La Religione Romana non è morta .. sopravvive nell'ombra



La Religio Romana non è cessata con l'avvento del Cristianesimo ma riuscendo a sopravvivere nell'ombra è giunta fino ai giorni nostri.

La grande esplosione di vita che ha riacceso questo antico sentire risale al Rinascimento, a partire dall'Accademia Romana di Pomponio Leto si tornò a una consapevolezza delle nostre radici che non si fermò neppure nei momenti più bui della nostra storia, fino a giungere al secolo scorso con il contributo di uomini come Reghini, Boni e Julius Evola.

La via Romana agli Dèi è un cammino che compie l'uomo nell'intento di riscoprire se stesso, scavare nella storia per ritrovare se stessi e le radici della nostra Civiltà.
Quello Romano è uno stile di vita, un codice di comportamento che plasma l'animo e il corpo, che porta a raggiungere una consapevolezza superiore di libertà e dominio di sé tramite il culto degli Dèi e l'applicazione delle Virtutes nella vita di tutti i giorni.
La Religio Romana è quindi una pratica quotidiana, una ritualità costante che illumina ogni nostra azione, dalle cose più piccole fino alle grandi scelte.

Essendo quella Stoica la filosofia Romana per eccellenza, essa ci impone una fermezza morale salda e inviolabile, la libertà intesa come elevazione dalla materialità e da ogni impulso istintivo e bestiale che ci piega ai vizi, ci rende dipendenti e sottomette la nostra mente; Libertà come Sommo Bene dell'individuo, l'autocontrollo, l'ordine e la disciplina che sono proprio di un animo forte che non teme nulla, che resta impassibile innanzi ai più gravosi pericoli, come uno scoglio in mezzo al mare in tempesta.

Dominio della mente, disciplina, pietas verso gli Dèi e il Mos Maiorum (il costume degli Antenati come guida immortale), l'uomo Romano è un uomo libero che vive in una comunità attiva e perscepisce attorno a lui un mondo vivo e pulsante dominato da innumerevoli forze invisibile che onora e rispetta in quanto esse fanno parte di ogni aspetto della Vita.
La via Romana dunque è un cammino verso una consapevolezza nobile e antica, l'applicazione pratica di tutti questi valori e norme nella vita di tutti i giorni che pongono come perno la Ragione contrapposta all'impulso, all'istinto, al piacere incontrollato: il cuore al servizio della mente.

Quella Romana è e resta una religione, e in quanto tale ha tra i suoi principi l'adempimento dei riti nel rispetto continuo e attivo degli Dèi, lontana da ogni misticismo essa porta l'individuo e/o la comunità a un alleanza con i Numi, la cosidetta Pax Deorum, l'equilibrio tra uomo e Dio, un patto inviolabile che garantisce il bene della Società, sia essa una Nazione, un'associazione o un nucleo familiare.
Tuttavia, anche se il romano esige una comunità, non va eslusa la pratica e la Pax Deorum in ambito individuale, poiché come religione e filosofia aiuta e guida il singolo anche nel privato... le grandi Società trovano nella fermezza dei singoli individui le loro solide fondamenta.

Ma essendo stata Roma il centro del mondo la sua Religio non si limita soltanta ai culti italici e latini, Roma divenne una Madre Universale che accolse nel suo grembo popoli e genti diverse con tutte le loro culture, essere Romani non ha quindi dei limiti geografici o etnici, Roma seppe unire sotto un unico vessillo tante razze e nazioni ed esse hanno lasciato un segno profondo nella sua Civiltà senza mai smarrire la propria identità: così ci furono celti, germani, arabi o popoli che neppure ebbero mai contatti con l'Urbe (come Mosca, la Terza Roma) che furono orgogliosi di continuare la "Missione" di Roma senza rinnegare il loro passato, tutti diversi ma uniti sotto un unica grande Idea.

Roma fondò una Civiltà immortale che trovò il consenso di genti lontane e opposte, elevandosi dai confini territoriali o religiosi, e la via Romana vuole scavare nella storia per riscoprire i valori di quei uomini che diedero vita a tutto questo.

A fronte degli innumerevoli orientalismi dilaganti nella nostra società, la Tradizione Romana può essere la risposta alle mille domande che la contemporaneità si pone, rendendo in tal modo perfettamente attuale l'antica Religio dei nostri Padri.

Religio Romana

"Il dito e la luna" di Alejandro Jodorowsky - Recensione


 

Il proverbiale genio e sregolatezza di Jodorowsky qui si applica, con una diligenza che forse non gli si conosceva, ad assolvere un’impresa che gli si direbbe a tutta prima poco consona, cioè a mettere ordine proprio là dove meno ce lo si aspetterebbe.

     A corollario di tutta una serie di storielle (originali) della tradizione zen, haiku e koan, Alejandro sfoggia il suo brillante repertorio di commenti ed interpretazioni, che ci lascia, come sempre è il caso quando si ha a che fare con un geniaccio pari suo, a bocca aperta. 


Se naturalmente il primo impatto con queste espressioni di una mentalità totalmente incomprensibile per la mente occidentale suscita semplicemente un gigantesco punto interrogativo (e persino un po’ di irritazione: ma come ragionano questi qua? A furia di bastonate ai discepoli?), dopo il chirurgico lavoro dell’ineffabile autore cileno la reazione è: “ma certo, è così chiaro, così profondo, così significativo! come ho fatto a non capirlo?”

     Fatto sta che ci doveva pensare lui a trarre un senso là dove altri (e probabilmente con questo indefinito si può indicare tranquillamente la maggior parte di noi) si sarebbero potuti strappare i capelli per settimane nel tentativo di decifrare l’apparente assurdità di questi enigmatici aneddoti; regalandoci così splendide perle di saggezza di vita rese accessibili dalla sua ispirata “traduzione”. 


Perché per mettere tutti quei puntini sulle “i” come ha fatto lui ci voleva solo la sua  penetrante spontaneità, la sua lungimirante intuizione, la sua fanciullesca verve, il suo farsi guidare da una sorta di istinto geniale che vede al di là della vista, o meglio ragiona al di là della ragione, senza mai rinunciare a lasciare la sua punturina di umoristico veleno, che in verità è il vero antidoto alla piattezza del senso comune. E a seminare anche, come sua firma, un po’ di disordine, perché, come dice lui stesso,”l’ordine perfetto esiste solo accanto al disordine”. Illuminante (tanto per rimanere nel contesto).

