Il teatro del Circolo vegetariano VV.TT. ... nella memoria di Paolo D'Arpini

Tra le finalità del Circolo vegetariano VV.TT.  è scritto: “Scopo dell’associazione è quello di istituire e promuovere simposi naturisti, meditazioni collettive, sessioni di canto rituale, feste spettacoli e giochi all’aperto, passeggiate ecologiche, sperimentazioni di sopravvivenza in luoghi selvaggi, lavoro nei campi, attività artistiche ed artigianali, dimostrando così l’importanza di un’esistenza armonica e piena d’amore”.
Spesso mi sono chiesto come poter attuare un programma così vasto, come è quello del circolo VV.TT., soprattutto unendo la gioia di esistere al senso del dovere. La mia soluzione prediletta è quella di “vivere teatralmente” ma con la massima sincerità ed allo stesso tempo seguendo l’etichetta.
In questo modo distaccato di agire ho potuto osservare, nel corso di tutti questi anni, come le persone sovente assumano dei comportamenti finti, mettendo in risalto gli aspetti convenienti della propria personalità od oscurandone altri. Con il mio metodo teatrale, invece, considerando che è tutta una “commedia”, non serve celare le pecche e i difetti, le antipatie e le simpatie (immotivate). 
E seguendo tale filosofia fin’ora son vissuto mai nascondendo quel che sono, o meglio la partaccia alla quale sono chiamato in questa vita.
Questa tendenza al teatro è una mia antica passione, sin da bambino piccolissimo ricordo che con le mie sorelline ed amichetti mettevo in scena delle vere e proprie recite inventate lì per lì, melodrammi romantici di cui forse nemmeno noi stessi capivamo il significato, semplicemente scimmiottando quanto osservavamo nel comportamento dei grandi…. La vocazione è rimasta per me stabile, è una mia caratteristica che mi consente di divertirmi nelle passioni e nei dispiaceri… purtroppo non piace alla maggior parte della gente con la quale vengo in contatto e spesso amicizie meravigliose o grandi amori svaporano come nebbia al sole della “ragionevolezza” cercata, perseguita e pretesa dagli altri. Peccato che essi non siano in grado di giocare come me al teatro della vita…
Questo “gioco” lo ho vissuto anche nell’esistenza del Circolo VegetarianoVV.TT. ed a questo punto dovrò raccontarvi anche come è nato questo Circolo… Prima di essere VV.TT. il circolo era semplicemente V.T. (che significa Vecchi Tufi). A quel tempo, eravamo negli anni ’70 del secolo scorso, l’attività primaria del gruppetto di primi arrivati a Calcata, amici che mi avevano seguito da Roma o che avevo ospitato “in rodaggio” (senza parlare ovviamente del lavoro serio che ancora svolgevamo disciplinatamente a Roma), era il far “teatro di strada”. Quello era il tempo di una recitazione fantasiosa in mezzo agli ignari radi visitatori o compiacenti vecchi e nuovi residenti. Le recite erano improvvisate e coinvolgenti (come ai tempi della mia infanzia).
Questo render complici gli altri “forzosamente” mi serviva per rompere quel muro di ghiaccio che solitamente si instaura fra persone che non si conoscono, o che stentato a manifestarsi liberamente. In seguito scoprii che nel gergo teatrale questo approccio viene definito “happening” o “psicodramma” ma allora non sapevo che stavamo vivendo un nuovo stile di recitazione, io e gli altri accoliti giocavamo a “rompere le scatole” alla gente, con furbizia e curiosità, studiando le loro reazioni un po’ come facevano gli “amici miei” di Germi (che in diverse scene fu girato qui a Calcata).
Ricordo bene alcune nostre sceneggiate di quel tempo beato, recitate al volo nelle viuzze anguste del borgo. Una piece alquanto seriosa fu la messa in scena delle 101 storie Zen che si svolgeva camminando, una specie di excursus spazio temporale su quello che è l’eterno messaggio dello Zen. Un’altra volta il nostro gruppo, che pian piano andava assumendo le sembianze di una “compagnia teatrale” con tanto di regista, scenografi, addetti alle luci, etc., organizzò una recita all’aperto di poesie demenziali (inventate seduta stante). Al termine della recitazione il falso “fine dicitore” cadeva in deliquio e veniva allontanato da falsi infermieri manicomiali. La gente che assisteva non riusciva a capire dove fosse il vero od il falso. In un’altra occasione mi inventai una “mostra nel parco, val della Troja” in una grotta (che ora fa parte dello studio dell’architetto Enrico Abenavoli, artista vero e rinomato). Per attrarre i visitatori nella trappola avevamo allestito un ufficetto all’aperto, in piazza, con tanto di telefono (finto) e segretaria (Patrizia Palla, la genovese), lì venivano rilasciati inviti ad personam per visitare la “mostra” e gli incauti venivano accompagnati da una avvenente e giovane hostess (Mariangela Marrone, la napoletana) che conduceva gli sventurati nella cavità sotterranea (si trova esattamente sotto il Granarone) dove ad attenderli c’erano ipotetici critici, artisti, intellettuali, fotografi e giornalisti (tutti finti, in questo rispecchiando però una verità..) i quali coinvolgevano i malaccorti in situazioni bizzarre o noiose ed allorché essi cercavano di defilarsi venivano bloccati da due energumeni (Zi Tino e Nando di Faleria) i quali dicevano chiaramente che potevano uscire solo se erano disposti a farsi fotografare (a pagamento) assieme alla “mostra” (ovvero Sandra la secca vestita da cavernicola stracciona). Credo che esistano ancora di queste foto in giro per il mondo….
Ma l’improvvisazione che ricordo con più simpatia, ed in cui sfogai la mia “passione” inventiva (fu anche l’ultima di quella serie fortunata poiché in seguito prese il sopravvento il regista codificato ed i copioni e tutte le altre scempiaggini classiche), la mettemmo in scena in un antro  vicino al castello (mi sembra appartenga oggi a Rosalba, la pizzettara). Quella fu una vera tragedia “diabolica”, ci lavoravano almeno una dozzina di personaggi. Una coppia di attori, giovani ed alquanto piacenti (un maschio ed una femmina), girava per le vie di Calcata adescando i visitatori. I due figuri, atteggiandosi a pushers od a lenoni dall’aria sordida ed ambigua, sussurravano melliflui ai passanti: “Ehi tu, pss, pss… sì dico a te, vuoi assistere ad una commedia molto particolare…? Aspetta davanti a quella porta… ma zitto, mi raccomando… Pss, pss…”. Veniva così radunato un gruppetto di 5 o 6 persone che poi furtivamente erano introdotte all’interno di un cantinone umido e buio. All’improvviso veniva sprangato l’ingresso dall’interno e qualcuno accendeva una candela (che spesso era spenta da misteriosi soffi di vento), attraverso quella fioca luce venivano illuminate situazioni molto particolari (sospetto che Salvatores si sia ispirato a noi per il suo Nirvana).
Si iniziava con il drogato in una nicchia che dava segni forti di crisi d’astinenza ed all’improvviso prendeva ad urlare ed a contorcersi. Seguiva l’angolo del santone, all’inizio, che pian piano assumeva l’aria libidinosa e prendeva a palpare il culo delle ignare signore presenti. Poi c’era un morto vivente in catalessi e pure un ladro maldestro che tentava di borseggiare gli astanti ed un altro attore che accusava la necessità di soddisfare un impellente bisogno fisiologico e si metteva a pisciare proprio lì davanti a tutti (pisciava per davvero ed ero io a fare quella parte). Ogni situazione contribuiva inesorabilmente a montare il pathos fra i presenti che si sentivano immersi in una realtà insopportabile, intima, dalla quale non potevano fuggire. I viandanti erano caduti nella trappola mefistofelica e quando disperati si avventuravano verso l’uscita si accorgevano che le porte erano bloccate (attenzione erano bloccate per davvero), alla fine noi stessi facendo sforzi sovrumani e caotici fra urla isteriche (non si apre… non si apre più..!) riuscivamo a spalancarle scardinando i rozzi ed arrugginiti battenti. Potete immaginarvi la faccia degli astanti quando riuscivano finalmente a mettere il naso fuori… Per loro era il momento della rinascita!
Oggi sono meno “cattivo” nelle mie sceneggiate, anche perché essendomi trasferito a Treia (e talvolta a Spilamberto) la situazione generale è cambiata,  ma non ho perso la voglia di giocare con i “soci” che vengono (malgrè tout) ancora a trovarmi. Magari come alla Festa dell’acqua cotta, che ricorre l’8 agosto. Quel giorno da mangiare ci sono solo le erbe che siamo riusciti a raccogliere durante la passeggiata selvaggia e chi conosce la natura sa che ad agosto di erbe ve ne sono ben poche… è perciò importante che i partecipanti apprendano velocemente per non lasciarsene sfuggire nemmeno una. Cerco in questo modo di risvegliare nei neofiti l’amore per il necessario e la gioia di godere di quel che si ha, senza aspettarsi la manna dal cielo.  Diversa è la situazione nella passeggiata notturna (in qualsiasi condizione atmosferica ed a rischio e pericoli dei partecipanti) che si svolge il 31 dicembre di ogni anno, quella che chiamo “la notte senza tempo”, in questa occasione sono diverse le persone che hanno avuto forti esperienze (cadute in acqua, scivoloni e culate nel fango, neve e pioggia, etc.) e  malgrado il fuoco acceso nella notte, l'esperienza è sicuramente meno confortevole.
Ecco le “fragranze” della fantasia recitativa che si respirano al Circolo… ma tutto sommato vedo che la gente conserva gelosamente nel proprie cuore queste memorie avventurose…. è il Teatro del VV.TT.

