L'amore non esclude la critica...

“L’impulso all’amore cresce con l’elevarsi dell’uomo; ma allo scopo non è sufficiente la saggezza. Noi ci perfezioniamo grazie ai nostri atti di amore, così il mondo diventa più ricco grazie alle nostre azioni d’amore, poiché l’amore è l’aspetto creativo nel mondo” (Rudolf Steiner) 


...l’amore se è cieco non è vero amore ed inoltre se l’amore serve solo ad aggiustare un rapporto non è vero amore. 

Quando si ama non c’è alcun problema nell’esprimere se stessi e quel che si pensa. Certo, a volte la critica può non piacere ma essa è l’unico modo per approfondire una conoscenza, per analizzare in profondità il nostro sentire. 

Comunque il pensiero è sempre astratto mentre l’azione è sempre concreta. E di concreto c’è che un vero un rapporto d’amore non può essere scalfito da emozioni passeggere, dettate da stati d’animo momentanei. Se dovessimo lasciare il nostro compagno, la nostra compagna, gli amici, i parenti, in definitiva tutti coloro che incontriamo nella nostra strada solo perché in un qualche momento ci hanno criticato o noi abbiamo criticato loro.. che senso avrebbe la comune appartenenza? Che senso avrebbe il fatto di sapere che siamo componenti della stessa esistenza? Non siamo noi spiritualisti laici consapevoli dell’inscindibilità della vita? 

Anche se critico aspramente qualcuno non significa che lo allontani dal mio cuore… Critico un operato, perché secondo la mia opinione personale non è confacente con il mio pensiero.. ma il pensiero .. il pensiero.. siamo padroni forse del nostro pensiero? Possiamo stabilire in anticipo cosa penseremo? O cosa è giusto pensare? 

Quindi in un rapporto d'amore non serve preoccuparsi poiché l'amore è aldilà di ogni “delusione”, poiché chi ama non è mai stato “illuso”.. ma è perfettamente consapevole ed amorevolmente accettabile della propria condizione amorosa. 

In questa libertà possiamo anche osservare con occhi distaccati le vicende e gli atti che costellano la nostra vita come i corvi che osservano con due occhi situati ognuno all’opposto dello stesso capo. 

Paolo D'Arpini




Alberto Mengoni ha lasciato il corpo... ma è presente!



Scrive Liano Mancuso: “Alberto Mengoni ha lasciato il corpo fisico da pochissimi giorni cancro al fegato e pancreas ... siamo amici da sette otto anni e ci sentivamo al telefono settimanalmente... Alibert è stato discepolo di Raphael per una decina di anni e da forse 20 anni ha fondato a Roma un centro Chan 'centro nirvana'..”

Così ho appreso, il 3 luglio 2015, della dipartita del caro amico Alberto Mengoni, con il quale ebbi una frequentazione amichevole durata a lungo. Ora egli si è sciolto nel Tutto dal quale proveniva e nel quale noi tutti siamo.

Alberto Mengoni rappresenta un pezzo della mia vita. Egli fu  un compagno di viaggio spirituale e, nel corso di parecchi anni, durante la mia permanenza a Roma ed a Calcata, avemmo occasione di condividere varie esperienze. E non soltanto, come si può inizialmente supporre, nel campo della spiritualità, anche nell'impegno sociale, politico, ecologico e culturale.

Ma prima ancora di conoscere Alberto conobbi il suo maestro Raphael, al secolo Raffaele Lacquaniti,  e questo, in un certo senso, ci rese fratelli. Accadde  nella prima metà degli anni '70, a quel tempo abitavo a Roma e mi capitò di leggere il Viveka Cuda Mani edito da Ashram Vidya, l’avevo acquistato nella libreria Rotondi di Via Merulana, consigliatomi da Rotondi stesso. Quel testo di Shankaracharia lo trovai sublime e perfettamente in sintonia con il mio sentire. Infatti Shankara è un grande Maestro Advaita (non-duale). Per quanto ne sapevo la traduzione mi sembrò ottima e –come spesso  avviene per queste cose- presi il relatore per il messaggio e quindi mi misi a cercare chi fosse questo traduttore Raphael che sembrava egli stesso illuminato. Dopo accurata indagine presso la casa editrice e dietro mia insistenza finalmente ottenni il suo indirizzo, ance egli abitava a Roma e ritenni che sarebbe stata una fortuna per me  poterlo vedere, così gli scrissi o telefonai  e avendo ottenuta da lui una riposta ed un appuntamento mi recai senza indugio a casa sua. Raffaele  si presentò a me con semplicità, non c’erano altre persone  in casa, a dire il vero questo mi mise un po’ in imbarazzo ma accettai di sedermi in un salottino modesto davanti a lui. Il discorso ovviamente andò sulla sua traduzione, sulla sua esperienza della verità e su cosa si potesse fare per ottenere l’illuminazione. Io gli dissi francamente che ero ancora alla ricerca dell’illuminazione finale e chiesi altrettanto sinceramente se lui l’avesse raggiunta. Raffaele fece un gesto come a confermare che sì, aveva raggiunto la conoscenza, ed allora non mi restò che chiedere la sua benedizione per  godere anch’io della sua “esperienza”.

Ma tornando all'amico Alberto ricordo  di averlo conosciuto durante alcune riunioni tenute al Circolo vegetariano VV.TT., che allora aveva sede a Calcata, in cui venne fondato un gruppo denominato "Spirito senza Frontiere",  un nome proposto da Antonio Priolo. A quel tempo  Alberto Mengoni, era un rappresentante dell'Unione Buddhista Italiana. In seguito ci incontrammo ancora diverse volte a Roma, soprattutto al Centro Bibliothe,  ed è lì che nacque il Comitato per la  "Spiritualità Laica", questa parola fu coniata da Antonello Palieri, un caro amico giornalista dell'ADNkronos, che si interessava di etica e spiritualità.  In seguito organizzammo  assieme  anche un paio di Marce ecologiste e spirituali, sempre a Roma,  ed anche numerosi convegni in vari luoghi del Lazio. Ma fu soprattutto a Calcata che la nostra amicizia si cementò, infatti Alberto era un frequentatore abituale nel nostro Circolo vegetariano, e spesso vi organizzava incontri assieme al suo gruppo di meditazione (vedi sua testimonianza pubblicata qui: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2013/01/spiritualita-laica-e-tracce-di-memoria.html)

Ma anche quando lasciai Calcata continuammo ad avere un costante rapporto epistolare e ci scambiammo pareri e scritti sui temi a noi cari della spiritualità laica, del taoismo e dello zen. Un paio di volte egli espresse il desiderio di venire a trovarmi a Treia, ma  con il passare degli anni divenne sempre più sedentario, come d'altronde lo sono io stesso... Ed in fondo che senso ha girare in tondo quando siamo al centro?

Om Shanti, caro fratello Alberto!

Paolo D'Arpini




............................

Un articolo di Alberto Mengoni sulla "solitudine" della Coscienza:
http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/01/la-coscienza-e-sempre-sola-in-se-stessa.html


Progetti massonici geopolitici svelati da Albert Pike



Malgrado oggi la maggior parte dei massoni americani non lo abbiano mai sentito nominare,  Albert Pike è stato uno dei più illustri e famosi capi della Massoneria di Rito Scozzese.

Ricoprì la funzione di Sovrano Gran Commendatore dal 1859 fino alla sua morte, nel 1891.

In un discorso del 1889, tenuto in Francia agli alti gradi della Massoneria, il generale Pike aveva pronunciato parole che ancora oggi danno vita a ampi dibattiti: “Ciò che dobbiamo dire alle folle è che (…) la religione massonica dovrebbe essere mantenuta, da tutti noi iniziati degli alti gradi, nella purezza della dottrina luciferina.

Lucifero è Dio e sfortunatamente anche Adonai è Dio. Per la legge eterna, per cui non v’è luce senza ombra, bellezza senza bruttezza, bianco senza nero, l’assoluto può esistere solo come due divinità: essendo l’oscurità necessaria alla luce per servirle da contrasto…”

Nel 1871, Pike scrisse una lettera in cui esponeva chiaramente gli scenari che si sarebbero dovuti verificare con le 3 guerre mondiali.

“La prima guerra mondiale – scriveva – deve essere determinata per consentire agli Illuminati di distruggere il potere degli Zar in Russia e di rendere quel paese una fortezza del comunismo ateo.

Le divergenze causate dagli agentur degli Illuminati fra gli imperi britannici e germanici saranno usate per fomentare questa guerra. Alla conclusione della guerra, il comunismo sarà sviluppato ed usato per distruggere gli altri governi e per indebolire le religioni.

La seconda guerra mondiale deve essere fomentata approfittando delle differenze fra i fascisti ed i sionisti politici. Questa guerra deve essere determinata in modo da distruggere il nazismo e che il sionismo politico sia abbastanza forte per istituire uno stato sovrano di Israele in Palestina.

La Terza guerra mondiale deve essere fomentata approfittando delle differenze causate dagli agenti degli Illuminati fra i sionisti politici ed i capi del mondo islamico.