     “E’ geniale poter dire: io sono quello che sono……nessuna immagine di sè da dover dare! Tutti  gli esseri umani sono illuminati, tutti sono perfetti: il problema è che non lo capiscono” 

Simone Sutra

Ricordo di un maestro "elementare" di Antonella Pedicelli


Stasera ho ripensato al mio maestro di scuola elementare, venuto a mancare quest’anno durante il mio soggiorno in Puglia… Ci sarebbe tanto da scrivere, forse potrei incorniciare la sua opera in un elenco di validi “insegnamenti” elargiti ai suoi innumerevoli “allievi”, ma so che non sarebbe cosa “a lui gradita”..era così.. un tuono che esplode e poi scompare, il ruggito di un leone buono che aveva come unica famiglia.. la scuola.. noi eravamo il suo mondo e in lui trovavamo le risposte che spesso a casa nessuno sapeva offrirci. Ci ha insegnato tanto in termini che mi è difficile spiegare e soprattutto scrivere….
Questo che segue è un saluto.. a tanta “Vita” scritta nel mio cuore..
“In tutta fretta ho preparato le mie valigie e son partito….senza rimpianti, senza troppe parole,  senza destinazione finale, perché ho scelto di adattare ogni istante della mia esistenza al vivere in terra, come se fossi già in cielo e a sorridere di tutti quegli eventi che si perdono nella quotidianità, come i frutti acerbi, destinati a confondersi con le foglie umide d’autunno, che nel silenzio tutto trasformano…….”
Proprio così “è partito”, in fretta, senza dar modo a tanti dei suoi “amici” di salutarlo..si chiamava Leanzi Vincenzo e per 50 anni è stato maestro di scuola elementare a Monterotondo. Bagnati di pioggia sono tutt’ora i miei ricordi quando il suo volto si affaccia al balcone di un tempo nel quale tutto sembrava magico e lui era veramente “magico”…..quando ci insegnava a costruire gli aquiloni e a scegliere il vento giusto per farli volare; quando disegnava con una bravura incredibile gli abeti di natale con splendide decorazioni sui vetri delle finestre, quando leggeva in classe gli episodi più belli dei Promessi Sposi, con gli occhi mai troppo stanchi e con il fiato lungo di un atleta, nobile nei suoi gesti e allenato a vincere sempre….
Era magico quando regalava i gessetti colorati ai bambini delle altre classi che venivano a trovarlo per leggergli poesie e racconti premiati dai loro insegnanti con un giudizio “Ottimo”, che lui trasformava in un “miracolo creativo”, aprendo le porte del sorriso sul volto di tanti piccoli sognatori…..Poche parole, sulla punta della mia personale bacchetta magica, pochi “lustrini”, pochi vezzi… ma tanto affetto e il sole di quelle giornate insieme a lui, raccolte oggi da un cappello bianco, che si “aggira” curioso tra i banchi di scuola…senza fretta..raccogliendo ancora fiabe e poesie da offrire al Cielo della vita, in un abbraccio di luce!
Antonella Pedicelli

Come la memoria emozionale dal RNA si trasmette alla progenie



E' accertato scientificamente che alcune esperienze psicologiche ed affettive  traumatiche possono essere trasferite alle generazioni successive.

Coordinati da Isabelle Mansuy, i ricercatori del Brain Research Institute di Zurigo hanno rilevato, per ora sui topi,  che  molecole dei cosiddetti microRNA erano in grado di trasferire la memoria di situazioni traumatiche e stressanti dai genitori alla discendenza.

I microRNA  sono piccole molecole endogene di RNA a singolo filamento
capaci di alterarsi sotto stress e in grado di trasmettere l'informazione alla progenie.

In parole povere, una violenza, un evento conflittuale patito non genera solo conseguenze nell'individuo, ma riverbera lungo il suo albero genealogico.

Penso ai traumi post bellici, ad  uno stupro, ad un abbandono, ma soprattutto a quanto il karma venga sollecitato non solo nel presente, ma nel futuro generazionale.

"Siamo stati in grado di dimostrare per la prima volta - riassume Mansuy - che le esperienze traumatiche influenzano il metabolismo a lungo termine, che i cambiamenti indotti sono ereditari" e che gli effetti del trauma ereditato sul metabolismo e i comportamenti psicologici persistono fino alla terza generazione".

Questa scoperta importantissima estende il campo della psicoterapia non solo ai conflitti autobiografici attuali, ma anche ad antiche ferite genetiche derivanti da un passato ancestrale.

Se sussistono microRNA alterati dai conflitti patiti, deve esserci anche il modo di risanare geneticamente questi nuclei di dolore latenti.

L'ipnosi regressiva evocativa riportando alla luce le tematiche karmiche dell'inconscio ritengo sia in grado di scaricare  le dinamo karmiche dei microRNA.

E' solo una ipotesi, ma certamente nel mio lavoro quotidiano ne ho ogni giorno una verifica.


Angelo Bona

"Il nutrimento etico" di Emanuele Ciccarella - Recensione




Ogni vegetariano, tranne una trascurabile minoranza di persone che sono state abituate sin dalla nascita a questo tipo di dieta, ha normalmente alle sue spalle un passato di sofferta autocritica, di ricerca e di riflessione.

Per tutti noi, il primo passo è stato quello di compatire. Di patire cioè, insieme alle vittime, di soffrire sinceramente per il dolore e di percepire una decisa ripulsa verso una violenza assassina che soltanto l’impari rapporto di forze esistente fra l’uomo e gli altri animali può “giustificare”.

Certamente questo primo passo è senz’altro degno di ammirazione e di rispetto… ma bisogna onestamente riconoscere che il nostro sacrificio (volendo dimenticare i miglioramenti al bilancio ecologico-ambientale così bene descritti in questo libro) non porta ad altra conseguenza che
quella di salvare le nostre coscienze. Ben poca cosa, dunque. 


Sarebbe invece auspicabile –ed ognuno di noi continua irragionevolmente a dispetto della realtà ad alimentare questa segreta speranza- che la somma dei sacrifici e delle rinunce di ciascuno di noi fosse in grado di sviluppare un circolo virtuoso il cui punto più alto sarebbe la pacifica convivenza di tutti in un nuovo “paradiso terrestre”.