Paolo D’Arpini

Tutto ciò che vive condivide con noi coscienza, emozioni e sentimenti



"Verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo." (Leonardo da Vinci)

Sto con Da Vinci sul tema uccisione animali non umani. Non cambierei mai idea.

Io sono vegano per scelta etica, ovvero perché non trovo giusto che per un mio “vezzo alimentare o di moda” (un vegano per scelta etica non può certo accettare la catena “alimentare e produttiva” della lana, per esempio) un essere vivente debba morire. Un essere che, come tutti noi che ci riteniamo “superiori”, può provare paura, angoscia, gioia, dolore, freddo, caldo, fame, sete.

Essere vegani si può. Anzi, se tutti lo fossero, si risolverebbero tanti problemi, senza spendere un soldo.

Si abbasserebbe drasticamente il tasso di morti per problemi cardiocircolatori, per tumori, per diabete.

Per non parlare delle altre questioni relative ai danni degli allevamenti intensivi di cui tu parli nel tuo articolo.

Per non parlare dei territori devastati per produrre cereali e altri vegetali non a uso umano.

E’ un’assurdità che per produrre un chilo di carne servano 30mila litri d’acqua.

Ma più importante di tutti, sarebbe il fatto che il rispetto della vita diverrebbe la base sulla quale si fonderebbe la società degli uomini.  

Perché è innegabile che la crudeltà verso gli animali, sia essa perpetrata direttamente o indirettamente, è tirocinio verso l’abitudine all’indifferenza della sofferenza altrui e, purtroppo, spesso, è tirocinio alla crudeltà verso gli uomini.

Mettersi nei panni degli altri, a volte, è scomodo.

Un vitellino, per me, “è gli altri”.

Si tratta di empatia. Se evitassimo di fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi, il mondo sarebbe migliore.

Dimitri Sardini



P.S. Guardo spesso mia figlia sperando che un giorno possa vedere un mondo cosi come piacerebbe a noi


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Mio commentino: "Su una cosa in particolare sono d'accordo cioè che lo sfruttamento degli altri animali e la base dell'accettazione morale dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Ma credo sia possibile trovare forme di reciproco aiuto che non danneggerebbero alcuna specie, come sarebbe possibile trovare forme solidali anche nella nostra società. Essendo vegetariano dal 1973 ed inoltre avendo avuto cura e goduto della compagnia di molti animali, dalle scimmie, agli asini, dalle galline, alle pecore, dai maiali  ai conigli, etc. etc. ed avendo avuto una vita sociale intensa in cui i buoni ed i cattivi sono stati i miei compagni di vita,  mi sono accorto che la differenza fra le varie specie è minima.. Una sintesi per la reciproca crescita ed aiuta dovremmo cercarla e viverla coscientemente, come coscientemente viviamo accettando il rapporto con chiunque, uomo od animale che sia,  senza volerlo sopprimere e senza volerlo mantenere come un parassita...." (Paolo D'Arpini)  


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Articolo di riferimento: http://riciclaggiodellamemoria.blogspot.it/2014/03/basta-carne-nel-piatto-ma-il-formaggio.html

“Basta carne nel piatto” … ma il formaggio? Discorso tra vegetariani, vegani, gente del volgo....


Produttrici di latte (umano)


Il formaggio... limite ideologico tra vegetariani e vegani. Sì, si avvicina Pasqua e si ricomincia con il solito ritornello sul salvataggio dell'agnello e  sulla pacificazione fra uomo natura animali (vedi anche: 
http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1998/04/03/Cronaca/AGNELLI-PASQUALI-VEGETARIANI-SALVIAMOLI-DALLA-MATTANZA_210400.php)

“Basta carne nel piatto” … ma il formaggio? 

