento del mondo animale sarà considerato primitivo e incivile esattamente come oggigiorno la maggioranza delle persone rifiuta razzismo, schiavismo, inquisizione che sembrerebbero ormai appartenere ai tempi passati.  

     Quando ci sono le elezioni, non importa solo cosa promettono i politici, ma importa anche come vivono  -  per es. se sono persone che cercano di vivere in un modo etico ed ecologico. A questo proposito sarebbe utile avere una lista dei politici vegetariani!

     Per vivere in un modo ecosolidale ci vuole sia consapevolezza che conoscenza.  Sicuramente il cambiamento sarà lungo e faticoso, perché sia la maggior parte delle religioni che delle ideologie politiche ci hanno condizionato con concetti antropocentrici. Insegnano a chiudere gli occhi di fronte alla realtà e ad allinearsi come pecore. Lo stare nel branco e il vivere come tutti gli altri crea un’illusione di sicurezza e tiene la mente continuamente occupata e dipendente da mille desideri indotti e non necessari. I gruppi ecospirituali possono cercare di sensibilizzare i cittadini e fare essi stessi cose concrete p.es. a livello locale partecipando alla pulizia della natura, denunciando discariche abusive e caccia illegale ecc.
     
Con il consenso dei cittadini e della pubblica amministrazione Lerici potrebbe cogliere una grande occasione trasformandosi in una città ecoculturale, in cui lo sviluppo della sensibilità per questi temi potesse dare il via ad un’organizzazione più partecipata della cosa pubblica, seguendo l’esempio del comune di Capannori, rendendo così gli abitanti attivi nelle decisioni politiche  - nonché avviarsi verso una gestione ecologista, curando maggiormente boschi e spiagge, affinché il turismo possa diventare “verde”, astenendosi da ogni progetto di sviluppo edilizio non consono all’armonizzazione con le bellezze del golfo. Varese Ligure è un esempio in questo senso: un comune famoso in tutta Europa, ma Lerici non è da meno, potenzialmente, se solo venisse incentivato maggiormente il suo lato culturale e creativo. Lerici potrebbe diventare una famosa città ecoculturale della poesia creando per es. un Festival nazionale della poesia e della musica.
     
Comunque, prima di tutto ci si dovrebbe guardare dentro e conoscere se stessi. Stare ogni tanto in silenzio, se possibile nella natura, senza cellulari o altre cose rumorose. Conoscere se stessi in profondità significa dimenticare se stessi. Dimenticare se stessi è vivere in comunione con l’esistenza, cioè vivere in modo semplice e naturale. 


 Un’antica poesia zen cinese (del maestro Wumen) dice:
     In primavera centinaia di fiori, in autunno la luna,
     in estate ti accompagna una brezza fresca, in inverno la neve.
     Se le cose inutili non ingombrano la tua mente,
     ogni stagione è una buona stagione.

Ashin Mahapañña  - taehyesunim@gmail.com

Shakti - L'energia femminile che crea il mondo




Così dice lo Shaktisangama Tantra:

“La Donna è la creatrice dell'universo,

L’Universo è la sua vera forma;

La Donna è la base del mondo,

Lei è la vera forma del corpo.

Nella donna è la forma di tutte le cose,

Di tutto ciò che vive e si muove nel mondo.

Non c'è un gioiello più raro della donna,

Nessuna condizione superiore a quella di una donna”.

Nessuna meraviglia, quindi, che perfino il più potente degli dèi, come Shiva, possa desiderare di entrare nella forma femminile, sperando di acquisire almeno un po’ del suo potere glorioso.

Secondo il Devi-Mahatmya:

“Da Lei questo universo è nato,

Da Lei questo mondo è creato,

O Devi, da Te esso è protetto!”.

Il più antico termine applicato al divino femminile, che ancora mantiene il suo uso popolare, è Shakti. La parola Shakti è usata in una sconcertante varietà di modi che variano il suo uso dal significare il primordiale potere creativo assoluto, ad esprimere la capacità o il potere delle parole che danno il significato. Essa deriva etimologicamente dalla radice 'shak', che significa ‘potenza’ o potenziale, atto a produrre, un'asserzione della sua inerente attitudine creativa.

Tutte le interpretazioni della parola 'shakti' mantengono un parametro comune, vale a dire il potere. Specificamente, Shaktisignifica il potere, la forza e l’energia femminile. Essa rappresenta il fondamentale istinto creativo sottostante al cosmo, ed è la forza energizzante di ogni divinità, di ogni essere e di ogni cosa. I devoti credono che l'universo intero sia una manifestazione di Shakti, che è conosciuta anche col suo nome generico Devi, dalla radice Sanskrita 'div' che significa ‘splendere’. A questo potere femminile è stata data espressione, anche in astratto, in moltissime figure femminili, sia in sculture che in dipinti.