Giuseppe Zambon 
zambon@zambon.net


Il destino come scelta - Recensione


Nel campo della psicologia transpersonale Dethlefsen occupa una nicchia di prim’ordine, ed è facile capire perché sfogliando questo suo agilissimo testo, una piccola summa theologica, saremmo tentati a dire, quasi un manualetto da “giovani marmotte” nella sua essenzialità; aspetto che peraltro non va a discapito della completezza e della profondità della trattazione. 
     Evitando le astrusità e le tortuosità verbali e cerebrali di molti autori del settore, Dethlefsen ci guida con grande semplicità e con cristallina trasparenza attraverso temi di grande risonanza per la vita interiore. La lettura è pastosa e cordiale, poiché il tono discorsivo, fluido e sempre abbordabile  facilita un’assimilazione immediata e diretta di argomenti di vasta portata.
     Ma il più grande pregio dello psicologo tedesco riteniamo sia l’abilità nello smascherare e smontare le gabbie concettuali e i pregiudizi che generalmente si formano attorno a nozioni di non comune accettazione: il suo rendere limpida, lineare e “di tutti i giorni” la comprensione e la familiarizzazione con concetti quali per esempio l’esoterismo, indicante un settore generalmente ghettizzato nella terra di nessuno popolata da idee deformanti e spropositate dietro cui l’immaginario collettivo si rifugia come baluardo atto ad arginare tutto ciò che esula dalla razionalità. Il volo radente delle sue spiegazioni, ben guidato da una torre di controllo saldamente al comando della situazione in virtù di istruzioni di disarmante chiarezza, fornisce le nozioni da lui illustrate di carrelli d’atterraggio più che adeguati a prendere contatto con i terreni  a volte accidentati della mente.
     Illuminante in particolare il capitolo dedicato all’astrologia, che riconduce al suo vero senso la scienza delle stelle, un senso che in verità sfugge ai più: la responsabilità degli eventi si sposta dai pianeti, semplici vettori energetici, alle entità, o meglio ai principi primi preposti alla trasmissione degli impulsi archetipi che caratterizzano la nostra dimensione terrena; ma soprattutto alla loro interazione con l’individuo, che riacquista padronanza del suo destino nell’ambito di una progettualità assai più vasta, tramite l’alleanza con i principi che da sempre reggono le fila del gioco ma che sanno anche  piegarsi graziosamente al volere dell’individualità.
     Reincarnazione, numerologia, malattia, ritualità…tutti questi argomenti acquistano una loro affettuosa quotidianità, una volta conclusasi l’operazione di questo meccanico della psiche che li sdogana dal loro alone un po’ inquietante, e dopo averli ripuliti della loro intimidatoria connotazione ce li restituisce già pronti per essere digeriti. E utilizzati.
     “La malattia del nostro tempo è la mancanza di significato nella vita, e questa mancanza di significato ha sradicato l’uomo dal cosmo….solo quando l’uomo è pronto ad assumersi tutta la responsabilità di quel che vive e che gli accade scopre la significatività del destino: chi è disponibile ad assumersi la responsabilità del proprio destino si ritrova inserito nelle leggi di questo universo e perde le sue paure, in quanto ha ritrovato il rapporto con la sua origine prima” 

Simone Sutra

Essere nel Continuo Infinito Presente


Lo spazio e il tempo sono solo illusioni sensoriali. L’esoterista impara presto che il passato, il presente e il futuro convivono nella realtà del Continuo Infinito Presente e, seguendo particolari aspetti dell’inconscio collettivo, si accorge che chi opera nel presente, progettando il futuro dell’uomo, sono spesso individui vissuti  nel passato o che ancora non hanno vissuto sulla Terra.

Nell’invisibile realtà che circonda l’uomo operano individui che la Vita asseconda, perché hanno vissuto in armonia con l’evoluzione del cosmo. Un individuo che ha usato la sua mente, la sua vita, che ha svegliato la sua anima per proiettare nel futuro un pensiero nuovo, non muore alla Vita finchè questo suo pensiero non è stato realizzato nel tempo.  Così, fra i tanti invisibili individui che operano ora nella realtà parallela, ci sono due spagnoli della nobile famiglia Carranza, Bartolomeo de Carranza (1503-1576), teologo nato a Miranda, Navarra, fu professore di teologia a Valladolid, confidente di Carlo V e di Filippo II, confessore di Maria Tudor,teologo al Concilio di Trento e arcivescovo di Toledo.   L’Inquisizione lo tenne prigioniero dal 1559 al 1567, accusato di eresia  perché  insegnava che l’Amore doveva essere la guida dell’uomo, e che infinite energie angeliche esistevano nell’invisibile realtà che circonda l’uomo. Chiamato a Roma dal Papa, fu di nuovo incarcerato per dieci anni, fino alla morte, perché non volle sconfessare il suo libro “Commentario sobre ed  Catequismo Cristiano”.  Se fosse vivo ora sarebbe perseguitato ancora dalla Chiesa, perché il suo pensiero non è ancora stato accettato dall’umanità. Un suo discendente, Alphonso de Carranza, con la sua opera “Disputatio de vera umani partus naturali et legitmi designatione in qua de hominis conceptu …..(Madrid, 1628) gettò le basi della medicina forense.

Il  medico deve insegnare all’uomo che “la malattia viene per  curare” gli stati di disarmonia dell’anima, generati dall’ignoranza umana. Seguendo l’insegnamento del suo antenato egli  insegnò che è possibile vivere in armonia con la Natura se si riconoscono le miracolose presenze delle invisibili entità della realtà spirituale. Anche Alphonso de Carranza non ha lasciato la Terra. Dalla realtà delle Strade Alte del Mondo egli  guida quegli uomini che possono realizzare il suo  pensiero, farlo penetrare sul piano dell’inconscio collettivo affinchè si possa realizzare pienamente.

La Terra oggi è piena di negatività, di egoismo e di ignoranza, cioè piena di quelle negatività che Alphonso de Carranza aveva profetizzato nella sua opera per il futuro: la nascita di bambini malformati, l’uso di vendere i bambini, di far rapire i bambini dai delinquenti, lo sfacelo di un mondo che vive solo per avere, senza amore, senza carità cristiana. La società che non si cura dei bambini, che giustifica guerre e ingiustizie in nome di stupidi  ideali che mascherano solo il più gretto egoismo, è la causa prima della distruzione del mondo.

Ma oggi, proprio per l’invisibile presenza di questi individui del passato e del futuro, stanno germogliando nell’anima umana il buon senso e l’amore per tutto ciò che vive. Gli stupidi pregiudizi razziali sono condannati  quasi da tutti, nonostante l’ignoranza e l’egoismo portino ancora  molti a rifugiarsi nei pregiudizi, giustificandosi con insulse paure. Chi si lascia vincere dai pregiudizi, dai pensieri meschini che nascono dall’egoismo e dall’ignoranza, è un individuo che vive stoltamente nel più gretto materialismo, ignorando che attorno all’uomo esiste un’infinità di testimoni invisibili che giudicano il suo operato, e che gli darebbero una mano, un aiuto, se egli si mettesse in armonia con le Verità Spirituali.

Il  pittore olandese Cornelisz  van Hearlem (1562-1638) dipinse un quadro intitolato “L’umanità prima del Diluvio Universale”. Secondo il pensiero di quell’epoca, l’umanità viveva nel peccato e nelle lussuria, e perciò venne il Diluvio. Un concetto falso, nato dal senso di colpa di chi vive la preziosa vita con meschinità, calcolo, ignoranza. La vita deve essere gioia, serenità, fede nel Dio che ha creato tutti gli uomini e tutte le cose. Se l’uomo si rivolge all’”Invisibile”, l’Anima umana si sveglia,  attiva nell’individuo tutte quelle difese al male che  permettono  all’individuo di sviluppare quel profondo senso di libertà che gli permette di pensare secondo il piano evolutivo cosmico.

Oggi, in tutte le parti  del mondo, ci sono individui che hanno imparato ad ascoltare le voci di chi vive nell’invisibile realtà parallela, e così oggi appaiono già chiaramente i valori del nuovo piano di coscienza, quei valori che porteranno l’umanità più vicina alla Divinità.