Sembra, per una coerenza etica, che questo elemento sia una ragione sufficiente a creare una barriera fra animalisti vegani e vegetariani ecologisti. Senza star lì ora a ripetere tutta la storia ed i vari distinguo (che potete leggere qui: http://www.circolovegetarianocalcata.it/2012/09/26/vegani-o-vegetariani-il-tema-dellalimentazione-naturale-senza-ipocrisia-e-finzione-etica/) vorrei oggi, semplicemente, riportare le mie considerazioni sul “formaggio”, considerazioni basate sulla mia esperienza personale... 

Mi obiettava tempo fa Caterina: "Per avere il formaggio devi allevare degli animali che producono il latte ed il latte lo producono solo le femmine….. dei maschietti che nascono, sia che siano vitelli, che agnelli, capretti cosa se ne dovrebbe fare?"

In verità per anni anch’io ho avuto capre e pecore e mi sono reso conto del problema con i nuovi nati, soprattutto i maschi. Di solito gli allevatori li vendono (e vengono quasi sempre macellati). Io per un po’ ho cercato di regalarli ad amici che avevano terreni incolti per lasciarveli liberi o semiliberi. Ma i maschi quando crescono, soprattutto se da soli, o fra soli maschi intendo, diventano aggressivi e sono comunque un problema anche per chi li tiene.

Allora c’è da capire una cosa, per quanto riguarda i capretti o pecorini, in natura questi nuovi maschi che nascono sarebbero massimamente uccisi da predatori o dai maschi adulti della stessa specie (che non vogliono future  concorrenze) come fanno i maschi di quasi tutte le specie animali in cui c’è il sistema del capobranco dominante (gli unici a non farlo, o perlomeno, a non farlo così pesantemente sono le scimmie, in effetti noi abbiamo preso da loro…). 

Vorrei comunque far  presente che il piccolo allevatore, svolge una funzione imitativa della natura, egli protegge il gregge ed infine elimina i maschi in sovrappiù… di solito le femmine le tiene, appunto, per il latte.

C’è da fare poi una distinzione tra i grossi produttori di latte, con mucche o bufale.  Se gli animali vivono allo stato brado o semibrado, in questo caso i vitelli vengono allattati dalle madri regolarmente e l’uomo prende il latte in sovrappiù (come succedeva e ancora succede in alcune società rurali pastorali dell’Asia, Africa, etc.). Se invece gli allevamenti sono industriali, come avviene massimamente nel mondo occidentale,  i vitelli maschi di solito vengono eliminati subito, per farne carne da macello, le femmine vengono allattate con latte artificiale e le fattrici continuano a produrre latte esclusivamente per l’uso umano, per alcuni anni, poi quando le fattrici sono “esaurite” vengono uccise anche esse.

Viviamo in una società che non tiene conto del valore della vita delle altre specie ed è per questo che una dieta vegetariana sarebbe indicata anche per motivi etici, ma questi sono secondari rispetto alle ragioni ecologiche (anche in termini di ecologia umana). Infatti  non dimentichiamo che  l’allevamento industriale è la causa maggiore di inquinamento per la terra, maggiore di qualsiasi alta attività umana, comprese le guerre, le centrali nucleari, l’industria e le macchine, lo smog, etc. etc.

L’inquinamento viene quasi tutto dall’allevamento industriale (per le deiezioni e per il consumo di acqua potabile, e dall’agro-industria per la continua deforestazione e per la produzione di foraggio coltivato chimicamente, per gli ogm, etc.). Non voglio però farla troppo lunga…..

Il formaggio, in fondo, dovrebbe essere una sorta di integratore, un  "cacio alchemico", come quello  che produceva un capraio amico di Calcata, che  si chiamava Luigino ed era un vecchio pastore con poche bestie tenute decentemente. Egli faceva solo un po’ di formaggio per se stesso e per qualche amico. Se un piccolo allevatore ha una produzione limitatissima in qualche modo rientra nel sistema ecologico e comunque egli cerca di rispettare i dettami della natura anche nel mantenimento del  “genere” dominante (quello femminile). Ed è per questa ragione che  quando al Circolo venne a trovarmi Carmen Somaschi (che è donna e vegetariana) ho offerto il cacio, mentre alla venuta di Nico Valerio (che è maschio e vegano)  ho offerto il pinzimonio….

Paolo D'Arpini




Circolo Vegetariano VV.TT.

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Commento di Antonio: “...ma come si fa a scrivere (giustificandolo) che un piccolo allevatore imita la natura uccidendo i nati maschi...ma scherziamo?? La natura non fa il formaggio e non beve il latte di mucca come fosse una bevanda! Come si fa a dire che il formaggio fa male ad alcuni e non ad altri paragonandolo alle fave, ma è uno scherzo o dici sul serio?”

Mia rispostina: “Non possono esserci verità assolute nella salute, come pure nella religione, ogni essere rappresenta una verità... I latticini fanno male? Sicuramente a chi fanno male.. E la carne fa male? Anche qui vale lo stesso discorso... Ed a proposito di disfunzioni e malattie ecco il parere dell'insigne Valdo Vaccaro: La malattia non è un nemico ma un alleato. Non è una presenza estranea ma è il rovescio della medaglia chiamata salute. Combattere la malattia col napalm, per quanto inverosimile appaia, significa napalmizzare la salute, ovvero perseguitare se stessi e il proprio sistema immunitario. Meglio di tutto restare sempre sani. Ma se si perde l’equilibrio e ci si ammala, il processo patologico non è altro che la via più economica-rapida-intelligente verso il ripristino della normalità. La malattia in altre parole è una benettia. È la chiave che conduce all’autoguarigione. Controproducente combatterla, mentre serve solo coadiuvarla e rispettarla, togliendo però le motivazioni causative a monte, e lasciando il compito risolutivo finale al sistema immunitario, cioè all’infallibile medico interno di cui ogni organismo vivente è in possesso.”

Commento di Danny: “In merito al formaggio la risposta per fortuna mi pare abbastanza facile.  Innanzitutto, come hai evidenziato tu, esiste il modo di ottenere latte anche senza crudeltà (allo stato brado i cuccioli sono allattati, si otterrebbe semplicemente il latte prodotto in eccedenza), basterebbe obbligare a rispettare questo metodo.  Inoltre sappiamo benissimo che se non venisse venduto il latte l'unico risultato immediato con il genere di canaglie con cui si ha a che fare è che verrebbero uccise in massa mucche ecc. come avvenuto a suo  tempo per seguire una direttiva della folle Bruxelles (alla voce "benessere animale" l'unica cosa presa in considerazione da quei maledetti parassiti sono i metodi di macellazione! Intendimi, sono fermamente europeista, il problema non è l'idea ma le persone a cui per disgrazia è sempre finita in mano). Il problema vero è quello evidenziato dei maschi e considerandoli esseri senzienti al pari di noi l'unica soluzione accettabile sarebbe agire come per cani e gatti che nessuno da noi pensa di mangiare, ossia sterilizzazione di massa tranne che per quelli selezionati per la riproduzione ed affidamento come animali domestici od in parchi, per alcuni tipi di lavori, ecc.”