La guerra deve essere condotta in modo tale che l’Islam e il sionismo politico si distruggano reciprocamente.

Nel frattempo le altre nazioni, una volta di più divise su questa circostanza saranno costrette a combattere fino al punto di un completo esaurimento fisico, morale, spirituale ed economico… “


(Ralf)

Il destino del popolo ebreo, nell'ottica biblica e nell'ottica del "karma"

"Urlate, perché è vicino il giorno del Signore, esso viene come una devastazione... e il giorno del Signore arriva, crudele, ... per fare della terra un deserto e sterminare da essa i peccatori.... chiunque sarà incontrato, sarà trafitto, e chiunque sarà sorpreso, cadrà di spada. I loro piccoli saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate le loro mogli violate" (Bibbia - Parole del Signore)



Spesso, durante  la mia permanenza in India, diverse persone ponevano domande ai vari maestri presso i quali andavo a soggiornare in merito al destino dei popoli, alla crudeltà di Hitler, alla persecuzione millenaria degli ebrei, alla distruzione delle civiltà  meso-americane, alle guerre civili e simili argomenti apocalittici. La riposta dei saggi era sempre più o meno la stessa: "Come esiste un destino individuale esiste anche un destino per le nazioni e per i popoli".

Insomma par di capire che la summa di atti e coinvolgimenti che videro diverse anime convergere in un particolare momento storico  non è altro che un aggiustamento karmico. Questo non significa che coloro che furono perseguitati come ebrei, ad esempio, sono  nati sempre in quella religione o razza, anzi parrebbe essere proprio il contrario, e cioè che l'entrata in un particolare karma collettivo sia necessario per un riequilibrio degli opposti. 


Ad esempio se diversi individui furono perseguitati durante la strage degli Ugonotti pareggiano il conto perseguitando a loro volta, in un'altra condizione, i nobili ed i preti durante  la rivoluzione francese. Oppure se le anime dei Maya cercano rivalsa si incarnano in Spagna e scatenano la guerra civile.  Quindi perseguitati e persecutori si scambiano le parti a seconda delle circostanze sino al compimento finale ed alla comprensione che son la stessa identica cosa, sono lo stesso sognatore che prende  varie forme.

Lasciando da parte questa analisi di causa effetto voglio solo soffermarmi un attimo sulla tendenza karmica che contraddistingue il popolo ebraico.
 

La chiave della comprensione del destino di questo popolo sta nel senso del sacrificio, della trasgressione e della punizione. "Occhio per occhio, dente per dente".  E quando ci si trova alle strette si preferisce la morte onorevole, come avvenne ai rivoluzionari di Masada che preferirono il
suicidio collettivo piuttosto che cedere  ai Romani. Ma l'esempio più significativo di questa filosofia di vita collettiva è il famoso detto: "Muoia Sansone con tutti i Filistei" . Che siano tutti morti è meglio che qualcuno salvato, soprattutto se quel qualcuno è un "altro".  Questo mi fa pensare a cosa succederà delle testate nucleari conservate da Israele... 

Finché si tratta di spedire queste bombe verso la lontana Persia non ci sono problemi ... ma se si tratta di usarle contro i nemici vicini, come  la Siria od  il Libano,   i rischi di ricadute per i cittadini israeliani sono maggiori... ma se dovessero infine essere usate contro la Palestina chi si salverebbe? Il muoia Sansone con tutti i Filistei è un mito ricorrente, riusciranno gli israeliti a superarlo?...

Paolo D'Arpini


La funzione della "persona" nel ritorno alla Madre Universale da cui proveniamo




Caro Paolo D’Arpini, mi ha fatto piacere leggere in un tuo articolo un riferimento preciso al valore della persona “in quanto depositaria della prima scintilla di Coscienza dalla quale tutto deriva”. 
Evidentemente nell’ambito dell’“ecologia profonda” ci sono varie posizioni al riguardo. Per esempio, alcuni esponenti dell’Associazione Eco-filosofica di Treviso sostengono che il concetto di persona conduce inevitabilmente all’antropocentrismo e che quindi deve essere combattuto.
Personalmente sono per una via mediana implicante la discriminazione: ci sono interpretazioni dei termini “persona” ed “antropocentrismo” che trovo deleteri, poiché pretendono di conferire agli uomini il diritto di sfruttare la Natura vivente quasi fosse un oggetto disanimato radicalmente distinto da sé. Se invece si pensa che la persona umana rappresenta il momento eminentemente coscienziale della Natura, fungendo da trait d’union tra il sensibile e il sovrasensibile, allora si possono comprendere espressioni quali “Custode, Amico dell’Esistenza” e non possono non apparirci in tutta la loro evidenza la sua grande responsabilità, unita alla sua spontanea devozione per la Madre dalla quale proviene e attraverso la quale deve necessariamente passare-ritornare per accedere a superiori stati dell’Essere.
Scrive il celebre pensatore Henry Corbin: “Mancando la persona, assente ciò che ne rende possibile la preminenza, ci troviamo di fronte al nichilismo agnostico: non c’è più nessuno; l’uomo è scomparso”. Si tratta di un argomento importante che non può essere esaurito in poche righe, bensì solo accennato. Per chi volesse approfondirlo, rimando ad un mio recente scritto “In difesa della Persona” comparso nella rivista di studi metafisici ed umanistici Atrium di Trento.
Ho apprezzato altresì i tuoi chiarimenti sulla “spiritualità laica”. Non posso che essere d’accordo con te laddove scrivi: “Lo spirito è libero e non è descrivibile od etichettabile, come potrebbe esserlo la mente od il corpo. Ed inoltre la spiritualità laica non è certo una nuova filosofia, assolutamente no! Semplicemente è un modo di esprimere qualcosa che c’era già, nella via personalizzata di ognuno del ritorno a casa”. Bisogna però tener presente che nella sua libertà lo Spirito può anche calarsi in modi o forme descrivibili; diversamente non sarebbe libero.
Per chi aspira a lasciarsi guidare dallo Spirito, ne deriva pertanto una capacità di guardare a tutti gli approcci al divino con comprensione ed accettazione, purché nessuno tra loro pretenda di detenere l’unica chiave di accesso al Vero in sé. In quest’ultimo caso, infatti, una credenza, una scuola, ecc., smettono di valere quale supporto legittimo e spesso benefico per diventare fonte di danno per sé e per tutti. Il mondo in cui viviamo è il risultato di un simile errore perpetrato soprattutto dalle tre principali religioni monoteistiche, le quali hanno un volto salvifico, che le radica nell’Originario atemporale, e un volto imprigionante.
Credere che certe cause non sfocino inevitabilmente nei corrispondenti effetti è come pretendere che un treno lanciato a folle corsa lungo un erto pendio, tagliato da un baratro, possa fermarsi.
Estendendo la metafora alla situazione politica attuale, mi appaiono perciò futili tutte le attività che si svolgono all’interno del treno (manutenzione, cambi del macchinista e del personale, lotte per privilegi o vendette, ecc.); la cosa fondamentale è trovare il modo di scendere dal treno prima che sia troppo tardi, indi risalire la china e imparare a guardare sé stessi, il mondo-universo, l’immanenza e la trascendenza con altri occhi (o forse, meglio, con quel Terzo che ci siamo dimenticati di avere).
Subramanyam

Articolo di riferimento: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2015/03/coscienza-individuale-e-spiritualita.html

Biocentrismo - "Ognuno è parte inscindibile di un Tutto in cui nessuno è separato..."

“Quando l’uomo si interessa del tutto è più attento ai problemi di una parte di esso” (Porfirio)


Nulla di ciò che esiste resta allo stato evolutivo iniziale: è spinto dalla legge naturale verso la sua crescita, la sua completezza, la sua realizzazione, la sua maturità fisica, mentale e spirituale e che consente lo sviluppo delle qualità insite e allo stato potenziale di ogni essere vivente. I “talenti” che ognuno di noi ha fin dalla nascita per fattori genetici, sono poi condizionati dall’ambiente, dal livello sociale, culturale, morale, spirituale della famiglia in cui si vive. Per mezzo della volontà e del libero arbitrio ognuno è chiamato a sviluppare e a far fruttare i “talenti” iniziali. L’inettitudine, l’inerzia, l’apatia, l’indifferenza impediscono lo sviluppo delle potenzialità dell’individuo.

Se una persona è travolta dai suoi singoli problemi, se non è libera dentro, se è succube del suo personalismo, condizionato dalle tendenze dominanti, delle sue manie, dalle sue debolezze, non può dare nulla di buono agli altri: come potrebbe dare ciò che non possiede se è lui ad aver bisogno di sostegno?

Solo quando una persona sviluppa una personalità armonica con se stessa è in grado di interagire armonicamente nel sociale. Solo quando un individuo si impegna a superare i propri limiti tende alla realizzazione integrale di se stesso e dà il meglio delle sue possibilità personali. Si è credibili solo quando si è coerenti nei propri principi e nel proprio ideale di giustizia. La coerenza e l’esempio sono componenti imprescindibili per chi spera in un mondo migliore.

“Essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo” diceva Gandhi. Non puoi pretendere dagli altri ciò che tu stesso non vivi. Non puoi pretendere giustizia e onestà se tu non sei giusto e onesto; non puoi sperare nel rispetto per le regole se tu le infrangi. Occorre passare dalla coscienza individuale alla coscienza collettiva, capire che i problemi di ognuno incrementano i problemi del contesto in cui si vive.

Capire che ognuno di noi è parte inscindibile di un contesto in cui nessuno è separato e in cui nessuno può vivere senza interagire: vivere per se stessi, assorbiti dalle proprie problematiche, significa consegnare nelle mani di chi ha interesse a conservare l’attuale stato di cose. Occorre superare la tendenza a scindere la propria responsabilità personale da quella della società in cui vive. Interessarsi della propria crescita personale significa curare lo sviluppo armonico della 4 fondamentali componenti dell’entità umana: fisica, mentale, emozionale e spirituale.

La felicità personale è direttamente proporzionale al superamento dei propri limiti e allo sviluppo simultaneo, simbiotico e bilanciato del nostro benessere fisico, della nostra intelligenza, del nostro senso critico positivo, dalla sensibilità del cuore e dal riferimento oggettivo ad un ideale superiore.I valori fondamentali dell’individuo non si improvvisano e in questo la famiglia, la scuola e lo Stato hanno una diretta responsabilità della quale non possono sottrarsi.

I bambini non vengono educati all’amore, alla pace, ma al materialismo, alla competizione, all’indifferenza, all’edonismo. Ciò che realmente occorre è rendere migliore l’uomo per migliorare i meccanismi, i sistemi, il mondo. 

In futuro l’Universalismo sarà la sola via da percorrere; il sincretismo delle grandi dottrine: il biocentrismo è ciò che renderà responsabile l’individuo verso la natura e che gli consentirà si superare la visione antropocentrica della vita.


Deve nascere in ognuno di noi la consapevolezza che l’umanità e l'interezza dei viventi è una sola famiglia, che gli animali sono diversi da noi solo nella forma fisica, che tutti respiriamo la stessa aria, beviamo la stessa acqua: un sangue rosso scorre nelle vene di tutti. Ma quando una parte del Tutto è ferita o sofferente è l’intero organismo che è in pericolo di vita. Siamo parte di un tutt’uno. O ci salviamo tutti o nessuno.

Sta sorgendo una NUOVA COSCIENZA UMANA, UNA NUOVA ETICA che valorizza le possibilità dell’animo umano rendendo ognuno artefice del proprio destino e pone le basi di una umanità finalmente libera dalla violenza, dalla malattia e dal dolore.

Franco Libero Manco

Le omissioni nella storia della Banca d’Italia


Ante scriptum  di Marco Saba: “La lunga vicenda della moneta di occupazione “americana” si concluse con la legge n. 3598 del 28 dicembre 1952, che obbligò il Ministero del Tesoro a rilasciare alla Banca d’Italia Buoni del Tesoro Ordinari per un ammontare corrispondente… a quello delle fraudolente Am-lire ritirate e bruciate in seguito alla Convenzione del 1946… Questo doppio addebitamento all’Italia delle spese del falsario Alleato costituirono il corpo principale dell’odioso debito pubblico del dopoguerra”
Vedi anche: The Finance of European Liberation with special reference to Italy – by Frank A. Southard, Jr., 1945
http://www.scribd.com/doc/39170630/The-Finance-of-European-Liberation

Le omissioni nella storia della Banca d’Italia
Pubblicando l’elenco dei governatori della Banca d’Italia, in occasione della nomina nell’ottobre 2011 di Ignazio Visco al vertice di essa, si è taciuto il non breve periodo corrente tra la fine maggio 1944 e la fine aprile 1945, quando la banca centrale fu trasferita al Nord della penisola, da Roma a Milano, per sottrarla ai bombardamenti aerei nemici e sotto l’incalzare della avanzata delle truppe militari del fronte degli Alleati (USA, Gran Bretagna, URSS, Francia, ecc.). Queste furono nemiche dal 10 giugno 1940 e, per l’atto di resa (sotto forma di sospensione dello stato bellico) sottoscritto e subìto a Cassibile dal generale Giuseppe Castellano, assistito dallo avvocato Vito Guarrasi (cugino di Enrico Cuccia e, negli anni successivi, potente personaggio del sottobosco della politica siciliana e nazionale) plenipotenziari dello illegittimo (perché incaricato “motu proprio” dal sovrano, ma MAI ratificato dal Parlamento, con altri concomitanti errori formali e sostanziali inficianti la validità giuridica) governo Badoglio (vedasi: Elio Lodolini, Dal governo Badoglio alla Repubblica Italiana, Genova, Italia Storica, 2011) il 3 settembre 1943, divennero, dal giorno 8 settembre 1943, “occupanti del territorio italiano” (secondo la dizione del testo della “resa incondizionata”, che in Italia fu, invece, contra pacta et legem, chiamata falsamente ed arbitrariamente “armistizio”) ove imposero un proprio Governo Militare Alleato per i Territori Occupati – A.M.G.O.T. – , vigente fino al 31 dicembre 1945 e, per alcune prerogative, fino al 31dicembre 1947, con “impegni e vincoli” successivi tutt’ora vigenti.
E’ storia incontestabile che, nel trasferimento della sede e di tutti i servizi al Nord d’Italia (effettuato dopo l’abbandono della capitale da parte del re e del suo governo, avvenuto il mattino del 8 settembre 1943, con “fuga concertata con plenipotenziari germanici” conclusa all’alba del 10 settembre 1943 con l’imbarco ad Ortona sulla corvetta “Baionetta” e l’approdo la notte dello stesso giorno a Brindisi, in zona ormai controllata dal nemico Alleato) compiuto negli ultimi giorni del mese di settembre 1943 dal governo fascista della Repubblica Sociale Italiana, naturalmente subentrato alla “vacatio” su due terzi del territorio creata dalla tragicomica “fuga” della monarchia verso il nemico, il governatore della Banca d’Italia in carica, Vincenzo Azzolini, seguì doverosamente la sede, l’organico dirigenziale, le riserve monetarie e la riserva aurea presso di essa custodita, a Milano.
A causa del rientro a Roma di Azzolini, dopo 8 mesi dalla costituzione della R.S.I., verso il 28 maggio 1944 (certamente in vista della conquista di Roma da parte degli Alleati, ma ufficialmente “per urgenti motivi familiari”, con preavviso al suo Ministro che gli contestò il “sospetto” ed i rischi conseguenti – Azzolini fu incarcerato poi e condannato anche a 30 anni di reclusione dalla “giustizia del Regno d’Italia”), il Ministro delle Finanze della Repubblica Sociale Italiana, prof. Domenico Pellegrini Giampietro, con Decreto ministe-riale n. 400 del 28 giugno 1944-XXII, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 159 il 10 luglio 1944-XXII, ratificato dal Consiglio dei Ministri il 14 novembre 1944, in forza di Decreto del Capo dello Stato del 8 ottobre 1943, confermò la nomina a Commissario Straordinario al governo della Banca d’Italia l’avv. Giovanni Orgera, insediato di fatto dal 1° giugno, che quell’incarico di surroga di tutti i poteri di governo della banca mantenne fino al 28 aprile 1945, cioè fino all’arrivo degli Alleati a Milano. Ciò, in modo inconfutabile, è confermato anche da pubblicazioni ufficiali dell’ufficio storico della Banca d’Italia.
Il regno del Sud, sedicente “Regno d’Italia”, fu svuotato di ogni prerogativa (senza territorio, senza parlamento, senza popolazione, tutti assoggettati al naturale governo dello A.M.G.O.T., ed esautorato anche nella fondamentale emissione monetaria) e fu costretto-ridotto ad almanaccarsi solo nella utopica creazione di un governo fantasma non governante.
Molto più tardi, “tollerato” dagli Alleati per precostituire capisaldi per il dopo guerra, trovò necessario – per completare la gamma delle “poltrone fantasma” relative ad enti et similia, retribuite lautamente con valuta in AM-lire – nominare un governatore della Banca d’Italia per poter esercitare, dopo l’ingresso degli Alleati a Roma, una funzione formale nell’edificio di via Nazionale. E in ciò, per la suddivisione di posti (criterio caratterizzante poi tutto il regime postbellico), fu insediato il senatore del regno (economista liberista ma interessato anche fattivamente all’opera del Ministro delle finanze del governo fascista Alberto de’ Stefani, ed ai novatori criteri fascisti e corporativi, e sempre fedele monarchico) Luigi Einaudi, approdato a Salerno nel febbraio 1945, dopo cauta lunga permanenza in Svizzera in conseguenza degli sventati, ma a lungo preparati, accadimenti determinati dall’8 settembre 1943. Governatore nominale, giacché nei territori conquistati dall’avanzata militare Alleata, di fatto le sedi provinciali della Banca d’Italia, anche per assenza di fondi monetari, non svolgevano attività, essendo fondamentalmente interrotto il servizio di tesoreria per conto dello Stato, che solo al Nord, nella giurisdizione effettiva e veritiera della Repubblica Sociale Italiana, aveva corso ed efficienza, persino con emissione monetaria.
Al sud d’Italia lo A.M.G.O.T. stampò e pose in circolazione titoli monetari – le famose AM-lire – per valore di 640 miliardi di lire, utili e necessari alle proprie truppe di occupazione per intrattenere rapporti civili, ma perniciosi per la pesante inflazione provocata nello intero sistema della circolazione monetaria italiana e protrattasi per anni, a causa della circolazione forzosa di quella carta moneta formale, di nessun valore reale. Senza ragione, ma solo al mero fine di falsare la storia, la Banca d’Italia odierna ha omesso l’indicazione e l’opera del commissario Orgera, svolta con zelo tra il maggio 1944 e l’aprile 1945 (un intero anno!), riconosciuta, però, nella Relazione presentata nel luglio 1946 dal governatore Einaudi, che elogiò quel Commissario per la rettitudine e la correttezza utili alla Banca ed allo Stato, precipuamente per il dopoguerra, che fu meno pesante proprio per ciò che fu attuato, e lasciato in eredità dalla Repubblica Sociale Italiana (vedasi: Collana storica della Banca d’Italia, I nazisti e l’oro della banca d’Italia, Laterza, 2001).
Va aggiunto, per dovere di verità, che il ministro delle finanze Domenico Pellegrini Giampietro, con l’assorbimento integrale allo Stato della Banca d’Italia s.p.a., anche mediante il commissaria-mento (secondo i Decreti citati), e delle sue disponibilità in liquidità monetaria e riserve auree, NULLA cedette gratuitamente ai germanici. Al contrario del Governo Badoglio, che barattò la riserva aurea in cambio di convenienze “personali” lasciando il Governatore Azzolini in balìa di un documento esibito il 10 settembre 1943 dal rappresentante della Banca del Reich di Germania, così che tra il 22 ed il 28 settembre 1943 quella riserva fu trasferita a Milano, sotto “protezione militare germanica”, senza, comunque, che MAI uscisse dal suolo nazionale, nemmeno quando la stessa Banca d’Italia, trasferì quella riserva in provincia di Bolzano il 16 dicembre 1943, nel comune di Fortezza, ove istallò apposita propria sede (vedasi: Domenico Pellegrini Giampietro, L’oro di Salò, Milano, in Candido, da 2 marzo a 1° giugno 1958) ove fu svolta sorveglianza da gendarmeria italiana e germanica. Sorveglianza che terminò il 5 maggio 1945, con il “subentro forzoso” delle truppe Alleate, che di tutto si accollarono proprietà e dominio.
Inoltre, come già pubblicato più volte (vedasi: anche Antonio Pantano, Ezra Pound e la Repubblica Sociale Italiana, Roma, Pagine, 2009), la situazione finanziaria generale lasciata dalla Repubblica Sociale Italiana alla sua cessazione, con attivo di bilancio dello Stato di 20,9 miliardi di lire, MAI più verificato dopo nella storia successiva della Repubblica oggi vigente, fu certificata da una commissione del Senato degli U.S.A. presieduta dal sen. Winkersham, che, con dichiarazione diffusa il 25 agosto 1945, affermò aver trovato nella sola R.S.I. del nord Italia situazione attiva di bilancio e florida nelle riserve e nei depositi bancari, al contrario di tutti gli altri stati europei visitati, inclusi gli scandinavi. Floridezza che permise all’Italia del dopoguerra facile ripresa economica e finanziaria, seppur gravata dagli oneri di svalutazione delle AM-lire imposti e confermati dagli USA nel 1947, dalle penalizzazioni relative alla condizione di Stato perdente, ratificate anche nello obbligato “trattato di pace” imposto a Parigi il 10 febbraio 1947, e per i vari piani Marshall, inclusi i costi per la restituzione della “famosa” riserva aurea, definita, per volere dei vincitori, solo il 29 giugno 1998, con accredito e restituzione di ultima frazione da parte dell’internazionale “Pool dell’oro” organizzato e gestito dagli Stati dei paesi vincitori la seconda guerra mondiale.
Antonio Pantano
Fonte: ABRUZZOpress