(Bernardino  del  Boca – Rivista “Età dell’Acquario” n. 56/1988)   

Redazione a cura di  Paola Botta Beltramo

Il figlio di una donna sterile e la moglie di Gesù



....è come discutere sul sesso degli angeli o sulle qualità del figlio di una donna sterile. Ma evidentemente le favole piacciono più della realtà. Su un personaggio di cui non si ha certezza storica dell'esistenza si imbastiscono ipotesi di moglie, figli sparsi per il mondo, crocifissione e resurrezione, viaggi in India con relativa tomba, etc. etc. Il tutto "corroborato" da prove scientifiche, testimonianze storiche e scritture sacre...  Mitologia della religione. 

Non ci credete? Ecco qui un esempio:

Il frammento di papiro che parla della moglie di Gesù non è un falso storico. Lo confermano nuovi test scientifici condotti da alcuni professori di tre diversi atenei americani - Columbia, Harvard e il Massachussetts Institute of Technology (conosciuto come MIT) - che hanno eseguito diverse analisi sul frammento e sono riusciti a dimostrare che l'inchiostro è "perfettamente in linea con quello usato in altri 35-40 manoscritti datati tra il IV e l'VIII secolo dopo Cristo", come afferma il professor James Yardley, ingegnere elettronico della Columbia.

Precedenti - Il dibattito su questo testo si era aperto già nel settembre 2012, quando Karen L. King, docente della Harvard divinity School, aveva presentato durante un convegno il frammento, che aveva definito il Vangelo della moglie di Gesù, mostrando in particolare due frasi: "Gesù disse loro: mia moglie..." e ancora "Lei sarà in grado di essere mia discepola". Secondo la studiosa queste citazioni non dimostrerebbero che Gesù fosse effettivamente sposato, ma solo che tra i primi cristiani si discuteva di celibato, sesso, matrimonio e discepolato. Il dubbio resta quindi, ma, come afferma la King, "Quando tutte le prove puntano in una direzione non hai la certezza al 100 per 100, ma la storia non è un posto per il 100 per cento".
(Fonte: http://www.liberoquotidiano.it/)

P.D'A. 

La pratica spirituale come esercizio di vita....



 "La mia pratica spirituale?... Un passatempo" (Saul Arpino)

...ogni giorno con regolarità compio dei piccoli riti, tipo cantare l'Arati verso l'ora di pranzo, oppure recitare mentalmente lo Shiva Manasa Puja la sera, questo oltre ad alcuni momenti tranquilli di consapevole assorbimento interiore (chiamiamola meditazione) e a momenti di lettura e di riflessione sulle verità del Nondualismo, del Taoismo, etc.  


Diverse volte sempre nell'arco della giornata le mie emozioni si sciolgono, nella rimembranza del coraggio e della forza realizzativa dimostrata da alcuni saggi e santi che io in particolare amo, e scopro nei miei occhi lacrime di devozione e amore. Oppure mi scopro ad agire senza sapere a chi giovi quell'azione ed a chi sia diretta, le azioni si compiono come un corollario della vita. 

Tutte queste piccole cose avvengono spontaneamente non ci penso nemmeno, non ho una vera e propria scaletta, succedono come succede che a certe ore mangio o svolgo funzioni corporali. Potrei dire che la mia pratica spirituale è inconscia, non posso distinguere ciò che è spirituale da  ciò che è mondano.
Persino passare il tempo a parlare di I Ching e zodiaco cinese, di politica o di ambiente od a scrivere qui al computer è una forma di contemplazione di come le cose succedano per conto proprio senza intenzione da parte nostra... Perché vi dico tutto questo?
...La pratica dovrebbe essere gioia di vita.. altrimenti a cosa serve? Per questo è importante che ognuno trovi il suo modo di praticare, che sia in armonia con il suo essere... La disciplina formale collettiva va bene quando si vive in comunità e conviene apprendere forme di convivenza finalizzata nella stessa direzione, come in un ashram o monastero. Eppure va bene anche praticare collettivamente di tanto in tanto, come succede quando facciamo una meditazione collettiva o cantiamo assieme agli altri, accettando la disciplina come una forma di "offerta", un modo per trovare la propria disciplina... 

Beh, sono parole... 
Paolo D'Arpini




Impressioni e riflessioni leggendo "Riciclaggio della memoria"

Carissimo Paolo, da qualche giorno ho iniziato a leggere il tuo libro "Riciclaggio della Memoria"(http://www.tracce.org/D'Arpini.htm)


Sono senza parole per descrivere come vorrei questa esperienza straordinaria.


Sono entrato in contatto con te tramite il tuo Giornaletto di Saul (http://saul-arpino.blogspot.ite senza voler togliere niente al tuo merito per l'impegno che gli dedichi, i messaggi che ricevi in confronto appartengono nella maggioranza ad un mondo per me molto banale.

Non sono niente interessato della vita privata di Berlusconi o di altri politici, quello che va facendo il Papa mi lascia abbastanza indifferente, la critica ossessiva contro chiunque sia al governo mi disturba, le beghe politiche italiane sono per me pietose e così via.
Però qua e la scavando in tutto quello che pubblichi  sul Giornaletto trovo degli articoli per me preziosi.


Nel tuo Giornaletto tu appari più che altro per le tue rispostine ma il Paolo del tuo libro non esiste.


Hai la capacità di analizzare ogni argomento considerandolo da ogni lato, come se tu non avessi una tua opinione.


Mi sembri senza condizionamenti e perciò esamini tutto in modo estremamente oggettivo. Affronti argomenti che sono lontanissimi uno dall'altro. Mi dai l'impressione di essere al disopra di tutto come distaccato.

Trovo però che le tue mete per la nostra umanità siano spesso utopiche perché per me sono tutti processi lentissimi come è tutta l'evoluzione degli universi, quindi posso immaginare solo piccoli miglioramenti che possono avvenire solo se ogni popolo capisce che è essenziale scoprire i lati positivi degli altri popoli in modo di poterli fare anche suoi.


Io dopo aver visitato, anche per lunghi periodi, 109 diverse nazioni mi sento cittadino del mondo, amo le mie origini italiane per gli aspetti positivi ma il concetto di patria non esiste più in me anche perché è una forma di divisione. Per me il solo gravissimo problema è la sovrappopolazione del pianeta che aumenta continuamente adesso che epidemie e grandi guerre sembrano essere sotto controllo e non posso immaginare come si potrà trovare una soluzione necessaria per non finire nel disastro totale. Ogni giorno non posso fare a meno di confrontare la vita in Sud Africa con quella italiana, qui c'è ancora moltissimo spazio e abbondanza per tutti e anche quelli di colore, se consideri come vivevano fino a poco tempo fa', oggi stanno quasi tutti molto molto meglio.

Un abbraccio,  Roberto Anastagi



 Roberto Anastagi in Sud Africa


Rispondo: "Ti ringrazio Roberto, per la tua critica "costruttiva" ed azzeccata (per quanto riguarda il mio distacco). 