Mia rispostina: “Cara Danny. Pensa che fra le battaglie da noi combattute negli anni c'è quella della salvaguardia delle mucche nostrali che una direttiva cee voleva abbattere, prima per per via delle quote latte (http://www.circolovegetarianocalcata.it/epopea-del-circolo/), e successivamente per il contagio "mucca pazza" in seguito alla nutrizione di questi erbivori con farine di origine animale (vedi anche: http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/1996/04/05/Altro/MUCCHE-PAZZE-CALCATA-DA-IL-VIA-ALLE-ADOZIONI_133400.php)

Commento di Patrizia: “Da quanto scrivi, dai collegamenti che fai, devi essere un tipo molto creativo che si basa più sulla propria esperienza che sui fatti e sulle teorie. e va bene. se le cose stanno così, il confronto mi sembra abbastanza inutile. fammi sapere cosa ne pensi anche delle zucche e dei pomodori, se ti va...”

Mia rispostina: “Le zucche le accetto, mi stanno simpatiche, ed anche i pomodori... però secondo la dieta macrobiotica sono considerati frutti molto Yin, meglio usarli solo nella propria stagione di maturazione, in estate...”




Polarità ed armonia fra gli opposti


Tiziano: Amor sacro ed amor profano

Uno dei più grandi problemi dell’uomo è il dualismo fondamentale, dove il divino e l’umano si incontrano a causa della realtà bi-polare dell’Uno che si risolve solo quando l’essere umano riconosce e realizza in se stesso questi due poli, ritrovando così l’unità originaria.

E’ un cammino interiore di graduale integrazione, riunificazione e sintesi che porta a scoprire che tutti gli opposti sono complementari, essendo due forze dell’unica realtà. Il segreto sta nel riuscire a salire su un livello di coscienza al di sopra di ogni dualismo, dove ogni scissione svanisce nell’armonia e nell’unità dell’Essere.

Questa Legge governa ogni cosa manifestata e tutte le altre Leggi sono collegate ad essa. I cicli sono nella reale natura del Sè e del non sè, l’azione reciproca di questa dualità, con l’aiuto della mente, produce l’ambiente e le circostanze
- Sè – non sè – mente -

I dualismi rispecchiano una Legge Universale, quella di Polarità che regola tutta la manifestazione a tutti i livelli, dandole il suo carattere ciclico e ritmico. All’inizio vi era un’Unica Realtà, l’Uno, l’Assoluto, l’Immanifesto, completo in se stesso e immerso in uno stato di riposo. Periodicamente questo Assoluto, quest’Uno esce dal suo stato di immobilità e si manifesta attraverso una “ideazione cosmica” che produce una dualità. Creando una limitazione o restrizione, in modo che si possa fare una scelta: un volere positivo (Spirito) e un volere negativo (Materia). Ecco la prima coppia di opposti polari. Da questa dualità si manifestano un’infinità di dualismi, sotto molteplici aspetti ma essi non hanno una realtà separata e individuale, infatti presi disgiuntamente appaiono incompleti e parziali.

Ogni dualità si risolve quando emerge un terzo fattore ad un livello più elevato che sintetizza i due poli opposti, quando ciò avviene nella dimensione umana scopriamo che questo terzo fattore pre-esiste dietro alla dualità e che è proprio lui che li produce. Solo un essere evoluto interiormente scopre e riconosce questa rivelazione, perché ha vissuto e si è identificato prima col polo materia e infine col polo Spirito.


Il vero ostacolo all’evoluzione della coscienza non è il dualismo in se stesso ma il non volerlo riconoscere ed accettare, il non voler comprendere la sua utilità e la sua funzione positiva e necessaria ad uno sviluppo totale e ad una realizzazione autentica.


Il senso dell’unità si ottiene quando si è consapevoli che tutte le cose esistenti a tutti i livelli sono reali, perché fanno parte dell’Uno; anche la parte più piccola e apparentemente insignificante concorre alla grande armonia.

Non dobbiamo rifiutare il conflitto, il dolore, il male, etc. ma avere fiducia e rendersi conto che tutto ha un senso e che, a poco a poco rivelerà il suo significato, il suo lato costruttivo, luminoso, utile, giusto e benefico nel grande Schema Evolutivo.
Si potrebbe dire che in fondo tutte le grandi leggi spirituali e cosmiche derivino in effetti dalla Legge di Polarità, perché tutte regolate dal ritmo di flusso e riflusso di energie che scorrono fra due poli complementari.
Sono chiamati con molti nomi: Yin e Yang, Ishvara e Shakti, Puruscha e Prakriti, Eros e Logos, Sole e Luna, Conscio e Inconscio, Maschile e Femminile, Attivo e Passivo, etc. che si dividono per poi riunirsi di nuovo nella coscienza individuale. I moventi di un essere umano sono una continua interazione tra opposti.

I Taoisti ne dedussero due regole fondamentali per la condotta umana, ogni volta che si vuole ottenere una cosa, essi dicevano:
“Bisogna iniziare dal suo opposto: se si vuole restringere, bisogna (innanzitutto) estendere; se si vuole indebolire, bisogna (innanzitutto) rafforzare; se si vuole far perire, bisogna (innanzitutto) far fiorire; ciò che è tortuoso diventa dritto; ciò che è vuoto diventa pieno; ciò che è consumato diventa nuovo” etc.

Questo è ciò che si chiama una visione sottile. È il vivere del saggio che ha raggiunto un punto di vista superiore, una prospettiva in cui vengono percepite chiaramente la relatività e la relazione polare di tutti gli opposti e quindi, farne un tutt’uno.
“Il difficile e il facile si completano l’un l’altro; i suoni e la voce si armonizzano l’un l’altro; il prima e il dopo si seguono l’un l’altro, etc.
(Tao – Tè – ching)

La conoscenza si presenta anch’essa sotto forma di dualità, infatti gli attribuiscono diversi valori; esiste una conoscenza superiore ed una inferiore, una relativa ed una assoluta, una condizionale ed una trascendentale, una intuitiva ed una razionale.