Principalmente, la Shakti è dipinta in arte come una delle seguenti icone:

1). La Yoni (Organo Generativo Femminile)

2). Come una Dea Indipendente

3). La Dea e il Dio insieme, come una Coppia.


La Yoni

Per una tragica serie di eventi, Sati la moglie di Shiva, finì la sua vita saltando nel fuoco. Lei si era sentita offesa per l'insufficiente onore concesso a suo marito in un sacrificio rituale compiuto da suo padre. Shiva fu inconsolabilmente colpito in seguito alla sua morte. Egli recuperò il corpo di lei carbonizzato dal fuoco, se la caricò sulla schiena, e vagò attraverso i tre mondi compiendo una macabra danza irata di ribollente distruzione.

Quel terribile Shiva, nel suo ardente desiderio insaziabile, può distruggere tutte le esistenze manifestate, Vishnu, nel suo ruolo di preservatore del mondo, tagliò pezzo per pezzo il corpo di Sati per alleviare il peso di Shiva. Il suo corpo fu diviso in cinquantuno frammenti. In ciascuno dei cinquantuno punti dove questi pezzi caddero, entrò in esistenza un centro di pellegrinaggi (Shakti-pitha).

Il più importante e significativo di questi luoghi sacri rimane il luogo dove cadde l'organo generativo di Sati. Questo luogo è identificato oggi come Kamakhya in Assam, ed un tempio fu costruito sulla cima di un colle per segnare il punto. Non contiene nessuna immagine della dea, ma nelle profondità del sacrario vi è una fenditura sagomata nella pietra a forma di yoni (la vulva), adorata come quella stessa di Sati. Una naturale cascatella all'interno della caverna mantiene umida la fenditura. Durante i mesi di luglio-agosto, dopo il primo scoppio del monsone, ha luogo una grande cerimonia chiamata Ambuvachi. A questo punto dell'anno, le acque diventano rosse per l’ossido di ferro, ed il bere rituale di questo elisir è un simbolo di partecipazione al fluido mestruale della Devi.

Nel ramo dei Tantra, noto come Shaktismo, il tabù mestruale si è rotto, ed il fluido mestruale è ritenuto sacro e diventa oggetto di venerazione. Una donna con il suo mestruo durante la pratica rituale viene messa in una categoria speciale. Si dice a questo punto che la sua energia sia diversa in qualità, ed il bioritmo che avviene nel suo corpo sembra riferirsi in un modo misterioso ai processi della natura. Nel chakra-puja dei Tantrici della mano-sinistra, il fluido mestruale può essere preso come bevanda rituale insieme al vino, ed è reso ossequio alla yoni, toccandola con le proprie labbra ed ungendola con pasta di sandalo. Durante il procedimento, il partecipante continua ad offrire da bere da un vaso rituale, sagomato a forma di yoni, chiamato ‘kushi’.

Sia nell’aspetto fisico che metafisicamente, la yoni è simile al fiore di loto. Entrambi rappresentano simmetria e la perfezione della bellezza. La yoni è paragonata al loto nella fase iniziale della sua apertura ed anche nella sua forma totalmente aperta. In più, il loto rimane non coperto dalla superficie dell'acqua dove si trova, ed i suoi petali non sono neanche sporcati dal fango da cui essi fuoriescono. Similmente, anche la yoni rimane perpetuamente pura e non è insozzata da nessuna azione. La Dea Buddista Tantrica Vajrayogini promette la sua approvazione e benedizioni all'uomo che l'adora in questo modo:



“Emaho! Io darò il supremo successo

A colui che ritualmente adorerà il mio loto,

Che è il portatore di ogni beatitudine!”.

La yoni, o organo generativo femminile, è quindi venerata per le sue ovvie proprietà di fertilità e crescita. Per di più, si crede che essa sia il sito dell’energia concentrata (tejas), che genera ogni creazione. Infatti la parola Occidentale per yoni, 'vulva', ha un radice che significa un moto rivolvente o circolare, e invero nell'occultismo, la vulva è concepita come un vortice talismanico, una forza di vita turbinosa che concentra una fiera e ardente essenza.



L'Immagine Indipendente della Dea

Nel Ramayana, quando il principe virtuoso Rama uscì per lottare contro il potente demone Ravana, egli prima invocò la dea Durga. Il malvagio alla fine fu ucciso nel giorno finale dell’orrenda battaglia che durò per dieci giorni.

In una ininterrotta e continuata tradizione, questa occasione è ancora celebrata come Durga-Puja. La festa dura nove giorni, culminando nel decimo giorno in una delle più grandi feste dell'India, cioè la Vijaya Dashmi, letteralmente, ‘il decimo giorno della Vittoria’. In molte parti, significativamente, questa è un'occasione per celebrare la propria potenza militare ed un'adorazione simbolica delle armi è ancora comune. Quale più grande peana potrà mai essere cantato al potere e alla gloria della Dea? Sono sì gli uomini che vanno in guerra, ma prima di farlo, essi devono invocare la Shakti, deificata come la Dea Durga.