Il discorso dell'aumento demografico l'ho affrontato in varie occasioni, poi l'ho abbandonato perché non è nelle mie mani poterlo risolvere e non credo nemmeno che sia un reale problema. Dipende solo dallo stile di vita che l'uomo "deciderà" di avere sul Pianeta. Se lo stile di vita si ecologizza al 100%, in ogni ambito, allora la popolazione può ancora crescere senza problemi. Nel processo dell'ecologizzazione deve rientrare anche la crescita spirituale, per questo mi dedico molto alla spiritualità laica. Infatti i miei interessi si sono concentrati sull'ecologia profonda e sulla spiritualità laica. 

Comunque -come detto più volte- il processo  evolutivo non dipende da decisioni prese dall'uomo singolarmente e nemmeno globalmente, è un processo automatico che utilizza il meccanismo di tentativi ed errori e di adattamento alle situazioni ambientali. Se in alcuni strati dell'umanità sorge lo stimolo alla crescita è perché quel progetto è già presente in fieri. Appare al momento opportuno. Nel libro ho toccato spesso questo tema.. vedrai"  

Un affettuoso saluto, Paolo D'Arpini


   Paolo D'Arpini  a casa di Rutilio Sermonti

Le nostre radici genetiche - In Sardegna il popolo più "vecchio"


Un'indagine da veri detective molecolari ha permesso a un team di scienziati italiani di fare luce sulle nostre radici e comprendere in che modo le caratteristiche genetiche maschili e femminili si sono differenziate.

Il riferimento è al cromosoma «Y» maschile e al Dna mitocondriale femminile, due parametri chiave per la storia evolutiva dell'Homo sapiens, tenuto conto del fatto che il primo si trasmette solo dai padri ai figli maschi, mentre il secondo viene ereditato esclusivamente dalla madre.

Grazie a questo studio, siamo ora in grado di stabilire la «contemporaneità» di Adamo ed Eva e, soprattutto, i numerosi processi genetici e mutazionali che si sono accavallati nel corso dei millenni.

Sappiamo, infatti, senza dubbi che l'uomo proviene dall'Africa, ma in che modo la genetica abbia contribuito nei dettagli a questo risultato, è sempre stato un argomento piuttosto spinoso: «Siamo passati da una visione nebulosa a una visione impressionista - rivela Francesco Cucca, coordinatore dello studio, membro del Cnr italiano e professore dell'Università di Sassari - Grazie ai progressi della tecnica e all'approfondimento dello studio della sequenza del Dna del cromosoma Y, abbiamo potuto rilevare con una precisione senza precedenti la storia genetica del maschio moderno, muovendoci a ritroso, fino a raggiungere un periodo compreso fra 180mila e 200 mila anni fa».

Il risultato ottenuto da Cucca e colleghi è stato messo a confronto con altre ricerche effettuate sul Dna mitocondriale, già studiato in passato perché molto più piccolo del cromosoma Y e più facile da analizzare.

Così è emersa la «contemporaneità» fra le due realtà evolutive, maschile e femminile, e la presunta data in cui degli ipotetici Adamo ed Eva possano essersi scambiati il primo bacio.

«Lo studio, però, non deve trarre in inganno - spiega Cucca - Non si tratta infatti di evidenziare tanto la contemporaneità dei nostri antichi progenitori maschili e femminili, ovviamente coevi visto che ci riproduciamo solo per via sessuata, bensì la nostra capacità di sapere leggere il passato con sempre maggior nitidezza, utilizzando il Dna come un registro molecolare capace di farci "viaggiare" nel tempo, verso epoche sempre più distanti dalla nostra realtà».

L'Africa, in ogni caso, è senz'altro l'angolo terrestre in cui i nostri progenitori hanno mosso i primi passi per raggiungere l'Asia, l'Oceania, il Medio Oriente, l'Europa e il resto del mondo. Gli scienziati ritengono che l'Homo sapiens - e quindi i nostri Adamo ed Eva - provengano dalle regioni dell'Africa subsahariana di 200mila anni fa. A Kibish, in Etiopia, nei pressi del fiume Omo, sono state trovate prove concrete risalenti a 195mila anni fa.

«Non è solo la genetica a condurci in questa parte del mondo, ma anche altre discipline come l'archeologia e l'antropologia - dice Cucca - Le migrazioni dell'uomo sono "scritte" nel suo Dna, e ora possiamo finalmente dire di disporre degli strumenti idonei per disegnare l'intero cammino evolutivo umano».

I ricercatori hanno esaminato i dati genetici del cromosoma Y di 1200 individui di origine sarda, "portatori" di un corredo cromosomico rimasto inalterato per secoli e secoli: «I nostri studi stanno evidenziando come i sardi rappresentino la popolazione contemporanea con caratteristiche genetiche più simili a quelle dei proto-europei, gli antichi abitanti dell'Europa - conclude lo studioso italiano - Abbiamo trovato conferma anche da una serie di analisi compiute comparando l'assetto genetico di tutte le popolazioni europee contemporanee, con quello ottenuto dal Dna estratto da ossa preistoriche, incluse quelle provenienti dalla mummia bolzanese di Similaun, il famoso Otzi, vissuto 5mila anni fa in Val Senales».

Gianluca Grossi


(Fonte: Il Giornale)


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Intervento integrativo di Giorgio Vitali:

LA TESI è INTERESSANTE...TUTTAVIA.....

1) Questo riferimento ad Adamo ed Eva sa troppo di assuefazione culturale al mito biblico. Tra i Miti preferisco quelli della PAGANITA' CLASSICA che ci narra di CRONOS che divora i suoi figli e Zeus, che sottintende il PENSIERO CREATORE che lo uccide. Dalla testa di Zeus nascerà poi MINERVA. La Dea della RAGIONE. 

2) E' bene che gli scienziati che utilizzano gli strumenti della CONOSCENZA in loro possesso al PRESENTE, premettano sempre che le loro interpretazioni NON sono ASSOLUTE. Al contrario esse sono relative. Questo è l'aspetto più interessante della SUPERIORITA' della SCIENZA sulle religioni cosiddette RIVELATE ( ri-velate= velate di nuovo). Inoltre, le ipotesi basate sul DNA sono ipotesi relative al PRESENTE delle nostre conoscenze. I nuovi gnostici di Princeton e di Pasadena hanno elaborato una teoria abbastanza credibile secondo la quale lo spirito verrebbe a coincidere con alcune particelle che sono crediamo immortali. Ma anche in questo caso, e tenendo presente che certe tesi ci trovano consenzienti, il tempo passa e le ipotesi si moltiplicano. Per concludere, una significativa considerazione ( tratta da : J.E. Charon, Lo Spirito questo sconosciuto, Ed Armenia, 1979. ........Esiste una realtà profonda, presente ovunque nell'Universo, in grado di far nascere il pensiero nello spazio; nello stesso senso in cui l'elettrone è in grado di far nascere attorno a sè un campo elettrico nello spazio. Il pensiero è presente ovunque: nel minerale, e nell'animale nello stesso modo che nell'Uomo. E' esso che traspare dietro il comportamento degli organismi viventi, anche se si tratta di organismi elementari, come i batteri.  (G.V.)