La conoscenza razionale è ricavata dall’esperienza che abbiamo degli oggetti e degli eventi del nostro ambiente quotidiano.
Essa appartiene al campo dell’intelletto, la cui funzione e quella di discriminare, dividere, confrontare, misurare e ordinare in categorie. In tal modo si producono un gran numero di opposti che possono esistere solo l’uno in rapporto all’altro.

La conoscenza intuitiva prende in considerazione solo i significati e le significanze delle cose (secondo e primo aspetto della Triade spirituale). Ciò che ci deve interessare, in particolar modo, è la ricerca di un’esperienza diretta della realtà che trascende sia il pensiero intellettuale che la percezione sensoriale.




Tutti i mutamenti della natura sono una manifestazione e una interazione dinamica dei due poli opposti che sono in relazione polare, in cui ciascuno dei poli è legato dinamicamente all’altro e che sono due aspetti differenti della medesima cosa.

Tutti i contrasti e tutte le differenze sono relative all’interno di un’unità che tutto comprende. Superare il mondo degli opposti, costruito dalle distinzioni intellettuali e dalla corruzione delle emozioni, comporta il conseguimento di un punto di vista superiore, che si raggiunge nel mondo del non-pensiero.

Una persona virtuosa non è quella che affronta l’impossibile compito di battersi per il bene e di sconfiggere il male, bensì quella che è capace di mantenere un equilibrio dinamico tra il bene e il male.

La personalità di ogni uomo e di ogni donna è il risultato di un’azione reciproca tra l’elemento maschile e quello femminile, quindi è impreciso dare eccessiva importanza all’aspetto estroverso maschile, piuttosto che a quello introverso femminile, perché tutti e due sono complementari.

Tutti gli opposti sono interdipendenti, il loro conflitto non può mai finire con la vittoria totale di uno dei due ma sarà sempre una manifestazione dell’azione reciproca fra l’uno e l’altro polo. La virtù sta nella capacità di mantenere un equilibrio dinamico tra i due estremi.



(Fonte: http://www.visionealchemica.com/)

Emisferi cerebrali: uomo/donna

"Il cervello si è visto essere formato da due parti collegate tra loro, chiamate emisferi cerebrali: quello sinistro è la parte piu’’razionale’, quello destro la parte più sensibile e creativa" (Sperry R., 81; Trimarchi M., 82)


Vediamo  cosa dicono i recenti studi scientifici basati su tecnologie, dette ‘Brain imaging’, che permettono di vedere quali parti del cervello si mettono in funzione maggiormente durante certi pensieri, parole e azioni.

Da queste ‘mappe del cervello’ risulta che il pensiero razionale e il linguaggio attivano nella maggior parte dei casi l’emisfero sinistro, che e’ simile a un computer, in quanto accumula i dati delle esperienze in memoria e li ripete su richiesta. La parte destra del cervello e’ attivata dalla musica, dal linguaggio non-verbale, che e’ fatto di intonazioni della voce, sguardi, gesti, mimica facciale, ecc. e dalla creatività, che e’ la combinazione originale di elementi presenti in natura. Quindi l’emisfero sinistro memorizza in modo schematico attraverso modelli ripetitivi e categorie rigide e rifiuta quello che non riesce a incasellare in questi schemi. 

Questo emisfero è il più veloce e serve per la sopravvivenza in quanto non si può perdere tempo se si devono dare risposte rapide a stimoli, per es. in auto, in situazioni di rischio per la vita o di pericolo per la salute, il lavoro, ecc. o percepite come tali dall’individuo, questo aspetto e’ più sviluppato in genere negli uomini. L’emisfero destro non ha sviluppato il linguaggio verbale o esso è molto semplice e integra, cioè unisce, stimoli diversi in modo non ripetitivo, ma creativo e giusto in quel momento per l’ individuo. Tuttavia per fare questo lavoro e’ piu’ lento dell’altro nel dare una risposta. Esso prevale nei bambini, in cui il sinistro non si e’ ancora sviluppato, negli artisti che l’ hanno sviluppato maggiormente, nelle persone sensibili.

Nelle donne si è visto che i due emisferi normalmente lavorano insieme, perche’ devono possedere sia la capacita’ di percepire sfumature di emozioni e situazioni per occuparsi dei bambini, che ancora non parlano, sia a volte essere veloce nella risposta, per proteggerli, oltreché per difendere se stesse. Questo si ottiene con un maggior numero di fibre che collegano i due emisferi, tramite una parte centrale detta corpo calloso, circa il 20 % piu’ degli uomini, queste cose spesso la scienza per maschilismo le ha finora trascurate.
Tutto questo vale naturalmente in generale, perche’ il cervello e’ anche plasmabile dall’ ambiente a seconda delle circostanze, educazione, decisioni, ecc.

Cosi’ possiamo spiegarci come nelle persone in cui prevale per educazione, ecc. la parte sinistra del cervello la visione delle cose avviene per schemi, modelli, pregiudizi, molto rigidi e resistenti al cambiamento; mentre nelle persone in cui prevale l’emisfero destro la percezione del mondo avviene in modo libero e creativo con apertura al nuovo e al giusto, tuttavia spesso con difficoltà di adattamento e ipersensibilità. Ciò spiega anche le difficoltà di comunicazione tra uomo e donna, tra persone con prevalente raziocinio o sensitività, tra bambini e adulti, ecc.
Il condizionamento in psicologia comportamentale è considerato una associazione tra uno stimolo neutro e uno piacevole o spiacevole, ripetuti, con una risposta, in seguito, anche di fronte allo stimolo neutro.

Ad es. associazione ‘scuola’ – ‘paura del giudizio’,poi viene ansia anche se si entra in una istituzione simile, come universita’, ministeri, ecc.

Infatti piu’ un pensiero o una abitudine si ripetono, più si rinforzano nel cervello e piu’ tempo e sforzo ci vuole per cambiare schemi diventati automatici e ripetitivi. Per gli anziani, che hanno rinforzato gli schemi avuti da giovani, è molto piu’ difficile cambiarli. Per questo tutti dovremmo avere pazienza con noi stessi e con gli altri, poiché anche con la volontà non si puo’ fisiologicamente cambiare a piacimento da un giorno o da un mese all’altro, ma solo gradualmente e con costanza nel tempo.

Ad es. smettere di fumare o bere da un giorno all’ altro o diete drastiche, provocano all’organismo una forte pressione che puo’ sfociare in altri vizi o problemi in seguito, a volte cosi’ forti da non riuscire a controllarli (es. mangiare molto, uso di farmaci, malattie, ansie, ecc.) o anche frustrazione e bisogno di parlare male o rabbia verso chi si concede cose che la persona si e’ proibita con violenza ( si tratta quindi di una repressione ).