La parola Durga è composta della radice 'Dur', che significa ‘difficile’, e 'ga', che significa ‘scontro’. Quindi, Durga è l'aspetto trionfante di Shakti che non sopporta opposizione.

Anche nelle sue rappresentazioni iconografiche, Durga è invariabilmente mostrata adornata con armi, pronta per la battaglia. Infatti, molte delle pitture narrative la raffigurano mentre combatte un orrendo demone-bufalo, e tuttavia, malgrado la composizione essenzialmente terrifica, la dea stessa è mostrata sempre con una espressione piacevole ed affascinante, un ritratto di suprema bellezza.

Secondo Shankaracharya:

“Chi sei Tu, O Colei che è la più Giusta, e di lieto auspicio!

Tu, le cui mani contengono entrambi: delizia e dolore?

Entrambi: l'ombra della morte e l'elisir dell'immortalità,

Tutto è la Tua grazia ed onore, O Madre!”

La dea incarna dentro di sé i principi creativi e distruttivi, che non sono altro che gli stessi. Mentre Durga è l'icona più potente per esprimere il comportamento aggressivo e distruttivo della Shakti, Lakshmi è la quintessenziale dea che però  proclama il suo aspetto creativo. Senza eccezione, Lakshmi è dipinta nell’arte con dei grossi seni (che simboleggiano i suoi poteri di nutrimento), e con fianchi larghi (che significano fertilità e capacità di gravidanza).

È anche per questa ragione che lei quasi sempre è mostrata associata col loto, che forma uno dei suoi più importanti attributi iconografici. L'immagine della dea individuale sottolinea che il suo potere divino non è dipendente dalla sua relazione con un dio-marito, ma piuttosto che lei sostiene la sua identità tramite la sua stessa destrezza e forza. In questo contesto, un adatto epiteto della Shakti è 'Svatantrya', che significa indipendenza e libertà, significando che la sua esistenza non dipende da nessuna cosa estranea ad essa.



La Dea ed il Dio

In molti altri esempi, la dea è mostrata accoppiata con il dio, come moglie e marito. Come ogni immagine della dea, anche questa ha la sua metaforica importanza. Si consideri per esempio la più evocativa di tali pitture: la grande dea Kali che balla sul cadavere di suo marito Shiva.

Questa è un'asserzione della superiorità della divinità femminile, e invero Shiva, in un testo antico, dice indirizzandosi alla dea: 'Io, il Dio di tutti, sono un cadavere senza di Te', e Krishna confessa alla sua sposa Radha: 'Senza di te io sono senza vita'. Qui, l'intenzione non è di ritrarre la dea come un’assassina di uomini ma come il potere (Shakti) di Shiva, che senza di lei è inerte come un cadavere.

Il cadavere di Shiva può essere infatti interpretato come rappresentante l'adepto Tantrico che compie uno dei suoi esercizi di yoga, il 'shavasana', o ‘posizione del cadavere' in cui lo yoghi all’improvviso giace sulla sua schiena rilassato in mente e corpo. Tutte le sue energie sono abbandonate ed estrinsecate simbolicamente nella figura della Shakti che danza sopra di lui. Il senso è che essendosi staccato dal suo lato femminile, lo yoghi è incompleto e come tale – è morto. Questa credenza è espressa in questa frase: 'shivah shakti vihinah shavah' 'Shiva privato di Shakti è un cadavere (shava)'. Questa dichiarazione ricorre nella maggior parte dei Tantra, in una forma o nell’altra.

Per riguadagnare la sua Shakti e ritornare dal suo stato di trance, egli deve rientrare in possesso del potere della dea e deve completarlo. Questo processo metafisico di yoga-unione è dipinto graficamente attraverso l'atto del rapporto sessuale. Ma non è un normale atto di fare l’amore. Qui è la donna che cavalca il maschio. In questa invertita posizione sessuale, la femmina diventa attiva e divarica le gambe del maschio, essendo così promotrice del potere attivo. Questo atto inverso di fare l’amore in Sanskrito è noto come viparita-rati. Esso significa la spinta femminile per creare l’unità dalla dualità e la sua continua aspirazione ad unirsi col principio maschile. Questo è enfatizzato nel Gandharva Tantra dove è scritto che 'Colei che è sole, luna, e fuoco, mette sotto il purusha (il principio maschile) e lo gode da sopra'. E così, lei, (la Shakti) è l'amante attiva di uno Shiva inerte, la cui unione è per lui critica, in quanto egli non è in grado di asserire la sua divinità ed i poteri. Il primo verso del testo TantricoSaundaryalahari asserisce: 'Se Shiva è unito con la sua Shakti egli è capace di esercitare i suoi poteri come Dio; diversamente, il dio non ha neanche la forza per muoversi'. Effettivamente, è lei la potenza che dimora in ognuno degli dèi maschili e la scintilla che li risveglia all’azione.