La favola saporita: "C'era una volta.. il sale"

“Di tutte le gemme che ci dona la terra il sale è la più preziosa” (Justus v. Liebig)
“C’era una volta un re. Il nostro re aveva tre figlie in giusta età da maritare e tutte erano, ovviamente, bellissime. Nella ricerca di mariti degni dei suoi tre gioielli  rimasero nella scelta finale soltanto tre principi, nobili di aspetto e di origini. Così arrivò il grande giorno dove i tre candidati fecero le loro proposte di matrimonio. Il primo candidato aveva preso d’occhio la figlia maggiore: “Oh, grande re, tua figlia grande mi piace più dell’oro e dell’argento.”  E con questa frase i suoi servi donarono al re un enorme vassoio pieno di oro e argenti magistralmente lavorati. Il re era molto soddisfatto e acconsentì. Poi si fece avanti il secondo principe, sorridendo alla secondogenita: “Grande re, la tua seconda figlia mi piace più di tutte le gemme del mondo!” E come prova delle sue parole fece portare dai suoi servi un vassoio colmo di gemme provenienti da ogni parte del mondo finemente incastonate. E il re era visibilmente soddisfatto. Allora si fece avanti il più giovane dei principi, che era di una bellezza misteriosa:  “Grande re, tua figlia è bella come l’acqua che sgorga dalle alte montagne. Prometto che la amerò per sempre.  Per me vale più del sale!”
E con queste parole porse lui stesso al re un vassoio pieno di splendido sale marino cristallino. Alla vista del “povero sale” il re si infuriò moltissimo. Si sentì personalmente offeso e cacciò via il principe. Ma fu interrotto da una voce terribile e tuonante che proveniva da un altro mondo: “Vi maledico per la vostra ignoranza verso un dono così prezioso come il sale! Da oggi non lo vedrete mai più nel vostro regno. E tu, figlio mio, sarai punito per la tua scelta di aver voluto sposare una fanciulla, un essere umano!“  E in un istante il bel principe si trasformò in una statua di sale. Aveva appena parlato il Sovrano dei Mondi Sotterranei, cioè il Re dei Minerali. Vedendo il bel principe trasformato in sale, la giovane principessa s’innamorò perdutamente di lui.
Ma nella generale confusione la statua sparì così come era comparsa e del giovane non vi era più nessuna traccia. La nostra giovane principessa cadde in una profonda tristezza d’amore. Suo padre era rimasto bloccato nella sua rabbiosa offesa e non comprese il dolore della figlia. Così la giovane donna decise di fuggire la notte stessa dal castello per cercare il suo amato principe. Non vi racconto tutte le avventure che dovette affrontare. Accadde comunque che finì nel mondo sotterraneo degli gnomi, fedeli servi del sovrano della terra e dei minerali. La accolsero e le diedero tanti lavori utili da svolgere.
Sotto quelle terre ritrovò anche la statua immutata del principe. Intanto nel castello la terribile maledizione del Re dei Minerali aveva trasformato tutto il sale del regno in oro, argento e preziosi. Inizialmente potete immaginare la gioia di tutti perché anche i poveri erano diventati ricchi. Ma ben presto nella cucina del re e di tutti i sudditi regnò una tristezza terribile: infatti non si può vivere senza cibo salato e consumare solo pietanze fatte con lo zucchero e spezie. I tentativi di acquistare sale nei regni vicini fallirono perché l’oro si ritrasformava in sale fuori dal regno e tutto il sale che si cercò di portare verso il regno si trasformava prontamente in oro e preziosi. Presto si ammalarono tutti, poveri e ricchi. Non venne più nessuno nel regno ormai maledetto perché il cibo non era saporito. Una grande depressione regnò su tutti e il re si mise a letto in attesa della fine dei suoi giorni.
La nostra giovane principessa invece nella sua nuova abitazione continuava a sperare di liberare la statua di sale dalla maledizione… Un primo tentativo con una pianta rara e miracolosa, fallì. Ma, infine, versando milioni di lacrime sincere ai piedi della statua, il cuore del Re dei Minerali si ravvide e finalmente liberò suo figlio dalla prigionia alla vista dell’amore puro e sincero che la fanciulla nutriva per suo figlio. I due si recarono con la benedizione del sovrano alla corte del re. E così il re venne salvato dal più prezioso dono che potevano portargli: un sacchetto di sale marino! E finalmente la terribile maledizione cessò. Il re aveva avuto la più dura delle lezioni di vita. La giovane coppia innamorata si sposò con una grande festa e un grande banchetto. Subito dopo il re mise i due sul trono affinché regnassero con la loro saggezza il suo regno. Iniziò un lungo periodo di grandi sviluppi e cultura.  Per questo motivo il sale viene a volte anche chiamato ORO BIANCO.”
La bella storia è  finita. Vi ho raccontato la versione della favola che personalmente amo di più (questa ha origini slovacche), ma ci sono tantissime favole sul sale in tutto il mondo; anche in Italia ne esistono molteplici versioni. E come si può immaginare, tutte arrivano alla medesima conclusione: senza sale la nostra vita è triste. Credo sia una specie di “favola universale”. La consapevolezza dell’importanza del valore del sale per tutti noi è stata manifestata in infiniti rituali antichi. In molti Paesi il sale veniva benedetto una volta all’anno con solenne ritualità.  
A questo punto mi viene in mente anche una frase che troviamo nel Vangelo dove Gesù ci invita ad essere il Sale della Terra (Matteo 5.13).
Questa piccola grande storia cercate di ricordarla. Raccontatela ai vostri figli, magari con in pugno alcuni cristalli di sale naturale, e alla fine  leccatene tutti un po’. Così non andrà mai perduta……
Sabine Eck

Società ecologica, agricoltura, allevamento ed alimentazione bioregionale


Spilamberto, campi coltivati a grano

Per il funzionamento di una società ecologica bioregionale   un minimo di “intensivizzazione” dell’agricoltura è necessario, non possiamo coltivarci ognuno il proprio grano e tanto meno il proprio riso e neanche i nostri fagioli. E’ necessario che ci sia una persona di buona volontà (possibilmente) che coltivi un sia pur piccolo appezzamento di terreno con i diversi cereali, legumi, frutta.

Non possiamo pensare di fare tutti gli agricoltori, ci vuole anche, per esempio, chi lavori nei trasporti, qualcuno che lavori in edilizia, qualcuno che faccia il medico, magari naturopata, qualcuno che faccia il dentista, il dentista a sua volta ha bisogno di attrezzi che qualche fabbrica li deve pur costruire, i vasi di vetro per conservare la passata di pomodoro, seppur fatta in casa e così pure quelli per le marmellate……. 