………..
Scrive Pierluigi a commento:
“Ottimo lavoro x il nostro crescere nella Verità con l’Amico VERO. Ecco ulteriori conferme che le logiche del Vero Mercato che difende le persone (il loro lavoro e il loro tempo) dallo strapotere monetario stanno trionfando ormai ovunque difendendoci dalla truffa della finanza virtuale e globale causa prima di tutti i disastri locali e internazionali. Quando partiamo col gruppo di acquisti per la distribuzione gratuita di soldi ai fratelli della “Vigna del Signore” per aiutare i loro parenti o conoscenti bisognosi? Rischi=ZERO! Utili centuplicati già in terra.. (un po’ criptico come significato, voi l’avete capito?)”

Tarocchi, le tredici lune, l'archetipo mancante... e la psicostoria


Il mio primo maestro in psicostoria è stato Isaac Asimov, un docente universitario nonché scrittore. Proprio dai suoi libri appresi che la storia non può stare nei libri. La storia -quella vera- è presente nella psiche collettiva e nella materia coinvolta negli eventi. Ciò che viene definita “storia” è al meglio una cronaca aggiustata in funzione di soddisfare le esigenze dei potenti coinvolti negli eventi descritti.. oppure rispecchia le posizioni ideologiche dei narratori, che debbono in ogni caso far sempre i conti con il potere in carica.. Lo vediamo anche nelle cronache attuali, quelle dei giornali, radio e tv, in cui la narrazione dei fatti è sempre aggiustata al fine di soddisfare un “potere” od un “idea”…
Isaac Asimov, come si intuisce dal nome, fu un ebreo americano di origine russa, la sua passione segreta fu quella di immaginare incredibili eventi intergalattici, mai avvenuti ma che avrebbero potuto avvenire.. Insomma faceva il professore e scriveva libri scientifici.. ma dai più era conosciuto per i suoi romanzi di fantascienza.. Ed è su uno di quei romanzi che conobbi il concetto di psicostoria… Ma ovviamente quel concetto era appena abbozzato in modo da lasciare al lettore, come me, spazio per ipotizzare risvolti e significati occulti.
Beh, a questo punto non so più se nella mia mente stia seguendo le ipotesi di Asimov oppure sia subentrato una nuova ispirazione che mi consente oggi di parlare così liberamente e compiutamente di questa materia. Intanto cominciamo a stabilire cosa significhi (per me) psicostoria.
Secondo la teoria di un altro grande scienziato (anche lui di origine ebrea), Albert Einstein Una forma che si manifesta nella spazio è semplice durata nel tempo. Come dire che la proiezione energetica della forma è individuabile soltanto in rapporto con la sua prosecutio temporale. Da qui l’idea che ogni cosa ed ogni accadimento sono semplici proiezioni spazio temporali, e pertanto “immaginarie”, ovvero percepibili attraverso la coscienza, che è invero un continuum inscindibile… Solo una coscienza riflessa, quella della mente, è in grado di fermare i fotogrammi nel caotico flusso energetico spaziotemporale rendendo le forme, i fatti, insomma ciò che compone lo svolgimento dell’agire, non solo visibili ma anche consequenziali e sperimentabili sensorialmente.
Nella descrizione degli eventi, definita storia, prevale l’impressione dell’osservatore (come sopra evidenziato), questa è la caratteristica della mente individuale che, percependo attraverso la rete di sue predisposizioni, interpreta ed aggiusta i significati delle azioni vissute o riportate.
A questo punto per conoscere la “verità” occorre rivolgersi alla psicostoria, ovvero alla capacità di lettura della memorizzazione automatica, empirica, della registrazione contabile non percettibile, presente nell’insieme degli eventi. Per cui se vogliamo conoscere la storia, quella vera, è necessario introdursi nel magazzino akashico della funzione mnemonica vitale, che è presente in chiave olografica in ognuno di noi.
Bisogna pescare nell’inconscio, bisogna percepire quello che è presente nella mente universale in forma di traccia mnemonica psico-fisica. Bisogna comprendere gli eventi narrati non solo dal punto di vista del narratore ma di quello dei vari personaggi descritti. Bisogna sprofondare nel mondo archetipale e sapersi riconoscere in ognuno dei “modelli” evocati. Bisogna lasciar andare la ragione e l’analisi per soffermarsi sulla memoria collettiva dalla quale possono così emergere messaggi e intuizioni diverse dalle conclusioni descritte nella storia ufficiale.
Isaac Asimov si prefiggeva di arrivare a ciò attraverso l’analisi memorica residua impressa negli oggetti coinvolti negli eventi.. Ad esempio se volessimo stabilire la verità sui fatti che hanno accompagnato la morte di Gheddafi, pur in assenza del suo cadavere, che ovviamente potrebbe essere il miglior trasmettitore, potremmo utilizzare un qualsiasi oggetto da lui posseduto ed usato in quei momenti fatidici.. la sua pistola d’oro? I suoi stivali? Ma io personalmente non supporto questa visione “fisicista” preferendo quella “psichica” della rielaborazione all’interno della mente, con richiami specifici all’evento, attraverso una specie di trance meditativa, un po’ quel che avviene ai medium durante le sedute spiritiche.
Con questo metodo possono aversi risultati “stravolgenti” rispetto a quelle che sono le opinioni sulle cause degli eventi storici, ad esempio nell’analisi che stabilisce i motivi della caduta dell’impero romano di solito si evidenziano sia la decadenza dei costumi, sia la calata dei barbari ma non si tiene mai conto delle conseguenze dell’affermazione cristiana, che fu veramente un fatto disgregante e distruttivo della romanità, trasformandola da civiltà politica laica in mera fondazione religiosa.
E qui mi sembra utile fare una piccola disgressione. Dopo la scoperta dei rotoli di Qumran è risultato evidente che gli insegnamenti e le cronache in essi contenuti anticipavano di fatto tutti gli insegnamenti cristiani. Solo che quei rotoli erano di molto antecedenti all’ipotetica nascita di Cristo. Dopo la distruzione di Gerusalemme ad opera di Tito si intensificò la diaspora ebraica (che era già iniziata da tempo immemorabile essendo gli ebrei già presenti in moltissimi luoghi nel mondo). Fra i vari gruppi o sette ebraiche quella degli Esseni era la più spiritualmente qualificata e la meno radicata alle tradizioni rabbiniche. Gli Esseni perseguivano una filosofia “umanitaria” in cui si prefigurava già un’ideologia “universale” poi continuata dalla chiesa cristiana. Inoltre gli Esseni avevano capito una cosa.. che nella immaginazione scritturale ebraica si continuava a prospettare l’arrivo di un messia, salvatore d’Israele. Ma di messia -o autodefinitisi tali- ne erano passati a decine nei secoli ed il risultato era sempre stato deludente. Per questo gli Esseni decisero -pragmaticamente- che non valeva più la pena di proiettare la venuta del messia in un futuro lontano (cosa che per tutti gli altri ebrei era motivo di speranza e di forza per continuare a mantenere la “fede”) e intuirono anche che non poteva trionfare presso le popolazioni umane una religione che fosse trasmissibile solo per via ereditaria diretta (geneticamente). Decisero perciò due cose che cambiarono radicalmente la loro struttura, allargandola sempre più, e rendendo inoltre la loro “religione” più alla portata di tutti. In primis stabilirono che il messia non doveva venire in futuro ma era già venuto in passato e “descrissero” (come fatto storico) un personaggio (che dal punto di vista delle cronache ufficiali romane non è mai esistito) mettendogli in bocca quegli insegnamenti che facevano parte della loro tradizione (quella dei famosi rotoli del Mar Morto di cui sopra) e soprattutto stabilirono che si potesse aderire alla loro “religione” non solo per censo ma anche per conversione…. Quella fu la causa della frattura definitiva tra la setta essena e l’ebraismo tradizionale e da quella frattura nacque il cristianesimo (che assunse una sua identità specifica a partire dal III secolo d.c o meglio dall’anno 1.000 di Roma).