Se si sono formati i condizionamenti nell’infanzia, solo in seguito, quando cresciamo, possiamo, spesso con grande sforzo, decidere di combattere le cattive abitudini che riconosciamo negative per noi e per gli altri, ma solo con ripetuto impegno, con contro-programmi positivi o alternativi e a piccoli passi. 
Applicando questo quindi all’Etica vegetariana non dovrebbe essere una moda , influsso di un modello socio-culturale, che poi si stabilizza o una imposizione a se stessi e poi agli altri… o una paura delle malattie o del peccato… a motivarne l’adesione, ma una profonda presa di coscienza dell’unità di tutti gli esseri viventi e che il benessere personale non può essere disgiunto da quello altrui e da quello dell’ambiente naturale e quindi animale…una espansione di coscienza che sta, per fortuna di tutti, prendendo piede nel mondo in innumerevoli associazioni e movimenti ecologici e spirituali, che dovrebbero poi cooperare e non combattersi a vicenda, secondo i meccanismi cerebrali automatici prima spiegati, per essere coerenti ed utili a tutto il Pianeta in difficoltà.

Ciro Aurigemma, psicologo

"Lavoro creativo ed economia solidale..." se ne parla durante la Festa dei Precursori che si tiene a Treia dal 25 al 27 aprile 2014


Treia - Gigliola Rosciani  lavora la creta al Circolo Vegetariano VV.TT.
Come favorire lo sviluppo delle opportunità di lavoro creativo, in sintonia  con l’ecologia profonda ed il bioregionalismo, in chiave  ambientale, socio-antropologica e di economia solidale? 
Il significato dell’ecologia profonda è racchiuso nella comprensione che nulla è  separabile nella vita, il tutto compartecipa al tutto. Questo concetto è stato espresso con molta saggezza sin da cinquemila anni fa in un detto vedico che afferma: “Dal Tutto sorge il Tutto. Se dal Tutto togli il Tutto, sempre il Tutto rimane”.
Perciò l’ecologia profonda è il riconoscimento dell’inscindibilità della vita ed il bioregionalismo non è altro che la descrizione dei vari processi vitali e delle forme visibili della vita e della materia  nella consapevolezza di tale inscindibilità. Quindi la descrizione “geografica” bioregionale è solo funzionale all’integrazione dell’ambito descritto, un po’ come avvenne ai tempi di Menenio Agrippa che descrisse  lo stato in termini di  complementarietà degli organi strutturati per il  funzionamento dell’intero organismo.  
Questa introduzione “filosofica”  per annunciare una sperimentazione analitico – scientifica, che si svolge sotto forma di tavola rotonda  durante la Festa dei Precursori di quest’anno. Si tiene  a Treia, al Circolo Vegetariano VV.TT., il 25 aprile 2014

Trentesima Edizione
Treia: Festa dei Precursori - Circolo Vegetariano VV.TT.




Il Circolo vegetariano VV.TT. nasceva in questo periodo del 1984 e la ricorrenza viene festeggiata il 25 aprile, anniversario della Liberazione. Sarà un’occasione per rinfrescare la nostra libertà di pensiero e di azione. L’esperimento, iniziato a Calcata, continua a Treia, una nuova tappa in un luogo vergine dalle infinite possibilità e di partenza per realizzare un progetto di società ideale. Cercheremo perciò qui di rilanciare quel processo di integrazione fra i vari modi di vita, quello urbano e quello campestre, per andare verso l’attuazione di un società solidale ed ecologica.

Programma - 25 aprile 2014, Vicolo Sacchette 15/a – Treia (MC):

Ore 10.30 – Passeggiata erboristica con Sonia Baldoni alla ricerca di erbe commestibili;

Ore 13.30 – Picnic nel giardino del Circolo, ognuno porta qualcosa di vegetariano;

Ore 15.30 – Tavola Rotonda “Economia alternativa, agricoltura e società solidale”. Saluti istituzionali della Proloco e del Comune. Introduzione di Paolo D'Arpini. Relatori: Alberto Meriggi dell’Università di Macerata, Loris Asoli della Comunità REES Marche, Michele Meomartino di Olis, Antonio D’Andrea di Vivere con Cura, Benito Castorina dell’Università di Cassino. Moderatrice: Caterina Regazzi;

Ore 19.00 – Passeggiata al centro storico e sosta per una pizzata al forno a legna;

Ore 21.00 – Ritorno e canto di mantra e meditazione con Upahar Anand ed Aria di Stelle.

Alle pareti del Circolo saranno esposte foto naturalistiche di Daniela Spurio e opere di riciclaggio creativo di Riccardo Mencarelli.

Il 26 aprile 2014 - Riunione assembleare dei soci e simpatizzanti del Circolo Vegetariano VV.TT.
Il 27 aprile 2014, alle h. 17.30 – Svernissage, performance artistica in chiusura e brindisi finale.

Indicazioni per raggiungere il luogo della Festa dei Precursori: Parcheggiare sotto le mura di Treia in prossimità di Porta Mentana (o Montana), lì nei pressi c’è una fontana antica con due cannelle, salire sino alla Porta, subito a sinistra si vede un vecchio pozzo, salire per 10 metri, quella è Via Sacchette, sulla destra si vedrà un piccolo spiazzo con una porta leggermente sopraelevata su un terrazzino, numero civico 15/a.

Info. circolo.vegetariano@libero.it – Tel. 0733/216293

La manifestazione si svolge con il Patrocinio morale del Comune e della Proloco di Treia

Appunti, tracce e storie di Ecologia Profonda, Bioregionalismo e Spiritualità Laica - Recensione di Riciclaggio della Memoria



Riciclaggio della Memoria (Edizioni Tracce:  http://www.tracce.org/D'Arpini.htm)
è  l'ultimo libro della Rete Bioregionale Italiana, curato da Paolo D'Arpini, con gli interventi di numerosi bioregionalisti doc. In forma narrativa ho partecipato anch'io a questa avventura editoriale. Vorrei però dare una mia definizione dei temi trattati: bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità laica.

In due parole per me bioregionalismo, ecologia profonda e spiritualità
laica, rappresentano un modo di sentire e di affrontare la vita, che
ci permea a vari gradi e livelli ed in tutti i settori del nostro
vivere: i rapporti con gli altri esseri viventi e la natura, i
rapporti sociali, quelli familiari, l'atteggiamento sul lavoro,
qualsiasi esso sia, con la salute e l'alimentazione, con l'ambiente
civile, col luogo che ci ospita, ma prima di tutto con noi stessi; un
percorso che prima di tutto, ci porta a conoscere la nostra vera
natura, priva di condizionamenti. Solo così potremo tornare, non al
primitivismo, ma ad un'integrazione naturale con il mondo di cui
facciamo parte.