Insomma ho letto tante cose e libri in cui si parla di tornare il più possibile all’autoproduzione, ma l’autoproduzione si può attuare per certe cose, ma non per altre, mi viene in mente la cucitura dei propri vestiti, se uno è capace di farlo meglio per lui, ma costui (o costei) ha comunque bisogno di aghi e fili, almeno, e stoffe e queste cose le producono le FABBRICHE o INDUSTRIE. Il settore industriale non si occupa solo dell’allevamento e della macellazione di animali, ma di tanti altri settori.

Possiamo fare a meno dell’automobile, è vero, della lavatrice, del cellulare, potremmo fare anche a meno del computer, ma facciamo a meno dei libri? dei treni? dei vestiti? della scuola? E dato che ci saranno delle persone che lavoreranno e lavorano in questi settori di cui secondo me NON POSSIAMO PIù FARE A MENO qualcun altro si dovrà occupare di produrre il cibo anche per loro.

Mettici pure di ricorrere al baratto invece che alla moneta (e quindi eliminare anche le banche e le assicurazioni) ma i campi per essere coltivati non solo per sé hanno bisogno di essere concimati. A cosa pensate che servisse prevalentemente quel piccolo allevamento di bovini (da 2 a 12 animali) che 100 anni fa e anche fino a 10 anni fa c’era in tutti i fondi? A produrre il letame!

Sapete quanti piccoli allevatori si sono rammaricati di dover chiudere le stalle perché magari erano anziani e non ce la facevano più a stare dietro al bestiame e tenere gli animali per la produzione del latte era una rimessa dal punto di vista economico col latte a 30 centesimi al litro? Ma continuavano a coltivare la terra perché credo che chi nasce contadino difficilmente muore “non” contadino e cosa useranno quegli agricoltori per concimare i loro terreni? 

Secondo me o torniamo a vivere nella foresta  a fare i “raccoglitori” e cacciatori (ma allora dobbiamo darci al nomadismo o vivere tutti all’equatore) oppure ci rassegniamo basare la nostra alimentazione e quindi la nostra sopravvivenza (leggi: vita) sull’agricoltura che per me non può essere disgiunta dall’allevamento.


Caterina Regazzi, medico Veterinario

             Treia - Orto urbano
       

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Di questo e simili temi se ne parlerà durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 27 aprile 2014 - Vedi: http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/03/treia-dal-25-al-27-aprile-2014.html

Superamento del concetto di moralità ed immoralità nella Spiritualità Laica



Sovente ho descritto la Spiritualità Laica come totale assenza di moralità od immoralità, questo potrebbe dar adito a dubbi ed anche a misinterpretazioni. In effetti per come è stata descritta e giudicata, soprattutto nelle religioni di matrice cristiana, l’amoralità viene spesso equiparata alla mancanza di coscienza religiosa. Ma questo pensiero è dovuto solo al fatto che si è sovrimposta una norma di comportamento, basata sull’etica e sulla morale religiosa, sullo stato naturale dell’uomo e sulla genuina espressione spirituale. La spiritualità laica non può essere un “atteggiamento” od il risultato di un conformarsi alle norme scritte da qualcuno, spiritualità laica è semplicemente essere consapevolmente quello che si è, senza vergogna e senza modelli di sorta. Perciò  la capacità di apprendere ed insegnare attraverso la vita quotidiana, in termini spirituali laici, è la capacità intrinseca di riconoscere quella “verità” in tutto ciò che noi manifestiamo o che a noi si manifesta.

Il Guru non è una persona, quindi, o perlomeno non soltanto una persona visto che comunque può manifestarsi in ogni forma, bensì l’intelligenza illuminate che ci libera dalle sovrastrutture mentali e dalle finzioni religiose o morali.

A questo proposito vorrei raccontare 3 storielle esemplificative, la prima è una mia personale esperienza, la seconda appartiene alla tradizione ebraica e la terza è riportata negli annali di un monastero zen.

Nel 1973 mi ritrovai per la prima volta in vita mia a dovermi confrontare con me stesso, aldilà del giudizio altrui ed essendo pulitamente in sintonia con la mia natura. Avvenne allorché incontrai il mio Guru Muktananda a Ganeshpuri. Con il contatto diretto con la sua limpidezza spontaneamente si risvegliò dentro di me la discriminazione e fui perciò obbligato, tramite una spinta interiore alla chiara visione, a rivedere tutti i parametri di spiritualità e religione che sino ad allora erano stati accumulati nella mia mente. Un giorno sentii che una prova grande mi attendeva, riguardava la comprensione della verità interiore. Così osservandomi mi ritrovai a camminare lungo la strada asfaltata che univa l’ashram di Muktananda al tempio/tomba di Nityananda, il famoso Guru del mio stesso maestro. Durante il percorso sentivo di dover tenere una via mediana, non considerando gli estremi ma il mezzo della vita. Con questi pensieri giunsi al tempio, molti di voi sapranno che in India si entra nei luoghi sacri senza scarpe, ed infatti presso ogni tempio c’è un custode che riceve le calzature dei viandanti e le custodisce per la durata della visita, ma dentro di me pensai “che differenza c’è fra il dentro ed il fuori del tempio? Anche le mie scarpe sono sacre visto che mi hanno portato sin qui”.

E seguendo lo stimolo interiore invece di depositare le mie ciabatte all’esterno le presi in mano e mi avvicinai devotamente all’altare di Nityananda, dove il prete di servizio riceveva le offerte rituali, ed a lui offrii le mie scarpe vecchie. Ovviamente il prete restò allibito ma forse comprese che qualcosa stava accadendo in me ed infine accettò che io depositassi lì nel sancta sanctorum le mie sporche e sgangherate espadrillas che mi avevano accompagnato lungo il viaggio. Dopo essermi inchinato e soffermato per qualche tempo in meditazione ripresi la via del ritorno, a piedi nudi…. Ed ancora prove solenni mi aspettavano… chi conosce il caldo dell’India saprà che l’asfalto in estate diventa semiliquido dal calore, i miei piedi erano bruciacchiati ma la voce interiore mi diceva che dovevo restare nella via di mezzo, perciò non potevo spostarmi ai bordi della strada ma camminare al centro.

Il momento difficile fu quando sopraggiunse una corriera carica di pellegrini che vedendomi in mezzo alla strada (appena sufficiente a contenere la corriera stessa per quanto era stretta) prese a strombazzare rumorosamente per avvertirmi e farmi spostare… Macché, la voce discriminante che mi stava mettendo alla prova era più forte di ogni ragionamento, restai caparbiamente in mezzo alla strada… il conducente si fermò a pochi metri da me e mi invitò in tutti i modi aiutato da alcuni passeggeri affinché mi togliessi di mezzo, ma non mi spostai di un centimetro restando in assoluto silenzio… Alla fine il conducente risalì sull’autobus e con grande fatica riuscì allargandosi lateralmente a scansarmi e procedere nel percorso.