Infatti, è Lei il Suo Potere. Se noi accettiamo l’antico precetto Indù che la divinità risiede in ciascun individuo, noi comprendiamo che la Shakti è il potere inerente che giace all’interno di ognuno di noi. E ciò è indipendente dal tipo di individuo in questione.

Un'altra immagine popolare che mostra la dea come Shakti unita col suo signore è lo Shiva-linga. Questa è un'icona composita che mostra una yoni ed un linga (organo generativo maschile), congiunti insieme. Sebbene comunemente si creda che lo Shiva-linga mostri l'organo maschile che sta penetrando la donna, una effettiva valutazione fisica punta ad una direzione contraria.

La yoni forma un piedistallo e la forma geometrica ed astratta dell'urdhvalinga (fallo eretto) sorge aldifuori della yoni (l'utero). Il linga non penetra la yoni (come si crede generalmente), ma piuttosto emerge dalla yoni. Secondo la studiosa d’arte Stella Kramrisch, questa fondamentale relazione tra linga e yoni è stata oscurata da interpretazioni patriarcali. Ciononostante, la sempre-creativa yoni dichiara se-stessa, perché la dea come Shakti è l’essenziale matrice creativa, sottostante a tutto ciò che esiste. 


di Nitin Kumar

Trad. di Aliberth Mengoni
Fonte:  - http://www.hindupaintings.com/ 
 
Madre Natura - affresco di Carlo Monopoli


Referenze e Ulteriori Letture 

Elgood, Heather. Hinduism and the Religious Arts: London, 1999.

Maxwell, T.S. The Gods of Asia (Image, Text, and Meaning): New Delhi, 1997.

Mookerjee, Ajit. Kali (The Feminine Force): London, 1995.

Shaw, Miranda. Passionate Enlightenment (Women in Tantric Buddhism): New Delhi, 1998.

Subramanian, V.K. Saundaryalahari of Shankracharya: Delhi, 2001.

Tigunait, Pandit Rajmani. Sakti The Power in Tantra: Pennsylvania, 1998.

Zimmer, Heinrich. Myths and Symbols in Indian Art and Civilization: Delhi, 1990. ;

Yoga e sesso...



Poche persone conoscono cosa significhi realmente il rapporto sessuale… Questo è un argomento di cui non si parla, ma neanche ci si sforza di comprendere a fondo. Si può vivere tranquillamente anche senza sesso, tuttavia la repressione sessuale non è mai auspicabile.

Per quale motivo si attribuisce così tanta importanza all’atto sessuale? Il sesso crea un’impressione molto forte nella mente perché voi stessi attribuite ai rapporti sessuali un gran valore, mentre invece non dovreste dare troppa importanza al sesso, né essere troppo sfrenati nell’attività sessuale. Il sesso è una delle pulsioni primitive e, come tale, deve essere compresa e regolata.

La natura controlla la vita sessuale degli animali, ma non quella degli esseri umani, perché gli uomini sono più evoluti in quanto hanno una mente, e possono capire cosa fare e cosa non fare.

Gli esseri umani dovrebbero accettare e rispettare l’atto sessuale come un’espressione dell’amore. Tuttavia, la totalità dell’espressione amorosa non è limitata al solo sesso. Il sesso è soltanto una parte dell’espressione di quell’amore fondato sull’uguaglianza, è il partecipare a un atto che conforta entrambi i partner. Se esso non funziona come dovrebbe, significa che manca la comprensione, per cui se questa manca, significa che non c’è amore. Ed il sesso senza amore è una forma di masturbazione.

Gran parte dei matrimoni si sfascia a causa dell’incompatibilità sessuale. Molte donne tormentano i propri mariti con eccessive richieste sessuali. Altri uomini, invece, ne pretendono una gran quantità pur non essendo competenti in materia. Presto o tardi, questo tipo di matrimonio fallisce. Le donne dicono che gli uomini veri sono pochi. Gli uomini dicono che le donne sono frigide. Ciò che è certo è che le due parti non si capiscono.


L’uomo considera la moglie alla stregua di una parte dell’arredamento, e crede di poterla usare come e quando vuole. Spesso il rapporto è sconsiderato, perché il marito lo consuma velocemente, lasciando la moglie frustrata. Questo tipo di comportamento è molto scorretto. Comunicare è indispensabile.

IL PUNTO DI VISTA YOGICO:

L’arte dell’attività sessuale può essere appresa studiando i campi energetici, le forze vitali sottili, i bioritmi. Prima di mangiare, o prima di impegnarsi in un’attività sessuale, è opportuno attivare la narice destra. Si può farlo nell’arco di pochi secondi, quindi questo aspetto pratico può rivelarsi molto importante.