Questo percorso esemplificativo, che qui vi ho narrato, è il risultato di una “lettura” psicostorica. Ed ora andiamo avanti, anzi scendiamo ancora più indietro nel tempo e nella storia.
Ricordate Matusalemme? Ma senza soffermarci su di lui ricorderete tutte le storie di tutte le tradizioni in cui si narra come nell’antichità mitologica gli uomini vivessero per centinaia di anni. Beh, nella remotissima antichità il computo del tempo non veniva fatto in “anni”, essendo quello il risultato di una valutazione e comprensione successiva, il tempo scorreva e veniva calcolato sulla base di fatti visibilmente più efficaci. Si calcolava in lune. Tutti i calendari dell’antichità erano calendari lunari. L’età delle persone si stabiliva sul numero delle lune, Persino in tempi relativamente recenti, quando gli inglesi invasero il nord America, gli aborigeni calcolavano la loro età in lune. E quante sono le lune in una vita? Possono ovviamente essere centinaia -se non migliaia- considerando che le lune nuove in un anno sono 13 ecco che una vita media (nel lontano passato) di circa 30 o 40 anni diventava una vita di 400 lune ed oltre. Se ad un uomo capitava di vivere per 80 anni, ecco che la sua esistenza enumerava un migliaio di lune… il che da un senso diverso alla durata della vita di patriarchi vari e compagnia… (infatti dal punto di vista genetico sappiamo che la durata della vita nell’uomo non è mai giunta a coprire le centinaia o migliaia di anni come affermato nelle storie mitologiche.
Ma proseguiamo con le 13 lune.. che tra l’altro erano collegate ai periodi fecondi delle donne e quindi il calcolo in lune era un ottimo sistema per descrivere gli eventi della vita, ed infatti per migliaia d’anni il valore dell’esistenza era basato sulla capacità femminile di procreare, sulla importanza della donna in quanto matrice ed espressione della Madre Terra. E la luna, si sa, è un simbolo femminile per antonomasia, legata all’istinto, all’intuito, alla magia, etc. Poi successivamente subentrò un rovesciamento di valori, senza voler qui esaminarne le cause, diciamo che prese il sopravvento una cultura patriarcale, o solare. Da quel momento in poi il tempo doveva essere calcolato in quadratura razionale, attraverso la comprensione del movimento dell’astro solare. Nacquero così i dodici mesi, come frammenti di un anno, e da quel momento in poi gli anni “solari” furono il metro di misura di tutto ciò che avviene sulla terra. Per cui la vita (misurata in anni) sembrò accorciarsi. Altro risvolto è che per stare nelle 4 stagioni i mesi dovevano essere pari e non dispari.
Gli archetipi primordiali, che originariamente erano 13 come le lune, in un percorso concluso fra una primavera e la successiva (nel calcolo lunare antico l’anno iniziava a marzo), ecco che ci si dovette adattare al nuovo computo, e la civiltà umana rinunciò ad un modello, ad una divinità simbolica. I segni zodiacali nell’astrologia solare infatti sono 12, e tutti collegati al modo di agire nel mondo, mentre è venuto a mancare l’elemento di congiunzione spirituale.
Eliminato il tredicesimo archetipo la stessa cosa avvenne con la scomparsa del quinto elemento (originariamente gli elementi sono cinque: etere, aria, fuoco, acqua e terra), quello più sottile, l’etere, che rappresenta anch’esso lo spirito. Insomma l’aggiustamento al metro solare e patriarcale escluse sia un archetipo che un elemento dall’esistente. L’elemento mancante sappiamo che è l’etere (però nell’antichissima tradizione indiana esso ancora sussiste) ma qual’è l’archetipo mancante, il 13°…?
Qui introduco un discorso psicostorico che mi è stato ispirato dallo studio accurato fatto da un altro ebreo di origine russa, Alejandro Jodorowsky, sugli archetipi incarnati dagli Arcani dei Tarocchi. Alcune parole sui Tarocchi non guasteranno.
Dice Covelluzzo da Viterbo: “Anno 1379; fu recato in Viterbo il gioco delle carte che viene da Seracenia e chiamasi naibi…” Questa è la prima certificazione storica dell’avvento dei Tarocchi in Italia, “nabi o navi” nelle lingue semitiche significa “profeta o indovino” ma sicuramente anche questo sistema divinatorio remotissimo proviene dalla Valle dell’Indo. I Tarocchi completi sono composti da 21 Arcani maggiori + lo 0 (matto) e da 52 carte (arcani minori) suddivise in quattro semi.
Ma in questo momento quello che mi interessa evidenziare è l’aspetto dell’Arcano XIII. Questo Arcano non ha nome, la tradizione compie l’errore di attribuirgli in modo arbitrario quello di “Morte”, forse semplicemente perché l’immagine ritratta è quella di uno scheletro che avanzando impugna una falce. Solitamente la morte viene descritta in queste sembianze.. ma se andiamo ad analizzare più attentamente scopriamo che -in primis- l’Arcano XIII non ha scritto -come tutti gli altri Arcani – il nome sulla carta, si tratta di un Arcano senza nome. Poi se osserviamo la figura ritratta scopriamo che sulla spina dorsale vi sono evidenziati i punti corrispondenti ad alcuni importanti Chakra, soprattutto quello alla base del coccige, sede tradizionale del Muladhara (Supporto Radice in sanscrito, ed infatti gli viene attribuita la valenza Terra). Il Muladhara, sede della Madre Universale Kundalini, rappresenta la forza creatrice (in chiave femminile) immaginata come l’infinita capacità generante in forma di un serpente arrotolato su se stesso. Quando si risveglia questa energia ecco che il percorso spirituale ha inizio. La verità e l’esperienza diretta dell’unitarietà della materia e dello spirito si fanno strada nella coscienza dell’iniziato. Ancora osservando altri particolari di questa carta scopriamo che vi sono due teste mozzate sul terreno, una femminile e l’altra maschile, contornate da vari organi di locomozione ed azione (mani e piedi) anch’essi recisi. Lo spettro, come dicevamo sopra, avanza lungo un percorso e sembra si faccia strada eliminando i concetti di maschile e femminile e gli organi con cui l’uomo compie le azioni nel mondo, ovvero il senso dell’agire e del considerarsi l’autore degli eventi vissuti. Questa identificazione nella dualità è chiaramente l’ego (io individuale).. e lo spettro, o Spirito, eliminando l’illusione separativa conduce l’anima verso la liberazione.
Ed ora vediamo come questo Arcano XIII sia in buona sostanza, l’immagine segretamente trasmutata e conservata del 13° archetipo lunare scomparso… Si tratta dell’archetipo che riporta il tutto al Tutto, a ciò che è sempre stato. Riconduce lo spirito, illuso dalle forme e dalla separazione temporale e spaziale, allo Spirito onnicomprensivo ed eterno…
Insomma l’archetipo “mancante” è quello cancellato dalle religioni monoteiste patriarcali che hanno trasformato la conoscenza dell’Assoluto non duale, in conoscenza del bene e del male, in forma di un serpente tentatore che allontana l’uomo da Dio… Mentre è esattamente il contrario.. ovvero è l’esclusione della coscienza spirituale spontanea e naturale dell’uomo (e l’immissione nella cultura e nella psiche umana di concetti religiosi basati sulla “descrizione” storica di una creazione lineare compiuta da un Dio separato dalla sua stessa creazione e dalle sue creature) che contribuisce alla alienazione dell’io individuale dal Tutto.
Insomma il XIII archetipo mancante è la Spiritualità Laica….
Paolo D’Arpini