Il livello di consapevolezza dell'essere umano sta aumentando, i
modelli consumistici ed economicistici stanno mostrando il loro
fallimento, la gente è sempre più stanca di essere presa in giro e
comincia a farsi molte domande e a cercare a volte disordinatamente e
troppo facilmente soluzioni a portata di mano ma che non sempre sono
vere.

Si tratta a volte semplicemente di spostare l'attenzione da
un'illusione ad un'altra. L'essere umano ha bisogno di vincere la noia
e la solitudine e ritrovare, momento per momento, nella sua vita, un
nuovo giochino. Secondo me invece bisogna imparare navigare nel mare
della vita, con gioie e dolori, per trovare un giusto equilibrio e
riscoprire un amore per noi stessi, e uno "stupore" come quello di un
bambino.

I motivi di riflessione sono tanti, gli spunti dentro e fuori di noi
si sprecano. Ogni momento può essere vissuto con un sentire
"spirituale" e questo si può e si deve trasferire nel nostro modus
vivendi, qualsiasi sia la situazione che stiamo attraversando.

La raccolta di scritti in Riciclaggio della Memoria secondo me ha il
merito di aver puntato un faro su questi aspetti del vivere che ad un
piccolo cercatore come me può illuminare un percorso accidentato ma
entusiasmante e che una volta intrapreso, anche non conoscendo il
traguardo (che forse non esiste), non si può più arrestare.

Caterina Regazzi




(Fonte articolo: http://www.aamterranuova.it/Blog/Riconoscersi-in-cio-che-e/Riciclaggio-della-Memoria)

Buddha ed il Buddhismo, come sorgono nella cultura millenaria dell'India



Oggi mi trovo a dove affrontare il Buddismo e sinceramente non so da dove iniziare, sopratutto non voglio dire quello che è e quello che non è perché spero che siate voi a arrivare a delle conclusioni.

Buddha è nato circa 2500 anni fa nel nord dell'India. Figlio di un piccolo regnante ad un certo momento lasciò il lusso della reggia per cercare di alleviare la popolazione dalla "sofferenza del vivere"
Il buddismo è fondamentalmente è una prassi di vita al fine di ridurre la sofferenza dovuta sostanzialmente all'attaccamento emotivo e intellettuale.

La realtà ultima non si può descrivere e un dio non è la realtà ultima.

Tutti hanno dentro di se la facoltà di raggiungere il risveglio. Si tratta quindi di diventare quello che già si è: "Guarda dentro di te: tu sei un Buddha.

Ci sono stati molti Buddha e molti ce ne saranno ancora. Il buddismo non riconosce alcuna autorità per accertare il vero, tranne l'intuizione del singolo.

Ognuno deve subire le conseguenze dei propri atti e trarne ammaestramento, mentre aiuta i propri simili a raggiungere la stessa liberazione.

I monaci buddisti sono maestri ed esempi, ma in nessun modo sono intermediari tra la realtà ultima e l'individuo.

E' praticata la massima tolleranza verso ogni altra religione e filosofia, perché nessuno ha il diritto di di intromettersi nel viaggio del suo prossimo verso la meta.

Il buddismo è un sistema di pensiero, una religione, una scienza spirituale e un'arte di vivere, ragionevole e pratica e onnicomprensiva.

Per più di duemila anni ha soddisfatto i bisogni spirituali di circa un terzo dell'umanità. Esercita un fascino per l'occidente perchè non ha dogmi, soddisfa al tempon stesso la ragione e il cuore, insiste sulla necessità di fare affidamento su se stessi e d'essere tolleranti verso le altrui opinioni, abbraccia scienza, religione, filosofia, psicologia, etica e arte, ritiene che l'uomo sia il creatore della propria vita attuale e l'artefice del proprio destino.

Il buddismo non è una religione in senso stretto, in quanto priva dell'idea di un dio-persona e quindi di una teologia. I suoi assunti fondamentali sono simili a quelli di molte altre dottrine religiose e insegnamenti "mistici" sviluppatisi in ogni parte del mondo ed in ogni epoca storica.

Quando le falangi macedoni con il loro seguito di filosofi, storiografi, e letterati fecero il loro ingresso nella pianura dell'Indo tra il 327 e il 326 a.C, i greci entrarono in diretto contatto con l'antichissima civiltà indiana, che già parecchi secoli prima della nascita della filosofia ellenica aveva elaborato idee filosofiche di una profondità ed astrattezza del tutto sconosciute ai popoli del Mediterraneo.

Buddha aveva fondato la sua comunità da circa due secoli mentre la memoria dei "Veda" i libri sacri dell'induismo era già millenaria.
Il buddismo si fonda sulla convinzione che la sofferenza e il mal-di-esistere derivano proprio dall'attaccamento alla vita e dall'illusione individuale e collettiva di poter padroneggiare la realtà.

Desiderio e sofferenza sono intrinsecamente connessi e il buddismo tende all'estinzione dell'individualità, allo smascheramento della natura illusoria.


Roberto Anastagi

Di tempo ne resta poco... ed alcuni giorni sono andati perduti



Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, Ernest Kazirra, rincasando avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa su di un camion.

Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città, fermandosi sul ciglio di un vallone.


Kazirra scese dall’auto e andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e, fatti pochi passi, la scaraventò nel botro, che era ingombro di migliaia e migliaia di casse uguali.

Si avvicinò all’uomo e gli chiese – Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’è dentro e cosa sono tutte queste casse ? 


Quello lo guardò e sorrise – Ne ho ancora sul camion, da buttare . Non sai? Sono i giorni.
- Che giorni?
- I giorni tuoi?
- I miei giorni?
- I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?


Kazirra guardò. Formavano un mucchi immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno, e in fondo Graziella, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava.


Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto suo fratello Giosuè che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari.


Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava Duk, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni , ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare.


Si sentì prendere da una certa cosa qui, alla bocca dello stomaco.  Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere .


- Signore ! – gridò Kazirra. Mi ascolti. Lasci che mi porti via questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole.

Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo delle casse misteriose. E l’ombra della notte scendeva…


Dino Buzzati


La donna, incarnazione primigenia dell'energia creatrice, e la sua posizione nelle diverse religioni



Per l’8 marzo di quest’anno saremo a Treia (MC),  per vivere l’esperienza dell’incontro "sottile" fra il maschile ed il femminile. (Vedere Programma:http://bioregionalismo-treia.blogspot.it/2014/03/treia-8-marzo-2014-alla-ricerca-del.html)

Avvicinandosi la data fatidica mi sembra opportuno analizzare quegli aspetti della cultura femminile che hanno contribuito alla formazione della nostra civiltà umana.
Il femmineo e la sua simbologia sono mutati radicalmente nel corso dei secoli. Nella remota antichità il femminile era rappresentativo di un potere creativo assoluto e totale.
Tutte le divinità si mostravano in aspetto femminile od in forme che evocavano tale qualità, a cominciare dalla Grande Madre, la natura stessa, sino a Madre Acqua, Madre Luna ed anche Madre Sole, etc. (la formula sacra più antica, il Gayatri Mantra, è dedicato a Savitri, la dea dell’energia solare).