Al fine di evitare di produrre frustrazione e delusioni, l’uomo dovrebbe perfettamente conoscere l’arte di un sano e soddisfacente atto sessuale, anche perché, se non sarà in grado di soddisfare pienamente la sua partner, si sentirà egli stesso insoddisfatto. D’altro canto, la donna non vuole che il partner si senta complessato, e talvolta decide di fingere il proprio piacere. La finzione è dannosa, allo stesso modo di come lo è la masturbazione nell’ambito di un’attività sessuale. La dinamica è semplice: quando l’uomo è attivo, la donna è passiva; quando la donna è attiva, l’uomo è passivo. Quindi, è bene ascoltare il consiglio di uno dei più grandi Yogi…

“Il sesso non dovrebbe essere praticato nelle prime ore della notte. Il momento migliore per il sesso è tra le tre e le quattro del mattino, quando si è fisicamente riposati e rilassati, e il cibo è stato ben digerito”.

(Fonte: Centro Nirvana)

Collaborazione o egoismo? Storiella sull'inferno e sul paradiso



Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno”.


Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.
Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant'uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato. Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l'Inferno”.


Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco, qual è la differenza?!?”

“E' semplice, rispose Dio, dipende solo dalla loro abilità. Essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri, mentre nell’altra situazione, tutti non fanno che pensare a loro stessi...


Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura.... La differenza la fa ognuno di noi.

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Commento  di Aliberth:  "Si… è effettivamente così… L’egoismo, l’individualismo e l’avidità sono le tendenze mentali identificative che porteranno a esperienze infernali… perché non solo esse ci separano dagli altri, ma anche perché non potranno mai far in modo che la mente possa arrivare alla scoperta della verità… quella verità che ci farebbe comprendere che noi non siamo affatto entità singole e separate, ma un unico corpo assoluto, diviso solo dalla nostra ignoranza…" (Centro Nirvana)

Come nacque la vita sul pianeta Terra



Negli anni '50 del secolo scorso Stanley Miller era studente, a Chicago, di Harold Urey (Nobel della chimica 1934), il quale studiava la composizione chimica dell'involucro gassoso attorno alla Terra primitiva.  I suoi studi lo portavano alle stesse conclusioni che già erano state di Aleksandr Oparin a Mosca, 25 anni prima, e successivamente dell'inglese Haldane. 

L'atmosfera primitiva non conteneva ossigeno, nè anidride carbonica nè azoto, bensì un miscuglio di idrogeno, metano, ammoniaca e vapor d'acqua. Secondo Oparin ed Haldane, il bombardamento di radiazione solare su questo miscuglio avrebbe stimolato l'origine di una grande quantità di molecole organiche, creando dunque le condizioni per la successiva formazione di esseri viventi.


Miller, giovane chimico di 25 anni, decise di provare a riprodurre artificialmente in laboratorio le condizioni descritte da Oparin e Haldane, cercando così un approccio sperimentale al problema della origine della vita attraverso la generazione spontanea di molecole organiche.


Dopo avere fatto il vuoto nel contenitore sperimentale, vi introdusse metano, ammoniaca, idrogeno e vapor acqueo, sottoponendo il miscuglio per una settimana a scariche elettriche da 60000 volt, a imitazione dei fulmini delle violente tempeste degli antichi tempi.


Dall'analisi del miscuglio rossoarancio risultante emerse la presenza di molti composti organici, tra i quali molti aminoacidi, a partire dai quali si possono costruire le proteine.


Dunque risultava evidente che i composti organici necessari alla vita si potevano formare in condizioni pre-biologiche, come quelle della Terra primitiva, e la pubblicazione dei risultati dei suoi esperimenti (1953, su Science) rese famoso Miller per avere mostrato che la formazione di tali molecole era non solo possibile, bensì anche probabile, nelle condizioni date.


Dai tempi di Oparin ad oggi, dunque, ovvero da ormai quasi un secolo, la chimica pre-biotica si occupa di studiare (anche sperimentalmente!) la formazione spontanea della vita biologica sul nostro pianeta, come fenomeno naturale che non contrasta le conoscenze scientifiche accettate.


D'altro canto, già nel XIX secolo il chimico tedesco Fiederick Wohler, nel 1928, aveva sintetizzato in laboratorio un composto organico, l'urea, , che fino ad allora si credeva potersi formare solamente all'interno degli esseri viventi, tramite l'azione di un non meglio specificato "principio vitale".

Vincenzo Zamboni


Ipnotismo o vampirismo...?