Così parlò Carlos Castaneda: "La Percezione del Mondo è la fissazione del Punto d'Assemblaggio"



Alla nascita l’essere umano sperimenta percezioni totali ed è immerso in un senso oceanico di Unità. Il Punto d’assemblaggio ondeggia su e giù. Successivamente interviene una potente forza esterna che via via fissa il Punto d’unione in una posizione precisa. Questa forza è la visione del mondo che genitori ed educatori trasmettono al bimbo attraverso il processo della socializzazione. «Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è.» Don Juan Matus (1) 

Il bambino apprende come deve percepire il mondo per essere pienamente integrato. Come conseguenza di questo processo il Punto d’assemblaggio viene poco a poco fissato in una posizione, nella quale il bambino poi condivide questa realtà ed i suoi precetti e quindi impara ad interagire con essi in maniera sensata e coerente. Passo dopo passo, gli viene resa familiare una descrizione dei mondo, che egli impara a percepire, mantenere e difendere come “la vera realtà”. In altre parole, il bambino impara a mantenere fissa la posizione del Punto d’assemblaggio. 

Quest’ultimo, che gli sciamani Toltechi vedono nell’emanazione dei corpi energetici di ogni essere umano, si fissa così tra le scapole a circa un metro di distanza dal corpo fisico. Il guscio luminoso che circonda ogni essere umano rimane sempre in contatto con la totalità dell’Energia Universale, ma l’uomo non ne è cosciente. Il Punto d’assemblaggio si configura dunque come una sorta di binocolo che si può fissare solo su un piccolo obiettivo per permetterne una visione. Ma quel piccolo obiettivo è per ogni essere umano la propria visione del mondo! L’intero mondo che si percepisce non è che la fissazione del Punto d’unione in una delle infinite posizioni possibili! 

Spostando il Punto d’assemblaggio verso altre parti del proprio guscio luminoso si possono percepire altri mondi. «Ma la forza della fissazione nella sua posizione consueta è talmente grande, il senso di realtà che ne risulta talmente avvincente, che non resta più alcuna via di fuga. Tutta l’energia a nostra disposizione viene quindi impiegata per il mantenimento del mondo che conosciamo, così che non ne resta più a sufficienza per riuscire a vedere oltre il bordo del piatto della nostra realtà, per non parlare poi del riuscire a lasciarla. Le piante di potere diedero agli stregoni dell’antichità l’energia necessaria per uno spostamento del Punto d’assemblaggio, tuttavia questo movimento era incontrollato e violento e le sue conseguenze energetiche e fisiche catastrofiche. Così essi cominciarono a servirsi del vedere per trovare delle alternative. Videro quindi che il Punto d’assemblaggio si muoveva anche in presenza di condizioni estreme come la fame, la febbre, la malattia, la debolezza senile e così via. 

Anche l’assenza di sonno, il digiuno, privazioni sensoriali e la meditazione profonda risultavano utili allo scopo, ma gli spostamenti così ottenuti risultavano ancora molto instabili, ed il prezzo da pagare era alto. La scoperta decisiva la fecero quando diressero il loro vedere sul fenomeno del sonno: al momento di addormentarsi, il Punto d’assemblaggio cominciava a vibrare e poi si muoveva all’interno dell’uovo luminoso. Più lontano esso si spostava, più bizzarri e strani erano i sogni che le persone esaminate poi raccontavano.» (2)

Fonte: http://www.carloscastaneda.it/

 RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
 (1) Carlos Castaneda, Una Realtà Separata (2) Norbert Classen, Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan

Le razze umane esistono o non esistono? - "Dialettica e propaganda" di Uriel Fanelli




....ieri mi ero messo a passeggiare per le colline circostanti a
Neandertal, e camminando si pensa. E cosi' , tra una collina ed
un'altra , ho iniziato a riflettere su questa cosa di Neandertal.
Innanzizutto, la valle si chiama Neandertal, senza nessuna , ma
proprio nessuna h. (http://de.wikipedia.org/wiki/Neandertal ). La "h"
fu aggiunta , sembra, da chi voleva "latinizzare" il nome degli
ominidi: i siti archeologici prendono una "h" e si chiamano
Neanderthal.

Lo scrivo perché, tra un cartello stradale "Neandertal" e
l'altro, per poi passare ai cartelli nei boschi che hanno la "h" ,  ho
cominciato a chiedermi dove diavolo mettere le h, visto che non ci
sono nel nome originale.  Ecco, adesso lo so io e lo sapete voi. Se
indicate la vallata dove c'e' Winklermühle allora e' senza H, mentre
se indicate i siti archeologici mettete la h in "thal", in modo che la
valle (tal in tedesco) diventi un "thal", qualsiasi cosa sia.
Inizialmente , sapendo che "tal" significa valle, ero restio a
metterci la h , e la mettevo all'inizio,

Ma non e' questo il punto. C'entra con l'uomo di Neanderthal, ma parla di altro.
Mia madre, che era emigrata da un bel pochino di distanza verso la
bassa ferrarese, i primi tempi ebbe dei problemi linguistici. Da
questi problemi nacque una certa idiosincrasia rispetto al legame tra
lingua ed integrazione. Da cui, non mi permise mai di dire una sola
parola in dialetto ferrarese. (che imparai nella versione stretta(1)
quando all'universita' frequentavo solo casa di mia nonna). Il motivo
per il quale insisteva che imparassi l'italiano era, a suo dire, che
"non serve a niente aver ragione, se non puoi difendere le tue
ragioni".


Sono cresciuto avendo chiara una cosa molto semplice: qualsiasi
dialettica deriva da un dibattito, e solo la dialettica che domina il
dibattito produce effetti reali. Il dibattito, tuttavia, non e' quello
televisivo. E' quello reale, effettivo, quello che fanno i vicini, il
vostro capo, i vostri amici. Perche' questo ha impatto su di voi.
Dominare il dibattito in TV puo' sembrare vantaggioso, ma se appena
spegnete la TV e aprite bocca arriva qualcuno e vi fa fare delle
figure da polli, la TV e' inefficace.


Come capita ai giornali di oggi, o alla TV di oggi: puoi difendere
tizio e caio quanto vuoi, ma appena esci dalla TV, e parli con altre
persone, nel dibattito sociale, nel dibattito reale, quello che forma
le opinioni dominanti , con quel che si dice in TV fate una figura da
gonzi. Certo, in TV la Boldrini si difende dall'accusa di scarrozzare
il fidanzato qui e la' a spese dell'erario dicendo che "ce l'avete con
lei perche' e' donna". Provate a sostenere una simile posizione fuori
dalla TV, e vedete cosa vi succede: come minimo ci fate la figura dei
gonzi. Morale: se non si dispone di una dialettica efficare, dominare
i media non serve a nulla. M5S , che dice cio' che non si puo' dire
sui media, e' un esempio: sui media grillo e' perdente, ma nel
dibattito di strada e' assolutamente vincente: "questa classe politica
ha affossato l'italia" e' attaccabile quanto un tirannosauro.(2)
"Stiamo di merda quanto prima se non di piu'" e' anche questa molto
difficile da attaccare.


La morale di questo discorso e' che se volete combattere contro , che
so io, un pregiudizio, dovete avere degli argomenti che reggano nel
dibattito tra "uomini qualsiasi". Quando parlo di "armi e munizioni
contro il pensiero mainstream" mi riferisco proprio ad avere degli
argomenti con cui combattere in strada. Una frase, un punto di vista,
qualcosa per il quale chi sa solo quel che sente in TV non abbia
argomenti per replicare.