Le donne in quanto incarnazione primigenia del potere procreativo erano pertanto degne di amore e di devozione. La paternità era “sconosciuta” (ovvero ignorata), la madre esisteva di certo e questo era un dato incontrovertibile… 


Come poi l’operazione procreativa accadesse era lasciato agli umori materni che venivano influenzati o sollecitati dall’amore rivolto dai maschi verso tutte le madri. Insomma il padre era un semplice elemento ispirante per promuovere la maternità, non un fattore primo ma un incidentale aiuto….


Questo sino ad un certo punto, finché non cambiarono pian piano le cose e le responsabilità nelle funzioni creatrici si rovesciarono. Ma non avvenne tutto assieme, questo andamento evolutivo dal matrismo al patriarcato prese secoli e secoli per consolidarsi. Gli studi dell’archeologa lituana Gimbutas tendevano proprio a dimostrare l’esistenza di un lunghissimo periodo di transizione fra matrismo e patriarcato. Sicuramente gli “autori” del patriarcato nacquero sulle sponde dell’Indo, la civilizzazione più antica sulla faccia della terra (antecedente ai Sumeri ed agli Egiziani di migliaia di anni), in quel “paradiso terrestre” avvenne il riconoscimento del valore della paternità come fattore “portante” e di conseguenza come elemento stimolativo per una nuova religione e mitologia. Ma il processo anche qui fu lento, dovendo giustificarsi con fatti sostanziali che ne garantissero l’accettazione per mezzo di consequenzialità storica e di significati allegorici.

Avveniva così ad esempio nella mitologia induista in cui Parvati, la Dea primordiale crea da se stessa un figlio che la protegga dall’arroganza dei maschi che servivano Shiva, il suo sposo. Questo suo figlio, Ganesh, è talmente potente che è in grado di impedire l’accesso alla camera della madre a Shiva stesso (perché non aveva chiesto il permesso di avvicinarsi, notate bene questo particolare importante in cui si garantisce alla madre il diritto di scelta nel rapporto). A questo punto Shiva invia le sue truppe maschili all’attacco di Ganesh ma tutti i suoi “gana” vengono sconfitti e Shiva medesimo vien lasciato con un palmo di naso ed infine è solo con l’inganno e chiedendo aiuto all’altro dio maschile, Vishnu, definito il conservatore, che riesce a sconfiggere Ganesh… ma non fu una totale debacle…. poiché poi, per amore di Parvati, Shiva accetta di essere padre, ovvero riconosce che Ganesh è suo figlio e lo ristora alla vita, cambiandogli però testa… (ed anche qui notate le simbologie connesse…).


Questa descrizione fantastica la dice lunga sul significato della trasformazione epocale in corso 15.000 anni prima di Cristo…. Molto più tardi, ma sempre in un ambito di civiltà indoeuropea, vediamo addirittura che è il dio maschile a creare da se stesso. Ed è quanto avviene a Giove che, non aiutato dalla consorte, produce dal proprio cervello Minerva. I tempi a questo punto son già mutati, il patriarcato ormai impera sovrano, le donne sono fattrici (od etere buone solo a passare il tempo), persino l’amore, quello vero e nobile, si manifesta fra maschi (vedasi la consuetudine di tutti i maestri greci di avere ragazzini per amanti). In quel tempo la condizione femminile era alquanto scaduta ed in Europa od in Medio Oriente restavano sacche di resistenza solo qui e lì.
Ad esempio nella tradizione giudaica la trasmissione della appartenenza al “popolo eletto” avveniva (ed è ancora oggi così) per via materna, ultimo rimasuglio matristico in mezzo ad una serie di regole molto patriarcali e misogine. 


Tale misoginia fu assunta –in modi differenti- anche dalle altre due religioni monoteiste: il cristianesimo e l’islamismo. Nell’islamismo però, malgrado la visione della donna in chiave di sudditanza, si salvò il criterio di bellezza e nobiltà dell’amore sensuale, infatti il profeta Maometto ebbe diverse mogli e persino il suo paradiso era riempito di belle donne accoglienti. Questo almeno consentiva un naturale intercourse di rapporti fra i due sessi. Purtroppo non avvenne la stessa cosa nel cristianesimo ove prevalse, anzi peggiorò, la misoginia originaria ebraica.


Se nell’ebraismo la divinità, sia pur vista in chiave di “dio padre”, manteneva un distacco verso le cose del mondo, essendo un dio non rappresentabile e puro spirito, nel cristianesimo per poter giustificare la divinità del “figlio” si cancellò completamente il ruolo creativo della madre. Maria concepì vergine dallo spirito santo, la sua è una prestazione completamente passiva e deriva da una scelta del dio padre di impalmarla e renderla madre. Insomma la povera Maria è equiparabile ad una “prostituta” spirituale. 

Da questa visione deriva anche la ragione cartesiana pseudo scientifica che indica la natura come passiva, inerte e pure stupida… Insomma lo spirito maschio “infonde” la vita e la “buona” madre porta in grembo quanto le viene concesso di portare….


Capite da voi stessi che tale proiezione è ormai improponibile ed obsoleta, sia pur che la maggioranza degli uomini ancora vi si crogiola, illudendosi con favole religiose ed ideologiche della “superiorità” maschile, della “superiorità” dell’intelligenza speculativa scientifica, della “superiorità” del potere e della forza. Così non si fanno passi avanti nell’evoluzione della specie. 

E’ ovvio che entrambi questi aspetti, matrismo e patriarcato, hanno avuto una loro funzione storica per lo sviluppo delle “qualità” della specie umana. Ora è giunto il tempo di comprenderne la totale complementarietà e comune appartenenza, ma non per andare verso una specie unisex, bensì per riconoscere pari valore e significato ad entrambi gli aspetti e funzioni…. in una fusione simbiotica.


Anche se… diciamola tutta… il femmineo avrà sempre la mia riconoscenza e rispetto ed amore devoto, poiché merita di essere “prediletto” per la sua specialità… Purché rinunci a satana ed alle sue pompe, ovvero all’uso indirizzato e furbo di tali buone qualità..!

Paolo D'Arpini