Si discute molto in Europa sull'ipnotismo ed è molto utilizzato nelle terapie mediche. Tuttavia, la conoscenza che si ha di esso è molto superficiale e questo spiega i frequenti insuccessi della terapia. Si può dire che la cura di un uomo malato avviene quando in modo del tutto casuale viene fatto ciò di cui il paziente ha bisogno. 

Generalmente parlando ci sono tre metodi di ipnotismo, ma il terzo metodo, quello del trasferimento del pensiero, è interamente sconosciuto in Europa. 

Il primo metodo potrebbe essere chiamato auto-ipnosi, e in questo caso non è richiesto nessun potere di alcuna specie da parte dell'ipnotista. Egli deve solo conoscere come interrompere la connessione tra il centro emozionale e il centro intellettuale. La complessità dei metodi dell'ipnotismo è determinata dal numero di combinazioni possibili. Ci sono connessioni tra tutti i centri. Nell'uomo nello stato di veglia, o il centro intellettuale o il centro emozionale è sempre attivo, mentre l'altro osserva, per così dire, e critica in modo da non consentire che siano commesse "stupidità". Se non c'è connessione, ossia quando non vi è niente che può criticare, l'uomo fa qualsiasi cosa, con il centro che è attivo in quel momento, che gli capita di desiderare, e ciò significa che commetterà molte "stupidità". 

Il compito dell'ipnotista consiste nell'interrompere artificialmente per un certo tempo questa connessione e dopo nel dare comandi a uno dei centri che eseguirà tutto alla lettera, finché non ci sarà critica da parte di un altro centro. Per un'illustrazione della connessione tra i centri, è utile ripetere l'analogia, data in precedenza, tra la macchina umana e il gruppo composto da carrozza, cavallo e cocchiere. La connessione tra i centri potrebbe essere paragonata con le redini e le stanghe. 

Ma per un ipnotista ignorante c'è un'altra difficoltà. Nell'interrompere la connessione tra i centri, egli può, nell'ignoranza, interrompere quella sbagliata e in tale caso la sua ipnosi sarà infruttuosa. Se, per esempio, nel caso di un dato paziente, egli deve isolare il centro intellettuale ed egli, accidentalmente, interrompe proprio la connessione che isola il centro intellettuale, la sua ipnosi avrà successo; ma se egli interrompe, sempre accidentalmente, qualche altra connessione e isola il centro emozionale, che non capisce le parole ma capisce, diciamo, solo immagini, allora non importa ciò che egli comanderà con le parole, in questo caso non accadrà nulla. Questa è la semplice ragione del perché i pazienti sono spesso non guariti e dicono che l'ipnotismo non funziona. 

Quando l'ipnotista interrompe la connessione, egli dice al paziente di fare questo e quello; e finché la critica di un altro centro è assente, il paziente crede e fa ciò che l'ipnotista ha detto. Anche se l'altro centro vede che qualcosa non è come dovrebbe essere, esso non può fare nulla e non può cambiare nulla, a causa della connessione interrotta, esso non può mandare nessun comando a quell'altro centro. Se si ordina qualcosa ad un uomo quando i centri sono disconnessi, in seguito, ogni volta che egli sarà in quello stato, obbedirà a quell'ordine. Anche un'azione definita, ad esempio toccarlo, potrà indurre in un uomo quest'identico stato. In questo tipo d'ipnosi, il centro motorio è sveglio. L'intera vita dell'uomo è vissuta in questo stato di auto-ipnosi e di ipnosi reciproca di un uomo sull'altro. Siamo pupazzi nelle mani della gente più forte di noi stessi. Noi possiamo diventare più forti, ad esempio, attraverso il lavoro contemporaneo di due centri, quello intellettuale e quello emozionale, mantenendoli svegli insieme per il più lungo tempo possibile. Il secondo metodo di ipnotismo è possibile solo se l'ipnotista possiede un certo definito potere. Per spiegare questo, è innanzitutto necessario dire che ogni uomo ha la sua propria atmosfera, simile all'atmosfera che circonda la terra. L'uomo è avvolto da uno strato uniforme di quest'atmosfera di una certa definita densità. Quando un uomo è molto interessato verso qualcosa, la sua atmosfera, ossia, diciamo così, i raggi di una certa specie di energia che egli emana, si muovono nella direzione del suo desiderio e la circonferenza di questa atmosfera diventa allungata da quel lato a discapito dell'altro. Se l'attrazione verso qualcosa è realmente forte, l'intera atmosfera può essere allungata da un lato e ad una tale estensione che essa potrebbe essere strappata dall'uomo senza ritornare più. Generalmente, in presenza di un forte desiderio, l'atmosfera è tirata fuori e diventa allungata nella direzione di questo desiderio. 