Torniamo a Neandertal. In passato, dopo la seconda guerra mondiale, si
cerco' di costruire un insieme di dialettiche che consentissero
all'uomo della strada di combattere le ideologie basate sull'idea di
razza, e si cerco' di fare in modo che chiunque potesse rispondere,
venendo in contatto coi propagandisti razzisti, "ma non lo sai che
XYZ?". Questo faceva si' che il razzista venisse zittito sempre, e
quindi fece scomparire molte delle teorie della razza dal dibattito
moderno.

Ma si fece un errore. Un errore grave, che ho realizzato ieri,
leggendo il "giornale di Neanderthal" una specie di pubblicazione che
appendono fuori dal museo di Neanderthal, con tutte le novita'
scientifiche che riguardano l'argomento. Insomma, una rassegna stampa
sull'uomo di Neanderthal.


Che cosa sta succedendo? Sta succedendo che i primi studiosi a
prendere in mano la questione delle origini remote dell'uomo erano
umanisti. E gli umanisti hanno un piccolo problemino: sebbene sappiano
costruire e raccontare storie avvincenti, raccontano storie deboli.
Raccontano storie deboli perche' credono che nessuna scienza possa
davvero contestarli , e quindi non si fanno scrupoli nel raccontare,
raccontare, raccontare.


Non so se avete presente quegli archeologi che trovano un dente e un
frammento di costola, e vi dicono "qui viveva una famiglia, due
milioni di anni fa. Lui era interista, lei era un po' stronza, avevano
tre figli, due erano un pochino scavezzacollo, e la maggiore un
pochino mignotta. Votavano a sinistra".  Sulle prime uno ci crede, ma
poi nota che quando la polizia scientifica arriva dopo DUE ORE da un
omicidio, ha la scena del reato fresca, completa di testimoni e
reperti , spesso fatica a ricostruire l'accaduto. E allora inizia a
dubitare.


In particolare, questi umanisti presi da grandissima buona volontà si
misero a raccontare delle palle. Convinti che non sarebbero mai stati
contestati, ed animati da intenzioni tutto sommato giuste (combattere
le teorie della razza) , si misero a raccontare storielle che non
avevano fondamento alcuno. Pur di contraddire i teorici della razza,
intento tutto sommato nobile, posero le basi per il disastro che sta
per avvenire.


Innanzitutto, raccontarono una stavagante storia di diete, pesce e
carne, secondo cui un negro che arrivi dall'Africa e colonizzi
l'europa diventerebbe bianco perché cambia dieta. Come se in Africa e
in India mancassero zone dove la gente ha la pelle nera , ma fa freddo
e si mangia pesce. O carne. O sorcazzo cosa: l'Europa non e' cosi'
unica da avere condizioni irripetibili, e non si capisce come mai in
Africa tutte le pelli siano scure, nonostante il continente offra un
bel coacervo di climi ed alimentazioni.


Ma tant'è: per zittire i teorici della razza, si inventarono di sana
pianta che i Neanderthal si fossero estinti SENZA accoppiarsi (poi
rivelatosi falso) , che gli europei discendessero da purissimi
africani emigrati (anche questo sembra falso) e che la pelle bianca e
i capelli chiari fossero una semplice mutazione dei tratti africani,
per cui non sarebbe esistito nessun tratto genetico primigenio, ovvero
fondante della razza, a dividere bianchi e neri.


Il guaio è che poi sono arrivati i genetisti, e le cose sono cambiate.
Innanzitutto, gli uomini di neanderthal avevano la pelle chiara e
spessa , i capelli rossi o biondi, gli occhi chiari, e i capelli più
lisci degli africani. E non solo si sono accoppiati , ma hanno
lasciato anche un 3% del loro DNA negli europei. La parte che ci da'
la pelle chiara, gli occhi chiari, i capelli più lisci e chiari
rispetto agli africani. Comprese alcune malattie , come il Lupus, per
via della pelle piu' spessa.


Ora, e' un bel colpo per la scienza, ma il dramma e' diverso: nella
discussione di strada, oggi i teorici della razza possono dire, e
possono dirlo citando dei fatti scientifici, che gli europei abbiano
tratti genetici diversi, assenti negli africani. E possono dire, allo
stesso modo, che questa differenza si origini alle origini stesse
dell'europa, ovvero che non venga da fuori.


Questo ovviamente non dara' ragione ai razzisti, ma consente loro di
vincere i dibattiti. E' assai facile adesso, per loro, zittire le
controparti. Possiamo discutere di quanto poco sia quel 3% del genoma,
ma quando uno scimpanze' differisce da noi di ancora meno, anche
questa strada e' sbarrata. In questo momento, molto semplicemente, se
l'obiettivo e' vincere il dibattito in "main street", i razzisti hanno
argomenti scientifici migliori.

Una delle regole della dialettica da strada dice che se avete torto su
una cosa sarete meno credibili su tutto, ma il guaio e' che il
disastro continua.

Negli anni '70, negli USA infuriava un dibattito sui negri
all'universita'. CI fu addirittura un presunto studio scientifico che
diceva che i negri fossero meno intelligenti dei bianchi, o meno
adatti alla scuola. Nell'infuriare della polemica, gli stessi umanisti
decisero di fare una specie di pompino paleontologico progressista,
dicendo che l'europa fosse stata popolata da africani emigrati. Si
inventarono una storia secondo coi gli africani avrebbero popolato
l'europa , spazzando via i neanderthal, che a detta loro sarebbero
stati "culturalmente inferiori" perche' avevano tecnologie peggiori.
Insomma, vedete come erano intelligenti gli africani?

Anche questa storia era senza fondamento alcuno. La "migrazione" fu
ricostruita praticamente senza scheletri, solo notanto la diffusione
di strumenti "africani" dentro l' Europa, senza curarsi del fatto che
il clima stesse cambiando , che quindi cambiassero gli animali da
cacciare, i tipi di legna a disposizione e che le zone ove trovare
selce si stessero scongelando , insomma, alla fine era tutta fuffa.
Tracciando i DNA si vide poi che semmai questa "migrazione" era
arrivata dall'Asia.


Poi ci furono molti ritrovamenti di capanne di neanderthalensis, un
pochino in tutta europa,  e si vide che non erano cosi' "arretrati". E
a finire, il problema veniva proprio dalle grotte di Neanderthal: come
fai a chiamare "arretrata" una tribu' che inventa' l'arte pittorica?

Adesso stanno arrivando sempre piu' evidenze che non solo in Europa,
ma anche in Asia esistessero diversi tipi di ominidi NON derivanti
dagli africani, e che le migrazioni dall' Asia era piu' frequenti, e
che insomma, tutta la storia dei padri africani dell'umanita' non
aveva alcun senso. Peraltro, pochi giorni fa sono siate trovate delle
orme in Inghilterra, che testimoniano la presenza umana 750.000 anni
fa in europa. Difficile continuare con la stronzata degli africani che
colonizzano un mondo vuoto o popolato di "razze inferiori".

Anche la storia della superiorita' militare degli emigrati africani
sui neanderthal ha iniziato ad incrinarsi quasi subito. Lo scheletro
dei neanderthal ha le ossa curve per ottenere piu' leva ai muscoli.
Forse non e' chiaro a tutti l'effetto di una leva, ma un uomo di
neanderthal poteva sfondarvi il torace con un pugno. Intendo
"sbriciolare le costole". E poteva anche sfondarvi il cranio , con un
pugno. Sfondarvi, intendo "tiro un pugno tra gli occhi e vedo il tuo
cervello cadere a terra".

Ora, diventa sempre piu' difficile raccontare che un africano cosi'
debole (come siamo noi) potesse abbattere quella specie di tarchiato
culturista , solo perche' la sua lancia in selce era 3 centimetri piu'
lunga. A meno che non facessero strategie di guerra, affermazione
senza prove, il confronto era una specie di rissa , una serie di corpo
a corpo, nel quale un uomo di neanderthal poteva strozzare un sapiens
con un braccio solo, sfondargli il cranio con un solo pugno,
sfondargli le costole sempre a pugni. Oh, si, aveva una lancia 3
centimetri piu' lunga. Il defunto.


La stessa migrazione fu ricostruita in maniera assurda. Si decise che
siccome i monili africani si diffondevano in Europa, non potesse
essere concluso che il clima europeo stesse cambiando e richiedesse
tecniche simili. No, doveva essere una migrazione. Insomma, siccome ci
sono iPhone ovunque, veniamo tutti da Cupertino. La quantita' di
reperti, poi, sul piano statistico non bastava a dire nulla. Anche il
discorso del soppiantamento, non era necessariamente una questione di
superiorita'.

Insomma, gli stranieri arrivano qui, li ammazziamo e ci accoppiamo con
le loro donne. Mentre (per motivi misteriosi) , pur di accontentare i
progressisti nel dibattito americano Pro Luther King, si era detto che
fosse stato il contrario: gli africani arrivano qui, uccidono i maschi
e si accoppiano con le donne locali.


Una volta stabilito che si accoppiarono, cioe', il problema e' "chi
con chi"? Abbiamo l'esame del dna mitocondriale e quello del dna
nucleare. Allora, oggi abbiamo DNA nucleare di neanderthal, e dna
mitocondriale africano. Si direbbe che siano stati gli uomini di
neanderthal ad accoppiarsi con donne africane, e non viceversa. O gli
uomini arrivati dall'africa erano scambisti, oppure le cose non sono
andate proprio come si dice sinora.