Allora anch’io mi mossi e prosegui sempre al centro della strada con l’asfalto sempre più bollente. Ecco che di lì a poco un’altra corriera sopraggiunse a gran velocità, stavolta capii che l’autista non aveva nessuna intenzione di fermarsi, infatti l’autobus giunse quasi a toccarmi e si arrestò di botto con un sussulto dell’ultimo momento… L’autista ed alcuni passeggeri uscirono infuriati e presero ad insultarmi con foga, ma siccome non mi muovevo e guardavo mesto per terra con i piedi in fiamme, alla fine incerimoniosamente mi spinsero fuori dalla carreggiata sino alla mota che stava sui bordi….

Oh che piacere quella terra… non mi sentivo per nulla offeso… finalmente la mia via di mezzo aveva ritrovato una piacevolezza, stavo con i piedi per terra e non sull’asfalto infuocato….. Mentre i pellegrini infuriati mi abbandonavano al mio destino di folle dello spirito, mi ritrovai tutto contento a capire che la via di mezzo significa accettare sia la gloria che l’infamia, sia il successo che l’insuccesso, sia il riconoscimento che l’offesa. Pian piano con la mente serena me ne tornai all’ashram del Guru, stranamente sollevato e felice, i miei piedi rinfrescati dal fango e la mia mente rischiarata. Ad attendermi un compagno ashramita che per la prima volta da quando stavo lì mi sorrise fraternamente e mi offrì un infuso caldo di erbe, com’era buono!

Ed ora lo spirito della legge, secondo Baal Shem.

Un giorno un ebreo che stava viaggiando di venerdì, ebbe un incidente al suo carro, le ruote si staccarono, dovette di fretta riparare il danno ma malgrado tutti gli sforzi non riuscì ad arrivare in tempo alla funzione del sabato. Il suo rabbino Mickal gli inflisse una dura punizione, obbligandolo ad una lunga e severa penitenza. L’uomo non sapeva che fare, in aggiunta al suo lavoro per mantenere la famiglia ora doveva sobbarcarsi questa imposizione del rabbino ed era disperato, allorché sentì che lì dappresso stava viaggiando il famoso santo Baal Shem Tov e si recò immediatamente da lui invocando la sua misericordia per il peccato commesso.

Baal Sem fu molto dolce e gli disse “Porta un oncia di candele alla casa di preghiera” e questa fu la sola penitenza che gli inflisse. L’uomo temeva che il santo non avesse compreso la portata della sua mancanza e gliela ripeté ma Baal Sem confermò quanto detto aggiungendo: “Per favore riferisci al rabbino Mickal se gradisce di venire a trovarmi a Chvostov dove officerò il prossimo Sabbath”. E così fu fatto.

La settimana successiva il rabbino Mickal stava viaggiando verso Chvostov per raggiungere il maestro, ma il suo carro si ruppe irrimediabilmente all’asse, egli continuò la strada a piedi e malgrado andasse persino di corsa non riuscì a giungere in tempo alla cerimonia. Il suo cuore era a pezzi. Quando arrivò davanti al santo la cerimonia era iniziata e Baal Shem aveva in mano il calice dell’offerta rituale, il maestro gli sorrise e gli disse: “Benvenuto rabbino Mickal, mio puro amico, sino ad oggi non avevi potuto gustare il dolore del peccato, il tuo cuore non aveva mai tremato dalla disperazione.. non è cosi? Forse da ora in poi capirai meglio il significato e la misura delle penitenze imposte…!”

La storia amorosa della monaca Ryonen.

Un tempo in Giappone viveva una bellissima monaca di nome Ryonen, famosa per la profondità del suo intelletto e per la sua discriminante attenzione. Un monaco che stavo nello stesso monastero si innamorò perdutamente di lei ed una notte si introdusse furtivamente nella sua stanza. Ryonen non si turbò affatto ed accettò volentieri di giacere con lui. Ma l’indomani quando l’innamorato si ripresentò ella disse che in quel momento non era possibile… Il giorno seguente si svolgeva nel tempio una grande cerimonia per commemorare l’illuminazione del Buddha alla presenza di una gran folla e di parecchi monaci venuti da lontano. Ryonen entrò senza indugi nella sala colma e con totale naturalezza si pose di fronte al monaco che diceva di amarla, si denudò completamente e gli disse: “Eccomi, sono pronta, se vuoi amarmi puoi farlo qui, ora…”.

Il monaco se ne fuggì per non far più ritorno mentre Ryonen con quel gesto aveva reciso le radici di ogni illusione.

La storia di Ryonen e la sua totale adamantina aderenza alla verità continua, come pure continua la morale/non-morale di Baal Shem e pure la mia avventura prosegue nella sua crudezza, ma a chi interessano i risvolti di tutto ciò?

La spiritualità laica è un fiore che mai appassisce!


Paolo D’Arpini


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Commento ricevuto da Marco Guerrini: "Buongiorno, ciò che ho occasione di leggere in questa pagina è di grande interesse, mi offre spunti di riflessione, mi aiuta a pormi delle domande, tutto questo attiva il mio processo di disintossicazione! Definisco veleni: i dogmi comportamentali, le leggi morali, i codici preconfezionati che le religioni impongono con il ricatto! Non voglio sembrare un presuntuoso, ma credo che ognuno di noi sia il solo vero dio e che dovremmo essere i guru di noi stessi! Desiderio spiegare meglio il mio pensiero: ogni persona ha una sua coscienza un proprio io che di fatto é unico! Quindi il percorso di vita di ciascuno, é di fatto unico! Essere il guru di un nostro fratello è una grande responsabilità che nessuno dovrebbe accettare di assumersi! Per rispetto della sua divinità e della sua individualità! Credo che la cosa giusta da fare sia aprire il nostro cuore verso i nostri fratelli, un cuore scevro da superiorità senza mai sentirci coloro che danno l'esempio. Poiché la nostra intima attitudine con la quale ci poniamo verso gli altri viene da loro decifrata ed acquisita come un fatto! Dovremmo sempre vestire la nostra personalità di sincera umiltà! Il renderli partecipi delle nostre esperienze e delle emozioni che queste ci hanno provocato, ma lasciandoli liberi di fare le loro proprie riflessioni e quindi liberi di scegliere la direzione da impartire alla loro vita! Permetterà anche a coloro che sono meno consapevoli di crescere interiormente ed acquisire la loro consapevolezza divina! Ovviamente questo è solo il mio punto di vista che ho scelto di esprimere qui perché trovo questa pagina sia molto illuminata sentendola vicina al mio modo di intendere la spiritualità interiore! Magari se lo trovate opportuno potete esprimere il vostro punto di vista a favore o no della mia visione! Un dibattito in merito credo mi arricchirebbe, visto che è molto poco tempo che muovo i miei passi in questa direzione spirituale!"

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Articolo in sintonia: http://www.spiritual.it/it/cultura/maestro-e-colui-che-ti-porta-ad-essere-il-tuo-stesso-maestro,3,107455