Quando l'ipnotista utilizza questa emanazione, ossia riversa questa energia volontariamente, deve avere necessariamente una riserva di energia e deve sapere in che modo procurarsela. Nel mettere a dormire attraverso questo secondo metodo, l'ipnotista satura il paziente con la sua energia. Più un uomo è sano, più velocemente egli diventa saturo o appesantito da questa energia e va a dormire. Più un uomo è malato, più ha mancanza di questa sostanza, più risulta difficile metterlo in stato di sonno attraverso questo metodo. Quando due persone s'incontrano, quest'energia passa da quella che ne ha di meno a quella che ne ha di più, e questo spiega il fenomeno del "vampirismo". In genere quest'energia passa da un uomo all'altro in maniera automatica e involontaria. Il terzo metodo è completamente sconosciuto in Europa. Questo è il trasferimento del pensiero, che sarebbe il trasferimento di una definita materia, poiché il pensiero è materia, una materia con una specifica densità e vibrazione. Ciò che in genere in Europa viene definito come trasferimento del pensiero o telepatia, è ciarlataneria oppure ipnosi del primo tipo.

Paolo Mario Buttiglieri

Confusione nella religione e chiarezza nella discriminazione



Scriveva Federico Nietzsche: “E’ col trionfo “ecumenico” cristiano (sventura dell’umanità, degli animali, del mondo) che si è realizzata una globale inversione dei valori. Tutto ciò che nel mondo pagano, tra i nostri padri contadini politeisti, era percepito in maniera retta, pulita, veritiera, si è velato e capovolto. Mai un antico avrebbe dato, per esempio, nome di “amore” all’odio o viceversa. La nera pretaglia sfruttatrice è proprio questo che impose, urbi et orbi. Così, per almeno mille anni essa torturò in nome del bene…”

Personalmente non entro nel merito del discorso sulla veridicità delle religioni. Dal punto di vista della laicità di pensiero il credere è una scelta personale, quindi: “de gustibus non est disputandum!”

Ma vorrei aprire una fessura discriminativa. Il credere è statico, l’esperimentare è dinamico. Il credere è il risultato della memoria, l’esperimentare è il risultato di una azione. 


L’unica verità incontrovertibile è quella corroborata dalla propria esperienza personale… ma a meno che non si abbia una rivelazione diretta interiore affermare di credere in una religione è un esercizio mentale di volontà ed è privo di ogni sostanzialità. Cosa diversa, come detto sopra, nel caso di esperienza diretta o “realizzazione”. Ma siccome la “realizzazione” avviene nel Sé, possiamo tranquillamente affermare che la “verità intrinseca” è l’unica reale verità.. tutto il resto essendo semplice proiezione mentale.

Paolo D'Arpini


Laicità e spiritualità, binomio inscindibile...




Torno sul binomio, secondo me inscindibile, di "laicità e spiritualità".  Se ci si basa sul significato delle parole stabilito nelle enciclopedie e nei vocabolari, o nell'uso corrente, sovente si perde il significato originario. Ogni lingua parlata si adatta ai cambiamenti, anche strumentali, apportati nei secoli dalle diverse culture e religioni. 

Per questo preciso che per me spirito significa "sintesi fra intelligenza e coscienza". E cosa sono l'intelligenza e la coscienza? Di un uomo dotato di queste virtù non si dice forse che ha "spirito"?  Lo "spirito" -quindi- è il senso di presenza cosciente.  

Che dire poi dell'altra parola "laico" che in seguito alla manipolazione cristiana addirittura ha completamente cambiato significato, da quello di "persona al di fuori di ogni contesto politico e religioso" a quello di "persona appartenente ad una religione ma non inserita nell'ordine sacerdotale". 

Strumentalizzazione dopo strumentalizzazione il significato delle parole cambia, assume la forma che gli si vuole dare per ottenere un risultato "politico".. ma la radice originaria resta e quella vorrei recuperare. Perché non c'è bisogno di creare neologismi ove esistono già termini consoni, sia pur stravolti.

In questo contesto  confermo di non essere "credente" in alcuna forma, quel che affermo è sulla base della mia diretta esperienza di esistere e di averne coscienza. Non è necessario che alcuno me ne dia conferma.

Non serve “credere” per dire “io sono”, lo sappiamo senza ombra di dubbio da noi stessi. Mentre per sentenziare l’assunzione di una fede o la mancanza di una fede non possiamo fare a meno di usare il termine “credo” oppure “non credo”.

Se ne deduce che l’essere ed esserne contemporaneamente coscienti è naturale ed inequivocabilmente vero, mentre sostenere qualcosa che ha il suo fondamento nel pensiero, cioè nella speculazione mentale, è solo un processo, un concettualizzare.

Non voglio fare il difficile ma è ovvio che nessuno dirà mai “credo di esistere e di essere consapevole” mentre per qualsiasi altra affermazione (o forma pensiero astratta o concreta) dovrà sempre usare il termine “credo nella religione o credo nell’ateismo” od in qualsiasi altra cosa a cui si presta fede…


“Io sono” è quindi la verità pura e semplice ed è qui vano spiegare le possibili ragioni di tale “essere” giacché questo procedimento esplicativo (o interpretazione)  è una ginnastica mentale, una speculazione, ed è quindi opinabile.