Morale: il castello di carte crolla. Il che non sarebbe nulla di male,
perche' la scienza e' piena di nuove scoperte. Il guaio non sta nel
mondo accademico, che ha digerito e puo' digerire cambiamenti di
paradigma del genere. Il problema sta nel dibattito di strada, il
dibattito dell'uomo comune.


Nessuna delle argomentazioni prodotte per contrastare i razzisti e'
integra. NEssuna e' piu' efficace. Nessuna funziona piu'. E'
possibile, assolutamente possibile, che continuando a ricostruire i
tasselli della specie umana salti fuori quel che molti sospettano
sempre di piu' e sempre piu' spesso.


Prendete i grandi felini. Un tempo erano diffusi praticamente in tutto
il pianeta. Ovviamente, una tigre asiatica bianca e' diversa da una
africana,e  probabilmente la tigre europea era a sua volta diversa.
Esistevano pantere di tante dimensioni, i leoni avevano la criniera
oppure no, a seconda che vivessero in montagna o no. Insomma, se
prendiamo i felini , che erano diffusi ovunque, e li osserviamo,
scopriamo che di differenze tra zona e zona ce n'erano.


Allo stesso modo, se consideriamo che la specie umanai sia diffusa su
tutto il pianeta, non e' impossibile pensare che salteranno fuori
degli homo asiaticus, degli homo siberianis, degli homo sinensis,
degli homo indianis, e che magari nessuno debba , almeno in epoche
antiche, la propria esistenza a nessun altro.

E' possibile, cioe' , che tra poco qualcuno arrivi con una prova
fumante e dica "signori, le razze esistono".  Sempre nuovi
ritrovamenti di scheletri , in giro per il mondo, stanno costruendo un
bel mosaico di "progenitori". Quanto reggera' ancora il castello
"discendiamo tutti da antenati africani" e' difficile dirlo.


Ora, il punto e' semplice: presto , molto presto, i razzisti avranno
piu' argomenti degli altri. Vinceranno ogni dibattito. Ma non in TV:
per strada. Dove c'e' l'uomo che VOTA.


I vecchi argomenti degli antirazzisti sono morti, o pressoche'
inutilizzabili, e questo significa che presto, nel dibattito pubblico,
 saranno gli antirazzisti a sembrare stupidi e i razzisti a sembrare
intelligenti, invertendo il trend degli ultimi decenni.


Per ora, gli umanisti che studiano la storia umana si limitano a
reagire con la propaganda. Lo dico perche' e' propaganda quando si
prende qualcuno e lo si dipinge grottescamente, per poi prendere
qualcun altro e metterlo in risalto, e' propaganda. Lo faceva Der
Stürmer.


Quando vedo le ricostruzioni degli uomini di neanderthal vicino a
quelle dei presunti colonizzatori, mi viene da ridere. Sappiamo che i
neanderthal avessero una massa muscolare grossa, ed una leva migliore
sulle ossa. Non avrebbero fatto tutta questa fatica a camminare
dritti, anziche' curvi. Sappiamo che avevano pelle piu' spessa e
pannicolo per difendersi dal freddo. Quindi , mangiavano abbastanza
bene e tanto flaccidi non erano. Sul viso sappiamo che avevano meno
mento (o nessun mento)  e un naso meno lungo, che avevano occhi piu'
chiari e capelli piu' chiari. Niente di questo fa sospettare il mostro
che si mette vicino - oh, per comparazione, alle raffigurazioni del
presunto uomo venuto dall'Africa, che e' sempre raffigurato eretto, e
ha sempre lineamenti che definirei ellenici.


Ora, tutto questo castello di carte e' crollato.


Il vero problema e': ma se anche ci fossero razze diverse, sarebbe poi
un dramma? Ok, i felini hanno non so quanti tipi di pantera , che
vanno dalla tigre al ghepardo. Che cosa sarebbe di cosi' stravagante
se , come sembra emergera' coi progressi della genomica, si scoprisse
lo stesso per la specie umana?


Essere di razza diversa e' un motivo per ammazzarsi, o farsi del male?
Questi sono i punti difficili che lo stratagemma del pompino
accademico non ha voluto affrontare. Dopo la seconda guerra mondiale,
con la fine dei regimi razziali europei, era assolutamente
indispensabile mettere a tacere, ed in fretta, i razzisti. Quando
caddero i regimi razziali coloniali e post coloniali in USA e UK, sino
finalmente al sudafrica, tutto fu risolto semplicemente negando che ci
fossero reali, significative differenze.


MA nessuno prese la briga di esaminare il VERO problema: "embeh?".
No, non sto scherzando. Il problema era proprio quello.


 Ammettiamo pure per assurdo (e per amore di speculazione) che fosse
vero (ma la statistica era fatta coi piedi) che i negri non siano
adatti all'universita', come si affermo' in USA negli anni '60. Ok, e
allora? Intendete ammazzare tutti quelli che non sono adatti
all'universita'? Immaginiamo pure per assurdo che i negri siano piu'
stupidi. Ok. Intendete ammazzare, o schiavizzare, tutti gli stupidi
del mondo?


Uhm. Programma ambizioso, direi.


Qualsiasi cosa attribuiate alla "razza", il vero problema e' che
quella misura si applica su chiunque. Volete davvero dire che la razza
X sia meno adatta al "pensiero astratto" e trasformarli per questo in
schiavi? Beh, mi raccontate del VOSTRO pensiero astratto? Non e' che
in giro pulluli di Platone ed Ipazia, eh. In un regime del genere,
dovreste stare MOLTO attenti a non finire dalla parte sbagliata
dell'asticella.


Volete dire che nella razza X siano tutti piu' stupidi, e per questo
togliere il diritto di voto? Uhm. Togliere il diritto di voto agli
idioti in effetti e' una proposta affascinante, ma organizzare delle
elezioni per dieci persone mi sembra esagerato, conviene chiamarli a
casa. Volete impedire l'ingresso all'universita' agli imbecilli? Ok.
Guardate i vostri figli. Osservate i video che guardano in TV, i
pantaloni che cascano lasciando le mutande fuori, le sopracciglia
scolpite ad ala di gabbiano. Ok, sembrano di una razza diversa, eh?
Insomma, gli umanisti nel dopoguerra europeo, che dovevano combattere
le ideologie razziali, insieme a quelli degli anni '60 negli USA, che
dovevano porre termine ai regimi di segregazione americani, avevano
intenti tutto sommato nobili, ma non affrontarono MAI il problema di
"e va bene, esistono le razze, e allora?".


Essi si limitarono ad inventare migrazioni, a "dimostrare" che tutti
vengono dall'Africa, che non c'era motivo per credere nelle razze. Ma
ora lo studio dei geni e i nuovi ritrovamenti mettono in dubbio tutto
questo. E' possibile che esistano le razze.

Allora, il punto e' che sebbene per gli scienziati questo e'
marginale, presto nel dibattito di strada gli antirazzisti non avranno
piu' argomenti "scientifici". Saranno deboli ed usciranno sconfitti
dalle discussioni della gente reale. Di quelli che votano.
E nessuno, pero', si sta dando fare per rispondere alla seguente domanda:
"Ok, le razze umane esistono. E allora?".

che e' il VERO argomento delle diatribe sulla razza, che nessuno ha
toccato prima, e sul quale, forse, si decidera' l'equilibrio
elettorale tra razzisti ed antirazzisti. Presto sara' possibile
stabilire chi ha geni neanderthal e chi no, con un esame molto
semplice. Sara' meglio che gli umanisti si affrettino a rispondere a
questa domanda, perche' oggi c'e' una grossa carenza di armi e
munizioni (dialettiche) dalla parte degli antirazzisti.

Almeno, specialmente per quelli che, come me, usavano argomenti
scientifici per rispondere loro. Oggi come oggi gli argomenti
scientifici sono "dalla loro parte". Quindi, rimangono quelli degli
umanisti.



Oppure, assicuratevi di avere abbastanza geni di neanderthal addosso.


Uriel Fanelli





(1) Stretta significa che, per fare un esempio, se per indicare gli
zoccoli il ferrarese medio direbbe direbbe "zzokul", prendendo in
prestito una parola italiana e localizzandola, io direi "kösp", che e'
la forma arcaica per le calzature di legno dei contadini.
(2) Uhm. Diciamo quanto un tirannosauro se la gravita' e' di 0.5 g.
Con 1g, si muove piu' lento di una tartaruga, e solo alzandosi in
piedi produce un cambiamento di pressione dei liquidi sanguigni di 1.5
bar. Significa che se alza la testa dal suolo sino al massimo
dell'altezza, per la decompressione il sangue gli ribolle per i gas. A
meno che non ci metta qualcosa tipo 2/3 minuti, come fanno i sub per
compensare la pressione, quella roba crepa di embolia appena cerca di
muoversi, solo per le variazioni di pressione in gioco.

(Fonte: http://www.keinpfusch.net)