Affermare che la coscienza è il risultato della scintilla divina o il percorso casuale della materia che si trasforma in vita lasciamolo dire ai sofisti. Mentre “Io sono” è l’unico fatto incontrovertibile che non abbisogna di prova o discussione alcuna. Ed è su questa base che voglio restare. Non ha senso quindi mettersi a discutere sui “modi”…..o sulle “ipotesi”. Dico ciò per tacitare ed evitare qualsiasi contrapposizione sulla realtà del fatto contingente da me espresso (e tutti a mente serena possono esserne consapevoli).

Questa è laicità dello spirito.

La spiritualità non appartiene ad alcuna religione; essa è la vera natura dell’uomo. Lo spirito è presente in tutto ciò che esiste, non può quindi essere raggiunto attraverso uno specifico sentiero, poiché esso è già lì anche nel tentativo di perseguirlo.

La laicità è la condizione di assoluta “libertà” da ogni forma pensiero costituita, sia essa ideologica o religiosa. “Laikos”, in greco, sta a significare colui che è al di fuori di ogni contesto sociale e religioso, ovvero non appartiene ad alcun ordinamento sociale o confessionale.

Quando si parla di ricerca spirituale non si intende il perseguire un sentiero codificato, una normativa fideistica, un’appartenenza ad un credo; il cercatore spirituale è semplicemente colui che guarda sé stesso, colui che riconosce il Tutto in sé stesso e sé stesso come il Tutto.

Da questo punto di vista la ricerca spirituale può essere considerata un fatto strettamente personale, quindi il vero cercatore spirituale è assolutamente laico, allo stesso tempo riconosce ciò che è in lui come presente in ogni altra cosa. Conciliare la propria via personale con quella di chiunque altro significa saper fluire senza ostruire, apprendere e trasmettere senza pretendere, insomma si tratta di fare la pace con noi stessi e con gli altri.

Questa assoluta libertà comprende anche assoluto amore e rispetto, non essendoci assunzioni di posizioni precostituite e riferimenti assolutistici ad uno specifico sentiero.

La Spiritualità Laica è una via in cui non possono esserci dogmi o indicazioni religiose. Questa è la via in cui non si segue nessuna via. Il percorso è completamente assente, nella spiritualità laica ciò che conta è la semplice presenza a se stessi e questo non può essere un percorso ma una semplice attenzione allo stato in cui si è.

La coscienza è consapevole della coscienza.

Ed è normale che sia così poiché la spiritualità laica non può essere nulla di nuovo ma solo un “modo descrittivo” di un qualcosa che c’è già, infatti se quel qualcosa non ci fosse già che senso avrebbe esserne “consapevoli”?
Perciò Spiritualità Laica e Consapevolezza sono la stessa identica cosa. Ma noi sappiamo che la pura consapevolezza di sé è purtroppo spesso macchiata da immagini sovrimposte, create dalla nostra mente, queste immagini sono ciò che noi abbiamo immaginato possa essere la spiritualità.

Accettare se stessi come qualcosa di completamente insondabile ed in conoscibile, non riferibile ad alcun assioma di derivazione ideologica o religiosa, significa restare sospesi nel vuoto essendo vuoto. Impossibile poter scorgere i confini del proprio essere.  Questa mancanza di identificazione in qualsiasi forma strutturale (di pensiero e non) è contemporaneamente anche la “forza” della laicità spirituale. Non vi sono porti sicuri di approdo, non vi è barca, non c’è un mare, nessuno e nulla da ricercare… solo la corrente della vita, della coscienza, solo il senso di essere presenti. In questa mancanza di condizioni è possibile sentire il nostro io arrendersi, la nostra mente sciogliersi, scoprendo così il "Centro" che in verità non è un centro perché è tutto ciò che è, senza centro né periferia

Il sentire della spiritualità laica è equiparabile al sentire dell'ecologia profonda. Anzi entrambi condividono la piena consapevolezza di appartenere ad un "tutto inscindibile". L'ecologia profonda prende maggiormente in esame l'aspetto esterno di questo "tutto" mentre la spiritualità laica si occupa dell'aspetto interiore. Attraverso questa integrazione esterno-interno riempiamo una falla enorme nel pensiero e nell'azione.

Tutto quel che ci circonda e noi stessi siamo la stessa identica cosa, siamo immersi in noi stessi come acqua nell'acqua eppure continuiamo a comportarci come fossimo separati, disponendo di ciò che riteniamo "sia al di fuori di noi" come  fosse "altro" da noi. C'è una meraviglia più grande di questa?

Paolo D'Arpini